{"id":2901,"date":"2006-12-07T11:17:49","date_gmt":"2006-12-07T11:17:49","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2901"},"modified":"2023-01-06T09:47:18","modified_gmt":"2023-01-06T09:47:18","slug":"i-muri-deuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2901","title":{"rendered":"I MURI D\u2019EUROPA"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><em>(letto a Universit\u00e0 di Chergy Pontoise 7-8 dicembre 06)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Addio citt\u00e0 <br>un tempo fortunata, tu di belle <br>rocche superbe; se del tutto Pallade <br>non ti avesse annientata, certo ancora <br>oggi ti leveresti alta da terra.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>(Euripide: Le Troiane)<a href=\"#_edn1\">1<\/a><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Presto, padre mio, dunque: sali sulle mie spalle, <br>io voglio portarti, n\u00e9 questa sar\u00e0 fatica per me. <br>Comunque vadan le cose, insieme un solo pericolo, <br>una sola salvezza avrem l\u2019uno e l\u2019altro.Il piccolo <br>Iulio mi venga dietro, discosta segua i miei passi la sposa <br><br>(Virgilio: Eneide)<a href=\"#_edn2\">2<\/a><\/em><br><\/p>\n\n\n\n<p>Questi versi di Euripide e di Virgilio vogliamo dedicare ai fuggiaschi di ogni luogo, agli scampati di ogni guerra, di ogni disastro, a ogni uomo costretto a lasciare la propria citt\u00e0, il proprio paese e a emigrare altrove. Sono dedicati, i versi, agli infelici che oggi approdano, quando non annegano in mare, sulle coste dell\u2019Europa mediterranea, approdano, attraverso lo stretto di Gibilterra, a Punta Camarinal, Tarifa, Algeciras; approdano, attraverso il canale di Sicilia, nell\u2019isola di Lampedusa, di Pantelleria, sulla costa di Mazara del Vallo, Porto Empedocle, Pozzallo\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>La storia del mondo \u00e8 storia di emigrazione di popoli \u2013 per necessit\u00e0, per costrizione \u2013 da una regione a un\u2019altra. Nel nostro Mediterraneo, nella Grecia peninsulare, gli Achei l\u00ec emigrati nel XIV secolo a.C. danno origine alla civilt\u00e0 micenea che soppianta la civilt\u00e0 cretese, che a sua volta viene offuscata dalla migrazione dorica nel Peloponneso. Con questi greci cominci\u00f2, nel XII secolo a. C. la grande espansione colonizzatrice nelle coste del Mediterraneo \u2013 in Cirenaica, nell\u2019Italia meridionale (Magna Grecia), in Sicilia, Francia, Spagna. La colonizzazione greca in Sicilia, dove vi erano gi\u00e0 i Siculi, i Sicani e gli Elimi, avvenne con organizzate spedizioni di emigranti, di <em>fratrie<\/em>, comunit\u00e0 di varie citt\u00e0 \u2013 Megara, Corinto, Messane\u2026 &#8211; che sotto il comando di un <em>ecista<\/em>, un capo, tentavano l\u2019avventura in quel Nuovo Mondo che era per loro il Mediterraneo occidentale. In Sicilia fondarono grandi citt\u00e0 come Siracusa, Gela, Selinunte, Agrigento, convissero con le popolazioni gi\u00e0 esistenti, assunsero spesso i loro miti e riti, stabilirono pacifici rapporti, per molto tempo, con la fenicia Mozia e con l\u2019elima Erice. <br>Ma non vogliamo qui certo fare \u2013non sapremmo farla \u2013 la storia dell\u2019emigrazione nell\u2019antichit\u00e0. Vogliamo soltanto dire che l\u2019emigrazione \u00e8 fra i segni pi\u00f9 forti \u2013 oltre quelli delle guerre, delle invasioni \u2013 della storia. <br>Segno forte l\u2019emigrazione, della storia italiana moderna. <br>\u201cDall\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia (1860) non meno di 26 milioni di italiani hanno abbandonato definitivamente il nostro Paese. E\u2019 un fenomeno che, per vastit\u00e0, costanza e caratteristiche, non trova riscontro nella storia moderna di nessun altro popolo\u201d. Questo scrive Enriquez Spagnoletti, in un numero speciale dedicato all\u2019emigrazione, nella rivista <em>Il Ponte<\/em> (Novembre, Dicembre 1974), rivista fondata da Piero Calamandrei.<a href=\"#_edn3\">3<\/a> <br>Sull\u2019emigrazione nel Nuovo Mondo esiste, sappiamo, una vasta letteratura storico-sociologica, documentaria, ma anche una letteratura letteraria. Il racconto <em>Dagli Appennini alle Ande<\/em>, del libro <em>Cuore<\/em><a href=\"#_edn4\">4<\/a> di Edmondo De Amicis, \u00e8 il pi\u00f9 famoso. Ed anche, dello stesso autore, <em>Sull\u2019Oceano<\/em><a href=\"#_edn5\">5<\/a>. Meno famoso \u00e8 invece il poemetto<em> Italy<\/em><a href=\"#_edn6\">6<\/a> di Giovanni Pascoli; <em>Sacro all\u2019Italia raminga<\/em> ne \u00e8 l\u2019epigrafe. <br><br><em>A Caprona, una sera di febbraio, <br>gente veniva, ed era gi\u00e0 per l\u2019erta, <br>veniva su da Cincinnati, Ohio.<\/em> <br><br>Vi si narra, nel poemetto, di una famigliola toscana, della Garfagnana, che ritorna dall\u2019America per la malattia della piccola Molly. Nella poesia compare \u2013ed \u00e8 la prima volta nella letteratura italiana \u2013 il plurilinguismo: il garfagnino dei nomi, lo slang della coppia e l\u2019inglese della bambina. <br>Non era allora solo nelle Americhe l\u2019emigrazione, essa avveniva anche, e soprattutto dal Meridione d\u2019Italia, dalla Sicilia, nel Magreb, in Tunisia particolarmente. Questa emigrazione comincia nei primi anni dell\u2019Ottocento, ed \u00e8 di fuoriusciti politici. Liberali, giacobini e carbonari, perseguitati dalla polizia borbonica, si rifugiano in Algeria e in Tunisia. Scrive Pietro Colletta nella sua <em>Storia del reame di Napoli: <\/em>\u201cErano quelli regni barbari i soli\u00a0 in\u00a0 questa et\u00e0 civile che dessero cortese rifugio ai fuoriusciti\u201d<a href=\"#_edn7\">7<\/a>. In Tunisia si fa esule anche Garibaldi. <br>La grossa ondata migratoria di bracciantato italiano in Tunisia avvenne tra la fine dell\u2019Ottocento e i primi del Novecento per la crisi economica che colp\u00ec le regioni meridionali. Si stabilirono, questi emigranti sfuggiti alla miseria, alla Goletta, a\u00a0 Biserta, Susa, Monastir,Mahdia nelle campagne di Kelibia di Capo Bon, nelle regioni minerarie di Sfax e di Gafsa. Nel 1911 le statistiche davano una presenza italiana di 90.000 unit\u00e0. Alla Goletta, a Tunisi, in varie altre citt\u00e0 dell\u2019interno, v\u2019erano popolosi quartieri chiamati \u201cPiccola Sicilia\u201d o \u201cPiccola Calabria\u201d. Si aprirono allora scuole, istituti religiosi, orfanotrofi, ospedali italiani. La preponderante presenza italiana in Tunisia, sia a livello popolare che imprenditoriale, fece s\u00ec che la Francia si attivasse con la sua sperimentata diplomazia e con la sua solida imprenditoria per giungere nel 1881 al trattato del Bardo e qualche anno dopo alla Convenzione della Marsa, che stabilivano\u00a0 il protettorato francese sulla Tunisia. La Francia cominci\u00f2 cos\u00ec la politica di espansione economica e culturale in Tunisia, aprendo scuole gratuite, diffondendo la lingua francese, concedendo, su richiesta, agli stranieri residenti, la cittadinanza francese. Frequentando le scuole gratuite francesi, il figlio di poveri emigranti siciliani, Mario Scalesi, divenne francofono e scrisse in francese <em>Les po\u00e8mes d\u2019un maudit<\/em><a href=\"#_edn8\">8<\/a>, fu cos\u00ec il primo poeta francofono del Magreb. <br>Anche sotto il Protettorato l\u2019emigrazione di lavoratori italiani in Tunisia continu\u00f2 sempre pi\u00f9. Ci furono vari episodi di naufragi, di perdite di vite umane\u00a0 nell\u2019attraversamento del Canale di Sicilia su mezzi di fortuna (vediamo come la storia dell\u2019emigrazione, nelle sue dinamiche, negli effetti, si ripete). Nel 1914 giunge a Tunisi il socialista Andrea Costa, in quel momento vice presidente della Camera dei deputati. Visita le regioni dove vivono le comunit\u00e0 italiane. Cos\u00ec dice ai rappresentanti dei lavoratori : \u201cHo percorso la Tunisia da un capo all\u2019altro; sono stato fra i minatori del sud e fra gli sterratori delle strade nascenti, e ne ho ricavato il\u00a0 convincimento che i nostri governanti si disonorano nella propria vilt\u00e0, abbandonandovi alla vostra sorte\u201d. <br>La fine degli anni Sessanta del secolo scorso, nell\u2019Italia dell\u2019industrializzazione, del cosiddetto miracolo economico, della crisi del mondo agricolo e insieme della\u00a0 nuova emigrazione di braccianti dal Sud verso il Nord industriale, del Paese e dell\u2019Europa, quella fine degli anni Sessanta segna la data fatidica dell\u2019inversione di rotta della corrente migratoria nel Canale dei Sicilia. Segna l\u2019inizio di una storia parallela, speculare a quella nostra. <br>Di siberie, di campi di lavoro, di mondi concentrazionari, di oppressione di popoli a causa di regimi totalitari o coloniali sono stati i tempi da poco trascorsi. Tempi vale a dire in cui l\u2019umanit\u00e0, per tre quarti, \u00e8 stata prigioniera, incatenata all\u2019infelicit\u00e0. E le siberie hanno fatto s\u00ec che il restante quarto dell\u2019umanit\u00e0, al di qua di mura o fili spinati, vivesse felicemente, nello scialo dell\u2019opulenza e dei consumi si alienasse. Ma dissoltesi idolatrie e utopie, crollati i colonialismi, abbattute le mura, recisi i fili spinati, sono arrivati i tempi delle fughe, degli esodi, da paesi di mala sorte e mala storia, verso vagheggiati approdi di salvezza, di speranza. Ed \u00e8 il presente \u2013 un presente cominciato gi\u00e0 da parecchi anni \u2013 un atroce tempo di espatri, di fughe drammatiche, di pressioni alle frontiere del dorato nostro \u201cprimo\u201d mondo, di movimento di masse di diseredati, di offesi, di oltraggiati. <br>Da ogni Est e da ogni Sud del\u00a0 mondo, da afriche dal cuore sempre pi\u00f9 di tenebra, da sudameriche di crudelt\u00e0 pinochettiane si muovono oggi i popoli dei battelli, dei gommoni, delle navi-carrette, dei containers, delle autocisterne, carovane di scampati a guerre, pulizie etniche, genocidi, fame, malattie. Fugge tutta questa umanit\u00e0 dolente ed \u00e8 preda ancora dei criminali del traffico di vite umane, sparisce spesso nei fondali dei mari, nelle sabbie infuocate dei deserti, come detriti di una immane risacca finisce sopra scogli, spiagge desolate o anche fra i vacanzieri stesi al sole per abbronzarsi. <br>Non vogliamo andare lontano, non vogliamo dire del muro di acciaio eretto al confine tra il Messico e gli Stati Uniti, ma dire di qua,\u00a0 del confine d\u2019acqua che separa l\u2019Europa da ogni Sud del mondo, dire del Mediterraneo e della bella Italia, del suo Adriatico e del suo Canale di Sicilia. <br>Tante e tante volte le carrette di mare provenienti dall\u2019Albania, dalla Tunisia o dalla Libia, carrette stracariche di disperati, si sono trasformate i bare di ferro nei fondali del mare, bare di centinaia di uomini, di donne, di bambini, a cui, come all\u2019eliotiano <br>Phlebas il Fenicio, \u201cuna corrente sottomarina \/ spolp\u00f2 l\u2019ossa in dolci sussurri\u201d. E finiscono anche i corpi degli annegati nelle reti dei pescatori siciliani\u2026E si potrebbe continuare con le cronache di tragedie quotidiane, di una tragedia epocale che riguarda i migranti, le non-persone che cercano di entrare nella vecchia Italia, nella vecchia Europa della moneta unica, delle banche e degli affari. Vecchia soprattutto l\u2019Italia per una popolazione di vecchi. \u201cCi troviamo oggi tra un mare di catarro e un mare di sperma\u201d ha detto icasticamente il poeta Andrea Zanzotto. E la frase-metafora vuole dire di quanto ciechi noi siamo a voler continuare a sguazzare nel nostro mare di catarro e a voler scansare quel mare di vitalit\u00e0 che \u00e8 arricchimento: fisiologico, economico, culturale, umano\u2026Scansare o eludere quell\u2019incontro o incrocio di etnie, di lingue, di religioni, di memorie, di culture, incrocio che \u00e8 stato da sempre il segno del cammino della civilt\u00e0. Respingiamo l\u2019emigrazione dal terzo o quarto mondo erigendo confini d\u2019acciaio con leggi e decreti, come la vergognosa legge italiana sull\u2019emigrazione che porta il nome dei deputati di estrema destra Bossi e Fini, insorgendo con nuovi e nefasti nazionalismi, con stupidi e volgari localismi, con la xenofobia e il razzismo, con la cieca criminalizzazione del diseredato, del diverso, del clandestino. <br>A partire dal 1968, sono tunisini, algerini, marocchini che approdano sulle coste italiane. Approdano soprattutto in Sicilia, a Trapani, si stanziano a Mazara del Vallo, il porto dove erano approdati i loro antenati musulmani per la conquista della Sicilia. <br>In una notte di giugno dell\u2019827 d.C., una piccola flotta di Musulmani (Arabi, Mesopotamici, Egiziani, Siriani, Libici, Magrebini, Spagnoli), al comando del dotto giurista settantenne Asad Ibn al-Fur\u00e0t, partita dalla fortezza di Susa, attraversato il braccio di mare di poco pi\u00f9 di cento chilometri, sbarcava in un piccolo porto della Sicilia: Mazara. Da Mazara quindi partiva la conquista di tutta l\u2019isola, da occidente fino a oriente, fino alla bizantina e inespugnabile Siracusa, dove si concludeva dopo ben settantacinque anni. I Musulmani in Sicilia, dopo le depredazioni e le espoliazioni dei Romani, dopo l\u2019estremo abbandono dei Bizantini, l\u2019accentramento del potere nelle mani della Chiesa, dei monasteri, i Musulmani trovano una terra povera, desertica, se pure ricca di risorse. Ma con i Musulmani comincia per la Sicilia una sorta di rinascimento. Rifiorisce l\u2019agricoltura, la pesca, l\u2019artigianato, il commercio, l\u2019arte. Ma il miracolo pi\u00f9 grande che si opera durante la dominazione musulmana \u00e8 lo spirito di tolleranza, la convivenza tra popoli di cultura, razza, religione diverse. Questa tolleranza, questo sincretismo culturale erediteranno poi i Normanni, sotto i quali si realizza veramente la societ\u00e0 ideale, quella societ\u00e0 in cui ogni cultura, ogni etnia vive nel rispetto di quella degli altri. Il grande storico dell\u2019 800 Michele Amari ci ha lasciato <em>La storia dei Musulmani di Sicilia, <\/em>scritta, dice Vittorini, \u201ccon la seduzione del cuore\u201d<a href=\"#_edn9\">9<\/a>. <br><em>Il ritorno infelice<\/em><a href=\"#_edn10\">1<\/a>0\u00a0\u00e8 il titolo del saggio del sociologo Antonino Cusumano, in cui tratta dell&#8217;emigrazione magrebina in Sicilia, a partire dal 1968, come sopra dicevamo. Sono passati quarant\u2019anni dall\u2019inizio di questo fenomeno migratorio. Da allora, nessuna previsione, nessuna progettazione, nessun accordo fra governi, fino a giungere all\u2019emigrazione massiccia, inarrestabile di disperati che fuggono dalla fame e dalle guerre, emigrazione che si \u00e8 cercato di arginare con metodi duri, drastici, violando anche quelli che sono i diritti fondamentali dell\u2019uomo. <br>Di fronte a episodi di contenzione di questi disperati in gabbie infuocate, di detenzione nei cosiddetti Centri di Permanenza Temporanea, che sono dei veri e propri lager, di fronte a ribellioni, fughe, scontri con le forze dell\u2019ordine, scioperi della fame e gesti di autolesionismo, si rimane esterrefatti. Ci tornano allora in mente le parole che Braudel riferiva a un\u2019epoca passata: \u201cIn tutto il Mediterraneo l\u2019uomo \u00e8 cacciato, rinchiuso, venduto, torturato e vi conosce tutte le miserie, gli orrori e le santit\u00e0 degli universi concentrazionari\u201d<a href=\"#_edn11\">1<\/a>1. <\/p>\n\n\n\n<p>Vincenzo Consolo<br><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><em><a href=\"#_ednref1\">1<\/a>&nbsp;&nbsp; Euripide: Le Troiane, Prologo, \u201cIl Teatro greco\u201d, Sansoni Editore, Firenze 1980.<br><a href=\"#_ednref2\">2<\/a>&nbsp;&nbsp; Virgilio: Eneide, Libro II, vv. 707-711, trad. Rosa Calzecchi Onesti, Einaudi, Torino 1967. <br><a href=\"#_ednref3\">3<\/a>&nbsp;&nbsp; Il Ponte , XXX 11-12, p. 12-19, Novembre\/Dicembre 1974, La Nuova Italia Editrice, Firenze <br><a href=\"#_ednref4\">4<\/a>&nbsp;&nbsp; Edmondo De Amicis, Cuore, Fabbri Editore, 1999. Il racconto \u201cDagli Appennini alle Ande\u201d, p. 230-265. <br><a href=\"#_ednref5\">5<\/a>&nbsp;&nbsp; Edmondo De Amicis, Sull&#8217;Oceano, Herodote Edizioni, Genoa-Ivrea 1983.<br><a href=\"#_ednref6\">6<\/a>&nbsp;&nbsp; Giovanni Pascoli, Italy, Opere, \u201cLa Letteratura Italiana\u201d, vol. 61, Riccardo Ricciardi Editore, Milano-Napoli 1980, p. 361. <br><a href=\"#_ednref7\">7<\/a>&nbsp;&nbsp; Pietro Colletta, Storia del Reame di Napoli, Libro VI, Rizzoli Editore, Milano 1967, p. 830. <br><a href=\"#_ednref8\">8<\/a>&nbsp;&nbsp; Mario Scalesi, Les po\u00e8mes d&#8217;un Maudit, Le liriche di un maledetto, ISSPE Editore, Palermo 1997. <br><a href=\"#_ednref9\">9<\/a>&nbsp;&nbsp; Michele Amari, Storia dei Musulmani di Sicilia, prefazione di Elio Vittorini, Editore Bompiani, Milano 1942, p. 6. <br><a href=\"#_ednref10\">1<\/a>0 Antonino Cusumano, Il ritorno infelice, Sellerio Editore, Palermo 1976.<br><a href=\"#_ednref11\">1<\/a>1 Fernand Braudel, Civilt\u00e0 e imperi del Mediterraneo nell&#8217;et\u00e0 di Filippo II, vol. II, Einaudi, Torino 1982, p. 921-922.<\/em><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" class=\"wp-image-2902\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/IMG_20230105_0001-scaled.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/IMG_20230105_0001-scaled.jpg 2560w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/IMG_20230105_0001-300x200.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/IMG_20230105_0001-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/IMG_20230105_0001-768x512.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/IMG_20230105_0001-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/IMG_20230105_0001-2048x1365.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(letto a Universit\u00e0 di Chergy Pontoise 7-8 dicembre 06) Addio citt\u00e0 un tempo fortunata, tu di belle rocche superbe; se del tutto Pallade non ti avesse annientata, certo ancora oggi ti leveresti alta da terra. 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