{"id":2889,"date":"2018-12-07T09:50:00","date_gmt":"2018-12-07T09:50:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2889"},"modified":"2022-12-07T11:23:24","modified_gmt":"2022-12-07T11:23:24","slug":"la-scrittura-come-fuga-dal-carcere-della-storia-il-sorriso-dellignoto-marinaio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2889","title":{"rendered":"La scrittura come fuga dal carcere della Storia Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><\/h1>\n\n\n\n<p><strong>Giulia&nbsp;<\/strong><strong>Falistocco<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ne&nbsp;<em>Il\nsorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>&nbsp;Consolo\nriprende la lezione di Manzoni, ma decostruisce la forma romanzesca attraverso\nuna struttura complessa e una forte sperimentazione linguistica. Il romanzo\nstorico rimane per Consolo un modo per rappresentare metaforicamente il\npresente, sebbene non pi\u00f9 in maniera innocente, ma per mezzo di forme\nparodiche, atte a superare un\u2019arte ironica-borghese. L\u2019articolo quindi analizza\nle strategie rappresentative e allegoriche con cui Consolo d\u00e0 nuovo spessore al\nromanzo storico, riuscendo a conservare un vigore etico e politico.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Dopo\ntredici anni di silenzio, a seguito de&nbsp;<em>La ferita dell\u2019aprile<\/em>, nel\n1976 Vincenzo Consolo pubblica&nbsp;<em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>. Il\nsuo secondo romanzo \u00e8 un\u2019opera necessaria, \u00abnata da esperienze private e da\neventi pubblici\u00bb (Consolo 2015: 1255), con la quale l\u2019autore affronta\nmetaforicamente il passato e il presente siciliano. Per Consolo lo scrittore,\ninfatti, da Zola in poi, non pu\u00f2 sottrarsi alla Storia, \u00abse non a rischio\ndell\u2019accusa di complicit\u00e0 e di collaborazione col potere che perpetra\ningiustizie e delitti\u00bb (Consolo 2015: 1173). Il romanzo propone una metafora\npolitica e sociale, dunque, che tenta di superare il \u201csilenzio artistico\u201d, per\ndirla con parole dello stesso Consolo, e di sperimentare le potenzialit\u00e0\nrappresentative del romanzo.<\/p>\n\n\n\n<p>2La\nplanimetria metaforica del romanzo \u00e8 strutturata attraverso l\u2019immagine della\nchiocciola, come ha mostrato Cesare Segre nel suo illuminante saggio (Segre\n1991), archetipo ancestrale, \u00aborigine della percezione, conoscenza e\ncostruzione\u00bb (Consolo 2015: 1254). Attraverso quest\u2019immagine, Consolo d\u00e0 forma\nalla materia narrata, con l\u2019intento di allargare nel tempo, \u00abverticalizzare\u00bb\n(Consolo 2015: 1255), il suo messaggio. L\u2019obiettivo ultimo dell\u2019autore, per\u00f2, \u00e8\nquello di mostrarne il superamento: solo l\u2019evasione dal carcere-chiocciola pu\u00f2\nridurre lo spazio comunicativo fra testo linguistico e contesto situazionale.\nNel pensiero di Consolo, quindi, la sfida alla chiocciola si coniuga con la\nsperimentazione del romanzo storico. Il punto focale, o, come direbbe Consolo,\n\u00abl\u2019angolo acuto\u00bb (Consolo 2015: 1255) di questo triangolo, \u00e8 il quadro di\nAntonello da Messina:&nbsp;<em>L\u2019ignoto marinaio<\/em>. Con il suo sorriso\nironico, il ritratto \u00e8 espressione dell\u2019\u00e9lite intellettuale, di cui l\u2019autore\nmostra le mancanze, i limiti e le storture. Il raziocino culturale, in\nparticolare di stampo illuminista, viene smascherato, con lo scopo di mostrare\nin ultimo la fragilit\u00e0 della parola: la letteratura deve quindi prendere\ncoscienza della sua \u201cimpostura\u201d, della sua soggettivit\u00e0 e temporalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<ul><li><strong>2<\/strong>&nbsp;Come scrive Spinazzola: \u00ab<em>I Vicer\u00e9<\/em>,&nbsp;<em>I\n     vecchi e i giovani<\/em>,&nbsp;<em>Il Gattopardo<\/em>&nbsp;costruiscono una\n     sorta di&nbsp;<a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1189#ftn1\">(&#8230;)<\/a><\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>3In\nquesto articolo si intende analizzare gli elementi di questo triangolo\n(chiocciola, ritratto e romanzo) attraverso i quali Consolo sperimenta e supera\nil romanzo storico, genere ricorrente nella pi\u00f9 recente letteratura siciliana<sup><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1189#ftn1\"><strong>2<\/strong><\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>4I\ncapitoli chiave che ci consentono di entrare nel cuore del romanzo sono gli\nultimi quattro, composti dalle lettere che Mandralisca invia a Giovanni\nInterdonato (compreso l\u2019ultimo capitolo costituito dalla trascrizione delle\nepigrafi). Queste nascono dalla necessit\u00e0 di narrare i moti di Alc\u00e0ra Li Fusi;\nma l\u2019impossibilit\u00e0 di trovare le parole della memoria d\u00e0 origine a una\nrequisitoria rivolta al suo&nbsp;<em>alter ego<\/em>, che si trasforma con lo\nscorrere delle pagine in una confessione. Le aporie della Storia diventano,\nquindi, il vero oggetto della lettera: la loro risoluzione passa attraverso\nl\u2019immagine della chiocciola, simbolo della memoria personale e collettiva.<\/p>\n\n\n\n<ul><li><strong>3<\/strong>&nbsp;Dietro questa dichiarazione possiamo intravedere i\n     modelli letterari dell\u2019autore: se da un lato S&nbsp;<a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1189#ftn2\">(&#8230;)<\/a><\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>5Nell\u2019ottavo\ncapitolo, intitolato&nbsp;<em>Il carcere<\/em>, l\u2019ambientazione \u00e8 nel castello di\nManiforti, che nasconde nelle sue fondamenta la prigione, in cui vengono\nportati i condannati di Alc\u00e0ra Li Fusi. Il carcere ha la forma di \u00abun\u2019immensa\nchiocciola con la bocca in alto e l\u2019apice in fondo, nel bujo e putridume\u00bb\n(Consolo 2015: 235). \u00c8 uno schema elicoidale che appunto, seguendo il\nsuggerimento dello stesso Consolo, serve a \u00abconoscere com\u2019\u00e8 la storia che\nvorticando dal profondo viene; immaginare anche quella che si far\u00e0\nnell\u2019avvenire\u00bb (Consolo 2015: 238). La forma della conchiglia, essendo\ntridimensionale, unisce spazio e tempo, ed \u00e8 proprio quest\u2019ultimo che\n\u00abverticalizza\u00bb la struttura. Come ha individuato Turchetta, \u00abla progressione\nlineare del racconto si sovrappone costantemente al ripetersi di strutture\nanaloghe\u00bb (Turchetta 2015: XLIX) che appunto mimano la chiocciola. Il romanzo\ninfatti \u00e8 composto da una serie di piani temporali apparentemente disgiunti, ma\nche nascondono molteplici connessioni. Capire l\u2019<em>iter<\/em>&nbsp;vorticoso\ndella Storia \u00e8 compito del lettore quanto del protagonista Mandralisca.\nAttraverso l\u2019immagine della chiocciola, quindi, l\u2019autore organizza la\nnarrazione: la sua forma semi-labirintica serve a dare un\u2019orditura agli eventi\nstorici, creando una spirale, di \u00abestremi\u00bb e di \u00abintermedi\u00bb (Segre 1991: 81)\nche, parafrasando le parole di Segre, si alternano o si mescolano. Attraverso i\nsuoi vari significati, inoltre, la chiocciola rappresenta il corso degli\neventi, tanto quanto le modalit\u00e0 con cui vengono rappresentati. Con il suo\nintreccio di voci e di echi il carcere-conchiglia, infatti, assume un valore\nmeta-letterario, dando forma alla lingua che per Consolo deve racchiudere\nl\u2019ordine illuminista e il disordine barocco: \u00abuna lingua che resta molteplice\nvolge dal basso all\u2019alto, dal mondo popolare e dal mondo classico\u00bb (Consolo\n2015: 1237)<sup><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1189#ftn2\"><strong>3<\/strong><\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<ul><li><strong>4<\/strong>&nbsp;La citazione, presa da&nbsp;<em>L\u2019ordine delle\n     somiglianze<\/em>&nbsp;di Leonardo Sciascia insieme a&nbsp;<em>Cronaca rimata<\/em>&nbsp;d&nbsp;<a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1189#ftn3\">(&#8230;)<\/a><\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>6La\nrappresentazione della chiocciola si realizza attraverso il gioco delle\nsomiglianze, \u00abscandaglio delicato e sensibilissimo\u00bb (Sciascia 1998: 35)<sup><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1189#ftn3\"><strong>4<\/strong><\/a><\/sup>. \u00c8\nsempre Consolo, attraverso le parole del Mandralisca che ci fornisce la chiave\ndi lettura delle procedure narrative. L\u2019arco di ingresso al carcere, infatti,\nha nove pietre portanti per lato \u00abcon figure a bassi rilievi, diverse, ma\nognuna che somiglia o corrisponde all\u2019altra allato della pila opposta, e unica\nla chiave, che divide o congiunge, tiene le due spinte, l\u2019ordine contrapposto\ndelle somiglianze\u00bb (Consolo 2015: 235). Per entrare nella chiocciola bisogna\npassare quindi tra immagini simili, ma in contrasto; tra queste solo la chiave\nnon ha un corrispettivo: \u00e8 l\u2019inizio, il centro della chiocciola \u00abche divide o\ncongiunge\u00bb (Consolo 2015: 235). Non a caso \u00absull\u2019ordine delle somiglianze \u00e8\nstrutturato il sistema conoscitivo del barone di Mandralisca\u00bb (Traina 2011:\n59): a lui infatti Consolo affida il compito di interpretare lo schema della\nchiocciola. Il romanzo perci\u00f2 dovr\u00e0 rifarsi a questo impianto gnoseologico,\nperch\u00e9, come scrive sempre Traina, la sfida al labirinto passa per l\u2019assunzione\ndella sua forma. Ne&nbsp;<em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>, perci\u00f2, sono\npresenti una serie di elementi simmetrici, ma allo stesso tempo in contrasto:\ntre in particolare sono importanti nell\u2019andamento dell\u2019opera: i moti di Cefal\u00f9\ne Alc\u00e0ra Li Fusi, Giovanni Interdonato e il Ritratto dell\u2019ignoto.<\/p>\n\n\n\n<p>7I\nmoti di Cefal\u00f9 del 1856 sono sedati dall\u2019esercito borbonico, portando alla\ncondanna degli organizzatori. Si tratta di una rivolta che vede la\npartecipazione dell\u2019alta borghesia liberale, presentata con elementi tra il\ntragico e il melodrammatico (Spinuzza ad esempio \u00e8 descritto con tono di&nbsp;<em>pietas<\/em>&nbsp;dal\nnarratore). La rivolta di Alc\u00e0ra Li Fusi, che occupa il romanzo dal terzo\ncapitolo fino alla fine, \u00e8 invece ad opera dei contadini. Anche questa viene\nsedata nella violenza, ma dai rappresentanti della borghesia liberale. Apparentemente\nspeculari i due moti sono in realt\u00e0 \u201ccontrapposti\u201d: sono i due modi di dare\ncorpo alla parola \u201cLibert\u00e0\u201d, come si chiarir\u00e0 pi\u00f9 avanti. Anche la figura di\nGiovanni Interdonato subisce un capovolgimento: nella seconda parte del romanzo\ninfatti Mandralisca incontra l\u2019omonimo cugino del rivoluzionario, \u00absomigliante\na me nel nome e cognome solamente, ch\u00e9 per il resto discordiamo\u00bb (Consolo 2015:\n229), colui che attraverso l\u2019inganno riesce a sedare il moto di Alc\u00e0ra Li Fusi.\nIn ultimo abbiamo il Ritratto di Antonello, il cui sorriso ironico da simbolo\ndella ragione illuministica passa ad essere luciferino e malefico alla fine del\nromanzo.<\/p>\n\n\n\n<p>8L\u2019aporia\ndella Storia-chiocciola perci\u00f2 si realizza nell\u2019aporia delle somiglianze:\n\u00absomiglia, ecco tutto\u00bb scrive Sciascia ne&nbsp;<em>Il gioco delle somiglianze<\/em>&nbsp;(Sciascia\n1998: 35). La lumaca, metafora della Storia \u201cvorticosa\u201d, perci\u00f2, diventa una\nfigura claustrofobica, negazione di vita, come il carcere di Maniforti, luogo\ndi dolori e affanni dal quale bisogna uscire. \u00c8 sempre Mandralisca, nella\nlettera a Interdonato, che ne d\u00e0 una lucida spiegazione:<\/p>\n\n\n\n<p>Vidi\nuna volta una lumaca fare strisciando il suo cammino in forma di spirale,\ndall\u2019esterno al punto terminale senza uscita, come a ripeter sul terreno, pi\u00f9\ningrandita, la traccia segnata sopra la sua corazza, il cunicolo curvo della\nsua conchiglia. E sedendo e mirando mi sovvenni allor con raccapriccio di tutti\ni punti morti, i vizi, l\u2019ossessioni, le manie, le coartazioni, i destini, le\nputrefazioni, le tombe, le prigioni\u2026 Delle negazioni insomma d\u2019ogni vita, fuga,\nlibert\u00e0 e fantasia, d\u2019ogni creazion perenne, senza fine\u2026 (Consolo 2015: 217).<\/p>\n\n\n\n<p>9La\nchiocciola \u00e8, quindi, riprendendo le parole di Segre, \u00abmetafora plurima\u00bb,\nallegoria delle \u00abingiustizie del potere\u00bb, dei \u00abprivilegi della cultura\u00bb, \u00abdella\npropriet\u00e0 come usurpazione\u00bb (Segre 1991: 80).<\/p>\n\n\n\n<p>10La\nvisione della Storia si associa alla riflessione sul linguaggio. \u00abCos\u2019\u00e8 stata\nla storia sin qui\u00bb, scrive Consolo attraverso Mandralisca, se non \u00abuna\nscrittura continua di privilegiati\u00bb (Consolo 2015: 215). La Storia \u00e8 una\nnarrazione soggettiva, ad appannaggio di una determinata classe sociale,\ndefinita dall\u2019autore come \u00abcoloro che possedevano i mezzi del narrare\u00bb (Consolo\n2015: 215), e tra questi anche il romanziere-scrittore non ne \u00e8 avulso. La\ngiustapposizione tra documento e fiction dovr\u00e0, perci\u00f2, essere letta come la\nmessa in discussione del racconto storico, non pi\u00f9 fonte di veridicit\u00e0. Come\nscrive Turchetta, \u00abper tutta la vita Consolo ha messo in discussione lo statuto\ndella parola, denunciandone gli invalicabili limiti, la falsit\u00e0 o quanto meno\nla tendenziosit\u00e0 e la dubbia legittimit\u00e0, la sua inevitabile determinatezza,\nstorica e soggettiva\u00bb (Turchetta 2015: XXV). Ne&nbsp;<em>Il sorriso dell\u2019ignoto\nmarinaio<\/em>&nbsp;il maggiore esempio della polisemia linguistica \u00e8\nrappresentato dalla parola \u201cLibert\u00e0\u201d. Continuando a citare dalla lettera del\nMandralisca:<\/p>\n\n\n\n<p>e\ndunque noi diciamo Rivoluzione, diciamo Libert\u00e0, Egualit\u00e0 [\u2026] e gli altri, che\nmai hanno raggiunto i dritti pi\u00f9 sacri e elementari, la terra e il pane, la\nsalute e l\u2019amore, la pace, la gioja e l\u2019istruzione, questi dico, e sono la pi\u00f9\nparte, perch\u00e9 devono intender quelle parole a modo nostro? (Consolo 2015: 216).<\/p>\n\n\n\n<p>11Infatti\nse per la borghesia liberale \u201clibert\u00e0\u201d indentifica una serie di diritti\nastratti e immateriali, per i contadini, per coloro che non hanno il mezzo del\nnarrare, libert\u00e0 \u00e8 la terra. La polisemia della parola \u00e8 un chiaro riferimento\nalla novella di Verga, intitolata appunto&nbsp;<em>Libert\u00e0<\/em>. Questa si\nconclude con le amare riflessioni di uno dei rivoltosi di Bronte condannati a\nmorte: \u00abIl carbonaio mentre tornavano a mettergli le manette, balbettava: \u2013\nDove mi conducete? \u2013&nbsp;In galera? \u2013 O perch\u00e9? Non mi \u00e8 toccato neppure un\npalmo di terra! Se avevano detto che c\u2019era la libert\u00e0\u2026\u00bb (Verga 2013: 325).<\/p>\n\n\n\n<p>12La\nmessa in discussione dell\u2019istituto storia si lega, inoltre, a un progetto\npolitico che deve mettere in scacco i soprusi di \u00abcoloro che hanno il mezzo del\nnarrare\u00bb. L\u2019ambientazione scelta da Consolo \u00e8 il Risorgimento: momento di\ncontraddizioni e conflitti che deve essere liberato dalla sua patina\noleografica e retorica. Consolo infatti scrive:<\/p>\n\n\n\n<p>durante\nla campagna siciliana esplodono subito le contraddizioni, il conflitto tra i\ndue modi di intendere il Risorgimento: quello popolare, come rivoluzione e\nriscatto sociale; e quello borghese intellettuale, come liberazione dalle\ndominazioni straniere del paese, come unit\u00e0 politica sotto forma di repubblica\no di monarchia. (Consolo 2003)<\/p>\n\n\n\n<ul><li><strong>5<\/strong>&nbsp;La chiocciola, infatti, tra i suoi molteplici\n     significati pu\u00f2 assumere anche una valenza salvific&nbsp;<a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1189#ftn4\">(&#8230;)<\/a><\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>13L\u2019autore\ndenuncia il crimine della propriet\u00e0, \u00abla pi\u00f9 grossa, mostruosa, divoratrice\nlumaca\u00bb (Consolo 2015: 220), che pu\u00f2 essere propriet\u00e0 della terra, quanto\npropriet\u00e0 della parola. Simbolo della \u201cpropriet\u00e0\u201d intellettuale \u00e8 proprio il\nsorriso dell\u2019ignoto, immagine dell\u2019equilibrio tra \u00abcupezza\u00bb e \u00abriso\u00bb e della\nragione \u00abuna lama d\u2019acciao\u00bb, \u00ablucida\u00bb e \u00abtagliente\u00bb (Consolo 2015: 144), come\nla definisce il narratore. Mandralisca,&nbsp;<em>unicum<\/em>&nbsp;nella societ\u00e0\nerudita siciliana, sente il bisogno di sottrarsi alle imposture della storia:\ndeve perci\u00f2 compiere una catabasi nelle profondit\u00e0 della chiocciola-carcere per\nriemergerne un uomo cambiato<sup><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1189#ftn4\"><strong>5<\/strong><\/a><\/sup>. \u00c8 lo\nstesso Interdonato a riconoscere le particolarit\u00e0 del barone:<\/p>\n\n\n\n<p>voi\ninvece, barone, mi dovete permettere, perch\u00e9 non siete un pazzo allegro, un\nimbecille o calac\u00e0usi come la maggior parte degli eruditi e dei nobili\nsiciliani\u2026 Voi siete un uomo che ha le capacit\u00e0 di mente e di cuore per poter\ncapire (Consolo 2015: 160)<\/p>\n\n\n\n<p>14L\u2019inganno\ndella lumaca viene, dunque, smascherato da Mandralisca: dopo una vita passata a\ncercare e catalogare questi piccoli molluschi, non rimane altro che schiacciare\nquei gusci vuoti, bearsi del rumore delle chiocciole frantumate.<\/p>\n\n\n\n<p>15L\u2019impossibilit\u00e0\ndi conoscere la Storia attraverso la parola \u00e8 una frattura epistemologica,\nsentita con forza da Consolo, che causa la crisi dell\u2019intellettuale-scrittore.\nQuesto deve, perci\u00f2, rinunciare al suo ruolo demiurgico, distaccato e ironico,\ne diventare l\u2019opposto del ritratto che invece sembra fissare tutti negli occhi.\nLa sua \u00abimpostura\u00bb, un tempo origine di conoscenza, ora si rivela una chimera\nda affrontare. Cos\u00ec quel sorriso, un tempo \u00abfiore d\u2019intelligenza e sapienza, di\nragione\u00bb, diventa \u00abpungente\u00bb, \u00abfiore di distacco e eleganza, d\u2019aristocrazia,\ndovuta a nascita, a ricchezza, a cultura o potere che viene da una carica\u00bb\n(Consolo 2015: 219). Il rimedio potrebbe essere quello di scrivere la Storia\ndal punto di vista di coloro che non possiedono il mezzo del narrare; tuttavia\nlo scarto \u00abdi voce e di persona\u00bb (Consolo 2015: 215) non pu\u00f2 essere eliminato,\npoich\u00e9 la nascita e la formazione dello scrittore generano un vizio di forma\ninsuperabile. Consolo, infatti, non mette sotto scacco solo la narrazione\nstorica, ma anche qualsiasi forma di riproduzione del reale: \u00abquando un\nimmaginario meccanico istrumento tornerebbe al caso, che fermasse que\u2019 discorsi\nal naturale, siccome il dagherrotipo fissa di noi le sembianze. Se pure,\nsiffatta operazione sarebbe ancora ingiusta\u00bb (Consolo 2015: 216). Anche la\nforma d\u2019arte pi\u00f9 immediata, in presa diretta, come potrebbe essere il cinema o\nil documentario, alluse in queste parole, non sono sufficienti a superare\nl\u2019impostura.<\/p>\n\n\n\n<p>16\u00abChe\npi\u00f9, che fare?\u00bb (Consolo 2015: 218) si chiede il Mandralisca. La soluzione\narriva da un altro personaggio. L\u2019antagonista per eccellenza del sorriso,\ninfatti, \u00e8 Catena, colei che per prima riconosce l\u2019aspetto \u00abgreve, sardonico,\nmaligno\u00bb (Consolo 2015: 221) del ritratto e lo sfregia nel punto finale del\nlabbro. Un gesto che Mandralisca comprende solo alla fine del romanzo e lo\nporta ad esclamare: \u00abHo capito: lumaca, lumaca \u00e8 anche quel sorriso!\u00bb (Consolo\n2015: 219). Catena, per quanto non compaia come personaggio attivo, ha quindi\nun ruolo chiave per la comprensione dell\u2019opera. Bouchard analizza la\nrielaborazione parodica di Catena rispetto alla tradizione risorgimentale. La\nragazza, infatti, prima presentata come una semplice tessitrice, quasi \u00abtopos\ndell\u2019isterismo femminile\u00bb (Bouchard 2013: 45), si rivela in seguito paladina\ndella causa risorgimentale.Catena \u00e8 quindi un personaggio complesso, allegoria\ndell\u2019<em>inventio<\/em>&nbsp;e detentrice del genio creatore: la tovaglia con\nl\u2019albero delle quattro arance ne \u00e8 la manifestazione. La descrizione del ricamo\n\u00e8 affidata allo sguardo distante della baronessa Parisi: \u00absembrava quella\ntovaglia \u2013 pens\u00f2 la baronessa&nbsp;\u2013 ricamata da una invasa dalla furia, che\ncon intenzione ha trascurato regole numeri misure e armonia, fino a sembrare\nforse che la ragione le fosse andata a spasso\u00bb (Consolo 2015: 167-168). In\nquesta \u00abmescolanza dei punti pi\u00f9 disparati\u00bb (Consolo 2015: 168), perci\u00f2, va\nrintracciato il progetto poetico di Consolo: il romanzo si origina dalla libera\ncreativit\u00e0, dando vita all\u2019alternanza delle voci, rinascita della societ\u00e0.\nBisogna notare che il \u00abfurore\u00bb (Consolo 2003) \u00e8 la qualit\u00e0 attribuita\ndall\u2019autore ai pi\u00f9 alti poeti della tradizione letteraria: Virgilio, Dante,\nPetrarca e Leopardi.<\/p>\n\n\n\n<p>17Le\nscritte, l\u2019ultima testimonianza lasciata dal Mandralisca nel capitolo conclusivo,\nsono appunto frutto dell\u2019immaginazione e della libert\u00e0 creativa: evadono dal\ncarcere-chiocciola portando il messaggio di \u00ablibert\u00e0\u00bb dei contadini di Alc\u00e0ra\nLi Fusi. \u00c8 qui, per\u00f2, che interviene Consolo in persona, dando in ultimo al\nlettore il senso della sua poetica: le scritte infatti sono un artificio\ndall\u2019autore stesso. In questo dialetto sanfratellano, siciliano e letterario si\nmescolano in un&nbsp;<em>pastiche<\/em>&nbsp;polivocalico, \u00absintesi linguistica\u00bb,\ncome scrive Segre, \u00abdella Sicilia medievale e barocca, feudale e popolare,\ncittadina e contadina\u00bb (Segre 1991: 86). La scrittura in questo modo diventa\nnemica della lumaca-labirinto, permettendone appunto la fuga.<\/p>\n\n\n\n<p>18Lo\nscrittore, perci\u00f2, per poter evadere dal carcere-chiocciola, non pu\u00f2 rinunciare\nall\u2019impostura, ma aggirarla con l\u2019immaginazione. Un percorso che egli compie in\nsolitudine \u00abper combattere il potere e il conformismo imposto dal potere\u00bb\n(Consolo 2015: 1173), scrive Consolo, solo cos\u00ec si potr\u00e0 realizzare la libert\u00e0\ndi linguaggio che \u00e8 appropriazione di verit\u00e0 ed emotivit\u00e0. Lo stesso processo \u00e8\nindicato dal Mandralisca per i contadini di Alc\u00e0ra: \u00abtempo verr\u00e0 in cui da soli\nconquisteranno que\u2019 valori, ed essi allora li chiameranno con parole nuove,\nvere per loro, e giocoforza anche per noi, vere perch\u00e9 i nomi saranno\nintieramente riempiti dalle cose\u00bb (Consolo 2015: 217).<\/p>\n\n\n\n<ul><li><strong>6<\/strong>&nbsp;In precedenza questo saggio-racconto,&nbsp;<em>Un\n     giorno come gli altri<\/em>, fu inserito da Enzo Siciliano in&nbsp;<a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1189#ftn5\">(&#8230;)<\/a><\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>19Il\nmodello che Consolo deve superare \u00e8 quello razionale e ironico di Sciascia e\nManzoni, cos\u00ec da approdare a una letteratura terrigna, perch\u00e9 \u00aba guardar sotto,\nsotto la lumaca intendo, c\u2019\u00e8 la terra, vera, materiale, eterna\u00bb (Consolo 2015:\n219). Nella poetica di Consolo questo non significa mai accostarsi alla realt\u00e0\ncon ingenuit\u00e0 e spontaneit\u00e0, ma \u00e8 piuttosto un procedere di&nbsp;<em>labor lime<\/em>,\ndi complessa sperimentazione, in grado di accogliere tutte le forme espressive.\n\u00abIl narrare\u00bb, scrive Consolo, \u00e8 un\u2019\u00aboperazione che attinge quasi sempre dalla\nmemoria\u00bb, questa per\u00f2, a differenza dello scrivere, \u00abmera operazione di\nscrittura impoetica\u00bb, non pu\u00f2 cambiare il mondo, \u00abperch\u00e9 il narrare \u00e8\nrappresentare il mondo, cio\u00e8 ricrearne un altro sulla carta\u00bb (Consolo 2012: 92)<sup><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1189#ftn5\"><strong>6<\/strong><\/a><\/sup>.\nEppure, prosegue l\u2019autore, \u00abil narratore dalla testa stravolta e procedente a\nritroso, da quel mago che \u00e8, pu\u00f2 fare dei salti mortali, volare e cadere pi\u00f9\navanti dello scrittore, anticiparlo\u2026 questo salto mortale si chiama metafora\u00bb\n(Consolo 2012: 92).&nbsp;<em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>, infatti, evita\nun approccio mimetico, ma \u00e8 intarsiato di analogie, simmetrie tra i personaggi\ne tra le parti dell\u2019opera (operazione che verr\u00e0 ripresa anche in&nbsp;<em>Retablo<\/em>,\ncon i tre capitoli che mimano la pala d\u2019altare). Il romanzo \u00e8 composto per\nblocchi, cos\u00ec da disorientare il lettore, non lasciandosi mai\nall\u2019affabulazione: si pensi al passaggio dall\u2019appendice del capitolo due, in\ncui vengono presentati i moti di Cefal\u00f9, a&nbsp;<em>Morti Sacrata<\/em>.\nAutocosciente della sua finzionalit\u00e0,&nbsp;<em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>&nbsp;non\npermette al lettore di adagiarsi in una lettura empatica e melodrammatica.<\/p>\n\n\n\n<p>20In\nconclusione, l\u2019analisi fin qui condotta permette di delineare cosa sia il\nromanzo storico per Vincenzo Consolo, attraverso il confronto con altre opere.\nIl primo paragone deve essere fatto con un altro romanzo composto nello stesso\nperiodo e uscito a soli due anni di distanza, nel 1974:&nbsp;<em>La Storia<\/em>.\nNel romanzo di Elsa Morante, come in Consolo, storia e romanzo non dialogano,\nma vengono giustapposti. Morante, anche lei interessata a creare un linguaggio\nper le vittime del potere, predilige una lingua limpida e comunicativa,\nriformulando il rapporto tra epos e romanzo. Per l\u2019autrice la letteratura gioca\nancora un ruolo prioritario, in grado di illuminare le verit\u00e0 del reale.\nConsolo, invece, manifesta una crisi pi\u00f9 profonda che coinvolge romanzo e\nlinguaggio integralmente: questi condividono le stesse aporie, le stesse\nstorture. Storia e invenzione, perci\u00f2, non si amalgamano, ma messi difronte\nl\u2019uno all\u2019altro condividono la stessa parit\u00e0 gnoseologica. Il campo d\u2019indagine\ndel romanzo storico, perci\u00f2, come sostiene Giovanna Rosa, va ricercato\n\u00abnell\u2019effetto di storia\u00bb (Rosa 2010: 50): tesi ancora pi\u00f9 vera nel Novecento,\nvisto che la Storia ha perso il suo carattere monolitico. Consolo, potremmo\nparafrasare, porta all\u2019estremo la decostruzione del linguaggio creando\n\u201cl\u2019effetto di romanzo\u201d. La riflessione dell\u2019autore inizia proprio dal mettere\nin discussione l\u2019istituto del genere, dando vita ad un romanzo che fa\ndeflagrare il conflitto, prima di tutto linguistico.&nbsp;<em>Il sorriso\ndell\u2019ignoto marinaio<\/em>, in maniera anti-affabulatoria, \u00e8 \u00abun romanzo storico\nche \u00e8 la negazione del romanzo, come narrazione filata di una storia, e della\nStoria, come esplicazione degli avvenimenti\u00bb (Segre 1991: 77).<\/p>\n\n\n\n<p>21L\u2019afasia,\npossibile conseguenza dell\u2019arbitrariet\u00e0 della memoria, viene eclissata in\nfavore di una parola che ritrova forza nello sperimentalismo di Gadda e\nPasolini, ma soprattutto nel confronto con la grande tradizione del romanzo\nstorico siciliano. \u00abIl romanzo storico, e in specie in tema risorgimentale\u00bb,\nscrive Consolo, \u00e8 \u00abpasso obbligatorio, come abbiamo visto, di tutti gli\nscrittori siciliani, [ed]&nbsp;era per me l\u2019unica forma possibile per\nrappresentare metaforicamente il presente, le sue istanze, le sue problematiche\nculturali\u00bb (Consolo 2003). Verga, Pirandello, ma soprattutto Tomasi di\nLampedusa, sono i modelli di riferimento. Consolo per\u00f2 sceglie una via diversa\nrispetto agli autori siciliani: non un anti-romanzo, o contro-romanzo storico,\nma una scrittura che manifesti il superamento:<\/p>\n\n\n\n<p>per\nme il suo linguaggio e la sua struttura volevano il superamento in senso etico,\nestetico, attraverso mimesi, parodia, fratture, sprezzature, oltranze\nimmaginative dei romanzi d\u2019intreccio dispiegati e dominati dall\u2019autore, di\ntutti i linguaggi logici, illuministici, che, nella loro limpida serena\ngeometrizzazione, escludevano le \u201cvoci\u201d dei margini (Consolo 2015 1258)<\/p>\n\n\n\n<p>22<em>Il\nGattopardo<\/em>&nbsp;in particolare, non a caso chiamato dall\u2019autore romanzo della\nfine, segna un momento di frattura nel romanzo risorgimentale. Con la sua\nintelligenza razionale, la propensione per le idee astratte, il principe di\nSalina \u00e8 il coronamento dell\u2019atemporalit\u00e0, del distacco armonico\ndell\u2019intellighenzia siciliana. Passato il turbolento dibattito, infatti,&nbsp;<em>Il\nGattopardo<\/em>&nbsp;\u00e8 stato riconosciuto per quello che era, \u00abun classico\u00bb\n(Consolo 2015: 1150). Consolo, invece, interessato a sperimentare le\npotenzialit\u00e0 del romanzo in un\u2019epoca \u00absenza speranza\u00bb, ritiene che questo possa\nsopravvivere, ma solo sotto forma parodica e metaforica. Polivocalit\u00e0 e\ndecostruzione del romanzo sono gli elementi per poter realizzare il processo di\nmediazione metaforica, ultimo orizzonte percorribile per rapportarsi con la\nrealt\u00e0. Quindi il romanzo per Vincenzo Consolo pu\u00f2 vivere solo sotto forma\nparodica, perch\u00e9 esso stesso \u00e8 una parodia della realt\u00e0, un\u2019impostura.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><br> BIBLIOGRAFIA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>I DOI sono automaticamente aggiunti ai riferimenti da Bilbo, strumento di annotazione bibliografica di Openedition.<br> Gli utenti abbonati ad uno dei programmi OpenEdition Freemium possono scaricare i riferimenti per i quali Bilbo a trovato un DOI nei formati standard. Bouchard N., 2013, \u00abOltre la tradizione del romanzo storico ad argomento risorgimentale: la riscrittura di donna e nazione ne&nbsp;<em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>&nbsp;di Vincenzo Consolo\u00bb,&nbsp;<em>Forum Italicum<\/em>, vol. 47, Issue 1, p.&nbsp;38-53.  DOI :&nbsp;<a href=\"http:\/\/dx.doi.org\/10.1177\/0014585813479869\">10.1177\/0014585813479869<\/a> Consolo V., 1993,&nbsp;<em>Fuga dall\u2019Etna. La Sicilia e Milano, la memoria e la storia<\/em>, Roma, Donzelli. Consolo V., 2003,&nbsp;<em>Risorgimento e letteratura. Il romanzo post-risorgimentale siciliano<\/em>, in:&nbsp;<a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/\">http:\/\/vincenzoconsolo.it<\/a>. Consolo V., 2012,&nbsp;<em>La mia isola \u00e8 Las Vegas<\/em>, a cura di Nicol\u00f2 Messina, Milano, Mondadori. Consolo V., 2015,&nbsp;<em>L\u2019opera completa<\/em>, a cura e con un saggio introduttivo di Gianni Turchetta e uno scritto di Cesare Segre, Milano, Mondadori, \u00abI Meridiani\u00bb. Rosa G., 2010,&nbsp;<em>Dal romanzo storico alla Storia. Romanzo. Romanzo storico, antistorico e neostorico<\/em>, in: Simona Costa e Monica Venturini,&nbsp;<em>Le forme del romanzo italiano e le letterature occidentali dal Sette al Novecento<\/em>, Firenze, ETS, p.&nbsp;45-70. Sciascia L.<em>,&nbsp;<\/em>1998,&nbsp;<em>Cruciverba<\/em>, Milano, Adelphi. Segre C., 1991, \u00abLa costruzione a chiocciola nel \u00abSorriso dell\u2019ignoto marinaio\u00bb di Consolo\u00bb,&nbsp;<em>Intrecci di voci: la polifonia nella letteratura del Novecento<\/em>, Torino, Einaudi, p.&nbsp;71-86. Spinazzola V., 1990,&nbsp;<em>Il romanzo antistorico<\/em>, Roma, Editori Riuniti. Traina G., 2011,&nbsp;<em>Vincenzo Consolo<\/em>, Fiesole, Cadmo. Turchetta G., 2015, \u00abCronologia\u00bb, in: Consolo Vincenzo,&nbsp;<em>L\u2019opera completa<\/em>, a cura e con un saggio introduttivo di Gianni Turchetta e uno scritto di Cesare Segre, Milano, Mondadori, \u00abI Meridiani\u00bb. Verga G., 2013,&nbsp;<em>Libert\u00e0<\/em>, in:&nbsp;<em>Novelle I<\/em>, Milano, Mondadori. <br><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1189#bodyftn1\"><strong>2<\/strong><\/a>&nbsp;Come\nscrive Spinazzola: \u00ab<em>I Vicer\u00e9<\/em>,&nbsp;<em>I vecchi e i giovani<\/em>,&nbsp;<em>Il\nGattopardo<\/em>&nbsp;costruiscono una sorta di caso letterario plurimo,\nfascinoso e sconcertante. Di solito, un\u2019opera viene presa a modello da altri\nscrittori, della stessa et\u00e0 o di epoche successive, in quanto ha ottenuto\nsuccesso. Qui invece ci troviamo di fronte a una serie di romanzi palesemente\nimparentati fra loro, ma senza che il primo e nemmeno il secondo abbiano\nincontrato fortuna, tutt\u2019altro\u00bb (Spinazzola 1990: 7). Anche&nbsp;<em>Il sorriso\ndell\u2019ignoto marinaio<\/em>&nbsp;pu\u00f2 essere aggiunto alla triade di romanzi\nproposti da Spinazzola: bench\u00e9 se ne distanzi per stile e intento, il\nriferimento a queste opere \u00e8 costante.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1189#bodyftn2\"><strong>3<\/strong><\/a>&nbsp;Dietro\nquesta dichiarazione possiamo intravedere i modelli letterari dell\u2019autore: se\nda un lato Sciascia infatti rappresenta la purezza linguistica, dall\u2019altro\nPiccolo raffigura il caos barocco, una lingua classica e al tempo stesso\nancestrale. Rispetto a Sciascia il rapporto \u00e8 particolarmente importante, ma\nallo stesso tempo ambiguo; \u00e8 Consolo stesso infatti ad alludere al distacco\navvenuto da Sciascia attraverso&nbsp;<em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>:\n\u00abha un altro significato ancora quel ritratto, che molto bene ha colto\nSciascia. \u201cQuesto libro \u00e8 la storia di un parricidio\u201d ha detto riferendosi allo\nsfregio che il ritratto ha sulle labbra\u00bb (Consolo 1993: 43).<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1189#bodyftn3\"><strong>4<\/strong><\/a>&nbsp;La\ncitazione, presa da&nbsp;<em>L\u2019ordine delle somiglianze<\/em>&nbsp;di Leonardo\nSciascia insieme a&nbsp;<em>Cronaca rimata<\/em>&nbsp;di Giovanni Santi, \u00e8\ninserita da Consolo nell\u2019incipit del romanzo.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1189#bodyftn4\"><strong>5<\/strong><\/a>&nbsp;La\nchiocciola, infatti, tra i suoi molteplici significati pu\u00f2 assumere anche una\nvalenza salvifica. Traina fa riferimento al significato archetipico della\nconchiglia \u00absimbolo prettamente femminile associato ai poteri magici della\nmatrice \u2013 passa dalla simbologia mitica alla simbologia cristiana, come segno\ndi perpetuo rinnovamento, dunque di resurrezione: forse, per Consolo, di\nrivoluzione\u00bb (Traina 2011: 62).<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1189#bodyftn5\"><strong>6<\/strong><\/a>&nbsp;In\nprecedenza questo saggio-racconto,&nbsp;<em>Un giorno come gli altri<\/em>, fu\ninserito da Enzo Siciliano in&nbsp;<em>Racconti italiani del Novecento<\/em>,\nedito per Mondadori nel 1983.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Notizia\nbibliografica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Giulia&nbsp;Falistocco,&nbsp;\u00abLa\nscrittura come fuga dal carcere della Storia&nbsp;<em>Il sorriso dell\u2019ignoto\nmarinaio<\/em>\u00bb,&nbsp;<em>reCHERches<\/em>, 21&nbsp;|&nbsp;2018, 77-85.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Notizia\nbibliografica digitale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Giulia&nbsp;Falistocco,&nbsp;\u00abLa\nscrittura come fuga dal carcere della Storia&nbsp;<em>Il sorriso dell\u2019ignoto\nmarinaio<\/em>\u00bb,&nbsp;<em>reCHERches<\/em>&nbsp;[Online], 21&nbsp;|&nbsp;2018,\nonline dal&nbsp;05 octobre 2021, consultato il&nbsp;07 d\u00e9cembre 2022.&nbsp;URL:\nhttp:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1189;&nbsp;DOI:\nhttps:\/\/doi.org\/10.4000\/cher.1189<\/p>\n\n\n\n<p><strong><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1198\">Giulia\u00a0Falistocco<\/a><\/strong><br> <em>reCHERches<\/em>, 21\u00a0|\u00a02018, 77-85. <br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"545\" class=\"wp-image-2893\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/IMG_20221207_0001.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/IMG_20221207_0001.jpg 677w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/IMG_20221207_0001-300x204.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giulia&nbsp;Falistocco Ne&nbsp;Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio&nbsp;Consolo riprende la lezione di Manzoni, ma decostruisce la forma romanzesca attraverso una struttura complessa e una forte sperimentazione linguistica. Il romanzo storico rimane per Consolo un modo per rappresentare metaforicamente il presente, sebbene non pi\u00f9 in maniera innocente, ma per mezzo di forme parodiche, atte a superare un\u2019arte ironica-borghese. L\u2019articolo &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2889\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">La scrittura come fuga dal carcere della Storia Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1,4],"tags":[852,52,622,86,1474,336,337,318,23,77,598,965,708,423,1466,17,424,597,356,101,200,35,32,1383,116,64,38,601,110,459,29,1473,1467,1468,18,1472],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2889"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2889"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2889\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2894,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2889\/revisions\/2894"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2889"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2889"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2889"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}