{"id":2885,"date":"2018-11-25T11:41:00","date_gmt":"2018-11-25T11:41:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2885"},"modified":"2022-11-25T12:56:49","modified_gmt":"2022-11-25T12:56:49","slug":"vincenzo-consolo-lettore-di-pirandello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2885","title":{"rendered":"Vincenzo Consolo lettore di Pirandello"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><em>CINZIA GALLO<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019attenzione e l\u2019interesse di Consolo per Pirandello sono costanti, come dimostrano i numerosi riferimenti, espliciti od impliciti, allo scrittore agrigentino che Consolo dissemina in gran parte dei suoi lavori. La figura di Pirandello sembra intanto esemplificare la profonda influenza esercitata dai luoghi sugli individui. Infatti, se \u00absi pu\u00f2 cadere su questo mondo per caso, [\u2026] non si nasce in un luogo impunemente. [\u2026] senza essere subito segnati, nella carne, nell\u2019anima da questo stesso luogo\u00bb (Consolo 2012: 135)2. In Uomini e paesi dello zolfo, allora, Consolo asserisce: \u00abE, come Pirandello, ogni siciliano credo possa dire \u201cson figlio del Caos\u201d. \u00c8 il caos prima della formazione del cosmo, la materia informe, la \u201cmescolanza di cose frammiste\u201d di cui parla Empedocle (anch\u2019egli nato nel \u201ccaos\u201d d\u2019Agrigento)\u00bb (Consolo 1999: 9). Ovviamente Consolo si riferisce alla grandissima variet\u00e0 della terra siciliana3, dal punto di vista fisico, che gli eventi storici, per\u00f2, riproducono: Ora qui, per inciso, vogliamo notare che la storia, la storia siciliana, abbia come voluto imitare la natura: un\u2019infinit\u00e0, un campionario di razze, di civilt\u00e0 sono passate per l\u2019isola senza mai trovare tra loro amalgama, fusione, composizione, ma lasciando ognuna i suoi segni, qua e l\u00e0, diversi, distinti dagli altri e in conflitto: 1 Cinzia Gallo, Universit\u00e0 di Catania. 2 Consolo ricorda, anche, quanto Pirandello asserisce su se stesso: \u00abUna notte di giugno caddi come una lucciola sotto un gran pino solitario in una campagna d\u2019olivi saraceni\u2026\u00bb (Consolo 2012: 135). 3 Sottolinea Consolo: \u00ab[\u2026] la Sicilia, [\u2026] quest\u2019isola in mezzo al Mediterraneo \u00e8 quanto fisicamente di pi\u00f9 vario possa in s\u00e9 raccogliere una piccola terra. Un vasto campionario di terreni, argille, lave, tufi, rocce, gessi, minerali\u2026 E quindi variet\u00e0 di colture, boschi, giardini, uliveti, vigne, seminativi, pascoli, sabbie, distese desertiche. In questa terra sembra che la natura abbia sub\u00ecto come un arresto nella sua evoluzione, si sia come cristallizzata nel passaggio dal caos primordiale all\u2019amalgama, all\u2019uniformazione, alla serena ricomposizione, alla benigna quiete. S\u00ec, crediamo che tutta la Sicilia sia rimasta per sempre quel caos fisico come quella campagna di Girgenti in cui vide la luce Pirandello da qui, forse, tutto il malessere, tutta l\u2019infelicit\u00e0 storica della Sicilia, il modo difficile d\u2019essere uomo di quell\u2019isola, e lo smarrimento del siciliano, e il suo sforzo continuo della ricerca d\u2019identit\u00e0. Ma questi problemi ci porterebbero lontano, nel magma esistenziale o nel procelloso mare pirandelliano, ed \u00e8 meglio quindi che rimaniamo ancorati alla terra (Consolo 1999: 10). Dunque, proprio perch\u00e9 Pirandello \u00e8 \u00abUomo di zolfo\u00bb (Consolo 1999: 26), vissuto a stretto contatto con lo zolfo, ne tratta compiutamente nelle sue opere, che assumono carattere di denunzia. Consolo sottolinea cos\u00ec come nella novella Il fumo appaia chiaramente la \u00abdistruzione della campagna da parte della zolfara\u00bb (Consolo 1999: 18), mentre in Ci\u00e0ula scopre la luna \u00abla condizione del caruso [\u2026] viene fuori in tutta la sua straziante pena; e [\u2026] nei vecchi e i giovani [\u2026] il tema dello zolfo serpeggia, prima sommessamente, [\u2026] fino ad esplodere nel finale con la rivolta degli zolfatari e con l\u2019eccidio dell\u2019ingegner Aurelio Costa e della sua amante [\u2026]\u00bb (Consolo 1999: 27). Questi temi, attestanti la funzione civile della letteratura, sempre presente in Consolo, si articolano per\u00f2 in una filosofia \u00abche non \u00e8 sistema chiuso e definitivo, ma progressione verso [\u2026] la poesia\u00bb (Consolo 1999: 26). Sembrerebbe, questa, una giustificazione, una spiegazione della narrazione poematica a cui Consolo approda, a partire da L\u2019olivo e l\u2019olivastro, anche se gi\u00e0 ne Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio se ne notano delle avvisaglie. Pirandello, \u00abun certo Pirandello novelliere e romanziere\u00bb rappresenterebbe, inoltre, la letteratura della Sicilia occidentale, \u00abzona fortemente implicata con la storia, [\u2026] marcata da temi di ordine relativo \u2013 la storia, la cultura, la civilt\u00e0, la pace o la guerra sociale\u00bb, mentre Verga simboleggerebbe la letteratura della Sicilia orientale, \u00abcontrassegnata [\u2026] da temi di ordine assoluto: la vita, la morte, il mito, il fato [\u2026]\u00bb (Consolo 2012: 134)4. \u00c8 stato perci\u00f2 Pirandello \u2013 sottolinea Consolo \u2013 a dare ai personaggi siciliani \u00abl\u2019arma della dialettica, del sofisma\u00bb (Consolo 1999: 121), in sostituzione della violenza, delle passioni istintive che guidavano i contadini di Verga5. Lo spazio ristretto del villaggio di Trezza, allora, \u00absi restringe ancora di pi\u00f9, si riduce alla stanza borghese, in quella che Giovanni Macchia chiama \u201cla stanza della tortura\u201d, dove si compie ogni violenza, lacerazione, crisi, frantumazione della realt\u00e0, perdita di identit\u00e0. Il movimento, in quella stanza, \u00e8 solo verbale\u00bb (Consolo 1999: 269). 4 Consolo aveva espresso queste idee gi\u00e0 nel 1986, in Sirene siciliane, considerando, per\u00f2, questa \u00abDivisione ideale, immaginaria, [\u2026]. E questa idealit\u00e0 \u00e8 subito contraddetta fatalmente dalla realt\u00e0, da spostamenti di autori da una parte verso l\u2019altra: di un poeta come l\u2019abate Meli, per esempio, verso l\u2019Arcadia, verso la mitologia dell\u2019Oriente, o del grande De Roberto verso la storia o lo storicismo d\u2019Occidente\u00bb (Consolo 1999: 178-179). 5 Queste idee sono confermate nel 1999, ne Lo spazio in letteratura. Pirandello avrebbe rotto \u00abil cerchio linguistico verghiano\u00bb, portandolo \u00absu una infinita linearit\u00e0 attraverso il processo verbale, la perorazione, la dialettica, i dissoi l\u00f3goi: [&#8230;] squarcia la scena con la lama dell\u2019umorismo, trasforma l\u2019antica tragedia nel moderno dramma\u00bb (Consolo 1999: 269). Non stupisce, dunque, che i due autori, Pirandello e Verga, siano posti uno di fronte all\u2019altro ne L\u2019olivo e l\u2019olivastro. E non \u00e8 certamente un caso che sia Pirandello, in questo testo, a rendersi conto dell\u2019isolamento, dell\u2019estraneit\u00e0, nel suo stesso ambiente, retrivo, di Verga, estraneit\u00e0 che un sapiente uso dell\u2019aggettivazione, delle figure retoriche (anafore, metafore, enumerazioni) sottolinea, costituendo, appunto, un esempio di scrittura poematica: Pirandello lo osserv\u00f2 ancora e gli sembr\u00f2 lontano, irraggiungibile, chiuso in un\u2019epoca remota, irrimediabilmente tramontata. Temette che n\u00e9 il suo, n\u00e9 il saggio di Croce, n\u00e9 il vasto studio del giovane Russo avrebbero mai potuto cancellare l\u2019offesa dell\u2019insulsa critica, del mondo stupido e perduto, a quello scrittore grande, a quell\u2019Eschilo e Leopardi della tragedia antica, del dolore, della condanna umana. Pens\u00f2 che, al di l\u00e0 dell\u2019esterna ricorrenza, delle formali onoranze, in quel tempo di lacerazioni, di violenza, di menzogna, in quel tramonto, in quella notte della piet\u00e0 e dell\u2019intelligenza, il paese, il mondo, avrebbe ancora e pi\u00f9 ignorato, offeso la verit\u00e0, la poesia dello scrittore. Pens\u00f2 che quel presente burrascoso e incerto, sordo alla ritrazione, alla castit\u00e0 della parola, ebbro d\u2019eloquio osceno, poteva essere rappresentato solo col sorriso desolato, con l\u2019umorismo straziante, con la parola che incalza e che tortura, la rottura delle forme, delle strutture, la frantumazione delle coscienze, con l\u2019angoscioso smarrimento, il naufragio, la perdita dell\u2019io. Pens\u00f2 che la Demente, la sua Antonietta, la suor Agata della Capinera, la povera madre, il fratello suicida di San Secondo, ogni pura fragile creatura che s\u2019allontana, che sparisce, non \u00e8 che un barlume persistente, segno di un\u2019estrema sanit\u00e0 nella malattia generale, nella follia del presente (Consolo 1994: 67). \u00abFollia del presente\u00bb (Consolo 1994: 67) \u00e8 sicuramente anche quella descritta da Consolo in gran parte dei suoi lavori: pensiamo alla realt\u00e0 distorta, stravolta, frantumata propria di tutti i testi consoliani, da Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio a Lo Spasimo di Palermo. Giustamente, quindi, Consolo \u00e8, sostiene Anna Frabetti, un \u00abautore di linea pirandelliana [\u2026] in cui il sublime precipita in umoristico, il dramma borghese [\u2026] degenera nella \u201cvastasata\u201d, nella farsa del mondo rovesciato, privo di centro\u00bb (1995: 1). Una \u00abVastasata\u00bb (Consolo 1985: 10), del resto, \u00e8 presente in Lunaria, in cui il Vicer\u00e8 recita \u00abla sua parte di sovrano\u00bb (Consolo 1985: 26), definisce \u00abfinzione la vita\u00bb (Consolo 1985: 66), si mostra consapevole, ricorrendo ad interrogative retoriche ed enumerazioni, della vanit\u00e0, del carattere relativo del reale: \u00abDov\u2019\u00e8 Abacena, Apollonia, Agatirno, Entella, Ibla, Selinunte? Dov\u2019\u00e8 Ninive, Tebe, Babilonia, Menfi, Persepoli, Palmira? Tutto \u00e8 maceria, sabbia, polvere, erbe e arbusti ch\u2019hanno coperto i loro resti\u00bb (Consolo 1985: 61); e Tutti commentano, con sapiente uso delle figure retoriche: \u00abCos\u00ec \u00e8 stato e cos\u00ec [anafora] sempre sar\u00e0 [poliptoto]: rovinano potenze, tramontano imperi regni civilt\u00e0 [enumerazione], cadono astri, si sfaldano, si spengono [climax], uguale sorte hanno mitologie credenze religioni. Ogni fine \u00e8 dolore, smarrimento ogni mutazione [chiasmo], stiamo saldi, pazienza, in altri teatri, su nuove illusioni nascono certezze\u00bb (Consolo 1985: 34). E la Sesta donna: \u00abTutto si frantuma, \/ cade, passa [climax]\u00bb (Consolo 1985: 54). Su questa scia, nella prima sezione di Retablo, Isidoro scorge, nella chiesa di S. Lorenzo, una statua, che reca sul piedistallo la parola\u00abVERITAS\u00bb (Consolo 1992: 19), dalle fattezze simili a quelle di Rosalia, ad attestare il carattere apparente, relativo del reale. Lo stesso significato ha, nella terza sezione, l\u2019espressione \u00abBella, la verit\u00e0\u00bb (Consolo 1992: 149)6 ripetuta da Rosalia che, del resto, sottolinea esplicitamente il contrasto fra apparenza e realt\u00e0: \u00abBagascia, s\u00ec, all\u2019apparenza, ma per il bene nostro, tuo e mio\u00bb; \u00abFu per questo che scappai, ch\u2019accettai questa parte dell\u2019amante, questa figura della mantenuta\u00bb (Consolo 1992: 149, 155). Se pirandelliana \u00e8 la costrizione dell\u2019individuo in una forma, Pirandello offre pure le coordinate con cui spiegare l\u2019aspirazione ad essere diversi da quello che si \u00e8 e con cui si ritiene che ci\u00f2 sia possibile modificando l\u2019aspetto esteriore, la propria forma, a svuotare di consistenza ruoli e funzioni. Ecco che Consolo, ne Le vele apparivano a Mozia, ricorda come l\u2019\u00abautista-inserviente-guardiano\u00bb del pittore Guttuso7, \u00abdal bel nome greco dalla Spagna poi donato alla Sicilia d\u2019Isidoro8 [\u2026] come nella novella di Pirandello Sua Maest\u00e0, in un desiderio di mimesi, di immedesimazione, si vestiva alla stessa maniera del padrone: giacca e pantaloni blu, camicia azzurra, pullover rosso, fazzoletto rosso che trabocca dal taschino\u00bb (Consolo 2012: 124). Anche l\u2019importanza data ai nomi si pone, del resto, sulla scia di Pirandello, che \u2013 \u00e8 noto \u2013 istituisce uno stretto \u00abrapporto\u00bb fra \u00abnome \u2013 identit\u00e0 dei personaggi\u00bb (De Villi2013: 278), \u00abper affinit\u00e0 o per antifrasi\u00bb (De Villi 2013: 277). Analogamente Consolo esclama: \u00abil destino dei nomi!\u00bb (Consolo 2012: 128)9. E la parola, il nome \u00e8 spesso segno di predestinazione o di destino. Dei nomi dati agli uomini, voglio dire, e dei destini degli uomini: il destino dei nomi. Ma non sappiamo se \u00e8 l\u2019uomo sul nascere, gi\u00e0 segnato da un destino, che si versa e assesta dentro il suo giusto e appropriato involucro di nome (e cognome) oppure se sono il nome e il cognome che, capitati per caso sulla pelle di un uomo come maglietta e brache, ne incidono le carni, ne determinano cio\u00e8 il destino (Consolo 2012: 66). Definisce, cos\u00ec, le poesie della poetessa Assunta Della Musa, \u00abfra le pi\u00f9 ispirate, le pi\u00f9 eccitate, le pi\u00f9 squisite e belle tra le poesie d\u2019amore scritte in tutti i tempi e in tutti i luoghi. [\u2026] Pu\u00f2 una donna di nome Assunta Della Musa, coniugata ad Apollo Baril\u00e0, non scrivere poesie, essere della poesia, essere la poesia? Essere Erato, la poesia erotica?\u00bb (Consolo 2012: 69). Perci\u00f2, non a caso, con chiara allusione al leopardiano Dialogo di Plotino e Porfirio, in cui quest\u2019ultimo \u00e8 6 Cfr., su questo argomento, Galvagno 2015: 39-64. 7 \u00c8, questi, l\u2019unico pittore a cui Consolo attribuisce, ne L\u2019enorme realt\u00e0, \u00abil dono della capacit\u00e0 del racconto, della rappresentazione [\u2026] che hanno avuto scrittori come Verga, come Pirandello, come Sciascia\u00bb (Consolo 1999: 271). 8 Con caratteristiche simili, a confermare l\u2019importanza dei nomi, in Lunaria si chiama Isidoro il maestro di cerimonie del Vicer\u00e8, attento alle apparenze, \u00abintransigente custode di [\u2026] inderogabili forme palatine\u00bb (16). 9 In Lunaria, gli abitanti della \u00abselvaggia Contrada senza nome\u00bb sono \u00abuomini senza legge, senza lingua, senza storia, anime boschive, [\u2026]\u00bb (61).<br> consapevole della \u00abvanit\u00e0 di ogni cosa\u00bb (Leopardi 1978: 530), si chiama Porfirio il valletto di Casimiro, il vicer\u00e8 di Lunaria, che non prende mai la parola, ma \u00e8 consapevole della \u00abrecitazione\u00bb (Consolo 1985: 10) del suo signore. Lucia, poi, si chiama \u2013 per antifrasi in rapporto all\u2019etimologia del nome \u2013, la sorella di Petro Marano, affetta da disturbi mentali. E il quinto capitolo di Nottetempo, casa per casa, che la mostra, alla fine, pazza, reca, in epigrafe, una battuta di Come tu mi vuoi: \u00abChiami, chi sa da qual momento lontano\u2026 felice\u2026\/ della tua vita, a cui sei rimasta sospesa\u2026 l\u00e0\u2026\u00bb (Consolo 1992: 59). Erasmo, ancora, con probabile riferimento ad Erasmo da Rotterdam e al suo Elogio della follia \u2013 oltre che, a confermare la rilevanza attribuita dal nostro scrittore allo spazio \u2013 al piano di sant\u2019Erasmo, nei dintorni di Palermo, si chiama il \u00abvecchietto lindo, bizzarro\u00bb (Consolo 1998: 103) de Lo Spasimo di Palermo, a cui \u00e8 affidato il compito di mettere in evidenza, alla fine del romanzo, l\u2019importanza della letteratura. Costui, infatti, coinvolto nell\u2019attentato al giudice Borsellino, recita, in punto di morte, due versi de La storia di la Baronissa di Carini, ad attestare come, anche se al presente la letteratura non \u00e8 ascoltata, \u00e8 da questa, voce della tradizione, della memoria storica, che deve venire la salvezza: O gran mano di Diu, ca tantu pisi, cala, manu di Diu, fatti palisi! (Consolo 1998: 131) E, ancora, Consolo dichiara: \u00abLa salvezza \u00e8 stata solo nel linguaggio. Nella capacit\u00e0 di liberare il mondo dal suo caos, di rinominarlo, ricrearlo in un ordine di necessit\u00e0 e di ragione\u00bb (Consolo 1999: 272). Petro Marano, perci\u00f2, si aggrappa \u00aballa parole, ai nomi di cose vere, visibili, concrete\u00bb, desideroso di \u00abrinominare, ricreare il mondo\u00bb (Consolo 1992: 42-43). Egli, poi, alla fine si rifugia a Tunisi, cos\u00ec come anche Lando Laurentano avrebbe voluto imbarcarsi per Malta o per Tunisi (Pirandello 1953: 394). Consolo, quindi, mette in relazione, attraverso la figura di Antonio Crisafi de La pallottola in testa, il disagio, l\u2019estraneit\u00e0 dell\u2019intellettuale nella moderna societ\u00e0, sia quella del \u00abMeridione depresso\u00bb (Consolo 2012: 157) sia quella legata all\u2019avvento dei mass media, della televisione, all\u2019isolamento del professor Lamis de L\u2019eresia catara di Pirandello. Ed anche in Un giorno come gli altri, discutendo della funzione dell\u2019intellettuale, Consolo si richiama a Pirandello. A proposito, infatti, della differenza, instaurata da Moravia e Vittorini, fra artista e intellettuale, egli asserisce: A me la distinzione sembra vecchia, mi ricorda l\u2019affermazione di Pirandello: \u201cLa vita, o la si scrive o la si vive\u201d. Ch\u00e9 l\u2019alternativa, oltre a valere per tutti, non solo per l\u2019artista, dopo Marx non ha pi\u00f9 senso. Oggi siamo tutti intellettuali, siamo tutti politici, [\u2026]. Il problema mi sembra che stia nel voler essere o no dentro le \u201cregole\u201d, nel voler essere o no, totalmente, incondizionatamente, dentro un partito, dentro la logica \u201cpolitica\u201d di un partito. Questo mi sembra il punto, il punto di Vittorini (Consolo 2012: 91-92). Arriva, quindi, alla sua celebre distinzione fra scrivere e narrare: Riprendo a lavorare a un articolo per un rotocalco sul poeta Lucio Piccolo. Mi accorgo che l\u2019articolo mi \u00e8 diventato racconto, che pi\u00f9 che parlare di Piccolo [\u2026] in termini razionali, critici, parlo di me, della mia adolescenza in Sicilia, di mio nonno, del mio paese: mi sono lasciato prendere la mano dall\u2019onda piacevole del ricordo, della memoria. [\u2026] \u00c8 [\u2026] il narrare, operazione che attinge quasi sempre alla memoria, [\u2026]. Diverso \u00e8 lo scrivere, [\u2026] operazione [\u2026] impoetica, estranea alla memoria, che \u00e8 madre della poesia, come si dice. E allora \u00e8 questo il dilemma, se bisogna scrivere o narrare. Con lo scrivere si pu\u00f2 forse cambiare il mondo, con il narrare non si pu\u00f2, perch\u00e9 il narrare \u00e8 rappresentare il mondo, cio\u00e8 ricrearne un altro sulla carta (Consolo 2012: 92)10. Pirandello simboleggia la Sicilia, insieme a Verga, Meli, Capuana, secondo il mafioso catanese, sottoposto al 41 bis nel carcere di Opera \u2013 Milano, dopo aver \u00abfatto un bel po\u2019 di strada negli affari, appalti, commerci vari\u00bb (Consolo 2012: 216): Consolo ironizza sulla politica separatista, portata avanti dal Movimento indipendentista siciliano di Finocchiaro Aprile e, di conseguenza, sulla politica della Lega Nord, sottolineando ancora una volta l\u2019importanza della memoria storica. Si pone, ancora, accanto a Pirandello, dichiarando che Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio \u00abera d\u2019impianto storico\u00bb ma \u00abvoleva anche dire metaforicamente del momento che allora si viveva, a Milano e altrove\u00bb (Consolo 2012: 119): \u00ab(si svolgeva negli anni del Risorgimento e dell\u2019impresa garibaldina: nodo di passaggio storico importante per il Meridione e banco di prova della maggior parte degli scrittori siciliani \u2013 Verga, De Roberto, Pirandello, Lampedusa, Sciascia\u2026)\u00bb (Consolo 2012: 119)11, accomunati tutti, \u00abda Verga a De Roberto, a Pirandello\u00bb, da \u00abun costante immobilismo\u00bb (Consolo 1999: 169)12, pur nella diversit\u00e0 delle posizioni ideologiche. In particolare, se la rinuncia a rappresentare la rivolta parrebbe accomunare Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio a I vecchi e i giovani, le motivazioni dei due scrittori sono differenti. Consolo, consapevole \u00abdei limiti di classe degli intellettuali\u00bb, nutre \u00absfiducia nella possibilit\u00e0, da parte della letteratura, di rendere la visione e il sentire delle classi subalterne senza stravolgimenti mistificatori\u00bb; Pirandello, invece, \u00e8 mosso da un profondo \u00abpessimismo\u00bb che lo induce \u00aba svalutare anche gli eventi pi\u00f9 tragici ed epocali come frutto di vane illusioni e follie destinate ad essere cancellate dal 10 Nel 1997, richiamandosi alle tesi espresse da Walter Benjamin in Angelus novus, Consolo preciser\u00e0: \u00abE c\u2019\u00e8, nella narrazione, un\u2019idea pratica di giustezza e di giustizia, un\u2019esigenza di moralit\u00e0\u00bb. (Consolo 1999: 144). Per quest\u2019argomento, cfr. Francese 2015. L\u2019influsso di Benjamin su Consolo \u00e8 stato evidenziato anche da Daragh O\u2019Connell (2008: 161-184), che ricorda la traduzione in italiano de Il narratore di Benjamin effettuata, per Einaudi, da Renato Solmi nel 1962 (162, nota 2). 11 Pure ne Il sorriso, vent\u2019anni dopo, Consolo asserisce che il suo romanzo \u00e8 nato da una \u00abrilettura della letteratura che investe il Risorgimento, soprattutto siciliana, ch\u2019era sempre critica, antirisorgimentale, che partiva da Verga e, per De Roberto e Pirandello, arrivava allo Sciascia de Il Quarantotto, fino al Lampedusa de Il Gattopardo\u00bb (Consolo 1999: 279). 12 Consolo ricorda come i critici di orientamento luk\u00e1csiano avessero posto Il Gattopardo accanto a I Vicer\u00e8 di De Roberto e a I vecchi e i giovani di Pirandello (Consolo 1999: 173). tempo, [\u2026]\u00bb (Baldi 2014: 254). In entrambi i romanzi, per\u00f2, il Risorgimento si risolve in una \u00abdisillusione del vecchio sogno della terra\u00bb (Consolo 2012: 109)13 e nei pensieri di Lando Laurentano si scorge un\u2019eco di quei contrasti di classe che Consolo pone in primo piano14: \u00abDa una parte il costume feudale, l\u2019uso di trattar come bestie i contadini, e l\u2019avarizia e l\u2019usura; dall\u2019altra l\u2019odio inveterato e feroce contro i signori e la sconfidenza assoluta nella giustizia, si paravano come ostacoli insormontabili a ogni tentativo per quella cooperazione\u00bb (Pirandello 1953: 392)15. E precedentemente, ascoltando il discorso di Cataldo Scl\u00e0fani, considera: \u00abUna buona legge agraria, una lieve riforma dei patti colonici, un lieve miglioramento dei magri salarii, la mezzadria a oneste condizioni, come quelle della Toscana e della Lombardia, come quelle accordate da lui nei suoi possedimenti, sarebbero bastati a soddisfare e a quietare quei miseri [\u2026]\u00bb (Pirandello 1953: 288). Ne Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, del resto, anche la figura di Garibaldi, su cui si concentrano le aspettative dei \u2018giovani\u2019 (Roberto Auriti, Mauro Mortara, Corrado Selmi, Rosario Trigona), consente di stabilire delle corrispondenze con Pirandello. Consolo, difatti, sottolinea il favore ottenuto da Garibaldi (\u00ab[&#8230;] vanno dicendo che [Garibaldi] gli d\u00e0 giustizia e terre.\u00bb), ritenuto per\u00f2, al tempo stesso, un \u00abBrigante. Nemico di Dio e di Sua Maest\u00e0 il Re [\u2026] Scanna monache e brucia conventi, rapina chiese, preda i galantuomini e protegge avanzi di galera\u2026\u00bb (Consolo 2004: 66). E ribadisce le sue riserve su Garibaldi anche in altri testi. Parlando, nel 1982, della rivolta di Bronte, dell\u2019agosto 1860, Consolo, oltre ad evidenziare la \u00abcrudelt\u00e0\u00bb, la \u00absommariet\u00e0 di giustizia\u00bb (Consolo 2012: 108) di Bixio, afferma riguardo Garibaldi: In questa annata di celebrazione garibaldinesca in chiave post-moderna, in cui tutti gli stili, le citazioni, i rep\u00eachages si fanno stile, in cui le pagine chiare e oscure, le glorie e le vergogne, le vittime e gli scheletri, pi\u00f9 che nascosti nell\u2019armadio, esibiti si fanno levigato stile eroico, gloriosa epopea da consumo, soffermarsi 13 Scrive Pirandello: \u00abS\u00ec, aveva esposto la verit\u00e0 dei fatti quel deputato siciliano: quei contadini di Sicilia, [\u2026] s\u2019erano recati a zappare le terre demaniali usurpate dai maggiorenti del paese, amministratori ladri dei beni patrimoniali del Comune: intimoriti dall\u2019intervento dei soldati, avevano sospeso il lavoro ed erano accorsi a reclamare al Municipio la divisione di quelle terre; [\u2026]\u00bb (Pirandello 1953: 238). 14 Pensiamo a quest\u2019episodio, che trova corrispondenza nella terza scritta al nono capitolo: \u00ab\u201cAh ah, puzzo di merda, pap\u00e0, ah ah\u201d sentirono ancora alle spalle che faceva Salvatorino, grasso come \u2018na femmina, babbal\u00e8o, mammolino, ancora a quindici anni sempre col dito in bocca, la bava e il moccio, unico erede, presciutto tesoro calas\u00eca, al padre professore Ignazio e al nonno sindaco, il notaio B\u00e0rtolo. \/ Tanticchia gir\u00f2 la testa sopra il tronco e lo guat\u00f2 sbieco. \/ \u201cGarrusello e figlio di garruso alletterato!\u201d disse, e poi sput\u00f2 per terra, bianco e sodo, tondo come un\u2019onza\u00bb (Consolo 2004: 95-96). 15 Lo stesso Consolo ricorda le \u00abInsurrezioni che spesso non sono solo contro i borbonici, ma di contadini e braccianti contro i loro nemici di sempre, i nobili e i borghesi che quasi dappertutto avevano usurpato terre demaniali\u00bb (Consolo 2012: 107). 178  su un episodio come quello di Bronte, estrapolarlo dal contesto post-moderno, appunto, pu\u00f2 farci apparire fuori moda, arretrati, forse striduli (Consolo 2012: 107) Ma che Consolo consideri in modo non del tutto positivo Garibaldi e il suo influsso \u00e8 dimostrato, ancora, dai giudizi formulati nell\u2019articolo Il pi\u00f9 bel monumento: Questo ironico (speriamo) e autoironico personaggio, nella sua campagna d\u2019Italia, non fece che imitare, nel dire, nel fare e nel posare, il monumento di s\u00e9 ch\u2019era gi\u00e0 idealmente eretto, in uno spassoso scambio tra l\u2019immagine e il reale, in gara di esaltazione e in doppio accrescimento senza fine. Tutti rimasero vittime del giuoco, e ogni citt\u00e0 e villa non pot\u00e9 che innalzargli il monumento. [\u2026] Ed era questo che Garibaldi in fondo desiderava: volare, volare in un teatrino d\u2019invenzione per dimenticare le colpe e sopire i rimorsi che dentro gli rodevano (Consolo 2012: 70-71). Analogamente, nella novella pirandelliana L\u2019altro figlio, Garibaldi \u00e8 colui che \u00abfece ribellare a ogni legge degli uomini e di Dio campagne e citt\u00e0\u00bb (Pirandello 1955: 242). E Maragrazia prosegue, servendosi di enumerazioni, metafore, esclamazioni, paragoni, puntini di sospensione, per coinvolgere emotivamente il lettore e rendere il suo racconto pi\u00f9 persuasivo: [\u2026] vossignoria deve sapere che questo Canebardo diede ordine, quando venne, che fossero aperte tutte le carceri di tutti i paesi. Ora, si figuri vossignoria che ira di Dio si scaten\u00f2 allora per le nostre campagne! I peggiori ladri, i peggiori assassini, bestie selvagge, sanguinarie, arrabbiate da tanti anni di catena\u2026 Tra gli altri, ce n\u2019era uno, il pi\u00f9 feroce, un certo Cola Camizzi, capo-brigante, che ammazzava le povere creature di Dio, cos\u00ec, per piacere, come se fossero mosche, per provare la polvere, \u2013 diceva \u2013 per vedere se la carabina era parata bene. [\u2026] Ah, che vidi! [\u2026] Giocavano\u2026 l\u00e0, in quel cortile\u2026 alle bocce\u2026 ma con teste d\u2019uomini\u2026 nere, piene di terra\u2026 le tenevano acciuffate pei capelli\u2026 e una, quella di mio marito\u2026 la teneva lui, Cola Camizzi\u2026 e me la mostr\u00f2. [\u2026] cane assassino! (Pirandello 1955: 242-244). Pirandello \u00e8 per Consolo, ancora, il termine di paragone attraverso cui giudicare i testi della contemporaneit\u00e0, a metterne in evidenza la vitalit\u00e0, il carattere paradigmatico. Asserisce cos\u00ec: \u00abLa storia di Creatura di sabbia [di Tahar Ben Jelloun] \u00e8 una delle pi\u00f9 felici invenzioni letterarie del romanzo contemporaneo, uguale forse, per la metafora, per la verit\u00e0 profonda che riesce a liberare, a quella de Il fu Mattia Pascal di Pirandello\u00bb (Consolo 1999: 232-233). Analogamente, pure vari aspetti della produzione di Sciascia sono spiegati in rapporto a Pirandello. Nella prefazione a Le epigrafi di Leonardo Sciascia di Pino Di Silvestro, Consolo considera quale \u00abpi\u00f9 grande epigrafe di tutta l\u2019opera di Sciascia, non scritta ma vistosamente implicita, [\u2026] la stanza della tortura pirandelliana declinata sul piano della storia, sul palcoscenico della violenza, della sconfitta\u00bb (Consolo 1999: 202). Tre anni pi\u00f9 tardi, nel 1999, Consolo, evidenziando la funzione civile sottesa all\u2019opera di Sciascia, gli attribuisce il merito di avere spostato \u00abla dialettica pirandelliana dalla stanza alla piazza, nella civile agor\u00e0\u00bb (Consolo 1999: 269). Sciascia, allora, in questa sua \u00abconversazione loica e laica sui fatti sociali e politici\u00bb si rivela \u00abfiglio di Pirandello\u00bb (Consolo 1999: 186), al punto tale che il personaggio narrante di Todo modo \u00e8 \u00abnato e per anni vissuto in luoghi pirandelliani, tra personaggi pirandelliani \u2013 al punto [dice] che tra le pagine dello scrittore e la vita che avevo vissuto fin oltre la giovinezza, non c\u2019era pi\u00f9 scarto, e nella memoria e nei sentimenti\u00bb (Consolo 1999: 187-188). Quest\u2019interesse, questa consonanza di idee con Pirandello, porta Consolo a riunire in Di qua dal faro, con il titolo di Asterischi su Pirandello, alcuni saggi dedicati allo scrittore agrigentino, pubblicati fra il 1986 e il 1997. In Album Pirandello Consolo ribadisce la funzione modellizzante che lo spazio ha esercitato su tutta la famiglia dello scrittore agrigentino: \u00abquell\u2019albero genealogico [\u2026] dispiega i suoi rami contro un cielo di luce crudele, affonda le sue radici in quell\u2019asperrimo terreno che \u00e8 la Sicilia, in quel caos di marne e di zolfi che \u00e8 Girgenti\u00bb (Consolo 1999: 150). E cos\u00ec anche l\u2019eclissi di sole a cui assistette \u00abgraver\u00e0 sul mondo dello scrittore\u00bb (Consolo 1999: 150) e si combiner\u00e0 con \u00abquella [\u2026] della citt\u00e0 in cui si trov\u00f2 a vivere, di Girgenti. Una citt\u00e0 dove \u00e8 morta la storia, la civilt\u00e0, lasciando il vuoto, il deserto, [\u2026] la stasi, l\u2019immobilit\u00e0\u00bb (Consolo 1999: 150-151). Ricordiamo, difatti, che Consolo, ne L\u2019olivo e l\u2019olivastro e ne Lo Spasimo di Palermo, per esempio, individua, nella perdita della memoria storica, la causa della crisi del presente. Scrive cos\u00ec: \u00absi pu\u00f2 mai narrare senza la memoria?\u00bb; \u00abNon \u00e8 vero, io non so scrivere di Milano, non ho memoria\u00bb (Consolo 2012: 88, 97). Unica soluzione, allora, l\u2019evasione, come quelle di Mattia Pascal o di Enrico IV, oppure rivestire delle forme, difenderle con le armi della dialettica, del sofisma, della retorica. L\u2019operazione di Pirandello sembra perci\u00f2 trovare dei riscontri nell\u2019et\u00e0 contemporanea, in cui \u00abl\u2019io s\u2019\u00e8 perso nell\u2019indistinta massa, la vita nelle prigioni sempre pi\u00f9 disumane delle forme imposte dal potere, l\u2019essere nell\u2019apparire fantasmatico dei media\u00bb (Consolo 1999: 152). E non dimentichiamo che pure Consolo considera negativamente l\u2019omologazione. Gioacchino Martinez, per esempio, sul treno che lo conduce a Palermo, prova piacere \u00aba risentire quei suoni, quelle cadenze meridionali, quelle parlate che non erano pi\u00f9 dialetto, ma non ancora la trucida nuova lingua nazionale\u00bb (Consolo 1998: 94-95) annunciata da Pasolini. Il viaggiatore de L\u2019olivo e l\u2019olivastro, poi, giudica \u00abvacui\u00bb i giovani che, \u00abcon l\u2019orecchino al lobo, i lunghi capelli legati sulla nuca\u00bb (Consolo 1994: 112), affollano la piazza di Avola. Altri legami fra Pirandello e Consolo ne L\u2019ulivo e la giara. Gli stucchi di Giacomo Serpotta, che lo scrittore agrigentino ebbe modo, molto probabilmente, di osservare nella chiesa di Santo Spirito, con il loro carattere \u00abmortuario [\u2026] fantasmatico\u00bb che \u00abha colto il pittore Fabrizio Clerici nella sua Confessione palermitana\u00bb (Consolo 1999: 156), hanno influenzato pure Consolo, il quale, in Retablo, chiama Fabrizio Clerici il protagonista e descrive le sculture in stucco dell\u2019oratorio di via Immacolatella di Procopio Serpotta, figlio di Giacomo. \u00abLa bianca, spettrale fantasmagoria serpottiana\u00bb (Consolo 1999: 156), inoltre, richiama la \u00abservetta Fantasia\u00bb attraverso cui i vari personaggi delle opere letterarie si materializzano, cos\u00ec come Macchia per Pirandello e Carandente per Serpotta parlano del \u00abcannocchiale rovesciato\u00bb (Consolo 1999: 157). Analogamente, la superiorit\u00e0 di Cefal\u00f9 su Palermo, sostenuta da Consolo varie volte16, \u00e8 colta anche da Pirandello. Consolo immagina che questi, in viaggio da Palermo a Sant\u2019Agata, in preda alla profonda suggestione \u00abche gli suscitavano i nomi dei paesi: Solunto, Himera, Cefal\u00f9, Halaesa, Calacte\u2026\u00bb, si accorge che, \u00abdopo Cefal\u00f9, il mondo colorato, vociante e brulicante del Palermitano andava a poco a poco stemperandosi [per] a prendere gradualmente una misura pi\u00f9 dimessa, ma forse pi\u00f9 serena\u00bb (Consolo 1999: 157-158). Pirandello, a confermare l\u2019importanza dei luoghi, ebbe sicuramente presente, secondo Consolo, \u00abil ricordo di quel suo lontano viaggio nel Val D\u00e8mone\u00bb (Consolo 1999: 161) nello scrivere La giara, \u00abla prima fuga nella memoria e nel ricordo, fuga dalla sua vita e dai fantasmi \u201cpirandelliani\u201d che lo assediavano\u00bb (Consolo 1999: 160). La novella, perci\u00f2, giudicata di recente una \u00abdivertita denuncia dell\u2019intrinseca capziosit\u00e0 sia delle vicende che delle soluzioni giuridiche, calata in pieghe di umoristica densit\u00e0\u00bb (Zappulla Muscar\u00e0 2007: 143), acquista nuovo significato nell\u2019interpretazione di Consolo. La giara \u00e8 per lui, infatti, a richiamare la sua tipica figura chiave della chiocciola, della spirale, sia \u00abl\u2019involucro della nascita, l\u2019utero\u00bb sia \u00abla tomba\u00bb, mentre \u00abquell\u2019olio che la giara avrebbe dovuto contenere viene s\u00ec dall\u2019ulivo saraceno, ma viene anche dall\u2019albero sacro ad Atena, dea della sapienza\u00bb (Consolo 1999: 161-162), a ricordare la commistione delle due culture, araba e greca, della Sicilia. Consolo pu\u00f2 allora vedere nel pino di Pirandello, tranciato, un simbolo degli \u00abscadimenti, delle perdite, reali e simboliche, nel nostro Paese\u00bb (Consolo 1999: 163), a confermare la \u00abvisione del mondo, della vita come caos, mutamento incessante di forme, [\u2026] approdo all\u2019assenza, al nulla\u00bb (Consolo 1999: 165). Anche in ci\u00f2 Consolo si trova in consonanza con Sciascia17, che commenta, alla fine di Fuoco dell\u2019anima: \u00abQuesta \u00e8 la classe dirigente \u2013 per meglio dire digerente \u2013 che preferisce fare il pino di plastica piuttosto che salvare quello vero. Ed \u00e8 cos\u00ec per tante, tante altre cose\u2026\u00bb (Consolo 1999: 164). Con tutto questo, Consolo mostra l\u2019importanza della ricezione dei testi letterari, avvicinandosi al lector in fabula descritto da Eco (1979). 16 Mi sia consentito, per questo, un rimando a Gallo 2017: 287-296. 17 Gianni Turchetta sottolinea, a proposito del termine \u2018impostura\u2019 de Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, i legami di Consolo con Sciascia (2015: 1304-1305). Ne Lo Spasimo di Palermo, inoltre, Gioacchino Martinez legge, ne La corda pazza, la vita di Antonio Veneziano (115) e il narratore ricorda il \u00abrifugio in Solferino dove Sciascia pat\u00ec la malattia, sua del corpo e insieme quella mortale del Paese\u00bb (93-94). Vincenzo Consolo lettore di Pirandello 181<\/p>\n\n\n\n<p>Bibliografia <br><em>Baldi G., 2014, Microscopie, Napoli, Liguori. Consolo V., 1985, Lunaria, Torino, Einaudi. Consolo V., 1992, Nottetempo, casa per casa, Milano, Mondadori. Consolo V., 1992, Retablo, Milano, Mondadori. 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