{"id":2875,"date":"1995-11-15T14:38:00","date_gmt":"1995-11-15T14:38:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2875"},"modified":"2022-11-15T15:05:27","modified_gmt":"2022-11-15T15:05:27","slug":"lolivo-e-lolivastro-le-due-sicilie-di-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2875","title":{"rendered":"L&#8217;olivo e L&#8217;olivastro. Le due Sicilie di Consolo."},"content":{"rendered":"\n<p><br> Potrebbe essere l&#8217;incipit del pi\u00f9 noto romanzo di Vincenzo Consolo, il romanzo che costitu\u00ec l&#8217;avvenimento letterario di quasi vent&#8217;anni fa e rivel\u00f2 prepotentemente alla critica e al pubblico, soprattutto, lo scrittore siciliano. Ci si riferisce a Il sorriso dell&#8217;ignoto marinaio, che come si sa prende spunto, anche se lo scenario storico \u00e8 quello delle vicende siciliane negli ultimi decenni del dominio borbonico dal celebre dipinto antonelliano conservato al Museo Mandralisca di Cefal\u00f9, il cosiddetto Ritratto d&#8217;ignoto, citato perfino nel titolo del romanzo. In quest&#8217;opera il sorriso dell&#8217;uomo ritratto nel dipinto di Antonello da Messina, sorprendentemente simile a quello di un marinaio incontrato dal barone Mandralisca sulla nave che lo port\u00f2 da Lipari a Cefal\u00f9, rappresenta un preciso leitmotiv. Eppure la citazione iniziale non \u00e8 tratta dal Sorriso dell&#8217;ignoto marinaio, bens\u00ec dall&#8217;ultimo volume di Consolo, L&#8217;olivo e l&#8217;olivastro. L&#8217;enigmatico sorriso antonelliano, dunque, continua a impressionare fortemente lo scrittore, in questo libro non \u00e8 pi\u00f9 un leitmotiv, vi appare solo un attimo, occupa poco meno di una pagina a tre quarti del libro, per\u00f2 \u00e8 una sintesi emblematica che spiega esemplarmente il significato de L&#8217;olivo e l&#8217;olivastro. <br> Il viaggio di Consolo nella Sicilia odierna, novello Ulisse alla ricerca di una perduta Itaca, rivela una realt\u00e0 in pieno disfacimento culturale, etico e ambientale, disumanizzata in nome di un falso progresso, che rischia di smarrire la propria identit\u00e0 e la propria memoria storica. Il profondo malessere esistenziale dell&#8217;autore, che sta alla base di questo libro indefinibile quanto genere letterario perch\u00e9 pu\u00f2 essere letto come un saggio o un romanzo anche se alla fine propende pi\u00f9 per il poema lirico si coglie proprio nell&#8217;immagine di quel Ritratto di Ignoto. L&#8217;uomo dipinto da Antonello ora per lo scrittore non ostenta pi\u00f9 compiaciuta sicurezza nell&#8217;intelligenza dello sguardo e nell&#8217;ironia del sorriso: i suoi occhi sono chiusi, il sorriso si \u00e8 tramutato in smorfia. Questa metamorfosi \u00e8 allegorica, in fondo per certi versi paragonabile alle dicotomie di Stevenson e Kafka, perch\u00e9 se da un lato rappresenta l&#8217;equilibrio classico della razionalit\u00e0, la fiducia nei valori, dall&#8217;altro simboleggia il delirio barocco dell&#8217;irrazionalit\u00e0, la paura del vago. Vincenzo Consolo lancia anatemi per denunciare il degrado che segna inesorabilmente la Sicilia e le colpe di cui essa tutt&#8217;ora si macchia, ma in questa sua indignazione morale, in questa sua tensione civile, c&#8217;\u00e8 la segreta speranza per un futuro migliore, la speranza forse nel riscatto umano e sociale di un&#8217;isola che diventa metafora di tutto un paese e del mondo intero.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;olivo e l&#8217;olivastro \u00e8, insomma, opera di uno scrittore\nche, rifiutando la diffidenza o l&#8217;evasione, si sente ancora motivato, crede\nnell&#8217;impegno dell&#8217;intellettuale, ha una missione da compiere. Il pessimismo di\nConsolo, dunque, a ben guardare, non rasenta l&#8217;annullamento alla Beckett, di\nAspettando Godot per intenderci, perch\u00e9 quest&#8217;ultima sua prova letteraria, alla\nfin fine, \u00e8 una dichiarazione d&#8217;amore nei confronti di un&#8217;umanit\u00e0 non ancora\nperduta. L&#8217;ideale richiamo a La terra desolata di Eliot non si pu\u00f2 tralasciare\n( tanto pi\u00f9 che questo testo \u00e8 perfino citato esplicitamente), ma non ci sono approdi\nmetafisici in Consolo, perch\u00e9 la sua fede \u00e8 laica, la sua speranza \u00e8 tutta\nterrena. D&#8217;altra parte L&#8217;olivo e l&#8217;olivastro, non a caso, gi\u00e0 nel titolo stesso\nmette in risalto le due anime della Sicilia e Consolo per questo \u00e8 ricorso, con\nfelice scelta, a un&#8217;immagine dell&#8217;Odissea. <br>\nL&#8217;olivo e l&#8217;olivastro, infatti, nascono dal medesimo tronco, ma hanno sorte\ndiversa, simboleggiano il contrasto tra il coltivato e il selvatico, l&#8217;umano e\nil bestiale, la salvezza nella cultura o la perdita di s\u00e9 in un destino\npuramente naturale. La scrittura fluisce quasi magmatica, non sostenuta da una\nvera e propria trama, secondo una peculiarit\u00e0 stilistica di Consolo; la sua preoccupazione,\ntuttavia, qui non \u00e8 tanto il raccontare qualcosa organicamente, quanto far\nevidenziare lo stato di disagio interiore dinanzi ad un mondo che non riconosce\npi\u00f9, un mondo dal passato glorioso, addirittura mitico, ora ridotto in cenere\ndagli scempi ambientali, dalla corruzione politica, dalla sanguinosit\u00e0 della\nmafia, dall&#8217;omologazione sociale, dal consumismo della civilt\u00e0 post\n-industriale che non rispetta secolari tradizioni e cancella i segni di una\nsingolare cultura millenaria. Il viaggio di Consolo, quindi, \u00e8 davvero il\nviaggio di un Ulisse disperato, che non si d\u00e0 per vinto, per\u00f2, e che nel suo\nperegrinare oppone alle violenze del presente folgorazioni senza tempo dove gli\nappaiono figure ed eventi straordinari: i leggendari mostri di Scilla e Cariddi\ne gli armenti del Sole descritti nell&#8217;Odissea; Pirandello che rende omaggio a\nun Verga vecchio e deluso; Caravaggio intento a dipingere per la siracusana\nchiesa di Santa Lucia al Sepolcro una sacra effige giudicata oscena dal vescovo\nper il suo drudo realismo. L&#8217;autore, tra un gorgoglio lessicale di\n&#8220;sicilianerie&#8221;, che stuzzica il ricordo e la nostalgia (anche se il\npotere evocativo della parola non servir\u00e0 comunque a scongiurare l&#8217;oblio),\npercorre i luoghi epici e domestici di Omero e dei Malavoglia, segue le orme di\nviaggiatori illustri come Goethe e Maupassant, vagola nei paesi distrutti dai\nterremoti o dall&#8217;insipienza degli uomini, lasciandosi prendere dallo stupore\nogni qualvolta paesaggi lui familiari disegnano l&#8217;orizzonte: &#8220;Ora remote,\nlievi, diafane come carta o lino, ferme o vaganti in mare, sospese in cielo,\nora invisibili come cortine di nuvole, ora avanzanti, prossime alla costa,\nscabre e nitide&#8221;. E&#8217; una fiabesca visione delle Eolie, dettata forse da\nuna suggestione quasimodiana, dove lo scrittore pu\u00f2 abbandonarsi alla poesia, a\nquegli squarci lirici che insieme agli inserti romanzeschi costituiscono le\nuniche, vere accensioni per il lettore. Bisogna dire, in effetti, che una certa\ndiscontinuit\u00e0 in quest&#8217;opera di Consolo c&#8217;\u00e8, ma la sua risulta un&#8217;operazione\nriuscita complessivamente, grazie all&#8217;attenta ricerca linguistica. Musicalit\u00e0 e\nsapienza nell&#8217;amalgamare bene cronaca a prosa aulica, poesia a documento,\ncontribuiscono sensibilmente a fare de L&#8217;olivo e l&#8217;olivastro un libro\ninteressante con un grande pregio, quello di spingere alla riflessione,\nespressionisticamente mettendo in luce il problema ecologico con un\nprocedimento che ricorda in qualche modo, sia pure trasposto in termini\ncinematografici, Sogni, l&#8217;ultimo film del grande regista giapponese Akiro\nKurosawa.<br>\n<br>\n<\/p>\n\n\n\n<p>Sergio Palumbo<br>(articolo tratto da &#8220;nuovo notiziario delle Isole Eolie&#8221; &#8211; Ottobre 1995)<br><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"1225\" class=\"wp-image-2876\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/514TINZMGXL._SX324_BO1204203200_.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/514TINZMGXL._SX324_BO1204203200_.jpg 326w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/514TINZMGXL._SX324_BO1204203200_-196x300.jpg 196w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Potrebbe essere l&#8217;incipit del pi\u00f9 noto romanzo di Vincenzo Consolo, il romanzo che costitu\u00ec l&#8217;avvenimento letterario di quasi vent&#8217;anni fa e rivel\u00f2 prepotentemente alla critica e al pubblico, soprattutto, lo scrittore siciliano. 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