{"id":2869,"date":"2017-10-29T12:27:00","date_gmt":"2017-10-29T12:27:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2869"},"modified":"2022-11-14T12:30:33","modified_gmt":"2022-11-14T12:30:33","slug":"2869","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2869","title":{"rendered":"Consolo, la mafia non \u00e8 fiction"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><\/h1>\n\n\n\n<p><strong>LETTERATURA CIVILE.&nbsp;<\/strong>Gli articoli su Cosa nostra di Vincenzo Consolo, ora raccolti da Bompiani, vanno riletti come un libro di storia: contro le deformazioni<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"719\" height=\"717\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/2910-pg5-f01.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2870\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/2910-pg5-f01.jpg 719w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/2910-pg5-f01-300x300.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/2910-pg5-f01-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 719px) 100vw, 719px\" \/><figcaption> Giovanni Chiaramonte, &#8220;Palermo&#8221;, 1999 <\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/archivio?autore=Niccol%C3%B2%20Scaffai\">Niccol\u00f2 Scaffai<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMafia e letteratura\u2026 un binomio sofferto\u00bb: con queste parole cominciava un articolo di Vincenzo Consolo su \u00abSciascia come Sherlock Holmes nei sotterranei del potere di Cosa nostra\u00bb, pubblicato nel 1994. Quel pezzo fa ora parte di una raccolta uscita da Bompiani: Vincenzo Consolo,&nbsp;<strong>Cosa loro<\/strong>&nbsp;<em>Mafie tra cronaca e riflessione<\/em>&nbsp;(\u00abOverlook\u00bb, a cura di Nicol\u00f2 Messina, pp. 320, euro 18,00). Il libro, da affiancare al volume dell\u2019<em>Opera completa<\/em>&nbsp;pubblicato due anni fa nei \u00abMeridiani\u00bb, contiene gli articoli scritti da Consolo (Sant\u2019Agata di Militello, Messina, 1933 \u2013 Milano 2012) tra il 1969-\u201970 e il 2010: l\u2019ultimo pezzo, \u00abPoeti di Sicilia\u00bb, usc\u00ec proprio sul&nbsp;<em>manifesto<\/em>, il 23 settembre di quell\u2019anno.<br>Perch\u00e9 \u00e8 \u2018sofferto\u2019 quel binomio che, pure, molta fortuna ha avuto nel corso del Novecento? Perch\u00e9, come spiega lo stesso Consolo in \u00abMafia e dc\u00bb (1975), \u00abse si incappa in certa letteratura \u201cmafiosa\u201d sulla mafia (\u2026) o nei recenti libri di vasto consumo sul tipo del Padrino, si rischia di pensare al mafioso come all\u2019eroe positivo\u00bb. In tema di mafia, Consolo preferisce alla letteratura come finzione (\u00abNon di finzione purtroppo, non di romanzo oggi si tratta\u00bb: \u00abPiet\u00e0 per chi muore sulla zattera di Medusa\u00bb, \u201992) la \u00abscrittura di presenza\u00bb (cos\u00ec \u00e8 intitolato un testo dattiloscritto dell\u201985). Una presenza cui tende purtroppo a sostituirsi il \u00abdominio dell\u2019informazione visiva\u00bb.<br>Testimonianza versus comunicazione, \u2018presenza\u2019 versus letteratura: si equivalgono queste coppie oppositive? Solo in parte, perch\u00e9 Consolo non \u00e8 certo ostile alla letteratura o al romanzo; se anche non conoscessimo la sua opera narrativa, basterebbero questi articoli a garanzia del valore che egli attribuiva alla dimensione letteraria. Tra realt\u00e0 e romanzo, infatti, lo scrittore tende qui a istituire un richiamo costante: tra i riferimenti spiccano Leonardo Sciascia, modello di una letteratura in equilibrio tra rappresentazione e ragione, priva di ambiguit\u00e0 e atteggiamenti mitizzanti nei confronti della mafia; Alessandro Manzoni, per l\u2019esemplarit\u00e0 civile che lo rende una \u2018funzione\u2019 costantemente riattivata nell\u2019arco del Novecento; e perfino&nbsp;<em>I Beati Paoli<\/em>&nbsp;(1909-\u201910), il romanzo di Luigi Natoli tornato in auge (e in libreria) di recente, che Consolo cita come esempio distintivo: la \u00ableggendaria setta dei Beati Paoli, vendicatrice di torti e dispensatrice di giustizia\u00bb, \u00e8 ben altra e pi\u00f9 romantica cosa rispetto alla vera mafia (\u00abVoragine a Palermo\u00bb). Il punto \u00e8 questo: per Consolo la realt\u00e0 smentisce e supera la capacit\u00e0 di male che il romanzo pu\u00f2 contenere (se per romanzo s\u2019intende una rappresentazione troppo composta o suggestiva, che evita il confronto con la mafia reale, rimuovendola o dandone una versione bozzettistica). \u00c8 un vizio antico: gi\u00e0 Giuseppe Pitr\u00e8 (1841-1916), il \u2018demopsicologo\u2019 siciliano da cui Verga aveva ricavato usi ed espressioni dei suoi personaggi, definiva la mafia \u00abcoscienza del proprio essere\u00bb, \u00abnozione esagerata della forza individuale\u00bb. Una definizione \u2018eroica\u2019, insomma, che ha contribuito a generare stereotipi e orientare la narrazione romanzesca della mafia. Pi\u00f9 grave, per Consolo, sembra la posizione di Capuana, che \u2013 alludendo all\u2019inchiesta di Franchetti e Sonnino \u2013 gi\u00e0 appariva insofferente verso i \u00abclich\u00e9 della mafia siciliana\u00bb e \u00abla stampa a colori di una mostruosa mafia-piovra, dai mille viscidi tentacoli\u00bb. In realt\u00e0, Capuana non assolveva la mafia criminale, ma ricordava come il significato originario del termine non avesse una connotazione cos\u00ec negativa.<br>Le parole di Capuana servono tuttavia a Consolo per mettere in luce un atteggiamento, per denunciare una manipolazione molto contemporanea: per esempio, secondo Tot\u00f2 Cuffaro (all\u2019epoca governatore della Regione) e altri politici e intellettuali dell\u2019isola, a infangare la reputazione della Sicilia non sarebbe tanto la mafia, quanto chi la condanna pubblicamente (\u00abDisonore di Sicilia\u00bb, 2005). \u00c8 contro simili distorsioni che Consolo reagisce: \u00abla lotta alla mafia ha bisogno di noi, di ognuno di noi, nella nostra limpida coscienza civile, della nostra ferma determinazione\u00bb (\u00abI nemici tra di noi\u00bb, \u201982). Nostra: \u00e8 a quest\u2019impegno che Consolo riserva il possessivo, riscattandolo dall\u2019uso padrinesco nell\u2019espressione \u2018Cosa nostra\u2019, non a caso rifiutata nel titolo del volume. La prospettiva suggerita dal quel titolo straniante \u2013&nbsp;<em>Cosa loro<\/em>&nbsp;\u2013 ben corrisponde a quella dello scrittore; non segna una distanza, non allude alla lontananza puramente geografica che Consolo mise tra s\u00e9 e la Sicilia, ma rivendica la condizione di chi non \u00e8 implicato e pu\u00f2 perci\u00f2 vedere e raccontare quella \u2018cosa\u2019 per quel che \u00e8 ed \u00e8 stata. Consolo infatti parte sempre dalle origini del sistema mafioso, dalla sua autentica vocazione e collocazione politico-sociale. Riassumendo le tesi del saggio&nbsp;<em>I ribelli<\/em>&nbsp;(1966) di Hobsbawm, lo scrittore sottolinea le analogie tra mafia e fascismo, fenomeni entrambi orientati \u00abin senso totalitario nelle due direzioni e verso i due poli dialettici, verso il capitale (il potere) e avverso il lavoro (il proletariato), diventando quindi potere politico esso stesso e nemico del proletariato\u00bb.<br>L\u2019analisi \u00e8 un antidoto contro ogni deformazione romantica: \u00e8 questa forse la sostanza del discorso di Consolo, che attraversa i quarant\u2019anni della sua pubblicistica contro la mafia, lasciando emergere una morale importante anche sul piano della rappresentazione letteraria, cinematografica e, oggi, televisiva. L\u2019eccesso di racconto della fiction, al di l\u00e0 della diversa qualit\u00e0 degli esiti, trasforma le condizioni storiche e sociali alla base della dinamica mafiosa in situazioni, accentuando le manifestazioni esteriori (spesso di maniera) e isolando singole figure, che invitano a una paradossale identificazione. \u00c8 di questo genere la critica che \u00e8 stata rivolta, ad esempio, alla serie televisiva&nbsp;<em>Gomorra<\/em>, che \u2013 proprio perch\u00e9 narrativamente riuscita \u2013 fa della camorra un racconto epico. La fiction e il libro da cui \u00e8 tratta non devono essere censurati (altra cosa \u00e8 criticare, esteticamente, le cattive imitazioni); \u00e8 bene per\u00f2 accostarvi, come contromisura, un libro come&nbsp;<em>Cosa loro<\/em>. Bastano i nomi: nelle fiction, si d\u00e0 risalto al colore gergale, al diminutivo familiarizzante (Tot\u00f2, Ciro, Genny), al soprannome suggestivo; negli articoli di Consolo, i nomi che si incontrano sono quelli di Pio La Torre, Rosario Di Salvo, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e molti altri che non richiamano un immaginario esotico (come \u2018Sandokan\u2019, soprannome del mafioso Francesco Schiavone) ma appartengono alla storia italiana, di cui Consolo segue gli sviluppi, vedendo nessi e costanti, dall\u2019epoca della Democrazia cristiana a quella di Forza Italia e della Lega.<br>Proprio a un libro di storia somiglia a tratti Cosa loro, innanzitutto perch\u00e9 storica \u00e8, come si \u00e8 detto, la prospettiva dell\u2019autore, anche quando commenta fatti contemporanei; poi perch\u00e9 storici sono ormai gli eventi e le figure che evoca e come tali vanno trattati. Cio\u00e8 vanno ricordati, interpretati, insegnati, specialmente oggi che di Cosa nostra non si parla quasi pi\u00f9, o almeno non con la stessa urgenza con cui se ne parlava negli anni novanta (met\u00e0 degli articoli qui raccolti, trentotto su settantasei, sono stati scritti in quel decennio). Si parla molto \u2013 \u00e8 vero \u2013 di mafie al plurale, di camorra, \u2019ndrangheta; \u00e8 un fenomeno che corrisponde all\u2019effettivo mutamento degli assetti e dei rapporti tra organizzazioni criminali. Ma uno degli effetti di questa evoluzione \u00e8 l\u2019aver trasformato la mafia, attraverso lo storytelling, dal male che \u00e8 in un genere narrativo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LETTERATURA CIVILE.&nbsp;Gli articoli su Cosa nostra di Vincenzo Consolo, ora raccolti da Bompiani, vanno riletti come un libro di storia: contro le deformazioni Niccol\u00f2 Scaffai \u00abMafia e letteratura\u2026 un binomio sofferto\u00bb: con queste parole cominciava un articolo di Vincenzo Consolo su \u00abSciascia come Sherlock Holmes nei sotterranei del potere di Cosa nostra\u00bb, pubblicato nel 1994. &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2869\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Consolo, la mafia non \u00e8 fiction<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1,2,144],"tags":[622,1445,336,1401,318,77,387,17,1444,427,202,626,15,32,1127,801,707,57,116,414,38,39,426,1184,40,29,1355,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2869"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2869"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2869\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2873,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2869\/revisions\/2873"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2869"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2869"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2869"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}