{"id":2861,"date":"1977-08-26T12:40:00","date_gmt":"1977-08-26T12:40:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2861"},"modified":"2023-05-28T08:33:12","modified_gmt":"2023-05-28T08:33:12","slug":"saggio-introduttivo-per-il-libro-gli-arabi-paesani-inchiesta-sui-giovani-di-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2861","title":{"rendered":"Saggio introduttivo per il libro &#8220;Gli Arabi paesani, inchiesta sui giovani di oggi."},"content":{"rendered":"\n<p>&#8220;Per la nostra Sicilia invoco una vera solidariet\u00e0 regionale, una concordia sacra, una pace feconda e operosa. Giustizia per la Sicilia! Tregua di Dio per la Sicilia!&#8221; declamava alla prima seduta dell&#8217;Assemblea regionale il presidente (per anzianit\u00e0) Francesco Paolo Lo Presti. A Palermo, nel pomeriggio di domenica 25 maggio 1947. Nel- la sala detta d&#8217;Ercole per gli affreschi alle pareti d&#8217;un Velasquez che raccontano le fatiche del semidio enfio di coraggio e di muscoli di quel palazzo che era stato sede di emiri, di re e vicer\u00e9, i novanta deputati erano disposti secondo gli schieramenti politici: a sinistra i comunisti e i socialisti del Blocco del popolo, i saragattiani e i repubblicani, al centro democristiani e separatisti; a destra monarchici, liberali e qualunquisti. Tra di essi, i protagonisti della infuocata battaglia politica che aveva preceduto le elezioni del 20 aprile: Li Causi, Colajanni, Finocchiaro Aprile, Alessi, Aldisio, Alliata&#8230; E in prima fila, al centro, tra le autorit\u00e0, quel cardinale Ernesto Ruffini che implorer\u00e0 &#8220;di cuore sul nuovo Parlamento siciliano l&#8217;abbondanza delle celesti benedizioni\u00bb. (Una travolgente abbondanza di voti, di potere e di vantaggi s&#8217;abbatter\u00e0 di l\u00ec a poco solo su quel gruppo democristiano che col cardinal Ruffini intreccer\u00e0 unita d&#8217; intenti e di voleri), Cosa voleva dire quella implorata &#8220;concordia sacra&#8221; &#8220;tregua di Dio&#8221; del presidente Lo Presti? Era che sala d&#8217; Ercole, tra gli scranni, un profondo fossato era aperto, tra la sinistra e il resto degli schieramenti, un fossato entro cui scorreva la paura del centro e della destra per i seicentomila voti ottenuti dal Blocco del popolo. Paura che alcuni avevano cercato di fugare armando la mano d&#8217;un bandito, Giuliano, contro gli inermi lavoratori festeggianti il I\u00b0 maggio a Portella delle Ginestre. \u00abN&#8217;ammazzarono tanti in uno spiazzo (c&#8217;erano madri e cerano bambini), come pecore chiuse nel recinto, sprangata la portella. Girarono come pazzi in cerca di riparo ma li butt\u00f2 riversi sulle pietre una rosa maligna\/nel petto e nella tempia: negli occhi un sole giallo di ginestra, un sole verde, un sole nero di polvere di lava, di deserto. La pezza s&#8217;inzupp\u00f2 e rosso sopra rosso \u00e8 un&#8217;illusione, ancora un&#8217;illusione. Disse una vecchia, ferma, i piedi larghi piantati sul terreno: &#8211; Femmine, che sono &#8216;sti lamenti e queste grida con la schiuma in bocca? Non \u00e8 la fine: sparagnate il fiato e la vestina per quella manica di morti che verranno appresso!&#8221; Ora il sangue delle undici vittime e dei feriti di Portella rigava quel fossato, ancora a demarcare, ancora a dividere le due Sicilie di sempre: quella proletaria dei contadini e dei braccianti e l&#8217;altra dei principi, dei sedara, dei gabelloti, dei campieri, dei mandanti e dei sicari. Sono, questi ultimi, i siciliani che si sentono eredi della storia illustre dell&#8217;Isola, che ne difendono l&#8217;antica civilt\u00e0 e l&#8217;onore, sono questi che si riconosceranno nei &#8220;perfetti dei? del Gattopardo: d&#8217;un olimpo disumano, violento e sopraffattore, mafioso e &#8220;democristiano\u201d. E mettiamo democristiano tra virgolette volendo dire che, messa da parte la componente popolare e sociale di quel partito, prevalendo l&#8217;altra, quella borghese delle clientele e delle cosche, niente ci sembra pi\u00f9 siciliano del partito democristiano (come niente \u00e8 stato in origine pi\u00f9 padano, pi\u00f9 lombardo del fascismo agrario e cattolico), di pratica politica cio\u00e8 intesa in senso familiare e tribale, in senso mafioso e clientelare. Trent&#8217;anni sono passati da quel 25 maggio del &#8217;47. Cosa \u00e8 successo da allora lo sappiamo. Quella Sicilia di l\u00e0 dal fossato, la Sicilia che, dopo ottant&#8217;anni di unit\u00e0 sabauda, per non parlare di prima, dopo i vent&#8217;anni di fascismo con gli ultimi quattro anni di guerra, accesasi per l&#8217;ultima volta nella speranza di una nuova storia, di fare essa la nuova storia dell&#8217;Isola, \u00e8 costretta a emigrare, a spargersi per l&#8217;Italia e l&#8217;Europa. E non erano, questi siciliani dell&#8217;emigrazione, solo contadini e braccianti, erano anche intellettuali. Restava nell&#8217;Isola, sequestrata dal potere, stretta nella morsa della promessa del favore e del ricatto, quella classe intermedia che riempiva uffici, riceveva assistenza, sovvenzioni, emolumenti. E in quei contadini e in quegli intellettuali emigrati, oltre la rabbia, era sempre dentro la speranza che nell&#8217;Isola prima o dopo qualcosa potesse cambiare, che prima o dopo fosse possibile il ritorno. Anche uno scrittore come Vittorini, che sempre respinse l&#8217;idea-sentimento di una patria-Sicilia, creandosi una dimensione ideologico-poetica di Sicilia-Lombardia, anche il Vittorini delle &#8220;&#8216;tensioni&#8221; europee, nutr\u00ec per un momento la speranza di un cambia- mento. Si era intorno al &#8217;50, e lo scrittore degli astratti furori di <em>Conversazione<\/em>, del notturno viaggio nel dolore e nella rassegnazione, tornato in Sicilia, assiste al grande movimento per la scoperta del petrolio: erano gli anni di Gela e di Mattei. Rapport\u00f2, o innest\u00f2, questa speranza dell&#8217;Isola a quella del Nord per l&#8217;industria &#8220;umana&#8221; e olivettiana, la speranza della nascita di una nuova societ\u00e0. Scrisse allora <em>Le citt\u00e0 del mondo<\/em>, libro diurno e di grande movimento, di personaggi in lingua dalle rassegnazione dalle stasi di camionisti per le strade, di contadini a cavallo convergenti in una valle per una grande assemblea) Hai, quando la poesia si fa illusione e utopia, quando la storia taglia il filo che l&#8217;aggancia alla realt\u00e0. Nel maggio di quest&#8217;anno si \u00e8 celebrato il trentennale dell&#8217;Autonomia siciliana. In quella sala d&#8217;Ercole del palazzo dei Normanni, accanto a Pancrazio De Pasquale, il primo, dopo trent&#8217;anni, presidente comunista del &#8216;Assemblea, cerano Andreotti, Ingrao e Murmura (quest&#8217;ultimo in rappresentanza di Fanfani). Ha parlato De Pasquale, ha risposto Andreotti, e da una parte c&#8217;era la richiesta di attuazione completa dello statuto e dall&#8217;altra la promessa, data la convinzione che \u00e8 proprio dal rilancio della autonomia locale che pu\u00f2 e deve scaturire a livello civile, culturale, umano il primo elemento di ricomposizione della societ\u00e0? e data la speranza che &#8220;dal Meridione e dalla Sicilia potrebbe emergere oggi, invertendo l&#8217;itinerario del secolo scorso, la riaggregazione a pi\u00f9 alto livello dell&#8217;attuale societ\u00e0 nazionale tanto turbata&#8221;. Il clima di ricorrenza e di celebrazione, chiaro, permette di eludere le analisi, i processi e le imputazioni, ch\u00e9 allora ci sarebbe stato davvero da sghignazzare, se non da gridare, alle parole di un presidente del Consiglio di quel partito della maggioranza che da trent&#8217;anni detiene il potere nel Paese, responsabile quindi delle condizioni di oggi della Sicilia, del Meridione, che appunta le speranze nelle autonomie locali di una ricomposizione- a livello, civile, culturale, umano della nostra societ\u00e0 disgregata, di un nuovo risorgimento nazionale che parta dal Sud. E solo quest&#8217;ironia allora ci permettiamo menti avvertiti come siamo in fatto di risorgi i chi \u00e8 che lascia oggi Pisacane per Cavour e i Savoia? Chi baratta la rivoluzione per il risorgimento, chi sono oggi questi nuovi Garibaldi del Sud? Intanto, quel fossato apertosi tra i banchi di sala d&#8217;Ercole, quello rigato di sangue, di cui si parlava all&#8217;inizio di questo scritto, \u00e8 stato riempito. Il I\u00b0 maggio di quest&#8217;anno s&#8217;\u00e8 anche commemorata per la prima volta all&#8217;Assemblea regionale la strage di Portella delle Ginestre. Un&#8217;altra commemorazione a Piana degli Albanesi, sul luogo della strage, l&#8217;hanno fatta i sindacati unitari. Ma domenica 5 giugno a Palermo, mentre Pajetta commemorava da una parte Girolamo Li Causi, il grande capitano delle lotte del &#8217;47, dall&#8217;altra parte il Centro Siciliano di documentazione svolgeva un convegno di studi sul tema: 1947- 1977. Portella delle Ginestre: una strage per il centrismo\u201d: una controcelebrazione del trentennale? E in questo nostro paese di telegrammi ufficiali, di lacrime di coccodrillo, di corone di fiori di commemorazioni, di controcelebrazioni ce n&#8217;\u00e8 gran bisogno: bisogno di analisi, di processi e di imputazioni. Cosa sappiamo, intanto, della Sicilia, del Meridione, dopo questi trenta anni di malgoverno, cosa sappiamo delle condizioni in cui sono state lasciate queste terre &#8220;di rapina\u201d? Abbiamo avuto notizie solo di altre stragi, di sindacalisti ammazzati, di sciagure naturali che scoperchiavano altre e millenarie sciagure storiche, di mafia, di rapine, di corruzioni, di speculazioni, di intrighi e di compromissioni della classe dirigente: vasta \u00e8 la letteratura a riguardo, e spesso romanzata fino al folklore, fino all&#8217;amenit\u00e0, fino a perdere forza di verit\u00e0, forza di denunzia. Ma dei siciliani che nell&#8217;Isola sono rimasti, dei loro mutamenti sociali e politici in questi anni poco sappiamo. La letteratura, a riguardo, crediamo che sia inesistente Ci sovviene soltanto qualche meritoria inchiesta giornalistica, come quella per esempio di Mario Farinella raccolta in volume sotto il titolo di &#8220;Profonda Sicilia&#8221;, una ricognizione per l&#8217;Isola sul finire degli anni &#8217;60. E dei giovani meridionali, dei giovani siciliani di questa fine degli anni settanta, cosa sappiamo? Di questi, di cui non si pu\u00f2 dire ormai che siano una generazione, ma una classe (una situazione esistenziale che \u00e8 immediatamente storica Ed \u00e8 allora, per questo che loro, i ragazzi, hanno sentito il bisogno di rivendiate, tra le altre cose, il principio che il personale \u00e8 politico?): per l&#8217;emarginazione. il cui li abbiamo spinti, noi, i loro padri, per il deserto di valori in cui li costringiamo a vivere; por le varie crisi che gli abbiamo apparecchiato; per la distruzione di speranze, per le lande senza orizzonti in cui li abbiamo relegati, spogli di cultura e identit\u00e0. Fino a poco tempo fa, dire giovani, dire siciliani, calabresi o lucani, appariva subito una definizione astratta se non qualunquistica, priva com&#8217;era di una distinzione di classe. Dire oggi giovani o giovani siciliani non \u00e8 pi\u00f9 sospettabile. Anzi. In questi, nei giovani siciliani, o giovani calabresi o giovani pugliesi, c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 una doppia connotazione storica: in quanto giovani e in quanto meridionali. Di una storia che non \u00e8 pi\u00f9 uguale a quella delle generazioni precedenti. Tra queste ultime (del subito dopo- guerra, degli anni cinquanta o sessanta, del sessantotto o del dopo sessantotto) e le generazioni di questa fine degli anni settanta, sembra che dei terremoti siano avvenuti, a scavare abissi, voragini, a creare profondi mutamenti. A decifrare i quali non servono pi\u00f9 i metri conosciuti e praticati sin qui. Quali nuovi metri allora si usano? Le sofisticate e asettiche analisi di laboratorio su campionature o cavie che gli scienziati, antropologi e sociologi, praticano con quel distacco e quella iattante autorevolezza che a noi &#8211; col rischio di apparire corrivi o vecchi umanisti superati &#8211; tanno nascere il dubbio di verit\u00e0 o deduzioni sospette perch\u00e8 nate da quella scientificit\u00e0 &#8220;&#8216;pura che \u00e8 gi\u00e0 &#8216;&#8221;socialdemocratica&#8221;; quando non risultano, queste analisi nel chiuso del laboratorio, immediatamente superate dallo svolgersi e radicalmente rivolgersi della realt\u00e0 esterna. E allora preferiamo la vecchia, esposta. non-scientifica, non-rigorosa, ma &#8220;calda&#8221; e reale inchiesta giornalistica. E preferiamo anche la pratica di una realt\u00e0 umana come quella giovanile (e spero che i lettori di questo scritto non siano portati a facili e offensive alla loro stessa intelligenza &#8211; battute cosiddette di spirito) di un poeta come Pasolini che lo portava a dolorose constatazioni, a inquietanti profezie. Ecco dunque un&#8217;inchiesta giornalistica sui giovani della provincia siciliana, questa di Giuseppe Corsentino: fra le prime e quindi preziosa; profonda, perch\u00e8 di una realt\u00e0 scovata in angolo bui e da anni dimenticati. Questa realt\u00e0 giovanile della provincia siciliana \u00e8 sconcertante. Per noi, lettori di vecchie letterature e vecchie inchieste sulla Sicilia, dove le classi separate davano un quadro dialetti- co e storicistico (gli zolfatari e i padroni di miniere, i contadini occupanti le terre incolte e i baroni e campieri, le speculazioni edilizie e le stragi a scoppi di tritolo e colpi di lupara, i cortili di Palermo e gli sprechi messi in luce da Dolci, le parole che erano pietre delle madri dei sindacalisti uccisi dalla mafia riportate da Levi, la fame dei bambini e i bottoni nella loro minestra, i salinari e il potere che si ricostituiva nel dopoguerra come ce li ha fatti vedere lo Sciascia de &#8220;Le parrocchie di Regalpetra\u201d&#8230;), questo quadro di oggi della Sicilia dei giovani ci appare inedito (come inedito deve essere il quadro della realt\u00e0 giovanile del resto delle regioni meridionali) non pi\u00f9 dialettico, intanto, ma univoco, omologo, come oggi si dice. Di giovani quasi tutti appartenenti ormai (qualsiasi sia la loro origine) a una piccola borghesia vittima e disastrata dal consumismo (l&#8217;edonismo americano), di merci e di ideologie, disorientati e ondeggianti tra atteggiamenti di riporto di freakettonismo o indianismo paesano o triste e consapevole acquiescenza al vecchio ricatto e alla vecchia soggezione clientelare. Dall&#8217;altra parte, gli adulti, i vecchi, di fronte a questi giovani disorientati e disarmati, residui della risacca sessantottesca, &#8220;&#8216;scollati&#8221; da qualsiasi organizzazione politica, instaurano vecchie controriforme, vecchie ipocrisie, vecchi vizii provinciali e bacchettonismi. Cos\u00ec \u00e8 a Trapani a Sciacca, ad Agrigento, a Mazara, a Caltanissetta, a Castelvetrano, alienata e miracolata racina Canicatt\u00ec, allo squallido deserto periferico di Gela&#8230; Qualcosa di diverso, di muovo, si nota noi giovani della Valle del Belice, dove il terremoto ha anche sconquassato le vecchie divisioni, le vecchie classi producendo, a prezzo di tanto dolore, uguaglianza e unit\u00e0 di impegno e di lotta. Siamo partiti da lontano: dalla Sicilia del 47. Questa \u00e8 la Sicilia di oggi. Ma \u00e8 anche il Meridione di oggi. Di questo Meridione che si \u00e8 voluto cacciare dalle campagne e dai paesi, lo si \u00e8 portato nelle fabbriche del Nord in nome della dea industria, che lo si \u00e8 eletto a terra di conquista per i consumi, che si \u00e8 spogliato di cultura e di identit\u00e0. Oggi che quella divinit\u00e0 industriale dai piedi di argilla \u00e8 crollata, c&#8217;\u00e8 il marasma e lo smarrimento, nei giovani, soprattutto, i pi\u00f9 fragili e vulnerabili. Per essi, la unica novit\u00e0 \u00e8 la recente legge per l&#8217;avviamento al lavoro, e quale? In essi, intanto, c&#8217; \u00e8 il desiderio di un ritorno alla campagna: ci sono le rioccupazioni delle terre come negli anni &#8217;50, si formano le comuni agricole, le cooperative. E questo significa che c&#8217;\u00e8 nei giovani, oltre a una volont\u00e0 di una vita diversa, anche il bisogno della ricerca di una cultura pi\u00f9 &#8220;umana\u201d di una identit\u00e0 pi\u00f9 vera e pi\u00f9 solida. Il governo, le forze economiche nazionali e non, terranno conto di questo loro bisogno? <br> <br> VINCENZO CONSOLO &nbsp;Milano, 26 agosto 1977<br><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"1343\" class=\"wp-image-2862\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_20221102_0001.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_20221102_0001.jpg 1320w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_20221102_0001-179x300.jpg 179w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_20221102_0001-610x1024.jpg 610w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_20221102_0001-768x1289.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_20221102_0001-915x1536.jpg 915w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_20221102_0001-1220x2048.jpg 1220w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"1345\" class=\"wp-image-2863\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_20221102_0002.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_20221102_0002.jpg 1316w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_20221102_0002-178x300.jpg 178w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_20221102_0002-609x1024.jpg 609w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_20221102_0002-768x1291.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_20221102_0002-914x1536.jpg 914w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_20221102_0002-1218x2048.jpg 1218w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Per la nostra Sicilia invoco una vera solidariet\u00e0 regionale, una concordia sacra, una pace feconda e operosa. Giustizia per la Sicilia! Tregua di Dio per la Sicilia!&#8221; declamava alla prima seduta dell&#8217;Assemblea regionale il presidente (per anzianit\u00e0) Francesco Paolo Lo Presti. A Palermo, nel pomeriggio di domenica 25 maggio 1947. Nel- la sala detta d&#8217;Ercole &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2861\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Saggio introduttivo per il libro &#8220;Gli Arabi paesani, inchiesta sui giovani di oggi.<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[460,390,1440,336,1437,1228,362,318,1430,1434,77,1438,58,1443,1439,1436,1433,903,1431,1429,626,32,1204,57,1442,1435,1196,1192,394,47,1037,1441,40,1432,29,752,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2861"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2861"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2861\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2866,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2861\/revisions\/2866"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2861"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2861"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2861"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}