{"id":2842,"date":"2022-10-27T08:14:03","date_gmt":"2022-10-27T08:14:03","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2842"},"modified":"2022-10-27T13:27:17","modified_gmt":"2022-10-27T13:27:17","slug":"vincenzo-consolo-e-la-metrica-della-memoria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2842","title":{"rendered":"Vincenzo Consolo e la metrica della memoria"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"572\" height=\"663\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/d54c615c-b5b0-48d5-a99e-0f4c77df1f6b.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2843\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/d54c615c-b5b0-48d5-a99e-0f4c77df1f6b.jpg 572w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/d54c615c-b5b0-48d5-a99e-0f4c77df1f6b-259x300.jpg 259w\" sizes=\"(max-width: 572px) 100vw, 572px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><em>Sara de Franchis<\/em><\/p>\n\n\n\n<ol><li>La funzione testimoniale del linguaggio<br><br> Da due grandi autori, Lucio Piccolo e Leonardo Sciascia, Vincenzo Consolo trae  rispettivamente l\u2019interesse per la poesia europea, a lungo studiata e consultata  dall\u2019uomo rinchiuso nella sua villa a Capo d\u2019Orlando, e la volont\u00e0 di una scrittura  impegnata. Egli ricerca una svolta stilistica e contenutistica, d\u2019impegno sociale e  storico ma che abbia una forma poetica, ed \u00e8 questa apparente contraddizione a<br> rendere i suoi testi estremamente affascinanti, nonch\u00e9 unici e senza precedenti.<br> Cesare Segre lo accosta anche a Giuseppe Tomasi di Lampedusa, indicandolo come  la sua antitesi: \u00abplurilingue Consolo quanto \u00e8 monolingue Tomasi, espressionista  l\u2019uno quanto \u00e8 elegantemente classico l\u2019altro\u00bb.1 Egli fa notare come l\u2019autore abbia  assimilato dalla cultura milanese l\u2019ammirazione per Gadda, in cui vedeva un\u2019esplosione polifonica del barocco e con cui ha in comune la tecnica del pastiche.2  Consolo stesso definisce la sua una \u00abscrittura di tipo progressivo, nel senso che  partivo da quelli che erano i giacimenti linguistici nel dialetto siciliano, di tutti i  retaggi sepolti, mentre cercavo d\u2019immetterli nella lingua centrale ma con  un\u2019organizzazione della frase in senso ritmico, poetico\u00bb3 e ne spiega anche il  motivo: \u00abin questo nostro tempo di cancellazione della memoria, in questo nostro  contesto mi sembrava che la letteratura, che \u00e8 memoria, doveva recuperare anche  la memoria linguistica oltre che la memoria storica\u00bb.4 Cesare Segre indica proprio  questo come punto di forza della sua scrittura:  L\u2019espressionismo di Consolo si fonda sull\u2019interferenza di registri e di strati idiomatici: e se  l\u2019apparenza \u00e8 quella di un fulgore, di uno splendore barocco, \u00e8 proprio sul piano, pi\u00f9  profondo, della costruzione che si rifugia la \u00abvera\u00bb storia, una volta sconfessata la storia  degli storiografi. Consolo mostra infatti che tutta la vicenda della Sicilia pu\u00f2 essere  riportata alla luce tramite la lingua che i siciliani, secondo i momenti, hanno usato.5  Si \u00e8 espresso a proposito anche Gianni Turchetta nell\u2019introduzione a Le  pietre di Pantalica, esplicitando un paio di interessanti passaggi interni alla poetica  e pi\u00f9 in generale alla scrittura dell\u2019autore:  La legge fondamentale della lingua consoliana sembra essere la tensione verso la  differenziazione [una tensione che dipende anche da quanto Harold Bloom ha definito  \u201cl\u2019angoscia dell\u2019influenza\u201d [\u2026] La pluralit\u00e0 di lingue e di toni implica poi, altra  caratteristica fondamentale, pluralit\u00e0 di prospettive. [\u2026] Lo stesso tessuto verbale fatto di  molte lingue sta proprio a significare il tentativo di dar voce a molte prospettive diverse,  alla visione del mondo di chi parla o parlava in quel determinato linguaggio [\u2026] Consolo  cerca di far sopravvivere le parole morte o morenti o marginalizzate, e con esse le visioni  del mondo di uomini e culture altrimenti condannati al silenzio. Come egli stesso ha  dichiarato in una bella intervista curata da Marino Sinibaldi: \u201cFin dal mio primo libro ho  cominciato a non scrivere in italiano. (\u2026) Ho voluto creare una lingua che esprimesse una  ribellione totale alla storia e ai suoi esiti. Ma non \u00e8 dialetto. \u00c8 l\u2019immissione nel codice  linguistico nazionale di un materiale che non era registrato, \u00e8 l\u2019innesto di vocaboli che sono  stati espulsi e dimenticati (\u2026). Io cerco di salvare le parole per salvare i sentimenti che le  parole esprimono, per salvare una certa storia.6  Vale la pena citare a riguardo anche Margherita Ganeri, che ha sintetizzato<br> l\u2019opera di Consolo in tal modo: \u00abaffronta la rievocazione del passato alla luce di  una notevole tensione attualizzante che investe il rapporto tra la memoria e il  linguaggio, con la sua sedimentazione e stratificazione altamente connotata\u00bb,7 e che  ha mostrato in che modo egli sia riuscito nella ricerca di una forma poetica:  \u00abattraverso la mescolanza della pi\u00f9 aulica ed erudita tradizione letteraria con il  dialetto siciliano, la lingua di Consolo acquisisce una patina di barocca arcaicit\u00e0  straniata improntata alla ricerca di effetti lirici\u00bb.8 Riporto infine un passo tratto da   un articolo di Giulio Ferroni, intitolato Vincenzo Consolo, lo scrittore che ha saputo  raccontare il respiro della Sicilia:  Scrittore che \u00e8 sceso fino in fondo nel cuore del presente, nei molteplici volti della realt\u00e0,  nella loro densit\u00e0 sociale e antropologica; scrittore che ha insistentemente interrogato gli  sforzi della vita nello spazio nel tempo, tutto ci\u00f2 che la storia addensato e che, trasformato,  continua a scorrerci davanti, si muove e vibra mentre lo consideriamo e lo tocchiamo. [\u2026]  E naturalmente come scrittore non ha mai cessato di dialogare con tutti i grandi scrittori  siciliani, con le forme diverse con cui essi hanno dato voce al carattere, al mistero, all\u2019essere  dell\u2019isola. [\u2026] La sua \u00e8 una sfida continuamente ai limiti del linguaggio, strenua ricerca  della fisicit\u00e0 della parola, ostinata cura per un lessico legato all\u2019evidenza delle cose, alla  loro traccia concreta, alla loro consistenza biologica e materica. La sua prosa si avvolge  sugli oggetti, sui nomi, sul muoversi stesso della realt\u00e0, sul ritmo e il respiro del tempo,  come ad estrarne l\u2019anima, la vibrazione, la traccia dello sforzo, del movimento umano, della  passione e del dolore, del voler essere e di ci\u00f2 che lo ostacola. La speranza e il desiderio,  la resistenza e l\u2019oppressione, l\u2019aggressione e la difesa, tutto viene espresso attraverso la  sofferta densit\u00e0 della parola, con un lessico tocca i livelli pi\u00f9 diversi: forme dialettali pi\u00f9  vicine all\u2019espressione della vita materiale, alla realt\u00e0 contadina o al lavoro artigianale,  forme arcaiche o preziose, che fanno balenare echi di tempi lontani, di remota storicit\u00e0,  lingue straniere che rivelano strati nascosti dell\u2019esperienza, rapporti, interferenze, intrecci  e conflitti tra mondi. Nomi comuni e nomi propri si susseguono ritmicamente in questa  prosa, che costeggia la poesia, come a catturare e a apprendere in s\u00e9 lo spazio e il tempo,  lo scorrere della vita, l\u2019aspetto degli oggetti, i gesti degli esseri umani e di tutto ci\u00f2 che \u00e8  animato, l\u2019immagine dell\u2019arte [\u2026] L\u2019originalit\u00e0 di consolo sta nel suo mirare, grazie al suo  espressionismo, il cuore profondo della Sicilia, grande corpo brulicante di vita, esuberante,  malsano, appassionato, lacerato. cerca di comprenderne il senso afferrandole ogni squarcio  che ne riveli la densit\u00e0, la fascinazione e la tremenda rovinosa disgregazione del tutto, di  un insieme di corpi che vi annaspano, vi soffrono, vi si espandono, vi si mostrano. Di contro  alle rovine cerca ritrova tante presenze vitali, appartata e figure umane che ostinatamente  resisto, che continuano, nonostante tutto, a cercare una luce.9 Riflessioni metalinguistiche sono presenti anche all\u2019interno dei testi stessi  di Consolo, ne \u00e8 un esempio il racconto Il linguaggio del bosco tratto da Le pietre  9  di Pantalica: \u00abmi rivelava il nome di ogni cosa [\u2026] e appena li nominava, sembrava  che da quel momento esistessero. Nominava una lingua di sua invenzione, una  lingua unica e personale [\u2026] e salire con lei su una quercia, un faggio o un acero,  restare a cavalcioni su un ramo e sentire immobile e muto il linguaggio del bosco\u00bb.10  Nelle opere degli altri autori trattati, il nome ha una potente funzione evocatrice e,  nel caso di Bufalino, addirittura esistenziale. Nel passo citato queste funzioni  vengono confessate, rivelate attraverso la voce sincera e immediata \u2013 intesa nel  senso di priva di mediazione \u2013 di un giovane ragazzino, conquistato dal semplice e  naturale linguaggio inventato da Amalia. Si vedr\u00e0 inoltre pi\u00f9 avanti, in particolare  durante la trattazione de Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, come la natura stessa  possieda un suo linguaggio. L\u2019approccio filologico della letteratura nei confronti della storia  Della filologia \u00e8 detto che sia la scienza delle minuzie, poich\u00e9 prende  programmaticamente in considerazione ogni particolare; il suo studio concerne il  confronto di numerosi testimoni, che si tratti di manoscritti o di descritti, ovvero di  trascrizioni di testi perduti. \u00c8 una disciplina che, attraverso la consultazione d\u2019ogni  traccia e verifica della sua attendibilit\u00e0 \u2013 dunque della sua verit\u00e0 \u2013 tenta di risalire  all\u2019origine, alla prima volont\u00e0. Un procedimento simile \u00e8 quello attuato da Consolo,  che ha portato alla titolazione di questo paragrafo e che pu\u00f2 essere riassunto nella  sua ricerca della memoria storica. Anche in quest\u2019ambito sono importanti le parole  di Ganeri: \u00abla ricostruzione memoriale \u00e8 vissuta come un\u2019alternativa intellettuale  alla violenta e sistematica uccisione del passato operata dal potere, un\u2019alternativa  che si compie perlustrando le crepe, gli interstizi della storia, alla ricerca di ci\u00f2 che  \u00e8 stato nascosto o perduto\u00bb.11  Nella prima opera di Consolo, La ferita dell\u2019aprile, pubblicata nel 1963, si  ritrovano gi\u00e0 i motivi e gli elementi stilistici ricorrenti della produzione successiva:  il citazionismo, la connotazione siciliana tramite non soltanto la descrizione  estremamente caratteristica \u2013 \u00ab\u00e8 tempo di scirocco e, s\u2019egli attacca brucia gemme  54  di fiori di mandorlo e limone\u00bb12 \u2013 ma anche attraverso la sua iconologia,13 infine la  coscienza della scrittura gi\u00e0 come inscindibile dalla memoria \u2013 \u00abe questa storia che  m\u2019intestardo a scrivere, questo fermarmi a pensare, a ricordare\u00bb14 e il tema della  caduta della luna, trapassata dal faro di Cefal\u00f9 e raccolta dal mare.15  Ne Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio la memoria pervade l\u2019opera, essa \u00e8  ovunque ed espressa con ogni mezzo: \u00e8 nella vicenda aspra e appassionata del  Risorgimento siciliano vissuto nei piccoli paesi, nel riecheggio della tradizione  letteraria antecedente16 e nei documenti citati che lo rendono a tutti gli effetti un  metaromanzo e denunciano la storia richiamando le sue stesse parole dall\u2019Archivio  di Stato di Palermo del 1857.17 Sono significativi la messa in evidenza delle  condizioni dei cavatori di pomice e l\u2019incontro con un giovane prigioniero, passi che  hanno la funzione di mettere in discussione il carattere della societ\u00e0. Nessun\u2019opera  presenta un tale studio e una cos\u00ec devota ricerca all\u2019insegna della verit\u00e0 e della  testimonianza. L\u2019autore opera un salvataggio nei confronti delle piccole storie che  hanno composto la storia di un dato tempo e di un dato luogo. Innumerevoli sono  gli aspetti che tessono il romanzo, ruotando intorno alla figura del protagonista:  l\u2019arte richiamata dal celebre dipinto di Antonello da Messina come l\u2019amore nei  confronti delle Madonie dove \u00able facolt\u00e0 dell\u2019anima si rendono sommamente  estese, vivaci, acute, e sublimi\u00bb18 e che possiedono un proprio linguaggio:  E questo linguaggio, che pur \u00e8 quello eloquente dello amore, ripercosso dalle cave rocce  nelle buie foreste, riempiendo lo spirito di una dolce malinconia lo riconcentra e invitandolo  a deporre ogni frivolezza dell\u2019umana societ\u00e0, lo eleva all\u2019idea di sublime.19 <br> 16 Ne \u00e8 un esempio l\u2019espressione \u00abEccellenza s\u00ec\u00bb tre volte ripetuta all\u2019inizio del romanzo, p. 11, e  che ricorda la medesima ripetizione presente in Federico De Roberto, I Vicer\u00e8, Garzanti, Milano,  1976, p. 5. Riecheggiano inoltre versi petrarcheschi (\u00aball\u2019aria sparsa\u00bb,  55  Questo passaggio, che ricorda quello de Il Gattopardo durante l\u2019allontanamento di Don Fabrizio dal palazzo, prova che ogni cosa che venga anche  soltanto nominata all\u2019interno del romanzo sia degna di parole che possano  ricordarla, perch\u00e9 forse nemmeno la natura \u00e8 eterna.  Andrea Camilleri lamenta ne Il Gattopardo la rappresentazione della nobilt\u00e0  come la forza frenante di un qualsiasi sviluppo, dovuta al fatto che l\u2019autore fosse  bloccato in una concezione astorica.20 In questo senso l\u2019opera di Consolo sembra  quasi un riscatto, grazie alla diversa caratterizzazione della figura del barone Enrico  Pirajno di Mandralisca, veicolo delle pi\u00f9 importanti riflessioni scaturite nell\u2019opera:  Nelle more del giudizio che dovr\u00e0 emettere codesta Corte nei riguardi degli imputati, villani  e pastori d\u2019Alc\u00e0ra [\u2026] quali in catene e quali latitanti, hanno la disgrazia di non possedere  (oltre a tutto il resto) il mezzo del narrare, a voce o con la penna, com\u2019io che scrivo, o Voi,  Interdonato, o gli accusatori, o contro parte o giudici d\u2019essi imputati abbiamo il privilegio.  E cos\u2019\u00e8 stata la Storia sin qui, egregio amico? Una scrittura continua di privilegiati. A  codesta riflessione sono giunto dopo d\u2019aver assistito a\u2019noti fatti.  Or io invoco l\u2019Essere Supremo, l\u2019Intelletto o la Ragione o Chiunque Altro ci sovrasti, a che  la mente non vacilli o s\u2019offuschi e mi regga la memoria nel rasare que\u2019fatti per come sono  andati.  E narrar li vorrei siccome narrati li aver\u00eca uno di quei rivoltosi protagonisti moschettati in  Patti, non dico don Ignazio Cozzo, che gi\u00e0 apparteneva alla classe dei civili e quindi  sapientemente nel dire e nel vergare, ma d\u2019uno zappatore analfabeta come Peppe Siena  inteso Papa, come il pi\u00f9 giovine e meno malizioso, ch\u00e9 troppe sono, e saranno, le arringhe  e le memorie, le scritte su gazzette e libelli che pendono dalla parte contraria degli imputati:  sar\u00e0 possibile questo scarto di voce o persona? No, no! Che per quanto l\u2019intenzione e il  cuore sian disposti, troppi viz\u00ee ci nutriamo dentro, storture, magagne, per nascita, cultura e  per il censo. Ed \u00e8 impostura ma \u00e8 sempre la scrittura di noi cosiddetti illuminati, maggiore  forse di quella degli ottusi e oscurati da\u2019 privilegi loro e passion di casta. Osserverete: ci  sono le istruzioni, le dichiarazioni agli atti, le testimonianze\u2026 E bene: chi verga quelle  scritte, chi piega quelle voci e le raggela dentro i codici, le leggi della lingua? Uno scriba,  un trascrittore, un cancelliere. Quando un immaginario meccanico e strumento tornerebbe  al caso, che fermasse que\u2019 discorsi al naturale, siccome il dagherrotipo fissa di noi le  sembianze. Se pure, siffatta operazione sarebbe ancora ingiusta. Poi che noi non possediam  la chiave, il cifrario atto a interpretare quei discorsi. E cade acconcio in questo luogo riferire  com\u2019 io ebbi la ventura di sentire un carcerato, al castello dei Granza Maniforti, nel paese  di Sant\u2019Agata, dire le ragioni della parlata sua sanfratellana, lingua bellissima, romanza o  mediolatina, rimasta intatta per un millennio sano, incomprensibile a me, a tutti, comecch\u00e9  dotati di un moderno codice volgare. S\u2019 aggiunga ch\u2019 oltre la lingua, teniamo noi la chiave,  il cifrario dell\u2019essere, del sentire e risentire di tutta questa gente? Teniamo per sicuro il  nostro codice, del nostro modo d\u2019 essere e parlare ch\u2019abbiamo eletto a imperio a tutti quanti:  il codice del diritto di propriet\u00e0 e di possesso, il codice politico dell\u2019acclamata libert\u00e0 e  unit\u00e0 d\u2019Italia, il codice dell\u2019eroismo come quello del condottiero Garibaldi e di tutti i suoi  seguaci, il codice della poesia e della scienza, il codice della giustizia o quello d\u2019un\u2019utopia  sublime e lontanissima\u2026 E dunque noi diciamo Rivoluzione, diciamo Libert\u00e0, Egualit\u00e0,  Democrazia, riempiamo d\u2019esse parole fogli, gazzette, libri, lapidi, pandette, costituzioni,  noi, che que\u2019 valori abbiamo gi\u00e0 conquisi e posseduti, se pure li abbiam veduti anche  distrutti o minacciati dal Tiranno o dall\u2019Imperatore, dall\u2019Austria o dal Borbone. E gli altri,  che mai hanno raggiunto i diritti pi\u00f9 sacri elementari, la terra e il pane, la salute e l\u2019amore,  la pace, la gioia e l\u2019istruzione, questi dico, e sono la pi\u00f9 parte, perch\u00e9 devono intender  quelle parole a modo nostro? Ah, tempo verr\u00e0 in cui da soli conquisteranno que\u2019 valori, ed  essi allora li chiameranno con parole nuove, vere per loro, e giocoforza anche per noi e,  vere perch\u00e9 i nomi saranno intieramente riempiti dalle cose. Che vale, allora, amico, lo  scrivere e il parlare? La cosa pi\u00f9 sensata che si possa fare \u00e8 quella di gettare via le chine, i  calamari, le penne d\u2019oca, sotterrarle, smetter le chiacchiere, finirla d\u2019ingannarci e  d\u2019ingannare.21  Questo passo, che sembra quasi essere il calco della conversazione tra il  Principe di Salina e Chevalley, 22 non riflette soltanto la tensione civile del  contenuto dell\u2019opera ma si sofferma anche sulla lingua come strumento  indispensabile all\u2019uomo, materia d\u2019ogni concetto. Anche Tano Grasso confronta le  due opere, ricordando subito che i due protagonisti sono entrambi due studiosi, ma  il primo osserva il cielo, il secondo conosce la terra.23 La lettera prosegue con  21  un\u2019apparente rinuncia a tutto e il racconto \u2013 la cui drammaticit\u00e0 \u00e8 incrementata dalla  veste lirica \u2013 degli eventi cui ha assistito e in particolare della loro conclusione:  Ho visto imprigionar costoro, le signorine Botta in uno con la madre veneranda, le cui  gentili mani aveano intessuto i fili d\u2019oro della speranza sopra quel drappo insegna della  fede\u2026 Ho visto le palle soldatesche rompere il petto del povero Spinuzza, impassibile e  fiero, biondo come un Manfredi di sveva discendenza\u2026 \u201cOffri a Dio la tua vita\u201d cos\u00ec il  carnefice non potr\u00e0 gloriarsi di avertela tolta\u201d, gli suggeriva il prete corvo, restivo, dandogli  da baciare il crocifisso. Respinse, il valoroso, il consiglio e il segno di Passione, \u201cOffro  all\u2019Italia\u201d dice \u201cla mia vita\u201d. E al silenzio che segu\u00ec alla sparatoria, lancinante, disumano  echeggi\u00f2 nell\u2019aria, proveniente da un balcone sulla piazza, Giovanna Oddo, l\u2019innamorata  dell\u2019uomo appena morto.24  Sono le sorti delle singole vite che muovono i pensieri del romanzo, poich\u00e9  la storia \u00e8 stata fatta per mano degli uomini, ma anche semplicemente attraverso di  loro, e osservarli \u00e8 il modo migliore per comprenderla e dunque per poterla  raccontare. La fine della missiva non termina con una vile rassegnazione, \u00abnon \u00e8  una dichiarazione di resa, ma una sfida inedita, un rilancio\u00bb:25 la donazione dei libri  e delle opere d\u2019arte al museo e alla scuola di Cefal\u00f9 \u00e8 una promessa per il futuro,  poich\u00e9 scrittura \u00e8 memoria, ma spesso memoria falsificata, e questo \u00e8 l\u2019unico modo  di cambiare davvero le cose: \u00absi che, com\u2019io spero, la storia loro, la storia, la  scriveran da s\u00e9, non io, o voi\u00bb.26 La differenza principale fra Il Gattopardo e  quest\u2019opera, da molti definita un\u2019anti-Gattopardo, \u00e8 che al finale del racconto \u00e8  stata donata una speranza nata dalla compresenza di voci diverse, che si oppongono all\u2019isolamento sentenzioso e altero del principe di Salina. La storia ricordata da  Consolo riesce infatti a contenere ogni esistenza la cui umile origine ha condannato  all\u2019oblio, a spiegare come conoscenza sia comprensione e infine a superare  moralmente e intellettualmente Il Gattopardo sovrapponendo ai monologhi  moraleggianti le dubbiose tensioni: \u00abla contraddizione infine nel ritrovarmi a dire,  com\u2019io dissi, dell\u2019impossibilit\u00e0 di scrivere se non si vuol tradire, creare l\u2019impostura,   e la necessit\u00e0 insieme e l\u2019impellenza a farlo\u00bb.27 A concludere l\u2019opera non sono le  parole del barone ma quelle trascritte da un muro dove erano state tracciate con del  carbone le \u00abtestimonianze personali de\u2019 protagonisti, d\u2019alcuni d\u2019essi poscia  moschettati\u00bb.28  Vent\u2019anni dopo l\u2019uscita del libro, Vincenzo Consolo si esprime in uno  scritto che confessa e spiega le ragioni dell\u2019opera, parla a riguardo del confronto  con Il Gattopardo e con la rilettura del Risorgimento da parte della letteratura  siciliana, rivela le influenze e le ispirazioni ricevute:  E passarono anni per definire il progetto, convincermi della sua consonanza con il tempo,  con la realt\u00e0, con le nuove etiche e nuove estetiche che essa imponeva, assicurarmi della  sua plausibilit\u00e0. Assicurarmi anzitutto che il romanzo storico, in specie in tema  risorgimentale, passo obbligato di tutti gli scrittori siciliani, era per me l\u2019unica forma  narrativa possibile per rappresentare metaforicamente il presente, le sue istanze e le sue  problematiche culturali (l\u2019intellettuale di fronte alla storia, il valore della scrittura  storiografica e letteraria, la \u201cvoce\u201d di chi non ha il potere della scrittura, per accennarne  solo alcune) e insieme utilizzare la mia memoria, consolidare e sviluppare la mia scelta  stilistica, linguisticamente originaria, che m\u2019aveva posto e mi poneva, sotto la lunga ombra  verghiana, nel filone dei pi\u00f9 recenti sperimentatori, fra cui spiccavano Gadda e Pasolini.  La struttura poi del romanzo, la cui organicit\u00e0 \u00e8 spezzata, intervallata da inserti documentari  o da allusive, ironiche citazioni, lo connotava come un metaromanzo o antiromanzo storico. \u201cAntigattopardo\u201d fu detto Il Sorriso con riferimento alla pi\u00f9 vicina e ingombrante cifra, ma  per me il suo linguaggio e la sua struttura volevano indicare il superamento, in senso etico,  estetico, attraverso mimesi, parodia, fratture, sprezzature, oltranze immaginative, dei  romanzi di intreccio dispiegati e dominati dall\u2019autore, di tutti i linguaggi logici,  illuministici, che, nella loro limpida, serena geometrizzazione, escludevano le \u201cvoci\u201d dei  margini [\u2026] E la risposta che posso ora darmi \u00e8 che un senso il romanzo pu\u00f2 ancora  trovarlo nella sua metafora. Metafora che sempre, quando s\u2019irradia da un libro di verit\u00e0  ideativa ed emozionale, allarga il suo spettro con l\u2019allargarsi del tempo.29  <\/li><li>L\u2019intuizione dell\u2019antico  Un\u2019opera in cui si erge con maggior individualismo il protagonista, omonimo di  quello de Il Gattopardo, \u00e8 Retablo. Tatiana Bisanti ha fatto notare, facendo  riferimento a quest\u2019opera in particolare, il legame fra esperienza estetica ed estasi  amorosa: \u00c8 attraverso il procedimento dell\u2019ekphrasis, familiare alla tradizione letteraria medievale,  che si realizza nella scrittura di Consolo quel legame fra seduzione amorosa e seduzione  artistica. Come hanno rilevato molti critici, in Consolo scrittura e arti figurative sono  strettamente collegate fra loro.30  Sembra in effetti che Consolo perpetui una sfida nei confronti dell\u2019arte e  della sua capacit\u00e0 di rappresentazione e, aggiungerei, di fissazione nel tempo. Con  ekphrasis s\u2019intende infatti una descrizione in grado di rendere visivamente l\u2019oggetto  trattato. Il titolo stesso dell\u2019opera rimanda ad una particolare forma d\u2019arte spagnola,  una pala d\u2019altare spesso costituita da degli scompartimenti. I retablos raggiungono  il periodo di maggior splendore durante il barocco, corrente con la quale la scrittura  di Consolo \u00e8 stata spesso comparata. L\u2019obiettivo di Retablo \u00e8 manifesto all\u2019inizio  del testo:  Nel modo pi\u00f9 piacevole e acconcio, giusto gli consente l\u2019ingegno suo modesto, s\u00ec che spera  voi possiate leggendolo vivere secolui il breve tempo del viaggio in quest\u2019isola lontana, in  questa terra antica degli d\u00e8i, delle arti, delle conquiste e disastrosi avanzi.31  Poco pi\u00f9 avanti prosegue con la presentazione del reale contenuto del  romanzo, reso attraverso una lunga e sentita lettera, e risponde alla principale  domanda che sorge nell\u2019accostarsi al libro: 30  Perch\u00e9 viaggiamo, perch\u00e9 veniamo fino in quest\u2019isola remota, marginale? Diciamo per  vedere le vestigia, i resti del passato, della cultura nostra e civiltate, ma la causa vera \u00e8 lo  scontento del tempo che viviamo, della nostra vita, di noi, e il bisogno di taccarsene,  morirne, e vivere nel sogno d\u2019\u00e8re trapassate, antiche, che nella lontananza ci figuriamo  d\u2019oro, poetiche, come sempre \u00e8 nell\u2019irrealt\u00e0 dei sogni, sogni intendo come sostanza  de\u2019nostri desideri. Mai sempre tuttavia il viaggio, come distacco, come lontananza dalla  realt\u00e0 che ci appartiene, \u00e8 un sognare. E sognare \u00e8 vieppi\u00f9 lo scrivere, lo scriver memorando  del passato come sospensione del presente, del viver quotidiano. E un sognare infine, in  suprema forma, \u00e8 lo scriver d\u2019un viaggio, e d\u2019un viaggio nella terra del passato.32  In questo importante passo, in questa quasi dichiarazione poetica, Vincenzo Consolo concede una risposta diversa sulla ragione che lo spinge a scrivere del  passato, rispetto a quella comunemente fornita, secondo cui l\u2019approccio alla storia  avviene sempre in modo metaforico. 33 Il viaggio \u00e8 trasposizione, un distacco  concreto che rispecchia quello interiore del protagonista. \u00c8 un ambiente aperto dal  quale non pu\u00f2 difendersi o sottrarsi, che lo colpisce nei sensi e nell\u2019intelletto. La  memoria \u00e8 \u00abvolontate\u00bb34 e \u00abragione\u00bb,35 la sua assenza comporta \u00abl\u2019abbandono  completo del mio essere a ogni pi\u00f9 varia istanza, dura inesistenza\u00bb.36  Fra le righe di Retablo domina il sentimento acuto e prorompente attraverso  cui l\u2019attenta descrizione della vicenda, dalla parvenza di sogno, prosegue. Le parole  s\u2019inseguono freneticamente, come se l\u2019autore non volesse trascurare nulla, come se  si fermasse ad osservare per poter concedere alla memoria qualcosa in pi\u00f9. Il  protagonista si reca in Sicilia per rinvenire la nobilt\u00e0 dell\u2019oggetto del suo amore, e  vi trova l\u2019arte e la storia, poich\u00e9 questo luogo \u00e8 \u00abriflesso degli astri in cielo nella  notte e nel contempo immagine di vita e di poesia\u00bb37 che sembra svelarsi a egli  soltanto. Nelle tracce dei secoli passati ritrova la bellezza e in essa il profilo della  sua donna, tratteggiato dai ricordi. Le percezioni intime e universali s\u2019intrecciano,  concedendogli d\u2019innalzarsi dalla sua condizione umana, di liberarsene seguendo  frammenti d\u2019esistenza tangibili a lui che \u00e8 \u00abcome richiamato da voci che solamente  a me si rivelavano, voci antiche e sepolte\u00bb. 38 \u00c8 la memoria che giunge al  protagonista, all\u2019artista \u00absempre lontano dalla vita, dalla gente\u00bb,39 che grazie alla sua essenza, rinunciando a quanto altri anelano, raggiunge qualcosa di remoto, infinitamente distante ma presente \u00abche ritorn\u00f2 d\u2019allora, per la parola sua, al celeste  raggio e alla memoria\u00bb.40Allora perde se stesso \u00abrapito e dimentico di tutto\u00bb41 e  ritrova un sentimento antico ed eterno:  O mia Medusa, mia Sfinge, mia Europa, mia Persefone, mio sogno e mio pensiero, cos\u2019\u00e8  mai questa terribile, maravigliosa e oscura vita, questo duro enigma che l\u2019uomo sempre ha  declinato in mito, in racconto favoloso, leggendario, per cercar di rispecchiarla, di decifrarla per allusione, per metafora? E qui tremo, pavento, perch\u00e9 mi pare di toccare il  cuor della metafora, e qui come mai mi pare di veder la vita, di capirla e amarla, d\u2019amare  questa terra come fosse mia, la terra mia, la terra d\u2019ogni uomo, d\u2019amare voi, e disperatamente\u2026Voi o la vita? O me medesimo che vivo? Com\u2019\u00e8 ambiguo, com\u2019\u00e8  incomprensivo questo molesto impulso, questo sentire intenso che chiamiamo amore!42 <br>Le parole si vestono d\u2019arcaicit\u00e0, la poesia diviene lo strumento del pensiero e il suo concretizzarsi: la metafora che cela la vita. In questo attimo di moment of  being alla Woolf, di sublime leopardiano, dopo aver rinnegato il \u00absecol nostro superbo di conquiste e di scienza, secolo illuso, sciocco e involuto\u00bb,43 giunge alla  comprensione che si pu\u00f2 ricevere soltanto se lungi da s\u00e9 stessi. Il tempo dei morti  e dei vivi, il loro ricordo che sopravvive quasi senza memoria, e l\u2019arte e la poesia  in cui s\u2019abbandona e cerca ascolto, tutto riconduce all\u2019amore. Alla fine l\u2019esistenza  si mostra nel suo significato pi\u00f9 profondo ed egli pare vedere ogni cosa nella sua verit\u00e0 universale, cos\u00ec una fanciulla appena tolta alla vita diviene \u00abil pudore, la trepidazione, il sentimento, la verit\u00e0 del mondo\u00bb. 44 Don Fabrizio \u00e8 quindi  l\u2019incarnazione della figura, cara alla tradizione, che riceve qualcosa del passato, che  \u00abvoci udiva vagando di qua, di l\u00e0, e grida, risa, urla di \u00f2mini di donne di vecchi di  fanciulli, preghiere, canti, lamenti, frasi m\u2019avvolgevano la testa in lingue  sconosciute, parole greche, puniche, sicane o el\u00ecme, o ancora pi\u00f9 antiche\u00bb.45 Si fa  egli stesso poesia, mediatore, ponendosi fra la coscienza degli uomini e ci\u00f2 che essa  ha obliato. Ogni sua percezione o sentimento appare distante, e il suo ritorno, il suo  richiamo, giunge ineffabile, carico di una profonda nostalgia. Tutto contiene  qualcos\u2019altro, \u00abviaggio si fa dentro il viaggio, ignoto nell\u2019ignoto\u00bb46 ed \u00e8 la fecondit\u00e0  della mente, l\u2019eterno processo di significazione, che non concede uno sviluppo  sistematico della trama o una divisione in capitoli, soltanto i luoghi emergono dal  flusso prevalentemente descrittivo. La fuga dall\u2019amore conduce ad un viaggio che  porta all\u2019esperienza di numerosi livelli d\u2019esistenza, gravidi dell\u2019unione inestricabile  di pensiero e sensazione. In questo senso di perdizione e turbamento, di caos, vi \u00e8  un punto fermo, il destinatario di tutto ci\u00f2 che \u00e8 contenuto nell\u2019opera, e la fedelt\u00e0 a  questo \u00e8 riassunta in queste umili parole: \u00abe mi sembrano nella memoria un unico  giardino, unico e sognato, tutti i giardini che ho conosciuto\u00bb.47 Soltanto verso la  fine dell\u2019opera, il protagonista conferisce una definizione di s\u00e9 stesso e del suo  ruolo:  Ma antichi e ricorrenti sono i naufraghi, sono d\u2019ogni epoca, d\u2019ogni avventura, sogno, d\u2019ogni  frontiera elusa, noi naufraghi d\u2019ogni storia infranta, simboli d\u2019un epilogo, involontarie  comparse attoniti spettatori di questa metafisica.  Di cui non conosciamo i confini, dimenticammo l\u2019inizio, ignoriamo la fine, ma riferiamo  incauti il vario apparire nelle luci e nei tempi irriferibili.48 La memoria \u00e8 l\u2019unica salvezza al silenzio e al vuoto e, in queste pagine del romanzo ambientate nella palude, essa si trascina a stento, priva di una connessione con il passato o con il futuro. Soltanto di fronte ai resti concreti di una civilt\u00e0  perduta, impone una sofferta riflessione storica e antropologica. Qui s\u2019intravede la  differenza fra la memoria percepita dai sensi e quella cui le tracce dell\u2019epoche  passate concedono una base concreta. Il puro sentire della memoria porta amarezza  e abbattimento, la consapevolezza di essa causa rabbia e lucida critica. Verso la fine  dell\u2019opera viene svelato il suo nesso, nel momento in cui la vita dell\u2019uomo pi\u00f9  miserevole supera d\u2019importanza l\u2019arte, \u00abil fiore d\u2019estrema civilt\u00e0\u00bb,49 otteniamo la  prova di ci\u00f2 che lentamente il testo ha cercato di farci comprendere: la poesia e la  memoria sono gli strumenti per il rinvenimento della vita stessa, nella sua forma  pi\u00f9 sincera. Simile a Il sorriso e Retablo \u00e8 la successiva Le pietre di Pantalica, una  raccolta di racconti, di ritratti di personaggi ed epoche. Con quest\u2019opera e con Lo  spasimo di Palermo, Consolo ritorna alla complessa narrazione del \u2019900. Il  fotografo tratta della permanenza in Sicilia di Robert Capa ed eleva il suo pensiero  contro gli eventi della Guerra civile spagnola e della Seconda Guerra mondiale: \u00abla  guerra era quel ragazzo morto contro un muro a secco [\u2026] la guerra era la sua Garda, l\u2019intrepida compagna, morta schiacciata sotto un carrarmato sul fronte di  Brunete\u00bb.50 Attraverso l\u2019espediente di queste due guerre, Consolo si sofferma su  una guerra eterna e universalmente sentita:  Fotografava pastori e contadini [\u2026] indifferenti a questa guerra che si svolgeva accanto a  loro. Indifferenti e fermi l\u00ec da secoli sembravano, spettatori di tutte le conquiste,  riconquiste, invasioni e liberazioni che su quel teatro s\u2019erano giocate. E sembrava che la  loro vera guerra fosse un\u2019altra, millenaria e senza fine, contro quella terra d\u2019altri, feudi di  baroni e soprastanti, avara ed avversaria, contro quel cielo impassibile e beffardo.51  Il principale motore di questa guerra viene discusso nei capitoli successivi e  sintetizzato dalla seguente espressione: \u00abla roba cc\u2019\u00e8, ma \u00e8 mala spartuta\u00bb.52  Consolo s\u2019insidia all\u2019interno della storia, raccontando ad esempio le circostanze durante le quali fu scattato uno dei capolavori di Capa per poi restituirlo:  Ecco, questa figurina densa di significato, figurina che d\u2019ora in poi vedrai riprodotta  dappertutto, su riviste e su libri, finanche sui testi di storia dei tuoi figli, io regalo a te,  lettore, sperando che il fotografo ungherese, saltato su una mina a Thai Binh, in Indocina,  un pomeriggio di maggio del \u201954, approvi dal suo cielo, col suo sguardo ironico, il mio gesto. [\u2026] incomincia a terminare l\u2019era della parola, a prendere l\u2019avvio quella  dell\u2019immagine. Ma saranno poi, a poco a poco, immagini vuote di significato, uguali e  impassibili, fissate senza comprensione e senza amore, senza piet\u00e0 per le creature sofferenti. 53  Il capitolo intitolato Il barone magico racconta Lucio Piccolo, a partire dalla  pubblicazione di 9 liriche fino alla morte, cos\u00ec come era stato per Robert Capa,  attraverso un\u2019attenta e quanto pi\u00f9 possibile ricostruzione storica. Le parole espresse  da Piccolo nel racconto sono infatti le stesse che vennero registrate da una videocamera durante una delle poche interviste concesse,54 la stessa Villa Piccolo  \u00e8 descritta nei suoi particolari, i fratelli nei modi e nelle attitudini che tuttora  vengono ricordati. Lucio Piccolo viene riconosciuto, fin dal primo incontro, come  incarnazione della figura del poeta: \u00abcapii che la nobilt\u00e0 diversa del barone era la  poesia, in lui doppiamente magica. E fastosa sognante maliosa, di preziosa favola,  di canto mai sentito\u00bb.55 Il rapporto fra il protagonista del capitolo e l\u2019autore si basa  su questa comunanza d\u2019interessi: \u00abero rimasto l\u00ec incantato, quando Lucio Piccolo  sorrise ancora, mi tese la mano e: \u00abHo un\u2019intera biblioteca di questi vecchi libri.  Venga, venga a trovarmi a Capo d\u2019Orlando\u00bb.56 Viene riportato in seguito l\u2019incontro  con Sciascia e il monito che gli mosse: \u00abSciascia, la invito a scrivere di queste nostre  terre, di questi paesi medievali\u00bb;57 infine la morte dell\u2019autore \u2013 \u00abcos\u00ec appresi della  morte di Lucio Piccolo, ch\u2019era avvenuta durante la notte. Provai dolore, ma dolore  anche per un mondo, un passato, una cultura, una civilt\u00e0 che con lui se ne  andavano\u00bb58 \u2013 e, quasi come ultimo omaggio al poeta, propone un\u2019incantevole \u2013  poich\u00e9 estremamente realistica \u2013 descrizione del paesaggio di Capo d\u2019Orlando, cos\u00ec  com\u2019era un tempo.  In Maloph\u00f2ros torna il motivo caro delle rovine:  Mi chiedo cosa avranno provato questi viaggiatori di un\u2019epoca ormai remota a trovarsi in  mezzo a queste rovine, ai templi dell\u2019acropoli, in vista di quel mare. E mi chiedo cosa avr\u00e0  mai provato l\u2019abate Fazello quando, a dorso del suo mulo o a cavallo, si trov\u00f2 per primo a  scoprire Selinunte, invasa d\u2019erbe e di rovi, di serpi e uccelli, resa deserta dalla malaria,  sepolta da secoli nell\u2019obl\u00eco. Quale terribile emozione, quale estraniamento, quale panico di  fronte al titanico caos, all\u2019affastellamento delle enormi rovine di quel tempo di Zeus nel  cui centro restava diritta una sola colonna, sfida al tempo e alle furie telluriche [\u2026] Ci sono  ormai posti remoti, intatti, non dissacrati, posti che smemorano del presente, che rapiscono  nel passato? Io avevo provato questo rapimento a Tindari [\u2026] l\u2019avevo provato a Segesta,  seduto sui gradini del tempio [\u2026] mi ricordai del tempo \u2013 tempo remotissimo, arcaico \u2013 in  cui per Omero, i tragici, per Erodoto, Diodoro, Tucidide, ero preso dalla passione per  l\u2019antico; del tempo dei miei viaggi alla scoperta dell\u2019archeologia, in cui la Sicilia era un\u2019isola surreale o metafisica, con solo citt\u00e0 sepolte, necropoli, latom\u00ece, ipogei pieni di  sarcofagi di marmo luminoso, di neri lucidi crateri con d\u00e8i ed eroi graffiti, con templi teatri  agorai di citt\u00e0 morte in luoghi remoti, deserti, incontaminati.59  Le righe riportate condensano il fascino sub\u00ecto dalle tracce dell\u2019antichit\u00e0, da  quelli che potremmo chiamare i correlativi oggettivi, le metonimie delle epoche  passate. La caduta nell\u2019antro del tempo viene solitamente percepita in solitudine,  come avviene nel capitolo Selinunte greca contenuto in Retablo. In questo caso  invece la forza motrice e rammemoratrice \u00e8 in grado di trascinare a s\u00e9 ogni cosa:  Persone reali, qui con me, su questa collina di Maloph\u00f2ros, in questo radioso mattino del  primo giorno dell\u2019anno, che pure a poco a poco svanivano, venivano prese in un vortice,  precipitavano con me nel pozzo di Ecate, incontro alle divinit\u00e0 sotterranee, nel mistero e  nell\u2019oscurit\u00e0 invita del Tempo.60  Il capitolo pi\u00f9 interessante e significativo \u00e8 La casa di Icaro, il racconto di  Uccello che s\u2019impegna a salvare quanti pi\u00f9 oggetti possibili e a custodirli nel suo  museo etnologico a Palazzolo \u00abche non era il solito museo morto, polveroso [\u2026] \u03bf  freddamente scientificizzato, sotto vetro, illuminato da faresti, didascalizzato [\u2026]  ma una casa viva\u00bb:61  E non raccoglie solo cose, oggetti, ma canti, racconti, leggende, tradizioni popolari. Con  frenesia, con forza, con accanimento, in lotta con gli speculatori, con i nuovi piccoloborghesi  che, nelle case fresche di cemento [\u2026] volevano anche il pezzo di carretto, il pupo  paladino, il vaso di terracotta, il dipinto su vetro, cose che il giorno prima avevano distrutto  o dato al rigattiere. In lotta con il seppellimento e con l\u2019oblio.62  La riflessione che attraversa il capitolo s\u2019intreccia con la letteratura, quasi  essa potesse rappresentare un mondo a parte, esistito in qualche tempo:  Cominciano a spuntare le ciminiere col pennacchio di fuoco delle raffinerie lungo quel  litorale di miti, quella costa tra Augusta e Siracusa, a ridosso di quel mare in cui il professor  La Ciura incontra la sirena Lighea del Lampedusa. E Vittorini [\u2026] girava in quel periodo  su per gli Iblei, Erei, Madonie, lungo itinerari lombardo-siculi, d\u2019attivismo e industria per  l\u2019uomo, incontrando citt\u00e0 belle, gente felice e bella, ragazzi e fanciulli allegri fuggiti da  vecchi mondi statici, camionisti febbrili in viaggio per le costruzioni di speranze, contadini  cavalieri in marcia per cospirazioni contro ingiustizie della storia.63  Il riferimento a Vittorini riconduce a due opere in particolare: Le citt\u00e0 del  mondo, nella quale \u00e8 presente una riflessione secondo cui nei luoghi belli vi sia  gente buona, 64 e Le donne di Messina, i cui protagonisti sono contadini che  viaggiano su dei camion, ognuno nella ricerca di qualcosa.  La conclusione del capitolo riporta quasi un\u2019investitura poetica:  E ora che sei migrato per sempre, caro Uccello, io rispondo a quella tua richiesta di fare  tutto il possibile\u2026  E il possibile \u00e8 questo, di ricordarti, dagli spazi chiusi di questa nostra frigida vita, con  affetto e rimpianto, dolce e feroce, cantore e predatore di memorie, di reliquie del mondo  trapassato di fatica e di dolore, vero, umano, per il quale non nutrivi nostalgia, ma desiderio,  speranza di riscatto.65   L\u2019opera si conclude con un viaggio, il tema del nostos in fondo attraversa  l\u2019intera produzione consoliana, dai viaggi per mare ne Il sorriso a Lo spasimo di  Palermo:  Io non so che voglia sia questa, ogni volta che torno in Sicilia, di volerla girare e girare, di  percorrere ogni lato, ogni capo della costa, inoltrarmi all\u2019interno, sostare in citt\u00e0 e paesi, in  villaggi e luoghi sperduti, rivedere vecchie persone, conoscerne nuove. Una voglia, una smania che non mi lascia star fermo in un posto. Non so. Ma sospetto sia  questo una sorta d\u2019addio, un volerla vedere e toccare prima che uno dei due sparisca.66  L\u2019autore si ferma nella Siracusa di Vittorini, deturpata e sconsacrata dalle  raffinerie, nella Comiso di Bufalino e infine nella Palermo incrostata del sangue dei delitti di mafia. Lo squallore e il disincanto portano ad una condizione disperata che  si risolve in un\u2019unica promessa incorruttibile: Ah Ifigenia, ah Oreste, ah Pilade, ah ancelle della sacerdotessa d\u2019Artemide, quale  disinganno, quale altro dolore per voi che tanto avete bramato la patria lontana! V\u2019auguro,  mentre eleggiate felici verso la Grecia, che venti e tempeste vi sospingano altrove, che mai possiate vedere Argo, distrutta durante il vostro esilio, ridotta a rovine, a barbara terra,  pi\u00f9 barbara della Tauride che avete lasciato. Vi resti solo la parola, la parola d\u2019Euripide, a  mantenere intatta, nel ricordo, quella vostra citt\u00e0.67  Il rapporto fra scrittura e memoria \u00e8 ribadito poco pi\u00f9 avanti: \u00abnon rester\u00e0  compagna, figlio o amico; ricordo, memoria; libro parola\u00bb. 68 La particolarit\u00e0  dell\u2019opera \u00e8 il suo essere popolata di verit\u00e0 storiche: come era avvenuto per Il  sorriso, Consolo riprende personaggi realmente esistiti e ne rievoca le storie, facendole proprie. La stessa vicenda della casa museo \u00e8 tratta dall\u2019attivit\u00e0 di  recupero e conservazione perpetuata da Antonio Uccello.69  L\u2019olivo e l\u2019olivastro si apre accostando sempre \u00absogno, ricordo e  nostalgia\u00bb,70 invocando l\u2019antichit\u00e0, \u00abtracce, prove d\u2019una storia frantumata, d\u2019una  civilt\u00e0 distrutta, d\u2019uno stile umano cancellato\u00bb,71 \u00abun mondo separato, remoto e  ignoto\u00bb,72 e ricordando cos\u00ec la dipendenza fra storia, arte e umanit\u00e0. Il personaggio di Ulisse, il particolare e sentito racconto non di un eroe ma di un naufrago \u2013 figura  ricorrente nel testo \u2013 riporta un interessante riferimento: \u00abrimorsi che lo spingono  a varcare la soglia dell\u2019umano, a spingersi, vivo, nel regno dei morti, a dialogare,  per lenire le ferite del suo animo, con le ombre dei trapassati\u00bb,73 qui sembrano  tornare le ragioni del viaggio espresse in Retablo. Come avviene in uest\u2019ultima, l\u2019autore definisce il suo ruolo: \u00abio sono il messaggero, l\u2019\u00e0nghelos, sono il vostro  medium, a me \u00e8 affidato il dovere del racconto: conosco i nessi, la sintassi, le  ambiguit\u00e0, le malizie della prosa, del linguaggio\u00bb.74 Per la prima volta, rispetto alle  opere trattate, viene riconosciuta l\u2019importanza della scrittura e dei suoi metodi,  svelando in un Consolo \u2013 riprendendo l\u2019espressione usata da Elvira Sellerio nei confronti di Gesualdo Bufalino \u2013 un vero \u00abpadrone della lingua\u00bb.75<br> Soggetto del libro \u00e8 il passato, storico e mitologico, della Sicilia, i cui autori  si muovono come personaggi: Verga, Pirandello, De Roberto. Le riflessioni e gli  atteggiamenti di questi risentono del tempo e dello spazio in cui si muovono e da  cui provengono:  Verga inforc\u00f2 gli occhiali, spieg\u00f2 i fogli e si mise a leggere. Pirandello lo osserv\u00f2 ancora e  gli sembr\u00f2 lontano, irraggiungibile, chiuso in un\u2019epoca remota, irrimediabilmente  tramontata. Temette che n\u00e9 il suo, n\u00e9 il saggio di Croce, n\u00e9 il vasto studio del giovane Russo  avrebbero mai potuto cancellare l\u2019offesa dell\u2019insulsa critica, del mondo stupido e perduto,  a quello scrittore grande, a quell\u2019Eschilo e Leopardi della tragedia antica, del dolore, della  condanna umana. Pens\u00f2 che, al di l\u00e0 dell\u2019esterna riconoscenza, delle formali onoranze, in  quel tempo di lacerazioni, di violenza, di menzogna, in quel tramonto, in quella notte della  piet\u00e0 e dell\u2019intelligenza, il paese, il mondo, avrebbe ancora e pi\u00f9 ignorato, offeso la verit\u00e0,  la poesia dello scrittore.76  Sono citati anche Sciascia e Vittorini, il quale introduce l\u2019ansia della fuga e  del ritorno: \u00abcomincio a sentire una certa inquietudine, una certa insofferenza: mi  sembra di essere imprigionato nella forma di \u201cquello che resta in Sicilia\u201d\u2026 E questo  Vittorini mi prediceva\u00bb.77 L\u2019amara contraddizione tra bellezza e noncuranza, tra  antichit\u00e0 e ignoranza, tra olivo e olivastro dunque tra colto e selvatico \u00e8 fortemente  sentita dagli autori siciliani, eppure sono loro, a volte dopo essere andati via, come  nel caso di Consolo e Vittorini vissuti a Milano, a farvi fedelmente ritorno con la  scrittura e a ricordarla:  In Siracusa \u00e8 scritta, come in ogni citt\u00e0 d\u2019antica gloria, la storia dell\u2019umana civilt\u00e0 e del suo  tramonto. [\u2026] sciogliere un canto di nostalgia d\u2019emigrato a questa citt\u00e0 della memoria sua  e collettiva, a questa patria d\u2019ognuno ch\u2019\u00e8 Siracusa, ognuno che conserva cognizione dell\u2019umano, della civilt\u00e0 pi\u00f9 vera, della cultura. Canto di nostalgia come quello delle  compagne d\u2019Ifigen\u00eca, schiave nella Tauride di pietre e d\u2019olivastri. Ch\u00e9 questa \u00e8 oggi la  condizione nostra, d\u2019esiliati in una terra inospitale, cacciati da un\u2019umana Siracusa, dalla  citt\u00e0 che continuamente si ritrae, scivola nel passato, si fa Atene e Argo, Costantinopoli e  Alessandria, che ruota attorno alla storia, alla poesia, poesia che da essa muove ad essa  va.78  E prosegue poco pi\u00f9 avanti: \u00abin un luogo di magherie, memorie, rimpianti,  nostalgie viviamo, noi qui rimasti\u00bb.79 Un senso simile si coglie in Nottetempo, casa  per casa: \u00aba volte sono inquieti i morti, si negano alla pace, s\u2019impuntano alle soglie,  dimoran nei paraggi, lamentano il distacco, dolorano come i vivi di memoria, di  rimpianto\u00bb.80 La trama del romanzo si muove su luoghi antichi e fa affiorare un  livello di coscienza pi\u00f9 profondo:  In nuovi mondi o antichi, in luoghi ignoti risediamo. O ignote forme, presenze vaghe,  febbrili assenze, noi aneliamo verso dimore perse, la fonte ove s\u2019abbevera il passero, la quaglia, l\u2019antica et\u00e0 sepolta, immemorabile.81  <br> Cos\u00ec le vicende narrate vengono interrotte da pensieri provenienti da troppo  lontano perch\u00e9 possano essere identificati: \u00abe il suo dolore sembr\u00f2 a Petro sorto  [\u2026] da qualcosa che aveva preceduto la sua, la nascita degli altri. Era cos\u00ec per lui,  per la famiglia o pure per ogni uomo, per ogni casa? Di questo luogo, di questa terra  in cui era caduto a vivere, di ogni terra?\u00bb.82 Il sentimento che si fa universale ricorda<br> le opere di Elio Vittorini, cos\u00ec come lo sguardo rivolto ai personaggi:<br> E gi\u00f9 nel buio lieve, la mole della Rocca, le case del paese accovacciate sotto, strette fra la  sua base e il mare, intorno al guardiano, il maniero, la grande cattedrale. Dal piano d\u2019essa,  da quel cuore part\u00ec con il pensiero a ripercorrere ogni strada vicolo cortile, a rivedere ogni  chiesa convento palazzo casa, le famiglie dentro, padri figli, i visi loro, rievocarne i nomi,  le vicende. Sentiva d\u2019essere legato a quel paese, pieno di vita storia trame segni monumenti.  Ma pien soprattutto, piena la sua gente, della capacit\u00e0 d\u2019intendere e sostenere il vero,  d\u2019essere nel cuore del reale, in armonia con esso. Fino a ieri. Ora sembrava che un terremoto  grande avesse creato una frattura, aperto un vallo fra gli uomini e il tempo, la realt\u00e0, che una smania, un assillo generale, spingesse ognuno nella sfasatura, nella confusione,  nell\u2019insania. E corrompeva il linguaggio, stracangiava le parole, il senso loro.83  L\u2019accostamento fra l\u2019umanit\u00e0 e il linguaggio testimonia ancora una volta il  nesso inscindibile che li lega e che l\u2019attenzione operata da Consolo nei confronti  della lingua derivi da un profondo senso di appartenenza e dipendenza riconosciuto  tra i due.  Infine Lo spasimo di Palermo, ultimo romanzo, rappresenta  cronologicamente la ripresa della conclusione de Le pietre di Pantalica, non si  perde mai ma registra lucidamente gli scempi della seconda met\u00e0 del secolo, di cui  sono protagonisti i delitti di mafia e il cosiddetto \u201csacco di Palermo\u201d, che fa  riferimento al boom edilizio che stravolse il panorama architettonico e  paesaggistico della citt\u00e0. L\u2019opera disperata racconta la distruzione \u2013 \u00abs\u2019apr\u00ec subito  il cantiere, sventrarono il giardino\u00bb84 \u2013 dopo molto tempo e con rammarico, poich\u00e9 consapevole della funzione e delle possibilit\u00e0 della letteratura: \u00abaveva tentato   infinite volte la scrittura, lettere memorie resoconti, ma l\u2019orrore nasceva puntuale  per quell\u2019ordine assurdo, quel raggelare la ferita, quella codificazione miserevole  dell\u2019assenza prima e poi assoluta, dell\u2019improvviso vuoto, dello sgomento fisso\u00bb.85  L\u2019autore si svela protagonista, dal momento che riferisce, come frammento di un  libro del protagonista, dello scrittore Gioacchino, una citazione da Le pietre di  Pantalica, 86 e rivela cos\u00ec la veridicit\u00e0 delle immagini contenute nel romanzo,  manifestandosi non pi\u00f9 come ideatore di esse, ma semplicemente come testimone.  L\u2019ultima opera dell\u2019autore, pubblicata due anni prima della morte, \u00e8 Il teatro del sole, il titolo allude alla Piazza dei Quattro Canti di Palermo: \u00abl\u00e0 era il libro di  storia pi\u00f9 chiaro, il nuovo libro che i vicer\u00e9 avevano scritto sopra un altro pi\u00f9 antico  e consunto\u00bb.87 Si tratta di un vero e proprio teatro, nel quale \u00e8 la storia ad andare in  scena, con tutti i suoi protagonisti:  Mezzogiorno, l\u2019ora sacra, il tempo dell\u2019arresto, della luce sospesa, delle apparizioni [\u2026]  Non fauni e ninfe apparivano, ma fantasmi per via Toledo, invadevano il Teatro del Sole  [\u2026] Che rimescolio di razze, di lingue, in questa turba vitale, invadente, in questi  dominatori venuti dal mare, dai deserti lontani, in questi guerrieri audaci e sereni coltivatori  di palme, d\u2019ulivi, di cedri! Sono insieme arabi, persiani, egizi, libici, sudanesi, berberi,  spagnoli, tutti uniti nella fede in Allah. Sono rudi, incolti, feroci e sapienti, dottissimi, cultori di numeri, astronomie, raffinati poeti [\u2026] Ruggeri e Guglielmi d\u2019Altavilla  seguivano, in ancor pi\u00f9 sontuosa parata [\u2026] Svanisce lo screziato bagliore normanno ed \u00e8  la volta dello Stupore del Mondo, del \u201cVento di Soave\u201d, del rosso Federico, del grande  imperatore. Viene al galoppo sul bianco destriero, in mantello di porpora, la mano del guanto di cuoio su cui affondano gli artigli del falco. Gli fanno corteggio vassalli,  cancellieri, notari, poeti della nuova lingua volgare, Pier delle Vigne, Iacopo da Lentini  [\u2026] vengono ora i cattolici potenti di Spagna.88  Tutto questo si mostra all\u2019autore che si ferma ad osservare nel Teatro del sole e che  al fine tenta di liberarsi da questa vertigine: \u00absmuovo le mani nell\u2019aria per frugare  l\u2019affanno, frantumare allucinazioni, fantasmi. Cerco di muovere i passi, fuggire dall\u2019incantesimo, da quello spazio stregato, dalla lunga storia angosciosa di questa  superba citt\u00e0, dell\u2019incantevole isola, che in figure, in ossessione mi viene\u00bb.89   Quest\u2019ultima riga, che riecheggia il verso di Piccolo \u00abla vita in figure mi viene\u00bb,90  riassume l\u2019intera produzione consoliana, nella quale la narrazione si nutre di  immagini giunte da lontano, da un tempo ricordato o semplicemente riconosciuto  nelle tracce che ne sono sopravvissute. <br><br>***<br><br><em>1 CESARE SEGRE, Un profilo di Vincenzo Consolo, in Consolo L\u2019opera completa, Mondadori,  Milano, 2015 p. XVI.  2 Cfr. ivi, p. XVII. <\/em><\/li><li><em> 3 VINCENZO CONSOLO, Intervista di Isabella Donfrancesco, \u00abScrittori per un anno\u00bb, 23  gennaio 2012, https:\/\/youtu.be\/Yo7lllJ9Az0.<\/em><\/li><li><em> 4 Ibidem  51  5 C. SEGRE, Un profilo di Vincenzo Consolo, cit., p. XX.<\/em><\/li><li><em> 6 V. CONSOLO, Le pietre di Pantalica, cit., pp. VIII-X.<\/em><\/li><li><em> 7 MARGHERITA GANERI, Postmodernismo, Editrice Bibliografica, Milano, 1998, p. 55.  8 Ivi, p. 56  52  GIULIO FERRONI, Vincenzo Consolo, lo scrittore che ha saputo raccontare il respiro della<\/em><\/li><li><em> Sicilia, L\u2019Espresso, 9 gennaio 2022, pp.68-69, ttp:\/\/vincenzoconsolo.it\/?cat=4  53  10 Ivi, p. 56.  11 Ivi, p. 55.  12 Ivi, p. 66.  13 Cfr. ibidem<\/em><\/li><li><em> 14 Ivi, p. 96.  15 VINCENZO CONSOLO, La ferita dell\u2019aprile, Mondadori, Milano, 2013, p. 28.  p. 107 cfr. F. Petrarca,<\/em><\/li><li><em> Canzoniere, Mondadori, Milano, 2018, p. 443, v.1, \u00aberano i capei d\u2019oro a l\u2019aura sparsi\u00bb) e  leopardiani.  17 Cfr. VINCENZO CONSOLO, Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, Mondadori, Milano, 2019, p. 55  18 Ivi, p. 55.<\/em><\/li><li><em> 19 Ivi, p. 26.  20 Cfr. ANDREA CAMILLERI, Leonardo Sciascia, le opere raccontate da Pif e Andrea<\/em><\/li><li><em> Camilleri, BIF&amp;ST, 2014, https:\/\/youtu.be\/MDYR9npqhnc. <br> V. CONSOLO, Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, cit., pp. 98-100.<\/em><\/li><li><em> 22 Cfr. G. TOMASI DI LAMPEDUSA, Il Gattopardo, cit., pp. 204-219.<\/em><\/li><li><em> 23 TANO GRASSO, Dentro \u201cIl sorriso dell\u2019ignoto marinaio\u201d e nel romanzo di Tomasi di<\/em> <em> Lampedusa due modi di essere siciliani. Opposti, in \u00abL\u2019Espresso\u00bb, 9 gennaio 2022, p. 70<\/em><\/li><li><em> http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?cat=4. <br> 24 V. CONSOLO, Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, cit., p. 101.<\/em><\/li><li><em> 25 T. GRASSO, Dentro \u201cIl sorriso dell\u2019ignoto marinaio\u201d e nel romanzo di Tomasi di Lampedusa<\/em><\/li><li><em> due modi di essere siciliani. Opposti, cit., p. 71.<\/em><\/li><li><em> 26 Ivi, p. 102.   27 Ivi, p. 105.<\/em><\/li><li><em> 28 Ivi, p. 106.<\/em><\/li><li><em> 29 VINCENZO CONSOLO, Nota dell\u2019autore, vent\u2019anni dopo, in Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio,<\/em><\/li><li><em> Mondadori, Milano, 2019, pp. 153-154.<\/em><\/li><li><em>  TATIANA BISANTI, Seduzione amorosa e seduzione artistica in Retablo di Vincenzo Consolo,  in \u00abOpen Edition Journal\u00bb, Images litt\u00e9raries de la societ\u00e9 contemporaine, 2006,<\/em><\/li><li><em> https:\/\/doi.org\/10.4000\/cei.813.<\/em><\/li><li><em> 31 V. CONSOLO, Retablo, cit., p. 19.<\/em><\/li><li><em>  32 Ivi, p. 53<\/em><\/li><li><em> 33 V. CONSOLO, Intervista di Isabella Donfrancesco, in \u00abScrittori per un anno\u00bb, 23 gennaio 2012,<\/em><\/li><li><em> https:\/\/youtu.be\/Yo7lllJ9Az0.<\/em><\/li><li><em> 34 V. CONSOLO, Retablo cit. p. 60.<\/em><\/li><li><em> 35 Ibidem  36 Ibidem  37 Ivi, p. 68.<\/em><\/li><li><em>  38 Ivi, p. 74.  39 Ivi, p. 72.<\/em><\/li><li><em> 40 Ivi, p. 74. Il passo richiama Leopardi, La ginestra, \u00abtorna al celeste raggio \/ dopo l\u2019antica<\/em><\/li><li><em> obblivion\u00bb, Canti, Mondadori, Milano, 2016, p. 231, vv. 269-270.<\/em><\/li><li><em> 41 Ivi, p. 76.  42 Ivi, p. 77.<\/em><\/li><li><em> 43 Ivi, p. 73. Altro riferimento a Leopardi, La ginestra, \u00absecol superbo e sciocco\u00bb, v. 53.<\/em><\/li><li><em> 44 Ivi, p. 78.   45 Ivi, p. 76.<\/em><\/li><li><em> 46 Ivi, p. 80.  47 Ivi, p. 68.<\/em><\/li><li><em> 48 Ivi, p. 83.   49 Ivi, p. 94.<\/em><\/li><li><em> 50 Le pietre di Pantalica, cit., p. 22.<\/em><\/li><li><em> 51 Ibidem  52 Ivi, p. 52.<\/em><\/li><li><em>  53 Ivi, p. 23.  54 Cfr. p. 109.<\/em><\/li><li><em> 55 Ivi, p. 105.  56 Ivi, p. 109.<\/em><\/li><li><em> 57 Ivi, p. 111.  58 Ivi, p. 112.<\/em><\/li><li><em>  53 Ivi, p. 23.  54 Cfr. p. 109.<\/em><\/li><li><em> 55 Ivi, p. 105.  56 Ivi, p. 109.<\/em><\/li><li><em> 57 Ivi, p. 111.  58 Ivi, p. 112.<\/em><\/li><li><em>  59 Ivi, pp. 88-9.1 60 Ivi, p 94. 61 Ivi, p 99.<\/em><\/li><li><em>  62 Ivi, p 98.  63 Ivi, p 97.<\/em><\/li><li><em> 64 Cfr. ELIO VITTORINI, Le citt\u00e0 del mondo, Bompiani, Milano, 2021, p. 93.  65 Le pietre di Pantalica, cit., p 101.<\/em><\/li><li><em>  66 Ivi, p. 139.  67 Ivi, p 130.<\/em><\/li><li><em> 68 Ivi, p. 132.  69 Cfr. http:\/\/www.casa-museo.it\/<\/em><\/li><li><em> 70 V. CONSOLO, L\u2019olivo e l\u2019olivastro, cit., p. 6.<\/em><\/li><li><em>   71 Ivi, p. 7.  72 Ivi, p. 25.<\/em><\/li><li><em> 73 Ivi, p. 16.  74 Ivi, p. 33.<\/em><\/li><li><em> 75 ELVIRA SELLERIO, Gesualdo Bufalino \u2013 L\u2019altro 900 &#8211; Documentario, 2020,<\/em><\/li><li><em> https:\/\/youtu.be\/1ql9eG8wG3k.<\/em><\/li><li><em> 76 V. CONSOLO, L\u2019olivo e l\u2019olivastro, cit., pp. 59-60.<\/em><\/li><li><em>  77 Ivi, p. 11.<\/em><\/li><li><em> 78 Ivi, cit. pp. 73-74.<\/em><\/li><li><em> 79 Ivi, cit. p. 94.<\/em><\/li><li><em> 80 V. CONSOLO, Nottetempo, casa per casa, cit., p. 17.<\/em><\/li><li><em> 81 Ivi, p. 54.<\/em><\/li><li><em>  85 Ivi, p. 44.  86 Cfr. V. CONSOLO, Lo spasimo di Palermo, cit., p. 97.<\/em><\/li><li><em> 87 VINCENZO CONSOLO, Il teatro del sole, Interlinea, Novara, 1999, p. 7.  88 Ivi, pp. 9-11.<\/em><\/li><li><em>   89 Ivi, p. 13.<\/em><\/li><li><em> 90 L. PICCOLO, Gioco a nascondere, Canti barocchi e altre liriche, cit., p. 19. <\/em><\/li><\/ol>\n\n\n\n<p>Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia<br> Dipartimento di Lettere e culture moderne<br> Corso di laurea in Lettere moderne<br>relatore Giorgio Nisini<br>A.A. 2021-2022<br><br><em>Leonardo Sciascia, Lucio Piccolo, Vincenzo Consolo.<br>Villa Piccolo<\/em><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"593\" class=\"wp-image-1609\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/scansione0010.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/scansione0010.jpg 2238w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/scansione0010-300x223.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/scansione0010-768x570.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/scansione0010-1024x760.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sara de Franchis La funzione testimoniale del linguaggio Da due grandi autori, Lucio Piccolo e Leonardo Sciascia, Vincenzo Consolo trae rispettivamente l\u2019interesse per la poesia europea, a lungo studiata e consultata dall\u2019uomo rinchiuso nella sua villa a Capo d\u2019Orlando, e la volont\u00e0 di una scrittura impegnata. 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