{"id":2838,"date":"2022-09-25T10:37:00","date_gmt":"2022-09-25T10:37:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2838"},"modified":"2022-10-04T10:38:56","modified_gmt":"2022-10-04T10:38:56","slug":"nulla-e-sicuro-ma-scrivi-il-citazionismo-etico-in-retablo-di-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2838","title":{"rendered":"\u00abNulla \u00e8 sicuro, ma scrivi\u00bb: il citazionismo etico in \u2018Retablo\u2019 di Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"451\" height=\"637\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/retablorid.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-735\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/retablorid.jpg 451w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/retablorid-212x300.jpg 212w\" sizes=\"(max-width: 451px) 100vw, 451px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><em>di Agnese Macori<\/em><\/h3>\n\n\n\n<p>\u00abVeritas\u00bb: \u00e8 questo il titolo di\nuna delle tre parti che compongono <em>Retablo<\/em>,\nromanzo pubblicato da Sellerio nel 1987.<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a> Il\ntitolo fa riferimento al termine spagnolo utilizzato per indicare un polittico,\nuna pala d\u2019altare composta da tre pannelli: tre infatti sono le sezioni del\nlibro, giustapposte una all\u2019altra, in quanto tre versioni diverse della\nmedesima vicenda. Ma <em>retablo <\/em>\u00e8 anche\nuna citazione del <em>Retablo de las\nmaravillas <\/em>di Cervantes, la cui trama viene dichiaratamente ripresa per\nfarne un breve episodio incastonato tra le pagine del romanzo: il Cavalier\nClerici, nobile milanese in viaggio attraverso la Sicilia, assiste per le\nstrade di Alcamo a una truffa da parte di due artisti di strada ai danni dei\nloro ingenui spettatori, e si accorge che l\u2019inganno \u00e8 lo stesso sui cui si basa\nl\u2019atto unico di Cervantes.<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a> Ma\nnon \u00e8 questa l\u2019unica citazione presente nel romanzo, che anzi \u00e8 fittamente\nintessuto di riferimenti ipertestuali. Un\u2019altra fonte importante, per esempio, individuata\ntra gli altri da Bellanova, \u00e8 l\u2019<em>Italianische Reise <\/em>di Goethe: <\/p>\n\n\n\n<p>In\n<em>Italianische Reise <\/em>di Goethe, in particolare, Consolo coglie la ricerca\ndi una rinascita, un cammino a ritroso verso le radici della civilt\u00e0 e della\ncultura che ha la sua necessaria conclusione proprio in Sicilia. Qui si svelano\nal viaggiatore del Nord, come in una iniziazione misterica, gli straordinari\nprodigi dei templi e dei marmi e, in questo, l\u2019<em>Odissea<\/em> diventa \u201cparola\nviva\u201d: attraverso l\u2019arte figurativa gli si svela la grandezza della poesia\nepica antica.<a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>\n<\/p>\n\n\n\n<p>Per comprendere a pieno questi\nriferimenti ad altre opere letterarie, \u00e8 utile rifarsi al saggio <em>La metrica della memoria<\/em>, in cui Consolo\nripercorre brevemente la sua produzione narrativa, fornendo le coordinate per\ninterpretare ciascuna delle sue opere, affermando, a proposito di <em>Retablo<\/em>, che \u00abper i rimandi, le\ncitazioni esplicite e no, per la struttura, il risultato del racconto \u00e8 di un\nipertesto letterario e di un palinsesto\u00bb.<a href=\"#_ftn4\">[4]<\/a> Proprio\nalla luce di queste considerazioni dell\u2019autore, si rende necessario soffermarsi\nbrevemente sulla nozione di \u00abpalinsesto\u00bb nell\u2019uso specifico e particolare che\nne fa Consolo. A tal proposito credo possa essere illuminante un aneddoto di\nCesare Segre, il quale ricorda, a proposito di <em>Lunaria:<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Quando\nConsolo mi mise tra le mani il meraviglioso libretto, e io gli mostrai di\nriconoscerne alcune fonti, invece di chiudersi nell\u2019enigma mi procur\u00f2 la\nfotocopia dei testi cui pi\u00f9 si era ispirato, lieto che io ripercorressi i suoi\nitinerari. Mai come in questo caso la letteratura cresce su se stessa, e se ne\nvanta. Il lettore deve partecipare, come in un gioco, all\u2019invenzione dello\nscrittore.<a href=\"#_ftn5\">[5]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Alla base delle citazioni di\nConsolo vi \u00e8 dunque l\u2019idea che non si scrive mai nel vuoto, e la convinzione\nche \u00abbisogna sapere con esattezza cosa ci ha preceduto e cosa si sta svolgendo\nintorno a noi\u00bb, abbandonando qualsiasi illusoria pretesa di una letteratura\ningenua e vergine.<a href=\"#_ftn6\">[6]<\/a>\nLe citazioni e le riscritture sono in questo senso il segno evidente del fatto\nche si scrive sempre su una pagina gi\u00e0 scritta: da qui l\u2019idea di una scrittura\npalinsestica. \u00c8 da notare che la nozione stessa di \u00abpalinsesto\u00bb sia una\nevidente assonanza al lavoro di Genette che, proprio in quegli anni, aveva\ntracciato un\u2019esaustiva mappa di quella che aveva definito \u00abla letteratura al\nsecondo grado\u00bb.<a href=\"#_ftn7\">[7]<\/a>\nIn particolare, dei cinque tipi di <em>transtestualit\u00e0\n<\/em>individuate in <em>Palimpsestes<\/em>, sono\ndue quelle che riguardano pi\u00f9 da vicino l\u2019opera di Consolo: l\u2019intertestualit\u00e0 e\nl\u2019ipertestualit\u00e0. L\u2019<em>intertestualit\u00e0<\/em>\nviene definita come \u00abla relazione di copresenza fra due testi\u00bb, che solitamente\nsi risolve nella \u00abpresenza effettiva di un testo in un altro\u00bb: in questa\ncategoria rientrano la citazione, il plagio e l\u2019allusione.<a href=\"#_ftn8\">[8]<\/a>\nMentre il termine <em>ipertestualit\u00e0<\/em> fa\nriferimento a \u00abogni relazione che unisca un testo B [\u2026] a un testo A [\u2026] sul\nquale si innesta in una maniera che non \u00e8 quella del commento\u00bb: in questa\ncategoria molto ampia rientrano le varie forme di riscrittura o di <em>pastiche<\/em>.<a href=\"#_ftn9\">[9]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Le due forme di transtestualit\u00e0\nagivano gi\u00e0 nella prima produzione di Consolo. In particolare Turchetta, a\nproposito de <em>La ferita dell\u2019aprile<\/em>, suggerisce la presenza di alcune\nriprese intertestuali di testi fondamentali del modernismo europeo: non solo\ngi\u00e0 il titolo <em>La ferita dell\u2019aprile<\/em> si\npresta a essere letto come un rimando ad \u00abApril is the cruellest month\u00bb, verso\nincipitario di <em>The Waste Land<\/em> com\u2019\u00e8\nnoto, ma vengono individuate analogie strutturali e tematiche (l\u2019educazione di\nun giovane in una scuola di preti) anche con <em>A Portrait of the Artist as a Young Man <\/em>di Joyce.<a href=\"#_ftn10\">[10]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Ma il gioco intertestuale\nraggiunge il suo apice in <em>Lunaria,<\/em> la cui natura di riscrittura al\nquadrato \u00e8 segno di un mutato rapporto tra la letteratura e il mondo, nella\nmisura in cui alla letteratura sembrano essere necessari un numero sempre\nmaggiore di \u00ablivelli di realt\u00e0\u00bb da frapporre tra s\u00e9 e il suo oggetto. L\u2019intertestualit\u00e0\nnon si riduce per\u00f2 a quella che Genette ha definito <em>ipertestualit\u00e0<\/em>, ma assume in <em>Lunaria<\/em>\nl\u2019aspetto di un\u2019infinita trama di citazioni a tema appunto lunario, che attinge\na piene mani dalla tradizione letteraria italiana e non solo. Sono citati, e si\nnominano solo i casi pi\u00f9 lampanti a una prima lettura, Dante, Ariosto,\novviamente Leopardi, ma anche Cyrano de Bergerac, Pascal, Galileo Galilei e\nPirandello.<a href=\"#_ftn11\">[11]<\/a>\nIn <em>Lunaria <\/em>la realt\u00e0 sembra essere sempre pi\u00f9 distante e intangibile; il\nsogno, l\u2019evasione letteraria, la citazione come forma di presa di distanza dal\nreale possono essere interpretati come chiari segni di un cedimento a istanze\ntipicamente postmoderne, posizione qui non accolta per motivi che cercheremo di\nspiegare pi\u00f9 avanti. <\/p>\n\n\n\n<p>In <em>Retablo <\/em>queste modalit\u00e0 di riscrittura diventano il fulcro stesso\ndella narrazione, e la natura di palinsesto del romanzo non \u00e8 solo riconosciuta\na posteriori dallo scrittore, ma \u00e8 apertamente dichiarata all\u2019interno delle\npagine del libro. Il cavalier Clerici, protagonista della vicenda, esprime\ninfatti la convinzione che l\u2019essenza di ogni arte sia di \u00abessere un\u2019infinita\nderivanza, una copia continua, un\u2019imitazione o impunito furto\u00bb.<a href=\"#_ftn12\">[12]<\/a>\nInoltre, quest\u2019idea di letteratura che scrive sempre su qualcosa di gi\u00e0 scritto\n\u00e8 resa icasticamente in un episodio emblematico del romanzo: il cavalier\nClerici, nella sua \u00abperegrinazione\u00bb per la Sicilia, viene derubato delle sue\ncarte e delle sue chine, con le quali avrebbe voluto disegnare le antichit\u00e0 di\ncui \u00e8 alla ricerca, e con cui, soprattutto, avrebbe continuato a scrivere il\ndiario del viaggio \u2013 dedicato alla donna amata, Teresa Blasco \u2013 che \u00e8,\nnaturalmente, il testo che il lettore ha tra le mani. Per non interrompere la\nnarrazione, il Cavaliere riesce a rimediare delle vecchie pergamene da un convento,\nsul cui <em>verso <\/em>\u00e8 raccontata la storia\na tinte fosche di una fanciulla dal nome Rosalia, ingannata da un frate e\nvendicata da un converso che si far\u00e0 in seguito bandito, e sul cui <em>recto <\/em>pu\u00f2 proseguire il suo diario. Il\ngioco metatestuale \u00e8 portato da Consolo alle sue estreme conseguenze: e cos\u00ec,\nnella parte centrale del romanzo, si alternano effettivamente pagine scritte in\ncorsivo, in cui sono raccontate le vicende di Rosalia, e pagine in tondo in cui\nprosegue il resoconto di Clerici, in quello che \u00e8 un \u00abpalinsesto\u00bb nel senso\nletterale del termine a dimostrazione che \u00abqualsivoglia nuovo scritto che non\nabbia una sua tremenda forza di verit\u00e0, d\u2019inaudito, sia la controfaccia o l\u2019eco\ndi altri scritti\u00bb.<a href=\"#_ftn13\">[13]<\/a> <\/p>\n\n\n\n<p>Questo motivo dell\u2019\u00abinfinita\nderivanza\u00bb e del \u00abfurto continuo\u00bb ha portato la critica a considerare <em>Retablo<\/em> \u00abuno degli esempi pi\u00f9\nconsapevoli e meglio riusciti di una via italiana alla letteratura postmoderna\u00bb.<a href=\"#_ftn14\">[14]<\/a>\nFlora di Legami a tal proposito ha messo in evidenza come proprio questi tratti\nfacciano s\u00ec che \u00abla funzione del romanzo novecentesco, e di questo in\nparticolare, si avvicina [\u2026] a quella del teatro barocco\u00bb, nella misura in cui\nla scrittura diviene il mezzo \u00abcon il quale si percepisce la molteplicit\u00e0 e il\ndisordine dei dati oggettivi, che la macchina del romanzo ricostruisce\u00bb.<a href=\"#_ftn15\">[15]<\/a> Questo\naccostamento tra il postmoderno e il barocco non \u00e8 nuovo \u2013 si ricorder\u00e0 la\ncelebre definizione di Eco di postmodernismo come manierismo della modernit\u00e0 \u2013\ned \u00e8 stata pi\u00f9 volte chiamata in causa per definire l\u2019opera di Consolo nella\nsua totalit\u00e0, e di <em>Retablo<\/em> in\nparticolare. Se Traina fa riferimento a <em>Lunaria<\/em>\ne <em>Retablo <\/em>come a un \u00abdittico\nbarocco\u00bb, forse la definizione migliore del secondo elemento del \u00abdittico\u00bb\nrimane quella proposta da Sciascia, che lo ha definito \u00abun delirio barocco\nriflesso in uno specchio illuministico\u00bb.<a href=\"#_ftn16\">[16]<\/a> Per\ncomprendere questa definizione apparentemente paradossale occorre soffermarsi\nbrevemente sulla struttura e sul contenuto del romanzo. <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019elemento illuministico \u00e8\nfacilmente identificabile: la vicenda \u00e8 ambientata nel Settecento e il\nprotagonista \u00e8 un pittore milanese, appartenente alla cerchia dei fratelli\nVerri e di Cesare Beccaria, suo rivale in amore. Proprio perch\u00e9 la parte\ncentrale del romanzo non \u00e8 nient\u2019altro che il diario del suo viaggio in\nSicilia, la narrazione \u00e8 filtrata dal suo occhio di intellettuale illuminista,\ncon tanto di citazioni da Rousseau e accorati appelli contro la tortura e la\npena di morte.<a href=\"#_ftn17\">[17]<\/a>\nLo spirito razionalista di Clerici si manifesta in tutto il racconto, a partire\ndal suo infelice amore per donna Teresa, sul quale cerca sempre di tenere uno\nsguardo sereno e misurato, facendo da contraltare al <em>furor amoris <\/em>di Isidoro, il fraticello smonacato che lo accompagna\nnel suo viaggio. \u00c8 stato notato come, in questa parte centrale del romanzo,\n\u00abinvertendo lo schema diegetico ariostesco in cui un chierico, Turpino, narrava\nla furia del cavaliere Orlando \u2013 il cavaliere Fabrizio narra le penose\nconseguenze della passione del fraticello \u201cche per amor venne in furore e\nmatto\u201d\u00bb.<a href=\"#_ftn18\">[18]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Il romanzo, sebbene il diario di\nClerici ne costituisca la parte centrale, nonch\u00e9 la pi\u00f9 corposa e articolata, \u00e8\nin realt\u00e0 \u2013 come si \u00e8 detto \u2013 tripartito, e a ognuna delle tre sezioni\ncorrisponde un diverso narratore che fornisce la sua versione dei fatti: da cui\nderiva appunto il titolo <em>Retablo<\/em>. &nbsp;Dunque la prima parte, \u00abOratorio\u00bb, \u00e8 il\nracconto, portato avanti da frate Isidoro, del suo amore per una giovane\nragazza del popolo di nome Rosalia (che, nonostante alcune somiglianze non \u00e8 la\nRosalia della pergamena su cui scrive Clerici), per la quale ha smesso la veste\nmonacale. Al fine di guadagnare i soldi necessari a sposare la ragazza, Isidoro\naccetta di accompagnare Clerici, incontrato per caso al porto, nel suo viaggio\nma, ritornato a Palermo dopo qualche settimana, scopre che la sua Rosalia lo ha\nabbandonato, e, riconosciutene le fattezze in una statua (non a caso, allegoria\ndella Verit\u00e0), impazzisce di dolore. La Rosalia amata da Isidoro, divenuta\ncortigiana, \u00e8 la modella da cui effettivamente lo scultore Serpotta si ispira\nper la sua statua, e il povero frate, ignaro di tutto, riconoscendo i tratti\ndella fanciulla, \u00abdavanti a la <em>Verit\u00e0<\/em>,\ndivenne matto\u00bb. Ma proprio perch\u00e9 incarnata da Rosalia, personaggio sfuggente e\ninafferrabile, che inganna e mente, la sovrapposizione tra i due volti assume\nvalore antifrastico, mostrando che la verit\u00e0, per quanto possa essere \u00abbella\u00bb,\nsia una vana chimera, la cui ricerca non pu\u00f2 che rimanere frustrata.<a href=\"#_ftn19\">[19]<\/a> La\nterza parte \u00ab<em>Veritas<\/em>\u00bb \u00e8 lo speculare\nracconto di Rosalia, la quale, venuta a conoscenza delle disgrazie occorse al\npovero Isidoro, gli scrive per dirgli addio, spiegando che, sebbene non abbia\nmai smesso di amarlo, ormai vive come cortigiana a palazzo ed \u00e8 prossima a\npartire per una <em>tourn\u00e9e <\/em>come cantante\nd\u2019opera. <\/p>\n\n\n\n<p>Le tre tavole che formano il <em>Retablo <\/em>sono quindi tre punti di vista\nsulla medesima storia, che viene per\u00f2 raccontata da prospettive diverse che si\nintegrano a vicenda.<a href=\"#_ftn20\">[20]<\/a> Se\ninfatti Isidoro liquida in poche parole le settimane di viaggio, da lui\nintrapreso solo nell\u2019ottica di tornare al pi\u00f9 presto a Palermo dalla sua amata\nRosalia, quel medesimo viaggio viene raccontano nei minimi dettagli dal\nCavalier Clerici, che al contrario annota solo di sfuggita la scena di\ndisperazione di Isidoro di fronte all\u2019allegoria della Verit\u00e0. Il romanzo si\nconfigura quindi come un gioco di specchi decisamente barocco, in cui la\nmedesima vicenda assume connotati differenti in funzione del punto di vista da\ncui \u00e8 osservata, e in cui anche la <em>Veritas\n<\/em>\u00e8 una immagine illusoria dinnanzi alla quale la ragione pu\u00f2 venire meno. La\nmoltiplicazione prospettica dei punti di vista \u00e8 l\u2019elemento strutturale forte\nda cui prende le mosse l\u2019intero impianto romanzesco. Il gioco degli sguardi\nricorda al lettore come ogni narratore sia inevitabilmente inattendibile in\nquanto portatore di uno sguardo parziale, che si focalizza su aspetti che,\nvisti da una differente prospettiva, sono assolutamente marginali e\ntrascurabili. Come \u00e8 stato giustamente notato, \u00ab<em>Retablo<\/em> avrebbe quindi\nla funzione di rappresentare la realt\u00e0 non nel senso di una manierata mimesi,\nma in quello di un avvertito e moderno racconto iconico. Il <em>retablo<\/em>\ndiventa dunque una metafora dell\u2019arte, della sua inadeguatezza a rappresentare\nil reale in maniera univoca e attendibile\u00bb.<a href=\"#_ftn21\">[21]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Ma il barocchismo del romanzo\nraggiunge il suo vertice a livello stilistico, in una lingua che, su una base\ndi italiano sostenuto e arricchito da arcaismi, atti a simulare quello settecentesco\ndei personaggi, innesta virtuosismi, citazioni nonch\u00e9 innumerevoli inserti\nmetrici. Sono numerosi i passi che sarebbe possibile riscrivere in versi,\nottenendo serie endecasillabiche, con sporadici inserti settenari, sul modello\ndella canzone leopardiana.<a href=\"#_ftn22\">[22]<\/a> Si\nveda ad esempio, nelle prime pagine del diario di Clerici: \u00abMosse la carrozza\ndal mio albergo \/ nel crepuscolo incerto del mattino, \/ io dentr\u2019a la vettura\ncol valletto \/ e l\u2019altri due di fora uno a cavallo \/ come caporedina e l\u2019altro\na terra \/ come palafrenero \/ armati si schioppi e di terzette.\/ I passi nel\nsilenzio delle bestie, \/ il dondolio di cuna lo stridere \/ monotono dei cuoi,\nprecipitaro \/ nel sonno, se mai n\u2019usc\u00ec levandosi \/ il povero Isidoro\u00bb.<a href=\"#_ftn23\">[23]<\/a> O\nancora l\u2019incipit \u00abGa\/i\/gian\/net\/ti e\/ no\/vi\/ let\/ti\/ca\/ri\u00bb, che peraltro\nriprende il verso dantesco \u00abNovi tormenti e novi tormentati\u00bb.<a href=\"#_ftn24\">[24]<\/a> O,\nper rimanere nelle citazioni della pi\u00f9 alta poesia italiana: \u00abE sedendo e\nmirando, e ascoltando\u00bb,<a href=\"#_ftn25\">[25]<\/a> in\ncui il calco leopardiano \u00e8 talmente evidente da non dover essere esplicitato (a\ncui sono da aggiungere anche calchi montaliani, e specificamente da <em>Ossi di seppia<\/em> e <em>Occasioni<\/em>).<a href=\"#_ftn26\">[26]<\/a> &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fin dal vertiginoso incipit,\nlunghissima invocazione di Isidoro alla donna amata, lo stile si impone come\nprotagonista indiscusso del romanzo, in un gioco di suggestioni e di assonanze\nche fin da subito annulla la funzione referenziale della parola, per\nrestituirle il suo ruolo poetico e evocativo primario: <\/p>\n\n\n\n<p>Rosalia.\nRosa e lia. Rosa che ha inebriato, rosa che ha confuso, rosa che ha sventato,\nrosa che ha r\u00f3so, il mio cervello s&#8217;\u00e8 mangiato. Rosa che non \u00e8 rosa, rosa che \u00e8\ndatura, gelsomino, b\u00e0lico e viola; rosa che \u00e8 pomelia, magnolia, z\u00e0gara e\ncardenia. Poi il tramonto, al vespero, quando nel cielo appare la sfera\nd&#8217;opalina, e l&#8217;aere sfervora, cala misericordia di frescura e la brezza del\nmare valica il cancello del giardino, scorre fra colonnette e palme del\nchiostro in clausura, coglie, coinvolge, spande odorosi fiati, olezzi\ndistillati, balsami grommosi. Rosa che punto m&#8217;ha, ahi!, con la sua spina\nvelenosa in su nel cuore.<a href=\"#_ftn27\">[27]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Per questo inizio tutto giocato\nsul nome nella donna amata \u00e8 stato giustamente chiamato in causa il celeberrimo\nincipit di <em>Lolita<\/em>, ma, e non \u00e8 niente\ndi pi\u00f9 che una suggestione, un simile gioco sul termine \u00abrosa\u00bb, e sul suo ruolo\ncentrale nella storia della letteratura italiana, era stato accennato anche da\nEco nelle sue postille a <em>Il nome della\nrosa<\/em>.<a href=\"#_ftn28\">[28]<\/a>\nQueste righe sono inoltre rivelatrici anche della propensione di Consolo per la\nparatassi, e per quelle \u00abenumerazioni a catena\u00bb che vengono da lui ricondotte a\n\u00abun bisogno di realismo\u00bb, in quanto, eliminati i passaggi sintattici, diventa\npossibile isolare il sostantivo \u00abche indica immediatamente la cosa\u00bb.<a href=\"#_ftn29\">[29]<\/a> <\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 questo un passaggio su cui\noccorre soffermarsi: quando Consolo afferma che il suo \u00abbisogno di realismo\u00bb\nviene appagato dal sostantivo isolato, sta implicitamente dando una definizione\nontologica della sua scrittura. E, sia detta come precisazione metodologica, nel\nmomento in cui si chiarisce il rapporto di un autore con la realt\u00e0, si definiscono\nanche le sue implicazioni con la nozione di verit\u00e0, e quindi, nel caso di\nConsolo, la sua eventuale collocazione nell\u2019alveo del postmodernismo. Appare\nevidente come il termine \u00abrealismo\u00bb venga inteso da Consolo in un\u2019accezione\nparticolare, che di sicuro non fa riferimento a quella dominante nella seconda\nmet\u00e0 dell\u2019Ottocento e rivitalizzata, almeno in Italia, tra gli anni Trenta e\ngli anni Sessanta del Novecento. Eppure, anche assumendo con cautela \u00abuno degli\n\u2018ismi\u2019 pi\u00f9 ambigui e controversi di tutta la cultura occidentale, la cui\nimprecisione nomenclatoria \u00e8 direttamente proporzionale alla quantit\u00e0 e alla\nvariet\u00e0 dei fenomeni che intende rubricare\u00bb, \u00e8 difficile comprendere in che\nsenso lo stile elencatorio di Consolo possa essere ricondotto nell\u2019alveo del\nrealismo.<a href=\"#_ftn30\">[30]<\/a>\nSe \u00e8 vero che, per dirla con Pellini, \u00aba diverse idee di realt\u00e0 corrispondono\ndiversi realismi\u00bb, occorre allora in primo luogo capire quale sia la nozione di\nrealt\u00e0 a cui lo scrittore fa riferimento.<a href=\"#_ftn31\">[31]<\/a> <\/p>\n\n\n\n<p>Spostando il baricentro del discorso\ndai generi letterari a un livello pi\u00f9 propriamente ontologico, si pu\u00f2 dire che il\nrealismo di Consolo, per cui il nome designa \u00abimmediatamente\u00bb l\u2019oggetto a cui\nsi riferisce, sembra indagare soprattutto la natura del rapporto tra le parole\ne le cose. Se il romanzo di Eco \u2013 sette anni prima \u2013 si chiudeva con il trionfo\ndel nominalismo e con l\u2019accettazione, tipicamente postmoderna, di un\u2019assoluta\nalterit\u00e0 tra i \u00abnudi nomi\u00bb, convenzionali ed effimeri, e la realt\u00e0, il\ntentativo quasi ossessivo di Consolo di definire il suo oggetto con lunghissimi\nelenchi di sostantivi, pu\u00f2 al contrario essere letto come sintomo di una\nperdurante fiducia nelle possibilit\u00e0 del linguaggio di afferrare e dire\nl\u2019oggetto, la cosa in s\u00e9. In quest\u2019ottica il realismo \u00e8 quindi da intendersi\nnel senso di una concezione forte della parola, che, per quanto convenzionale,\nha ancora un rapporto diretto con il suo oggetto, e pu\u00f2 \u2013 e deve \u2013 dire\nqualcosa di esso. Infatti, se da una concezione assolutamente nominalista del\nlinguaggio, per cui questo non ha un legame forte con la realt\u00e0, discende la\nlogica conseguenza che la letteratura, proprio in quanto artificio linguistico,\nnon pu\u00f2 avere nessun appiglio sul \u00abmondo non scritto\u00bb, una concezione realista\npu\u00f2 al contrario condurre a esiti di maggior impegno sul reale, o quantomeno a\nuna problematizzazione, anche sofferta, del valore della parola scritta. Appare\nquindi evidente come Consolo non possa in alcun modo essere accostato a un\npostmodernismo per cui la letteratura \u00e8 un gioco su s\u00e9 stessa e con s\u00e9 stessa,\ne per cui la parola non ha pi\u00f9 nessun contatto con il reale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 proprio questa riflessione\ndella letteratura su s\u00e9 stessa a rappresentare il filo rosso di tutta la\nnarrativa di Consolo; e <em>Retablo<\/em>, pur\nnella sua apparenza di \u00absvago affabulativo\u00bb e di \u00abvacanze rispetto agli altri,\npi\u00f9 esplicitamente impegnati romanzi\u00bb, \u00e8, secondo Traina, il frutto pi\u00f9 maturo\ndi una questa meditazione letteraria condotta alla luce del \u00abconfronto costante\nfra storia e metafisica, tra destini collettivi e privati\u00bb.<a href=\"#_ftn32\">[32]<\/a>\nAncora una volta, come avveniva nel <em>Sorriso<\/em>,\nin cui Consolo lasciava la parola al Barone Mandralisca, il demandare l\u2019atto\nnarrativo a uno dei personaggi consente la rappresentazione della scrittura nel\nsuo farsi e la conseguente apertura a riflessioni metanarrative nonch\u00e9 a\ndefinizioni di campo quasi programmatiche. Clerici, nello scrivere il suo\ndiario indirizzato a Teresa Blasco, si interroga innanzitutto su quale debbano\nessere gli argomenti accolti nel suo racconto: <\/p>\n\n\n\n<p>Ma\npure lo scrivente, io stesso intendo, che mi riprometto d\u2019osservare, di\ndisegnare e riprodurre le sole antichitate, ogni residuo o testo di remoto o\nevo, quieto e fermo, bagnato dall\u2019incantanto e smemorante, dall\u2019estatico mare\nmetafisico, non posso qualche volta dispensarmi di guardare immagini attuali,\ndi vita bruta, dolente e indecorosa.<a href=\"#_ftn33\">[33]<\/a> <\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019opposizione dell\u2019\u00abestatico\nmare metafisico\u00bb alla \u00abvita bruta\u00bb \u00e8 racchiusa quella tensione tra ricerca\nstilistica e impegno etico, che Turchetta ha indicato come motore primo di\ntutta la narrativa di Consolo.<a href=\"#_ftn34\">[34]<\/a> Per\nquanto in <em>Retablo <\/em>prevalga\neffettivamente un concezione della letteratura come consolazione e fuga dal\nvivere quotidiano, esemplificata da alcune riflessioni di Clerici sulla\nscrittura come sogno, la storia, nella sua drammaticit\u00e0, non pu\u00f2 essere\ncompletamente esclusa dalla narrazione.<a href=\"#_ftn35\">[35]<\/a> E la\nstoria entra nel racconto in forma duplice, come \u00e8 proprio dei romanzi storici\n(<em>Retablo <\/em>essendo <em>anche <\/em>un romanzo storico): da un lato sono infatti i tempi in cui\nsvolge la vicenda ad essere sottoposti a critica (\u00abpeggiori di quanto noi\npensiamo sono i tempi che viviamo!\u00bb esclama a un certo punto il narratore), ma\nancora una volta \u00e8 la contemporaneit\u00e0 di Consolo che emerge, metaforizzata e\nnascosta dietro i velami della distanza cronologica. \u00c8 gi\u00e0 stato da altri\nnotato, per esempio, come l\u2019invettiva di Clerici contro la Milano settecentesca\nsia anche un\u2019allusione alla \u00abMilano \u201cda bere\u201d degli anni Ottanta e dell\u2019era\nCraxi, cio\u00e8 di un presente di superficialit\u00e0, consumismo e corruzione\u00bb.<a href=\"#_ftn36\">[36]<\/a> <\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 tuttavia innegabile che il\nnucleo tematico forte di <em>Retablo <\/em>non\nsia pi\u00f9 da ricercare nelle riflessioni sui destini collettivi, o nell\u2019indagine\ndei rapporti di egemonia culturale tra le diverse classi sociali, ma sia,\nevidentemente, l\u2019amore, autentico motore di tutte le azioni del romanzo. Anche\nil razionalista Clerici, dietro il sorriso olimpico, cela un grumo di\nsofferenza amorosa, per fuggire il quale ha intrapreso il suo viaggio erudito.<a href=\"#_ftn37\">[37]<\/a> \u00c8 lo\nstesso Consolo ad ammettere che \u00abFabrizio Clerici \u00e8 la rivendicazione di quanto\nl\u2019ideologia politica non poteva comprendere e contemplare: i sentimenti umani\u00bb.<a href=\"#_ftn38\">[38]<\/a> Il\nritorno al privato non \u00e8 in alcun modo negato e, anzi, sembra anche in questo\ncaso essere accolto con un certo sollievo, ma non \u00e8 mai portato avanti in\nchiave intimistica o psicologica. Proprio la natura di palinsesto del romanzo\nmette in salvo da un eccesso di intimismo e fa s\u00ec che la rivitalizzazione del\nmotivo amoroso avvenga sotto l\u2019egida dei grandi modelli della tradizione\nletteraria italiana e non solo: sono chiamati in causa Boiardo, Ariosto,\nShakespeare, massimi interpreti di quell\u2019amore che \u00e8 \u00abinseguimento vano, \u00e8\ninganno e abbaglio, fuga notturna in circolo e infinita, anelito mai sempre\ninappagato\u00bb; sono inoltre evocati i sempre presenti Dante, Petrarca e Leopardi,\nle citazioni dai quali non si contano, ma anche il <em>Cyrano <\/em>di Rostand e alcune novelle del <em>Decameron<\/em>. <\/p>\n\n\n\n<p>La chiusura della stagione dell\u2019<em>engagement <\/em>aveva definitivamente\nsvincolato gli scrittori dall\u2019obbligo morale di una letteratura in grado di\nagire direttamente sulla realt\u00e0. A questa mutata situazione Consolo non\nreagisce per\u00f2 con una reazionaria chiusura della scrittura su s\u00e9 stessa, ma,\nproprio perch\u00e9 ormai libero da qualsiasi istanza ideologica proveniente\ndall\u2019esterno, giunge alla consapevolezza che \u00ablo scrittore deve fare il proprio\nmestiere, fino in fondo, senza compromessi: solo cos\u00ec la scrittura pu\u00f2\nguadagnare lo spessore etico adeguato alle proprie aspirazioni, conoscitive non\nmeno che estetiche\u00bb.<a href=\"#_ftn39\">[39]<\/a> Nel\nmomento in cui la letteratura \u00e8 di nuovo <em>solo<\/em>\nletteratura, pu\u00f2 effettivamente interrogarsi sul suo valore e sulle sue\npossibilit\u00e0. E questa riflessione nulla concede all\u2019autocompiacimento dell\u2019arte\nper s\u00e9 stessa, se si pensa all\u2019episodio del giovinetto di Mozia, che si\nconclude con queste parole: \u00abMa tu, squisita fattura d\u2019uomo, fiore d\u2019estrema\ncivilt\u00e0, estrema arte, tu, com\u2019ogni arte, non vali la vita, un fiato del pi\u00f9\nvolgare o incolto, pi\u00f9 debole o sgraziato uomo\u00bb.<a href=\"#_ftn40\">[40]<\/a> <\/p>\n\n\n\n<p>La medesima alterit\u00e0 profonda\ntra arte e vita \u00e8 dichiarata a chiare lettere da Consolo nelle ultime pagine di\n<em>Retablo<\/em>, in cui don Gennaro, il\nprotettore di Rosalia, grande artista, cantate lirico di fama mondiale, ma,\nproprio per questo, castrato, esprime tutto il suo rimpianto per un\u2019esistenza\nvissuta da spettatore: <\/p>\n\n\n\n<p>Siamo\ncastrati, figlia mia.[\u2026] Siamo castrati tutti quanti vogliamo rappresentare\nquesto mondo: il musico, il poeta, il cantore, il pintore\u2026 stiamo ai margini,\nai bordi della strada, guardiamo, esprimiamo, e talvolta, con invidia, con\nnostalgia struggente, allunghiamo la mano per toccare la vita che ci scorre\ndavanti.<a href=\"#_ftn41\">[41]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Sebbene l\u2019arte sia altro\nrispetto alla vita, e sebbene anche la scrittura sembri tendere\nirrimediabilmente verso il silenzio, la posizione di Consolo, ancora a questa\naltezza cronologica, rimane quella di una concezione etica della letteratura,\ncostantemente tesa ad afferrare il mondo, seppur consapevole dell\u2019inevitabile\nsconfitta. Ha pertanto ragione dunque Turchetta quando afferma che <\/p>\n\n\n\n<p>Consolo\nnon smette mai di essere scrittore profondamente etico, che muove dalla\npercezione, intimamente tragica, profondissima, e patita fino allo spasimo, del\nproprio essere scrittore come una limitazione, una condizione fatalmente\nsegnata da un non medicabile distacco dal mondo: un modo che pure egli intende\ncambiare, denunciandone senza sosta l\u2019ingiustizia e la violenza.<a href=\"#_ftn42\">[42]<\/a> <\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019altro canto Martinengo ha\npotuto notare come nella produzione consoliana \u00abla sperimentazione linguistica [sia]\nil corrispettivo letterario della fiducia dell\u2019autore nel ruolo civile e\nsociale della letteratura e dei letterati; i picchi della sperimentazione si\nraggiungono nei momenti in cui questa fiducia \u00e8 massima\u00bb.<a href=\"#_ftn43\">[43]<\/a> In\nquesto senso si pu\u00f2 affermare che <em>Retablo <\/em>rappresenta un momento di <em>medietas\n<\/em>stilistica, in cui i picchi sono presenti (si pensi al gi\u00e0 citato incipit),\nma vengono immediatamente ricondotti a una scrittura certamente meno\nsperimentale rispetto a quella del <em>Sorriso<\/em>, ma comunque ancora impegnata\nin un confronto corpo a corpo con il reale.<\/p>\n\n\n\n<p>In conclusione, possiamo affermare che \u00e8 necessaria una sofferta indagine della scrittura su s\u00e9 stessa, affinch\u00e9 questa possa prendere autocoscienza di s\u00e9 e, non pi\u00f9 succube di obblighi morali, assumere una piena e coerente consapevolezza etica: ricorda Adamo che \u00abConsolo non credeva nell\u2019innocenza dell\u2019arte: gramscianamente sosteneva che bisogna sempre sapere da dove si parte per sapere dove si vuole andare\u00bb.<a href=\"#_ftn44\">[44]<\/a> In questo senso si \u00e8 potuto parlare di \u00abaperta politicit\u00e0 e senso di colpa dell\u2019intellettuale, sempre abitato dalla sofferta consapevolezza della sua distanza dall\u2019azione reale\u00bb, consapevolezza che avvicinerebbe Consolo ad alcune riflessioni di Sereni e Fortini.<a href=\"#_ftn45\">[45]<\/a> Di fronte alla scoperta che \u00abla poesia \/ non muta nulla\u00bb, la risposta di Consolo sembra infatti essere la medesima formulata da Fortini, in un imperativo categorico che non ammette repliche: \u00abnulla \u00e8 sicuro, ma scrivi\u00bb.<a href=\"#_ftn46\">[46]<\/a> <br><br> <em>SINESTESIEONLINE SUPPLEMENTO DELLA RIVISTA \u00abSINESTESIE\u00bb   XI, n. 37, 2022 <\/em><br><br><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> <em>V. Consolo, Retablo, Sellerio, Palermo 1987, ora in V. Consolo, L\u2019opera completa, a cura di G. Turchetta, Mondadori, Milano 2015. <br><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> \u00abL\u2019invenzione di far veder nel quadro ci\u00f2 che si vuole, dietro ricatto d\u2019essere, se non si vede, fortemente manchevole o gravato d\u2019una colpa, non mi sembr\u00f2 originar da loro. E mi sovvenni allora ch\u2019era la trama comica de l\u2019entrem\u00e9s del celebre Cervantes, intitolato appunto El retablo de las maravillas, giunto di Spagna in questa terra sicola e dai due fanf\u00e0ni trasferito dalla finzione del teatro nella realitate della vita per guadagnar vantaggi e rinomanza.\u00bb (V. Consolo, L\u2019opera completa cit., p. 397). <br><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> A. Bellanova, Un eccezionale Baedeker. La rappresentazione degli spazi nell\u2019opera di Vincenzo Consolo, Mimesis, Milano-Udine 2021, p. 190. <br><a href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> V. Consolo, La metrica della memoria, in La parola scritta e pronunciata. Nuovi saggi sulla narrativa di Vincenzo Consolo, a cura di G. Adami, Manni, San Cesario di Lecce 2006, pp. 177-189. <br><a href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a> C. Segre, Un profilo di Vincenzo Consolo, in V. Consolo, L\u2019opera completa cit., p. XV. <br><a href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a> S. Gentili, Letteratura, storia e realt\u00e0. Conversazione con Vincenzo Consolo, in \u00abBollettino di italianistica\u00bb, Carocci, anno V, n. 2, 2008, p. 70. <br><a href=\"#_ftnref7\">[7]<\/a> G. Genette, Palimpsestes. La litt\u00e9rature au second degr\u00e9, \u00c9ditions du Seuil, Parigi 1982.  <br><a href=\"#_ftnref8\">[8]<\/a> Ivi, p. 5. <a href=\"#_ftnref9\">[9]<\/a> Ivi,pp. 7-8. <br><a href=\"#_ftnref10\">[10]<\/a> G. Turchetta, Da un luogo bellissimo e tremendo, in V. Consolo, L\u2019opera completa, cit., p. XXXVIII. Sul rapporto tra Consolo e Dedalus si veda anche M. Martinengo, Il debito modernista di Vincenzo Consolo: \u2018La ferita dell\u2019aprile\u2019 e \u2018Dedalus\u2019, in La funzione Joyce nel romanzo italiano, a cura di M. Tortora, A. Volpone, Ledizioni, Milano 2022. <br><a href=\"#_ftnref11\">[11]<\/a> Sui riferimenti intertestuali in Lunaria si vedano: C. Segre, Teatro e racconto su frammenti di luna, in Id., Intrecci di voce. La polifonia nella letteratura del Novecento, Einaudi, Torino 1991; N. Messina, \u2018Lunaria\u2019 dietro le quinte, in \u00a0Lunaria vent\u2019anni dopo, a cura di I. Romera Pintor,Generalitat Valenciana-Universitat de Val\u00e8ncia, Valencia 2006 pp. 179 &#8211; 191; I. Romera Pintor, Introduzione a Lunaria: Consolo versus Calder\u00f3n, in La parola scritta e pronunciata. Nuovi saggi sulla narrativa di Vincenzo Consolo cit., Manni, San Cesario di Lecce 2006, pp. 177-189; P. Baratter, \u2018Lunaria\u2019: il mondo salvato dalla luna, in \u00abMicroprovincia, n. 48, 2010, pp. 85-93.<br><a href=\"#_ftnref12\">[12]<\/a> V. Consolo, Retablo, cit., p. 398. <br><a href=\"#_ftnref13\">[13]<\/a> Ivi, pp. 421-423. <br><a href=\"#_ftnref14\">[14]<\/a> G. Traina, Vincenzo Consolo, Cadmo, Fielsole 2001, p. 82. <br><a href=\"#_ftnref15\">[15]<\/a> F. Di Legami, Vincenzo Consolo. La figura e l\u2019opera, Pungitopo, Marina di Patti 1990, p. 43. <br><a href=\"#_ftnref16\">[16]<\/a> L. Sciascia, Il sogno dei Lumi tra Palermo e Milano, in \u00abCorriere della Sera\u00bb, 18 dicembre 1987 (citato in F. Di Legami, Vincenzo Consolo cit. p. 43). <a href=\"#_ftnref17\">[17]<\/a> Cfr. ad esempio la seguente citazione: \u00abFu allora che m\u2019accorsi, dal <br>punto alto ove mi trovava, che sotto, confusi tra merce d\u2019ogni ragione, erano istromenti strani e paurosi. Istromenti giudiziali di tortura e di condanna, gabbie di ferro ad altezza d\u2019uomo, tine che si rivelano per gogne, e ruote infisse al capo delle pertiche, e letti e croci, tutti di ferro lustro e legno fresco e unto. Il pi\u00f9 tristo era poi lo stipo d\u2019una gran porta issato su un palchetto, porta di grossi travi incatramati, vuota contro la vacuit\u00e0 celestiale, alta sul ciglio della prora, le grosse boccole pendenti per i cappi ch\u2019ogni piccola onda o buffo facea sinistramente cigolare. [\u2026] La vision di quegli ordegni bruti sulla plancia farebbe inorridire, al par di me, e indignare i fratelli Verri e il giovin Beccaria, vostro divoto amico e ammirante.\u00bb (V. Consolo, Retablo cit., p. 381). <br><a href=\"#_ftnref18\">[18]<\/a> N. Izzo, Nello scriptorium barocco di Vincenzo Consolo: riprese e ribaltamenti letterari in Retablo, in \u00abreCHERches\u00bb [Online], 21, 2018, online dal 05 ottobre 2021, p. 116. <br><a href=\"#_ftnref19\">[19]<\/a> V. Consolo, Retablo cit., p. 465. <br><a href=\"#_ftnref20\">[20]<\/a> A proposito di questa moltiplicazione dei punti di vista, interessante \u00e8 l\u2019osservazione di Bisanti, che ha notato come \u00abla pluralizzazione dei punti di vista e delle verit\u00e0 possibili avvenga proprio a partire dalle varie figure di donne sedotte o seduttrici, che sembrano confluire in un volto solo: quando infatti Clerici si accinge a disegnare un profilo di donna che nelle sue intenzioni dovrebbe ritrarre l\u2019amata Teresa Blasco, don Vito vi riconosce la Rosalia per amor della quale aveva ucciso il seduttore fra\u2019 Giacinto, mentre Isidoro \u00e8 convinto che si tratti della propria Rosalia. Il fulcro su cui convergono tutti questi percorsi sono dunque le fattezze, ma soprattutto il nome di Rosalia, personaggio dall\u2019identit\u00e0 fluttuante e incerta.\u00bb (in T. Bisanti, Seduzione amorosa e seduzione artistica in \u2018Retablo\u2019 di Vicenzo Consolo, in \u00abCahiers d\u2019\u00e9tudes italiennes\u00bb, 5, 2006, pp. 62-63). <br><a href=\"#_ftnref21\">[21]<\/a> A. Chmiel, Rompere il silenzio. I romanzi di Vincenzo Consolo, Wydawnictwo Uniwersytetu \u015al\u0105skiego, Katowice 2015, pp. 64-65. <br><a href=\"#_ftnref22\">[22]<\/a> Sul rapporto tra la prosa consoliana e la poesia si veda M. Attanasio, Struttura-azione di poesia e narrativit\u00e0 nella scrittura di Vincenzo Consolo, in \u00abQuaderns d\u2019Itali\u00e0\u00bb, 10, 2005, pp. 19-30, in particolare: \u00abUna vera e propria \u201cstruttura-azione\u201d di poesia potentemente interviene a costituire il corpo stesso della narrativit\u00e0 di Vincenzo Consolo, restringendo gli spazi di comunicazione, dissolvendo ogni ordinata sequenzialit\u00e0 di tempi e di sintassi, travalicando ogni rigida separazione tra i generi; ed emergendo in punte espressive \u2014 disancorate dalla narrazione \u2014 con due difformi e spesso simultanei riporti: tragico nei confronti della storia, lirico nei confronti della natura; una dimensione, quest\u2019ultima, vissuta quasi con un senso di imbarazzo dalla coscienza etica e ideologica dell\u2019autore, che ne teme la smemorante e avvolgente bellezza fuori dalla storia\u00bb (p. 21). <br><a href=\"#_ftnref23\">[23]<\/a> V. Consolo, Retablo cit. p. 382.<strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><br><a href=\"#_ftnref24\">[24]<\/a> Ivi, p. 400. <a href=\"#_ftnref25\">[25]<\/a> Ivi, p. 415. <br><a href=\"#_ftnref26\">[26]<\/a> Ivi, pp. 442-443. Per i rimandi montaliani mi permetto di rimandare a quanto ho gi\u00e0 scritto in A. Macori, Tra modernismo e postmoderno. Echi montaliani in Retablo, in \u00abMosaico italiano\u00bb, n. 213, agosto 2022, pp. 12-15. <a href=\"#_ftnref27\">[27]<\/a> V. Consolo, Retablo cit., p. 369. <br><a href=\"#_ftnref28\">[28]<\/a> \u00abL\u2019idea del Nome della rosa mi venne quasi per caso e mi piacque perch\u00e9 la rosa \u00e8 una figura simbolica cos\u00ec densa di significati da non averne quasi pi\u00f9 nessuno: rosa mistica, e rosa ha vissuto quel che vivono le rose, la guerra delle due rose, una rosa \u00e8 una rosa \u00e8 una rosa \u00e8 una rosa, i rosacroce, grazie delle magnifiche rose, rosa fresca aulentissima\u00bb (U. Eco, Postille al nome della rosa, Bompiani, Milano 2010, p. 508). <br><a href=\"#_ftnref29\">[29]<\/a> S. Gentili, Letteratura, storia e realt\u00e0. Conversazione con Vincenzo Consolo cit., p. 72. <br><a href=\"#_ftnref30\">[30]<\/a> F. Bertoni, Realismo e letteratura. Una storia possibile, Einaudi, Torino 2007, p. 17. <br><a href=\"#_ftnref31\">[31]<\/a> P. Pellini, Realismo e sperimentalismo, Il modernismo italiano, a cura di M. Tortora, Carocci, Roma 2018, p., 138. <br><a href=\"#_ftnref32\">[32]<\/a> G. Traina, Vincenzo Consolo cit. p. 79. <br><a href=\"#_ftnref33\">[33]<\/a> V. Consolo, Retablo cit. p. 399. <br><a href=\"#_ftnref34\">[34]<\/a> G. Turchetta, Vincenzo Consolo, in Il romanzo in Italia. vol. IV &#8211; Il secondo Novecento, a cura di G. Alfano, F. de Cristofaro, Carocci, Roma 2018, p. 356. <br><a href=\"#_ftnref35\">[35]<\/a> \u00abPerch\u00e9 viaggiamo, perch\u00e9 veniamo fino in questa isola remota, marginale? Diciamo per vedere le vestigia, i resti del passato, della cultura nostra e civiltate, ma la causa vera \u00e8 lo scontento del tempo che viviamo, della nostra vita, di noi, e il bisogno di staccarsene, morirne, e vivere nel sogno d\u2019\u00e8re trapassate, antiche, che nella lontananza ci figuriamo d\u2019oro, poetiche, come sempre \u00e8 nell\u2019irrealt\u00e0 dei sogni, sogni, intendo, come sostanza dei nostri desideri. Mai sempre tuttavia il viaggio, come distacco, come lontananza dalla realt\u00e0 che ci appartiene \u00e8 un sognare. E sognare \u00e8 vieppi\u00f9 lo scrivere, lo scriver memorando del passato come sospensione de presente, del viver quotidiano\u00bb (V. Consolo, Retablo cit., p. 413). <br><a href=\"#_ftnref36\">[36]<\/a> G. Turchetta, Il luogo della vita: una lettura di \u2018Retablo\u2019, in Visitare la letteratura. Studi per Nicola Merola, a cura di G. Lo Castro, E. Porciani, C. Verbaro, ETS, Pisa 2014, p. 650. <br><a href=\"#_ftnref37\">[37]<\/a> \u00abAh, do\u00f1a Teresa, cos\u2019\u00e8 mai questa febbre malsana dell\u2019innamoramento, quest\u2019insania, questo furore che riduce l\u2019uomo, come quel paladin famoso a nuda e pura bestia, privato vale a dire del cervello, che come colombella o essenza sublimata se n\u2019\u00e8 volato al cielo, alle silenti valli della luna! Io avvertii il male al suo apparire, come s\u2019avverte il sole al primo rosseggiar dell\u2019aurora, e assunsi subito il mio contravveleno del viaggio, laonde posso serenamente stendere per voi le note che qui stendo, e nel contempo parlare serenamente dell\u2019amore. Siete felice voi, o mia signora, siete felice?\u00bb (V. Consolo, Retablo cit., p. 393). <\/em><br><a href=\"#_ftnref38\">[38]<\/a> <em>S. Gentili, Letteratura, storia e realt\u00e0. Conversazione con Vincenzo Consolo cit., p. 73. <br><a href=\"#_ftnref39\">[39]<\/a> G. Turchetta, Da un luogo bellissimo e tremendo, in V. Consolo, L\u2019opera completa cit., p. XXIX. <br><a href=\"#_ftnref40\">[40]<\/a> V. Consolo, Retablo cit., p. 453.<br><a href=\"#_ftnref41\">[41]<\/a> Ivi, p. 473. <br><a href=\"#_ftnref42\">[42]<\/a> G. Turchetta, La letteratura come nostalgia della vita. \u2018Retablo\u2019 di Vincenzo Consolo, in Sguardi sull\u2019Asia e altri scritti in onore di Alessandra Cristina Lavagino, a cura di C. Bulfoni, E. Lupano, B. Mottura, LED, Milano 2017, p. 349. <\/em><br><a href=\"#_ftnref43\">[43]<\/a> <em>M. Martinengo, Quando teoria e prassi non vanno all\u2019unisono. Sperimentazione formale e impegno civile nell\u2019opera di consolo, in \u00abL\u2019Ellisse\u00bb, XV, 2020, 2, p. 134. <br><a href=\"#_ftnref44\">[44]<\/a> G. Adamo, Ricordo di Vincenzo Consolo, in \u00abItalica\u00bb, Winter 2012, Vol. 89, n. 4, p. V. <br><a href=\"#_ftnref45\">[45]<\/a> Ibidem <br><a href=\"#_ftnref46\">[46]<\/a> F. Fortini, Traducendo Brecht, in Una volta per sempre [1963], ora in F. Fortini, Opere, Mondadori, Milano 2014, p. 238. <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Agnese Macori \u00abVeritas\u00bb: \u00e8 questo il titolo di una delle tre parti che compongono Retablo, romanzo pubblicato da Sellerio nel 1987.[1] Il titolo fa riferimento al termine spagnolo utilizzato per indicare un polittico, una pala d\u2019altare composta da tre pannelli: tre infatti sono le sezioni del libro, giustapposte una all\u2019altra, in quanto tre versioni &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2838\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">\u00abNulla \u00e8 sicuro, ma scrivi\u00bb: il citazionismo etico in \u2018Retablo\u2019 di Vincenzo Consolo<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1,4],"tags":[1414,852,1374,1407,622,1415,318,1409,23,77,578,598,1382,1418,117,644,996,1408,620,142,70,17,817,493,186,101,208,1256,35,32,975,90,185,528,57,1413,1383,1417,676,651,38,154,110,1410,1416,196,29,1420,1412,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2838"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2838"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2838\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2840,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2838\/revisions\/2840"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2838"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2838"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2838"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}