{"id":283,"date":"2013-05-27T13:34:02","date_gmt":"2013-05-27T13:34:02","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=283"},"modified":"2015-07-03T13:59:59","modified_gmt":"2015-07-03T13:59:59","slug":"invito-alla-lettura-di-la-ferita-dellaprile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=283","title":{"rendered":"Invito alla lettura di \u201cLa ferita dell&#8217;aprile\u201d"},"content":{"rendered":"<h3 class=\"post-title entry-title\" style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.criticaletteraria.org\/2013\/05\/1963-invito-alla-lettura-di-la-ferita.html\">1963: Invito alla lettura di \u201cLa ferita dell&#8217;aprile\u201d di Vincenzo Consolo<\/a><\/h3>\n<div class=\"post-header\">\n<div class=\"post-header-line-1\">\n<div class=\"info-autore\">\n<div id=\"autor\">\n<h6>di <span class=\"fn\">Claudia Consoli<br \/>\n27.5.2013<\/span><\/h6>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"post-body entry-content\">\n<div class=\"separator\"><a href=\"http:\/\/3.bp.blogspot.com\/-BRzP7Cp8jjU\/UY-QxJUSb8I\/AAAAAAAAAgw\/lP5chzxd5uU\/s1600\/410pJFI25uL._SY300_.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/3.bp.blogspot.com\/-BRzP7Cp8jjU\/UY-QxJUSb8I\/AAAAAAAAAgw\/lP5chzxd5uU\/s320\/410pJFI25uL._SY300_.jpg\" alt=\"\" width=\"177\" height=\"320\" border=\"0\" \/><\/a><\/div>\n<div><b>La ferita dell&#8217;aprile<\/b><\/div>\n<div><\/div>\n<div>di Vincenzo Consolo<\/div>\n<div>Einaudi, 1977 (2^ edizione)<\/div>\n<div>pp. 138<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Era il settembre 1963 quando il primo<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=565413758766222536#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a> romanzo di Vincenzo Consolo, <i>La ferita dell&#8217;aprile, <\/i>fece la sua apparizione nel mondadoriano <b>\u201cTornasole\u201d<\/b>, diretto da Gallo e Sereni e fortemente orientato alla ricerca del nuovo. Proprio per la carica sperimentale della collana, il testo ebbe una ricezione alquanto elitaria; perch\u00e9 Consolo s&#8217;imponesse all&#8217;attenzione della critica e del pubblico si dovettero aspettare gli anni successivi, in particolare il 1976 con<i> Il sorriso dell&#8217;ignoto marinaio.<\/i><\/div>\n<div>Ma in questo <b>libro d&#8217;esordio<\/b> dell&#8217;autore di Sant&#8217;Agata di Militello si trovano gi\u00e0 in nuce molti elementi, temi, particolarit\u00e0 delle prove narrative pi\u00f9 mature.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>In quell&#8217;anno in cui videro la luce grandi capolavori della nostra storia letteraria, come sottolinea Giulio <b>Ferroni<\/b>, \u201cConsolo sembra percorrere una strada tutta sua, lontano sia dalle operazioni di tipo formalistico, dalle delibazioni estetizzanti, che dagli stravolgimenti avanguardistici e neoavanguardistici\u201d.<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=565413758766222536#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a> Partendo <b>dall&#8217;espressionismo verghiano<\/b> per poi imboccare una direzione originale, l&#8217;autore \u2013 allora solo trentenne \u2013 dava gi\u00e0 dimostrazione della sua capacit\u00e0 di analisi e riflessione storica, consegnandoci una prosa narrativa tesa allo scavo nella memoria e nel passato, personale e collettivo.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>L&#8217;inizio del romanzo, con la splendida <b>similitudine<\/b> della strada arrotolata come un nastro suggerisce subito l&#8217;idea del ricordo che prende forma dalla parola narrata:<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>\n<blockquote class=\"tr_bq\"><p><i>Dei primi due anni che passai a viaggiare mi rimane la strada arrotolata come un nastro, che posso avvolgere: rivedere i tornanti, i fossi, i tumuli di pietrisco incatramato, la croce di ferro passionista; sentire ancora il sole sulla coscia, l&#8217;odore di beccume, la ruota che s&#8217;affloscia, la naftalina che svapora dai vestiti. <\/i>[p.3]<\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<p><a name=\"more\"><\/a><\/p>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><i>La ferita dell&#8217;aprile <\/i>pu\u00f2 considerarsi la storia di una crescita, il quadro di un periodo particolare dell&#8217;esistenza, l&#8217;antefatto di una vita che ha da venire. Tutto costruito sul modulo del <b>racconto biografico<\/b> in prima persona e diviso in <b>dodici brevi capitoli<\/b>, il romanzo racconta la vita del giovane <b>Scavone<\/b> in un paese della costa settentrionale della Sicilia, rievocato con un po&#8217; di nostalgia e al lettore regalato con la giusta dose di lirismo:<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>\n<blockquote class=\"tr_bq\"><p><i>Questo paese \u00e8 una grata, i vicoli incrociati, quelli piani trasversali e gli altri che scendono dritti fino a mare [..] laggi\u00f9, lo specchio di acqua chiara, un vetro azzurro in fondo al vicoletto. Ma verso l&#8217;alto c&#8217;\u00e8 lo schermo della terra, le colline verdegrige con gli ulivi e gli agrumeti. Questo paese sembra posato tra le zampe d&#8217;un cane accovacciato, chiuso com&#8217;\u00e8 i in questo rettangolo collinoso in riva al mare. <\/i>[pp.121-122]<\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>\u00c8 il <b>secondo dopoguerra<\/b> e il protagonista, orfano di padre, trascorre un anno all&#8217;<b>Istituto religioso<\/b> del paese, luogo-prospettiva dal quale Scavone i suoi amici osservano il mondo che li circonda. I litigi di cortile e le prove di vera amicizia, i riti religiosi, i rapporti con gli americani e la distribuzione dei pacchi alimentari, la conoscenza di un nuovo frate educatore, l&#8217;esplorazione dei primi desideri sessuali, i viaggi in compagnia dello zio Giuseppe, il gioco del Monopoli.. la vita \u00e8 scandita da attimi di piccoli piaceri, dialoghi ed eventi che segnano la <b>formazione del personaggio<\/b>. Sullo sfondo dei momenti di vita minuta, si scorgono tra le righe i<b>grandi fatti storici<\/b>: la strage di Portella della Ginestra, le elezioni amministrative dell&#8217;aprile <b>1947<\/b>, lo scoppio del colera a Palermo, l&#8217;eruzione dell&#8217;Etna dello stesso anno e, file rouge di tutta la narrazione, l&#8217;anticomunismo clericale che permea l&#8217;educazione dei ragazzini, primo segnale di un&#8217;incipiente Guerra Fredda.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>\u201cAvvenimenti personali di scarsa incidenza e altri di pi\u00f9 profondo impatto sono alternati senza essere organizzati su un asse prospettico che consenta di disporli in ordine di importanza\u201d<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=565413758766222536#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a>: a Consolo non interessa subordinare il personale al politico.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Il microcosmo raccontatoci dall&#8217;autore colpisce per la sua <b>ritualit\u00e0<\/b>. Come su un palcoscenico, i personaggi partecipano alle funzioni religiose (particolarmente evocative le scene dell&#8217;interruzione della novena di Natale e della processione pasquale) e a quelle \u201csociali\u201d.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Scavone recita nel salotto della Baronessa e nello studio del Rettore dell&#8217;Istituto; sua madre nasconde la relazione con il cognato per poi sposarlo una volta che la cittadinanza glielo impone; i ragazzini fingono di trovare interessanti le prediche della domenica; Fil\u00ec porta con s\u00e9 l&#8217;amico e lo rende spettatore nascosto di un rapporto sessuale con una donna adulta. Consapevoli degli artifici entro i cui confini si muovono, sanno di essere un po&#8217; attori e partecipano tutti a questo <b>\u201cgioco delle parti\u201d<\/b>.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Accanto al mondo sociale, ecco la recita in quello familiare. Su tutte le figure spicca quello dello <b>zio Giuseppe Scavone<\/b> su cui il ragazzino opera una completa proiezione della figura paterna assente. Protagonista indiscusso dello spettacolo familiare, a lui il ragazzino dedica tutto il suo amore filiale:<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>\n<blockquote class=\"tr_bq\"><p><i>Era un giorno d&#8217;agosto e di calura e tornava di campagna in un bagno di sudore. Mi chiam\u00f2 dentro e mi disse di sfilargli i borzacchini, di lavargli con l&#8217;aceto i piedi sfatti. Mi parve un re, un santo, assiso sul cassone, le mani sulle cosce, lo sguardo sopra di me in ginocchione a sfregargli i piedi immensi nel bacile di rame con l&#8217;aceto. <\/i>[p.34]<\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Uno degli aspetti pi\u00f9 interessanti della struttura del romanzo \u00e8 la duplicit\u00e0 di funzione del protagonista.<b>Narratore e personaggio<\/b>, la sua voce ha assoluta centralit\u00e0: da un lato \u00e8 impegnato a vivere le dinamiche della vita in paese, dall&#8217;altro a raccontarle. Sia nell&#8217;agire che nel narrare, per\u00f2, Scavone \u00e8 <b>distante dal dare giudizi e dall&#8217;attribuire definizioni<\/b>. Registra quel che vede con l&#8217;aridit\u00e0 del catalogatore, non sempre ha piena consapevolezza di quello che succede nel mondo degli adulti, e il percorso di formazione \u00e8 lontano dal dirsi concluso. Ovunque domina l&#8217;instabilit\u00e0 dei momenti di passaggio.<\/div>\n<div>Ci sono due <b>\u201cdati saldamente pre-diegetici\u201d<\/b><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=565413758766222536#sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4anc\"><sup>4<\/sup><\/a> a cui si accenna continuamente nel corso del libro ma che non vengono mai raccontati: la <b>morte del padre<\/b> e l&#8217;abbandono di un paese di cui non si pronuncia mai il nome e nel quale si pu\u00f2 facilmente riconoscere <b>San Fratello<\/b>. Con la sua parlata di derivazione gallo-italica, il paese sui Nebrodi che far\u00e0 la sua comparsa anche nelle opere successive di Consolo (<i>Lunaria, Il sorriso dell&#8217;ignoto marinaio, Le pietre di Pantalica<\/i>), \u00e8 come un marchio sulla figura di Scavone, che tutti chiamano<b>\u201czangl\u00e8\u201d<\/b> perch\u00e9 parla una lingua speciale, diversa da quella dei suoi coetanei che per questo spesso lo deridono e lo fanno sentire diverso.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Arriviamo a questo punto alla lingua de <i>La ferita dell&#8217;aprile, <\/i>cos\u00ec audacemente costruita sul doppio asse lingua-dialetto, mai contrapposti ma, al contrario, immessi l&#8217;uno nell&#8217;altro. La lingua di Consolo \u00e8 intrisa di<b>oralit\u00e0<\/b>, si nutre di canti liturgici e popolari, di canzoncine politiche (<i>Quando sar\u00e0 abolito il capitale\/ le piante daran gnocchi con la bagna\/ e invece di patate pere e mele\/ avremo confettini e pandispagna<\/i>, p.68) e di scanzonate rime dialettali, interiezioni e modi di dire. Come sottolinea Daniela <b>La Penna<\/b><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=565413758766222536#sdfootnote5sym\" name=\"sdfootnote5anc\"><sup>5<\/sup><\/a>, la struttura su cui si costruisce il testo \u00e8 il pervasivo <b>discorso indiretto libero<\/b>, \u201cpunto di incontro tra diegesi e mimesi\u201d e che non \u00e8 difficile individuare come una chiara eco verghiana:<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>\n<blockquote class=\"tr_bq\"><p><i>La capo ciurma le chiama puttanelle, zoccole, sempre la testa l\u00e0 voi ci avete, e loro cantano a struggimento s&#8217;\u00e8 maritata Rosa Sarina e Peppinella, col canto e controcanto, ed io che sono bella mi voglio maritar. <\/i>[p.74].<\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"separator\"><\/div>\n<div>\n<div class=\"separator\"><a href=\"http:\/\/4.bp.blogspot.com\/-7xkfonhtZ2M\/UY-S76n-0DI\/AAAAAAAAAhE\/BCV6XH5U54w\/s1600\/milano1988-lo-scrittore-vincenzo-consolo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/4.bp.blogspot.com\/-7xkfonhtZ2M\/UY-S76n-0DI\/AAAAAAAAAhE\/BCV6XH5U54w\/s320\/milano1988-lo-scrittore-vincenzo-consolo.jpg\" alt=\"\" width=\"221\" height=\"320\" border=\"0\" \/><\/a><\/div>\n<\/div>\n<div>Il testo procede per <b>immagini staccate<\/b> che hanno il <b>ritmo delle stagioni<\/b>. Basta leggere queste righe sull&#8217;arrivo della primavera in Sicilia per sentire gli odori di una terra, intravederne i colori, intuirne i sapori:<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>\n<blockquote class=\"tr_bq\"><p><i>Primavera prescialora che non lascia di dire \u00e8 cominciata. La conca s&#8217;appende nel dammuso tirata oro con cenere e limone. Voglia di insalata sul terrazzo, voglia d&#8217;aceto, nespole agrimogne. I vecchi, lo scialle sulle spalle e le coppole sugli occhi, si portano nel sole a scatarrarsi, a togliersi l&#8217;inverno dalle ossa, disegnano il terreno col bastone, spaventano l&#8217;uccello e la lucertola. Le donne sui balconi, alle finestre, sciolte le crocchie, ripassano i capelli, fino alle spalle, fino alla vita, conservano i batuffoli nelle crepe per le rose di carta, centrini a punto croce, bambole d&#8217;organza e falpal\u00e0. I pittori, cappelli di giornale, sbarazzano i catoi, trespidi e tavole, testate e materassi sopra il marciapiede; la calce e gli scopini fanno la primavera, bianco e cilestrino, rosa cotto, giallo giudeo. <\/i>[p.73]<\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><i>La ferita dell&#8217;aprile<\/i> \u00e8 un romanzo che non ha nulla da invidiare ai testi del Consolo successivo in quanto a complessit\u00e0 e profondit\u00e0 tematica. Gli studiosi si sono interrogati sul senso della parabola di Scavone, dandone diverse interpretazioni. Giancarlo <b>Ferretti<\/b>, nella sua preziosa introduzione alla riedizione Mondadori del 1989, legge il libro come un \u201cromanzo sul problema del potere\u201d e sulla \u201ccarica liberatoria della diversit\u00e0\u201d; Alberto<b>Cadioli<\/b> ha, invece, sottolineato l&#8217;aspetto della formazione, sancita dal finale dell&#8217;opera e dall&#8217;ingresso del protagonista nel mondo degli adulti.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>\n<blockquote class=\"tr_bq\"><p><i>&#8211; Ecco, &#8211; pensavo, &#8211; la vita \u00e8 un gioco di maretta: avere l&#8217;occhio fino a capire il momento per gridare \u00abarripa!\u00bb e scivolare col legno sulla cresta. Un po&#8217; prima, un po&#8217; dopo, sbagliare il tempo, per ansie o dubbi o titubanze, significa farsi pigliare sotto, e travolgere, e sbattere nel fondo [\u2026] uno che pensa, uno che riflette e vuol capire questo mare grande e pauroso, vien preso per il culo e fatto fesso. E questa storia che m&#8217;intestardo a scrivere, questo fermarmi a pensare, a ricordare, non \u00e8 segno di babb\u00eca?<\/i> [p.105]<\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Nel microcosmo siciliano si condensa una riflessione dai toni elegiaci sull&#8217;uomo e sulla storia. Come nella Trezza di Verga, nella comunit\u00e0 di Consolo c&#8217;\u00e8 spazio per un&#8217;etica, per una filosofia della vita, e non \u00e8 certo un caso che anche qui sia affidata al mondo del mare.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Claudia Consoli<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Edizione di riferimento: Vincenzo Consolo, <i>La ferita dell&#8217;aprile<\/i>, Torino, Einaudi, 1977.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<div class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=565413758766222536#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a>Il romanzo era stato preceduto solo da un racconto breve intitolato <i>Un sacco di magnolie<\/i>, composto durante gli anni universitari milanesi e pubblicato sulla rivista \u00abLa parrucca\u00bb nel 1957.<\/div>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<div class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=565413758766222536#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a><i>La parola scritta e pronunciata. Nuovi saggi sulla narrativa di Vincenzo Consolo,<\/i> a cura di Giuliana Adamo, Lecce, Manni Editore, 2006, p.7.<\/div>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<div class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=565413758766222536#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a>Ivi, pp.18-19.<\/div>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div id=\"sdfootnote4\">\n<div class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=565413758766222536#sdfootnote4anc\" name=\"sdfootnote4sym\">4<\/a>Ivi, p.19.<\/div>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div id=\"sdfootnote5\">\n<div><\/div>\n<div class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=565413758766222536#sdfootnote5anc\" name=\"sdfootnote5sym\">5<\/a>Il saggio cui faccio riferimento \u00e8 <i>Enunciazione, simulazione di parlato e norma scritta. Ricognizioni tematiche e linguistico-stilistiche su La ferita dell&#8217;aprile di Vincenzo Consolo<\/i> contenuto nel gi\u00e0 citato volume<i>La parola scritta e pronunciata <\/i>(p. 13).<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1963: Invito alla lettura di \u201cLa ferita dell&#8217;aprile\u201d di Vincenzo Consolo di Claudia Consoli 27.5.2013 La ferita dell&#8217;aprile di Vincenzo Consolo Einaudi, 1977 (2^ edizione) pp. 138 Era il settembre 1963 quando il primo1 romanzo di Vincenzo Consolo, La ferita dell&#8217;aprile, fece la sua apparizione nel mondadoriano \u201cTornasole\u201d, diretto da Gallo e Sereni e fortemente &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=283\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Invito alla lettura di \u201cLa ferita dell&#8217;aprile\u201d<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/283"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=283"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/283\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":287,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/283\/revisions\/287"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=283"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=283"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=283"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}