{"id":2825,"date":"2018-03-01T10:19:00","date_gmt":"2018-03-01T10:19:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2825"},"modified":"2022-09-20T10:28:13","modified_gmt":"2022-09-20T10:28:13","slug":"vincenzo-consolo-e-andrea-zanzotto-un-archeologo-della-lingua-e-un-botanico-di-grammatiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2825","title":{"rendered":"Vincenzo Consolo e Andrea Zanzotto: un \u00abarcheologo della lingua\u00bb e un \u00abbotanico di grammatiche\u00bb"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\" id=\"docTitle\"><\/h1>\n\n\n\n<p><strong>Laura\u00a0Toppan<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><\/h2>\n\n\n\n<p>Nella conversazione \u00a0Le<em>\u00a0Pietre di Pantalica<\/em>\u00a0\u2013 uscita sul\u00a0<em>Corriere della Sera<\/em>\u00a0del 13 febbraio 1989\u00a0\u2013, Consolo risponde che la sua \u00abconsonanza con Zanzotto \u00e8 evidente\u00bb. Una consonanza stilistico-formale, con la sola differenza che il poeta di Pieve di Soligo l\u2019ha declinata in poesia e Consolo in prosa. Zanzotto \u00e8 un poeta che egli ha \u00abmoltissimo amato e letto\u00bb  e va da s\u00e9 che la stima profonda fosse reciproca, a giudicare anche, come vedremo, dal tono della recensione di Zanzotto e dall\u2019omaggio esplicito di Consolo allo stesso poeta ne\u00a0<em>Lo Spasimo di Palermo<\/em>\u00a0(1998). I due autori si sono frequentati poco, ma \u2018studiati\u2019 da lontano, con un\u2019attenzione costante al lavoro dell\u2019altro. Due autori profondamente diversi, ma animati entrambi dalla volont\u00e0 di resistere alla mercificazione e alla corruzione del linguaggio e di tentare l\u2019ardua impresa di restituire una dignit\u00e0 alla lingua letteraria attraverso la tradizione, rinnovandola e, in un certo senso, \u2018stravolgendola\u2019 anche, quella tradizione che il Gruppo \u201963 cercava in qualche modo di \u2018azzerare\u2019 e da cui sia Consolo che Zanzotto si sentivano lontanissimi, seppur ne fossero incuriositi, e con cui si dovettero comunque misurare.<\/p>\n\n\n\n<p>2Dal confronto&nbsp;\/&nbsp;scontro con i \u201cNovissimi\u201d si sono quindi \u2018sprigionati\u2019 due percorsi molto originali, in linea pi\u00f9 con il Pasolini (2000: 5-24) delle&nbsp;<em>Nuove questioni linguistiche<\/em>&nbsp;del \u201964, che con i Neoavanguardisti del \u201963. Nel suo saggio Pasolini non si proponeva di definire un modello ideale di lingua nazionale, ma si concentrava piuttosto su un\u2019analisi socio-linguistica del contesto italiano del dopoguerra e in particolare degli anni del boom economico. Egli vedeva nell\u2019italiano della nuova civilt\u00e0 industriale delle trasformazioni portate dall\u2019arrivo del lessico tecnico, tipico del settore industriale. In effetti, mentre dal dopoguerra sino agli anni Sessanta aveva prevalso piuttosto l\u2019asse delle parlate Roma-Napoli, a partire dagli anni Sessanta in poi prevarr\u00e0 soprattutto quello dell\u2019asse Milano-Torino, polo industriale attrattivo per tutta una massa di persone provenienti dall\u2019Est e dal Nord del paese. Pasolini registrava quindi la cessazione, per l\u2019italiano, dell\u2019osmosi con il latino e intuiva che la guida della lingua non sarebbe pi\u00f9 stata la letteratura, ma la tecnica, che il fine della lingua sarebbe ora rientrato nel ciclo produzione-consumo. Contro queste trasformazioni Pasolini cerca di resistere, e cos\u00ec fanno Consolo e Zanzotto che, attentissimi ai mutamenti del cosiddetto italiano \u2018standard\u2019, si costruiscono un percorso tutto personale in materia di sperimentazione linguistica, di lingua poetica, diverso comunque anche dall\u2019operazione dello stesso Pasolini. Lo scrittore siciliano infatti scriver\u00e0:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>La mia sperimentazione [\u2026] non andava verso la verghiana irradiazione dialettale del codice toscano n\u00e9 verso la digressione dialettale di Pasolini o la degradazione polifonica di Gadda, ma verso un impasto linguistico o una \u201cplurivocit\u00e0\u201d, come poi l\u2019avrebbe chiamata Segre (nell\u2019<em>Introduzione<\/em>&nbsp;a&nbsp;<em>Il Sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>), che mi permetteva di non adottare un codice linguistico imposto (Consolo 1993: 16)<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<ul><li><strong>2<\/strong>&nbsp;Cfr. Zanzotto 1999: 1104: \u00abCerto anche un fenomeno come quello da loro rappresentato ha pienezza&nbsp;<a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#ftn1\">(&#8230;)<\/a><\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Zanzotto, dal canto suo, in un\u2019intervista dal titolo&nbsp;<em>L\u2019italiano siamo noi (otto brevi risposte)<\/em><sup><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#ftn1\">2<\/a><\/sup>&nbsp;del \u201962 osservava:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>Il latino \u00e8 oggi una faglia che s\u2019apre nel terreno discusso dell\u2019italiano, \u00e8 pi\u00f9 un richiamo agli Inferi (come i dialetti, seppure con diverso significato) che ai Superi. (Zanzotto 1999: 1104)<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Il \u201962 \u00e8 anche l\u2019anno della recensione di Zanzotto in cui prende distanza dai Novissimi (Zanzotto 1999: 1105-1113), oltre che della pubblicazione di&nbsp;<em>IX Ecloghe<\/em>, raccolta in cui la lingua inizia ad aprirsi agli inserti che derivano dal registro scientifico tecnologico (<em>mucillagini, cariocinesi, geyser, anancasma, macromolecola<\/em>) e che convivono con latinismi, arcaismi, recuperi danteschi e letterari in generale. Il latino, in particolare, interviene spesso a fungere da \u2018mediatore\u2019 tra il repertorio tradizionale e la terminologia tecnica (Dal Bianco 2011: XXV).<\/p>\n\n\n\n<p>3Fin dai loro esordi letterari, quindi, sia Consolo che Zanzotto cercano di costruirsi una lingua poetica, una lingua della creazione che&nbsp;<em>attraversi<\/em>&nbsp;tutta la tradizione letteraria italiana ed europea (ed extra-europea) risalendo verticalmente sino alle origini della\/e lingua\/e, in un\u2019<em>immersione&nbsp;<\/em>da cui poi le parole risalgano rigenerate o vengano riscoperte. Consolo spiegher\u00e0:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>[le parole] le trovo nella mia memoria, nel mio patrimonio linguistico, ma sono frutto anche di mie ricerche, di miei scavi storico-lessicali. Sin dal primo libro sono partito da una estremit\u00e0 linguistica, mi sono collocato, come narrante, in un\u2019isola linguistica, in una colonia lombarda di Sicilia, San Fratello, dove si parla un antico dialetto, il gallo-italico. [\u2026] Quelle parole, irreperibili nei vocaboli italiani, hanno per\u00f2 una loro storia, una loro dignit\u00e0 filologica: la loro etimologia la si pu\u00f2 trovare nel greco, nell\u2019arabo, nel francese, nello spagnolo\u2026Quei materiali lessicali li utilizzo per una mia organizzazione di suoni oltre che di significati. (Consolo 1993: 54)<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<ul><li><strong>3<\/strong>&nbsp;Si veda Consolo 2015: XCIX: \u00abC\u2019era il cognatino di un mio fratello, che era qui [a Milano], all\u2019U&nbsp;<a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#ftn2\">(&#8230;)<\/a><\/li><li><strong>4<\/strong>&nbsp;Intervista a Vincenzo Consolo: R.A.I., serie&nbsp;<em>Scrittori per un anno<\/em>, http:\/\/www.letteratura.rai.it&nbsp;<a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#ftn3\">(&#8230;)<\/a><\/li><li><strong>5<\/strong>&nbsp;Interessanti sono gli scritti di Consolo sulla mafia, che vanno dai primi anni Settanta sino al 2&nbsp;<a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#ftn4\">(&#8230;)<\/a><\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>4Ma se la sperimentazione linguistica dello scrittore siciliano e del poeta di Pieve di Soligo \u2013 ormai due \u201cclassici\u201d del secondo Novecento italiano \u2013 \u00e8 un punto forte e comune, il loro percorso di vita \u00e8, potremmo dire, all\u2019opposto. Consolo parte dalla Sicilia all\u2019inizio degli anni Cinquanta per andare a studiare a Milano<sup><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#ftn2\">3<\/a><\/sup>, citt\u00e0 che poi sceglier\u00e0 per vivere e lavorare, anche perch\u00e9 \u00abera la stessa in cui operava Vittorini, dove aveva passato circa un ventennio Verga nell\u2019Ottocento e dove aveva avuto luogo la rivoluzione industriale\u00bb<sup><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#ftn3\">4<\/a><\/sup>, secondo le parole dello stesso Consolo in un\u2019intervista per la R.A.I. della serie&nbsp;<em>Scrittori per un anno<\/em>. Il capoluogo lombardo diventa il luogo privilegiato da cui osservare la propria isola e il mondo, con continue partenze e ritorni tra Nord e Sud e frequenti viaggi all\u2019estero, per quella sua necessit\u00e0 irrefrenabile di movimento spaziale, nel tentativo di capire e di interpretare i grandi eventi epocali: le nuove migrazioni, le ingiustizie, le connivenze, come il fenomeno mafioso a cui Consolo dedicher\u00e0 molte riflessioni<sup><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#ftn4\">5<\/a><\/sup>. La scrittura diventa quindi un\u2019arma per opporsi ai poteri, denuncia contro i mali del nostro tempo. Zanzotto, al contrario, rimane praticamente \u2018stanziale\u2019 per tutta la vita, se escludiamo brevi soggiorni a Milano e il periodo in cui part\u00ec per la Svizzera tra il \u201946 e il \u201947 per un\u2019esperienza di lavoro: entro il perimetro geografico della sua Pieve, ai piedi delle Alpi trevigiane e attorniato dal paesaggio dei colli, egli osserva il mondo locale e globale, cercando di interpretarne i cambiamenti. Questo piccolo centro, la sua Pieve, ha rappresentato non il punto fermo di un universo in movimento, ma un luogo che il poeta ha visto \u2018girare e muoversi\u2019 secondo ritmi sempre pi\u00f9 rapidi, sino a diventare quasi irriconoscibile, inghiottito dalla mostruosa conurbazione che va dal Garda al Friuli e che \u00e8 chiamata \u00abla Los Angeles veneta\u00bb. In Consolo, invece, sar\u00e0 la sua isola, la Sicilia, ad essere sempre il punto di partenza: \u00abIo porto in me questo unico punto del mondo, questo paese\u00bb (Consolo 2014: 137-138), e aggiunge:<\/p>\n\n\n\n<ul><li><strong>6<\/strong>\u00a0Cfr. lo scritto\u00a0<em>Memorie<\/em>, in Consolo 2014. <\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Mi sono ispirato,&nbsp;<em>narrando<\/em>, a questo mio paese, mi sono allontanato da lui per&nbsp;<em>narrare<\/em>&nbsp;altre storie, di altri paesi, di altre forme. Per\u00f2 sempre, in quel poco che ho scritto, ho fatalmente portato con me i segni incancellabili di questo luogo. (Consolo 2014: 135)<sup><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#ftn5\">6<\/a><\/sup><\/p>\n\n\n\n<ul><li><strong>7<\/strong>&nbsp;Zanzotto 1999: CXIII-CXIV: \u00ab[\u2026] terminato l\u2019anno scolastico [il poeta] \u201945-\u201946 decide di emigrare&nbsp;<a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#ftn6\">(&#8230;)<\/a><\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>E il\u00a0<em>narrare\u00a0<\/em>\u00e8 da intendersi nell\u2019accezione definita da Benjamin (2011) nel saggio\u00a0<em>Il narratore. Considerazioni sull\u2019opera di Nicola Leskov<\/em>, per il quale il\u00a0<em>narratore<\/em>\u00a0\u00e8 pre-borghese (rispetto al romanziere), \u00e8 colui che \u00abriferisce di un\u2019esperienza che ha vissuto, \u00e8 soprattutto quello che viene da lontano, che ha compiuto un viaggio\u00bb . Per Zanzotto, al contrario, Pieve di Soligo \u00e8 il punto da cui allontanarsi ogni tanto, ma sempre centro del suo vivere. Nei mesi dopo il 25 aprile e durante l\u2019estate del \u201945, egli si reca pi\u00f9 volte a Milano, compiendo il viaggio su convogli di camion partigiani che, dai paesi devastati della zona intorno al Piave, erano alla ricerca di viveri e di materiali, in assenza di una rete di rifornimenti. Nel \u201946, al referendum per determinare la forma di governo che dovr\u00e0 guidare l\u2019Italia postbellica e che mobilita l\u2019opinione pubblica, Zanzotto sostiene il voto in favore della Repubblica e si trover\u00e0 in contrasto con la propaganda ecclesiastica. La direzione del collegio Balbi-Valier dove ha da poco ottenuto una supplenza, fa intendere ai dipendenti il gradimento per una scelta anche politica e Zanzotto quindi, terminato l\u2019anno scolastico \u201945-\u201946, decide di emigrare in Svizzera, dove rimarr\u00e0 per pi\u00f9 di un anno<sup><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#ftn6\">7<\/a><\/sup>. Una volta rientrato nella sua Pieve, inizier\u00e0 da l\u00ec il suo percorso letterario, tanto che la definizione consoliana relativa ai tanti scrittori siciliani che avevano rinunciato alla \u2018fuga\u2019 dall\u2019isola, ovvero che appartenevano ad una \u00abletteratura della distanza logica\u00bb (Calcaterra 2014: 33), pu\u00f2 forse essere applicata anche all\u2019opera del poeta del solighese. Nella conversazione con Calcaterra, Consolo affermava che \u00abesiste una letteratura della distanza spaziale, o dell\u2019esilio\u00bb (Calcaterra 2014: 33) e \u00abuna letteratura della distanza logica\u00bb (Calcaterra 2014: 33): per lui, ancor pi\u00f9 incisiva della distanza spaziale \u00e8 la distanza intellettuale, poich\u00e9 si riesce ad \u00abaffinare una grande saggezza e lucidit\u00e0 rispetto alle cose\u00bb (Calcaterra 2014: 32) e al mondo che si osserva. Lucidit\u00e0 che Zanzotto ebbe tutto lungo il suo percorso \u2018scosceso\u2019: pensiamo solo, a titolo di esempio, al volume\u00a0<em>In questo progresso scorsoio<\/em>\u00a0(Zanzotto 2009) in cui il poeta, dialogando con l\u2019amico giornalista Marzio Breda, affronta temi capitali come le emergenze climatiche e le crisi ambientali, i conflitti per l\u2019energia e i fondamentalismi religiosi, il \u2018turbocapitalismo\u2019 in panne e l\u2019eclissi degli idiomi minori. Per Zanzotto, agli esordi del nuovo millennio, ci troviamo immersi in un tempo che \u00abstrapiomba\u00bb, in cui si aprono nuove difficili sfide di cui a volte siamo addirittura inconsapevoli. Una certa teoria del progresso, sordida e indifferente all\u2019etica, rischia cos\u00ec di portarci verso l\u2019autodistruzione.<\/p>\n\n\n\n<p>5Pur con dodici anni di differenza \u2013 Zanzotto nato nel \u201921 e Consolo nel \u201933 \u2013 entrambi vivranno in prima persona il trauma della Seconda Guerra Mondiale: Consolo prima da bambino, sotto i bombardamenti degli Americani sulla Sicilia nell\u2019estate del \u201943, in particolare a Palermo e a Messina; in seguito da sfollato, e poi tramite i giochi pericolosi delle bombe e delle mine disseminate sul territorio che lasceranno tracce indelebili nella sua memoria. Zanzotto invece, all\u2019epoca della Seconda Guerra Mondiale, \u00e8 poco pi\u00f9 che ventenne e partecipa in prima persona alla Resistenza veneta nelle Brigate di \u201cGiustizia e Libert\u00e0\u201d occupandosi della stampa e della propaganda del movimento. Si era formata la Brigata Mazzini che, pur essendo sotto il controllo del Partito Comunista, accoglieva anche altre forze antifasciste e Zanzotto, avendo deciso di non far uso delle armi, partecip\u00f2 alla realizzazione di manifesti e fogli informativi. Nell\u2019inverno del \u201944 Pieve di Soligo diventa una sorta di campo di concentramento e il poeta viene reclutato a forza e inviato al lavoro coatto. Nel \u201945 riprender\u00e0 l\u2019attivit\u00e0 partigiana di propaganda sulle colline e in quel periodo non scriver\u00e0 quasi nulla, tranne qualche frammento diaristico e una poesia per i morti fucilati del paese (Zanzotto 1999: CXII). Gli scontri continuano sino al 30 aprile, data a partire dalla quale la zona viene liberata dalle truppe alleate e si avvia verso il processo di normalizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p>6Le tracce della guerra nei Nostri si trasmisero anche attraverso i padri: il padre di Consolo era stato in prima linea sul Carso nella Guerra del \u201915-\u201918, mentre il padre di Zanzotto, pittore-decoratore, a causa delle sue posizioni apertamente antifasciste era dovuto partire per l\u2019esilio in Francia nel \u201925 e nel \u201926 e, successivamente, a Santo Stefano di Cadore, in montagna. La\u00a0<em>Storia<\/em>\u00a0entra quindi violentemente nella vita dei due autori e segner\u00e0 profondamente la loro opera, anche per contrasto al fenomeno della cancellazione della memoria del nostro tempo che entrambi hanno denunciato in pi\u00f9 occasioni in varie interviste. Consolo affermava che funzione della letteratura rimane quello di portare alla luce le verit\u00e0 nascoste, di svelare, smascherare, denunciare. Lo scrittore deve\u00a0<em>riscoprire la forza della parola<\/em>,\u00a0<em>verticalizzare la scrittura<\/em>,\u00a0<em>renderla<\/em>\u00a0pi\u00f9 possibile<em>\u00a0densa e pregna di significati<\/em>,\u00a0<em>trovare strumenti pi\u00f9 incisivi e graffianti<\/em>, perch\u00e9 lo scandalo venga raccontato, la colpa denunciata, il misfatto scoperto, l\u2019ingiustizia rivelata<sup><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#ftn7\">8<\/a><\/sup>. E il paesaggio da cui scaturisce questa\u00a0<em>parola<\/em>\u00a0\u00e8 il\u00a0<em>testimone<\/em>\u00a0di questa ricerca: per Consolo \u00e8 la Sicilia, con il suo Mar Mediterraneo carico di approdi e di tragedie; per Zanzotto \u00e8 il Veneto, quello delle Prealpi sino alla Laguna e all\u2019Adriatico, \u00abluoghi ricchi di lontananze ed intrecci di tempo-spazio\u00bb (Zanzotto 2013: 142), li definisce il poeta ne\u00a0<em>La memoria della lingua<\/em>, tanto che per lui:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>muoversi, aggirarsi, stare [\u2026] in una di queste aree porta sempre un senso di&nbsp;<em>sprofondamento<\/em>, di peso sulle spalle, e insieme di spinta verso altri orizzonti, verso altezze atmosferiche e perfino stellari. (Zanzotto 2013: 142)<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>8Anche Consolo, probabilmente, ha avuto un senso di&nbsp;<em>sprofondamento<\/em>&nbsp;aggirandosi nella sua isola, ma \u00e8 proprio da quel&nbsp;<em>peso<\/em>, paradossalmente, che si \u00e8 mosso, che \u00e8 partito verso un\u2019avventura \u00abarcheologica\u00bb della lingua e della Storia siciliana, che \u00e8 poi Storia italiana, europea, mondiale. Allo stesso modo Zanzotto, sin dall\u2019infanzia, ha \u00abavvertito gli spostamenti entro la geografia [veneta] come spostamenti&nbsp;<em>nella storia<\/em>\u00bb (Zanzotto 2013: 143), legati alla terra in modo radicale e ci\u00f2 dovuto in parte \u00aballa frequenza ossessiva delle commemorazioni della Grande Guerra\u00bb (Zanzotto 2013: 143). Di conseguenza egli si \u00e8 \u00abinteriormente segnato un tracciato particolare, quello dell\u2019ubicazione degli&nbsp;<em>Ossari<\/em>, che inneva la linea del Piave\u00bb. Per il poeta di Pieve di Soligo, infatti:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>una&nbsp;<em>vera<\/em>&nbsp;<em>memoria<\/em>&nbsp;\u00e8 propria della&nbsp;<em>lingua<\/em>, prima ancora della letteratura, nelle profondit\u00e0 in cui diviene continuamente e continua ad essere \u2018lingua nascente\u2019 [\u2026] in contatto [\u2026] con la \u201cfisica\u201d antropologica e [la] geografia dell\u2019ambiente, in continue interazioni. (Zanzotto 2013: 142)<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Zanzotto cerca di recuperare&nbsp;<em>la memoria della lingua<\/em>&nbsp;e alla stessa impresa ha dedicato tutta la sua opera Consolo, come mette in evidenza Cesare Segre nel&nbsp;<em>Profilo<\/em>&nbsp;del Meridiano:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>[egli] mostra [\u2026] che tutta la vicenda della Sicilia pu\u00f2 essere riportata alla luce&nbsp;<em>tramite la<\/em>&nbsp;<em>lingua<\/em>&nbsp;che i siciliani, secondo i momenti, hanno usato: da quella dei Greci delle colonie, e poi dei Romani, a quella dei poeti di corte sotto Federico II, sino a quella degli scrittori delle classi subalterne. (Segre 2015: XX-XXI)<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Ecco allora che, attraverso il&nbsp;<em>plurilinguismo<\/em>, Consolo apre degli orizzonti verso i momenti significativi della storia siciliana: \u00abarcheologo della lingua\u00bb o \u00abdell<em>e<\/em>&nbsp;lingu<em>e<\/em>\u00bb, egli scava in altri dialetti siciliani e nell\u2019italiano per riportare alla luce significati perduti, originari, con innesti da varie lingue. La sua sperimentazione si svolge sia sul piano della storia che della lingua nelle sue diverse stratificazioni (Domenico 2014: 53). E sempre secondo Segre:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>ci\u00f2 che tiene insieme questo&nbsp;<em>plurilinguismo<\/em>&nbsp;\u00e8 un fatto&nbsp;<em>musicale<\/em>, [grazie alla] tecnica del&nbsp;<em>pastiche<\/em>&nbsp;[e al ricorso di] frammenti [di] altre [e numerose] lingue. (Segre 2015: XXI)<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<ul><li><strong>9<\/strong>\u00a0Intervista a Vincenzo Consolo: R.A.I., serie\u00a0<em>Scrittori per un anno<\/em>, http:\/\/www.letteratura.rai.it<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>9Gianni Turchetta, inoltre, nella sua ricchissima&nbsp;<em>Introduzione<\/em>&nbsp;al Meridiano, evidenzia che \u00abil dialetto siciliano \u00e8 di norma italianizzato e l\u2019italiano spesso sicilianizzato\u00bb (Turchetta 2015: XXXI), mentre in un\u2019intervista Consolo precisa che in Sicilia esistono sette aree linguistiche di gallo-italico, ovvero dialetti che sono arrivati con i Normanni e quindi con&nbsp;<em>residui<\/em>&nbsp;di lombardo<sup><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#ftn8\">9<\/a><\/sup>. Di conseguenza:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>gli strati siciliani della lingua di Consolo attingono ad un\u2019impressionante molteplicit\u00e0 di variet\u00e0 locali: [il] siciliano orientale, che ha pi\u00f9 riconoscibili radici greco-bizantine [\u2026]: [il] sanfratellano, [\u2026] oltre al toscano, al napoletano e al milanese. (Turchetta 2015: XXXI)<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<ul><li><strong>10<\/strong>&nbsp;Il&nbsp;<em>sabir&nbsp;<\/em>era chiamata anche&nbsp;<em>petit mauresque<\/em>,&nbsp;<em>ferenghi<\/em>,&nbsp;<em>&#8216;ajnabi<\/em>&nbsp;o&nbsp;<em>aljamia<\/em>. Il nome&nbsp;<em>sabir<\/em>&nbsp;\u00e8 forse u&nbsp;<a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#ftn9\">(&#8230;)<\/a><\/li><li><strong>11<\/strong>&nbsp;Per le citazioni dalle opere di Consolo (dal \u00abMeridiano\u00bb), ricorriamo alle seguenti abbreviazioni&nbsp;<a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#ftn10\">(&#8230;)<\/a><\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Si tratta di \u00ablacerti di lingue vive e morte, corrette o deformate: il greco classico, il latino classico, liturgico e medioevale, il francese, lo spagnolo, l\u2019inglese, l\u2019arabo, il&nbsp;<em>sabir<\/em><sup><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#ftn9\">10<\/a><\/sup>\u00bb (Turchetta 2015: XXXI), che \u00e8 la lingua franca del Mediterraneo. Diamo qui solo qualche esempio<sup><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#ftn10\">11<\/a><\/sup>: per il latino della liturgia, \u00abRegem venturum Dominum \/ Venite Adoremus \/ Ecce Dominus veniet, et erit in die illa lux magna\u00bb (FA:&nbsp;8); per il greco, \u00abAgios o Th\u00e9os \/ Agios ischir\u00f3s \/ Agios athan\u00f3s,&nbsp;\/ el\u00e9ison im\u00e1s\u00bb (FA:&nbsp;76); \u00abchiocciola, kochl\u00edas nella lingua greca, c\u00f2chlea nella latina\u00bb (S:&nbsp;235); per il francese, \u00abMontesquieu, nel suo ess\u00e9 titolato&nbsp;<em>Esprit des lois<\/em>\u00bb (R: 445); per lo spagnolo, uno dei personaggi principali, Do\u00f1a Sol, \u00e8 spagnola: \u00abTambi\u00e9n, Madre de Dios?! Hombre sin nervio, debilidad, s\u00e1goma sin vida, sombra sin consistencia, ausencia, l\u00e1stima de mi vida, coj\u00f3n de algod\u00f3n!\u00bb (L:&nbsp;278); per l\u2019inglese, \u00ab(Broccolino, Broccolino), che alla lunga identificai con Brooklyn\u00bb (PP:&nbsp;493); per un&nbsp;<em>m\u00e9lange&nbsp;<\/em>di francese e di arabo, parlato da un tunisino in Sicilia, \u00abE l\u2019al\u00ecve? Sitr\u00f2n e al\u00ecve. E tomasso, pecorino \u2018o puavr\u2019\u00bb. (PP:&nbsp;502); per l\u2019arabo, \u00abInshallah\u00bb (R: 440) e per un dialogo a pi\u00f9 lingue (PP: 569):<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>\u00abAl\u00f2\u00bb gli fece uno dei giovinotti per rompere il silenzio e l\u2019imbarazzo. \u00abHallo\u00bb gli rispose Robert. \u00abDo you speak english?\u00bb Silenzio dall\u2019altra parte. \u00abHabla espa\u00f1ol?\u00bb Silenzio. \u00abParlez-vous fran\u00e7ais?\u00bb \u00abMoi, je parle fran\u00e7ais\u00bb rispose il Piancim\u00f2re. \u00ab\u00cates-vous all\u00e9 en France?\u00bb \u00abNon, je suis all\u00e9 en Belgique, \u00e0 travailler, dans les mines\u00bb \u00ab\u2026\u00bb \u00abEt \u00eates-vous am\u00e9ricain?\u00bb \u00abNon, non, je suis hongrois, mais j\u2019habite en France.\u00bb \u00abAh, la France, le pays de Prudhon et de Victor Hugo!\u00bb escalam\u00f3 il Pinciam\u00f2re. \u00abOui, de Proudhon, de Hugo et bien d\u2019autres\u2026\u00bb rispose Robert ridendo apertamente. Ma cap\u00ec subito di fronte a chi si trovava, e pens\u00f2, guardando la faccia del suo interlocutore, ai contadini catalani di Durruti, ai duri minatori delle Asturie. \u00abDites-moi, \u00e9tait-il de ce pays le cardinal Mazarin?\u00bb chiese il francese. \u00abBah, ici il n\u2019y a jamais eu un cardinal, mais seulement des pr\u00eatres, des religieuses et des capucins. Nous en avons d\u00e9j\u00e0 assez!\u00bb Robert gli tese la mano sorridendo e l\u2019altro gliela strinse. \u00abAu revoir\u00bb disse \u00abau revoir\u00bb \u00abAu revoir\u00bb rispose il Pinciam\u00f2re \u00abVive la France!\u00bb \u00abOh\u2026Vive le monde tout entier!\u00bb disse Robert. (Consolo 2015: 569)<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>10Consolo ricorre poi a una pluralit\u00e0 di termini appartenenti ad una lista impressionante di settori, quali \u00abla pesca, la marineria, la botanica, l\u2019agricoltura, la zoologia, la cucina, l\u2019architettura, la tessitura, la medicina e l\u2019astronomia\u00bb (Turchetta 2015: XXXII), solo per citarne alcuni, e in questi \u00ab<em>impasti<\/em>&nbsp;linguistici, la lingua di Consolo lavora sistematicamente e progressivamente sugli&nbsp;<em>estremi<\/em>\u00bb (Turchetta 2015: XXXII), passando dall\u2019aulico, all\u2019iper-letterario al registro pi\u00f9 basso e familiare (\u00abil bambino con la testa a vaporino grufolava per terra, agitava le mani e tirava sgrigne soffocate\u00bb, FA:&nbsp;51; \u00absulle ginocchia e sul didietro\u00bb, FA:&nbsp;13; \u00abci dissero cacati e, per l\u2019invidia, ci presero a sfott\u00f2\u00bb, FA:&nbsp;15; \u00abo stronzo, o merda!&#8230;e calci e cinque franchi\u00bb, FA:&nbsp;15; \u00abSi vede nu cazzu!\u00bb, S:&nbsp;152), e anche se con il tempo il suo sperimentalismo vira verso il tragico, il registro comico, ironico, rimane comunque sempre presente come sottobosco; quell\u2019ironia che fa capolino sin dal primo libro,&nbsp;<em>La ferita dell\u2019aprile:&nbsp;<\/em>\u00abPuressa, puressa, primavera di bellessa\u00bb (FA:&nbsp;13); \u00abzangl\u00e9\u2026sta piova, lesangl\u00e9, non inglesi, ma normanni\u00bb, (FA:&nbsp;24). E il carattere predominante nei saggi critici e nella poesia di Zanzotto, come per esempio ne&nbsp;<em>La Belt\u00e0<\/em>, raccolta uscita nel 1968 in pieno boom economico, \u00e8 proprio l\u2019ironia, che si trasforma in aperta comicit\u00e0 o in sarcasmo (come nel componimento&nbsp;<em>S\u00ec ancora la neve<\/em>: \u201cper voi bimbi con diritto \/ e programma di pappa, per tutti \/ ferocemente tutti, voi (sniff sniff \/ gnam gnam yum yum slurp slurp: \/ perch\u00e9 sempre si continui l\u2019\u00abumbra fuimus fumo e fumetto\u00bb); \u00abcolorini pi\u00f9 o meno truffaldini\u00bb) (Zanzotto 2001: 240).<\/p>\n\n\n\n<p>11Il plurilinguismo di Zanzotto, inteso come la messa in opera di elementi appartenenti a diverse lingue e di una pluralit\u00e0 di voci, dialoganti o meno, pu\u00f2 esser considerato, secondo Jean Nimis, \u00abuna delle caratteristiche \u2018fondanti\u2019 della poetica dell\u2019autore\u00bb (Nimis 2018: 23). Si tratta di un fenomeno ancora&nbsp;<em>in nuce<\/em>&nbsp;fino a&nbsp;<em>Vocativo<\/em>&nbsp;(\u201957), che diventa esplicito a partire dalla raccolta&nbsp;<em>IX Ecloghe<\/em>&nbsp;(\u201962), per poi prendere tutta la sua forza ne&nbsp;<em>La Belt\u00e0<\/em>&nbsp;(\u201968), ne&nbsp;<em>Gli sguardi i fatti e i Senhal&nbsp;<\/em>(\u201969) e in&nbsp;<em>Pasque&nbsp;<\/em>(\u201973), in cui la commistione di lingue, linguaggi e voci genera una musicalit\u00e0 molto particolare, ovvero \u00abquel&nbsp;<em>grain de la voix<\/em>&nbsp;di cui parlava Roland Barthes\u00bb \u2013 suggerisce Nimis (2018: 23) \u2013 e che contraddistingue la poetica zanzottiana. A questa raccolta si deve aggiungere anche il&nbsp;<em>Fil\u00f2<\/em>&nbsp;(del \u201976), in un dialetto intessuto della&nbsp;<em>koin\u00e9<\/em>&nbsp;veneta. La poesia di Zanzotto \u00e8 stata una vera e propria \u00abesperienza di linguaggio\u00bb \u2013 secondo una formula di Stefano Agosti \u2013 e dunque un\u2019esperienza&nbsp;<em>sul<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>nel<\/em>&nbsp;linguaggio e possiamo attribuire la stessa formula al lavoro letterario di Consolo, che ha realizzato un\u2019escursione a largo raggio verso le origini del linguaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>12Anche il plurilinguismo di Zanzotto, come quello di Consolo, riguarda l\u2019uso di varie lingue:&nbsp;<em>l\u2019italiano<\/em>; il&nbsp;<em>latino<\/em>, che secondo Dal Bianco, dalla raccolta&nbsp;<em>Vocativo<\/em>&nbsp;(1957) in poi rappresenta la lingua della Storia, con tutta la sua portata di terrore, soprattutto quando \u00e8 accompagnata dal lessico scientifico (Dal Bianco 2018: 41); il&nbsp;<em>dialetto<\/em>, che \u00e8 la lingua dell\u2019inconscio, la lingua materna e&nbsp;<em>della madre&nbsp;<\/em>(l\u2019uso del dialetto in Zanzotto esplode dopo il \u201973, ovvero dopo la morte della madre), ma che ad un certo punto, in&nbsp;<em>Idioma<\/em>&nbsp;(1986), diventa la lingua dei morti; il&nbsp;<em>greco<\/em>, in particolare quello dei&nbsp;<em>Vangeli<\/em>&nbsp;e di&nbsp;<em>San Paolo<\/em>, utilizzato quindi come lingua dell\u2019alterit\u00e0 massima, della Natura; il&nbsp;<em>francese<\/em>, che in genere compare in citazioni letterarie; il&nbsp;<em>tedesco<\/em>, che \u00e8 la lingua dell\u2019abbrutimento nazista e al tempo stesso il sublime di H\u00f6lderlin \u2013 uno dei modelli pi\u00f9 alti in poesia \u2013, quindi lingua \u00abdell\u2019antiumano e della somma umanit\u00e0\u00bb (Dal Bianco 2018: 41-43); l\u2019<em>ungherese<\/em>, che entra nell\u2019ultima raccolta,&nbsp;<em>Conglomerati<\/em>&nbsp;(2009), in particolare nel componimento&nbsp;<em>Silvia, Silvia, l\u00e0 sul confine\u2026<\/em>&nbsp;(Zanzotto 2011: 1041-1042), dedicata alla figlia del poeta Cecchinel, morta in giovane et\u00e0, che studiava lingua e letteratura ungherese all\u2019universit\u00e0 di Venezia (\u00abJ\u00f3 est\u00e9t, kisasszoni!\u00bb, che significa \u00abBuonasera Signorina!\u00bb).<\/p>\n\n\n\n<ul><li><strong>12<\/strong>&nbsp;Breda 2012: 3.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>13Dal Bianco osserva che, a partire dalla trilogia di Zanzotto ch\u2019egli ha definito \u00ab<em>dell\u2019Oltremondo<\/em>\u00bb (Dal Bianco 2018: 43),<em>&nbsp;<\/em>ovvero&nbsp;<em>Meteo<\/em>&nbsp;(1996),&nbsp;<em>Sovrimpressioni&nbsp;<\/em>(2001) e&nbsp;<em>Conglomerati<\/em>&nbsp;(2009), gli inserti delle varie lingue a cui ricorre Zanzotto giocano in un certo senso al ribasso, ovvero ad un \u00ababbassamento di registro\u00bb. Alle lingue gi\u00e0 citate si aggiunge l\u2019inglese, la lingua disprezzata (perch\u00e9 in Italia \u00e8 quella della pubblicit\u00e0, della mercificazione) ma che negli anni Ottanta, dopo un lungo periodo di depressione e di afasia, sorge dal profondo per la composizione di pseudo-haiku: Zanzotto dir\u00e0 che fiorivano spontaneamente, come degli zampilli improvvisi provenienti da qualche luogo recondito della psiche, da un fondo oscuro e fangoso, quasi delle bolle, a testimonianza del fatto che nonostante il deserto doloroso della malattia, un\u2019oasi salvatrice, una fonte di creazione esisteva ancora. Nel saggio&nbsp;<em>Europa, melograno di lingue<\/em>, il poeta definisce l\u2019inglese \u00abuna lingua vulcanica, [\u2026] che non pu\u00f2 non stimolare alle grandi arrampicate\u00bb (Zanzotto 2011: 45), e il suo \u00e8 un inglese&nbsp;<em>pet\u00e8l<\/em>, come lui stesso l\u2019ha definito, ovvero quello dei bambini piccoli che iniziano a parlare: ricorrendo ad elementi minimi della fonologia inglese, Zanzotto spiega \u00abche gli pseudo-haiku gli si congegnavano un po\u2019 alla volta, si coagulavano quasi da s\u00e9, grazie alla spinta allitterativa cos\u00ec caratteristica di questa lingua\u00bb (Zanzotto 2011: 45). Egli aveva provato a tradurre quei frammenti in italiano, ma restavano in qualche modo sminuiti; e si era anche industriato a tradurli in francese, ma senza grandi risultati e quindi vi aveva rinunciato. Gli riuscivano bene in inglese e non sapeva nemmeno lui bene il perch\u00e9: partiva forse da una citazione molto conosciuta e da l\u00ec nasceva un vero haiku. Solo in un secondo momento li tradurr\u00e0 in italiano e verranno pubblicati postumi in edizione bilingue negli Stati Uniti:&nbsp;<em>Haiku for a season&nbsp;\/ Haiku per una stagione<\/em>&nbsp;(Zanzotto 2012)<sup><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#ftn11\">12<\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>14La lingua poetica di Zanzotto ricorre inoltre, come la prosa consoliana, a vari lessici specifici appartenenti a numerosissime e svariate discipline, come la medicina, la psicanalisi, la botanica, l\u2019astrofisica, la matematica, l\u2019astronomia, la geologia, l\u2019ottica, oltre ad elementi espressivi connessi all\u2019uso dei linguaggi, come il&nbsp;<em>balbettio<\/em>&nbsp;rappresentato, gli&nbsp;<em>ideogrammi<\/em>, i&nbsp;<em>disegni<\/em>&nbsp;e gli&nbsp;<em>scarabocchi<\/em>&nbsp;(qualificabili tutti come \u00abiconografie\u00bb), i&nbsp;<em>disegni<\/em>&nbsp;e i&nbsp;<em>collages<\/em>&nbsp;che accompagnano i testi (cfr. Dal Bianco 2011). E molto importante \u00e8 anche la dimensione sonora, ove i segni sulla pagina bianca sono da considerarsi come delle \u2018scansioni\u2019, dei \u2018segnali metronomici\u2019, delle \u2018pause\u2019: indicazioni ritmiche per un\u2019interpretazione musicale. Il suo procedere mette in atto&nbsp;<em>un dispositivo sonoro molto denso<\/em>, costituito da&nbsp;<em>onomatopee<\/em>, spezzoni di enunciati in&nbsp;<em>diverse lingue<\/em>, serie di versi dal tessuto \u2018acustico\u2019: ora&nbsp;<em>rumoroso<\/em>, ora&nbsp;<em>sussurrante<\/em>, ora quasi&nbsp;<em>bisbigliato<\/em>. Lo stesso Montale aveva definito il poeta di Pieve di Soligo \u00abun poeta percussivo\u00bb (Montale 1968: 338). Anche in Consolo, seppur con procedimenti diversi, vi \u00e8 una \u00abtensione verso la pronuncia&nbsp;<em>fisica<\/em>&nbsp;[delle parole] e dunque [un\u2019]evocazione permanente dell\u2019oralit\u00e0\u00bb (Turchetta 2015: XXXV), anche perch\u00e9 legata ad una lingua che ha in s\u00e9 una forte teatralit\u00e0, quindi che ben si presta alla recitazione. E ricordiamo anche la pratica di riportare melodie e canti popolari in Consolo, cos\u00ec come filastrocche, proverbi e modi di dire in dialetto in Zanzotto.<\/p>\n\n\n\n<p>15Entrambi gli autori, inoltre, scrivono quella che \u00e8 stata definita una trilogia o, nel caso di Zanzotto, una \u00abpseudo trilogia\u00bb, secondo le parole dello stesso poeta: un connubio di&nbsp;<em>lingua<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>storia<\/em>, le due componenti fondamentali nell\u2019opera dei Nostri.<\/p>\n\n\n\n<p>16La trilogia di Consolo comprende il&nbsp;<em>Sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>&nbsp;(\u201976) ambientato nel periodo del Risorgimento, un momento di grandi speranze e di grandi delusioni;&nbsp;<em>Nottetempo, casa per casa<\/em>&nbsp;(\u201992), che mette a confronto l\u2019avvento del fascismo, segnato da un\u2019estrema violenza tra Cefal\u00f9 e Palermo attraverso le vicende della famiglia Marano e, allo stesso tempo, con l\u2019Italia degli anni Novanta, dell\u2019avvento della destra; e&nbsp;<em>Lo Spasimo di Palermo<\/em>&nbsp;(\u201998) che mette in luce le collusioni tra il potere politico e la mafia con le stragi degli anni Novanta.<\/p>\n\n\n\n<p>17Anche la trilogia di Zanzotto \u00e8 legata alla Storia, ma comprende un arco temporale che parte dalla grande tragedia popolare della Prima Guerra Mondiale con la prima \u2018anta\u2019,&nbsp;<em>Il Galateo in Bosco&nbsp;<\/em>(\u201978), nella prospettiva di rivitalizzarne la memoria nel presente. Il&nbsp;<em>Bosco<\/em>&nbsp;\u00e8 quello del Montello, a sud di Pieve di Soligo, visto dal poeta come un\u2019enorme pattumiera che r-accoglie i sedimenti organici e inorganici del processo naturale, i resti dei picnic dei villeggianti assieme alle ossa dei soldati della Grande Guerra, il cumulo delle tracce lasciate dall\u2019uomo nei secoli. Questo&nbsp;<em>Bosco&nbsp;<\/em>rimasto quasi intatto, seppur sfruttato, nei secoli venne distrutto dopo l\u2019Unificazione, nelle varie battaglie che portarono, nel \u201918, alla vittoria italiana contro l\u2019Austria-Ungheria. Le tracce di questa tragedia sono rimaste nella terra, tanto che la topografia della zona segna la linea degli&nbsp;<em>Ossari<\/em>&nbsp;nel Montello (Tessari 2009). Parecchi titoli dei componimenti \u2013 come indica Zanzotto in una&nbsp;<em>Nota&nbsp;<\/em>\u2013 sono tratti da parole o frasi del Bollettino della Vittoria e questo \u00e8 un procedere anche di Consolo, che si spinge forse ancora pi\u00f9 in l\u00e0 riportando in alcuni casi, nei suoi romanzi, stralci di documenti inediti consultati in archivio, con quella sua preoccupazione di&nbsp;<em>verit\u00e0<\/em>&nbsp;e soprattutto di&nbsp;<em>dar voce a chi non ne ha avuta<\/em>.&nbsp;<em>Galateo<\/em>&nbsp;\u00e8 un codice di comportamento, espressione delle regole che presiedono al vivere civile, ma che storicamente si sono incarnate nella retorica del potere e nella volont\u00e0 di dominio sull\u2019uomo e sulla natura; \u00e8 il&nbsp;<em>Galateo overo de\u2019&nbsp;costumi<\/em>&nbsp;che Giovanni della Casa scrisse probabilmente negli anni in cui si ritir\u00f2 nell\u2019abbazia di Sant\u2019Eustachio, presso Nervesa, nel trevigiano, tra il 1551 e il 1555 (e pubblicato postumo nel 1558).&nbsp;<em>Ambiguo<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>lacerato<\/em>&nbsp;\u00e8 lo statuto della poesia: da una parte si rivolge al&nbsp;<em>bosco<\/em>&nbsp;come unica fonte di sostentamento e speranza di vita autentica, dall\u2019altra si riconosce nelle istanze razionalizzanti del Galateo, poich\u00e9 memoria stratificata nel codice letterario. Al centro della raccolta vi \u00e8 l\u2019<em>Ipersonetto<\/em>&nbsp;(16 sonetti), che sta ad indicare l\u2019elezione di un codice altamente letterario, ma \u2018stravolto\u2019, poich\u00e9 vi \u00e8 la tendenza del poeta ad incorporare&nbsp;<em>grafismi<\/em>,&nbsp;<em>ideogrammi<\/em>,&nbsp;<em>simboli matematici<\/em>,&nbsp;<em>disegni na\u00eff<\/em>, a volte con valore di notazioni musicali, influendo quindi sull\u2019intonazione degli enunciati; a volte con funzione di semplice \u201ccommento\u201d al testo; a volte con funzione di \u201cdisturbo\u201d o monito, poich\u00e9 manifestazioni del \u201crumore\u201d della storia e del mondo contemporaneo.<\/p>\n\n\n\n<p>18In&nbsp;<em>Fosfeni<\/em>&nbsp;(dell\u201983), il paesaggio \u00e8 quello a nord di Pieve di Soligo e il carico di responsabilit\u00e0 sulla lingua poetica aumenta progressivamente, mentre in&nbsp;<em>Idioma<\/em>&nbsp;(dell\u201986) \u2013 la terza \u2018anta\u2019 della Trilogia \u2013<em>&nbsp;<\/em>il centro geografico \u00e8 la Pieve del poeta, un paese che \u00e8 come un giardino devastato qua e l\u00e0, una mappa, un palinsesto. La necessit\u00e0 di una presa di coscienza della distanza presente da ci\u00f2 che ci costituisce in quanto passato \u00e8 certamente uno dei principi guida della trilogia.&nbsp;<em>Idioma<\/em>&nbsp;contiene i&nbsp;<em>Mestier\u00f2i,&nbsp;<\/em>una sorta di \u2018museo d\u2019ombre\u2019 in dialetto solighese, e una vecchia canzoncina satirica locale,&nbsp;<em>I put\u00e8i del Mulineto<\/em>, e vi \u00e8 l\u2019espressione&nbsp;<em>queimada brasil\u00e8ira<\/em>, con cui Zanzotto denuncia il fatto di bruciare le foreste per coltivare il terreno (ci\u00f2\u2019 \u00e8 legato all\u2019emigrazione veneta in Brasile alla fine del XIX secolo). Ma anche la foresta del Montello era stata abbattuta nell\u201982 per poter coltivare il terreno. In questo processo di&nbsp;<em>nominazione<\/em>&nbsp;(da&nbsp;<em>Idioma<\/em>, appunto) entra sempre la Storia e un esempio ne \u00e8 la poesia intitolata&nbsp;<em>Il nome di Maria Fresu<\/em>, dedicata a una ragazza letteralmente polverizzata dalla bomba della stazione di Bologna del 2 agosto 1980, tanto che si dubit\u00f2 a lungo se fosse realmente tra le vittime: ridotta unicamente al suo&nbsp;<em>nome<\/em>:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>E il nome di Maria Fresu<br>continua a scoppiare<br>all\u2019ora dei pranzi<br>in ogni casseruola<br>in ogni pentola<br>in ogni boccone<br>in ogni<br>rutto \u2013 scoppiato e disseminato \u2013<br>in milioni di<br>dimenticanze, di comi, bburp. (Zanzotto 2011: 700)<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>La necessit\u00e0 di registrare gli accadimenti passati e pi\u00f9 recenti ritorna costantemente nell\u2019opera di Zanzotto e Consolo, ma nell\u2019ultima \u2018anta\u2019 della trilogia dello scrittore siciliano \u00e8 presente il rischio dell<em>\u2019afasia<\/em>, rappresentata dal protagonista Gioacchino Martinez, dietro cui si cela lo stesso Consolo, uno scrittore che non scrive e non vuole pi\u00f9 scrivere, nemmeno le dediche sui propri libri. Questo silenzio \u00e8 causato dall\u2019esigenza di dire una verit\u00e0 e dalla constatazione dell\u2019impossibilit\u00e0 di farlo. L\u2019afasia qui<em>\u00a0<\/em> si accentua, testimone anche della coerenza e del coraggio del percorso letterario di Consolo: Decise di scuotersi, di fare, dar mano al proposito, da tempo accantonato, d\u2019indagare sulla prigionia in Algeri di Cervantes e a quella, insieme, d\u2019un poeta di qua dialettale, Antonio Veneziano. Sarebbe riuscito forse a scriverne, scrivere d\u2019una realt\u00e0 storica, della pena vera di due poeti, fuori da ogni invenzione, finzione letteraria. Aborriva il romanzo, questo genere scaduto, corrotto, impraticabile. Se mai ne aveva scritti, erano i suoi in una diversa lingua, dissonante, in una furia verbale ch\u2019era finita in urlo, s\u2019era dissolta nel silenzio. Si doleva di non avere il dono della poesia, la sua libert\u00e0, la sua purezza, la sua distanza dall\u2019implacabile logica del mondo. Invidiava i poeti, maggiormente\u00a0<em>il veneto rinchiuso nella solitudine d\u2019una pieve saccheggiata<\/em>\u00a0\u2013 tutt\u2019ossa del\u00a0<em>Montello<\/em>\u00a0questo mondo \u2013 \u00abLe tue\u00a0<em>ecloghe<\/em>, amico, il tuo paesaggio avvelenato, il metallo del cielo che vi grava,\u00a0<em>la puella pallidula vagante, la tua lingua prima balbettante e la seconda ancor pi\u00f9 ardua, scoscesa<\/em>\u2026\u2019 questo cominciava a dirgli, pensandolo da quella sua sponda d\u2019un antico Mediterraneo devastato<sup><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#ftn12\">13<\/a><\/sup>. (Consolo 2015: 953-954)<\/p>\n\n\n\n<p>Il \u00abveneto\u00bb \u00e8 chiaramente Zanzotto che, \u00abrinchiuso nella sua solitudine\u00bb, registra i mutamenti di Pieve di Soligo e la dissacrazione del paesaggio che lo circonda dovuta alla cementificazione e al disboscamento; \u00able tue ecloghe\u00bb fa riferimento alla raccolta del \u201962,&nbsp;<em>IX Ecloghe<\/em>, e la \u00abpuella pallidula vagante\u00bb \u00e8 citazione appunto da&nbsp;<em>IX Ecloghe<\/em>, in particolare dal componimento:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><em>13 settembre 1959 (Variante)<br><\/em>Luna puella pallidula,<br>Luna flora eremitica,<br>Luna unica selenita,<br>distonia vita traviata,<br>atonia vita evitata,<br>mataia, matta morula,<br>vampirisma, paralisi,<br>[\u2026] (Zanzotto 2011: 171)<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>19Ritorna il tema della luna \u2013 che ha tanto affascinato Consolo tanto da comporre&nbsp;<em>Lunaria<\/em>&nbsp;(1985) \u2013 legato ad una serie di nominazioni provenienti da diversi campi linguistici:&nbsp;<em>selenita<\/em>, che in astronomia \u00e8 tutto ci\u00f2 che \u00e8 in rapporto con la luna;&nbsp;<em>distonia<\/em>, che \u00e8 l\u2019alterazione del tono muscolare; l\u2019<em>atonia<\/em>, che in linguistica \u00e8 la mancanza di accento e in medicina la perdita del tono muscolare; la&nbsp;<em>mataia<\/em>, che deriva dal greco e significa folle, stolta;&nbsp;<em>morula<\/em>, che in biologia \u00e8 la fase con cui ha inizio il processo di sviluppo di un embrione e infine&nbsp;<em>vampirisma<\/em>, che deriva da vampiro, spettro che esce dalle tombe la notte. \u00abLa tua lingua prima balbettante\u00bb \u00e8 invece<em>&nbsp;il dialetto<\/em>&nbsp;di Zanzotto, mentre \u00abla seconda ancor pi\u00f9 ardua, scoscesa\u00bb \u00e8&nbsp;<em>l\u2019italiano<\/em>. In questo passaggio, che possiamo considerare un omaggio di Consolo al poeta di Pieve di Soligo, l\u2019io narrante aborre il romanzo e lamenta di non avere il dono della poesia, che per lo scrittore siciliano rappresenta<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>un\u2019esigenza primaria dell\u2019uomo. Se non ci fosse la poesia, se si estinguesse il canto, l\u2019umanit\u00e0 rischierebbe parecchio, perch\u00e9 la poesia ha la capacit\u00e0 di risorgere, rifiorire inaspettata, riapparire anche nei luoghi pi\u00f9 imprevedibili. In Italia rimane certamente la forma letteraria pi\u00f9 irriducibile (perch\u00e9 meno mercificabile), continua a possedere un genuino nucleo di forza espressiva e verit\u00e0. (Calcaterra 2016: 66)<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Da questa concezione alta della poesia, deriva anche la prosa ritmica di Consolo e l\u2019omaggio esplicito a Zanzotto&nbsp;<em>va de soi<\/em>, forse perch\u00e9, come suggerisce Massimo Onofri, egli \u00e8:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>abituato a lavorare sull\u2019ideologia per alchimia sintattica, fermento lessicale, combustioni prosodiche [\u2026] dentro una \u00abmetrica della memoria\u00bb proprio come Consolo, senza compromessi. Entrambi hanno fatto della forma una questione di sostanza (Onofri 2004: 193-199).<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<ul><li><strong>14<\/strong>&nbsp;Cfr. ds in AC, Faldone&nbsp;<em>Collaborazioni giornalistiche varie<\/em>. Il documentario viene trasmesso da RA&nbsp;<a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#ftn13\">(&#8230;)<\/a><\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>20Ricordiamo inoltre che nella seconda met\u00e0 degli anni Settanta, Consolo realizzer\u00e0 per la RAI il documentario dal titolo&nbsp;<em>Una giornata di Iseo Tesser. Dentro e fuori una mostra sulla cultura contadina veneta<\/em>, nato dall\u2019esposizione&nbsp;<em>Settecento anni di costume nel Veneto<\/em>&nbsp;per la regia di Raoul Bozzi. La sceneggiatura \u00e8 di Consolo, mentre l\u2019intervistatore \u00e8 Andrea Zanzotto, che parla con Iseo Tesser, un mezzadro sulle terre dei principi di Collalto (il ramo italiano degli Hohenzollern), ultimo di una famiglia che esercita quel mestiere da secoli<sup><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#ftn13\">14<\/a><\/sup>. Questo lavoro \u00e8 testimonianza dell\u2019attenzione dei due scrittori per i mestieri legati alla terra e la storia, nei secoli, di determinati territori, in particolare quelli delle loro regioni, che rappresentano sempre il punto di partenza.<\/p>\n\n\n\n<p>21E veniamo ora alla recensione di Zanzotto alle&nbsp;<em>Pietre di Pantalica<\/em>, (Zanzotto 2001: 308-310):<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>Questo libro \u00e8 costituito come da un\u00a0<em>terriccio fresco<\/em>\u00a0di apporti estremamente variati [\u2026]. L\u2019autore sta chino, tra\u00a0<em>schifo ed entusiasmo<\/em>, tra\u00a0<em>gioie segrete o paralizzanti perplessit\u00e0<\/em>, a scrivere un suo\u00a0<em>brogliaccio<\/em>\u00a0del tutto particolare [ed]\u00a0<em>\u00e8 sempre un rivolgersi ai molti<\/em>\u00a0[\u2026] \u00e8\u00a0<em>quasi una preghiera<\/em>\u00a0[\u2026]. Il libro risulta quasi riportato al suo carattere di\u00a0<em>strato vegetale<\/em>, [\u2026]. [\u2026] all\u2019orizzonte, [vi sono] quelle entit\u00e0 che sono i\u00a0<em>toponimi<\/em>, liberi suoni che finiscono per dire di pi\u00f9 proprio a chi non pu\u00f2 riconoscervi i luoghi. [\u2026]\u00a0<em>trasudano succhi e sapori<\/em>\u00a0le parole che denotano piante, strumenti, oggetti, scorrenti tra dialetto, italiano e manuale scientifico, spesso e in diversi modi obsolete, e con un tale\u00a0<em>aroma-afrore (odore penetrante e acre) di memoria<\/em>, o perfino di necessario vuoto-di-presenza, da non far muovere la mano di chi legge verso vocabolari e simili.<\/p><p>Ma il momento pi\u00f9 alto del libro \u00e8 [\u2026][il]\u00a0<em>fascinoso imperio linguistico di Amalia<\/em>: che trascina (l\u2019amico) [\u2026]\u00a0<em>iniziandolo alla vita vera e forse anche alla vita vera della scrittura che egli svilupper\u00e0 da adulto<\/em>. (Zanzotto 2001: 308-310)<sup><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#ftn14\">15<\/a><\/sup><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Zanzotto, cos\u00ec attento alla\u00a0<em>lingua<\/em>, alle\u00a0<em>parole<\/em>, in particolare a tutti i nomi di piante, di fiori, di alberi, al paesaggio in generale e a quello del bosco in particolare, e cos\u00ec \u2018funambolo\u2019 nell\u2019invenzione linguistica (pensiamo alla fantasia linguistica de\u00a0<em>Il Galateo in bosco<\/em>\u00a0del \u201978), non poteva non apprezzare, sopra tutti, il magnifico racconto consoliano\u00a0<em>Il linguaggio del bosco<\/em>, tanto che alla fine della sua recensione scriver\u00e0:<\/p>\n\n\n\n<p>Consolo chiude improvvisamente, o meglio lascia il discorso su una storia marinaresca (vera) se mai ancora pi\u00f9 cupa, [\u2026], [m]a non pu\u00f2 disperare&nbsp;<em>l\u2019autore di quest\u2019opera tanto amara quanto abbarbicata a quella minima letizia che viene dal sentire in cuore il pullulare di una lingua che fa di per s\u00e9 sopravvivere<\/em>. (Zanzotto 2001: 308-310)<sup><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#ftn15\">16<\/a><\/sup><\/p>\n\n\n\n<p>Ci sembra importante sottolineare che per la scrittura di Consolo si \u00e8 parlato di \u201cpalinsesto\u201d (\u2018O Connell 2010: 42-66), un termine che si riferisce al codice di pergamena su cui, raschiata la prima scrittura, si pu\u00f2 scrivere un nuovo testo e dove l\u2019originale rimane in trasparenza: cos\u00ec l\u2019ipertesto si innesta nell\u2019ipotesto. Zanzotto, nel 2001, pubblica la raccolta&nbsp;<em>Sovrimpressioni<\/em>&nbsp;e il primo significato del titolo \u00e8 il&nbsp;<em>riemergere<\/em>&nbsp;di parole, di storie e di figure antiche di un tempo ormai lontano, ma confuso-fuso con quello reale. Il titolo deve quindi essere letto in relazione al ritorno di ricordi e di \u201ctracce scritturali\u201d: il poeta registra il degrado del paesaggio della sua amata terra, esprime la propria amarezza e lo fa rivivere, in dialetto, attraverso il ricordo di figure \u2018mitiche\u2019 del suo passato, gi\u00e0 incontrate nella sua opera (come la Maestra Morchet o l\u2019agricoltore Nino). Il modo di procedere \u00e8 personalissimo, ma delle convergenze sono riscontrabili nell\u2019idea di traccia, di recupero di modelli letterari, fatti storici, immagini di persone che hanno segnato in qualche modo il loro percorso.<\/p>\n\n\n\n<p>22Questo studio si propone quindi come un primo contributo all\u2019analisi comparativa di due autori che sono accomunati da un forte interesse per la sperimentazione linguistica e da una poetica comune, pur nell\u2019estrema diversit\u00e0 dei risultati e dei generi praticati. Lo sforzo di recuperare dall\u2019oblio pezzi di Storia, Consolo e Zanzotto l\u2019hanno investito tutto nella lingua, e anche nei momenti pi\u00f9 terribili, pi\u00f9 tragici, quando la tentazione di abbandonare l\u2019impresa era forte, da un&nbsp;<em>degr\u00e9 z\u00e9ro<\/em>&nbsp;della pagina bianca hanno sempre continuato, nonostante tutto, l\u2019<em>entreprise<\/em>, forti di un valore prima di tutto&nbsp;<em>etico<\/em>, che estetico, della letteratura e della lingua.<a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#article-1269\">Haut de page<\/a><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>Bibliographie<\/em><\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Des DOI sont automatiquement ajout\u00e9s aux r\u00e9f\u00e9rences par Bilbo, l&#8217;outil d&#8217;annotation bibliographique d&#8217;OpenEdition.<br>Les utilisateurs des institutions qui sont abonn\u00e9es \u00e0 un des programmes freemium d&#8217;OpenEdition peuvent t\u00e9l\u00e9charger les r\u00e9f\u00e9rences bibliographiques pour lequelles Bilbo a trouv\u00e9 un DOI.<\/p>\n\n\n\n<p>AA.VV., 2010,&nbsp;<em>Scrittura e memoria in Vincenzo Consolo<\/em>,&nbsp;<em>Microprovincia<\/em>, 48, gennaio-dicembre.<\/p>\n\n\n\n<p>Adamo G. (a cura di), 2006,&nbsp;<em>Nuovi saggi sulla narrativa di Vincenzo Consolo<\/em>, prefazione di Giulio Ferroni, Lecce, Manni.<\/p>\n\n\n\n<p>Alvino G., 2012,&nbsp;<em>Lo scrittore verticale. Pizzuto, Consolo, Bufalino<\/em>, prefazione di Pietro Trifone, Casoria (NA), Loffredo Editore University Press, coll. Studi di Italianistica, n.&nbsp;6.<\/p>\n\n\n\n<p>Bassi S.,&nbsp;<em>Un \u00abgiardiniere e botanico delle lingue\u00bb: Andrea Zanzotto traduttore e autotraduttore<\/em>, tesi di dottorato, Universit\u00e0 Ca\u2019 Foscari di venezia, XXIII ciclo (a.a. 2009\/2010),&nbsp;<a href=\"http:\/\/dspace.unive.it\/bitstream\/handle\/10579\/1068\/Tesi%20Dottorato%20Bassi.pdf?sequence=1\">http:\/\/dspace.unive.it\/bitstream\/handle\/10579\/1068\/Tesi%20Dottorato%20Bassi.pdf?sequence=1<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Benjamin W., 2011 [1936<sup>1<\/sup>],\u00a0<em>Il narratore. Considerazioni sull\u2019opera di Nicola Leskov<\/em>, note e commento di Alessandro Baricco, trad. it. di Renato Solmi, Torino, Einaudi, coll. Super ET. <br>Bongiorno G., Toppan L. (a cura di), 2018,\u00a0<em>Nel \u00abmelograno di lingue\u00bb. Plurilinguismo e traduzione<\/em>, Firenze, FUP, coll. Moderna e Comparata.<br>Breda M., 2012, \u00abHaiku, la cura di Zanzotto\u00bb,\u00a0<em>Corriere della Sera\/La lettura<\/em>, 30 \u00a0settembre, p. 3.<br>Consolo V., 1993,\u00a0<em>Fuga dall\u2019Etna. La Sicilia e Milano, la memoria e la storia<\/em>, Roma, Donzelli. <br>Consolo V., 2014,\u00a0<em>La mia isola \u00e8 Las Vegas<\/em>, a cura di Nicol\u00f2 Messina, Milano, Mondadori.<br>Consolo V., 2015,\u00a0<em>L\u2019opera completa<\/em>, a cura e con un saggio introduttivo di Gianni Turchetta e uno scritto di Cesare Segre, Milano, Mondadori, \u00abI Meridiani\u00bb. Consolo V., 2017,\u00a0<em>Cosa loro. Mafie tra cronaca e riflessione (1997-2010)<\/em>, a cura di Nicol\u00f2 Messina, Milano, Bompiani. <br>Dal Bianco S., 2018,\u00a0<em>Le lingue e l\u2019inglese degli haiku<\/em>, in: Bongiorno G., Toppan L. (a cura di), 2018,\u00a0<em>Nel \u00abmelograno di lingue\u00bb. Plurilinguismo e traduzione<\/em>, Firenze, FUP, coll. Moderna e Comparata, p.\u00a041-47. <br>Dal Bianco S., 2011, \u00abIl percorso della poesia di Andrea Zanzotto\u00bb, in: Zanzotto A., 2011,\u00a0<em>Tutte le poesie<\/em>, Milano, Mondadori, coll. Oscar, p.\u00a0VII-XCII.<br>Galvagno R. (a cura di), 2015,\u00a0<em>\u00abDiverso \u00e8 lo scrivere\u00bb. Scrittura poetica dell\u2019impegno in Vincenzo Consolo<\/em>, introduzione di Antonio Di Grado, Avellino, Edizioni Sinestesie. <br>Minarda M., 2014,\u00a0<em>La lente bifocale. Itinerari stilistici e conoscitivi nell\u2019opera di Vincenzo Consolo<\/em>, Messina, Pungitopo. Montale E., 1968, \u00abLa poesia di Zanzotto\u00bb,\u00a0<em>Il Corriere della Sera<\/em>, 1\/06\/1968; poi in: Id.,\u00a0<em>Sulla poesia<\/em>, a cura di Giorgio Zampa, Milano, Mondadori. Nimis J., 2018,\u00a0<em>Glossalalie, xenoglossie nella \u00abpseudo-trilogia\u00bb<\/em>, in Bongiorno G., Toppan L. 2018, p.\u00a023-39. O\u2019Connell D., 2010, \u00abIl palinsesto della memoria<em>\u00bb<\/em>, in: AA.VV.,\u00a0<em>Scrittura e memoria in Vincenzo Consolo<\/em>,\u00a0<em>Microprovincia<\/em>, 48, gennaio-dicembre, p.\u00a042-66. Onofri M., 2004, \u00abNel magma Italia. Considerazioni su Consolo scrittore politico e sperimentale\u00bb, in: Id.,\u00a0<em>Il sospetto della realt\u00e0. Saggi e paesaggi novecenteschi<\/em>, Avagliano, Cava de\u2019 Tirreni, p. 193-99. Pasolini P. P., 1964, \u00abNuove questioni linguistiche\u00bb,\u00a0<em>Rinascita<\/em>, 16 dicembre. Pasolini P. P., 2000 [1972],\u00a0<em>Empirismo eretico<\/em>, Milano, Garzanti, p. 5-24. Segre C., 2015, \u00abUn profilo di Vincenzo Consolo\u00bb, in: Consolo V.,\u00a0<em>L\u2019opera completa<\/em>, a cura e con un saggio introduttivo di Gianni Turchetta e uno scritto di Cesare Segre, Milano, Mondadori, \u00abI Meridiani\u00bb, p.\u00a0IX-XXII. Tessari R., 2009,\u00a0<em>Ritorno sul Montello con Andrea Zanzotto<\/em>, in:\u00a0<em>Il Montello della Grande Guerra<\/em>, vol.\u00a03, Udine, Gaspari Editore. <br>Turchetta G., 2015, \u00abDa un luogo bellissimo e tremendo\u00bb, in: Consolo V.,\u00a0<em>L\u2019opera completa<\/em>, a cura e con un saggio introduttivo di Gianni Turchetta e uno scritto di Cesare Segre, Milano, Mondadori, \u00abI Meridiani\u00bb, p.\u00a0XXIII\u2011LXXIV. <br>Turchetta G., 2015, \u00abCronologia\u00bb, in: Consolo V.,\u00a0<em>L\u2019opera completa<\/em>, a cura e con un saggio introduttivo di Gianni Turchetta e uno scritto di Cesare Segre, Milano, Mondadori, \u00abI Meridiani\u00bb, p.\u00a0LXXV-CLIII. Zanzotto A., 2013,\u00a0<em>Luoghi e paesaggi<\/em>, a cura di Matteo Giancotti, Milano, Bompiani. <br>Zanzotto A., 2012,\u00a0<em>Haiku for a season\u00a0\/ Haiku per una stagione<\/em>, edited by Anna Secco e Patrick Barron, Chicago, University of Chicago.<br>DOI :\u00a0<a href=\"http:\/\/dx.doi.org\/10.7208\/chicago\/9780226922225.001.0001\">10.7208\/chicago\/9780226922225.001.0001<\/a> Zanzotto A., 2011,\u00a0<em>Tutte le poesie<\/em>, Milano, Mondadori, coll. Oscar. <br>Zanzotto A., 2009,\u00a0<em>In questo progresso scorsoio. Conversazioni con Marzio Breda<\/em>, Milano, Garzanti. <br>Zanzotto A., 2001,\u00a0<em>Scritti sulla letteratura<\/em>, a cura di Gianmario Villalta, Milano, Mondadori, coll. Oscar saggi, vol. 2.<br>Zanzotto A., 1999,<em>\u00a0Le poesie e le prose scelte<\/em>, a cura di Stefano Dal Bianco e Gianmario Villalta, con due saggi di Stefano Agosti e Fernando Bandini, Milano, Mondadori, \u00abI Meridiani\u00bb. <br>Zanzotto A., 1990,\u00a0<em>Dai monti fatati al sangue di Palermo, Consolo sospeso tra due Sicilie<\/em>, in: Zappulla Muscar\u00e0 S.,\u00a0<em>Narratori siciliani del secondo dopoguerra,\u00a0<\/em>Catania, Maimone, p.\u00a0179-181. <br>Zappulla Muscar\u00e0 S.,\u00a0<em>Narratori siciliani del secondo dopoguerra,\u00a0<\/em>Catania, Maimone.<a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#article-1269\">Haut de page<\/a><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><em><strong>Note<\/strong><\/em><\/h2>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#bodyftn1\">2<\/a>\u00a0Cfr. Zanzotto 1999: 1104: \u00abCerto anche un fenomeno come quello da loro rappresentato ha pienezza di diritti, ma non meno tra parentesi che gli altri fenomeni. [\u2026] si rende impossibile salvare, attraverso tanto legittimo disamore, qualche cosa che alluda, almeno, all\u2019amore, ne isoli l\u2019immagine per assurdo\u00bb. <br><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#bodyftn2\">3<\/a>\u00a0Si veda Consolo 2015: XCIX: \u00abC\u2019era il cognatino di un mio fratello, che era qui [a Milano], all\u2019Universit\u00e0. Intervenne mio fratello: \u2018Lo mandiamo a Milano all\u2019Universit\u00e0 Cattolica\u2019. Io felice. Vincenzo si iscrive quindi a Giurisprudenza alla Cattolica di Milano: Vi sono approdato non per convinzioni religiose ma casualmente, perch\u00e9 avevo il desiderio di lasciare l\u2019isola e conoscere il famoso continente. Il continente per noi siciliani era una sorta di mito\u00bb. <br><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#bodyftn3\">4<\/a>\u00a0Intervista a Vincenzo Consolo: R.A.I., serie\u00a0<em>Scrittori per un anno<\/em>, http:\/\/www.letteratura.rai.it\/articoli-programma\/la-formazione-di-vincenzo-consolo\/914\/default.aspx. <br><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#bodyftn4\">5<\/a>\u00a0Interessanti sono gli scritti di Consolo sulla mafia, che vanno dai primi anni Settanta sino al 2010, ovvero poco prima di morire. Ora riuniti in Consolo 2017. <br><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#bodyftn5\">6<\/a>\u00a0Cfr. lo scritto\u00a0<em>Memorie<\/em>, in Consolo 2014. I corsivi sono nostri.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#bodyftn6\">7<\/a>\u00a0Zanzotto 1999: CXIII-CXIV: \u00ab[\u2026] terminato l\u2019anno scolastico [il poeta] \u201945-\u201946 decide di emigrare. Da amici trevigiani apprende che in Svizzera si pu\u00f2 trovare un impiego: gli segnalano in particolare un posto di insegnante presso il collegio della cittadina turistica di Villars sur Ollon, nel Vaud, sulle montagne sopra Losanna, dove prende servizio nel mese di settembre. L\u2019ambiente si dimostra alquanto opprimente, sia per una singolare figura di direttrice-padrona [\u2026] sia perch\u00e9 viene impiegato per supplenze e lezioni innumerevoli in tutte le materie, compresa la matematica. Rimane in Svizzera quasi un intero anno scolastico, poi \u00e8 costretto a rientrare per essere operato di appendicite e per il successivo mese di convalescenza. Al ritorno in Svizzera decide di abbandonare il collegio tra i monti e si stabilisce a Losanna, dove l\u2019atmosfera \u00e8 ben pi\u00f9 vivace. [\u2026] \u00e8 disposto a fare il barista e il cameriere [\u2026] viene in contatto con i seguaci di Swedenborg. Rientrer\u00e0 in Italia alla fine del\u201947 all\u2019aprirsi di nuove prospettive per l\u2019insegnamento\u00bb. Di questo periodo svizzero inizier\u00e0 a scrivere, in francese, nel\u00a0<em>Cahier Vaudois<\/em>, rimasto per\u00f2 incompiuto e a tutt\u2019oggi inedito. <a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#bodyftn8\">9<\/a>\u00a0Intervista a Vincenzo Consolo: R.A.I., serie\u00a0<em>Scrittori per un anno<\/em>, http:\/\/www.letteratura.rai.it\/articoli-programma\/la-formazione-di-vincenzo-consolo\/914\/default.aspx.<br><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#bodyftn9\">10<\/a>\u00a0Il\u00a0<em>sabir\u00a0<\/em>era chiamata anche\u00a0<em>petit mauresque<\/em>,\u00a0<em>ferenghi<\/em>,\u00a0<em>&#8216;ajnabi<\/em>\u00a0o\u00a0<em>aljamia<\/em>. Il nome\u00a0<em>sabir<\/em>\u00a0\u00e8 forse una storpiatura del catalano\u00a0<em>saber<\/em>; lingua franca, invece, deriva dall\u2019arabo\u00a0<em>lis\u0101n-al-faran\u011f\u012b<\/em>. Il secondo termine \u00e8 in seguito passato ad indicare qualsiasi idioma che metta in contatto parlanti di estrazione diversa. Questa lingua ausiliaria serviva a mettere in contatto i commercianti europei con gli arabi e i turchi, ed era parlata anche dagli schiavi di Malta, dai corsari del Maghreb e dai fuggitivi europei che trovavano riparo ad Algeri. La morfologia era molto semplice e l\u2019ordine delle parole molto libero. Per supplire alla mancanza di alcune classi di parole, vi era un largo uso di preposizioni e di aggettivi possessivi e aveva un numero limitato di tempi verbali (il futuro, per esempio, si creava usando il modale\u00a0<em>bisognio<\/em>, il passato con il participio passato). Il primo documento in lingua franca risale al 1296 (<em>Compasso da Navegare<\/em>). Nel 1830 viene pubblicato a Marsiglia il\u00a0<em>Dictionnaire de la langue franque ou petit mauresque, suivi de quelques dialogues familiers et d\u2019un vocabulaire de mots arabes le plus usuels; \u00e0 l\u2019usage des Fran\u00e7ais en Afrique<\/em>, manuale scritto in lingua francese in occasione della spedizione francese in Algeria per la conquista di Algeri (\u00e8 l\u2019inizio della colonizzazione francese che si sarebbe protratta fino al 1962). Veniva cos\u00ec alla luce un idioma alquanto misterioso, usato dai secoli medievali nel Mediterraneo come mezzo di comunicazione tra cristiani di lingua romanza da un lato, arabi e poi turchi dall\u2019altro. Doveva servire ai soldati francesi per imparare e conoscere la lingua sabir. Nell\u2019<em>Impresario delle Smirne<\/em>, Goldoni inserisce un personaggio che si esprimeva in lingua franca. Cfr. Francesco Bruni,\u00a0<a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20090328135757\/http:\/\/www.italica.rai.it\/principali\/lingua\/bruni\/lezioni\/f_lll5.htm\">https:\/\/web.archive.org\/web\/20090328135757\/http:\/\/www.italica.rai.it\/principali\/lingua\/bruni\/lezioni\/f_lll5.htm<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#bodyftn10\">11<\/a>\u00a0Per le citazioni dalle opere di Consolo (dal \u00abMeridiano\u00bb), ricorriamo alle seguenti abbreviazioni, seguite dal numero di pagina:\u00a0<em>Ferita dell\u2019aprile<\/em>\u00a0(FA),\u00a0<em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>\u00a0(S),\u00a0<em>Retablo<\/em>\u00a0(R),\u00a0<em>Le pietre di Pantalica<\/em>\u00a0(PP). <br><a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#bodyftn11\">12<\/a>\u00a0Breda 2012: 3. <a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#bodyftn12\">13<\/a>\u00a0I corsivi sono nostri. <a href=\"https:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269?fbclid=IwAR29PjS78DcRmI3xzp1QUiuiQhy48uA4anXZmfq_EWYwbZ_d8ejW6d8656E#bodyftn13\">14<\/a>\u00a0Cfr. ds in AC, Faldone\u00a0<em>Collaborazioni giornalistiche varie<\/em>. Il documentario viene trasmesso da RAI 1 la sera del 10 luglio 1977. <\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">R\u00e9f\u00e9rence papier<\/h2>\n\n\n\n<p><strong>Laura&nbsp;Toppan<\/strong>,&nbsp;\u00ab&nbsp;Vincenzo Consolo e Andrea Zanzotto: un \u00abarcheologo della lingua\u00bb e un \u00abbotanico di grammatiche\u00bb&nbsp;\u00bb,&nbsp;<em>reCHERches<\/em>, 21&nbsp;|&nbsp;2018, 183-198.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">R\u00e9f\u00e9rence \u00e9lectronique<\/h3>\n\n\n\n<p><strong>Laura\u00a0Toppan<\/strong>,\u00a0\u00ab\u00a0Vincenzo Consolo e Andrea Zanzotto: un \u00abarcheologo della lingua\u00bb e un \u00abbotanico di grammatiche\u00bb\u00a0\u00bb,\u00a0<em>reCHERches<\/em>\u00a0[En ligne], 21\u00a0|\u00a02018, mis en ligne le\u00a007 octobre 2021, consult\u00e9 le\u00a020 septembre 2022.\u00a0URL\u00a0: http:\/\/journals.openedition.org\/cher\/1269\u00a0;\u00a0DOI\u00a0: https:\/\/doi.org\/10.4000\/cher.1269<br><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"1119\" class=\"wp-image-2826\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/IMG_20220920_0001-rotated.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/IMG_20220920_0001-rotated.jpg 1768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/IMG_20220920_0001-215x300.jpg 215w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/IMG_20220920_0001-732x1024.jpg 732w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/IMG_20220920_0001-768x1074.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/IMG_20220920_0001-1099x1536.jpg 1099w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/IMG_20220920_0001-1465x2048.jpg 1465w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>Vincenzo Consolo con Luigi Meneghello &#8220;Laurea honoris causa&#8221; Palermo 20 giugno 2007<br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"565\" class=\"wp-image-2827\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/IMG_20220920_0002.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/IMG_20220920_0002.jpg 2508w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/IMG_20220920_0002-300x212.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/IMG_20220920_0002-1024x723.jpg 1024w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/IMG_20220920_0002-768x543.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/IMG_20220920_0002-1536x1085.jpg 1536w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/IMG_20220920_0002-2048x1447.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Laura\u00a0Toppan. Nella conversazione \u00a0Le\u00a0Pietre di Pantalica\u00a0\u2013 uscita sul\u00a0Corriere della Sera\u00a0del 13 febbraio 1989\u00a0\u2013, Consolo risponde che la sua \u00abconsonanza con Zanzotto \u00e8 evidente\u00bb. Una consonanza stilistico-formale, con la sola differenza che il poeta di Pieve di Soligo l\u2019ha declinata in poesia e Consolo in prosa. Zanzotto \u00e8 un poeta che egli ha \u00abmoltissimo amato e &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2825\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Vincenzo Consolo e Andrea Zanzotto: un \u00abarcheologo della lingua\u00bb e un \u00abbotanico di grammatiche\u00bb<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[425,124,336,1401,318,23,77,1400,41,387,598,965,1382,204,738,142,17,817,658,435,200,208,35,127,19,32,742,1399,185,823,905,707,57,1383,116,38,1398,83,340,601,154,777,110,459,196,29,133,1402,1397,18,616],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2825"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2825"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2825\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2830,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2825\/revisions\/2830"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2825"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2825"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2825"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}