{"id":2782,"date":"2022-06-07T07:50:33","date_gmt":"2022-06-07T07:50:33","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2782"},"modified":"2022-07-29T08:51:35","modified_gmt":"2022-07-29T08:51:35","slug":"il-pastiche-de-lo-spasimo-di-palermo-tra-lingua-poetica-e-lingua-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2782","title":{"rendered":"Il pastiche de Lo  Spasimo di Palermo:  tra lingua poetica e  lingua politica"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"547\" height=\"840\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/spasimor.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1112\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/spasimor.jpg 547w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/spasimor-195x300.jpg 195w\" sizes=\"(max-width: 547px) 100vw, 547px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"><br> <em>Elisiana Fratocchi<\/em><br><br> I grandi avvenimenti di cui parla Auerbach (e i  sentimenti che essi provocano) consistono per  me, in questo nostro tempo, in questo nostro<br> contesto occidentale, nella cancellazione della  memoria, e quindi della continua minaccia della  cancellazione della letteratura, soprattutto di<br> quella forma letteraria dialogante che \u00e8 il romanzo.  Il quale credo che oggi possa trovare una sua  salvezza o plausibilit\u00e0 in una forma monologante,<br> in una forma poetica1   Tra le fonti di cui Vincenzo Consolo si serve per la  stesura del Sorriso dell\u2019ignoto marinaio Gianni Turchetta2  riconosce un ruolo significativo al saggio di  Hans Magnus Enzensberger, Letteratura come storiografia.  Nella riflessione di Enzensberger \u2013 ospitata nel  1966 dalle colonne del \u00abMenab\u00f2\u00bb &#8211; si delinea un\u2019idea  di letteratura come trascrizione pi\u00f9 diffusa, particolareggiata  e soggettiva della Storia, ma non meno veritiera  e storicamente attendibile della scrittura storiografica.  L\u2019autore di letteratura, secondo il parere dello  scrittore tedesco, rielaborando il dato storico in chiave  24  personale, oltre ad affermare una propria visione del  reale e di conseguenza la centralit\u00e0 del ruolo autoriale  nella narrazione, riesce pi\u00f9 finemente dello storico a  produrre un racconto polifonico in grado di dare voce  a una molteplicit\u00e0 di \u00abfigure senza nome che emergono  dalla folla\u00bb3. Il racconto della Storia da parte del  letterato si traduce cos\u00ec in un prodotto artistico di cui  il lettore pu\u00f2 avvertire la decisa paternit\u00e0 autoriale,  verosimilmente attraverso la voce narrante, ma anche<br> la plurivocit\u00e0 delle diverse figure che partecipano  all\u2019evento espressa da una variet\u00e0 di lingue.  Al momento della stesura de Lo Spasimo la fonte<br> enzensberghiana risulta dunque gi\u00e0 acquisita e presente  nella memoria consoliana. Muovendo da questa  persuasione appaiono pi\u00f9 chiare alcune scelte  stilistiche adottate nel romanzo; fra le altre, si nota  la presenza di una voce narrante che si esprime in  forma monologante e poetica ma anche l\u2019emergere  di una plurivocit\u00e0 generata da una lingua polifonica.<br> Se per Enzensberger la letteratura rappresenta  una possibilit\u00e0 di restituire la Storia in modo particolarmente  incisivo, ancor meglio si comprende l\u2019assunto  consoliano secondo il quale la letteratura costituisce  un argine alla cancellazione della memoria.  Lo spasimo, ultimo romanzo dell\u2019autore, si mostra  cos\u00ec come un estremo tentativo di salvezza di una  Storia e della letteratura stessa, che per svolgere tale  funzione non pu\u00f2 che riaffermare il proprio carattere  \u00abletterario\u00bb attraverso una \u00abiperletterariet\u00e0\u00bb.  Le componenti di tale iperletterariet\u00e0 possono individuarsi  in due fattori principalmente: da una parte  si avr\u00e0 nel romanzo un\u2019amplificazione della funzione  poetica, da Jacobson in poi individuata come funzione<br> preponderante nel testo di carattere letterario;  dall\u2019altra si osserva un ricorso reiterato alla letteratura  inserita nella letteratura, ovvero alla pratica dell\u2019intertestualit\u00e0,  secondo la nomenclatura genettiana4.<br> Il presente studio si pone l\u2019obiettivo di indagare  le forme di questa plurivocit\u00e0 e di passare in rassegna  le modalit\u00e0 dell\u2019intertestualit\u00e0, aspetti sostanziali  e complementari dello stile \u00abiperletterario\u00bb de  Lo Spasimo di Palermo. <br><br> Lo Spasimo assume la forma di un nostos, in cui si  racconta la storia dello scrittore Gioacchino Martinez,  siciliano trasferitosi a Milano, che dopo tanti anni sceglie  di fare ritorno nella terra natale, dopo aver fatto  visita al figlio stabilitosi a Parigi. La microstoria si direbbe  conclusa se non fosse caratterizzata da incontri  decisivi con la macrostoria. Gioacchino Martinez fin  da bambino accusa l\u2019urto della Storia, l\u2019incursione  degli eventi esterni, storico-politici, nella sua dimensione  privata. Dapprima irrompe la guerra, l\u2019occupazione  nazi-fascista che gli sottrae il padre, poi la mafia,  le contestazioni giovanili che lo priveranno della  vicinanza del figlio, e infine sar\u00e0 di nuovo la mafia:  \u00abLa storia \u00e8 sempre uguale\u00bb5. La decisione di tornare  in Sicilia si risolve in un viaggio spazio-temporale  verso il principio, l\u2019origine di tutto, un percorso la cui  circolarit\u00e0 viene affidata sinteticamente alle parole di  Eliot: \u00abIn my beginning is my end\u00bb (SP, p. 5)6.<br> Il modello archetipico del nostos nella letteratura  occidentale \u00e8 certamente il racconto del ritorno di Ulisse  verso Itaca, ipotesto volutamente esibito non solo  attraverso puntuali occorrenze e citazioni7 ma anche  conferendo accenti mitici alla narrazione. La patina  ancestrale \u00e8 assicurata al dettato da una lingua poetica  e letteraria abbondante di arcaismi e termini desueti.<br> Allora tu, i doni fatui degli ospiti beffardi, l\u2019inganno  del viatico, l\u2019assillo della meta (nella gabbia  dell\u2019acqua, nella voliera del vento hai chiuso i tuoi rimorsi),  ed io, voce fioca nell\u2019aria clamorosa, relatore  manco del lungo tuo viaggio, andiamo. (SP, p. 5)  Metrica, istituti retorici, sintassi e lessico, ogni  fattore concorre a far s\u00ec che lo stile possa sottrarsi al  campo della prosa per essere ascritto al terreno della  poesia. L\u2019incipit del romanzo \u00e8 isolato dal resto della  narrazione anche graficamente: l\u2019interruzione di pagina  e il carattere corsivo danno evidenza dell\u2019eccezionalit\u00e0  di questa porzione testuale, cornice che il narratore  riserva a s\u00e9 stesso per intervenire direttamente  nella narrazione. In tale spazio proemiale la voce narrante  apostrofa il suo personaggio (\u00aballora tu [\u2026], ed  25<br> io, voce fioca [\u2026], relatore manco lungo tuo viaggio,  andiamo\u00bb) e indirettamente il lettore, come d\u2019uso  nei proemi. La voce \u00e8 \u00abfioca\u00bb e il relatore si definisce  \u00abmanco\u00bb: un altro topos d\u2019ascendenza tradizionale si<br> individua nella presenza di una excusatio in fase proemiale,  attraverso la quale il narratore annuncia la propria  inadeguatezza all\u2019alto compito della narrazione.  Ma a differenza della maggior parte dei testi della  tradizione, l\u2019excusatio in questo caso non appare propriamente  una scelta di maniera. Sottesa all\u2019affermazione  del narratore vive la consapevolezza della concreta  difficolt\u00e0 che si riscontra nella restituzione del  reale. Da qui deriva all\u2019autore la necessit\u00e0 di una ricerca  faticosa della parola essenziale e dunque poetica.  Solca la nave la distesa piana, la corrente scialba,  tarda veleggia verso il porto fermo, le fantasime  del tempo. (SP, p. 5)<br> Il carattere poetico \u00e8 conferito anche a partire da  fattori metrici: i blocchi del periodo separati da punteggiatura  si pongono spesso tra loro \u2013 soprattutto in  posizione incipitaria \u2013 in rapporto isometrico. \u00abMuro<br> che crolla, interno che si mostra, fuga affannosa, segugio  che non molla\u00bb (SP, p. 37): valga come esempio la  sequenza posta in apertura del IV capitolo nella quale  si osserva l\u2019alternarsi cadenzato di quinari e settenari.<br> Se per molti secoli la rima \u00e8 stata riconosciuta come  \u00abl\u2019avamposto della poesia\u00bb8, l\u2019istituto retorico che  distingueva i versi dalla prosa, neanche la rima mancher\u00e0  al dettato de Lo Spasimo. Tra la rima interna e  la rima al mezzo potrebbe classificarsi il rimando fonetico  che caratterizza alcuni passaggi: \u00abs\u2019aggruma la  falda della spuma\u00bb (SP, p. 5), si legge in apertura; \u00absi  nascose nel vano di bamb\u00f9 e di banano, ud\u00ec i passi  stridenti sulla ghiaia, spi\u00f2 e vide Don Aspano\u00bb (SP, p.  39); \u00abgrandioso mare, all\u2019isola che appare e che dispare  all\u2019orizzonte\u00bb (SP, p. 60); o ancora &#8211; \u00abdicevi del<br> veliero sopra il Monte, dei fuochi sopra l\u2019onde\u00bb (SP, p.  35), sequenza che oltre a produrre assonanza fornisce  un esempio di alternarsi di endecasillabi e settenari.  Parole in rima e omoteleuti individuano passaggi<br> particolarmente densi sul piano semantico: \u00abPiano,  vai piano\u2026 tu e i soavi letterati siete le epigrafi di ornamento, la lapide incongrua e compiaciuta sul muro  di quel carcere mentale, quel manicomio di annientamento<br> \u00bb (SP, p. 33), rinfaccia il figlio Mauro al padre  facendosi portavoce dell\u2019accusa che un\u2019intera generazione  muoveva alla precedente, del rimprovero dei  rivoluzionari ai letterati che osservano non agiscono.<br> Le figure di suono non si concentrano soltanto nei  finali di parola: ricorrono allitterazioni dall\u2019effetto onomatopeico  (Solca la nave la distesa piana, la corrente  scialba, tarda veleggia verso il porto fermo, le fantasime<br> del tempo [\u2026]. S\u2019\u00e8 placata la tempesta, nella grotta, sulla  giara sepolta s\u2019aggruma la falda della spuma\u00bb, SP, p.  5), paronomasie e calembour (\u00abLo strazio fu di tutti, di  tutti, di tutti nel tempo il silenzio fermo, la dura pena, il  rimorso scuro, come d\u2019ognuno ch\u2019\u00e8 ragione, cosciente o  meno, d\u2019un fatale arresto, d\u2019ognuno che qui resta\u00bb, SP,  p. 18), che partecipano ad assegnare una valenza fonosimbolica  alla lingua. Gualberto Alvino, riflettendo sul  Sorriso dell\u2019ignoto marinaio, Retablo, e Nottetempo casa<br> per casa legge \u00abl\u2019esaltazione del livello fonosimbolico\u00bb  come \u00abpura virtualit\u00e0, crudo istituto, citazione culturale;  preponderanza dell\u2019interesse formale congiunta al  pi\u00f9 sfrenato edonismo pluristilistico\u00bb9. Nel caso de Lo<br> spasimo la presenza di fonosimbolismo andrebbe piuttosto  ricondotta a una volont\u00e0 extra-linguistica, non risolvibile  in puro \u00abfeticismo linguistico\u00bb10. Gli artifici stilistici  in questo contesto non sembrano avere lo scopo  di un barocco di maniera, quanto piuttosto potrebbero  servire il desiderio di creare un discorso pi\u00f9 segnatamente  letterario al fine di contrastare la gi\u00e0 citata, paventata  minaccia di sparizione della letteratura.<br> Tutti i livelli della lingua contribuiscono all\u2019operazione.  La sintassi viene frequentemente sconvolta nel  suo ordine consueto: la sequenza soggetto-verbo-oggetto  caratterizzante la disposizione degli elementi  degli elementi della frase in prosa risulta talvolta  scomposta da anastrofi e iperbati, note figure della  costruzione poetica: \u00abMa pure in questa cala urlano  sirene\u00bb (SP, p. 5); \u00abScivolava lenta la nave\u00bb (SP, p. 83)11.  Colpisce la presenza reiterata dell\u2019accumulatio, spesso  asindetica e priva di verbo, egnatamente poetica,  melica, ma propria anche di un gusto espressionista  gi\u00e0 riconosciuto alla prosa consoliana. Cesare Segre,  introducendo l\u2019opera dello scrittore, segnala questa  26  caratteristica come tratto distintivo dell\u2019autore rispetto  al resto degli scrittori meridionali12. \u00abL\u2019espressionismo  di Consolo si fonda sull\u2019interferenza di registri e  di strati idiomatici\u00bb &#8211; prosegue il critico \u2013 \u00abe se l\u2019apparenza  \u00e8 quella di un fulgore, di uno splendore barocco,<br> \u00e8 proprio sul piano, pi\u00f9 profondo, della costruzione  che si rifugia la \u201cvera\u201d storia, una volta sconfessata la  storia degli storiografi\u00bb13. L\u2019osservazione di Segre invita  a considerare ancora una volta la centralit\u00e0 della  lettura di Enzensberger nell\u2019ottica di una riflessione  sulle soluzioni linguistiche de Lo Spasimo: la rinuncia  alla Storia non coincide affatto con l\u2019esclusione della<br> dimensione storica dalla narrazione; si tratta piuttosto  di una rinuncia quantificabile piuttosto a partire dalla  distanza che corre tra lo stile consoliano e quello cronachistico &#8211; storiografico che tanto aveva permeato le  narrazioni novecentesche che tematizzavano la Storia. <br><br>  Lo stile de Lo Spasimo pu\u00f2 considerarsi una delle  soluzioni pi\u00f9 distanti dal racconto storiografico,  ma al tempo stesso non esente da profondit\u00e0 storico &#8211; cronologica apprezzabile sul piano linguistico e  in particolare a livello lessicale. L\u2019atemporalit\u00e0 di vocaboli,  stilemi poetici e letterari (stimme14, leuci, ora  antelucana, mestizie), arcaizzanti e desueti (macule,  spegnare, credea, introibo, dolorarsi) convive con  la puntualit\u00e0 del lessico tecnico soprattutto politico  e militare (camerati, bunker, colonna, zolfanello,<br> bombe a mano, ordegni, polveriere, pistole, giberna,  spallorm, scavatrici, ruspe, impastatrici), con marche  della contemporaneit\u00e0 storico-politica (la mafia,  la polizia, i rilievi, gli appalti, le licenze, il delirio  costruttorio) e nomi propri di cose e luoghi che non  potrebbero appartenere a nessun altra epoca e a  nessun altro luogo. Il romanzo si apre con la visione<br> di Judex, una serie girata nel 1916, non una pellicola  d\u2019invenzione. Le parole che ancorano il discorso a  un dato momento storico e a un luogo preciso fanno  la loro comparsa in modo pi\u00f9 massiccio da met\u00e0 romanzo,<br> quando l\u2019originario equilibrio familiare viene  sconvolto senza possibilit\u00e0 di restauro. Dopo aver  tentato di ricostruire con la parola essenziale, poetica,  ma pur sempre incompleta (\u00abOgni parola ora, povera,  incapace, riduce quell\u2019incanto, quel dono unico  sospeso\u00bb) un tempo di ancestrale bellezza, irrompe  la tragedia della Storia: \u00abCominci\u00f2 la storia con il boato<br> enorme\u00bb (SP, p. 61).  In questo pluriliguismo fatto di lessico poetico,<br> letterario, lessico tecnico, lessico della storia e della  contemporaneit\u00e0 si incontrano frequenti dialettalismi  e regionalismi che non ottengono l\u2019effetto di un  abbassamento stilistico, ma al contrario concorrono<br> a spostare il cronotopo del romanzo verso una dimensione  mitica e arcaizzante. Il dialettalismo non  \u00e8 un espediente per raggiungere pi\u00f9 efficacemente  una mimesis linguistica, a parte in rari casi (\u00abI ladri, i<br> ladri, professore, vengono la notte, sono come spirti,  non saccio come fanno\u00bb, SP, p. 66); la prova di ci\u00f2 \u00e8  offerta dalla presenza di dialettalismi non realmente  attestabili, ma ricreati da combinazioni autoriali15.  27<br> In questa polifonia lessicale si riconosce la \u00abBabele  di lingue soggettive e obiettive\u00bb16 che Enzensberger  faceva nascere dal desiderio di assicurare una  voce alla molteplicit\u00e0 delle componenti che partecipano  alla Storia. \u00abReclames, agitazione politica, gergo,  tedesco di Lutero, terminologia giuridica e cos\u00ec  via\u00bb, scrive il critico a proposito della lingua di Berlin<br> Alexanderplatz, racconto letterario della classe operaia.  Cos\u00ec, anche la lingua consoliana si caratterizza per  una compresenza di variet\u00e0 lessicali, un pastiche che  non dar\u00e0 mai vita a significative variazioni di registro,<br> che si attesta sempre costantemente su una variante  alta, grazie alle particolari combinazioni metriche,  alle forme sintattiche, all\u2019impiego di particolari istituti  retorici di suono, posizione e significato.  Anche l\u2019intero sistema di citazioni e rimandi intertestuali  partecipa alla costruzione del pastiche17  genettianamente inteso, ovvero, come risultato finale  del riuso di prodotti letterari preesistenti rimestati  e trasformati. La presenza di una letteratura al  \u00absecondo grado\u00bb \u00e8 imponente e diversificata all\u2019interno  de Lo spasimo e si presenta nelle forme pi\u00f9 immediate  della citazione o in quelle dissimulate della  16 H. M. Enzensberger, Letteratura come storiografia, p. 10. <br> allusione che il lettore avverte per lo pi\u00f9 attraverso  occorrenze, immagini, particolari soluzioni stilistiche.  Tra le citazioni dirette troviamo versi di Omero,  Dante, Cervantes ed Eliot; mentre rientrano in una  modalit\u00e0 meno diretta di intertestualit\u00e0 l\u2019impiego  del correlativo oggettivo, teorizzato da Eliot e tradotto  in Italia dai versi montaliani. Cos\u00ec, in immagini  e occorrenze, si ritrova l\u2019Inferno dantesco, richiamato  nell\u2019incipit dalla presenza delle \u00abgru\u00bb, delle  \u00abschiere di anime\u00bb e delle \u00abporte d\u2019ingresso\u00bb18.<br> Lo studio degli ipotesti presenti nel romanzo meriterebbe  certamente ben altro approfondimento.  In questa sede vi si accenna in quanto si considera<br> l\u2019intertestualit\u00e0 un aspetto stilistico determinante  per la trasmissione dei significati. Tanto la funzione  poetica quanto l\u2019intertestualit\u00e0 finiscono per accentuare  il carattere spiccatamente letterario dell\u2019opera,  neppure in parte incrinato dalla presenza di un  lessico tecnico o storicamente pi\u00f9 marcato. Il registro  resta alto, il pastiche linguistico e letterario non<br> si risolve nei caratteri della parodia o della critica  satirica, in cui sfocia la maggior parte delle volte il  pastiche. Come osserva ancora Cesare Segre:<br> Consolo va certo avvicinato a un altro grande  romanziere plurivoco e pasticheur, al massimo  anzi del nostro Novecento, Gadda. Essi hanno<br> in comune la voracit\u00e0 linguistica, la capacit\u00e0  di organizzare un\u2019orchestra di voci, il risultato  espressionistico. Tuttavia c\u2019\u00e8 una differenza sostanziale:<br> la plurivocit\u00e0 di Gadda [\u2026] irride ai  rappresentanti della societ\u00e0 [\u2026]. Consolo realizza  soprattutto un. Consolo realizza soprattutto  un accostamento vivacissimo, materico di materiali  fonici, lessicali, sintattici [\u2026].19  Lo stesso Segre ammette la presenza di \u00abmovenze  ironiche o parodiche\u00bb nel racconto consoliano, ma tali  movenze non possono certamente considerarsi preponderanti  nell\u2019impasto stilistico de Lo Spasimo, che  complessivamente, per usare ancora una categoria<br> contemplata da Genette, resta un pastiche \u00abserio\u00bb.<br><br> <em>Giugno 2022 Editora Comunit\u00e0 Rio de Janeiro \u2013 Brasil<\/em> <br><br><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"818\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/IMG_20210921_0012-818x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2784\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/IMG_20210921_0012-818x1024.jpg 818w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/IMG_20210921_0012-240x300.jpg 240w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/IMG_20210921_0012-768x962.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/IMG_20210921_0012-1227x1536.jpg 1227w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/IMG_20210921_0012-1636x2048.jpg 1636w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/IMG_20210921_0012-scaled.jpg 2045w\" sizes=\"(max-width: 818px) 100vw, 818px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p> <em>1 V. Consolo, Per una metrica della memoria, \u00abBollettino \u2018900\u00bb, n. 6-11, 1997, pp. 25-29. In questa sede le citazioni verranno mutuate dalla versione online<br> https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1872 (ultima visita 25\/05\/2022).  2 G. Turchetta, Soggettivit\u00e0 e iterazione nel romanzo storico-metaforico di Vincenzo Consolo, in \u00abStudi per Vincenzo Consolo\u00bb, \u00abRecherces\u00bb, n. 21, 2018, pp.  23-54.   3 H. M. Enzensberger, Letteratura come storiografia, \u00abIl menab\u00f2\u00bb, n. 9, Einaudi, Torino, 1966, p. 10.  4 Consolo ne La metrica della memoria si esprime in termini genettiani parlando di Retablo, che definisce prima di tutto un \u00abipertesto\u00bb. Cfr. G\u00e9rard Genette,  Palinsesti, La Letteratura al secondo grado, trad. Raffaella Novit\u00e0, Torino, Einaudi, 1997, I ed. Paris, Ed. du Seuil, 1982.  5 V. Consolo, Lo Spasimo di Palermo, Milano, Mondadori, 2020 (I ed. 1998), p. 5. Da ora in poi SP.  6 La citazione \u00e8 mutuata da Four Quartets di T. S. Eliot.  7 La sola citazione puntuale si legge in SP p. 59: \u00abDi\u2019 perch\u00e9 piangi e nel tuo animo gemi \/\/quando odi la sorte\u2026\u00bb, da Odissea, trad. di Giovanni Aurelio  Privitera, Milano, Mondadori, 1981-1986. 8 C. Betocchi, Le poesie del sabato, Milano, Mondadori, 1980, p. 112.  9 G. Alvino, La lingua di Vincenzo Consolo, \u00abOblio\u00bb, a. VIII, n. 32, p. 72.  10 Ibidem.  11 SP, p. 83   12 C. Segre, Un profilo di Vincenzo Consolo, in V. Consolo, Opere, Milano, Mondadori, pp. XI-XII. 13 Ivi, p. XX.  14 Lemma non attestato nei principali dizionari dell\u2019uso, presente nel GIDLI: \u00absi chiamano stimme in entomologia quelle aperture che si trovano lungo il  corpo degli insetti\u2026\u00bb. Occorenza poetica si legge in Montale, L\u2019ombra della Magnolia, La Bufera e altro, 1956 e in Gozzano, Epistole entomologiche, laddove  indica per\u00f2 indica la parte interna del fiore.  15 \u00c8 il caso di \u00abN\u00f2zzoli\u00bb, forma che non attestata dai dizionari dell\u2019uso n\u00e9 da quelli dialettali. Si pu\u00f2 pensare che si tratti di una formula di invenzione dell\u2019autore basata  sul meccanismo di formazione proprio dell\u2019area ragusana, dove il nesso -cl- latino d\u00e0 vita all\u2019affricata alveolare sorda geminata -zz-. Si pu\u00f2 ipotizzare che da noclus latino  (nucleo, n\u00f2cciolo) possa derivare n\u00f2zzolo. Pertanto, i \u00abn\u00f2zzoli delle capre\u00bb potrebbero rappresentare l\u2019escremento dell\u2019animale che del n\u00f2cciolo condivide la forma.  16 H. M. Enzensberger, Letteratura come storiografia, p. 10.  17 G\u00e9rard Genette, Palinsesti, cit. p. 107 e sgg.  18 Le gru sono notoriamente presenti nel canto V dell\u2019Inferno usate come metaforizzante per i dannati lussuriosi che vengono trasportati dalla bufera. Lo  stesso animale si incontra nel canto XXVI del Purgatorio, ancora in un canto dedicato ai lussuriosi. Le porte, dopo ben due occorrenze dantesche (\u00abgru\u00bb e  \u00abschiere di anime\u00bb) non possono non evocare le porte infernali, da quella di entrata ai varchi della citt\u00e0 di Dite.  19 C. Segre, La costruzione a chiocciola nel \u00abSorriso dell\u2019ignoto marinaio\u00bb di Vincenzo Consolo, in Id., Intrecci di voci. La polifonia nella letteratura del Novecento,<br> Torino, Einaudi, 1991 pp. 85-86. La citazione viene gi\u00e0 ricordata da Gualberto Alvino, La lingua di Vincenzo Consolo, cit., p. 78.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Elisiana Fratocchi I grandi avvenimenti di cui parla Auerbach (e i sentimenti che essi provocano) consistono per me, in questo nostro tempo, in questo nostro contesto occidentale, nella cancellazione della memoria, e quindi della continua minaccia della cancellazione della letteratura, soprattutto di quella forma letteraria dialogante che \u00e8 il romanzo. 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