{"id":2772,"date":"2005-10-25T09:07:37","date_gmt":"2005-10-25T09:07:37","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2772"},"modified":"2022-07-01T09:32:27","modified_gmt":"2022-07-01T09:32:27","slug":"ma-la-luna-la-luna-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2772","title":{"rendered":"Ma la luna, la luna&#8230; Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"\n<p><br> <br> \u00a0Si apre lo Zibaldone di Leopardi con questi versi: \u201cEra la luna nel cortile, un lato Tutto ne illuminava, e discendea Sopra il contiguo lato obliquo un raggio&#8230;\u201d1 . E quindi, ancora nello Zibaldone (3 ottobre 1828) Leopardi riporta un brano del Voyage d\u2019Orenbourg \u00e0 Boukhara, fait en 1820 del barone de Meyendorff, il quale parla dei Kirkisi e dice: \u201cPlusieurs d\u2019entre eux passent la nuit assis sur une pierre \u00e0 regarder la lune, et \u00e0 improviser des paroles assez tristes sur des airs qui ne le sont pas moins\u201d2 . Si sa che da questo brano di Meyendorff, dei Kirkisi che intonano tristi canti guardando la luna, prende spunto Leopardi, per scrivere il suo Canto notturno di un pastore errante dell\u2019Asia: \u201cChe fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, Silenziosa luna?\u201d3 . chiede il pastore errante, e si chiede: \u201cDico fra me pensando: A che tante facelle? Che fa l\u2019aria infinita, e quel profondo Infinito seren? (&#8230;) (&#8230;) ed io che sono? Cos\u00ec meco ragiono&#8230;\u201d4 . <br> <br> <em>1 LEOPARDI, G. (1970: 474): Canti con una scelta di prose, a cura di Francesco Flora [diciottesima edizione], Verona: Edizioni Scolastiche Mondadori. 2 Cfr. LEOPARDI, G. (1970: 281). 3 LEOPARDI, G. (1970: 281, vv. 1-2). 4 LEOPARDI, G. (1970: 288, vv. 85-90). <br> <\/em><br> \u00a0Ci sembra che questo pastore del deserto asiatico si faccia filosofo, che, sotto quel profondo infinito sereno, sotto quella luna venga posseduto dallo spirito socratico. Cos\u00ec come Euripide, ci dice Friedrich Nietzsche ne La nascita della tragedia, inaugura la tragedia moderna per l\u2019irruzione nelle sue opere di quello stesso spirito socratico: vale a dire dello spegnersi del canto, del canto corale come in Eschilo e in Sofocle, e dello sgorgare del pensiero, del ragionamento, dell\u2019assillante e paralizzante argomentazione. \u201cEd io che sono?\u201d si chiede il pastore asiatico. \u201cIo sono\u201d afferma invece con energia un altro errante, il nomade della valle dell\u2019Indo o del deserto egiziano che percorre il Maghreb, giunge in Spagna, in Sicilia, nel Napoletano. Diciamo del gitano posseduto dal lorchiano duende, il gitano che distoglie lo sguardo dalla luna, dal cielo, per appuntarlo sulla terra. Del gitano che ritrova la misura umana, la finita geografia della sua esistenza, e questa afferma, con forza: con il canto, il cante jondo, il movimento, la danza, canto e movimento come quelli dei coreuti della antica tragedia greca. Ma rivolgiamo ancora lo sguardo alla luna, alla luna dei poeti, di Dante, Petrarca, Ariosto, Tasso, rivolgiamo lo sguardo alla luna di Leopardi. Quasi tutti i Canti del poeta di Recanati sono illuminati dalla tenera luce dell\u2019astro notturno, dell\u2019 \u201ceterna peregrina\u201d, da La sera del d\u00ec di festa, a Alla luna, a La vita solitaria, a Il tramonto della luna. Dice in quest\u2019ultima: \u201cDietro Apennino od Alpe, o del Tirreno Nell\u2019infinito seno Scende la luna; e si scolora il mondo&#8230;\u201d5 . E in altri, in altri Canti ancora balugina la luna. E quando non \u00e8 la luna, sono le \u201cvaghe stelle dell\u2019Orsa\u201d o il \u201cfiammeggiar delle stelle\u201d sopra la desolata coltre di lava de La ginestra. Ma la luna, la leopardiana luna, si stacca dal cielo e cade sulla terra nell\u2019idillio intitolato Spavento notturno o Il sogno. E cos\u00ec Alceta narra il suo sogno a Melisso:<br> <br> <em>\u00a05 LEOPARDI, G. (1970: 370, vv. 10-12). <\/em><br> <br> \u00a0\u201c(\u2026) Io me ne stava Alla finestra che risponde al prato, Guardando in alto: ed ecco all\u2019improvviso Distaccasi la luna; e mi parea Che quanto nel cader s\u2019approssimava, Tanto crescesse al guardo; infin che venne A dar di colpo in mezzo al prato (&#8230;) Allor mirando in ciel, vidi rimaso Come un barlume, o un\u2019orma, anzi una nicchia, Ond\u2019ella fosse svelta; in cotal guisa, Ch\u2019io n\u2019agghiacciava; e ancor non m\u2019assicuro&#8230;\u201d6 . Nel sogno di Alceta, di Leopardi, la spaventevole caduta della luna fa scolorire il mondo. Ma ci sono poi altri poeti che la rimettono in cielo, nel cielo della poesia. Lorca, ad esempio, gioiosamente, con un gioco quasi di fanciullo: \u201cAlta va la luna bajo corre el viento (\u2026) luna sobre el agua. Luna bajo el viento\u201d7 . E ancora, \u201cLa quilla de la luna Rompe nubes moradas\u201d8 . \u201cLos ni\u00f1os se comen la luna Como si fuera una cereza\u201d9 . \u201cLa luna est\u00e1 muerta, muerta; Pero resucita en la primavera\u201d10. Risuscita la luna in Montale, Caproni, Luzi. E luminosamente in Andrea Zanzotto cos\u00ec: <br> <br> <em>6 LEOPARDI, G. (1970: 398-399, vv. 3-9 e 17-20). 7 Cfr. GARC\u00cdA LORCA, F. (1921-1924): Canciones, \u201cNocturnos de la ventana [A la memoria de Jos\u00e9 de Ciria y Escalonte, Poeta (1)]\u201d. 8 Cfr. GARC\u00cdA LORCA, F. (1921): Poema del cante jondo, \u201cPoema de la Saeta: A Francisco Iglesias [Madrugada]\u201d. 9 Cfr. GARC\u00cdA LORCA, F. (1921-1924): Canciones, \u201cTeor\u00edas [T\u00edo-vivo]\u201d. 10 Cfr. GARC\u00cdA LORCA, F. (1921-1924): Canciones, \u201cCanciones de luna [Dos lunas de tarde: A Laurita, amiga de mi hermana]\u201d.<\/em> <br> <br> \u00a0\u201cLuna puella pallidulla Luna flora eremitica, Luna unica selenitica, distonia vita traviata, atonia vita evitata&#8230;11\u201d. E la luna infine, la luna che profuma d\u2019oriente, di Lucio Piccolo: \u201cLa luna porta il mese e il mese porta il gelsomino\u201d12. Ma \u00e8 una luna, quella di Piccolo, che, come nel sogno di Alceta del leopardiano Spavento notturno, si frantuma, cade sulla terra e mai pi\u00f9 risuscita. Lucio Piccolo di Calanovella. E bisogna purtroppo dire ogni volta di questo grande poeta scoperto da Montale, dell\u2019autore di Gioco a nascondere e Canti barocchi, Plumelia, La seta, Il raggio verde, bisogna dire, per la fama planetaria che raggiunse l\u2019autore de Il Gattopardo, che Lucio Piccolo era cugino di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Era del Capo d\u2019Orlando ma veniva sempre al mio paese, prima in land\u00f2, dal tempo screpolato, e poi in macchina. Correva sempre, correva, il volto chiuso in una sua gioia incomprensibile. M\u2019accadeva d\u2019incontrarlo spesso, e allora mi fermavo e lo seguivo con gli occhi finch\u00e8 spariva. Un giorno, dopo anni, il barone Piccolo me lo trovai davanti nella carto-libreria-legatoria dei fratelli Zuccarello, titolari anche della tipografia Progresso. Entra, seguito dall\u2019autista don Peppino. \u201cEcco qua\u201d dice Piccolo. \u201cQueste sono le poesie\u201d e consegna dei fogli dattiloscritti, con un sorriso tra imbarazzato e divertito. Discussero di carta, di caratteri, di copertina, di numero di copie. Poi gli occhi di Piccolo si appuntarono sui miei libri che <br> <br> <em>11 Cfr. ZANZOTTO, A., 13 settembre 1959 (Variante), in IX Ecloghe (1962), in ZANZOTTO, A. (1999): Le poesie e prose scelte, Stefano Dal Bianco, Gian Mario Villalta (ed.), Milano: Mondadori. 12 Poesia dal titolo \u201cLa luna porta il mese\u201d, in PICCOLO, L. (1956: 62): Canti barocchi e altre liriche, prefazione di Eugenio Montale, collana \u00abI poeti dello Specchio\u00bb, Milano: Mondadori. <br> <br> <\/em>avevo portato l\u00e0 per farli rilegare, vecchi libri che scovavo sulle bancarelle: almanacchi, guide, storie locali. Disse: \u201cM\u2019accorgo di non essere il solo ad amare questi libri. S\u00ec, le guide, gli almanacchi, sono pieni di insospettabile poesia\u201d. E aggiunse: \u201cHo una intera biblioteca di questi vecchi libri. Venga, venga a trovarmi a Capo d\u2019Orlando. Al chilometro 109 c\u2019\u00e8 una stradina che arriva fino alla casa\u201d. Questo fu verso la fine del \u201853: era morto Stalin, i Rosemberg erano stati assassinati, le acque avevano sommerso la Calabria e in Sicilia una Madonna di gesso piangeva al capezzale di un operaio comunista. Quel libretto stampato dalla tipografia Progresso, intitolato 9 liriche, venne inviato a Montale, e quando poi, nel 1956 Mondadori pubblic\u00f2 Canti barocchi, Montale ne scrisse la prefazione. Scrisse: \u201c(&#8230;) mi colp\u00ec in queste liriche un afflato, un raptus che mi facevano pensare alle migliori pagine di Dino Campana. Il lessico \u00e8 spesso ricercato, ma la parola ha poco peso, l\u2019armonia \u00e8 quella di un moderno compositore politonale\u201d. E ancora: \u201cLucio Piccolo ha letto tous les livres nella solitudine delle sue terre di Capo d\u2019Orlando (&#8230;) Un uomo molto singolare, un uomo sempre in fuga, per certi aspetti affine a Carlo Emilio Gadda, un uomo che la crisi del nostro tempo ha buttato fuori del tempo\u201d13. Quest\u2019uomo io ho frequentato per anni, da lui ho appreso cos\u2019\u00e8 la cultura, cos\u2019\u00e8 la poesia. Il 17 febbraio del 1967 pubblicavo su L\u2019Ora di Palermo un lungo articolo su Lucio Piccolo dal titolo \u201cIl barone magico\u201d. In quell\u2019articolo davo l\u2019anticipazione di una prosa, intitolata L\u2019esequie della luna che il poeta stava componendo. Scrivevo: \u201cL\u2019esequie della luna \u00e8 un balletto in tre tempi. Lo si chiama balletto per convenzione, ma potrebbe bene esso creare una nuova categoria letteraria. Pomposo, Fantastico e Pastorale ne formano i tre tempi. Il racconto \u00e8 questo. La luna, fanciulla che s\u2019ammala, cade sfaldandosi (il simbolo \u00e8 palese): ne vediamo gli effetti alla corte di un vicer\u00e9, in un convento di trepide suore e in campa<br> <br> \u00a0<em>13 Libretto \u201c9 Liriche\u201d stampato nello Stabilimento tipografico di Sant\u2019Agata senza data. Montale nella prefazione pubblicata in Canti barocchi e altre liriche, (cit.), dice di aver ricevuto il libretto il giorno 8. 4. 1954 &#8211; La prefazione di Montale \u00e8 da p. 9 a 19.<\/em><br><em><br> <\/em>\u00a0gna, dove infine la Luna, fanciulla ricomposta in un\u2019urna, viene sepolta presso le acque\u201d 14. Nel settembre del 1967, Piccolo cos\u00ec communicava allo scrittore Corrado Stajano: \u201cIntanto ho scritto una sorte di narrazione-fantasia, volutamente barocca e ingenuamente romantica, L\u2019esequie della luna, opera pi\u00f9 che altro nostalgica&#8230;\u201d15. E ancora a Stajano, nell\u2019ottobre dello stesso anno, scriveva: \u201cHo scritto recentemente una sorta di racconto fantastico (al quale gi\u00e0 pensavo da lungo) in cui le parole dovrebbero essere rappresentative come le figure di un balletto. Clima dei Canti barocchi. \u00c8 un canto estremamente nostalgico verso la Palermo di quando ero bambino proiettata sopra un immaginario Seicento dove opera o meglio non opera il burattinesco Vicer\u00e9. La caduta del satellite significa appunto l\u2019estinguersi dei residui del romanticismo-barocco (&#8230;). il quale fatto coincide pure con la crisi della nostra epoca (&#8230;) Comunque i resti vengono portati al riposo vicino le acque (notare questo riferimento ricorrente del simbolismo equoreo-eracliteo!) delle piccole comunit\u00e0 rurali, le quali sono le sole ancora ad intravedere barbagli, lucori zodiacali ecc&#8230;\u201d16. Nel dicembre del 1967, la rivista Nuovi Argomenti, diretta da Carrocci, Moravia e Pasolini, pubblicava L\u2019esequie della luna di Lucio Piccolo. In quello stesso numero appariva una parte de Il mondo salvato dai ragazzini di Elsa Morante e Pilade di Pier Paolo Pasolini. Il Pasolini che gi\u00e0 nel 1964 aveva scritto il saggio Nuove questioni linguistiche in cui diceva della mutazione della lingua italiana dovuta al cosiddetto \u201cmiracolo economico\u201d, al neo-industrialesimo e alla correlata espansione dei mezzi di comunicazione di massa. Il Pasolini che diceva della fine del mondo contadino in Italia, della sua plurimillenaria cultura e <br> <br> <em>14 Consolo, V. (1967): \u201cIl barone magico. Quattro inediti di Lucio Piccolo, il poeta siciliano dei Canti barocchi, presentati da Vincenzo Consolo\u201d, en L\u2019Ora, Libri, Venerd\u00ec 17 febbraio, p. 9. 15 Lettera del 12 settembre 1967, in \u201cGalleria\u201d, Anno XXIX, n. 3-4 maggio-agosto 1979, p. 99 (Salvatore Sciascia Editore Caltanissetta). 16 Lettera ottobre 1967, stessa rivista \u201cGalleria\u201d come sopra pp. 99-100.<\/em><br> <br> \u00a0\u00a0dell\u2019avvento della cultura di massa, del neo-capitalismo e della cultura piccolo-borghese. Lo stesso Pasolini poi che nel febbraio del 1975, pochi mesi prima della sua atroce morte, scriveva l\u2019articolo sulla scomparsa delle lucciole. Leopardi, Pasolini, Piccolo: \u00e8 pur vero che i poeti sono vati, sono \u201centusiasti\u201d, vale a dire en the\u00f2s, vale a dire vaticinanti. Ed \u00e8 pur vero che la vera scrittura \u00e8 una scrittura palinsestica, una scrittura che scrive su altre scritture. Piccolo, nel 1967, aveva, con L\u2019esequie della luna, aveva s\u00ec voluto rappresentare il tramonto di una cultura, che egli chiama \u201cromantico-barocca\u201d, ma aveva come presagito ci\u00f2 che sarebbe successo da l\u00ec a qualche anno, la caduta del mito della luna appunto, della profanazione dell\u2019astro dei poeti. Il 21 luglio 1969, l\u2019astronave americana di nome Apollo -il fratello gemello di Diana approda sulla superficie dell\u2019astro e degli uomini vi danzarono sopra con i loro scarponi di metallo. Nel romanzo incompiuto Un\u2019isola nella luna William Blake ci dice che in quell\u2019isola si parlava il linguaggio del nonsense. Ma un bel preciso e incisivo senso hanno quelle orme lasciate dall\u2019astronauta sulla superficie della luna. Orma che \u00e8 segno di violazione, di possesso. Scrive Sergio Perosa in L\u2019isola la donna il ritratto: \u201cLa metafora principe del possessso \u00e8 quella dell\u2019orma, del footprint. Si pu\u00f2 pensare per un momento (&#8230;) all\u2019orma che lascia l\u2019astronauta Armstrong sulla luna alla prima discesa della storia\u201d17. Piccolo muore in quello stesso anno, il 1969. L\u2019editore Vanni Scheiwiller racconta che Piccolo avrebbe voluto far musicare il suo L\u2019esequie della luna da Gianfrancesco Malipiero e che avrebbe voluto, per la scenografia e i costumi, i disegni del pittore Fabrizio Clerici. Il desiderio di Piccolo non si \u00e8 poi avverato, L\u2019esequie della luna \u00e8 rimasta solo una prosa da leggere. Nel 1969 io ero emigrato gi\u00e0 da un anno a Milano. M\u2019ero portato nel bagaglio l\u2019idea o il progetto di un romanzo storico, apparso poi nel 1976 presso Einaudi col titolo Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio. <br> <br> <em>17 PEROSA, S. (1996: 48): L\u2019isola la donna il ritratto, Torino: Bollati Boringhieri. <\/em><br> <br> \u00a0Nel 1985, ancora presso Einaudi, apparve il mio Lunaria. La dedica, nel libro, \u00e8 questa: \u201cA Lucio Piccolo, primo ispiratore, con L\u2019esequie della Luna. Ai poeti lunari. Ai poeti\u201d18. Dicevo sopra che la vera scrittura \u00e8 per me quella palinsestica, la scrittura vale a dire che scrive su altre scritture, la scrittura che poggia sulla memoria letteraria soprattutto. Il mio Lunaria era esplicitamente scritto su Leopardi e su Piccolo, ma anche su tanti altri poeti e scrittori. Partivo dunque da Leopardi e da Piccolo per rovesciarne l\u2019assunto. La mia luna, s\u00ec, come dice Lorca \u201cest\u00e1 muerta, muerta; \/ Pero resucita en la primavera19\u201d. Risuscita in una contrada senza nome, una contrada che prender\u00e0 il nome di Lunaria. Credo sia chiara la metafora: la luna, s\u00ec, \u00e8 caduta nel nostro contesto, nella nostra cultura occidentale, \u00e8 caduta qui da noi la poesia. In luoghi ignoti, in contrade senza nome, in quelli che noi chiamiamo terzi, quarti o quinti mondi, in quei luoghi, pur afflitti di povert\u00e0 e malattie, in quelle primavere della storia l\u2019umanit\u00e0 sa creare ancora la poesia. Dice il mio Vicer\u00e9 Casimiro: \u201cSe ora \u00e8 caduta per il mondo, se il teatro s\u2019\u00e8 distrutto, se qui \u00e8 rinata, nella vostra Contrada senza nome, \u00e8 segno che voi conservate la memoria, l\u2019antica lingua, i gesti essenziali, il bisogno dell\u2019inganno, del sogno che lenisce e che consola\u201d20. Il terrifico sogno dell\u2019Alceta leopardiano si \u00e8 dunque mutato nel sogno necessario, nel sogno che lenisce e che consola: il sogno della poesia. Cesare Segre, in Intrecci di voci, nel capitolo intitolato Teatro e racconto su frammenti di luna, mette a confronto e analizza L\u2019esequie della luna e Lunaria. Scrive: \u201cIn Consolo, la figura del Vicer\u00e9, dopo l\u2019iniziale scena, comica, d\u2019ignavia, si rivela progressivamente la coscienza della vicenda. Se ricordiamo che il Vicer\u00e9 scopre alla fine la sua natura di attore che impersona il Vicer\u00e9, potremmo dire che quando egli pencola verso il comico \u00e8 il <br> <br> <em>18 Consolo, V. (1985): Lunaria, \u00abNuovi Coralli 365\u00bb, Torino: Einaudi. 19 Cfr. GARC\u00cdA LORCA, F. (1921-1924): Canciones, \u201cCanciones de luna [Dos lunas de tarde\u2026]\u201d, cit. 20 Consolo, V. (1985: 62). <br> <\/em><br> \u00a0Vicer\u00e9, quando \u00e8 serio e meditativo \u00e8 l\u2019attore, distaccato tanto dal personaggio quanto dalla vicenda 21\u201d. E trova consonanza e ulteriore sviluppo, l\u2019affermazione di Segre, con quanto nota Irene Romera Pintor, l\u2019autrice della magnifica traduzione in castigliano di Lunaria. Scrive: \u201cCierto, la sombra de La vida es sue\u00f1o planea sobre las melanc\u00f3licas enso\u00f1aciones del Virrey, que ya no cree en su poder ni sabe siquiera qui\u00e9n es. Pero ning\u00fan cr\u00edtico hasta ahora ha se\u00f1alado la relaci\u00f3n que sobre todo tiene Lunaria con El Gran Teatro del Mundo\u201d22. E io ringrazio Irene Romera Pintor per questa rivelazione di un cos\u00ec alto rimando. La ringrazio per tutto il suo generoso lavoro su Lunaria. <br> <br> Milano, 22 ottobre 2005 <br> <br> <br> <em>21 Cfr. SEGRE, C. (1991): \u201cTeatro e racconto su frammenti di luna\u201d, in ID., Intrecci di voci. La polifonia nella letteratura del Novecento, \u201cEinaudi Paperbacks 214\u201d, Torino: Einaudi, pp. 87-102 (cfr. in particolare p. 93). 22 Cfr. CONSOLO, V. (2003): Lunaria, edizione, introduzione, traduzione e note a cura di I. Romera Pintor, Madrid: Centro de Ling\u00fc\u00edstica Aplicada Atenea (cfr. in particolare p. 12).<\/em> <br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"1082\" class=\"wp-image-2773\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/41cV-rg5YBL._SX367_BO1204203200_.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/41cV-rg5YBL._SX367_BO1204203200_.jpg 369w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/41cV-rg5YBL._SX367_BO1204203200_-222x300.jpg 222w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0Si apre lo Zibaldone di Leopardi con questi versi: \u201cEra la luna nel cortile, un lato Tutto ne illuminava, e discendea Sopra il contiguo lato obliquo un raggio&#8230;\u201d1 . 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