{"id":2753,"date":"2022-06-07T09:14:52","date_gmt":"2022-06-07T09:14:52","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2753"},"modified":"2022-06-07T09:14:52","modified_gmt":"2022-06-07T09:14:52","slug":"purche-ci-resti-itaca-prendersi-cura-delle-radici-la-voce-di-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2753","title":{"rendered":"Purch\u00e9 ci resti Itaca: prendersi cura delle radici.   La voce di Consolo."},"content":{"rendered":"\n<p><br> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"1102\" class=\"wp-image-2228\" style=\"width: 700px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/adaIMG_20210520_0001.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/adaIMG_20210520_0001.jpg 223w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/adaIMG_20210520_0001-191x300.jpg 191w\" sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><strong>Ada Bellanova<\/strong><br> <br> 1. Ripensare i luoghi in forma di idillio. Il dramma di Ulisse e di Ifigenia. Senza la letteratura Itaca sarebbe semplicemente una piccola isola greca nel Mediterraneo. Invece Omero, la tradizione, le invenzioni letterarie l\u2019hanno resa il luogo per eccellenza delle radici e della memoria, la patria ritrovata dopo un lungo viaggio: l\u2019hanno trasformata in simbolo 1. Ulisse in viaggio, intento ad affrontare pericoli, mostri e tempeste, porta con s\u00e9 un\u2019immagine di Itaca come luogo del cuore, patria perfetta, a cui desidera a tutti i costi tornare. Una polarit\u00e0 netta si crea tra il mondo avventuroso e minaccioso e il nucleo accogliente e protettivo della patria e della casa. Eppure Ulisse, una volta sbarcato, \u00e8 costretto a interrogarsi subito sull\u2019identit\u00e0 della terra, sullo scarto tra il sogno che ha cullato durante la lunga distanza e la realt\u00e0 2. Molte cose infatti sono cambiate: lui non \u00e8 pi\u00f9 lo stesso e Itaca \u00e8 mutata, non solo per i soprusi dei Proci, ma anche perch\u00e9 il tempo ha segnato la sua geografia a tal punto da conferirle un paesaggio nuovo, diverso. Per queste ragioni, e non solo per l\u2019intervento di Atena, Ulisse si guarda intorno e, smarrito, si pone la domanda: \u00abDove sono capitato?\u00bb. Sebbene il finale dell\u2019Odissea risulti confortante \u2013 l\u2019eroe ottiene di nuovo il suo ruolo di re dopo la sconfitta dei Proci e l\u2019intesa del talamo con Penelope \u2013 sorge il dubbio che l\u2019Itaca ritrovata sia un po\u2019 deludente rispetto al sogno e alla nostalgia. Perch\u00e9 altrimenti Ulisse sceglierebbe, come insegna l\u2019altra tradizione, di ripartire? Non dovrebbe godersi la terra tanto amata? Il fatto \u00e8 che, come scrive Jankelevitch, la nostalgia, per l\u2019esule \u2013 per qualunque esule \u2013, \u00e8 insanabile, inestinguibile3 . Gi\u00e0 nel momento del primo distacco dalla patria ha inizio un cambiamento, nel luogo e nell\u2019individuo, che non permette di colmare 3 la distanza, in alcun modo, neppure nell\u2019opportunit\u00e0 di un ritorno. Patria dolcissima solo nel ricordo \u00e8 anche la citt\u00e0 di Argo per Ifigenia. La sfortunata figlia di Agamennone, salva ma costretta all\u2019esilio tra i feroci Tauri autori di sacrifici umani, non fa altro che sognare la sua reggia preziosa, in cui \u00e8 stata bambina, principessa, ma che ormai, senza che lei lo sappia, \u00e8 luogo insanguinato dagli omicidi, la morte del padre per mano di sua madre, quella di sua madre per mano di suo fratello. La Tauride \u2013 anche in questo caso la responsabilit\u00e0 \u00e8 della letteratura4 \u2013 assume la connotazione di una terra selvaggia, priva di ogni forma di civilt\u00e0: la dolente sacerdotessa greca, pur investita dell\u2019autorit\u00e0 religiosa, non pu\u00f2 far altro che sciogliere il suo canto d\u2019esilio, insieme alle schiave sue compagne. \u00c8 questa la trama dell\u2019Ifigenia in Tauride euripidea: l\u2019autore antico ha composto una tragedia che recita il dramma della nostalgia, la stessa di Ulisse. La citt\u00e0 lontana di Argo, nella mente di chi vive l\u2019esilio, ovvero la protagonista e, con lei, il coro, assume i tratti di uno spazio desiderato e armonioso, un territorio caro, in cui rispecchiarsi e ritrovarsi: \u00e8 emblema della Grecia della civilt\u00e0. Eppure, come dicevo, la terra lontana non \u00e8 affatto cos\u00ec come l\u2019esule se la dipinge e, anche di fronte al lieto fine, mentre Ifigenia e il fratello ritrovato salpano dalla Tauride ostile e si allontanano dai sacrifici, c\u2019\u00e8 da augurarsi che non ci sia nessun ritorno a casa. Ritrovare Argo, infatti, non \u00e8 possibile e il ritorno pu\u00f2 essere estremamente traumatico. Il mito e la letteratura, come si vede, proponendo una caratteristica veste per certi luoghi reali, li trasformano in simboli, metafore efficaci anche per la contemporaneit\u00e0 e per il nostro modo di vivere gli spazi. 2. Itaca non c\u2019\u00e8 pi\u00f9: la voce di Consolo. A chi percorre le pagine di Consolo non sfugge l\u2019insistente riflessione, che nasce da pi\u00f9 di uno spunto autobiografico, sul rapporto travagliato tra l\u2019esule e la propria patria. In tutta la sua opera lo scrittore pone l\u2019accento sul suo esilio nel Nord e sull\u2019irredimibile nostalgia per la Sicilia lontana, patria del ricordo, e perci\u00f2 idealizzata nella distanza, come in un\u2019odissea contemporanea, tra le nebbie di una Milano grigia che ha pi\u00f9 di un tratto in comune con la Tauride euripidea. L\u2019olivo e l\u2019olivastro (1994) e poi anche Lo Spasimo di Palermo (1998) descrivono un ritorno doloroso che ha i tratti di un incauto procedere tra le rovine di una patria in fiamme. Nel primo libro, che reca gi\u00e0 nel titolo l\u2019omaggio e la simbolizzazione degli spazi omerici \u2013 nell\u2019Odissea olivo e olivastro segnano lo spazio del naufragio di Ulisse sulla costa dei Feaci \u2013, al giovane migrante siciliano che, fuggito dal terremoto di Gibellina \u2013 quasi Enea che abbandona un\u2019Ilio compromessa \u2013, prova a ritornare dopo tanti anni, il n\u00f3stos \u00e8 negato. Itaca non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, fuor di metafora, perch\u00e9 la vecchia citt\u00e0 \u00e8 scomparsa sotto il sudario di cemento del Cretto di Burri, e la nuova, con la Stella texana che segna l\u2019ingresso nel Belice, \u00e8, come scrive Consolo, \u00abcostruita dai Proci\u00bb5 , ha perso cio\u00e8 l\u2019identit\u00e0 della tanto sospirata patria delle radici in uno stravolgimento sociale e culturale: gli usurpatori hanno avuto la meglio e l\u2019esule \u00e8 impotente di fronte a un mondo che non gli appartiene e a cui non appartiene. Nella seconda opera, poi, veramente amaro \u00e8 il ritorno del protagonista, lo scrittore Chino Martinez, a Palermo: la citt\u00e0 degli anni Novanta, gi\u00e0 compromessa dalla ferocia della speculazione edilizia, dal sacco che ha cementificato la Conca d\u2019oro, deve fare i conti con la violenza mafiosa, esemplificata dalla drammatica esplosione finale in via d\u2019Astorga che allude in maniera netta alla strage di via d\u2019Amelio. \u00c8 un\u2019Itaca stravolta allora, quella dell\u2019approdo, una terra in cui l\u2019ulivo non ha posto, perch\u00e9 in essa non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 ombra di civilt\u00e0, e scomparso, irrimediabilmente, \u00e8 anche il conforto della famiglia, gi\u00e0 fagocitato dalla debole salute mentale di una moglie ormai morta, che niente ha a che fare con la Penelope omerica. A queste opere possono essere aggiunte moltissime pagine, come il testo eponimo di Le pietre di Pantalica, che piange il degrado \u2013 culturale, ambientale \u2013 dello scenario della bianca Siracusa, chiaman5 V. Consolo, L&#8217;opera completa, a cura e con un saggio introduttivo di Gianni Turchetta e uno scritto di Cesare Segre, Mondadori, Milano 2015, p. 869. 6 V. Consolo, Le pietre di Pantalica, in Id., L&#8217;opera completa, pp. 615-621. 7 Ifigenia fra i Tauri, trad. di Vincenzo Consolo e Dario Del Corno, Istituto Nazionale del Dramma Antico-XXVII ciclo di spettacoli classici (27 maggio-4 luglio 1982), INDA, Siracusa 1982. 8 \u00abNon si ritorna pi\u00f9 nei luoghi da cui si \u00e8 partiti, perch\u00e9 quelli non sono pi\u00f9 i luoghi che noi abbiamo lasciato. Non si \u00e8 pi\u00f9 di nessun luogo\u00bb, V. Consolo, Fuga dall&#8217;Etna. La Sicilia e Milano, la memoria e la storia, Donzelli, Roma 1993, p. 69. 9 La percezione di un luogo e la sua rappresentazione, come insegna la geocritica, non si possono limitare all\u2019unica componente visiva. Sulla necessit\u00e0 di cogliere la presenza delle percezioni sensoriali do in causa i simboli della tragedia euripidea6 , tradotta tra l\u2019altro proprio da Consolo con Del Corno7 , che \u00e8 messa in scena nel teatro antico. L\u2019autore fa del suo vissuto il motore dell\u2019invenzione narrativa: la sua personale prospettiva interpreta gli spazi e li reinventa sul piano letterario. In questo processo Itaca e Argo rimandano a un mondo che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9: un universo intatto, in armonia, cancellato da una modernit\u00e0 incivile e snaturante e divenuto un perenne labirinto fitto di mostri e pericoli, una Tauride in cui si sacrificano gli innocenti. Nella prospettiva consoliana allora non \u00e8 solo la Milano affarista ad assumere i tratti di luogo ostile: l\u2019osservazione dell\u2019intero spazio della contemporaneit\u00e0 \u2013 l\u2019Italia, il Mediterraneo con i suoi naufraghi e ogni luogo in cui il migrante \u00e8 perseguitato, ferito, il paesaggio mortificato dagli incendi, dall\u2019industrializzazione, da un turismo becero e superficiale \u2013 denuncia una perdita irreparabile in termini di valori e identit\u00e08 . La polarit\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9, o comunque non solo, tra lo spazio fisico dell\u2019esilio e la terra delle radici, ma tra lo spazio del presente, omologante e svilente, e quello del passato, in cui era ancora possibile un equilibrio. 3. Itaca con tutti i sensi. Nell\u2019esilio la patria lontana \u2013 nello spazio e nel tempo \u2013 appare luminosa, contrapposta a un Nord, anche fuor di metafora, decisamente grigio. Una complessa trama di paesaggi visivi, con evidente omaggio al mondo dell\u2019arte e della pittura, ma anche di paesaggi sonori, olfattivi, persino gustativi, che si sovrappongono e si intersecano, concorre a definire la Sicilia. Se indubbia \u00e8 in ci\u00f2 una ricca componente letteraria, al di l\u00e0 del topos per\u00f2 la pagina consoliana rivela una sensibilit\u00e0 che si lega al vissuto dell\u2019autore: memoria e confronto personale con i luoghi determinano l\u2019immagine che questi assumono sulla pagina scritta9 . Alla Milano affollata che propone sollecitazioni da grande citt\u00e0 del Nord alla vista e all\u2019udito \u2013 ben oltre il modello letterario va l\u2019apprezzamento per l\u2019umanit\u00e0 multicolore di Porta Venezia e per il suo vario patrimonio gustativo, mentre il fetore di Seveso10 \u00e8 traccia olfattiva di un progresso feroce, dell\u2019inquinamento e della deriva politica che a questi si accompagna \u2013 la Sicilia si contrappone con la sua festa dei sensi. Retablo, in particolare, \u00e8 una straordinaria esibizione di percezioni sensoriali che testimoniano la scoperta e la sorpresa di fronte alla ricchezza e alla diversit\u00e0 dell\u2019isola. Fin dal suo approdo a Palermo Clerici deve fare i conti, alla maniera dei viaggiatori del Grand Tour, con la novit\u00e0 delle sollecitazioni visive, sonore, olfattive11. Ma il protagonista e voce narrante accoglie soprattutto le capacit\u00e0 percettive del suo autore: la Sicilia \u00e8 l\u2019isola della memoria e gli straordinari paesaggi sensoriali che descrivono le rovine di Segesta o di Selinunte, l\u2019universo arcano di Mozia, rivelano un compiacimento nella percezione che appartiene a Consolo, siciliano alla scoperta della propria terra. Pur senza abbandonarsi all\u2019idillio a tutti i costi \u2013 attraverso la prospettiva di Clerici emergono anche tracce sensoriali non edificanti \u2013 l\u2019autore tratteggia la propria Itaca come una terra che seduce con le sue innumerevoli sollecitazioni sensoriali. \u00c8 in particolare nelle descrizioni gastronomiche di cui abbonda il racconto che emerge il compiacimento di Consolo12: non vi si pu\u00f2 rintracciare dunque solo il modello letterario \u2013 la meraviglia del viaggiatore di fronte alle offerte culinarie \u2013 ma anche il gusto dello scrittore che ricorda i sapori della sua terra. L\u2019interesse per pietanze dolci e salate \u00e8 d\u2019altra parte presente anche nella produzione giornalistica e saggistica e confessato in testi scopertamente autobiografici in cui emerge come tratto intimo la predilezione per i cibi del Sud, in contrasto con quelli evidentemente meno invitanti del Nord13. Itaca insomma nutre con il suo gusto anche a distanza e preziosa \u00e8 la riserva d\u2019antichi sapori e nella caratterizzazione letteraria dei luoghi reali, si veda anche \u00abQuando sono da solo mi sfogo a mangiare le cose pi\u00f9 salate e piccanti. Evito finalmente la minestrina, la paillardina e la frutta cotta. Mangio bottarga, s\u00e0usa miffa, olive con aglio e origano, peperoncini, caciocavallo, cubb\u00e0ita&#8230; Poi, nel pomeriggio, non c&#8217;\u00e8 acqua che basti a togliermi la sete\u00bb, 16 \u00abEcco, io allora infilzer\u00f2 con lo spiedo un rocchio di quella salsiccia fresca, condita con grani di pepe e semi di finocchio, lo far\u00f2 arrostire sopra la brace, e l&#8217;offrir\u00f2 a te, gentile lettrice, a te, caro lettore, insieme a un bicchiere rosso dell&#8217;Etna e a una mela d&#8217;oro, di quelle che mandava a casa nostra il compare Panasc\u00ec. [\u2026] Erano mele gialle e lucide, dolcissime, che impregnavano la casa di profumo. Sovrastava il loro odore di pomelia e cedro, quello delle arance, dei fichi secchi, delle sorbe, delle zizzole, dei melograni e delle cotogne\u00bb, Id., Natali sepolti, in AA.VV., Cantata di Natale. Racconti per venticinque notti di attesa, San Paolo, Milano 2001, pp. 83-89; ora in La mia isola \u00e8 Las Vegas, pp. 191-194, a p. 193. odori che nei lunghi e grigi inverni del Nord riporta al ricordo del paese14. E anche se un nuovo approdo all\u2019isola, in Ritorno al paese perduto, sottopone al rischio di nuove e per nulla confortanti sensazioni &#8211; non solo la casa non \u00e8 pi\u00f9 la stessa, pure la vista dal terrazzo \u00e8 mutata, e pi\u00f9 forte del senso della vista diventa quello dell\u2019udito nel registrare un nuovo, invadente e sgradevole paesaggio sonoro15 &#8211; pi\u00f9 forte del tempo resiste nella vivacit\u00e0 dell\u2019allocuzione al lettore nel pi\u00f9 tardo Natali sepolti il gusto delle radici: l\u2019offerta diretta di un pasto appartenente alla Sant\u2019Agata del passato, fatto di salsiccia, vino dell\u2019Etna, profumatissime mele d\u2019oro, interrompe il flusso narrativo e sembra testimoniare, nell\u2019immediatezza dell\u2019uso del presente, che qualcosa si \u00e8 salvato16. 4. Proteggere le radici. Al di l\u00e0 della permanenza delle percezioni gustative, affrontato il rischio della rottura dell\u2019idillio, si pu\u00f2 scoprire che Itaca non \u00e8 del tutto allo sfacelo e che sulle colonne di Argo si pu\u00f2 ricostruire. Conviene per\u00f2 prendere coscienza del punto a cui siamo arrivati. Conviene ripartire dalle radici, ritrovare angoli vivi del paesaggio, lasciarsi ispirare da quanto di buono essi comunicano. Il che non vuol dire smettere di vedere le criticit\u00e0 di ci\u00f2 che \u00e8 stato: significa valorizzare ci\u00f2 che pu\u00f2 essere valorizzato e trovare una nuova via alternativa all\u2019omologazione e allo sfruttamento. La vera letteratura ha questo di utile, ci svela a noi stessi, e le pagine di Consolo parlano a tutti e di tutti, toccano le corde del legame doloroso o vivificante che abbiamo con gli spazi e tentano di fare chiarezza su questioni grandi e urgenti: invitano cio\u00e8 ad una consapevolezza ambientale nel senso pi\u00f9 ampio dell\u2019espressione come unica strada non solo per non perdere il luogo, ma anche per non perdere noi stessi. Illuminante \u00e8 la riflessione dello scrittore sulla Sicilia e sul Mediterraneo: nell\u2019amarezza di fronte allo scempio, di fronte ai facili stereotipi che semplificano lo spazio, lo appiattiscono \u2013 il seducente paradiso a buon mercato da una parte, il degrado e i sotterfugi dall\u2019altro \u2013, avvallati in maniera semplicistica da un certo tipo di informazione e da un certo tipo di politica, l\u2019autore rivendica il valore della complessit\u00e0. Lo spazio ha molte facce, molte sfumature, la bellezza ha una sua indubbia fragilit\u00e0. Nella sua rappresentazione dello spazio individuiamo la valorizzazione di alcune isole di sopravvivenza: gli Iblei con l\u2019arte intatta degli apicoltori e i Nebrodi coi pascoli verdissimi non sono semplice idillio, Itaca e Argo del ricordo in cui sarebbe meglio non tornare mai, ma un esempio di risposta concreta alla crisi del paesaggio e dell\u2019identit\u00e0 contemporanea. Descrivendo la miracolosa armonia tra uomo e natura, la ricchezza ambientale \u2013 piante, animali \u2013, tradizioni gastronomiche e saperi antichi, che caratterizzano queste oasi di sopravvivenza, Consolo valorizza una Sicilia quasi arcaica. In ci\u00f2 non rifiuta il progresso in s\u00e9, piuttosto evidenzia la necessit\u00e0 che esso non faccia perdere all\u2019uomo la sua identit\u00e0 storica e culturale, come \u00e8 invece accaduto nel caso della violenta industrializzazione dell\u2019isola. Mette cio\u00e8 in evidenza che i luoghi non sono uno sfondo e che, se smettono di essere quello che sono in maniera rapida e feroce \u2013 fagocitati dall\u2019omologazione, da interessi economici, dalla costruzione di barriere \u2013, inevitabili e funeste sono le conseguenze anche sugli esseri umani. Cos\u00ec strettamente interrelate sono l\u2019identit\u00e0 degli uomini e quella degli spazi. La sua opera invita dunque \u2013 e in ci\u00f2 risiede la grande attualit\u00e0 del messaggio consoliano \u2013 a conservare le radici, a prendercene cura, perch\u00e9 solo nella salvaguardia di ci\u00f2 che \u00e8 rimasto possiamo sperare di non perdere noi stessi. Il passato, come insegnava anche Pasolini nella sua strenua definizione dell\u2019ambiente storico e umano come territorio composito e stratificato nel tempo, insieme universo linguistico, identit\u00e0 dei luoghi, creazione artistica, pu\u00f2 non essere un ricordo perduto: pu\u00f2 anzi configurarsi come forza a cui attingere. Mi piace pensare allora che nei versi di Accordi, con l\u2019ignoto tu, Consolo alluda ad un\u2019identit\u00e0 sua e di tutti i figli del Mediterraneo, un\u2019identit\u00e0 nata da una relazione vecchia di secoli con la terra, le piante, i muri a secco, con i paesaggi: tolto tutto questo, cosa saremmo? Sei nato dal carrubo e dalla pietra da madre ebrea e da padre saraceno. S\u2019\u00e8 indurita la tua carne alle sabbie tempestose del deserto, affilate si sono le tue ossa sui muri a secco della masseria Brillano granatini sul tuo palmo per le punture delle spinesante17. Solo se ripartiamo da questo, quindi, da \u2018Itaca\u2019, attraverso un cammino, senz\u2019altro faticoso, difficile, di consapevolezza degli spazi e della nostra relazione con essi, possiamo avere qualche opportunit\u00e0 di sopravvivere anche noi. Solo salvando le radici, come le piante, possiamo avere speranza di non perire.<br> ***<br> 3 V. Jank\u00e9l\u00e9vitch, L&#8217;irr\u00e9versible et la nostalgie, Flammarion, Paris 1983, pp. 370-371. 4 B. Westphal, Le miroir barbare. G\u00e9ocritique de la Tauride, in A. Le Berre (a cura di), De Prom\u00e9t\u00e9e \u00e0 la machine \u00e0 vapeur: cosmogonies et mythe fondateur, Pulim, Limoges 2005, pp. 13-33. 5 V. Consolo, L&#8217;opera completa, a cura e con un saggio introduttivo di Gianni Turchetta e uno scritto di Cesare Segre, Mondadori, Milano 2015, p. 869. 6 V. Consolo, Le pietre di Pantalica, in Id., L&#8217;opera completa, pp. 615-621. 7 Ifigenia fra i Tauri, trad. di Vincenzo Consolo e Dario Del Corno, Istituto Nazionale del Dramma Antico-XXVII ciclo di spettacoli classici (27 maggio-4 luglio 1982), INDA, Siracusa 1982. 8 \u00abNon si ritorna pi\u00f9 nei luoghi da cui si \u00e8 partiti, perch\u00e9 quelli non sono pi\u00f9 i luoghi che noi abbiamo lasciato. Non si \u00e8 pi\u00f9 di nessun luogo\u00bb, V. Consolo, Fuga dall&#8217;Etna. La Sicilia e Milano, la memoria e la storia, Donzelli, Roma 1993, p. 69. 9 La percezione di un luogo e la sua rappresentazione, come insegna la geocritica, non si possono limitare all\u2019unica componente visiva. B. Westphal, Geocritica: reale, finzione, spazio, trad. di L. Flabbi, Armando editore, Roma 2009, p. 184. Sulla necessit\u00e0 di cogliere la presenza delle percezioni sensoriali nella caratterizzazione letteraria dei luoghi reali, si veda anche D. Papotti, Istruzioni geopoetiche per la lettura della citt\u00e0 di Napoli, in F. Italiano, M. Mastronunzio (a cura di), Geopoetiche. Studi di geografia e letteratura, Unicopli, Milano 2011, pp. 43-63, a p. 49. 10 V. Consolo, Replica eterna, in Id., La mia isola \u00e8 Las Vegas, a cura di N. Messina, Mondadori, Milano 2012, p. 180. 11 Id., L&#8217;opera completa, cit., p. 403. 12 A proposito W. Geerts, L\u2019euforia a tavola. Su Vincenzo Consolo, in B. Van den Bossche (a cura di), Soavi sapori della cultura italiana, Atti del XIII Congresso dell\u2019A.I.P.I., Verona\/Soave, 27-29 agosto 1998, Cesati, Firenze 2000, pp. 307-316. 13 \u00abQuando sono da solo mi sfogo a mangiare le cose pi\u00f9 salate e piccanti. Evito finalmente la minestrina, la paillardina e la frutta cotta. Mangio bottarga, s\u00e0usa miffa, olive con aglio e origano, peperoncini, caciocavallo, cubb\u00e0ita&#8230; Poi, nel pomeriggio, non c&#8217;\u00e8 acqua che basti a togliermi la sete\u00bb, V. Consolo, Un giorno come gli altri, in \u201cIl Messaggero\u201d, 17 luglio 1980, ora in Id., La mia isola \u00e8 Las Vegas, pp. 87-97, a p. 92. 14 Id., E poi la festa del patrono, in \u201cCorriere della sera\u201d 15 agosto 1990, ora in La mia isola \u00e8 Las Vegas, pp. 139-42, a p. 141. 15 Id., Ritorno al paese perduto, in \u201cIl manifesto\u201d 5 aprile 1992; ora in La mia isola \u00e8 Las Vegas, pp. 146-149, a pp. 146-147. 16 \u00abEcco, io allora infilzer\u00f2 con lo spiedo un rocchio di quella salsiccia fresca, condita con grani di pepe e semi di finocchio, lo far\u00f2 arrostire sopra la brace, e l&#8217;offrir\u00f2 a te, gentile lettrice, a te, caro lettore, insieme a un bicchiere rosso dell&#8217;Etna e a una mela d&#8217;oro, di quelle che mandava a casa nostra il compare Panasc\u00ec. [\u2026] Erano mele gialle e lucide, dolcissime, che impregnavano la casa di profumo. Sovrastava il loro odore di pomelia e cedro, quello delle arance, dei fichi secchi, delle sorbe, delle zizzole, dei melograni e delle cotogne\u00bb, Id., Natali sepolti, in AA.VV., Cantata di Natale. Racconti per venticinque notti di attesa, San Paolo, Milano 2001, pp. 83-89; ora in La mia isola \u00e8 Las Vegas, pp. 191-194, a p. 193. 17 Id., Accordi. Poesie inedite, a cura di F. Zuccarello e Claudio Masetta Milone, Zuccarello editore, Sant&#8217;Agata di Militello 2015.<br><br> <em>Giugno 2022 Editora Comunit\u00e0 Rio de Janeiro &#8211; Brasil  <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ada Bellanova 1. Ripensare i luoghi in forma di idillio. Il dramma di Ulisse e di Ifigenia. Senza la letteratura Itaca sarebbe semplicemente una piccola isola greca nel Mediterraneo. Invece Omero, la tradizione, le invenzioni letterarie l\u2019hanno resa il luogo per eccellenza delle radici e della memoria, la patria ritrovata dopo un lungo viaggio: l\u2019hanno &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2753\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Purch\u00e9 ci resti Itaca: prendersi cura delle radici.   La voce di Consolo.<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[852,318,23,77,598,368,1332,24,117,204,17,703,600,855,139,707,57,881,20,38,154,1331,110,459,839,562,196,29,72],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2753"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2753"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2753\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2754,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2753\/revisions\/2754"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2753"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2753"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2753"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}