{"id":2701,"date":"2018-03-01T15:14:00","date_gmt":"2018-03-01T15:14:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2701"},"modified":"2022-05-12T15:27:23","modified_gmt":"2022-05-12T15:27:23","slug":"il-punto-scritto-genesi-e-scrittura-ne-il-sorriso-dellignoto-marinaio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2701","title":{"rendered":"Il punto scritto: genesi e scrittura ne Il sorriso dell&#8217;ignoto marinaio"},"content":{"rendered":"\n<p><em>DARAGH O\u2019CONNELL<\/em> <br> <\/p>\n\n\n\n<p>In un\u2019intervista fatta a Vincenzo Consolo parecchi anni fa, lo scrittore siciliano ha parlato della \u201cfantasia creatrice\u201d come di un elemento femminile con il quale si pu\u00f2 uscire dal cerchio della ragione, un cerchio simboleggiato dalla metafora della \u201cchiocciola\u201d nel Sorriso dell\u2019ignoto marinaio (O\u2019Connell, 2004: 238-253). Questa fantasia creatrice nel romanzo, si muove nei panni del personaggio Catena Carnevale la fidanzata che sfregia il sorriso ironico e pungente del ritratto e, in seguito, ricama la tovaglia di seta intitolata \u00abL\u2019albero delle quattro arance \u00ab. La descrizione nel libro di questa tovaglia e fondamentale e assomiglia per certi versi proprio allo stile della scrittura consoliana, ed e in realt\u00e0 una metafora per il testo stesso, se non l\u2019intero progetto letterario di Consolo. Leggiamo: Sembrava, quella, una tovaglia stramba, cucita a fantasia e senza disciplina. Aveva s\u00ec, tutt\u2019attorno una bordura di sfilato, ma il ricamo al centro era una mescolanza dei punti pi\u00f9 disparati: il punto erba si mischiava col punto in croce, questo scivolava nel punto ombra e diradava fino al punto scritto. E i colori! Dalle tinte pi\u00f9 tenui e sfumate, si passava d\u2019improvviso ai verdi accesi e ai rossi pi\u00f9 sfacciati. Sembrava, quella tovaglia, \u2013 penso la baronessa, \u2013 ricamata da una invasa dalla furia, che con intenzione ha trascurato regole numeri misure e armonia, fino a sembrare che la ragione le fosse andata a spasso. (Consolo, 2015: 167-168) Questa analogia tra la scrittura letteraria e il ricamo e lo sfregio di Catena, richiama proprio la poetica distintiva di Consolo: una poetica palinsestica che prevede l\u2019accumulo e l\u2019elisione di vari testi di provenienza diversa, siano essi di stampo giornalistico, creativo o saggistico, in uno spazio di singolare gestazione autoriale fra polifonia e palinsesto (O\u2019Connell, 2008: 161-184). Queste pagine intendono analizzare, da diversi punti di vista, il primo capitolo del longseller di Vincenzo Consolo, Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio (1976), delineando l\u2019evoluzione del romanzo dalla sua forma primigenia fino alle pi\u00f9 recenti rielaborazioni. Saranno messe a fuoco alcune varianti testuali (Messina, 2009: 143-202) e dichiarate le fonti, letterarie e non, sottese all\u2019intero capitolo. Il primo capitolo e in effetti, a mio avviso, un grande palinsesto, e molte delle procedure adottatevi da Consolo richiamano una polifonia e una concezione alla Bachtin ell\u2019enciclopedismo, la sua definizione di romanzo di Seconda linea. In pi\u00f9, il capitolo I sancisce in realt\u00e0 molti aspetti della nuova poetica di Consolo, che in definitiva rappresenta lo spazio letterario in cui il passaggio da riso a sorriso e pi\u00f9 evidente. Consolo conclude cosi la Nota dell\u2019autore, vent\u2019anni dopo aggiunta come postfazione dell\u2019edizione Mondadori del 1997: [\u2026] che senso ha la riproposta di questo Sorriso? E la risposta che posso ora darmi e che un senso il romanzo possa ancora trovarlo nella sua metafora. Metafora che sempre, quando s\u2019irradia da un libro di verit\u00e0 ideativa ed emozionale, allarga il suo spettro con l\u2019allargarsi del tempo. (Consolo, 1997: 183)2 Sono passati vent\u2019anni da queste enunciazioni, e oggi il testo sfaccettato di Consolo ha cominciato a ricevere il trattamento critico che merita. Abbiamo avuto oltre quarant\u2019anni per metabolizzare e situare un romanzo della sua importanza, non solo nel contesto della narrativa italiana del ventesimo secolo, ma anche in quello dell\u2019evoluzione poetica di Consolo. Si dovrebbe, pertanto, entrare nel cuore del dibattito su questo allargarsi del tempo, contribuire attivamente alla crescita di questo corpus critico-accademico con al centro la poetica di Consolo. Tuttavia, in questo approccio al capitolo I, ci\u00f2 che pi\u00f9 ci preme non e tanto il suo allargarsi nel tempo, quanto il suo restringervisi, cercando di individuare con esattezza i momenti cardine della composizione del testo. Sarebbe erroneo, in tanti sensi interconnessi, dire che Il sorriso e un testo nel fiore dei suoi quarant\u2019anni. Quando leggiamo le mini-biografie sulle copertine dei libri di Consolo, siamo portati a credere che Il sorriso sia un prodotto testuale della met\u00e0 degli anni \u201970 e perfettamente inserito nel suo tempo. In realt\u00e0, va sottolineato che Il sorriso e un testo mutevole, \u00abun lavoro perennemente mobile e non finibile\u00bb, per dirla con Contini (1970: 5), la cui genesi pu\u00f2 essere collocata intorno alla met\u00e0 degli anni \u201960 e le cui pi\u00f9 recenti articolazioni possono essere datate al 1997. Questo saggio intende dimostrare che Il sorriso si pu\u00f2 considerare come un atto letterario il cui incipit \u2013 non solo testuale, ma anche concettuale \u2013 e retrodatabile a cinquant\u2019anni fa. Fuori dalla storia del testo in quanto tale, alcune delle tematiche e delle metafore de Il sorriso sono apparse in diverse guise, in altre narrazioni pi\u00f9 tarde di Consolo. Sia Nottetempo, casa per casa sia L\u2019olivo e l\u2019olivastro si riferiscono esplicitamente al Ritratto d\u2019uomo di Antonello (Consolo, 1992a: 138-139 [Consolo, 2015: 142-143]; Consolo, 1994: 124-125 [Consolo, 2015: 852- 853]). Per cui si pu\u00f2 dire che Il sorriso, dal suo livello ipertestuale originario, 2 La Nota dell\u2019autore, vent\u2019anni dopo e successivamente riapparsa come saggio di chiusura in Consolo, 1999a, p. 276-282, con il titolo \u00abIl sorriso\u00bb, vent\u2019anni dopo. 57 e diventato un ipotesto per le opere successive di Consolo3. Per di pi\u00f9, Il sorriso e il primo capitolo di una trilogia di romanzi che prendono le mosse da importanti momenti della storia siciliana e italiana: l\u2019insorgere del fascismo nei primi anni \u201920 e la sua correlazione in tempi pi\u00f9 recenti con la nuova destra italiana, in Nottetempo, casa per casa (1992); e il fallimento del tentativo di creare una societ\u00e0 giusta da parte della comunemente definita \u201cgenerazione del dopoguerra\u201d, simbolizzato dall\u2019assassinio del giudice Paolo Borsellino, in Lo spasimo di Palermo (1998). Tralasciando queste considerazioni, la focalizzazione esclusiva su Il sorriso e, in particolare, sul capitolo iniziale del romanzo, si basa su alcune valide ragioni: anzitutto, il capitolo I risulta il pi\u00f9 negletto di tutti, dato che la critica ha preferito studiare e interpretare i cosiddetti \u201ccapitoli caldi\u201d della seconda meta del romanzo; poi, perch\u00e9 e il capitolo con la storia testuale pi\u00f9 lunga, e dunque la sua gestazione dovrebbe apparire pi\u00f9 evidente ad un\u2019attenta analisi; infine, il capitolo inaugura una nuova poetica per Consolo dopo La ferita dell\u2019aprile (1963): gli elementi di solito associati al romanzo \u2013 il significato del sorriso, la chiocciola, la compresenza di poesia e prosa, le forme metriche, gli stilemi, l\u2019uso dell\u2019elencazione, di forme dialettali e parodistiche, l\u2019impegno dell\u2019autore, e un\u2019abbondante messe di intertesti, in breve, una polifonia \u2013 sono gi\u00e0 tutti presenti nel loro insieme in questo capitolo. Certo i commenti dell\u2019autore facilitano la lettura del primo capitolo del romanzo, e le riflessioni sono molto rilevanti, non solo per ci\u00f2 che nascondono, ma anche per ci\u00f2 che rivelano. Forse, quella pi\u00f9 significativa riguardo al Sorriso appare nella Nota dell\u2019autore chiamata in causa all\u2019inizio, in cui, pur a distanza di venti anni, Consolo delinea i tre elementi fondamentali da cui la struttura del romanzo ha preso forma: I tre elementi allora, la rivolta contadina di Alcara, i cavatori di pomice di Lipari e il Ritratto d\u2019Antonello reclamavano una disposizione su uno spazio di rispondenze e di senso, in cui il Ritratto stesso, nel suo presumibile percorso da una Messina, gi\u00e0 di forte connessione storica, cancellata dai terremoti, a Lipari, isola-regno d\u2019esistenza, di mito, a Cefal\u00f9, approdo nella storia e nella cultura, disegnava un triangolo e un movimento da un mare d\u2019incertezze [\u2026] a una terra di consapevolezza e di dialettica. (Consolo, 1997: 177-178) Dei tre punti sopraelencati, solo il primo e notoriamente escluso, e di l\u00e0 da venire. Inoltre, questo movimento ad assetto triangolare, emanante dai brani d\u2019apertura del capitolo, e illuminante riguardo alla poetica di Consolo e a come (e dove) egli si vede situato all\u2019interno della tradizione letteraria siciliana: in una posizione intermedia tra quella occidentale e quella orientale, che e come dire, tra 3 Seguo le categorizzazioni e classificazioni genettiane della \u201ctranstestualit\u00e0\u201d, vale a dire la trascendenza testuale del testo, rilevate da G\u00e9rard Genette (1997: 7-8): \u00absi tratta appunto di quella che chiamer\u00f2 d\u2019ora in poi ipertestualit\u00e0. Designo con questo termine ogni relazione che unisca un testo B (che chiamer\u00f2 ipertesto) a un testo anteriore A (che chiamer\u00f2, naturalmente, ipotesto) sul quale esso si innesta in una maniera che non \u00e8 quella del commento\u00bb. storia e mito. I movimenti spaziali da est a ovest nel primo capitolo del romanzo, e la decisione dell\u2019autore di abbracciare le tradizioni storiche occidentali degli scrittori dell\u2019isola, si scorgono nello stesso incipit4. Nel libro-intervista Fuga dall\u2019Etna, riferendosi proprio alla prima parte del romanzo, Consolo afferma: Il libro e scritto nella prima parte in forma parodistica, mimetica, sarcastica se si vuole, quindi in negativo: faccio il verso a un erudito dell\u2019Ottocento recluso nella sua mania antiquaria, che scrive i suoi saggi scientifici, che si occupa di malacologia, una materia quanto mai curiosa, eccentrica. (Consolo, 1993: 45) Se gli elementi parodistici, mimetici e sarcastici sono davvero presenti, e in abbondanza, nella prima parte del romanzo, Consolo pero non evidenzia tutti gli altri che danno \u201cforma\u201d a questo capitolo: un\u2019angoscia delle influenze di altri scrittori, la ricerca di una nuova poetica, una concezione totalmente alterata di quello che \u00e8 il genere del romanzo. L\u2019analisi s\u2019incentrer\u00e0 proprio su questi elementi nascosti o impliciti, peraltro parzialmente rivelati dall\u2019esame del graduale crescere del testo, gli inizi del quale si possono far risalire a un momento circostanziato della vita dell\u2019autore, un evento che e l\u2019emblema degli obiettivi dichiarati della sua poetica, vale a dire, la fusione dei due filoni, orientale e occidentale, della letteratura siciliana. E mia ferma convinzione, che l\u2019incontro organizzato da Consolo tra i suoi due mentori, il poeta Lucio Piccolo e Leonardo Sciascia, e il pi\u00f9 chiaro esempio possibile del punto di partenza del futuro romanzo. N\u00e9 Le pietre di Pantalica, Consolo racconta l\u2019evento tenutosi il 7 marzo 1965, una data degna di nota, perch\u00e9 coincidente con la prima messa officiata in lingua italiana dopo il Concilio Vaticano Secondo: Sciascia arrivo da Caltanissetta al mio paese e assieme andammo da Piccolo. Al congedo, sulla porta, Piccolo solennemente disse allo scrittore, indicando con la mano su per le colline: \u00abSciascia, la invito a scrivere di queste nostre terre, di questi paesi medievali\u00bb. Avevo deciso di lasciare la Sicilia e di trasferirmi a Milano. \u00abNon parta, non vada via\u00bb mi diceva Piccolo. \u00abA Milano con tutti gli altri, rischia di annullarsi. La lontananza, l\u2019isolamento danno pi\u00f9 fascino suscitano interesse e curiosit\u00e0.\u00bb Non potevo rispondergli che non ero ricco, che dovevo guadagnarmi la vita. Non potevo dirgli, soprattutto, che l\u00ec in Sicilia mi sembrava tutto finito, senza speranza, che a Milano, al Nord avevo la sensazione che tante cose si muovessero, che stesse per iniziare una nuova storia. (Consolo, 1988: 142-143 [Consolo, 2015: 599])5 Ad un primo sguardo, nel brano sono proprio pochi gli accenni riferibili alla futura opera Il sorriso, perch\u00e9 Consolo taglia corto con la storia dell\u2019incontro raccontando di altre esperienze con Piccolo. Invece nella Fuga dall\u2019Etna riprende il racconto con un\u2019interessante coda: 4 Per le discussioni sulla mappatura della letteratura siciliana del luogo, cfr. il mio saggio: O\u2019Connell, (2005: 29-48); e O\u2019Rawe (2007: 79-94). 5 La pi\u00f9 antica traccia si trova in due quaderni autografi (Ms 3, Ms 4), per cui cfr. Messina (2009: 58 e n. 53). Questo uno dei ricordi pi\u00f9 belli, che riprendo da Le pietre di Pantalica: \u00ab[\u2026] \u201cSciascia, la invito a scrivere di queste nostre terre, di questi paesi medievali.\u201d \u201cC\u2019e qui Consolo,\u201d rispose Sciascia. \u201cConsolo e ancora giovinetto,\u201d replico Piccolo sarcasticamente (avevo trentatr\u00e9 anni!). Ma io presi quella frase come impegno verso Sciascia e come una sfida verso il barone.\u00bb Sciascia era rimasto affascinato da quel poeta, da quel gran personaggio che era Piccolo. Erano, i due scrittori, quanto di pi\u00f9 diverso, di pi\u00f9 lontano si potesse immaginare, eppure nutrivano, l\u2019uno per l\u2019altro, stima e ammirazione. (Consolo, 1993: 23-24)6 Non \u00e8 da ritenere una coincidenza il fatto che siano esattamente queste nostre terre, quei paesi medievali a costituire il contenuto o retroscena del primo capitolo del futuro romanzo. La sfida sottaciuta di Consolo a Piccolo diventa poi col tempo anche sfida a tutta la letteratura siciliana, e il romanzo che ne risulta e un romanzo i cui antenati sono certo Verga, De Roberto, Pirandello, Vittorini e Tomasi di Lampedusa, ma i cui \u201cistigatori\u201d potrebbero considerarsi Piccolo e Sciascia: sia detto per inciso, richiamati rispettivamente dal protagonista Enrico Pirajno Barone di Mandralisca (Piccolo) e del deuteragonista Giovanni Interdonato (Sciascia). Tredici anni di silenzio separano il primo romanzo di Consolo La ferita dell\u2019aprile datato 1963 e Il sorriso. La concezione originale de Il sorriso, comunque, prende le mosse negli anni \u201960 ed e connessa, almeno dal punto di vista ideologico, al periodo di \u201cacuta storia\u201d. Inoltre, e un romanzo siciliano in senso stretto, non solo perch\u00e9 tratta di storia siciliana, ma anche perch\u00e9 la sua nascita e il suo sviluppo sono databili al periodo 1963-1968, ovvero gli anni in cui Consolo visse in Sicilia prima di spostarsi a Milano definitivamente nel gennaio 1968. Ma Consolo, e chiaro, non smise di scrivere a meta anni \u201960 per riprendere la penna in mano soltanto a met\u00e0 degli anni \u201970. Rimase attivo, sia sul piano creativo sia su quello giornalistico, durante gli anni che separano le date di pubblicazione dei due romanzi7. Tuttavia, ci\u00f2 che si commenta e la preistoria effettiva del libro, ovvero come arrivo alla sua versione definitiva nel 1976. Quanto segue e la storia tracciata sulla fortuna di pubblicazione de Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, dalle prime apparizioni fino ad oggi. Testo e testi: variazioni e varianti. Nel numero luglio-settembre di \u00abNuovi Argomenti\u00bb del 1969, diretto da Alberto Carocci, Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini, appare per la prima 6 Le virgolette evidenzierebbero il passaggio citato da Le pietre di Pantalica fino a \u00abuna sfida verso il barone\u00bb. In realt\u00e0, il passo da \u00abC\u2019e qui Consolo\u00bb a \u00abuna sfida verso il barone\u00bb non appaiono, come si \u00e8 visto, in Le pietre di Pantalica. 7 Per la scrittura creativa, cfr. i racconti di quegli anni ora in La mia isola \u00e8 Las Vegas (Consolo, 2012). Per quella giornalistica, anche se ne d\u00e0 solo una visione parziale, Esercizi di cronaca (Consolo, 2013). Da non escludere sono anche gli articoli raccolti in Cosa loro. Mafie fra cronaca e riflessione. 1970-2010, (Consolo, 2017). Ed altri ancora, di vario argomento, risulta che ne siano conservati nell\u2019Archivio Consolo. Volta un racconto dal titolo Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio. A tutti gli effetti e ci\u00f2 che diventer\u00e0 il primo capitolo del futuro romanzo omonimo (Consolo, 1969: 161-174). Il racconto non presenta alcun antefatto o appendici. E di poco successivo, del 1975, un libro dallo stesso titolo con un\u2019acquaforte di Renato Guttuso del famoso Ritratto d\u2019uomo (edizione limitata in 150 copie). Il volume contiene i primi due capitoli di quello che sar\u00e0 il romanzo che conosciamo (Consolo, 1975a). Corrado Stajano, amico di Consolo, avvalendosi di una celebre metafora pirandelliana, ha scritto un pezzo per Il Giorno per segnalare questa pubblicazione: Adesso Manus\u00e9 ha esaudito il gran sogno della vita, e diventato editore e c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0, dicono gli uomini di penna, che questo libro che ha stampato, [\u2026] possa creare un nuovo caso letterario. Perch\u00e9 qui si sono incontrate due corde pazze siciliane, quella di Manus\u00e9 e quella dello scrittore del libro, o meglio dei primi due capitoli del libro pubblicato in questo volume, che gli editori, quando il romanzo sar\u00e0 finito, certo si contenderanno, perch\u00e9 Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio e un nuovo Gattopardo, ma pi\u00f9 sottile, pi\u00f9 intenso del romanzo di Tomasi di Lampedusa, uno Sciascia poetico, di venosa lava sanguigna e insieme razionalmente freddo nei suoi teoremi dell\u2019intelligenza. (Stajano, 1975) La motivazione dell\u2019articolo di Stajano sembra essere quella di voler forzare la mano di Consolo, spingendolo verso il completamento del romanzo. E anche notevole l\u2019intento di fare pubblicit\u00e0 al romanzo futuro. Tuttavia, Stajano risulta anche molto ben informato del contenuto dei capitoli inediti e ci\u00f2 suggerisce che al momento della pubblicazione della versione di Manus\u00e9 la maggior parte del romanzo era gi\u00e0 stata completata, o gi\u00e0 comunque concettualmente concepita, e che Consolo ne stava discutendo apertamente con gli amici pi\u00f9 fidati. Il romanzo completo, l\u2019editio princeps, venne pubblicato l\u2019anno successivo da Einaudi e fu accolto dagli elogi della critica (Consolo, 1976). Nel 1987 la Mondadori ne stampo un\u2019edizione economica includendo una Introduzione firmata da Cesare Segre (Consolo, 1987). Nel 1991 Mursia pubblico una seconda edizione aggiornata dell\u2019antologia di Leonardo Sciascia e Salvatore Guglielmino Narratori di Sicilia, che accoglie, con annotazioni, la prima sezione del capitolo I de Il sorriso (Consolo, 1991). Nel 1992 Einaudi ripubblico il romanzo (Consolo, 1992b) e nel 1995 ne apparve un\u2019edizione scolastica, edita e annotata da Giovanni Tesio (Consolo, 1995). <br>Nel 1997 Mondadori ha pubblicato ancora una volta il romanzo insieme alla Nota dell\u2019autore, vent\u2019anni dopo (Consolo, 1997). Due successive riedizioni del romanzo sono state pubblicate sempre da Mondadori: la prima, nella collana Oscar scrittori del Novecento (Consolo, 2002); la seconda, in quella Oscar classici moderni (Consolo, 2004). Come si pu\u00f2 intuire dalle date di pubblicazione, il periodo di gestazione de Il sorriso e stato decisamente lungo e in pi\u00f9 va considerato che la versione originariamente pubblicata in \u00abNuovi Argomenti\u00bb differisce molto da quelle successive con una divisione in capitoli, anche perch\u00e9 parziale. Le varianti testuali tra le dieci versioni, edizioni e ristampe, databili dal 1969 al 1997, rivelano che Consolo ha rielaborato di continuo il suo testo. Che la maggior parte di esse siano quelle tra la versione di \u00abNuovi argomenti\u00bb e l\u2019edizione del 1997, significa inoltre che Consolo ha ritoccato il testo dopo il 19768. Le varianti si diversificano per tipologia e importanza, partono dai pi\u00f9 banali errori di battitura per arrivare alle sostituzioni e alle rielaborazioni di interi paragrafi. Questo di per s\u00e9 suggerisce che il capitolo I e una sorta di workinprogress, un testo sempre compulsato dall\u2019autore e completato da una serie di aggiunte accorpate nel corso degli anni. Lasciando da parte le fonti pubblicate, il cosiddetto emerso9, si pu\u00f2 andare indietro fino al livello delle fonti precedenti alla pubblicazione e paratestuali che vanno a toccare il punto cruciale della genesi e gestazione del romanzo. Ho deciso di chiamarli pre-testi, nel senso che essi variano in tipologia, importanza e stato. Alcuni sono stati pubblicati e quindi dovrebbero rientrare nella categoria del paratesto, venendo cos\u00ec ad aumentare il nostro attuale bagaglio di nozioni sul romanzo. Pre-testi: genesi e gestazione Lo stato di incertezza che caratterizza i manoscritti autografi, i testi scritti a macchina, i saggi e gli altri \u201cinterventi autoriali\u201d, con particolare attenzione alla gestazione del testo, sono noti. Anche il problema di datare il materiale presenta non poche difficolta. La tentazione, quando si ha a che fare con manoscritti e varianti testuali, e quella di sviluppare un approccio unilineare alla poetica dell\u2019autore considerato; ascrivere a quell\u2019autore certi presupposti fondamentali che tuttavia non sono facilmente verificabili. Nel caso di Consolo, al di l\u00e0 delle suddette edizioni del testo in forma di racconto e romanzo e dell\u2019allettante realizzazione di varianti che intercorrono fra esse, esiste anche un ricco patrimonio di documenti non pubblicati. Nicolo Messina ha suggerito che sarebbe stato \u00abilluminante, oltre che un\u2019entusiasmante avventura, il poter penetrare grazie a un\u2019edizione critica genetica all\u2019interno della sua officina\u00bb (Messina, 1994: 40). Da allora, Messina si e imbarcato in questa avventura con una serie di articoli ispirati a un approccio filologico critico-genetico alle opere di Consolo, specialmente Il sorriso (Messina, 2005: 113-126). Oltre a ci\u00f2, Messina ha completato l\u2019edizione critica del romanzo di cui si sentiva l\u2019assoluta necessita e che \u00e8 in s\u00e9 stessa un vero capolavoro di critica-genetica10. Poich\u00e9 Messina ha lavorato sui manoscritti e dattiloscritti, non mi ci soffermer\u00f2. 8 L\u2019edizione del 1997 e il testo tenuto come base per lo studio di tutti gli altri, essendo la versione che ha ricevuto l\u2019ultimo ne varietur dell\u2019autore. Concordo in questo con Messina (2005: 121-124). 9 Ricorro alla denominazione di Messina (2005: 117-121). 10 Messina (2009). L\u2019approccio critico-genetico di Messina e basato sui seguenti studi: Hay (1979), Degala (1988), Gresillon (1994), Tavani (1996) e Contat e Ferrer (1998). Ai fini del nostro discorso, pero, risulta assai significativo un dattiloscritto denominato Ds 2, o piuttosto le pagine che l\u2019accompagnano (Ds 20), perch\u00e9 contengono una sorta di resoconto del futuro romanzo. In particolare, l\u2019asserzione nella scheda Ds 20 che \u00absono due capitoli di un romanzo (capitoli o racconti autonomi, perch\u00e9, nelle intenzioni dell\u2019autore, intercambiabili e combinatori come carte da giuoco)\u00bb, pone una serie di questioni che sono rilevanti per la genesi e la gestazione del testo. Ci sono numerose sovrapposizioni, intrecci tematici e corrispondenze lessicali tra i capitoli I e II del romanzo. Dal punto di vista strutturale, la narrazione di entrambi i testi e in parte focalizzata attraverso Mandralisca (capitolo I) e Interdonato (capitolo II) con corrispondenze tra i due. Il fatto che i capitoli I e II siano intercambiabili e combinatori, postula un\u2019influenza di Italo Calvino sul metodo strutturale di Consolo, in particolare del saggio Appunti sulla narrativa come processo combinatorio (Calvino, 1995: 199-219). Nella spiegazione di Calvino dell\u2019ars combinatoria tanti elementi avrebbero potuto colpire Consolo, non ultimi le citazioni da Strutture topologiche nella letteratura moderna di Hans Magnus Enzensberger11, Calvino tra l\u2019altro afferma anche: La battaglia della letteratura e appunto uno sforzo per uscire fuori dai confini del linguaggio; e dall\u2019orlo estremo del dicibile che essa si protende; e il richiamo di ci\u00f2 che \u00e8 fuori dal vocabolario che muove la letteratura. (1995: 211) E che Calvino nel saggio ritorni sul simbolo del labirinto dopo l\u2019analisi fattane nel precedente La sfida al labirinto (1962), non avr\u00e0 lasciato indifferente Consolo tutto preso dalla sua curiosa, personale concezione siciliana del labirinto in Il sorriso: cio\u00e8 la chiocciola12. La questione della genesi del romanzo si pu\u00f2 far risalire ancora pi\u00f9 indietro, all\u2019attivit\u00e0 giornalistica di Consolo da met\u00e0 degli anni Sessanta in poi. Al riguardo ci si pu\u00f2 anche chiedere quale influenza abbia potuto esercitare il giornalismo sui suoi sforzi creativi. Per tanti aspetti il giornalismo consoliano e come un\u2019istantanea dei multiformi interessi nutriti in quel tempo: letterari, artistici, politici e civili; e quando tutto ci\u00f2 viene visto attraverso la lente de Il sorriso, ci si apre un\u2019intrigante entr\u00e9e nel mondo della sua attivit\u00e0 creativa e poetica ancora in via di sviluppo. Consolo ha scritto per Tempo illustrato e, durante il suo primo periodo a Milano, ebbe una regolare rubrica intitolata Fuori casa nel giornale palermitano L\u2019Ora13. Tuttavia, il suo rapporto con L\u2019Ora 11 Avr\u00e0 una diretta influenza su Consolo, si sa, il saggio di Hans Magnus Enzensberger (1966: 7-22). 12 Calvino (1995: 99-117) dove (116) si sostiene: \u00abQuel che la letteratura pu\u00f2 fare e definire l\u2019atteggiamento migliore per trovare la via d\u2019uscita, anche se questa via d\u2019uscita non sar\u00e0 altro che passaggio da un labirinto all\u2019altro. E la sfida al labirinto che vogliamo salvare, e una letteratura della sfida al labirinto che vogliamo enucleare e distinguere dalla letteratura della resa al labirinto\u00bb. Consolo mette in scena la sua sfida al labirinto attraverso il personaggio secondario di Catena Carnevale in Il sorriso. 13 La rubrica, pubblicata dal dicembre 1968 al maggio 1969, e definita un piccolo gioiello\u00bb da Nistic\u00f2 (2001: 113); e si pu\u00f2 rileggere in Consolo (2013: 179-223).  precede il suo trasferimento a Milano ed e indissolubilmente legata con le sue attivit\u00e0 in Sicilia14. Nel 1965 e negli anni immediatamente adiacenti, un gruppo di intellettuali e scrittori cominciarono a frequentare il giornale, tra questi Sciascia, il fotografo Enzo Sellerio, lo scrittore Michele Perriera e Consolo stesso. Vittorio Nistic\u00f2, direttore de L\u2019Ora nel periodo 1955-1975, ricorda con affetto la presenza e il contributo di Consolo in quegli anni 15. Nel 1966, a seguito dell\u2019omicidio per mano mafiosa del leader sindacale socialista Carmine Battaglia a Tusa (provincia di Messina), Consolo scrisse un breve racconto ispirato all\u2019uccisione, Per un po\u2019 d\u2019erba ai limiti del feudo, pubblicato ne L\u2019Ora (16 aprile) un mese dopo l\u2019evento 16. Anche se non pu\u00f2 facilmente e strettamente rientrare nella categoria del giornalismo, il racconto, come sostiene Sciascia, e \u00abuna sorta di reportage giornalistico\u00bb (Consolo, 1967b: 429), ed e forse la prova pi\u00f9 significativa della scrittura creativa di Consolo dopo La ferita dell\u2019aprile, perch\u00e9 presenta in forma embrionale alcuni elementi linguistici, strutturali e tematici che saranno precipui de Il sorriso. Consolo, senza dubbio, ebbe come modello Le parole sono pietre di Carlo Levi, in particolare la terza sezione in cui si narra la sua visita a Francesca Serio, la madre del sindacalista socialista Salvatore Carnevale, assassinato anch\u2019egli dalla mafia (Levi, [1955] 1979). Non e una coincidenza che Consolo abbia firmato in seguito l\u2019introduzione per una nuova edizione del \u201clibro-indagine\u201d, (Levi, 1979; Consolo, 1999a, 251-257) in cui scrive tra l\u2019altro: A Sciara, Levi ha trovato, sul filo sottile che inseguiva della nuova coscienza contadina, il punto pi\u00f9 vero e pi\u00f9 alto della realt\u00e0 siciliana di quegli anni. E pi\u00f9 vero e pi\u00f9 alto si fa allora il tono del libro: le pagine su Francesca Serio di commozione rattenuta dal pudore, di parole scarne e risonanti. (Consolo, 1999a, 256) Lo stesso senso di ingiustizia e indignazione permea Per un po\u2019 d\u2019erba ai limiti del feudo, anche se nella storia di Consolo la figura della madre e abbattuta dal dolore e il compito di parlare viene lasciato alla figlia, \u00abuna giovane bellissima\u00bb. All\u2019inizio la incontriamo impegnata in un\u2019attivit\u00e0 che fa seriamente presagire le preoccupazioni testuali e metaforiche del futuro romanzo: \u00abdietro i vetri di una piccola finestra, ricamava\u00bb (Consolo, 1967b: 432; Consolo, 2012: 20). Come personaggio, la figlia anticipa la figura liminale, altamente metaforica, 14 La prima collaborazione risalirebbe esattamente al 4 febbraio 1964, una recensione di Menab\u00f2, 6. Cfr. Salvatore Grassia, in Consolo (2013: 229-230). 15 Nistic\u00f2 (2001: 113): \u00abAmavamo di lui il garbo, la modestia, il senso di amicizia, gli accenni di sorridente ironia, non meno di quanto ci affascinassero i ricami della sua scrittura, la sua totale mediterraneit\u00e0, quei fuochi improvvisi della sua passione letteraria e civile.\u00bb Il memoriale di Nistic\u00f2 e senz\u2019altro un affascinante resoconto di un giornale di sinistra in prima linea nella lotta contro la mafia in uno dei pi\u00f9 difficili periodi storici. 16 Il racconto fu poi ripreso da Narratori di Sicilia, cit. [ed. 19671], (Consolo, 1967b: 429- 434); ora, col titolo Un filo d\u2019erba al margine del feudo (Consolo, 2012: 18-22; 239). Sul caso Battaglia, cfr. Ovazza (1967) e Santino (2000: 232-233). della venticinquenne Catena del Sorriso, che nell\u2019Antefatto il padre si augura di vedere \u00abserena dietro il banco a ricamare\u00bb (Consolo, 1997: 11)17. Anche il cognome di Catena e intrigante: si chiama, infatti, Carnevale, nome che rafforza il legame con il \u201cgiovane\u201d, ventiduenne, Salvatore del racconto e con la famiglia di Le parole sono pietre. La presentazione della giovane ragazza da parte di Consolo suggerisce a Traina \u00absviluppi successivi della narrativa consoliana\u00bb, come \u00abl\u2019insistenza sul dettaglio cromatico e sull\u2019immagine \u201crubata\u201d dal passante, che si fa quasi, emblematicamente, quadro o fotografia\u00bb. (Traina, 2001: 16). Questa tecnica di sospensione della realt\u00e0 tramite l\u2019immagine fissa, una forma di ipotiposi, e un aspetto prevalente della narrativa pi\u00f9 tarda di Consolo. Il racconto di Consolo contiene inoltre una serie di espedienti e scelte lessicali che saranno ulteriormente ampliati nel romanzo. Ecco esempi di emergenza di scrittura \u201cconsoliana\u201d, quale poi impronter\u00e0 il romanzo: \u00abIl sole batteva [\u2026] sulle pietre di via Murorotto e sul portale d\u2019arenaria ricamata del Palazzo\u00bb; \u00ab[\u2026] col suo castello sull\u2019acqua smagliante e triangoli di vele sui merli\u00bb (Consolo, 1867b: 429 2 431; Consolo, 2012: 18-19). E successivamente, nel capitolo I de Il sorriso, leggiamo: \u00abVorticare di giorni e soli e acque, venti a raffiche, a spirali, muro d\u2019arenaria che si sfalda [\u2026]\u00bb; \u00abTorrazzi d\u2019arenaria e malta, ch\u2019estollano i lor merli di cinque canne sugli scogli\u00bb (Consolo, 1997: 12; Consolo, 2015: 132). Inoltre, va sottolineato che la predilezione di Consolo per la catalogazione o inserzione, soprattutto di toponimi, e presente in maniera decisa nel racconto. Entrando nella citta di Tusa, il narratore si mette a conversare con un \u00abvecchio con lo scialle\u00bb, che indica le montagne circostanti: \u00abMotta\u00bb [\u2026]. E poi \u00abPettineo, Castelluzzo, Mistretta, San Mauro\u2026\u00bb [\u2026]. Stesi io il braccio nel vuoto oltre la ringhiera e indicai il mare. \u00abQuelle macchie azzurre sono isole, Alicudi, Filicudi, Salina\u2026 Pi\u00f9 in l\u00e0 c\u2019\u00e8 Napoli, il Continente, Roma\u2026\u00bb \u00abRoma\u00bb ripet\u00e9 il vecchio. Volse le spalle al mare e continuo a indicare verso le montagne, ora con un breve cenno del capo: \u00abCozzo San Pietro, Cozzo Favara, Fulla, Foieri\u2026\u00bb. (Consolo, 1967b: 430; Consolo, 2012: 18) Il nome di Roma non dice niente al \u00abvecchio\u00bb, egli ripete meccanicamente ed elenca rapidamente i toponimi del suo mondo, toponimi non registrati sulle mappe ufficiali, come se la loro enunciazione andasse a evocare una realt\u00e0 diversa. Questo senso di \u201curgenza toponimica\u201d e la sua sospensione sono ripetuti nel capitolo I del romanzo, dove ancora una volta l\u2019elenco dei toponimi della costa tirrenica della Sicilia e predominante: \u00abErano del Calav\u00e0 e Calanovella, del Lauro e Gioiosa, del Brolo\u2026\u00bb (Consolo, 1997: 12; Consolo 2015: 128). L\u2019antico passato greco di Tusa e evocato in una breve parentesi del racconto e anticipa il Consolo de Il sorriso: La valle declinava dolce fino alla balza d\u2019Alesa (le sue mura massicce, l\u2019agora, i cocci d\u2019anfora e i rocchi di colonna affioranti tra gli ulivi, la bianca Demetra dal velo incollato sul ventre abbondante). (Consolo, 1967b, 431; Consolo, 2012: 19) 17 Il ricamo di Catena e una chiara metafora tessile del testo. Per ulteriori approfondimenti di questo aspetto consoliano, cfr. il mio saggio: O\u2019Connell, (2003, 85-105). Genesi e scrittura ne Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio 65 Il nome di Tusa deriva dall\u2019arabo \u201cAlesa al-tusah\u201d (\u201cAlesa la nuova\u201d), quando l\u2019antica citt\u00e0 greca di Alesa perse il primato nella zona nella seconda meta del ix secolo, e il centro fu spostato verso il sito dell\u2019odierna Tusa (Ingrilli, 2000: 56). Nel romanzo, Consolo sancisce una sorta di nostalgia antico-archeologica tramite l\u2019esposizione di ulteriori elenchi toponimici: Erano Abacena e Agatirno, Alunzio e Calacte, Alesa\u2026 Citta nelle quali il Mandralisca avrebbe raspato con le mani, ginocchioni, fosse stato certo di trovare un vaso, una lucerna o solo una moneta. (Consolo, 1997: 13; Consolo, 2015: 128- 129) Oltre a manifestare le preoccupazioni pi\u00f9 importanti del Mandralisca per l\u2019archeologia e il suo rifiuto di affrontare la realt\u00e0 contemporanea, nella fattispecie quel che si riveler\u00e0 essere un cavatore di pomice ammalato di silicosi, la frase si riferisce agli antichi toponimi greci della regione dei Nebrodi sulla costa tirrenica, alcuni dei quali erano gi\u00e0 stati citati da Cicerone tra le citt\u00e0 della Sicilia vittime di Verre: Tyndaritanam, nobilissimam civitatem, Cephaloeditanam, Haluntinam [Alunzio], Apolloniensem, Enguinam, Capitinam perditas esse hac iniquitate decumarum intellegetis. (Verrine, II.3, 103) Tuttavia nell\u2019edizione del 1997 c\u2019\u00e8 una variante del testo: \u00abErano Abacena e Agatirno, Alunzio e Apollonia, Alesa\u2026\u00bb. Consolo ha chiaramente sostituito la diade Alunzio e Calacte con l\u2019altra Alunzio e Apollonia con l\u2019evidente intenzione di migliorare l\u2019allitterazione della frase e ottenere un elenco alfabetico pressoch\u00e9 perfetto, e in tal modo ha rivelato che alcune rielaborazioni de facto hanno avuto luogo tra le due edizioni cronologicamente estreme dell\u2019intero romanzo. Consolo suggerisce il motivo della sostituzione in un saggio celebrativo di Cefal\u00f9 pubblicato nel 1999: \u00abNascere dov\u2019erano soltanto echi d\u2019antiche citt\u00e0 scomparse, Alunzio Alesa Agatirno Apollonia, che con la loro iniziale in A facevano pensare agli inizi della civilt\u00e0\u00bb (Consolo, 1999b: 17). Le somiglianze sono evidenti e ci permettono di visualizzare i processi che hanno delineato la creazione di questo capitolo. Non e un caso, quindi, che questa invocazione alla lettera A, alla storia antica, alla storia seppellita sotto i toponimi odierni dovesse avvenire nella fase iniziale di un romanzo intimamente connesso tanto con ci\u00f2 che la storia nasconde quanto con ci\u00f2 che essa rivela. Apollonia, inoltre, si ritiene che fosse l\u2019antico toponimo dell\u2019odierna San Fratello, un paese che ha una funzione estremamente metaforica in gran parte delle opere di Consolo, non ultima Il sorriso18. Consolo sta, quindi, mettendo uno dei suoi marker, o 18 La citta e evocata, in vario grado, in La ferita dell\u2019aprile (1963), Lunaria (1985) e nel racconto \u00abI linguaggi del bosco\u00bb, in Le pietre di Pantalica (1988). In particolare il sanfratellano, usato o semplicemente citato da Consolo a pi\u00f9 riprese, sembra attirare l\u2019attenzione dello scrittore per la natura e ricchezza di lingua \u201cperiferica\u201d, voce di una cultura particolare in netto contrasto con la lingua omologata \u201ccentrale\u201d cui ricorre la cultura dominante. Segnali, alludendo a qualcosa che acquisisce via via importanza con il procedere del racconto. L\u2019evocazione di antichi toponimi era riapparsa invero in Le pietre di Pantalica, in quel Il barone magico che si avvale ancora una volta della toponomastica poetica e suggerisce con gli stessi toponimi (e qualcuno nuovo) non solamente una topografia autoriale personalizzata, ma anche la loro contiguit\u00e0 con l\u2019atto di scrittura e gli inizi della parola: Qui era un tempo la citt\u00e0 antica d\u2019Agatirno, una delle citt\u00e0 lungo questa costa che, coi loro nomi comincianti in A (Abacena, Alunzio, Apollonia, Amestrata, Alesa\u2026) fanno pensare ai primordi, alle origini della civilt\u00e0. (Consolo, 1988: 147; Consolo, 2015: 603) Il passo tratto da Il sorriso condivide anche somiglianze con un\u2019altra opera d\u2019impostazione storica parallela, I vecchi e i giovani di Pirandello: Via Atenea, Rupe Atenea, Empedocle\u2026 \u2013 nomi: luci di nomi, che rendeva pi\u00f9 triste la miseria e la bruttezza delle cose e dei luoghi. L\u2019Akragas dei Greci, l\u2019Agrigentum dei Romani, eran finiti nella Kerkent dei Musulmani, e il marchio degli Arabi era rimasto indelebile negli anni e nei costumi della gente. (Pirandello, 1973: 163) Il suo stato di intertesto e ulteriormente rafforzato appena pi\u00f9 avanti, nello stesso quarto paragrafo, quando Consolo sostiene: \u00abMa quelle, in vero, non sono ormai che nomi, sommamente vaghi, suoni, sogni\u00bb (Consolo, 1997: 13; Consolo, 2015: 129). Le affinit\u00e0 tra il pirandelliano nome: luci di nomi e il consoliano nomi [\u2026], suoni, sogni sono degne di nota. Forse sar\u00e0 pi\u00f9 significativo che Per un po\u2019 d\u2019erba ai limiti del feudo anticipi la tendenza di Consolo a usare documenti storici come discorsi compensativi all\u2019interno delle proprie narrazioni, una pratica pi\u00f9 pienamente realizzata ne Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio19. Sul portone del municipio era scolpito lo stemma della citta: un grosso cane muscoloso sopra una torre, le zampe posteriori contratte, sul punto d\u2019avventarsi, i denti scoperti. (1860: \u00abIn pi\u00f9 luoghi, come a Bronte, a Tusa e altrove, i Consigli municipali, costituiti dai Governatori distrettuali, erano composti di elementi della grossa borghesia o dell\u2019aristocrazia di proprietari terrieri, avversi alle rivendicazioni contadine e ai fautori e capi del movimento per la divisione delle terre demaniali\u00bb). (Consolo, 1967b: 432; Consolo, 2012: 20) La parte del passo in corsivo e tratta da un documento contemporaneo allo sbarco di Garibaldi in Sicilia e sottolinea un fondamentale fattore storico del Risorgimento in Sicilia: l\u2019opposizione delle classi dominanti in Sicilia al decreto del 2 giugno 1860 \u00abcol quale Garibaldi ordinava la divisione delle terre demaniali mediante sorteggio a tutti i capi di famiglia sprovvisti di terra, riservando una quota certa ai combattenti della guerra di liberazione ed ai loro eredi\u00bb (Romano, 1952: 139). 19 Segre esamina la funzione narrativa di tale pratica consoliana, anche se l\u2019attenzione del saggio e incentrata esclusivamente sui documenti storici riprodotti in appendice e non su quelli incorporati nel testo stesso (Segre, 2005: 129-138). L\u2019amara ironia che scaturisce dall\u2019inclusione del documento sottolinea il fatto che in 106 anni poco era cambiato nella vita e nelle aspirazioni dei diseredati. E, forse, per questa ragione che Sciascia nella storia scorge il \u00abgioco gattopardesco delle forze della conservazione\u00bb (Consolo, 1967b: 429). Da parte sua, di fronte alla staticit\u00e0 del corso degli eventi, Onofri sottolinea che l\u2019immobilita storica, sancita dal documento legislativo, \u00abtrova finale suggello nella letteratura, testimonianza abbastanza precoce di quello che possiamo definire il circolo ermeneutico consoliano\u00bb (Onofri, 1995: 232). Tuttavia, a permeare queste pagine e soprattutto l\u2019impegno di Consolo a favore della giustizia sociale. Nel racconto, dunque, si possono ritrovare le tracce evidenti del suo primo tentativo di scrivere qualcosa sui paesi medievali additati da Piccolo, pero attraverso il filtro dell\u2019impegno di matrice sciasciana, cio\u00e8 della sua stessa volont\u00e0 di abbracciare i temi della giustizia sociale e politica. Sulla questione dell\u2019inserimento di documenti storici nel narrato, il primo capitolo del Sorriso offre un accattivante esempio del metodo di Consolo. E riscontrabile nel diciannovesimo paragrafo e da nell\u2019occhio proprio per quel che rivela delle procedure narrative impiegate dallo scrittore nei suoi testi multiformi. Il paragrafo, presentato per la sua maggior parte in corsivo, suggerisce una citazione o, almeno, una condizione narrante alternativa, una voce o un punto di vista diversi. Nel romanzo, l\u2019unico altro luogo in cui una vasta porzione di testo e riportata in corsivo e nel Capitolo v, Il Vespero, in cui il passo incastonato non in tondo e mutuato direttamente da I promessi Sposi di Alessandro Manzoni: e la descrizione del momento della conversione dell\u2019Innominato piegata da Consolo a tratteggiare il \u201ctempo\u201d e le sensazioni del personaggio Peppe Sirna (Consolo, 1997: 106; Consolo, 2015: 204-205; Manzoni, 2002: 409). Tranne il corsivo non c\u2019\u00e8 nel testo nessuna indicazione che si tratti di una citazione manzoniana. Nessuna indicazione, n\u00e9 note a pi\u00e8 di pagina n\u00e9 richiami all\u2019autore, soccorre il lettore, il quale non pu\u00f2 far altro che accettare la stranezza del passo ed andare avanti con la narrazione. Il brano e interrotto dall\u2019improvviso cambiamento di registro impresso da Enrico Pirajno, barone di Mandralisca, che esclama: \u00abUh, ah, cazzo, le bellezze!\u00bb (Consolo, 1997: 20; Consolo, 2015, 134), poich\u00e9 la sua immaginazione prende il sopravvento sul resto del paragrafo. Ci\u00f2 che precedeva in corsivo, pero, non \u00e8 un parto dei rimuginii del protagonista del Sorriso, ma un qualcosa di abbastanza strano ed estraneo, e il frutto del pensare altrui, bench\u00e9 sia la mente del barone Mandralisca a rievocarlo. Si ha un indizio nella frase finale del paragrafo: Avrebbe fottuto il Biscari, l\u2019Asmundo Zappala, l\u2019Alessi canonico, magari il cardinale, il Pepoli, il Bellomo e forse il Landolina. Questo forse il Landolina e l\u2019unica allusione, nel testo, ad una possibile fonte, anche se il lettore medio non ha modo n\u00e9 e in grado di saperlo. La parte in corsivo del brano, cio\u00e8 i tre quinti del paragrafo, e, in effetti, una citazione diretta da una fonte che non sarebbe stata familiare per il Mandralisca, sebbene Consolo la abbia consultata come campione di stile di prosa degli intellettuali siciliani del tardo Settecento e del primo Ottocento. La fonte e proprio il Cavalier Saverio Landolina (1753-1814), figura dominante dell\u2019archeologia siciliana all\u2019inizio del xix secolo. La sua fama e la sua posizione di rilievo si dovevano alla scoperta della famosa Venere Anadiomene, fatta nel 1803 (Dizionario dei Siciliani illustri, 1939). Il testo in questione e da ricercare in una lettera datata 29 gennaio 1807 e indirizzata all\u2019allora \u00abSopraintendente generale alle antichit\u00e0\u00bb, un certo Soratti Agnello, 1972: 218-219; Consolo, 1997: 19-20; Consolo, 2015: 134): Passando a visitare li monumenti del Tindaro ebbi il dispiacere di non ritrovare il pi\u00f9 bel pezzo, che l\u2019altra volta vi avevo ammirato. Erano due piedi con le gambe fino alle cosce di un giovane ignudo di elegantissimo greco lavoro, con un\u2019ara dal lato sinistro ben ornata, di marmo alabastro bianco. Osservai ancora due grossi pezzi di marmo statuario, che insieme formavano il busto di un uomo di statura gigantesca; in uno dei detti pezzi si vede la corazza ornata di bassi rilievi, tra i quali si distinguano una bulla pendente sul petto con una testa molto crinita come si osserva in molte nostre medaglie. Dalla spalla destra era pendente sopra la mammella una fettuccia lavorata. Su la spalla sinistra era elegantemente rilevato il gruppo del pallio che doveva coprire le spalle. Sopra il ventre erano due ippogrifi. L\u2019altro pezzo di marmo era il rimanente della corazza, cio\u00e8 le fibule e le bulle pendenti sopra il sago che copriva le cosce le quali si vedono tagliate. Le bulle erano tutte figurate con varie teste di animali e qualcuna umana. L\u2019esistenza di questi pezzi nel T\u00ecndaro mi fa sospettare che potevano appartenere ad una statua dei Dioscuri, descritti sempre dai poeti in abito militare. Il brano di Landolina e citato pressoch\u00e9 alla lettera e le sole inter\/estrapolazioni eseguite da Consolo vanno individuate nei tempi verbali e in quei segmenti del brano che si riferiscono al Landolina stesso. Questo tipo di intertestualit\u00e0 e abbastanza sconcertante per il lettore e, una volta rilevato, mostra il modo in cui si forgia lo stile di Consolo: testi dentro testi, siano essi citazioni poetiche di scrittori canonici o citazioni dirette da oscuri testi archeologici del xix secolo. La citazione letteraria diretta si pu\u00f2 considerare ammissibile, se accettiamo che il punto di vista narrativo e qui quello del Mandralisca, com\u2019e peraltro accertabile nel resto di questo capitolo iniziale, ma la citazione diretta da lettere di argomento archeologico e pi\u00f9 problematica. Segre scrive che Consolo condivide con Gadda \u00abla voracit\u00e0 linguistica, la capacita di organizzare un\u2019orchestra di voci, il risultato espressionistico\u00bb e, assecondando le riflessioni di Bachtin, aggiunge che il plurilinguismo di Consolo e anche \u00abnettamente plurivocit\u00e0\u00bb (Segre, 1991: 83-85). Al riguardo i commenti bachtiniani sull\u2019enciclopedismo nel genere del romanzo sono rilevanti, specialmente in quelli da lui definiti romanzi della seconda linea. Questo tipo di romanzo tende all\u2019enciclopedicit\u00e0 dei generi, e si avvale anche dei generi inseriti. Il fine principale e introdurre nel romanzo la pluridiscorsivit\u00e0, la variet\u00e0 delle lingue di un\u2019epoca. Scrive Bachtin che i generi extraletterari sono introdotti non per \u201cnobilitarli\u201d e \u201cletteraturizzarli\u201d ma proprio perch\u00e9 sono extraletterari, perch\u00e9 era possibile introdurre nel romanzo una lingua extraletteraria (persino un dialetto). La molteplicit\u00e0 delle lingue dell\u2019epoca deve essere rappresentata nel romanzo (Bachtin, 2001: 218). L\u2019uso sapiente di Consolo di mescolare generi letterari ed extraletterari contrassegna Il sorriso come un complesso romanzo polifonico. Tuttavia, la funzione di memoria qui e profondamente testuale e quindi comparabile a un palinsesto. Un altro brano altamente significativo di Consolo in questi anni Sessanta appare ne L\u2019Ora ed e un pezzo dedicato a Lucio Piccolo. L\u2019articolo intitolato Il barone magico celebra in apparenza l\u2019impresa poetica di Piccolo (Consolo, 1967a)20. Il testo di Consolo sarebbe un pretesto per la presentazione di tre poesie inedite di Piccolo e un frammento della sua prosa Balletto in tre tempi: L\u2019esequie della luna21. Come nel caso di Per un po\u2019 d\u2019erba ai limiti del feudo, Il barone magico anticipa molto del futuro Sorriso, ma se l\u2019attenzione nel racconto era imperniata sull\u2019indignazione civile dell\u2019autore, il pezzo su Piccolo vede un Consolo lontano dalle questioni politiche e, invece, fortemente immerso nelle potenzialit\u00e0 magiche della parola, radicate nella seduzione del testo poetico. Se il primo era sciasciano nei presupposti e risultati, il secondo e, in gran parte, piccoliano nella sua espressivit\u00e0. Queste tendenze conflittuali dovevano risolversi nell\u2019intensa fusione della scrittura de Il sorriso, in cui Consolo stesso divenne, per Stajano, uno \u00abSciascia poetico\u00bb (Stajano, 1975). E \u2013 si potrebbe forse aggiungere \u2013 anche un \u201cPiccolo impegnato\u201d. Questi, poi, sono gli scritti di Consolo fino al momento del trasferimento a Milano nel 1968, scritti che rivelano chiaramente che egli aveva gi\u00e0 in mente le coordinate del futuro romanzo. Non che il suo rapporto con il giornale palermitano si fosse concluso con la decisione di lasciare la Sicilia, anzi le collaborazioni di Consolo con L\u2019Ora s\u2019intensificarono e divennero pi\u00f9 \u201ctradizionalmente\u201d giornalistiche. I temi affrontati per il quotidiano erano abbastanza diversificati e variavano dalla politica, alla cronaca, alla critica d\u2019arte, alle interviste e recensioni, come anche ad alcuni saggi di produzione creativa. Nel 1975 Consolo torno in Sicilia a lavorare al romanzo e ricomincio a frequentare L\u2019Ora. La testimonianza di Nistic\u00f2 e interessante per l\u2019attenzione prestata agli interessi poliedrici di Consolo e alle attivit\u00e0 da lui svolte contemporaneamente alla scrittura de Il sorriso: Nei primi mesi del \u201975 Consolo si trasfer\u00ec per un po\u2019 di tempo a Palermo. [\u2026] si butto con manifesta gioia in un intenso lavoro giornalistico. [\u2026] Insomma, un bel bagno mediterraneo di umile giornalismo, mentre tra un servizio e l\u2019altro trovava il luogo e il silenzio dove ripararsi per dare gli ultimi ritocchi a Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio: il capolavoro che da li a qualche mese lo avrebbe consacrato tra gli eredi della grande letteratura che la Sicilia ha dato alla nazione. A dicembre ne pubblicammo in anteprima un capitolo: la festa in casa del barone Mandralisca. (Nistic\u00f2 2001: 113-114) 20 La maggior parte del materiale dell\u2019articolo costituisce la prima sezione del suo successivo \u00abIl barone magico\u00bb (Consolo, 1988: 133-135). 21 Le poesie erano Plumelia, L\u2019andito e quella che sar\u00e0 poi intitolata Non fu come credesti per lo scatto. Un altro esercizio giornalistico con attinenza diretta alla formazione del capitolo i e un articolo, datato al 1970, fremente d\u2019indignazione civile per le deplorevoli condizioni di lavoro dei cavatori di pomice dell\u2019isola di Lipari. Originariamente intitolato \u00abIl paese dei vivi pietrificati\u00bb, fu pubblicato su Tempo illustrato, ma sotto altro titolo e solo dopo aver subito pesanti interventi modificatori (Consolo, 1970)22. Ancora una volta, affiora il primo capitolo del romanzo che si occupa del destino dei cavatori di pomice di Lipari e della strana malattia da cui sono affetti: la silicosi, popolarmente conosciuta come Male di pietra. L\u2019articolo di Consolo e degno di nota, in quanto mette in risalto un misto di strategie del discorso significative anche per la sua poetica narrativa (Consolo, 1997: 177). Le preoccupazioni di Consolo sono molteplici, ma ci\u00f2 che d\u00e0 forza all\u2019articolo e nel fondo la messa a fuoco della percentuale insolitamente alta a Lipari di malati di silicosi e della loro breve aspettativa di vita. Come chiarisce l\u2019ignoto marinaio del romanzo, a provocare la malattia e l\u2019estrazione della pietra pomice senza rispettare le pi\u00f9 elementari misure di sicurezza. Consolo definisce le cave \u00abun kafkiano teatro di vita penale dove si aspetta da sempre il messaggio dell\u2019imperatore\u00bb23. E una sorta di altra controversia liparitana, ma diversa da quella della Recitazione sciasciana, in quanto lo sfondo non e settecentesco e Consolo vi delinea una storia dei cavatori di pietra pomice sull\u2019isola a partire dal 1838, quando il monopolio e dato in appalto ad un francese di nome Gabriel Barthe. Lo scrittore si addentra nella battaglia giudiziaria tra questi e il vescovo di Lipari Giovampietro Natoli per il controllo delle miniere: il vescovo ottenne la propriet\u00e0 delle terre, rifacendosi a un decreto del re Roberto I d\u2019Altavilla datato 108424! E non mancano accenni alla moglie del Guiscardo ovvero Adelasia di Monferrato, evocata nel primo capitolo del romanzo e sepolta a Patti. Questa serie di informazioni a prima vista insignificanti permette a Consolo di presentare l\u2019effettivo proprietario delle cave di pietra pomice al momento della redazione dell\u2019articolo: la mafia, legata al finanziere Michele Sindona, nato a Patti 25. Tuttavia, che le condizioni di lavoro dei cavatori non fossero cambiate 22 Sono grato a Caterina Consolo per avermi fornito una copia dell\u2019originale Il paese dei vivi pietrificati, composto da 5 cartelle battute a macchina con annotazioni e correzioni di mano dell\u2019autore, e aggiunte vergate da Caterina Consolo: il toponimo \u00abLipari\u00bb (indicante il tema), la data di redazione: \u00absettembre\u00bb, e il futuro del testo: \u00ab[pubblicato non integralmente]\u00bb. La cartella finale e datata: \u00ab3 settembre 1970\u00bb. 23 \u00abIl paese dei vivi pietrificati\u00bb, cit., c. 3. Omesso nella versione apparsa in Tempo illustrato. 24 Consolo cita dal documento storico riportandolo ne \u00abIl paese dei vivi pietrificati\u00bb, ma il passaggio non compare in \u00abCosi la pomice si mangia Lipari\u00bb. 25 Il banchiere Sindona fu una figura di spicco che ebbe contatti stretti con la mafia, leader politici italiani e la Loggia Massonica di Licio Gelli: la P2 (ben nota per gli scandali in cui fu coinvolta). Cfr. Renda (1998: 400-404); Lupo (1996: 262-271). L\u2019editore di Tempo Illustrato soppresse evidentemente ogni riferimento a Sindona e al fatto che il manager dell\u2019impianto Italpomice, Gebhart Raisch, era presumibilmente un ex Maggiore delle SS. dal 1852, anno dell\u2019azione del primo capitolo de Il sorriso, e ben descritto nel pezzo che segue: Alle spalle di Canneto e il monte Pelato, il monte grigio-bianco con pomice con tra le gole radi cespugli verdastri. [\u2026] Gli operai sono dentro le gallerie sparsi qua e l\u00e0 per il costone. Con solo le mutande addosso, sotto questo sole di agosto, sono neri, piccoli e neri contro il bianco abbagliante. Sembrano ragni o scarafaggi che si muovono sopra una parete di calce o di sale. Dall\u2019altra parte della strada vi \u00e8 il burrone che precipita fino al mare. Dalla costa s\u00ec partono e vanno fino al largo snelli pontili neri, geometrici, sui quali scorrono i nastri trasportatori che riempiono le stive delle navi attraccate all\u2019altro capo26. Il passo ha notevoli affinit\u00e0 con un altro del capitolo I de Il sorriso in cui Mandralisca svia il minuzioso esame di Interdonato permettendo alla sua immaginazione di proteggerlo dalla vista di uno di questi \u2018cavatori\u2019 e rivelando cosi che Consolo sta visualizzando la scena attraverso il filtro del suo testo: Al di l\u00e0 di Canneto, verso il ponente, s\u2019erge dal mare un monte bianco, abbagliante che chiama si Pelato. Quivi copiosa schiera d\u2019uomini, brulichio nero di tarantole e scarafaggi, sotto un sole di foco che pare di Marocco, gratta la pietra porosa col piccone; curva sotto le ceste esce da buche, da grotte, gallerie; scivola sopra pontili esili di tavole che s\u2019allungano nel mare fino ai velieri. Sotto queste immagini il Mandralisca cercava di nascondere, di rimandare indietro altre che in quel momento (frecce di volatili nel cielo di tempesta migranti verso l\u2019Africa, verdi chiocciole segnanti sulla pietra strie d\u2019argento, alte flessuose palme schiudenti le vulve delle spate con le bianche pasquali inflorescenze\u2026)27 Il paese dei vivi pietrificati e poi un esempio di come i processi creativi di Consolo abbiano chiaramente influenzato la sua scrittura giornalistica, in un\u2019inversione di tendenza rispetto agli scritti per L\u2019Ora fin qui considerati. Questi articoli dimostrano che Consolo stava riconsiderando i temi Risorgimentali da tanti punti di vista e in differenti prospettive. Un ultimo punto da trattare, attinente alla gestazione del romanzo, e quello degli scritti consoliani relativi, ovvero ispirati, all\u2019arte figurativa. Questa scrittura differisce considerevolmente da quella della produzione giornalistica ed e fatta principalmente di presentazioni per mostre di artisti contemporanei. Una in particolare, manifestando l\u2019innata vocazione di Consolo a usare forme metriche nella prosa, esercito una diretta influenza sulla gestazione del capitolo i. Il testo, intitolato Marina a Tindari, fu scritto per la mostra personale di Michele Spadaro tenutasi a Como presso la Galleria Giovio il 15-30 aprile 1972. Un centinaio di copie del testo della presentazione di Consolo venne pubblicato 26 \u00abIl paese dei vivi pietrificati\u00bb, cc. 2-3. La parte di testo in corsivo e stata omessa nell\u2019articolo di Tempo illustrato. 27 Consolo (1969) e Consolo (1975a) presentano entrambi la variante precedente \u00absotto un sole di foco che pare di Morea\u00bb. Consolo ha scritto un altro pezzo per Tempo illustrato (2 ottobre 1971) con il titolo \u00abC\u2019era Mussolini e il diavolo si fermo a Cefal\u00f9\u00bb. L\u2019articolo porta avanti un\u2019indagine sulla residenza di Aleister Crowley a Cefal\u00f9 nei primi anni venti del Novecento ed e il primo indizio del futuro Nottetempo, casa per casa (1992). nello stesso anno dal fratello dell\u2019artista, Sergio Spadaro, insieme a un breve saggio (Consolo, 1972)28. In Marina a Tindari, dopo un\u2019introduzione di prosa prelevata direttamente da Consolo (1969), seguono ventiquattro versi: Quindi  <br><br> <em>Adelasia, regina d\u2019alabastro, <br>ferme le trine sullo sbuffo, <br>impassibile attese che il convento si sfacesse. <br>\u2014 Chi e, in nome di Dio? \u2014 di solitaria <br>badessa centenaria in clausura <br>domanda che si perde per le celle,<br>i vani enormi, gli anditi vacanti. <br>\u2014 Vi manda l\u2019arcivescovo? \u2014 <br>E fuori era il vuoto. <br>Vorticare di giorni e soli e acque, <br>venti a raffi che, a spirali, muro <br>d\u2019arenaria che si sfalda, duna <br>che si spiana, collina, <br>scivolio di pietra, consumo. <br>Il cardo emerge, si torce, <br>offre all\u2019estremo il fiore tremulo, <br>diafano per l\u2019occhio cavo <br>dell\u2019asino bianco. <br>Luce che brucia, morde, divora <br>lati spigoli contorni, <br>stempera toni macchie, scolora. <br>Impasta cespi, sbianca le ramaglie, <br>oltre la piana mobile di scaglie <br>orizzonti vanifica, rimescola le masse.<\/em><br> (Consolo, 1972: 15-16) <br><br>Nel primo capitolo di Consolo (1975a) il paragrafo 14 e un chiaro esempio delle numerose aggiunte testuali di questa edizione. Il paragrafo e costituito proprio da questo testo in versi di Marina a Tindari, ricondotto, per cos\u00ec dire, all\u2019originaria prosa del catalogo, e in questa forma interpolato tale e quale da Consolo in nell\u2019edizione di 1975a29. Echi di T. S. Eliot, Salvatore Quasimodo e Piccolo sono evidenti sin da una lettura iniziale. Il dato significativo, pero, e che la poetica di Consolo comporti anche l\u2019innesto di altri testi nel romanzo. Questo accorpamento non \u00e8 solo una forma di autocitazione, ma un radicale spostamento di materiali testuali e potenzialit\u00e0 poetiche: cio\u00e8 la nuova poetica 28 Consolo scrisse anche per la personale di un altro pittore: Luciano Gussoni, Villa Reale di Monza, 10-30 novembre 1971. Il titolo della presentazione era, nota interessante, Nottetempo, casa per casa. Secondo Messina (2005: 123), il testo scritto per la mostra avrebbe avuto una diretta ripercussione nella costruzione del capitolo vii de Il sorriso, dove sarebbe stato rifuso. Cfr. Messina (2009: 390-393); e inoltre p. 592-621 e 623-627, con le anastatiche del catalogo di Spadaro e di Marina a Tindari, seguite da quella del catalogo di Gussoni. 29 La disposizione in versi e opera del curatore del libretto, Sergio Spadaro, che ha inteso cosi visualizzare i metri intravisti nella prosa consoliana per il catalogo originario. Per un\u2019analisi delle forme metriche nella prosa di Consolo, cfr. Finzi e Finzi (1978: 121-135). di Consolo comporta l\u2019accumulo di diversi testi di varia provenienza, siano essi giornalistici, creativi o di ambito saggistico, in uno spazio a meta fra il polifonico e il palinsesto di singolare gestazione autoriale. Inoltre, in questo particolare esempio, lo spostamento di materiali testuali investe il rapporto di Consolo con l\u2019arte figurativa e le potenzialit\u00e0 proteiformi di parola e immagine. Altrove lo scrittore ha dichiarato: [.,.] io non ho mai scritto una recensione di tipo logico critico dei pittori. I pittori mi interessavano quando mi davano lo spunto per scrivere delle pagine di tipo lirico narrativo, ed allora poi utilizzavo queste presentazioni per scrivere quelli che io chiamo gli \u2018a parte\u2019, la parte del coro quando s\u2019interrompe la narrazione. Queste digressioni di tipo lirico espressivo che i latini chiamavano \u2018cantica\u2019. (Consolo, 2006: 235) Questo tipo di poetici a parte o di elementi lirico-narrativi a carattere digressivo, sono presenti con maggior frequenza nell\u2019opera pi\u00f9 tarda di Consolo e vi assolvono una funzione decisamente corale. L\u2019esempio dedotto dal capitolo i de Il sorriso rappresenta la prima apparizione di questa procedura unica nell\u2019opera di Consolo, una procedura che suggerisce anche il suo ruolo epifanico all\u2019interno della prosa. Non si tratta di un\u2019ekphrasis nel senso stretto del termine, ma la fonte prima svolge una funzione ecfrastica nel suo accentuare l\u2019articolazione del campo visivo. Cosi, queste fonti testuali, giornalistiche, saggistiche e creative, insieme alle varianti testuali, offrono un aiuto inestimabile per la ricostruzione del capitolo i de Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio. Esse evidenziano i momenti salienti della gestazione e forniscono spunti di approfondimento delle preoccupazioni dell\u2019autore; sono parte integrante dei processi creativi del romanzo e ampliano la nostra conoscenza degli aspetti oscuri dell\u2019intero testo; soprattutto, ci permettono di vedere Il sorriso come un prodotto testuale degli anni attorno al 1960, periodo intimamente collegato agli anni di Consolo in Sicilia. Una volta a Milano, lo scrittore inizio l\u2019arduo cammino di tracciare la forma del suo romanzo, di riunirvi tutti i disparati elementi di questo testo mutevole.<br><br> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"600\" class=\"wp-image-1817\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/DSC_1420-3.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/DSC_1420-3.jpg 4961w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/DSC_1420-3-300x225.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/DSC_1420-3-768x576.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/DSC_1420-3-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><br><em>Daragh O&#8217;Connel<\/em><br><br><em>Bibliografia<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>AA.VV., 1939, Dizionario dei Siciliani illustri, ristampa anastatica, Palermo, F. Ciuni Libraio Editore. Agnello G. 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