{"id":2679,"date":"2003-04-25T17:08:00","date_gmt":"2003-04-25T17:08:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2679"},"modified":"2022-04-25T17:32:50","modified_gmt":"2022-04-25T17:32:50","slug":"la-testa-tra-i-ferri-della-ringhiera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2679","title":{"rendered":"La testa tra i ferri della ringhiera"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Piazza Vittorio Emanuele *, e come altrimenti?, si chia\u00admava, e si chiama tuttavia, la piazza principale del mio paese. Si svolgeva, la rettangolare piazza, lungo la stra\u00adda statale che attraversava il paese, la via Medici (ga\u00adribaldino generale Giacomo Medici del Vascello), partiva dal secentesco castello dei Lanza di Trabia, gi\u00e0 degli spa\u00adgnoli Gallego, e finiva con la quinta della palazzina liberty del circolo Dante Alighieri, altrimenti detto circolo dei ci\u00advili o nobili. Uno di quei circoli siciliani frequentati dai piccoli proprietari terrieri che non lavoravano, campavano di rendita, \u201cammazzavano\u201d il tempo e la noia con chiac\u00adchiere e gioco delle carte, e l\u2019unico segno che lasciavano del loro passaggio su questa terra era un fosso nella pol\u00adtro\u00adna del circolo, come dice Brancati. Era bordata, la piaz\u00adza, di alti, possenti platani e corredata di sedili di pietra. Il fondale, lungo il rettangolo della piazza, era formato da bei palazzotti ottocenteschi di uno, due piani, separati, uno dall\u2019altro, da stradine acciottolate che in precipitosa discesa finivano nel quartiere dei pescatori, davanti alla spiag\u00adgia, al mare. Al di qua della via Medici, di fronte alla piazza, era l\u2019altra fila di case: il Municipio, i palazzotti de\u00adgli Zito, dei Bordonaro, dei Cupit\u00f2&#8230; Fra queste case era anche la mia, con i balconi che s\u2019affacciavano sulla piazza. Al piano terra c\u2019era il tabacchino delle signorine M\u00f2llica \u2013 una di esse era la mia maestra \u2013 tabacchino ceduto poi al signor Calcaterra, e c\u2019era la bottega del sarto Befumo. <\/p>\n\n\n\n<p>Al piano\nterra del palazzo che stava di fronte alla mia casa, di l\u00e0 della piazza, era la\nsede del Fascio. Ho visto al\u00adlora, da uno dei balconi di casa mia, la testa\ninfilata tra i ferri della ringhiera, adunate e parate che si svolgevano\ndavanti a quella sede, in piazza. Ed erano i civili del cir\u00adcolo, con figli e\ncampieri, tutti in divisa, che formavano il cor\u00adpo di quelle parate. Ho\nsentito, dagli altoparlanti appe\u00adsi sull\u2019arco della porta di quella sede, i\ndiscorsi di Musso\u00adlini. Ho sentito la dichiarazione di guerra del giugno del\n\u201840. \u201cCombattenti di terra, di mare e dell\u2019aria! Camicie ne\u00adre della\nrivoluzione e delle legioni!\u201d sbraitava il Mascel\u00adlone \u201c&#8230;Ascoltate! Un\u2019ora\nsegnata dal destino batte nel cielo della nostra patria&#8230;\u201d <\/p>\n\n\n\n<p>Il destino, s\u00ec, di milioni di morti, di sterminati pae\u00adsaggi di rovine che\nla dichiarazione di guerra di quel cri\u00adminale avrebbe provocato. \u201cIncoscienti,\nmascalzoni!\u201d dice\u00adva mio padre guardando gi\u00f9 la folla che applaudiva, mio\npadre, che la guerra l\u2019aveva gi\u00e0 fatta, la Prima mondiale, in trincea, sul\nCarso. E questa Seconda tocc\u00f2 poi al mio fra\u00adtello maggiore, chiamato alle armi\ne mandato in Lom\u00adbardia, a Sesto Calende.<\/p>\n\n\n\n<p>Vidi poi le colonne dei tedeschi passare per quella via Medici. E una colonna un giorno si ferm\u00f2, sost\u00f2 su quella piazza Vittorio Emanuele per il rancio dei soldati. Mangiavano lardi e cotiche infilate dentro fettoni di pane nero. Arriv\u00f2 allora sulla piazza, venendo dal suo palazzo di fronte al castello, la baronessa F., seguita da una schiera di servi che reggevano cestoni di mandarini e arance, che depositarono l\u00e0 al centro della piazza. Un ufficiale tedesco allora s\u2019appress\u00f2 alla baronessa e non finiva pi\u00f9 di inchi\u00adnar\u00adsi, le baci\u00f2 poi la mano nel salutarla. Si disse poi in pae\u00adse che il maggiore tedesco aveva parlato in un bell\u2019ita\u00adliano con la baronessa, le aveva detto: \u201cMadonna, il dono vostro s\u00ec dolce e s\u00ec gentile colma d\u2019allegranza lo core de\u2019 guerrieri .,.\u201d <\/p>\n\n\n\n<p>E poi via, via in campagna da quella casa e da quel\u00adla piazza per i\ncannoneggiamenti dal mare, i mitraglia\u00admen\u00adti e i bombardamenti dal cielo. Poi,\narrivati gli ame\u00adricani, tornati in paese, vidi quella via Medici, quella piaz\u00adza\nVittorio Emanuele ammantate di macerie, piene di fili della luce elettrica. <\/p>\n\n\n\n<p>E di mio fratello, soldato in Continente, pi\u00f9 nessuna notizia, da mesi, con\nmia madre che piangeva, smaniava. Vidi poi dal balcone passare per la via\nschiere e schiere di soldati italiani laceri, sfiniti, che chiss\u00e0 da quali\nlontananze a piedi tornavano alle loro case. Io scendevo in strada e chie\u00addevo\na uno, a un altro: \u201cAvete per caso incontrato un soldato che si chiama Consolo?\u201d\nE quelli mi guardavano, sorridevano mestamente e tiravano avanti. Ma un giorno,\npartendo da Roma, dove s\u2019era rifugiato, intruppato in quel\u00adla schiera di reduci\ndisfatti, arriv\u00f2 a casa anche mio fratello. <\/p>\n\n\n\n<p>Vidi poi passare per la via Medici colonne e colonne d\u2019inglesi e di\namericani, vidi per la prima volta su quei ca\u00admion, blindati e anfibi i primi\nsoldati neri e signorine con l\u2019elmetto da cui veniva gi\u00f9 una cascata di\nbiondissimi ca\u00adpelli. <\/p>\n\n\n\n<p>E sentii quindi, dopo qualche anno, in quella piazza Vittorio Emanuele, i\nprimi comizi per le elezioni regionali. Sentii il comunista del paese Peppino\nVasi, ch\u2019era stato sot\u00adto il fascismo mandato al confino nelle Eolie (in villeg\u00adgia\u00adtura,\ndice oggi Berlusconi), denunziare le malefatte dell\u2019ul\u00adtimo podest\u00e0 e dei suoi\nscherani, inveire contro quei fascisti parassiti del circolo Dante Alighieri\n(il cameriere, a quelle parole, ritir\u00f2 le poltrone dalla piazza e chiuse porte\ne finestre del circolo). E sentii ancora Nenni e Girolamo Li Causi, il\nseparatista Finocchiaro Aprile, che ebbe un vigo\u00adroso contraddittorio da parte\ndel giovane avvocato Gino Fresina, che era stato tra i partigiani in Piemonte. <\/p>\n\n\n\n<p>Il socialista Achille Befumo, che aveva la sartoria sot\u00adto casa mia,\nlitigava con Peppino Vasi e sosteneva che Nen\u00adni era pi\u00f9 bravo a parlare di Li\nCausi. \u201cQuesto Li Cau\u00adsi che fa comizi in siciliano&#8230;\u201d diceva. \u201cMa non lo sa\nl\u2019ita\u00adliano?\u201d E il Vasi ghignava, ghignava. <\/p>\n\n\n\n<p>I democristiani, quelli, gli Aldisio, gli Alessi, e i \u201cmi\u00adcrofoni di Dio\u201d,\npadre Lombardi e frate Alessandrini, comiziavano invece nella piazza della\nMatrice, dai balconi dell\u2019Istituto Maria Ausiliatrice delle suore salesiane. <\/p>\n\n\n\n<p>Ma dal balcone mio sulla piazza Vittorio Emanuele io vidi altro, vidi\nscioperi dei braccianti e il corteo di pro\u00adtesta per la strage di Portella\ndella Ginestra&#8230; <\/p>\n\n\n\n<p>Vidi e vidi, da quel mio balcone, in quel lontano tem\u00adpo della mia infanzia\ne della mia adolescenza. E dico og\u00adgi che la grande storia, la Storia, passa\nanche, spesso, dai luoghi pi\u00f9 ignoti, pu\u00f2 mostrare la sua faccia anche in un\npiccolo spazio, quale pu\u00f2 essere la piazzetta di uno sper\u00adduto paesino, pu\u00f2\nessere osservata dagli occhi ancora limpidi di un fanciullo ed imprimersi\nindelebilmente nella sua memoria. E pu\u00f2 essere, la storia, da quel fanciullo di\u00adve\u00adnuto\nadulto, anche narrata. Non nel modo scientifico de\u00adgli storici di professione,\nma in tutt\u2019altro modo. <br><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<ul><li>La piazza dal 2015 \u00e8 intitolata a Vincenzo Consolo<br><a href=\"#_ednref1\">[i]<\/a> \u00abLa Sicilia\u00bb, 29 dicembre 2003,  \u00abMilano, 13 dicembre 2003\/ \u00a9 Consolo\u00b7 La Sicilia\u00bb.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"678\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/16722864_10212024294072886_7982087109623061151_o-1024x678.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2680\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/16722864_10212024294072886_7982087109623061151_o-1024x678.jpg 1024w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/16722864_10212024294072886_7982087109623061151_o-300x199.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/16722864_10212024294072886_7982087109623061151_o-768x509.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/16722864_10212024294072886_7982087109623061151_o-1536x1017.jpg 1536w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/16722864_10212024294072886_7982087109623061151_o.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"673\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/620666_4806191082895_121015006_o-673x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2681\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/620666_4806191082895_121015006_o-673x1024.jpg 673w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/620666_4806191082895_121015006_o-197x300.jpg 197w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/620666_4806191082895_121015006_o-768x1169.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/620666_4806191082895_121015006_o-1010x1536.jpg 1010w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/620666_4806191082895_121015006_o.jpg 1346w\" sizes=\"(max-width: 673px) 100vw, 673px\" \/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Piazza Vittorio Emanuele *, e come altrimenti?, si chia\u00admava, e si chiama tuttavia, la piazza principale del mio paese. 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