{"id":2674,"date":"2018-04-18T08:11:00","date_gmt":"2018-04-18T08:11:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2674"},"modified":"2022-04-18T08:42:57","modified_gmt":"2022-04-18T08:42:57","slug":"nello-scriptorium-barocco-di-vincenzo-consolo-riprese-e-ribaltamenti-letterari-in-retablo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2674","title":{"rendered":"Nello scriptorium barocco di Vincenzo Consolo: riprese e ribaltamenti letterari in Retablo"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Nicola Izzo<\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni Ottanta, la produzione di Consolo \u00e8\ncontraddistinta dalla stilizzazione barocca, che raggiunge il suo culmine con\nRetablo (1987), opera-laboratorio e straordinario compendio letterario. Tale\nstudio si concentra sulla pratica di riscrittura espletata dall&#8217;autore\nsiciliano, che, quale il Pierre Menard autore del Chisciotte borgesiano, ricrea\ne rivisita testi importanti della letteratura italiana (Leopardi, Ariosto) ed\neuropea (Goethe, Jaufr\u00e9 Rudel, Eliot).<\/p>\n\n\n\n<p>Parole chiave:Consolo , Retablo , Leopardi , Ariosto ,\nGenette , intertestualit\u00e0 , palinsesto , parodia , ribaltamento<\/p>\n\n\n\n<p>1 Retablo \u00e8 un che si contraddistingue per la sua fitta\nstratificazione linguistica e letteraria, che va a termine \u2013 declinandosi\nattraverso un&#8217;abile e ricercata commistione di prosa e lirismo, raffinato\npastiche espressionistico di toni e stili un vero e proprio palinsesto, che\nrichiama quanto teorizzato da Gerard Genette a proposito della letteratura\ndella seconda met\u00e0 del Novecento (Genette 1982). L&#8217;intento di tale studio \u00e8\npertanto di penetrare tra i vari livelli dell&#8217;opera, alla ricerca dei numerosi\nriferimenti intertestuali presenti, estrinsecandone in modo speciale i giochi\ndi parodie e ribaltamenti operati da Consolo.<br>\nA ci\u00f2 va premio che la struttura di Retablo ricalca quella dell&#8217;omonimo\npolittico e che la comp (&#8230;)<\/p>\n\n\n\n<p>2 Il primo obiettivo \u00e8 quello di analizzare il modo in cui i\npersonaggi dell&#8217;opera interagiscono all&#8217;interno del microcosmo consolano. La\npassione che lega frate Isidoro a Rosalia e il sentimento di Fabrizio Clerici\nsono manifestazioni di due opposte concezioni amorose, che rimandano a topoi\nmedievali attestati repertorio della letteratura.<br>\n3 Per quanto riguarda Isidoro: \u00abRosalia. Rosa e lia. Rosa che ha inebriato,\nrosa che ha confuso, ro (&#8230;)<br>\nAlle prime intense parole d&#8217;ordine di utilizzatore\u00bb, non notare quanto esse\npresentino le medesime caratteristiche li forma che Guiette identificava nel\nmodello utilizzato, riconoscevi \u00abla supremazia dell&#8217;ordine estetico utilizzato\nper il suo valore incantatorio\u00bb e sublimato \u00ab ove \u00abil linguaggio verr\u00e0\nutilizzato per suo valore incantatorio\u00bb e sublimato \u00ab dalla sua collocazione,\ndal suo volume, dall&#8217;uso che ne viene fatto\u00bb (Guiette 1990: 140).<br>\n4 La vexata quaestio sul nome del giullare autore dell&#8217;opera \u00e8 tuttavia risolta\npi\u00f9 avanti da Conso (&#8230;)<br>\nIl racconto di Isidoro e Rosalia \u00e8 affiancabile al contrasto di Cielo o Ciullo\nd&#8217;Alcamo, Rosa fresca aulentissima , breve composizione che il De Sanctis\nidentificava come il primo testo della letteratura italiana (De Sanctis 1981:\n59) e che rielaborava il modello della pastorella (sottogenere della lirica\nmedievale che Bec inserimento nel registro popolareggiante) (Formisano 1990:\n123) attraverso la \u00abrottura del contrasto un po&#8217; meccanico fra il portatore\ndelle convenzioni cortesi e la detentrice dell&#8217;istintiva diffidenza e\nriottosit\u00e0 dell&#8217;ambiente plebeo\u00bb ( Pasquini 1987: 119).<br>\n5 Alcune concordanze possono anche il gioco evidenziabili e confermerebbero\nletterario operato dallo scrittore siciliano:<br>\nAhi, non ab\u00e8nto , e majormente ora ch&#8217;uscii di Vicar\u00eca (Consolo 1987: 19).<br>\nPer te non ajo ab\u00e8nto notte e dia (Rosa fresca aulentissima, str. I, v. 4).<\/p>\n\n\n\n<p>O ancora:<br>\n[\u2026] la quale m&#8217;illudeva che, giunti a un numero bastevole di onze , smesso il\nsaio, avrei impalmato la figlia sua adorata Rosaliuzza (Consolo 1987: 23).<br>\nIntendi bene ci\u00f2 che bol[io] dire?<br>\nmen&#8217;este di mill&#8217; onze lo tuo abere (Rosa fresca aulentissima, str. XVIII, vv.\n4-5).<br>\nIl rivolgersi in prima persona al proprio amato scandendone il nome in funzione\nvocativa richiamerebbe una certa teatralit\u00e0, non estranea all&#8217;ambito\ngiullaresco e popolaresco (Apollonio 1981: 107-109); tuttavia, alle prime\nintense evocazioni dei due incipit di Oratorio e Veritas , vi sono due cesure\norientate ad includere le due opposte della versione vicenda che deve l&#8217;ini\nafflato lirico-sentimentale a una struttura dal respiro diegetico pi\u00f9 ampio, la\ncui vivacit\u00e0 e concretezza ricondurrebbero alla tradizione dei fabliaux .<\/p>\n\n\n\n<p>6 Un modesto chierico e un&#8217;umile popolana si configurano\ncome due protagonisti ideali di un ipotetico fabliau , dacch\u00e9, come afferma\nCharmaine Lee \u00abi frequentatori di questi luoghi ci vengono descritti con\nabbondanza di dettagli, e quasi con una sorta di compiacimento nel ritrarre gli\naspetti pi\u00f9 bassi della realt\u00e0\u00bb ( Lee 1976: 27) . E racconto senso di\nconcretezza si declina nell&#8217;accezione tutta erotica dell&#8217;amore che congiunge i\ndue protagonisti. <br>\n5 Cfr. \u00ab[\u2026] la narrativa dei fabliaux , sbrigativa e salace, imperniata su\npersonaggi della borghesi (&#8230;)<\/p>\n\n\n\n<p>7 Considerata la coscienza tabuizzata medievale, l&#8217;oscenit\u00e0\nandava infatti a costituire un serbatoio rilevante di temi per i fabliaux ;\nseppure tale licenziosit\u00e0 non fosse affatto l&#8217;esito di menti pretestuosamente\nlubriche, bens\u00ec espressione di un carnevalesco e faceto senso del contrario che\nsi risolveva nella parodia del modello di riferimento, ovvero quel fin&#8217;amor\ncortese che plasmava il modello curiale e che in Retablo \u00e8 riconoscibile nel\nracconto di Fabrizio intorno al quale ruota il secondo capitolo dell&#8217;opera,\nPeregrinazione 5 .<br>\n<br>\n8 Questo senso del contrario \u00e8 rilevabile anche attraverso la maniera in cui\nIsidoro e Rosalia utilizza l&#8217;immaginario religioso. Le fattezze di Rosalia\nnella mente d&#8217;Isidoro si ricollegano alla statua dell&#8217;omonima Santa (Consolo\n1987: 19), cos\u00ec come l&#8217;aspetto del fraticello viene da lei giudicato \u00abtorvo,\nnero come un san Calogero\u00bb (Consolo 1987: 194) paragonato al giovane \u00abbiondo e\nrizzuto come un San Giovanni\u00bb (Consolo 1987: 194) di cui ella s&#8217;infatua\nall&#8217;inizio del racconto. Tale operazione di sni\u017eenie bachtiniano, di\niconoclastico abbassamento sul piano materiale e corporeo di figure spirituali\n(invero giocato al limite della blasfemia), porta con s\u00e9 una non trascurabile\ncarica di irriverenza; e al devotamente suscettibile uditorio medievale non\npoteva che destare il riso (o quantomeno suscitarne lo scandalo) (Bachtin 1979:\n25).<\/p>\n\n\n\n<p>9 L&#8217;amore che lega Rosalia ed Isidoro \u00e8 un sentimento denso\ndi passione e di sensualit\u00e0, che, come canta Ariosto, \u00abguarda e involva e\nstempre\/ogni nostro disegno razionale\u00bb (Ariosto 1976: XIII, 20) e che alla fine\nconduce all &#8216;insania il protagonista. Tale immagine di follia amorosa \u2013 \u00abquesto\nfurore che riduce l&#8217;uomo, come quel paladin famoso, a nuda e pura bestia,\nprivato vale a dire del cervello\u00bb (Consolo 1987: 58) \u2013 non pu\u00f2 che rievocare le\nmirabolanti vicende dell&#8217;Orlando Furioso, verso cui lo scioglimento di alcuni\nnodi intertestuali riconduce il lettore di Retablo. <br>\n10 Gi\u00e0 lo stesso elegiaco lamento di Isidoro, che occupa le pagine iniziali di\nOratorio , rende assimilabile la percezione del proprio sentimento a\nquell&#8217;effetto insieme inebriante e stuporoso cantato dall&#8217;Ariosto:<\/p>\n\n\n\n<p>[\u2026] libame oppioso, licore affatturato, letale pozione\n(Consolo 1987: 17).<br>\n<br>\n\u00abe questo hanno causato due fontane<br>\nche di effetto liquore<br>\nambe in Ardenna, e non sono lontane:<br>\nd&#8217;amoroso disio l&#8217;una empie core;<br>\nche bee de l&#8217;altra, senza amor rimane\u00bb (Ariosto 1976: I, 78).<\/p>\n\n\n\n<p>6 Ma anche Ariosto 1976: X, 46: \u00abil suo amore ha dagli altri\ndifferenza:\/speme o timor negli altri (&#8230;)Passione che logora e consuma,\nprovocando quel \u00abduol che sempre il rode e lima\u00bb (Ariosto 1976: I, 41) 6 , ea\ncui Consolo in Retablo conferisce maggiore carnalit\u00e0 rispetto all&#8217;accezione\nintellettuale ariostesca:<br>\nlima che sordamente mi corrose l&#8217;ossa (Consolo 1987: 18).<br>\nche &#8216;l poco ingegno ad o ad o mi lima (Ariosto 1976: I, 2).<br>\nTale poche erotismo viene riassunto nelle righe che narrano della ben celata\ndote del fraticello,<br>\n[\u2026] e t&#8217;appressasti a me che gi\u00e0 dormivo, ah Isidoro, Dio benedica, io subito\nm&#8217;accorsi che la bellezza tua stava nascosta. Bella, la verit\u00e0 (Consolo 1987:\n194). E che rievocano parodisticamente uno dei pi\u00f9 salaci episodi ariosteschi,\nquello di Bradamante, Ricciardetto e Fiordispina.<\/p>\n\n\n\n<p>E se non fosse che senza dimora<\/p>\n\n\n\n<p>Vi potete chiarir, non credereste:<\/p>\n\n\n\n<p>e qual nell&#8217;altro sesso, in questo ancora<\/p>\n\n\n\n<p>ho le mie voglie ad ubbidirvi preste.<\/p>\n\n\n\n<p>Commandate lor pur, che fieno o ora<\/p>\n\n\n\n<p>e sempre mai per voi vigile e deste.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec le dissi; e feci ch&#8217;ella istessa<\/p>\n\n\n\n<p>Trov\u00f2 con man la veritade espressa (Ariosto 1976: XXV, 65)<\/p>\n\n\n\n<p>11 La voluttuosa follia di Isidoro, in cui convivono\nillusione e eros, \u00e8 al centro anche di Peregrinazione , secondo capitolo di\nRetablo in cui \u2013 invertendo lo schema diegetico ariostesco in cui un chierico,\nTurpino, narrava la furia del cavaliere Orlando \u2013 il cavaliere Fabrizio narra\nle penose conseguenze della passione del fraticello \u00abche per amor venne in\nfurore e matto\u00bb (Ariosto 1976: I, 2)<br>\n[\u2026] divenne matto: crollato in terra, si contorse, schium\u00f2, lacerossi gli\nabiti, la faccia, quindi nel vico si diede a piangere, a urlare come un\nforsennato (Consolo 1987: 186).<\/p>\n\n\n\n<p>E poi si squarci\u00f2 i panni, e mostr\u00f2 ignudo<\/p>\n\n\n\n<p>l&#8217;ispido ventre e tutto &#8216;l petto e &#8216;l tergo;<\/p>\n\n\n\n<p>e cominci\u00f2 la gran follia, s\u00ec orrenda,<\/p>\n\n\n\n<p>che de la pi\u00f9 non sar\u00e0 mai ch&#8217;intenda. (Ariosto 1976: XXIII,\n133)<br>\nD&#8217;altronde al lettore colto di Retablo non sar\u00e0 sfuggito che il racconto di\nFabrizio Clerici si avvicina per rutilante vitalismo, visivit\u00e0 e inventiva\nall&#8217;opera ariostesca, ovvero a quell&#8217;ideale di rappresentazione della vita\n\u00abnella sua pi\u00f9 reale consistenza e nelle sue fughe fantastiche e irreali\u00bb\n(Consolo 1987: 63).<\/p>\n\n\n\n<p>12 Il viaggio di Fabrizio in Sicilia presenta, attraverso\nefficaci immagini e ironici capovolgimenti, una realt\u00e0 in cui il confine con la\nmenzogna risulta labile, ove ci si imbatte in \u00abvenditori d&#8217;incanti e illusioni\u00bb\n(Consolo 1987: 63), in retablos de las maravillas che trasportano in lontani\ncastelli d&#8217;Atlante in cui \u00aba tutti par che quella cosa sia,\/ che pi\u00f9 ciascun\nbrama e desia\u00bb (Ariosto 1976: XII, 20), attraverso una lunga e immaginifica\nsequela di visioni in cui sfilano anche io potenziale:<br>\nEcco che in mezzo a voi passa, sul suo destrier bianco e lo stendardo in mano\ndel Redentore nostro Ges\u00f9 Cristo, seguito da&#8217; chiari e baldi, dai pi\u00f9 arditi\ncaval\u00e8r normanni, il Conte magno, Roggiero d&#8217;Altavilla, il grande condottiero\nche l &#8216;isola liber\u00f2 dal giogo saracino [\u2026] (Consolo 1987: 65).<br>\nA tal proposito, \u00e8 d&#8217;uopo rimarcare che Consolo, richiamando il poema\nariostesco, ne dissolve il proposito encomiastico in un ironico rovesciamento\ndi prospettiva, in linea con i suoi propositi critici ed estetico-ideologici.\nL&#8217;autore di Retablo \u00e8 stato uno scrittore permanentemente protetto alla ricerca\ndella verit\u00e0, in lotta contro le falsificazioni imposte dai poteri costituiti,\nrappresentati un tempo proprio da quella cavalleria cantata da Ludovico\nAriosto, e di cui con sarcasmo egli mette in dubbio i valori, come \u00e8\nevidenziabile in questo passaggio: \u00abvoglia il cielo che in fatto d&#8217;armi, di\nviolenze e guerre, valga comunque e sempre la finzione\u00bb (Consolo 1987: 112).<br>\n13 Valori dissolti in una dimensione etica che appare infatti contraddittoria,\nambigua, manipolata. Sa lo scrittore siciliano che l&#8217;asservimento \u00e8 costume\ntroppo frequent, come deplorava gi\u00e0 San Giovanni ad Astolfo riconoscendo \u00abla\ngi\u00f9 ruffiani, adulatori, \/ buffon, cinedi, accusatori, e quelli\/che viveno alle\ncorti e che vi sono\/pi\u00f9 grati assai che &#8216;il virtuoso e &#8216;l buono\u00bb (Ariosto 1976:\nXXXV, 20) e come Fabrizio stigmatizza nella sua invettiva a mo&#8217; di serventese, scagliandosi\ncontro \u00abl&#8217;impostore, il bauscia, ciarlatan\u00bb (Consolo 1987: 128).<br>\n14 In Retablo , Consolo si confronta soprattutto con il tema metaletterario\ndella mistificazione artistica ad uso del potere, rappresentato da \u00abil falso\nartista, el teatrant vacant e pien de vanitaa\u00bb e dal \u00abpoeta dalla putrida\ngrascia brianzola\u00bb (Consolo 1987: 128), domanda che gi\u00e0 Ariosto aveva posto\ncinque secoli o sono:<\/p>\n\n\n\n<p>Non fu s\u00ec santo n\u00e9 benigno Augusto<\/p>\n\n\n\n<p>Come la tuba di Virgilio suona.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;aver avuto in poesia buon gusto<\/p>\n\n\n\n<p>La proscrizion iniqua gli perdona (Ariosto 1976: XXXV, 26)<br>\nChiedendosi se in \u00abquesto che tutti chiamano il teatro del gran mondo, vale\nsovente la rappresentazione, la maschera, il romore vuoto che la sostanza vera\ndella realtate\u00bb (Consolo 1987: 112).<\/p>\n\n\n\n<p>15 Come accennato in precedenza, al sentimento segnato dalla\ncarnalit\u00e0 e dalla sensualit\u00e0 di Isidoro si contrappone l&#8217;aureo amore ideale di\nFabrizio, narratoci da lui stesso in Peregrinazione.<br>\n7 Albertocchi (2005: 95-111) dedica un esauriente articolo alla reale figura\nstorica di Teresa Blas (&#8230;)<\/p>\n\n\n\n<p>16 Gi\u00e0 in epigrafe Consolo consegna al lettore attento e\nmeticoloso la chiave per aprire il portello centrale di Retablo, dove ci viene\nnarrato il sentimento di Fabrizio Clerici per la contessina Teresa Blasco 7: <\/p>\n\n\n\n<p>Avendo gran disio,<\/p>\n\n\n\n<p>dipinsi una figura<\/p>\n\n\n\n<p>bella, a voi somigliante.<\/p>\n\n\n\n<p>Come in questa canzonetta Jacopo da Lentini rielabora e\nadatta al proprio substrato culturale stilemi e temi della lirica trobadorica\nprovenzale, l&#8217;autore di Retablo svolge in questo capitolo \u2013 riprendendolo e\nproponendone un&#8217;ironica lettura in prospettiva postmoderna \u2013 il leitmotiv del\nfin&#8217;amor , l&#8217;amore inteso come suprema forma di affinamento spirituale.\nFin&#8217;amor che contrapponendosi al fals&#8217;amor , l&#8217;amore nel senso carnale che lega\nIsidoro a Rosalia, va a formare una struttura a chiasmo in cui le due coppie \u2013\nIsidoro e Rosalia, Fabrizio e Teresa \u2013 si pongono l&#8217;una al polo contrario\ndell&#8217;altra.<\/p>\n\n\n\n<p>17 In Retablo sono presenti quei gi\u00e0 largamente attestati\nnella retorica mediolatina che tutti i simboli devono riconoscersi subito quali\nimportanti punti di riferimento per l&#8217;interpretazione artistica e il cui\nricorso implicava, per i poeti, collocarsi nell&#8217;alveo di una tradizione\nconsolidata e insieme approfondirla (Di Girolamo 1989: 36).<br>\n8 Per il lessico specifico trobadorico, oltre ai gi\u00e0 citati testi di Formisano\ne Di Girolamo, si ri (&#8230;)<br>\n9 \u00c8 Fabrizia Ramondino, estimatrice e critica della prima ora di Retablo , a\nsuggerire, nella sua re (&#8230;)<br>\n10 Questi versi e quelli successivi sono ripresi da Roncaglia 1961: 304-307.<\/p>\n\n\n\n<p>18 Sin dalla dedicatoria il cavaliere Fabrizio pone in\nrisalto la sottomissione alla sua domna 8 , do\u00f1a Teresa, raffigurata come\nsublime figura (\u00abdonna bella e sagace, amica mia, che un padre di Spagna e una\nmadre di Sicilia ornaro di virt\u00f9 speciali\u00bb, Ret .:33) attorniata da una turba\ndi savai , uomini vili (\u00absciocchi e muffi e mercantili\u00bb, Ret .: 33). E, mentre\nprocede egli nella sua qu\u00eate 9 cavalleresca, il pittore milanese vagheggia\ndella propria amata, la cui dimensione platonica viene caricata da Consolo nei\nsuoi tratti d&#8217;irraggiung. irraggiungibilit\u00e0 che si collega al tema della\ndistanza (e quan me sui partitz de lai\/remembram, d&#8217;un amor de lonh ) 10 che\nnel fitto repertorio della letteratura provenzale \u00e8 trattato da Jaufr\u00e9 Rudel.<br>\n11 Si rimanda per un rapido sunto ancora a Di Girolamo 1989: 63, e approfonditi\nda Picone 1979. Si c (&#8230;)12 Ibidem.<\/p>\n\n\n\n<p>19 Quelle che rimangono ad oggi alcune delle pi\u00f9\ninteressanti interpretazioni date all&#8217; amor del lonh rudeliano 11 sono\nsovrapponibili al sentimento di Fabrizio ea \u00abquel volontario vallo\u00bb, \u00abgelida\ndistanza\u00bb (Consolo 1987: 76) che pone egli tra s\u00e9 e la sua dama. L &#8216;amor de\nlonh di Fabrizio Clerici traduce in concreto quel sottile senso di angoscia\ncompendiato nel paradosso cristiano di un \u00abreale irreale\u00bb (il mondo invisibile\nesiste mentre quello visibile non ha nessuna esistenza) 12, come del resto\nconferme le sue inquietudini metafisiche (\u00abcos&#8217;\u00e8 mai questa terribile,\nmeravigliosa e oscura vita, questo duro enigma che l&#8217;uomo sempre ha declinato\nin mito, in racconto favoloso, [\u2026]?\u00bb, (Consolo 1987: 134)). Da qui\nlaperegrinazione come forma di affinamento spirituale.<\/p>\n\n\n\n<p>20 Tuttavia, questo esemplare riconducibile al filone\ndell&#8217;amor cortese viene anch&#8217;esso capovolto in Retablo . Come \u00e8 narrato nella\nsua vida , Jaufr\u00e9 Rudel dirigeva il suo amore verso la Contessa di Tripoli,\ndonna che non aveva mai visto, ma di cui aveva ascoltato la descrizione,\nprocedendo dunque dall&#8217;ideale al concreto. Al contrario, Fabrizio vagola alla\nricerca di un&#8217;astrazione da ricondurre al concreto modello di partenza, di un\n\u00abframmentario brano di poesia o d&#8217;un eccelso modello di belt\u00e0\u00bb (Consolo 1987:\n77). Questo di Fabrizio \u00e8 un amore dunque perfettamente intellettualistico,\ntotalmente contemplativo, e che nulla concede al desiderio de \u00able carni ascose\nimmaginate\u00bb (Consolo 1987: 172).<\/p>\n\n\n\n<p>21 Tale eccesso di mezura \u2013 per usare un efficace ossimoro \u2013\nnon porta ad alcuno forma di elevazione e perfezione spirituale quale prevista\ndal fin&#8217;amor . Il nostro protagonista, alla fine della sua peregrinazione, si\nritrover\u00e0 pi\u00f9 smarrito di prima e l&#8217;unico cambiamento inferto alla sua\ncondizione di partenza sar\u00e0 la notizia del matrimonio tra la sua amata Teresa\nBlasco e il Marchese Cesare Beccaria.<\/p>\n\n\n\n<p>22 In Retablo, nel finale, si verifica anche questo estremo\nribaltamento dello schema di riferimento: il protagonista non accetter\u00e0 il\n\u00abcompromesso\u00bb che \u00e8 posto alla base del fin&#8217;amor : all&#8217; amor del lonh preferir\u00e0\nun&#8217;errabonda solitudine e alla servitium amoris un prematuro comiat : \u00abOra\naddio, donna bella e sagace, che foste amica mia. Addio Teresa Blasco, addio\nmarchesina Beccaria\u00bb (Consolo 1987: 189). <br>\n13 Dietro i personaggi del Cavaliere Fabrizio e del suo servo Isidoro che\ncompiono il loro Grand Tou (&#8230;)<\/p>\n\n\n\n<p>23 Siamo giunti in questo modo alla fine del percorso\ncompiuto dai protagonisti, percorso che presenta molti tratti assimilabili alla\ntradizione della narrativa picaresca 13. Tuttavia, poich\u00e9 poich\u00e9 Consolo\nrovescia anche la struttura del Bildungsroman , Fabrizio, alla fine del suo\ncammino, non avr\u00e0 raggiunto n\u00e9 una crescita interiore, n\u00e9 tantomeno una calma\naccettazione del presente, ma vivr\u00e0 per sempre con quello che definisce un\n\u00abdolore senza nome\u00bb (Consolo 1987: 140).<br>\n<br>\n24 Questo senso di ineluttabilit\u00e0 non \u00e8 soltanto un&#8217;angoscia individuale, ma in\nRetablo si collega alla concezione postmoderna della Storia, (\u00ab[\u2026] noi\nnaufraghi di una storia infranta\u00bb, (Consolo 1987: 146)), di cui \u00e8 andata persa\nl &#8216;idea di causalit\u00e0. Ed \u00e8 in questa atmosfera rarefatta di disincanto che\nriecheggiano i versi del Leopardi, la cui memoria letteraria \u00e8 importante anche\nper l&#8217;analisi dell&#8217;altra grande opera barocca di Consolo, Lunaria (Consolo 1985\ne 1996) , pubblicata due anni prima di Retablo . Il dialogo col poeta di\nRecanati non \u00e8 solo poetico, ma anche filosofico, in quanto il pessimismo di\nFabrizio Clerici \u00e8 assimilabile a quello che pervade i Canti leopardiani.<\/p>\n\n\n\n<p>25 Inequivocabili sono le concordanze con L&#8217;infinito :<br>\nsedendo e mirando , e ascoltando\u2026 (Consolo 1987 : 101)<br>\n14 Si veda Leopardi 2007 (qui e di seguito, per tutte le citazioni\nleopardiane).<br>\nMa sedendo e mirando \u2026 (L&#8217;Infinito , v. 4) 14<\/p>\n\n\n\n<p>26 E con La Ginestra :<br>\nO secol nostro superbo di conquiste e di scienza, secolo illuso, sciocco e\ninvoluto!\u00bb (Consolo 1987: 128)<br>\nQui mira e qui ti specchia,<br>\nSecol superbo e sciocco (La Ginestra, vv. 52-53)<br>\n15 \u00c8 doveroso qui richiamare Alejo Carpentier e il suo El Siglo de Las Luces,\nromanzo storico pubbli (&#8230;)<\/p>\n\n\n\n<p>Il pessimismo storico di Leopardi viene da Consolo tradotto\nnello scetticismo antilluministico di Fabrizio Clerici (\u00abpeggiori di quanto noi\npensiamo sono i tempi che viviamo!\u00bb; Consolo 1987: 42) che porta questi ad\nallontanarsi dalla Milano illustri dove intellettuali come i fratelli Verri e\nCesare Beccaria, l&#8217;autore del saggio Dei delitti e delle pene, che diffondendo\nle nuove idee del Secolo dei Lumi 15. <br>\n<br>\n27 La critica antistoricistica postmoderna si esprime in Retablo attraverso la\ncaduta del mito del progresso. E, riflesso nella finzione romanzesca\nsettecentesca, \u00e8 riconoscibile il giudizio che d\u00e0 l&#8217;autore agli anni Ottanta\ndel Novecento, anni in cui alla composizione letteraria egli affianca la\npratica giornalistica. La Milano tanto odiata da Fabrizio Clerici \u00e8 la stessa\ncitt\u00e0 contro cui l&#8217;autore scaglia la propria invettiva. Erano quelli gli anni\ndel governo socialista di Bettino Craxi (che dar\u00e0 vita dieci anni dopo allo\nscandalo di Tangentopoli) e in cui in Italia c&#8217;era una diffusa idea di\nbenessere. Consolo, da grande intellettuale, individua proprio in quel periodo\nla nascita del degrado sociale e culturale italiano, e non esita a condannarlo\ndalle pagine del suo romanzo:<br>\nArrasso, arrasso, mia nobile signora, arrasso dalla Milano attiva, mercatora, dalla\nstupida e volgare mia citt\u00e0 che ha fede solo nel danee, ove impera e trionfa\nl&#8217;impostore, il bauscia, il ciarlatan, il falso artista, el teatrant vacant e\npien de vanitaa, il governante ladro, il prete trafficone, il gazzettier\npotente, il fanatico credente e il poeta della putrica grascia brianzola.\nArrasso dalla mia terra e dal mio tempo, via, via, lontan! (Consolo 1987: 128)<br>\nAl tema storico di Retablo si coniuga anche il tema metafisico del Tempo. Uno\ndei temi pi\u00f9 ricorrenti nell&#8217;opera di Consolo \u00e8 proprio il \u00abmale di vivere\u00bb, la\nprofonda consapevolezza della caducit\u00e0 delle cose. Le rovine di antiche civilt\u00e0\npresenti durante la Peregrinazione dei nostri protagonisti ci vengono come\ndestino \u00absimboli indecifrati ed allarmanti\u00bb (Consolo 1987: 42), manifestazioni\ndella contingenza che domina il destino dell&#8217;Uomo.<\/p>\n\n\n\n<p>28 Fabrizio si reca tra gli antichi templi siciliani per\nabbandonare il concetto di Tempo escatologico e tornare al Tempo classico e\ncircolare del mito e finalmente ritrovare ristoro dalle proprie angosce nella\n\u00abstasi metafisica\u00bb (Consolo 1987: 40).<br>\n16 Il viaggio del grande autore di tedesco si svolge tuttavia nel 1787, circa\nun ventennio dopo quel (&#8230;)<\/p>\n\n\n\n<p>29 Il tour siciliano di Fabrizio avviene nella stessa epoca\nin cui si colloca un altro importante resoconto di viaggio, quasi parallelo al\ntour del nostro protagonista, quello di Goethe in Sicilia 16 , parte centrale\ndel suo tour italico alla ricerca delle radici culturali e civili dell&#8217;\nOccidente. Il grande poeta \u2013 che all&#8217;epoca aveva trentasette anni, nel pieno\ndel suo fulgore artistico \u2013 arriva in Sicilia dopo averto le raffinate\nsuggestioni di Venezia, l&#8217;eleganza colorata rinascimentale di Ferrara, la\nmaestosit\u00e0 di Roma, la confusa e vivacit\u00e0 di Napoli , ed aver goduto sia dei\ndiversi paesaggi culturali sia dei vasti campionari minerali, vegetali e\npaesaggistici offerti dalla penisola. <\/p>\n\n\n\n<p>30 Alle tre pomeridiane del 2 aprile, allo sguardo estasiato\ndel poeta tedesco, si offr\u00ec \u00abil pi\u00f9 ridente dei panorami\u00bb, Palermo:<br>\nLa citt\u00e0, situata ai piedi d&#8217;alte montagne, guarda verso nord; su di essa,\nconforme all&#8217;ora del giorno, splendeva il sole, al cui riverbero tutte le\nfacciate in ombra delle case ci apparivano chiare. A destra il Monte Pellegrino\ncon la sua elegante linea in piena luce, a sinistra la lunga distesa della\ncosta, rotta da baie, penisolette, promontori. Nuovo fascino aggiungevano al\nquadro certi slanciati alberi dal delicato color verde, le cui cime, illuminate\ndi luce riflessa, ondeggiavano come grandi sciami di lucciole vegetali davanti\nalle case buie. (Goethe 1983: 255-257) <br>\nIl medesimo spettacolo si offre a Fabrizio, assalito sul ponte nave dalle prime\nimpressioni antelucane di una Palermo immersa nell&#8217;incantevole aria mattutina e\ninondata di luce: <br>\n[\u2026] in oscill\u00eco lieve di cime, arbori, guglie e campanili, in sfavill\u00eco di\nsmalti, cornici e fastigi valenciani, matronali cupole, terrazze con giare e\nvasi, in latteggiar purissimo de&#8217; marmi nelle porte, colonne e monumenti, in\nrosseggiar d &#8216;antemurali, lanterne, forti e di castell&#8217;a mare, in barbagl\u00eco di\nvetri de&#8217; palagi, e d&#8217;oro e specchi di carrozze che lontano correvano le\nstrade. (Consolo 1987: 35) <br>\n17 Cfr. Capponi P., \u00abDella luce e della visibilit\u00e0, considerazioni in margine\nall&#8217;opera di Vincenzo (&#8230;)<br>\nGli effetti di luce e di riverbero su cui indugiano le consoliane fanno parte\ndi quella \u00abretorica della luce\u00bb 17 descritto da Paola Capponi, e in cui pagine\nva considerata la stessa esperienza biografica dello scrittore. La\npolarizzazione su cui \u00e8 incentrata tale riflessione si basa ancora su due\ncoppie disposte a chiasmo: una che si muove sul piano orizzontale e diatopico \u2013\nla Milano di Fabrizio Clerici e dell&#8217; emigr\u00e9Vincenzo Consolo contrapposta ai\nluoghi natii dello scrittore siciliano \u2013 e l&#8217;altra di ordine verticale e\ndiacronico \u2013 che si muove tra il grigio presente lombardo e le atmosfere\nmediterranee del suo passato: \u00abDi luce in luce, donna Teresita, di oro in oro.\n\u00bb (Consolo 1987: 34). E la memoria influenza cos\u00ec la percezione dei fenomeni\nesterni, come viene espresso in queste righe: <br>\n\u00abE sognare \u00e8 viepi\u00f9 lo scrivere, lo scriver memorando del passato come\nsospensione del presente, del viver quotidiano. E un sognare infine, in suprema\nforma, \u00e8 lo scriver d&#8217;un viaggio, e d&#8217;un viaggio nella terra del passato\u00bb\n(Consolo 1987: 95).<\/p>\n\n\n\n<p>31 Ma ci\u00f2 si verifica soltanto in quella metaforica camera\noscura ove acquistano forma le reminiscenze dell&#8217;autore. Infatti nella\ndimensione reale e presente, come ha modo di testimoniare il milanese Fabrizio\nad Alcamo, ove vige un iniquo sistema di poteri, lo splendore isolano si\neffonde anche sulla miseria ed ha forza abbacinante, dissimulatoria: <br>\nMa fu quello come il segnale d&#8217;un assalto nella guerra, la guerra intendo,\nantica e vana, contra il nemico della fama. Che non si scorge qui, di primo\nacchitto, come da noi ne&#8217; nebbiosi e gelati inverni nella campagna bassa o su\nper le valli sopra i laghi o sotto le gran montagne delle Alpi, ovvero meglio\nin alcuni quartieri popolosi e infetti di Milano, per la chiarit\u00e0 del cielo e\npei colori, per la natura benevola e accogliente [\u2026] (Consolo 1987: 69).<br>\nAnche Goethe, perso nelle sue ricognizioni artistiche e scientifiche, ha modo\ndi assistere, proprio ad Alcamo, al penoso spettacolo di questa \u00abguerra tra\npoveri\u00bb:<br>\nQualche cane ingoiava avido le pelli di salame che noi gettavamo; un piccolo\nmendicante cacci\u00f2 via i cani, divor\u00f2 di buon appetito le bucce delle nostre\nmele e venne a sua volta messo in fuga dal vecchio accattone. La gelosia di\nmestiere \u00e8 di casa ovunque. (Goethe 1983: 297)<br>\ne di misurare la propria indignazione sulle problematiche sociali dell&#8217;isola,\ndi biasimarne l&#8217;ambiguo e corrotto sistema di poteri che fa perno sulla\nreligiosit\u00e0 cristiana,<br>\n[\u2026] l&#8217;intera cristianit\u00e0, che da milleottocento anni asside il suo dominio, la\nsua pompa ei suoi solenni tripudi sulla miseria dei propri fondatori e dei pi\u00f9\nzelanti seguaci (Goethe 1983: 264)<br>\ne di cui siamo efficaci ragguaglio anche in Retablo.<br>\nE il Soldano in pompa magna, quale sindaco della civitate, in uno con i\ndecurioni, e con gli amici, seguito da cavalieri e da pedoni, in quella festa\ndella patrona santa, fece la visita e l&#8217;omaggio a tutti i conventi, ritiri ,\norfanotrofi, spedali, chiese, collegi, monasteri e compagnie. E in ognuno, in\nsale, refettori o sacrestie, era ogni volta un ricevimento con dolciumi e\ncreme, rosoli, caff\u00e8 e cioccolata (Consolo 1987: 60).<br>\nLa Sicilia si offre quale realt\u00e0 composita, come egli ha modo di notare appena\nsbarcatovi in \u200b\u200bquel di Palermo \u00abassai facile da osservarsi superficialmente ma\ndifficile da conoscere\u00bb (Goethe 1983: 255); un metaforico vasto retablo,\nmeraviglioso e vivace, che pu\u00f2 rivelare una miserrima realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>32 Tuttavia \u00e8 da notare che l&#8217;animo, seppur sensibile, del\ngrande autore del Werther, non sembra turbarsi intimamente, come accade invece\na Fabrizio Clerici. Ci\u00f2 \u00e8 giustificabile con la semplice constatazione che,\nmentre il viaggio di Goethe in Sicilia in uno dei tanti tour che uomini di alta\ncultura compivano in quel tempo per gustare gli splendori naturali dell&#8217;isola e\nimmergersi nelle sue anticheggianti suggestioni, dietro <br>\nIl viaggio letterario del lombardo Fabrizio Clerici si cela il n\u00f3stos di\nVincenzo Consolo e il lamento per la sua terra ferita intride di s\u00e9 le pagine\ndell&#8217;opera: <br>\nDietro la croce e la Compagnia, venia la gente pi\u00f9 miserevole, la pi\u00f9 lacera,\nmalata e infelice. Ed era, cos\u00ec ammassata, cos\u00ec livida, come la teoria d&#8217;un\noltretomba, una processione d&#8217;ombre, d&#8217;umanit\u00e0 priva di vita e di colore\n(Consolo 1987: 184).<br>\nL&#8217;autore siciliano sa che dietro alle mirabolanti facciate come quelle\narchitettoniche di Trapani, dietro alle bellezze fastose, si cela una realt\u00e0 di\nbrutture, su cui si spande un mirabolante, quanto ingannevole, velo:<br>\nMai vid&#8217;io insieme tanto orrore, tanto strazio. L&#8217;altra faccia, il rovescio o\nforse la verit\u00e0 pi\u00f9 chiara e netta di questa nostra vita. Che nascondiamo\nognora con l&#8217;illusione, i velami, gli oblii, le facciate come quelle teatrali\nde&#8217; palazzi della rua Nuova e della Grande, ch&#8217;io avea visto e ammirato la sera\navanti, della gente lussuosa, spensierata che l\u00e0 vi dimorava (Consolo 1987:\n184).<br>\nLa prosa consolaana rivela, attraverso la sua efficace espressivit\u00e0, una\ntensione maggiore, un pi\u00f9 acuto sguardo, laddove Goethe sembra solo intento a\ngratificare la propria algida curiosit\u00e0 di visitatore, come accade tra le\nrovine della terremotata Messina. Nell&#8217;autore tedesco sembra che l&#8217;itinerario\nsiciliano produca nulla pi\u00f9 di un vacuo corroboramento del suo gusto\nestetizzante e razionale. Laddove Fabrizio sembra inquietarsi, sconfortarsi\nsempre pi\u00f9 per il desenga\u00f1o che ad ogni pi\u00e8 sospinto sembra squarciare il velo\ndi maraviglia che ammanta l&#8217;isola, il poeta tedesco sembra esaltarsi:<br>\nl&#8217;esaltazione poetica che provavo su questo suolo supremamente classico faceva\ns\u00ec che di tutto quanto apprendevo, vedevo, osservavo, incontravo,\nm&#8217;impossessassi per custodirlo in una riserva di felicit\u00e0 (Goethe 1983: 333).<br>\nEppure sia Clerici che Goethe giungono in Sicilia con un bagaglio estetico e\nculturale similitudine. Goethiana infatti \u00e8 l&#8217;intenzione di risalita alle\norigini, storiche e culturali in prima istanza, ma anche naturali, a cui\nFabrizio aggiunge un ulteriore fattore sentimentale:<br>\n[\u2026] mi pare di viaggiare alla ricerca degli stampi o matrici del vostro\nmeraviglioso sembiante, della grazia che dagli avoli del corno di Sicilia\nereditaste, in tanto che viaggio in cerca delle tracce d&#8217;ogni pi\u00f9 antica\nciviltate. (Consolo 1987: 77).<br>\nMentre la ricerca del poeta tedesco sembra focalizzarsi su una pi\u00f9 asettica\nanalisi biologica, ovvero uno studio sull&#8217; Urpflanze , la pianta originaria che\negli stesso aveva teorizzato: <br>\nDi fronte a tante forme nuove o rinnovate si ridest\u00f2 in me la vecchia idea\nfissa se non sia possibile scoprire fra quell&#8217;abbondanza la pianta originaria\n(Goethe 1983: 295). <br>\nMa soprattutto il poeta dell&#8217; Italienische Reise e il pittore di Retablo \u2013\ndalla predilezione artistica tuttavia analoga a quella del compagno di viaggio\ndi Goethe, il pittore Christoph Heinrich Kniep \u2013 sono accomunati dal medesimo\npunto di riferimento artistico: quel canone neoclassico ed ellenizzante,\nwinkelmanniano , ravvisabile nell&#8217;opera di Consolo nell&#8217;episodio della statua\nmoziese:<br>\nPi\u00f9 che un umano atleta trionfante, un dio mi parve, un Apolline, dalle forme\nclassiche, ideali, di quelle tanto amate dal Winkelmano.(Consolo 1987: 159)<br>\ne rintracciabile pi\u00f9 volte nelle proprie di Goethe. Tuttavia equilibrio il\npoeta tedesco vi dimostra un pi\u00f9 legame, rivelando una maggior aderenza a\nquell&#8217; sintesi d&#8217;armonia, compostezza e razionalit\u00e0 mediato dal von Riedesel:\n\u00ab[\u2026] alludo all&#8217;eccellente von Riedesel, il cuicino custodisco in seno come\nbreviario o talismano.\u00bb (Goethe 1983: 307). Mentre, per quanto riguarda il\nprotagonista dell&#8217;opera di Consolo, nel gusto della descrizione-elencazione\nsono ravvisabili influssi barocchi.<\/p>\n\n\n\n<p>33 Efficace, a tal proposito, \u00e8 il raffronto che pu\u00f2 essere\noperato attraverso le opposte rappresentazioni del tempio di Segesta, al centro\ndi una delle scene pi\u00f9 suggestive di Retablo, ove si palesa la differenza\nsostanziale di atteggiamento dei due viaggiatori:<br>\nLe colonne sono tutte ritte; due, ch&#8217;erano cadute, sono state risollevate di\nrecente. Se rivela o no uno zoccolo \u00e8 difficile definire, e non esiste un\ndisegno che c&#8217;illumini al riguardo [\u2026]. Un architetto potrebbe risolvere la\nquestione (Goethe 1983: 306).<\/p>\n\n\n\n<p>Il diametro di tutte le colonne \u00e8 di 6 piedi, quattro\npollici, sei linee; l&#8217;altezza di 28 piedi, e sei pollici\u2026 E potrei viepi\u00f9 continuare\nse non temessi di tediarvi con altezze e larghezze e volumi, con piedi e\npollici e linee (Consolo 1987: 97)<br>\nLaddove Goethe rivolge la sua attenzione alla semplice ricognizione\ntecnico-strutturale, il pittore milanese si lascia rapire dalla fascinazione\n\u00abdel tempio che vorrei ritrarre in modo distanziato, come fosse una realt\u00e0 che\npoggia sopra un altro pianoforte, in un&#8217;aura irreale o trasognata\u00bb (Consolo\n1987: 109); e alle speculazioni estetico-architettoniche goethiane si\ncontrappongono le riflessioni di carattere metafisico del protagonista\nconsolano:<br>\n[\u2026] Come porta o passaggio concepire verso l&#8217;ignoto, verso l&#8217;eternitate e\nl&#8217;infinito. (Consolo 1987: 99)<br>\nGoethe, come ci suggerisce lo stesso Consolo, giunge in Sicilia, questa realt\u00e0\neterogenea e prismatica, cercando non di raccontarla, bens\u00ec di \u00abmisurarla\u00bb, con\nla capziosa \u2013 o piuttosto presuntuosa &#8211; crede di decifrare il mistero\nsiciliano:<br>\nSono, ripetiamo, queste certezze riposte nella bellezza, nell&#8217;ordine,\nnell&#8217;armonia, nella cognizione e classificazione della natura, gli argini, le\nbarriere contro l&#8217;indistinto, il caos, l&#8217;imprevedibile, il disordine. Contro\nl&#8217;infinito (Consolo 2001: 246).<br>\nA differenza di Goethe, Fabrizio riesce a spogliarsi dei suoi oberanti metri\nilluministici e riesce ad abbandonare gli stereotipi estetizzanti e\nclassicheggianti legati al mito siciliano. Le antiche vestigia cos\u00ec alimentano\nle sue inquietudini in quanto tracce degli orrori alla storia dell&#8217;Uomo che\n\u00abvive sopravvivendo sordo, cieco e indifferente su una distesa di struttura e\ndi dolore, calpesta inconsciamente chi soccombe\u00bb (Consolo 1987: 151). Nel\nviaggio storico del poeta tedesco invece non vi \u00e8 traccia di tali riflessioni,\nda cui, anzi, sembra rifuggire:<br>\nNon bastava, osservai, che di tempo in tempo le sementi venivaro, se non da\nelefanti, calpestate da cavalli e uomini? Che bisogno c&#8217;era di ridestare\nbruscamente dal suo sogno di pace la fantasia risuscitando tali frastuoni?\n(Goethe 1983: 259)<br>\nClerici si arrender\u00e0 al mistero siciliano, alla sua ricchezza ed al suo\nfascino, contrariamente al poeta tedesco che schiavo della sua razionale\nriluttanza di non varcare, nel viaggio a ritroso verso l&#8217;antichit\u00e0 della\nstoria, verso l&#8217;origine della civilt\u00e0, la soglia dell&#8217;ignoto, di non inoltrarsi\nnell&#8217;oscura e indecifrabile eternit\u00e0; di non smarrirsi, immerso in una natura\ntroppo evidente e prorompente, nell&#8217;indistinto, nel caos infinito. (Consolo\n2001: 244)<br>\n18 \u00abMisera. La seule ha scelto qui nous console de nos mis\u00e8res est le divertissement,\net cependant c&#8217;est (&#8230;)<\/p>\n\n\n\n<p>34 Come \u00e8 stato scritto da Genette \u00abune dialettique perplexe\nde la veille et du r\u00eave, du r\u00e9el et de l&#8217;imaginaire, de la sagesse et de la\nfolie, traverse toute la pens\u00e9e baroque\u00bb (Genette 1996: 18). Opera barocca per\neccellenza, Retablo gioca sull&#8217;oscillazione tra i temi della maravilla ed il\ndesenga\u00f1o , della verit\u00e0 e della mistificazione, tra le percezioni sensibili\ndella superficie dei fenomeni e l&#8217;abisso dell&#8217;esistenza, tra le visioni che il\nmondo propone ei riflessi capovolti di esse. I protagonisti consoliani si\ntrovano quindi \u00aba passare dal sogno e dall&#8217;incanto al risveglio pi\u00f9 lucido\u00bb, e\nci\u00f2 lungo il corso di un divertissement letterario, che &#8211; collegandosi e\ncapovolgendo un celebre pensiero di Blaise Pascal 18\u2013 non spinge alla\ndistrazione dalle domande dell&#8217;interiorit\u00e0, ma ne esprime attraverso un&#8217;intensa\nsensibilit\u00e0 stilistica, dacch\u00e9 come affermare ancora Genette \u00abl&#8217;univers baroque\nest ce sophisme path\u00e9tique o\u00f9 le tourment de la vision se r\u00e9sout \u2013 et s &#8216;ach\u00e8ve\n\u2013 en bonheur d&#8217;expression\u00bb.<br>\nO mia Medusa, mia Sfinge, mia Europa, mia Persefone, mio \u200b\u200bsogno e mio\npensiero, cos&#8217;\u00e8 mai questa terribile, meravigliosa e oscura vita, questo duro\nenigma che l&#8217;uomo sempre ha declinato in mito, in racconto favoloso,\nleggendario, per cercar di rispecchiarla, di decifrarla per allusione, per\nmetafora? (Consolo 1987:135)<br>\n<br>\n<\/p>\n\n\n\n<p><em>Bibliografia<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>I DOI vengono aggiunti\nautomaticamente ai riferimenti da Bilbo, lo strumento di annotazione\nbibliografica di OpenEdition. <br>\nAA.VV., 2005, \u00abLeggere V. Consolo\u00bb , Quaderns d&#8217;Itali\u00e0 , 10, Barcellona,\n\u200b\u200bUniversitat Autonoma de Barcelona.<br>\nAA.VV., 2007, Vincenzo Consolo punto de union entre Sicilia y Espa\u0148a, los\ntreinta a\u0148os de \u00abIl sorriso dell&#8217;ignoto marinaio\u00bb, Valencia, Generalitat\nValenciana, Universitat de Valencia.<br>\nAdamo G., 2006, La parola scritta e pronunciata, nuovi saggi sulla narrativa di\nVincenzo Consolo , San Cesario di Lecce, Manni.<br>\nApollonio M., 1981, Storia del teatro italiano, vol. 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A queste parole nella risposta quelle di\nRosalia, su parte finale dell&#8217;opera: \u00abIsidoro, dono dell&#8217;alma e gioia delle\ncarni, spirito di miele, verdello della state, suggello d&#8217;oro, candela della\nPasqua, battaglio d&#8217;ogni festa [\u2026]\u00bb (Consolo 1987: 193).<br>\n4 La vexata quaestio sul nome del giullare autore dell&#8217;opera \u00e8 tuttavia risolta\npi\u00f9 avanti da Consolo a favore della seconda ipotesi quando introdurr\u00e0,\nammantata da una notevole ironia, la sedicente Accademia poetica de Ciulli\nArdenti. A tal proposito, \u00e8 interessante notare che anche Dario Fo si \u00e8\nsoffermato su Rosa fresca aulentissima, identificando il nome esatto\ndell&#8217;autore in Ciullo e scartando l&#8217;invalso Cielo, risultato questo di una\nmistificazione culturale a scopo censorio (ciulloindica anche membro il\nmaschile). \u00c8 quanto meno ipotizzabile che Consolo conosca l&#8217;altro e pi\u00f9\nscurrile significato della parola, tant&#8217;\u00e8 che sembra giocarci col lettore in\nqueste righe: \u00abdi Ciullo intenno, chiaro al monno intero, e surtutto per nui de\nl&#8217;Accademia ardente che al nome suo s&#8217;appenne\u00bb (Consolo 1987: 54).<br>\n5 Cfr. \u00ab[\u2026] la narrativa dei fabliaux , sbrigativa e salace, imperniata su\npersonaggi della borghesia, del clero, del contado, o anche dell&#8217;aristocrazia,\nma in una chiave beffarda che sembra antitetica a quella del romanzo o del lai\n\u00bb (Rutebeuf 2007 : 13).<br>\n6 Ma anche Ariosto 1976 : X, 46: \u00abil suo amore ha dagli altri differenza:\/speme\no timor negli altri il cor ti lima\u00bb.<br>\n7 Albertocchi (2005: 95-111) dedica un esauriente articolo alla reale figura\nstorica di Teresa Blasco, rivelandone, attraverso i documenti dell&#8217;epoca, le\nvicende \u2013 invero scabrose \u2013 che la videro protagonista nella Milano dei Lumi, e\nche la allontanano notevolmente dalla figura di donna vereconda tratteggiata\nnel diario di viaggio di Fabrizio.<br>\n8 Per il lessico specifico trobadorico, oltre ai gi\u00e0 citati testi di Formisano\ne Di Girolamo, si rimanda al pi\u00f9 agevole glossario posto a margine di Cataldi\n2006: 226-229.<br>\n9 \u00c8 Fabri Ramondino, estimatrice e critica della prima ora di Retablo, a\nsuggerire, nella sua recensione all&#8217;opera inclusa nel numero del 3 novembre\n1987 de \u00abIl Mattino\u00bb, che il romanzo \u00e8 costruito secondo lo schema della qu\u00eate\ndei cavalieri erranti: l&#8217;orazione, la peregrinazione e la verit\u00e0 ritrovata. <br>\n10 Questi versi e quelli successivi sono ripresi da Roncaglia 1961: 304-307.<br>\n11 Si rimanda per un rapido sunto ancora a Di Girolamo 1989: 63, e approfonditi\nda Picone 1979. Si consiglia inoltre la lettura dell&#8217;introduzione dell&#8217;edizione\ncurata da Chiarini 2003.<br>\n12 Ibidem.<br>\n13 Dietro i personaggi del Cavaliere Fabrizio e del suo servo Isidoro che\ncompiono il loro Grand Tour siciliano sono intravedibili le sagome dei\npersonaggi di Jacques le fataliste.<br>\n14 Si veda Leopardi 2007 (qui e di seguito, per tutte le citazioni\nleopardiane).<br>\n15 \u00c8 doveroso qui richiamare Alejo Carpentier e il suo El Siglo de Las Luces,\nromanzo storico pubblicato nel 1962, e che ha sviluppato, per temi e atmosfere,\nVincenzo Consolo.<br>\n16 Il viaggio del grande autore di tedesco si svolge tuttavia nel 1787, circa\nun ventennio dopo quello del protagonista di Retablo.<br>\n17 Cfr. Capponi P., \u00abDella luce e della visibilit\u00e0, considerazioni in margine\nall&#8217;opera di Vincenzo Consolo\u00bb, in: AA.VV. 2005.<br>\n18 \u00abMisera. La seule ha scelto qui nous console de nos mis\u00e8res est le\ndivertissement, et cependant c&#8217;est la plus grande de nos mis\u00e8res. Car c&#8217;est\ncela qui nous emp\u00eache principalement de songer \u00e0 nous, et qui nous fait perdre\ninsensiblement. Sans cela, nous serions dans l&#8217;ennui, et cet ennui nous\npousserait \u00e0 chercher un moyen plus solide d&#8217;en sortir. Mais le divertissement\nnous amuse, et nous fait arriver insensiblement \u00e0 la mort .\u00bb (Pascal 1971: I,\n268). <br>\nNicola Izzo , \u201cNello scriptorium barocco di Vincenzo Consolo: riprese e\nribaltamenti letterari in Retablo \u201d ,&nbsp;\nreCHERches , 21 | 2018, 113-128.<br>\n<\/em><br>\nNicola Izzo<\/p>\n\n\n\n<p>Universit\u00e9 Jean Monnet, Saint-\u00c9tienne<br><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"1088\" class=\"wp-image-2676\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/909-3.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/909-3.jpg 225w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/909-3-221x300.jpg 221w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nicola Izzo Negli anni Ottanta, la produzione di Consolo \u00e8 contraddistinta dalla stilizzazione barocca, che raggiunge il suo culmine con Retablo (1987), opera-laboratorio e straordinario compendio letterario. Tale studio si concentra sulla pratica di riscrittura espletata dall&#8217;autore siciliano, che, quale il Pierre Menard autore del Chisciotte borgesiano, ricrea e rivisita testi importanti della letteratura italiana &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2674\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Nello scriptorium barocco di Vincenzo Consolo: riprese e ribaltamenti letterari in Retablo<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[144,4],"tags":[549,425,124,1237,111,318,246,23,598,1238,48,1234,117,644,1236,620,142,70,775,17,241,817,658,493,186,208,1233,1231,229,32,975,1240,278,1239,57,676,596,116,64,20,38,1229,154,437,459,196,29,59,203,579,280,1242,1243,1241,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2674"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2674"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2674\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2677,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2674\/revisions\/2677"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2674"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2674"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2674"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}