{"id":267,"date":"2008-07-02T06:39:18","date_gmt":"2008-07-02T06:39:18","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=267"},"modified":"2015-07-02T07:15:38","modified_gmt":"2015-07-02T07:15:38","slug":"sulla-regionalita-letteraria-in-italia-pirandello-darrigo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=267","title":{"rendered":"Sulla regionalit\u00e0 letteraria in italia: Pirandello, D&#8217;arrigo, Consolo"},"content":{"rendered":"<p>Salvatore C. TROVATO  <\/p>\n<p>Pages 41 &#8211; 56<br \/>\nLA REGIONALITA LETTERARIA TRA REALISMO ED ESPRESSIONISMO<\/p>\n<p>1<br \/>\nLa lingua italiana di base fiorentina diffusasi dal Cinquecento in poi in tutta la penisola per l\u2019adesione spontanea degli scrittori \u2013 d\u2019arte e non \u2013 si incontr fin dall\u2019inizio con le tradizioni linguistiche regionali, ben radicate nel territorio. La conseguenza fu che l\u2019interferenza della lingua col dialetto caratterizz fin dall\u2019inizio (e caratterizza tuttora) la storia linguistica italiana. La lingua letteraria \u2013 che almeno fino all\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia fu la lingua tout court \u2013 ne venne ovviamente coinvolta sul piano stilistico, particolarmente in autori e in momenti in cui la regione entra realisticamente nell\u2019opera letteraria o, ancor pi\u00f9, in autori in cui il plurilinguismo, giocato anche sul versante della regionalit\u00e0 linguistica, diventa ingrediente forte di scritture espressionistiche. Espressionismo e realismo insieme, dunque, sono gli elementi che possono indirizzare le scelte linguistiche degli autori nella direzione della regionalit\u00e0 [1]   Non interessano, in questa sede, le scelte mistil&#8230; [1] .<br \/>\n2<br \/>\nDopo l\u2019Unit\u00e0 del paese (a. 1861), la lingua letteraria italiana, cristallizzata nell\u2019uso scritto, era giunta da tempo al bivio e portava il peso di essere stata per pi\u00f9 di tre secoli lingua scritta senza ricambi con un modello parlato. A ci bisogna aggiungere i guasti provocati dalla sclerosi retorica. La consapevolezza dello stato della lingua e la necessit\u00e0 di poter contare, ora che la nazione era unificata in uno stato, su di un codice di interscambio sia scritto sia parlato, era diffusa negli ambienti colti italiani.<br \/>\n3<br \/>\nLa vivacit\u00e0 delle discussioni sulla lingua, le varie proposte e la stessa insistenza sul problema anche a livello istituzionale, mostrano quanto fosse importante la questione della lingua, a maggior ragione che i problemi non erano pi\u00f9 o non erano solo di livello letterario, ma anche e soprattutto sociale. In ogni caso si trattava di proporre alla nazione un modello di lingua che non fosse pi\u00f9 solo scritta, ma anche parlata.<br \/>\n4<br \/>\nLa soluzione manzoniana, com\u2019\u00e8 noto, \u00e8 quella del fiorentino colto, una soluzione che d\u2019un sol colpo avrebbe dato alla nazione un modello parlato, vivo, moderno. Ma, ahim\u00e9, senza prestigio, perch\u00e9 il fiorentino colto degli anni posteriori all\u2019Unit\u00e0 non era certo la lingua italiana di base fiorentina esemplata sui grandi trecentisti, che era stata universalmente accettata da tutta la nazione. Peraltro, nella proposta manzoniana era coerentemente insita la preclusione ai dialetti.<br \/>\n5<br \/>\nLa soluzione ascoliana, invece, si basava sull\u2019italiano della tradizione, da rinnovare in conseguenza e in parallelo al rinnovarsi della cultura. L\u2019una e l\u2019altra, la lingua e la cultura, erano affidate all\u2019energia operosa degli &#8221; operaj della intelligenza &#8221; [2]   V. Graziadio Isaia Ascoli, 1870, &#8221; Proemio &#8221; all\u2019Archivio&#8230; [2] . Nessuna preclusione nei confronti delle fonti del rinnovamento e del ringiovanimento in Ascoli, nessuna preclusione nei confronti degli apporti dialettali.<br \/>\n6<br \/>\nAl di l\u00e0 delle proposte di Ascoli e Manzoni, va qui ricordato che tutte le volte che la letteratura italiana, nei suoi quasi ottocento anni di storia, \u00e8 venuta a trovarsi in stato di sofferenza comunicativa ed espressiva, ha ricevuto il soccorso dei dialetti che della lingua da sempre sono l\u2019inesauribile risorsa. D\u2019altra parte i dialetti nelle regioni hanno da sempre costituito il sostrato della lingua medesima, sia al livello scritto (e cio\u00e8 fin dal Cinquecento) sia a livello parlato (solo posteriormente all\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia). \u00c8 pertanto del tutto naturale che i dialetti facciano capolino, entrino o trionfino nella lingua letteraria che, nel corso dei secoli, si \u00e8 spesso rinnovata alla fonte dei dialetti. Di vario ordine sono i motivi della penetrazione dei dialetti nella lingua letteraria.<br \/>\n7<br \/>\nInnanzi tutto storico: il corrispettivo parlato della lingua letteraria scritta \u00e8 stato costituito dai dialetti. E con questi gli scrittori d\u2019Italia hanno da sempre dovuto fare i conti per escluderli (istanza puristica) o per accoglierli (istanza antipuristica). L\u2019italiano di base toscana \u00e8 stato dovunque la lingua appresa sui classici, linguisticamente insufficienti ad esprimere tutta la realt\u00e0. I dialetti, viceversa, non hanno mai difettato degli strumenti, sia pure all\u2019interno di determinati limiti, per comunicare la realt\u00e0.<br \/>\n8<br \/>\nSegue l\u2019istanza realistica, per la quale la regione non pu essere comunicata senza il coinvolgimento degli strumenti espressivi della regione medesima, strumenti che da sempre sono stati (e in gran parte sono) i dialetti.<br \/>\n9<br \/>\nUn terzo motivo \u00e8 di ordine politico-sociale. In questo caso i dialetti possono assumere funzione di rottura e di polemica contro una lingua troppo borghese, che si \u00e8 poco rinnovata o che appare socialmente sclerotizzata e sclerotizzante o addirittura di classe.<br \/>\n10<br \/>\nIl quarto motivo, infine, \u00e8 di ordine pi\u00f9 squisitamente soggettivo \u2013 anche se spesso legato a mode, correnti, ideologie e, comunque, a scelte personali \u2013 ed \u00e8 dovuto al gusto espressionistico, che caratterizza tante opere ed autori della storia letteraria italiana, insomma, all\u2019 &#8221; eterna funzione Gadda &#8221; di continiana memoria.<br \/>\n11<br \/>\nNon senza illustrare le motivazioni profonde, teoriche, dell\u2019innesto del dialetto sulla lingua negli autori oggetto della nostra analisi, ovviamente quando questi ne abbiano lasciato traccia, scopo di questo lavoro \u00e8 quello di mettere a fuoco da vicino, sulla base di una rappresentativa se pur limitata campionatura, i modi di accessione al dialetto da parte di autori come Pirandello, D\u2019Arrigo e Consolo. Tre autori compromessi col dialetto, pur se in modo, in misura e con motivazioni diverse l\u2019uno dall\u2019altro, in rapporto, ovviamente, alla temperie storico-culturale in cui hanno vissuto o vivono.<br \/>\nTRE SCRITTORI COMPROMESSI COL DIALETTO: PIRANDELLO, D\u2019ARRIGO, CONSOLO<\/p>\n<p>12<br \/>\nLa dialettalit\u00e0 o regionalit\u00e0 che dir si voglia dei nostri tre autori si gioca sul piano del realismo e dell\u2019espressionismo. In Pirandello i piani sono tutti e due coinvolti, D\u2019Arrigo e Consolo sono autori espressionisti che si collocano all\u2019interno di una vasta area sperimentale che da Gadda va agli autori di &#8220;Officina&#8221; e a un discreto numero di isolati tra cui, appunto, i nostri due, ma anche Pizzuto, Bianciardi e Testori [3]   Cf. Romano Luperini et al., La scrittura e l\u2019interpretazione&#8230;. [3] .<br \/>\n1.\u2002Luigi Pirandello<\/p>\n<p>13<br \/>\nPirandello, vissuto a cavallo tra Otto e Novecento, \u00e8 tra gli scrittori teoricamente pi\u00f9 consapevoli. Ascoliano fin dalla giovinezza, non ha preclusioni nei confronti della lingua della tradizione. Ma, attraverso quella lingua, si fanno breccia, nella prassi scrittoria di Pirandello, con discrezione, i neologismi d\u2019autore e l\u2019elemento regionale (siciliano e non).<br \/>\n14<br \/>\nFin da quando era ancora studente a Bonn aveva notato che un siciliano e un piemontese &#8221; messi insieme a parlare, non faranno altro che arrotondare alla meglio i loro dialetti, lasciando a ciascuno il proprio stampo sintattico, e fiorettando qua e l\u00e0 questa che vuol essere la lingua italiana parlata in Italia delle reminiscenze di questo o di quel libro letto &#8221; [4]   Luigi Pirandello, 1890, &#8221; Prosa moderna (Dopo la lettura&#8230; [4] .<br \/>\n15<br \/>\nSe c\u2019\u00e8 spazio, all\u2019interno della lingua letteraria, per il dialetto, il varco \u00e8 aperto dal desiderio, da parte di Pirandello, di portare nella lingua la scorrevolezza e la vivacit\u00e0 del parlato. L\u2019espressivit\u00e0 e la comunicativit\u00e0 sono le esigenze attorno alle quali coagula la dialettalit\u00e0 pirandelliana.<br \/>\n16<br \/>\nDal punto di vista comunicativo, l\u2019elemento regionale \u2013 per lo pi\u00f9, ma non esclusivamente, lessicale \u2013 diventa necessario &#8221; perch\u00e9 serve a denotare momenti, oggetti e nozioni della vita paesana e rurale regionale, per i quali il termine di lingua, anche se esiste, non rende con fedelt\u00e0 la specifica natura della cosa o dell\u2019azione, come sono proprie di quell\u2019ambiente &#8221; [5]   Antonino Pagliaro, 1969, &#8221; Teoria e prassi linguistica&#8230; [5] . Per quel che riguarda il piano dell\u2019espressivit\u00e0, in cui prende forma la tensione fantastica, il dialetto partecipa a quest\u2019ultima come fonte viva del parlato [6]   Pagliaro, Teoria., p. 268. [6] . Per quest\u2019ultima via \u00e8 possibile il calco semantico, una sorta di traduzione della sottesa forma dialettale &#8221; che riprende con efficacia e precisione la connotazione pi\u00f9 rilevante del significato del termine dialettale, sovvenuto per primo alla coscienza &#8220;, come acutamente mette in evidenza Pagliaro [7]   Pagliaro, Teoria., p. 268. [7] .<br \/>\n17<br \/>\nUn cenno, infine, prima di mostrare qualcuno degli esempi pi\u00f9 significativi della regionalit\u00e0 pirandelliana, meritano i modi dell\u2019assunzione della regionalit\u00e0 da parte dello scrittore agrigentino. Essi sono improntati, secondo Maria Luisa Altieri Biagi [8]   Maria Luisa Altieri Biagi, 1980, &#8221; Pirandello: dalla&#8230; [8] , al ritegno linguistico che impone la giusta cautela sulla via dell\u2019espressionismo e al ritegno filologico, che porta lo scrittore a non fare a meno \u2013 ascolianamente \u2013 della lingua della tradizione. Questa, muovendosi programmaticamente nella direzione del parlato, permette allo scrittore di assumere per la sua prosa \u2013 sia sul versante del realismo sia su quello dell\u2019espressionismo \u2013 gli elementi regionali che di volta in volta riterr\u00e0 opportuno.<br \/>\n18<br \/>\nInfine, nel pieno rispetto del lettore, Pirandello, tutte le volte che assume elementi regionali che &#8221; in base alla sua sensibilit\u00e0 filologica, non prevede la possibilit\u00e0 di promozione a lingua &#8221; [9]   Altieri Biagi, La lingua&#8230;, p. 171. [9] , ricorre alla corsivizzazione, alla virgolettazione o anche alla glossa, intesa quest\u2019ultima come nota esplicativa del termine regionale adoperato. Ci si spiega, ancora una volta, all\u2019interno dell\u2019ideologia ascoliana dello scrittore, &#8221; impegnato anche civicamente a collaborare alla formazione di una lingua unitaria, che fosse strumento valido di comunicazione orale di cittadini di diverse regioni &#8221; [10]   Altieri Biagi, La lingua&#8230;, p. 170. [10] .<br \/>\n19<br \/>\nCos\u00ee, nella sua prosa entrano parecchi regionalismi cosiddetti segnici, ripresi cio\u00e8 nella totalit\u00e0 del significante \u2013 adattato, ovviamente alle strutture fono-morfologiche dell\u2019italiano \u2013 e del significato.<br \/>\n20<br \/>\nTra i tanti [11]   Uno spoglio completo dei regionalismi nelle Novelle&#8230; [11] \u00e8 possibile ricordare: babbo [12]   Gli esempi che seguono sono tratti da Luigi Pirandello,&#8230; [12] per \u2018stupido\u2019, bollo [13]   Nella novella Il &#8221; fumo &#8220;, I*, p. 67 (in un discorso&#8230; [13] per \u2018bollore\u2019, candelina di pecorajo [14]   Nella novella Chi la paga, II*, p. 466. [14] per \u2018lucciola\u2019, mesi grandi [15]   Nelle novelle Tanino e Tanotto, II**, p. 755, e Il&#8230; [15] per \u2018i mesi che vanno da maggio a ottobre\u2019, n\u00e0nfara [16]   Nel Vitalizio, II**, p. 854. [16] per \u2018vocetta di naso\u2019 e, per quel che riguarda i regionalismi semantici: giardino [17]   Nelle novelle Il vitalizio, II**, p. 845, 846; Il&#8230; [17] per \u2018agrumeto\u2019, giro [18]   Nelle novelle Il &#8221; fumo &#8220;, I*, p. 52 ; La giara, III*,&#8230; [18] per \u2018appezzamento di terra\u2019, principali [19]   Nella novella La morta e la viva, III*, p. 88. [19] per \u2018commercianti, magazzinieri, sensali di noleggio\u2019, ma anche parlare usato come sostantivo maschile col significato di \u2018decisione, parere\u2019: &#8221; Don Simo\u2019a che gioco giochiamo? Di quanti parlari siete? &#8221; [20]   Nella novella Fuoco alla paglia, I*, p. 345. [20] ; peccato mortale [21]   Nella stessa novella, p. 339. [21] col significato di \u2018persona che vive in peccato mortale\u2019 e tanti altri ancora.<br \/>\n21<br \/>\nTra i calchi, non frequenti, va ricordato l\u2019esempio, credo paradigmatico, di sorsare \u2018tirare su col naso\u2019, che Pirandello usa nella novella Cinci [22]   In Novelle, III**, p. 667-675. [22] , in un contesto in cui il senso della parola \u00e8 pi\u00f9 che evidente: &#8221; Tornando a scuola, quel pomeriggio, [Cinci] ha dimenticato a casa il fazzoletto, per cui ora, di tanto in tanto, l\u00ee seduto a terra, sorsa col naso. &#8221; [23]   P. 668. [23] La riusa poi in altri contesti. In Resti mortali, ad esempio: &#8221; [Zio Fifo] si metteva a frugolare per casa, sorsando, soffiando, dando smusatine, come per tenere in continuo esercizio d\u2019esplorazione il naso puntuto [&#8230;] &#8221; [24]   II**, p. 690. [24] , in cui la trasparenza semantica \u00e8 evidente; e ancora: in Lumie di Sicilia: &#8221; \u2013 C\u2019\u00e8 o non c\u2019\u00e8? \u2013 domand il giovanotto, corrugando le ciglia e sorsando col naso. &#8221; [25]   II**, p. 904. [25] Sorsare, per, col significato di \u2018tirare su col naso\u2019 non \u00e8 registrato da tutti dizionari [26]   Non lo registrano, infatti, Dardano, Devoto-Oli, 2000&#8230; [26] : Treccani IV lo registra riportando il contesto pirandelliano e lo stesso fanno, seguendo il GDLI [27]   E cio\u00e8: Battaglia Salvatore, B\u00e0rberi Squarotti Giorgio,&#8230; [27] , De Mauro 2000 e il GRADIT.<br \/>\n22<br \/>\nL\u2019unica strada che ci permette di cogliere la &#8221; creazione &#8221; pirandelliana resta quella del dialetto agrigentino, nel quale surchjari, che per il significato di \u2018bere a sorsi\u2019 corrisponde all\u2019it. sorsare, ha, come secondo significato, quello di \u2018tirare su col naso\u2019. \u00c8 evidente che Pirandello ha esteso il secondo significato della parola agrigentina alla corrispondente parola italiana. E quest\u2019ultima, per calco semantico, ne \u00e8 uscita sicuramente rinnovata e arrricchita. L\u2019operazione certamente sfugge ai pi\u00f9, ma \u00e8 sintomatica dell\u2019ideologia di un autore che, a riprendere Altieri Biagi [28]   Altieri Biagi, La lingua&#8230;, p. 170. [28] ha voluto essere &#8221; impegnato anche civicamente a collaborare alla formazione di una lingua unitaria &#8220;.<br \/>\n23<br \/>\nIl lessico, comunque, \u00e8 il settore in cui maggiormente, nell\u2019opera pirandelliana, il dialetto si incontra con la lingua. Andrebbe ancora ricordato l\u2019uso di lessemi complessi, come le molte polirematiche (avanzare il passo [29]   In Distrazione, I*, p. 468 e Marsina stretta, II*,&#8230; [29] per \u2018accelerare l\u2019andatura\u2019, far buona comparsa [30]   La verit\u00e0, I*, p. 743. [30] per \u2018far bella figura\u2019, guardarsi davanti e dietro [31]   Lo spirito maligno, II*, p. 174. [31] per \u2018esser guardingo\u2019) e i proverbi (fortuna e dormi, meglio nero pane che nera fame) [32]   Entrambi nel Vitalizio, II**, p. 843 e 872. [32] , mentre, tra i tratti morfologici pi\u00f9 vistosi trasferiti dal dialetto alla lingua, \u00e8 ancora il caso di ricordare peggiorativi del tipo figliacci [33]   Ne L\u2019altro figlio, II*, p. 47. [33] e madraccia [34]   In Acqua amara, I*, p. 270, e L\u2019imbecille, I*, p&#8230;. [34] con gli stessi valori delle forme dialettali figliazzi e mammazza e cio\u00e8 \u2018figli e mamma degeneri\u2019.<br \/>\n24<br \/>\nA livello sintattico, infine, \u00e8 opportuno segnalare l\u2019uso dello stato in luogo con a + art. + nome, come in dialetto, piuttosto che con in + nome, come in: &#8221; Nessuno aveva visto Neli, n\u00e9 era riuscito ad averne notizia, n\u00e9 all\u2019Argentina, n\u00e9 al Brasile, n\u00e9 agli Stati Uniti. &#8221; [35]   Ne Il &#8221; fumo &#8220;, I*, p. 64, corsivo mio. [35]<br \/>\n25<br \/>\nI pochi esempi ricordati danno un\u2019idea pi\u00f9 che sufficiente delle scelte linguistiche e stilistiche di Pirandello e spiegano bene perch\u00e9 &#8221; l\u2019impatto della prosa pirandelliana sulla formazione della lingua nazionale \u00e8 stato notevole e duraturo &#8221; [36]   Luca Serianni, 1993, &#8221; La prosa &#8220;, in Id. e Pietro&#8230; [36] .<br \/>\n2. Stefano D\u2019Arrigo<\/p>\n<p>26<br \/>\n\u00c8 l\u2019autore di Horcynus Orca, romanzo uscito nel 1975 presso Mondadori. Il romanzo, lunghissimo, fu atteso per lungo tempo e fu fonte di vivaci discussioni dopo la pubblicazione. Oggi se ne parla poco. Le storie letterarie si limitano a collocare il romanzo nell\u2019area dello sperimentalismo espressionistico [37]   Cos\u00ee, ad esempio, Giulio Ferroni, 1991, Storia della&#8230; [37] .<br \/>\n27<br \/>\nSono poche le occasioni in cui D\u2019Arrigo ha potuto consegnare alla critica la sua &#8220;poetica&#8221;. In un\u2019intervista concessa a Stefano Lanuzza [38]   In Stefano Lanuzza, 1985, Scill\u2019e Cariddi. Luoghi&#8230; [38] dichiara che nello scrivere il suo Horcynus il problema non era &#8221; di raccontare certi fatti ma del come raccontarli, e, di conseguenza, di quale linguaggio [&#8230;] adoperare &#8221; [39]   Lanuzza, Scill\u2019e Cariddi&#8230;, p. 134. [39] . E subito dopo: &#8221; Ho costantemente cercato di far coincidere i fatti narrati con l\u2019espressione, la scrittura con l\u2019occhio e con l\u2019orecchio, rifiutando qualunque modulo che mi apparisse parziale, astratto o intuitivo, cio\u00e8 non completo e assoluto. Non ho rinunciato a nessun materiale linguistico disponibile. &#8221; [40]   Lanuzza, Scill\u2019e Cariddi&#8230;, p. 134-35. [40] Infine, in riferimento all\u2019utilizzazione del dialetto, passato ovviamente attraverso il filtro dell\u2019italiano, dichiara: &#8221; [&#8230;] per non pochi aspetti, Horcynus Orca [\u00e8] il momento, certo non paradigmatico, di una scrittura che vuole rifarsi anche all\u2019espressivit\u00e0 del parlato e all\u2019idioma popolare, ma in un senso non demagogico n\u00e9 pretestuoso, cercando di trar fuori, ricreare e quindi valorizzare al massimo la temperie culturale e l\u2019elemento estetico di quell\u2019idioma. &#8221; [41]   Lanuzza, Scill\u2019e Cariddi&#8230;, p. 139. [41]<br \/>\n28<br \/>\nQuell\u2019espressivit\u00e0 \u00e8 dilatata dallo scrittore fino ai limiti delle possibilit\u00e0 consentite a un sistema linguistico e non sono pochi i casi in cui l\u2019autore non esita a violare i &#8220;blocchi&#8221; che la lingua impone alla formazione di parole nuove [42]   Ho segnalato altrove (Salvatore C. Trovato, 2007,&#8230; [42] . La ricchezza di forme tratte dal dialetto e da lui piegate in vario modo alle esigenze espressive della scrittura letteraria \u00e8 inimmaginabile.<br \/>\n29<br \/>\nLa regionalit\u00e0 permea tutta l\u2019opera di D\u2019Arrigo, nella quale netto \u00e8 il rifiuto della manzoniana lingua unitaria di base toscana, ormai storicamente e pedagogicamente superato, mentre il dialetto viene sfruttato sino alle possibilit\u00e0 estreme, fino a diventare forma lessicogena per lingue altre, che di volta in volta, nella costruzione darrighiana, possono assumere, esternamente, veste francese o addirittura latina, ferma restando l\u2019anima, che \u00e8 dialettale. Tale \u00e8 il caso, ad esempio, di improsare \u2018truffare; ingannare\u2019 e improsatura \u2018truffa; inganno\u2019, trasportate direttamente dal sic. mprusatura e mprusari \u2018id.\u2019, ma anche di impros\u00e9 (p. 62), improsato (p. 716) e della bella e imprevedibile retroformazione (in) prosum (p. 85), in latino!, qui inventata a coprire di raffinatezza, ostentata e ironica, un concetto colpito da tab\u00f9, oltre che a supplire egregiamente un proso mancante in Horcynus come nel siciliano, ma ben presente in vari gerghi, e nell\u2019argot nella forma proze.<br \/>\n30<br \/>\nIntere famiglie lessicali e campi semantici vengono attinti al siciliano e trasportati in italiano.<br \/>\n31<br \/>\nTra le famiglie lessicali, tantissime, si pu ricordare quella formatasi, nel siciliano e nel romanzo darrighiano, attorno a babbo \u2018stupido; persona stupida\u2019 coi derivati babbigno, babbione, babberia, babbicello, imbabbirsi e i composti babbannacchio e babbabella; mentre, tra i campi semantici, si pu ricordare, tra i tanti, la terminologia degli uomini di mare appresa dallo scrittore dai pescatori dello Stretto: acciara, bastardello, caloma, conzo, feluca, filere, gistra, intinnere, ontro, palamitara, palella, rema calante, rema montante, sciabica, scorciatore, traffinera; e, ancora, una serie di neoformazioni che ruotano attorno ai poemi epici del ciclo carolingio \u2013 notissimi nella cultura popolare attraverso l\u2019Opera dei Pupi \u2013 e in particolare ai due toponimi Maganza e Roncisvalle. Dal primo D\u2019Arrigo deriva l\u2019agg. maganzese \u2018traditore\u2019, il cui modello immediato \u00e8 nel sic. maganzisi \u2018id.\u2019 [43]   Cf. Tropea Giovanni, a cura di, 1985, Vocabolario&#8230; [43] ; dal secondo, Roncisvalle, invece, forma alcuni derivati inediti. Il percorso muove dall\u2019uso referenziale del toponimo con un primo passaggio a quello antonomastico: &#8221; Dallo sperone [i pellesquadre] avevano voglia a gridare per avvertirli [i pescespada] che stavano incappando a Roncisvalle, perch\u00e9 questa fu: una Roncisvalle, una carneficina, una strage degli innocenti, uno sterminio &#8221; (p. 524); prosegue poi dal nome proprio al nome comune: &#8221; Ci furono miserande roncisvalli di marinai italiani come voi, nei mari qui dintorno e sti nomi di strage, certo v\u2019arrivarono pure a voi [&#8230;] &#8221; (p. 346), e quindi all\u2019aggettivo: &#8221; I pellisquadre se lo sentirono subito che quella era aria maganzese, impresa roncisvalla &#8221; (p. 522), o in: &#8221; I pellisquadre si confermarono che quello delle fere era appostamento roncisvallo &#8221; (p. 523). Dal nome comune, infine si passa da un lato al verbo roncisvallare e roncisvallarsi e all\u2019agg. verb. roncisvallato, e dall\u2019altro all\u2019agg. roncisvalloso.<br \/>\n32<br \/>\nNumerose poi le neoformazioni in cui: a) a una base italiana si aggiunge un suffisso siciliano (induzione del suffisso), come il notevole deissa [44]   P. 383 con numerose occorrenze. Si noti che l\u2019it&#8230;. [44] (\u2190 it. dea + sic. -issa, ad es. di bbatissa \u2018badessa\u2019, bbarunissa \u2018baronessa\u2019, liunissa \u2018leonessa\u2019, ecc.); b) a una base siciliana si aggiunge un suffisso italiano, come \u00e8 il caso, ad es. di pazziscolo [45]   Con numerose occurrenze nel romanzo, di gi\u00e0 segnalate&#8230; [45] \u2018un po\u2019 pazzoide\u2019 che presuppone il sic. pazziscu (l\u2019it. ha pazzesco) cui si aggiunge il suff. it. -olo (dimin., vezz., o, nel caso in questione, attenuativo). E tanti altri.<br \/>\n33<br \/>\nAncora il dialetto gli fornisce forme reduplicate del tipo maremare, piedipiedi (nella forma graficamente unita), oltre che orlo orlo, pelo pelo, riva riva i quali tutti, sicilianamente, indicano moto attraverso luogo.<br \/>\n34<br \/>\nLo studio dei giochi di parole, altro campo di rilevante interesse in Horcynus, esce dal tema di questo breve intervento, ma \u00e8 opportuno mettere in rilievo, sia pure di passata, che anche in questo un campo D\u2019Arrigo si \u00e8 egregiamente misurato. Basti pensare a famera e ferame che rappresentano il diverso sviluppo dell\u2019incrociarsi di fera e fame; a Masignora, in cui a incrociarsi sono il modello francese madame e il calco italiano mia signora; a barca che, per sottrazione progressiva di lettere (o di suoni) d\u00e0 luogo ad arca, ma anche a bara e ad ara; oltre che a giraluna ammiccante neoformazione calcata sul &#8220;normale&#8221; girasole.<br \/>\n35<br \/>\nQuesti pochi esempi [46]   Ma v. Salvatore C. Trovato, La formazione delle parole&#8230;&#8230; [46] danno appena l\u2019idea della lingua di D\u2019Arrigo e della grande tensione stilistica che attraversa tutto il romanzo. E ha ragione Guglielmi [47]   Angelo Guglielmi, a cura di, 1981, Il piacere della&#8230; [47] quando scrive che &#8221; il lettore \u00e8 trascinato a una vigilanza cui solitamente non \u00e8 chiamato &#8220;, poich\u00e9 sono i grandi testi che obbligano a capire o a interrompere per sempre la lettura.<br \/>\n3. Vincenzo Consolo<\/p>\n<p>36<br \/>\nVincenzo Consolo, parlando di s\u00e9 e della sua opera in una intervista effettuata a Roma nel giugno del 1993 [48]   Vincenzo Consolo, 1993, Fuga dall\u2019Etna. La Sicilia&#8230; [48] si autodefinisce scrittore &#8221; di estrazione meridionale, di stampo paesano, di tono dialettale &#8221; (p. 6); mentre poi, parlando del suo primo libro \u2013 La ferita dell\u2019aprile [49]   Prima ediz, 1963, Milano, Arnoldo Mondadori. Seconda&#8230; [49]  \u2013 sottolinea che &#8221; il racconto non [\u00e8] di tipo realistico-testimoniale, ma memoriale e metaforico &#8221; e che la scrittura di quel suo primo romanzo non \u00e8 &#8221; di tipo logico, referenziale, ma fortemente trasgressiva ed espressiva &#8221; [50]   Consolo, Fuga&#8230;, p. 14. [50] . Poco pi\u00f9 oltre ribadisce il bisogno di conservare alla memoria fatti e persone, in un mondo &#8221; che cerca di cancellare la nostra memoria &#8221; [51]   Consolo, Fuga&#8230;, p. 28. [51] , e assegna alla letteratura la funzione del &#8221; memorare &#8220;. E il &#8221; memorare &#8221; trascina con s\u00e9 &#8221; la necessit\u00e0 di riesumare un certo patrimonio lessicale, di nominare gli oggetti, di evocare personaggi emblematici &#8221; di quel mondo scomparso, che Consolo rappresenta nei suoi romanzi.<br \/>\n37<br \/>\nSuccessivamente, all\u2019intervistatore che, nel dichiarare l\u2019assoluta novit\u00e0 della Ferita cos\u00ee fortemente espressionista, gli chiede se nel 1963 avesse letto Gadda, Consolo risponde positivamente ribadendo che &#8221; in letteratura non si \u00e8 innocenti &#8221; [52]   Consolo, Fuga&#8230;, p. 15. [52] . Seguono poi delle parole importanti a capire la formazione dello scrittore e le sue scelte linguistiche e stilistiche: &#8221; Bisogna avere consapevolezza di quello che \u00e8 avvenuto prima di noi e intorno a noi, bisogna sapere da dove si parte e dove si vuole andare. Ritenevo che fosse conclusa la stagione del cosiddetto neorealismo e avevo l\u2019ambizione di andare un po\u2019oltre quell\u2019esperienza. Mi sono trovato cos\u00ee fatalmente nel solco sperimentale di Gadda e Pasolini, di D\u2019Arrigo e Mastronardi, anche. Non era ancora apparso all\u2019orizzonte il Gruppo \u201963, dal quale in ogni caso mi avrebbe tenuto ben lontano un forte senso di appartenenza alla tradizione letteraria, una vera spinta oppositiva, la consapevolezza che le cancellazioni, gli azzeramenti avanguardistici, la loro impraticabilit\u00e0 linguistica, che si pu rovesciare nel conservatorismo pi\u00f9 bieco, sono speculari all\u2019impraticabilit\u00e0 linguistica o all\u2019afasia del potere. La nuova lingua italiana, tecnologico-aziendale-democristiana era uguale a quella del Gruppo \u201963. &#8221; [53]   Consolo, Fuga&#8230;, p. 15. [53]<br \/>\n38<br \/>\nMemorialit\u00e0 della scrittura letteraria e forte senso di appartenenza alla tradizione letteraria nella maniera che le intende lo scrittore non sono conseguenza dello sperimentalismo, che pure fa parte del credo poetico consoliano, ma elementi di fondo che convergono verso lo sperimentalismo. Nella prassi Consolo mostra di sapere sapientemente mescolare i codici pi\u00f9 svariati, la lingua e il dialetto o i dialetti, il latino e il greco, il francese e lo spagnolo, ma anche i vari registri della lingua, l\u2019italiano aulico e duecentesco, quello regionale, quello popolare, lessici specialistici e linguaggio popolare, o di attribuire al dialetto \u2013 in particolare a quello di San Fratello, un\u2019isola linguistica italiana settentrionale tra le parlate siciliane \u2013 funzione di protesta e di rabbia sociale, quando, nel Sorriso dell\u2019ignoto marinaio lo mette in bocca al povero prigioniero del principe Granza Maniforti, o di presentarlo come la lingua di un\u2019Arcadia felice, naturale, primigenia, la lingua della &#8221; remota Contrada senza nome &#8220;, nella favola teatrale Lunaria [54]   V. per ci, S. C. Trovato, 1995, &#8221; Forme e funzioni&#8230; [54] .<br \/>\n39<br \/>\nCos\u00ee, a ripercorrere qualcuno dei romanzi consoliani, ci si imbatte, pagina dopo pagina, rigo dopo rigo, in parole attinte al siciliano e promosse a lingua letteraria. Tra queste, una serie di regionalismi segnici, come arco di No\u00e8 (No. [55]   No. = Vincenzo Consolo, 1992, Nottetempo, casa per&#8230; [55]  108) per \u2018arcobaleno\u2019; carnaglie (No. 61) per \u2018quantit\u00e0 di prodotti in natura che il fittavolo deve al proprietario del fondo oltre al canone pattuito\u2019, adattamento del sic. carnaggi \u2018id.\u2019; luponario (No. 114) per \u2018licantropo\u2019; male catubbo (No. 7, 14) per \u2018epilessia\u2019; tarderite (No. 51, 144) per \u2018pipistrelli\u2019 o anche zampette (No. 125, 131, 134) spiegato con \u2018uose\u2019 dallo stesso Consolo: &#8221; Batteva e ribatteva alla buffetta, tagliava e cuciva Gandolfo Allegra, e d\u2019incanto fiorivano nelle sue mani paia e paia di scarpe, che scarpe non erano ma uose pelose di vacca becco porco. Zampette le chiamavano [&#8230;] &#8221; (No. 125). E poi i regionalismi semantici o di significato, meno numerosi, ma ugualmente presenti, come: bramare (No. 81) per \u2018urlare\u2019, imbarazzi (So. [56]   So. = Vincenzo Consolo, 1976, Il sorriso dell\u2019ignoto&#8230; [56]  97, No. 47) per \u2018cianfrusaglie\u2019, l\u00e0strico (So. 105, No. 30, 49, 110, 169, Spa. [57]   Spa. = Vincenzo Consolo, 1998, Lo spasimo di Palermo,&#8230; [57]  31, 48) per \u2018terrazzo\u2019, lenticchie (No. 78) per \u2018efelidi\u2019 o \u2018lentiggini\u2019 ed altri ancora.<br \/>\n40<br \/>\nVanno ancora ricordati calchi del tipo piumaccio (Pa. [58]   Pa. = Vincenzo Consolo, 1988, Le pietre di Pantalica,&#8230; [58]  79 e No. 24) \u2018guanciale, cuscino\u2019 rifatto sul sic. chjumazzu \u2018id.\u2019 o anche sap\u2019egli (Fe. [59]   Fe. = Vincenzo Consolo, 1977, La ferita dell\u2019aprile,&#8230; [59]  22) per \u2018chiss\u00e0\u2019, strutturalmente calcato sul sic. sapiddhu \u2018id.\u2019.<br \/>\n41<br \/>\nPoi, per quel che riguarda il patrimonio lessicale recuperato alla memoria, \u00e8 possibile indicare sequenze di lessico settoriale appreso dai pastori, dagli olivicultori, dagli agrumicultori, dai pescatori e dai lavoratori del mare, lessico che rende davvero Consolo, come egli ama dire di s\u00e9 stesso, scrittore &#8221; di estrazione meridionale, di stampo paesano, di tono dialettale &#8221; e, insieme, nella misura in cui alcune di quelle parole possono essere frattanto sparite, scrittore &#8220;memoriale&#8221;.<br \/>\n42<br \/>\nAl lessico della pastorizia sono attinte cazza, rtola, fiscelle: &#8221; Partiti i genitori e i fratelli, Janu [&#8230;] supino sul paglione, [&#8230;] prendeva da terra il fiasco e scolava quel vino vecchio, acido, da tempo nella nicchia, tra cazza rtola fiscelle, lasciato dalla brigata [&#8230;] &#8221; (No. 75 [60]   Corsivo mio. [60] ); a quello degli olivicultori le parole che nel brano che segue evidenzio in corsivo: &#8221; Petro [&#8230;] faceva i conti nel quaderno, scriveva le partite, i rotoli i cant\u00e0ri delle olive, il tempo di passata della mola, il numero di coffe riempite, la primitura prima e altre, i caf\u00eesi di vergine di pasta di sansa di rinzzolo, il numero di otri riempiti, l\u2019olio d\u2019inferno che prendevano i fezzari pel sapone e per le lampe [&#8230;] &#8221; (No. 108); alla terminologia agricola dell\u2019agrumicultura e dell\u2019orticultura vanno riferite le sequenze lessicali evidenziate in corsivo nel brano che segue: &#8221; [&#8230;] qui giardini di tarocchi portogalli sanguinelli cedri chinotti mandarini, l\u00e0 distese di carcioffoli cocuzze saracine cardi vrccoli finocchi \u2013 appresso L\u00e0scari Roccella Bonfornello [&#8230;] &#8221; (No. p. 123); alla terminologia dei vasai: &#8221; Lasci la riva una speronara ch\u2019avea fatto carico di pignatte quartare lancelle giarre piatti lemmi e mafar\u00e0te delle fabbriche di Marina di Patti &#8221; (So. p. 9); e infine, a quella dei pescatori e della gente di mare: &#8221; Tonno. Tonnina, ventresca, bottarga, cuore, ficazza, lattume e buzzonaglia &#8221; (So. p. 31).<br \/>\n43<br \/>\nGli esempi potrebbero a lungo continuare, ma preferisco rimandare per ci al lavoro in stampa di Grasso-Trovato [61]   Sebastiano Grasso, Salvatore C. Trovato, in stampa,&#8230; [61] .<br \/>\n44<br \/>\nSull\u2019altro versante dello sperimentalismo, ecco la lingua colta, elevata, la lingua per la quale Consolo si considera legato alla tradizione letteraria. Anche per questa \u00e8 possibile compilare un vocabolario. Qui basta solo ricordare parole come verone, madonna, guata, vento di Soave che entrano in un brano di grande tensione lirica, composto da splendidi endecasillabi \u2013 &#8221; Al castello de\u2019 Lancia, sul verone, \/ madonna Bianca sta nauseata. \/ Sospira e sputa, guata l\u2019orizzonte. \/ Il vento di Soave la contorce. \/ Federico confida al suo falcone: [&#8230;] &#8221; (So. p. 4) \u2013 e utilizzato dallo scrittore a introdurre una citazione dotta: i versi di una canzone di Federico II:<br \/>\nO Deo, come fui matto<br \/>\nquando mi dipartivi<br \/>\nl\u00e0 ov\u2019era stato in tanta dignitate<br \/>\nE s\u00ee caro l\u2019accatto<br \/>\ne squaglio come nivi&#8230; &#8221; (So. p. 4).<br \/>\n45<br \/>\nAltrove, come ad es. in Nottetempo, \u00e8 posibile trovare altre parole colte o comunque rare e iperletterarie come pusterla (p. 11), la casa de la dolora (p. 41), i propugnacoli (p. 141), l\u2019nfalo (p. 150), gli olifanti (p. 153) e poi ancora flammule (p. 152), flato (p. 152), p\u00e0rodo e st\u00e0simo (p. 167), iconostasi e flicorni (p. 153) e tante altre.<br \/>\n46<br \/>\nE infine, tralasciando le citazioni latine, greche, i prestiti francesi, l\u2019italiano popolare delle iscrizioni del nono capitolo del Sorriso, ecco la chiusa del romanzo nel dialetto galloitalico di San Fratello, in cui il povero prigioniero del Granza Maniforti \u2013 e con lui lo scrittore \u2013 si appella alla &#8221; fam sanza fin\/ di\/ libirtaa &#8221; \u2018la fame senza fine di libert\u00e0&#8221;.<br \/>\nPER CONCLUDERE<\/p>\n<p>47<br \/>\nAl di l\u00e0 delle motivazioni storiche e stilistiche che hanno spinto e spingono gli autori della letteratura italiana a utilizzare, nella loro scrittura, movenze e forme attribuibili al dialetto, non posso non concludere queste righe, senza citare, ancora una volta, Pirandello. Scrive, infatti, l\u2019autore agrigentino che la &#8221; generalit\u00e0 &#8221; della nostra letteratura \u2013 e cio\u00e8 la caratteristica peculiare della letteratura italiana \u2013 \u00e8 la &#8221; dialettalit\u00e0, da intendere come vero e unico idioma, vale a dire come essenziale propriet\u00e0 d\u2019espressione, la quale, come Dante scrisse: &#8220;in qualibet redolet civitate, nec cubat in ulla&#8221; &#8221; [62]   Luigi Pirandello, 1921, &#8221; Dialettalit\u00e0 &#8220;, Cronache&#8230; [62] . E la dialettalit\u00e0 non \u00e8 difetto, ma ricchezza, &#8221; ricchezza di storia, ricchezza di vita, ricchezza di forme e di costumi, ricchezza di caratteri &#8221; [63]   V. nota precedente. [63] .<br \/>\nNotes<\/p>\n<p>[1]<br \/>\nNon interessano, in questa sede, le scelte mistilingue.<br \/>\n[2]<br \/>\nV. Graziadio Isaia Ascoli, 1870, &#8221; Proemio &#8221; all\u2019Archivio Glottologico Italiano I, ristampato in parte in Id., Scritti sulla questione della lingua a cura di Corrado Grassi, Torino, Einaudi, 1975, p. 28.<br \/>\n[3]<br \/>\nCf. Romano Luperini et al., La scrittura e l\u2019interpretazione. Storia e antologia della letteratura italiana nel quadro della civilt\u00e0 europea. 3. Dal Naturalismo al Postmoderno, t. III : Dal Fascismo ad oggi, Palermo, Palumbo, 2001, p. 762.<br \/>\n[4]<br \/>\nLuigi Pirandello, 1890, &#8221; Prosa moderna (Dopo la lettura del Mastro don Gesualdo del Verga) &#8220;, in Vita Nuova, 5 ottobre 1890, ora in Id., 2006, Saggi e Interventi a cura e con un saggio introduttivo di Ferdinando Taviani e una testimonianza di Andrea Pirandello, Milano, Arnoldo Mondadori, p. 78-81: p. 81. Il corsivo \u00e8 nel testo.<br \/>\n[5]<br \/>\nAntonino Pagliaro, 1969, &#8221; Teoria e prassi linguistica di Luigi Pirandello &#8220;, in Bollettino [del] Centro di Studi filologici e linguistici siciliani, vol. 10, p. 249-293: p. 268.<br \/>\n[6]<br \/>\nPagliaro, Teoria., p. 268.<br \/>\n[7]<br \/>\nPagliaro, Teoria., p. 268.<br \/>\n[8]<br \/>\nMaria Luisa Altieri Biagi, 1980, &#8221; Pirandello: dalla scrittura narrativa alla scrittura scenica &#8220;, in Ead., La lingua in scena, Bologna, Zanichelli, p. 163 sgg.<br \/>\n[9]<br \/>\nAltieri Biagi, La lingua&#8230;, p. 171.<br \/>\n[10]<br \/>\nAltieri Biagi, La lingua&#8230;, p. 170.<br \/>\n[11]<br \/>\nUno spoglio completo dei regionalismi nelle Novelle per un anno \u00e8 stato portato a termine, nell\u2019ambito delle loro tesi di laurea, dalle mie allieve Maria Rosa Bonanno e Maria Giovanna M\u00e0vica, che ora ne preparano l\u2019edizione per la stampa.<br \/>\n[12]<br \/>\nGli esempi che seguono sono tratti da Luigi Pirandello, Novelle per un anno, Milano, Arnoldo Mondadori, 1985, voll. I* e I**; 1987, voll. II* e II**; 1990, voll. III* e III**. Cos\u00ee, il babbo (nel femm. babba e in un discorso diretto) in questione \u00e8 in Tutt\u2019e tre, II*, p. 273.<br \/>\n[13]<br \/>\nNella novella Il &#8221; fumo &#8220;, I*, p. 67 (in un discorso diretto).<br \/>\n[14]<br \/>\nNella novella Chi la paga, II*, p. 466.<br \/>\n[15]<br \/>\nNelle novelle Tanino e Tanotto, II**, p. 755, e Il Vitalizio, II**, p. 841.<br \/>\n[16]<br \/>\nNel Vitalizio, II**, p. 854.<br \/>\n[17]<br \/>\nNelle novelle Il vitalizio, II**, p. 845, 846; Il viaggio, III*, p. 222; I due giganti, III**, p. 1157.<br \/>\n[18]<br \/>\nNelle novelle Il &#8221; fumo &#8220;, I*, p. 52 ; La giara, III*, p. 5.<br \/>\n[19]<br \/>\nNella novella La morta e la viva, III*, p. 88.<br \/>\n[20]<br \/>\nNella novella Fuoco alla paglia, I*, p. 345.<br \/>\n[21]<br \/>\nNella stessa novella, p. 339.<br \/>\n[22]<br \/>\nIn Novelle, III**, p. 667-675.<br \/>\n[23]<br \/>\nP. 668.<br \/>\n[24]<br \/>\nII**, p. 690.<br \/>\n[25]<br \/>\nII**, p. 904.<br \/>\n[26]<br \/>\nNon lo registrano, infatti, Dardano, Devoto-Oli, 2000 (Dir.), Zingarelli, 2007.<br \/>\n[27]<br \/>\nE cio\u00e8: Battaglia Salvatore, B\u00e0rberi Squarotti Giorgio, a cura di, 1998, Grande Dizionario della Lingua Italiana, Torino, UTET, vol. XIX, p. 505.<br \/>\n[28]<br \/>\nAltieri Biagi, La lingua&#8230;, p. 170.<br \/>\n[29]<br \/>\nIn Distrazione, I*, p. 468 e Marsina stretta, II*, p. 311.<br \/>\n[30]<br \/>\nLa verit\u00e0, I*, p. 743.<br \/>\n[31]<br \/>\nLo spirito maligno, II*, p. 174.<br \/>\n[32]<br \/>\nEntrambi nel Vitalizio, II**, p. 843 e 872.<br \/>\n[33]<br \/>\nNe L\u2019altro figlio, II*, p. 47.<br \/>\n[34]<br \/>\nIn Acqua amara, I*, p. 270, e L\u2019imbecille, I*, p. 519.<br \/>\n[35]<br \/>\nNe Il &#8221; fumo &#8220;, I*, p. 64, corsivo mio.<br \/>\n[36]<br \/>\nLuca Serianni, 1993, &#8221; La prosa &#8220;, in Id. e Pietro Trifone, Storia della lingua italiana, Vol. primo. I luoghi della codificazione, Torino, Einaudi, p. 571.<br \/>\n[37]<br \/>\nCos\u00ee, ad esempio, Giulio Ferroni, 1991, Storia della letteratura italiana. Il Novecento, Torino, Einaudi, p. 534 e Luperini et al., Storia e antologia&#8230;, p. 762.<br \/>\n[38]<br \/>\nIn Stefano Lanuzza, 1985, Scill\u2019e Cariddi. Luoghi di &#8221; Horcynus Orca &#8220;, Catania, Lunarionuovo, p. 133-39.<br \/>\n[39]<br \/>\nLanuzza, Scill\u2019e Cariddi&#8230;, p. 134.<br \/>\n[40]<br \/>\nLanuzza, Scill\u2019e Cariddi&#8230;, p. 134-35.<br \/>\n[41]<br \/>\nLanuzza, Scill\u2019e Cariddi&#8230;, p. 139.<br \/>\n[42]<br \/>\nHo segnalato altrove (Salvatore C. Trovato, 2007, &#8221; La formazione delle parole in Horcynus Orca di Stefano D\u2019Arrigo. Tra regionalit\u00e0 e creativit\u00e0 &#8220;, Quaderni di Semantica a. XXVIII, n. 1, p. 41-88) stravaganter\u00eea per stravaganza e posso ancora aggiungere, tra i tanti, delinquenteria, nonsenseria, allarmosamente, spontemente segnalati da Clara Grosso, in stampa, &#8221; Horcynus Orca tra italiano regionale e creativit\u00e0 linguistica &#8220;, in L\u2019Italia dei dialetti. Atti del Convegno Internazionale di Dialettologia, Sappada-Plodn, 26 giugno &#8211; 1 luglio 2007.<br \/>\n[43]<br \/>\nCf. Tropea Giovanni, a cura di, 1985, Vocabolario siciliano, Catania-Palermo, Centro di Studi filologici e linguistici siciliani, II, p. 580.<br \/>\n[44]<br \/>\nP. 383 con numerose occorrenze. Si noti che l\u2019it. conosce deessa e diessa, il fr. d\u00e9esse (cf. Battaglia Salvatore, B\u00e0rberi Squarotti Giorgio, a cura di, 1966, rist. 1971, Grande Dizionario della Lingua Italiana, Torino, UTET, vol. IV, p. 112).<br \/>\n[45]<br \/>\nCon numerose occurrenze nel romanzo, di gi\u00e0 segnalate in Trovato, La formazione delle parole&#8230;, p. 43 n.<br \/>\n[46]<br \/>\nMa v. Salvatore C. Trovato, La formazione delle parole&#8230; oltre che Id., &#8221; Italiano regionale e creativit\u00e0 linguistica in Horcynus Orca di Stefano D\u2019Arrigo &#8220;, Siculorun Gymnasium. Rassegna della Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia dell\u2019Universit\u00e0 di Catania, N.S., a. LVI, n. 1, p. 211-223.<br \/>\n[47]<br \/>\nAngelo Guglielmi, a cura di, 1981, Il piacere della letteratura. Prosa dagli anni \u201970 ad oggi, Milano, Feltrinelli, p. 164.<br \/>\n[48]<br \/>\nVincenzo Consolo, 1993, Fuga dall\u2019Etna. La Sicilia e Milano, la memoria e la storia, Roma, Donzelli.<br \/>\n[49]<br \/>\nPrima ediz, 1963, Milano, Arnoldo Mondadori. Seconda ediz. 1977, Torino, Einaudi.<br \/>\n[50]<br \/>\nConsolo, Fuga&#8230;, p. 14.<br \/>\n[51]<br \/>\nConsolo, Fuga&#8230;, p. 28.<br \/>\n[52]<br \/>\nConsolo, Fuga&#8230;, p. 15.<br \/>\n[53]<br \/>\nConsolo, Fuga&#8230;, p. 15.<br \/>\n[54]<br \/>\nV. per ci, S. C. Trovato, 1995, &#8221; Forme e funzioni del linguaggio &#8220;, in Nuove Effemeridi. Rassegna Trimestrale di Cultura, VIII, n. 29: p. 15-29 [numero monografico dedicato a Vincenzo Consolo].<br \/>\n[55]<br \/>\nNo. = Vincenzo Consolo, 1992, Nottetempo, casa per casa, Milano, Arnoldo Mondadori.<br \/>\n[56]<br \/>\nSo. = Vincenzo Consolo, 1976, Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, Torino, Einaudi.<br \/>\n[57]<br \/>\nSpa. = Vincenzo Consolo, 1998, Lo spasimo di Palermo, Milano, Arnoldo Mondadori.<br \/>\n[58]<br \/>\nPa. = Vincenzo Consolo, 1988, Le pietre di Pantalica, Milano, Arnoldo Mondadori.<br \/>\n[59]<br \/>\nFe. = Vincenzo Consolo, 1977, La ferita dell\u2019aprile, Torino, Utet.<br \/>\n[60]<br \/>\nCorsivo mio.<br \/>\n[61]<br \/>\nSebastiano Grasso, Salvatore C. Trovato, in stampa, Il vocabolario regionale di Vincenzo Consolo.<br \/>\n[62]<br \/>\nLuigi Pirandello, 1921, &#8221; Dialettalit\u00e0 &#8220;, Cronache d\u2019attualit\u00e0, agosto-settembre-ottobre, ora in Id., 2006, Saggi e interventi&#8230;, p. 1025-1028: p. 1027, passim.<br \/>\n[63]<br \/>\nV. nota precedente.<br \/>\nR\u00e9sum\u00e9<\/p>\n<p>English<br \/>\nBoth in the written and the oral form, the dialects have always been the great reserve of the Italian language, which has never had a spoken &#8221; pendant &#8220;, being born as a literary language. The only true spoken language was, especially in the past, dialect. Italian writers have always derived data from this huge reserve. Realism and Expressionism have motivated writers to use dialects, even through the filter of the Italian language. According to that, are being examined both works of Pirandello, an author lived between the 19th and the 20th century, and works written by contemporary authors, like D\u2019Arrigo and Consolo. For each of them a representative sample of their &#8221; regionality &#8221; is given.<br \/>\nPlan de l&#8217;article<\/p>\n<p>LA REGIONALITA LETTERARIA TRA REALISMO ED ESPRESSIONISMO<br \/>\nTRE SCRITTORI COMPROMESSI COL DIALETTO: PIRANDELLO, D\u2019ARRIGO, CONSOLO<br \/>\n1.\u2002Luigi Pirandello<br \/>\n2. Stefano D\u2019Arrigo<br \/>\n3. Vincenzo Consolo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Salvatore C. TROVATO Pages 41 &#8211; 56 LA REGIONALITA LETTERARIA TRA REALISMO ED ESPRESSIONISMO 1 La lingua italiana di base fiorentina diffusasi dal Cinquecento in poi in tutta la penisola per l\u2019adesione spontanea degli scrittori \u2013 d\u2019arte e non \u2013 si incontr fin dall\u2019inizio con le tradizioni linguistiche regionali, ben radicate nel territorio. La conseguenza &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=267\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Sulla regionalit\u00e0 letteraria in italia: Pirandello, D&#8217;arrigo, Consolo<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/267"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=267"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/267\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":268,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/267\/revisions\/268"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=267"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=267"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=267"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}