{"id":263,"date":"2005-10-02T11:44:41","date_gmt":"2005-10-02T11:44:41","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=263"},"modified":"2022-05-16T10:27:24","modified_gmt":"2022-05-16T10:27:24","slug":"per-una-storia-di-il-sorriso-dellignoto-marinaio-di-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=263","title":{"rendered":"Per una storia di   Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio di Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"<p>Nicol\u00f2 Messina Universitat de Girona<br \/><br \/><\/p>\n<p><br \/><br \/>Il contributo tenta di delineare la storia del farsi dell\u2019opera pi\u00f9 studiata di Vincenzo Consolo sulla scorta dei testimoni gi\u00e0 sottoposti a recensio (edizioni a stampa, dattiloscritti, manoscritti). Parole chiave: Consolo, Sorriso dell\u2019ignoto marinaio, edizioni critico-genetiche, ecdotica di testi moderni e contemporanei. Abstract The contribution attempts to outline the history of the creation of Vincenzo Consolo\u2019s most studied work, based on the supply of accounts already submitted to review (printed, typed and manuscript editions). Key words: Consolo, Sorriso dell\u2019ignoto marinaio, critical-genetic editions, critical editions of modern and contemporaneous texts. 1. In limine Nella presentazione della nuova collana \u00abCl\u00e1sicos Modernos\u00bb di una delle pi\u00f9 prestigiose case editrici spagnole, Jos\u00e9 Saramago, senz\u2019altro nel suo castigliano deliziosamente lusitaneggiante e con il suo abituale tono deciso, asseriva pubblicamente: \u00abEstamos hechos de pasado. El presente no existe y el futuro no sabemos lo que es\u00bb. 1 La frase potrebbe ben costituire l\u2019esergo di queste pagine, che hanno per oggetto-soggetto Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, e l\u2019aggancio \u00e8 almeno doppio. 1. L\u2019incontro pubblico, organizzato dalle edizioni Alfaguara, si \u00e8 tenuto al C\u00edrculo de Bellas Artes di Madrid il 27 settembre 2004. L\u2019idea della collana \u00e8 dovuta \u2014 a detta della stessa direttrice editoriale di Alfaguara, Amaya Elezcano \u2014 a un suggerimento del Nobel portoghese. La collana, inaugurata da Jacques el fatalista di Denis Diderot, annovera tra i primi volumi, gi\u00e0 in libreria, anche i manzoniani Los novios nella traduzione fattane da Esther Ben\u00edtez. Cfr. El Pa\u00eds (Martes 28 de septiembre de 2004): 42. 114\u00a0 Da un lato, infatti, e non appaia aneddotico, il Sorriso \u00e8 stato la scorsa primavera ripubblicato da Mondadori in una collana che curiosamente ricorre alla medesima etichetta: \u00abClassici moderni\u00bb; 2 dall\u2019altro, poi, l\u2019affondo di Saramago \u2014 non a sproposito in un oggi affetto da multiformi amnesie \u2014 rivendica in s\u00e9 e per s\u00e9 il ruolo della memoria senza la quale non siamo, e non certo perch\u00e9 atteggiati a conservatori idolatri del vissuto umano, perch\u00e9 abbarbicate, irremovibili ostriche verghiane3 o stanchi e immalinconiti laudatores temporis acti. Al riguardo, quale migliore sintonia con Consolo? Il quale \u2014 \u00e8 risaputo \u2014 da sempre s\u2019oppone vigile all\u2019appiattimento stritolante sull\u2019unica dimensione temporale del presente, comodo, se non programmaticamente ricercato dagli autarchi che s\u2019ispirano al pensiero unico. Ecco perch\u00e9 forse Consolo, da sempre, fa letteratura ricorrendo a metafore storiche. D\u2019altra parte, come pi\u00fa di uno ha sottolineato, \u00e8 certo intorno alla funzione attiva, alla forza propulsiva della memoria che quaglia la metafora del Sorriso: un ieri, ottocentescamente databile, in dialettica con l\u2019oggi del lettore (la met\u00e0 degli anni Settanta del secolo breve appena concluso, ma anche la met\u00e0 del primo decennio di questo nostro nuovo secolo).4 2. Cfr. pi\u00fa avanti il riferimento bibliografico completo. 3. Per fugare ogni possibile dubbio sulla propulsivit\u00e0 della memoria, da non intendere pertanto quale attaccamento [\u2026] allo scoglio di un rassegnato immobilismo, non \u00e8 fuori luogo citare per esteso, il noto passo di Fantasticheria (1879), che, pur estrapolato dal suo contesto e con tutti i sottili distinguo dell\u2019autore, sembra presago di un certo fatalismo misoneista, improntato pi\u00fa all\u2019inutilit\u00e0 che all\u2019impossibilit\u00e0 di ogni reazione umana alle condizioni e ai ruoli assegnati; manifestazione, in breve, di una sorta di noluntas: \u00abInsomma l\u2019ideale dell\u2019ostrica! direte voi. \u2014 Proprio l\u2019ideale dell\u2019ostrica, e noi non abbiamo altro motivo di trovarlo ridicolo che quello di non esser nati ostriche anche noi. Per altro il tenace attaccamento di quella povera gente allo scoglio sul quale la fortuna li ha lasciati cadere mentre seminava pr\u00edncipi di qua e duchesse di l\u00e0, questa rassegnazione coraggiosa ad una vita di stenti, questa religione della famiglia, che si riverbera sul mestiere, sulla casa, e sui sassi che la circondano, mi sembrano \u2014 forse pel quarto d\u2019ora \u2014 cose serissime e rispettabilissime anch\u2019esse. Parmi che le irrequietudini del pensiero vagabondo s\u2019addormenterebbero dolcemente nella pace serena di quei sentimenti miti, semplici, che si succedono calmi e inalterati di generazione in generazione.\u00bb (G. VERGA, Tutte le novelle, ed. Carla RICCARDI, Milano: Mondadori, 1979; 19965, p. 135-136) 4. Per felici coincidenze, alle giornate sivigliane all\u2019origine di queste note partecipava anche Maria Attanasio, fine autrice di poesie (Interni, Parma: Guanda, 1979; Nero barocco nero, Caltanissetta-Roma: Sciascia, 1985; Eros e mente, Milano: La Vita Felice, 1996; Amnesia del movimento delle nuvole, Milano: La Vita Felice, 2003; 20043), che si rivela scossa dall\u2019identica volont\u00e0 di resistenza all\u2019oblio, a giudicare dai frutti delle ore da lei dedicate alla prosa: Correva l\u2019anno 1698 e nella citt\u00e0 avvenne il fatto memorabile, Palermo: Sellerio, 1994; Piccole cronache di un secolo, Palermo: Sellerio, 1997 (con Domenico AMOROSO); Di Concetta e le sue donne, Palermo: Sellerio, 1999. Proprio da quest\u2019ultimo, commosso, bel libro testimonianza si estrapolano deliberatamente due brani assai eloquenti sull\u2019etica dello scrivere: \u00abUn tempo ogni citt\u00e0, piccola o grande, affidava la storia civile della comunit\u00e0 alla scrittura del cronista; insieme agli eventi civici e allo straordinario egli spesso registrava anche l\u2019ordinario di essa [\u2026] sottraendone la memoria alle azzeranti generalizzazioni della storia, che per sua natura emargina in un\u2019impenetrabile zona d\u2019ombra l\u2019alfa e l\u2019omega costitutivi della sua trama\u00bb (p. 32); \u00abNon restava che [\u2026] testimoniare direttamente questa piccola storia di ordinaria militanza, una tra le tante di quegli anni. || Senza per\u00f2 sottrarsi al Per una storia di Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio di Vincenzo Consolo Quaderns d\u2019Itali\u00e0 10, 2005 115 2. De finibus terminisque constituendis Su Consolo e Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, in particolare, l\u2019interesse critico non \u00e8 mai tramontato. Ingente \u00e8 ormai la letteratura secondaria. Da un lato, ne fanno fede le bibliografie via via aggiornate e desumibili da volumi e riviste: dalla prima monografia di Flora Di Legami5 al numero omaggio di Nuove Effemeridi, 6 dal libro di Attilio Scuderi7 a quello recente di Giuseppe Traina,8 dal \u00abritratto\u00bb di Enzo Papa9 alla premessa editoriale dell\u2019ultima ristampa dell\u2019opera.10 Dall\u2019altro, chiara eco se ne riceve anche da collectanea a seguito di convegni dedicati allo scrittore: si rammentino almeno quelli organizzati nel solo ultimo torno di tempo a Parigi, Siracusa, Siviglia.11 Anche i lettori, dilettanti e non solo professionisti della letteratura, compresi quanti si escludono dal novero degli estimatori pi\u00f9 ferventi dell\u2019opera consoliana, riconoscono unanimi nel libro, in questo libro, un classico: non sorprende perci\u00f2 il suo inserimento in una collana ad hoc, n\u00e9 che qualcuno, come Sergio Pautasso, dichiari apertamente il piacere di rileggerlo o che qualche coinvolgimento emozionale, n\u00e9 fingere un\u2019ipocrita oggettivit\u00e0: memoria emotivamente condivisa per i protagonisti che ancora camminano per le strade, gesticolano odiano amano, continuano a resistere come possono, e s\u2019incazzano in questo smemorato Occidente dove la supponenza della mondializzata economia di nuovo si autocelebra, in nome del mercato e del profitto, universale essenza dell\u2019uomo contro l\u2019uomo. E la sua spregiudicata ancilla \u2014 la politica \u2014 l\u2019asseconda, insieme a Marx e a Voltaire, gettando l\u2019utopia, come un nastro smagnetizzato, nelle discariche della storia.\u00bb (p. 35) 5. F. DI LEGAMI, Vincenzo Consolo. La figura e l\u2019opera, Marina di Patti (Messina): Pungitopo, 1990. 6. Nuove Effemeridi. rassegna trimestrale di cultura, 29, [Palermo: Guida] 1995. 7. A. SCUDERI, Scritture senza fine. Le metafore malinconiche di Vincenzo Consolo, Enna: Il Lunario, 1998. 8. G. TRAINA, Vincenzo Consolo, Fiesole (Firenze): Cadmo, 2001. 9. E. PAPA, \u00abRitratti critici di contemporanei: Vincenzo Consolo\u00bb, Belfagor, LVIII 344, 2003, 179-198. 10. V. CONSOLO, Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, \u00abOscar classici moderni. 193\u00bb, Milano: Mondadori, 2004, p. XIV-XVII. 11. Ancora in corso di stampa gli atti del convegno Vincenzo Consolo. \u00c9thique et \u00e9criture, tenuto alla Sorbonne Nouvelle venerd\u00ec 25 e sabato 26 ottobre 2002, con interventi di Guido Davico Bonino, Maria Pia De Paulis, Denis Ferraris, Giulio Ferroni, Rosalba Galvagno, Walter Geerts, Valeria Giannetti, Claude Imberty, Jean-Paul Manganaro, Antonino Recupero, Marie-France Renard, Cesare Segre. Sono invece usciti quelli del convegno siracusano: Enzo PAPA (ed.), Per Vincenzo Consolo. Atti delle giornate di studio in onore di Vincenzo Consolo (Siracusa, 2-3 maggio 2003), San Cesario di Lecce: Manni, 2004, con contributi di Paolo CARILE, \u00abTestimonianza\u00bb (p. 11-13); Maria Rosa CUTRUFELLI, \u00abUn severo, familiare maestro\u00bb (p. 17-22); Rosalba GALVAGNO, \u00abDestino di una metamorfosi nel romanzo Nottetempo, casa per casa di Vincenzo Consolo\u00bb (p. 23-58); Massimo ONOFRI, \u00abNel magma italiano: considerazioni su Consolo scrittore politico e sperimentale\u00bb (p. 59-67); Sergio PAUTASSO, \u00abIl piacere di rileggere Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, o dell\u2019intelligenza narrativa\u00bb (p. 69-80); Carla RICCARDI, \u00abInganni e follie della storia: lo stile liricotragico della narrativa di Consolo\u00bb (p. 81-111); Giuseppe TRAINA, \u00abRilettura di Retablo\u00bb (p. 113-132). Le relazioni presentate alle giornate di studio sivigliane, Vincenzo Consolo. Per i suoi 70 (+1) anni (Universidad de Sevilla, Facultad de Filolog\u00eda, 15-16 ottobre 2004), costituiscono il nucleo di questo numero di Quaderns d\u2019Itali\u00e0. 116 Quaderns d\u2019Itali\u00e0 10, 2005 Nicol\u00f2 Messina che altro, come Massimo Onofri, ammetta Consolo in un canone resistente allo stesso variare delle mode critiche.12 D\u2019altronde, il ruolo principe rappresentato dal Sorriso nel corpus consoliano \u00e8 a pi\u00f9 riprese e in vari modi e gradazioni sottolineato dallo stesso autore: in interviste13 o anche in interventi sparsi, dalla postfazione all\u2019edizione mondadoriana del ventennale14 alla lectio magistralis in occasione dell\u2019investitura a doctor honoris causa dell\u2019Universit\u00e0 di Roma Tor Vergata (18 febbraio 2003). Delineato tale scenario, arduo intervenire su quest\u2019opera. Per l\u2019occasione, quindi, con formula ciceroniana, mihi fines terminosque constituam e sottoporr\u00f2 al dibattito critico un qualcosa di forse pi\u00f9 congeniale alla mia natura di manovale della filologia: un tentativo di tracciare una storia o, meno ambiziosamente, una cronaca del farsi del libro dalla sua \u00abpreistoria\u00bb in avanti, sistematizzando materiali sparsi, pi\u00f9 o meno noti, e aggiungendovi, con cautela, alcuni elementi nuovi. Una certa prudente reticenza \u00e8 peraltro consigliabile, dettata com\u2019\u00e8 dallo svolgimento in atto di una ricerca, ormai quasi in dirittura d\u2019arrivo, intesa proprio all\u2019allestimento di una edizione critico-genetica del Sorriso. Insomma, ricorrendo alle categorie di avantesto, paratesto e testo, le mie intenzioni saranno pi\u00f9 perspicue e, ancor di pi\u00f9, se si preciseranno le coordinate di una prospettiva ecdotica in cui nulla va \u00abricostruito\u00bb, perch\u00e9 niente \u00e8 stato \u00abdistrutto\u00bb; e nemmeno si tende a restituire in via ipotetica un archetipo smarrito e forse mai tangibilmente esistito, per definizione optimus e via via degradatosi nelle sue imperfette, corrotte riproduzioni, giacch\u00e9 l\u2019opera, nella lezione licenziata dall\u2019autore, \u00e8 a nostra portata di mano. \u00c8 una prospettiva di contro pi\u00f9 complessa e solo nominalmente, per cos\u00ec dire, capovolta: in essa, difatti, i testimoni recentiores, gi\u00e0 dopo Giorgio Pasquali ammessi non deteriores, non sono per\u00f2 di necessit\u00e0 accettabili come senz\u2019altro meliores \u2014 anzi meta raggiunta, immigliorabile e addirittura ottima dell\u2019iter creativo \u2014 e pertanto suggellati dal definitivo ne varietur dell\u2019autore. Essi semmai presuppongono, trovano giustificazione fondante nei testimoni antiquiores, o piuttosto antiquissimi (dalla nota sparsa allo scartafaccio, ai prodotti delle successive fasi e decantazioni scrittorie), i quali al cospetto dei recentiores o ultimi, espressione dell\u2019optima voluntas dell\u2019autore, sarebbero certo da considerare tout court 12. Cfr. rispettivamente i saggi accolti in E. PAPA, (ed.), Per Vincenzo Consolo, op. cit., p. 69-80 e 59-67. 13. Dalle lontane Mario FUSCO (ed.), \u00abQuestions \u00e0 Vincenzo Consolo\u00bb, La Quinzaine Litt\u00e9raire, 321, 1980, 16-17; a Marino SINIBALDI (ed.), \u00abLa lingua ritrovata: Vincenzo Consolo\u00bb, Leggere, 2, 1988, 8-15; dalla pi\u00f9 organica uscita in volume dal titolo guttusiano (\u00e8 la didascalia di un quadro [olio su tela, cm.147,2 x 256,5] del 1940, finito l\u2019anno prima e conservato alla Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna di Roma), V. CONSOLO, Fuga dall\u2019Etna. La Sicilia e Milano, la memoria e la storia, Roma: Donzelli, 1993, a quelle recentissime, l\u2019una a cura di G. TRAINA, Vincenzo Consolo, op. cit., p. 123-138, o l\u2019altra leggibile in internet, a cura di Dora MARRAFFA e Renato CORPACI, Italialibri, www.italialibri.net, 2001. 14. V. CONSOLO, Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio. Romanzo, con \u00abNota dell\u2019autore, vent\u2019anni dopo\u00bb, \u00abScrittori italiani\u00bb, Milano: Mondadori, 1997, p. 173-183; poi in ID., Di qua dal faro, Milano: Mondadori, 1999, p. 276-282, ed anche nell\u2019ultima riproposta del Sorriso, ed. 2004, p. 167-175. destituiti di tutti i valori loro attribuibili dalla stemmatica classica, in quanto \u2014 pur prossimi al codice x dell\u2019opera \u2014 non si collocherebbero al di sotto di esso, non ne costituirebbero una fase cronologica pi\u00f9 bassa, inferiore, bens\u00ec soltanto e nient\u2019altro che il pi\u00f9 alto, superiore e superato, perci\u00f2 trascurabile, stadio magmatico embrionale. E tuttavia, per ci\u00f2 stesso, tali reperti vanno sottoposti ad accurata recensio e collatio, e risultano necessari e imprescindibili per studiare il di-venire del testo dalla prima intelaiatura verso la tessitura rifinita, proprio perch\u00e9 nella genesi dell\u2019opera rappresentano il caos primordiale, l\u2019arch\u00e9 primigenia, non formata, l\u2019impulso d\u2019avvio e soprattutto la prova dei vari movimenti del testo fino al risolutivo colpo di timone dell\u2019autore, insomma una sorta di illuminante pre-archetipo.15 3. L\u2019emerso Per comodit\u00e0 converr\u00e0 sin dall\u2019inizio tracciare la mappa delle edizioni a stampa [in grassetto l\u2019ulteriore precisazione cronologica], anche perch\u00e9 sono quelle consultabili ed accessibili, e ad esse si rimander\u00e0 spesso: 1969 \u00abIl sorriso dell\u2019ignoto marinaio\u00bb, Nuovi Argomenti, Nuova Serie, n. 15 [luglio-settembre]: edizione parziale, cap. I, senza Antefatto n\u00e9 Appendici I e II; 1975 Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, Milano: Gaetano Manus\u00e9, edizione numerata con un\u2019incisione firmata di Renato GUTTUSO: edizione parziale, cap. I, con Antefatto e Appendici I e II; e cap. II, L\u2019albero delle quattro arance, senza Appendici I e II [autunno]; 1976 Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, Torino: Einaudi: editio princeps [finito di stampare 10 luglio, 1\u00aa ed.; 18 settembre, 3\u00aa ed.]; 1987 Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, intr. Cesare SEGRE, \u00abOscar oro. 9\u00bb, Milano: Mondadori [marzo]; 1992 Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, \u00abNuovi Coralli. 464\u00bb, Torino: Einaudi; 1995 Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, ed. commentata a cura di Giovanni TESIO, intr. Cesare SEGRE, \u00abLetteratura del Novecento\u00bb, Milano: Elemond Scuola [dicembre]; 1997 Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio. Romanzo, con \u00abNota dell\u2019autore, vent\u2019anni dopo\u00bb, \u00abScrittori italiani\u00bb, Milano: Mondadori [febbraio]; 2002 Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, \u00abOscar scrittori del Novecento\u00bb, Milano: Mondadori [gennaio]; 2004 Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, \u00abOscar classici moderni. 193\u00bb, Milano: Mondadori [marzo]. Per una storia di Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio di Vincenzo Consolo Quaderns d\u2019Itali\u00e0 10, 2005 117 15. Solo qualche riferimento bibliografico ormai canonico: Louis HAY (ed.), Essais de critique g\u00e9n\u00e9tique, Paris: Flammarion, 1979; Amos SEGALA (ed.), Litt\u00e9rature Latino-am\u00e9ricaine et des Cara\u00efbes du XX si\u00e8cle. Th\u00e9orie et pratique de l\u2019\u00e9dition critique, Roma: Bulzoni, 1988; Almuth GR\u00c9SILLON, \u00c9l\u00e9ments de critique g\u00e9n\u00e9tique. Lire les manuscrits modernes, Paris: P.U.F., 1994; Giuseppe TAVANI, \u00abFilologia e genetica\u00bb, Cuadernos de Filolog\u00eda Italiana, 3 (1996): 63-90; Michel CONTAT &amp; Daniel FERRER (edd.), Pourquoi la critique g\u00e9n\u00e9tique? M\u00e9thodes, th\u00e9ories, Paris: CNRS \u00c9ditions, 1998. 118 Quaderns d\u2019Itali\u00e0 10, 2005 Nicol\u00f2 Messina Non \u00e8 agevole fissare date precise di avvio di una scrittura, neanche \u2014 si sa \u2014 nel caso di scrittori ancora produttivi con cui poter dialogare. Nel caso del nostro libro, ad ogni modo, tutto il movimento del testo \u2014 \u00e8 ovvio \u2014 sar\u00e0 iniziato verosimilmente tra l\u2019a quo di La Ferita dell\u2019aprile, il \u00abmese pi\u00f9 crudele\u00bb di eliotiana memoria, cio\u00e8 il 1963,16 e la prima \u00aborditura\u00bb licenziata dall\u2019autore: quel Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio apparso su Nuovi Argomenti (luglio-settembre 1969), che corrisponde grosso modo al futuro cap. I del libro, ma non \u00e8 ancora corredato n\u00e9 dell\u2019Antefatto, n\u00e9 delle due Appendici documentarie a firma del protagonista, il barone Enrico Pirajno di Mandralisca.17 \u00c8 un dato accertato, comunque, che le pagine appena ricordate, gi\u00e0 dotate evidentemente, all\u2019avviso dell\u2019autore, di una loro autonomia e compiutezza narrativa, erano state in precedenza mandate, ma senza esito, alla rivista Paragone di Roberto Longhi e Anna Banti. A motivare l\u2019invio \u00e8 appunto il Trittico siciliano di Longhi, scritto in occasione della grande mostra del 1953 a Messina su Antonello e la pittura del \u2018400 in Sicilia, ma il critico, in un incontro pubblico a Milano nel 1969, all\u2019autore che chiedeva notizie del suo racconto cos\u00ec rispondeva severamente: \u00abS\u00ec, s\u00ec, mi ricordo benissimo. Non discuto il valore letterario, per\u00f2 questa storia del ritratto di Antonello che rappresenta un marinaio deve finire!\u00bb. 18 Rievocando l\u2019episodio, Consolo cerca di giustificarlo cos\u00ec: Longhi, nel suo saggio, polemizzava con la tradizione popolare che chiamava il ritratto del museo di Cefal\u00f9 \u00abdell\u2019ignoto marinaio\u00bb, sostenendo, giustamente, che Antonello, come gli altri pittori allora, non faceva quadri di genere, ma su commissione, e si faceva ben pagare. Un marinaio mai avrebbe potuto pagare Antonello. Quello effigiato l\u00ed era un ricco, un signore. Lo sapevo, naturalmente, ma avevo voluto fargli \u00ableggere\u00bb il quadro non in chiave scientifica, ma letteraria.19 Il testo veniva, allora, risolutamente spedito a Enzo Siciliano ed usciva finalmente su Nuovi Argomenti, la rivista di Alberto Carocci, Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini. La memoria personale dell\u2019autore, corroborata dalla testimonianza di Caterina Pilenga, conosciuta subito dopo il trasferimento a Milano nel Capodanno del 1968, e da un certo punto in possesso di \u00abambo le chiavi | del cor\u00bb consoliano,20 questa doppia memoria fornisce altri dati di notevole interesse nella cronologia del farsi dell\u2019opera. 16. Dal colophon si estraggono i seguenti dati pi\u00f9 precisi: \u00ab[\u2026] impresso nel mese di settembre dell\u2019anno 1963 [\u2026] Il Tornasole \u2014 Pubblicazione periodica mensile \u2014 Registrazione Tribunale di Milano n. 6273 del 14-3-1963 [\u2026]\u00bb. Dell\u2019opera si attende l\u2019imminente versione spagnola a cura di Miguel \u00c1ngel Cuevas. 17. La pubblicazione \u2014 sia concessa l\u2019indiscrezione \u2014 avrebbe fruttato all\u2019autore un compenso di Lit. 16.000. In una lettera della direzione della rivista del 12 dicembre 1969, infatti, si conferma l\u2019avvenuta pubblicazione (nel \u00abnumero test\u00e9 pubblicato\u00bb) e si comunica l\u2019emissione di un assegno di tale importo. 18. V. CONSOLO, Fuga dall\u2019Etna, op. cit., p. 37-38. 19. Ibid., p. 38. 20. Cos\u00ec viene presentata la futura moglie: \u00abuna delle cinque o sei persone che avevano letto\u00bb con entusiasmo la Ferita su segnalazione di Raffaele Crovi (Ibid., p. 35). Il quale \u00e8 tra l\u2019altro fra In primo luogo, riporta la chiusura del racconto, con quelle verosimili fattezze, a quell\u2019anno 1968 e informa dell\u2019avvenuta stesura, a quella data, e prima dell\u2019arrivo a Milano nel gennaio 1968, anche del futuro cap. II L\u2019albero delle quattro arance; inoltre, conferma che, dopo il fisico manifestarsi in Nuovi Argomenti, il progetto narrativo, di cui il racconto pubblicato \u00e8 la prima concretizzazione, viene momentaneamente accantonato, anche se l\u2019autore \u00e8 nel frattempo preso dalla stesura del futuro cap. III Morti sacrata, che nessuno ha letto, tranne la moglie Caterina, e di cui alcuni sono a conoscenza (Corrado Stajano); infine, aggiunge che nel 1975 Consolo ottiene dalla RAI, nella cui sede milanese lavorava,21 un permesso di sei mesi, lascia Milano e torna in Sicilia dove collabora al giornale L\u2019Ora di Vittorio Nistic\u00f222 ed \u00e8 raggiunto quell\u2019estate da Caterina. Per una storia di Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio di Vincenzo Consolo Quaderns d\u2019Itali\u00e0 10, 2005 119 i pochi frequentati da Consolo, oltre al conterraneo Basilio Reale, sin dal tempo del primo soggiorno milanese (G. TRAINA, Vincenzo Consolo, op. cit., p. 11): sono i tre anni della frequenza della Cattolica (1952-56), che saranno poi seguiti dal servizio militare a Roma, dalla laurea a Messina, dal praticantato notarile, dall\u2019inizio del lavoro d\u2019insegnante nel 1958 (E. PAPA, art. cit., p. 194). 21. A sottolineare i difficili rapporti di lavoro, l\u2019azienda viene definita, una \u00abfabbrica di armi\u00bb (V. CONSOLO, Fuga dall\u2019Etna, op. cit., p. 34). 22. Vale la pena di riportare sull\u2019esperienza giornalistica consoliana un brano dello stesso V. NISTIC\u00d2, Accadeva in Sicilia. Gli anni ruggenti dell\u2019\u00abOra\u00bb di Palermo, I, Palermo: Sellerio, 2001, p. 113-114: \u00ab[\u2026] Vincenzo Consolo, sebbene vivesse ormai a Milano, da inquieto esule qual era, non perdeva occasione per tornare in Sicilia, dai suoi a Sant\u2019Agata, e far sosta, potendo, anche al giornale. In fondo, tra i nostri scrittori era quello che sentivamo pi\u00f9 di casa, il pi\u00f9 famigliare. Amavamo di lui il garbo, la modestia, il senso di amicizia, gli accenni di sorridente ironia, non meno di quanto ci affascinassero i ricami della sua scrittura, la sua totale mediterraneit\u00e0, quei fuochi improvvisi della sua passione letteraria e civile. Tra il \u201868 e il \u201869 pubblicammo una sua rubrica di annotazioni, \u00abFuori casa\u00bb, un piccolo gioiello di giornalismo che diventa letteratura. || Nei primi mesi del \u201875 Consolo si trasfer\u00ec per un po\u2019 di tempo a Palermo; glielo avevo chiesto perch\u00e9 ci desse una mano in vista delle importanti elezioni amministrative di giugno e di un evento che ci interessava direttamente: la candidatura di Leonardo Sciascia al consiglio comunale di Palermo. Era, la venuta di Consolo, un ritorno in redazione dopo l\u2019esperienza di alcuni anni prima, quando si era trasferito da Sant\u2019Agata per lavorare al giornale e impratichirsi del mestiere. Ma si era trattato di un\u2019esperienza durata relativamente poco, interrotta dalla decisione di andarsene a Milano e dare, da allora in poi, la priorit\u00e0 assoluta alla letteratura; sarebbe stata lei la sua vita, il suo destino. || Tuttavia un desiderio di giornalismo, sebbene latente, rimase sempre vivo, e pronto a venir fuori quando si presentava l\u2019occasione buona. Fu cos\u00ec in quei mesi del \u201875, quando facendo la spola tra la casa materna di Sant\u2019Agata e la nostra redazione, si butt\u00f2 con manifesta gioia in un intenso lavoro giornalistico. Partecipando dapprima con articoli e interviste alla campagna per il buon governo e la candidatura di Sciascia, poi nell\u2019estate andando in giro col taccuino del cronista a seguire a Trapani il processo al \u00abmostro di Marsala\u00bb (l\u2019uomo che aveva fatto morire tre bimbe gettandole vive in un pozzo), o la vicenda del sequestro Corleo, il patriarca delle esattorie. In pieno agosto, si era persino spinto, e credo anche divertito, a fare un \u00abviaggio\u00bb di osservazione tra gli uffici semideserti di Palermo capitale. Insomma, un bel bagno mediterraneo di umile giornalismo, mentre tra un servizio e l\u2019altro trovava il luogo e il silenzio dove ripararsi per dare gli ultimi ritocchi a \u00abIl sorriso dell\u2019ignoto marinaio\u00bb: il capolavoro che da l\u00ed a qualche mese lo avrebbe consacrato tra gli eredi della grande letteratura che la Sicilia ha dato alla nazione. A dicembre ne pubblicammo in anteprima un capitolo: la festa in casa del barone Mandralisca.\u00bb 120 Siamo dunque, estate del 1975, alla vigilia dell\u2019edizione numerata in 150 esemplari con incisione firmata di Renato Guttuso per i tipi di Gaetano Manus\u00e9, edizione nel cui colophon \u00e8 dichiarata la data dell\u2019\u00abautunno MCMLXXV\u00bb. Manus\u00e9, da Valguarnera Caropepe di Sicilia, titolare prima di una bancarella poi di una libreria antiquaria a Milano, si era dichiarato interessato a pubblicare qualcosa di Consolo e, saputo dalla moglie Caterina, sollecitata in tal senso, dell\u2019esistenza di un prosieguo del racconto gi\u00e0 apparso sulla rivista moraviana, propone la pubblicazione per bibliofili del Sorriso. Basta ricordare che della composizione e tiratura si occuper\u00e0 Martino Mardersteig della Stamperia Valdonega di Verona, erede della prestigiosa Officina Bodoni di Verona fondata dal padre Giovanni Hans, e che per l\u2019occasione Leonardo Sciascia coinvolger\u00e0 Renato Guttuso il quale, rileggendo il ritratto di Antonello, apprester\u00e0 un\u2019incisione in cui viene rovesciata l\u2019angolazione dell\u2019immagine rispetto all\u2019attante: il trequarti del misterioso personaggio non \u00e8 rivolto a sinistra, ma a destra.23 Domenica 30 novembre 1975, la pagina culturale di Il Giorno di Milano pubblica un lungo articolo di Corrado Stajano, dal titolo redazionale molto allettante.24 Al corrente delle alterne, combattute vicissitudini dello scriptorium di Consolo, conscio di quanto vi sta accadendo, Stajano fa una mossa a sorpresa: recensisce il libro appena uscito, ma ad un tempo, parlandone come della parte di un tutto imminente, sembra voler forzarne la definitiva confezione. Dopo aver presentato, difatti, le attivit\u00e0 del libraio, cos\u00ec scrive: Adesso Manus\u00e9 ha esaudito il gran sogno della vita, \u00e8 diventato editore e c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0, dicono gli uomini di penna, che questo primo libro che ha stampato, [\u2026] possa creare un nuovo caso letterario. Perch\u00e9 qui si sono incontrate due corde pazze siciliane, quella di Manus\u00e9 e quella dello scrittore del libro, o meglio dei primi due capitoli del libro pubblicati in questo volume, che gli editori, quando il romanzo sar\u00e0 finito, certo si contenderanno, perch\u00e9 \u00abIl sorriso dell\u2019ignoto marinaio\u00bb \u00e8 un nuovo \u00abGattopardo\u00bb, ma pi\u00f9 sottile, pi\u00f9 intenso del romanzo di Tomasi di Lampedusa, uno Sciascia poetico, di venosa lava sanguigna e insieme razionalmente freddo nei suoi teoremi dell\u2019intelligenza. Uno scritto che arriva dentro l\u2019impensata bottiglia di Manus\u00e9 e che non ha nulla in comune con nessuno dei 17 mila libri che si pubblicano ogni anno in Italia. Gli articoli pubblicati nel 1975 sono: \u00abUn moderno Ulisse fra Scilla e Cariddi. Sfogliando il Gran libro di Stefano D\u2019Arrigo\u00bb (22 febbraio); \u00abL\u2019avventurosa vita di Emilio Isgr\u00f2\u00bb (4 aprile); \u00abIl malgoverno e l\u2019impegno politico di Sciascia. Conversazione con Alberto Moravia\u00bb (30 maggio), \u00abIl malgoverno e l\u2019Universit\u00e0. Conversando con il Rettore dell\u2019Universit\u00e0 di Palermo, Giuseppe La Grutta\u00bb (13 giugno); vari servizi per il \u00abProcesso al \u201cMostro di Marsala\u201d\u00bb (20, 21, 25, 30 giugno; 5, 11 luglio) e sul sequestro dell\u2019esattore Luigi Corleo (18, 19 luglio); \u00abA colloquio con il tenore Di Stefano\u00bb (14 luglio); \u00abTanta scienza e un po\u2019 di show\u00bb (26 luglio); \u00abChe ne pensa Grassi, sovrintendente della Scala, del \u201ccaso Lanza Tomasi\u201d?\u00bb (29 luglio); \u00abIn giro per gli uffici ad agosto\u00bb (9, 13 agosto); \u00abIl giallo Majorana visto da Sciascia\u00bb (9 settembre). 23. L\u2019incisione all\u2019acquaforte viene eseguita a Palermo, in una stamperia vicina alla Galleria Arte al Borgo frequentata dallo scrittore di Racalmuto. 24. C. STAJANO, \u00abIl sorriso dell\u2019ignoto marinaio. Due siciliani pazzi per un libro \u201cunico\u201d\u00bb, Il Giorno, Domenica 30 novembre 1975, 3. E pi\u00f9 avanti, in chiusa, fornisce anticipazioni sulla fabula e sprona, quasi rimbrotta l\u2019autore: Vincenzo Consolo, con tutte le sue contropoetiche, politicamente motivate, \u00e8 troppo scrittore per rinunciare a scrivere, come avrebbe voluto. Gli \u00e8 successa la sorte descritta da Roland Barthes ne \u00abIl grado zero della scrittura\u00bb: \u00abPartito per uccidere la letteratura, l\u2019assassino si ritrova scrittore\u00bb. [\u2026] ora sta lavorando ai capitoli finali del romanzo, la rivoluzione contadina di Alcara Li Fusi, la repressione dello Stato italiano dopo la speranza portata da Garibaldi. Interdonato \u00e8 il procuratore generale del processo contro i contadini, violenti contro la violenza. Mandralisca gli scrive una lunga memoria, i contadini cercano di narrare loro, la loro storia. Ci riusciranno? \u00abIl sorriso dell\u2019ignoto marinaio\u00bb [\u2026] \u00e8 l\u2019ultima difesa di uno scrittore che non voleva scrivere pi\u00f9 perch\u00e9, quando il mondo s\u2019incendia, la vita \u00e8 meglio viverla che raccontarla. C\u2019\u00e8 da pensare che, sotto la forte pressione morale-psicologica delle tre colonne di Stajano, Consolo raccogliesse il guanto della sfida che vi era insita e che, nello scorcio del 1975 e il primo semestre del 1976, con un lavoro che non si fa fatica ad immaginare, con il Leopardi da lui tanto amato, \u00abmatto e disperatissimo\u00bb, stendesse e organizzasse il resto dell\u2019opera: gli attuali capitoli IV-IX. Einaudi finisce, infatti, di stampare la prima edizione del libro quale sar\u00e0 conosciuto dal vasto pubblico, l\u2019editio princeps, il 10 luglio 1976 e ne far\u00e0 circolare altre due stampe identiche, la terza licenziata il 18 settembre dello stesso anno. 4. Tra emerso e sommerso Questi in buona sostanza i punti fermi del farsi del testo, i momenti fondanti della sua storia esterna. Se ne trae l\u2019immediata idea di un progetto in crescendo, in progressione geometrica.25 Ma questi dati, relativi al merito e alle vicende dei soli testimoni a stampa, rappresentano solo l\u2019emerso del testo e, in una prospettiva ecdotica critico-genetica, vanno naturalmente confrontati con quelli di quante altre fonti sia ancora possibile sottoporre a recensio e collatio. E qui, come anche per ogni altra opera di qualsivoglia altro scrittore, qualunque sforzo risulterebbe vano se l\u2019autore volesse tutelare ad oltranza la legittima riservatezza della propria fucina, del proprio scriptorium. Il lavoro insomma Per una storia di Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio di Vincenzo Consolo Quaderns d\u2019Itali\u00e0 10, 2005 121 25. Forzando la suggestiva immagine del fondamentale saggio di Cesare SEGRE, \u00abLa costruzione a chiocciola nel Sorriso dell\u2019ignoto marinaio di Vincenzo Consolo\u00bb, in ID., Intrecci di voci. La polifonia nella letteratura del Novecento, Torino: Einaudi, 1991, p. 71-86 (trattasi dell\u2019\u00abIntroduzione\u00bb dell\u2019edizione 1987 del Sorriso, p. V-XVIII, ripubblicata in quella del 1995, p. V-XIX), \u00e8 come se tessere autonome (dal racconto iniziale, cap. I e II, all\u2019integrazione del resto) si siano andate collocando a formare il mosaico dei gradini della scala tortile, ad imbuto dantesco, che \u2014 se si vuole accogliere l\u2019interpretazione dei simboli di G. TRAINA, Vincenzo Consolo, op. cit., p. 61-70 \u2014 avrebbe consentito la discesa agli inferi e l\u2019ascesa salvifica del protagonista. 122 si bloccherebbe o potrebbe andare avanti solo con le carte di scrittori conservate in biblioteche, fondazioni, centri appositi (l\u2019esempio pi\u00f9 noto, Pavia) o variamente e comunque riscattate, come per gli oltre 40 volumi gi\u00e0 pubblicati della Collection Archives, 26 il cui comitato scientifico \u00e8 presieduto dal prestigioso romanista italiano Giuseppe Tavani.27 Nel caso del Sorriso, la generosa disponibilit\u00e0 dei coniugi Consolo, informati della necessit\u00e0 di queste esplorazioni per il mio studio, e in particolare l\u2019amorevole scrupolosit\u00e0 di Caterina nel preservare materiali rivelatisi preziosi, hanno consentito di accumulare ingente informazione sulla scorta degli altri testimoni superstiti: tre bozze di stampa, di cui una eliminanda perch\u00e9 descripta, tre cartellette di dattiloscritti e un fascicolo dattiloscritto rilegato con l\u2019opera intera; cinque manoscritti. Ma prima, per completare il quadro dell\u2019emerso, bisogner\u00e0 rendere conto anche della contemporanea attivit\u00e0 scrittoria del Nostro, in qualche misura dialogante con il progetto non ancora ben definito in quel lasso di tempo. La preistoria del Sorriso, quei tredici anni di lunga gestazione, grosso modo dal 1963 al 1976, sono affiancati da altre scritture. Da una parte, le collaborazioni giornalistiche, tra cui spiccano: la rubrica Fuori casa, tenuta su L\u2019Ora di Palermo;28 e vari reportages per Tempo illustrato. Ai fini dello studio del Sorriso sembrano importanti diversi di tali scritti. In primo luogo, il racconto Per un po\u2019 d\u2019erba ai limiti del feudo, uscito prima su 26. La collana, diretta da Amos Segala e posta sotto il patrocinio dell\u2019UNESCO, \u00e8 affidata a un Consiglio di firmatari europei e latino-americani del Protocollo Archivos \u2014 ALLCA XX (Association Archives de la Litt\u00e9rature Latino-am\u00e9ricaine, des Cara\u00efbes et Africaine du XXe si\u00e8cle) e sottoposta alla valutazione di un Comitato scientifico internazionale. Le pubblicazioni seguono le indicazioni emerse dai seminari di Parigi (1984) e Oporto (1985), poi confluite nel volume di A. SEGALA (ed.), Litt\u00e9rature Latino-am\u00e9ricaine et des Cara\u00efbes du XXe si\u00e8cle, op. cit. 27. Oltre all\u2019art. cit., imprescindibili sono per equilibrio e dottrina: G. TAVANI, \u00abLe Texte: son importance, son intangibilit\u00e9\u00bb; \u00abTeor\u00eda y metodolog\u00eda de la edici\u00f3n cr\u00edtica\u00bb, \u00abLos textos del Siglo XX\u00bb, \u00abMetodolog\u00eda y pr\u00e1ctica de la edici\u00f3n cr\u00edtica de textos literarios contempor\u00e1neos\u00bb; \u00abL\u2019\u00e9dition critique des auteurs contemporains: v\u00e9rification m\u00e9thodologique\u00bb, tutti in A. SEGALA (ed.), Litt\u00e9rature Latino-am\u00e9ricaine et des Cara\u00efbes du XXe si\u00e8cle, op. cit., rispettivamente: p. 23-34, 35-51, 53-63, 65-84, 133-141. Cfr. inoltre: G. TAVANI, \u00abL\u2019edizione critico-genetica dei testi letterari: problemi e metodi\u00bb, in Venezia e le lingue e letterature straniere. Atti del Convegno, Universit\u00e0 di Venezia, 15-17 aprile 1989, Roma: Bulzoni, 1991, p. 323-331; \u00abL\u2019apporto dell\u2019edizione di testi moderni alla pratica ecdotica, ovvero: l\u2019apporto della pratica ecdotica all\u2019edizione di testi moderni\u00bb, in Anna FERRARI (ed.), Filologia classica e filologia romanza: esperienze ecdotiche a confronto. Atti del Convegno di Roma, 25-27 maggio 1995, Spoleto: Centro Italiano di Studi sull\u2019Alto Medioevo, 1998, p. 545-554. 28. Cfr. l\u2019elenco completo degli articoli firmati da Consolo per il giornale in V. NISTIC\u00d2, Accadeva in Sicilia, op. cit. In particolare, la rubrica Fuori casa inizia il 7 dicembre 1968 e va avanti con cadenze irregolari per tutto il primo semestre del 1969 (11 gennaio, 24 febbraio, 10 marzo; 5, 24 e 25 maggio). Dello stesso anno sono: la recensione a Elio VITTORINI, Le citt\u00e0 del mondo (27 settembre 1969) e un articolo sui rapporti tra mafia siciliana e americana (30 settembre 1969). L\u2019Ora, 29 poi in un\u2019autorevole silloge di narratori siciliani:30 un racconto strutturato come cronaca di una visita a Tusa alla famiglia di Carmine Battaglia, ucciso dalla mafia, in cui si innesta un breve brano documentario del 1860 sull\u2019avversione dei nobili latifondisti al decreto garibaldino del 2 giugno 1860 lesivo dei propri privilegi. L\u2019impianto rappresenterebbe quindi il primo, timido apparire, non pi\u00f9 di un accenno, di un modo costruttivo esemplato su modelli tedeschi, sul quale, per sua stessa affermazione, Consolo scommette con forza nel Sorriso31 e anche in seguito.32 Poi, su Tempo illustrato, un\u2019inchiesta sui cavatori di pietra pomice delle Eolie affetti da silicosi, come quello dell\u2019incipit del Sorriso, in pellegrinaggio al santuario di Tindari,33 e un\u2019altra su Cefal\u00f9 e quell\u2019Aleister Crowley che apparir\u00e0 molto dopo in Nottetempo, casa per casa (1992), e di cui si ha traccia in un quaderno ms del Sorriso che cos\u00ec contribuisce a datare.34 Infine, ancora su L\u2019Ora, il resoconto dell\u2019inaugurazione di una mostra di Guttuso, i cui appunti iniziali e primo svolgimento si trovano in un altro quaderno ms alla cui datazione ci si potr\u00e0 cos\u00ec approssimare.35 Dall\u2019altra parte, si annoverano le presentazioni di vari cataloghi di mostre, di cui due soprattutto rilevanti per la costituzione testuale del Sorriso: l\u2019una di un\u2019esposizione di Luciano Gussoni (1971), l\u2019altra di un\u2019esposizione di Michele Spadaro (1972), rilevanti in quanto i cataloghi sono latori di due lacerti rifusi rispettivamente nei capitoli VII e I.36 Per una storia di Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio di Vincenzo Consolo Quaderns d\u2019Itali\u00e0 10, 2005 123 29. L\u2019Ora, 16 aprile 1966. All\u2019assassinio sono dedicati sul giornale, sempre in prima linea contro la mafia, articoli di Mauro DE MAURO (in seguito vittima della cosiddetta lupara bianca) e Mario FARINELLA (24, 25, 26, 28 marzo 1966) e di Felice CHILANTI (9 aprile 1966). 30. Leonardo SCIASCIA &amp; Salvatore GUGLIELMINO (edd.), Narratori di Sicilia, Milano: Mursia, 1967, p. 428-434. 31. V. CONSOLO, Fuga dall\u2019Etna, op. cit., p. 49. 32. Se si guarda solo alle opere limitrofe al Sorriso, il metodo sar\u00e0 applicato, per le appendici erudite, a Lunaria, Torino: Einaudi, 1985, p. 71-85 (Milano: Mondadori, 1996, p. 93- 129) e, per gli inserti documentari, al racconto lungo \u00abRatumemi\u00bb, in Le pietre di Pantalica, Milano: Mondadori, 1988, p. 47-74, altra storia di feudi del secondo dopoguerra, tematicamente pi\u00fa affine a Per un po\u2019 d\u2019erba\u2026 33. \u00abCos\u00ec la pomice si mangia Lipari\u00bb, Tempo illustrato, 17 ottobre 1970, di cui non si ha alcuna traccia nei mss. sottoposti a recensio. In Ms 2 si riscontra invece la prima attestazione di \u00abUna Sicilia trapiantata nella nebbia\u00bb, che uscir\u00e0 sempre su Tempo illustrato. L\u2019articolo \u00e8 conservato nel Fondo personale Consolo con l\u2019annotazione di Caterina Consolo: \u00ab1970\u00bb, senza indicazione del giorno e del mese, ma nel corpo si ravvisa un post quem: \u00abottobre\u00bb. 34. Ms 2, ff. 1-5. Cfr. \u00abC\u2019era Mussolini e il diavolo si ferm\u00f2 a Cefal\u00f9\u00bb, Tempo illustrato, 2 ottobre 1971. 35. Ms 4, ff. 41v -33v . Cfr. \u00abGuttuso torna nella \u201csua\u201d Milano\u00bb, L\u2019Ora, 18 ottobre 1974. Sempre nell\u2019ambito delle arti figurative, un altro articolo di alcuni mesi prima: \u00abBruno Caruso provoca Milano\u00bb, L\u2019Ora, 9 febbraio 1974. 36. V. CONSOLO, \u00abNottetempo, casa per casa\u00bb, in Luciano Gussoni, Villa Reale di Monza, 10-30 novembre 1971; ID., \u00abMarina a Tindari\u00bb, in Michele Spadaro, Como, Galleria Giovio, 15-30 aprile 1972; poi anche in ID., Marina a Tindari, commento a cura di Sergio SPADARO, tiratura in cento esemplari numerati fuori commercio, Vercelli, Arti grafiche Cav. Piero De Marchi, 1972, p. 15-18. Quest\u2019ultima presentazione \u00e8 firmata e precisamente datata, com\u2019\u00e8 consuetudine dello scrittore: \u00abVincenzo Consolo || (27 febbraio 1972)\u00bb. Nella fase preparatoria delle giornate di studio di Siviglia, ognuno in possesso e informato di un solo testimone, ci siamo scambiati i dati con il collega Miguel \u00c1ngel Cuevas. 124 5. Il sommerso Tornando ora ai testimoni manoscritti e dattiloscritti del Sorriso, non \u00e8 questa la sede per proporne una descrizione esaustiva. Si cercher\u00e0 invece di metterne in evidenza la portata facendo solo due esempi su versanti apparentemente diversi. Intanto, sulla loro scorta, sar\u00e0 possibile qualche correzione di tiro cronologica. Tra i quaderni mss, gli antiquiores, numerati appunto Ms 1 e Ms 2, contengono frammenti confluiti nella lezione di Nuovi Argomenti. Tra il 1969 e il 1975 si collocherebbero gli altri due, denominati Ms 3 e Ms 4: sono latori, infatti, di lacerti non presenti nell\u2019edizione 1969 e interpolati come due scatole cinesi in quella del 1975: l\u2019uno, Ms 3, di un inciso avente per confini: \u00abLasci\u00f2 la speronara [\u2026] alla sua casa a Cefal\u00f9\u00bb (ff. 31-30v ), l\u2019altro, Ms 4, di un ulteriore innesto nel tronco dell\u2019inciso precedente: \u00abDietro questi pezzi [\u2026] Caserta e di Versailles\u00bb (f. 18). Questi stessi due quaderni Mss 3 e 4 sono inoltre legati dal ricordo, presente in entrambi, del primo incontro tra Leonardo Sciascia e Lucio Piccolo avvenuto in un giorno segnalato, il primo in cui grazie a una disposizione del Concilio Vaticano II si celebrava la messa in lingua italiana: domenica 7 marzo 1965.37 L\u2019appunto potrebbe essere trattato alla stregua di un indizio temporale e, per come e dove \u00e8 tradito, una sorta di a quo \/ ad quem. 38 Il riuso da parte dell\u2019autore di Ms 4, vergato capovolto, assicura poi la trasmissione dell\u2019articolo giornalistico su Guttuso gi\u00e0 ricordato e da datare perci\u00f2 ante il 18 ottobre 1974. Se, infine, contestualmente ai dati appena forniti, consideriamo che Ms 3 tramanda varie stesure di Morti sacrata (futuro cap. III), le prime prove di Val D\u00e8mone (futuro cap. IV), un appunto che rinvia a Il Vespro (futuro cap. V) e che Ms 4 tramanda brani di Val D\u00e8mone e la Lettera di Enrico Pirajno all\u2019avvocato Giovanni Interdonato (futuro cap. VI), si potrebbe inferire che, se non proprio intorno al 1965 (incontro Sciascia-Piccolo), gi\u00e0 alla data del 1974 (articolo sulla mostra di Guttuso) o tutt\u2019al pi\u00f9, in ultima istanza, nel 1975 prima dell\u2019edizione Manus\u00e9, il Sorriso fosse per buona parte, quasi per intero in movimento. Allo stato attuale, mancherebbero attestazioni mss databili solo dei capitoli VII, VIII, IX. 37. Cfr. Ms 3, ff. 17v e 20; Ms 4, f. guardia 1v . 38. L\u2019appunto sar\u00e0 sviluppato in Le pietre di Pantalica, op. cit., p. 142 e ricordato in Fuga dall\u2019Etna, op. cit., p. 23-24, dove viene ulteriormente esteso (testo in corsivo nostro): \u00abAl congedo, sulla porta, Piccolo solennemente disse allo scrittore, indicando con la mano su per le colline: \u201cSciascia, la invito a scrivere di queste nostre terre, di questi paesi medievali\u201d. \u201cC\u2019\u00e8 qui Consolo\u201d, rispose Sciascia. \u201cConsolo \u00e8 ancora giovinetto\u201d, replic\u00f2 Piccolo sarcasticamente (avevo trentatr\u00e9 anni!). Ma io presi quella frase come impegno verso Sciascia e come una sfida verso il barone\u00bb. L\u2019interesse per il poeta aveva gi\u00e0 dato frutto in un\u2019intera pagina del giornale di Nistic\u00f2 con un articolo: \u00abIl barone magico: Lucio Piccolo\u00bb, L\u2019Ora, 17 febbraio 1967, accompagnato da quattro canti inediti. Si noti che \u00abIl barone magico\u00bb \u00e8 il titolo scelto da Consolo per il trittico che costituisce la penultima parte della sezione Persone, seconda e centrale di Le pietre di Pantalica, op. cit., p. 133-135, 136-144, 145-149. Se andiamo ora, secondo esempio, alle tre cartellette di dattiloscritti, se ne potr\u00e0 ricavare informazione sia dai fascicoli contenuti, sia anche dai bifogli di cartoncino colorato (rosa) che li raccolgono e conservano. Ed \u00e8 informazione di peso circa il crescere del progetto di scrittura e la graduale definizione dell\u2019architettura dell\u2019opera. Solo qualche breve accenno. Si confronti ad es. la copertina della cartelletta denominata Ds 1, contenente prime stesure dei capp. I-VI, con annotazioni a mano di Caterina Consolo, con varie modifiche di titolo, con quella della cartelletta designata Ds 3, contenente tutta l\u2019opera tranne il cap. VI (Lettera\u2026), sulla quale appare gi\u00e0 lo schema definitivo autografo con le date relative alla scansione del tempo interno dell\u2019opera, in corrispondenza dei singoli capitoli: un\u2019articolazione in tre parti (la prima: cap. I + App. I e II, cap. II + App. I e II; la seconda: capp. IIIV; la terza: capp. VI-IX) + Appendici finali, numerate \u00ab10)\u00bb e intitolate inizialmente \u00ab10) La fucilazione\u00bb e poi poste sotto l\u2019epigrafe generica \u00ab10) Appendici\u00bb; e ancora qualche titubanza sulla collocazione di Morti sacrata (il capitolo prima segue \u00ab3) Val D\u00e8mone\u00bb ed \u00e8 quindi numerato \u00ab4)\u00bb, ma poi entrambe le numerazioni vengono emendate ed invertite). Ancora pi\u00f9 illuminante il fascicoletto numerato Ds 1.1, intitolato polisemicamente Carte per gioco e con l\u2019eloquentissimo sottotitolo \u00ab(Racconti e cose da raccontare fin dal tempo di Garibaldi)\u00bb, il quale sembra in tutto e per tutto lo schema strutturale di un\u2019opera non nata, o piuttosto la crisalide che si trasformer\u00e0 nella futura farfalla:39 le Carte sono articolate in tre tempi: \u00abnarrativo\u00bb (e sarebbe il Sorriso del 1969, quello di Nuovi Argomenti, preceduto per\u00f2 da un \u00abAntefatto\u00bb scritto ex novo e seguito da un\u2019appendice documentaria (Lettera di Enrico Pirajno barone di Mandralisca al barone Andrea Bivona),40 \u00abstorico\u00bb (con riportati brani documentari storici sulla strage di Alcara e un bollettino di guerra), \u00abmagico o poetico\u00bb, dedicato a Lucio Piccolo, brano che con qualche variante vedr\u00e0 la luce molto tempo dopo nelle Pietre di Pantalica. 41 \u00c8 evidente, e non pu\u00f2 non sorprendere, come in tempi insospettati ed alti nella cronologia del Sorriso, fossero gi\u00e0 tutti presenti i principali semi, gli elementi lievitati nel futuro libro: l\u2019invenzione diegetica, l\u2019analitico storico d\u2019influenza tedesca, il poetico; ci fossero i personaggi e i fatti: insomma, come scrive Enrico Pirajno di Mandralisca, per un momento alter ego dell\u2019autore, \u00abil timbro e il tono, e le parole\u00bb (Sorriso, ed. 2004, p. 119). Sembra pure chiaPer una storia di Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio di Vincenzo Consolo, 2005 125 39. Il titolo \u00e8 allusivo: nugae, carte da gioco (tre come i tempi), cartelle dss \u00abper giocare\u00bb, e verosimilmente anche nel senso traslato del jouer, del play, \u00abda eseguire, interpretare, rappresentare\u00bb. Ancor di pi\u00f9 il sottotitolo, con l\u2019accenno al gi\u00e0 raccontato (la propria pi\u00e8ce iniziale) e alle cose o fatti otto-novecenteschi ancora in cerca d\u2019autore, un autore che sappia come raccontarli, e in quale chiave: diversa dalla canonica, allora, da quella suggerita dagli auctores?, non alla Verga, Pirandello, Tomasi, Sciascia? 40. Sarebbe la prima attestazione della futura \u00abAppendice prima\u00bb del cap. I. 41. \u00c8 il primo dei tre capitoletti riuniti \u2014 come gi\u00e0 detto \u2014 sotto il titolo \u00abIl barone magico\u00bb nella sezione Persone di Le pietre di Pantalica, op. cit., p. 133-135. 126 come fosse gi\u00e0 maturata la scelta del \u00abromanzo storico-metaforico\u00bb42 con un occhio rivolto al Manzoni, ma superandone il paternalismo espressivo grazie all\u2019insegnamento di Verga,43 e l\u2019altro ai tedeschi del Gruppo 47, gli \u00abanalitici\u00bb Hans Magnus Enzensberger, Alexander Kluge ed altri, di cui aveva dovuto leggere pagine sul Menab\u00f2 vittoriniano (9, 1966) e nelle traduzioni dei primi anni Settanta,44 e che lo riportavano forse al Manzoni che ritratta e, ormai spinto alla negazione dei suoi stessi precetti poetici, \u00e8 capace solo di redigere la Storia della colonna infame45 che a tutti i costi vuol pubblicare in solido con I promessi sposi (1842).46 Scorgiamo gi\u00e0 all\u2019orizzonte, insomma, il Sorriso quale \u00e8 arrivato a noi, e nella chiave e forma, scelte dall\u2019autore, di \u00abromanzo ideologico\u00bb, cio\u00e8 di romanzo \u00abcritico\u00bb, di una ideologia che consiste \u00abnell\u2019opporsi al potere, qualsiasi potere, nel combattere con l\u2019arma della scrittura, che \u00e8 come la fionda di David, o meglio la lancia di Don Chisciotte, le ingiustizie, le sopraffazioni, le violenze, i mali e gli orrori del nostro tempo.\u00bb47 42. V. CONSOLO, Fuga dall\u2019Etna, op. cit., p. 70; all\u2019insegna della convinzione pi\u00f9 volte manifestata, ed esplicitata dall\u2019esergo di questo stesso libro-intervista (p. 1), che: \u00abIl solo coerente sistema di segni da cui pu\u00f2 essere colta la storia come realt\u00e0 materiale sembra essere la letteratura (H. M. ENZENSBERGER, Letteratura come storiografia)\u00bb. 43. C. RICCARDI, \u00abInganni e follie della storia \u00bb, in E. PAPA (ed.), Per Vincenzo Consolo, op. cit., p. 91. 44. Ibid., p. 82 e p. 109, n. 3. E, prima, cfr. V. CONSOLO, Fuga dall\u2019Etna, op. cit., p. 49. 45. Nell\u2019a parte, quasi alla fine del cap. VII del Sorriso, viene alla fine omesso un brano dell\u2019Introduzione della Storia manzoniana, che viene bens\u00ec riportato nella fonte di quel passo (in corsivo nostro il lacerto tradito da Luciano Gussoni, op. cit. e poi espunto): \u00abChe vengano, vengano ad orde sferraglianti, con squilli lame della notte, perch\u00e9 il silenzio, la pausa ti morde. || Chi sparse quella peste? Nessuno. Nessuno con cuore d\u2019uomo accese queste micce. \u00ab\u2026La rabbia resa spietata da una lunga paura, e diventata odio e puntiglio contro gli sventurati che cercavan di sfuggirle di mano; o il timor di mancare a un\u2019aspettativa generale\u2026; il timor fors\u2019anche di gravi pubblici mali che ne potessero avvenire\u00bb. Ma gi\u00e0 \u00e8 tardi. Gi\u00e0 sono state issate le colonne dell\u2019infamia. || Ma tu aspetta, fa\u2019 piano. [\u2026]\u00bb (Sorriso, ed. 2004, p. 130). 46. Un\u2019incisiva descrizione della macerante riflessione manzoniana viene proposta da Giovanni ALBERTOCCHI, Alessandro Manzoni, Madrid: S\u00edntesis, 2003, p. 106-116. 47. In questi termini viene esplicitata la definizione in V. CONSOLO, Fuga dall\u2019Etna, op. cit., p. 70. Dalla facile accusa di ideologismo mette al riparo la pregnante valutazione di M. ONOFRI, \u00abNel magma italiano\u00bb, in E. PAPA (ed.), Per Vincenzo Consolo, op. cit., p. 60: \u00abConsolo, ecco il punto, \u00e8 un miracoloso scrittore politico: laddove il miracolo sta nel fatto che la politica gli si eserciti sulla pagina per via di un\u2019oltranza di stile.\u00bb<br \/><br \/>scarica pdf<br \/><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/11359730n10p113.pdf\">11359730n10p113<\/a><\/p>\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"614\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2005\/10\/photo_2021-02-17_20-00-24-614x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2706\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2005\/10\/photo_2021-02-17_20-00-24-614x1024.jpg 614w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2005\/10\/photo_2021-02-17_20-00-24-180x300.jpg 180w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2005\/10\/photo_2021-02-17_20-00-24.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 614px) 100vw, 614px\" \/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nicol\u00f2 Messina Universitat de Girona Il contributo tenta di delineare la storia del farsi dell\u2019opera pi\u00f9 studiata di Vincenzo Consolo sulla scorta dei testimoni gi\u00e0 sottoposti a recensio (edizioni a stampa, dattiloscritti, manoscritti). 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