{"id":2616,"date":"2003-02-18T22:05:32","date_gmt":"2003-02-18T22:05:32","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2616"},"modified":"2024-04-10T18:55:06","modified_gmt":"2024-04-10T18:55:06","slug":"vincenzo-consolo-cochlias-legere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2616","title":{"rendered":"Vincenzo Consolo,  Cochlias Legere"},"content":{"rendered":"\n<p>Nello spirito informale di questo convegno preferisco esprimere pensieri &#8220;spettinati&#8221;, come diceva il polacco Stanislaw Jerzy Lec. Le mie esperienze di letture infantili sono state profondamente diverse da quelle ricordate da alcuni dei relatori di oggi. Non ho avuto l&#8217;opportunit\u00e0 di incontrare personaggi straordinari, professori, scrittori nell&#8217;estrema provincia siciliana in cui sono cresciuto. Sono vissuto nel vuoto, in una solitudine assoluta sino a un&#8217;et\u00e0 matura. Nessuno, durante l&#8217;infanzia, mi ha letto I promessi sposi e tanto meno La Divina Commedia. Anzi, mio padre, che era un piccolo borghese commerciante con otto figli, e con l&#8217;assillo di mantenerli decorosamente, non concepiva proprio che al mondo ci fossero dei libri. Io dormivo in una stanza accanto a quella dei miei genitori, la sera da ragazzino, leggevo con un&#8217;abat-jour accesa fino ad ora tarda, clandestinamente. Mio padre vedeva filtrare la luce sotto la porta della sua stanza, allora si alzava e veniva a spegnerla. Non lo faceva per avarizia, ho capito solo dopo che questo bambino che leggeva era per lui motivo di inquietudine. Vedeva in me un deviante, probabilmente si chiedeva \u00abma questo chi \u00e8? di che razza \u00e8 uno che legge?\u00bb. Naturalmente mi voleva uomo pratico, commerciante come lui, o magari piccolo industriale, perch\u00e9 l&#8217;ambizione del mio clan &#8211; la famiglia Consolo era una sorta di clan &#8211; era quella di diventare piccoli industriali dell&#8217;olio. Quindi questo ragazzino che leggeva libri di letteratura appariva anomalo, diverso dai fratelli pi\u00f9 grandi. In casa non avevamo una biblioteca, c&#8217;erano solo i libri di scuola delle mie sorelle e dei miei fratelli, neanche in paese c&#8217;era una biblioteca pubblica, e i preti, presso i quali studiavo, conservavano solo opere rare, libri ecclesiastici, vite di santi.,. La mia grande voglia di sapere, di conoscere, di leggere restava immancabilmente inappagata. Avevo sviluppato, in quegli anni, una sorta di ossessione per la lettura, che sola mi avrebbe permesso di conoscere il mondo, di sapere chi ero, da dove venivo, dove volevo andare. Mi venne in soccorso un cugino di mio padre che viveva davanti a casa nostra: don Peppino Consolo, proprietario terriero e originale figura di scapolo, forse un po&#8217; folle, Possedeva una grande biblioteca, molto partigiana. Tolstojano e vittorhughiano, aveva libri fondamentali, come Guerra e pace, I miserabili. Quando cap\u00ec che questo ragazzino era un deviante, mi chiam\u00f2, dicendomi: \u00abVincenzino, vieni qua ho dei libri, se tu vuoi leggere\u00bb. Allora io presi l&#8217;abitudine di attraversare la strada e di andare da lui. Mai mi diede un libro in prestito, mi faceva leggere solo a casa sua, in cucina, su un tavolo di marmo: questo fu il mio impatto con il mondo dei libri (non prendo in considerazione quelli di scuola che, oltre ad essere noiosissimi, erano contrassegnati dal marchio della dittatura fascista). Il primo che lessi fu I miserabili, mi sconvolse la vita, mi apr\u00ec straordinari. orizzonti. Don Peppino Consolo, ripeteva spesso \u00abVictor Hugo, non c&#8217;\u00e8 che lui!\u00bb. La seconda biblioteca in cui mi sono imbattuto, all&#8217;epoca delle scuole medie &#8211; gli americani erano gi\u00e0 arrivati &#8211; \u00e8 stata la biblioteca del padre di un mio compagno che si chiamava Costantino. Era il figlio dell&#8217;ultimo podest\u00e0 del mio paese, diventato, ovviamente, sindaco democristiano. Io andavo a casa sua a fare i compiti, cio\u00e8 ero io a fare i compiti a Costantino. Nello studio con le poltrone di pelle, suo padre aveva una biblioteca ricchissima, i libri erano tutti rilegati. Costantino, di nascosto, in cambio dei compiti che io facevo per lui, me li prestava. Lessi dei libri importanti che a quell&#8217;et\u00e0, undici, dodici anni, non riuscivo a capire nella loro profonda verit\u00e0, nella loro bellezza. Quei libri mi sono serviti moltissimo, per il mio nutrimento adolescenziale e per diventare un uomo con un&#8217;ossatura abbastanza accettabile, per non restare gracile. Quando in et\u00e0 adolescenziale ci si imbatte in libri importanti come Guerra e pace, La Certosa di Parma di Stendhal, Shakespeare, Don Chisciotte, anche se non si coglie il loro significato profondo, li si attraversa come quando da giovane si attraversa un bosco e senza rendersene conto si incamera l&#8217;ossigeno che serve per la costruzione dello spirito e del corpo. Quindi, in qualsiasi modo la lettura dei libri importanti, di quelli che si chiamano classici. in ogni caso e a qualsiasi et\u00e0 pu\u00f2 servire per formare la struttura del pensare. Leggere e scrivere sono per me elementi inscindibili, e in parte sono la stessa cosa. Credo che derivino dalla consapevolezza o dalla sensazione che noi uomini siamo persone fragili, finite, esposte a qualsiasi tipo di insulto e qualsiasi tipo di offesa. Io credo che da questa stessa debolezza e impotenza sia nato il bisogno del metafisico, siano nate 1e religioni. Forse sar\u00f2 blasfemo, ma credo che le religioni scaturiscano da questa esigenza che ci sia altro, al di l\u00e0 di noi che possa soccorrerci, da qui nasce anche quella che Leopardi chiama &lt;&lt;da confederazione degli uomini fra di loro\u00bb, perch\u00e9 proprio a causa di questa fragilit\u00e0 l&#8217;uomo sente il bisogno di mettersi insieme e darsi delle regole per un reciproco aiuto. La stessa esigenza genera le societ\u00e0, la storia, la letteratura. I grandi scrittori sono i teologi che hanno elaborato per noi il sistema religioso della letteratura. Perch\u00e9 la letteratura \u00e8 una religione, l&#8217;ho sentito e capito da adolescente, raggiungendo uno stato febbrile di piacere della lettura, di incandescenza dello spirito, paragonabile all&#8217;estasi dei santi. La lettura di quegli anni felici era assolutamente gratuita e disinteressata, disordinata, caotica, poteva capitare il capolavoro come il libraccio orrendo e sbagliato. Ma anche il libro peggiore, non quello falso ma quello mancato, serviva. In quell&#8217;et\u00e0 irripetibile dell&#8217;adolescenza, nessuno pu\u00f2 consigliarti cosa devi leggere, \u00e8 uno stato di assoluta libert\u00e0. Virginia Woolf ha detto: &lt;&lt;l&#8217;unico consiglio che si pu\u00f2 dare ad un giovane lettore \u00e8 quello di non accettare nessun consiglio\u00bb. Ma il tempo della lettura disinteressata e gratuita, come diceva Pavese \u00abdella libera fame\u00bb, si riduce sempre di pi\u00f9, soprattutto per noi che abbiamo scelto il mestiere di scrivere. Siamo obbligati a letture che chiamiamo professionali, fatte con razionalit\u00e0, consapevolezza, funzionali al lavoro. Certo ci sono anche le riletture, grazie alle quali scopri delle cose che ti erano sfuggite: attraversare per la seconda volta La ricerca del tempo perduto, Don Chisciotte, Shakespeare, sono esperienze straordinarie che, in et\u00e0 matura, nell&#8217;et\u00e0 della consapevolezza, nell&#8217;et\u00e0 del lavoro, danno un&#8217;altra felicit\u00e0, diversa da quella adolescenziale, assolutamente inconsapevole, gratuita, anarchica e libera. Del resto, si parte quasi sempre dai libri per scrivere un altro libro, che si configura come una sorta di palinsesto costruito sull&#8217;esperienza di altri libri. Pensiamo al Don Chisciotte, il pi\u00f9 grande libro della letteratura occidentale: tutto comincia con la lettura dei libri di cavalleria per cui don Chisciotte impazzisce, diventa quell\u2019hildalgo dalla trista figura che noi conosciamo. C&#8217;\u00e8 un episodio chiave, a proposito di libri; al ritorno di don Chisciotte dal primo viaggio, la nipote e la governante cercano di eliminare tutti i libri rischiosi e pericolosi che 1o avevano indotto a credere di essere un cavaliere. Come Minosse, le due donne destinano questi libri al Paradiso, al Purgatorio o all&#8217;Inferno. Alcuni infatti vengono salvati, altri vengono tenuti in sospeso, quelli condannati, vengono subito eliminati e buttati via. Un criterio di ripartizione molto saggio, a mio avviso. Tutti abbiamo avuto i nostri libri dell&#8217;inferno, nel senso dell&#8217;erotismo, dell\u2019enfer francese, i libri dannati, da eliminare, da bruciare. Anche se i libri non si dovrebbero mai bruciare, purtroppo oggi il loro livello si abbassa sempre di pi\u00f9, in quest&#8217;epoca della visualit\u00e0 in cui si tende ad intrattenere piuttosto che a far capire che cosa \u00e8 la bellezza della poesia, la bellezza della parola scritta. A ragione Aldo Bruno ha parlato di libri da supermarket, che ci vengono propinati dall\u2019industria editoriale le cui scelte sono sempre di pi\u00f9 all\u2019insegna del profitto e non della qualit\u00e0. Ho dedicato al tema dei libri utili e dei libri inutili, alcune pagine di un mio romanzo, che io chiamo narrazione, nel senso in cui la intende Walter Benjamin. Credo che il romanzo oggi non sia pi\u00f9 praticabile, perch\u00e9 non \u00e8 pi\u00f9 possibile fare appello a quello che Nietzsche, a proposito della tragedia greca, chiama lo spirito socratico. Lo spirito socratico \u00e8 il ragionamento, la riflessione sull&#8217;azione scenica. Parlando del passaggio dalla tragedia antica alla tragedia moderna, dalla tragedia di Sofocle e di Eschilo a quella di Euripide, Nietzsche sostiene appunto che in quella di Euripide c&#8217;\u00e8 l&#8217;irruzione dello spirito socratico, cio\u00e8 l&#8217;irruzione del ragionamento e della filosofia. Nel romanzo tradizionale settecentesco-ottocentesco l&#8217;autore usava interrompere il racconto con le sue riflessioni. Pensiamo alle celebri riflessioni manzoniane sull&#8217;azione scenica. Io credo che oggi questa riflessione non si possa pi\u00f9 fare, lo spirito socratico non pu\u00f2 pi\u00f9 esserci nelle creazioni moderne perch\u00e9 l&#8217;autore non sa pi\u00f9 a chi rivolgersi in questa nostra societ\u00e0 di massa. Ho teorizzato perci\u00f2 lo spostamento della narrazione verso la forma della poesia; la narrazione non \u00e8 pi\u00f9 un dialogo ma diventa un monologo, con l&#8217;aspetto formale di un&#8217;organizzazione metrica della prosa. La pagina che vi propongo \u00e8 tratta dal mio romanzo che si chiama Nottetempo, casa per casa, dove narro dell\u2019imbattersi in libri inutili, in libri fasulli e di un&#8217;erudizione che non appartiene alla cultura, non appartiene alla letteratura e che forma quella che \u00e8 La zavorra del sapere, a volte l&#8217;errore del sapere. Il protagonista \u00e8 un giovane intellettuale socialista, nel periodo de1&#8217;avvento del fascismo, che per il suo impegno politico, sar\u00e0 costretto ad andare in esilio in Tunisia. Il suo antagonista \u00e8 un barone decadente dannunziano che, nella ricca biblioteca di famiglia, cerca insistentemente un libro sui mormoni che non trova e allora dice: <br> <em>Erano primieramente libri ecclesiali, per i tanti monaci, parroci, arcipreti, canonici, ciantri, provinciali, vescovi dentro nel suo casato, dalla parte dei Merlo e dei C\u00eccio. Erano controversie storiche, teologiche, vite di santi, di \u00a0missionari martiri, dissertazioni, apologie, come ad esempio, e solo fra quei in volgare, Delle azioni eroiche, virt\u00f9 ammirabili, vita, morte e miracoli del B, Agostino Novello Terminese capi dieci, Apologia dell\u2019Accademico Tenebroso fra i Zelanti intorno alla nascita di santa Venera in Jaci contro gli argomenti del p. Giovanni Fiore, L&#8217;ardenza e tenacit\u00e0 dell&#8217;impegno di Palermo per contendere a Catania la gloria di aver dato alla luce la regina delle vergini e martiri siciliane S.Agata, dimostrate nell&#8217;intutto vane ed insussistenti in vigor degli stessi principi e dottrine de&#8217; Palermitani scrittori.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il barone tirava fuori dagli scaffali i volumi con disgusto,\n1l fazzoletto al naso per la polvere che s&#8217;alzava da quelle carte. E c&#8217;era poi\ntutto quanto riguardava Cefal\u00f9, il suo Circondario, da Gibilmanna a Gratteri, a\nCastelbuono, a Collesano, fino a L\u00e0scari, a Campo Felice, a P\u00f2llina&#8230; E copia\ndel Rollus rubeus dei diplomi del Re Ruggero, degli atti del processo al\nvescovo Arduino, le storie di Cefal\u00f9 del Passafiume, dell&#8217;Aur\u00eca, del Pietraganzili&#8230;\nLibri di scienza come la Flora palermitana, la Stoia naturale delle Madonie, I\nCatalogo ornitologico del Gruppo di Malta, il Catalogo dei molluschi terrestri\ne fluviali delle Madonie e luoghi adiacenti, il Catalogo dei Crostacei del\nPorto di Messina, il Trattato sui novelli pianeti telescopici&#8230; E ancora le\nistruzioni per adoperare gli specchi inclinati, i rimedi contro la malsan\u00eca\ndell&#8217;aria, la memoria intorno ai gas delle miniere di zolfo&#8230; Che puzza, che\npolvere, che vecchiume! Ne avrebbe volentieri fatto un grande fuoco don Nen\u00e9,\nper liberare, ripulire, disinfestar la casa. E pens\u00f2 ad altre case del paese in\ncui v&#8217;erano simili libri. Alle antiche case di tutta la mastra nobile, da la\nguerra fino ad oggi serrate, fredde come tombe, abitate da mummie, da ombre, da\ncucchi spaventati dalla maramaglia dei reduci, dei villani, che di questi tempi\ns&#8217;eran fatti avversi, minaccianti. Pens\u00f2 alla casa del Bastardo con tutti quei\nlibri i, ogni stanza, di filosofia, di politica, di poesia, alla villa a Santa\nBarbara che lo zio don Michele, un pazzo! aveva lasciato a quel Marano, al\nfiglio della gna Sara. Pens\u00f2 ai gran, palazzi di Palermo, alle canoniche, ai\nmonasteri, ai reclusori, agli oratori, ai conventi. Pens\u00f2 a Monreale, a San\nMartino delle scale, all&#8217;Arcivescovado, allo Steri, all&#8217;Archivio Comunale, ad\nogni luogo con cameroni, studi, corridoi, anditi tappezzati di stipi traballanti,\nscaffali di pergamene scure, raggrinzite, di r\u00ecsime disciolte, di carte\nstanche, fiorite di cancri funghi muffe, vergate di lettere sillabe parole decadute,\ndissolte in nerofumo cenere pulviscolo, agli ipogei, alle cripte, alle gallerie\nsotterranee, ai dammusi murati, alle catacombe di libri imbalsamati, agli\nossari, allo scuro regno r6so, all\u2019 imperio ascoso dei sorci, delle c\u00e0mole dei\ntarli degli argentei pesci nel mar del1e pagine dei dorsi dei frontespizi dei risguardi.\nE ancora alle epoche remote, ai luoghi pi\u00f9 profondi e obliati, ai libri sepolti,\nai rotoli persi sotto macerie, frane, cretti di fango lave sale, aggrumati, pietrificati\nsotto dune, interminate sabbie di deserti. Oh l&#8217;incubo, l&#8217;asfissia! Dalla sorda\ne inarrestabile pressura di volumi inutili o estinti, dai cumuli immensi di\nparole vane e spente sar\u00e0 schiacciato il mondo, nell&#8217;eloquio demente d&#8217;una gran\nBabele si dissolver\u00e0, disperder\u00e0 nell&#8217;universo. Per fortuna, don Nen\u00e9 aveva\ncome antidoto, contrasto, il suo segreto enfer, aveva per sollazzo il suo Micio\nTempio, e aveva soprattutto, per nutrimento d&#8217;anima, di vita, il suo\nD&#8217;Annunzio.<\/p>\n\n\n\n<p><em>E dove siete,\no fiori<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>strani,\no profumi nuovi?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Don Nen\u00e8, l&#8217;eccentrico pazzo tolstojano &#8211; ecco il cugino di mio padre che ritorna <br> nella narrazione &#8211; lascer\u00e0 in eredit\u00e0 la sua preziosa biblioteca a Pietro Marano, il protagonista, figlio di contadini. Il ragazzo attinger\u00e0 a questi libri, realizzando la sua educazione sentimentale: &lt;&lt;E i libri, tutti quei libri in ogni stanza lasciati dal padrone don Michele, &#8216;Vittor Ugo&#8221;, diceva &#8216;Vittor Ugo&#8230;&#8221; e &#8220;Gian Valgi\u00e0n, Cosetta&#8230;&#8221; &#8220;Tolst\u00f2i&#8221; e &#8216;Natascia, Anna, Katiuscia&#8230;&#8221;, e narrava, narrava le vicende, nell&#8217;inverno, torno alla conca con la carbonella. Narrava ancora di fra Cristoforo, Lucia, don Rodrigo&#8230; dei Beati Paoli, Fioravanti e Rizziere, Bovo d&#8217;Antona&#8230;>> (ecco che ritorna il nostro Manzoni). Ci si pu\u00f2 imbattete talvolta nei falsi libri, nei libri ammuffiti, pietrificati, che non significano nulla ma si pu\u00f2 avere la fortuna, di incontrare, di attraversare i libri che Harold Bloom chiama canonici. Certo si leggono i libri per la trama, per quello che rappresentano; si legge Stendhal per la passione d&#8217;amore, per la sua visione di energia del mondo; si legge Proust per la rappresentazione di un mondo che stava declinando; si legge Kafka per quanto Kafka abbia di profetico, di entusiastico. L&#8217;entusiasmo viene da en-the\u00f2s, si dice quando si \u00e8 posseduti dal Dio e molto spesso gli scrittoti sono entusiasti, sono quelli che riescono attraverso la metafora ad essere profetici. A proposito, io ho capito il senso della parola metafora una volta, mentre mi trovavo \u00a0ad Atene, invitato dall&#8217;Istituto Italiano di Cultura, e mi sono visto sfilare davanti agli occhi un camion su cui c&#8217;era scritto netafor\u00f2i, cio\u00e8 trasporti! I libri che hanno questa vita &#8211; Vittorini diceva che sono libri arteriosi -, che hanno la forza della metafora, riescono ad essere profetici perch\u00e9 con il passare degli anni diventano veramente interpreti del tempo che stiamo vivendo. Don Chisciotte o I promessi sposi, o le opere di Pirandello diventano sempre pi\u00f9 attuali in quest&#8217;epoca in cui stiamo smarrendo la memoria, l&#8217;identit\u00e0, in cui il potere ci costringe a vivere in un infinito presente, privandoci della conoscenza dell\u2019immediato passato, impedendoci di immaginare l\u2019immediato futuro. Ho intitolato questo mio intervento Cochlias legere, in antico si diceva questo quando si andava per i lidi a raccogliere le conchiglie come un gioco dilettoso. Io credo che la parola &#8220;leggere&#8221; significhi andare dentro i libri per raccogliere conoscenza, raccogliere raccogliere, sapienza, bel1ezza, poesia; noi leggiamo queste chiocciole che raccogiamo sulla spiaggia, che ci portano dentro il labirinto dell&#8217;umanit\u00e0., dentro il labirinto della storia, dentro il labirinto dell&#8217;esistenza. Capire questo significa esorcizzare la nostra consapevolezza della finitezza, la nostra paura, perch\u00e9 io credo che le aggregazioni umane, le societ\u00e0, nascano proprio da questi sentimenti di insicurezza, dalla debolezza della nostra condizione umana. La lettura dei classici ci conforta, ci arricchisce, ci apre nuovi orizzonti. Oggi, in questa epoca della visualit\u00e0, sembra che i libri non siano pi\u00f9 tanto praticati, soprattutto in questo nostro paese che ha avuto una storia particolate. II nostro \u00e8 un paese culturalmente terremotato che ha avuto una storia diversa da ogni altro paese europeo. La nostra cultura era una cultura in cui affluenti venivano da una cultura alta e da una cultura popolare. L&#8217;incrocio di questi due affluenti formava quella che era la cultura tout court. La trasformazione radicale, profonda e veloce del nostro paese &#8211; Pasolini ce l&#8217;ha spiegato a chiare lettere &#8211; da plurimillenario contadino a paese industriale, lo spostamento di masse di persone dal meridione ai settentrione, verso le zone industriali, ha generato uno sconvolgimento culturale: la cultura popolare \u00e8 stata cancellata: nessuna nostalgia, ma era comunque una ricchezza. Il mondo contadino era un mondo di pena, di sofferenza, di ignoranza, per\u00f2 la cultura popolare era una vera cultura. Poi c&#8217;era la cultura alta. Oggi viviamo una cultura media che \u00e8 stata sicuramente appiattita dall&#8217;ossessione per la comunicazione, per la velocit\u00e0. Io credo che oggi i classici, da Cervantes a Shakespeare a Dante, siano veramente, come dire, i segni, i monumenti di una gande civilt\u00e0 che nel nostro contesto, nel contesto occidentale \u00e8 al tramonto. Non sappiamo cosa avverr\u00e0 dopo questa nostra epoca. Bill Gates ha profetizzato gi\u00e0 che il libro sparir\u00e0 e questo mi ricorda una frase di Victor Hugo in Notre-Dame de Paris, che riguardava l\u2019invenzione della stampa: \u00abceci tuera cela\u00bb, questo uccider\u00e0 quello, cio\u00e8 il libro avrebbe ucciso l&#8217;architettura. Questo non \u00e8 avvenuto,<br> \u00a0l&#8217; architettura ha continuato ad essere insieme al libro, una delle grandi espressioni umane dell&#8217;arte; ma oggi con la comunicazione assoluta, con i mezzi di informazione di massa (internet, televisione) non so quello che avverr\u00e0, se la tecnologia, l\u2019elettronica uccideranno il libro, la carta stampata. Ci auguriamo che questo non avvenga e che ci saranno ancora, come diceva Stendhal, \u00abi felici pochi\u00bb che possano attingere a questi monumenti dell&#8217;umanit\u00e0 che sono i libri di letteratura e la poesia, i romanzi, il teatro. Speriamo che le nuove generazioni, voi, possiate continuare, come i monaci del medioevo, a trascrivete i codici importanti della nostra cultura, della nostra civilt\u00e0, del nostro sapere e della nostra poesia.<br> <br> <em>estratto da Sincronie VII,13<br> Rivista semestrale di letterature, teatro e sistemi di pensiero<br> Vecchiarelli Editore 2003<\/em><br><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"1190\" class=\"wp-image-2617\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/338336_3154661835696_1994483444_o.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/338336_3154661835696_1994483444_o.jpg 1189w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/338336_3154661835696_1994483444_o-202x300.jpg 202w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/338336_3154661835696_1994483444_o-689x1024.jpg 689w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/338336_3154661835696_1994483444_o-768x1142.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/338336_3154661835696_1994483444_o-1033x1536.jpg 1033w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><br> <br> <\/p>\n\n\n\n<p> Roma 18\/2\/2003<br>Universit\u00e0 Tor Vergata <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nello spirito informale di questo convegno preferisco esprimere pensieri &#8220;spettinati&#8221;, come diceva il polacco Stanislaw Jerzy Lec. 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