{"id":2594,"date":"2005-02-15T15:01:00","date_gmt":"2005-02-15T15:01:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2594"},"modified":"2022-02-16T07:32:55","modified_gmt":"2022-02-16T07:32:55","slug":"a-scuola-per-recuperare-lidentita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2594","title":{"rendered":"A Scuola per recuperare l&#8217;identit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><em>La domenica, Arabo<\/em><\/h1>\n\n\n\n<p><em>a lezione di arabo in una scuola media statale del nordest: <br>dall\u2019integrazione al recupero delle radici<br>Nella zona a sud est di Verona, che comprende il Comune di Legnago e altri limitrofi, c\u2019\u00e8 una forte presenza di immigrati marocchini, occupati nei comparti del mobile, dell\u2019edilizia e dell\u2019industria meccanica e dell\u2019agricoltura: \u00e8 un\u2019immigrazione che risale agli ultimi anni 80 e ha ormai prodotto una discreta integrazione e condizioni economiche abbastanza confortevoli. I figli frequentano regolarmente la scuola dell\u2019obbligo. Ma l\u2019integrazione anche linguistica non cancella il bisogno di mantenere viva la parola tradizionale, la comunicazione in arabo con i parenti rimasti in Marocco, la possibilit\u00e0 di accedere ai testi della patria e particolarmente al Corano.<br>La scuola media statale Frattini di Legnago, complice la passione di alcuni insegnanti italiani e la sensibilit\u00e0 dell\u2019amministrazione comunale, ospita, la domenica mattina, tre insegnanti marocchini,\u00a0 che tengono un corso di lingua araba in tre classi per un totale di circa\u00a0 60 iscritti di varie et\u00e0 dai 5-6 ai 13-14 anni. <br>Vincenzo Cottinelli ha lavorato in queste classi per due domeniche mettendo in risalto anzitutto le personalit\u00e0 degli insegnanti.<br>Ilham Mayate scomparsa in un tragico incidente, era operaia in una ditta di confezioni; di bellezza spigliata e quasi veneta, insegnava con entusiasmo e tenerezza, faceva\u00a0 da mamma ai pi\u00f9 piccoli e con abilit\u00e0 suggeriva la tecnica di produzione dei complessi suoni della lingua araba.<br>Fatiha Tauriri (gi\u00e0 bracciante in campagna) sembra una maestra di stile pi\u00f9 tradizionale e pacato: veste secondo le regole tradizionali marocchine (porta il velo) ed \u00e8 molto accurata nell\u2019insegnamento della grafia. <br>Mustapha Benchiha (saldatore in una officina meccanica) \u00e8 energico e appassionato, anche quando, come gli altri due, al termine della lezione insegna il Corano, di cui sottolinea anche i valori testuali e letterari.<\/em><br><em>Il racconto di Cottinelli \u00e8 poi rivolto agli allievi, che sono vivaci, disciplinati, attenti (soprattutto le femmine, delle quali solo due o tre portano il velo tradizionale: le altre vestono in modi sobri ma perfettamente integrati); usano dei bellissimi sillabari e quaderni figurati, da riempire con le parole, che sono quelli ufficiali delle scuole marocchine. <br>Le immagini di Cottinelli mostrano tipiche aule di una scuola media italiana, con il classico crocefisso sopra la cattedra e le grandi carte geografiche fisiche di Italia, o Europa, o Africa. Ma la lavagna si riempie dei segni misteriosi e affascinanti dell\u2019arabo classico del Corano, mentre insegnanti e allievi sono impegnati, appassionati, attenti. E\u2019 un messaggio di pacificazione e integrazione, nel rispetto per l\u2019identit\u00e0 e la cultura di origine di un popolo.<\/em><br><br><em>Cottinelli da questo suo lavoro ha prodotto un libro (appunto &#8220;La Domenica, Arabo&#8221;) e una mostra, presentati nel 2005 al Teatro Salieri di Legnago, con l\u2019On. Livia Turco, il Prof. Claudio Marra e Vincenzo Consolo, che aveva scritto\u00a0come introduzione\u00a0il testo che segue.\u00a0<\/em><br><br><br>https:\/\/www.vincenzocottinelli.it\/<br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"553\" class=\"wp-image-2595\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/imgresize5.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/imgresize5.jpg 1200w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/imgresize5-300x207.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/imgresize5-1024x707.jpg 1024w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/imgresize5-768x531.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><br><br><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Vincenzo Consolo <\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>A Scuola per recuperare l&#8217;identit\u00e0 <\/strong><br>Ottobre \/ Novembre 2005<\/p>\n\n\n\n<p>Antiche e frequenti erano le emigrazioni che avvenivano, attraverso il Canale di Sicilia, dal Meridione d&#8217;Italia nel Maghreb, nelle ricche terre degli &#8220;in fedeli&#8217;. Erano, quelle, delle emigrazioni di contadini, muratori, &#8220;tonnaroti&#8221; (lavoratori delle tonnare), pescatori di spugne e di coralli. Nel Decamerone Boccaccio ce ne d\u00e0 un&#8217;immagine nella Novella Seconda della giornata quinta, in cui una giovane dell&#8217;isola di Lipari, Costanza, alla ricerca del suo innamorato Martuccio, sbarca a Susa di Barberia e s&#8217;imbatte in una donna che parlava la &#8220;favella latina\u201d. La donna, Carapresa, spiega allora a Costanza che era l\u00e0 a servire \u201ccerti pescatori cristiani\u201d.<br>Fin\u00ec questa emigrazione con quella che lo storico spagnolo Am\u00e9rico Castro chiama <em>L\u2019et\u00e0 dei conflitti<\/em>, con la dominazione ottomana sulle coste africane e quella castigliana sulla Spagna e la Sicilia, con l&#8217;insorgere della guerra corsara: lunga e feroce guerra tra Musulmani e Cristiani. Scrive Fernand Braudel in <em>Civilt\u00e0 e imperi del Mediterraneo nell&#8217;et\u00e0 di Filippo II<\/em>: &#8220;In tutto il Mediterraneo l&#8217;uomo \u00e8 cacciato, rinchiuso, venduto, torturato, e vi conosce tutte le miserie, gli orrori e le santit\u00e0 degli universi concentrazionari\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Finisce questa guerra nel 1830 con la conquista di Algeri da parte dei Francesi. E riprende quindi l&#8217;emigrazione italiana nel Maghreb.<br>Prima \u00e8, negli anni Quaranta dell&#8217;Ottocento, un&#8217;emigrazione politica di fuorusciti: liberali, giacobini e carbonari che si rifugiano in Tunisia, Algeria, Marocco. Scrive Pietro Colletta nella sua <em>Storia del reame di Napoli<\/em>: \u201cErano quelli regni barbari i soli in questa et\u00e0 civile che dessero cortese rifugio ai fuorusciti\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra la fine dell&#8217;Ottocento e l&#8217;inizio del Novecento riprende l&#8217;emigrazione di bracciantato nel Maghreb a causa di una grave crisi economica che investe soprattutto il nostro Meridione. Tra quegli emigrati c&#8217;\u00e8 h povera famiglia Scalesi di Trapani, che si stabilisce a Tunisi.<br>Un figlio di questa famiglia, Mario, frequenta le scuole gratuite francesi (il trattato del Bardo del 1881 stabiliva il protettorato francese sulla Tunisia) e cos\u00ec non ha possibilit\u00e0 di imparare l&#8217;italiano (le scuole italiane erano solo private e a pagamento). Mario Scalesi, divenuto poeta, il primo poeta francofono dal Maghreb, scrive le sue opere in francese, fra cui <em>Les poemes d&#8217;un maudit<\/em>, e finanche il suo nome viene francesizzato: diviene Marius Scalesi. Scrive Pasolini in un articolo su <em>Il Giorno<\/em> del 3 marzo1965: \u201cSono andato l&#8217;altro ieri, domenica, a &#8216;visitare&#8217; un campo profughi, ex campo di concentramento, vicino ad Alatri: un luogo tremendo (.,.) dove vive un gruppo di italiani espatriati dalla Tunisia. Ebbene, ho avuto modo di accorgermi come la loro &#8216;francesizzazione&#8217; non consistesse solo in una francofonia abbastanza ortodossa (.,.), ma in una commovente francesizzazione culturale.,.&#8221;<br>\u00c8 un esempio questo di migrazione linguistica, di cancellazione delle origini linguistiche e culturali del Paese da cui si proviene.<br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"543\" class=\"wp-image-2596\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/imgresize-1.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/imgresize-1.jpg 1200w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/imgresize-1-300x204.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/imgresize-1-1024x695.jpg 1024w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/imgresize-1-768x521.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>Sorte che tocca spesso ai\nfigli e ai nipoti degli emigrati da un Paese a un altro. Un caso ce lo racconta\nTahar Ben Jelloun in <em>A occhi bassi<\/em>, un romanzo del distacco e della\nlontananza, dell&#8217;emigrazione, dello sradicamento da una cultura, profonda,\narcaica, religiosa, che mutila e separa, e del reinserimento di un&#8217;altra,\nlaica, moderna, superficiale, che violenta, omologa e annienta ogni diversit\u00e0.\nLa pastorella berbera Fatima, emigrata dal Marocco a Parigi con la famiglia,\nfrequenta qui la scuola ed ha un sogno-incubo. &#8220;Ci fu una breve guerra, ma\nefficace, tra le parole berbere e quelle francesi, lo fui difesa con fermezza e\ncoraggio. Le parole berbere non si lasciavano mettere sotto. Avevano costituito\nuna linea di difesa contro gli invasori. La battaglia fu rude (&#8230;) Le rare\nparole arabe che sapevo si erano buttate nella battaglia. Rinforzando la linea\ndi difesa&#8230;&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non tutti, tutti i bambini emigrati qui nel nostro Paese hanno avuto, come Fatima, questa linea di difesa, ma sono stati vinti dalla nostra lingua, dalla nostra cultura, cancellando in loro ogni cognizione, ogni memoria della cultura, della lingua del loro Paese d&#8217;origine.<br>Abbiamo detto sopra dell&#8217;emigrazione italiana nel Maghreb. A met\u00e0 degli anni Sessanta del secolo passato comincia invece l&#8217;emigrazione di Maghrebini nel nostro Paese. E sono per primi i Tunisini che attraversano quel breve braccio di mare che separa la Tunisia dalla Sicilia, Tunisi da Trapani, i si stabiliscono a Mazara del Vallo abitando quel quartiere della cittadina, abbandonato dai mazaresi, chiamato Casbah, il quartiere dei loro antenati arabi, quelli che erano sbarcati in Sicilia nell&#8217;827 d.C. e avevano conquistato l&#8217;Isola. <em>Il ritorno felice<\/em> ha intitolato il suo libro su questa prima emigrazione &#8220;extracomunitaria&#8221; lo studioso mazarese Antonino Cusimano. Da quegli anni Sessanta sappiamo quanto massiccia e varia sia stata e sia ancora oggi l&#8217;immigrazione nel nostro Paese, quanto avventuroso, spesso atroce, tragico l&#8217;attraversamento, da parte dei cosiddetti &#8220;clandestini\u201d, di quel fatale Canale di Sicilia divenuto equorea tomba di morti annegati. E ancora questa estate appena trascorsa, questo tempo della vacanza, dopo l&#8217;inverno del nostro scontento, per dirla con Shakespeare, \u00e8 stata turbata dalle notizie e dalle immagini che i <em>media <\/em>ci riversano addosso di guerre, guerriglie, terrorismo, devastanti uragani, carestie e fame, di morti annegati, come quei poveri undici africani che il mare ha gettato sulla spiaggia di Gela in mezzo ai bagnanti, ultime vittime dello scialo di questo nostro Occidente insensato. <br>Abbiamo un po&#8217; divagato, ma ci \u00e8 sembrato giusto farlo, prima di giungere all&#8217;argomento che qui vogliamo trattare. Dicendo subito che non per tutti i maghrebini il &#8220;ritorno\u201d nel nostro Paese \u00e8 stato infelice. Che molti, giunti in Italia da tempo, prima che il nostro Parlamento votasse quell&#8217;infausta legge sull&#8217;immigrazione che va sotto il nome di Bossi-Fini, molti hanno trovato da noi accoglienza, lavoro e speranza per il futuro dei loro figli: si sono, come si dice, integrati. Un chiaro, luminoso esempio, \u00e8 quello della comunit\u00e0 marocchina del comune di Legnago nel Veronese, i cui bambini hanno frequentato e frequentano la scuola statale italiana. Hanno imparato naturalmente l&#8217;italiano, questi scolari, ma hanno ignorato la lingua dei loro padri e dei loro nonni, e, con la lingua, la storia, la cultura, la religione del Marocco, il Paese delle loro origini. Hanno rischiato di divenire, loro, immigrati senza passato, senza memoria, cos\u00ec come \u00e8 accaduto al poeta Mario Scalesi.<br>E gi\u00e0 dal 1997, nel paese di Legnago, nella scuola media Frattini, la domenica mattina, i figli di operai i braccianti marocchini frequentano il corso di lingua araba tenuto da tre insegnanti volontari, imparano la lingua dei loro padri. Il fotografo Vincenzo Cottinelli, attento e appassionato documentarista di eventi sociali, ha fissato in magnifiche, toccanti immagini ci\u00f2 che avviene in quell&#8217;aula scolastica: avviene di anticipazione e di esempio, alla luce della recente chiusura della scuola islamica di via Quaranta a Milano e delle polemiche che ne sono seguite.<br>Ci colpisce subito, fin dalle prime foto. l&#8217;insegnante llham Mayate con la sua lunga treccia di capelli, che Lalla Romano, ne <em>La treccia di<\/em> <em>Tatiana<\/em>, avrebbe letto come segno e aforisma. La bella Ilham, ora rimpianta per la sua inopinata e prematura scomparsa, la vediamo quindi nell&#8217;aula contro la nera lavagna con i bianchi segni dell&#8217;ornata scrittura araba, il crocefisso, le carte geografiche, Ilham che, si capisce dai gesti, insegna la pronuncia di quella lingua \u201caltra\u201d, piena di aspirate e gutturali. Un&#8217;insegnante, lei, amorosa e materna, che guida con la sua la mano del bambino che scrive, bacia la bambina che ha saputo leggere bene le parole sulla lavagna. I bambini sono allegri, vivaci. Ci n&#8217;\u00e8 uno chi si gira verso Cottinelli che fotografa e scherzosamente lo mima portando davanti agli occhi il suo astuccio per le penne.<br>Fatiha Taouriri, l&#8217;altra maestra (bracciante agricola) insegna la giusta e bella grafia delle parole arabe. Gli alunni la seguono e scrivono sulla lavagna e sui loro quaderni figurati. Mustapha Benchiha (saldatore in una officina meccanica) \u00e8 il terzo insegnante, il quale, al termine della lezione, insegna il Corano, la lingua aulica, classica di questo libro sacro, come la lingua attica dei greci e il latino di Tacito o di Virgilio per i romani. In una foto, Mustapha tiene in mano il libro del Corano e si staglia contro il nero della lavagna con i segni arabi; sopra, vi \u00e8 il crocefisso; a destra, la carta geografica della penisola italiana con in basso l&#8217;isola di Sicilia, il mare Mediterraneo e il capo Bon della Tunisia. E ci sembra, questa fotografia di Cottinelli, la sintesi del discorso che qui abbiamo voluto svolgere; e la metafora, ci sembra, di ci\u00f2 che dovrebbe essere, come \u00e8 stato sempre nel cammino della storia, il riconoscimento, il rispetto, lo scambio e l&#8217;arricchimento di civilt\u00e0 e culture diverse tra loro. Rispetto e scambio di cui la scuola di arabo di Legnago \u00e8 un bellissimo esempio.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"709\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/imgresize-1024x709.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2597\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/imgresize-1024x709.jpg 1024w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/imgresize-300x208.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/imgresize-768x532.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/imgresize.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La domenica, Arabo a lezione di arabo in una scuola media statale del nordest: dall\u2019integrazione al recupero delle radiciNella zona a sud est di Verona, che comprende il Comune di Legnago e altri limitrofi, c\u2019\u00e8 una forte presenza di immigrati marocchini, occupati nei comparti del mobile, dell\u2019edilizia e dell\u2019industria meccanica e dell\u2019agricoltura: \u00e8 un\u2019immigrazione che &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2594\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">A Scuola per recuperare l&#8217;identit\u00e0<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8,1080,1,2,9],"tags":[1150,122,1154,1160,1152,318,77,1153,1148,1155,751,1147,1143,180,1157,1158,1145,1149,163,83,1156,40,1146,29,1159,323,412,1144,18,1112],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2594"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2594"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2594\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2600,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2594\/revisions\/2600"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2594"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2594"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2594"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}