{"id":2497,"date":"2015-01-27T10:42:08","date_gmt":"2015-01-27T10:42:08","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2497"},"modified":"2022-01-25T15:09:55","modified_gmt":"2022-01-25T15:09:55","slug":"la-luna-e-il-faro-il-meridiano-su-vincenzo-consolo-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2497","title":{"rendered":"La luna e il faro, il Meridiano su Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><\/h1>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.nazioneindiana.com\/wp-content\/2015\/01\/1899523_10205793313102256_2148515537667228216_o.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.nazioneindiana.com\/wp-content\/2015\/01\/1899523_10205793313102256_2148515537667228216_o-300x198.jpg\" alt=\"1899523_10205793313102256_2148515537667228216_o\" class=\"wp-image-50711\" width=\"468\" height=\"309\"\/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>di&nbsp;<strong><em>Giuseppe Schillaci&nbsp;<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c9 saturnina la Luna, atra, melanconica, sospesa nell\u2019attesa infinita della fine che non arriva mai.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ma se malinconia \u00e8 la storia, l\u2019infinito, l\u2019eterno sono ansia, vertigine, panico, terrore.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Lei, la Luna, ci salv\u00f2 e ci diede la parola.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Lei schiar\u00ec la notte primordiale, fug\u00f2 la dura tenebra finale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>(<em>Lunaria<\/em>, Mondadori, 1985)&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il 21 gennaio 2012 \u00e8 scomparso&nbsp;Vincenzo Consolo, uno dei pi\u00f9 raffinati&nbsp;scrittori italiani, tra gli ultimi&nbsp;intellettuali&nbsp;europei della sua generazione, classe 1933, ad aver vissuto le luci&nbsp;e le ombre&nbsp;del Novecento.&nbsp;A tre anni dalla morte, Mondadori pubblica finalmente il Meridiano \u201cL\u2019opera completa\u201d di Vincenzo Consolo, con un saggio introduttivo di Gianni Turchetta e uno scritto di Cesare Segre.&nbsp;Il volume raccoglie i romanzi e i racconti, le scritture liriche e quelle d\u2019intervento sociale, restituendo cos\u00ec l\u2019immagine poliedrica di uno dei pi\u00f9 grandi cesellatori della lingua italiana, le cui opere sono state tradotte in diversi Paesi e studiate nelle universit\u00e0 di tutto il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dello scrittore Vincenzo Consolo, collaboratore dell\u2019Einaudi di Calvino e Ginzburg, m\u2019impression\u00f2,&nbsp;gi\u00e0 da adolescente, l\u2019originalit\u00e0 della voce: una lingua barocca ma schietta, appassionata, sempre in bilico tra contemplazione e denuncia, una scrittura legata profondamente alla sua terra. Consolo era ossessionato dalla Sicilia, cos\u00ec come tutti i grandi scrittori sono ossessionati dalla propria identit\u00e0, dalla verit\u00e0 e dal divenire: la sua opera racconta un\u2019isola visionaria e&nbsp;tragicamente reale,&nbsp;tra&nbsp;mito e storia, poesia e narrazione, alta letteratura e cultura popolare. A rileggere i suoi testi, oggi, si notano&nbsp;alcune&nbsp;figure&nbsp;che ritornano, ossessive, per tessere&nbsp;un mondo fragile e sublime, inquieto, in dissoluzione.&nbsp;Una di queste figure \u00e8 il faro, presente anche nel titolo della raccolta di saggi&nbsp;<em>Di qua dal faro&nbsp;<\/em>(Mondadori, 1999): il faro per Consolo \u00e8 un baluardo, la luce della ragione contro l\u2019oscurantismo, una&nbsp;barriera contro il caos della notte.<\/p>\n\n\n\n<p>La contrapposizione tra luce e oscurit\u00e0 si rivela poi, in tutta la sua potenza, nel romanzo di Consolo che pi\u00f9 ho amato:&nbsp;<em>Nottetempo, casa per casa<\/em>, premio Strega nel 1992. Si tratta di una storia ambientata a Cefal\u00f9, in provincia di Palermo, ai tempi della nascita del Fascismo. Per Consolo, l\u2019adozione del romanzo storico \u00e8 sempre da intendersi in chiave metaforica rispetto al presente: gli anni Venti sono cos\u00ec un\u2019epoca d\u2019oscurantismo&nbsp;simile a quella che l\u2019autore presagiva agli inizi degli Anni Novanta, all\u2019alba del \u201cnuovo ventennio\u201d. La metafora storica era gi\u00e0 presente nel&nbsp;romanzo sul Risorgimento tradito,&nbsp;<em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>, pubblicato&nbsp;in pieni anni Settanta e etichettato come l\u2019 \u00ab&nbsp;anti-Gattopardo&nbsp;\u00bb, in cui Consolo racconta di un nobile siciliano illuminato che tenta di&nbsp;resistere al potere reazionario della nuova Italia, per parlare in realt\u00e0 dell\u2019Italia post-sessantottina, ipocrita e refrattaria a un reale&nbsp;cambiamento. Ma torniamo a&nbsp;<em>Nottetempo, casa per casa<\/em>. Qui, alla violenza fascista&nbsp;e alla perversione del potere fa eco un altro oscuramento della ragione, questa volta misterico, soprannaturale. Proprio nei primi anni Venti, infatti, si trasferiva a Cefal\u00f9 Aleister Crowley, il mistico artista inglese che inneggiava alla libert\u00e0 dei sensi e a un mondo esoterico che rasentava il delirio visionario.&nbsp;Alla ragione del faro&nbsp;si riflette e s\u2019oppone cos\u00ec la poesia della luna, che \u00e8 anche, irrimediabilmente, segno di follia e di dolore, come per il padre del protagonista Petro Marano, che&nbsp;corre&nbsp;rabbioso&nbsp;nelle notti di luna piena per quietare il suo male catubbo (la licantropia).<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco delinearsi il paradosso dello scrittore, la tensione irrisolvibile tra prosa&nbsp;e poesia, tra la storia oggettiva del faro, da un lato, e i mondi immaginari della luna, dall\u2019altro. In questo orizzonte si muove la lingua musicale di Vincenzo Consolo, trovando&nbsp;nelle parole la propria salvezza.&nbsp;La vera sconfitta \u00e8 l\u2019afasia, l\u2019impossibilit\u00e0 del racconto, il silenzio della morte.&nbsp;Cos\u00ec Consolo, come Petro Marano<em>,<\/em>&nbsp;cerca redenzione nel racconto, che sembra nascere&nbsp;da una nostalgia per l\u2019unit\u00e0 perduta, da un\u2019aderenza naturale tra le parole e le cose. Questa sorta di autenticit\u00e0 perduta, di bellezza primordiale,&nbsp;Consolo la insegue, ostinato, in tutta la sua opera, inventandosi una lingua che resuscita le voci&nbsp;greche, arabe, spagnolesche e francesi che hanno abitato, secoli fa, la Sicilia.<\/p>\n\n\n\n<p>Vincenzo Consolo adorava la sua terra, e non solo perch\u00e9 rappresentava&nbsp;il teatro della sua infanzia, ma anche perch\u00e9 lo scrittore guardava&nbsp;alla Sicilia come&nbsp;centro del Mediterraneo, ricettacolo di culture d\u2019oriente e d\u2019occidente, porta d\u2019Africa, culla della letteratura italiana e della civilt\u00e0 europea.&nbsp;Ecco perch\u00e9, negli ultimi anni della sua vita,&nbsp;intervenne spesso nel dibattito pubblico sull\u2019emigrazione, allorch\u00e9 la Sicilia veniva considerata non pi\u00f9 come porta, ma come muro&nbsp;d\u2019Europa. Ma la Sicilia di Consolo \u00e8&nbsp;anche una terra del Sud, di un Sud d\u2019Italia che \u00e8 simile a tutti i Sud del mondo, e che \u00e8 dunque terra tradita, ferita dalle storture del potere, schiacciata dalle meschinit\u00e0 umane, dalle mafie, dall\u2019avidit\u00e0, dall\u2019ignoranza.&nbsp;Da emigrato al Nord Italia, a Milano, dove s\u2019era trasferito gi\u00e0 negli anni Sessanta, Consolo scrive di sradicamenti, di fughe, di un\u2019Itaca a cui \u00e8 impossibile ritornare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho avuto l\u2019onore di incontrare Vincenzo&nbsp;Consolo e il piacere di frequentarlo negli ultimi anni della sua vita, insieme alla compagna Caterina Pilenga, suo riferimento prezioso e costante. Durante quelle cene nelle osterie di&nbsp;provincia, restavo&nbsp;affascinato dai&nbsp;racconti&nbsp;d\u2019un mondo quasi picaresco, che non esisteva pi\u00f9, e dai suoi aneddoti sui maestri&nbsp;della letteratura mondiale o sui personaggi&nbsp;leggendari del popolo siciliano, sempre dipinti&nbsp;con sagacia e profonda umanit\u00e0; dagli occhi di quest\u2019uomo minuto e fiero trasparivano le immagini delle sue opere, la loro&nbsp;complessa semplicit\u00e0, l\u2019ironia, la discrezione, la rivolta.<\/p>\n\n\n\n<p>Vincenzo Consolo&nbsp;ci lascia un\u2019opera densa, in cui ogni parola ha un peso e&nbsp;marca la&nbsp;propria&nbsp;estraneit\u00e0 al cicalio dei best-sellers contemporanei e dell\u2019editoria mercenaria. La sua scrittura&nbsp;ci ricorda che la letteratura \u00e8 una cosa seria, un tempio in cui entrare&nbsp;con rispetto, senza rinunciare per\u00f2 al contraddittorio&nbsp;e allo sberleffo, alla commedia dentro la tragedia, alla trivialit\u00e0 e al sorriso, alla speranza in&nbsp;un mondo diverso, nonostante la catastrofe.&nbsp;Consolo ha creduto&nbsp;sempre, caparbiamente, alla&nbsp;potenza della lingua e alla&nbsp;necessit\u00e0 della luce, forse proprio perch\u00e9 temeva con profonda&nbsp;angoscia&nbsp;il silenzio e le tenebre. La sua maestria letteraria abbracciava dunque ora la luna, ora il faro, e cercava di far proprie, allo stesso tempo, paradossalmente, la visionariet\u00e0 del poeta Lucio Piccolo (la luna) e&nbsp;la tensione sociale di Leonardo Sciascia (il faro).&nbsp;Questo movimento torna sempre alla sua&nbsp;Sicilia, che \u00e8 anche&nbsp;metafora dell\u2019Italia, in una lotta appassionata, irrisolvibile e&nbsp;mai elusa, contro l\u2019oscurantismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Da Milano, Consolo \u00ab&nbsp;scendeva&nbsp;\u00bb&nbsp;spesso in Sicilia, nella sua Sant\u2019Agata di Militello, e lo faceva quasi fosse un dovere, una questione di principio. Proprio a Sant\u2019Agata di Militello si tennero i suoi funerali, tre anni fa: una lunga processione silenziosa e commossa, lontano dai clamori dell\u2019Italietta del 2012, agli antipodi d\u2019un mondo che non lo capiva pi\u00f9, e da cui Consolo si teneva lontano. Lui, il razionale lunatico Vincenzo Consolo, si nutriva di disillusioni e continuava a scrivere, finch\u00e9 ne ebbe le forze. Quando lo interrogavano sul tempo presente o sull\u2019avvenire di quest\u2019Italia matrigna, Consolo amava citare un verso di un&nbsp;poeta spagnolo a cui era particolarmente affezionato, Antonio Machado; un verso semplice, tre parole: \u00ab&nbsp;desperados esperamos todavia&nbsp;\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di&nbsp;Giuseppe Schillaci&nbsp; \u00c9 saturnina la Luna, atra, melanconica, sospesa nell\u2019attesa infinita della fine che non arriva mai. Ma se malinconia \u00e8 la storia, l\u2019infinito, l\u2019eterno sono ansia, vertigine, panico, terrore. Lei, la Luna, ci salv\u00f2 e ci diede la parola.&nbsp; Lei schiar\u00ec la notte primordiale, fug\u00f2 la dura tenebra finale. 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