{"id":2492,"date":"2022-01-20T09:26:01","date_gmt":"2022-01-20T09:26:01","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2492"},"modified":"2022-01-24T09:26:45","modified_gmt":"2022-01-24T09:26:45","slug":"consolo-sdoppiato-tra-fuga-e-ritorno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2492","title":{"rendered":"Consolo sdoppiato tra fuga e ritorno"},"content":{"rendered":"\n<p>Domani\nrintoccheranno i dieci anni dalla scomparsa di Vincenzo Consolo, il quale era nato\na Sant\u2019Agata di Militello il 18 febbraio del 1933: il paese sul mare sotto i\nNebrodi con cui ebbe, per tutta la vita, un rapporto conflittuale, di quasi\nrabbioso amore: lo stesso, del resto, che pat\u00ec per l\u2019Italia tutta. Mor\u00ec infatti\na Milano: ove era approdato inseguendo un sogno vittoriniano di emancipazione, citt\u00e0\nche, negli ultimi anni, voleva abbandonare, consegnata come gli sembrava a un\nprocesso di preoccupante involuzione politica. Di lettura ardua, Consolo \u00e8\nstato per\u00f2 uno scrittore consacrato presto dai lettori e dalla critica.\nBasterebbe ricordare che, quando usc\u00ec il suo libro forse pi\u00f9 bello, <em>Il\nsorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em> (1976), Sciascia gli dedic\u00f2 un intenso saggio\nora raccolto in <em>Cruciverba<\/em> (1983). Senza dire di <em>Nottetempo, casa per\ncasa<\/em> (1992), il romanzo con cui vinse il Premio Strega. Epper\u00f2, io che gli\nho voluto bene non sono mai riuscito a vederlo smemoratamente sereno e soddisfatto\nper quanto aveva ottenuto, se non raramente accanto alla moglie Caterina,\nperch\u00e9 un tarlo lo rodeva sempre: si fa fatica, in effetti, a non pensare al\nsuo rapporto difficile con altri due scrittori siciliani di successo, Gesualdo\nBufalino e Andrea Camilleri. Ho detto della sua disposizione politica, che\nviveva con un certo animoso risentimento, ma che connotava in profondit\u00e0 la sua\nscrittura, in un modo tutt\u2019altro che esornativo. Non si capir\u00e0 mai fino in\nfondo che tipo di scrittore sia, se non si riconoscer\u00e0 un fatto: che quella civile\nsia stata sempre, e talvolta parossisticamente, il rovescio esatto e perfetto d\u2019una\noltranza della forma: sino al punto da non poter capire noi se fosse pi\u00f9\nimportante per lui -seppure nella declinazione d\u2019un disincanto sempre pi\u00f9 feroce-\nun progetto di contestazione sociale o il sabotaggio d\u2019una lingua sciattamente\ncomunicativa e globalizzata, del tutto coerente con la grammatica semplificata\ne feroce del Potere, poco importa se, in questo suo antagonismo, Consolo abbia lavorato\nper incielarsi nella lingua letteraria o per discendere nel ventre del dialetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo decennale gli si rende giustamente onore con alcune pregevoli iniziative: a cominciare dalla ripubblicazione per Mimesis, con la nuova prefazione di Gianni Turchetta, dell\u2019ormai introvabile <em>La Sicilia passeggiata<\/em> (pp. 176, euro 16.00), stampata nel 1990 con un corredo fotografico di Giuseppe Leone, che ritorna ora con altri scatti dell\u2019artista: un testo \u00abconosciuto quasi solo dagli specialisti\u00bb, ma -per dirla con lo stesso Turchetta- capace di esercitare \u00absul lettore una seduzione intensa, fatta di leggerezza e profondit\u00e0, dinamismo e erudizione\u00bb. Turchetta -uno degli studiosi a Consolo pi\u00f9 fedele negli anni (fu lui a predisporre nel 2015, con un notevole saggio, il Meridiano dedicatogli)- \u00e8 anche il curatore sempre per Mimesis del volume che raccoglie gli atti d\u2019un convegno internazionale che si tenne tra il 6 e il 7 marzo 2019 presso l\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Milano, ovvero <em>\u201cQuesto luogo d\u2019incrocio d\u2019ogni vento e assalto\u201d. Vincenzo Consolo e la cultura del Mediterraneo, fra conflitto e integrazione<\/em> (pp. 236, euro 20.00). Tra i relatori mi piace ricordare il francese Dominique Budor, lo spagnolo Miguel \u00c1ngel Cuevas, che indaga il rapporto tra il nostro e il \u00abtempestosissimo\u00bb Stefano D\u2019Arrigo (l\u2019aggettivo \u00e8 di Consolo stesso), l\u2019irlandese Daragh O\u2019 Connell, concentrato -attraverso<em> Nottetempo, casa per casa<\/em>&#8211; sul grande tema della \u00abnotte della ragione\u00bb e sui gi\u00e0 accennati rapporti tra poetica e politica. Ma non posso non nominare, tra gli italiani, Corrado Stajano, uno dei nostri pi\u00f9 importanti intellettuali civili (che a Consolo era legato da forte amicizia), Carla Riccardi, che si misura con la questione fondamentale della Storia tra fughe e ritorni (su un arco cronologico che va da <em>Lunaria <\/em>alle <em>Pietre di Pantalica<\/em>), e infine Giuseppe Traina, il quale disquisisce intorno all\u2019affascinante tema dell\u2019influenza arabo-mediterranea. Ha ragione Turchetta, nella sua introduzione, a sottolineare il nesso tra sperimentalismo e eticit\u00e0 e a ricordarci che in Consolo la letteratura, nella sua \u00abmissione insieme impossibile e necessaria\u00bb, resta sempre un \u00ablinguaggio speciale, tanto denso da sfidare la concretezza stessa del reale\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Non manca per il decennale il contributo dei\npi\u00f9 giovani. Mi riferisco al libro <em>Al di qua del faro. Consolo, il viaggio,\nl\u2019odeporica<\/em> di Dario Stazzone, dottore di ricerca in Italianistica ma gi\u00e0\nassiduo frequentatore della letteratura dell\u2019Otto-Novecento non solo siciliana,\npubblicato da Leo S. Olschki Editore (pp. XVIII-114, euro 18.00). Il titolo\nrievoca evidentemente quello della raccolta di scritti di Consolo del 1999, ma\ncon una variazione che ne svela il movimento, conducendoci al senso profondo\ndel libro: \u00abin luogo della relativa staticit\u00e0 della locuzione <em>Di qua dal\nfaro<\/em> si \u00e8 preferito l\u2019uso del moto a luogo, per rendere l\u2019idea del\nmovimento dei viaggiatori impegnati nel <em>Grand Tour d\u2019Italie<\/em> che si\nspingevano fino alle estreme propaggini meridionali d\u2019Italia, fino alla Sicilia\u00bb.\nIl che individua da subito anche la fitta trama di rimandi tra testi consoliani\ne contesto odeporico, obiettivo primo delle pagine di Stazzone: a documentare l\u2019importanza\ndel rapporto che tutta l\u2019opera di Consolo, non solo quella di vocazione\nesplicitamente saggistica, ha con la letteratura di viaggio. Stazzone, del\nresto, accoglie in pieno la definizione che dello scrittore aveva dato Stajano,\n\u00abeterno migrante del ritorno\u00bb, convinto com\u2019\u00e8 che Consolo sia vissuto \u00absempre\nin bilico tra il desiderio di rivedere i luoghi natali e la delusione che scaturiva,\nvolta per volta, nell\u2019osservarli violentati da gretto interesse economico,\narroganza criminale e complicit\u00e0 politica\u00bb, sdoppiato com\u2019era nel simultaneo punto\ndi vista di nativo e di viaggiatore che arrivava da Nord. E sempre la Sicilia\ncome questione cruciale: per lui e per tutti i grandi siciliani, Sciascia in\nprimis, che lo avevano preceduto.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <strong>Massimo Onofri<\/strong><br><em>Avvenire del 20 gennaio 2022<\/em><br><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"1251\" class=\"wp-image-2493\" style=\"width: 700px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/271890071_3021075891488797_6948853164974279601_n.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/271890071_3021075891488797_6948853164974279601_n.jpg 1146w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/271890071_3021075891488797_6948853164974279601_n-168x300.jpg 168w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/271890071_3021075891488797_6948853164974279601_n-573x1024.jpg 573w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/271890071_3021075891488797_6948853164974279601_n-768x1372.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/271890071_3021075891488797_6948853164974279601_n-860x1536.jpg 860w\" sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Domani rintoccheranno i dieci anni dalla scomparsa di Vincenzo Consolo, il quale era nato a Sant\u2019Agata di Militello il 18 febbraio del 1933: il paese sul mare sotto i Nebrodi con cui ebbe, per tutta la vita, un rapporto conflittuale, di quasi rabbioso amore: lo stesso, del resto, che pat\u00ec per l\u2019Italia tutta. 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