{"id":2476,"date":"2022-01-20T08:22:11","date_gmt":"2022-01-20T08:22:11","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2476"},"modified":"2022-01-20T08:22:11","modified_gmt":"2022-01-20T08:22:11","slug":"narratori-fedele-alla-sua-sicilia-militante-dolceamaro-mai-facile-il-lascito-dello-scrittore-a-dieci-anni-dalla-scomparsa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2476","title":{"rendered":"Narratori Fedele alla sua Sicilia, militante, dolceamaro, mai \u00abfacile\u00bb. Il lascito dello scrittore a dieci anni dalla scomparsa"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><em>Il volto del\u00a0Mediterraneo ha il sorriso di\u00a0Consolo<br>di Paolo Di Stefano<\/em><\/h1>\n\n\n\n<p>\u00c8vero che, oggi pi\u00f9 di ieri, non c\u2019\u00e8 da scommettere nulla sulla sopravvivenza degli scrittori (anche dei cosiddetti \u00abclassici\u00bb) nella memoria collettiva di un Paese. Chiss\u00e0 quanti dei lettori forti, quelli cio\u00e8 che leggono almeno un libro al mese, conoscono Vincenzo Consolo, nato nel 1933 a Sant\u2019Agata di Militello, in provincia di Messina, e morto dieci anni fa a Milano. Eppure, Consolo \u00e8 senza dubbio, come ha sancito la critica pi\u00f9 attendibile, uno dei maggiori narratori del secondo Novecento: un Meridiano, curato da Gianni Turchetta nel 2015 e introdotto da Cesare Segre, raccoglie l\u2019opera completa come si fa per gli autori entrati nel canone. Non \u00e8 uno scrittore facile, Consolo, ma di quelli che hanno un riconoscimento sicuro non solo per la sua visione della storia (\u00e8 soprattutto autore di romanzi storici, di cui per\u00f2 rifiutava la definizione di genere) ma anche grazie alla assoluta originalit\u00e0 dello stile con cui la storia viene raccontata e in qualche misura sfidata: una scelta \u00abarcheologica\u00bb che richiede una continua ricerca e una perenne voglia di sperimentare.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/images2.corriereobjects.it\/methode_image\/Print2Web_Atmos\/2022\/01\/20\/CS\/ND\/720f9f427f.jpg?v=20220120020508\" alt=\"\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Quando gli si chiedeva dove si collocava idealmente come scrittore, Consolo rispondeva in prima battuta pensando al linguaggio e denunciando il rifiuto di uno stile comunicativo: pertanto tra i due filoni letterari definiti un po\u2019 artificiosamente da Gianfranco Contini, quello monolinguista e quello espressionista, Consolo optava decisamente per il secondo, in parte verghiano, in parte gaddiano-barocco, ormai divenuto minoritario. Lui che era stato per una vita amico di Leonardo Sciascia diceva di porsi, per le scelte stilistiche, sulla sponda opposta: non solo rispetto a Sciascia (che a sua volta parl\u00f2 scherzosamente di Consolo come di un parricida, sentendosi lui il padre), ma anche rispetto a Tomasi di Lampedusa, Moravia, Morante, Calvino. E riteneva fallita l\u2019utopia unitaria del famoso \u00abrisciacquo in Arno\u00bb di Manzoni, che pure considerava un modello \u00absacramentale\u00bb per la capacit\u00e0 di mettere in scena la storia (quella secentesca) come metafora universale. Quell\u2019utopia era fallita perch\u00e9 era naufragata, secondo Consolo, la societ\u00e0 italiana moderna, da cui era nata una superlingua piatta, tecnologico-aziendale e mediatica, che faceva ribrezzo anche a Pasolini, per il quale l\u2019omologazione linguistica (con il conseguente tramonto dei dialetti) era il segno pi\u00f9 visibile di un nuovo fascismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque, per Consolo l\u2019opzione linguistica ha una valenza non estetica ma politica, di resistenza e di opposizione, che si traduce sulla pagina in una moltiplicazione di livelli, di generi, di registri, di stili, di voci: la sua \u00e8 una lingua di lingue, cui si accompagna la pluralit\u00e0 dei punti di vista, una lingua ricchissima, un impasto di dialetti, preziosismi, arcaismi, echi dal greco, dal latino, dallo spagnolo, dal francese, dall\u2019arabo, eccetera, il miscuglio dei depositi di civilt\u00e0 sedimentati nella storia siciliana. Se per Consolo la letteratura \u00e8 memoria dolorosa e irrisolta, essa \u00e8 alimentata da una memoria linguistica altrettanto dolorosa, conflittuale e composita. Anche per questo, \u00e8 giusto inserire Consolo dentro la vasta e plurima cultura mediterranea, come suggeriva il convegno milanese del 2019, di cui ora vengono pubblicati gli atti (Mimesis, pagine 233,&nbsp;e&nbsp;20), a cura di Turchetta, sotto un titolo molto significativo:&nbsp;\u00abQuesto luogo d\u2019incrocio d\u2019ogni vento e assalto\u00bb, tra virgolette perch\u00e9 cos\u00ec lo scrittore intendeva il Mediterraneo, ma anche la Sicilia, che ne era (ne \u00e8) la sintesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Inutile negarselo. Leggere il capolavoro di Consolo,&nbsp;Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, non \u00e8 una passeggiata in aperta campagna: \u00e8 vero che si pone nel solco della narrativa sicula sui moti risorgimentali, dal&nbsp;Mastro-don Gesualdo&nbsp;di Verga a&nbsp;I vicer\u00e8&nbsp;di De Roberto al&nbsp;Gattopardo&nbsp;di Tomasi di Lampedusa, quella narrativa che affronta il Risorgimento come un grumo di opportunismi, di miserie, di compromessi, di astuzie, di contraddizioni mai veramente superate. E per\u00f2 Consolo lo fa a modo suo, con tutta la diffidenza per le imposture della storia (si \u00e8 parlato di&nbsp;anti-Gattopardo), facendo dialogare tra loro i documenti, frammentando i punti di vista e moltiplicando le voci. Del resto, non \u00e8 una passeggiata neanche leggere Proust o Gadda o Faulkner o C\u00e9line o Joyce: ma ci\u00f2 non toglie nulla alla loro grandezza e al piacere della lettura, anzi \u00e8 una conquista di senso ad ogni frase. Scriveva giustamente qualche giorno fa Paolo Di Paolo sulla \u00abStampa\u00bb che la battuta di Val\u00e9rie Perrin al Salone del Libro sulla noia che le procura la lettura della&nbsp;Recherche&nbsp;\u00e8 una battuta irritante e populista: tesa solo a conquistarsi l\u2019applauso del pubblico (arrivato puntualmente).<\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto \u00e8 che la scrittura di Consolo viene fuori da un rovello morale e civile, non certo da una felicit\u00e0 narrativa spensierata. Ma i nodi e le interferenze inattese, simmetriche alle tragiche e spesso incomprensibili emergenze storiche, come ha scritto Cesare Segre, sono narrate in una prosa ritmica, \u00abquasi colonna sonora di un viaggio nella storia che \u00e8 anche, o soprattutto, giudizio sul tempo presente\u00bb. Un \u00abpasso di danza\u00bb, lo chiamava Consolo, che deriva anche dalla sensibilit\u00e0 lirica (accesa certamente dall\u2019ammirazione per il poeta \u00abbarocco\u00bb Lucio Piccolo, il barone esoterico di Capo d\u2019Orlando, cugino di Tomasi).<\/p>\n\n\n\n<p>Musica della narrazione e implicito richiamo (per ipersensibilit\u00e0 etica) al presente sono la benzina dei suoi libri, si tratti dei romanzi, dal libro d\u2019esordio&nbsp;La ferita dell\u2019aprile&nbsp;(1963), romanzo di formazione autobiografico sul dopoguerra, si tratti di quel viaggio irreale nella Sicilia del Settecento che \u00e8&nbsp;Retablo&nbsp;(1987), fino a&nbsp;Nottetempo, casa per casa&nbsp;(1992) e a&nbsp;Lo spasimo di Palermo&nbsp;(1998). Si tratti dei saggi-racconti-reportage de&nbsp;Le pietre di Pantalica&nbsp;o de&nbsp;L\u2019ulivo e l\u2019olivastro&nbsp;o delle sequenze di quello specialissimo incrocio tra \u00aboperetta morale\u00bb e&nbsp;cuntu&nbsp;popolare (cos\u00ec Turchetta) che \u00e8&nbsp;Lunaria, definita dall\u2019autore una \u00abfavola teatrale\u00bb (la magnifica trasposizione musicale di Etta Scollo \u00e8 stata eseguita per i Concerti del Quirinale domenica scorsa e trasmessa da RadioRai3).<\/p>\n\n\n\n<p>Il sorriso dolceamaro di Vincenzo assomigliava a quello dipinto da Antonello da Messina nella tavoletta che ispir\u00f2 il suo capolavoro, ma si aggiungeva un che di dispettoso e di infantile, e soprattutto si accendeva o si oscurava, da lontano, al pensiero della Sicilia. L\u2019ossessione di Consolo, come quella di tanti scrittori siciliani (tutti?), era la Sicilia, da cui part\u00ec verso Milano poco pi\u00f9 che ragazzo prima per studiare, negli Anni 50, poi definitivamente nel 1968. I 58 elzeviri pubblicati sul \u00abCorriere\u00bb non tradiscono la ferrea fedelt\u00e0 verso la sua isola, a cominciare dal primo, datato 19 ottobre 1977, sulla \u00abparalisi\u00bb della Sicilia paragonata alla malinconia di cui \u00e8 vittima il \u00ablupanariu\u00bb, ovvero colui il quale \u00e8 colpito dai malefici del lupo mannaro nelle notti di luna piena.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordava, Consolo, che da studente dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica, alloggiando in piazza Sant\u2019Ambrogio, vedeva dalla sua finestra i minatori che dal vicino centro di smistamento immigrati, dopo la selezione medica, il casco e la lanterna in mano, salivano sui tram per prepararsi a partire, dalla Stazione Centrale, verso i bacini carboniferi del Belgio, e qualcuno certamente sarebbe andato a morire a Marcinelle o in altre miniere\u2026 Lo raccont\u00f2 anche in un articolo del 1990 in cui recensiva i primi libri-testimonianza dei migranti africani che allora si chiamavano \u00abextracomunitari\u00bb o \u00abvu\u2019 cumpr\u00e0\u00bb. Sono, \u00e8 evidente, interventi sempre militanti, come quelli pubblicati per una vita in altri giornali: \u00abL\u2019Ora\u00bb, \u00abIl Messaggero\u00bb, \u00abLa Stampa\u00bb, \u00abil Manifesto\u00bb, \u00abL\u2019Espresso\u00bb\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Il 21 novembre 1989 gli tocc\u00f2 ricordare l\u2019amico e maestro Leonardo, morto il giorno prima a Palermo. Cominciava evocando i luoghi reali e quelli immaginari dell\u2019amico e accostandoli a quelli di Faulkner e di Camus: \u00abRacalmuto, Regalpetra: la sua Yoknatapawpha, la sua Orano. La sua, di Leonardo Sciascia. Credo che non si possa capire questo straordinario uomo e questo grande scrittore, al di l\u00e0 o al di qua del pi\u00f9 vasto teatro della Sicilia, dell\u2019Italia o della civilt\u00e0 mediterranea, senza questo piccolo mondo, questo suo piccolo paese di nascita e formazione, sperduto nella profonda Sicilia. Un paese \u201cdiverso\u201d, singolare\u00bb. Tutto diverso e singolare, in Sicilia, tutto sperduto e profondo.<br><br>Corriere della sera <br>20 gennaio 2022 pag.32 <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il volto del\u00a0Mediterraneo ha il sorriso di\u00a0Consolodi Paolo Di Stefano \u00c8vero che, oggi pi\u00f9 di ieri, non c\u2019\u00e8 da scommettere nulla sulla sopravvivenza degli scrittori (anche dei cosiddetti \u00abclassici\u00bb) nella memoria collettiva di un Paese. Chiss\u00e0 quanti dei lettori forti, quelli cio\u00e8 che leggono almeno un libro al mese, conoscono Vincenzo Consolo, nato nel 1933 &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2476\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Narratori Fedele alla sua Sicilia, militante, dolceamaro, mai \u00abfacile\u00bb. 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