{"id":2438,"date":"2022-01-15T16:47:00","date_gmt":"2022-01-15T16:47:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2438"},"modified":"2022-01-16T16:47:59","modified_gmt":"2022-01-16T16:47:59","slug":"dieci-anni-senza-vincenzo-consolo-articoli-lettere-reportage-ecco-la-sua-officina-di-parole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2438","title":{"rendered":"Dieci anni senza Vincenzo Consolo. Articoli, lettere reportage: ecco la sua &#8220;officina&#8221; di parole"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><\/h1>\n\n\n\n<p><em>di Salvatore Ferlita<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.repstatic.it\/content\/localirep\/img\/rep-palermo\/2022\/01\/15\/082405187-8577e100-8663-462b-b81c-81d9525d041f.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Vincenzo Consolo&nbsp;<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Da ogni testo emerge il rigore della sua scrittura. &#8220;Su un&#8217;opera lavorava anche dieci anni&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Un tonnellaggio di carte, pressappoco. Tra epistolari, manoscritti e dattiloscritti, articoli per riviste e quotidiani, reportage, ricerche, bozze di stampa tormentate dalle correzioni, materiali di studio, soggetti, appunti di lavoro, documenti legati all&#8217;attivit\u00e0 di lettore di professione, la rassegna stampa della critica nazionale e internazionale. Ecco servito, in sintesi, l&#8217;archivio di Vincenzo Consolo, sul quale si accendono i riflettori in occasione del decennale della morte del grande scrittore siciliano. Si intitola &#8220;Mese Consolo&#8221; il tributo reso dalla societ\u00e0 di produzione Arap\u00e0n, dall&#8217;associazione &#8220;Amici di Vincenzo Consolo&#8221; e dalla Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, al romanziere di Sant&#8217;Agata di Militello. Sono previsti pi\u00f9 di dieci appuntamenti, spalmati tra il 21 gennaio e il 18 febbraio da Nord a Sud: incontri, conferenze, rappresentazioni, proiezioni, presentazioni di libri. Tra le sedi prescelte c&#8217;\u00e8 proprio la Fondazione Mondadori, dove l&#8217;archivio dell&#8217;autore di &#8220;Lunaria&#8221; \u00e8 custodito e che per tre anni, in realt\u00e0 quando ancora aveva sede nell&#8217;abitazione dello scrittore, \u00e8 stato compulsato forsennatamente da Gianni Turchetta, ordinario di Letteratura italiana contemporanea alla Statale di Milano. Dall&#8217;estate del 2011 alla fine dell&#8217;autunno del 2014 lo studioso e critico letterario ha passato al vaglio le carte di Consolo, in vista della realizzazione del Meridiano Mondadori, uscito poi l&#8217;anno successivo col titolo &#8220;L&#8217;opera completa&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Proviamo a entrare, dunque, nell&#8217;officina dello scrittore, a varcare la soglia della sua stanza d&#8217;alchimia, assistiti da Turchetta appunto, massimo conoscitore di Consolo e oggi indiscusso sacerdote della sua memoria: &#8220;La valanga di materiale che l&#8217;archivio allinea &#8211; spiega l&#8217;italianista che di recente ha curato la ristampa del volume &#8220;La Sicilia passeggiata&#8221; con le foto di Giuseppe Leone &#8211; e che riguarda l&#8217;elaborazione dei suoi testi letterari ma pure i saggi, le conferenze, gli articoli giornalistici e gli epistolari, d\u00e0 perfettamente la misura dell&#8217;entit\u00e0 dell&#8217;impegno di Consolo, della sua etica feroce della scrittura. Si tratta di un autore che ha tenuto insieme la vocazione sperimentale e l&#8217;impegno civile, occupando la scena del dibattito culturale e politico per un lungo periodo, intervenendo su questioni grosse, diciamo cos\u00ec, e di dettaglio. Dalla difesa di Sciascia, quando usc\u00ec il pezzo incriminato sui professionisti dell&#8217;antimafia, alla presa di posizione in merito a questioni che potevano riguardare il Teatro Biondo di Palermo, quando si dimise da presidente, come pure la gestione di un premio letterario&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Stiamo parlando, infatti, di uno degli ultimi intellettuali italiani: spesso Consolo, alla maniera di Paul-Louis Courier, usava la penna come la spada. Una penna che quasi sempre incrudeliva sulla pagina: da &#8220;variantista&#8221; accanito quale era, lo scrittore tornava di continuo su una frase, su una parola, nel tentativo di trovare la quadratura stilistica del cerchio. &#8220;Attraverso le carte dell&#8217;archivio &#8211; spiega Turchetta &#8211; si pu\u00f2 perfettamente cogliere in profondit\u00e0 la dedizione, la vocazione, la tensione che l&#8217;hanno animato. Era in grado di lavorare anche dieci anni di seguito su un&#8217;opera. Ma c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9: le carte del &#8220;Sorriso dell&#8217;ignoto marinaio&#8221;, ad esempio, ci conducono dalle parti di &#8220;Nottetempo casa per casa&#8221;. Voglio dire che le ricerche su Cefal\u00f9, svolte da Consolo per scrivere il romanzo che trae spunto dal ritratto di Antonello da Messina, confluiranno poi nel libro in cui compare la figura perturbante di Aleister Crowley. Dagli anni Sessanta dunque ai Novanta: tre decenni di vera e propria ossessione narrativa&#8221;.<\/p>\n\n\n\n\n\n<p>Una volta lo stesso Consolo spieg\u00f2 a Grazia Cherchi il suo modus operandi: le disse che elaborava una sola stesura, lavorando molto su un giro di frase, su una pagina. Scriveva a mano, trasferendo subito i brani o lacerti che gli sembravano definitivi sul foglio della sua vecchia Olivetti studio 44. In realt\u00e0, precisa Turchetta, le dinamiche della scrittura consoliana erano pi\u00f9 complesse: &#8220;Ci sono dattiloscritti sui quali Consolo scriveva a mano, oppure su di essi attaccava a volte dei pezzi di carta che erano a loro volta riscritture a macchina di periodi interi. Ma non finiva qui: ogni tanto interveniva a penna sui pezzi di carta incollati. Riscriveva un periodo intero sul margine del foglio del dattiloscritto, anche cinque o sei volte. In certi casi cambiava un dettaglio, ma non si placava fino a quando non aggiustava il tiro a dovere. Poi tutto questo lo ricopiava di nuovo con la sua Olivetti.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, i dattiloscritti di Consolo sono veri e propri materiali di battaglia. In alcuni casi siamo in possesso di otto, nove versioni dattiloscritte. Da qui anche la difficolt\u00e0 di ricostruire la cronologia interna delle opere. Ne viene fuori un lavoro portato avanti fino allo sfinimento, di grande attenzione e di grande concentrazione nel tempo&#8221;. Tra le tante carte dell&#8217;archivio spiccano pure gli epistolari, che testimoniano una vita di relazioni molto ricca: ci sono quelli pi\u00f9 corposi con gli amici Basilio Reale, il poeta e psicoanalista di Capo d&#8217;Orlando che lo fece esordire, e Leonardo Sciascia (quest&#8217;ultimo scambio di missive \u00e8 uscito nel 2019): due figure che hanno giocato un ruolo assai rilevante anche nella vita professionale di Consolo. Ma sono pure da segnalare i carteggi con Sebastiano Addamo, Ignazio Buttitta, Gesualdo Bufalino. Quelli con colleghi e amici: Fabrizio Clerici, Andrea Zanzotto, Roberto Cerati, il giovane Roberto Saviano, che Consolo accolse come un figlio a casa sua a Milano e col quale per\u00f2 poi entr\u00f2 in rotta di collisione. C&#8217;\u00e8 poi la corrispondenza con Corrado Stajano che ci riserva una sorpresa: il libro &#8220;Le pietre di Pantalica&#8221; era nato dall&#8217;adesione alla proposta di scrivere un reportage storico-giornalistico sul processo ai frati di Mazzarino, per una collana dedicata ai processi celebri diretta da Giulio Bollati e, appunto, da Corrado Stajano.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Consolo &#8211; racconta Turchetta &#8211; firma il contratto per un lavoro storico e giornalistico. Ma poi la storia gli si dilata tra le mani e diventa qualcos&#8217;altro. La narrazione, infatti, avrebbe dovuto raccontare il periodo dello sbarco americano in Sicilia, nell&#8217;estate del 1943, le lotte contadine per la propriet\u00e0 delle terre. Ma anche questo progetto venne poi nuovamente riorganizzato. Stajano si scoccia e lo minaccia in un certo senso, intimandogli di pagare una penale&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Non c&#8217;\u00e8 traccia cartacea, invece, del famigerato romanzo pornografico che Consolo, con uno pseudonimo, pubblic\u00f2 in vita: &#8220;Si sa qual era l&#8217;editore.<\/p>\n\n\n\n<p>Vincenzo si divert\u00ec moltissimo a scriverlo, l&#8217;avevano pure pagato bene. Ogni tanto leggeva con grande spasso pagine di questo romanzo, la sera, a qualche amico e alla moglie Caterina&#8221;.<br><br>La repubblica 15 gennaio 2022 ediz. Palermo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Salvatore Ferlita Da ogni testo emerge il rigore della sua scrittura. &#8220;Su un&#8217;opera lavorava anche dieci anni&#8221; Un tonnellaggio di carte, pressappoco. 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