{"id":2379,"date":"2018-02-18T08:01:00","date_gmt":"2018-02-18T08:01:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2379"},"modified":"2021-11-16T08:29:58","modified_gmt":"2021-11-16T08:29:58","slug":"vincenzo-consolo-dal-sorriso-allo-spasimo-limpossibile-romanzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2379","title":{"rendered":"Vincenzo Consolo, dal sorriso allo spasimo: l\u2019impossibile romanzo"},"content":{"rendered":"\n<p><strong> <br> <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Lise&nbsp;Bossi<\/em><\/strong><em><br>\n<br>\n<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Lo Spasimo di Palermo&nbsp;<\/em>pu\u00f2 essere considerato l\u2019ultimo romanzo di Vincenzo\nConsolo, anche se pu\u00f2 sembrare \u00ababusivo\u00bb classificarlo in questo genere\nletterario dato che l\u2019opera si presenta come la conclusione di una riflessione\ne di un lavoro di scrittura che non riconoscono alla narrazione romanzesca,\nnella sua accezione e nella sua forma classica, la capacit\u00e0 di rendere conto\ndel mondo, di ordinarlo e di dargli un senso. Nelle sue opere precedenti,\ngrazie a un nuovo&nbsp;<em>logos<\/em>, Consolo ha tentato di sostituire un nuovo<em>&nbsp;epos<\/em>&nbsp;alle\nGrandi Narrazioni individuali e collettive \u2013 confiscate dai Padri, e pi\u00f9\ngeneralmente dal potere \u2013 allo scopo di porre le basi di un nuovo&nbsp;<em>ethos<\/em>.\nQui si \u00e8 voluto esplorare l\u2019ipotesi secondo la quale&nbsp;<em>Lo Spasimo di\nPalermo<\/em>&nbsp;sarebbe insieme la forma pi\u00f9 estrema di tale tentativo e\nl\u2019ammissione del suo fallimento, almeno in questa forma. Forse perch\u00e9 non basta\nuccidere i Padri \u2013 siano essi simbolici, politici o letterari \u2013 perch\u00e9 i figli\nsi possano salvare.<br>\n<br>\n<br>\n<em>Aborriva il romanzo, questo genere\nscaduto, corrotto,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>impraticabile. Se mai\nne aveva scritti, erano i suoi in<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>una diversa lingua,\ndissonante, in una furia verbale<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>ch\u2019era finita in urlo,\ns\u2019era dissolta nel silenzio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>(Consolo 2000: 105)<br>\n<br>\n<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>2 \u00abSi tratterebbe del racconto dei tre fallimenti\ndella storia unitaria. Nel primo, sarebbe rappres (&#8230;)<br>\n<br>\n1 Abbiamo scelto di incamminarci sulle orme di Consolo, lungo la traiettoria\nesistenziale e letteraria da lui percorsa, seguendo i titoli delle tre opere\nche costituiscono quello che egli stesso ha chiamato \u00abIl ciclo dell\u2019Italia\nunita\u00bb (De Gregorio 2013)2, una traiettoria che va quindi dal sorriso\nrisorgimentale allo spasimo degli anni Novanta attraversando la notte buia del\nVentennio fascista. Ci \u00e8 parso ovvio infatti che, alla stregua di tutte le\nscelte stilistiche di Consolo, la scelta di quei titoli non fosse e non potesse\nessere gratuita: attraverso quei titoli ci veniva offerta una strada per\narrivare fino all\u2019ultima sua opera, Lo Spasimo di Palermo (Consolo 2000), cio\u00e8\nfino all\u2019ultima tappa di un lungo e doloroso viaggio, fino agli ultimi\nframmenti, alle ultime parole troncate e stroncate di una conversazione\nnostalgica e metaforica con e sulla Sicilia.<\/p>\n\n\n\n<p>2 Allo stesso modo, non poteva essere e non \u00e8 gratuito\nil fatto che Consolo apra Lo Spasimo di Palermo, quel libro che porta quindi il\ndolore iscritto nel proprio titolo, con una citazione tratta dal Prometeo\nincatenato di Eschilo, in cui Prometeo, colui che viene martoriato per aver\nportato la luce, ossia, metaforicamente e ulissianamente, virtute e conoscenza\nal genere umano, dichiari che \u00abil racconto \u00e8 dolore ma anche il silenzio \u00e8\ndolore\u00bb (Consolo 2000: 7). Questo incipit fa sorgere un certo numero di domande\npoich\u00e9, com\u2019\u00e8 risaputo, un incipit \u2013 e Consolo, autore di un saggio sulle\nEpigrafi (Consolo 1999b), pi\u00f9 di ogni altro lo sa e lo mette in pratica \u2013\nfornisce indicazioni sul significato, se non sul contenuto, dell\u2019opera che\napre.<\/p>\n\n\n\n<p>3 Una domanda, per cominciare, sull\u2019ambiguit\u00e0 della\ndichiarazione di Prometeo, prima delle tante e senz\u2019altro volute ambiguit\u00e0 che\ntroveremo nel testo di Consolo non appena si tratter\u00e0 di racconto o, meglio, di\nnarrazione. Tale dichiarazione significa infatti che il raccontare \u00e8 doloroso\nquanto o pi\u00f9 del tacere, oppure che, quando si tratta di esprimere il dolore,\nil silenzio \u00e8 efficace quanto o pi\u00f9 del racconto?<\/p>\n\n\n\n<p>4 Nella prima ipotesi, l\u2019incipit ci induce a pensare\nche il racconto sia una specie di male minore al quale per lo scrittore sia\nstato giocoforza rassegnarsi pur di non incorrere nel dolore maggiore che\nsarebbe potuto derivare dal silenzio. Nella seconda ipotesi, lo stesso incipit\nci porta a pensare che il silenzio non sia meno adatto del racconto a dire il\ndolore, ma anzi, possa esserne l\u2019espressione pi\u00f9 alta e compiuta. Se accolta,\nquesta seconda interpretazione implica che il dolore, lo spasimo, che, come la\nsciasciana linea della palma, si dilata \u00abda Palermo, alla Sicilia, al mondo\u00bb\n(Consolo 2000: 112), si pu\u00f2 dire facendo a meno del racconto. Ovvero, se\nproseguiamo fino in fondo con il ragionamento, ci\u00f2 significa che Lo spasimo di\nPalermo \u00e8 un non-racconto nei cui silenzi viene detto il dolore prima\ndell\u2019opera, e il dolore espresso nell\u2019opera s\u2019inabissa definitivamente nel\nsilenzio. Il che, se guardiamo alla bibliografia di Consolo, corrisponde\nesattamente alla realt\u00e0, giacch\u00e9, dopo Lo Spasimo, egli non ha effettivamente\npi\u00f9 scritto nessun racconto, romanzo o anti-romanzo.<\/p>\n\n\n\n<p>5 Queste prime constatazioni ci permettono, tra\nl\u2019altro, di capire perch\u00e9 Lo Spasimo di Palermo si configuri insieme come un\ntestamento e un tombeau letterario. Un testamento, perch\u00e9 l\u2019opera si chiude\nproprio con una lettera in forma di bilancio personale e intellettuale scritta\ndal protagonista al proprio figlio; ma anche di bilancio dall\u2019autore al proprio\nlettore, prima che chi scrive scompaia con le sue ultime parole ancora nella\npenna, in una di quelle esplosioni al tritolo che ricorrono in un crescendo\nossessivo negli ultimi racconti di Consolo, proprio come nei giorni e nelle\nnotti di Palermo. E Lo Spasimo \u00e8 anche un tombeau poetico-letterario perch\u00e9,\nposto fin dall\u2019inizio sotto il segno di un\u2019oscillazione tra i due poli opposti\ne complementari del racconto e del silenzio, quest\u2019ultimo opus sembra destinato\na spiegare le ragioni di tale oscillazione, offrendo al lettore una specie di\ncompendium di tutti i precedenti tentativi stilistici attraverso i quali\nConsolo ha cercato di proporre un epos alternativo che, partendo da una lingua\npoematica, lo ha portato fino all\u2019urlo panico, per poi riportarlo alla\nnarrazione. In effetti, si tratta di un doppio tombeau, i cui piani sovrapposti\nentrano in relazione attraverso una serrata rete intra- ed intertestuale,\npoich\u00e9 quella specie di sopralluogo personale e letterario si combina con un\nparadossale omaggio parricida di Consolo a tutti gli auctores che egli ha\nammirato per poi rinnegarli, come fanno tutti i figli quando intraprendono una\ncrociata contro i propri padri, nella vita e nella letteratura; perch\u00e9 i padri\nsono stati giudicati troppo spesso \u00abimbell[i], ipocrit[i] o impotent[i]\u00bb\n(Consolo 2000: 89); perch\u00e9 le loro parole non hanno saputo essere l\u2019ultimo\nbaluardo contro il sonno della ragione e il caos.<\/p>\n\n\n\n<p>6 Sembra, infatti, che quest\u2019ultimo libro, alla\nstregua di quanto dichiara l\u2019incipit dell\u2019ultimo romanzo di Sciascia, sia un\nmodo per \u00abancora una volta [\u2026] scandagliare scrupolosamente le possibilit\u00e0 che\nforse ancora restano alla giustizia\u00bb (Sciascia 1989: 7) e, vorremmo aggiungere,\nalla letteratura. Sennonch\u00e9 tale ricerca ha portato Sciascia a scrivere Una\nstoria semplice mentre, per Consolo, \u00e8 venuta fuori una storia maledettamente\ncomplicata, condotta come un\u2019analisi retrospettiva, alla maniera delle\ninchieste politico-filologiche dello scrittore di Racalmuto, ma senza ricorrere\nfino in fondo ai suoi strumenti di investigazione della realt\u00e0 e del discorso;\nquelli di Pausania, tanto per intenderci, il saccente geografo che ne L\u2019olivo e\nl\u2019olivastro sentenziava: \u00aba me \u00e8 affidato il dovere del racconto: conosco i\nnessi, la sintassi, le ambiguit\u00e0, le malizie della prosa, del linguaggio\u00bb\n(Consolo 1999a: 39).<\/p>\n\n\n\n<p>7 Come il suo protagonista, lo scrittore Gioacchino\nMartinez, Consolo si \u00e8 infatti rifiutato di entrare nella logica\n\u00abfiduciosamente comunicativa, di padre e fratelli \u2013 confr\u00e8res \u2013 pi\u00f9 anziani,\ninvolontari complici, pensav[a], dei responsabili del disastro sociale\u00bb\n(Consolo 2000: 127). Da allora, per lui, ha trovato \u00absolo senso il dire o\nridire il male, nel mondo invaso in ogni piega e piaga dal diluvio melmoso e\nindifferente di parole atone e consunte, con parole antiche o nuove, con\ndiverso accento, di diverso cuore, intelligenza. Dirlo nel greco d\u2019Eschilo, in\nun volgare vergine come quello di Giacomo o di Cielo o nella lingua pietrosa e\naspra d\u2019Acitrezza\u00bb (Consolo 1999a: 77). Fino a Lo Spasimo di Palermo. Fino al\nmomento in cui, dopo un ultimo tentativo per lottare contro il disordine, il\nsilenzio sostituisce il coro che, poc\u2019anzi ancora, \u00abin tono alto, poetico, in\nuna lingua non pi\u00f9 comunicabile, commenta[va] e lamenta[va] la tragedia senza\nsoluzione, il dolore senza catarsi\u00bb (Consolo 1999b: 262).<\/p>\n\n\n\n<p>8 Come la maggior parte dei libri precedenti di\nConsolo, Lo Spasimo di Palermo \u00e8 la storia di un viaggio, quello dello\nscrittore Gioacchino Martinez. Un viaggio nello spazio, da Parigi a Milano e da\nMilano a Palermo, e un viaggio nel tempo, quello dell\u2019infanzia durante la\nSeconda Guerra Mondiale, dei primi trasporti e del matrimonio con Lucia, che\ndiventer\u00e0 sua moglie e la madre di Mauro, il figlio rifugiatosi appunto a\nParigi per sfuggire alla repressione politica della fine degli \u201canni di\npiombo\u201d, mentre Lucia sprofonder\u00e0 a poco a poco nella follia per sfuggire\nall\u2019insopportabile realt\u00e0 della violenza mafiosa degli anni Ottanta e dei primi\nanni Novanta, prima di scomparire nel buio. Un viaggio a misura d\u2019uomo dunque,\nchiuso e concluso, almeno in apparenza, nei limiti di una vita d\u2019uomo, con gli\ninevitabili punti di contatto con il mondo che gli sta attorno, cio\u00e8 con la\nStoria con la S maiuscola i cui disordini e le cui convulsioni si ripercuotono\nsull\u2019esistenza dell\u2019individuo e la possono travolgere senza remissione.<\/p>\n\n\n\n<p>9 Per\u00f2, anche se l\u2019invocazione liminare \u00e8 quella di un\nOmero-Consolo a un Ulisse-Consolo la cui commistione-confusione sar\u00e0 nel libro\nun\u2019ulteriore fonte di ambiguit\u00e0, non si tratta pi\u00f9, proprio per lo spasimo, del\nsolito nostos ulissiano di cui L\u2019olivo e l\u2019olivastro \u00e8 forse l\u2019espressione pi\u00f9\ncompiuta e dichiarata, ma si tratta piuttosto di un percorso di anamnesi dalle\ncoordinate incrociate e sovrapposte, che trasforma l\u2019effettivo ritorno a casa\ndel protagonista e il suo tentativo di ricongiungersi con il proprio passato,\nin viaggio penitenziale (Francese 2015: 66 e 104; Consolo 1999a: 19). Un\nviaggio per espiare colpe insite nelle confessate manchevolezze di chi scrive\nattraverso la di nuovo paradossale, nonch\u00e9 scaramantica, trasformazione della\nscrittura\/lettura di questo libro in una complessa operazione di cifratura e decodifica\nstorico-letteraria.<\/p>\n\n\n\n<p>10 La principale fonte di complessit\u00e0 sta nella\nframmentazione o variazione della voce narrante. Il procedimento non \u00e8 nuovo e\nConsolo lo ha ampiamente sfruttato fin dal Sorriso e anche in Nottetempo\n(Consolo 1994). Solo che allora si trattava di dare alle \u00ab\u2018voci\u2019 dei margini\u00bb\n(Consolo 1997: 182) una possibilit\u00e0 di farsi sentire pur riconoscendo\nl\u2019inadeguatezza della scrittura, dotta per definizione, nella restituzione di\nun\u2019oralit\u00e0 per cos\u00ec dire primitiva, nonch\u00e9 \u00abl\u2019impotenza, l\u2019incapacit\u00e0 di dire,\ndi raccontare la vita, il patimento\u00bb (Consolo 1994: 53) per colui che scrive.\nIl dilemma sembrava si fosse risolto in senso sperimentalista con l\u2019\u00abadottare\n[\u2026] moduli stilistici della poesia, riducendo, per rimanere nello spazio letterario,\nlo spazio comunicativo, logico e dialogico proprio della narrazione\u00bb (Consolo\n1997: 183); e l\u2019intento di far combaciare logos, epos ed ethos pareva fosse\nstato raggiunto ne L\u2019olivo e l\u2019olivastro come dimostrano l\u2019omogeneit\u00e0 di tono e\nla stabilit\u00e0 dell\u2019istanza narrativa (Bossi 2012).<\/p>\n\n\n\n<p>11 Ma con Lo Spasimo di Palermo si sgretola quel\nfragile equilibrio nella frantumazione dei punti di vista e nella variazione\ndei toni e dei gradi della diegesi. Pi\u00f9 conturbante ancora: vengono di nuovo\nsfruttate soluzioni narratologico-espressive da tempo dichiaratamente\nabbandonate e, nel libro stesso in cui ricompaiono, presentate come detestabili\n(Consolo 2000: 105).<\/p>\n\n\n\n<p>12 Il corifeo-narratore de L\u2019olivo e l\u2019olivastro \u2013 che\ncantava la storia del nuovo Ulisse in una specie di discorso indiretto libero\nintriso di quella tragicit\u00e0 antica che per Consolo \u00e8 \u00abl\u2019esito ultimo [\u2026] della\n<\/p>\n\n\n\n<p> ideologia letteraria, l\u2019espressione estrema della [sua] ricerca\nstilistica\u00bb (Consolo 2007: 21) e in cui si intercalavano registrazioni\/restituzioni\ndi voci testimoniali \u2013 \u00e8 ancora presente nel prologo in corsivo, ma solo per un\nideale passaggio di testimone narrativo ed esistenziale allo stesso Ulisse. E\nnel suo augurio per il viaggio da compiere sta senz\u2019altro la spiegazione delle\ncontraddizioni e dei paradossi che abbiamo segnalati fin qui: \u00abOra la calma\nt\u2019aiuti a ritrovare il nome tuo d\u2019un tempo, il punto di partenza. In my\nbeginning is my end\u00bb (Consolo 2000: 9).\n\n<\/p>\n\n\n\n<p>13 Solo attraverso la volont\u00e0 di tornare al punto di\npartenza, geografico ed esistenziale, si pu\u00f2 infatti spiegare il metaforico\nritorno a una specie di autobiografismo letterario che si palesa attraverso una\nfitta rete di autocitazioni pi\u00f9 o meno esplicite come, ad esempio, quella\ntestuale tratta da Le pietre di Pantalica (Consolo 1988: 166): \u00abPalermo \u00e8\nfetida, infetta. In questo luglio fervido esala odore dolciastro di sangue e\ngelsomino\u00bb. Messa in bocca al giudice che ne Lo Spasimo di Palermo (con la S maiuscola)\nviene omaggiato in quanto uno tra i pochi difensori della polis e del vivere\ncivile, quella citazione gi\u00e0 parlava dello spasimo (con la s minuscola) di\nPalermo e, anche se Gioacchino-Consolo si schermisce dicendo che \u00absono passati\nda allora un po\u2019 di anni\u00bb, il giudice \u2013 di nuovo sciascianamente, come conferma\nil paragrafo successivo \u2013 profetizza: \u00abMa nulla \u00e8 cambiato, creda. Vedr\u00e0, il\nprossimo luglio sar\u00e0 uguale\u2026 o forse peggio\u00bb (Consolo 2000: 115).<\/p>\n\n\n\n<p>14 Allo stesso modo, questo appellarsi di continuo a\nSciascia come pure a Manzoni con riferimenti espliciti \u2013 oltre che alla peste\nche allora infettava Milano come ora infetta Palermo \u2013 anche al famoso\nmanoscritto manzoniano (Consolo 2000: 106), ossia alla finzione letteraria\ndestinata a conferire verosimiglianza al testo fondatore dei Componimenti misti\ndi storia e d\u2019invenzione, delinea una specie di autobiografia non pi\u00f9 o non\nsolo personale, bens\u00ec familiare, nel senso di una famiglia spirituale, un\nomaggio intertestuale in forma di metaromanzo di formazione \u00abai suoi\u00bb (Consolo\n2000: 36), come egli chiama i suoi autori prediletti.<\/p>\n\n\n\n<p>15 Sembra infatti che Consolo si chieda se proprio nel\ntornare alle origini, alle fonti e, quindi, a quei \u00ablinguaggi logici,\nilluministici\u00bb, \u00aballa loro serena geometrizzazione\u00bb (Consolo 1997: 182) non\nrisieda la possibilit\u00e0 di dire il male e di sanarlo. Ragion per cui egli\nconserva effettivamente, ad inizio capitolo, quei paragrafi che segnano\n\u00abl\u2019interruzione del racconto e il cambio di tono della scrittura, il suo\nalzarsi di tono, svolgersi in forma ritmica, lirico-poetica\u00bb, che sono per lui\n\u00able parti corali o i cantica latini\u00bb (Consolo 2007: 35); quei paragrafi che\ndicono il male come rottura, alla stregua di quel passaggio dalla luce\nall\u2019ombra che spaventa la Lucia di Gioacchino (Consolo 2000: 65 e 117) come\nsegno precursore di un\u2019irrimediabile condanna alla follia, con \u00ablei distesa\nnella stanza che urla e che singhiozza, ritorna dall\u2019estrema soglia,\ndall\u2019insulinico terrore, entra ed esce per la porta sull\u2019abisso, il tempo \u00e8 fisso\nnel continuo passaggio, nell\u2019assenza, nel fondo sono le sequenze, i nessi saldi\ne veri\u00bb (Consolo 2000: 45). E quelli sono i nessi, tra afasia e urlo, che,\nsoli, la poesia, il linguaggio poematico, possono dire.<\/p>\n\n\n\n<p>16 Ma allo stesso tempo Consolo, come Gioacchino, ha\nla tentazione di riannodare il discorso interrotto, di riprendere il film\ndell\u2019infanzia, rappresentato metaforicamente dalla storia di Judex, nel punto\nin cui \u00e8 stato tagliato, e farlo ripartire con \u00abla sutura, l\u2019acetone sulla\nmemoria, il nastro che s\u2019attacca, lo scintillio dei carboni, il ronzio che\nriprende, la storia che prosegue e si conclude\u00bb. Pena per\u00f2 la riscoperta dei\n\u00abfotogrammi segreti della sua storia, della vita sua oscura e inconclusa, della\nfrana, delle colpe sepolte e obliate\u00bb (Consolo 2000: 47). In altri termini,\nsembra che Consolo si chieda, in un libro che insiste sull\u2019interruzione della\ncomunicazione tra padri e figli a causa delle compromissioni e dei tradimenti\nrimproverati dai figli ai padri, se non si dovrebbe compiere una sutura tra gli\nuni e gli altri, tra passato e presente, ricorrendo ai pure ripetutamente\nrinnegati strumenti di Pausania \u2013 il geografo che, come si diceva prima,\nconosce \u00abi nessi, la sintassi, le ambiguit\u00e0, le malizie della prosa, del\nlinguaggio\u00bb (Consolo 1999: 39). Ed \u00e8 proprio a quel lavoro di sutura personale\ne letteraria che si accinge Gioacchino, confrontato al falso ordine della sua\nbiblioteca risistemata \u201ccromaticamente\u201d dalle incolte persone di casa:<br>\nGiorni trascorsi a rimettere ordine fra i libri. Da questi doveva ricominciare,\ndalla chiara geografia, dai confini certi, dal conforto loro, per potersi\norientare, riprendere la strada. Oltre, non era che mutamento, cancellazione\nd\u2019ogni segno, realt\u00e0 infida, landa d\u2019inganno, sviamento. (Consolo 2000: 102)<br>\nA partire dai libri della sua biblioteca, egli comincia dunque a ricostruire\nuna mappa letteraria della propria citt\u00e0, uno di quei Cruciverba (Sciascia\n1983) che tanto piacevano a Sciascia, come quello dedicato dal racalmutese a\nParigi dove egli si recava, come ricorda lo stesso Consolo (Consolo 2016: 124),\ncompiendo un viaggio le cui tappe erano Palermo-Milano e poi Milano-Parigi,\novvero l\u2019esatto rovescio, quasi a specchio, del viaggio raccontato dalla\ndoppia, se non dubbia, figura di Empedocle-Pausania e compiuto dall\u2019ambiguo\nUlisse de Lo Spasimo di Palermo. Infatti l\u2019Ulisse consoliano ha avuto bisogno\ndi attingere di nuovo ai valori civili e letterari della Francia illuminista\ntanto amata da Sciascia. Questo spiega perch\u00e9, per la prima volta, non lo vediamo\napprodare fin dall\u2019inizio del libro alla sua Itaca-Sicilia come invece\nsuccedeva nei precedenti racconti: \u00e8 dovuto prima andare a cercare a Parigi,\nnella citt\u00e0 in cui \u00abtutto parla di letteratura\u00bb e dove si parla \u00abquella che\nLeopardi chiamava una lingua \u2018geometrizzata\u2019\u00bb (Consolo 2016: 132), quei pezzi\nmancanti, quelle colpe sepolte e dimenticate della propria storia, prima di\nintraprendere il suo nostos espiatorio (Traina 2001: 43).<\/p>\n\n\n\n<p>17 A quell\u2019Ulisse, costretto quindi a usare quasi\nsimultaneamente due lingue diverse, una poematica e l\u2019altra geometrizzata,\nviene assegnato il compito di riannodare i fili spezzati per tentare non solo\ndi dire, poeticamente ed espressivamente, ma anche di denunciare, razionalmente\ne comunicativamente, i mali passati e presenti e la loro\ndiffusione-dilatazione. Infatti essi hanno ormai da tempo varcato lo Stretto,\ncome mostra la cantica dedicata a Milano, che fu \u00abapprodo della fuga,\nquell\u2019asilo della speranza, antitesi al marasma, cerchia del rigore, probit\u00e0,\norgoglio popolare, civile convivenza, magnanimit\u00e0 e umore, tolleranza\u00bb. Ormai Illusione\ninfranta, amara realt\u00e0, scacco pubblico e privato, castello rovinato, sommerso\ndalle acque infette, dalla melma dell\u2019olona, dei navigli, giambellino e lambro\noppressi dal grigiore, dallo scontento, scala del corrotto melodramma, palazzo\ndella vergogna, duomo del profitto, basilica del fanatismo e dell\u2019intolleranza,\nbanca dell\u2019avventura e dell\u2019assassinio, fiera della sartoria mortuaria, teatro\ndella calligrafia, stadio della merce e del messaggio, video dell\u2019idiozia e\ndella volgarit\u00e0. (Consolo 2000: 91) Una Milano reificata attraverso la\nsoppressione di tutte le maiuscole, una Milano al cui quadro orrifico\ncorrisponde, \u201cdi qua dal faro\u201d, quello di Palermo. Non la Palermo dell\u2019approdo\n\u2013 e siamo gi\u00e0 oltre i tre quarti del libro \u2013 di Ulisse-Gioacchino-Consolo al\nporto che fu anche il loro comune punto di partenza, ancora ingentilita dalla\nmemoria dell\u2019esiliato e dal ricordo dei passati splendori: Nella luce bianca,\nvaporosa, apparivano il piano di Sant\u2019Erasmo, la foce melmosa dell\u2019Oreto, le\npalazzate nuove del sacco mafioso, la Flora e le possenti mura, la Porta dei\nGreci, la passeggiata delle Cattive, gli antichi palazzi dietro nobiliari, le\ncupole e i campanili delle chiese, il C\u00e0ssaro Morto e la Porta Felice, Santa\nMaria della Catena, la conca stagna affollata d\u2019alberi di lussuose barche della\nCala. (Consolo 2000: 98) <br>\nMa la Palermo della banalit\u00e0 secolare del male. \u00abL\u2019amata sua odiata\u00bb che non\nnasconde pi\u00f9 il proprio vero viso: Intrigo d\u2019ogni storia, teatro di storture,\niniquit\u00e0, divano di potenti, c\u00e0ssaro dei criadi, villena degli apparati,\nosterio di fanatismo, tribunale impietoso, stanza della corda, ucciardone della\nnequizia, kalsa del degrado, cortile della ribellione, spasimo della cancrena,\nloggia della setta, casaprofessa della tenebra, monreale del mantello bianco.\n(Consolo 2000: 122) <br>\nOltre alle scelte stilistiche illustrate da questi due cantica speculari, la\ncui espressivit\u00e0, non sempre compensata dalla comunicativit\u00e0 dei fatti e delle\ndate, costringe il lettore a indovinare situazioni ed epoche, nonch\u00e9 bersagli\ndella denuncia, il cambiamento maggiore portato dall\u2019ambiguit\u00e0 della nuova\nistanza narrativa poematico-geometrica sembra risiedere nel filtro che una\nspecie di stream of conciousness di stampo quasi gattopardiano impone alla\nrimemorazione, come pure nello sfasamento che tale rimemorazione provoca tra\ntempo e spazio ricordati rispetto ai tempi e allo spazio della narrazione e a\nquelli della Storia, con la conseguenza di appiattire e concentrare tempi ed\nepoche diverse nello stesso movimento narrativo. Come quando, ad esempio, a\npartire dal vivido ricordo della peste manzoniana (Consolo 2000: 85) e senza\nnessuna rottura temporale apparente, il narratore ci parla del \u00abtempo febbrile\ndelle pesti, del colera di Palermo\u00bb (Consolo 2000: 113), giocando peraltro\nsull\u2019ambiguit\u00e0 tra tempo meteorologico e tempo cronologico, in una\nsovrapposizione allucinata in cui diventa impossibile discernere in quale epoca\nvivano i \u00abciechi vaiolosi storpi appestati d\u2019ogni sorta che dallo Spasimo si\nrecavano ogni giorno per mangiare alla Dogana\u00bb (Consolo 2000: 32).<br>\n<br>\n18 Infatti, se Consolo, fedele alla sua definizione dello scrittore siciliano\ncome uno per cui \u00abil romanzo storico, e in specie in tema risorgimentale [\u00e8 un]\npasso obbligato\u00bb (Consolo 1997: 181), ci presenta con Lo Spasimo di Palermo \u00abun\nulteriore fallimento delle speranze italiane\u00bb per cui \u00ab[le] speranze di una\nrinascita crollano di fronte alla pervasivit\u00e0 del potere mafioso, e alle sue infiltrazioni\nnello Stato repubblicano\u00bb (De Gregorio 2013), nelle modalit\u00e0 pratiche sembra\ninvece che egli aspiri, da un lato a cancellare e distruggere la rete\ncronologica, dialogica e narrativa di cui necessita la storia per essere detta\no per raccontarsi, dichiarando di \u00ababorri[re] il romanzo, questo genere\nscaduto, corrotto, impraticabile\u00bb (Consolo 2000: 105) e, dall\u2019altro, a\nristabilire i nessi logici atti a rendere conto dell\u2019orrenda realt\u00e0 palermitana\ne italiana di quegli anni.<\/p>\n\n\n\n<p>19 L\u2019operazione di distruzione non \u00e8 nuova: Consolo\naveva infatti rivendicato che Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, primo opus del\nciclo, fosse classificato nella categoria degli antiromanzi storici, in una\nformulazione peraltro gi\u00e0 ambigua poich\u00e9, se \u00e8 antiromanzo, non pu\u00f2 essere\nracconto e, se non \u00e8 racconto, non pu\u00f2 essere storia, per cui non si vede come\nun antiromanzo possa essere storico. Infatti sembrava degno della quadratura\ndel cerchio il tentativo da allora condotto da Consolo di raccontare una storia\ne, addirittura, la Storia, che \u00e8 la Grande Narrazione per eccellenza senza gli\nstrumenti del racconto, col solo spostare il problema della scrittura \u00abdalla\ncomunicazione all\u2019espressione\u00bb (Consolo 2007: 35). Questa \u00e8 probabilmente la\nragione dello scarso effetto di tali scelte sulla societ\u00e0 civile e del\nconseguente mea culpa di Gioacchino-Consolo a destinazione dei figli che, alla\nstregua di Mauro Martinez, \u00absi nega[no] a ogni confidenza, tentativo di\nracconto, chiarimento\u00bb (Consolo 2000: 42), esattamente come lo stesso\nGioacchino Martinez confessa di averlo fatto con i propri padri intellettuali e\nletterari (Consolo 2000: 129).<\/p>\n\n\n\n<p>20 Quello che \u00e8 nuovo, invece, e diretta conseguenza\ndi quanto precede, \u00e8 la costruzione filologico-letteraria in puro stile sciasciano\navviata da Consolo-Gioacchino a partire da fatti diversi di storia letteraria e\ncivile (Sciascia 1989b), organizzati e ramificati in modo da costituire quello\nche Sciascia, ancora, chiamava un \u201cteatro della memoria\u201d, cio\u00e8 un sistema di\n\u00aboggetti eterni [\u2026] che variamente, alternativamente, imprevedibilmente\nsplendono, si eclissano, tornano a splendere e ad eclissarsi \u2013 e cos\u00ec via \u2013\nalla luce della verit\u00e0\u00bb (Sciascia 1979: 231) poich\u00e9, come ha scritto lo zio\nMauro di Gioacchino nel suo testamento, l\u00e0 si trova, \u00abnegli assoluti libri, la\nverit\u00e0 umana\u00bb (Consolo 2000: 73). Infatti, proprio dai libri di botanica e dal\ngiardino dello zio scatta il primo \u201cteatro della memoria\u201d inscenato da\nGioacchino, giacch\u00e9, per lui come per lo zio, il giardino \u00e8 \u00abluogo platonico,\nordine del mondo [\u2026], immagine del giardino interiore, sogno del ritorno,\nripristino\u00bb. Sotto il segno di questo ritorno e di questo ripristino, che per\u00f2\npossono anche portare \u00aboffesa, patimento\u00bb (Consolo 2000: 49), nasceranno gli\nulteriori elementi del suo sistema di \u201coggetti eterni\u201d destinati a comporre una\nspecie di antistorica \u2013 perch\u00e9 sorta dall\u2019eterna e quindi atemporale verit\u00e0\nletteraria \u2013 Storia delle storie: messe insieme, la storia delle tonnare\n(Consolo 2000: 59), quella del codice di San Martino \u2013 di nuovo di sciasciana\nascendenza \u2013 e quella del Libro intorno alle palme di Abu-H\u00e2tem-es-Segest\u00e2ni\n(Consolo 2000: 64) tracciano i confini storico-geografici della Sicilia araba;\nquella poi, gi\u00e0 pi\u00f9 complessa e ricorrente, della \u00abprigionia in Algeri di\nCervantes e [di] quella insieme, d\u2019un poeta [palermitano], dialettale, Antonio\nVeneziano\u00bb (Consolo 2000: 41, 105, 115, 118) disegna i contorni della Sicilia\ndei tempi dell\u2019occupazione spagnola e conduce a sua volta alla scoperta, nella\ntopographia e historia general de Argel (Consolo 2000: 107), di una parola che\npermetta a Consolo di collegare gli oggetti letterari gi\u00e0 messi in risonanza\ncon la pi\u00f9 recente storia siciliana e italiana e, a Gioacchino, di seguire uno\ndei fili pi\u00f9 dolorosi della sua personale storia umana. La parola \u00e8\n\u201cmarabutto\u201d, e il filo che da essa dipana Gioacchino va dal massacro di suo\npadre e della madre di Lucia nel Marabutto di Rass\u00e0lemi per arrivare all\u2019ultima\nscena del libro, quella dell\u2019esplosione, in cui, mentre scrive a suo figlio,\negli scompare insieme al giudice, figlio della sua vicina di casa: una\nscomparsa preannunciata da una specie di predizione dell\u2019amico fioraio: \u00abDdiu\nti scanza d\u2019amici e nnimici, e di chiddi chi ti manciunu lu pani. Ddiu ti\nscanza di marabutta\u00bb (Consolo 2000: 124). Tutta questa intricata storia di fili\ne di figli permette inoltre al lettore di ricostruire, pure se a volte\nfaticosamente, i famosi nessi grazie ai quali Gioacchino-Consolo spera di\n\u00abscrivere di una storia vera [\u2026] fuori da ogni invenzione, finzione letteraria\u00bb\n(Consolo 2000: 105), insomma, fuori dall\u2019aborrita scrittura romanzesca.<\/p>\n\n\n\n<p>21 Tuttavia intento alla (per lui) illuminante,\nsalvifica e lenificante ricostruzione letteraria e culturale di un passato\ncomune a s\u00e9 e, a una seppur \u00abdevastata\u00bb (Consolo 2000: 105) civilt\u00e0\nmediterranea nella quale riaffondare le proprie radici per ripartire verso un\nfuturo riconciliato, Gioacchino non presta abbastanza attenzione ai messaggi\nsempre pi\u00f9 cupi che provengono dall\u2019altro \u201cteatro della memoria\u201d, concorrente\ndel primo, che si sta costruendo quasi suo malgrado a partire da altri elementi\nanch\u2019essi perfettamente collegati: un altro \u201cteatro\u201d che ha le stesse radici\ndel primo, ma si sviluppa in modo subdolo e morboso esattamente come, a partire\ndallo stesso tronco, quello dell\u2019olivo in cui Ulisse ha intagliato il proprio\nletto, si possono sviluppare sia l\u2019olivo che l\u2019olivastro. E infatti, dalla sua\nstessa casa, anzi dal suo stesso letto appunto, \u00absporcato ignobilmente\u00bb\n(Consolo 2000: 119) ad opera dei nuovi Proci, dei sempre rinnovati Proci della\nmafia e della politica, seguendo poi quella strada intitolata al musicista\nEmanuele d\u2019Astorga da cui Gioacchino credeva di poter cominciare a riprendere\npossesso della sua citt\u00e0 inseguendo memorie storiche e civili, proprio da l\u00ec\nricomincia invece a proliferare la mai sanata peste, il cui nome, le cui\nimmagini, i cui manzoniani echi percorrono tutto il libro al ritmo sempre pi\u00f9\nserrato di un\u2019allucinata cavalcata mortifera per le strade, i monumenti della\ncitt\u00e0, per poi proseguire, alla stregua del quadro di Raffaello, la sua\nanti-Odissea \u00abda Palermo, alla Sicilia, al mondo\u00bb (Consolo 2000: 112), a\ncelebrare il Trionfo della Morte (Consolo 2000: 117), della Follia (Consolo\n2000: 111) e del Caos (Consolo 2000: 117). Il \u201cteatro della memoria\u201d, messo in\nmoto dalla vita, ossia dalla vita di d\u2019Astorga, si ramifica generando\nun\u2019escrescenza cancrenosa che fagocita progressivamente gli \u201coggetti eterni\u201d\npositivi che si stavano sviluppando serenamente sull\u2019altro ramo, quello della\nriconciliazione, fino a mettere in una luce sinistra, di malaugurio, le notizie\nsulla chiesa di Santa Maria dello Spasimo \u00abper cui Raffaello aveva dipinto La\ncaduta di Cristo sul cammino del Calvario, chiamato qui Lo spasimo di Sicilia\u00bb,\nma chiamato dal suo artefice \u00absgomento della Vergine e Spasimo del mondo\u00bb\n(Consolo 2000: 112). Come anche la notizia secondo la quale il pezzo pi\u00f9\nconosciuto di d\u2019Astorga era uno Stabat mater. Quello Stabat mater le cui note,\nla cui grafia diversa da quella della scrittura, la cui espressivit\u00e0 che mai la\nscrittura potr\u00e0 raggiungere, anche se cerca di farsi pura espressivit\u00e0 e puro\nsuono, bucano ad un tratto la pagina di Consolo a sostituire le parole (Consolo\n2000: 125), preannunciando sia lo strazio, lo spasimo della madre del giudice\ndi fronte alla morte del figlio in veste di laico redentore di tutte le colpe\ndei padri, sia \u00abla sconfitta, la dimissione, l\u2019abbandono della penna\u00bb (Consolo\n2000: 127), confessati da Martinez nella sua lettera al figlio e quindi da\nConsolo al suo lettore.<\/p>\n\n\n\n<p>3 Basterebbe seguire le tracce lasciate dall\u2019uomo\ndalle scarpe gialle, dal falso ragioniere, dal ma (&#8230;)<\/p>\n\n\n\n<p>22 Ci si pu\u00f2 chiedere se sarebbe stato possibile\nevitare tale sconfitta, una sconfitta che ha portato Consolo a riconoscere, con\nla metafora della lettera interrotta, l\u2019impossibilit\u00e0 di un sereno passaggio di\ntestimone tra le generazioni, per poi chiudersi nel silenzio dopo la morte del\nsuo doppio letterario. Ci si pu\u00f2 chiedere se, rifiutando i nessi razionali, la\ncomunicazione dialogica propria del romanzo e in particolare la lettura\nipotetico-deduttiva propria del romanzo poliziesco che gli avrebbe permesso di\ncollegare gli indizi, pur presenti nel testo, della proliferazione del male3 e,\nlimitandosi a scrivere \u00absolo di cultura, storia, vicende curiose del passato,\ndi questa citt\u00e0 com\u2019era un tempo\u00bb (Consolo 2000: 74), Consolo-Gioacchino non si\nsia precluso ogni possibilit\u00e0 di analizzare correttamente il presente e di\nriformarlo. Ci si pu\u00f2 chiedere se non sarebbe stato opportuno approfittare di\nquel \u00abvarco che conduceva nel passato, nel racconto, in cui tutto era accaduto,\ntutto sembrava decifrabile\u00bb (Consolo 2000: 69), per scrivere, a dieci anni\ndalla morte dell\u2019amico Sciascia, una storia finalmente semplice, invece di\nconsiderare che la volont\u00e0 di riannodare i fili della propria storia personale\ne civile, di riprendere il film della lotta di Judex contro i cattivi laddove\nsi era interrotto era, per finire, \u00abuno sbaglio\u00bb (Consolo 2000: 53).<\/p>\n\n\n\n<p>23 Quello che possiamo dire \u00e8 che Consolo ci ha provato. Con Lo Spasimo di Palermo \u00e8 infatti giunto a quanto di pi\u00f9 vicino al romanzo \u2013 al, per lui, \u201cimpossibile romanzo\u201d \u2013 fosse lecito spingersi, senza rinunciare completamente alle scelte e agli impegni di tutta una vita, in quanto scrittore e in quanto cittadino. Lo ha fatto cercando di ibridare la sua abituale scrittura poematica con quella geometrica comunicazione presa in prestito dal \u00abcastoro ligure; [dal] romano indifferente, [dall\u2019]amaro [suo] amico siciliano\u00bb, ma anche da quelli che, come loro, \u00abhanno la forza [\u2026] della ragione, la chiarit\u00e0, la geometria civile dei francesi\u00bb (Consolo 2000: 88): Pasolini, Vittorini, Manzoni, e tanti altri, i cui nomi, i cui libri, compongono a poco a poco un superiore \u201csistema di oggetti eterni\u201d, una specie di borgesiano Aleph letterario.<br> <br> 24 Sennonch\u00e9, anche quest\u2019ultimo tentativo per dire il male, seppur condotto sotto l\u2019alto patrocinio di s\u00ec autorevoli padri, si conclude con la morte di quelli che, almeno per Consolo, sono, erano, gli ultimi difensori dell\u2019umana civilt\u00e0, il giudice e l\u2019intellettuale. E con la loro morte non solo scompare la possibilit\u00e0 di una redenzione civile, ma viene anche dimostrata, attraverso quella specie di suicidio parricida, l\u2019impotenza della letteratura \u2013 i cui rappresentanti sono pur stati convocati in schiere compatte \u2013 ad arginare, con qualsiasi mezzo o strumento, il dilagare del male. <br> 4 \u00abQuesto di oggi \u00e8 un libro sul presente, ma anche un ripercorrere gli anni Sessanta, con il terro (&#8230;)<br> 25Il che non ci deve stupire, poich\u00e9 neanche Judex, che pure \u00abgiudica e sentenzia fuori dalle leggi\u00bb (Consolo 2000: 129), ci pu\u00f2 riuscire: ovunque e comunque \u00abla nera sagoma trionfa del giustiziere\u00bb e \u00absi conclude il feuilleton fuori da leggi, tribunali, si scioglie la vendetta precivile nel sentimento, si ricompone l\u2019ordine del denaro e del potere\u00bb (Consolo 2000: 47) 4.<br> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"1242\" class=\"wp-image-2380\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/s-l500.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/s-l500.jpg 322w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/s-l500-193x300.jpg 193w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><br> <\/p>\n\n\n\n<p>Bibliografia<br>\nBossi, L., 2012, \u00ab\u2018L\u2019olivo e l\u2019olivastro\u2019 de Vincenzo Consolo: pour une Odyss\u00e9e\ndu d\u00e9sastre\u00bb, Cahiers d\u2019\u00e9tudes italiennes, n\u00b014\/2012, Les ann\u00e9es quatre-vingt\net le cas italien, a cura di Barbara Aiosa e Leonardo Casalino, p. 201-212.<br>\nConsolo, V., 1988, Le pietre di Pantalica, Milano, Mondadori.<br>\nConsolo, V., 1992, Nottetempo, casa per casa, Milano, Mondadori.<br>\nConsolo, V., 1997, Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, Milano, Mondadori.<br>\nConsolo, V., 1999a, L\u2019olivo e l\u2019olivastro, Milano, Mondadori.<br>\nConsolo, V., 1999b, Di qua dal faro, Epigrafi, Milano, Mondadori, \u00abOscar\u00bb.<br>\nConsolo, V., 2000, Lo Spasimo di Palermo, Milano, Mondadori, \u00abOscar\u00bb.<br>\nConsolo, V., 2016, Passi a piedi, passi a memoria in Sciascia e Parigi,\nCatania, Passim Editore.<br>\nConsolo, V., 2007, La metrica della memoria, in Vincenzo Consolo, \u00e9thique et\n\u00e9criture, Paris, Presses Sorbonne Nouvelle.<\/p>\n\n\n\n<p>De Gregorio, F., 2013, In ricordo di Vincenzo Consolo\nin: Eidoteca, https:\/\/eidoteca.net\/2013\/04\/30\/in-ricordo-di-vincenzo-consolo\/<br>\nFrancese, J., 2015, Vincenzo Consolo: gli anni de \u00abl\u2019Unit\u00e0\u00bb (1992-2012), ovvero\nla poetica della colpa-espiazione, Firenze University Press.<br>\nSciascia, L., 1979, Nero su nero, Torino, Einaudi.<br>\nSciascia, L., 1983, Cruciverba, Torino, Einaudi.<br>\nSciascia, L., 1989, Una storia semplice, Milano, Adelphi.<br>\nSciascia, L., 1989b, Fatti diversi di storia letteraria e civile, Palermo,\nSellerio.<br>\nTraina, G., 2001, Vincenzo Consolo, Firenze, Cadmo.<\/p>\n\n\n\n<p>Note<\/p>\n\n\n\n<p>2 \u00abSi tratterebbe del racconto dei tre fallimenti\ndella storia unitaria. Nel primo, sarebbe rappresentato il fallimento\nrisorgimentale, il naufragio delle speranze democratiche e garibaldine nella\nSicilia dei Gattopardi; e con esso, \u00e8 descritta anche l\u2019eclissi\ndell\u2019intellettuale: inattuale, inconsapevole, passivo, non ancora engag\u00e9, per\ncos\u00ec dire. Nel secondo romanzo, Nottetempo, casa per casa, anche qui un\nintellettuale, maestro elementare, \u00e8 travolto dal secondo e drammatico\nfallimento dell\u2019Italia unitaria, quello dovuto all\u2019avvento del fascismo. Per la\nseconda volta, le speranze degli italiani naufragano in un gorgo storico, nel\nVentennio del buio novecentesco. E infine il terzo romanzo, Lo Spasimo di\nPalermo, ci presenta un ulteriore fallimento delle speranze italiane, quello\nrepubblicano. Le speranze di una rinascita crollano di fronte alla pervasivit\u00e0\ndel potere mafioso, e alle sue infiltrazioni nello Stato repubblicano\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>3 Basterebbe seguire le tracce lasciate dall\u2019uomo\ndalle scarpe gialle, dal falso ragioniere, dal mafioso delle Falde\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>4 \u00abQuesto di oggi \u00e8 un libro sul presente, ma anche un\nripercorrere gli anni Sessanta, con il terrorismo vissuto a Milano e anche con\nquello che \u00e8 il male della Sicilia, con le atrocit\u00e0 delle stragi di mafia.\nInfatti, il libro si conclude con la strage di Via d\u2019Amelio e con la morte del\ngiudice Borsellino. Questo \u00e8 stato il mio progetto letterario. Poi, naturalmente,\naccanto a questi libri, ci sono dei libri collaterali, ma tutti convergono su\nquesta idea, cio\u00e8, sul potere, sulla corruzione del potere\u00bb in Intervista\ninedita a Vincenzo Consolo, a cura di Irene Romera Pintor,\nhttp:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1299 poi pubblicata in Vincenzo Consolo,\n\u201cAutobiografia della lingua\u201d \u2013 Conversazione con Irene Romera Pintor\nhttp:\/\/books.openedition.org\/res\/318.<\/p>\n\n\n\n<p>Autrice<br> Lise Bossi<br>Universit\u00e9 Paris-Sorbonne<br><br>Rcherches<br>Culture et historie dans l&#8217;espace Roman<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lise&nbsp;Bossi Lo Spasimo di Palermo&nbsp;pu\u00f2 essere considerato l\u2019ultimo romanzo di Vincenzo Consolo, anche se pu\u00f2 sembrare \u00ababusivo\u00bb classificarlo in questo genere letterario dato che l\u2019opera si presenta come la conclusione di una riflessione e di un lavoro di scrittura che non riconoscono alla narrazione romanzesca, nella sua accezione e nella sua forma classica, la capacit\u00e0 &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2379\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Vincenzo Consolo, dal sorriso allo spasimo: l\u2019impossibile romanzo<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[144,4],"tags":[341,622,706,336,162,318,23,77,24,1008,1011,703,46,493,200,208,19,32,161,36,1010,57,37,187,20,38,1009,609,459,196,29,749,1012,635,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2379"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2379"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2379\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2382,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2379\/revisions\/2382"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2379"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2379"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2379"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}