{"id":2373,"date":"2021-11-01T12:13:11","date_gmt":"2021-11-01T12:13:11","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2373"},"modified":"2021-11-02T12:47:21","modified_gmt":"2021-11-02T12:47:21","slug":"consolo-cartografo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2373","title":{"rendered":"Consolo cartografo"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.istitutoeuroarabo.it\/DM\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Copertina-La-rappresentazione-degli-spazi.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.istitutoeuroarabo.it\/DM\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Copertina-La-rappresentazione-degli-spazi-204x300.jpg\" alt=\"copertina-la-rappresentazione-degli-spazi\" class=\"wp-image-48954\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>di&nbsp;<em>Antonio Pane<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Di Ada Bellanova, laureata in lettere classiche e insegnante di liceo, conoscevo la prima tesi di dottorato (sulla presenza dei classici greci e latini nell\u2019opera di Borges) e avevo letto con interesse i racconti&nbsp;<em>L\u2019invasione degli omini in frac (e altre piccole nostalgie)<\/em>&nbsp;(Siena, Pascal, 2010),&nbsp;<em>Le mal du pays<\/em>&nbsp;(vincitore del Concorso Scrivere Altrove \u2013 Associazione MaiTardi Nuto Revelli) e il romanzo&nbsp;<em>Papamusc\u2019<\/em>&nbsp;(Arcidosso, Effigi, 2016); mi trovo ora a sfogliarne la ponderosa monografia&nbsp;<em>Un eccezionale baedeker: la rappresentazione degli spazi nell\u2019opera di Vincenzo Consolo<\/em>&nbsp;(rielaborazione della seconda tesi di dottorato discussa presso l\u2019Universit\u00e9 di Lausanne), accolta nella collana \u00abPunti di vista. Testi e studi di letteratura italiana contemporanea\u00bb di Mimesis (2021), prova in cui la vocazione narrativa si sposa felicemente con l\u2019attitudine allo studio assiduo e ponderato.<\/p>\n\n\n\n<p>Narrativo ne \u00e8 certamente l\u2019incipit (\u00abQuando, alcuni anni fa, sono andata nella Sicilia occidentale per la prima volta,&nbsp;<em>Retablo<\/em>&nbsp;\u00e8 stato il mio eccezionale&nbsp;<em>baedeker<\/em>\u00bb); narrativo \u00e8 senz\u2019altro l\u2019avvio delle&nbsp;<em>Conclusioni<\/em>&nbsp;(\u00abChiusi i libri, riposti gli articoli, resta un nastro di immagini, \u2018fotografie\u2019 accostate e sovrapposte: boschi, strade, aranceti, giardini, profili di palme e castelli, spiagge e isole, chiese e dimore di santi, rovine e musei, citt\u00e0 che non esistono pi\u00f9 e altre che restano eterne, altre ancora \u201cinvisibili\u201d o chiuse l\u2019una nell\u2019altra in mirabile convivenza\u00bb); narrativi sono certi slanci esegetici, come la&nbsp;<em>r\u00eaverie<\/em>&nbsp;sulla pianta secentesca del Passafiume collocata di fronte all\u2019<em>Ignoto<\/em>&nbsp;di Antonello da Messina, \u00abquasi che lo sguardo penetrante del ritratto sia impegnato a scrutare e sorvegliare costantemente il microcosmo in cui \u00e8 stato collocato\u00bb; ma rigorosa, oculatissima e ben documentata \u00e8 l\u2019indagine, suggerita dalla ragguardevole presenza, nell\u2019opera di Consolo, di \u00abindicazioni toponomastiche, direzionali, localizzative\u00bb, dalla \u00absegnalazione ricorrente di aree territoriali, contrade, vie, piazze, edifici\u00bb, dall\u2019\u00abinsistenza e l\u2019accuratezza nel nominare i luoghi\u00bb: fenomeni ricondotti al \u00abpiacere precocemente sperimentato nella scoperta della stessa Sicilia, quando da ragazzino, al seguito del padre, imparava la novit\u00e0 e la variet\u00e0 del paesaggio, pur segnato dalle macerie della guerra, al di l\u00e0 dei ristretti confini della natia Sant\u2019Agata di Militello\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Sulla scorta di testi come&nbsp;<em>Maps of the imagination: the writer as cartographer<\/em>, di Peter Turchi, e con una preventiva discussione delle prospettive teoriche fiorite dallo&nbsp;<em>spatial turn<\/em>&nbsp;(geocritica, geopoetica, geotematica, ecocritica) e delle proposte della narratologia cognitivista, l\u2019autrice cerca di definire il \u00abprincipio territoriale\u00bb della scrittura di Consolo, di individuarne le cartografie (le mappe che orientano le sue esplorazioni e le mappe, reali o immaginarie, che lui stesso costruisce), distinguendovi in via preliminare due caratteri precipui: la natura \u2018palinsestica\u2019 (o, secondo il suggestivo battesimo di Daragh O\u2019Connell, \u2018palincestuosa\u2019), ovvero il loro \u00ablegame particolarmente intenso e stretto con i testi anteriori\u00bb; i segni di \u00absuggestioni sensoriali, risultato di una conoscenza ravvicinata e personale\u00bb, di Storia (una \u00abStoria che si pu\u00f2 sperimentare, che si vive, una Storia dal basso, lontana dunque da quella dei grandi eventi\u00bb) e di attivit\u00e0 umane che vi sono impressi.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.istitutoeuroarabo.it\/DM\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/download1.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.istitutoeuroarabo.it\/DM\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/download1-176x300.jpg\" alt=\"download\" class=\"wp-image-48955\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Quanto all\u2019uso dei \u00abtesti anteriori\u00bb, la ricerca stabilisce che il contributo dei classici greci e latini diventa apprezzabile \u00aba partire dall\u2019esperienza di traduzione dell\u2019<em>Ifigenia fra i Tauri<\/em>&nbsp;euripidea del 1982\u00bb, per costituire in seguito \u00abun riferimento ricorrente, quasi un marchio presentato come garanzia di solennit\u00e0 e autorevolezza\u00bb, che lo spazio \u2018classico\u2019 di&nbsp;<em>Retablo<\/em>&nbsp;si incista nella letteratura odeporica settecentesca (Von Riesedel, Brydone, Goethe), che&nbsp;<em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>&nbsp;si contagia (in specie nel cammino delle Latomie e nell\u2019entusiasmo per la Venere Landolina) del Maupassant di&nbsp;<em>La vie errante<\/em>, che&nbsp;<em>Di qua dal faro<\/em>&nbsp;adotta lo sguardo tutto umano di Carlo Levi (\u00abun antiGoethe in carne e ossa\u00bb), valutando infine l\u2019apporto degli scrittori siciliani plasmati dall\u2019Isola che a loro volta plasmano in tratti memorabili: Pirandello, Sciascia e Tomasi di Lampedusa per l\u2019area agrigentina; Cattafi e D\u2019Arrigo per lo Stretto; Verga per il territorio dominato dall\u2019Etna; Piccolo per l\u2019arcadia dei Nebrodi; Vittorini per il simbolismo del&nbsp;<em>n\u00f3stos<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Insieme a queste orditure intertestuali, Ada Bellanova prende in esame l\u2019impiego originale di \u00abgeografie letterarie gi\u00e0 divenute simbolo in forza di una lunga tradizione\u00bb: la Sicilia-Itaca (terra \u00abirriconoscibile, luogo di mostruosit\u00e0, di efferatezze, reggia in cui hanno vinto i Proci [\u2026] diventata Troia, perch\u00e9 non esiste pi\u00f9, se non nel ricordo\u00bb, e dall\u2019Ulisse-Enea che vi approda \u00abin cerca di una nuova patria nella consapevolezza che la propria \u00e8 ormai consumata dalle fiamme\u00bb; il \u00abpersonale criterio di associazioni\u00bb che sovrintende al modello odissiaco di&nbsp;<em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>&nbsp;(esemplato dal particolare \u2018trattamento\u2019 delle Eolie: \u00abLa memoria delle regolari visite di un tempo a Lipari rende le isole un luogo intimo e l\u2019elemento affettivo e personale prevale anche quando compare l\u2019evocazione della vicenda odissiaca: il dio dei venti \u00e8 l\u2019oggetto della narrazione di Consolo ai nipoti, mentre la tempesta sull\u2019equipaggio di Ulisse dopo l\u2019incauta apertura dell\u2019otre \u00e8 sostituita dal tremendo mare che accompagna la fuga precipitosa dall\u2019isola a causa della lettera di leva\u00bb); la declinazione dell\u2019incontro con la madre a Sant\u2019Agata \u00abcome ritorno a Itaca e insieme&nbsp;<em>Nekya<\/em>\u00bb. Una particolare attenzione \u00e8 poi riservata allo scenario di&nbsp;<em>Ifigenia fra i Tauri<\/em>&nbsp;(per la sorprendente associazione di Milano con la Tauride, come terra \u00abgretta, inospitale, luogo di perdita della memoria, campo fertile per l\u2019attecchimento di ideologie razziste\u00bb, e per il suo contraltare di una Sicilia-Argo, oggetto del desiderio che pu\u00f2 a suo luogo trasfigurare in violenta e prevaricatrice Tauride), alle suggestioni manzoniane di&nbsp;<em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>&nbsp;(nel capitolo V, dove risuona, ma in un ambiente del tutto diverso, lo \u00abscampan\u00eco che prelude al mutamento d\u2019animo dell\u2019Innominato\u00bb, e nel capitolo VII, per l\u2019allusione alla peste e per lo \u00abscendea per uno di quei vicoli\u00bb, che \u00abrichiama alla mente l\u2019immagine della madre di Cecilia che coltiva la compostezza e il decoro nella pietosa consegna dell\u2019amato corpo della propria bambina al monatto\u00bb), all\u2019eco, in&nbsp;<em>Filosofiana<\/em>, del Pitr\u00e8 di&nbsp;<em>Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano<\/em>, dell\u2019<em>Agamennone&nbsp;<\/em>di Eschilo e delle&nbsp;<em>Rane<\/em>&nbsp;di Aristofane.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.istitutoeuroarabo.it\/DM\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/71Uj-0iSKL.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.istitutoeuroarabo.it\/DM\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/71Uj-0iSKL-195x300.jpg\" alt=\"71uj-0iskl\" class=\"wp-image-48956\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019inventario considera poi gli apporti dell\u2019universo figurativo (le ecfrasi dichiarate del&nbsp;<em>Ritratto di ignoto<\/em>, del&nbsp;<em>Seppellimento di Santa Lucia<\/em>, dello&nbsp;<em>Spasimo di Sicilia<\/em>, di una foto di Robert Capa, di reperti archeologici e beni architettonici, le citazioni pittoriche di&nbsp;<em>Lo sposalizio della Vergine<\/em>&nbsp;e di&nbsp;<em>Los desastres de la guerra<\/em>, le allusioni all\u2019<em>Ave Maria a trasbordo<\/em>&nbsp;di Segantini e all\u2019<em>Angelus<\/em>&nbsp;di Millet), delle recensioni artistiche dello stesso autore (sulle mostre di Michele Spadaro e di Franco Mulas), delle \u00abtrame sensoriali\u00bb che disegnano \u00abpaesaggi sonori, olfattivi, persino paesaggi gustativi\u00bb (come le offerte culinarie che accompagnano il viaggio di Clerici in&nbsp;<em>Retablo<\/em>, la fiera di San Calogero e la Pasqua in&nbsp;<em>La ferita dell\u2019aprile<\/em>), delle fantasie scaturite da un \u00abconfronto personale con i luoghi\u00bb, e del loro \u00abuso simbolico\u00bb (cos\u00ec nel racconto giovanile&nbsp;<em>Un sacco di magnolie<\/em>&nbsp;\u00abil profumo conturbante dei fiori e poi il nero delle corolle marcite rinvia alla morte del protagonista\u00bb, in&nbsp;<em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>&nbsp;\u00abil gelsomino lasciato marcire delle raccoglitrici in sciopero [\u2026] allude ai morti dell\u2019industria di Milazzo\u00bb, in&nbsp;<em>Un filo d\u2019erba al margine del feudo<\/em>&nbsp;\u00abil nero dominante sulle case e sulle persone del borgo di Tusa [\u2026] si lega alla morte drammatica di Carmine Battaglia\u00bb), dei tasselli di storia che, attraverso una \u00ablingua non compromessa con il potere\u00bb, danno voce \u00abagli esclusi e alle loro utopie\u00bb e mettono in mora l\u2019impresentabile presente, dei quadri che attestano il sofferto lavoro dell\u2019uomo (la vita del latifondo in&nbsp;<em>Ratumeni<\/em>, la vendemmia in&nbsp;<em>Nottetempo, casa per casa<\/em>, la famiglia contadina in&nbsp;<em>Il fosso<\/em>, il museo contadino di Antonino Uccello in&nbsp;<em>La casa di Icaro<\/em>, gli agrumeti di&nbsp;<em>Arancio, sogno e nostalgia<\/em>, i cavatori di pomice di&nbsp;<em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>, i pescatori in&nbsp;<em>La ferita dell\u2019aprile<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>La pesca del tonno<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright\"><a href=\"http:\/\/www.istitutoeuroarabo.it\/DM\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/719SJ+fS0jL.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.istitutoeuroarabo.it\/DM\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/719SJ+fS0jL-167x300.jpg\" alt=\"719sjfs0jl\" class=\"wp-image-48957\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Ma il cuore del libro \u00e8 la sua seconda parte,&nbsp;<em>Un percorso tra luoghi-simbolo<\/em>, che verifica, per cos\u00ec dire, sul campo l\u2019ampia e motivata premessa costituita dalla prima,&nbsp;<em>Strumenti per percorrere i luoghi<\/em>, nonch\u00e9 dall\u2019<em>Introduzione<\/em>, perlustrando partitamente le sedi privilegiate della scrittura di Consolo: Sant\u2019Agata; Cefal\u00f9; Palermo; Siracusa; le rovine dell\u2019Isola; Milano.<\/p>\n\n\n\n<p>Il paese natale \u2013 \u00ablimen\u00bb, discrimine \u00abtra un oriente e un occidente\u00bb che calamita una \u00abgrande ricchezza di notazioni affettive e di riferimenti a percezioni sensoriali\u00bb e diviene il prototipo di \u00abun\u2019immagine della Sicilia metafisica, arcaica e magica, e nel contempo viva e palpitante nei problemi sociali, economici e politici\u00bb \u2013 \u00e8 chiamato, nel&nbsp;<em>Sorriso<\/em>, a una cruciale missione diegetica (per la scelta di mappare il suo castello Gallego con le scritte dei prigionieri di Alcara: \u00abLo spazio reale si traduce in scenario e simbolo: la scala diventa chiocciola, la chiocciola diventa storia, anzi la Storia, che si avvolge su se stessa e si confonde e confonde\u00bb), laddove in&nbsp;<em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>&nbsp;vi si incidono \u00abi dettagli del ritorno doloroso [\u2026] mentre la madre si fa evanescente come Euridice e la casa viene distrutta, spazzata dalle ruspe, sostituita da un palazzo di banche e uffici che nasconde la vista della spiaggia e del mare\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.istitutoeuroarabo.it\/DM\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/61ko3eF91bL.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.istitutoeuroarabo.it\/DM\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/61ko3eF91bL-187x300.jpg\" alt=\"61ko3ef91bl\" class=\"wp-image-48962\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il microcosmo cefaludese, scena del&nbsp;<em>Sorriso<\/em>&nbsp;e di&nbsp;<em>Nottetempo<\/em>, \u00e8 per Consolo gi\u00e0 Occidente, una Palermo in miniatura (dove si pu\u00f2 pi\u00f9 facilmente leggere il meticciato arabo-normanno sotteso all\u2019identit\u00e0 siciliana), epper\u00f2 infinitamente espansibile come una \u00abfaulkneriana&nbsp;<em>yoknapatawpha<\/em>\u00bb. In questo \u00ablabirinto di vicoli e strade\u00bb che \u2013 sebbene&nbsp;<em>non sia<\/em>&nbsp;\u00abprecisamente collocato nel territorio, tra la Rocca e la spiaggia della Calura, che ha il suo centro nel Duomo\u00bb, come invece, in un volo poetico, lo vede l\u2019autrice: la Calura si trova in verit\u00e0&nbsp;<em>dietro<\/em>&nbsp;la Rocca, nel fianco opposto a quello che d\u00e0 sull\u2019abitato, e il Duomo sta semmai tra la Rocca e il porticciolo \u2013 \u00e8 fedelmente restituito nei due romanzi (con l\u2019ausilio di mappe a loro volta oggetto di ariose descrizioni), i percorsi dei personaggi sono delineati, con una ricca e persuasiva analisi, come itinerari sonori e luminosi. Quello di Sas\u00e0, nel&nbsp;<em>Sorriso<\/em>, \u00e8 dapprima scandito dal \u00ablatrato dei cani\u00bb, dal \u00abgemito dei mulini attivi\u00bb, da \u00abgalline ruspanti\u00bb, dal \u00abronz\u00eco di vespe e zanzare\u00bb, dalle grida dei pescivendoli, dalle imprecazioni dei carcerati, mentre nella piazza del Duomo predomina \u00abil senso della vista\u00bb e pi\u00f9 innanzi le due percezioni sfociano nel \u00absi videro oscillare le campane\u00bb, dove \u00ab\u00e8 proprio il propagarsi del suono che suggerisce uno sguardo pi\u00f9 ampio sul paese, altrimenti impossibile\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.istitutoeuroarabo.it\/DM\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/91lOnpJnXsL.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.istitutoeuroarabo.it\/DM\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/91lOnpJnXsL-200x300.jpg\" alt=\"91lonpjnxsl\" class=\"wp-image-48958\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Similmente, in&nbsp;<em>Nottetempo<\/em>, il suono dello zoccolo del cavallo di don Peppino \u00abmentre si propaga, ci fa vedere\u00bb e, nell\u2019incipit, \u00abIl procedere dolorante del luponario, accompagnato da un ululato profondo, mostra i luoghi a gara con la luce. Le reazioni al suo passaggio [\u2026] costruiscono un itinerario sonoro. \u00c8 proprio questa la prima immagine di Cefal\u00f9 del romanzo, quella disegnata dal percorso disperato dell\u2019uomo, sotto l\u2019altro, luminoso, della luna\u00bb. Altre epifanie del \u2018sentiero luminoso\u2019 saranno il ferino crepuscolo dal balcone di Don Nen\u00e9 (colto come controcanto ironico all\u2019incipit del&nbsp;<em>Piacere<\/em>), il sole che illumina \u00abla vista dei pascoli di Janu, quindi la Rocca\u00bb e \u00abscandisce poi con le sue gradazioni le tappe dell\u2019incontro e dell\u2019amore con la thelemita\u00bb, per culminare nel fulgido trionfo del Duomo che sar\u00e0 ancora celebrato nella visitazione satanico-mistica di Crowley e nel racconto&nbsp;<em>La corona e le armi<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSe Cefal\u00f9 \u00e8 la porta del mondo, Palermo \u00e8 il mondo\u00bb, e la sua rappresentazione sar\u00e0 quindi pi\u00f9 complessa, attuata \u00abintegrando una variet\u00e0 di sguardi letterari e testimonianze della stratificazione urbanistica e accogliendo innumerevoli stimoli sensoriali, alternativamente seducenti e inquietanti\u00bb. Il palinsesto letterario (che annovera prelievi da Boccaccio, Ibn Giubayr, Amari, Tomasi di Lampedusa, Lucentini, Falcone, Goethe, Brydone, Pitr\u00e8, La Lum\u00eca, Lucio Piccolo) si intreccia con le sontuose quanto ambigue \u00absollecitazioni sensoriali\u00bb cui \u00e8 impossibile sottrarsi, tanto che \u00abSolo l\u2019immedesimazione permette di fare esperienza dell\u2019universo multiforme di Palermo\u00bb, e con il \u00abmultistrato\u00bb delle sue architetture, distribuito fra le sopravvivenze arabo-normanne e i pi\u00f9 recenti misfatti urbanistici: un coacervo che trova il suo emblema nella pasta con le sarde, perfetta versione culinaria della feconda contaminazione di culture differenti che costituisce \u00abl\u2019identit\u00e0 pi\u00f9 vera\u00bb della citt\u00e0 che nello&nbsp;<em>Spasimo di Palermo<\/em>&nbsp;giunge a configurarsi come un\u2019Itaca, se pure stravolta (dato che \u00abnon sa offrire consolazione all\u2019esule nel momento del ritorno, ma non ha saputo offrirne neppure un tempo\u00bb), o a esibire finte topografie, come quella del palazzo di Martinez in cui Consolo trasferisce \u00abla vicenda della propria casa nat\u00eca di Sant\u2019Agata\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.istitutoeuroarabo.it\/DM\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/29071643._SY475_.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.istitutoeuroarabo.it\/DM\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/29071643._SY475_-195x300.jpg\" alt=\"29071643-_sy475_\" class=\"wp-image-48959\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La Siracusa di Consolo (scoperta precocemente nel 1950, in una gita scolastica) \u00e8 luogo di luce che prende un corpo di donna in cui confluiscono la statua di Venere Anadiomene, divinit\u00e0 del mito (Aretusa, Atena, Afrodite, Artemide, Kore), Santa Lucia, e ogni altra femminea sembianza, \u00aba partire da quelle che per i loro capelli e il portamento apparvero diverse, nuove, nel primo incontro con la citt\u00e0 ricordato in&nbsp;<em>Siracusa il mio primo talismano<\/em>\u00bb (caratteri restituiti con una insolita \u00abricchezza di riferimenti intertestuali\u00bb, un \u00abcollage di citazioni e richiami\u00bb in cui entrano in gioco gli itinerari di Caravaggio, Maupassant, Von Platen, del ceroplasta Zummo, della&nbsp;<em>Dichiarazione della pianta delle antiche Siracuse<\/em>&nbsp;di Vincenzo Mirabella, i versi di Pindaro, Virgilio, Ibn Hamdis, Ungaretti), ma \u00e8 insieme, soprattutto nelle ultime prove, icona del tramonto di una civilt\u00e0, divenuta (per il suo odierno degrado, per i mostri delle raffinerie, per il suo \u00absquallore sonoro\u00bb) \u00abArgo del sogno e della nostalgia di Ifigenia, un luogo che non esiste pi\u00f9 perch\u00e9 stravolto dall\u2019orrore dall\u2019omicidio\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Con il pellegrinaggio nelle rovine siciliane Consolo continua a coltivare un gusto appreso gi\u00e0 nell\u2019adolescenza, una consuetudine che vale anche a \u00abevadere dal presente\u00bb, in una \u00abprospettiva idealizzante\u00bb anch\u2019essa affidata a una \u00abfitta trama intertestuale in cui spiccano pause ecfrastiche, memorie di autori antichi, narrazioni di miti, evasioni arcadiche\u00bb. Con questa singolare contaminazione di fatti sensibili e fatti libreschi, Segesta, Selinunte e Mozia acquisiscono \u00abtutta l\u2019intensit\u00e0 di luoghi fisici, di cui si pu\u00f2 fare esperienza, in una ricchezza di suggestioni non solo mentali \u2013 l\u2019imponente passato a cui rinviano \u2013 ma anche visive, olfattive, uditive\u00bb. Se Segesta induce anzitutto \u00abla contemplazione estatica del paesaggio e l\u2019evocazione del passato, delle infinite epoche trascorse, fino al rapimento nel passato\u00bb, la Selinunte di&nbsp;<em>Retablo<\/em>&nbsp;\u00e8, nelle metope che la finzione restituisce al luogo d\u2019origine, pietra che parla ed \u00e8 parlata: nella descrizione del riquadro di Zeus e Era la studiosa ipotizza un attendibile richiamo \u00aba uno specifico passo dell\u2019<em>Iliade<\/em>, ovvero XIV 346-351\u00bb e nella bellissima fanciulla del&nbsp;<em>t\u00e9menos<\/em>&nbsp;di Demetra Malophoros intravede l\u2019allusione \u00abad uno dei&nbsp;<em>Desastres de la guerra<\/em>&nbsp;di Goya, ovvero&nbsp;<em>Muri\u00f3 la verdad<\/em>\u00bb. Mozia \u00e8 invece, sempre in&nbsp;<em>Retablo<\/em>, mistero: il mistero dei naufragi, nel passo suscitato dai relitti intravisti nei fondali al momento dello sbarco di Clerici (al cui riguardo si congettura \u00abla conoscenza di&nbsp;<em>Naufragio con spettatore<\/em>&nbsp;di Hans Blumemberg\u00bb); il mistero dei reperti, oggetto di un \u00abprocedimento ecfrastico originale che restituisce la natura delle antiche opere d\u2019arte ipotizzandone la collocazione settecentesca, quindi lo stato d\u2019abbandono e l\u2019accumulo casuale\u00bb; il mistero dell\u2019efebo greco in terra fenicia, che il racconto destina ancora a un fondale marino, includendo, secondo l\u2019autrice, una \u00abreminiscenza di&nbsp;<em>Morte per acqua<\/em>&nbsp;di Eliot, IV sezione di&nbsp;<em>The Waste Land<\/em>\u00bb, con lo scambio fra il ragazzo ellenico e Phlebas il Fenicio.<\/p>\n\n\n\n<p>La rassegna dei \u2018luoghi-simbolo\u2019 si chiude con Milano, contrada della speranza divenuta inospitale e difficilmente narrabile, spazio ostile che respinge il migrante cresciuto nel suo mito: la relazione di Consolo con la citt\u00e0 \u00abnon arriva mai ad essere equilibrata, pacifica\u00bb. Con l\u2019eccezione dell\u2019oasi multiculturale e versicolore di Porta Venezia, \u00abuno spazio di riconciliazione\u00bb, la metropoli lombarda appare scialba e sorda e, nello&nbsp;<em>Spasimo<\/em>&nbsp;(dove l\u2019amaro congedo di Chino profila \u00abun Addio ai monti capovolto\u00bb), \u00abrecinto dei moribondi di manzoniana memoria\u00bb, mentre in&nbsp;<em>Retablo<\/em>&nbsp;la corrotta citt\u00e0 del Settecento filigrana \u00abil degrado della Milano craxiana\u00bb, deriva morale che provoca in ultimo le requisitorie contro i successi elettorali di Mascelloni\/Berlusconi.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.istitutoeuroarabo.it\/DM\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/retablorid.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.istitutoeuroarabo.it\/DM\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/retablorid-212x300.jpg\" alt=\"retablorid\" class=\"wp-image-48960\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La terza parte del libro,&nbsp;<em>Ecologie consoliane<\/em>, articolata nelle sezioni&nbsp;<em>Per un\u2019ecologia del paesaggio e dell\u2019identit\u00e0<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>La prova della ricostruzione. Per un\u2019ecologia del dopo disastro<\/em>, ritaglia le zone che in Consolo investono il \u00abdelicato rapporto tra uomo e ambiente in Sicilia e nel Mediterraneo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>I casi dei poli industriali di Milazzo, Gela e Siracusa, gli incendi e la speculazione edilizia ne rappresentano, nella prima sezione, il versante negativo. A formare l\u2019immagine di Milazzo concorrono un\u2019antica familiarit\u00e0 con il luogo (l\u2019adolescente Consolo era solito sostarvi \u00abdi ritorno dalle Eolie dove viveva una delle sorelle\u00bb), le notizie dello storico locale Giuseppe Piaggia (che ne fanno una terra d\u2019idillio, promossa in&nbsp;<em>La mia Sicilia<\/em>&nbsp;\u00abgiardino di Alcinoo\u00bb e \u00absicula terra dei Feaci\u00bb) e, con un \u00abeffetto straniante\u00bb, il racconto odissiaco degli armenti del Sole (tradizionalmente posto nella piana di Mylai), quando l\u2019empiet\u00e0 degli industriali e dei politici che hanno voluto la raffineria a spese del paesaggio e degli esseri umani viene assembrata a quella dei compagni di Ulisse, e l\u2019esplosione \u00e8 il momento in cui essi \u00abbanchettano con le carni dei buoi sacri, autoassolvendosi nella promessa del futuro sacrificio\u00bb. Un analogo straniamento raggiunge il polo industriale siracusano, accostato a sorpresa, in&nbsp;<em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>, \u00abal culmine di una descrizione che, per quanto cupa, ha tratti realistici\u00bb, al paese dei Lestrigoni (che un passo tucidideo vuole in Sicilia), e dove si rileva che il modello omerico lotta con quello virgiliano (\u00abl\u2019area si presenta come un\u2019Itaca impossibile, non approdo del ritorno ma regno dei Lestrigoni, ed \u00e8 allo stesso tempo la citt\u00e0 di Troia devastata dalla guerra\u00bb), mentre il petrolchimico di Gela attira, per evocare l\u2019inferno, anche morale, della citt\u00e0, la parola di Eschilo (quando condanna il delitto di Clitennestra), proponendo inoltre l\u2019\u00abassociazione del petrolio alla&nbsp;<em>trovatura<\/em>&nbsp;nelle tombe greche, nelle cisterne saracene\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Passando alle devastazioni prodotte dagli incendi e dalla speculazione edilizia, l\u2019accurato scandaglio dell\u2019intera produzione di Consolo, soprattutto giornalistica, permette di concludere che esse sono per lui \u00abil risultato di quella profonda e repentina trasformazione che consiste nella fine della civilt\u00e0 contadina e nell\u2019avvento forzato del miracolo industriale\u00bb. Viceversa, il lato positivo del \u2018pensiero ambientale\u2019 di Consolo \u00e8 comprovato dalla sua autentica militanza a favore di \u00abuna biodiversit\u00e0 naturale e umana ancora possibile\u00bb, manifestata dalle pagine sui Nebrodi (che prevedono anche \u00abun impegno attivissimo a favore dell\u2019istituzione del parco\u00bb) e sull\u2019area dei monti Iblei (\u00abtratteggiata come un\u2019alternativa di rinascita\u00bb, con la necropoli di Pantalica a rappresentarvi \u00abla resurrezione, la vita, pur essendo un luogo di morte, poich\u00e9 in essa riposa la memoria identitaria\u00bb, e presidiata dalle straordinarie persone di Antonino Uccello, del mielaio Blancato, del \u00abvecchio Paolo Carpinteri, che intaglia il legno, costruisce zufoli e narra storie di erbe e animali fantastici\u00bb, di Gina e Pino Di Silvestro, di Sebastiano Burgaretta), e annunziata dal pastore Nino Alaimo di&nbsp;<em>Retablo<\/em>, che raffigura \u00abl\u2019equilibrio, la serenit\u00e0, un modo pi\u00f9 umano e sostenibile di vivere\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda sezione di&nbsp;<em>Ecologie consoliane<\/em>&nbsp;si concentra sui luoghi colpiti da disastri naturali e sulle \u00abimplicazioni antropologiche, identitarie, relazionali, storiche\u00bb del ricostruire. Le eruzioni dell\u2019Etna, guardate attraverso il Leopardi della&nbsp;<em>Ginestra<\/em>&nbsp;e la filosofia di Empedocle, chiamano in causa il mito: il selvaggio Polifemo \u00e8 identificato con il vulcano, e Ulisse con l\u2019\u00abuomo tecnologico\u00bb, capace, con le sue arti, di fronteggiarne la devastante potenza. I brani sul terremoto di Noto si muovono invece, mediante l\u2019\u00abassociazione Kore-ape-Noto\u00bb, tra le note gaudiose che inneggiano alla mirabile ricostruzione dopo il terremoto del 1693 e il rammarico per il successivo degrado che ha prodotto la \u00abdimenticata marcia scenografia teatrale\u00bb di&nbsp;<em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>, facendone l\u2019\u00abArgo amara, in guerra\u00bb di una \u00abIfigenia smarrita\u00bb: uno sfacelo che diviene \u00abl\u2019emblema di una rovina che non riguarda solo gli Iblei, ma la Sicilia, l\u2019Italia, il mondo\u00bb e che si fa ancor pi\u00f9 evidente nel caso di Gibellina e della sua discussa ricostruzione. In&nbsp;<em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>&nbsp;il sito \u00ab\u00e8 innalzato a simbolo: \u00e8 Ilio nel momento della partenza dopo il disastro, non sa essere Itaca nel ritorno, perch\u00e9 troppo diversa si presenta all\u2019esule\u00bb (in&nbsp;<em>Metamorfosi di una melodia<\/em>, sar\u00e0 \u00abemblema della negazione dell\u2019identit\u00e0 e della memoria\u00bb, come la Gerusalemme distrutta dai Romani), mentre nei testi del 2008, chiamati a ricordare il quarantesimo anniversario del sisma, \u00abprevale l\u2019invito alla rinascita della Valle del Belice\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La quarta parte del libro,&nbsp;<em>Leggere e scrivere il Mediterraneo<\/em>, si sofferma sui modi in cui l\u2019interesse di Consolo per la Sicilia e il sud si riverbera sull\u2019intero spazio del&nbsp;<em>mare nostrum<\/em>. Se la Sicilia si identifica nel \u00abflusso incessante di energie umane e culturali\u00bb, tutta l\u2019area mediterranea \u00e8 \u00abcrocevia di popoli differenti\u00bb; ed entrambe sono insieme \u00abscenario di devastazione\u00bb e \u00abarchivio di eredit\u00e0 preziose\u00bb. Il loro Ulisse \u00abnon \u00e8 l\u2019eroe del ritorno, \u00e8 piuttosto il migrante\u00bb, condannato a un esilio perenne. Nel suo viaggio, \u00abinsieme all\u2019ansia di scoperta e conoscenza, \u00e8 evidenziato il senso di colpa e il rimorso per l\u2019abuso della tecnologia che distrugge patrimoni e vite umane\u00bb. Il Mediterraneo \u00e8 per Consolo un \u00abmondo unico\u00bb. L\u2019arancio diffuso nelle sue coste \u00e8 \u00absogno di un Eden perduto\u00bb, simbolo di \u00abuno spazio sano in cui le piante odorose possono ancora fare mostra di s\u00e9 accanto alle rovine del passato\u00bb. In Palestina le colline di roccia e deserto gli ricordano i prediletti Iblei, e il lamento delle donne per i guerriglieri morti la tragedia greca. La Casbah di Algeri gli fa pensare al centro storico di Palermo. Di Utica lo colpiscono le rovine e il basilico, ma \u00abtutto il Mediterraneo in qualche modo \u00e8 Utica\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright\"><a href=\"http:\/\/www.istitutoeuroarabo.it\/DM\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/5000000031978_0_0_464_0_75.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.istitutoeuroarabo.it\/DM\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/5000000031978_0_0_464_0_75-196x300.jpg\" alt=\"5000000031978_0_0_464_0_75\" class=\"wp-image-48961\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Come la Sicilia, tutto il Mediterraneo \u00e8 oggi \u00abuna Tauride senza speranza\u00bb. In&nbsp;<em>Le pietre di Pantalica<\/em>&nbsp;Beirut \u00e8 come Palermo. Le macerie di Sarajevo 1997 cancellano la civilt\u00e0. La Palestina 2002 \u00e8 un inferno appena mitigato dalla rugosa matrona di Ramallah che offre nepitella. Ma, come il suo Ulisse \u00e8 un migrante, il Mediterraneo di Consolo \u00e8 soprattutto \u00abspazio di migrazioni\u00bb. Il suo mare \u00abnon \u00e8 di nessuno, non pu\u00f2 essere veramente limite, e la terra non reca un marchio di possesso ma molti strati di identit\u00e0 che il tempo e i popoli plasmano, partendo, arrivando\u00bb. La presenza degli Arabi in Sicilia ha lasciato segni profondi sia nell\u2019ambito agricolo che in quello artistico-culturale. L\u2019antica emigrazione megarese nel versante orientale dell\u2019Isola \u00e8 piegata, forzando l\u2019anodino referto di Tucidide, a modello di uguaglianza, progresso e raziocinio. Le migrazioni italiane verso il Maghreb e l\u2019emigrazione maghrebina in Italia tradiscono la contiguit\u00e0 dei due mondi. Di qui l\u2019impegno civile di Consolo: la coraggiosa denuncia di episodi di xenofobia e persecuzioni, di leggi disumane, del cinismo politico, della barbarie dei cosiddetti centri di accoglienza, dell\u2019ipocrisia di chi vuole per Lampedusa, prima che un\u2019ospitalit\u00e0 degna di questo nome, il sepolcro imbiancato di un Museo, la beffa di un Monumento.<\/p>\n\n\n\n<p>Terminato il viaggio cartaceo, riposto il voluminoso volume, la ricognizione di Ada Bellanova nell\u2019ideale&nbsp;<em>baedeker<\/em>&nbsp;di Consolo ci appare a sua volta come una preziosa \u2018guida alla guida\u2019, un\u2019appassionata quanto precisa cartografia che registra le concrezioni che vi sono depositate, i fili sotterranei che ne muovono le piste. Fra i suoi esiti, giustamente rivendicati nelle&nbsp;<em>Conclusioni<\/em>, piace qui rimarcare la esaustiva mappatura dei numerosi rimandi a Omero, Virgilio, Euripide, Tucidide e agli storici greci, svolta con acribia e sulla base di solide competenze: apprendiamo cos\u00ec che le geografie omeriche hanno in Consolo una funzione connotativa, interrogano la natura dei luoghi attraversati; che l\u2019<em>Eneide<\/em>&nbsp;\u00e8 adottata come \u00abracconto di migrazione\u00bb, dove \u00abi simboli dell\u2019<em>epos<\/em>&nbsp;latino integrano e correggono quelli dell\u2019<em>Odissea<\/em>&nbsp;omerica nella rappresentazione di uno spazio compromesso con l\u2019esperienza dell\u2019esilio\u00bb; che l\u2019Argo di&nbsp;<em>Ifigenia fra i Tauri<\/em>&nbsp;\u00abconcorre a definire i tratti della patria lontana, desiderata\u00bb, quando la Tauride \u00ab\u00e8 la terra dell\u2019esilio, ovvero dell\u2019estraneit\u00e0, della perdita culturale, non solo luogo geograficamente definito, ma anche tempo di condanna e di sconfitta\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ugualmente significative mi sembrano le considerazioni sul ruolo dei termini dialettali (adoperati da Consolo per restituire \u00abun\u2019affettivit\u00e0 dello sguardo e testimoniare il legame del ricordo\u00bb, ma anche per rendere \u00abtratti non altrimenti riferibili con altrettanta precisione\u00bb). Ma le notazioni che pi\u00f9 mi hanno sorpreso sono quelle che toccano la passione civile di Consolo (rivelata soprattutto dal sistematico spoglio della sua vasta produzione giornalistica), milizia che trasforma il suo&nbsp;<em>baedeker<\/em>&nbsp;in uno strumento insolito, obliquo (portato com\u2019\u00e8 all\u2019indignazione e alla protesta), e dove l\u2019invettiva contro la profanazione dei luoghi e della loro identit\u00e0 richiama un plurilinguismo che \u00e8 anch\u2019esso un \u2018gesto politico\u2019: il ricorso al dialetto, a termini greci, bizantini, arabi, normanni, sancisce il rifiuto dell\u2019\u00abim-mondo\u00bb, il monocorde presente che annulla le differenze, nega le nostre singole storie.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><em>Dialoghi Mediterranei, n. 52, novembre 2021<\/em><\/h5>\n\n\n\n<p>______________________________________________________________<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><em>Antonio Pane, dottore di ricerca e studioso di letteratura italiana contemporanea, ha curato la pubblicazione di scritti inediti o rari di Angelo Maria Ripellino, Antonio Pizzuto, Angelo Fiore, Lucio Piccolo, Salvatore Spinelli, Simone Ciani, autori cui ha anche dedicato vari saggi: quelli su Pizzuto sono parzialmente raccolti nel volume\u00a0Il leggibile Pizzuto\u00a0(Firenze, Polistampa, 1999).<\/em><\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di&nbsp;Antonio Pane Di Ada Bellanova, laureata in lettere classiche e insegnante di liceo, conoscevo la prima tesi di dottorato (sulla presenza dei classici greci e latini nell\u2019opera di Borges) e avevo letto con interesse i racconti&nbsp;L\u2019invasione degli omini in frac (e altre piccole nostalgie)&nbsp;(Siena, Pascal, 2010),&nbsp;Le mal du pays&nbsp;(vincitore del Concorso Scrivere Altrove \u2013 Associazione &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2373\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Consolo cartografo<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7,1,2,144,4],"tags":[460,86,1000,1005,318,246,23,77,598,368,364,1001,58,117,996,142,17,422,202,1006,186,855,200,139,35,19,32,73,90,306,99,57,20,1003,1007,154,459,642,29,59,579,1004,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2373"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2373"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2373\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2376,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2373\/revisions\/2376"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2373"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2373"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2373"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}