{"id":2291,"date":"1996-04-22T06:42:58","date_gmt":"1996-04-22T06:42:58","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2291"},"modified":"2021-08-27T11:52:47","modified_gmt":"2021-08-27T11:52:47","slug":"un-ricordo-di-vincenzo-consolo-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2291","title":{"rendered":"Un ricordo di Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"\n<p>Enrico Muscetra<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 solo con un grande sforzo che, superando una naturale e pudica ritrosia a parlare di un poeta amico che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, mi permetto di raccontare due episodi &#8220;lievi&#8221; che si sono succeduti durante un percorso pi\u00f9 che ventennale di amicizia con il grande scrittore. Due episodi che fanno sentire intero il colore caldo di un\u2019ironia affettuosa, profonda e mai disgiunta dal sentimento di stretta amicizia con cui mi gratificava. Invitai Vincenzo, il 2 agosto 2001, a venire in Salento per una conferenza sulle &#8220;Culture migranti e il Canale di Sicilia&#8221; da tenere nel mio paese di Gallipoli e per inaugurare anche il mio monumento al &#8220;Riccio&#8221; di mare. Arriv\u00f2 nella mia casa di campagna in un giorno di insopportabile calura e subito mi chiese, assetato e forse ancor prima di salutarmi, di poter placare quella terribile arsura. Presi immediatamente una bottiglia dal frigo e colmai d\u2019acqua fresca un grande bicchiere che tracann\u00f2 in un istante. Ma subito dopo lo vidi esagitato che tentava di rimettere quell\u2019acqua bevuta, che in realt\u00e0 era l\u2019acqua di mare con cui dovevo lavare e insaporire il pesce che dovevamo mangiare. Un errore che commisi, credo, per l\u2019agitazione e la gioia procuratomi dal suo arrivo. Fatto che lui avvertii perfettamente perch\u00e9, anzich\u00e9 rimproverarmi, mi disse pi\u00f9 divertito e allegro di prima che solo un bravo amico poteva dargli il benvenuto con un bicchiere di acqua salata. Il secondo &#8220;lieve&#8221; episodio, pi\u00f9 emblematico del suo sentire l\u2019amicizia e la poetica ironia, \u00e8 per me un po\u2019 triste perch\u00e9 risale a qualche settimana fa. Io avevo in passato il vezzo di andare ogni tanto a cucinare nella sua casa di Milano perch\u00e9 era un modo per passare con lui e Caterina una piacevole serata. Cosi due settimane fa lo chiamai al telefono e gli raccontai il sogno che avevo fatto la notte precedente e cio\u00e8 che ero arrivato a Milano con i tortelli della Versilia e li avevo cucinati e degustati con lui nella sua casa. Gli dissi anche, a serata inoltrata, che ero un po\u2019 preoccupato per questa sua consuetudine ad attardarsi eccessivamente (Caterina, sua moglie, era andata gi\u00e0 da un bel po\u2019 a riposare) e che sarebbe stato pi\u00f9 saggio andare a riposare ad orari pi\u00f9 consoni al suo stato di salute. Fu a questo punto che mi interruppe per dirmi \u2013 sempre in sogno \u2013 e con un\u2019ironia che includeva tutta intera la generosit\u00e0 di un\u2019ospitale amicizia, che lui aveva la sana abitudine di coricarsi la sera presto e solo l\u2019eccezione di avere a casa amici cuochi-rompicoglioni come me lo induceva a fare tardi. Insomma gli raccontai questo sogno e lui rise divertito ancora una volta. Fu l\u2019ultima volta che parlai con lui.<br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"523\" class=\"wp-image-2292\" style=\"width: 700px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/IMG_20210823_104038_resized_20210823_104243581.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/IMG_20210823_104038_resized_20210823_104243581.jpg 1936w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/IMG_20210823_104038_resized_20210823_104243581-300x224.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/IMG_20210823_104038_resized_20210823_104243581-1024x765.jpg 1024w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/IMG_20210823_104038_resized_20210823_104243581-768x574.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/IMG_20210823_104038_resized_20210823_104243581-1536x1147.jpg 1536w\" sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p><em>Vincenzo Consolo con Enrico Muscetra<\/em><br>&nbsp;<br>A Vincenzo Consolo. 22 aprile 1996 Caro Vincenzo, oggi sabato ti ho telefonato a Sant\u2019Agata, ma eri gi\u00e0 partito, cosi non ho fatto in tempo a salutarti mentre eri ancora in terra siciliana. Mi \u00e8 venuto, improvviso e intenso, un desiderio di trasmetterti alcune sensazioni che, oggi, in questa bella primavera Salentina, mi attraversano pi\u00f9 che la mente il cuore. Ieri pomeriggio mentre maneggiavo la mia segreteria telefonica difettosa ho ascoltato improvvisamente, e del tutto impreparato, la voce dell\u2019amico Siro Teodorani, che alcuni mesi addietro mi aveva chiamato al telefono da Milano. Ci\u00f2 mi ha procurato per alcuni interminabili istanti la confusa e irreale sensazione fisica che fosse ancora vivo. Di riflesso, o per un riflesso condizionato parallelo, mi sono venute in mente, e con un impeto emozionale da far battere forte il cuore, anche le figure di mio Padre e quella del nostro comune amico Renato Guttuso, entrambi &#8220;dipartiti&#8221; nel 1987. A questo punto \u00e8 spuntato in me e si \u00e8 ingrandito \u2013 come una secrezione nefasta in un vaso chiuso \u2013 il virus auto intossicante di un risentimento acceso, quantunque bonario, nei confronti di questi assenti per l\u2019eternit\u00e0, e mi ha fatto sentire tutta la morsa dolorosa della loro irreversibile e assurda mancanza. Ed \u00e8 con questa sensazione di impotenza, la stessa che mi fa detestare la contingenza orrida del reale e che mi induce a rivoltarmi, che mi avvio fastidiato verso la prefigurazione di altri ipotetici fantasmi, me stesso compreso, che sbarcano o si imbarcano su una innominabile e mai desiderata locomotiva. Una locomotiva che viaggia in uno spazio-tempo che ruota attorno ad un\u2019orbita la cui direzione e finalit\u00e0 sembra sia del tutto improntata alla totale assenza di un qualche superiore significato. A questo punto ho riflettuto sul &#8220;senso&#8221; del tempo \u2013 convincendomi che non ne abbia alcuno \u2013 e ho pensato al significato della storia, significato che da altro non deriva e non da altro \u00e8 definibile se non dalla somma dei valori creati e prodotti dalle umane agitazioni che in essa si succedono. E che malgrado queste, e in virt\u00f9 di queste, l\u2019uomo \u00e8 comunque predestinato (almeno per ora) a finire; e che ogni futuro dato, dato e scontato nell\u2019infinito divenire, si annuncia ripetitivo e dunque gi\u00e0 trascorso. Per questo solo fatto, se non per altro, saremo sempre, nei confronti del divenire, posseduti da un irriducibile complesso: un complesso similare a quello dell\u2019orfano, del diseredato. Cos\u00ec, orfano anche di Dio, vedo ricomparire i miei fantasmi: mio Padre e gli altri, e continuo inutilmente a chiedermi dove mai saranno e il perch\u00e9 del loro essere stati dal momento che sarebbero dovuti poi svanire. Interrogativi ai quali nessun Dio pare voglia rispondere e ai quali non c\u2019\u00e8 risposta. A meno che non voglia proferirla in segreto quella voce inudibile che \u00e8 interna alla stessa assurda inutilit\u00e0 del vivere e quindi del fare. Non resta allora alcuna alternativa, neanche alla rivolta, se non quella di agire solo per \u201csfida\u201d: sfidare l\u2019universo e lo stesso &#8220;nulla&#8221;, e sentirsi, per un momento sospeso, dei Kamikaze dello spazio, o per meglio dire, del grande vuoto. Spesso osservo il Tuo sorriso e non mi sembra che \u2013 al pari della Tua prosa \u2013 presagisca possibili imminenti inondazioni di luce e tanto meno la convinzione che qualche superstite albero dell\u2019innocenza possa essere innestato. Scusami per le sciocchezze che ti scrivo, e per farmi un po\u2019 perdonare ti accludo una foto polaroid che ho scattato ieri al mare: sono ritratti i ricci che ho preso con un amico che ha la muta. Ne ho contati pi\u00f9 di cento e tutti grandi e profumati. Stasera cuciner\u00f2 gli spaghetti ai ricci di mare e, pindaricamente, li manger\u00f2 assieme a Te. Un caro abbraccio. Enrico<br><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"525\" class=\"wp-image-2293\" style=\"width: 700px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/10993100_984269864940136_7604382836209289522_o.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/10993100_984269864940136_7604382836209289522_o.jpg 2048w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/10993100_984269864940136_7604382836209289522_o-300x225.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/10993100_984269864940136_7604382836209289522_o-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/10993100_984269864940136_7604382836209289522_o-768x576.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/10993100_984269864940136_7604382836209289522_o-1536x1152.jpg 1536w\" sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p>Scultura di Enrico Muscetra <br><br>A Vincenzo Consolo<\/p>\n\n\n\n<p>29 luglio 2000 Caro Vincenzo, ti giunga assieme a questa lettera una corrente di aria serena e un augurio di pace feconda alla germinazione del Tuo pensiero e del Tuo lavoro. E non sorridere ironico alla lettura di questo augurio steso in modo un po\u2019 pretesco: sono sempre pi\u00f9 convinto che, salvando il buon vino e le rose, sia giunto il tempo di rinunciare ad un sacco di cose, se vogliamo che non ci fottano, per arrivare a vivere una vita serena, essenziale e non assorbibile dalla pesante spugna del divenire. Sono contento di averti sentito al telefono, ma sono dispiaciuto perch\u00e9 so che stai attraversando un periodo di difficolt\u00e0 dovute anche a preoccupazioni familiari. Lo so, anche perch\u00e9, se non ci siamo sentiti per tanto tempo, e questo \u00e8 dipeso da Te, \u00e8 certo a causa del Tuo pensiero turbato da tali preoccupazioni. Ma io so che le avversit\u00e0 non ti scoraggeranno e che anzi le saprai far decantare in parole, in immagini vive, da inserire nel bell\u2019alfabeto classico costituito dalla Tua luminosa letteratura. Proprio oggi, 29 luglio, anniversario della morte di Vincent Van Gogh, artista e simbolo sommo della spiritualit\u00e0 moderna, mi torna in mente un passo di una sua lettera a Theo. Voglio riportartelo: Non ho grandi piani per il futuro: se a momenti sento sorgere in me il desiderio di una vita senza pensieri, delle prosperit\u00e0, ogni volta riguardo con un certo affetto i guai e le avversit\u00e0, una vita piena di sofferenze, e penso, \u00e8 meglio cosi; imparo di pi\u00f9, non mi degrada, non \u00e8 questa la strada su cui uno perisce. Gli uomini, se fossero meno stupidi e vani, dovrebbero capire che i veri santi sono questi. S\u00ec! Sono i grandi artisti quelli che hanno battuto per primi, pagando con la vita, le strade che ci consentono di uscire dalle prigioni del conformismo, dalle galere della bruttezza, dalla civilt\u00e0 della facilit\u00e0 assurta a mito universale di consumo. Quando penso che Van Gogh ha guardato la vita, la natura, le stelle, insomma le cose che guardiamo anche noi, mi sento per un momento un grande privilegiato. Lui \u00e8 la prova pi\u00f9 tangibile che la bellezza esiste e che vale la pena di dare tutto di s\u00e9 per poterla possedere. E ti confesso che se non avessi nessuna speranza di poter convivere con essa, sia pure episodicamente o raramente, credo, non vorrei vivere affatto. Nei momenti pi\u00f9 bui o quando pi\u00f9 intensamente percepisco la sua scomparsa o il suo allontanamento progressivo da questo pianeta popolato di dementi rumorosi, mi soccorre il pensiero di mio Padre, il ricordo della Sua immacolata innocenza, della Sua dignit\u00e0 nel duro lavoro. La bellezza di questo uomo semplice, la sua memoria \u00e8 per me una guida, un riscatto alle pecche, ai vizi con i quali scendo a patti frequentando le paludi, le tentazioni che fanno desiderare un certo privilegio. Spesso, non mi vergogno a dirlo, piango di gioia nel sentire una musica bella, una voce vera come quella di Carlos Gardel. Oppure esulto se penso che non sono solo perch\u00e9 da qualche parte c\u2019\u00e8, quando si ha la fortuna di averlo, un amico vero che mi vuole bene. Insomma ho incominciato col farti un augurio un po\u2019 pretesco e sto finendo con il confessarmi a Te come se il prete fossi Tu. Ma Tu sei, anche se in qualche momento ho avuto la debolezza di dubitarne, un amico: un amico che considero fortunato perch\u00e9 svolge, come pure svolgo io, un lavoro creativo. Alla fine quel che conta davvero \u00e8 questo lavoro che ci aggrada, e non \u00e8 neanche tanto importante avere successo o meno, anche se ci\u00f2 a volte pu\u00f2 stimolare. Importante \u00e8 invece riuscire a trovare quella luce, quella verit\u00e0 che risiede nella bellezza. Camus scrisse, e in questo lo sento affine, che aspirava, alla fine di una vita, a ritrovare le due o tre immagini semplici e grandi sulle quali una prima volta il cuore si \u00e8 aperto. Ma lascio stare il cuore perch\u00e9 negli ultimi tempi ne ho dipinti tanti e una casa farmaceutica (l\u2019istituto Gentili) sta preparando un calendario illustrato con dodici cuori da me dipinti ad uso e consumo per un anno intero di tedio per migliaia di poveretti che dovranno guardarlo. Per il momento finisco con il tediare il mio amico Vincenzo Consolo. Augurandoti di cuore, di cuore vero, quello greco, ogni bene, ti abbraccio e ti sono vicino con affetto. Enrico<br><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"914\" class=\"wp-image-2294\" style=\"width: 700px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/238772522_535751481012390_6902204372233759445_n.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/238772522_535751481012390_6902204372233759445_n.jpg 720w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/238772522_535751481012390_6902204372233759445_n-230x300.jpg 230w\" sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><br>Opera di Enrico Muscetra<br><br><\/p>\n\n\n\n<p>La palma celeste per Enrico Muscetra<\/p>\n\n\n\n<p><em>E nel mattino<br>il mattino apriva le celesti cataratte,<br>rotolava ossidi, cristalli,<br>rossi di fuochi siderali,<br>azzurri intenebrati,<br>bianchi di vibranti incandescenze,<br>bruni residuali, dissolti ricordi della notte.<br>S\u2019apriva il giorno nell\u2019abbaglio,<br>nel dominio solenne del fulgore.<br>Bruciava linee,<br>contorni,<br>dissolveva masse, consistenze,<br>fugava ogni sostanza,<br>in spettro variava,<br>modulava in fughe,<br>dissonanze,<br>vortici,<br>sequenze:<br>che fu di quel lontano tempo,<br>di quel giorno fisso,<br>delle meridiane eluse,<br>della sabbia del sonno,<br>di quel vuoto immenso,<br>di quel silenzio teso,<br>e dell\u2019avvento e\u00f2o,<br>di quel panico antico <br>e sempre nuovo? <br>D\u2019ogni traccia perdemmo la memoria. <br>Ora tutto ritorna <br>in eco lontana e <br>dissolvente,<br>incerto battere di nocche,<br>vibrare d\u2019una corda,<br>modulare lieve d\u2019una canna,<br>\u00a0appare in febbrile astrazione,<br>in figura mobile,<br>in ricreazione,<br>in cosmo verginale di colori:<br>\u00e8 ansia d\u2019infinito,<br>l\u2019incessante cataclisma, <br>l\u2019empedoclea metamorfosi, <br>\u00e8 spasmodico crescendo,<br>sfida, <br>varco, <br>brama <br>dell\u2019immensa stasi.<br>Quindi agli smarrimenti succedono i regressi, <br>i bisogni di memoria, <br>di misure note e consolanti.<br>Nel calo del fervore crudo e accecante,<br>nella clemenza dell\u2019occaso,<br>nella scansione umana delle ore,<br>risorgono dal sogno <br>cieli,<br>terre, <br>acque, <br>lune serene e trasognate, <br>globi sanguigni e vorticanti.<br>Risorgono <br>come in albe o sere primordiali, <br>negli incerti vesperi, <br>isole vaganti su mari di cobalto,<br>borghi favolosi,<br>dimore di lumi palpitanti,<br>fani di approdi <br>o di notturne partenze <br>per Atlantidi o regni dei Feaci,<br>ricerche su mappe leggendarie<br>di navigli sommersi,<br>tesori sigillati.<br>Risorgono<br>dalla nostalgia d\u2019una Fenicia<br>di porpore, di vetri e di coralli <br>le venuste palme di regalit\u00e0 orientale.<br>Si ergono <br>dalla quieta piana sconfinata <br>nel corpo snello,<br>nell\u2019orgoglioso slancio, <br>nella folta chioma<br>nello zampillo verde,<br>nella cascata d\u2019aerea fontana <br>a ritmare spazi,<br>indicare rotte, sensi,<br>essere bussole,<br>stelle,<br>emblemi di cavallerie,<br>blasoni di casate.<br>Bruciano<br>gli steli delle vergini altere,<br>oscillano,<br>si flettono,<br>fremono <br>nel subbuglio delle primavere,<br>nel desiderio d\u2019un connubio,<br>d\u2019una pace feconda:<br>nel sogno <br>d\u2019un seme che germoglia,<br>d\u2019una spata che si schiude,<br>della pioggia di miele e ambra<br>come nella Terra promessa<br>o nell\u2019oasi del miraggio.<br>Ritorna nella sera<br>la figura famigliare,<br>l\u2019ombra che mai s\u2019\u00e8 allontanata,<br>l\u2019apparenza costante,<br>si staglia amorosa<br>nel rosso d\u2019un riquadro,<br>nella soglia d\u2019una porta,<br>nella trama celeste<br>d\u2019una palma.<br><br>Vincenzo Consolo<\/em><br><br> In occasione della,<br>Mostra castello Angioino, Gallipoli agosto-settembre 1996 <br><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"979\" class=\"wp-image-2301\" style=\"width: 700px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/1996\/04\/palmaIMG_20210827_00011.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/1996\/04\/palmaIMG_20210827_00011.jpg 749w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/1996\/04\/palmaIMG_20210827_00011-214x300.jpg 214w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/1996\/04\/palmaIMG_20210827_00011-732x1024.jpg 732w\" sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Enrico Muscetra \u00c8 solo con un grande sforzo che, superando una naturale e pudica ritrosia a parlare di un poeta amico che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, mi permetto di raccontare due episodi &#8220;lievi&#8221; che si sono succeduti durante un percorso pi\u00f9 che ventennale di amicizia con il grande scrittore. 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