{"id":2286,"date":"2021-08-24T08:52:34","date_gmt":"2021-08-24T08:52:34","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2286"},"modified":"2021-08-24T08:52:34","modified_gmt":"2021-08-24T08:52:34","slug":"vincenzo-consolo-e-la-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2286","title":{"rendered":"Vincenzo Consolo e la storia"},"content":{"rendered":"\n<p>Giuliana Adamo<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>In quel panorama saggistico cos\u00ec completo delle tendenze e delle<br>aporie dello spirito del XX secolo che \u00e8 Uomo senza qualit\u00e0,<br>Musil mette a fuoco la complessa, subdola, disperata problematica<br>in cui lotta l&#8217;uomo contemporaneo. Dibattuto sempre tra due<br>poli, l&#8217;uomo \u00e8 condannato all&#8217;incertezza, ad una perenne insicurezza,<br>che investe, ovviamente, anche la Storia, ormai talmente deprivata<br>dell&#8217;ottimistica visione progressista di stampo positivista<br>da portare Musil ad affermare che &lt;&lt;per cause ignote l&#8217;evoluzione<br>raramente acquista di pi\u00f9 di quanto non perde in deviamenti e<br>distruzioni\u00bb (p. 280)1.<br>Una visione realisticamente sconsolata di come stanno le cose<br>nel XX secolo, quindi, contro cui Kurndera, Brodskij, Calvino, Todorov<br>&#8211; tra i tanti &#8211; hanno ipotizzato una possibile via d&#8217;uscita.<br>Una sorta di salvezza estetica contro il male del mondo, e della<br>Storia: il male dell\u2019indifferenza (contro cui si scagliava Gramsci<br>con tutta l\u2019indignazione di cui era capace), del potere che tutto<br>eguaglia con la forza dell\u2019ideologia, delle armi, del danaro. All\u2019incertezza<br>paralizzante individuata da Musil si oppone la saggezza<br>dell&#8217;incertezza del romanzo, il rigore con cui la poesia oppone al<br>buio o alla luce accecante delle certezze ufficiali le tracce pi\u00f9 tenui,<br>la differenza di minuscoli fatti o cose, come il topo bianco<br>d&#8217;avorio in Dora Markus di Montale.<br>La coscienza che emerge dalla letteratura &#8211; ovvero il fatto che<br>il reale \u00e8 un fascio di possibilit\u00e0 &#8211; \u00e8 ci\u00f2 che viene opposto alle macchine<br>da guerra del potere. Di qui l\u2019invito di Brodskij:<br>Eppure dobbiamo parlare; e non solo perch\u00e9 la letteratura, come i poveri, \u00e8<br>notoriamente portata a prendersi cura dei propri figli, ma pi\u00f9 ancora per via di un&#8217;antica e forse infondata convinzione, secondo Ia quale se i padroni di questo<br><br><em>1 Robert Musil, L&#8217;uomo senza qualit\u00e0, Torino, Einar-rdi,2 voll., 1996 e1997, <br>ol. I, p.<\/em> 280<br> <\/p>\n\n\n\n<p>mondo avessero letto un po&#8217; di pi\u00f9, sarebbero un po&#8217; meno gravi il malgoverno e le sofferenze che spingono milioni di persone a mettersi in viaggio. Poich\u00e9 non sono molte le cose in cui riporre le nostre speranze di un mondo migliore, poich\u00e9 tutto il resto sembra condannato a fallire in un modo o nell&#8217;altro, dobbiamo pur sempre ritenere che la letteratura, sia l\u2019unica forma di assicurazione morale di cui una societ\u00e0 pu\u00f2 disporre; che essa sia I&#8217;antidoto permanente alla legge della jungla; che essa offra l&#8217;argomento migliore contro qualsiasi soluzione di massa che agisca sugli uomini con la delicatezza di una ruspa [&#8230;] Dobbiamo parlare perch\u00e8 dobbiamo dire e ripetere che la letteratura \u00e8 una maestra di finesse umana, la pi\u00f9 grande di tutte, sicuramente migliore di qualsiasi dottrina; dire e ripetere che, ostacolando l&#8217;esistenza naturale della letteratura e l&#8217;attitudine della gente a imparare le lezioni della letteratura, una societ\u00e0 riduce il proprio potenziale, rallenta il ritmo della propria evoluzione e in definitiva, forse, mette in pericolo il suo stesso tessuto. Se questo significa che dobbiamo parlare cli noi, tanto meglio: non gi\u00e0 per noi stessi, ma forse per la letteratura 2. La realt\u00e0 estetica \u00e8, cos\u00ec, chiamata a ridefinire la realt\u00e0 etica dell&#8217;uomo. Ed \u00e8 proprio in questo senso, allora, che l&#8217;affermazione di Dostoevskij &#8211; \u00abla bellezza salver\u00e0 il mondo&gt;&gt; &#8211; va presa alla lettera. Consolo sapeva tutto questo. Sempre impegnato sia nel suo lavoro giornalistico sia in quello letterario, sapeva bene &#8211; sapeva sempre pi\u00f9 &#8211; che (come aveva intuito Musil) non abbiamo punto d&#8217;appoggio, che danziamo tutti sull&#8217;orlo dell&#8217;abisso. Sapeva che il mondo con i suoi orrori &#8211; (guerre, fame, ingiustizie, razzismo, violenza, disperazione dei tanti, arroganza dei potenti) da lui inesaustivamente denunciati fino all&#8217;ultimo &#8211; deborda da tutte le parti. E, dunque, avvertiva (insierne a Kundera, Brodskij, Calvino Torodov&#8217;, Pasolini, etc.) che per un intellettuale \u00e8 necessario opporsi con tutti i mezzi possibili, essere contro a tutto questo. Ma per fare diga all&#8217;orrore del mondo e di chi lo governa, ci vuole un impegno permanente, una capacit\u00e0 di sdegno sempre all&#8217;erta, un&#8217;arte &#8211; la scrittura &#8211; che abbia un metodo inesorabile che permetta di costruire un ponte sull&#8217;abisso sottostante. Ecco, quindi, delinearsi le componenti necessarie al suo scrivere storico-metaforico, sostanziato anche dalla sua frequentazione con i lavori del Gruppo 47, particolarmente con l'&lt;&lt;etica della memoria&gt;&gt; di Enzensberger a cui Consolo fa eco con la propria &lt;&lt;metrica della memoria&gt;3: <br><br> <em>2 Iosif Brodskil, Dail&#8217;esilio, Milano, Adelphi, 1988, p. 54.<br> 3 Per il debito contratto con il Gruppo 47, in particolare con l&#8217;Enzesberger di Letteratura come storiografia, cfr. quanto dice Consolo in Fuga dall&#8217;Etna, La Sicilia e Milano, la memoria e la storiografia (Roma, Donzelli, 1993), alle pp. 33,48-49.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><br> 1) Demistificazione dell\u2019idea ottocentesco-progressista della storia (quella, per capirci, del Manzoni e non solo)4. <br>2) Necessit\u00e0 di dare voce a chi non l&#8217;ha mai potuta avere. <br>3) Passione e impegno civili ad oltranza che portano a una coincidenza tra vita e scrittura.<br>4) Uso raffinato e ironico della grande sapienza storica, letteraria e linguistica che riguarda ogni sua scelta di stile e di lingua d&#8217;espressione determinandone la plurivocit\u00e0.5<br>Consolo &#8211; rifacendosi alle parole di Sciascia nel racconto La <br>sesta giornata &#8211; si ascrive a quella schiera di poeti che non capiscono <br>come &lt;&lt;un testo possa splendere di verit\u00e0 e mancare di poesia&gt;&gt;<br>e che intendono, invece, scrivere &lt;&lt;parole che vogliono farsi<br>azione&gt;&gt; 6, rappresentando profondamente la storia e lo spirito del<br>proprio tempo, partendo sempre da una precisa appartenenza e <br>specificit\u00e0 storico-geografica perch\u00e9, come ricorda Maria Attanasio<br>&#8211; poetessa e scrittrice calatina che ha in Sciascia e Consolo due<br>suoi maestri &#8211; ogni narrazione storica \u00e8 sempre ad alto tasso autobiografico<br>e non potrebbe essere altrimenti. Come in Sciascia, cos\u00ec in Consolo, parola e azione sono due facce della stessa medaglia. <br>Scrittura e impegno etico e civile sono indissolubili l&#8217;una dall&#8217;altro.<br>E se Sciascia afferma che solo nella storia la sua scrittura del <br>mondo trova legittimazione e senso, Consolo ha sempre ripetuto:<br>\u00abMi interessava il mondo storico sociale, non mi interessavano i<br>problemi personali o le indagini psicologiche&#8221; Mi interessava raccontare<br>la storia, la Sicilia&gt;&gt;. Detestava, inoltre, come sanno tutti quelli che lo hanno conosciuto, il romanzo giallo (fatta eccezione per i gialli civili di Sciascia ben lontani dal cosiddetto romanzo giallo con tanto di fine risolutiva) e l&#8217;autobiografismo (amava ripetere che proprio non si sapeva pi\u00f9 che farsene dei troppi Proust di provincia &#8230;).<br>Scrive, quindi, di storia e sulla storia, cercando &#8211; non senza valenze <br>utopistiche &#8211; soluzioni non volte a cancellare la storiografia ufficiale. ma tali da affiancarle quella potenziale, mai scritta, mai 4<br> &nbsp;A questo proposito si veda il saggio di Renato Nistic\u00f2, Cochl\u00ecas legere. Letteraturae realt\u00e0 nella narrativa di Vincenzo Consolo, in \u00abFilologia antica e rnoderna &gt;&gt;, 4, 1992,pp 179.22). <br>&#8216; Per gli aspetti linguistico-stilistici e per il concetto di plurivocit\u00e0, \u00e8 d&#8217;obbligo il lavoro di Cesare Segre, La costruzione a chiocciola nel Sorriso dell\u2019ignoto marinaio di Vincenzo Consolo, in intrecci di voci. La polifonia nella letteratura del novecento, Torino, Einaudi,  199i, pp. 71-86.<br>&#8221; Leonardo Sciascia, La sesta giornata, in \u00abOfficina&gt;&gt;,7,1956, pp.29L-298, p.297 . 7 Traggo questo concetto dai miei appunti presi durante una conversazione privata con Maria Attanasio. Di Maria Attanasio si veda Struttura-azione di poesia e narrativa nella scrittura di Vincenzo Consolo, in &lt;&lt;Quaderns d&#8217;ltalia, 10, 2005, pp. 19-30. tramandata, non riconosciuta, comunque e sempre passata sotto silenzio. Con sfida, nel Sorriso dell&#8217;ignoto marinaio (editio princeps 1976) delega nelle appendici i cosiddetti documenti ufficiali mentre costruisce i capitoli del libro su elementi verisimili, che ufficiali non hanno mai potuto essere. La storia, infatti, la scrivono sempre i vincitori mai i vinti, ed \u00e8 proprio ai vinti &#8211; nel suo tentativo di riscattarli dall&#8217;immobile fatalismo a cui li aveva condannati Verga ed eternati Tomasi di Lampedusa &#8211; che Consolo d\u00e0 la parola. Scrive di storia con forza e convinzione per cercare di fare breccia sulla crosta di parzialit\u00e0, falsit\u00e0, assolutismo di cui \u00e8 fatta la storiografia ufficiale. Dietro quella crosta costruita sull\u2019illusione del cammino progressivo della storia si nasconde la storia di chi non ha avuto i mezzi e gli strumenti per narrarla dal proprio punto di vista. Con il suo sguardo Consolo vuole andare aldil\u00e0 di<br>questa crosta cercando di rintracciare il nostro destino, cercando &#8211; forse &#8211; al di l\u00e0 di tante pretese certezze &#8211; qualcosa che giustifichi laicamente, come ebbe a dire il suo amato Leopardi, la &lt;&lt;nostra vita mortale\u00bb. A proposito di Leopardi, Consolo in impietrata lava &#8211; uno degli ultimi testi da lui pubblicati e che \u00e8 profondamente autobiografico &#8211; ricorda che \u00e8 la poesia a salvare il poeta: &lt;&lt;E nel deserto della natura e della storia, unica consolazione si trova nell\u2019odorata ginestra&#8221;, nella &#8220;social catena&#8221;, ne &#8220;l&#8217;onesto e il retto conversar cittadino&#8221;, nella &#8220;giustizia e nella pietade&#8221;&gt;&gt;, ribadendo che l&#8217;unica consolazione possibile va cercata &lt;&lt;nella religione della tradizione e della famiglia, nell&#8217;attaccamento tenace come quello delI&#8217; ostrica allo scoglio, al paese natio&gt;&gt;. Il che illumina sia le ragioni di Leopardi che quelle di Consolo. Sempre nello stesso saggio, a proposito di Verga &#8211; che deluso, a Milano, a partire dal 1874 scrive sulla Sicilia in una maniera fino a quel momento a lui stesso sconosciuta (Consolo parla traslatamente di se stesso, del suo essere diventato scrittore di storia di Sicilia dopo avere lasciato l&#8217;isola nativa alla volta della citt\u00e0 del Grande Nord dello Sviluppo Economico) &#8211; in seguito alla caduta di tutte le illusioni che questo esilio aveva comportato e alla necessit\u00e0, attraverso la scrittura, di cercare di fare i conti con la storica collettivit\u00e0 umana (di cui la Sicilia \u00e8 emblema) per coglierne, al di l\u00e0 delle macerie di cui \u00e8 disseminata, alcuni tra i suoi aspetti pi\u00f9 vividi:  Vincenzo Consolo, Impietrata luna, la matrigna natura in Leopardi e Verga, in \u00abRISL\u00bb, ed. Insula, 6. 20i0, pp.253A: p.28. <br><br><em>\u00abIo non so che voglia sia questa, ogni volta che torno in Sicilia, di volerla girare e girare, di percorrere ogni lato, ogni capo della costa, inoltrarmi all&#8217;interno, sostare in citt\u00e0 e paesi, in villaggi e luoghi sperduti, rivedere vecchie persone, conoscerne nuove. Una voglia, una smania che non mi lascia stare fermo in un posto. Non so. Ma sospetto sia questo una sorta d&#8217;addio, un volerla vedere e toccare prima che uno dei due sparisca.&gt;&gt;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Queste parole, tratte dal racconto Comiso dalle Pietre di Pantalica, sono una dichiarazione di poetica. Rivelano il fondamento lacerante delia sua impostazione ontologica e letteraria: la memoria dall&#8217;esilio, l&#8217;evocazione da lontano della Sicilia. La vocazione di Consolo \u00e8 precoce, dettata sia dalla posizione geografica (<em>Sant&#8217;Agata di Militello sul versante tirrenico della Sicilia<\/em>), sia dalla dichiarata volont\u00e0 di schivare ogni mediterraneit\u00e0, scegliendo subito l\u2019impegno l&#8217;indagine della realt\u00e0, avevano fatto<br> Levi, Silone, soprattutto Vittorini e Sciascia. Dopo l&#8217;universit\u00e0 Cattolica, Milano divenne la mia citt\u00e0.10 <br>Emblematico di quanto appena detto \u00e8 il brano finale del racconto La casa di lcaro:  <br><em>E ora che sei migrato per sempre, caro Uccello, io rispondo a quella tua richiesta di fare tutto il possibile&#8230; E il possibile \u00e8 questo, di ricordarti, dagli spazi chiusi di questa nostra frigida vita, con affetto e con rimpianto, dolce e feroce, cantore e predatore di memorie, di reliquie d&#8217;un mondo trapassato di fatica e dolore, vero, umano, per iI quale non nutrivi nostalgia, ma desiderio, apparenza di riscatto<\/em>.11.<br>Il primo libro, La ferita dell&#8217;aprile (1963), rispecchia quegli anni di impegno, giustifica la propensione verso la storia che \u00e8 stata decisiva per la sua vita letteraria. E con il romanzo del 1976, Il sorriso dell&#8217;ignoto marinaio &#8211; con cui si apre la Trilogia &#8211; che il quarantatreenne scrittore fa affiorare sua critica corrosiva e irridente alla storia ufficiale proponendone una possibile alternativa: quella di una lettura polifonica dei fatti e degli eventi che accolga anche la voce di coloro a cui \u00e8 sempre stato negato averne una. La sua storia \u00e8 sempre stata quella degli esclusi, dei reietti. Quella, in termini gramsciani, dei subalterni. Non quella silenziosa e ras- <br> <\/p>\n\n\n\n<p><em>Vincenzo Consolo, incipit di Comiso, in Le pietre di Pantalica f 19BBl, Milano, Mondadori, 2001, pp. ll5-181, p, 175.ro Citazione dall&#8217;articolo di Alessandra Bonaccorsi, Vincenzo Consolo: un intellettuale immerso nella Storia, nella rivista on line \u00abSicilia&amp;Donna>>, wvw,siciliaedonna.it, 29 gennaio 2012. 1r La casa di lcaro, in Le pietre di Pantalica, cit., pp. 119-127: p. 127 . <\/em><br><br> segnata dei protagonisti gattopardeschi, n\u00e9 quella trionfante dei vincitori, dei nobili, dei mafiosi: quella di Vincenzo Consolo \u00e8 una storia &#8221; altra&#8221; &#8211; di sofferenti e di sofferenze &#8211; contro la Storia di sempre, quella che viene ripetuta da &#8220;baroni, proprietari e allitterati con ognuno che viene qua a comandare, per avere grazia e giovamenti e soprattutto per fottere i villani&#8221; 12.<br>Il Sorriso \u00e8 il risultato di una speranza storica, della fiducia ancora riposta nella lotta di classe quale unico possibile strumento valido per cambiare il corso della Storia. Dopo il Sorriso si assiste progressivamente ad una metamorfosi, un cambio &#8211; in Consolo &#8211; che si manifesta attraverso il rintuzzamento di quella fiducia e di quel sorriso in Nottetempo, casa per casa (1992), fino al loro desolato spegnersi nell&#8217;afasia terminale dello Spasimo (1998). Nel Sorriso, Consolo si dedica alla non facile impresa di rappresentare il drammatico dilemma espresso da Marx nella Sacra famiglia: La classe possidente e la classe del proletariato rappresentano la stessa auto-estraneazione umana. Ma la prima classe si sente completamente a suo agio in questa auto-estraneazione, sa che essa costituisce la sua propria potenza ed ha in essa la parvenza di un&#8217;esistenza umana; la seconda, in tale estraneazione, si sente invece annientata, vede in essa la sua impotenza e comprende in essa la realt\u00e0 di una &#8211; la sua &#8211; esistenza non umana. Per usare un&#8217;espressione di Hegel, essa \u00e8, nell&#8217; abiezione, la ribellione contro questa abiezione, ribellione a cui essa \u00e8 necessariamente spinta dalla contraddizione tra la sua natura umana con la situazione della sua vita, che \u00e8 la negazione aperta, decisa, assoluta di questa natura. 13<br> C&#8217;\u00e8 una pagina, all\u2019 inizio del capitolo sesto del Sorriso &#8211; Lettera di Enrico Pirajno all&#8217;avvocato Giovanni Interdonato come preambolo a la memoria sui fatti d&#8217; Alcara Li Fusi &#8211; che a questo proposito<br>mi pare esemplare. Ricordo velocemente (giusto per contestualizzare <br>pagina prescelta) che il romanzo &#8211; il cui ordito storico \u00e8 costituito dalle vicende siciliane negli ultimi anni del dominio<br>borbonico e, in particolare, dai tentativi di rivoluzione liberale e dalle rivolte contadine susseguitesi fino a poco dopo lo sbarco di <br> <\/p>\n\n\n\n<p><em>12 A. Bonaccorsi, Vincenzo Consolo: un intellettuale immerso nella Storia, cit. La Bonaccorsi a sua volta cita un passo di Consolo dalle Pietre di Pantalica.13 Friedrich Engels &#8211; Karl Marx, Die heilige Familie oder Kritik der kritischen Kritik.Gergen Bruno Bauer and Corsorten &nbsp;[1845], La Sacra famiglia ovvero Critica della critica critica. Contro Bruno Bauer e soci, traduzione e cura di Aldo Zanardo, Roma, Editori Riuniti,1967, p.97..<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Garibaldi &#8211; culmina nella rivolta di Alc\u00e0ra Li Fusi contro i feudatari <br>del luogo nel maggio 1860. Vi assiste casualmente il protagonista<br>del libro, il nobile Enrico Pirajno barone di Mandralisca &#8211; personaggio storico realmente esistito (1809- 1864) a cui si deve Il Museo Mandralisca di Cefal\u00f9, dove \u00e8 conservato il Ritratto di Ignoto di Antonello da Messina a cui rimanda il titolo del romanzo di Consolo &#8211; erudito, archeologo, numismatico e famoso naturalista appassionato di malacologia nonch\u00e9 collezionista d&#8217;arte. deputato alla Camera dei Comuni nel 1848 e, dopo l&#8217;Unit\u00e0, nel Primo<br>Parlamento del Regno d&#8217;Italia. Uomo di idee liberali ma lontano<br>fino a quel momento dall\u2019&#8217;azione politica, non pu\u00f2 esimersi, date le circostanze di cui \u00e8 stato testimone, da due decisive riflessioni: I) la considerazione che la Storia \u00e8 &lt;&lt;una scrittura continua di privilegiati&gt;&gt; 14 e che esiste, quindi, una storia dei vincitori e una dei vinti, scritta la prima mai scritta la seconda e II) che in questa drammatica dicotomia, perenne e a prima vista irresolubile, consiste la tragedia della Storia. Nell&#8217;atto di stendere una relazione sui fatti appena accaduti, e di stenderla come avrebbe fatto &lt;&lt;uno di quei quei rivoltosi protagonisti moschettati [fucilati] in Patti\u00bb 15 o &lt;&lt; uno zappatore analfabeta come Peppe Sirna inteso Papa&gt;&gt;16, intuendo e avendo come gi\u00e0 chiaramente presente tale versione in irriducibile opposizione a quella fatta di &lt;&lt;arringhe, memorie, scritte su gazzette e libelli che pendono dalla parte contraria agli imputati&gt;&gt; 17, appartenenti alla voce ufficiale della storia, confessa e ammette l\u2019impossibilit\u00e0 dell&#8217;impresa: <br>No, no. Ch\u00e9 per quanto l\u2019 intenzione e il cuore sian disposti, troppi vizi ci nutriamo dentro, magagne, per nascita, cultura e per il censo,18. E di conseguenza questo &#8220;scarto di voce e di persona&#8221; (ovvero, per dirla con Marx, questo immedesimarsi nella classe del proletariato) gli appare un&#8217;azione scorretta, una cosa che non si fa, un&#8217;impostura.19<\/p>\n\n\n\n<p><em>14 II sorriso dell&#8217; ignoto marinaio (1976), Torino, Einaudi. 1999, p. 97. 15 15Ibid. <br>16 ibid. <br>17 ibid<br>18 ibid. <br>19 Ugo Dotti, Storia e memoria: Vincenzo Consolo,,&lt;Marxismo oggi&gt;&gt;, sul sito on line www.marxismoggi.it, pp. 1-8, p. 1.<\/em> <\/p>\n\n\n\n<p>Ed allora, nella sua lettera all&#8217;avvocato &lt;&lt;illuminato&gt;&gt; Giovanni Interdonato (altra figura storica del romanzo, nominato nel 1865<br>Senatore del Regno d&#8217;Italia) che fa da preambolo alla memoria su<br>fatti di Alc\u00e0ra Li Fusi, scrive: <\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 impostura mai sempre la scrittura di noi cosiddetti illuminati, maggiore forse di quella degli ottusi e oscurati da&#8217; privilegi loro e passion di casta. Osserverete: ci son le istruzioni. Le dichiarazioni agli atti le testimonianze.,. E bene: chi verga quelle scritte, chi piega quelle voci e le raggela dentro i codici. le leggi della lingua? Uno scriba, un trascrittore, un cancelliere, Quando [invece] un immaginario meccanico istrumento tornerebbe al caso, che fermasse qu\u00e8  discorsi al naturale, siccome il dagherrotipo fissa di noi le sembianze. Se pure, siffatta operazione sarebbe ancora ingiusta. Poi che noi non possediam la chiave, il cifrario atto a&#8217; interpretare que\u2019 discorsi. E cade acconcio in questo luogo riferire com&#8217;io ebbi la ventura di sentire un carcerato, al castello dei &nbsp;Granza Maniforti, nel paese di Sant&#8217;Agata, dire le ragioni nella parlata sua sanfratellana, lingua bellissima, romanza, o mediolatina, rimasta intatta per un millennio sano, incomprensibile a me, a tutti, comecch\u00e9 dotati d&#8217;un moderno codice volgare. S&#8217;aggiunga ch&#8217;oltre alla lingua, teniamo noi la chiave, il cifrario dell&#8217;essere, del sentire e risentire di tutta questa gente? Teniamo per sicuro il nostro codice, del nostro modo d&#8217;essere e parlare ch&#8217;abbiamo eletto a imperio a tutti quanti: il codice del dritto di propriet\u00e0 e di possesso, il codice politico dell&#8217;acclamata libert\u00e0 e unit\u00e0 d\u2019Italia, il codice dell&#8217;eroismo come quello del condottiero Garibaldi [.,.], il codice della poesia e della scienza, il codice della giustizia o quello d&#8217;un utopia sublime e lontanissima .,. E dunque noi diciamo, Rivoluzione, diciam Libert\u00e0, Egualit\u00e0, Democrazia, riempiamo d&#8217;esse fogli, gazzette, libri. lapidi, pandette, costituzioni, noi, che que&#8217; valori abbiamo gi\u00e0 conquisi e posseduti [.,.] E gli altri, che mai hanno raggiunto i dritti pi\u00f9 sacri e elementari, la terra e il pane, la salute e  l&#8217;amore, la pace, la gioia e l\u2019istruzione, questi dico, e sono la pi\u00f9 parte, perch\u00e9 devono intender quelle parole modo nostro? 20 La ricerca di una possibile veridicit\u00e0 dei fatti storici da parte di coloro che hanno potere di scrittura viene meno. E allora? Che resta da fare? Ben lontano dalla fatalistica accettazione dello status quo in cui sono condannati a mal convivere per sempre i &lt;&lt;galantuomini&gt; e la &lt;&lt;povera gente&gt;&gt; che popolano 1a novella Libert\u00e0 di Verga &#8211; relativa alla feroce rivolta di Bronte e a1la ancor pi\u00f9 violenta repressione di Nino Bixio il 4 agosto 1860 -, Consolo \u00e8 altamente conscio della natura umana delle due classi antagoniste. In lui, con Dotti. sono evidenti sia il riconoscimento di quanto sia stata giusta la cruda ribellione contadina, ma anche l\u2019inattesa affermazione che la classe dei possidenti, mancando dei necessari &#8220;codici&#8221; interpretativi, 20 Il sorriso dell&#8217;ignoto marinaio, cit. pp. 97 -98. dovrebbe comunque astenersi dal giudicare un evento che ha in realt\u00e0 appalesato l\u2019ignominia umana della storia stessa. 21 E qui soccorre la proposta, dal sapore utopistico, di Consolo espressa, in quegli anni ancora soffusi di speranza, attraverso il<br>suo barone di un secolo prima con un attacco di frase, che echeggia <br>il &lt;&lt;&#8220;Verr\u00e0 un giorno.,. &#8220;&gt;&gt; che Padre Cristoforo rivolge a Don Rodrigo nel VI capitolo dei Promessi sposi.:22 Ah, tempo verr\u00e0 in cui da soli conquisteranno que&#8217; valori, ed essi allora li chiameranno con parole nuove, vere per loro, e giocoforza anche per noi, vere perch\u00e9 i nomi saranno interamente riempiti dalle cose. 23 Si vagheggia di un futuro in cui il linguaggio, invece di essere l&#8217;ornamento retorico di una violenta ipocrisia storica, riconquisti urla precisa adesione al senso concreto delle cose e possa dare corpo alle voci fino ad allora silenziate e mute, rese abili finalmente a svelare l&#8217;autentico senso delia storia, con le sue infamie morali, politiche ed economiche. Una certa qualche speranza nel futuro,<br>che poi sparir\u00e0 dall\u2019 opera di Consolo, si rintraccia nel fatto che quell&#8217;auspicato cambiamento trovi uno spiraglio per riproporsi non pi\u00f9 nell&#8217;Occidente (dove la fiducia nella lotta di classe \u00e8 spenta. divenuta fredda cenere), bens\u00ec in un pi\u00f9 profondo e vitale Sud del mondo. C&#8217;\u00e8 un racconto del 1985, raccolto ora in La mia isola \u00e8 Las Vegas col titolo Porta Venezia, in cui Consolo parla del luogo da lui pi\u00f9 amato a Milano, la zona, multietnica di Porta Venezia, dove a proposito della cospicua popolazione africana e asiatica che ci vive, leggiamo nell&#8217;incipit: &lt;&lt;&#8220;Incidono lo spazio&#8221; mi dicevo.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Sono una perentoria affermazione dell&#8217;esistenza&#8221;&gt;&gt;. E ancora, poco pi\u00f9 avanti nel testo: <br>Erano, i marciapiedi di corso Buenos Aires, in questo tardo pomeriggio di <br>sabato, tutta un&#8217;ondata di mediterraneit\u00e0, di meridionalit\u00e0, dentro cui m&#8217;immergevo e crogiolavo, con una sensazione di distensione. di riconciliazione. Io che non non sono nato in questa nordica metropoli, io trapiantato qui, come tanti, da un Sud dove la storia s&#8217;\u00e8 conclusa, o come questi africani, da una terra d\u2019esistenza (o negazione d&#8217;esistenza) dove la storia \u00e8 appena o non \u00e8 ancora cominciata; io che <br> <\/p>\n\n\n\n<p><em>21 Ugo dotti, Storia e memoria: Vincenzo Consolo, cit., p.2. 22 Alessandro Manzoni, I promessi sposi [1840-1842], Milano, Garzanti,l9B3,p.75. 23 Il sorriso dell&#8217;ignoto marinaio cit., p. 98.<\/em> <br><em>24 Vincenzo Consolo, Porta Venezia, ora in mia isola \u00e8 Las Vegas, (postumo) voluto<\/em> da Consolo e a cura di Nicol\u00f2 Messina, Milano, Mondadori, 2012,pp,111-116, Il racconto era uscito per la prima volta nel luglio 1985 ne&lt;Il moderno\u00bb col titolo una sera mediterranea <br> <br> sono di tante razze e che non appartengo a nessuna razza, frutto dell&#8217;estenuazione bizantina, del dissolvimento ebraico, della ritrattazione araba, del seppellimento etiope, io, da una svariata commistione nato per caso bianco con dentro mutilazioni  e nostalgie. Mi crogiolavo e distendevo dento questa umanit\u00e0 come sulla spiaggia al primo, tiepido sole del mattino 25. <\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1985 la speranza riguardo alla Storia trapelava ancora. Non a caso, sempre nel 1985, Consolo pu\u00f2 scrivere quel cunto di settecentesca ironia che \u00e8 Lunaria che, insieme a Retablo (1987), costituisce un intermezzo, un momento di pausa e di riflessione riguardante (sempre da leggersi in chiave di metafora) il secolo dei lumi, con le sue contraddizioni, la sua guerra tra buio e ragione, seguendo i protagonisti nel loro progressivo rendersi conto dei perch\u00e9 del proprio vivere e del mondo, alla luce di una ragione difficilmente conquistata, se e quando conquistabile. E questo costituisce l\u2019impegno di tutti i personaggi degli scritti di Consolo e, con loro, del loro autore che in essi rivive e tramite essi cerca di dare espressione all&#8217;uomo che si sforza di annientare la propria componente animalesca per diventare umano. Messaggio questo ben esemplificato nel titolo di un libro, tra i suoi pi\u00f9 belli, che \u00e8 L \u2018olivo e l\u2019olivastro (1994): l&#8217;umano e il bestiale, il coltivato e il selvatico: dicotomia di omerica, ulissica memoria. Con il passare del tempo e con quel che accade nell&#8217;oggi dello scrittore, sensibilissimo a rilevare i cambiamenti e i sismi della societ\u00e0 (gli anni Novanta vedono la cancellazione di un&#8217;intera generazione politica, Tangentopoli, l\u2019inchiesta Mani pulite, l\u2019ascesa politica di Berlusconi e della Lega Nord in un ritorno al fascismo pi\u00f9 becero), speranza e fiducia vacillano e cominciano a venir meno,  soppiantate da rabbia, sdegno, impotenza senza scampo tranne &#8211; forse e sempre pi\u00f9 in bilico &#8211; quello estetico da affidare nonostante tutto e contro qualsiasi tentazione di afasia e silenzio, alla scrittura. La Trilogia \u00e8 come un&#8217;appassionata partitura in cui i tre movimenti &#8211; adagio, sostenuto, grave &#8211; sono ben distinti e si susseguono in un crescendo vorticoso (come l&#8217;immagine della chiocciola cara a Consolo) che svela, con sempre pi\u00f9 sdegnato dolore, gli inganni, le crudezze, le insensatezze della storia: dalla<br>cosiddetta Unit\u00e0 nel Sorriso nel 1976 (in realt\u00e0 miope piemontizzazione della penisola), alle sopraffazioni e angherie del fascismo in Nottetempo (1992), ai crimini di uno Stato connivente con la Mafia nello Spasimo (1998)&#8221;<br> <em>25 lvi, pp. 112-113<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 1992 \u00e8 l&#8217;anno di Nottetempo. In questo romanzo Consolo, come suo solito, parla dell&#8217;oggi raccontando dell\u2019ieri. Qui si tratta di un momento clou della storia siciliana e italiana nei primi anni Venti, quelli che hanno segnato l&#8217;avvento del fascismo e la notte della ragione. In un romanzo corale, attraverso l&#8217;evocazione di tanti destini individuali, lo scrittore coglie un&#8217;intera civilt\u00e0 ormai sull&#8217;orlo dell&#8217;abisso, In questo libro Consolo tenta di realizzare quell&#8217;arduo proposito a cui accennavo poco fa dell&#8217;uomo che lotta per fare prevalere la sua umanit\u00e0 sull&#8217;animalit\u00e0. Qualcuno ha suggerito che Nottetempo \u00e8 un &lt;&lt;poema diviso in dodici canti&gt;. In questi dodici canti il narratore svolge il tema di un uomo, Petro Marano che, atrocemente colpito da un&#8217;ignota offesa, si sforza facendo conto solo su se stesso per sottrarsi alla propria sventura, alla sua continua pena: la follia animalesca del padre (&lt;&lt;luponario&gt;&gt;, licantropo), la disgrazia mentale della sorella, la confusione babelica che corrompe anche il linguaggio e che &lt;&lt;stracangiava le parole, il senso loro 26&gt;&gt; onde &lt;&lt;il pane si faceva pena, la pasta peste, il miele fiele, la pace pece, il senno sonno&#8230;&gt;&gt;27. Il tutto ad<br>echeggiare i tempi (passati e presenti) di perdita della ragione, buio dell\u2019ignoranza, irrazionalit\u00e0 (v. il personaggio modellato su quello storico di Aleister Crorvley (1875 -1947), mago profeta e satanista di origine britannica), sopraffazioni, crimini e misfatti&#8221; Nel libro si cerca, con fatica e allentata speranza, di fare leva sulla ragione per vincere quello che ragione non \u00e8, quella &lt;&lt;bestia dentro l&#8217;uomo che si scatena e insorge, trascina nel marasma. La bestia trionfante di quel tremendo tempo, della storia, che partorisce orrori, sofferenze&gt;&gt;28. Alla fine del libro Consolo, con scoperta autoreferenzialit\u00e0, riprende lo speranzoso proposito del Sorriso (quello veicolato dalla frase &lt;&lt;verr\u00e0 un giorno in cui i nomi saranno riempiti dalle cose&gt;&gt;) e ne affida la (potenziale) realizzazione al disgraziato protagonista del libro che nella chiusa si smarca dalla nefasta influenza dell\u2019&#8217;anarchia violenta e idealista di Paolo Schicchi, fugge in Tunisia, e cerca ragione nella scrittura: ultimo stadio prima dell&#8217;afasia e del silenzio. Ecco le parole conclusive di Nottetempo: Cominciava il giorno, il primo per Petro in Tunisia. Si rinnov\u00f2 il libro dell&#8217;anarchico, apr\u00ec le mani e lo lasci\u00f2 cadere in mare. Pens\u00f2 al suo quaderno. Pens\u00f2 che <br><br><em>26 Nottetempo casa per cassa (1992), Milano, Mondadori,2000, p, 140,<br>27 Ibid. 23 Nottetempo casa per casa, cit., p. 170.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>ritrovata calma, trovate le parole, il tono, la cadenza, avrebbe raccontato, sciolto il grumo dentro. Avrebbe dato ragione, nome a tutto quel dolore.29 Pietro Marano, qui esplicitamente chiamato a &#8216;riempire i nomi con cose nuove&#8217;, porta a compimento la prima parte del suo compito (quella precedente la scrittura) nel momento in cui arriva a comprendere che l&#8217;unica salvezza possibile risiede nella fuga. Una fuga che \u00e8 anche resurrezione: emigrazione a Tunisi, come un qualsiasi emigrante alla ricerca di &lt;&lt;lavoro, casa, di rispetto&gt;&gt;30. Ed \u00e8 rispetto la parola chiave. Rispetto per se stesso, per gli altri, per gli uomini di senno che superano il sonno a cui i pi\u00f9 sono costretti. Il risvegliarsi dal quel sonno non \u00e8 stato facile, non allietato da nessun enfatico &#8216;sol dell&#8217;avvenire&#8217;. Il risveglio coincide con il distacco &nbsp;necessario autobiograficamente a chi scrive (a Dante in esilio, a Verga e Consolo a Milano) \u2013 avvenuto nottetempo, casa per casa &#8211; da un passato dolorosamente ma consapevolmente respinto, da una memoria a cui si dovr\u00e0 tornare un giorno (con la scrittura) per calcolarne il peso e coglierne il significato. La speranza in una possibile polifonia della storia e sulla storia, vaga nel Sorriso, assai attenuata in Nottetempo, \u00e8 fugata nello Spasimo (1998). Il libro \u00e8 stato scritto in seguito all&#8217;offensiva della Mafia contro lo Stato culminata nelle stragi che videro nel 1992 la morte dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (alla cui esecuzione il narratore fa menzione alla fine del libro). Si tratta del testo pi\u00f9 sofferto della Trilogia, e non a caso. \u00c8 infatti quello che tratta di fatti contemporanei all&#8217;autore, ragione per cui gli viene a mancare a mancare \u2013 data la gravit\u00e0 dell&#8217;argomento trattato &#8211; il distacco. \u00c8 il meno lineare dei libri di Consolo nell&#8217;ossessivo affollarsi di passato e presente, nella contrapposizione di storia e memoria, nel vano bisogno di conforto che il ricordo potrebbe offrire e che suscita, invece, un bruciante sentimento di patimento, di sofferenza, di spasimo appunto. Il sostantivo del titolo (oltre al dipinto di Raffaello e alla chiesa eponima palermitana a cui si riferisce), \u00e8 allusivo allo strazio che da Palermo e dalia Sicilia si allarga e investe il mondo intero. Consolo fa scorrere il suo sguardo sempre pi\u00f9 ferito e indifeso sulla societ\u00e0 attuale in cui, sotto mentite e apparentemente benevole spoglie, domina sempre, e non solo subliminalmente, la violenza fascista avvallata dalla follia del libero mercato del capitalismo pi\u00f9 selvaggio, che ha inondato il mondo con la sua spietata corruzione. Dopo la guerra, l&#8217;Italia del dopo-<br> <br><em>2e Ivi, p. 171.3 lvi, p. 170.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>guerra, quella del futuro&#8230; Ma, si chiede il narratore, cosa hanno fatto di effettivo le due generazioni che si sono succedute dal secondo dopoguerra? Quella del padre (protagonista del libro, scrittore) Gioacchino Martinez e quella del figlio Mauro? La prima s&#8217;\u00e8 rinchiusa nell\u2019inerte escapismo dell'&lt;azzardo letterario&gt;&gt;31; la seconda mossa da quella che riteneva una \u00ablucida ragione32&gt;&gt; si \u00e8 data all&#8217;inconcludente violenza della lotta armata e del terrorismo. Ma \u00e8 cos\u00ec che si costruisce una &lt;&lt;nuova societ\u00e0, una civile,<\/p>\n\n\n\n<p>giusta convivenza&gt;&gt;33? Questa amara confessione, sottesa a tutte le ingarbugliate pagine del racconto, emerge finalmente nel capitolo conclusivo. Ma in quell&#8217;ultimo, XI capitolo, la catartica confessione<\/p>\n\n\n\n<p>scritta del protagonista e indirizzata all&#8217;estraniato figlio, proprio quando sembra lasciare trapelare che, nonostante tutto e tutti, il lume della ragione possa forse ancora riaccendersi e mandare qualche favilla, viene bruscamente interrotta da una telefonata allarmata che impone al protagonista di scappare e, di l\u00ec a poco, esplode sotto casa sua la bomba che distrugge la vita del giudice (senza nome ma \u00e8 Borsellino) e della sua scorta.<\/p>\n\n\n\n<p>Se la lettera, in quanto scrittura, era ancora a sole poche righe dalla  &nbsp;chiusa del libro l&#8217;unico salvagente possibile rimasto per aggrapparvicisi e cercare di non affogare, dopo l&#8217;esplosione rimane solo il silenzio. Storia e memoria sono morte. E con esse muoiono parola e scrittura e, quindi anche l&#8217;un tempo vagheggiata altra possibilit\u00e0 polifonica di scrivere la storia. Restano il silenzio e una cantilena popolare muta, un rituale senza pi\u00f9 speranza che irride forse apotropaicamente, qualsiasi salvezza, dovuta alla ragione e all&#8217;umanit\u00e0. Su queste ha prevalso l&#8217;animalit\u00e0, l&#8217;olivastro ha estirpato l&#8217;olivo: <br><em>Cerc\u00f2 di dire, ma dalle secche labbra non venne suono. Implor\u00f2 muto. O gran mano di Diu, ca tantu pisi, cala, manu di Diu, fatti palisi! <\/em>34<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo due millenni di civilt\u00e0 &lt;&lt;post Cristum natum i popolani si vedono ancora costretti a invocare l\u2019appalesarsi della giustizia divina&gt;&gt;35: pi\u00f9 sconsolata e sconsolante di cos\u00ec questa fine non poteva essere.<br><br> <em>31 Lo Spasimo di Palermo, Milano, Mondadori, 1998, p.126. <br>32 Ibid. <br>33 Ibid. <br>34 Lo Spasimo di Palermo cit., p, 131 <br>35 Ugo Dotti, Storia e memoria; Vincenzo Consolo, cit., p. 4,<\/em>  <br> <br> La data di pubblicazione del libro, 1998, la dice lunga sull&#8217;atmosfera che si respirava in Italia se anche un giornalista-scrittore &#8211; lontano letterariamente da Consolo ma a lui vicino in quanto a impegno civile &#8211; come Enrico Deaglio, nel 1992, in uno dei suoi racconti quasi veri ambientato in Sicilia, Il figlio della professoressa Colomba, descrive il progressivo eclissarsi della forza innovativa che un suo personaggio eccentrico e solitario, l&#8217;anglo-americano Michael Stetson Morse, aveva deciso di devolvere al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione del paese siculo scelto come sua patria adottiva. Ecco cosa gli fa dire il narratore ricorrendo, come far\u00e0 anche Consolo alla fine dello Spasimo, all&#8217;espediente della lettera, indirizzata al fratello Richard e che sar\u00e0 letta pubblicamente, senza essere ascoltata dai presenti, al proprio funerale dopo essere stato assassinato dalla Mafia: <\/p>\n\n\n\n<p>[.,.] Come ben sai, la mia opera qui si \u00e8 trasformata in un grande fallimento; ho tentato di promuovere un&#8217;istruzione e un&#8217;assistenza sanitaria moderna, ma mi sono dovuto arrendere; ancora adesso non riesco a capire perch\u00e9: ci deve essere qualcosa di importante in questo posto che mi sfugge, perch\u00e9 ancora adesso sono convinto che basterebbe poco per trasformarlo in un paradiso. [.,.l Quando arrivai qui, deciso a starci fino alla fine della mia vita, ebbi un colloquio con il prete. [.,.] Mi ammon\u00ec che il Male, qui al sud. \u00e8 talmente straripante e ostinato che pervade tutto e che uno come me non l&#8217;avrebbe mai potuto capire. [.,.] Qui ho visto tanta violenza, quotidiana, dura. Sono quindi stato spinto \u00e0 indignarmi. Ma, con il passare degli anni e con il progressivo esaurimento dei miei tentativi, ho imparato a controllare la mia indignazione, cercando di concentrarla sugli aspetti pi\u00f9 importanti, per scaricare su un punto solo la massima energia. Ma il solo risultato \u00e8 che anch&#8217;io ho smesso di indignarmi. [.,.] Per questo, caro Richard, mi dedico ora alle piccole cose. Conchiglie, pesci, fossili. La spiaggia qui, dove mi reco ogni mattina, \u00e8 sabbiosa e lunga tre miglia. [.,.] E\u2019 un paesaggio spettacolare, credimi. [\u2026] il luogo \u00e8 intatto e deserto, ma sui giornali ho ietto [.,.] che proprio qui \u00e8 in progetto un grande insediamento turistico, con alberghi e un piccolo aeroporto. Se qualcuno riuscisse a impedirlo! Se se ne potesse parlare sui giornali! Ti allego un po&#8217; di documentazione che ho raccolto&#8221;. Questo brano \u00e8 intriso dei tristi loci communes di cui traboccano, da sempre ormai, le vicende giudiziarie italiane circa il potere mafioso: speculazione edilizia, appalti truccati, corruzione, spietato controllo e abuso del territorio, eliminazione fisica e vituperante del nemico. Colpisce, ed \u00e8 per questo che l&#8217;ho riportato, che Deaglio faccia compiere al suo personaggio un percorso inverso a quello riservato da Consolo al protagonista del sorriso: dall&#8217;impegno alla collezione di conchiglie. <br><br><em>16 Enrico Deaglio, Il figlio della professoressa Colomba [1992], Palermo, Sellerio, 1996,pp. 105-108.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nessuna speranza, per nessun autore italiano impegnato, esiste pi\u00f9 negli anni Novanta subito prima e dopo la morte, nel1992, dr Falcone e Borsellino e delle loro scorte. Caterina, giovane eroina fuggita dalla Sicilia. parlando a Roma Dei loro paese natio al cugino Gerlando, che si appresta a divenire killer d&#8217;ultima generazione al fine di eliminare i colleghi di vecchia generazione, gli dice: La cosa tremenda \u00e8 che non sarebbe finita mai. E cos\u00ec, improvvisamente. mi \u00e8 sembrata la nostra Rocca di Loto. Un inferno perch\u00e9 tutti fanno sempre le stesse cose, dicono le stesse frasi. E si proteggono, l&#8217;un l&#8217;altro, perch\u00e9 questo inferno continui, perch\u00e9 non cambi mai, perch\u00e9 nessuno dall&#8217;esterno venga a turbarlo. Anche ora, che tutti si ammazzano .,. S\u00ec, si ammazzano per qualche interesse. per\u00f2 non per cambiare qualcosa, ma per continuare ad essere cos\u00ec come sono sempre stati.37 Con una manovra paradossale, ma realistica, nel suo libro &#8211; che tratta di una generazione siciliana che, persino nel ribellismo giovanile, non ha alternative all&#8217;uso dei metodi mafiosi -, Deaglio annoda il fatalismo di Verga e di Tomasi di Lampedusa con la desolazione a cui per la sua strada \u00e8 giunto Consolo, emblematizzandolo in un paese siciliano dove la modernizzazione passa stravolgendo tutto e non cambiando nulla. Nel 2002, in Catarsi, Consolo scrive parole che tornano retroattivamente all&#8217;explicit dello Spasimo e le affida ad Empedocle: Se le parole si fanno prive di verit\u00e0, di dignit\u00e0 e di storia, prive di fuoco e di suono, se ci manca il contorto loro, non c&#8217;\u00e8 che l&#8217;afasia. Non c&#8217;\u00e8 che il buio della mente, la notte della vita 38 ,.. Avviandomi a concludere, mi pare si possa cogliere, nell&#8217;ultimo Consolo, un&#8217;ulteriore passo. Dalla dissoluzione di qualsiasi speranza storica sancita dallo Spasimo &#8211; che mette la parola fine al suo dialogo illuminato e razionale sulla Storia intrapreso anche sulla scia di Sciascia e con Sciascia -, all&#8217;abbracciare sempre pi\u00f9 sfiduciato le ragioni di un male di vivere pi\u00f9 universale, cosmico, a forte reminiscenza leopardiana e pirandelliana, meno storico (quantomeno non solo storico) che, per\u00f2, lascia spazio al recupero <\/p>\n\n\n\n<p>37 Ivi, pp. 95-96.<br>38 Vincenzo Consolo, Catarsi, in Oratorio, San Cesarino di Lecce, Manni,2002,p.25.<br> <br> Dell\u2019 importanza, malgrado tutto, dell&#8217;azione individuale affidata alla parola &lt;&lt;&#8220;scritta e pronunciata&#8221;&gt;&gt; 39. Sempre nel Prologo della sua opera teatrale tragica Catarsi (in cui, ricordo, \u00e8 messo in scena il suicidio sull&#8217;Etna di un moderno Empedocle di Agrigento), Consolo, dice che la &lt;&lt;tragedia \u00e8 la meno convenzionale, \/ la meno compromessa delle arti 40&gt;&gt; e che \u00ab[a]l di l\u00e0 \u00e8 la musica. E al di l\u00e0 \u00e8 il silenzio&gt;&gt;41. E, altrove &#8211; ne La Metrica della memoria 42, riflessione critica sulla sua stessa scrittura &#8211; ricorda di avere voluto scrivere questi versi incipitari di Catarsi Perch\u00e9 la tragedia, in forma teatrale o narrativa, in versi o in prosa, rappresenta l&#8217;esito ultimo di quella che posso chiamare la mia ideologia letteraria, l&#8217;espressione estrema della mia ricerca stilistica. Espressione, in Catarsi, in forma teatrale o poetica, in cui si ipotizza che la scrittura, la parola, tramite il gesto estremo del personaggio, si ponga al limite della pronunciabilit\u00e0, tenda al suono, al silenzio.43 E questo si rinserra con la chiusa sul silenzio gi\u00e0 esperita e sofferta dal narratore dello Spasimo (1998): generi diversi, esiti analoghi. Col silenzio Consolo si era gi\u00e0 scontrato nel suo libro del 1994 L\u2019olivo e I&#8217; olivastro, il cui incipit non a caso recita: &lt;&lt;Ora non pu\u00f2 Narrate 44&gt;&gt; e in cui vengono negate la finzione letteraria e l\u2019invenzione del racconto&#8221; E, a proposito dell&#8217;Olivo e l&#8217;olivastro, ne La metrica della memoria, Consolo allude al narratore, all&#8217; \u00e0nghelos che vede interrotto il dialogo con i suoi destinatari, scomparso lo &lt;&lt;spirito socratico&gt;&gt; 45, perch\u00e9 ormai la cavea \u00e8 vuota, deserta. Sulla scena \u00e8 rimasto solo il coro che in tono alto, Lirico, in una lingua non pi\u00f9 comunicabile, commenta e lamenta la tragedia senza soluzione, la colpa, il dolore senza catarsi 46. <br><br><em>39 Vincenzo Consolo, citazione da Affabulazione di Pier Paolo Pasolini, nel Prologo di Catarsi, cit., p. 13. <br>40 Ibid. <br>41 Ibid.<br>42 Vincenzo Consolo, Per una metrica della memoria, ora la La parola scritta e pronunciata. <br>Nuovi saggi sulla narrativa di Vincenzo Consolo, a cura di Giuliana Adamo, prefazione di Giulio Ferroni, San Cesario di Lecce, Manni,2006, (con un CD con la lettura di Consolo di brani tratti da varie sue opere), pp. 177 -189. Per la storia esterna del saggio di Consolo si rimanda alla mia nota con asterisco a fine dell&#8217;appena nominato libro, p. 188.<br>43 lvi, p. 178.<br>44 Vincenzo Consolo, L&#8217;olivo e l\u2019olivastro 1994), Milano, Mondadori, 2000, p. 9.<br>45 Vincenzo, Consolo, Per una metrica della memoria, cit., p. 187.<br>46 Ibid.<\/em>  <br> <br> Sempre pi\u00f9 netto \u00e8 il passaggio operato da Consolo, fin dai suoi esordi letterari, da scrittura della comunicazione a scrittura dell&#8217;espressione. L\u2019unica, ormai, secondo lui, in cui possa scriversi un romanzo: Nelle mie narrazioni c&#8217;\u00e8 sempre l&#8217;interruzione del racconto e il cambio della scrittura, il suo alzarci di tono, svolgersi in forma ritmica, lirico-poetica.47 Se l&#8217;atteggiamento nei confronti di parola e silenzio \u00e8 andato peggiorando &#8211; culminando nella disperata chiusa dello Spasimo, che \u00e8 un romanzo, nell&#8217;ultimo Consolo riemerge la speranza nella catarsi, nel potere consolatorio della parola, ma in un genere letterario diverso, quello teatrale di greca memoria con tanto di anghelos e coro. Eccolo, quindi, in Catarsi, affidare la deuteragonista di Empedocle, Pausania, la rivendicazione del ruolo del narratore: Io sono l&#8217;anghelos, il messaggero necessario, colui che narra, che riferisce in tono basso la tragedia. che dice l\u2019indicibile, che rappresenta l\u2019irrappresentabile. Io sono il coro, l&#8217;eco sonora del crudo, del muto evento, colui che piange, si lamenta in geometrica cadenza, come vuole il rito, Poich\u00e9 solo nel rito, come quello teatrale, nelle frasi. nelle movenze stabilite \u00e8 possibile dire del dolore, della colpa, \u00e8 possibile che avvenga la catarsi.48 E, ancora, restituisce alla parola la sua funzione super partes et super omnes et omnia, oltre la Storia. \u00c8 Empedocle a parlare: Chi \u00e8 presso alla morte si fa profeta. Io vi dico: la sua poesia eretica, blasfema, com&#8217;\u00e8 la poesia vera, in questo tempo uniforme e tondo come una sfera spenta, la sua esplosione, la sua voce di vento e acqua, di terra e fuoco, valicher\u00e0 me, voi, la storia, dopo millenni illuminer\u00e0 la terra come la luce d&#8217;una remota stella. Ultimo ma non meno importante, Consolo, oltre all&#8217;impegno letterario, ha da sempre portato avanti, con coerenza e coraggio quello dell\u2019impegno giornalistico (tra i pochi in Italia, in un passato recente, a schierarsi pubblicamente contro l&#8217;ex governatore della regione Sicilia Tot\u00f2 Cuffaro, che ha passato anni in galera per associazione mafiosa) &#8221; La sua ultima accorata difesa della forma teatrale tragica, lo porta a realizzare un testo composito e inatteso: l&#8217;atto unico intitolato Pio La Torre, orgoglio di Sicilia (2009), scritto su incarico del Centro di Studi ed Iniziative Culturali Pio La Torre, col pre- <\/p>\n\n\n\n<p><em>47 Ivi, p, 187. <br>48 &nbsp;Catarsi, cit., p. 43. <br>49 &nbsp;lvi, p. 39.<\/em> <br> <br> ciso intento di destinarlo alle scuole. Il testo composito, dicevo, \u00e8 a cavallo tra storiografia e teatro. Infatti, \u00e8 in parte un obiettivo resoconto storico di alcuni dei fatti pi\u00f9 significativi della storia siciliana a partire dal secondo dopoguerra (dalla lotta contro il feudo all&#8217; industrializzazione, al boom economico, attraversando le successive fasi della migrazione dei siciliani e dei meridionali e il continuo conflitto con la Mafia, strumento di potere connivente con lo Stato). I resoconti storici sono affidati a tre voci narranti che offrono mirabilmente &lt;&lt;una drammatica sintesi della vita politica e sociale dell&#8217;Italia dal primo dopoguerra&gt;&gt;, come recita la nota introduttiva vergata da Vito Lo Monaco. Ma \u00e8 anche un dialogo mimetico tra i personaggi coinvolti da cui emerge &#8211; con discrezione e grande efficacia &#8211; il loro vissuto, il loro credo, i loro valori pagati con il prezzo delle loro stesse vite. La storia del grande sindacalista comunista, successore del precedentemente assassinato Placido Rizzotto, che sar\u00e0 assassinato a sua volta dalla Mafia insieme al suo amico-autista Rosario Di Salvo il 10 aprile 1982, si profila sullo sfondo della Storia d&#8217;Italia dal secondo dopoguerra ad oggi. Si ratta di uno scritto in cui Consolo con penna leggera e obiettivamente implacabile delinea, e fa rivivere, il travaglio e l&#8217;evoluzione del nostro Paese verso la modernit\u00e0. Credo che un testo come questo, sia la fertile eredit\u00e0 lasciata  da Consolo ai pi\u00f9 giovani: un modello di scrittura della Storia &#8211; obiettivo, espresso con lingua e stile efficacemente comunicativi, che tenga conto del punto di vista delle vittime e di chi gli sopravvive. Un linguaggio diretto, lontano da quello dell\u2019&#8217;espressione letteraria. Ecco perch\u00e9 questo suo ultimo tentativo di comunicare la storia potrebbe germogliare al contrario di quello letterario. Quest&#8217;ultimo \u00e8 uno stile: individuale, unico ed irripetibile per definizione; l&#8217;altro suggerisce un metodo. Gli stili sono, e devono restare, inimitabili; i metodi si imparano e si applicano. Concludo lasciando la parola a Consolo, a futura memoria:<br><br><em> 50 <strong>Vito Lo Monaco<\/strong>, nota editoriale a Vincenzo Consolo, Pio La Torre. Orgoglio di Sicilia, Palermo, Centro di Studi ed iniziative Culturali PioLaTorre,2009,pp.4 &#8211; 5,p.4.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>L\u2019atto unico \u00e8 stato donato da Vincenzo Consolo al Centro Studi affinch\u00e9 fosse usato come strumento di memoria e di educazione civica.  <br> Io sono stato onorato, al di l\u00e0 di ogni retorica, quando il Centro Pio La Torre mi ha incaricato di scrivere quest&#8217;atto unico, destinato alle scuole, [e di essere qui,] oggi, in questa sede cos\u00ec importante qual \u00e8 il carcere dei Pagliarelli. Ecco io dico che la storia di Pio La Torre \u00e8 la storia di tanti altri che sono la nobilt\u00e0 di Sicilia. Io non credo ai signori gattopardi. Mi ha molto irritato da sempre la frase di Lampedusa &lt;&lt;Noi fummo i leoni, i gattopardi e dopo di noi vennero le iene e gli sciacalletti. Questi signori che abitavano nei loro palazzi, questi feudatari, sapevano benissimo chi erano le iene e gli sciacalletti. Erano i gabellotti, i soprastanti. Erano quelli che sfruttavano il lavoro dei braccianti e dei contadini, dove \u00e8 nata La Mafia, e che poi portavano i profitti nei palazzi dei signori nobili palermitani. Io credo che la vera nobilt\u00e0 di Sicilia sia, appunto, rappresentata da quei braccianti, da quei contadini, da quei sindacalisti come Pio La Torre. Figura di grande nobilt\u00e0 \u00e8 quella di Francesca Serio, la madre di Turiddu Carnevale, di cui ci parla Carlo Levi ne Le parole sono pietre. E si potrebbero fare tantissimi altri nomi, una lista enorme di persone che hanno sacrificato la vita per ii riscatto della loro dignit\u00e0, per avere riconosciuti i loro diritti. E poi, oltre i braccianti, i contadini, i sindacalisti, sono stati anche i magistrati e le forze dell&#8217;ordine ad avere sacrificato la vita per il riscatto di questa nostra terra. Io ho avuto l&#8217;onore di conoscere alcuni di questi magistrati. Ho conosciuto Falcone. Ho conosciuto Gian Giacomo Ciacco Montaldo. E pensare alle loro figure&#8230; veramente quella \u00e8 la vera nobilt\u00e0 di Sicilia: i braccianti. i  sindacalisti, i contadini, i magistrati e le forze dell&#8217;ordine che hanno pagato con la vita per il riscatto di questa nostra terra.<\/strong><\/em><strong>51<\/strong><br> <br> <\/p>\n\n\n\n<p>51 Trascrizione mia dell&#8217;intervento orale tenuto da Vincenzo Consolo in occasione della rappresentazione del suo atto unico Pia La Torre, orgoglio di Sicilia, avvenuta sabato 17 aprile 2010 al teatro della casa circondariale Pagliarelli a Palermo. (v. on line: <strong><em>www.piolatorre.it<\/em><\/strong> \u00a0\/video). Mia la responsabilit\u00e0 dell&#8217;interpunzione e della paragrafatura.<br><br>da Strumenti critici\/ a. XXXI, n. 2, maggio &#8211;  agosto 2016<br><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"465\" class=\"wp-image-2289\" style=\"width: 700px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/adamo-consolo32473856_n-1.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/adamo-consolo32473856_n-1.jpg 1446w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/adamo-consolo32473856_n-1-300x199.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/adamo-consolo32473856_n-1-1024x680.jpg 1024w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/adamo-consolo32473856_n-1-768x510.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><br><br> <em>Questa \u00e8 una foto del 2007, in occasione della (terza!) venuta in <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/collegionuovopavia\/?__cft__[0]=AZWjveNbwLZo8ZKionvtcjx_ZsePENKqCsNszfCYFrHvNdQn3gkgtLRgtlZRPlm5XllNp4DhiHnvyTIJn79X_o8eU8P2Diy4FHLKCDl2limD5KaulCDwaXa-Wg3u9tssex2ertptw_5gXz3DLj6nPbyb&amp;__tn__=%2Cd-UC%2CP-R\">Collegio Nuovo &#8211; Fondazione Sandra e Enea Mattei<\/a>, per un incontro aperto al pubblico, dello scrittore Vincenzo Consolo. E la nostra Alunna, Giuliana Adamo, era con lui e Cesare Segre, a presentare la raccolta di saggi, da lei curata per <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/manniedit\/?__cft__[0]=AZWjveNbwLZo8ZKionvtcjx_ZsePENKqCsNszfCYFrHvNdQn3gkgtLRgtlZRPlm5XllNp4DhiHnvyTIJn79X_o8eU8P2Diy4FHLKCDl2limD5KaulCDwaXa-Wg3u9tssex2ertptw_5gXz3DLj6nPbyb&amp;__tn__=kK-R\">Manni Editori<\/a>, dedicata allo scrittore. <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giuliana Adamo In quel panorama saggistico cos\u00ec completo delle tendenze e delleaporie dello spirito del XX secolo che \u00e8 Uomo senza qualit\u00e0,Musil mette a fuoco la complessa, subdola, disperata problematicain cui lotta l&#8217;uomo contemporaneo. Dibattuto sempre tra duepoli, l&#8217;uomo \u00e8 condannato all&#8217;incertezza, ad una perenne insicurezza,che investe, ovviamente, anche la Storia, ormai talmente deprivatadell&#8217;ottimistica visione &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2286\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Vincenzo Consolo e la storia<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[144],"tags":[712,963,961,622,162,318,23,77,965,964,307,962,204,70,202,817,658,200,958,910,119,19,32,36,823,153,57,37,260,675,966,83,151,959,957,459,29,960,906,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2286"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2286"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2286\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2290,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2286\/revisions\/2290"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2286"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2286"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2286"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}