{"id":2279,"date":"2021-06-29T19:20:55","date_gmt":"2021-06-29T19:20:55","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2279"},"modified":"2021-08-02T19:38:20","modified_gmt":"2021-08-02T19:38:20","slug":"leone-di-sicilia-epopea-di-unisola-in-500mila-scatti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2279","title":{"rendered":"Leone di Sicilia, epopea di un\u2019isola in 500mila scatti"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\">Un archivio monumentale. Per raccontare la fine della civilt\u00e0 agricola, gli scempi edilizi, le feste patronali. E quella celebre foto che ritrae Bufalino, Consolo e Sciascia (foto di Giuseppe Leone)<br><em>di\u00a0Concetto Prestifilippo<\/em><\/h1>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.repstatic.it\/content\/localirep\/img\/espresso\/2021\/06\/25\/154534823-52b9696f-c74a-471f-842f-8d534a50e3d7.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>29 GIUGNO 2021\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCaro Andreose, mi permetta di segnalarle un fotografo con bottega a Ragusa che sembra scivolato da una pagina di Brancati\u00bb. Giuseppe Leone \u00e8 il nome del fotografo citato. La bizzarra lettera di patronage reca la firma di Leonardo Sciascia. Destinatario della missiva, Mario Andreose, direttore editoriale della Bompiani. Milano, era il 1986. Segu\u00ec una serie di elegantissimi libri fotografici di grande successo. Dopo trentacinque anni, Andreose ha inviato la stessa eccentrica fideiussione a Elisabetta Sgarbi. Questa volta l\u2019invito trova realizzazione nella mostra fotografica \u201cMetafore\u201d, appena inaugurata a Bergamo presso la galleria Ceribelli, evento inserito nel palinsesto delle manifestazioni di \u201cMilanesiana 2021\u201d.<br>\u00abNon andr\u00f2 mai pi\u00f9 in Sicilia\u00bb, scrive nella sua introduzione al catalogo della mostra Elisabetta Sgarbi. Un proposito doloroso legato alla scomparsa dei suoi amici Claudio Perroni e Franco Battiato. Mentre si arrovellava tra questi pensieri, \u00e8 giunta la proposta della retrospettiva. \u00abLa mia adesione \u00e8 stata istantanea, la mostra fotografica di Giuseppe Leone \u00e8 stato un rimbalzo nel passato\u00bb, sottolinea lei con trasporto: \u00abA lui mi legano i primi ricordi da giovane editor, quando Mario Andreose, direttore dell\u2019allora gruppo editoriale Fabbri Bompiani, mi portava in Sicilia, per sedurre i due massimi scrittori siciliani: Leonardo Sciascia e Gesualdo Bufalino\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Giuseppe Leone, 84 anni, custodisce nel suo archivio pi\u00f9 di 500 mila scatti, sessanta i libri fotografici con testi firmati dai grandi autori della letteratura del Novecento. Trovarlo \u00e8 semplicissimo. Chiedi informazioni nel centro storico di Ragusa e tutti rispondono con un\u2019esclamazione: \u00abAh, Peppino\u00bb, e indicano il suo studio-galleria che troneggia sulla salita di corso Vittorio Veneto a pochi metri della cattedrale di San Giovanni Battista, la chiesa dove per quasi sessanta anni fu maestro d\u2019organo il padre. Voleva fare il pittore ma si ritrov\u00f2 a fare il ragazzo di bottega nello studio del fotografo Antoci. Giusto il tempo di apprendere l\u2019arte della foto di studio e di comprare una prima macchina fotografica a soffietto, una Voigtlander Bessa 6&#215;9. La stessa macchina che gli consent\u00ec, appena sedicenne, di immortalare uno dei suoi pi\u00f9 celebri scatti: un treno che attraversa ansimante il ponte della vallata San Leonardo e Ragusa Ibla sullo sfondo.<\/p>\n\n\n\n<p><br>A dispetto della sua et\u00e0, il dopo Covid per il fotografo siciliano \u00e8 un tripudio di iniziative. Oltre l\u2019esposizione bergamasca, a Ragusa \u00e8 stata inaugurata una mostra dedicata agli scrittori Gesualdo Bufalino, Vincenzo Consolo e Leonardo Sciascia. In Campania, a luglio, si inaugura una mostra dedicata alle meraviglie della Costiera amalfitana. In autunno \u00e8 prevista l\u2019uscita del libro \u201cLa Sicilia passeggiata\u201d con un testo di Vincenzo Consolo, curato dal critico letterario Gianni Turchetta. Altri due libri in uscita per il prossimo Natale.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Leone \u00e8 un bracconiere di epifanie. Nel corso di quasi settanta anni di attivit\u00e0 ha percorso in lunga e largo la Sicilia. Non c\u2019\u00e8 villaggio dell\u2019entroterra o paesino della costa che non abbia fotografato, prima che uno dei due sparisse, definitivamente, per dirla con le parole del suo grande amico, lo scrittore Vincenzo Consolo. Scattando, senza sosta, ha messo in salvo, condotto a riva i relitti di un naufragio culturale. Immagini che testimoniano una trasformazione sociale epocale, la fine della civilt\u00e0 contadina. Alberga ormai solo in questo mezzo milione di fotogrammi la Sicilia della grande emigrazione. Tra il 1960 e il 1970, 700 mila siciliani lasciarono l\u2019isola. Duecentomila nella sola Germania. Il treno del Sud, che di solare aveva solo il nome, era una tradotta con tanfo di creolina. Scaricava nelle gelide stazioni padane eserciti di braccianti trasformati in operai utili al nascente triangolo industriale del nord. Seguendo il monito inascoltato di Pier Paolo Pasolini, Leone ha continuato a fermare questi attimi. Mentre l\u2019Italia si omologava inesorabilmente, ha registrato l\u2019abbandono delle campagne, lo spopolamento dei centri storici, lo stravolgimento del paesaggio, la distruzione del patrimonio archeologico, la sistematica spoliazione delle chiese, la speculazione edilizia, il deturpamento delle coste, l\u2019imbarbarimento dei costumi. Un casellario fotografico che vale un intero museo antropologico. Nei suoi classificatori albergano le sequenze delle feste patronali, quelle delle confraternite dolenti e degli incappucciati spagnoleggianti. Il mare vagheggiato immortalato guadagnando promontori sospesi. Svelato il fasto d\u2019antan varcando la soglia di palazzi nobiliari. Mostrato le ritualit\u00e0 dei contadini scapicollando per colline ineffabili. Rianimato l\u2019atmosfera sospesa delle botteghe artigianali. Catturato scorci sconosciuti agguattato nei conventi e nelle chiese. I suoi scatti sono stati pubblicati sulle copertine delle riviste pi\u00f9 prestigiose. Ha ritratto i grandi intellettuali e gli artisti pi\u00f9 affermati. Fotografie che continuano a disvelare la Sicilia bramata dai viaggiatori del Grand Tour. Vengono a intervistarlo le troupe delle Bbc, giungono collezionisti da tutto il mondo, grandi couturier come Dolce &amp; Gabbana utilizzano le sue foto per le loro campagne pubblicitarie mondiali, ma la Sicilia non ha mai trovato il tempo di dedicargli un\u2019antologica.<\/p>\n\n\n\n<p><br>L a sua carriera muove dall\u2019incontro di due straordinari artisti, Leonardo Sciascia ed Enzo Sellerio. Fu una strana coincidenza. Una di quelle stranezze misteriose che Sciascia amava tanto. Il loro primo incontro ebbe come scenario la sede palermitana della casa editrice Sellerio. Leone aveva chiuso l\u2019impaginazione del suo primo libro \u201cLa pietra vissuta\u201d. Enzo Sellerio, maestro di tutti i maestri della fotografia siciliana, gli chiese di seguirlo, voleva presentargli una persona. Il fotografo di Ragusa si trov\u00f2 al cospetto di Sciascia, seduto su un divano mentre fumava l\u2019eterna sigaretta. A colpirlo fu l\u2019immediata domanda del maestro di Regalpetra che gli chiese se conoscesse la prefettura di Ragusa. Leone, intimorito, rispose ingenuamente di s\u00ec. Sciascia rincalz\u00f2, divertito, spiegando che il riferimento era alle tempere realizzate da Duilio Cambellotti. Pitture che adornavano il palazzo della prefettura. Lo scrittore aveva gi\u00e0 in mente un lavoro dedicato a una pagina rimossa della storia italiana. Paradossalmente quella sua prima domanda, dopo qualche anno, si trasform\u00f2 nel loro ultimo libro: \u201cInvenzioni di una prefettura\u201d, edito da Bompiani. Il libro fu pubblicato proprio dal direttore editoriale Mario Andreose, dopo la bizzarra lettera di presentazione sciasciana. A Ragusa, Sciascia riusc\u00ec a visitare i saloni della prefettura. Le pareti erano state foderate, per anni, da teloni scuri che coprivano le pitture di Cambellotti. Fu dunque un autentico disvelamento. Realizzarono un libro autenticamente sciasciano. Contraddistinto dalla sua cifra stilistica: la spasmodica ricerca della verit\u00e0. Anche la verit\u00e0 scomoda, come quella del regime fascista.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque misteriosamente, la prima cosa che Sciascia aveva chiesto a Leone, fu l\u2019ultimo libro della loro lunga collaborazione. Dopo il primo incontro palermitano, i due entrarono subito in sintonia. Sciascia si rec\u00f2 a Ragusa, pi\u00f9 volte. Batterono la Sicilia in lungo e largo per mostre, convegni, feste di piazza. Ma in tanti anni di amicizia, il fotografo non os\u00f2 mai dare del tu all\u2019autore del \u201cGiorno della civetta\u201d. Sciascia \u00e8 stato una persona determinante, per la carriera di Leone. Le sue parole, le sue indicazioni, gli hanno aperto orizzonti inesplorati, conferendo metodo al suo lavoro di fotografo. Il loro primo libro fu \u201cLa Contea di Modica\u201d. In quell\u2019occasione, ricorda Leone, ebbe modo di conoscere il grande valore dell\u2019uomo e dello scrittore. Quando gli chiese, intimidito, come procedere, Sciascia gli rispose che dovevamo agire in piena autonomia. Al fotografo lasciava l\u2019autonomia di sviluppare il suo racconto per immagini, Sciascia avrebbe tratteggiato la sua narrazione con le parole. Quando Sciascia arrivava a Ragusa, non mancava l\u2019appuntamento a Scicli, nello studio del pittore Piero Guccione che lo scrittore stimava e apprezzava per la sua maestria e per il suo riserbo, una taciturna discrezione che sembrava accomunarli. La conversazione con Leone \u00e8 un continuo affastellarsi di aneddoti legati al carosello di ritratti che affollano le pareti del suo studio. Osserva le immagini che tratteggiano i volti di Enzo Sellerio, Danilo Dolci, Ignazio Buttitta, Franco Battiato, Piero Guccione, Elvira Sellerio e mille altri artisti. Ma una spicca su tutte.<\/p>\n\n\n\n<p><br><strong>Una fotografia che ormai diventata una foto simbolo, quella che ritrae i tre scrittori Gesualdo Bufalino, Vincenzo Consolo e Leonardo Sciascia.<\/strong>&nbsp;Un frammento in bianco e nero dell\u2019intensa intimit\u00e0 che si registrava in contrada Noce, la tenuta estiva di Leonardo Sciascia. Lo scatto \u00e8 del 1982 e segna non solo la fine del Novecento letterario, ma anche il tramonto della cultura eccentrica. Quella incarnata da tre intellettuali che operarono lontano dai centri del potere della cultura ufficiale. Scrittori di provincia ma non provinciali. Artisti di levatura europea, nati in tre minuscoli paesi siciliani: Racalmuto, Sant\u2019Agata di Militello e Comiso. Ad organizzare il rendez-vous a Racalmuto fu Aldo Scim\u00e8, intellettuale e giornalista della Rai. Una circostanza memorabile, per il tenore della conversazione e per gli argomenti trattati, permeato da un clima di meravigliosa complicit\u00e0. La risata immortalata nella sequenza fotografica smonta anche un altro abusato assunto, quello che vedeva i tre grandi autori siciliani tratteggiati come tristi e inguaribili pessimisti. A scatenare l\u2019incontenibile e fragorosa risata fu il riferimento ad altri due grandi autori isolani: Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Lucio Piccolo. Sciascia raccont\u00f2 del loro arrivo a Milano, invitati dall\u2019organizzatore del premio San Pellegrino, Eugenio Montale. Il poeta aveva convocato i due cugini siciliani che accompagnati da un valletto, si presentarono infagottati in pesanti pastrani, bizzarri come Tot\u00f2 e Peppino nella celebre sequenza cinematografica. Mentre Sciascia raccontava l\u2019episodio e si appales\u00f2 la scena dei due cugini a Milano curiosamente intabarrati, scoppi\u00f2 la fragorosa risata dei tre scrittori, eternizzata dal bianco e nero della sequenza fotografica.<\/p>\n\n\n\n<p>A conclusione della lunga conversazione, Giuseppe Leone racconta un episodio accaduto alla fine degli anni Ottanta, l\u2019arrivo in Sicilia proprio del direttore editoriale della Bompiani Mario Andreose, personaggio dal quale muove questa conversazione. Uomo elegante, colto e raffinato, si ritrov\u00f2 smarrito al cospetto delle complessit\u00e0 della Sicilia. Leone e Andreose partono alla volta di Racalmuto. Ad attenderli lo scrittore e la moglie Maria. Nel caldo di un\u2019estate siciliana infuocata, non vengono risparmiati all\u2019inappuntabile intellettuale veneto, rag\u00f9 ribollenti e succulenti manicaretti. Con lo stesso smarrimento che attanagliava il buon Chevalley tra le pagine de \u201cIl Gattopardo\u201d, Andreose rivolgendosi di soppiatto al vicino Leone, chiese furtivamente se il numero delle portate fosse destinato ad aumentare. Ricevuto, per tutta risposta, che si era solo all\u2019inizio, allent\u00f2 con discrezione il nodo della cravatta, estraendo un fazzoletto dal taschino della giacca, asciugando con altrettanta discrezione la fronte dalle minuscole gocce di sudore che imperlavano la sua fronte.<br><br><br> L&#8217;Espresso del 29 giugno 2021<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un archivio monumentale. Per raccontare la fine della civilt\u00e0 agricola, gli scempi edilizi, le feste patronali. 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