{"id":2274,"date":"2021-07-29T10:45:18","date_gmt":"2021-07-29T10:45:18","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2274"},"modified":"2021-07-29T10:53:36","modified_gmt":"2021-07-29T10:53:36","slug":"vincenzo-consolo-il-dovere-di-scrivere-sulla-mala-pianta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2274","title":{"rendered":"Vincenzo Consolo: il dovere di scrivere sulla \u00abmala pianta\u00bb"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>di <strong>Laura Pisanello<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Settant\u2019anni\nli ha compiuti nel 2003. <strong>Vincenzo Consolo<\/strong>,\nscrittore raffinato e schivo, nasce infatti, nel 1933, a Sant&#8217;Agata di\nMilitello, paese costiero in provincia di Messina. Ma fin da giovane si trasferisce\na Milano e cosi, da scrittore meridionale immigrato al Nord, nella memoria e\nnell&#8217;impegno ha trovato le sue principali fonti di ispirazioni. Settant&#8217;anni &#8211; scrive\nConsolo &#8211; che hanno fatto di me un \u00abtestimone, una lastra memoriale di eventi\ncruciali svoltisi in questo lungo tempo, il Novecento appena tramontato\u00bb nel\nPaese e in particolare in Sicilia. In Sicilia ho visto concludersi la guerra,\niniziare la nuova vita civile, l&#8217;imporsi della necessit\u00e0 di emigrare al\nNord.&nbsp; \u00abHo visto &#8211; scrive ancora nella\nprefazione a <em>Per Vincenzo Consolo<\/em>\n(Piero Manni editore,2004) &#8211; la fine del mondo contadino, lo spopolarsi di\npaesi e di campagne, il nascere di quell&#8217;illusione industriale che avrebbe\ncreato i pozzi mefitici di Augusta, di Priolo, di Gela; ho visto, nel vuoto\ncreato dall&#8217;esodo della parte pi\u00f9 consapevole del popolo, ricrescere e\ningigantirsi la mala pianta siciliana della mafia, quell&#8217;osceno olivastro che, in\nsimbiosi col potere politico, ha devastato il paesaggio, fisico e umano\ndell&#8217;isola\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Msa<\/strong>. <strong>La Sicilia di oggi \u00e8 molto cambiata rispetto a quella della sua\ninfanzia?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Consolo.<\/strong> Moltissimo. Nessuno pretende che tutto si fermi, si cristallizzi,\nma avrei desiderato che lo sviluppo fosse un progresso pi\u00f9 armonico nel\nrispetto della dimensione umana.<\/p>\n\n\n\n<p>Invece, si \u00e8 costruito\nselvaggiamente, spesso &#8211; lo apprendiamo dalle cronache &#8211; eludendo qualsiasi\nlegge e contro le istituzioni. Poi, siccome c&#8217;e questo Stato paternalistico che\ncondona, allora tutti osano.<\/p>\n\n\n\n<p>lo ho cercato di esprimere\nquesto mio rammarico, questo dolore per questa mia terra sfigurata, in <em>L\u2019olivo e l&#8217;olivastro<\/em> che racconta un\nviaggio in Sicilia di uno che se ne era andato via da parecchi anni. E, quando\nritorna, trova questo degrado non solo da un punto di vista paesaggistico, ma\nanche da un punto di vista umano. Un po&#8217; sullo schema omerico del ritorno di\nUlisse. E\u2019 un Ulisse che non ritrova pi\u00f9 la sua Itaca, che durante la sua assenza\n\u00e8 sparita.<\/p>\n\n\n\n<p>Ovviamente\nquesto Ulisse \u00e8 lei stesso, con i suoi continui allontanamenti e ritorni alla terra\nnatale&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Non posso fame a meno perch\u00e9\ne il luogo della memoria, degli affetti. Quando nasciamo veniamo incisi dai\nsegni della cultura e della natura. E la Sicilia ha una grande ricchezza, anche\nnella stratificazione linguistica e culturale (civilt\u00e0 greca, latina, araba,\nspagnola). Nel nostro dialetto ci sono ancora queste matrici di lingue del passato:\nio scavo da filologo nella lingua, per un bisogno di memoria.<\/p>\n\n\n\n<p>Bisogna avere la consapevolezza dei luoghi dove si \u00e8 nati, ma questo ci deve servire per aprirci alla conoscenza degli altri, non a chiuderci e a regredire.<br><br>foto Mike Palazzotto<br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"900\" class=\"wp-image-2275\" style=\"width: 600px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/224959937_959537321565458_4648926346526049356_n.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/224959937_959537321565458_4648926346526049356_n.jpg 1575w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/224959937_959537321565458_4648926346526049356_n-200x300.jpg 200w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/224959937_959537321565458_4648926346526049356_n-683x1024.jpg 683w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/224959937_959537321565458_4648926346526049356_n-768x1152.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/224959937_959537321565458_4648926346526049356_n-1024x1536.jpg 1024w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/224959937_959537321565458_4648926346526049356_n-1365x2048.jpg 1365w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Lei ha visto l&#8217;esodo dal Sud al\nNord negli anni Cinquanta?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Vengo\nda una terra di immigrazione e di emigrazione (a Tunisi agli inizi del secolo\nc&#8217;erano novantamila italiani). Quando ero studente a Milano, negli anni\nCinquanta, ho visto il grande esodo di braccianti meridionali verso il Nord. Ho\nvisto in piazza Sant&#8217;Ambrogio il Centro orientamento immigrati, dove arrivavano\ncontadini dalla stazione centrale in quei nebbiosi inverni milanesi e venivano\nscaricati l\u00ec dove c\u2019erano le delegazioni dei Paesi stranieri, del Belgio, della\nFrancia e della Svizzera e da l\u00ec venivano avviati o nelle miniere di carbone\ndel Belgio o nelle fabbriche francesi. Capii in quel momento il dramma dell&#8217;immigrazione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come si comportano oggi gli\nitaliani con gli immigrati?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8\nun sentimento di paura, di xenofobia, verso gli immigrati, che vengono immediatamente\n\u00abcriminalizzati\u00bb (anche chiamarli \u00abclandestini\u00bb li marchia). Voglio dire che\nquesto \u00e8 un sentimento cieco perch\u00e9 la storia dell&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 fatta di incontri\ne arricchimenti reciproci, di spostamenti di popolazioni da un luogo all&#8217;altro.\nOggi il nostro Paese sta invecchiando e questi immigrati sono giovani e portano\nveramente nuove energie.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle\ncronache sull&#8217;immigrazione Siciliana dell&#8217;Ottocento ho letto che i primi\npassaporti venivano dati ai delinquenti, mentre la gente che non aveva conti in\nsospeso con la legge veniva sottoposta a visite mediche e spesso veniva\nscartata. Ci sono anche tra gli immigrati di oggi quelli che delinquono, ma la\nmaggior parte di loro sono persone oneste che scappano da luoghi di violenza,\ndi miseria e vengono a cercare speranza.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tornando alla Sicilia, in questi\nultimi tempi sembra che il problema della mafia non esista pi\u00f9 &nbsp;&#8230;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Dopo\nii 1992, che \u00e8 stato l&#8217;anno dell&#8217;impegno, della mobilitazione, \u00e8 sceso il silenzio.\nQuesto silenzio sulla mafia \u00e8 un silenzio anche inquietante. L\u2019interesse della\nmafia \u00e8 sempre stato quello di stabilire rapporti con il potere politico. Ora,\nquando la mafia tace evidentemente si desume che questi rapporti sono ben saldi\ne ben stabiliti. Nel momento delle rotture avvengono le vendette e i fatti\neclatanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Leonardo\nSciascia, dopo aver scritto i primi libri (<em>II\nConsiglio d&#8217;Egitto, Morte dell&#8217;Inquisitore<\/em>) incominci\u00f2 la serie dei romanzi\ngialli <em>con II giorno della civetta<\/em>.\nQuando lo andavo a trovare, gli comunicavo la mia disapprovazione da lettore\nper questa svolta. Lui sorrideva perch\u00e9 aveva scelto questa tecnica del romanzo\npoliziesco per dire altro. Capii, dopo, che lui aveva sentito l&#8217;urgenza di\naffrontare un tema come quello della mafia, servendosi di uno strumento\ncollaudato come ii romanzo poliziesco. Nei suoi romanzi non si arriva mai all&#8217;individuazione\ndel colpevole. Sciascia voleva dire che erano delitti politico-mafiosi, erano delitti\ndel potere e li potere non poteva processare e condannare se stesso. Sciascia\ncon questi romanzi ci ha dato il quadro di quella che \u00e8 stata la storia d&#8217;Italia\ndagli anni Sessanta in poi.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi\nchiedo se sappiamo qualcosa di preciso, per esempio, sul delitto Moro &#8230;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Lei segu\u00ec anche, come cronista,\ndei processi di mafia?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Su invito\ndel direttore de \u00abL\u2019Ora\u00bb di Palermo, nel 1975 presi aspettativa dalla Rai e\nandai a Palermo. Avrei dovuto dirigere le pagine culturali, ma non si videro\nmai: feci molti servizi, inchieste, poi mi mandarono a Trapani a seguire un\nprocesso in corte d&#8217;Assise. C\u2019era un pubblico ministero che si chiamava Gian\nGiacomo Ciaccio Montalto, intelligentissimo, preparato. Dietro questo processo\nc&#8217;erano la mafia, il traffico della droga. Una sera Montalto mi invit\u00f2 a casa\nsua, a Val d&#8217;Erice, sopra Trapani. E alla fine mi disse che riceveva moltissime\ntelefonate e lettere anonime con minacce di morte: \u00abSe mi dovesse succedere\nqualcosa, lei lo scriva\u00bb. Gli chiesi perch\u00e9 non lo raccontasse alla polizia e\nlui rispose: \u00abDei miei superiori non mi fido\u00bb. Mi sembrava di vivere in un\nromanzo giallo. Tornai a Milano e qualche anno dopo Montalto fu ucciso. lo raccontai\nla vicenda, Sciascia, che allora era deputato a Roma, fece una interrogazione\nalla Camera; il ministro rispose che a loro non risultava che Ciaccio Montalto\navesse ricevuto minacce.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Lei si \u00e8 laureato in legge ma non\nha intrapreso la carriera forense&#8230;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Avrei\nvoluto studiare Lettere, ma era considerata una facolt\u00e0 da donne. Mi laureai in<\/p>\n\n\n\n<p>Giurisprudenza\na Milano e poi tornai in Sicilia dove andai a insegnare diritto in scuole\nagrarie di montagna. Lo feci per cinque anni, ma mi accorsi che il mondo contadino\nstava finendo e i ragazzi erano destinati anch&#8217;essi a emigrare.<\/p>\n\n\n\n<p>Sentivo\nil desiderio di andarmene via e mi consigliai con Sciascia. Lui mi disse che se\nfosse stato giovane e senza famiglia se ne sarebbe andato anch&#8217;egli perch\u00e9 in\nSicilia non c&#8217;era pi\u00f9 speranza.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come \u00e8 finito alla Rai a Milano?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Milano\nmi sembrava l\u2019unica citt\u00e0 dove potevo andare: seppi che c&#8217;era un concorso per\nfunzionario in Rai e lo vinsi. Ero l&#8217;unico senza ipoteche politiche. Quando mi\nvidi proiettato nel mondo del lavoro, ebbi subito un rifiuto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come \u00e8 stato il suo rapporto con\nla Rai?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>II\nmio rapporto con la Rai fu difficile: fui anche sospeso per indisciplina. Sono\nrimasto sempre ai margini, non ho fatto carriera, sono uscito con la stessa qualifica\ncon cui sono entrato. Dicevo ironicamente: \u00abLavoro in una fabbrica di armi\u00bb. Ho\ntentato tante volte di lasciarla.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo\nla pubblicazione de <em>II sorriso dell&#8217;Ignoto\nmarinaio<\/em>, Einaudi mi propose di andare a lavorare in casa editrice. Ma dopo\nuna settimana scappai anche da Torino.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>A che cosa sta lavorando adesso?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sto\nlavorando a un romanzo ambientato ancora una volta in Sicilia, alla fine del Seicento\n(ho trovato documentazione su un processo nell&#8217;archivio centrale di Spagna).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>In un mondo che sembra dominato da\nviolenza e caduta dell&#8217;etica, quali segni positivi lei ha trovato?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ci\nsono delle luci di speranza. i movimenti pacifisti e l&#8217;impegno dei giovani a\nvedere al di l\u00e0 dei confini, in modo globale. Poi ci sono fenomeni poco\nconosciuti come il volontariato. All&#8217; estero ho incontrato giovani, cattolici e\nlaici che operano nei luoghi pi\u00f9 infelici. Si vede che l&#8217;essenza umana ancora\nbrilla. In Bosnia, in Libano, in Palestina con Saramago abbiamo incontrato pacifisti\nche lavorano in modo meraviglioso, ma questo i nostri politici lo ignorano.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal Messaggero\ndi Sant\u2019Antonio <br>\nnovembre 2014<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Laura Pisanello Settant\u2019anni li ha compiuti nel 2003. Vincenzo Consolo, scrittore raffinato e schivo, nasce infatti, nel 1933, a Sant&#8217;Agata di Militello, paese costiero in provincia di Messina. 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