{"id":2256,"date":"2021-07-01T07:24:14","date_gmt":"2021-07-01T07:24:14","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2256"},"modified":"2021-07-01T07:24:14","modified_gmt":"2021-07-01T07:24:14","slug":"lunaria-teatro-genova","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2256","title":{"rendered":"Lunaria Teatro Genova"},"content":{"rendered":"\n<p> LUNARIA LUNED\u00cc 5 LUGLIO ORE 21.15 PIAZZA SAN MATTEO GENOVA<br>di Vincenzo Consolo <br>con Pietro Montandon tecnico luci e fonica Luca Nasciuti costumi Maria Angela Cerruti scene Giorgio Panni Giacomo Rigalza <br>regia <strong>Daniela Ardini<\/strong><br><br> Lunaria Teatro Genova<br> Uno dei testi pi\u00f9 ricchi di suggestione della drammaturgia contemporanea e insieme un capolavoro della letteratura del Novecento. Questo \u00e8 Lunaria, favola scritta da Vincenzo Consolo, vincitrice nel 1985 del Premio Pirandello, realizzata in prima nazionale da Daniela Ardini e Giorgio Panni nel 1986 e successivamente realizzata in molte versioni in Italia e all\u2019estero. La storia. In una Palermo di fine Settecento, una mattina il Vicer\u00e9 si sveglia madido e tremante: ha sognato che la Luna \u00e8 caduta dal cielo e, una volta raggiunto il terreno, si \u00e8 spenta, lasciando nel cielo un buco nero. La giornata del Vicer\u00e9 prosegue nella sala delle udienze dove arriva Messer Lunato, uno strambo viaggiatore in mongolfiera. A conclusione dell\u2019udienza i ministri srotolano una mappa sulla quale sono indicati i possedimenti vicereali sul quale il Vicer\u00e9 fa scorrere il suo scettro che inspiegabilmente si impunta su una estrema Contrada senza nome. A questo punto la scena si apre sulla Contrada senza nome, dove alcuni villani guardano sorpresi la Luna che sta per sorgere e che appare insolitamente grande e colorata di rosso scarlatto. Dopo un po\u2019 la Luna ritorna ad essere bianca e luminosa, ma comincia a creparsi e falde di luna cominciano a piovere a terra. Un Caporale ubriaco intima ai villani di raccogliere i cocci di Luna e di metterli in una giara, quindi ordina ad uno di loro, Mondo, di andare dal Vicer\u00e9 per riferire l\u2019accaduto e chiedere istruzioni sul da farsi.  La scena torna quindi a Palazzo Reale, dove \u00e8 riunita l\u2019Accademia dei Platoni Redivivi per disputare circa la malattia, lo sfaldamento e la conseguente caduta sub specie pluviae della Luna. Tra loro arriva Mondo che racconta l\u2019accaduto, portando con se una falda di Luna come prova. Posto il coccio in uno scrigno, Mondo viene congedato e ciascuno degli accademici esprime la propria opinione sull\u2019accaduto. Finita la disputa, nell\u2019Accademia deserta dalle ante di un armadio esce il Teatro delle Bizzarrie: geni, fate, folletti, astri, pianeti, allegorie; quindi i personaggi fantastici spariscono a mano a mano, lasciando solo la Luna. Nell\u2019epilogo si torna nuovamente nella Contrada senza nome, dove uomini e donne vestiti di nero seppelliscono i resti della Luna nella fontana e, di li a poco, assistono alla ricomparsa in cielo della Luna che, pero, tra i due corni della falce mostra una macchia nera. Giunge allora il Caporale il quale, deluso di ritrovare la Luna al proprio posto, inveisce contro i villani; viene pero interrotto dal sopraggiungere del Vicer\u00e9, il quale sale una scala a pioli e incastra nella Luna il pezzo mancante, decretando che da allora in poi la Contrada senza nome si chiamer\u00e0 \u201cLunaria\u201d. La lingua e lo stile. Dal punto di vista linguistico Lunaria accosta stili diversi: dal narrativo al dialogico, dal lirico-poetico al linguaggio scientifico o pseudo scientifico degli usato dagli Accademici. Inoltre Lunaria, pur nella sua brevit\u00e0, si configura come un crogiolo di lingue e dialetti. Sono facilmente riconoscibili l\u2019uso dell\u2019italiano nei suoi diversi registri: da quello accademico-scientifico, a quello visionario, mimetico, letterario, lirico, popolare; l\u2019uso del siciliano, del dialetto gallo-italico, dello spagnolo di Dona Sol e degli inquisitori, del latino nonch\u00e9 di latinismi vari. Il Vicer\u00e9 e ricorre saltuariamente a tutti questi idiomi, compreso il dialetto gallo- romanzo, ossia il sanfratellano, tanto che a Mondo risponde parlando nella sua stessa lingua. Interi brani di poesia e versi \u201cnascosti\u201d compaiono in Lunaria. Lo stile si avvicina alla poesia come mai prima era avvenuto: il testo pullula di anafore, allitterazioni, rime interne. Si assiste cosi a una sorta di tendenza mimetica per cui al tema dell\u2019intima necessita per il mondo della poesia (simboleggiata dalla Luna) corrisponde uno stile che si fa poesia. Il linguaggio si presenta talvolta oracolare, la forma espressiva risulta nervosa, essenziale: la parola si fa incantatrice e trascina il lettore nella \u201cpoesia\u201d della vita. La critica letteraria. Cosi Cesare Segre: \u201cUno dei lavori pi\u00f9 mirabili di Consolo, Lunaria (1985). In esso c\u2019\u00e8 un abbandono pieno all\u2019invenzione. Invenzione tematica e invenzione formale. Il libro non \u00e8 certo un romanzo, ma appartiene piuttosto a un \u201cgenere che non esiste\u201d, a un conato di teatralit\u00e0 divertita fra entremes alla spagnola e teatrino delle marionette. Si sa che molta dell\u2019elaborazione di Consolo \u00e8 \u201cletteratura sulla letteratura\u201d. Ebbene, in Lunaria la falsariga \u00e8 costituita da un racconto di Lucio Piccolo, L\u2019esequie della luna(1967), con cui Consolo si pone felicemente in gara, non dimenticando naturalmente Leopardi. Voglio evocare un aneddoto sintomatico. Quando Consolo mi mise tra le mani il meraviglioso libretto, e io mostrai di riconoscerne alcune fonti, invece di chiudersi nell\u2019enigma mi procuro la fotocopia dei testi cui pi\u00f9 si era ispirato, lieto che io ripercorressi i suoi itinerari. Mai come in questo caso la letteratura cresce su se stessa, e se ne vanta. Il lettore deve partecipare, come in un gioco, all\u2019invenzione dello scrittore\u201d.  La regia. Lunaria \u00e8 sempre una favola, la favola della luna, che vuole far sognare il pubblico affascinato da sempre dall\u2019astro poetico. Per Consolo la sua caduta \u201crappresenta l\u2019allontanamento della poesia dal mondo\u201d, poesia che \u00e8 invece illusione necessaria contro la precariet\u00e0 della storia e della vita (Scende la luna; e si scolora il mondo, aveva scritto Leopardi ne Il tramonto della Luna).La regia di questo allestimento punta a riportare Lunaria ad alcune delle sue matrici originarie: il cunto e l\u2019opera dei pupi. La tradizione infatti in Consolo si mescola arditamente all\u2019elaborazione poetica e all\u2019artificio letterario. Un solo attore, Pietro Montandon, da voce e gesto a tutti i personaggi, partendo dall\u2019essere in primo luogo il narratore-cuntista dell\u2019opera. Un baule da teatro, un leggio e un praticabile palcoscenico su cui si \u201cinterpretano\u201d i vari personaggi e la storia, citano insieme narrazione e teatro. Consolo stesso asseriva che \u201cle didascalie, pur conservando in qualche modo la loro funzione di indicazione mimetica e ambientale, vogliono assumere anche dignit\u00e0 di testo, sono insomma didascalie che ambiscono ad essere recitate da un eventuale personaggio (il Narratore)\u201d. Montandon prende per mano il suo pubblico e lo guida con ironia, ma anche con mano ferma e mente fredda nei meandri non sempre facili dell\u2019opera di Consolo, facendolo assistere ad un gioco letterario, ma anche teatrale, che diverte con l\u2019astrusit\u00e0 dei vari linguaggi, il paradosso di alcune situazioni (l\u2019Accademia dei Platoni Redivivi che cercano di dare \u201cspiegazione\u201d alla caduta della luna), l\u2019ironia di alcuni personaggi (Messer Lunato, Cerusici, Dona Sol, e altri), da emozioni con il linguaggio poetico del Vicer\u00e9 e la versificazione dei Villani e delle Villanelle, ultimi baluardi di un mondo dove rimane ancora la poesia. La scenografia disegna in modo astratto la corte del Vicer\u00e9 di Sicilia e la contrada senza nome. Il gioco musicale \u00e8 arricchito da effetti sonori sulle tante voci di Montandon. L&#8217;attore PIETRO MONTANDON per lunghi anni interprete nella compagnia Mummenshanz, con Lunaria Teatro straordinario interprete di Maruzza Musumeci di Andrea Camilleri e de Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello.<br><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/www.lunariateatro.it\/?fbclid=IwAR2XuchUb3XghODBH-yVAyeKrQbSJoKxeZ57Varz2B4pODRrKyveSDpXKQc\" target=\"_blank\">www.lunariateatro.it<\/a> info@lunariateatro.it <br><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"990\" class=\"wp-image-2257\" style=\"width: 700px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/208909642_10224973514755310_3648646138854492589_n.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/208909642_10224973514755310_3648646138854492589_n.jpg 679w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/208909642_10224973514755310_3648646138854492589_n-212x300.jpg 212w\" sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LUNARIA LUNED\u00cc 5 LUGLIO ORE 21.15 PIAZZA SAN MATTEO GENOVAdi Vincenzo Consolo con Pietro Montandon tecnico luci e fonica Luca Nasciuti costumi Maria Angela Cerruti scene Giorgio Panni Giacomo Rigalza regia Daniela Ardini Lunaria Teatro Genova Uno dei testi pi\u00f9 ricchi di suggestione della drammaturgia contemporanea e insieme un capolavoro della letteratura del Novecento. 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