{"id":2226,"date":"2021-06-08T08:31:27","date_gmt":"2021-06-08T08:31:27","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2226"},"modified":"2022-04-12T10:15:13","modified_gmt":"2022-04-12T10:15:13","slug":"santagata-e-oltre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2226","title":{"rendered":"Sant&#8217;Agata e oltre"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\"> &#8220;Un eccezionale baedeker&#8221; <\/h1>\n\n\n\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La vicenda biografica, il viaggio, l&#8217;esplorazione partono da Sant&#8217;Agata, un paese sconosciuto ai pi\u00f9, ai piedi dei Nebrodi e affacciato sul mare Tirreno, con le Eolie a vista <a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>. Proprio qui Consolo nasce e trascorre i primi anni della sua vita, cos\u00ec che il luogo produce memoria, lo segna \u00abnella carne, nell&#8217;anima\u00bb, diventa ineludibile traccia di un percorso narrativo<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Oltre alle ragioni autobiografiche e\naffettive, a favorire la presenza di Sant&#8217;Agata nelle mappe di Consolo \u00e8 anche\nla riflessione autoriale sulla posizione geografica del paese che si trova, per\ncos\u00ec dire, al confine tra un oriente e un occidente, ovvero \u00aballa\nconfluenza di due regni, dove si perdono, si sfumano, si ritraggono in una\nsommessa risacca le onde lunghe della natura e della storia\u00bb<a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>.\nEppure il toponimo raramente compare nei testi narrativi, anche se i dettagli\ngeografici consentono di rintracciare nello scenario i tratti dello spazio\nreale. Cos\u00ec ne <em>La ferita dell&#8217;aprile<\/em>, di cui gi\u00e0 si \u00e8 detto, o in <em>La\ngrande vacanza orientale-occidentale<\/em>, scopertamente autobiografico, dove\ngi\u00e0 la prima immagine \u2013 la&nbsp; vista dei\nNebrodi alti e rigogliosi \u2013 e poi la partecipata descrizione della marina,\ndelle fatiche dei pescatori, del litorale da Cefal\u00f9 a Capo d&#8217;Orlando, delle\ngalleggianti Eolie, di una spiaggia \u00abpietrosa\u00bb a cui\ntornare come si trattasse di Itaca, il cenno veloce al Castello e alla Matrice\nfanno pensare a Sant&#8217;Agata. La grande ricchezza di notazioni affettive e di\nriferimenti a percezioni sensoriali testimonia l&#8217;esperienza e la memoria.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; In <em>Alesia\nal tempo di Li Causi <\/em>addirittura il luogo \u00e8 mascherato da un\ntoponimofittizio ma il referente reale dello spazio di invenzione \u00e8 svelato dal\nriferimento al castello dei Gallego e dalla vista delle Eolie all\u2019orizzonte<a href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>.\nNella piazza del paese \u2013 anonima \u2013 Ciccio, il giovane protagonista del\nracconto, \u00abfiglio d&#8217;un commerciante di alimentari\u00bb,\nassiste agli eventi della Storia: il comizio di Girolamo Li Causi, le lotte dei\ncontadini, gli echi della strage di Portella della Ginestra, la propaganda\ndella Democrazia Cristiana e la vittoria nelle elezioni del 1948. Anche una\n\u201ccontrada\u201d poco nota pu\u00f2 essere toccata dai grandi rivolgimenti storici: pu\u00f2\ncapitare che un ragazzino li osservi con \u00abla testa tra i ferri della\nringhiera\u00bb, si chiami Ciccio o Vincenzo. Piazza Vittorio Emanuele,\nqui solo accennata e invece descritta in maniera precisissima in <em>La testa\ntra i ferri della ringhiera<\/em>, con chiari riferimenti al castello, ai palazzi\nnobiliari, alla bordatura di possenti platani<a href=\"#_ftn5\">[5]<\/a>,\ndiventa dunque punto di osservazione privilegiato, la radice di una prospettiva\nnuova sul corso delle cose, e l&#8217;esperienza dei grandi eventi registrata dai\nsensi si fa elemento propulsore fortissimo di un lungo e complesso dialogo tra\nla letteratura e la Storia.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <em>Il\nsorriso dell&#8217;ignoto marinaio <\/em>deve la sua riuscita anche alla straordinaria\nscelta di mappare il castello Gallego di Sant&#8217;Agata con le scritte dei\nprigionieri di Alcara. Un luogo familiare, uno dei pi\u00f9 rappresentativi del\npaese natio, si trasforma in elemento narrativo determinante. Lo spazio reale\nsi traduce in scenario e simbolo: la scala diventa chiocciola, la chiocciola\ndiventa storia, anzi la Storia, che si avvolge su se stessa e si confonde e\nconfonde. E anche la rilettura del Risorgimento, attraverso la valorizzazione\ndi un luogo e di un episodio \u201csenza nome\u201d, trova una sua radice a Sant&#8217;Agata,\nl\u00ec dove si sono riversati i ricchi proprietari terrieri in fuga \u00abdopo\nrivolte contadine di Alc\u00e0ra, d&#8217;Alunzio e di Bronte\u00bb<a href=\"#_ftn6\">[6]<\/a>.&nbsp;&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il toponimo\n\u00e8 taciuto anche in <em>L&#8217;olivo e l&#8217;olivastro<\/em>, dove sono intimi i dettagli\ndel ritorno doloroso, ad un paese che resta immobile, uguale a se stesso<a href=\"#_ftn7\">[7]<\/a>,\nmentre la madre si fa evanescente come Euridice e la casa viene distrutta,\nspazzata dalle ruspe, sostituita da un palazzo di banche e uffici che nasconde\nla vista della spiagge e del mare<a href=\"#_ftn8\">[8]<\/a>.&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La vicenda,\nchiaramente autobiografica, diventa emblema della rapinosa speculazione\nedilizia capace di travolgere anche ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 caro e genera una traccia\nnarrativa ne <em>Lo Spasimo di Palermo<\/em>, traducendosinella\ndistruzione del giardino palermitano di Martinez, nell&#8217;apertura del cantiere e\nnella costruzione di una nuova casa tra palazzi e casamenti<a href=\"#_ftn9\">[9]<\/a>.<br><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a>\u00abUna\ncosta diritta, priva di insenature, cale, ai piedi dei N\u00e8brodi alti, verdi\nd&#8217;agrumi, grigi d&#8217;ulivi. Una spiaggia pietrosa e un mare profondo che a ogni\nspirare di vento, maestrale, tramontana o scirocco, ingrossava, violento\nmuggiva, coi cavalloni sferzava e invadeva la spiaggia\u00bb (<em>La\ngrande vacanza orientale-occidentale<\/em>, <em>La mia isola \u00e8 Las Vegas<\/em>, pp.\n163-169, a p. 163).<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a>\u00abS\u00ec,\nsi pu\u00f2 cadere su questo mondo per caso, ma non si nasce in un luogo\nimpunemente. Non si nasce, intendo, in un luogo senza essere subito segnati,\nnella carne, nell&#8217;anima da questo stesso luogo. Il quale, con gli anni, con\nl&#8217;inesorabile, crudele procedere del tempo, si fa per noi sempre pi\u00f9 sacro.\n[\u2026]&nbsp; Fin dal primo sguardo sul mondo, fin\ndai primi bagliori dei ricordi \u2013 e sono scene isolate, fotogrammi luminosi\nincorniciati dal nero dell&#8217;immemorabile \u2013 si \u00e8 impresso, Sant&#8217;Agata, dentro di me per\nsempre. <em>Hieme et aestate et prope et procul<\/em>, com&#8217;era scritto nella stele\nfogazzariana, io porto in me questo punto unico del mondo, questo paese [&#8230;]\nMi sono ispirato, narrando, a questo mio paese, mi sono allontanato da lui per\nnarrare altre storie, di altri paesi, di altre forme. Per\u00f2 sempre, in quel poco\nche ho scritto, ho fatalmente portato con me i segni incancellabili di questo\nluogo\u00bb, <em>Memorie, <\/em>prima \u201cIl Valdemone\u201d, I, 1febbraio\n1990, pp. 7-9, ora <em>La mia isola \u00e8 Las Vegas<\/em>, pp. 134-138 alle pp.\n135-138.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a><em>Ivi<\/em>,\np. 137. Sant&#8217;Agata assume il ruolo di <em>limen, <\/em>ago della bilancia tra\nun&#8217;area dell&#8217;isola maggiormente segnata dalla natura e un&#8217;altra in cui invece\nhanno la meglio la ragione, la storia. Nel luogo delle sue radici, dunque,\nConsolo individua la molla della sua aspirazione ad una narrazione che sia \u00abincontro\nmiracoloso, di ragione e passione, di logica e di magico, di prosa e poesia\u00bb\n(<em>Ivi<\/em>, p. 138).<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a><em>Alesia\nal tempo di Li Causi<\/em>, prima \u201cIl Manifesto\u201d, 19 agosto 2007, ora <em>La mia\nisola \u00e8 Las Vegas<\/em>, pp. 223-227, a p. 223.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a><em>La\ntesta tra i ferri della ringhiera<\/em>, <em>La mia isola \u00e8 Las Vegas<\/em>, pp.\n201-204, alle pp. 201-202.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a><em>Alesia\nal tempo di Li Causi<\/em>, <em>La mia isola \u00e8 Las Vegas<\/em>, a p. 223.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref7\">[7]<\/a><em>L&#8217;olivo\ne l&#8217;olivastro<\/em>, pp. 848-849.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref8\">[8]<\/a><em>Ivi<\/em>,\np. 850.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref9\">[9]<\/a><em>Lo Spasimo di Palermo<\/em>, p. 931. Nei dintorni di Sant&#8217;Agata \u00e8 ambientato anche il racconto dell&#8217;infanzia di Chino, con indubbio recupero di materiale autobiografico (ad esempio <em>Ivi,<\/em> p. 981).&nbsp; <br><br>Tratto da &#8220;Un eccezionale baedeker&#8221;<br>(La rappresentazione degli spazi nell&#8217;opera di Vincenzo Consolo)<br><br>foto di copertina Giuseppe Leone<br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"944\" class=\"wp-image-2228\" style=\"width: 600px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/adaIMG_20210520_0001.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/adaIMG_20210520_0001.jpg 223w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/adaIMG_20210520_0001-191x300.jpg 191w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><br><br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Un eccezionale baedeker&#8221; \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La vicenda biografica, il viaggio, l&#8217;esplorazione partono da Sant&#8217;Agata, un paese sconosciuto ai pi\u00f9, ai piedi dei Nebrodi e affacciato sul mare Tirreno, con le Eolie a vista [1]. 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