{"id":2220,"date":"2021-05-11T10:53:12","date_gmt":"2021-05-11T10:53:12","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2220"},"modified":"2021-05-11T10:53:12","modified_gmt":"2021-05-11T10:53:12","slug":"la-seduzione-dalla-sirena-a-retablo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2220","title":{"rendered":"LA SEDUZIONE: DALLA SIRENA A RETABLO"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><\/h2>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><strong>di Giovanna Di Marco<\/strong><\/h1>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.vocidallisola.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/3F67BEF7-0796-48E7-BE7C-0956FCDC469B-1024x669.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7840\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>\u00c8 il 1985 quando Vincenzo Consolo scrive la prefazione al saggio&nbsp;<em>Sirene siciliane. L\u2019anima esiliata di Lighea<\/em>&nbsp;di Basilio Reale, uno studio che, seguendo i precetti del pensiero junghiano, analizza l\u2019ultimo racconto di Giuseppe Tomasi di Lampedusa,&nbsp;<em>La sirena<\/em>. In poche pagine, Consolo delinea una sorta di geografia della letteratura siciliana, non prima per\u00f2 di espletarne un\u2019altra: quella di alcuni suoi esuli. Ricorda infatti il suo primo incontro con Reale, avvenuto a Milano nel 1953: i due esuli dalla terra del mito, la Sicilia, provengono della stessa provincia (di Sant\u2019Agata di Militello, Consolo, di Capo d\u2019Orlando, Reale). Ma in questi esili ci fa ricordare quello di Vittorini e quello pi\u00f9 antico di Verga.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>\u201cScoprimmo subito, io e Reale, d\u2019avere le stesse aspirazioni e ispirazioni, che da una parte si declinavano in prosa, dall\u2019altra in poesia\u201d.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Dal mito e dai vagheggiamenti sulla loro terra del mito, passano entrambi alla storia, alla necessit\u00e0 dell\u2019impegno. Da qui parte la divisione ideale della letteratura siciliana in due indirizzi: \u201cquello della storia e quello dell\u2019esistenza (o della natura o del mito). Filoni che possono coincidere con le due parti dell\u2019Isola\u201d, dove a Occidente si riscontra il primo, a Oriente il secondo, con numerose e straordinarie eccezioni:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>\u201cE questa idealit\u00e0 \u00e8 subito contraddetta fatalmente dalla realt\u00e0, da spostamenti di autori da una parte verso l\u2019altra: di un poeta come l\u2019abate Meli, per esempio, verso l\u2019Arcadia, verso la mitologia dell\u2019Oriente, o del grande De Roberto verso la storia e lo storicismo d\u2019Occidente\u201d.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>E, da quella&nbsp;<em>Finisterre<\/em>, \u2018di qua dal faro\u2019, la Sicilia, Consolo intercetta un luogo, incrocio tra le due anime dell\u2019Isola: Capo d\u2019Orlando, che significa Lucio Piccolo. A lui \u00e8 dedicata una sua opera,&nbsp;<em>Lunaria,<\/em>&nbsp;divagazione nel sogno con queste parole:&nbsp;<em>\u201cA Lucio Piccolo, primo ispiratore, con L\u2019esequie della Luna. Ai poeti lunari. Ai poeti\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.vocidallisola.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/BBD917D2-32E0-4763-A339-3A85AD0DE7EA.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7842\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Piccolo tra l\u2019altro fu figura di riferimento anche per Reale, ed \u00e8 individuato da Consolo come l\u2019ispiratore della sirena per il cugino Tomasi di Lampedusa. Quest\u2019ultimo alla storia aveva dedicato&nbsp;<em>Il Gattopardo<\/em>, ma si spost\u00f2 nella Sicilia orientale per scrivere di Lighea e, appunto, per rivisitare il mito. La sirena di Piccolo appartiene pi\u00f9 a quelle entit\u00e0 di \u201cninfe campestri, boscherecce, sia pure in apparenza stregonesche il senso panico della natura\u201d. Ma certamente l\u2019influsso di Piccolo determin\u00f2 sul cugino la deposizione \u201cdell\u2019armatura teutonica del Principe Fabrizio di Salina\u201d per l\u2019approdo alla seduzione e a un ricongiungimento con lo spirito della Natura. Ma cosa \u00e8 dunque Lighea per Consolo? Alla fine della prefazione al saggio ci dice che Lighea \u00e8 un ipogeo, un profondo scavo archeologico. E tra questo andare e tornare tra storia e mito, Lighea \u00e8 dunque la ricerca dell\u2019originario, attraverso l\u2019eterno femminino. Come i dialetti greci del professor La Ciura, protagonista del racconto&nbsp;<em>La sirena&nbsp;<\/em>di Tomasi, tutta l\u2019opera consoliana \u00e8 una ricerca continua dell\u2019arcaico e dell\u2019originario. Lo si riscontra anche nelle sue scelte linguistiche.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.vocidallisola.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/0C6AC0FF-6704-491D-8029-A4B94C7B9A18-1024x576.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7845\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>La ricerca di questo ipogeo, prima che nella Sicilia orientale de&nbsp;<em>Le pietre di Pantalica<\/em>&nbsp;\u2013 indimenticabile quell\u2019incipit: \u201cIo non so che voglia sia questa, ogni volta che torno in Sicilia, di volerla girare e girare, di percorrere ogni lato, ogni capo della costa, inoltrarmi all\u2019interno, sostare in citt\u00e0 e paesi, in villaggi e luoghi sperduti, rivedere vecchie persone, conoscerne nuove. Una voglia, una smania che non mi lascia star fermo in un posto. Non so. Ma sospetto sia questo una sorta d\u2019addio, un volerla vedere e toccare prima che uno dei due sparisca\u201d \u2013 possiamo riscontrarla nell\u2019unica opera consoliana, pubblicata nel 1987, che ha come tema la seduzione erotica e conoscitiva:&nbsp;<em>Retablo<\/em>. La seduzione, in quest\u2019opera ambientata nella Sicilia del Settecento \u2013 e che racconta due storie di amori infelici \u2013 \u00e8 rappresentata da due donne: Teresa Blasco, nonna del Manzoni, amata da Fabrizio Clerici e Rosalia, la bella popolana per cui fugge il monaco Isidoro. Fabrizio Clerici, lombardo, discende in Sicilia per conoscere la terra degli antenati di Teresa, in un viaggio iniziatico che lo riporta al mito. Proprio le Sirene vengono evocate nell\u2019ascolto del canto di alcune donne al bagno di Segesta nell\u2019episodio centrale del romanzo tripartito:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>\u201co chi si perse ascoltando una volta il canto stregato di Sirene, come mi persi anch\u2019io nel vacuo smemorante, nel vago vorticare, nella felicit\u00e0 senza sorgente e nome, nel profondo jato che disgiunge il futuro dal passato\u201d.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.vocidallisola.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/cappellaaa.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7832\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Ma \u00e8 nella sezione iniziale e nella storia di Isidoro che l\u2019eterno femminino prende forma. Da tensione irrazionale si fa monumento e si fa storia sotto l\u2019effigie della bella Rosalia, prima presagita nelle forme muliebri della santa patrona palermitana, di cui la donna porta il nome: \u201cLo sai, uguale a la Santuzza, sei marmore finissimo, lucore alabastrino, ambra e perla scaramazza, m\u00e0ndola e vaniglia, pasta martorana fatta carne\u201d, poi nel riconoscimento (una vera e propria agnizione) che avviene nell\u2019Oratorio di San Lorenzo di Palermo: la statua in gesso della Virt\u00f9 della&nbsp;<em>Veritas<\/em>, realizzata da Giacomo Serpotta, viene riconosciuta da Isidoro come l\u2019amata Rosalia, che dello scultore era stata modella: \u201cDavanti a una di quelle dame astanti, una fanciulla bellissima, una d\u00eca, m\u2019arrestai. VERITAS portava scritto sotto il piedistallo. Era scalza e ignude avea le gambe, su fino a cosce piene, dove una tunichetta trasparente saliva e s\u2019aggruppava maliziosa al centro del suo ventre, e su velava un seno e l\u2019altro denudava, al pari delle spalle, delle braccia\u2026 Il viso era vago, beato, sorridente\u2026 Mi sentii strozzare il gargarozzo, confondere la testa, mancare i sentimenti\u201d.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.vocidallisola.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/veritas.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7826\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>La figura archetipica e la tensione erotica si trasformano per sempre, passando dalla Natura alla storia e consolidando in Consolo ci\u00f2 che aveva anticipato nella prefazione al saggio di Reale: \u201cun andare e tornare, un perenne oscillare, \u00e8 un sondare e riattivare il sepolto e riportarlo alla luce\u201d. Diventa dunque sintesi di movimenti opposti e incontro tra il primigenio e istintuale mito e la storia.<br><br>11 maggio 2021 <br>Morel &#8211; Voci dall&#8217;isola<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giovanna Di Marco \u00c8 il 1985 quando Vincenzo Consolo scrive la prefazione al saggio&nbsp;Sirene siciliane. L\u2019anima esiliata di Lighea&nbsp;di Basilio Reale, uno studio che, seguendo i precetti del pensiero junghiano, analizza l\u2019ultimo racconto di Giuseppe Tomasi di Lampedusa,&nbsp;La sirena. 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