{"id":2207,"date":"2012-03-31T07:25:00","date_gmt":"2012-03-31T07:25:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2207"},"modified":"2021-03-31T07:39:19","modified_gmt":"2021-03-31T07:39:19","slug":"vincenzo-consolo-e-luigi-meneghello-vicinanze-e-lontananze-di-due-scrittori-del-secondo-novecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2207","title":{"rendered":"Vincenzo Consolo e Luigi Meneghello: vicinanze e lontananze di due scrittori del secondo Novecento"},"content":{"rendered":"\n<p>  Giuliana Adamo<br><br> L\u2019attenzione critica che qui si vuol dare a un confronto tra Vincenzo Consolo e Luigi Meneghello trae spunto, a ritroso, dall\u2019evento unico ed ultimo che li ha visti insieme il 20 giugno del 2007, a Palazzo Steri, a Palermo, in occasione del conferimento della laurea honoris causa in Filologia Moderna conferita ad entrambi, in curiosa conclusione del viaggio parallelo dei due scrittori, iniziato proprio nel 1963, anno del loro rispettivo esordio letterario.1 Escono, infatti, nel 1963 La ferita dell\u2019aprile di Consolo \u2013 storia di un adolescente che dopo un itinerario fatto di entusiasmi e di delusioni, di gioie e dolori, arriva alla conoscenza della solitudine e del carattere conflittuale dell\u2019esistenza; misto sapientemente dosato di autobiografia e di storia, di quotidiano e di mito \u2013 e Libera nos a malo di Meneghello, testo autobiografico che \u2018offre un ritratto della vita a Malo, di una incomparabile ricchezza e incisivit\u00e0. \u00c8 l\u2019Italia [\u2026] della prima met\u00e0 del secolo, nei decenni successivi alla Prima guerra mondiale\u2019 che suscita anche nei lettori che veneti non sono \u2018la \u201cscossa del riconoscimento\u201d (lo shock of recognition, come si dice in inglese) \u2013 un senso di partecipazione, di familiarit\u00e0, nonostante le grandi differenze di contesto culturale\u2019.2 Importante richiamare \u2013 anche se rapidamente \u2013 le superficiali analogie tra le rispettive scelte biografiche che rendono conto, in parte, delle ragioni della posizione peculiare che i due scrittori hanno avuto nel panorama culturale coevo: essendo tra i pochi ad essersi espatriati o dispatriati, con tutte le differenze dei singoli casi (Consolo a Milano, Meneghello a Reading in Inghilterra), dal proprio  Vincenzo Consolo e Luigi Meneghello 39 luogo nat\u00eco e ad avere vissuto in un costante confronto tra le diverse culture con cui sono venuti a contatto. Entrambi, e ciascuno a suo modo, ulissici nel n\u00f3stos continuo con la propria Itaca: la Sicilia per Consolo, Malo per Meneghello. Prima di proseguire \u00e8 importante ricordare, in sintesi, che il contesto letterario in cui prendono l\u2019avvio i due scrittori \u00e8 quello a cavallo degli anni \u201950 e \u201960 del Novecento, momento in cui, in un\u2019Italia che faceva ancora i conti con gli strascichi della gi\u00e0 conclusa esperienza del Neorealismo postbellico, imperversavano dibattiti e polemiche riguardanti soprattutto le nuove forme di espressione letteraria da ricercarsi, in ambito linguistico, nei territori che si estendevano tra il ricorso alla lingua italiana e la necessit\u00e0 dell\u2019uso letterario dei dialetti. Per intendere la lezione stilistica di Meneghello sono preziose le parole di Cesare Segre, secondo cui lo scrittore di Malo si muove in uno spazio indipendente di outsider, di dispatriato e apprendista in Inghilterra, da Meneghello chiamata il \u2018paese degli angeli\u2019. Lo scrittore di Malo, quindi, \u2018ha ben poco a che fare\u2019 \u2013 sostiene Segre \u2013 con i precedenti pi\u00f9 rappresentativi quali Fenoglio, Testori, Pasolini, Mastronardi perch\u00e9 la loro scelta dialettale \u00e8 connotata da un \u2018marchio sociologico\u2019 di eredit\u00e0 neorealistica estraneo alla scrittura di Meneghello. E ha anche poco a che spartire sia con la diversa matrice della dialettalit\u00e0 espressionistica di Gadda; sia con l\u2019uso mimetico del dialetto di Fogazzaro; sia con la dialettalit\u00e0 contenutistica di Verga, e poi di Pavese, in cui il ricorso alla dimensione dialettale esula dalle caratteristiche lessicali e morfosintattiche del dialetto. A queste differenze, si aggiunga, infine, il tratto peculiare della scrittura di Meneghello in cui, bench\u00e9 la funzione del dialetto sia in lui fondativa, il discorso narrativo avviene \u2018prevalentemente in lingua\u2019.3 Per Consolo il discorso \u00e8 differente in quanto lo scrittore siciliano \u2013 pur con tutta la sua peculiare originalit\u00e0 espressiva che vede fondere l\u2019eredit\u00e0 barocca di Lucio Piccolo con la ratio illuminista di Sciascia \u2013 si inscrive pienamente nella tradizione del romanzo storico siciliano che si estende, notoriamente, dal Verga della novella \u2018Libert\u00e0\u2019, al De Roberto de I vicer\u00e9, al Pirandello de I vecchi e i giovani e allo Sciascia de Il consiglio d\u2019Egitto. Tutti i romanzi e le opere di Consolo si riferiscono alla storia pi\u00f9 o meno recente della Sicilia e se ne nutrono direttamente. Per quel che riguarda, invece, la sua ricerca linguistica, come da lui stesso ampiamente ribadito nei suoi scritti, essa rimanda alla linea della sperimentazione di Pasolini e di Gadda (in opposizione alla soluzione razionalista e illuminata della lingua di Calvino e Sciascia), risultando in una scrittura che, come coglie la poetessa e scrittrice Maria Attanasio, \u2018non \u00e8 mai rotonda fertilit\u00e0 espressiva,  40 Giuliana Adamo levigato specchio, ma frantumazione caleidoscopica, allusivo aggiramento, inesauribile nominazione; al di l\u00e0 della parola, resta, indicibile, il vivido pulsare della vita\u2019.4 Fatta questa necessaria premessa, torno all\u2019argomento su cui mi soffermo in questa sede. Per il confronto che mi appresto ad abbozzare e a proporre \u2013 nulla di esaustivo ovviamente, ma ugualmente passibile, spero, di critiche costruttive, approfondimenti, analisi di differente approccio \u2013 il punto di partenza mi \u00e8 sembrato giusto che fosse dato dalle rispettive lectiones magistrales \u2013 in apparenza cos\u00ec diverse \u2013 indirizzate, dai due laureandi, al Senato accademico e al pubblico presenti nella sala palermitana. Quella di Consolo, il primo a parlare, dal titolo \u2018Due poeti prigionieri in Algeri. Miguel de Cervantes e Antonio Veneziano\u2019; quella di Meneghello intitolata \u2018L\u2019apprendistato\u2019. 5 Le due lectiones mi pare si prestino ad essere usate come specimen delle rispettive opere, permettendo di tracciare linee di contatto e\/o distacco, di analogie e\/o differenze tra i due autori. Due poeti prigionieri in Algeri: Miguel de Cervantes e Antonio Veneziano La lectio di Consolo, fin dalla dedica alla memoria di Leonardo Sciascia, segnala l\u2019instancabile e appassionata militanza, da sempre parallelamente giornalistica e letteraria, dell\u2019autore siciliano e verte sui temi che costituiscono il cuore di tutta la sua scrittura: 1) Il rapporto tra passato e presente (da cui il suo sguardo storico indagatore trae la linfa vitale: il passato come metafora del presente). 2) L\u2019attenzione particolare alla Storia siciliana inquadrata nel contesto pi\u00f9 ampio della storia mediterranea, fatta di incontri e scontri di popoli e civilt\u00e0 e dalle stratificazioni culturali e linguistiche che ne conseguono. A questo, inoltre, si lega l\u2019immancabile tema dell\u2019opera di Consolo: il viaggio. Tutte le sue opere sono fondate su una storia di viaggio o giocano con la metafora del viaggio: viaggio rituale dall\u2019esistenza alla Storia, che invita alla conoscenza di s\u00e9 e del mondo. Viaggio alla ricerca della luce-ragione che illumini, pur se in modo intermittente, le tenebre che avvolgono la condizione umana. 3) La necessit\u00e0 ineludibile della poesia (con il ricorso nella sua narrativa ad una lingua poetica, non comunicativa ma espressiva). 4) La citazione e la menzione continue di testi poetici e narrativi, scritti e orali, nelle diverse lingue del mondo consoliano: italiano, siciliano, spagnolo, latino, sabir, nonch\u00e9 il costante intarsio realizzato dalle fedeli  Vincenzo Consolo e Luigi Meneghello 41 riprese di cronache e documenti d\u2019epoca ufficiali e non, altro polo costitutivo della poetica e dell\u2019opera di Consolo. Quanto al contenuto della lectio, in parole brevi, che valgono quasi come un sottotitolo, parla della vita terribile nel tardo Rinascimento, vissuto tra le sponde del Mediterraneo, che fa da sfondo alla comune prigionia, nelle carceri di Algeri, di Miguel de Cervantes e del poeta siciliano Antonio Veneziano alludendo, per via di metafora, all\u2019attuale situazione del mare nostrum, crocevia di diverse civilt\u00e0 e doloroso luogo degli scontri tra di esse. Si pensi, soprattutto, al problema dei migranti, nei confronti del cui trattamento da parte dell\u2019Europa occidentale e, in particolare dell\u2019Italia, la sensibilit\u00e0 dell\u2019intellettuale Consolo ha raggiunto punte estreme di indignazione civile e di profonda pietas. Consolo ricostruisce la oscura biografia di Antonio Veneziano \u2018l\u2019elegantissimo latinista, il pi\u00f9 rinomato poeta siciliano del secolo XVI\u20196 vissuto tra 1543 e 1593. Per fare questo, applica il suo rigoroso metodo di indagine storica e storiografica \u2013 eredit\u00e0 manzoniana e fondamento dei suoi romanzi storici, o meglio anti-romanzi storici \u2013 risalendo alle fonti scritte ed ufficiali e, quando possibile, a fonti pi\u00f9 in ombra (archivi, fondi di parrocchie, testimonianze di oscuri cronisti coevi, lettere dimenticate, atti notarili, scritte murali, graffiti, canzoni popolari, etc.).7 In questo caso, Consolo cita, tra gli altri, le testimonianze di Giuseppe Lodi (bibliotecario ottocentesco della palermitana Societ\u00e0 di Storia Patria); del demo-psicologo ed etnologo Giuseppe Pitr\u00e8; del canonico Gaetano Millunzi; di Leonardo Sciascia che, nel 1967, a proposito del Veneziano ricorda che era: \u2018Violento, sensuale, scialacquatore, carico di debiti, incostante negli affetti famigliari e negli amori, assolutamente sprovvisto di rispetto per le istituzioni e per gli uomini che le rappresentano\u2019.8 Tuttavia, ed \u00e8 questo che interessa a Consolo sia per il plurilinguismo sia per la militanza polemica dell\u2019intellettuale: malgrado il carattere e la mala condotta, scrive, scrive il Veneziano, scrive poesie in siciliano, in latino, in spagnolo, prose e composizioni in versi per gli archi di trionfo in onore dei vari vicer\u00e9 che s\u2019installano a Palermo. Ma scrive anche satire contro gli stessi vicer\u00e9, contro il potere politico, satire affisse sui muri. (\u2018Due poeti prigionieri in Algeri\u2019, p. 26) La vita del Veneziano si rivela curiosamente speculare a quella di Cervantes (ricca come risulta di accuse malevole, assilli economici, disordini familiari, varie incarcerazioni). Ed \u00e8 ad una di queste incarcerazioni, presumibilmente, che si deve l\u2019incontro, o il re-incontro (forse, congettura Consolo, si  42 Giuliana Adamo erano incrociati anni prima a Palermo, ma questo resta da dimostrarsi), e la conseguente ammirazione reciproca, quasi amicizia, tra l\u2019autore del Quijote e quello della Celia. Il Veneziano venne preso prigioniero sulla galea Sant\u2019Angelo, al seguito di Don Carlo d\u2019Aragona, dai corsari, al largo di Capri, il 25 aprile 1578. Quindi venne condotto come schiavo ad Algeri nel cui bagno penale incontr\u00f2 Cervantes, a sua volta schiavo in quella citt\u00e0 da pi\u00f9 di tre anni. Anche la biografia di Cervantes, soprattutto in relazione alla sua prigionia algerina e ai suoi ben quattro tentativi di evasione, \u00e8 ricostruita storicamente da Consolo sulla scia di scritti, documenti, testimonianze di autori vari, incluse quelle dello stesso Cervantes. Ecco, dunque, che \u00e8 importante rilevare (e la lectio ce ne d\u00e0 prova) come Consolo lavori col materiale che ha cercato, documentato, elaborato. Da un lato, quindi, vediamo emergere, l\u2019importanza che ha per lo scrittore la Storia e il metodo usato nella sua ricerca di ricostruzione e ricomposizione del passato; dall\u2019altro \u2013 e in maniera costitutivamente intrecciata \u2013 il lavoro creativo dello scrittore che intaglia una storia ricca di dettagli documentati in modo meno ufficiale dentro alla grande Storia, che lui avvertiva sempre come immobile e immutevole nelle sue prevaricazioni, nei suoi inganni, nelle sue menzogne, nelle sue ingiustizie, nei suoi silenzi, nelle sue esclusioni. Ed ecco \u2013 analogamente a quanto avviene nei suoi lavori storici, memori della lezione manzoniana ma prodotti nella sua lingua \u2018rigogliosamente espressivistica\u2019,9 plurivocale,10 pluridiscorsiva e pluristilistica \u2013 che Consolo si spinge a ricreare che cosa possano avere detto, fatto, provato insieme, ad Algeri, i due scrittori secenteschi: I due in carcere, ascoltano la cantilena in sabir, la lingua franca del Mediterraneo, che i ragazzi mori cantavano sotto le finestre dei bagni: Non rescatar, non fugir Don Juan no venir morir\u2026 cantilena riportata da Cervantes in Vita ad Algeri e ne I bagni di Algeri. Tutte e due avranno avuto catene alle caviglie e saranno stati vestiti allo stesso modo, il modo come Cervantes descrive il Prigioniero che entra con Zoraide nella locanda \u2018il quale mostrava dagli abiti d\u2019essere un cristiano giunto recentemente da terra di mori, perch\u00e9 era vestito d\u2019una casacca di panno turchino, a falde corte, con mezze maniche e senza collo; anche i calzoni erano di tela turchina, e il berretto dello  Vincenzo Consolo e Luigi Meneghello 43 stesso colore.\u2019In quel carcere, con chiss\u00e0 che emozioni e sensazioni, scrivono l\u2019uno la Celia (preso d\u2019amore non si sa bene per chi fra i due possibili oggetti del suo amore: quello incestuoso per la nipote Eufemia o quello impossibile per la viceregina Felice Orsini Colonna, moglie di Marc\u2019Antonio Colonna, comandante della flotta veneziana nella battaglia di Lepanto, nel 1571, allora vicer\u00e9 di Sicilia); l\u2019altro presumibilmente Vita ad Algeri, le Ottave per Antonio Veneziano e comincia la stesura della Galatea. (\u2018Due poeti prigionieri in Algeri\u2019, pp. 30-31)11 I due protagonisti della lectio lasceranno Algeri, finalmente riscattati: il Veneziano nel 1579 (morir\u00e0 nel 1593 nel carcere di Castellamare per lo scoppio doloso della polveriera), mentre Cervantes nel 1580 (per poi finire nel carcere di Siviglia o in quello di Castro del Rio dove nel 1592 concepisce il Quijote). In seguito, ricorda significativamente Consolo, Cervantes ritorner\u00e0 sulla passata dolorosa esperienza: \u2018[d]ice ancora il Prigioniero del Don Chisciotte: \u201cNon c\u2019\u00e8 sulla terra, secondo il mio parere, gioia che eguagli quella di conseguire la libert\u00e0 perduta\u201d\u2019 (\u2018Due poeti prigionieri in Algeri\u2019, p. 33). A questo punto, da quel che emerge da una lectio cos\u00ec costituita possiamo cogliere un insieme di elementi che offrono una misura valida per farsi un\u2019idea dei tratti essenziali che permeano tutta l\u2019opera di Consolo: 1) L\u2019 ineludibile necessit\u00e0 etica che lo spinse, da sempre, a studiare, indagare, scavare, scrivere \u2013 cercando di capire e di aiutare a fare capire \u2013 la complessit\u00e0 della vita, nel Cinquecento come nel 2000, che si svolgeva e svolge nell\u2019area mediterranea, dove sono nate incontrandosi e\/o scontrandosi le grandi civilt\u00e0 della storia occidentale. 2) La necessit\u00e0 di mostrare che la Storia \u2013 se distaccata dalla storiografia ufficiale, sempre soggettiva e parziale, scritta dai vincitori e mai dai vinti \u2013 pu\u00f2 emergere pi\u00f9 contraddittoria, ma pi\u00f9 completa, grazie al corale contributo delle voci di \u2018pi\u00f9 picciol affare\u2019. In tal modo, la scrittura della storia diventa (con certa utopia) incrocio di punti di vista diversi: Storia, insomma, come una messa a fuoco plurima e dialettica della realt\u00e0. In Consolo il rapporto Storia-invenzione del romanzo storico classico \u00e8 rovesciato: \u2018ci\u00f2 che l\u00ec era documento qui \u00e8 racconto, universo opinabile, discorso retorico. Ci\u00f2 che l\u00ec \u00e8 veramente accaduto, qui \u00e8 come realmente accaduto\u2019, evidenzia finemente Nistic\u00f2 a proposito, in particolare, de Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio. La critica operata da Consolo \u00e8 volta alla Storia in quanto scrittura, nella sua \u2018demistificazione permanente del mito  44 Giuliana Adamo dell\u2019oggettivit\u00e0 e della verit\u00e0 dei documenti e della tradizione storica\u2019.12 Ed \u00e8 su questo assunto che si \u00e8 basata la sua intera attivit\u00e0 di scrittore. 3) Il valore della scrittura qui esemplato dall\u2019esperienza di due intellettuali che si trovano in mezzo a indicibili difficolt\u00e0 oggettive e, di conseguenza, il ruolo salvifico della poesia che \u2013 nonostante tutto e tutti e nonostante i suoi stessi autori \u2013 \u00e8 eternamente valida e, a differenza della Storia, super partes. 13 4) La metafora del presente che quell\u2019antica, tormentata, feconda esperienza cinquecentesca \u00e8 chiamata simbolicamente a rappresentare, in quanto per Consolo: \u2018un testo \u00e8 vivo quando \u00e8 metafora, quando non parla solo di s\u00e9\u2019.14 5) La fondante tensione metaforica resa attraverso uno stile che rende ragione del coro di voci e di lingue che scintillano in questo testo (come in tutti i suoi testi) intrecciandosi per ricordarci che quel che \u00e8 successo succede ancora e che, e qui Consolo usa le parole, tragicamente attuali, che Fernand Braudel riferiva all\u2019et\u00e0 di Filippo II: \u2018In tutto il Mediterraneo l\u2019uomo \u00e8 cacciato, rinchiuso, venduto, torturato, e vi conosce tutte le miserie, gli orrori e le santit\u00e0 degli \u2018universi concentrazionari\u2019 (\u2018Due poeti prigionieri in Algeri\u2019, p. 34). Rappresentativa della poetica di Consolo \u00e8 questa lectio che ho voluto usare come microtesto per individuare le linee portanti del macrotesto consoliano: non autobiografica, se non per pulsioni spesso inconsce; storico-filologica; testimonianza del suo impegno di scrittore e di intellettuale contro soprusi e ingiustizie. Le attestazioni dell\u2019inesausto agire civile di Consolo, oltre che in tutti i suoi libri e nei suoi saggi, anche sulle pagine dei quotidiani italiani storicamente pi\u00f9 schierati a sinistra, come l\u2019Unit\u00e0 e Il manifesto, che hanno accolto i suoi veementi articoli sui temi dell\u2019immigrazione, dei migranti, delle angherie e degli abusi perpetrati ai loro danni, della micidiale miopia italica e dell\u2019assenza di memoria di quel popolo di migranti che sono sempre stati gli italiani. Per Consolo etica e scrittura sono una cosa sola,15 la memoria individuale e la memoria storica consentono lo scavo nel passato per riflettere sul presente; la lingua del suo scrivere \u2013 con le lingue sottostanti che la nutrono storicamente e culturalmente \u2013 \u00e8 una lingua storica e filologica e non la si capirebbe se la si alienasse dal fondamento del determinarsi storico e sociale dei linguaggi. La esibita letterariet\u00e0 di Consolo, tanto sottolineata dai critici, per essere correttamente intesa va ricompresa in un progetto artistico che utilizza l\u2019opacit\u00e0 e il peso della tradizione letteraria come strumenti di una pi\u00f9 acuta e complessa lettura della realt\u00e0. Se, infatti,  Vincenzo Consolo e Luigi Meneghello 45 pur nell\u2019ambito di una insistita critica sociale mossa dalla prospettiva di una solidariet\u00e0 coi \u2018vinti\u2019 e coi subalterni non possiamo sottrarci alla constatazione (\u00e8 questa la critica mossa a Consolo) della preziosit\u00e0 erudita del suo linguaggio, delle sue notevoli densit\u00e0 e perspicuit\u00e0 letterarie, lo si deve soprattutto al suo tentativo di drammatizzare una contraddizione che da sociale diventa, performativamente, stilistica e retorica. Quello che in realt\u00e0 \u00e8 lo scontro tra isole di ricchezza e oceani di indigenza diventa, nelle strutture narrative di Consolo, lotta tra l\u2019abbandono lirico di un linguaggio (spesso anche in veste parodica) che \u00e8 esso stesso \u2018cosa\u2019 (strumento di gioco e di piacere) e il dover essere etico e razionale per garantire la narrazione. Prosa e poesia si fronteggiano, esibendo ciascuna le proprie ragioni. La sua narrativa usa a piene mani una lingua e dei moduli poetici non strettamente narrativi (ma lontanissimi dalla prosa d\u2019arte da lui aborrita): il retablo, il cunto, l\u2019opera teatrale, la metrica versificatoria, espedienti stilistico-retorici quali l\u2019enumerazione e l\u2019iperbato, il repentino mutamento dei registri, che con il loro andamento ipotattico frangono la paratassi del pi\u00f9 generale impianto narrativo. Le apparenti dissimmetrie, che la lectio riflette, tra piano dell\u2019espressione \u2013 iper-letteraria, barocca \u2013 e quello del contenuto \u2013 materialistico, progressivo \u2013 sono ricomprese ma non ricomposte o pacificate nella sua scrittura, a causa di una contradditoriet\u00e0 mai risolta: il conflitto (sociale e retorico) rimane la cifra estetica pi\u00f9 propria nell\u2019opera di Consolo.16 L\u2019apprendistato E veniamo alla lectio di Meneghello \u2018L\u2019apprendistato\u2019, quintessenzialmente meneghelliana: autobiografica, riflessiva, ironica, giocata sapientemente sui diversi registri retorici che, come sempre nella sua scrittura, sono capaci di suscitare, in chi legge uno spettro variegato di emozioni: dal riso alla commozione alla riflessione al disincanto. Dall\u2019inizio emerge subito l\u2019interesse primario di una vita, il motore di tutti i suoi libri: l\u2019attenzione alle parole e alle cose che esse veicolano inquadrata, da subito, nel suo personale percorso di studente dialettofono italiano e di professore di italiano in Inghilterra. Le sue lingue di cultura (italiano, greco, latino, inglese) affiorano subito, nel primo lungo paragrafo della lectio laddove, in modo colto e ilare, racconta di quel che provoca in lui l\u2019essere in procinto di diventare \u2018filologo\u2019 e cerca di definire che cosa sia la filologia. Risale all\u2019origine greca del termine dovuto a Eratostene, nel III secolo a.C., \u2018matematico, ma bravo anche come  46 Giuliana Adamo astronomo, geografo, filosofo, storico, e altro ancora\u2019 (\u2018L\u2019apprendistato\u2019, p. 37), che \u2018[d]oveva essere un personaggio straordinario, molto pi\u00f9 di Tagliavini\u2019 (ibid., p. 36) \u2013 maestro di Glottologia di Meneghello a Padova che aveva scommesso coi propri alunni di ricostruire, partendo da una mezza pagina, nello spazio di un\u2019ora, la grammatica (morfologia e sintassi) di una lingua sconosciuta. Meneghello si sofferma sulla definizione antica di Eratostene che pare fosse chiamato dai colleghi \u2018p\u00e8ntathlos\u2019 come a dire \u2018pentatloneta\u2019, per segnalare questa versatilit\u00e0, e forse per denigrarla. [\u2026] In inglese uno che riesce bene in molte cose [\u2026] \u00e8 un all-rounder: dove io non ci sento sottointeso \u2018[bravo in tutto] e dunque non supremo in nulla\u2019. Ma ad Alessandria pare proprio che il sottointeso ci sia stato. (\u2018L\u2019apprendistato\u2019, p. 36) Alle ipotesi sulla filologia come versatilit\u00e0 di conoscenze e applicazione delle stesse, seguono le considerazioni sul lavoro filologico svolto da Eratostene nella sua qualit\u00e0 di direttore, a suo tempo, della Biblioteca di Alessandria \u2018editore, recensore e emendatore di testi letterari\u2019 (\u2018L\u2019apprendistato\u2019, p. 37). Tuttavia permane l\u2019ambiguit\u00e0 del termine con cui si definiva \u2018filologo\u2019. Termine ombrello, per Meneghello, che accoglie almeno tre significati: 1) espressione legata al gusto del discorrere; 2) amante del l\u00f3gos, ovvero pi\u00f9 estensivamente \u2018dotto\u2019, \u2018studioso\u2019; 3) pi\u00f9 specificamente e circoscrittamente \u2018studioso delle parole [\u2026] insomma un linguista\u2019 (ibid.). Le diverse facce della filologia che affascinano Meneghello lo portano ad uno dei suoi tipici scarti logici in conclusione della prima parte del suo testo: Contro le mie tendenze, mi si affaccia l\u2019idea che anche per la filologia \u2018it takes all sorts to make a world\u2019, ci vuole gente di ogni risma per fare un mondo, vale a dire il mondo cos\u00ec com\u2019\u00e8. Ma nei riposti ventricoli del mio sentimento non ci ho mai creduto del tutto. (\u2018L\u2019apprendistato\u2019, p. 38) Passa, quindi, ad una riflessione, brillantemente argomentata, sul suo rapporto con la linguistica (\u2018non mi considero un linguista\u2019, ibid.), soffermandosi sulla sua lingua nativa, non materna (la mamma, friulana, non aveva latte) ma della balia maladense. Il dialetto di Malo \u00e8 percepito da Meneghello quale \u2018lingua del genere umano, gli esseri umani parlavano cos\u00ec, e i loro modi entravano in me, davano forma alle strutture interne (preesistenti, penso) della mia competenza, creavamo circuiti indistruttibili\u2019 (\u2018L\u2019apprendistato\u2019, p. 38) lingua parlata, pre-logica, del cui apprendimento non aveva coscienza. Accanto, parallelamente, si innesca il processo  Vincenzo Consolo e Luigi Meneghello 47 di apprendimento di una sorta di lingua seconda: l\u2019italiano, di origine pi\u00f9 artificiosa e innaturale appreso a scuola e sui libri, prevalentemente attraverso la lettura. Una lingua, sia ben chiaro, tutt\u2019altro che nitida e netta a proposito della quale Meneghello si sente in dovere di precisare: veramente c\u2019erano due filoni, quasi due matasse di viscoso tiramolla, schiaffate una sull\u2019altra e annodate in una specie di doppia elica, come si vedeva fare nelle sagre di paese: il filone ufficiale, di stampo aulico e di derivazione letteraria, e il filone reale dell\u2019italiano regionale. Quest\u2019ultimo aleggiava attorno a noi, imparavamo noi stessi a servircene \u2013 quando si cercava di parlare in chicchera \u2013 e a mano a mano a scriverlo: certamente non ci rendevamo conto che fosse \u2018italiano regionale\u2019, la nozione non si era ancora formata o diffusa, e la cosa non sarebbe parsa allora una variante legittima della lingua nazionale. (\u2018L\u2019apprendistato\u2019, p. 38) La complessit\u00e0 di queste esperienze per lungo tempo non ha dato luogo ad un sistema articolato di idee sulla lingua, questo \u00e8 potuto avvenire molto pi\u00f9 tardi, grazie all\u2019influenza di amici e colleghi incontrati in Inghilterra, parecchi dei quali a Reading, e la menzione silenziosa a Giulio Lepschy in particolare \u00e8 connotativa del modo in cui Meneghello \u2013 si pensi soprattutto ai volumi delle Carte \u2013 alluda spesso a persone della sua realt\u00e0 biografica evitando di farne i nomi, cifra tipica della sua scrittura zibaldonica.17 L\u2019incontro e il confronto con il nuovo mondo culturale inglese, portano Meneghello a riconsiderare la sua precedente visione del proprio rapporto con le lingue: la struttura delle lingue ha subito un rivolgimento radicale, le vecchie impostazioni abolite e cancellate. Questa del nuovo che sopravviene e soppianta l\u2019antico, pare uno schema ricorrente nella mia vita mentale. (\u2018L\u2019apprendistato\u2019, p. 39) Il punto cruciale della lectio, che lo avvicina pur nella loro diversit\u00e0 a Consolo, \u00e8 dedicato a sottolineare che il suo vivo interesse per le lingue non riguarda l\u2019analisi teorica delle loro strutture, ma \u2018ci\u00f2 che le lingue che frequentavo recavano con s\u00e9, un\u2019immagine intensificata delle cose del mondo\u2019 (ibid.), e questo si verifica soprattutto nella poesia: i poeti lirici in particolare, antichi e moderni, nelle lingue in cui li leggevo, latini, italiani, francesi, e per frammenti anche tedeschi e spagnoli (non inglesi, in principio: quelli sono venuti in seguito, nella mia tarda giovent\u00f9, in Inghilterra, ed \u00e8 stata un po\u2019 una gran  48 Giuliana Adamo mareggiata poetica). In queste scritture percepivo gli effetti di una forza oscura che mi sprofondava nel cuore della realt\u00e0: e non pareva rilevante, e nemmeno pertinente, che si trattasse davvero di lingue diverse, era come se fosse una lingua sola. (\u2018L\u2019apprendistato\u2019, p. 39) La lingua ha risorse infinite per sondare la realt\u00e0 e Meneghello usa, per fare questo, l\u2019unica lingua che conosce davvero: l\u2019Alto Vicentino, o meglio, la lingua di Malo. Alludendo a Libera nos a malo sottolinea: Si formava in me scrivendo, il quadro naturale di queste varianti, ero in grado di distinguere con spontanea precisione tra questi diversi usi, e intravederne a sprazzi le separate capacit\u00e0 di esplorare, trivellando in profondo il reale. (\u2018L\u2019apprendistato\u2019, p. 39)18 Nell\u2019ultimo scorcio del testo evoca uno dei temi a lui pi\u00f9 cari, quello del lungo apprendistato che lo ha reso in grado di portare \u2018ci\u00f2 che scrivo a pareggiare la potenza di quell\u2019antica esperienza, nei vari settori della vita che mi \u00e8 capitato di attraversare\u2019 (ibid.). Di grande efficacia retorica, e commovente, \u00e8 la chiusa della lectio in cui, con un procedimento analogo a quello esperito da Seamus Heaney in \u2018Digging\u2019 nella raccolta Death of a Naturalist del 1966, laddove evoca la mano contadina del padre che afferra la vanga per scavare e la propria che impugna la penna per fare altrettanto (vv. 1-5): Between my finger and my thumb The squat pen rests: snug as a gun. Under my window, a clean rasping sound When the spade sinks into gravely ground: My father, digging. I look down per, quindi concludere (vv. 29-31): Between my finger and my thumb The squat pen rests. I\u2019ll dig with it. si istituice un parallelo tra l\u2019apprendistato di Luigi Meneghello scrittore e quello di Cleto Meneghello, suo padre, tornitore: Aveva imparato a tornire da ragazzo a Marano [\u2026]. Sui vent\u2019anni era andato a Verona a fare il suo Capolavoro. [\u2026] Il capolavoro che gli diedero da fare era una vite senza fine; prepar\u00f2 il pezzo, misur\u00f2, ci fece i segnetti che bisogna farci per tornire una vite senza fine, e a  Vincenzo Consolo e Luigi Meneghello 49 questo punto il capo che lo stava a guardare aveva gi\u00e0 capito che era bravo e disse: \u2018Basta cos\u00ec\u2019. (\u2018L\u2019apprendistato\u2019, p. 40) Segue l\u2019explicit, profetico, dell\u2019ultimo discorso pubblico di Meneghello: Vorrei poter fare anche io cos\u00ec, se ne avr\u00f2 il tempo, scrivere qualcosa di veramente conclusivo, magari solo una paginetta, o un paio, ma da scrittore finalmente maturo. E che voi, come gi\u00e0 a mio padre i suoi esaminatori, mi diceste: \u2018Ok, basta cos\u00ec\u2019. (ibid.) Quanto emerso da questa lectio permette di ravvisarvi, analogamente a quanto visto nel caso di Consolo, le trame costitutive dell\u2019intera opera di Meneghello: 1) La prima lingua innata e l\u2019incontro con le altre lingue apprese che ha determinato la sua attivit\u00e0 di vita e di scrittura. 2) Il ricordo di Malo \u2013 oggetto del suo continuo n\u00f3stos \u2013 eternato nelle sue opere. 3) La sua vita di perenne apprendista. Tutti elementi che convivono simultaneamente nella sua ultima lectio e in tutti i suoi libri. Cosa, dunque, hanno in comune Consolo (nato nel 1933 a Sant\u2019Agata di Militello, in Sicilia, provincia di Messina e morto a Milano nel Gennaio del 2012) e Meneghello lo scrittore di Malo (nato nel 1922 a Malo, in Veneto, provincia di Vicenza e morto nel 2007 nella vicina Thiene)? Alcune cose pi\u00f9 \u2018esteriori\u2019 furono indicate dallo stesso Consolo nel ricordo dedicato allo scrittore maladense, suo contributo alla Biografia per immagini su Meneghello, curata da Pietro De Marchi e da chi scrive. Lo riporto qui di seguito: La laurea honoris causa in Filologia moderna, a noi due insieme, a Meneghello e a me, quel giorno di giugno del 2007, l\u00e0 nell\u2019aula magna del Rettorato di Palazzo Steri, in quel trecentesco palazzo che tante ne aveva viste (fu abitato dall\u2019illustre famiglia dei Chiaramonte che l\u2019aveva fatto costruire, fu poi sede vicereale, sede del Santo Uffizio, del tribunale e del carcere della terribile Santa Inquisizione). La laurea, dunque, insieme, a Meneghello e a me. E a me sembrava quel giorno, in quella magnifica aula, davanti al senato accademico e al vasto pubblico, di usurpare il posto di Licisco Magagnato, il Franco di Baus\u00e8te, che si laure\u00f2 a Padova nello stesso giorno insieme a Meneghello ed ebbero, i due laureati, insieme un solo \u2018papiro\u2019 di laurea \u2018a due teste\u2019. Per\u00f2, quel giorno, mi rassicurava il fatto che Meneghello ed io eravamo gemelli, voglio dire che eravamo nati scrittori nello stesso anno, nel 1963, lui col suo Libera nos a malo ed io con il mio La ferita dell\u2019aprile; e tutti e due ancora con uguale assillo linguistico,  50 Giuliana Adamo l\u2019intrusione, nell\u2019italiano, del vicentino, o meglio della lingua di Malo, ed io del siciliano, vale a dire di tutte le antiche lingue che giacevano nel siciliano. E poi\u2026 E poi, eravamo due dispatriati, il Meneghello in Inghilterra, a Reading, ed io nella Milano dei Verri, di Beccaria, di Manzoni, di Verga, di Vittorini\u2026 Dispatriati, noi due insomma, in due diverse \u2018patrie immaginarie\u2019. Cosa univa ancora, Meneghello e me? A guardare le immagini di quella cerimonia, l\u2019autoironia dipinta sui nostri due volti. Ah, caro Meneghello, che incontro \u00e8 stato quello con te a Palermo! Primo e ultimo incontro, perch\u00e9 subito, tornato a Thiene, tu sei partito per quel viaggio dal quale non si ritorna pi\u00f9. Ed io ti rimpiango. Tutti ti rimpiangiamo, ma ci confortano per\u00f2 i tuoi libri, tutti i tuoi magnifici libri. Quelli, s\u00ec, resteranno sempre con noi.. (Luigi Meneghello. Biografia per immagini, pp. 172-173) L\u2019ironia, tratto assoluto dell\u2019intelligenza, unisce di certo i due scrittori, ed il distacco anche geografico con il conseguente, lungamente reiterato, rispettivo n\u00f3stos. Cos\u00ec come il loro essere sempre stati fuori dal coro, spesso a remare contro le patrie tendenze critiche e letterarie (ricordo, per esempio, l\u2019insofferenza di Meneghello per Quasimodo e Ungaretti e pure per Moravia, nonch\u00e9 quella di Consolo nei confronti del \u2013 per lui \u2013 letterariamente troppo tradizionalista Tomasi da Lampedusa, per l\u2019avanguardista Gruppo 63, e per la maggior parte della nuova narrativa italiana, tra cui spiccava l\u2019avversione per il dialetto posticcio e folklorico di Camilleri). Entrambi fuori, per loro (e nostra) fortuna, dalla logica aberrante del mercato editoriale. Pur in modi diversi entrambi voci contro nel panorama letterario italiano del secondo Novecento. E questo vale, ovviamente e ancor di pi\u00f9, per il problema della ricerca e della definizione della propria lingua di espressione letteraria a cui entrambi hanno dedicato il meglio della loro sapienza e della loro perizia, del loro talento e della loro passione. Tratti questi che li accomunano anche nel loro amore totale per la poesia, per la sua funzione e per la sua libert\u00e0 espressiva. A questo punto, forzandolo in qualche modo ai fini del mio discorso, vorrei citare Wittgenstein che, nel 1929, in una sua lezione a Cambridge sostiene: \u2018So far as facts and propositions are concerned there is only relative value and relative good, relative right\u2019 e ancora: I believe the tendency of all men who ever tried to write or talk Ethics or Religion was to run against the boundaries of language.  Vincenzo Consolo e Luigi Meneghello 51 This running against the walls of our cage is perfectly absolutely hopeless.19 Meneghello e Consolo si scontrano con lo stesso problema: in che lingua esprimere il mondo \u2018possibile\u2019 del proprio narrare? Dal canto suo Meneghello, che si \u00e8 sempre misurato con la sostanza non univoca dell\u2019esperienza umana cercando di darle una forma espressiva che il pi\u00f9 possibile si avvicinasse al vero \u2013 anzi che fosse \u2018pi\u00f9 vera del vero\u2019 \u2013 ammette: \u2018Con le parole \u00e8 impossibile essere precisi: non dico difficile, impossibile\u2019 (Le carte III, p. 95). Eppure occorre narrare per capire il mondo, ma come? Risponde: con \u2018la lingua nativa che illumina l\u2019andamento delle cose\u2019 (Le carte III, p. 99). Consolo, a sua volta, e analogamente dal suo punto di vista storicofilologico, si confronta con una realt\u00e0 sfaccettata, plurivoca, composita, contraddittoria \u2013 si ricordi la sua visione e il suo tentativo di una resa plurima e dialettica della Storia \u2013 e per esprimerla, ritenendo ormai insufficiente e superata la lingua razionale-geometrica-comunicativa di Sciascia e Calvino, crea una lingua espressiva, dove la poesia evoca quello che la lingua italiana ormai \u2018massificata\u2019 e fatta scadere dall\u2019abuso dei massmedia non \u00e8 pi\u00f9 in grado di comunicare. Una pulsione analoga muove i due scrittori. I risultati? Sorprendenti in ambo i casi. Sulla lingua di Meneghello critici e linguisti hanno detto tante cose e tra tutte si stagliano le perfette analisi di Giulio Lepschy che in un saggio del 1983,20 a proposito di Libera nos a malo, individua le tre lingue del libro quali: \u2018italiano prezioso, italiano popolare, dialetto\u2019, segnalando che \u2018il dialetto \u00e8 usato pi\u00f9 per il suo valore espressivo o per la sua crudezza, che per la sua normalit\u00e0 o spontaneit\u00e0\u2019.21 E alla domanda \u2018in che lingua?\u2019 \u00e8 scritto il libro, Lepschy, in sedi diverse, risponde senza indugi:22 In italiano. Libera nos a malo \u00e8 un libro \u2018italiano\u2019, scritto \u2018in italiano\u2019, che appartiene alla cultura italiana (e attraverso ad essa a quella europea e internazionale), e insieme la arricchisce di elementi nuovi e originali.23 Un italiano reso pi\u00f9 leggero e antiretorico grazie a quanto imparato nell\u2019apprendistato inglese. Consolo, a cui potrebbero attagliarsi le parole di Lepschy su Meneghello (e a garantirne l\u2019appartenza alla cultura internazionale, basterebbe la lista delle traduzioni delle opere di Consolo in quasi tutte le lingue romanze e in inglese, tedesco, olandese) arriva a forgiarsi una lingua espressiva, barocca (nel senso migliore del termine),  52 Giuliana Adamo ricchissima di citazioni \u2013 echi \u2013 rimandi che vanno dalla sfera erudita a quella pi\u00f9 bassa. Lingua in cui convergono le lingue mediterranee: greco, latino, arabo, spagnolo, le varie parlate siciliane, incluse le lingue delle isole linguistiche (tra cui spicca il dialetto gallo-italico di san Fratello, paesino sui Nebrodi), italiano colto. La ricchezza linguistica consente la realizzazione della scrittura palinsestica di Consolo (per il quale sotto la superficie della propria scrittura ci devono essere i segni pi\u00f9 importanti della letteratura di chi ci ha formato. E direi che su questo punto l\u2019analogia con il ricchissimo tessuto narrativo di Meneghello \u00e8 palese) e la messa a fuoco dell\u2019irriducibile complessit\u00e0 del reale (da qui il suo preferito procedimento stilistico dell\u2019amplificatio: l\u2019accumulatio, soprattutto nominale), nello strenuo tentativo di rendere quello che \u00e8 stato. La ricerca dei nomi di questo \u2018archeologo della lingua\u2019 non \u00e8 semplice ricordo memoriale, ma attestazione del travaglio e del dolore di quella parola attraverso il male della storia. Rievocazione del tempo e dello spazio della Sicilia perduta attraverso i nomi che non sono segni di un\u2019origine metafisica, ma della materialit\u00e0 del mondo prima della lacerazione, delle ferite, del dolore. Analogamente, Meneghello si \u00e8 dedicato alla ricerca del recupero \u2018archeologico\u2019 di una societ\u00e0 e di una cultura conosciute nell\u2019infanzia e nella giovinezza e poi irrimediabilmente perdute. Non si tratta, per\u00f2, di una rivisitazione della memoria percorsa dalla nostalgia e dalla retorica, ma di una vera e propria ricostruzione di ambienti, frammenti di vita e di cultura che mira a ridisegnare quella realt\u00e0 attraverso una specie di ricerca antropologica, segnata sempre dal filo dell\u2019ironia. E Consolo, in che lingua scrive? Non usava il dialetto: le espressioni, le parole dialettali sono sempre citazioni. Il suo linguaggio \u00e8 l\u2019italiano, ma l\u2019italiano di Sicilia. Consolo, insomma, ripercorre la storia di Sicilia, dal Risorgimento all\u2019ascesa del fascismo alla violenza mafiosa contemporanea, servendosi di un italiano costruito su \u2018un fasto barocco e un ritmo musicale, con un gusto del dialettismo, del latinismo e dell\u2019ispanismo, che contrastano espressionisticamente con i contenuti spesso tragici e con l\u2019analisi, non sottolineata ma palesata e severa delle ragioni storiche\u2019.24 Dice Consolo: Io non ho cercato di scrivere in siciliano assolutamente, ma vista la superficializzazione della lingua italiana e proprio per un\u2019esigenza di memoria ho cercato la mia lingua che attingeva ai giacimenti linguistici della mia terra che erano affluiti nel dialetto siciliano, che io traducevo in italiano secondo la mia metrica della memoria.25 Vincenzo Consolo e Luigi Meneghello 53 Si potrebbero indicare molte altre aree di tangenza, vicinanza, analogia tra questi due scrittori che, pur diversi e geograficamente lontani, hanno dedicato la loro esistenza a mostrarci l\u2019uno (Meneghello), pi\u00f9 \u2018antropologicamente\u2019, che nella propria lingua nativa, innata e fondante, \u2018le parole sono le cose\u2019; l\u2019altro (Consolo), con pi\u00f9 impegno civile e utopia storica, che verr\u00e0 un tempo in cui con parole nuove e, finalmente vere, perch\u00e9 riscattate dalla parzialit\u00e0 e dalle menzogne a senso univoco della Storia, \u2018i nomi saranno riempiti interamente dalle cose.\u201926 \u00c8 evidente che per entrambi il binomio etica e scrittura \u00e8 indissolubile e che per entrambi scrivere sia una funzione del capire per avvicinarsi il pi\u00f9 possibile alla realt\u00e0, all\u2019unico \u2018vero\u2019 e, a questo proposito, grande \u00e8 il debito nei confronti di Leopardi \u2013 di cui entrambi amano il poeta, il prosatore e il filosofo \u2013 contratto dai due scrittori. 27 Mi pare che la vicinanza pi\u00f9 importante tra Consolo e Meneghello risieda in quella moralit\u00e0 che le parole di Franco Fortini definiscono come una forte e costante \u2018tensione a una coerenza di valori e di comportamento\u2019,28 espressa coerentemente e rispettivamente nella loro narrativa originale, coraggiosa, fieramente facente parte per s\u00e9 stessa contro ogni tipo di omologante dittatura o partigianeria ideologica, letteraria, e del mercato editoriale. Trinity College Dublin Note 1  Ero presente a quella indimenticabile giornata palermitana sia per Consolo (su cui avevo appena finito di curare un volume di saggi), sia per Meneghello sulla cui opera stavo lavorando. Cfr. La parola scritta e pronunciata. Nuovi saggi sulla narrativa di Vincenzo Consolo, a cura di Giuliana Adamo, con prefazione di Giulio Ferroni (San Cesario di Lecce: Manni, 2006) e Volta la carta la ze finia. Luigi Meneghello. Biografia per immagini, a cura di Giuliana Adamo e Pietro De Marchi con curatela iconografica di Giovanni Giovannetti (Milano: Effigie, 2008). 2  Giulio Lepschy, \u2018Introduzione\u2019, in Luigi Meneghello, Opere scelte, progetto editoriale e introduzione di Giulio Lepschy, a cura di Francesca Caputo (Milano: Arnoldo Mondadori, 2006), pp.xlv-lxxxiv (p.xlvii). 3  Cfr. Cesare Segre, \u2018Libera nos a malo. L\u2019ora del dialetto\u2019, in Per Libera nos a malo. A 40 anni dal libro di Luigi Meneghello, Atti del Convegno Internazionale di Studi In un semplice ghiribizzo (Malo, Museo Casabianca, 4-6 settembre 2003), a cura di Giuseppe Barbieri e Francesca Caputo (Vicenza: Terra Ferma, 2005), pp. 23-27 (pp. 23-24). 4  Maria Attanasio, \u2018Struttura-azione di poesia e narrativit\u00e0 nella scrittura di Vincenzo Consolo\u2019, Quaderns d\u2019Itali\u00e0, 10 (2005), 19-30 (p. 24). Ricordo, inoltre, che Consolo, nel solco di una discussione europea, negli anni del suo esordio letterario, circa il destino e la funzione del romanzo storico, ha ripudiato nella sua opera gli intrecci intrattenitori del romanzo tradizionale, ragione per cui, come non si \u00e8 stancato di rimarcare nei suoi scritti e nei suoi  54 Giuliana Adamo interventi pubblici, scelse di spostare la scrittura dal \u2018romanzo\u2019 alla \u2018narrazione\u2019, secondo l\u2019accezione datane da Walter Benjamin. Quanto al ripudio della lingua razionale e illuminista, lingua di una speranza ormai perduta irrimediabilmente, esso \u00e8 motivato dalla mutazione antropologica avvenuta a seguito del boom industriale italiano nel corso degli anni \u201950 del Novecento, su cui il Pasolini del saggio \u2018Nuove questioni linguistiche\u2019 (1964) ha scritto pagine fondamentali. La scelta poetico-espressiva della lingua letteraria di Consolo era in polemica con il linguaggio comunicativo, omologante, impoverito, tele-stupefacente determinato dall\u2019avvento inarrestabile dei mass media. 5  Vincenzo Consolo, \u2018Due poeti prigionieri in Algeri: Miguel de Cervantes e Antonio Veneziano\u2019 in Lectio Magistralis, documento ciclostilato (Palermo: Universit\u00e0 degli Studi di Palermo, Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia, 2007), pp. 23-34 (questo \u00e8 il mio testo di riferimento): ora in La passion por la lengua: Vincenzo Consolo. Homenajes por sus 75 a\u00f1os, a cura di Irene Romera Pintor (Generalitat Valenciana: Universitat de Valencia, 2008), pp. 29-38. Luigi Meneghello, \u2018L\u2019apprendistato\u2019, in Lectio Magistralis, documento ciclostilato (Palermo: Universit\u00e0 degli Studi di Palermo, Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia, 2007), pp. 49-56; ora in Luigi Meneghello. Biografia per immagini, pp. 36-40 (\u00e8 questa l\u2019edizione a cui faccio riferimento). 6  Consolo alla p. 24 della sua lectio ricorda: \u2018Nel 1894 la palermitana Societ\u00e0 di Storia Patria pubblica il fascicolo dedicato ad Antonio Veneziano per il terzocentenario della sua morte\u2019 e annota che il bibliotecario della Societ\u00e0 era Giuseppe Lodi, a cui si devono le parole riportate nella citazione. 7  I romanzi di Vincenzo Consolo, di cui cito solo le prime edizioni: La ferita dell\u2019aprile (Milano: Mondadori, 1963); Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio (Torino: Einaudi, 1976); Lunaria (Torino: Einaudi, 1985); Retablo (Palermo: Sellerio,1987); Nottetempo, casa per casa (Milano: Mondadori, 1992); Lo spasimo di Palermo (Milano: Mondadori, 1998). 8  Leonardo Sciascia, \u2018Introduzione\u2019 in Antonio Veneziano, Ottave (Torino: Einaudi, 1967), p. 7. 9  Enrico Testa, Lo stile semplice (Torino: Einaudi, 1997), p. 348. 10 Sulla plurivocit\u00e0 della lingua consoliana d\u2019obbligo il riferimento al saggio di Cesare Segre, \u2018La costruzione a chiocciola nel Sorriso dell\u2019ignoto marinaio\u2019, in Intrecci di voci. La polifonia nella letteratura del Novecento (Torino: Einaudi, 1991), pp. 71-86 (p. 83). 11 A proposito della descrizione riportata a testo, alludo di volata alla necessit\u00e0 visiva della scrittura di Consolo che \u2013 basti solo pensare a qualche suo titolo: Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio (Antonello da Messina), Lo Spasimo di Palermo (Raffaello), Retablo etc. \u2013, contrae un debito sostanziale e fondante con la pittura analogamente a Meneghello che notoriamente rimase folgorato, all\u2019inizio del suo apprendistato inglese, dal metodo didattico del Warburg Institute su cui ha scritto pagine importanti e sui cui ha ampiamente basato il suo insegnamento e quello del dipartimento di Studi Italiani da lui fondato a Reading. Si veda, inoltre, quanto riportano Giuseppe Barbieri e Ernestina Pellegrini, rispettivamente, alle pp. 191 e pp. 197-202 di Luigi Meneghello. Biografia per immagini. 12 Renato Nistic\u00f2, \u2018Cochl\u00ecas legere. Letteratura e realt\u00e0 nella narrativa di Vincenzo Consolo\u2019, Filologia antica e moderna, 4 (1993), 179-223 (p. 182). 13 Sulla salvezza della scrittura, da varie prospettive, si ricordino le parole di Meneghello: \u2018la crisi di tutto il mio sistema di idee pre-inglesi, durata decenni, un lungo, interminabile periodo in cui ho dovuto tener duro, hold tight, come un naufrago su uno scoglio: usando ci\u00f2 che potevo, aggrappandomi a ci\u00f2 che avevo, per esempio, la prosa di Leopardi\u2019: Luigi Meneghello, Le Carte. Materiali manoscritti inediti 1963-1989 trascritti e ripuliti nei tardi anni Novanta, 3 voll. (Milano: Rizzoli, 2001), III, p. 185. E ancora: \u2018\u201cScavi\u201d. Estrarre \u201csalvezza\u201d dallo scrivere [\u2026]. \u00c8 una specie di scavo continuo [\u2026]. Vado a scavare in tutto quello che mi \u00e8 capitato: scavo, butto via e ricomincio, perch\u00e9 sono convinto che in qualche parte l\u00e0 sotto deve esserci quello che cerco, i nuclei del materiale effusivo e il luccich\u00eco delle scorie vetrificate dove si  Vincenzo Consolo e Luigi Meneghello 55 vede risplendere, che cosa di preciso? come dirlo?\u2019 (ibid., p. 258). 14 Si confronti con quanto, analogamente, dichiara Meneghello, a proposito dell\u2019autobiografia, nell\u2019intervista concessa a Luca Bernasconi, in Luigi Meneghello. Biografia per immagini, p. 205: \u2018Per\u00f2 tutto questo non \u00e8 fondato sull\u2019idea che ci\u00f2 che \u00e8 accaduto a me ha qualche importanza, anzi sono convinto che non ne ha praticamente nessuna per gli altri, se non per me. Ma dentro contiene qualche cosa che non appartiene solo a me e, scrivendo, qualche volta emerge. Quando emerge, allora va bene, ce l\u2019abbiamo fatta; e l\u2019autobiografia \u00e8 diventata qualche cosa di pi\u00f9 e di diverso.\u2019 15 A questo argomento nel 2002 \u00e8 stato dedicato un convegno a Parigi, alla Sorbonne Nouvelle, i cui atti si possono leggere nel seguente volume: Vincenzo Consolo. \u00c9tique et \u00c9criture a cura di Dominique Budor (Parigi: Presses Sorbonne Nouvelle, 2007). 16 Su questi aspetti si veda Nistic\u00f2, \u2018Cochl\u00ecas legere. Letteratura e realt\u00e0 nella narrativa di Vincenzo Consolo\u2019. 17 Cfr. I seguenti volumi: Le Carte. Materiali manoscritti inediti 1963-1989 trascritti e ripuliti nei tardi anni Novanta. Volume I: Anni Sessanta (Milano: Rizzoli, 1999); Le Carte. Materiali manoscritti inediti 1963-1989 trascritti e ripuliti nei tardi anni Novanta. Volume II: Anni Settanta (Milano, Rizzoli, 2000). Per il volume III delle Carte si rimanda alla nota 13. 18 Si confrontino Meneghello e Consolo: le operazioni fatte sono diverse ma analoghe. Entrambi scavano nella propria lingua. Meneghello in quella parlata e non scritta del paese natale, nell\u2019ambito storicamente ristretto alla propria esperienza biografica infantile e giovanile a Malo, nei due decenni degli anni \u201920- \u201940 del Novecento. Consolo, dal canto suo, scava storicamente e socialmente in un contesto storico millenario, secolare per: a) restituire la ricchezza linguistica del passato altrimenti destinata all\u2019oblio; b) per rapportarsi sempre, metaforicamente, al presente. Meneghello: lingua della propria memoria biografica; Consolo: lingua della memoria storica collettiva. Ma la spinta etica a cercare di raccogliere nella loro lingua di espressione quanto di essenziale, di universale sia possibile reperire e tale da travalicare le proprie esperienze individuali \u00e8 quello che li accomuna nel loro essere due \u2018classici\u2019 fuori dal coro. 19 Cfr. Ludwig Wittgenstein, \u2018Lecture on Ethics: 1929- 1930\u2019, ora in Ludwig Wittgenstein\u2019s Lecture on Ethics. Introduction, Interpretation and Complete Text, a cura di Valentina Di Lascio, David Levy, Edoardo Zamuner (Macerata: Quodlibet, 2007), p. 42. 20 Sulle lingue di Meneghello, si vedano i lavori di Giulio Lepschy: \u2018\u201cdove si parla una lingua che non si scrive\u201d\u2019, in Su\/Per Meneghello, a cura di Giulio Lepschy (Milano: Edizioni di Comunit\u00e0, 1983), pp. 49- 60; \u2018Le parole di Mino. Note sul lessico di Libera nos a malo\u2019, in Luigi Meneghello, Il tremaio. Note sull\u2019interazione tra lingua e dialetto nelle scritture letterarie (Bergamo: Lubrina Editore, 1987), pp. 75- 93. 21 Lepschy, \u2018\u201cdove si parla una lingua che non si scrive\u201d\u2019, p. 49 e p. 50. 22 Cfr. Giulio Lepschy, \u2018In che lingua?\u2019, in Per Libera nos a malo. A 40 anni dal libro di Luigi Meneghello, pp. 15-22; \u2018Introduzione\u2019, pp.xliii-lxxxiv. 23 Lepschy, \u2018In che lingua?\u2019, p. 22 24 Cesare Segre, La letteratura italiana del Novecento (Roma-Bari: Laterza, 2004), p. 92. 25 Vincenzo Consolo, \u2018I muri d\u2019Europa\u2019, Estudos Italianos em Portugal, Nova S\u00e9rie, numero a cura di Giovanna Schepisi, 3 (2008), 229-236 (p. 233). 26 Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio (Milano: Oscar Mondadori, 2004), p. 114. 27 Cfr. quanto Meneghello dice a proposito di Leopardi nella nota 13. 28 Franco Fortini, Attraverso Pasolini (Torino: Einaudi, 1993), p. 67 <br><br> The Italianist (2012)<br><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"404\" class=\"wp-image-2209\" style=\"width: 300px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/ita_2011_thumb.jpg\" alt=\"\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giuliana Adamo L\u2019attenzione critica che qui si vuol dare a un confronto tra Vincenzo Consolo e Luigi Meneghello trae spunto, a ritroso, dall\u2019evento unico ed ultimo che li ha visti insieme il 20 giugno del 2007, a Palazzo Steri, a Palermo, in occasione del conferimento della laurea honoris causa in Filologia Moderna conferita ad entrambi, &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2207\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Vincenzo Consolo e Luigi Meneghello: vicinanze e lontananze di due scrittori del secondo Novecento<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[144],"tags":[706,84,318,892,23,77,598,734,891,70,898,893,817,658,895,626,208,376,32,355,357,90,153,528,57,20,773,38,83,151,154,459,896,29,897,131,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2207"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2207"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2207\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2210,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2207\/revisions\/2210"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2207"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2207"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2207"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}