{"id":2182,"date":"2020-11-27T08:24:00","date_gmt":"2020-11-27T08:24:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2182"},"modified":"2021-03-02T08:57:32","modified_gmt":"2021-03-02T08:57:32","slug":"2182","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2182","title":{"rendered":""},"content":{"rendered":"\n<p>  <em>La luna di Consolo, tra passato e presente<\/em> <\/p>\n\n\n\n<p><em>di Irene Di Mauro<\/em><br><br><em>Lunaria, <\/em>opera multiforme, come l\u2019astro cui \u00e8 dedicata la narrazione, si presenta come sintesi della sfiducia di Consolo nei confronti del genere letterario del romanzo, e della scrittura prosastica cui esso \u00e8 collegato. \u00c8 un esperimento poetico, teatrale, un ritorno alla tradizione siciliana del <em>cuntu<\/em>, in una prospettiva settecentesca, che risulta ricca di stimoli per una rilettura critica del presente, in quanto \u00abla stessa metafora portante della Luna, proprio perch\u00e9 rimanda alla poesia e a valori di autenticit\u00e0 e umanit\u00e0, conferisce uno spessore etico-politico a un testo che a prima vista parrebbe tutto fantastico, svagato, quasi dimentico della realt\u00e0\u00bb.<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a> Il linguaggio che d\u00e0 forma e corpo allo scenario arcaico e immaginifico della narrazione, \u00e8 quanto mai \u2018verticale\u2019, arricchito da continui rimandi poetici, resi espliciti in diversa misura e saturi di echi visionari:<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stile si avvicina alla poesia come mai prima era\navvenuto: il testo pullula di anafore, allitterazioni, rime interne. Si assiste\ncos\u00ec a una sorta di tendenza mimetica per cui al tema dell\u2019intima necessit\u00e0 per\nil mondo della poesia (simboleggiata dalla Luna) corrisponde uno stile che si\nfa poesia. Il linguaggio si presenta talvolta oracolare, la forma espressiva\nrisulta nervosa, essenziale: la parola si fa incantatrice e trascina il lettore\nnella \u201cpoesia\u201d della vita.<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Risulta\nquindi imprescindibile la comprensione di questa molteplicit\u00e0 di forme,\nlinguaggi e riecheggiamenti, come l\u2019eredit\u00e0 letteraria a cui l\u2019autore ha\nattinto nella composizione della \u2018favola teatrale\u2019 della caduta e rinascita\ndella luna. Quest\u2019ultima, \u2018astro\u2019 da sempre presente nell\u2019immaginario popolare,\nha influenzato con la sua languida evanescenza poeti e scrittori, fin dal sesto\nlibro della <em>Farsaglia <\/em>di Lucano, la\ncui rappresentazione nelle vesti di divinit\u00e0 funesta e ingannevole durante il\ncelebre scontro tra Cesare e Pompeo, appare come la <em>summa<\/em> di un retaggio immaginifico proveniente dal <em>pantheon<\/em> greco. L\u2019accezione\nmagico-misterica della figura della dea, correlata all\u2019inquietudine e alla\nmelanconia sepolcrale delle ore notturne, per cui spesso viene associata\nall\u2019oltretomba, \u00e8 assimilata nella cultura latina alla figura delle \u00abfemmine\ntessale che svelgono la luna dal cielo\u00bb<a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>, descritte da Platone nel <em>Gorgia<\/em>. Sono molte le testimonianze di\nautori classici, segnalate da Leopardi nel <em>Saggio\nsopra gli errori popolari degli antichi<\/em>, che attribuiscono poteri magici ad\nalcune donne risiedenti nella regione greca ed in particolar modo Virgilio,\nSeneca, Orazio, Ovidio, Tibullo, Stazio fanno riferimento all\u2019operazione magica\nnarrata da Platone. Non stupisce la rassegna di Leopardi, la cui produzione\nletteraria mostra come la luna sia un <em>topos<\/em>\nonnipresente nel panorama letterario, in cui vengono analizzate le ricorrenze\nnei testi antichi dell\u2019immagine della caduta dell\u2019astro, nei capitoli quarto e\ndecimo <em>Della magia <\/em>e<em> Degli astri<\/em> nel <em>Saggio sopra gli errori popolari degli antichi<\/em>:\u00abfu un nulla per gli antichi, dopo aver divinizzati gli astri, il\nsupporre che qualcuno tra essi precipitasse talvolta dal cielo, con pericolo\nevidente di rompersi il collo\u00bb.<a href=\"#_ftn4\">[4]<\/a> Il retaggio popolare e\nletterario correlato alla luna viene ereditato da Lucano e filtrato attraverso\nla personale lente del poeta romano, che connota la narrazione della <em>Farsaglia<\/em> di sfumature grottesche e\nmisteriche, dando forma ad uno dei pi\u00f9 affascinanti temi letterari. Le\nsuggestioni popolari sulla luna, trasformate in poesia da Lucano, saranno\nspunto per scrittori come Baudelaire e Goethe, che ne richiameranno l\u2019accezione\nsepolcrale, nella formulazione di chiari rimandi alla letteratura latina. La\nluna delle visioni del poeta francese, sembra quasi la stessa che secoli prima\nera stata strappata dalla sua nicchia celeste dalla maga Erichto:<\/p>\n\n\n\n<p>non la luna placida e\ndiscreta che visita il sonno degli uomini puri,<\/p>\n\n\n\n<p>ma la luna strappata\ndal cielo, vinta e ribelle, che le Streghe della<\/p>\n\n\n\n<p>Tessaglia costringono\nspietatamente a ballare sull\u2019erba atterrita!<a href=\"#_ftn5\">[5]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Baudelaire\nrisente del fascino della \u00absinistra luna inebriante\u00bb, a cui fa corrispondere la\npersonificazione della donna,\nche\nla luna ha segnato \u00abcon il suo temibile influsso\u00bb<a href=\"#_ftn6\">[6]<\/a> e la cui effimera immagine\nha suscitato nel poeta il desiderio di imprimerla perpetuamente. Tuttavia, la\ndonna \u2018lunatica\u2019 di Baudelaire, a differenza delle temibili incantatrici\ntessale, \u00e8 in qualche misura ella stessa vittima del sortilegio lunare e\nfautrice dell\u2019inganno dell\u2019astro esclusivamente per potere riflesso. La luna\nconferisce alla donna amata la medesima forza attrattiva che l\u2019uomo le ha, nei\nsecoli, riservato:<\/p>\n\n\n\n<p>Tu sarai bella alla mia maniera. Amerai quello che io\namo e quello che mi ama: l\u2019acqua, le nuvole, il silenzio e la notte; il mare\nimmenso e verde; l\u2019acqua informe e al contempo multiforme; il luogo in cui non\nsarai; l\u2019amante che non potrai conoscere; i fiori mostruosi; i profumi che\ndanno il delirio; i gatti che spasimano sui pianoforti gemendo come delle donne\ncon voce roca e dolce!<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSarai amata dai miei amanti, corteggiata dai miei\ncortigiani. [\u2026] di quelli che amano il mare, il mare immenso, tumultuoso e\nverde, l\u2019acqua informe e al contempo multiforme; il luogo in cui non sono, la\ndonna che non conoscono; i fiori sinistri che assomigliano ai turiboli di una\nsconosciuta religione, i profumi che sconvolgono la volont\u00e0, gli animali\nselvaggi e voluttuosi che sono gli emblemi della loro follia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 per questo, maledetta fanciulla viziata, che ora\nsono ai tuoi piedi, cercando in tutto il tuo corpo il riflesso della temibile\nDivinit\u00e0, della fatidica madrina, della velenosa nutrice di tutti i lunatici.<a href=\"#_ftn7\">[7]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8\normai evidente il distacco dalle violente immagini della <em>Farsaglia, <\/em>distacco suggerito e in qualche misura anticipato dal <em>Faust <\/em>di Goethe nel 1831:<\/p>\n\n\n\n<p>Oh, fosse questa l&#8217;ultima volta, o Luna, che tu guardi\nsopra di me travagliato! quante volte dinanzi a questo leggio io ho vegliato\ntardi nella notte aspettandoti: e tu, mesta amica, sei pur sempre apparsa, a me\nsu libri e su carte! Oh, potessi in sulle cime dei monti aggirarmi per entro la\ntua amabile luce, starmi sospeso cogli Spiriti in sui burroni, divagarmi,\navvolto da&#8217; tuoi taciti albori, sui prati, e, sgombro da tutte le vanit\u00e0 della\nscienza, bagnarmi e rinfrancarmi nella tua rugiada.<a href=\"#_ftn8\">[8]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Il\ncorollario di immagini che accompagnano la comparsa della luna appare in ogni\ncaso imprescindibilmente legato alla sfera orfica, immaginifica e\ndell&#8217;inconscio, tradizionalmente associata alle ore notturne. L\u2019astro diviene\nstrumento poetico per esaltare i dissidi dell\u2019animo, \u00abi quali, pur non\nconciliandosi, sembrano confondersi nell\u2019alternanza in un unico sentimento che\nesprime la condizione esistenziale dell\u2019uomo\u00bb.<a href=\"#_ftn9\">[9]<\/a> Questa accezione empatica,\nintrodotta dai poeti romantici, trasmuta la luna in un essere non pi\u00f9 vessillo\ndi vendetta, brutalit\u00e0 e&nbsp; immonda\ncrudezza, come era stata per Erichto, la maga che \u00abasperge di abbondante umore\nlunare\u00bb<a href=\"#_ftn10\">[10]<\/a> le sue vittime, dopo\naverne squarciato il petto e il ventre. La luna ora ha una dimensione pi\u00f9\nempatica, si presenta al poeta \u00ab\nsoave\ncome l&#8217;occhio dell&#8217;amico\/ sul mio destino \u00bb<a href=\"#_ftn11\">[11]<\/a> Gli epiteti a lei rivolti\nper\u00f2, appaiono in qualche modo gli stessi, la luna che suscita i sospiri nei\npoeti romantici, \u00e8 lo stesso astro che illuminava la notte precedente allo\nscontro di Cesare e Pompeo: <\/p>\n\n\n\n<p>O tu, lass\u00f9, perennemente immune da vecchiaia, dai tre\nnomi e dalle tre forme, te invoco io, nella calamit\u00e0 del mio popolo, Diana,\nLuna, Ecate! Tu che i cuori sollevi, tu, assorta nei pensieri pi\u00f9 profondi, tu\ntranquilla splendi, in te stessa ascosa e violenta, apri l\u2019orribile abisso\ndelle tue ombre, l\u2019antica potenza si manifesti senza aiuto di magia.<a href=\"#_ftn12\">[12]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Dei\n<em>Canti <\/em>leopardiani, nel\ntrentasettesimo inequivocabilmente, troviamo il cardine, la congiunzione tra il\npercorso evolutivo fin qui analizzato e l\u2019opera di Vincenzo Consolo, che\nriassume e rielabora tutte le accezioni che la luna, nei secoli, ha assunto in\nambito letterario. Il tema del sogno della luna caduta, \u00e8 assimilato, in\nentrambi gli autori, dalle reminiscenze popolari classiche, in entrambi \u00e8\nspunto per la narrazione dialogica e teatrale, la cui voce pi\u00f9 veritiera \u00e8\naffidata ai pastori, nel <em>Canto<\/em> leopardiano\ntratti dalla <em>Favola pastorale<\/em> di\nGuidobaldo Bonarelli:&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>ALCETA<\/p>\n\n\n\n<p>Odi, Melisso: io vo\u2019\ncontarti un sogno<\/p>\n\n\n\n<p>di questa notte, che\nmi torna a mente<\/p>\n\n\n\n<p>in riveder la luna.\nIo me ne stava<\/p>\n\n\n\n<p>alla finestra che\nrisponde al prato,<\/p>\n\n\n\n<p>guardando in alto: ed\necco all\u2019improvviso<\/p>\n\n\n\n<p>distaccasi la luna; e\nmi parea<\/p>\n\n\n\n<p>che quanto nel cader\ns\u2019approssimava,<\/p>\n\n\n\n<p>tanto crescesse al\nguardo; infin che venne<\/p>\n\n\n\n<p>a dar di colpo in\nmezzo al prato; ed era<\/p>\n\n\n\n<p>grande quanto una\nsecchia, e di scintille<\/p>\n\n\n\n<p>vomitava una nebbia,\nche stridea<\/p>\n\n\n\n<p>s\u00ed forte come quando\nun carbon vivo<\/p>\n\n\n\n<p>nell\u2019acqua immergi e\nspegni. Anzi a quel modo<\/p>\n\n\n\n<p>la luna, come ho\ndetto, in mezzo al prato<\/p>\n\n\n\n<p>si spegneva annerando\na poco a poco,<\/p>\n\n\n\n<p>e ne fumavan l\u2019erbe\nintorno intorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Allor mirando in\nciel, vidi rimaso<\/p>\n\n\n\n<p>come un barlune, o\nun\u2019orma, anzi una nicchia<\/p>\n\n\n\n<p>ond\u2019ella fosse\nsv\u00e8lta; in cotal guisa,<\/p>\n\n\n\n<p>ch\u2019io n\u2019agghiacciava;\ne ancor non m\u2019assicuro.<a href=\"#_ftn13\">[13]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Ed\n\u00e8 proprio ai pastori, i \u00abvillani&nbsp;della Contrada Senza Nome, che Consolo\nconsegna il potere della \u00abmemoria, l\u2019antica lingua, i gesti essenziali\u00bb<a href=\"#_ftn14\">[14]<\/a> in grado, attraverso\nantichi rituali di sapore arcardico, di far rinascere in cielo la luna, e con\nessa \u00abil sogno che lenisce e che consola\u00bb<a href=\"#_ftn15\">[15]<\/a> e imprescindibilmente, la\npoesia. Il rito compiuto dai contadini con i cocci della luna infranta,\nrichiama alla memoria la luna ancestrale latina, che risorge dall\u2019oblio,\ninsieme al retaggio mistico degli epiteti ad essa correlati:<\/p>\n\n\n\n<p>PRIMA DONNA<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec \u00e8 finita, cos\u00ec \u00e8 stata<\/p>\n\n\n\n<p>seppellita la Regina.<\/p>\n\n\n\n<p>SECONDA DONNA<\/p>\n\n\n\n<p>La Signora, la Sibilla,<\/p>\n\n\n\n<p>la Ninfa Oceanina.<\/p>\n\n\n\n<p>[\u2026]<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; QUARTA DONNA<\/p>\n\n\n\n<p>Ecate dei parti, <\/p>\n\n\n\n<p>Kore risorgente,<\/p>\n\n\n\n<p>QUINTA DONNA<\/p>\n\n\n\n<p>Mal\u00f2fora celeste,<\/p>\n\n\n\n<p>Vergine beata.<a href=\"#_ftn16\">[16]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>La danza delle contadine, con le litanie,\n\u00abmuta lamentazione di prefiche\u00bb<a href=\"#_ftn17\">[17]<\/a>, le vesti nere e i\ncapelli sciolti, i \u00abgesti essenziali\u00bb dei quali unico depositario sembra essere\nil popolo, che, custode delle diversit\u00e0 culturali, del variegato corollario di\ninfluenze ormai perduto altrove dalla campagna, si mostra unico artefice,\ngrazie alle \u2018esequie della luna\u2019, della rinascita dell\u2019astro. Solo il Vicer\u00e9 Casimiro,\nnon a caso punto di contatto tra l\u2019arcadico mondo contadino della Contrada\nSenza Nome e la Palermo settecentesca, mostra di percepire il lascito classico\ndel prodigio lunare in atto, cadendo in una sorta di estasi visionaria in cui\nrivolge alla luna il suo lamento, che diviene supplica e invocazione:<\/p>\n\n\n\n<p>Luna, Lucina, Artemide divina,\npossente Astarte, Thanit crudele, Baalet, Militta, Elissa, Athara, Tiratha,\nRegina degli Umori, Selene eterna dalle ali distese e celebrate, Signora, Dea\ndalle bianche braccia, perch\u00e9 abbandoni il luminoso scettro? [\u2026] Deh madre,\nsorella, sposa, guida della notte, m\u00e9ntore, virgilia, dimmi, parlami, insegnami\nla via.<a href=\"#_ftn18\">[18]<\/a> <\/p>\n\n\n\n<p>Divinit\u00e0 che richiamano la fertilit\u00e0, la\nfecondit\u00e0, l\u2019amore, ma anche la guerra, la morte la bramosia di sacrifici.\nConsolo include tutte le sfumature e le accezioni dell\u2019astro, richiamando gli\naspetti pi\u00f9 grotteschi e crudi, rispettando quelli pi\u00f9 morbidi e romantici; la\n\u00abletteratura sulla letteratura\u00bb<a href=\"#_ftn19\">[19]<\/a> di cui parla Cesare\nSegre, si fa pi\u00f9 che mai evidente, adempiendo alla verticalit\u00e0 da sempre\ncaratterizzante la scrittura dell\u2019autore, che si mostra consapevole e attento\nagli echi che la narrazione suscita:<\/p>\n\n\n\n<p>Quando Consolo mi mise tra le mani\nil meraviglioso libretto, e io mostrai di riconoscerne alcune fonti, invece di\nchiudersi nell\u2019enigma mi procur\u00f2 la fotocopia dei testi cui pi\u00f9 si era\nispirato, lieto che io ripercorressi i suoi itinerari. Mai come in questo caso\nla letteratura cresce su s\u00e9 stessa, e se ne vanta. Il lettore deve partecipare,\ncome in un gioco, all\u2019invenzione dello scrittore.<a href=\"#_ftn20\">[20]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>La stessa attenzione dipinge di sfumature\nrossastre la luna che rischiara la notte dei villani della Contrada Senza Nome,\nmentre ammirano il fenomeno che ne anticipa la caduta, speculando, al pari\ndegli antichi, sulla reale motivazione. Il particolare fenomeno introduce\nl\u2019elemento magico-misterico della caduta, gettando la campagna sottostante in\nun\u2019atmosfera tragica in cui si insinua l\u2019ululato ultraterreno, a cui i\ncontadini pronti rispondono parando i forconi. La luna rossa diventa condizione\nnecessaria e anticipatrice della magia, come per Orazio nel <em>Sermo VIII<\/em>, segnalato da Leopardi:<\/p>\n\n\n\n<p>Serpentes,\natque videres<\/p>\n\n\n\n<p>Infernas\nerrare canes, lunamque rubentem,<\/p>\n\n\n\n<p>Ne foret his testis, post magna\nlatere sepulchra.<\/p>\n\n\n\n<p>Orazio d\u00e0 l&#8217;epiteto di rubentem\nalla luna, perch\u00e8 questa appare infatti rossa al suo levarsi; e il poeta avea\ndetto poco prima che le maghe per dar principio ai loro incantesimi aveano\naspettato il sorger della luna:<\/p>\n\n\n\n<p>Nec prohibere\u2026.(possum) modo simul\nac vaga luna decorum<\/p>\n\n\n\n<p>Protulit os, quin ossa legant,\nherbasque nocentes.<a href=\"#_ftn21\">[21]<\/a> <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019incanto \u00e8 introdotto dall\u2019aleatoria\npresenza del lupo mannaro, percepibile dall\u2019ululato che, sempre pi\u00f9 forte,\nscatena le reazioni atterrite degli astanti:<\/p>\n\n\n\n<p>OLIVA&nbsp;&nbsp; Mamma, il lupo mannaro!&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>[\u2026]<\/p>\n\n\n\n<p>MELO&nbsp;&nbsp; Basta un graffio, in fronte\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>PIETRO&nbsp;&nbsp; Una stilla di sangue\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>VENERA&nbsp;&nbsp; Ma non c\u2019\u00e8 quadrivio, non c\u2019\u00e8 incrocio\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>La tradizione a cui attinge Consolo per la\ncomposizione di questa spettrale atmosfera, torna ad essere nostrana, seguendo\nil filone delle leggende popolari da lui gi\u00e0 esaminate nel 1977:<\/p>\n\n\n\n<p>Un urlo bestiale rompeva il\nsilenzio nella notte di luna piena. Ed era uno svegliarsi, un origliare dietro\nle porte serrate, uno spiare dietro le finestre socchiuse, un porsi in salvo al\ncentro dei crocicchi o impugnare la lama per ferire alla fronte e far sgorgare\ngocce di nero sangue. [\u2026] Il lupo mannaro era l\u2019incubo, lo spavento notturno,\nnella vecchia cultura contadina, carico di male e malefizio, contro il quale\nopponeva crudeli gesti esorcistici.<a href=\"#_ftn22\">[22]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019attestazione di questa credenza popolare\n\u00e8 lungamente descritta da Cervantes ne\n<em>Los trabajos de Persiles\ny Sigismunda, <\/em>dimostrando l\u2019arcaica permanenza\nnell\u2019immaginario siciliano della figura del lupo mannaro, e la definizione\ndialettale della patologia ad esso correlata \u00e8 di indubbia provenienza araba: \u00abmale catubbo,\nderivato dall\u2019arabo catrab o cutubu, che significano canino o lupino\u00bb.<a href=\"#_ftn23\">[23]<\/a> Cervantes mostra di\nessere a conoscenza della forte presenza in Sicilia di questa superstizione,\ncostituendo una testimonianza seicentesca le cui reminiscenze appaiono\nnell\u2019immaginario consoliano, cos\u00ec come nella pirandelliana novella <em>Mal di luna<\/em>:<\/p>\n\n\n\n<p>Lo que\nse ha de entender desto de convertirse en lobos es que hay una enfermedad, a\nquien los m\u00e9dicos llaman man\u00eda lupina, que es de calidad que, al que la padece,\nle parece que se haya convertido en lobo, [\u2026] y hoy d\u00eda s\u00e9 yo que hay en la\nisla de Sicilia (que es la mayor del Mediterr\u00e1neo) gentes deste g\u00e9nero, a\nquienes los sicilianos laman lobos menar, los cuales, antes que les d\u00e9 tan\npest\u00edfera enfermedad lo sienten y dicen a los que est\u00e1n junto a ellos que se\naparten y huyan dellos, o que los aten o encierren, porque si no se guardan,\nlos hacen pedazos a bocados y los desmenuzan, si pueden, con las u\u00f1as, dando\nterribles y espantosos ladridos.<a href=\"#_ftn24\">[24]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Gli individui affetti da \u00abman\u00eda lupina\u00bb\navvertono i loro cari in prossimit\u00e0 dell\u2019esternarsi dei sintomi, \u00abque se\naparten y huyan dellos, o que los aten o encierren\u00bb, similmente al Bat\u00e0 di\nPirandello, che si premura di mettere al sicuro la moglie dall\u2019irruenza della\nsua trasformazione: \u00ab\u2013Dentro\u2026 chiuditi dentro\u2026 bene\u2026 Non ti spaventare\u2026 Se\nbatto, se scuoto la porta e la graffio e grido\u2026 non ti spaventare\u2026 non aprire\u2026\nNiente\u2026 va\u2019! va\u2019!\u00bb<a href=\"#_ftn25\">[25]<\/a>. Pirandello, rispetto\nalla precedente descrizione di Cervantes, introduce come elemento\nimprescindibile la luna, che diviene, come in Consolo, causa della\ntrasformazione, ritratta, ancora una volta, in rossastre sfumature: <\/p>\n\n\n\n<p>Bat\u00e0 mugol\u00f2 di nuovo, si scroll\u00f2\ntutto per un possente sussulto convulsivo, che parve gli moltiplicasse le\nmembra; poi, col guizzo d\u2019un braccio indic\u00f2 il cielo, e url\u00f2:<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;\n\u2013 La luna!<\/p>\n\n\n\n<p>Sidora, nel voltarsi per correre\nalla roba, difatti intravide nello spavento la luna in quintadecima, affocata,\nviolacea, enorme, appena sorta dalle livide alture della Crocea.<a href=\"#_ftn26\">[26]<\/a> <\/p>\n\n\n\n<p>La luna interagisce e dialoga con i\npersonaggi, intervenendo essa stessa nell\u2019intreccio della vicenda, al pari di <em>Lunaria<\/em>, la cui influenza sui personaggi\nfa s\u00ec che possa essere annoverata \u00abtra gli eroi e gli antagonisti, \u2018oggetto del\ndesiderio\u2019 ricco di valenze simboliche, sognata, contemplata, persa, rimpianta\ne infine riconquistata\u00bb.<a href=\"#_ftn27\">[27]<\/a> La sequenza del racconto\ndi Bat\u00e0 della contrazione del \u2018male\u2019 ricalca l\u2019immaginario romantico del\ndialogo notturno con l\u2019astro, richiamando gli scenari ritratti dai poeti\n\u2018lunari\u2019 e la stessa tipologia di interazione che si riscontra, tra le altre,\nin <em>Claire de lune<\/em> di Hugo, \u00abla lune\n\u00e9tait sereine et jouait sur les flots\u00bb:<a href=\"#_ftn28\">[28]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>che la madre da giovane, andata a\nspighe, dormendo su un\u2019aja al sereno, lo aveva tenuto bambino tutta la notte\nesposto alla luna; e tutta quella notte, lui povero innocente, con la pancina\nall\u2019aria, mentre gli occhi gli vagellavano, ci aveva giocato, con la bella\nluna, dimenando le gambette, i bracc\u00ecni. E la luna lo aveva \u00abincantato\u00bb.<a href=\"#_ftn29\">[29]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Il Vicer\u00e9 di <em>Lunaria<\/em> risente a tal punto della sua influenza, da trasmutarsi in\nluna egli stesso, intonando una cantilena, o supplica, ricca di allitterazioni\ne assonanze, \u00abin cui la quantit\u00e0 di sillabe si fa progressivamente pi\u00f9 esigua\nfino a culminare, con geniale intuizione poetica, in un\u2019unica sillaba, ampia e\nlimpida, con un\u2019assonanza nella \u2018a\u2019 che significa \u2018luna\u2019 in quella lingua\nantica e pura che ancora oggi si parla in Iran: il persiano classico\u00bb:<a href=\"#_ftn30\">[30]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Lena lennicula,<\/p>\n\n\n\n<p>lemma lavicula,<\/p>\n\n\n\n<p>l\u00e0mula,<\/p>\n\n\n\n<p>l\u00e9mura,<\/p>\n\n\n\n<p>m\u00e0mula.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u00e9tula,<\/p>\n\n\n\n<p>m\u00e0lia,<\/p>\n\n\n\n<p>Mah.<a href=\"#_ftn31\">[31]<\/a> <\/p>\n\n\n\n<p>Ogni personaggio del microcosmo di <em>Lunaria<\/em> risente in qualche misura\ndell\u2019influsso della rossastra luna in \u00abquintad\u00e8cima\u00bb, il cui aspetto inconsueto\ngenera un dibattito e le goffe argomentazioni avanzate dal dottor Elia,\nrimandano anch\u2019esse in qualche modo alle arcaiche credenze popolari, che da sempre\nhanno cercato di colmare i vuoti del sapere, fornendo pittoresche spiegazioni\nai fenomeni atmosferici:<\/p>\n\n\n\n<p>DOTTOR ELIA&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nessun prodigio. \u00c8 solo morbo o fiotto per\ncaso scivolato dal diurno Astro in su l\u2019occaso, quand\u2019\u00e8 rosso scarlatto,\ningallando l\u2019argentea sembianza, la pallida sostanza della vergine, la\nsolitaria pellegrina della notte\u2026<a href=\"#_ftn32\">[32]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ironica caricatura del dottor Elia, che\nsi affanna dietro il rudimentale cannocchiale nell\u2019analisi delle inconsuete\ncondizioni dell\u2019astro, affiancato dall\u2019aromatario Al\u00ec, che produce un\u2019analisi\nmeno accademica, ma pi\u00f9 calzante in quanto supportata dall\u2019osservazione diretta\ndella natura, e le loro dissertazioni animate, diventano un esempio letterario\ndella figura dell\u2019uomo ignorante ritratta da Leopardi:<\/p>\n\n\n\n<p>La credulit\u00e0 \u00e8, e sar\u00e0 sempre, come\nsempre \u00e8 stata, una sorgente inesauribile di pregiudizi popolari. [\u2026] Un uomo\nignorante, e che nella maggior parte delle cose non presume di sapere pi\u00f9 di un\naltro creder\u00e0 sempre tutto ci\u00f2 che gli verr\u00e0 detto, e stimer\u00e0 effetto di folle\narroganza ed anche di stupidit\u00e0 il dubitarne. Si sar\u00e0 sempre credulo finch\u00e8 non\nsi sapr\u00e0 esaminare, o almeno non si ardir\u00e0 tentare di farlo, [\u2026] Accade per\u00f2\nbene spesso che gl&#8217;ignoranti non siano assai docili, e non prestino fede\nfacilmente a chi vuol persuaderli di qualche verit\u00e0. [\u2026] L&#8217;affezione che\nquell&#8217;uomo ha per le antichissime opinioni e per le vecchie costumanze delle\ngenti di villa; la profonda venerazione che conserva per i suoi maggiori che\ngliele hanno trasmesse e raccomandate caldamente; [\u2026] altrettante sorgenti di\nerrori popolari inespugnabili; renderanno inutili le cure di chi travaglier\u00e0 a\ndisingannarlo.<a href=\"#_ftn33\">[33]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>La \u00abprofonda\u00bb, ma spesso fuorviante,\n\u00abvenerazione\u00bb, di cui parla Leopardi, viene espressa con vigore macchiettistico\ndal dottor Elia, che con estrema confusione mette a tacere mastr\u2019Al\u00ec,\ntacciandolo di mancanza di spessore culturale, elencando una sequela di\nluminari di svariate discipline, allo scopo di conferire dignit\u00e0 alle proprie\ncredenze, nonostante l\u2019identit\u00e0 di alcuni di loro sia ignota: \u00abTacete, pratico!\nVoi non avete letto- voi non sapete leggere- in libri autorevoli. Voi non\nconoscete Ippocrate, Galeno, Avicenna, Bell\u00e8o, Al\u00e0imo, Petronillo\u2026\u00bb.<a href=\"#_ftn34\">[34]<\/a> La lacuna generata da una\nparziale mancanza di supporto scientifico, viene colmata dall\u2019uomo con\nl\u2019immaginazione, che genera, tra le altre, le astruse teorie dell\u2019Accademia dei\nPlatoni Redivivi, spunto per Consolo di una caustica satira sul sapere, i cui\nprotagonisti sono ridotti ad astratte categorie. L\u2019Accademico Anziano, l\u2019\nAstronomo, il Fisico, il Metafisico, il Protomedico, si ritrovano a\n\u00abpontificare sulla luna, coscienti della loro importanza e sapienza, mostrando\nconoscenze scientifiche e idee preconcette del Settecento\u00bb<a href=\"#_ftn35\">[35]<\/a>, creando un\u2019ulteriore\nlegame con le riflessioni leopardiane sull\u2019approccio ai fenomeni astronomici: <\/p>\n\n\n\n<p>Si vede un effetto meraviglioso, e\ncome avviene bene spesso, se ne ignora la cagione. [\u2026] Ci\u00f2 bastava per far\nnascere un pregiudizio, poich\u00e8 l&#8217;uomo non si contenta di osservare un effetto,\nrimanendo nella sua mente affatto incerto intorno alla causa di esso. Sovente\negli si forma subito nel suo intelletto un&#8217;idea ordinariamente falsa di ci\u00f2 che\npu\u00f2 produrlo. [\u2026] Le stelle si vedevano muoversi regolarmente e con ordine\ninvariabile: esse si crederono animate. [\u2026] Da che sono nati tutti questi\nerrori, se non dall&#8217;ignoranza delle cause?<a href=\"#_ftn36\">[36]<\/a> <\/p>\n\n\n\n<p>In antitesi, questa \u00abidea ordinariamente\nfalsa\u00bb, a patto di formarsi negli animi incontrovertibilmente inclini alla\nscrittura, che non attribuiscono ai doni dell\u2019immaginazione dignit\u00e0 scientifica,\ngenera poesia, mito, che fin dagli albori della civilt\u00e0 umana \u00e8 intervenuto l\u00e0\ndove la scienza coeva era manchevole. E il mito della luna sembra aver avuto un\ncrollo, al pari della luna di <em>Lunaria, <\/em>in\nun preciso momento individuato da Consolo nelle considerazioni conclusive sulla\ngenesi dell\u2019opera stessa, conferendo a Piccolo il primato di aver anticipato, <\/p>\n\n\n\n<p>(o l\u2019aveva anticipato Leopardi?)\nquello che sarebbe effettivamente accaduto da l\u00ec a qualche anno- la caduta del\nmito della luna, appunto-, che il 21 luglio del 1969 un\u2019astronave di nome\nApollo-il fratello gemello di Diana- approdasse sulla superficie di quell\u2019astro\ne che degli uomini lo profanassero danzandovi sopra con i loro scarponi di\nmetallo (ah, fu quello un giorno fatale per i poeti, ma Piccolo fece in tempo a\nnon viverlo, era scomparso nel maggio di quello stesso anno).<a href=\"#_ftn37\">[37]<\/a>&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019amara, ma profondamente ironica,\nconsiderazione di Consolo, sembra estendersi, attraverso il generico\nappellativo di \u2018poeti\u2019, a chi abbia sognato la luna e abbia trasformato questo\nsogno in poesia. Il viaggio sulla luna, astro prima d\u2019ora irraggiungibile, ha\nincantato poeti e scrittori, che hanno tentato di colmare il divario\ntecnologico con l\u2019assegnazione di connotazioni sempre diverse all\u2019ipotetica\nconquista della stessa: a partire da Dante, fino a Calvino, la luna ha cambiato\nil proprio volto, ma \u00e8 rimasta sempre, pur sotto diversi aspetti, specchio\ndell\u2019umano. E l\u2019impavido paladino di Ariosto, il poeta \u00abcosmico e lunare\u00bb<a href=\"#_ftn38\">[38]<\/a> viene richiamato alla\nmemoria da Consolo in forma diretta all\u2019interno dell\u2019opera, a suggellare la\nconnessione che, attraverso i secoli, perdura nella letteratura di chi omaggia\nla luna:<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;L\u00e0, dove giunse Astolfo in groppa\nall\u2019Ippogrifo per cercarvi il senno del folle Paladino, l\u00e0, come canta il Poeta,\n\u00e8 dammuso, catoio, pozzo nero di tutte le carenze, le pazzie, i sonni, gli\noblii, gli errori della Terra.<\/p>\n\n\n\n<p>Dall\u2019apostolo santo fu condutto<\/p>\n\n\n\n<p>in un vallon fra due montagne\nistretto,<\/p>\n\n\n\n<p>ove mirabilmente era ridutto<\/p>\n\n\n\n<p>ci\u00f2 che si perde o per nostro\ndifetto<\/p>\n\n\n\n<p>o per colpa di tempo o di fortuna:<\/p>\n\n\n\n<p>ci\u00f2 che si perde qui, l\u00e0 si raguna.<a href=\"#_ftn39\">[39]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Ariosto assegna alla luna il ruolo di\ndetentrice di ci\u00f2 che sulla terra \u00e8 stato perso e la descrizione operatane\nrisulta reduce di precedenti lezioni, alcune accolte, altre riprese ironicamente.\nTra di esse troviamo l\u2019esempio pi\u00f9 illustre, il viaggio dantesco, i cui versi\nsono esplicitamente riportati nell\u2019opera di Consolo, che affronta, tra le\nquestioni dottrinali, quella delle macchie lunari, spunto di dissertazione\nsulle caratteristiche dell\u2019astro:<\/p>\n\n\n\n<p>La concreata e perpet\u00fca sete<\/p>\n\n\n\n<p>del de\u00efforme regno cen portava<\/p>\n\n\n\n<p>veloci quasi come \u2019l ciel vedete.<\/p>\n\n\n\n<p>[\u2026]<\/p>\n\n\n\n<p>Parev\u2019 a me che nube ne coprisse<\/p>\n\n\n\n<p>lucida, spessa, solida e pulita,<\/p>\n\n\n\n<p>quasi adamante che lo sol ferisse.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Per entro s\u00e9 l\u2019etterna margarita<\/p>\n\n\n\n<p>ne ricevette, com\u2019 acqua recepe<\/p>\n\n\n\n<p>raggio di luce permanendo unita.<a href=\"#_ftn40\">[40]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>La superficie lunare viene indagata da un\npunto di vista astronomico, con particolare attenzione alla presenza di\nimperfezioni sulla sua superficie, sulla cui origine Dante interroga Beatrice:<\/p>\n\n\n\n<p>Ma ditemi: che son li segni bui<\/p>\n\n\n\n<p>di questo corpo, che l\u00e0 giuso in\nterra<\/p>\n\n\n\n<p>fan di Cain favoleggiare altrui?\u00bb.<a href=\"#_ftn41\">[41]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>La luna di Ariosto, al contrario,\nironicamente \u00abnon ha macchia alcuna\u00bb, pur presentando un paesaggio speculare a\nquello terreno, per sottolinearne il legame con le vicende umane. Il poeta\nappare d\u2019altro canto accogliere la descrizione presente nel <em>Somnium<\/em> di Leon Battista Alberti, in cui\nLibripeta annovera \u00abenormi vesciche piene di adulazione, di menzogne, di flauti\ne trombe risonanti\u00bb accostate ai \u00abbenefici: sono ami d&#8217;oro e d&#8217;argento\u00bb<a href=\"#_ftn42\">[42]<\/a>, costruendo un paesaggio\nspeculare a quello albertiano: <\/p>\n\n\n\n<p>Vide un monte di tumide vesiche,<\/p>\n\n\n\n<p>che dentro parea aver tumulti e\ngrida;<\/p>\n\n\n\n<p>e seppe ch&#8217;eran le corone antiche<\/p>\n\n\n\n<p>e degli Assirii e de la terra lida,\n<\/p>\n\n\n\n<p>e de&#8217; Persi e de&#8217; Greci, che gi\u00e0\nfuro<\/p>\n\n\n\n<p>incliti, et or n&#8217;\u00e8 quasi il nome\noscuro.<\/p>\n\n\n\n<p>[\u2026]<\/p>\n\n\n\n<p>Ami d&#8217;oro e d&#8217;argento appresso vede<\/p>\n\n\n\n<p>in una massa, ch&#8217;erano quei doni<\/p>\n\n\n\n<p>che si fan con speranza di mercede<\/p>\n\n\n\n<p>ai re, agli avari principi, ai patroni.<a href=\"#_ftn43\">[43]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Descrizione ritrovata nell\u2019arringa\ndell\u2019Accademico Eccentrico in <em>Lunaria, <\/em>che\nrichiama alla mente degli astanti il volo siderale di Astolfo, e le conseguenti\nosservazioni sul suolo lunare: \u00absi fe\u2019 allora specchio, retaggio, monito\nperenne, ricettacolo delle sventure umane, fondaco d\u2019otri, di vessiche, di\nregni, filosofie, idoli trapassati\u00bb.<a href=\"#_ftn44\">[44]<\/a> Il momento di\ncongiunzione tra la visione letteraria di Ariosto e la valenza che la luna\nassume nell\u2019opera di Consolo, ultimo baluardo di poesia contro l\u2019inaridimento e\nl\u2019afasia, si manifesta in Calvino, che, ripristinando tramite la narrazione\niconografica del <em>Castello dei destini\nincrociati <\/em>il viaggio ariostesco, preannuncia le riflessioni consoliane,\nimmaginando il paladino Astolfo nell\u2019atto di interrogare un solitario poeta,\nultimo abitante lunare:<\/p>\n\n\n\n<p>Quale saggezza trarre per norma\ndella Terra da questa Luna del delirio dei poeti? Il cavaliere prov\u00f2 a porre la\ndomanda al primo abitante che incontr\u00f2 sulla Luna: il personaggio ritratto\nnell\u2019arcano numero uno, Il Bagatto, nome e immagine di significato controverso\nma che qui pure pu\u00f2 intendersi \u2014 dal calamo che tiene in mano come se scrivesse\n\u2014 un poeta.<\/p>\n\n\n\n<p>Sui bianchi campi della Luna,\nAstolfo incontra il poeta, intento a interpolare nel suo ordito le rime delle\nottave, le fila degli intrecci, le ragioni e sragioni. Se costui abita nel bel\nmezzo della Luna, \u2014 o ne \u00e8 abitato, come dal suo nucleo pi\u00f9 profondo, \u2014 ci dir\u00e0\nse \u00e8 vero che essa contiene il rimario universale delle parole e delle cose, se\nessa \u00e8 il mondo pieno di senso, l\u2019opposto della Terra insensata.<a href=\"#_ftn45\">[45]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>La poesia rimane dunque l\u2019ultimo elemento\nsull\u2019astro ormai spoglio, ben lontano dalla ricchezza paesaggistica in Ariosto\ne maggiormente affine al sentire di Consolo: \u00abla vita lass\u00f9, impraticabile, si\nfe\u2019 esigua, disparve mano a mano\u00bb.<a href=\"#_ftn46\">[46]<\/a> Nonostante il decorso che\nl\u2019astro ha avuto in entrambi gli scrittori, la luna continua ad avere un\u2019\nincontrastata, probabilmente ineguagliata, valenza poetica:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNo, la Luna \u00e8 un deserto,\u00bb questa\nera la risposta del poeta, a giudicare dall\u2019ultima carta scesa sul tavolo: la\ncalva circonferenza dell\u2019Asso di Denari, \u00abda questa sfera arida parte ogni\ndiscorso e ogni poema; e ogni viaggio attraverso foreste battaglie tesori\nbanchetti alcove ci riporta qui, al centro d\u2019un orizzonte vuoto.\u00bb<a href=\"#_ftn47\">[47]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;<em>Il Vicer\u00e9 Casimiro e gli abitanti di Lunaria<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>I figuranti che ruotano intorno alla luna\nsono occasione in Consolo per compiere quella critica sociale, onnipresente\nnelle sue opere, in cui lo scrittore doveva necessariamente impegnarsi per non\nrisultare complice delle incongruenze del presente. Persino un\u2019opera cos\u00ec\nstrettamente legata all\u2019immaginifico mondo settecentesco, grazie alla sapiente\ncaratterizzazione dei personaggi, \u00abfigure archetipiche che si elevano a\ncategoria di universali, incarnando realt\u00e0 ontologiche e qualit\u00e0 permanenti\u00bb<a href=\"#_ftn48\">[48]<\/a> diviene strumento di\nlettura dell\u2019umano, prescindendo dal momento storico. Primo fra tutti il Vicer\u00e9,\ndi cui viene svelato l\u2019inganno gi\u00e0 dalle prime pagine attraverso l\u2019espediente\ndel manichino, scudo e <em>alter ego<\/em> del\nregnante, inganno confermato dall\u2019epilogo che mostra la profonda consapevolezza\ndi un disilluso Vicer\u00e9 di rappresentare un\u2019effige di un potere fittizio, il cui\nrisveglio, dipinto con sfumature squisitamente ironiche, sembra ricalcare le\npatetiche rimostranze del Giovin Signore del <em>Giorno<\/em> di Parini: \u00abNo, no, no\u2026 Avverso giorno, spietata luce,\nabbaglio, citt\u00e0 di fisso sole, isola incandescente\u2026\u00bb<a href=\"#_ftn49\">[49]<\/a>. Il Vicer\u00e9 viene\npazientemente accudito dal valletto Porfirio, similmente ai servi fedeli, che\nsi affrettano a schermare i raggi del sole per favorire il sonno tardivo del\nnobile parodiato da Parini:<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 i valetti gentili ud\u00ecr lo\nsquillo<\/p>\n\n\n\n<p>de&#8217; penduli metalli a cui da lunge<\/p>\n\n\n\n<p>moto improvviso la tua destra\nimpresse;<\/p>\n\n\n\n<p>e corser pronti a spalancar gli\nopposti<\/p>\n\n\n\n<p>schermi a la luce; e rigidi\nosservaro<\/p>\n\n\n\n<p>che con tua pena non osasse Febo<\/p>\n\n\n\n<p>entrar diretto a saettarte i lumi.<a href=\"#_ftn50\">[50]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>La caricatura di regnante offerta dal\nVicer\u00e9 Casimiro, a cui viene dato maggiore spazio rispetto alla precedente\nversione di Piccolo, con la quale l\u2019opera di&nbsp;\nConsolo ha un esplicito rapporto di complementarit\u00e0, \u00e8 in origine\ndipinta&nbsp; dal barone sulla falsa riga del\nfratello Casimiro, con palesi intenti canzonatori confermati dalla descrizione\nfattane dallo stesso Consolo, in cui l\u2019ossessione per le bacinelle d\u2019acqua,\ndisseminate in ogni dove all\u2019interno della dimora nobiliare, ricorda\nl\u2019ossessione del Vicer\u00e9 di Piccolo per la tintura, di cui erano ricolme\nnumerose ciotole, similmente posizionate all\u2019interno dell\u2019abitazione:<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni tanto appariva anche il\nfratello, il barone Casimiro, bello fresco rasato ed elegante come dovesse\nuscire per qualche festa. Era invece, come mi rivel\u00f2 una volta in gran\nconfidenza, ch\u2019egli dormiva di giorno e vegliava di notte, e nel tardo\npomeriggio, quando s\u2019alzava, faceva toilette perch\u00e9 pi\u00f9 tardi sarebbe\ncominciata la sua grande avventura dell\u2019attesa notturna delle apparenze, delle\nmaterializzazioni degli spiriti. Il barone era un cultore di metapsichica e\nstudiava trattati e leggeva riviste come \u201cLuci e ombre\u201d. Mi spieg\u00f2 una sua teoria\nsulle materializzazioni, non solo di uomini, ma anche di cani,<\/p>\n\n\n\n<p>di gatti, mi disse che a quelle\npresenze, per lo sforzo nel materializzarsi, veniva una gran sete ed era per\nquesto che per tutta la casa, negli angoli, sotto i tavoli, faceva disporre\nciotole piene d\u2019acqua.<a href=\"#_ftn51\">[51]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Il processo di rielaborazione del reale,\ninnestato alle componenti storico-immaginifiche su cui affonda le radici\nl\u2019intreccio della narrazione, viene puntualmente esaminato da Sciascia, le cui\nriflessioni sullo stile di Piccolo sono estendibili al sentire poetico di\nConsolo, essendo entrambi fautori di uno stile barocco e verticale:<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la realt\u00e0 \u00e8, per un poeta\nbarocco specialmente, insufficientemente poetica: e viene perci\u00f2 sottoposta a\nun processo di \u00abdegnificazione\u00bb. Vale a dire che la realt\u00e0 viene per troppo\namore soppressa, liquidata, nel punto stesso della massima esaltazione.<a href=\"#_ftn52\">[52]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>I due autori, specchio di due modi diversi\ndi intendere la scrittura barocca e il proprio apporto alla societ\u00e0, di\naristocratico distacco in uno, di convinto e profondo intervento nell\u2019altro,\nhanno in comune la piena adesione al sostrato spagnolo da cui la cultura\npalermitana in special modo \u00e8 stata profondamente influenzata: <\/p>\n\n\n\n<p>Il macabro, nello stesso tempo\nfastoso, caratteristico di certi ambienti e di certe mentalit\u00e0 di Palermo (che\nora non ci sono pi\u00f9, credo) proviene dalla Spagna, proviene dall\u2019elemento\nspagnolo che noi palermitani abbiamo sub\u00ecto molto.<a href=\"#_ftn53\">[53]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 un caso che Cesare Segre assimili la\nfigura del Vicer\u00e9 a quella del Principe Sigismondo de <em>La vida es sue\u00f1o<\/em> di Calder\u00f2n de la Barca<a href=\"#_ftn54\">[54]<\/a>, in quanto i due nobili\ncondividono entrambi i volti della speranza: il sogno e l\u2019illusione.&nbsp; L&#8217;intera esistenza per Sigismondo \u00e8 sogno,\ndominata dall\u2019illusoriet\u00e0, intrinseca nella sfera onirica, in cui illusorio \u00e8 persino\nil tempo, realt\u00e0 fugace e velleitaria, del cui sentire il Vicer\u00e9 Casimiro si\nmostra in qualche misura erede:<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto \u00e8 mac\u00e8ria, sabbia, polvere,\nerbe e arbusti ch\u2019hanno coperto i loro resti. Malinconia \u00e8 la storia. Non c\u2019\u00e8\nche l\u2019universo, questo cerchio il cui centro \u00e8 ovunque e la circonferenza da\nnessuna parte, questo incessante cataclisma armonico, quest\u2019immensa anarchia\nequilibrata. Ma se malinconia \u00e8 la storia, l\u2019infinito, l\u2019eterno sono ansia,\nvertigine, panico, terrore. Contro i quali costruimmo gli scenari, i teatri\nfiniti e familiari, gli inganni, le illusioni, le barriere dell\u2019angoscia.<a href=\"#_ftn55\">[55]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia l\u2019epilogo della medesima\ninferenza \u00e8 differente: la morte come unica realt\u00e0 possibile per il principe\npolacco, disvelatrice delle illusioni dell\u2019esistenza e dell&#8217;inconsistenza\ndell\u2019universo sensibile, la luna per il Vicer\u00e9 palermitano, \u00abquesta mite,\nvisibile sembianza, questa vicina apparenza consolante, questo schermo pietoso,\nquesta sommessa allegoria dell\u2019eterno ritorno. Lei ci salv\u00f2 e ci diede la parola,\nLei schiar\u00ec la notte primordiale, fug\u00f2 la dura tenebra finale\u00bb.<a href=\"#_ftn56\">[56]<\/a> L\u2019inganno della realt\u00e0\nteatrante viene svelato e Sigismondo, divenuto Principe, non \u00e8 pi\u00f9 Sigismondo,\nd\u2019altro canto Casimiro non \u00e8 pi\u00f9 il Vicer\u00e9, ammette con amarezza di averlo\nmalvolentieri impersonato e teatralmente si sveste delle effigi del potere,\nabbandonando scettro e mantello. \u00c8 proprio nei momenti essenziali del racconto,\nil prologo e l\u2019epilogo, che Consolo denuncia la natura metateatrale di <em>Lunaria<\/em>, in cui i confini tra realt\u00e0 e finzione\nvengono consapevolmente e visibilmente intrecciati, per restituire al lettore\nun ordito di sensibile profondit\u00e0 critica:<\/p>\n\n\n\n<p>Dal \u201cPreludio\u201d, il Vicer\u00e9,\ncollocato dietro il suo manichino che chiama \u201cquel muto commediante di\nquest\u2019Opra\u201d, presenta lo scenario dove si sviluppa la favola, spogliato della\nsua personalit\u00e0 come fosse un attore mentre recita il suo proemio: \u201cE qui \u00e8 il\ncorpo grande, la maschera della giovine disfatta, la rossa, la palmosa, la\nbugiarda\u2026\u201d. Al termine dell\u2019opera, nel suo \u201cEpilogo\u201d, Consolo \u00e8 ancora pi\u00f9\nesplicito: \u201cNon sono pi\u00f9 il Vicer\u00e9. Io l\u2019ho rappresentato solamente (depone lo\nscettro, si toglie la corona e il mantello). E anche voi avete recitato una\nfelicit\u00e0 che non avete. Cos\u00ec Porfirio (Porfirio si spoglia della livrea, degli\nscarpini, del turbante)\u201d.<a href=\"#_ftn57\">[57]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Il lascito di entrambe le sceneggiature\nteatrali, \u00e8 ancora una volta speculare: \u00ab\u00e8 finzione la vita, malinconico\nteatro, eterno mutamento\u00bb<a href=\"#_ftn58\">[58]<\/a>, \u00abQu\u00e9 es la vida? Una\nilusi\u00f2n, una sombra, una ficci\u00f2n\u2026\u00bb<a href=\"#_ftn59\">[59]<\/a>, in quanto l\u2019esplicito\nimpianto teatrale diviene spunto per polemizzare, attraverso i due periodi\nstorici in cui operano gli autori, barocco per Calderon de la Bar\u00e7a e moderno\nper Consolo, sulla vuotezza dei ruoli societari, rovesciando i rapporti di\npotere attraverso l\u2019intreccio della narrazione.&nbsp;\nIn Consolo l\u2019esasperazione delle dicotomie negli <em>exempla <\/em>di accademici, la cui ironica categorizzazione riflette la\nstaticit\u00e0 del ruolo e la cristallizzazione del pensiero, svela le\ncontraddizioni di chi presumibilmente detiene il sapere, ma sceglie di\navvalersene autoreferenzialmente. Ad essi, cos\u00ec come agli ecclesiastici, a cui\nil Vicer\u00e9 riserva caustici interventi, i quali, irrimediabilmente distanti\ndalla sostanza ascetica e spirituale cui la loro veste dovrebbe tendere, digradano\nverso le bassezze della gola, dell\u2019avarizia e dell\u2019abuso di potere, Consolo\ncontrappone la saggezza popolare dei villani della Contrada Senza Nome. Essi,\nprovenienti da una contrada spogliata dai nomi dei luoghi, e quindi in qualche\nmodo dalla propria storia, recuperano i gesti essenziali e la memoria\ndell\u2019antica lingua, dei rituali atavici, in cui risiede la poesia e dunque la\nrinascita del mito della luna. Sotto un sole \u00abtiranno indifferente, occhio che\nabbaglia, che guarda e che non vede\u00bb<a href=\"#_ftn60\">[60]<\/a> si consuma il decadimento\ndi una Palermo che \u00e8 effige dell\u2019intera societ\u00e0 siciliana, al pari della\nRegalpetra di Sciascia, che \u00e8 in ogni dove e in nessun luogo, in quanto realt\u00e0\naltra, ma plasmata dallo stampo di tutte le desolanti realt\u00e0 su cui l\u2019occhio\nsagace dello scrittore si \u00e8 posato.&nbsp; E la\ndesolante realt\u00e0 presentata da Consolo \u00e8 quella di un mondo \u00abantico e nuovo,\ncarico di memoria, invaso dall\u2019oblio\u00bb<a href=\"#_ftn61\">[61]<\/a> e nell\u2019ossimoro si\nconsuma la ricchezza del popolo siciliano. La catarsi anelata da Consolo,\ninquieta supplica alle Muse nell\u2019epiclesi, ha un\u2019unica via per la sua\nmanifestazione: \u00abun velo d\u2019illusione, di piet\u00e0, \/ come questo sipario di\nteatro\u00bb<a href=\"#_ftn62\">[62]<\/a> e non \u00e8 forse la luna,\n\u00absipario dell\u2019eterno\u00bb<a href=\"#_ftn63\">[63]<\/a>, l\u2019assoluzione, il\nriscatto, praticando essa stessa la catarsi rinascendo sopra le contrade\nsiciliane? La poesia, come la storia \u00e8 imperituro teatro\ndestinato alla malinconia dell\u2019eterno ritorno, ed \u00e8 nella sua intrinseca\nattitudine alla rinascita che risiede la salvezza dell\u2019uomo. <\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDopo \u00e8 l\u2019arresto, l\u2019afasia. \u00c8 il\nsilenzio\u00bb.<a href=\"#_ftn64\">[64]<\/a>\n<br><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Gianni\nTurchetta, <em>Da un luogo bellissimo e tremendo<\/em>, in Vincenzo Consolo, <em>L\u2019opera completa<\/em>, a cura di Gianni Turchetta, I Meridiani, Milano,\nMondadori, 2015, p. LV.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> Paola\nBaratter,\n<em>Lunaria [di Vincenzo Consolo]: il mondo salvato\ndalla Luna<\/em>, \u00abMicroprovincia\u00bb, Stresa, XLVIII, 2010, pp. 85-93.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> Platone, <em>Gorgia<\/em>, citato in Giacomo\nLeopardi, <em>Saggio sopra gli errori popolari degli antichi<\/em>, a cura di Prospero Viani, Firenze, Le Monnier, 1851, p.\n47. <\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> G.\nLeopardi, <em>Saggio sopra gli errori popolari degli\nantichi<\/em>, a cura di Prospero Viani, Firenze, Le Monnier, 1851, pp. 127-128. <\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a>Charles\nBaudelaire, <em>Il desiderio di dipingere<\/em>, in <em>Lo Spleen di Parigi. Poemetti in prosa<\/em>,\nXXXVI, in. <em>Tutte le poesie e i capolavori\nin prosa<\/em>, trad. di Claudio Rendina, Roma, Newton &amp; Compton, 1998, pp.\n549-551. <\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a> <em>Ibidem.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref7\">[7]<\/a>C.\nBaudelaire, <em>I benefici della luna, <\/em>XXXVII, Ivi,\np.552.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref8\">[8]<\/a> Johann\nWolfgang Goethe, <em>Faust<\/em>,\ncapitolo I, traduzione di G. Scalvini, Milano, Giovanni Silvestri, 1835, p. 22.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref9\">[9]<\/a> Giovanni\nCarpinelli, <em>Invocazioni poetiche\nalla luna<\/em>, \u00abBelfagor\u00bb, 21 giugno 2014, http:\/\/machiave.blogspot.com\/2014\/06\/invocazioni-poetiche-alla-luna.html\n<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref10\">[10]<\/a> Lucano,<em> Farsaglia<\/em>, cit., vv. 667-669.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref11\">[11]<\/a>J. w. Goethe,<em> An den mond (Alla luna)<\/em>, Vienna, Diabelli, 1850, vv. 7-8.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref12\">[12]<\/a>J.W. Goethe, <em>Faust e Urfaust<\/em>, traduzione, introduzione e note di G. V. Amoretti, Feltrinelli, Milano,\n1965, p. 451.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref13\">[13]<\/a> Ivi, XXXVII Canto<em>, Odi, Melisso <\/em>o <em>Lo spavento notturno<\/em>, pp. 141-142, vv. 1-20.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref14\">[14]<\/a> V.\nConsolo, <em>Lunaria<\/em>, cit., p. 80.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref15\">[15]<\/a> <em>Ibidem.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref16\">[16]<\/a> Ivi, pp. 71-72.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref17\">[17]<\/a> <em>Ibidem.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref18\">[18]<\/a> Ivi, p. 65.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref19\">[19]<\/a> Cesare\nSegre, <em>Un profilo di Vincenzo Consolo<\/em>, in Vincenzo Consolo, <em>L\u2019opera completa<\/em>, a cura di Gianni Turchetta, I Meridiani, Milano,\nMondadori, 2015, pp. XIV-XV.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref20\">[20]<\/a> <em>Ibidem.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref21\">[21]<\/a> Orazio, <em>Sermo VIII<\/em>, citato in G. Leopardi,\n<em>Saggio sopra gli errori popolari degli\nantichi<\/em>, cit., p. 37.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref22\">[22]<\/a> V.\nConsolo, <em>Paesaggio metafisico di\nuna folla pietrificata<\/em>, \u00abCorriere della Sera\u00bb, 19 ottobre 1977.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref23\">[23]<\/a> Daragh\nO\u2019Connell, <em>La notte della ragione \u2013 fra politica e\npoetica in Nottetempo, casa per casa<\/em>, Milano, Universit\u00e0 degli Studi, 6 \u2013 7\nmarzo 2019, http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1815 [ultimo accesso: 14 novembre\n2020]<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref24\">[24]<\/a> Miguel de CERVANTES, <em>Los trabajos de Persiles y\nSigismunda<\/em>, a cura di C. Romero,\nMadrid, C\u00e1tedra, 2002, p. 244.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref25\">[25]<\/a> Pirandello,\n<em>Male di luna<\/em>, \u00abCorriere della Sera\u00bb,\n22 settembre 1913, poi in <em>Le due maschere<\/em>,\nQuattrini, Firenze 1914, poi nella nuova edizione riveduta della raccolta dal\ntitolo <em>Tu ridi<\/em>, Milano, Treves, 1920\ncol titolo <em>Quintadecima<\/em>, ora in Id. <em>Novelle\nper un anno,<\/em> in<em> Opere di Luigi\nPirandello<\/em>, vol I<em>, <\/em>Milano,\nMondadori<em>,<\/em> 1980, pp. 1297-1298.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref26\">[26]<\/a> <em>Ibidem.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref27\">[27]<\/a> P.\nBaratter, <em>Lunaria [di Vincenzo\nConsolo]: il mondo salvato dalla Luna<\/em>, cit., pp. 85-93.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref28\">[28]<\/a> V. Hugo, <em>Claire de lune<\/em>, <em>Les Orientales<\/em>, Parigi, Ollendorf, 1912, p. 670, v. 1.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref29\">[29]<\/a> Pirandello,\n<em>Male di luna<\/em>, cit., pp. 1300-1301.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref30\">[30]<\/a> Irene\nRomera Pintor,<em> Introduzione a Lunara: Consolo versus\nCalder\u00f2n<\/em>, a cura di G. Adamo,<em> La parola scritta e pronunciata. Nuovi\nsaggi sulla narrativa di Vincenzo Consolo<\/em>, Lecce, Manni, 2006, p.171.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref31\">[31]<\/a> V.\nConsolo, <em>Lunaria<\/em>, cit., p.60.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref32\">[32]<\/a> Ivi, p .46.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref33\">[33]<\/a> G.\nLeopardi, <em>Saggio sopra gli errori popolari degli\nantichi<\/em>, cit., pp. 300-01.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref34\">[34]<\/a> V.\nConsolo, <em>Lunaria<\/em>, Milano,\nMondadori, 2013, p.45.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref35\">[35]<\/a>Irene\nRomera Pintor, <em>Introduzione a Lunara: Consolo versus\nCalder\u00f2n<\/em>, cit., pp.166-167.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref36\">[36]<\/a> G. Leopardi,\n<em>Saggio sopra gli errori popolari degli\nantichi<\/em>, cit., pp.302-03.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref37\">[37]<\/a> V.\nConsolo, <em>Lunaria<\/em>, pp.125-26.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref38\">[38]<\/a> I. Calvino, <em>Una pietra sopra: discorsi di letteratura e societ\u00e0<\/em>, Torino,\nEinaudi, p. 183.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref39\">[39]<\/a> V.\nConsolo, <em>Lunaria<\/em>, cit., p. 64.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref40\">[40]<\/a> D.\nAlighieri, Canto II, <em>Paradiso, Commedia<\/em>, a cura di Umberto\nBosco e Giovanni Reggio, Firenze, Le Monnier, 1984, vv. 19-36.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref41\">[41]<\/a> Ivi, vv. 49-51.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref42\">[42]<\/a> L. B.\nAlberti, <em>Intercenales<\/em>, a cura di Bacchelli e D&#8217;Ascia, Bologna, Pendragon, 2003, pp. 228-241.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref43\">[43]<\/a> L. Ariosto, <em>Orlando Furioso<\/em>, XXXIV, a cura di Lanfranco Caretti, Torino,\nEinaudi, 2015, vv. LXXVI-LXXVII.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref44\">[44]<\/a> V. Consolo<em>, Lunaria<\/em>, cit., p.64.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref45\">[45]<\/a> I. Calvino,\n<em>Il castello dei destini incrociati<\/em>,\nMilano, Mondadori, 2016, p.40.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref46\">[46]<\/a> V. Consolo,<em> Lunaria<\/em>, cit., p.64.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref47\">[47]<\/a> Ivi, p.41.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref48\">[48]<\/a> I. R.\nPintor, <em>La parola scritta e pronunciata<\/em>, cit.,\np. 169.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref49\">[49]<\/a> V. Consolo, <em>Lunaria<\/em>, cit., p.18.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref50\">[50]<\/a> G.\nParini, <em>Il mattino<\/em>, (seconda\nedizione), <em>Il Giorno<\/em>, in Id., <em>Il giorno, le odi, dialogo sopra la nobilt\u00e0<\/em>,\nintroduzione e note di Saverio Orlando, Milano, Rizzoli, 1978, vv.70-75. <\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref51\">[51]<\/a> V. Consolo, <em>Il barone magico<\/em>, \u00abL&#8217;Ora\u00bb, 17 febbraio 1967.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref52\">[52]<\/a> L. Sciascia,\n<em>Le \u201csoledades\u201d di Lucio Piccolo<\/em>, in <em>La corda pazza. Scrittori e cose della\nSicilia<\/em>, Torino, Einaudi, 1970, p. 23.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref53\">[53]<\/a> A. Pizzuto,\nL. Piccolo, <em>L&#8217;oboe e il clarino<\/em>,\na cura di A. Fo e A. Pane, Milano, Scheiwiller, 2002, pp.\n177-181.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref54\">[54]<\/a> C.\nSegre, <em>Teatro e racconto su\nframmenti di luna<\/em>, in <em>Intrecci di\nvoci<\/em>, Torino, Einaudi, 1991, pp. 87-102.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref55\">[55]<\/a> V.\nConsolo,<em> Lunaria<\/em>, cit., p. 80.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref56\">[56]<\/a> <em>Ibidem.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref57\">[57]<\/a> I. R.\nPintor, <em>La parola scritta e pronunciata<\/em>, cit.,\npp. 169-170.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref58\">[58]<\/a> V.\nConsolo, <em>Lunaria<\/em>, p.85.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref59\">[59]<\/a> Don\nPedro Calderon de la Bar\u00e7a, <em>La\nvida es sueno<\/em>, <em>II Giornara<\/em>, scena\n19, a cura di C.\nMor\u00f3n, Madrid, Catedra, 2005, vv. 2183-4.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref60\">[60]<\/a> V.\nConsolo, <em>Lunaria<\/em>, cit., p.85.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref61\">[61]<\/a> <em>Ibidem.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref62\">[62]<\/a> V.\nConsolo,<em> Catarsi<\/em>, cit.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref63\">[63]<\/a> V.\nConsolo, <em>Lunaria<\/em>, cit., p.85.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref64\">[64]<\/a> V. Consolo<em>, Per una metrica della memoria<\/em>, Relazione tenuta al Centro di Studi sul Classicismo di Palazzo Pratellesi a San Gimignano in collaborazione con l\u2019Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, Milano, 12 gennaio 1996, versione cartacea in \u00abBollettino &#8216;900 &#8211; Electronic Newsletter of &#8216;900 Italian Literature\u00bb, VI-XI, 1997, pp. 25-29.<br><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"1248\" class=\"wp-image-427\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/cover.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/cover.jpg 1400w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/cover-192x300.jpg 192w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/cover-656x1024.jpg 656w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><br><br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La luna di Consolo, tra passato e presente di Irene Di Mauro Lunaria, opera multiforme, come l\u2019astro cui \u00e8 dedicata la narrazione, si presenta come sintesi della sfiducia di Consolo nei confronti del genere letterario del romanzo, e della scrittura prosastica cui esso \u00e8 collegato. \u00c8 un esperimento poetico, teatrale, un ritorno alla tradizione siciliana &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2182\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\"><\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[649],"tags":[336,162,318,23,77,598,24,70,17,875,872,208,376,167,32,73,90,185,528,116,20,874,459,873,29,175,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2182"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2182"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2182\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2185,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2182\/revisions\/2185"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2182"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2182"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2182"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}