{"id":2160,"date":"2021-02-16T08:04:00","date_gmt":"2021-02-16T08:04:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2160"},"modified":"2021-02-17T08:24:12","modified_gmt":"2021-02-17T08:24:12","slug":"il-maestro-e-il-giovane-esordiente-la-corrispondenza-tra-leonardo-sciascia-e-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2160","title":{"rendered":"IL MAESTRO E IL GIOVANE ESORDIENTE  La corrispondenza tra Leonardo Sciascia e Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"515\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Sciascia-e-Consolo-3-e1613478794372.jpg\" alt=\"https:\/\/www.ferraraitalia.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Sciascia-e-Consolo-3-670x500.jpg\" class=\"wp-image-2161\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Sciascia-e-Consolo-3-e1613478794372.jpg 700w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Sciascia-e-Consolo-3-e1613478794372-300x221.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p> In copertina:\u00a0<em>Leonardo Sciascia con Vincenzo Consolo a Racalmuto, contrada La Noce, 1984 \u2013\u00a0 Foto di Giuseppe Leone (su licenza dell\u2019autore)<\/em> <\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.ferraraitalia.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/Sciascia-e-Consolo-3-e1613478794372.jpg\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Di Rosalba&nbsp;Galvagno<br>\n<br>\n<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Con una lettera d\u2019accompagnamento datata Sant\u2019Agata Militello&nbsp;<strong>6 dicembre 1963<\/strong>,&nbsp;<strong>Vincenzo Consolo inviava a\nLeonardo Sciascia il suo primo romanzo<\/strong>&nbsp;<em>La ferita dell\u2019aprile<\/em>. Viene cos\u00ec inaugurata&nbsp;<strong>una corrispondenza che si chiuder\u00e0 il 21 aprile 1988<\/strong>&nbsp;con\nuna lunga lettera, sempre di Consolo, inviata questa volta all\u2019amico Sciascia\nda Milano. Con la sua prima missiva lo scrittore esordiente desidera sottoporre\nalla lettura del \u00abConterraneo\u00bb, il suo romanzo fresco di stampa:&nbsp;<em>\u201cEgregio signor Sciascia, mi permetto inviarle il mio libro La\nferita dell\u2019aprile. Ho chiesto il Suo indirizzo alla redazione de L\u2019Ora di\nPalermo per compiere questo gesto che \u00e8 dettato da due motivi:&nbsp;<strong>riconoscenza<\/strong>&nbsp;per\nla parte che hanno avuto i Suoi libri nella mia formazione e desiderio d\u2019essere\nletto dal Conterraneo. Spero che questo primo contatto possa dare inizio a\nfuturi colloqui. La ringrazio intanto per l\u2019attenzione che vorr\u00e0 prestarmi e Le\nporgo molti cordiali saluti.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Sciascia reagisce a questa sollecitazione con tempestivit\u00e0, il 12 dicembre\n1963, rispondendo con<strong>&nbsp;parole di stima nei confronti del\nromanzo<\/strong>. Il grande scrittore di Racalmuto fa sapere al suo giovane\nammiratore di aver letto il testo con molta attenzione, in pi\u00f9 chiede alcuni\n\u00abragguagli\u00bb, riguardanti specialmente la lingua utilizzata, con l\u2019intenzione di\nscriverne presto una recensione.<br>\n\u00c8 cos\u00ec che, in breve tempo,<strong>&nbsp;si instaura un\u2019autentica\ne reciproca curiosit\u00e0 tra i due autori siciliani<\/strong>. Il pi\u00f9 anziano,\nnello stesso tempo in cui invita il pi\u00f9 giovane a presentarsi ai premi\nletterari di cui egli \u00e8 giurato, non disdegna di apprezzarne il giudizio sulle\nproprie opere, come ad esempio sul recente&nbsp;<em>Morte dell\u2019inquisitore<\/em>,\nun&nbsp;<em>\u201clibretto ora uscito (che \u00e8 propriamente un libretto, ma mi \u00e8\ncostato molto lavoro)\u201d<\/em>&nbsp;(Caltanissetta, 18 marzo 1964). Consolo\nsi mostra sempre attento e sensibile ai suggerimenti dello scrittore\nagrigentino e ricambia l\u2019interesse capitale che quest\u2019ultimo nutriva per&nbsp;<strong>il tema dell\u2019Inquisizione<\/strong>&nbsp;e particolarmente per la\nvicenda storica dell\u2019Inquisizione in Sicilia. Lo stesso che gli fece scoprire e\nnotevolmente apprezzare un personaggio come il racalmutese Diego La Matina,\nuna&nbsp;<em>\u201cgigantesca figura\u201d<\/em>&nbsp;sulla quale Sciascia torner\u00e0 a\npi\u00f9 riprese, specialmente dopo aver letto e riletto il romanzo di Luigi Natoli,\ncome scriver\u00e0 in un bel saggio del 1967.<\/p>\n\n\n\n<p>Sciascia, quindi, gi\u00e0 all\u2019inizio di questa frequentazione epistolare,\npropone a Consolo di presentarsi al premio Soverato con&nbsp;<em>La ferita dell\u2019aprile<\/em>, appena pubblicato nella collana\nmondadoriana \u201cIl Tornasole\u201d diretta da Niccol\u00f2 Gallo e Vittorio Sereni. Ma un\ncurioso destino escluder\u00e0 il giovane scrittore dalla vittoria sia di questo che\ndi altri premi letterari cui l\u2019amico scrittore, da giurato, lo invitava a\npartecipare. Caduta l\u2019iniziale barriera formale ben presto&nbsp; \u0336&nbsp; gi\u00e0 a\npartire dalle missive risalenti al 1964, i due corrispondenti abbandonano la\nterza persona per la seconda&nbsp; \u0336&nbsp; , subentra in queste lettere una\nconfidenza diretta e spontanea, che non censura i problemi di salute o quelli\nlegati alla famiglia e soprattutto al proprio lavoro. Insomma, la\ncorrispondenza, in un primo momento prevalentemente letteraria, si fa anche\nbiografia del quotidiano, come quando ad esempio Sciascia accenna ripetutamente\nall\u2019acquisto e al pagamento di una certa quantit\u00e0 di olio, per s\u00e9 e anche per\nl\u2019amico Emilio Greco, dal fratello di Consolo, o alla noia che lo opprime, o\nancora ai propri acciacchi fisici, o a certi obblighi familiari che si\nintrecciano con quelli del lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>Naturalmente non poteva mancare in questo carteggio la presenza di Lucio\nPiccolo, che viene nominato per la prima volta da Sciascia in un post-scriptum\ndella lettera del 15 giugno1965: \u00abSe vedi Lucio Piccolo, salutalo tanto da\nparte mia\u00bb. In un racconto che rievoca la prima lettera del nostro epistolario,\nConsolo ricorda i due scrittori, \u00abdue&nbsp;<em>archetipi&nbsp;<\/em>per\nme\u00bb, proprio da lui fatti incontrare: \u00abLeonardo Sciascia [\u2026] a cui avevo\nmandato il libro con una lettera, mi rispose chiedendomi delucidazioni sulle\nparticolarit\u00e0 linguistiche della mia scrittura, e invitandomi insieme ad andare\na trovarlo a Caltanissetta, dove allora abitava. Cos\u00ec feci. E dopo, di tempo in\ntempo, cominciai a frequentare, oltre Piccolo, anche Sciascia. Mi diceva\nPiccolo, quando gli comunicavo che sarei andato a Caltanissetta, \u00abMi saluti il\ncaro Sciascia\u00bb. E Sciascia, a sua volta, quando mi congedavo da lui, \u00abSalutami\nPiccolo\u00bb. Cos\u00ec, alla fine, feci in modo di far incontrare il poeta e lo\nscrittore, cos\u00ec antitetici, cos\u00ec lontani l\u2019uno dall\u2019altro: due&nbsp;<em>archetipi<\/em>&nbsp;per me, due cifre letterarie che ho\ncercato, nella mia scrittura, di far conciliare. L\u2019incontro avvenne una\ndomenica, la domenica in cui per la prima volta si celebrava nelle chiese la\nmessa in italiano. [\u2026]. Sciascia rimase affascinato dal personaggio e ne\nscrisse dopo, in&nbsp;<em>Carte segrete&nbsp;<\/em>e ne la&nbsp;<em>Corda pazza<\/em>. Scrisse: \u201cTutto quello che Piccolo dice \u00e8\ndi un\u2019acutezza che sempre, sia che giunga a verit\u00e0 semplici sia che attinga al\nparadossale, sorprende e incanta. \u00c8 uno che sottilmente conosce l\u2019arte del\nconversare; i giudizi, gli aneddoti, i&nbsp;<em>calembours<\/em>, gli\nepigrammi, le citazioni scorrono nella sua conversazione con limpida e\nincantevole fluidit\u00e0\u201d\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre all\u2019interesse letterario e storico per la Sicilia dei secoli XVII,\nXVIII e XIX Consolo e Sciascia dichiarano anche di condividere l\u2019amore per\nParigi, un mito incrollabile, com\u2019\u00e8 noto, per molti aristocratici e\nintellettuali siciliani a partire gi\u00e0 dal Settecento, e che scandisce a pi\u00f9\nriprese, tra il 1976 e il 1988, questa corrispondenza. Sciascia\nintitoler\u00e0&nbsp;<em>Parigi<\/em>&nbsp;un singolare saggio autobiografico\ne storico-letterario al contempo, nel quale colpisce la scoperta di Parigi\nfatta attraverso la Sicilia, come se Parigi gli avesse consentito di riscoprire\nuna certa immagine dell\u2019isola.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra queste lettere sui \u00abluoghi dell\u2019anima\u00bb, c\u2019\u00e8 anche quella in cui\nSciascia nomina La Noce, la contrada di campagna dove egli soleva trascorrere\nle sue vacanze estive e amava ospitare gli amici, che \u00e8 stata immortalata in\nalcuni celebri scatti degli amici fotografi Ferdinando Scianna e Giuseppe\nLeone.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra il fitto scambio di libri, di articoli e di recensioni, preme infine\nsegnalare il ripetuto riferimento di Sciascia alla bella, e oggi un po\u2019\ndimenticata, antologia dei&nbsp;<em>Narratori di Sicilia<\/em>,\nnella quale, accanto ai testi dei pi\u00f9 significativi scrittori siciliani, appare\nil racconto di Consolo&nbsp;<em>Per un po\u2019 d\u2019erba al limite del\nfeudo&nbsp;<\/em>che Sciascia gli aveva caldamente richiesto.<\/p>\n\n\n\n<p>Numerose altre curiosit\u00e0 letterarie e aneddoti biografici riserva\nnaturalmente la lettura integrale di questo prezioso carteggio, che condensa la\nvita e il lavoro di poco meno di un trentennio di due fra i pi\u00f9 grandi\nscrittori del Novecento, offrendo uno spaccato singolare del contesto non\nsoltanto letterario ma pi\u00f9 profondamente antropologico dei due corrispondenti,\nun contesto da un lato fortemente radicato nell\u2019arcaismo della cultura\nsiciliana, dall\u2019altro incredibilmente aperto all\u2019Europa (alla modernit\u00e0). Ma\nquesto apparente, fecondo e affascinante contrasto costituisce, com\u2019\u00e8 noto,\nl\u2019originalissima cifra della grande letteratura siciliana classica.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Note<\/em><br> <strong>Rosalba Galvagno<\/strong>\u00a0ha insegnato Letterature comparate e Teoria della letteratura all\u2019Universit\u00e0 di Catania.<br> Il testo per\u00a0<em>Ferraraitalia<\/em>\u00a0ripropone parzialmente l\u2019Introduzione di\u00a0<em>Essere o no scrittore:\u00a0Lettere 1963-1988. Libro di\u00a0Leonardo Sciascia e Vincenzo Consolo ,\u00a0<\/em>a cura di Rosalba Galvagno, Milano, Archinto, 2019<br><br>pubblicato il 16 febbraio 2021 sul quotidiano indipendente &#8220;FerraraItalia&#8221;<br><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"400\" class=\"wp-image-2163\" style=\"width: 400px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/A1B8DDA9-D03E-4E8A-95F3-86278229E996.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/A1B8DDA9-D03E-4E8A-95F3-86278229E996.jpg 480w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/A1B8DDA9-D03E-4E8A-95F3-86278229E996-300x300.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/A1B8DDA9-D03E-4E8A-95F3-86278229E996-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In copertina:\u00a0Leonardo Sciascia con Vincenzo Consolo a Racalmuto, contrada La Noce, 1984 \u2013\u00a0 Foto di Giuseppe Leone (su licenza dell\u2019autore) Di Rosalba&nbsp;Galvagno Con una lettera d\u2019accompagnamento datata Sant\u2019Agata Militello&nbsp;6 dicembre 1963,&nbsp;Vincenzo Consolo inviava a Leonardo Sciascia il suo primo romanzo&nbsp;La ferita dell\u2019aprile. 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