{"id":2156,"date":"2020-12-28T08:15:24","date_gmt":"2020-12-28T08:15:24","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2156"},"modified":"2021-02-16T08:19:49","modified_gmt":"2021-02-16T08:19:49","slug":"purche-ci-resti-itaca-nelle-radici-una-speranza-per-domani-la-voce-di-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2156","title":{"rendered":"Purch\u00e9 ci resti Itaca: nelle radici una speranza per domani. La voce di Consolo"},"content":{"rendered":"\n<p>Ada\nBellanova<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Purch\u00e9 ci resti Itaca:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>nelle radici una speranza per dopodomani.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La voce di Consolo.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>1. Ripensare i luoghi in forma di idillio. Il\ndramma di Ulisse e di Ifigenia.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Senza la letteratura\nItaca sarebbe semplicemente una piccola isola greca nel Mediterraneo. Invece\nOmero, la tradizione, le invenzioni letterarie l\u2019hanno resa il luogo per\neccellenza delle radici e della memoria, la patria ritrovata dopo un lungo\nviaggio: l\u2019hanno trasformata in simbolo<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ulisse in viaggio,\nintento ad affrontare pericoli, mostri e tempeste, porta con s\u00e9 l\u2019immagine di\nItaca luogo del cuore, patria perfetta, a cui desidera a tutti i costi tornare.\nUna polarit\u00e0 netta si crea tra il mondo minaccioso \u2013 e avventuroso \u2013 e il\nnucleo accogliente e protettivo della patria e della casa. Eppure Ulisse, una\nvolta sbarcato, \u00e8 costretto a interrogarsi subito sull\u2019identit\u00e0 della terra,\nsullo scarto tra il sogno che ha cullato durante la lunga distanza e la realt\u00e0<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>.\nMolte cose infatti sono cambiate: lui non \u00e8 pi\u00f9 lo stesso e Itaca \u00e8 mutata, non\nsolo per i soprusi dei Proci, ma anche perch\u00e9 il tempo ha segnato la sua\ngeografia a tal punto da conferirle un paesaggio nuovo, diverso. Per queste\nragioni, e non solo per l\u2019intervento di Atena, Ulisse si guarda intorno e,\nsmarrito, si pone la domanda: \u00abDove sono capitato?\u00bb. Sebbene il finale dell\u2019<em>Odissea<\/em>\nrisulti confortante \u2013 l\u2019eroe ottiene di nuovo il suo ruolo di re dopo la\nsconfitta dei Proci e l\u2019intesa del talamo con Penelope \u2013 sorge il dubbio che\nl\u2019Itaca ritrovata sia un po\u2019 deludente rispetto al sogno e alla nostalgia.\nPerch\u00e9 altrimenti Ulisse sceglierebbe, come insegna l\u2019altra tradizione, di\nripartire? Non dovrebbe godersi la terra tanto amata? Il fatto \u00e8 che, come\nscrive Jankelevitch, la nostalgia, per l\u2019esule \u2013 per qualunque esule \u2013, \u00e8\ninsanabile, inestinguibile<a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>.\nGi\u00e0 nel momento del primo distacco dalla patria ha inizio un cambiamento, nel\nluogo e nell\u2019individuo, che non permette di colmare la distanza, in alcun modo,\nneppure nell\u2019opportunit\u00e0 di un ritorno.&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ifigenia a sua volta,\nla sfortunata figlia di Agamennone, salva ma costretta all\u2019esilio tra i feroci\nTauri autori di sacrifici umani, non fa altro che sognare la sua Argo: una\nreggia preziosa, in cui \u00e8 stata bambina, principessa, ma ormai, senza che lei\nlo sappia, luogo insanguinato dagli omicidi, la morte del padre per mano di sua\nmadre, quella di sua madre per mano di suo fratello. La Tauride \u2013 anche in\nquesto caso la responsabilit\u00e0 \u00e8 della letteratura \u2013 assume la connotazione di\nuna terra selvaggia, priva di ogni forma di civilt\u00e0: la dolente sacerdotessa\ngreca, pur investita dell\u2019autorit\u00e0 religiosa, non pu\u00f2 far altro che sciogliere\nil suo canto d\u2019esilio, insieme alle schiave sue compagne. \u00c8 la trama dell\u2019<em>Ifigenia\nin Tauride<\/em> euripidea: l\u2019autore antico ha composto una tragedia che recita\nil dramma della nostalgia, la stessa di Ulisse. La citt\u00e0 lontana di Argo, nella\nmente di chi vive l\u2019esilio, ovvero la protagonista e, con lei, il coro, assume\ni tratti di uno spazio desiderato e armonioso, un territorio caro, in cui\nrispecchiarsi e ritrovarsi: \u00e8 emblema della Grecia della civilt\u00e0. Eppure, come\ndicevo, la terra lontana non \u00e8 affatto cos\u00ec come l\u2019esule se la dipinge e, anche\ndi fronte al lieto fine, mentre Ifigenia e il fratello ritrovato salpano dalla\nTauride ostile e si allontanano dai sacrifici, c\u2019\u00e8 da augurarsi che non ci sia\nnessun ritorno a casa. Ritrovare Argo infatti non \u00e8 possibile e il ritorno pu\u00f2\nessere estremamente traumatico.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il mito e la letteratura,\nproponendo una caratteristica veste per certi luoghi reali, li trasformano in\nsimboli, metafore efficaci anche per la contemporaneit\u00e0 e per il nostro modo di\nvivere gli spazi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ne sa qualcosa Vincenzo\nConsolo che in tutta la sua opera pone l\u2019accento sul suo esilio nel Nord e\nsull\u2019irredimibile nostalgia per la Sicilia lontana, patria del ricordo, e\nperci\u00f2 idealizzata nella distanza, come in un\u2019odissea contemporanea, tra le\nnebbie di una Milano grigia che ha pi\u00f9 di un tratto in comune con la Tauride\neuripidea. <em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro <\/em>(1994) e poi anche <em>Lo Spasimo di\nPalermo <\/em>(1998) descrivono un ritorno doloroso che ha i tratti di un incauto\nprocedere tra le rovine di una patria in fiamme. Nel primo libro, che reca gi\u00e0\nnel titolo l\u2019omaggio e la simbolizzazione degli spazi omerici \u2013 nell\u2019<em>Odissea<\/em>\nolivo e olivastro segnano lo spazio del naufragio di Ulisse sulla costa dei\nFeaci \u2013 al giovane migrante siciliano che, fuggito dal terremoto di Gibellina \u2013\necco Enea che abbandona un\u2019Ilio compromessa \u2013 prova a ritornare dopo tanti\nanni, il <em>n\u00f3stos<\/em> \u00e8 negato: Itaca non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, fuor di metafora, perch\u00e9 la\nvecchia citt\u00e0 \u00e8 scomparsa sotto il sudario di cemento del Cretto di Burri, e la\nnuova, con la Stella texana che segna l\u2019ingresso nel Belice, \u00e8, per dirla con\nle parole di Consolo, \u00abcostruita dai Proci\u00bb<a href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>,\nnon ha insomma molto a che fare con la tanto sospirata patria delle radici. Nel\nsecondo, poi, veramente amaro \u00e8 il ritorno del protagonista, lo scrittore Chino\nMartinez, a Palermo: la citt\u00e0 degli anni Novanta, gi\u00e0 compromessa dalla ferocia\ndella speculazione edilizia, dal sacco che ha cementificato la Conca d\u2019oro,\ndeve fare i conti con la violenza mafiosa, esemplificata dalla drammatica\nesplosione finale in via d\u2019Astorga che allude in maniera netta alla strage di\nvia d\u2019Amelio. A queste opere possono essere aggiunte moltissime pagine, come il\ntesto eponimo di <em>Le pietre di Pantalica<\/em>, che piange il degrado \u2013\nculturale, ambientale \u2013 dello scenario della bianca Siracusa, chiamando in\ncausa i simboli della tragedia euripidea<a href=\"#_ftn5\">[5]<\/a>,\ntradotta tra l\u2019altro proprio da Consolo con Del Corno<a href=\"#_ftn6\">[6]<\/a>,\nche \u00e8 messa in scena nel teatro antico. L\u2019autore fa del suo vissuto il motore\ndell\u2019invenzione narrativa: la sua personale prospettiva interpreta gli spazi e\nli reinventa sul piano letterario. In questo processo Itaca e Argo rimandano a\nun mondo che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9: un universo intatto, in armonia, cancellato da una\nmodernit\u00e0 incivile e snaturante, e divenuto un perenne labirinto fitto di\nmostri e pericoli, una Tauride in cui si sacrificano gli innocenti. Nella\nprospettiva consoliana allora non \u00e8 solo la Milano affarista ad assumere i\ntratti di luogo ostile: l\u2019osservazione dell\u2019intero spazio della contemporaneit\u00e0\n\u2013 l\u2019Italia, il Mediterraneo con i suoi naufraghi e ogni luogo in cui il\nmigrante \u00e8 perseguitato, ferito, il paesaggio mortificato dagli incendi,\ndall\u2019industrializzazione, da un turismo becero e superficiale \u2013 denuncia una\nperdita irreparabile in termini di valori e identit\u00e0<a href=\"#_ftn7\">[7]<\/a>.\nLa polarit\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9, o comunque non solo, tra lo spazio fisico dell\u2019esilio e\nla terra delle radici, ma tra lo spazio del presente, omologante e svilente, e\nquello del passato, in cui \u00e8 ancora possibile un equilibrio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>2. Proteggere le radici.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Io sono\nuna forza del Passato.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo\nnella tradizione \u00e8 il mio amore.<\/p>\n\n\n\n<p>Vengo\ndai ruderi, dalle chiese,<\/p>\n\n\n\n<p>dalle\npale d&#8217;altare, dai borghi<\/p>\n\n\n\n<p>abbandonati [\u2026]<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; P.P.\nPasolini<a href=\"#_ftn8\">[8]<\/a><strong> <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Eppure, affrontato il\nrischio della rottura dell\u2019idillio, si pu\u00f2 scoprire che Itaca non \u00e8 del tutto\nallo sfacelo e che sulle colonne di Argo si pu\u00f2 ricostruire. Conviene per\u00f2\nprendere coscienza del punto a cui siamo arrivati. Conviene ripartire dalle\nradici, ritrovare angoli vivi del paesaggio, lasciarsi ispirare da quanto di\nbuono essi comunicano. Il che non vuol dire smettere di vedere le criticit\u00e0 di\nci\u00f2 che \u00e8 stato: significa valorizzare ci\u00f2 che pu\u00f2 essere valorizzato e trovare\nuna nuova via alternativa all\u2019omologazione e allo sfruttamento.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La vera letteratura ha\nquesto di utile, ci svela a noi stessi, e le pagine di Consolo parlano a tutti\ne di tutti, toccano le corde del legame doloroso o vivificante che abbiamo con\ngli spazi e tentano di fare chiarezza su questioni grandi e urgenti: invitano\ncio\u00e8 ad una consapevolezza ambientale nel senso pi\u00f9 ampio dell\u2019espressione come\nunica strada non solo per non perdere il luogo, ma anche per non perdere noi\nstessi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Trovo illuminante la sua\nriflessione sulla Sicilia e sul Mediterraneo: nell\u2019amarezza di fronte allo\nscempio, di fronte ai facili stereotipi che semplificano lo spazio, lo\nappiattiscono \u2013 il seducente paradiso a buon mercato da una parte, il degrado,\ni sotterfugi dall\u2019altro \u2013, avvallati in maniera semplicistica da un certo tipo\ndi informazione e da un certo tipo di politica, l\u2019autore rivendica il valore\ndella complessit\u00e0. Lo spazio ha molte facce, molte sfumature, la bellezza ha\nuna sua indubbia fragilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nella sua\nrappresentazione dello spazio individuiamo la valorizzazione di alcune isole di\nsopravvivenza: gli Iblei con l\u2019arte intatta degli apicoltori e i Nebrodi coi\npascoli verdissimi non sono semplice idillio, Itaca e Argo del ricordo in cui\nsarebbe meglio non tornare mai, ma un esempio di risposta concreta alla crisi\ndel paesaggio e dell\u2019identit\u00e0 contemporanea. Descrivendo la miracolosa armonia\ntra uomo e natura, la ricchezza ambientale \u2013 piante, animali \u2013, tradizioni\ngastronomiche e saperi antichi, che caratterizzano queste oasi di\nsopravvivenza, Consolo valorizza una Sicilia quasi arcaica. In ci\u00f2 non rifiuta\nil progresso in s\u00e9, piuttosto evidenzia la necessit\u00e0 che esso non faccia\nperdere all\u2019uomo la sua identit\u00e0 storica e culturale, come \u00e8 invece accaduto\nnel caso della violenta industrializzazione dell\u2019isola. Mette cio\u00e8 in evidenza\nche i luoghi non sono uno sfondo e che, se smettono di essere quello che sono \u2013\nfagocitati dall\u2019omologazione, da interessi economici, dalla costruzione di\nbarriere \u2013, inevitabili e funeste sono le conseguenze anche sugli esseri umani.\nCos\u00ec strettamente interrelate sono l\u2019identit\u00e0 degli uomini e quella degli\nspazi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La sua opera invita\ndunque \u2013 e in ci\u00f2 risiede, secondo me, la grande attualit\u00e0 del messaggio\nconsoliano \u2013 a conservare le radici, a prendercene cura, perch\u00e9 solo nella\nsalvaguardia di ci\u00f2 che \u00e8 rimasto possiamo sperare di non perdere noi stessi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il passato \u2013 come\ninsegnava anche Pasolini nella sua strenua definizione dell\u2019ambiente storico e\numano come territorio composito e stratificato nel tempo, insieme universo\nlinguistico, identit\u00e0 dei luoghi, creazione artistica \u2013 pu\u00f2 non essere un\nricordo perduto: pu\u00f2 anzi configurarsi come forza a cui attingere.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Mi piace pensare che nei\nversi di <em>Accordi<\/em>,con l\u2019ignoto tu, Consolo alluda ad un\u2019identit\u00e0\nsua e di tutti i figli del Mediterraneo, un\u2019identit\u00e0 nata da una relazione\nvecchia di secoli con la terra, le piante, i muri a secco, con i paesaggi:\ntolto tutto questo, cosa saremmo?<\/p>\n\n\n\n<p>Sei nato\ndal carrubo<\/p>\n\n\n\n<p>e dalla\npietra<\/p>\n\n\n\n<p>da madre\nebrea<\/p>\n\n\n\n<p>e da\npadre saraceno.<\/p>\n\n\n\n<p>S\u2019\u00e8\nindurita la tua carne<\/p>\n\n\n\n<p>alle\nsabbie tempestose<\/p>\n\n\n\n<p>del\ndeserto,<\/p>\n\n\n\n<p>affilate\nsi sono le tue ossa<\/p>\n\n\n\n<p>sui muri\na secco<\/p>\n\n\n\n<p>della masseria<\/p>\n\n\n\n<p>Brillano granatini<\/p>\n\n\n\n<p>sul tuo palmo<\/p>\n\n\n\n<p>per le\npunture<\/p>\n\n\n\n<p>delle\nspinesante<a href=\"#_ftn9\">[9]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Solo se ripartiamo da\nquesto, allora, da \u2018Itaca\u2019, attraverso un cammino, senz\u2019altro faticoso,\ndifficile, di consapevolezza degli spazi e della nostra relazione con essi, possiamo\navere qualche opportunit\u00e0 di sopravvivere anche noi. Possiamo avere qualche\nsperanza, se non per domani, almeno per dopodomani.&nbsp; <br><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a>A. Montandon,\n<em>Itaque au fil du temps<\/em>, in B. Westphal (a cura di), <em>Le rivage des\nmythes. Une g\u00e9ocritique mediterran\u00e9enne. <\/em><em>Le lieu et son mythe<\/em>, Pulim, Limoges 2001, pp. 18-36.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a><em>Odissea<\/em> XIII 200-202.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a>V.\nJank\u00e9l\u00e9vitch, <em>L&#8217;irr\u00e9versible et la nostalgie<\/em>, Flammarion, Paris 1983,\npp. 370-371.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a><em>V.\nConsolo, L&#8217;olivo e l&#8217;olivastro<\/em>, in Id., <em>L&#8217;opera completa<\/em>, a cura e con un\nsaggio introduttivo di Gianni Turchetta e uno scritto di Cesare Segre,\nMondadori, Milano 2015, p. 869.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a>V.\nConsolo, <em>Le pietre di Pantalica<\/em>, in Id., <em>Le pietre di Pantalica<\/em>,\nin Id., <em>L&#8217;opera completa<\/em>, cit., pp. 615-621.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a><em>Ifigenia\nfra i Tauri<\/em>, trad. di Vincenzo Consolo e Dario Del Corno,\nIstituto Nazionale del Dramma Antico -XXVII ciclo di spettacoli classici (27\nmaggio-4 luglio 1982), INDA, Siracusa 1982.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref7\">[7]<\/a>\u00abNon si\nritorna pi\u00f9 nei luoghi da cui si \u00e8 partiti, perch\u00e9 quelli non sono pi\u00f9 i luoghi\nche noi abbiamo lasciato. Non si \u00e8 pi\u00f9 di nessun luogo\u00bb, V. Consolo, <em>Fuga\ndall&#8217;Etna. La Sicilia e Milano, la memoria e la storia<\/em>, Donzelli, Roma\n1993, p. 69. Dello stesso tono sono le affermazioni di Consolo nell&#8217;intervista\ncon D. Calcaterra: \u00abUna volta che si \u00e8 partiti i ritorni sono impossibili.\nQualsiasi ritorno, anche quello di Odisseo, dopo l&#8217;allontanamento, non riesce a\ncolmare il distacco [\u2026] Nell&#8217;assenza si \u00e8 consumato un duplice mutamento:\ndell&#8217;individuo e del luogo d&#8217;origine. Si prova una gran pena quando non\nriconosci pi\u00f9 la tua terra, e la metamorfosi acquista la drammatica cifra\ndell&#8217;inesorabile degrado, della perdita, dello smarrimento. Ogni ritorno \u00e8\ndunque dolore. [&#8230;] Oggi siamo tutti degli Ulissidi, degli erranti,\nespropriati del proprio luogo della memoria. Viviamo nell&#8217;indefinito, senza\nsicuri punti di riferimento, senza segni, intorno a noi c&#8217;\u00e8 un mare da cui non\ns&#8217;intravede alcun approdo possibile, e d&#8217;altra parte non vediamo pi\u00f9 la sponda\nda cui siamo partiti. Il destino dell&#8217;uomo contemporaneo \u00e8 quello dell&#8217;errante,\nche ha perso la propria identit\u00e0, la propria patria\u00bb (D. Calcaterra, <em>Vincenzo\nConsolo, le parole, il tono, la cadenza<\/em>, Prova d\u2019autore, Catania 2007, pp.\n20-22).<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref8\">[8]<\/a>P.P.\nPasolini, <em>10 giugno 1962<\/em>, in <em>Poesie mondane<\/em>, in <em>Poesia in\nforma di rosa<\/em>, in Id., <em>Tutte le poesie<\/em>, a cura di W. Siti, 2 voll.,\nMondadori, Milano 2003, I, p. 1099.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref9\">[9]<\/a><em>Accordi. Poesie inedite<\/em>, a cura di  Claudio Masetta Milone  e F. Zuccarello  , Zuccarello editore, Sant&#8217;Agata di Militello 2015.<br> pubblicato &#8220;La macchina sognante&#8221; (28 dicembre 2020) <br><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"895\" class=\"wp-image-1050\" style=\"width: 800px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/12829211_10208748772506894_4743349728675227450_o.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/12829211_10208748772506894_4743349728675227450_o.jpg 858w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/12829211_10208748772506894_4743349728675227450_o-268x300.jpg 268w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ada Bellanova Purch\u00e9 ci resti Itaca: nelle radici una speranza per dopodomani. La voce di Consolo. 1. Ripensare i luoghi in forma di idillio. 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