{"id":2137,"date":"2003-01-12T08:30:00","date_gmt":"2003-01-12T08:30:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2137"},"modified":"2021-01-20T09:09:22","modified_gmt":"2021-01-20T09:09:22","slug":"la-sicilia-di-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2137","title":{"rendered":"La Sicilia di Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"\n<p>di Valentina Pinello<\/p>\n\n\n\n<p>Di Vincenzo Consolo si sente gi\u00e0\nla mancanza. Era una presenza, un punto di riferimento, un\u2019intelligenza sulla\nquale poter contare per avere una riflessione lucida e illuminante su quello\nche sta succedendo nel nostro paese e nella sua Sicilia. Da Milano scrutava,\nstudiava, rifletteva e, solo quando aveva qualcosa da voler comunicare, parlava\no scriveva. Non \u00e8 mai stato uno scrittore prolifico, tra \u201cIl sorriso\ndell\u2019ignoto marinaio\u201d e \u201cRetablo\u201d sono passati dieci anni. La Sicilia era il suo chiodo\nfisso anche se aveva deciso di lasciarla, come racconta in un\u2019intervista\ninedita, che adesso vogliamo riproporvi, di qualche anno fa, ma di estrema\nattualit\u00e0 perch\u00e9, come diceva Consolo, \u00abc\u2019\u00e8 un impegno morale nel rappresentare\nil nostro tempo da parte dello scrittore; anche se scrive libri di storia, non\ndeve essere la storia romanzata, deve essere una storia metaforica come ci ha\ninsegnato Manzoni, cio\u00e8 si parla del passato per rappresentare la nostra\ncontemporaneit\u00e0\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>A distanza di una settimana dalla\nsua morte, ci manca il suo modo di saper cogliere e raccontare la realt\u00e0,\navremmo voluto chiedere il suo punto di vista su tanti temi di estrema\nattualit\u00e0, dal movimento dei Forconi che agita da settimane la Sicilia fino\nall\u2019immigrazione, al quale \u00e8 stato sempre particolarmente sensibile. Alcune di\nqueste domande trovano una risposta in quell\u2019utile, unica e senza tempo\nchiacchierata di qualche anno fa, nella sua casa siciliana a Sant\u2019Agata di\nMilitello, di fronte alle Isole Eolie. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>LA\n SICILIA DI<\/strong><strong>\nVINCENZO CONSOLO.<br>\n<em>INTERVISTA&nbsp; ALLO SCRITTORE DEL \u201cSORRISO DELL\u2019IGNOTO\nMARINAIO\u201d &nbsp;<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Trascorrere un paio d\u2019ore\nconversando con Vincenzo Consolo \u00e8 stato come aver riletto pagine significative\ndi storia e di letteratura della Sicilia e averle fatte proprie. Il suo modo di\nparlare con semplicit\u00e0 di fatti non sempre comprensibili ai non siciliani,,\ndenota una linearit\u00e0 di pensiero che solo un attento conoscitore di quell\u2019Isola\npu\u00f2 possedere. Ascoltarlo provoca un piacere diverso rispetto a leggere i suoi\nlibri, noti invece per una prosa ricercata, non di immediata comprensione,\nanche se musicale, intessuta di riferimenti linguistici che derivano radici\nculturali della terra siciliana.<\/p>\n\n\n\n<p>Consolo vive a Milano da pi\u00f9 di\ntrent\u2019anni, ma torna spesso a Sant\u2019Agata di Militello, suo paese d\u2019origine,\ndove l\u2019abbiamo incontrato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abOrmai siamo diventati degli\nUlissidi, espropriati della nostra identit\u00e0 e alla ricerca della nostra Itaca.\nQuando torniamo per\u00f2 Itaca non c\u2019\u00e8 pi\u00f9; la patria \u00e8 ormai diventato un luogo\ninteriore .Vedendo la realt\u00e0 siciliana fatta di ingiustizie ho deciso di spostarmi\na Milano, patria di Beccaria. Qui da noi il diritto si trasforma in favore che\nti lega ad una persona, in alcuni casi, &nbsp;anche per tutta la vita. Sono andato via per\nquesto. Lo sradicamento (solamente fisico, le mie memorie sono qui) \u00e8 doloroso,\nper\u00f2 alla fine necessario. Non \u00e8 facile ricostruire legami in luoghi che non\nsono i tuoi. Ma&nbsp; stando qui si fa un\ndanno a se stessi. Bisogna per\u00f2 tornare e quando si torna si \u00e8 pi\u00f9 forti, forse\nanche meno vulnerabili, o meglio, meno \u2018ricattabili\u2019\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u201cSciascia \u00e8 lo scrittore che \u00e8 perch\u00e9 \u00e8 nato a Racalmuto\u201d, si legge in\nuno dei suoi saggi; e anche per quanto riguarda Pirandello lei sottolinea la\nsua provenienza dalla provincia di Agrigento, una zona ricca di miniere di zolfo.\nLa vita delle miniere entra in molti romanzi siciliani, a tal punto che si\nparla di una \u201cletteratura dello zolfo\u201d. Dopo questa premessa, com\u2019\u00e8 stato\ninfluenzato lei dalle sue zone d\u2019origine, sempre presenti nei suoi romanzi?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTutta una serie di scrittori di\ncui io parlo sono stati influenzati dalla condizione delle zolfare, in cui\nesisteva un rapporto di assoggettamento totale dell\u2019operaio al padrone. La\nrealt\u00e0 delle zolfare poggiava principalmente sulle spalle di due soli\nlavoratori: il picconiere e il caruso. &nbsp;Dalla\ncondizione di carusi, sfruttati come servi&nbsp;\ndella gleba, era quasi impossibile riscattarsi. Col tempo per\u00f2 questi &nbsp;presero coscienza della loro condizione e dal\nmondo delle zolfare si sollevarono le prime proteste operaie. La prima riunione\ndi sindacati (allora si chiamavano Societ\u00e0 di Mutuo Soccorso) avvenne a Grotte.\nPer l\u2019occasione vennero gli operai del nord a portare la loro solidariet\u00e0, come\noggi avviene per gli operai della Fiat di Termini Imerese.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella Sicilia occidentale \u00e8 nata\nuna letteratura diversa rispetto a quella orientale. Cos\u00ec Pirandello parla del\nmondo delle zolfare e dei primi scioperi (ne \u201cI vecchi e i giovani\u201d); ma non \u00e8\nl\u2019unico. Altri esempi sono Alessio Di Giovanni in \u201cGabrieli lu carusu\u201d o Angelo\nPetix, nel dopoguerra, in \u201cLa miniera occupata\u201d. Anche Verga ne parla, in \u201cDal\ntuo al mio\u201do in \u201cRosso Malpelo\u201d; ma lo scrittore catanese non \u00e8 un uomo di\nzolfo e per lui la lotta di classe non serve a niente. Verga parla piuttosto di\nuna metafisica della roba e la sua \u00e8 una concezione conservatrice.<\/p>\n\n\n\n<p>In scrittori della parte\norientale della Sicilia, anche se di forte impegno civile, mi riferisco a\nBrancati o a Vittorini, \u00e8 invece pi\u00f9 marcata la propensione ad una scrittura\nlirica (vedi \u201cConversazione in Sicilia\u201d). <\/p>\n\n\n\n<p>Arrivando a me: quando ho deciso\ndi intraprendere questa strada, provenendo da un paese intermedio tra queste\ndue realt\u00e0 da me descritte seguendo una sorta di geografia ideale, ho dovuto\ndecidere da che parte stare. Nella mia zona, quella di Sant\u2019Agata di Militello,\nnon c\u2019\u00e8 stato il problema del latifondo, della distruzione della natura; c\u2019era\nla piccola propriet\u00e0 terriera, ma non ci sono mai stati grandi scontri sociali.\nPer me si pose quindi il problema se rimanere chiuso in quest\u2019ambito,\nsviluppando temi di tipo esistenziale, oppure avvicinarmi alle zone di Messina\no Catania, oppure ancora spostarmi verso le zone occidentali. Bene, alla fine\nho concepito una sorta di ibrido, una \u2018chimera\u2019 , tra mondo occidentale, di\nimpegno civile, e mondo orientale, lirico\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Al di l\u00e0 dei suoi orientamenti stilistici, di quale Sicilia ama\nparlare?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSi ha della Sicilia un\u2019immagine\neccessivamente colorata, nel senso pi\u00f9 negativo. Un po\u2019 come avviene per il sud\nAmerica: del Brasile, per esempio, si parla per il Carnevale di Rio e si rischia\ndi non andare oltre. La\n Sicilia vera, quella di cui mi piace parlare, \u00e8 quella\ndell\u2019uomo che ha cercato di riscattarsi, di ritrovare la sua identit\u00e0. Niente\ncolorismo alla Camilleri! Rischiamo di farci espropriare del nostro patrimonio\numano. L\u2019identit\u00e0 non deve per\u00f2 essere compiacenza di s\u00e9, ma comprensione\ndell\u2019altro partendo da una migliore conoscenza di noi stessi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Al tema dello scontro tra civilt\u00e0, non pensa\nche la storia della Sicilia abbia dato una risposta, intessuta com\u2019\u00e8 di cultura\ne di tradizioni arabe? Basti pensare alle tecniche per la coltivazione degli\nagrumi o ai sistemi di pesca del tonno.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00abChi solleva lo scontro di\ncivilt\u00e0 mostra ignoranza e malafede. Confondere l\u2019integralismo islamico con la\nreligione islamica \u00e8 lo stesso di confondere il Cristianesimo con l\u2019Inquisizione\ne l\u2019Autodaf\u00e8. Parlare di crisi dell\u2019Islam significa alimentare razzismi e\nxenofobie. Sciascia, citando Amari, \u201cStoria dei musulmani in Sicilia\u201d, dice che\nla storia della nostra isola inizia con\nl\u2019arrivo degli arabi musulmani, nell\u2019827; da l\u00ec \u00e8 iniziato un risveglio\nculturale, economico e artistico. Non si pu\u00f2 cancellare questa storia. I\nnormanni, intelligentemente, non hanno cancellato\nquesta dominazione. Nel periodo normanno a Palermo c\u2019erano ancora\nnumerose moschee , oltre che sinagoghe e chiese cristiane, e un riconoscimento\nreciproco. Con gli spagnoli \u00e8 venuta meno questa pacifica convivenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel corso degli anni ci sono\nstati degli intellettuali che hanno cercato di creare dei fossati di odio e di\nvendetta; la Fallaci\nappartiene a questa schiera e purtroppo interpreta il\npensiero di molti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nella Sicilia attuale, dei condoni\nedilizi, delle case costruite sulla Valle dei Templi, del clientelismo, delle\ncoste sempre pi\u00f9 deturpate dal cemento (da cui anche i tonni sono scappati!),\npensa che \u201cl\u2019olivastro\u201d, il selvatico, abbia completamente asfissiato \u201cl\u2019olivo\u201d,\nusando la distinzione presente nel suo libro, \u201cL\u2019olivo e l\u2019olivastro\u201d, appunto.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCredo di s\u00ec. Ho paragonato Falcone e Borsellino a persone che hanno cercato di disboscare, con l\u2019ascia della legge, il selvatico. Ma sono stati uccisi. A Palermo si \u00e8 diffuso un clima di assoluto fastidio verso i magistrati. Si \u00e8 passati dall\u2019indignazione degli anni di Falcone, alla dimenticanza. E\u2019 un brutto segno quando in una societ\u00e0 non si riconosce l\u2019importanza della magistratura e quando non si riconosce l\u2019indipendenza dell\u2019Antimafia\u00bb.<br><br>Valentina Pinello<br>15 gennaio 2012 pubblicata su Golem<br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"156\" class=\"wp-image-2005\" style=\"width: 150px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Consoloborgesedwtg.jpeg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Consoloborgesedwtg.jpeg 1398w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Consoloborgesedwtg-289x300.jpeg 289w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Consoloborgesedwtg-987x1024.jpeg 987w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Consoloborgesedwtg-768x797.jpeg 768w\" sizes=\"(max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><br>Foto di Giovanna Borgese<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Valentina Pinello Di Vincenzo Consolo si sente gi\u00e0 la mancanza. 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