{"id":207,"date":"1997-06-26T07:34:24","date_gmt":"1997-06-26T07:34:24","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=207"},"modified":"2015-06-26T07:48:22","modified_gmt":"2015-06-26T07:48:22","slug":"il-siciliano-che-sogna-la-luna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=207","title":{"rendered":"IL SICILIANO CHE SOGNA LA LUNA"},"content":{"rendered":"<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"2\" width=\"490\">&nbsp;<\/p>\n<p><strong>IL SICILIANO CHE SOGNA LA LUNA<\/strong><\/p>\n<p><strong>di\u00a0<\/strong>Alberto Cadioli<\/p>\n<p><strong><em>Vincenzo Consolo<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0\u00a0\u00a0<\/em><\/strong><\/td>\n<td width=\"32\">&nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"110\"><\/td>\n<td colspan=\"2\" width=\"490\"><strong>Garibaldini contro braccianti<\/strong><\/p>\n<p>Il rapporto tra individuo e Storia \u00e8 anche approfondito, nella vicenda romanzesca, dalla meditazione di Mandralisca, spettatore casuale della sanguinosa rivolta dei braccianti ad Alcar\u00e0 Li Fusi, repressa con forza dagli uomini di Garibaldi. Il barone descrive (in una lettera-memoria indirizzata a Giovanni Interdonato, nel frattempo nominato Procuratore generale) il suo stato di intellettuale in crisi, e chiede clemenza per i ribelli. Ha infatti compreso che la Storia \u00e8 sempre stata \u00abuna scrittura continua di privilegiati\u00bb e che, per quanto illuminati, coloro che appartengono a una classe sociale diversa da quella dei rivoltosi non possiedono n\u00e9 \u00abil cifrario atto a interpretare\u00bb la loro lingua n\u00e9 il cifrario del loro essere, del loro \u00absentire e risentire\u00bb:<\/p>\n<p>\u00abTeniamo per sicuro il nostro codice, del nostro modo d\u2019essere e parlare ch\u2019abbiamo eletto a imperio a tutti quanti: il codice del diritto di propriet\u00e0 e di possesso, il codice politico dell\u2019acclamata libert\u00e0 e unit\u00e0 d\u2019Italia, il codice dell\u2019eroismo come quello del condottiero Garibaldi e di tutti i suoi seguaci, il codice della poesia e della scienza, il codice della giustizia o quello d\u2019un\u2019utopia sublime e lontanissima\u00bb. Al barone non resta che interrompere gli studi, considerandoli ormai &#8220;inutili&#8221;, mettere i propri beni al servizio dell\u2019educazione popolare, prendere le parti dei rivoluzionari, violenti e saccheggiatori ma vittime della Storia, raccoglierne le scritte sgrammaticate tracciate sui muri delle celle.<\/p>\n<p>Non \u00e8 difficile intravedere, dietro la riflessione di Mandralisca, gli interrogativi di molti intellettuali tra gli ultimi anni Sessanta e i primi anni Settanta, epoca cui risale la stesura del romanzo. Una forte componente politica ed etica segna dunque\u00a0<em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>, e la sua stessa scrittura, se \u00e8 vero, come ha affermato ancora Segre sottolineando lo schema elicoidale della narrazione, che si pu\u00f2 riconoscere, a fianco della \u00abinarrestabile discesa spiraliforme\u00bb dalle stanze nobiliari del barone Mandralisca fino alle carceri sotterranee nelle quali sono imprigionati i colpevoli della strage di Alcar\u00e0 Li Fusi, una corrispondente discesa linguistica che va dal \u00ablinguaggio vivido e barocco dei primi capitoli\u00bb al dialetto dei ribelli.<\/p>\n<p><strong>La lingua dei nobili e delle plebi<\/strong><\/p>\n<p>Anche\u00a0<em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio\u00a0<\/em>si avvale di una gamma di registri molto ampia, che ripropone, con continui passaggi dai discorsi liberi indiretti al monologo interiore, i livelli dei singoli strati sociali rappresentati, fatti reagire con il registro delle pagine di saggistica e con quello proprio del narratore, impreziosito da forme lessicali e sintattiche antiche o desuete o comunque attinte alla pi\u00f9 colta tradizione letteraria. Il narratore trova la sua lingua guardando nella storia: quella della stessa lingua italiana e quella dei dialetti siciliani, nelle versioni dei nobili come in quelle delle plebi e ricostruiti nelle forme del secondo Ottocento.<\/p>\n<p>Con il testo successivo,\u00a0<em>Lunaria\u00a0<\/em>(1985), Consolo, perseguendo l\u2019idea di una\u00a0<em>pi\u00e8ce\u00a0<\/em>teatrale, rielabora in cinque &#8220;atti&#8221; la prosa<em>L\u2019esequie della Luna\u00a0<\/em>del poeta siciliano Lucio Piccolo. Il risultato, tuttavia, come afferma lo stesso scrittore in una nota posta a chiusura del libro, sar\u00e0 \u00abun\u00a0<em>cuntu<\/em>, una\u00a0<em>storia<\/em>, un racconto dialogato scritto per esser letto\u00bb.<\/p>\n<p><strong>I richiami a Piccolo e Leopardi<\/strong><\/p>\n<p>Ambientato in una Palermo settecentesca, ancora governata da un Vicer\u00e9, il\u00a0<em>cuntu\u00a0<\/em>di\u00a0<em>Lunaria<\/em>, prende le mosse da evidenti richiami intertestuali: la \u00abcaduta della luna\u00bb \u2013 che ne costituisce il centro narrativo \u2013 rimanda, oltre che allo scritto di Piccolo, ad alcune pagine in prosa e ai versi di Leopardi, in particolare quelli di\u00a0<em>Odi<\/em>,<em>Meliss<\/em>o. Rispetto alle sue fonti, tuttavia, Consolo coltiva apertamente un\u2019idea teatrale, e per questo, forse, sottolinea con evidenza la teatralizzazione cui va incontro la vita umana. Nell\u2019ultimo quadro le parole del Vicer\u00e9 (i cui comportamenti, fin dalle prime pagine, erano stati definiti un\u2019aperta &#8220;recitazione&#8221;) non lasciano adito a dubbi: \u00abMalinconica \u00e8 la Storia.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 che l\u2019universo, questo cerchio il cui centro \u00e8 ovunque e la circonferenza da nessuna parte [&#8230;]. Ma se malinconia \u00e8 la storia, l\u2019infinito, l\u2019eterno sono ansia, vertigine, panico, terrore. Contro i quali costruimmo gli scenari, i teatri finiti e familiari, gli inganni, le illusioni, le barriere dell\u2019angoscia. E il primo scenario fu la Luna, questa mite, visibile sembianza, questa vicina apparenza consolante, questo schermo pietoso, questa sommessa allegoria dell\u2019eterno ritorno. Lei ci salv\u00f2 e ci diede la parola\u00bb. Se la vita \u00e8 una rappresentazione, il sogno \u2013 la Luna che ne \u00e8 simbolo \u2013 \u00e8 ci\u00f2 che solo resta all\u2019uomo: per questo risorge nella Contrada senza nome, i cui abitanti conservano \u00abla memoria, l\u2019antica lingua, i gesti essenziali, il bisogno dell\u2019inganno, del sogno che lenisce e che consola\u00bb.<\/p>\n<p>Su questo motivo Leopardi si intreccia a Pirandello: concludendo la sua introduzione alle\u00a0<em>Novell<\/em>e di Verga (edizione Feltrinelli, 1992), Consolo richiama Pirandello, che fa chiedere ai suoi personaggi \u00abil perch\u00e9 della condanna del vivere in un continuo, lucido, e amaramente umoristico, processo verbale che genera, se possibile, ancora pi\u00f9 strazio, pi\u00f9 pena. A cui solo qualche volta, in uno stupito Malpelo che si chiama Ci\u00e0ula, sorto dalla profonda miniera, dar\u00e0 sollievo la tenera luce di una leopardiana luna notturna\u00bb.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Astro immacolato, segno dell\u2019eterno<\/strong><\/p>\n<p>Nelle ultime battute pronunciate dal Vicer\u00e9 di\u00a0<em>Lunaria\u00a0<\/em>torna la stessa immagine, anche se si accompagna a un\u2019altrettanto leopardiana impassibilit\u00e0 della Natura: \u00abNon sono pi\u00f9 il Vicer\u00e9. Io l\u2019ho rappresentato solamente (<em>depone lo scettro, si toglie la corona e il mantello<\/em>). E anche voi avete recitato una felicit\u00e0 che non avete. [&#8230;] Vero re \u00e8 il Sole, tiranno indifferente, occhio che abbaglia, che guarda e che non vede. \u00c8 finzione la vita, melanconico teatro, eterno mutamento. Unica salda la cangiante Terra, e quell\u2019Astro immacolato l\u00e0, cuore di chiara luce, serena anima, tenera face, allusione, segno, sipario dell\u2019eterno\u00bb.<\/p>\n<p>La presenza della luna e della sua simbologia, cos\u00ec evidente in<em>Lunaria<\/em>,\u00e8 per altro talmente ricorrente nell\u2019opera di Consolo da meritare un\u2019indagine specifica (che qui pu\u00f2 essere solo suggerita): gi\u00e0 il primo racconto dello scrittore, composto in et\u00e0 adolescenziale e poi distrutto, si intitolava\u00a0<em>Triangolo e luna<\/em>. Anche in\u00a0<em>Lunaria\u00a0<\/em>si trovano comunque sia la polemica contro i rappresentanti del potere (scientifico, accademico, religioso), sia la contaminazione di registri linguistici diversi, ora introdotti con la volont\u00e0 di creare un linguaggio letterario lontano dalla lingua di uso comune.<\/p>\n<p>Su questa via si muove il libro immediatamente seguente,\u00a0<em>Retablo<\/em>(1987), che rappresenta il punto pi\u00f9 alto della ricerca stilistica e linguistica dello scrittore. Con esso Consolo torna alla narrazione romanzesca, ma gi\u00e0 il titolo (che indica, in spagnolo, la successione di &#8220;quadri&#8221; di una storia figurata) rivela che il racconto si svolge per accostamento di testi diversi: saranno la memoria di un fraticello, il diario di un colto pittore, una lettera d\u2019amore.<\/p>\n<p>Fin dalle prime righe si manifesta la centralit\u00e0 delle serie fonico-evocative, la cui presenza, molto sviluppata rispetto ai testi precedenti, spinge decisamente la prosa di Consolo verso la poesia: \u00abRosalia. Rosa e lia. Rosa che ha inebriato, rosa che ha confuso, rosa che ha sventato, rosa che ha r\u00f2so il mio cervello s\u2019\u00e8 mangiato. [&#8230;] Lia che m\u2019ha liato la vita come il cedro o la lumia il dente, liana di tormento\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Preziosa prosa poetica<\/strong><\/p>\n<p>Nota caratteristica di\u00a0<em>Retablo\u00a0<\/em>\u00e8 dunque l\u2019&#8221;invenzione&#8221; stilistica, fondata sulla manipolazione della lingua italiana colta del Settecento, introdotta con il diario dal pittore lombardo Fabrizio Clerici, e sulle variet\u00e0 di dialetto siciliano incontrate dal pittore nel suo viaggio attraverso l\u2019isola. Proprio avvalendosi di una lingua dell\u2019espressione cui importa piuttosto evocare che comunicare, Consolo arriva a una preziosa prosa poetica, disseminando qua e l\u00e0 veri e propri endecasillabi (due esempi: \u00abe in dentro il calmo lago del suo porto\u00bb; \u00abEra l\u2019alba del fiore di ricotta\u00bb) e numerose rime: \u00abIn piedi sul cassero di prora del\u00a0<em>packetboat Aurora\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p>La narrazione si libera (e si libra) nel linguaggio, ma il punto di partenza \u00e8 sempre la vita, nelle sue gioie e nelle sue sofferenze: le une e le altre dettate spesso dalla passione amorosa, che spinge il pittore a viaggiare, il fraticello Isidoro a tradire il convento in nome di Rosalia, il frate Sammataro a diventare brigante per vendicare l\u2019onore di una donna, la giovane amata da Isidoro a non concedersi mai all\u2019amante, un vecchio marchese. Il mondo di\u00a0<em>Retablo<\/em>, in primo luogo linguistico, \u00e8 dunque sempre intrecciato con la realt\u00e0, che questa volta detta soprattutto riflessioni antropologiche (di fronte alle vestigia di antiche civilt\u00e0 perdute) e meditazioni esistenziali, con ricorrenti interrogativi sulla vita, sull\u2019amore, sulla morte che, per la loro insistenza, si impongono come il vero tema del romanzo. \u00abCos\u2019\u00e8 mai questa terribile, maravigliosa e oscura vita, questo duro enigma che l\u2019uomo sempre ha declinato in mito, in racconto favoloso, leggendario, per cercar di rispecchiarla, di decifrarla per allusione, per metafora?\u00bb, declama Fabrizio Clerici (il cui personaggio, non \u00e8 inutile sottolinearlo, rimanda al noto, omonimo pittore, che ha disegnato appositamente cinque tavole, riportate nel volume).<\/p>\n<p>Alla meditazione sulla vita si accompagna inscindibilmente quella sulla scrittura letteraria, che ha il compito, secondo Clerici (ma la sottolineatura era gi\u00e0 presente in\u00a0<em>Lunaria<\/em>), di velare \u00abla pura realt\u00e0 insopportabile\u00bb, portando l\u2019uomo al sogno. Come si parte per fuggire \u00ablo scontento del tempo che viviamo, della nostra vita, di noi\u00bb, per il bisogno \u00abdi staccarsene, morirne, e vivere nel sogno d\u2019\u00e8re trapassate, antiche, che nella lontananza ci figuriamo d\u2019oro, poetiche, come sempre \u00e8 nell\u2019irrealt\u00e0 dei sogni, sogni intendo come sostanza de\u2019 nostri desideri\u00bb, cos\u00ec si scrive per sognare, \u00abmemorando del passato come sospensione del presente, del viver quotidiano\u00bb: e \u00abun sognare infine in suprema forma, \u00e8 lo scriver d\u2019un viaggio, e d\u2019un viaggio nella terra del passato\u00bb.<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"110\"><\/td>\n<td width=\"380\"><\/td>\n<td width=\"110\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>Un anticipo di ipertesto<\/strong><\/p>\n<p>A un certo punto, Clerici, derubato di tutto, deve scrivere su fogli avuti in dono: sul verso di alcuni c\u2019\u00e8 il memoriale di una donna, che, senza volerlo, entra a far parte del diario, cos\u00ec che l\u2019uno e l\u2019altro procedono, almeno per un tratto, parallelamente, sul\u00a0<em>recto\u00a0<\/em>e sul verso delle pagine di\u00a0<em>Retablo<\/em>. \u00c8 l\u2019occasione per un\u2019ulteriore annotazione che conferma la continua ricorrenza, in tutta la narrativa di Consolo, di una riflessione sulla scrittura, spesse volte apertamente esplicitata: \u00abSembra un destino, quest\u2019incidenza, o incrocio di due scritti, sembra che qualsivoglia nuovo scritto, che non abbia una sua tremenda forza di verit\u00e0, d\u2019inaudito, sia la controfaccia o l\u2019eco d\u2019altri scritti\u00bb.<\/p>\n<p>La dichiarazione rimanda esplicitamente all\u2019intertestualit\u00e0 della scrittura, e pu\u00f2 funzionare per rileggere gli inserimenti saggistici del<em>Sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>, e per dare un senso narrativo alle lunghe citazioni (testi di viaggio, descrizioni storiche, scientifiche, artistiche) riportate, sotto il titolo\u00a0<em>Notizie<\/em>, alla fine di\u00a0<em>Lunaria<\/em>. (A proposito di queste &#8220;aggiunte&#8221;, si potrebbe affermare che Vincenzo Consolo costruisce, con molto anticipo sui tempi, una sorta di ipertesto: il mezzo cartaceo, naturalmente, non lo consente, e tuttavia il lettore \u00e8 sempre tentato di passare dal testo narrato a quell\u2019altro che lo documenta e, che, collocato alla sua fine, vorrebbe aprirsi dentro di esso).<\/p>\n<p><strong>Enumerazioni in stile barocco<\/strong><\/p>\n<p>Prima di abbandonare\u00a0<em>Retablo\u00a0<\/em>\u00e8 necessario citare un ulteriore tratto stilistico che trova in questo romanzo la sua esaltazione: il gusto dell\u2019enumerazione. Introducendo gli elenchi pi\u00f9 vari, lo scrittore sembra far passare le volute dello stile barocco delle chiese di Sicilia direttamente nella scrittura letteraria (e non sar\u00e0 inopportuno ricordare che Consolo pubblicher\u00e0, nel 1991, un saggio dal titolo\u00a0<em>Il Barocco in Sicilia. La rinascita della Val di Noto<\/em>). Del resto, si \u00e8 gi\u00e0 detto ampiamente, per Consolo la letteratura si fonda sull\u2019invenzione della scrittura e sulla continua contaminazione di registri diversi: il\u00a0<em>pastiche\u00a0<\/em>si offre come strumento privilegiato di conoscenza della realt\u00e0, individuale e collettiva.<\/p>\n<p>E tuttavia, narratore sperimentale, Consolo \u00e8 alieno dai giochi di quegli scrittori della neoavanguardia che manipolano il linguaggio e i materiali narrativi o poetici in funzione puramente ludica. Nella sua ricerca stilistica \u00e8 imprescindibile il riferimento alla realt\u00e0. Lo confermano varie dichiarazioni di poetica, affidate a interviste, a pagine d\u2019introduzione ad autori vari, a interventi giornalistici. In una nota all\u2019edizione italiana di\u00a0<em>Uomini sotto il sole<\/em>, del palestinese Ghassan Kanafani (Sellerio, 1991), Consolo dichiara apertamente l\u2019importanza di una letteratura investita di responsabilit\u00e0 politica (\u00abnel senso che nasce, essa letteratura, da un contesto storico e ad esso si rivolge\u00bb), ma proprio per questo attenta alla \u00abgenerale ed eterna condizione umana\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Scontri sociali e degrado dell\u2019isola<\/strong><\/p>\n<p>Nelle opere successive a\u00a0<em>Retablo<\/em>,la componente etico-politica trova un approfondimento, mentre sono ridotte (sebbene mai completamente eliminate) l\u2019invenzione linguistica e la contaminazione di lessici e di morfologie diverse, che oscillano sempre tra l\u2019italiano e il dialetto siciliano.<\/p>\n<p>Proprio in questa direzione va la raccolta di racconti\u00a0<em>Le pietre di Pantalica\u00a0<\/em>(del 1988), nella quale la sezione iniziale, &#8220;Teatro&#8221;, rimanda ambiguamente alla rappresentazione della vita, ma anche al teatro degli scontri tra latifondisti e contadini nell\u2019immediato Dopoguerra, al centro di questa sezione; la seconda, &#8220;Persone&#8221;, propone il ricordo di alcuni scrittori siciliani (da Sciascia a Buttitta, a Lucio Piccolo); la terza, &#8220;Eventi&#8221;, descrive alcune citt\u00e0 degradate della Sicilia degli anni Ottanta.<\/p>\n<p>A spunti gi\u00e0 presenti in precedenza, sia nella scrittura, tendente spesso alla poesia, sia sul piano tematico, per esempio le rivolte popolari contro l\u2019oppressione del latifondo, si affianca ora la novit\u00e0 di una sconsolata (o addirittura disperata) considerazione sulla fine della civilt\u00e0.<\/p>\n<p>In particolare nel racconto di chiusura, &#8220;Memoriale di Basilio Archita&#8221;, si fa strada l\u2019idea della sconfitta dell\u2019intera umanit\u00e0. Il narratore \u2013 un marinaio siciliano \u2013 racconta di avere assistito, impotente, durante il suo imbarco su una nave greca, alla decisione del capitano di gettare in mare, in pasto ai pescicani, un gruppo di neri imbarcatisi clandestinamente. Nel gesto criminale va riconosciuta non soltanto la perdita di valori dell\u2019antica civilt\u00e0 occidentale, quanto dell\u2019intera umanit\u00e0, ferinamente disumanizzata: e ora la letteratura deve farsi carico di rivelare il degrado verso cui precipita la condizione umana.<\/p>\n<p>Questo compito \u00e8 implicitamente svolto nel romanzo\u00a0<em>Nottetempo, casa per casa\u00a0<\/em>(1992), nel quale lo scrittore presenta, attraverso i tratti di alcuni personaggi \u2013 il barone C\u00eccio, il pastore Janu, il capo di una setta esoterica, l\u2019insegnante Petro \u2013, la vita di un paese siciliano nei primi anni del fascismo. La devastazione ambientale denunciata in\u00a0<em>Le pietre di Pantalica\u00a0<\/em>non c\u2019\u00e8, ma si intravede il deterioramento sociale alimentato dalla netta divaricazione tra chi ha privilegi e chi ne \u00e8 privo. Se il barone esalta gli stranieri, liberi in amore e dediti al culto dionisiaco, come un evento per uscire dalla stasi della sua vita, l\u2019insegnante Petro, personaggio-coscienza del racconto, vive il disagio di chi si accorge dell\u2019inspiegabilit\u00e0 e dell\u2019immodificabilit\u00e0 del dolore e dunque della vanit\u00e0 della letteratura come fuga.<\/p>\n<p>La consapevolezza della fragilit\u00e0 esistenziale (\u00abE tu, e noi chi siamo? Figure emergenti o svanenti, palpiti, graffi indecifrati\u00bb) non impedisce a Petro di accostarsi agli antifascisti (per cui dovr\u00e0 fuggire dall\u2019Italia), ma lo spinge anche a rendersi conto che \u00abla bestia trionfante di quel tremendo tempo, della storia, che partorisce orrori, sofferenze\u00bb si nasconde in ogni uomo, e che da questa bestia ciascuno si deve guardare. In questa situazione la scrittura deve essere conoscenza non scappatoia: \u00abPens\u00f2 che ritrovata la calma, trovate le parole, il tono, la cadenza, avrebbe raccontato, sciolto il grumo dentro. Avrebbe dato ragione, nome a tutto quel dolore\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019<em>incipit\u00a0<\/em>di\u00a0<em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro\u00a0<\/em>(del 1994, lo stesso anno di una raccolta di quattro brevi racconti intitolata\u00a0<em>Ner\u00f3 Metallic\u00f3<\/em>), sembra prendere le mosse proprio da quest\u2019ultima frase: \u00abOra non pu\u00f2 narrare. Quanto preme e travaglia arresta il tempo, il labbro, spinge contro il muro alto, nel cerchio breve, scioglie il lamento, il pianto\u00bb.<\/p>\n<p>Senza pi\u00f9 una narrazione lineare,\u00a0<em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro\u00a0<\/em>propone un ennesimo viaggio, per quanto non scandito da tappe geografiche, nella Sicilia eretta a metafora di tutta la civilt\u00e0 occidentale e della sua crisi. Si passa dai luoghi fisici ai\u00a0<em>topoi\u00a0<\/em>culturali, dalle piane fiorite alle raffinerie di Gela, da Omero ai contemporanei. Incontri, riflessioni, descrizioni, ampie citazioni da libri antichi e moderni sviluppano il motivo che ora sta pi\u00f9 a cuore allo scrittore: \u00abTrova solo senso il dire o ridire il male, nel mondo invaso in ogni piega e piaga dal diluvio melmoso e indifferente di parole \u00e0tone e consunte, con parole antiche o nuove, con diverso accento, di diverso cuore, intelligenza\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ruolo etico della letteratura<\/strong><\/p>\n<p>La riflessione sulla scrittura, componente, come si \u00e8 visto, di tutta l\u2019opera narrativa di Consolo, torna manifestamente in\u00a0<em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>, per accentuare il ruolo etico della letteratura, che si deve impegnare, con la specificit\u00e0 del proprio linguaggio, nel testimoniare i mali del mondo (e viene in mente lo scriba di\u00a0<em>Conversazione in Sicilia\u00a0<\/em>di Vittorini). Occorre dunque cercare le parole che ancora si possono utilizzare, senza il rischio della banalit\u00e0 o senza arrivare all\u2019afasia. In ogni passo di\u00a0<em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro\u00a0<\/em>Consolo cerca con insistenza una risposta alle domande drammatiche introdotte alla fine del decimo capitolo: \u00abCos\u2019\u00e8 successo, dio mio, cos\u2019\u00e8 successo a Gela, nell\u2019isola, nel paese in questo atroce tempo? Cos\u2019\u00e8 successo a colui che qui scrive, complice a sua volta o inconsapevole assassino? Cos\u2019\u00e8 successo a te che stai leggendo?\u00bb.<\/p>\n<p>Per lo scrittore e il lettore c\u2019\u00e8 dunque un fine comune: quello di interrogarsi sulla condizione degli uomini, dentro una storia disumanizzata, per la quale lo scrittore non esita a richiamare la &#8220;tragedia&#8221; antica: \u00abQuale erba cresciuta \/ nel veleno, quale acqua \/ sgorgata dal fondo del mare\/ hai ingoiato\u00bb.<\/p>\n<p><strong>UN\u2019ISOLA TRA L\u2019INFERNO E IL SORRISO<\/strong><\/p>\n<p>Di Vincenzo Consolo sono numerosi gli scritti introduttivi ad autori classici e contemporanei; moltissimi sono anche gli interventi giornalistici. Una bibliografia (non completa) di e su Consolo \u00e8 nel numero 29 del 1995\/I di\u00a0<em>Nuove effemeridi<\/em>\u00a0(Palermo, Edizioni Guida). Qui di seguito diamo i pi\u00f9 importanti titoli di narrativa e saggistica.<\/p>\n<ul>\n<li><em>La ferita dell\u2019aprile<\/em>, Mondadori (1963), poi Einaudi (1977) e ancora Mondadori (Oscar, 1989 con introduzione di G.C. Ferretti).<\/li>\n<li><em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>, Einaudi (1976), poi Mondadori (Oscar 1987 con introduzione di C. Segre) e infine Mondadori (1997, con postfazione dell\u2019autore).<\/li>\n<li><em>Lunaria<\/em>, Einaudi (1985), poi Mondadori (1996).<\/li>\n<li><em>\u2018Nfernu veru. Uomini e immagini dei paesi dello zolfo<\/em>, Edizioni del Lavoro (1985).<\/li>\n<li><em>La pesca del tonno in Sicilia<\/em>, Enzo Sellerio (1986).<\/li>\n<li><em>Retablo<\/em>, Sellerio (1987), poi Mondadori (1992).<\/li>\n<li><em>Le pietre di Pantalica<\/em>, Mondadori (1988), poi Mondadori (Oscar, 1990, a cura di G. Turchetta).<\/li>\n<li><em>Il Barocco in Sicilia. La rinascita della Val di Noto<\/em>, Bompiani (1991).<\/li>\n<li><em>Nottetempo, casa per casa<\/em>, Mondadori (1992), poi Mondadori (Oscar, 1993, introduzione di A. Franchini).<\/li>\n<li><em>Fuga dall\u2019Etna<\/em>.\u00a0<em>La Sicilia e Milano, la memoria e la storia<\/em>, Donzelli (1993).<\/li>\n<li><em>Ner\u00f3 Metallic\u00f3<\/em>, il melangolo (1994).<\/li>\n<li><em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>, Mondadori (1994, poi Oscar 1995).<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; IL SICILIANO CHE SOGNA LA LUNA di\u00a0Alberto Cadioli Vincenzo Consolo \u00a0\u00a0\u00a0 &nbsp; Garibaldini contro braccianti Il rapporto tra individuo e Storia \u00e8 anche approfondito, nella vicenda romanzesca, dalla meditazione di Mandralisca, spettatore casuale della sanguinosa rivolta dei braccianti ad Alcar\u00e0 Li Fusi, repressa con forza dagli uomini di Garibaldi. Il barone descrive (in una &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=207\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">IL SICILIANO CHE SOGNA LA LUNA<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/207"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=207"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/207\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":208,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/207\/revisions\/208"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=207"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=207"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=207"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}