{"id":2026,"date":"2020-09-02T14:56:19","date_gmt":"2020-09-02T14:56:19","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2026"},"modified":"2020-09-09T14:58:14","modified_gmt":"2020-09-09T14:58:14","slug":"il-mediterraneo-di-vincenzo-consolo-marinai-ignoti-perduti-e-nascosti-ean-claude-izzo-e-waciny-larej","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2026","title":{"rendered":"Il Mediterraneo di Vincenzo Consolo, Marinai ignoti, perduti (e nascosti).ean-Claude Izzo e Waciny Larej"},"content":{"rendered":"\n<p>NORA MOLL<br><br><\/p>\n\n\n\n<p>Il Mediterraneo di Vincenzo Consolo,<br> Marinai ignoti, perduti (e nascosti).ean-Claude Izzo e Waciny Larej<br> Sapienza Universit\u00e0 di Roma <br>Hommes perdus d\u2019autres ports, qui portez avec vous la conscience du monde <em>Louis Brauquier<\/em> O Mediterraneo, doce, sem mist\u00e9rico, classico, ummar par bater De incontro a esplanadas olhadas de jardins pr\u00f3ximos<br>por est\u00e1tuas brancas! <em>Alvaro de Campos\/Fernando Pessoa<\/em> 1<br> <br> Narrare il Mediterraneo, e rappresentarlo in forma saggistica, significa da sempre intrecciare una pluralit\u00e0 di voci e mettere in armonia sonorit\u00e0 provenienti da aree culturali diverse, da civilt\u00e0 che si sono mescolate nel corso dei secoli sviluppando un\u2019immagine di s\u00e9 aperta, ibrida, fluida. La frontiera liquida del mare racchiuso da tre continenti, l\u2019Europa, l\u2019Africa e l\u2019Asia, \u00e8 uno spazio-dimezzo che allo stesso tempo unisce, mette in comunicazione, armonizza i contrasti, e divide, diventa barriera invalicabile, cimitero di speranze e di vite umane. Se a partire dalla prospettiva della <em>longue dur\u00e9e <\/em>in riferimento all\u2019area mediterranea prevale l\u2019idea di un dinamismo culturale portatore di innovazione e di originalit\u00e0, di una traduzione tra le culture senza la quale la stessa civilt\u00e0 europea sarebbe privata delle sue fondamenta, uno sguardo rapido sulla realt\u00e0 attuale di questo grande lago fa venire lo sconforto: tra l\u2019inquinamento e la tratta di migranti <em>sans papiers<\/em>, tra il deturpamento delle coste e il decadimento delle antiche citt\u00e0 portuali, dal Mediterraneo provengono ora molte dissonanze,con punte acute di disperazione spesso soffocate nel mare, forse pi\u00f9 grande,della comunicazione di massa. Che \u00e8 per lo pi\u00f9 impegnata ad abbozzare maldestramente e furbescamente, a sua volta, una narrazione del Mediterraneo all\u2019 insegna del grande e ben sfruttabile tema dello \u201cscontro tra le civilt\u00e0\u201d.Fortunatamente, nella parola letteraria si scoprono ancora oggi innumerevoli aspetti che disegnano un Mediterraneo diverso e ben pi\u00f9 complesso da quello veicolato dalla cultura di massa. In molti autori del XX e del XXI secolo provenienti da quella \u201crete interletteraria\u201d tricontinentale 2, il discorso su questa grande regione terracquea viene condotto su due binari: coniugando la dimensione storica con la rappresentazione narrativa del presente, essi volgono lo sguardo sul mare che cancella ogni traccia del passato e al contempo traducono il peso del territorio retrostante, sul quale sono inscritte, pietrificate, le manifestazioni di secoli e millenni di storia. Dall\u2019apocalisse culturale di Stefano D\u2019Arrigo alla desolazione estraniante ma fascinosa di Albert Camus e alla sensualit\u00e0 carnale di Jean Giono, per fare solo alcuni esempi, i risultati di quelle che sono delle vere e proprie poetiche mediterranee sono diversi e sfaccettati; sempre complessi e non facilmente riassumibili in un discorso logico, cartesiano e binario, dialettico magari ma unidirezionale. Del resto, come insegna \u00c9douard Glissant, dalla sua prospettiva caraibica, le poetiche fondate sulla diversit\u00e0 sono portatrici di imprevedibilit\u00e0,inerente al processo di creolizzazione, di mescolanze che procedono liberamente per vie mai percorse prima, che ci costringono ad abbandonare tali schemi logici, favorendo piuttosto un pensiero polifonico, contrappuntistico 3. Confrontandosi con questo mare interno, fenici, greci, siriani, egizi, romani,arabi e molte altre civilt\u00e0 e tanti popoli ancora, hanno sviluppato la capacit\u00e0 di efinire s\u00e9 stessi, nel confronto con gli altri, nello scambio di conquiste materiali e scientifiche, di merci e di beni, nel disegno di cartine nautiche come rappresentazioni del proprio mondo, e della propria <em>cosmovisi\u00f3n<\/em> 4. Tali espressioni materiali della cultura mediterranea non sono, tuttavia, mai state disgiunte dallo sforzo di narrare la propria comunit\u00e0, abbracciando a partire dal contesto ristretto della singola <em>Heimat <\/em>quello pi\u00f9 grande della regione d\u2019appartenenza. Nella pi\u00f9 importante e fertile di tali <em>foundational fictions<\/em>, l\u2019<em>Odissea<\/em>, vi \u00e8 infatti lo sforzo, collettivo ed epico, di trasformare lo spazio concreto attraversato dal suo protagonista in uno immaginario, mitico, uno sforzo che \u00e8 allo stesso tempo mitopoietico e mitologico 5. In altre parole, il secondo poema omerico (ma lo stesso vale anche per il primo, l\u2019<em>Iliade<\/em>) \u00e8 allo stesso tempo un motore creatore di miti e di figure mitiche (la maga Circe, Calipso, lo stesso Odisseo, Polifemo e molti altri ancora), e un grande contenitore di miti, religiosi ed eziologici, gi\u00e0 esistenti, una sorta di archivio che permette di salvare un patrimonio mitologico e di consegnarlo alle future generazioni 6. Una creazione mitica, poetica e narrativa di uno spazio, reale e immaginario, che ha conosciuto una immensa fortuna di rielaborazioni e di riscritture dentro e fuori dal suo contesto di provenienza,parallelamente alla persistenza dell\u2019epos odissaico nella cultura orale mediterranea: infatti, sappiamo che ancora oggi circolano narrazioni epiche popolari che hanno come protagonista degli Odissei, pur portando nomi diversi 7.Se nell\u2019<em>Iliade <\/em>Odisseo era figura di guerriero (pur umanamente ontrovoglia,dapprincipio troppo attaccato alla sua famiglia e ai suoi beni per accettare la ottomissione ad una superiore \u201cragion di Stato\u201d o ad una astratta volont\u00e0 divina),ma anche di sapiente artefice (vedi il suo ruolo di <em>artifex <\/em>del piano per la conquista di Troia), nell\u2019<em>Odissea <\/em>egli si trasforma in viaggiatore, in marinaio (pur mantenendo come dote essenziale la \u201cphronesis\u201d): diventa <em>Capitano Ulisse<\/em>, dirla con Alberto Savinio 8, che non solo ha il desiderio di ritornare alla sua Itaca, ma anche la responsabilit\u00e0 di riportare a casa i suoi compagni. Odisseo,cos\u00ec come ci \u00e8 stato tramandato nel secondo poema omerico, \u00e8 anzi l\u2019archetipo della figura del marinaio \u2013 se per marinaio intendiamo \u201cl\u2019uomo di mare\u201d (ted.<em>Seemann<\/em>) senza distinzione di sorta tra gradi e gerarchie \u2013 una figura che tanto successo ha conosciuto nella letteratura europea e mondiale, dove tale archetipo \u00e8 per\u00f2 affiancato da quello orientale di Sindbad 9. Da Coleridge a Conrad, da Melville a Coloane, da Baudelaire a London, i marinai sono figure di uomini che appartengono al mare, che definiscono la propria identit\u00e0 a partire da e attraverso di esso. Uomini che vivono ai margini del consorzio umano, e che proprio in virt\u00f9 di tale liminarit\u00e0 sociale mettono in comunicazione comunit\u00e0 differenti dal punto di vista etnico e geografico-spaziale. Il marinaio, per via della sua precariet\u00e0 sociale, \u00e8 inoltre in contatto con i veri e propri emarginati, come la delinquenza portuale e le prostitute. La sua proverbiale infedelt\u00e0, gi\u00e0 odissaica, \u00e8 contrapposta alla tensione psicologica verso un punto fermo, una famiglia, una Penelope che lo attende; una oscillazione che \u00e8 fonte di inquietudine, infelicit\u00e0, di conflitti. Il suo essere sempre in viaggio, o tra un viaggio e l\u2019altro, la sua erranza marina-terrestre, ne fa del resto il prototipo dell\u2019ansia profondamente umana verso la conoscenza: una conoscenza del mondo di cui egli \u00e8 portatore e narratore 10 e una conoscenza della complessa variet\u00e0 umana che passa attraverso l\u2019esperienza del mare, della sua bellezza e dei suoi pericoli. Come ricorda Eric Leed nel suo magistrale studio sulla letteratura del viaggio, il concetto di esperienza e quello di erranza sono profondamente connessi, se solo prestiamo attenzione all\u2019etimologia del termine tedesco <em>Erfahrung <\/em>(esperienza autentica, diretta, tratta dal vissuto), derivato dall\u2019antico tedesco <em>irfaran <\/em>(viaggiare, errare)11. Una parola alla quale si ricollega per\u00f2 etimologicamente anche la forma verbale tedesca <em>(sich) irren <\/em>(sbagliare), cos\u00ec come del resto vi \u00e8 una assonanza significativa e parentela derivativa tra l\u2019italiano <em>errore <\/em>ed <em>errare\/erranza<\/em>, il che ci ricorda che l\u2019esperienza \u00e8 anche sempre (considerata oltre che di fatto) foriera di errori; e nel caso del marinaio la sovrabbondanza di esperienza porta quasi inevitabilmente verso le zone oscure della illegalit\u00e0, della immoralit\u00e0, della malattia, e infine anche della morte (affrontata con ogni nuova partenza, se \u00e8 vero che nell\u2019 immaginario popolare partire equivale a morire). Pur constatando la grande fertilit\u00e0 letteraria del modello umano del marinaio \u2013 che in ambito mediterraneo ricollega in una circolarit\u00e0 ermeneutica la letteratura,e la cultura, contemporanea con quella antica \u2013 non lo si pu\u00f2 e si deve definire <em>tout court <\/em>come un tema letterario 12. Piuttosto, esistono diversi complessi tematici che si irradiano a partire da tale figura e prototipo umano, senza escludere per\u00f2 che, in rari casi, essa diventi il modus principale con cui tali complessi tematici si manifestano: e solo in quel caso si pu\u00f2 parlare a ragione del \u201ctema del marinaio\u201d. Tra i complessi tematici, a cui in parte ho gi\u00e0 accennato, si annoverano l\u2019avventura, il viaggio, l\u2019eros, l\u2019adulterio, il ritorno, il superamento di limiti (interiori) e di sfide (esterne), la libert\u00e0, la vita come \u201cnavigatio\u201de come intrigo conflittuale di esperienze. Come \u00e8 stato giustamente ribadito da Mario Domenichelli, lo stesso Odisseo (omerico e ultraomerico) non \u00e8 propriamente un tema, bens\u00ec un personaggio letterario nel quale si accentra una serie di temi, parzialmente coincidenti con quelli appena menzionati, laddove la nozione di tema, secondo lo studioso, richiederebbe sempre un grado maggiore di astrazione 13. Sottolineando altres\u00ec l\u2019aspetto \u201cdinamico\u201d del tema, Domenichelli si oppone, infatti, sia a definizioni come quella di Cesare Segre, che lo limitano all\u2019idea di \u00abunit\u00e0 di significato stereotipe ricorrenti in un testo o gruppo di testi\u00bb, sia alla tentazione, a tutt\u2019oggi alquanto diffusa, di assegnare il tema esclusivamente alla dimensione del contenuto, separandolo dagli aspetti formali e ntroducendo implicitamente un giudizio di valore negativo sull\u2019opportunit\u00e0 di studiare il \u201cmateriale di riempimento\u201d, o <em>Stoff<\/em>, di un testo, sia sul piano sincronico che su quello diacronico 14. Il suo dinamismo caleidoscopico ne farebbe invece una \u201cforma formante\u201d che estetizza l\u2019esperienza del mondo, un \u00abinterfaccia tra esperienza ed esperienza estetica, tra vita e letteratura\u00bb15. All\u2019importanza,paragonata da Domenichelli a quella ricoperta dal tema o dal Leitmotiv musicali, che esso assume all\u2019interno del singolo testo letterario, si aggiunge inoltre come importante plus-valore, sul quale si concentrano gli studi comparatistici,il suo ruolo esercitato a livello diacronico e intertestuale, sottolineando che \u00abtemi, <em>topoi<\/em>, articolazioni di motivo sono marche di identit\u00e0 e di appartenenza dell\u2019opera, che concorrono a formare la tradizione e l\u2019identit\u00e0 della trib\u00f9\u00bb16. Il tema letterario, insomma, non sarebbe altro che una \u201cforma dell\u2019esperienza\u201ddall\u2019importanza strutturale e strutturante per il singolo testo \u2013 e, ggiungerei, fondamentale per la comprensione dell\u2019opera complessiva e della poetica di un autore \u2013 ma anche una via maestra per accedere alla comprensione delle costanti culturali e delle specificit\u00e0 identitarie di una collettivit\u00e0 o di una civilt\u00e0 (quella europea, nel caso analizzato da Domenichelli). La tematologia, potremmo quindi riassumere, nella sua rivisitazione critica e nella strenua difesa dei suoi assunti teorico-metodologici, si profila quindi come una possibile modulazione sia dell\u2019imagologia letteraria che della geocritica \u2013 annoverata dalla comparatistica francese tra le aree di ricerca pi\u00f9 innovative emerse in anni recenti 17 \u2013 oltre che come nesso e ponte tra la comparatistica letteraria e gli studi culturali, di pi\u00f9 recente sviluppo e dalla metodologia spesso assai incerta.D\u2019altronde, si dir\u00e0, chiunque abbia una pur vaga conoscenza dell\u2019opera di E.R. Curtius, <em>Europ\u00e4ische Literatur und lateinisches Mittelalter <\/em>(1948)sar\u00e0 poi tanto stupito dall\u2019idea che la tematologia possa essere usata come chiave metodologica degli studi europei. Difatti, gi\u00e0 in Curtius lo studio dei temi, o meglio dei topoi letterari \u00e8 posto all\u2019insegna della comprensione e della canonizzazione della modernit\u00e0 letteraria europea, ricollegata alle sue radici tardolatine esaltate nel loro ruolo di <em>trait d\u2019union <\/em>tra antichit\u00e0 greco-latina e odernit\u00e0.Tuttavia, a questa e a tante altre creazioni ingegnose e mirabilmente erudite del \u201cmito\u201d monoculturale della letteratura europea 19 andrebbe giustapposta \u2013 per correzione e non per contrapposizione \u2013 l\u2019idea di una base interculturale della stessa letteratura europea, data dal confronto e dalla mescolanza di culture\/civilt\u00e0 diverse, dalla traduzione e dall\u2019adattamento di generi, forme, temi,stili provenienti anche dal suo esterno, dalla compenetrazione dell\u2019immaginario culturale occidentale con quello orientale, dall\u2019idea che la stessa antichit\u00e0 greca affondi le sue radici nella (non) lontana Africa, oltre che in Asia 20. Usare quindi la tematologia come strumento per lo studio dell\u2019interculturalit\u00e0 mediterranea \u2013 nonch\u00e9 per il collegamento geocritico e interculturale del Mediterraneo con altre aree culturali come quella dei Caraibi \u2013 sembra una delle possibili vie percorribili al fine di evitare lo slittamento della pur evidente e molto praticata europeit\u00e0 degli studi letterari verso un eurocentrismo che, con altrettanta evidenza, sembrerebbe ormai necessario superare 21. In questo testo, la triangolazione italo-franco-algerina della ripresa della figura letteraria del marinaio \u00e8 posta appunto sotto tale insegna, ma viene usata anche con l\u2019obiettivo, di derivazione imagologica e geocritica, di mostrare le diverse modulazioni di un discorso dall\u2019interno e sul Mediterraneo che si incrocia con la rielaborazione della figura del marinaio mediterraneo, nonch\u00e9 con quello di creare una, pur ristretta, esemplificazione delle \u201cforme formanti\u201d che essa pu\u00f2 assumere. I marinai che appaiono nelle opere di Jean-Claude Izzo, di Vincenzo Consolo e di Waciny Larej occupano,difatti, una posizione tematico-formale dall\u2019importanza via via decrescente,dal tema letterario vero e proprio (Izzo), al Leitmotiv coniugato con un uso originale dell\u2019ekphrasis (Consolo), al semplice motivo (Larej), dalla ricorrenza meno estensiva e solo debolmente strutturante. Quello che \u00e8 stato, inoltre, un importante stimolo, per cos\u00ec dire immaginativo, nel trattare questo argomento,era l\u2019idea che cos\u00ec come il marinaio, nella realt\u00e0 mediterranea (ma non solo) \u00e8 ed \u00e8 sempre stata una figura capace di mettere in contatto e di tradurre culture diverse, il tema, Leitmotiv e motivo del marinaio permette un interessante confronto tra opere peraltro molto differenti, sebbene prodotte nello stesso arco di tempo, ma suscettibili di apparire sotto una luce nuova all\u2019 interno di tale intreccio comparatistico-ermeneutico.Il romanzo che rappresenta la prima fascia dell\u2019intreccio-treccia \u00e8 intitolato <em>Les<\/em> <em>marins perdus<\/em>, e fu pubblicato in Francia nel 199722. Il suo autore, il marsigliese di origini italiane Jean-Claude Izzo, prematuramente scomparso nel 2000, si era imposto gi\u00e0 precedentemente all\u2019attenzione del pubblico francese con la trilogia noir <em>Casino<\/em> <em>totale<\/em>, <em>Chourmo <\/em>e <em>Solea<\/em>, ambientata come il resto della sua opera a Marsiglia 23.L\u2019amore per la sua citt\u00e0 \u2013 che traspare anche in <em>Marinai perduti <\/em>attraverso una lunga serie di descrizioni del suo porto e delle sue vie, delle indicazioni particolareggiate su locali e bistrot e i piatti tipici che vi vengono serviti \u2013 nonch\u00e9 per la cultura mediterranea in generale, sono due punti focali dell\u2019opera di Izzo, dei suoi veri e propri miti personali 24. Dalle prime pagine di <em>Marinai perduti<\/em>, l\u2019occhio del narratore si sofferma sulla sua bellezza, collegata con un momento significativo della giovent\u00f9 di uno dei marinai protagonisti del romanzo, nonch\u00e9 con aspetti che sfumano nel mito,capace di far sentire la suo eco attraverso secoli e millenni, frammento di un immaginario culturale che viene rinnovato costantemente nell\u2019immaginario del singolo:Anche a Diamantis piaceva quella citt\u00e0. L\u2019aveva amata fin dalla prima volta che vi era sbarcato. Aveva appena vent\u2019anni allora. Era mozzo a bordo dell\u2019Ecuador, un vecchio cargo arrugginito che non si avventurava mai al largo di Gibilterra. Quel giorno se lo ricordava benissimo. L\u2019Ecuador aveva doppiato l\u2019arcipelago del Riou. Poi, superate le isole del Frioul,l\u2019insenatura gli si era spalancata di fronte. Quasi una linea netta di luce rosata che separava l\u2019azzurro del cielo dall\u2019azzurro del mare. Ne era rimasto come abbagliato. Marsiglia, aveva pensato allora, \u00e8 una donna che si offre a chi arriva dal mare. L\u2019aveva perfino annotato sul giornale di bordo. Senza sapere che stava citando il mito fondatore della citt\u00e0: la leggenda di Gyptis, principessa ligure che si diede a Protis, marinaio francese, la notte in cui questi entr\u00f2 nel porto. Da allora Diamantis aveva perso il conto degli scali 25.Il mito fondatore marsigliese di Gyptis e Protis, insieme alla descrizione del porto con immagini sensuali e una metafora erotica, rappresenta un importante nucleo immaginativo e semantico per il romanzo di Izzo, a partire dal quale si dipana tutta la sua trama nelle sue singole fasce narrative: l\u2019arrivo del marinaio,la donna che gli si dona, la bellezza del mare e del porto. Tuttavia, la poesia e la valenza erotica dell\u2019episodio mitico e dell\u2019immagine della citt\u00e0 sono rilegate al passato, alla giovinezza del marinaio greco Diamantis, dopo anni nuovamente approdato con la nave sulla quale \u00e8 \u201csecondo\u201d al porto di Marsiglia, per non ripartire pi\u00f9. Difatti, la rappresentazione dello stesso porto, questa volta visto da terra e non dal mare, con cui si apre il romanzo, contrasta decisamente con i colori, il tempo atmosferico e la metaforicit\u00e0 del passo appena citato:Marsiglia quel mattino aveva colori da mare del Nord. [\u2026] Il cielo minacciava tempesta e, in lontananza, le isole del Frioul non erano che una macchia scura. A stento si distingueva l\u2019orizzonte. Proprio un giorno senza futuro, pens\u00f2 Diamantis. Attraccati, relegati laggi\u00f9, in fondo ai sei chilometri della diga del Largo. Lontani da tutto. Senza niente da fare. E senza un soldo. Ad aspettare l\u2019ipotetico acquirente di quel sfottuto cargo 26. Diamantis, insieme al capitano libanese Abdul Aziz e un marinaio semplice,il giovane turco Nedim, sono degli uomini di mare costretti all\u2019immobilit\u00e0, spinti dalla difficile situazione legale della loro nave, l\u2019<em>Ald\u00e9baran <\/em>(bloccata dal tribunale a garanzia dei debiti contratti dall\u2019armatore) in una trappola, una empasse che \u00e8 allo stesso tempo economica e psicologica. Infatti, nell\u2019impossibilit\u00e0 di abbandonare la nave, sulla quale continuano a vivere consumando gli avanzi delle loro provviste, nella difficolt\u00e0 di trovare un altro impiego e nel rifiuto di accettare l\u2019indennizzo offertogli dal tribunale (come aveva fatto il resto della variopinta ciurma, dileguatasi dopo pochi giorni dall\u2019attracco della nave), si traduce la situazione esistenziale in cui versano tutti e tre i personaggi. Una situazione di stallo, di vuoto (\u00abNon abbiamo pi\u00f9 il mare di mezzo. E di colpo scopriamo il vuoto\u00bb, p. 15), che li conduce alla rielaborazione del proprio passato,ai ricordi che lentamente essi si cominciano a scambiare, e che sono incentrati principalmente sulla loro scelta di diventare marinai, come anche sulle donne protagoniste della loro vita, durante i loro viaggi (le prostitute e le altre donne dei porti) come durante le brevi permanenze a casa (le fidanzate e le mogli,madri dei loro figli). Se la loro esistenza di marinai \u00e8 posta all\u2019insegna di un destino al quale non possono sfuggire, della scelta di una libert\u00e0 alla quale non vogliono rinunciare (\u00abIn mare, e soltanto l\u00ec, si sentiva libero. In mare non si sentiva n\u00e9 vivo n\u00e9 morto. Solo altrove. Un altrove in cui riusciva a trovare qualche buona ragione per essere se stesso. E gli bastava\u00bb, p. 14), tale destino \u00e8 allo stesso tempo la condanna ad una instabilit\u00e0 nei rapporti d\u2019amore, arrivati in tutti i tre gli uomini a un momento di svolta: mentre Abdul Aziz sta per essere lasciato dalla moglie, che pur amandolo soffre troppo per via delle lunghe assenze del marito, Nedim prende coscienza della impossibilit\u00e0 di costruirsi un\u2019esistenza con la giovane fidanzata, di rispondere alle attese della sua famiglia di scegliere un lavoro da sedentario. Diamantis, invece, separato da anni dalla moglie da cui ha avuto un figlio, \u00e8 ora alla ricerca di un suo grande amore giovanile, una donna di origine marocchina conosciuta a Marsiglia vent\u2019anni prima, da lui abbandonata in circostanze oscure, a causa di un intrico di paure e di incapacit\u00e0 che nel corso della narrazione riceve man mano delle delucidazioni.Infatti, la ricerca del suo antico amore da parte di Diamantis costituisce il motore del racconto nonch\u00e9 l\u2019anello di congiunzione tra le varie vicende che si dispiegano intorno ai singoli personaggi. Nedim si innamora di Lalla, una bella <em>entra\u00eeneuse <\/em>conosciuta in un locale del quartiere portuale, la quale \u00e8 accompagnata da una quarantenne che si rivela essere Amina, la donna ricercata da Diamantis. Tirato dentro un inganno dalle due donne e dai proprietari del locale per il quale lavorano, Nedim chiede aiuto a Diamantis che entra cos\u00ec in contatto con l\u2019<em>entourage <\/em>malavitoso delle due donne, assistendo infine all\u2019uccisione di Amina da parte del suo compagno, un capo mafioso che l\u2019aveva costretta a lavorare per lui. In un intrico <em>noir<\/em>, gestito alla perfezione da Izzo, esperto del genere, si narra infine anche la morte tragica di Nedim per mano di Abdul, l\u2019arresto di questi e il salvataggio di Lalla, che in realt\u00e0 \u00e8 la figlia che Amina aveva avuto da Diamantis dopo essere stata da lui abbandonata. Diamantis, invece,trova in ultimo rifugio presso una donna marsigliese, una Calipso che gli offre il suo amore materno, e che si prende cura anche della giovane Lalla. Quest\u2019ultimo rimando ad una figura femminile di memoria omerica non \u00e8 solo di tipo associativo. Diamantis, infatti, \u00e8 collocato volutamente nell\u2019orbita degli ulissidi, ed \u00e8 egli stesso cosciente di essere un erede del mitico navigatore del Mediterraneo, cos\u00ec come suo padre, marinaio anche lui, si era identificato con questi. La sua passione per l\u2019<em>Odissea<\/em>, che Diamantis legge al figlio durante i periodi a terra, si inscrive in un profondo amore per il Mediterraneo, fonte di continue riflessioni che egli annota sul suo diario di bordo. Diamantis colloca se stesso in quella narrazione continua che \u00e8 il poema omerico, tentando di leggervi il significato della propria esistenza e il proprio futuro:[\u2026] In effetti l\u2019<em>Odissea <\/em>non ha mai smesso di essere raccontata, da una taverna all\u2019altra, di bar in bar:\u2026 e Ulisse \u00e8 sempre fra noi. La sua eterna giovinezza \u00e8 nelle storie che continuiamo a raccontarci anche oggi se abbiamo ancora un avvenire nel Mediterraneo \u00e8 di sicuro l\u00ec. [\u2026] I porti del Mediterraneo\u2026 sono delle strade. Strade per mare e per terra. Collegate.Strade e citt\u00e0. Grandi, piccole. Si tengono tutte per mano. Il Cairo e Marsiglia, Genova e Beirut, Istanbul e Tangeri, Tunisi e Napoli, Barcellona e Alessandria, Palermo e\u2026\u00bbRitrov\u00f2 infine il pensiero che lo assillava, e le parole per esprimerlo.\u00abIn realt\u00e0 ci vuole una motivazione personale per navigare sul Mediterraneo\u00bb27.Per Diamantis, l\u2019<em>Odissea <\/em>non \u00e8 tuttavia l\u2019unica fonte per la re-interpretazione e la riflessione sul Mediterraneo. Come emerge da una serie di luoghi testuali,egli \u00e8 un personaggio intellettualmente complesso ed autoriflessivo, un portavoce dei pensieri e delle ricerche dello stesso Izzo sull\u2019argomento. Molte delle osservazioni di Diamantis sul <em>suo <\/em>mare sono di natura colta, e vanno ben al di l\u00e0 della narrazione delle proprie storie (pur presenti, come quelle intorno alle tempeste e ai naufragi vissuti durante la sua ventennale vita in mare), o della ripetizione ossessiva delle vicende odissaiche, cos\u00ec come \u00e8 di natura erudita la sua passione per gli antichi peripli marini. Per di pi\u00f9, Izzo traduce nel suo personaggio principale la propria conoscenza degli scritti di Fernand Braudel e di Predrag Matvejevic\u00b4, due studiosi menzionati esplicitamente dall\u2019autore in una postilla al suo romanzo. Di chiara ispirazione matvejeviciana sono, infatti, passaggi come il seguente: Diamantis rinunci\u00f2 a rituffarsi nelle sue carte nautiche. Le riordin\u00f2 accuratamente. Ma prese ancora un appunto: \u00abIl Mediterraneo non \u00e8 solo geografia. Non \u00e8 solo storia. Ma \u00e8 pi\u00f9 di una semplice appartenenza\u00bb28.Sia per la sua natura odissaica che per le sue riflessioni e passioni colte,Diamantis \u00e8 un uomo profondamente mediterraneo, che come marinaio ha del resto rinunciato a navigare su altri mari, scegliendo di lavorare su delle vecchie imbarcazioni, inadatte ad essere utilizzate per il commercio navale dell\u2019oceano.Diversamente da lui, Abdul Aziz, il capitano dell\u2019<em>Ald\u00e9baran<\/em>, \u00e8 pervaso da aspirazioni diverse, ovvero da quella ultra-omerica di \u201cprendere\u201d altri mari, di misurarsi con il pi\u00f9 vasto Oceano, con l\u2019altrove immenso e imprevedibile, come emerge dalle parole con cui egli interrompe il discorso, prima citato, di Diamantis sul Mediterraneo:\u00abIo\u2026 per me, s\u00ec, per me, il Mediterraneo\u2026 il mare\u2026 Per me il mare \u00e8 bello solo pi\u00f9 in l\u00e0. Una volta passata Gibilterra. L\u2019oceano\u2026\u00bb\u00abE qual \u00e8 la sua motivazione personale?\u00bb domand\u00f2 Lalla a Diamantis.\u00abTrovare me stesso, credo\u00bb.Pensava a una frase di suo padre. \u00abTutto \u00e8 ambivalente nell\u2019animo dell\u2019uomo\u00bb diceva.\u00abMa i duplici valori cercano di ritrovarsi in un luogo in cui i contrari facciano un tutt\u2019uno\u00bb.\u00abO, pi\u00f9 esattamente, riunire in me stesso tutto ci\u00f2. Ci si perde a non sapere chi siamo\u00bb.\u00abL\u2019oceano\u00bb lo interruppe Abdul alzando la voce.Non sapeva bene cosa dire. Voleva soltanto riprendere il ruolo di protagonista. Porca miseria! Che era? L\u2019anarchia? Era lui il comandante della nave.. E ne aveva comandate tante altre. Avevano il dovere di ascoltarlo! Voleva raccontare il mare. Quello vero. L\u2019avventura.Non quella pietosa del povero Ulisse imbrigliato nei fili che il Mediterraneo, brutta troia di un ragno, tesseva intorno agli uomini. Era Penelope, quella troia di un ragno. Gli aveva annodato un filo alla caviglia a quel poveraccio. Il filo che alla fine l\u2019avrebbe riportato a casa. Nelle braccia di Circe, nel letto di Calipso, Ulisse era legato a Penelope. Al suo tran tran familiare. Alla vita domestica. Il mare partoriva delle donne ragno. Delle Penelopi. Delle Penelopi e delle C\u00e9ph\u00e9e.L\u2019oceano, l\u2019avventura.\u00abSolo altrove il mare \u00e8 bello\u00bb ripet\u00e9 alzando la voce 29.Il desiderio del capitano dell\u2019<em>Ald\u00e9baran <\/em>di andare oltre, di recidere i legami fisici con il suo mare e quelli sentimentali con la sua Penelope, equivale alla tensione autodistruttiva di cancellare parte della propria identit\u00e0, ricercata invece da Diamantis nel mar Mediterraneo. Una necessit\u00e0, quella di Diamantis, che egli riesce a sintetizzare davanti alla giovane Lalla, con delle parole che irritano profondamente Abdul, spinto invece a perdersi e a cancellare il proprio passato per via della grande delusione ricevuta dalla moglie e dall\u2019incapacit\u00e0 di uscire fuori dal circolo vizioso della sua erranza in mare. Sono entrambi dei \u201cmarinai perduti\u201d \u2013 come lo \u00e8 anche il giovane Nedim che diventa addirittura vittima della momentanea violenza (auto)distruttiva da parte di Abdul \u2013 ma ognuno in modo diverso: Abdul, nella sua cieca disperazione e con l\u2019omicidio da lui commesso si immette nel vicolo cieco dell\u2019illegalit\u00e0 e viene incarcerato, mentre Diamantis giunge attraverso un malinconico ripiegamento sul proprio passato e su una storia amorosa rimasta aperta, nonch\u00e9 attraverso le sue riflessioni sul suo mare, ad una presa di coscienza dei propri errori e dei propri limiti, salvando infine se stesso, anche grazie all\u2019aiuto (ancora una volta, e molto all\u2019insegna del suo mitico antenato) di una donna. Un aiuto e un\u2019apertura verso un possibile futuro che, per\u00f2, porta i connotati mediterranei della citt\u00e0 nella quale, questa volta volutamente, Diamantis si \u00e8 perduto, gustandone i profumi e i sapori e registrando i suoi tanti colori, le sue tante variet\u00e0 umane che vi si mescolano in un movimento sensuale e creativo, in un \u201ccaos mondo\u201d pieno di luce e di musica 30.Marsiglia diviene cos\u00ec una sorta di specchio e riassunto urbano di quella cultura del mare che Diamantis (e con lui l\u2019autore di <em>Marinai perduti<\/em>) ama profondamente, diviene un\u2019utopia realizzabile una volta che si \u00e8 trovati accesso al suo linguaggio segreto, che si diventa esperti delle lingue che i suoi abitanti vi parlano. Il discorso di Izzo, in apparenza tanto aderente al presente della cultura mediterranea (e non privo di denunce rivolte al suo degrado, come emerge dalle vicende legate ai pignoramenti di navi, e alla speculazione illecita da parte delle compagnie di assicurazioni tramite delle messe in scena di naufragi), in realt\u00e0 usa il passato (storico e mitico) di quella cultura come pietra di paragone da tenere sempre in mente (\u00abIl mare, continu\u00f2 Diamantis, non lo si scopre mai da soli, e non lo si vede solo con i propri occhi. Lo si guarda come altri lo hanno visto, attraverso immagini e racconti che ci hanno tramandato\u00bb, p. 36), trovando cos\u00ec un\u2019apertura verso il futuro. Il tema del marinaio \u2013 un tipo umano capace di \u201cridisegnare il mondo\u201d (p. 32) attraverso la conoscenza\/esperienza del mare e della vita \u2013 riceve cos\u00ec, al di l\u00e0 delle sue variazioni relative ai singoli personaggi protagonisti del romanzo e nei suoi risvolti noir, un significato pi\u00f9 profondo,ossia quello di un\u2019utopia tratta dal presente vissuto con piena adesione e con l\u2019idea momentanea ma illuminante che \u00abtutto \u00e8 possibile\u00bb31. All\u2019eterno presente di Izzo, con le sue diramazioni verso il futuro e il passato,fa da contrappunto lo scavo nel passato attuato da Vincenzo Consolo, autore dai timbri ben diversi, pi\u00f9 vicini alla polifonia della musica barocca, alla quale l\u2019autore siciliano si avvicina anche per l\u2019idea di conferire la stessa importanza a stili e linguaggi diversi (oltre quello narrativo, quello giuridico, quello aggistico-documentario, nonch\u00e9 la traduzione verbale di quello figurativo), gestiti con abile tecnica di incastro e con rimandi impliciti a temi e motivi comuni. Nel suo romanzo <em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>, del 197632, Consolo alterna la narrazione vera e propria degli eventi legati alle rivolte di contadini e braccianti contro il potere dei feudatari, scatenatesi contemporaneamente all\u2019arrivo dei garibaldini nel 1860, nonch\u00e9 quella di due scene che vedono al centro il barone Mandralisca e l\u2019avvocato Giovanni Interdonato, entrambi favorevoli alla rivoluzione \u201cdal basso\u201d che aveva avuto un suo lontano preludio nei Vespri siciliani, a documenti politici e giuridici relativi agli stessi eventi, autentici o manipolati dallo stesso Consolo, a passaggi tratti da uno studio di malacologia, e infine alle trascrizioni di graffiti che i prigionieri politici, autori dei moti contadini, avevano lasciato inscritti sui muri del loro carcere sotterraneo. Ma pi\u00f9 che approfondire la natura delle soluzioni linguistico-stilistiche de <em>Il<\/em> <em>sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>, la cui struttura \u201ca chiocciola\u201d riflette, come \u00e8 stato sottolineato da Cesare Segre, la tensione irrisolta dei rapporti sociali sulla quale \u00e8 incentrata la riscrittura di questo episodio della storia siciliana da parte di Consolo, vorrei focalizzare l\u2019attenzione sul Leitmotiv dell\u2019ignoto marinaio da cui questa \u00e8 attraversata 33. Intanto, l\u2019identificazione dell\u2019uomo del <em>Ritratto <\/em>di Antonello da Messina \u2013 realmente acquistato dal barone Enrico Pirajno di Mandralisca di Cefal\u00f9 da uno speziale dell\u2019isola di Lipari e a tutt\u2019oggi conservato nel Museo Mandralisca della localit\u00e0 siciliana \u2013 con un marinaio, non \u00e8 affatto senza importanza per lo scrittore, come emerge da un suo recente scritto 34.Come commento alle vicende storiche da lui riscritte con un intricato patchwork di testi stilisticamente e linguisticamente molto eterogenei, Consolo sceglie quindi un elemento extratestuale, un\u2019opera figurativa realmente esistente e in quanto tale rimando alla valenza sovra- e metastorica dell\u2019arte. La scelta di ritrarre con le sue parole il famoso dipinto, piegandone il significato verso un\u2019interpretazione che non pu\u00f2 pi\u00f9 prescindere dall\u2019idea che l\u2019uomo raffigurato sia un marinaio, \u00e8 quindi di fondamentale importanza per la comprensione del testo nel suo insieme. L\u2019immagine del marinaio consoliano viene cos\u00ec ad occupare, come direbbe Lea Ritter Santini, \u00ablo spazio intermedio fra valore iconico e valore verbale\u00bb, perdendo cos\u00ec la sua \u00abinnocenza e la sua univocit\u00e0 visiva\u00bb a favore di una accrescimento semantico e la trasformazione in una nuova \u201cfigura dell\u2019immaginario\u201d35.Ma vediamo come lo scrittore siciliano descrive il dipinto di Antonello, nel momento in cui il barone toglie il panno che lo copre, per mostrare il suo nuovo acquisto agli invitati:Apparve la figura d\u2019un uomo a mezzo busto. Da un fondo verde cupo, notturno, di lunga notte di paura e incomprensione, balzava avanti il viso luminoso. Un indumento scuro staccava il chiaro del forte collo dal busto e un copricapo a calotta, del colore del vestito, tagliava a mezzo la fronte. L\u2019uomo era in quella giusta et\u00e0 in cui la ragione, uscita salva dal naufragio della giovinezza, s\u2019\u00e8 fatta lama d\u2019acciaio, che diverr\u00e0 sempre pi\u00f9 lucida e tagliente nell\u2019uso ininterrotto. L\u2019ombra sul volto di una barba di due giorni faceva risaltare gli zigomi larghi, la perfetta, snella linea del naso terminante a punta, le labbra, lo sguardo. Le piccole, nere pupille scrutavano dagli angoli degli occhi e le labbra appena si stendevano in un sorriso. Tutta l\u2019espressione di quel volto era fissata, per sempre, nell\u2019increspatura sottile, mobile, fuggevole dell\u2019ironia, velo sublime d\u2019aspro pudore con cui gli esseri intelligenti coprono la piet\u00e0. Al di qua del lieve sorriso, quel volto sarebbe caduto nella distensione pesante della seriet\u00e0 e della cupezza, sull\u2019orlo dell\u2019astratta assenza per dolore, al di l\u00e0, si sarebbe scomposto, deformato nella risata aperta, sarcastica, impietosa o nella meccanica liberatrice risata comune a tutti gli uomini.Il personaggio fissava tutti negli occhi, in qualsiasi parte essi si trovavano, con i suoi occhi piccoli e puntuti, sorrideva a ognuno di loro, ironicamente, e ognuno si sent\u00ec come a disagio 36.Fin dalle prime battute della descrizione ekphrastica, il volto dell\u2019uomo raffigurato viene \u201cletto\u201d all\u2019insegna di una vivida e luminosa intelligenza; \u00e8 una luce che si staglia da un fondo cupo, associato alla \u201cnotte di paura e incomprensione\u201d che gli fa da contesto e contrasto. La metafora del naufragio in relazione alla giovinezza, dalla quale l\u2019uomo \u00e8 ormai uscito, costituisce l\u2019unico collegamento allusivo con la sua (presunta) professione, che passa invece in secondo piano rispetto alla interpretazione della espressione del suo sorriso. Un sorriso ironico, appena accennato, che mette in comunicazione occhi e labbra, \u00e8 il principale tratto distintivo di quel volto, un tratto del quale si sottolinea per\u00f2 la sfuggevolezza,la precariet\u00e0, ma anche la singolarit\u00e0 e il disagio che suscita nell\u2019 osservatore.Tra dolore e piet\u00e0, tra sarcasmo e risata aperta e folle, l\u2019ironia del marinaio \u00e8 come una freccia lanciata fuori dal dipinto, e fa di lui l\u2019osservatore di chi osserva, trasforma l\u2019oggetto del quadro in soggetto, in \u201cpersonaggio\u201d, come lo stesso narratore sottolinea. Del resto, tutti gli astanti percepiscono la presenza del marinaio come presenza materiale di un personaggio che li segue con lo sguardo; il marinaio diventa cos\u00ec protagonista della scena \u201cda salotto\u201d, tant\u2019\u00e8 vero che essa, e insieme il primo capitolo, si conclude con le seguenti attute:\u00abBarone, a chi sorride quello l\u00e0\u00bb [\u2026]. \u00abAi pazzi allegri come voi e come me, agli imbecilli!\u00bb rispose il Mandralisca\u00bb37.La presenza del marinaio del dipinto, venuto anch\u2019esso dal mare, \u00abnel suo presumibile percorso da una Messina, gi\u00e0 di forte connessione storica, cancellata dai terremoti, a Lipari, isola-regno d\u2019esistenza, di mito, a Cefal\u00f9 approdo nella storia e nella cultura\u00bb38, \u00e8 rafforzata da quella di un personaggio che nella fabula del romanzo consoliano ricopre un ruolo di primo piano. Si tratta dell\u2019avvocato Interdonato, il quale nel primo capitolo appare nei panni di un (presunto) marinaio, che il barone Mandralisca incontra sulla nave che lo riporta a Cefal\u00f9.Mentre gli spiega la natura e l\u2019origine della malattia di un cavatore di pietra pomice, che viaggia insieme a loro, il misterioso marinaio mostra al barone il suo volto dal sorriso ambiguo, un volto che questi ricollega subito a un\u2019immagine vista gi\u00e0 altrove, e che nello svelamento del quadro, successivo all\u2019 episodio di questo incontro, gli sarebbe nuovamente apparso:Il Mandralisca si trov\u00f2 di fronte un uomo con uno strano sorriso sulle labbra. Un sorriso ironico, pungente e nello stesso tempo amaro, di uno che molto sa e molto ha visto, sa del presente e intuisce del futuro; di uno che si difende dal dolore della conoscenza e da un moto continuo di piet\u00e0. E gli occhi aveva piccoli e puntuti, sotto l\u2019arco nero delle sopracciglia. Due pieghe gli solcarono il viso duro, agli angoli della bocca, come a chiudere e ancora accentuare quel sorriso. L\u2019uomo era vestito da marinaio, con la milza di panno in testa, la casacca e i pantaloni a sacco, ma in guardandolo, colui mostra vasi uno strano marinaio: non aveva il sonnolento distacco, n\u00e9 la sorda stranianza dell\u2019uomo vivente sopra il mare, ma la vivace attenzione di uno vissuto sempre sulla terra, in mezzo agli uomini e a le vicende loro. E,avvertitasi in colui, la grande dignit\u00e0 di un signore 39.Sono pi\u00f9 che evidenti le corrispondenze lessicali tra la descrizione del dipinto e quella del personaggio \u201cin carne e ossa\u201d, le quali si concentrano nella natura,ironica, del sorriso, nella forma degli occhi (\u201cpiccoli e puntuti\u201d), e nel vestiario,che nel ritratto dell\u2019uomo a mezzobusto non \u00e8 pienamente visibile, mentre viene associato esplicitamente all\u2019abbigliamento tradizionale di un marinaio nel caso del personaggio incontrato sulla nave. Ma anche in questo caso, la caratterizzazione di questi \u00e8 carica di un\u2019ambiguit\u00e0 che va ben oltre quella del sorriso: bench\u00e9 vestito da marinaio, il personaggio non possiede la \u00abstranianza dell\u2019uomo vivente sopra il mare\u00bb, ovvero quel distacco psicologico (caratteristico in chi vive quasi sempre lontano dal consorzio umano) dalle vicende della terra,dalle dolorose complicanze della storia, di cui egli sembra invece ben cosciente,osservatore interno e partecipe. La somiglianza tra l\u2019Interdonato \u2013 rivoluzionario e uomo di contatto tra altri cospiratori fuggiti all\u2019estero, che si era dovuto travestire da marinaio per ritornare in Sicilia, nonch\u00e9 fidanzato della figlia dello speziale di Lipari che aveva venduto il quadro al barone Mandralisca \u2013 e il marinaio antonelliano, \u00e8 del resto sostenuta da una \u201cteoria\u201d, da un \u201cgioco\u201d delle somiglianze, tratto costitutivo, secondo Leonardo Sciascia della \u201csicilitudine\u201d,come emerge dall\u2019epigrafe (tratta dall\u2019<em>Ordine delle somiglianze<\/em>) posta da Consolo in apertura del romanzo: \u00abIl giuoco delle somiglianze \u00e8 in Sicilia uno scandaglio delicato e sensibilissimo, uno strumento di conoscenza. [\u2026] I ritratti di Antonello \u201csomigliano\u201d; sono l\u2019idea stessa, l\u2019arch\u00e9, della somiglianza [\u2026] A chi somiglia l\u2019ignoto del Museo Mandralisca?\u00bb.Sostenuta da tale \u201cteoria\u201d, il volto dell\u2019ignoto e quello del presunto marinaio,richiamandosi a vicenda, divengono un ben visibile filo rosso che attraversa tutto il romanzo. Dopo aver constatato addirittura l\u2019identicit\u00e0 dei due volti (\u00abQuelle due facce, la viva e la dipinta, erano identiche: la stessa coloritura oliva della pelle, gli stessi occhi acuti e scrutatori, lo stesso naso terminante a punta e soprattutto, lo stesso sorriso, ironico e pungente\u00bb, p. 44), e dopo aver ricevuto delle delucidazioni intorno alle idee e azioni rivoluzionarie dell\u2019 Interdonato, il barone Mandralisca continua ad associare entrambi i personaggi durante i momenti chiave dell\u2019evolversi delle vicende politiche e rivoluzionarie, di cui egli sarebbe stato osservatore esterno. Un \u201cgioco\u201d, il suo, che di fatto \u00e8 uno strumento di conoscenza, in quanto egli sposa con convinzione crescente gli ideali dello stesso Interdonato, provando man mano disgusto per le proprie occupazioni di collezionista e studioso di lumache e di antiquaria. Come se avesse ricevuto un importante stimolo da quel sorriso ironico, nel barone avviene un\u2019evoluzione interiore che lo porta verso delle riflessioni sugli eventi storici contemporanei, nonch\u00e9 sulla stessa natura della storia in quanto racconto di singole vicende selezionate e a noi tramandate. Difatti, egli giunge a giudicare la scrittura storica l\u2019opera di illuminati e di privilegiati e in quanto tale una vera e propria \u201cimpostura\u201d su coloro che invece partecipano attivamente a quelle vicende, senza avere le possibilit\u00e0 materiali ed intellettuali di narrare la propria storia, preservandola da ogni distorsione successiva 40. Non solo, all\u2019interno di tale riflessione (auto)critica intorno alla propria \u201ccasta\u201d di intellettuali, nobili in questo caso ed illuminati, la quale sfocia nell\u2019unica possibile azione fattiva del barone, ossia in quella di destinare i suoi beni ad una scuola e ad un museo, egli arriva anche a rileggere lo sguardo e il sorriso ironico del misterioso personaggio del quadro, dando maggiore rilievo al suo \u00abdistacco, lontananza [\u2026], d\u2019aristocrazia, dovuta a nascita, a ricchezza, a cultura o al potere che viene da una carica\u2026\u00bb (p. 117); e ancora: di fronte alla trascrizione, da parte del barone, dei graffiti carcerari degli autori della violenta sommossa di Alcal\u00e0 de li Fusi, quel sorriso sembra volgersi addirittura in \u00abgreve, sardonico, maligno\u00bb (p. 120).Perci\u00f2, proprio per via della natura sempre pi\u00f9 sociale ed etica di tale interpretazione,agli occhi del barone l\u2019ignoto marinaio sembra riassumere nel suo volto quelli di numerosi esponenti delle classi elevate e degli intellettuali ed artisti del luogo: dal pittore al vescovo al ministro al direttore della polizia, fin allo stesso Mandralisca, colpevoli, anche nel caso di una concordia ideologica con la povera gente, di un senso di superiorit\u00e0 e di distacco.Il volto dell\u2019Ignoto, da immagine figurativa, e passando per quella verbale,diventa quindi un importante Leitmotiv del romanzo, nonch\u00e9 metafora del distacco ironico ed illuminato, preso in prestito dall\u2019eterna distanza del marinaio,caratteristico dei ceti superiori e degli intellettuali, destinati a rimanere separati dal popolo e da chi si oppone alla stessa divisione in classi, nonch\u00e9 al concetto di propriet\u00e0 (\u00abLa propriet\u00e0, Interdonato, la pi\u00f9 grossa, mostruosa, divoratrice lumaca che sempre s\u2019\u00e8 aggirata strisciando per il mondo\u00bb, p. 118). Un Leitmotiv marino che, nella sua valenza di \u201cforma dell\u2019esperienza\u201d, di un\u2019esperienza direi spiccatamente etica e sociale, \u00e8 affiancato da uno prettamente terrestre,collegato fin dapprincipio alla figura del barone, pi\u00f9 che a quella dell\u2019 Interdonato,che con la sua capacit\u00e0 di fare comunque da ponte tra i rivoltosi e il nuovo establishment politico, nonch\u00e9 con quella di agire concretamente in loro favore (salvando loro la vita con il decreto sull\u2019amnistia), conserva la sua qualit\u00e0 marinaresca dell\u2019ambiguit\u00e0 sociale, ma anche dell\u2019azione concreta. Si tratta del Leitmotiv metaforico della chiocciola, che dapprima viene collegata all\u2019occupazione privilegiata del barone, ossia allo studio e alla schedatura delle lumache terrestri e fluviali di quella regione siciliana. Da metafora della mente illuminata dello studioso nobile, e sotto influenza di figure affini quali la spirale e il labirinto (nella loro lettura calviniana ed antropologica) 41, la chiocciola rivela poi, nel corso della narrazione, la sua natura sia centrifuga che centripeta, e viene via via associata a forze contrapposte come la vita e la morte, la libert\u00e0 e le costrizioni\/prigioni, la creativit\u00e0 e l\u2019ossessione infertile. Infatti, di fronte agli eventi di Alcal\u00e0 de li Fusi, il barone decide di abbandonare i suoi studi, schiacciato dall\u2019idea che le sue lumache possano simboleggiare tutto ci\u00f2 a cui egli,ormai, cerca di opporsi razionalmente, scegliendo la strada (centrifuga) della vita e della libert\u00e0, malgrado egli non riesca a volgere quella maturazione interiore in vera azione:E son peggiori de\u2019 corvi e de\u2019 sciacalli, le lumache, le creature belle, ermafrodite: temono il sole, distruggono i vivai e le colture, si nutrono financo di liquami, decomposizioni, umori cadaverici, s\u2019insinuano in carcasse, ne spolpano le ossa, ricercano ne\u2019 teschi le cervella, il bulbo acquoso nell\u2019orbita dell\u2019occhio\u2026 e non per caso i Romani le mangiavan ne\u2019 pasti funerar\u00ee Al di l\u00e0 del fascino barocco esercitato da passi come questo \u2013 veri e propri risultati della natura strutturalmente e linguisticamente \u201cformante\u201d attribuibile non solo al tema ma anche al Leitmotiv \u2013 va quindi sottolineato che la narrazione da parte di Consolo della Sicilia e con essa del <em>suo <\/em>Mediterraneo \u00e8 fortemente improntato sulla dialettica tra metafore marine, e marinare, e quelle terrestri, le quali si sviluppano come veri e propri Leitmotive che attraversano tutto il romanzo.Espressione del contrasto tra la cancellazione della storia nel \u201cbreve mare\u201d43 che bagna l\u2019isola, e l\u2019ingiustizia sociale, costante storica, connessa all\u2019impossibilit\u00e0 di intaccare radicalmente i poteri secolari che vi sono radicati, tali forme formanti dell\u2019esperienza chiamano in causa i nessi tra storia e attualit\u00e0, tra il passato e il presente, permettendo altres\u00ec delle riflessioni sul ruolo dell\u2019intellettuale nel passato e su quello che egli occupa oggi, sulle sue capacit\u00e0 di osservare e di giudicare gli eventi politici e sociali, con lieve sorriso ironico, e sulla sua incapacit\u00e0 di intervenire, di agire, di prendere radicalmente posizione. Una dialettica irrisolta e produttrice di ambiguit\u00e0, quella consoliana, che si trasferisce sul piano stilistico e narrativo nella rappresentazione ekphrastica di luminosi quadri di mare e di porti,concentrati nella prima parte del romanzo, alla quale si oppone nel cap. VIII la lunga descrizione della buia prigione sotterranea a forma di chiocciola, o spirale,dove i rivoltosi di Alcal\u00e0 erano stati a lungo detenuti. Un\u2019ambiguit\u00e0 che sembra tradursi definitivamente in sconfitta, nella rassegnata sovrapposizione delle due metafore, quando il barone esclama infine: \u00abHo capito: lumaca, lumaca \u00e8 anche quel sorriso\u00bb (p. 118). Ambiguit\u00e0 mai risolta, per\u00f2, visto che dal centro del quadro di Antonello da Messina, il sorriso del marinaio, rivolto per un attimo verso se stesso e avviluppatosi in un mortale movimento centripeto, pu\u00f2 nuovamente riprendere la sua forza centripeta, ironica ma vitale, liberatoria.Arriviamo alla terza intrecciatura della nostra treccia marinaresca e mediterranea mediante la narrazione da parte di Consolo (amante di antefatti e di appendici) di un episodio che, a sua insaputa, costituisce l\u2019antefatto del romanzo di Waciny Larej:E lui [Cervantes], il pellegrino d\u2019Italia, il soldato di Lepanto, lo schiavo di Algeri, aveva frequentato la Sicilia. S\u2019era imbarcato a Messina con l\u2019Invincibile Armada, nella citt\u00e0 dello Stretto aveva curato le sue ferite, aveva soggiornato a Palermo, a Trapani (nella novella <em>El<\/em> <em>amante liberal <\/em>\u00e8 evocata questa citt\u00e0); nei bagni d\u2019Algeri diveniva compagno di pena ell\u2019avventuroso poeta siciliano Antonio Veneziano. Nella spianata delle moschee, dov\u2019erano i bagni, i due udivano attraverso le grate la filastrocca che i bambini della casbah crudelmente cantavano nella franca lingua dei porti mediterranei: Non rescatar, non fugir <br>Don Juan no venir<br>Ac\u00e1 morir 44.<br>Nell\u2019affacciarsi sulla grande agor\u00e0 del mare di mezzo, echeggiante della lingua franca dei marinai e degli abitanti dei porti, gli scrittori provenienti dai diversi angoli di questo mare ascoltano e ri-narrano storie come questa, una storia vera che appartiene al comune patrimonio culturale e letterario di questa regione, e che, nel diventare parte dell\u2019immaginario personale di un autore,viene rinnovata e re-immessa in quello di una comunit\u00e0 pi\u00f9 ampia, sopranazionale ed interculturale. Nella sua triangolazione spagnolo-italo-algerina, l\u2019avventurosa vita dello scrittore Miguel de Cervantes, \u00e8 qui ripresa molto sinteticamente dal punto di vista siciliano, mentre, a partire dal suo versante algerino,essa viene rielaborata in modo diverso da Waciny Larej, in <em>Don Chisciotte ad<\/em> <em>Algeri <\/em>45. Il romanzo, una attualizzazione delle mitiche vicende intorno allo scrittore spagnolo, \u00e8 incentrato sul viaggio ad Algeri che V\u00e1squez de Cervantes de Almer\u00eda, lontano discendente di Miguel de Cervantes, intraprende con l\u2019obiettivo di ripercorrere le tracce del suo famoso avo. In tutto somigliante a Don Chisciotte, la famosa creatura letteraria di Cervantes, V\u00e1squez de Cervantes si presenta al signor Hsissen, funzionario del Ministero della Cultura, dove si occupa delle relazioni (pressoch\u00e9 inesistenti) ispano-algerine. Al termine di un \u201cfolle viaggio\u201d che lo ha portato da Valladolid e Madrid a Napoli, Palermo e Genova e poi a Marsiglia, per poi imbarcarsi su una vecchia nave da commercio carica di zucchero da canna per giungere ad Algeri, lo spagnolo chiede a Hsissen di condurlo ai luoghi in cui il suo avo era vissuto per cinque anni come prigioniero. L\u2019obiettivo del moderno Don Chisciotte, di professione giornalista,\u00e8 quella di ripetere l\u2019avventuroso viaggio di Cervantes \u00absenza passare per le solite vie, [\u2026] in modo da riuscire a comprendere le sue sensazioni, le sue paure, e scrivere qualcosa sulle citt\u00e0 che aveva amato e in cui aveva vissuto\u00bb46.Fondamentale in ci\u00f2 \u00e8 da lui considerato l\u2019arrivo dal mare, la registrazione delle sensazioni che il \u201ccapitano\u201d Cervantes, il quale aveva partecipato come soldato di marina alla battaglia di Lepanto, aveva provate durante la misteriosa cattura della sua nave da parte dei corsari:Per tornare al viaggio, mi interessava vedere il punto in cui Miguel e il fratello Rodrigo furono catturati. Quando il capitano me lo indic\u00f2 provai strane sensazioni. Mi parve persino di sentire le urla, subito inghiottite dal mare, dei passeggeri della sfortunata imbarcazione. Mi rendevo conto che il mare \u00e8 in grado di conservare misteriose ombre, mentre la terra cancella tutto 47.Difatti, la perlustrazione di Algeri, e in particolare dei luoghi in cui si era trovato Cervantes secoli prima, intrapresa dai due uomini, \u00e8 una conferma dell\u2019idea che \u201cla terra cancelli tutto\u201d. Algeri, la citt\u00e0 un tempo tanto amata da Hsissen, assomiglia ormai ad un labirinto dalle mille paure e vie senza uscita,costellato da ombre minacciose che controllano ogni loro movimento, nell\u2019impresa rischiosa e \u201cfolle\u201d, anch\u2019essa, di percorrerla per motivi di turismo, per di pi\u00f9 culturale. La grotta di Cervantes, un tempo luogo di culto e di attrazione per i visitatori della citt\u00e0, \u00e8 ora decaduta a mondezzaio, la targa commemorativa dello scrittore \u00e8 conservata in una discarica, dove Hsissen e Don Chisciotte scoprono dei traffici illeciti e mafiosi intorno ai beni culturali del paese, da anni misteriosamente scomparsi.Condotta in prima persona dal punto di vista di Hsissen, la narrazione delle sue giornate trascorse con Don Chisciotte alla scoperta dei tesori \u201cspagnoli\u201d di Algeri \u00e8 fin dapprincipio offuscata dalle violenti rappresaglie che egli dovette subire a causa della sua amicizia con il misterioso erede di Cervantes. Nel primo capitolo del romanzo (corredato come tutti gli altri con un breve riassunto del suo contenuto, ad imitazione del romanzo cervantino), Hsissen si presenta come caduto in una profonda solitudine, dopo essere stato licenziato e poi crudelmente mutilato (i misteriosi terroristi da lui denominati \u201cfigli di cane\u201d gli hanno amputato la lingua e il pene); una solitudine alleviata solo dalla scrittura,che tuttavia non pu\u00f2 impedirgli di formulare il desiderio di suicidarsi:Con la lingua mozzata e il pene reciso, credo di non aver altra scelta che accogliere l\u2019invito delle onde, di quest\u2019azzurra immensit\u00e0, che tutte le sere mi ricordano l\u2019isolamento e la solitudine in cui mi trovo e la paura, profonda e palese, in cui vivo. Non mi rimane altro che gettarmi in questo mare che guarda il mio silenzio 48.Nelle pagine che seguono, e in cui si inizia il racconto retrospettivo delle vicende che lo hanno condotto verso tale terribile destino, Hsissen attribuisce molta importanza alla sua profonda passione per la Spagna, che ne fa un personaggio speculare rispetto a Don Chisciotte, l\u2019alter ego algerino del discendente di Cervantes. Difatti, Hsissen, \u00e8 discendente di un morisco di Granada, un bibliotecario che nei tempi \u201cbui\u201d della reconquista era stato cacciato dalla sua Spagna. Da sempre, egli \u201csogna\u201d l\u2019altra sponda mediterranea, un sogno alimentato dalla nonna che abita con lui e che si \u00e8 ricostruita in casa una piccola Granada, circondandosi di fiori di Cassia (fiore-simbolo di Carmen) importati secoli prima quando il loro avo ne port\u00f2 con s\u00e9 i semi. L\u2019affinit\u00e0 tra l\u2019algerino Hsissen e lo spagnolo Don Chisciotte, entrambi profondamente segnati dalla discendenza da un avo mitizzato, la quale porta i tratti distintivi di un\u2019alterit\u00e0 da loro introiettata a tal punto da divenire delle personalit\u00e0 di \u201cirregolari\u201d che per tutta la loro vita hanno guardato altrove, \u00e8 sostenuta da una sorta di \u201cteoria della parentela\u201d, che trova il suo corrispettivo nella teoria consoliana della \u201csomiglianza\u201d. Laddove, in Consolo, la somiglianza con il marinaio ritrattato portava alla circoscrizione di un tipo umano, quello dell\u2019intellettuale distaccato, del nobile illuminato, osservatore ironico degli eventi storici, in Larej la parentela con degli avi famosi e mitizzati conduce, oltre a creare una \u201csomiglianza\u201d, consoliana,tra i due personaggi principali, alla sovrapposizione del destino del personaggio contemporaneo con quello dell\u2019avo, ad una ripetizione costrittiva della storia e delle vicende singolari che ne sono stati tramandati, in famiglia (nel caso dell\u2019avo di Hsissen) o nei racconti autobiografici e biografici (nel caso di Miguel de Cervantes).Intanto, e prima ancora di \u201ccompiere\u201d il destino del proprio avo, inseguito da Hsissen con la passione per la lingua spagnola e da Don Chisciotte con il viaggio intrapreso per seguire le orme di Cervantes, e nell\u2019incrociarsi dei loro sguardi tra Spagna ed Algeria, i due tracciano una \u201criscrittura\u201d della stessa citt\u00e0 di Algeri: dal suo interno, il degrado della \u00abmagnifica citt\u00e0 senza senso, uccello libero; meretrice amata\u00bb (p. 14) \u00e8 registrato dal disilluso Hsissen, mentre Don Chisciotte ne esalta e riscopre le bellezze nascoste, ritrovandovi \u2013 nonostante i tanti paradossi con cui egli si scontra durante la sua ricerca dei luoghi cervantini \u2013 il suo luogo ideale (\u00abIl sole di questa citt\u00e0 \u00e8 insopportabile. Il mare era agitato oggi. Il porto quasi deserto. Mi sento leggero come una piuma di pavone variopinta. Assaporo la gioia di vivere. Godo l\u2019irripetibile occasione della vita. Ci \u00e8 data una volta sola\u00bb, p. 135). Una idealizzazione, la sua, che nasce dal continuo confronto con il passato, dalla speranza di farlo rinascere insieme alla sua personale ripetizione delle vicende che avevano visto Cervantes prigioniero ad Algeri. Quando, contemporaneamente al licenziamento e al crescendo di minacce di cui \u00e8 interessato Hsissen, Don Chisciotte viene infine arrestato e incarcerato,egli si ritrova in una situazione da lui, forse inconsciamente, prevista e ricercata.Diversamente che nel caso del suo alter ego algerino, il compiersi del suo destino \u201cparentelare\u201d lo conduce non verso la disperazione suicida, bens\u00ec verso la piena realizzazione del suo progetto di vita, ossia una vicinanza inaspettata e suggestiva con il mitico avo.Cambia, infatti, il punto di vista della narrazione nel momento in cui Don Chisciotte viene arrestato, e tutto il cap. V \u00e8 costruito in forma di taccuino, nel quale egli trascrive le sue esperienze fatte fin dalla partenza da Almer\u00eda, in Spagna, rifacendosi volutamente alla commedia <em>El trato de Argel <\/em>(del 1580), in cui Cervantes tradusse i suoi anni algerini nella messa in scena barocca delle vicende di diversi cristiani catturati dai \u201cmori\u201d. Nelle pagine del taccuino del moderno Don Chisciotte emerge quindi con insistenza il motivo della nave,mezzo con cui sia lui che il suo avo sono giunti ad Algeri, entrambi in circostanze misteriose, entrambi condotti o traviati da marinai e corsari, che qui si profilano come i responsabili \u201cmateriali\u201d delle vicende ispano-algerine dei due personaggi,custodi di segreti difficilmente comprensibili dagli uomini di terra.Apparso gi\u00e0 precedentemente nel romanzo, la figura del marinaio\/corsaro, \u201ctraduttore\u201ddi personaggi di varia provenienza verso esperienze inattese e luoghi sconosciuti, si configura quindi come un importante motivo che rafforza il legame parentelare e di somiglianza non solo con Cervantes, ma anche con altri scrittori ed avventurieri che subirono la stessa sua sorte 49. I marinai in Larej,autori della secolare <em>translatio <\/em>mediterranea non solo di beni ma anche di personaggi di varia provenienza, \u201ctradotti\u201d da una riva all\u2019altra, deviati dai luoghi di destinazione, catturati e trattenuti in porti sconosciuti che echeggiano di lingue diverse, sono del resto descritti come i protettori dei misteri del mare, come i custodi dei segreti che esso cela ai naviganti \u201cper caso\u201d, e che loro possono rivelare quando decidono. Cos\u00ec, alla vista del luogo in cui fu catturato Cervantes il 26 settembre 1575, il moderno Don Chisciotte, durante il tragitto che lo porta verso Algeri, \u00e8 posto dallo stesso capitano della nave davanti ad un segreto indecifrabile, mai rivelato in letteratura o in storia, ma custodito ancora dal mare che bagna gli scogli coperti, come da secoli, dai gabbiani:\u2013 Il punto \u00e8 questo. Vedi i gabbiani, Sono sempre qui, d\u2019estate e d\u2019inverno. \u00c8 qui che i corsari hanno assalito la nave <em>El Sol <\/em>e catturato Cervantes.[\u2026]\u2013 Sai capitano? Ho avuto una visione, ho visto la cattura di Cervantes e dei suoi compagni! Avverto la sua presenza, avverto il silenzio e il tremore causato dalla paura.Guardo le onde e vedo il fascino dell\u2019avventura e dello smarrimento e sento, oltre il loro infrangersi sulle rocce, le urla delle donne cadute preda dei giannizzeri del mare! Il capitano aveva guardato i flutti che lambivano lo scafo, poi si era fregato le mani e come uno che la sa lunga aveva detto:\u2013 Amico mio, io sono un marinaio e i marinai conoscono il mare. Cervantes doveva sapere i rischi che correva. Mi chiedo piuttosto come sia stato possibile farsi sorprendere in un tratto ben conosciuto. C\u2019\u00e8 qualcosa di misterioso in tutto questo. Qualcosa di non detto, forse per paura, forse per amore. \u2013 \u00c8 l\u2019estro dello scrittore geniale infatuato del mare!\u2013 Questo non spiega il mistero. Mah! La questione \u00e8 troppo complicata! Entriamo, fa molto freddo 50. Del resto, il marinaio come figura di scambio, di custode e di traduttore esperto dei segreti del mare e con essi delle dimensioni pi\u00f9 profonde della vita 49 Durante la visita della discarica da parte di Hsissen e Don Chisciotte, il suo direttore, interrogato sulle vicende algerine di Cervantes, narra il caso parallelo del po\u00e9ta francese Jean-Fran\u00e7ois R\u00e9gnard, catturato anch\u2019egli dai corsari e imprigionato ad Algeri nel 1679,circa un secolo dopo lo scrittore spagnolo, nonch\u00e9 di altri avventurieri che subirono la stessa sorte (vedi ivi., pp. 65-69). 50 Ivi, pp. 138-139. dell\u2019uomo (come la paura e l\u2019amore, a cui allude il capitano), nell\u2019ambito del Mediterraneo \u00e8 allo stesso tempo figura di traduttore tra le diverse culture che si affacciano su questo mare \u201cinterno\u201d, e fin dal secolo in cui visse Cervantes, il XVI, inventore e propagatore di una lingua transculturale che unisce in s\u00e9 le lingue parlate in tutti i suoi porti: la lingua franca. Fortemente improntata sullo spagnolo (come risulta anche dal testo che poco avanti abbiamo visto citato in Consolo), sull\u2019arabo e sul turco in una prima fase \u2013 ossia in quella di poco successiva all\u2019insediamento, nel 1510, di corsari turchi guidati dal pirata Khair Ed-Din Barbarossa ad Algeri che per diversi decenni divenne il pi\u00f9 temuto covo di pirati del Mediterraneo \u2013 la lingua franca riflesse nel suo lessico il contatto e lo scontro continui tra i corsari musulmani e gli spagnoli che nello stesso secolo avevano occupato molte parti della costa maghrebina. Mescolatosi, ancora nel corso del sec. XVI, in misura crescente con l\u2019italiano (nella sua variante veneta e genovese,soprattutto), e con il francese, la lingua franca (da vero e proprio pidgin dai tratti linguistici autonomi e stabili) divenne durante i secoli seguenti il dialetto parlato,fino ad oggi, ad Algeri e a Malta, noto a partire dalla fine del secolo XIX (insieme alla colonizzazione francese del Maghreb) come \u201csabir\u201d, e sempre di pi\u00f9 assimilato alle singole varianti arabe nazionali nonch\u00e9 alle lingue coloniali 51.Per tornare al romanzo di Larej, la soluzione dell\u2019arcano cervantino custodito dal mare, non appare molto lontana dalla ipotesi del capitano della nave sulla quale viaggia il moderno Don Chisciotte: una delle cause della cattura e della lunga permanenza ad Algeri potrebbe essere stato l\u2019amore per una donna, la Zoraide di cui Cervantes parla in diversi luoghi, una giovane \u201cmora\u201d, prigioniera degli stessi corsari che avevano catturato lo scrittore spagnolo. Un\u2019esperienza,quella amorosa, che si riavvera nuovamente nel discendente di Cervantes,quando egli conosce durante gli interrogatori da parte dei suoi carcerieri una traduttrice algerina che gli viene affiancata, una donna che gli rievoca la Zoraide cervantina e che \u00e8 da lui amata come il suo avo aveva forse amato la giovane mora: da lontano, nell\u2019ammirazione estasiata della diversit\u00e0, della bellezza esotica e irraggiungibile, e nella sua associazione con il mito algerino della \u201cGuardiana delle ombre\u201d, un mito appreso da Hsissen e da entrambi ripensato e ri-sognato nei termini della speranza per un futuro migliore della citt\u00e0.Ripartendo da Algeri, ancora una volta per mare (\u00abchi entra in Algeria per mare viene espulso per mare\u00bb, p. 179), Don Chisciotte porter\u00e0 con s\u00e9 questo suo segreto insieme a quello di Cervantes, concludendo: Ormai questa narrazione non riguarda pi\u00f9 Cervantes ma me stesso e la storia degli abitanti di questa citt\u00e0 che \u00e8 come un\u2019isola, per alcuni versi grande come una stella, per altri piccola come la cruna di un ago 52. Nel suo passaggio da tema a Leitmotiv e a motivo, la figura del marinaio nei tre autori mediterranei presi in esame riceve delle modulazioni diverse, rivolte nel caso di Izzo maggiormente verso i suoi aspetti esistenziali e mitici, di derivazione omerica, in Consolo verso quelli metaforici, a cui lo scrittore giunge tramite lo sfruttamento della tecnica ekphrastica e l\u2019applicazione della teoria \u201csiciliana\u201d della somiglianza, e in Larej verso l\u2019incarnazione dell\u2019idea di uno scambio tra le culture, e di quella di una sovrapposizione metonimica tra il marinaio e il mare. In tutti e tre gli autori, un importante fattore che incide sulle diverse modulazioni della stessa figura letteraria \u00e8 rappresentato dall\u2019incrocio tra il tempo presente con quello storico, un incrocio sul quale incidono in varia misura le narrazioni mitologiche e letterarie del Mediterraneo e che in tutti i casi \u00e8 caratterizzato da aperture utopistiche e visioni del futuro che si nutrono di una rivisitazione meditata del passato: in Consolo il passato \u201cillustra\u201d il presente (tramite una vera e propria illustrazione figurativa), mentre in Izzo e Larej il presente \u00e8 memoria attiva, vivida del passato, di cui esso offre una interpretazione nuova. Oltre ad essere quindi crocevia delle diverse dimensioni temporali, il marinaio diviene la chiave di lettura non solo dello spazio e della cultura del Mediterraneo, ma anche stimolo verso l\u2019interpretazione originale del proprio senso di appartenenza a tale spazio e a tale cultura, la quale nel caso di Izzo e di Larej si manifesta principalmente nella riscrittura dello spazio urbano della citt\u00e0 portuale in cui gli stessi autori vivono, mentre in Consolo \u00e8 volta maggiormente verso la rielaborazione di problematiche storico-identitarie che caratterizzano la sua Heimat insulare, la Sicilia. Attraverso la ripresa variamente modulata della figura del marinaio, la narrazione della cultura e della storia mediterranea vede quindi negli autori provenienti da diverse aree della grande regione mediterranea,l\u2019introduzione di una pluralit\u00e0 di aspetti nuovi che, a partire dall\u2019elaborazione di problematiche connesse alla patria pi\u00f9 ristretta, interessano un comune  e pi\u00f9 vasto discorso identitario ed interculturale. Un intreccio \u2013 ancora una volta marino e condotto nel grande spazio della letteratura \u2013 tra la coscienza di appartenere ad un microcosmo che non pu\u00f2 non aprirsi al macrocosmo della pluralit\u00e0 di mari, di oceani e di continenti con cui \u00e8 in relazione, come potremmo dire parafrasando Vincenzo Consolo:Lo spazio nella letteratura \u00e8 vasto quanto il mondo, varca a volte i confini stessi del mondo. Diventa infinito. Dobbiamo allora giocoforza navigare per il breve mare, il Mediterraneo, muoverci per una esigua terra, l\u2019Italia, dei quali abbiamo maggiore cognizione,con la consapevolezza tuttavia che questo mare e questa terra non sono separati da oceani e continenti, che con essi hanno relazioni, ad essi e da essi danno e ricevono esperienza e conoscenza 53.E allora, a partire dall\u2019idea del Mediterraneo come complesso incrocio di mondi e come ponte verso mondi remoti ma ad esso collegati, viene voglia di partire con moto odissaico, dantesco, verso l\u2019oceano e la vastit\u00e0 di altri mari. Per interrogarsi, magari, sui marinai di Fernando Pessoa e di Jos\u00e9 Saramago,che a sorpresa aprono lo spazio letterario non tanto verso geografie reali quanto verso quelle puramente immaginarie, introducendo delle note esistenziali nel trattamento di tale figura, che stupiscono per la loro delicatezza e per l\u2019aspirazione alla scoperta di verit\u00e0 profondamente umane: l\u2019esperienza dell\u2019esilio come cifra della vita umana e l\u2019amore come il suo estremo ideale e utopia 54. Ma conviene, per questa volta, calare le vele e non superare le Colonne di Ercole.<br><br> <br> <br> 1 \u00abIl dolce e classico Mediterraneo privo di mestieri, fatto apposta per sciabordare \/ contro terrazze guardate da statue bianche in giardini contingui!\u00bb (da \u201cOde marittima\u201d, tr. it. di A. Tabucchi).2 Tale espressione \u00e8 stata usata da A. GNISCI in \u201cLa rete interletteraria mediterranea\u201d,saggio compreso in D. DURIS \u02c7IN, A. GNISCI (a cura di), <em>Il Mediterraneo. Una rete interletteraria<\/em>,Roma, Bulzoni, 2000, pp. 29-40.3 Dello scrittore martinicano E. GLISSANT si veda in particolare <em>Introduction \u00e0 une po\u00e9tiquedu divers<\/em>, Paris, Gallimard, 1996; tr. it. (a cura di F. Neri), <em>Poetica del diverso<\/em>, Roma,Meltemi, 1998.4 \u00c8 d\u2019obbligo citare a questo proposito P. MATVEJEVIC \u00b4, <em>Il Mediterraneo. Un nuovo breviario<\/em>,Milano, Garzanti, 1993, e in particolare il cap. II, \u201cCarte\u201d, pp. 139-198, dedicato ai peripli marini e alle cartine nautiche.5 Recenti tentativi pseudoscientifici di trasferire l\u2019ambientazione di una ipotetica \u201creale\u201dodissea nel Mar Baltico, portano il segno di una doppia assurdit\u00e0: l\u2019attaccamento ad un presunto statuto di realt\u00e0 del poema, e la negazione dell\u2019evidenza della sua location greco-mediterranea:faccio soprattutto riferimento al libro di F. VINCI, <em>Omero nel Baltico<\/em>, Roma, Fratelli Palombi Ed., 19982. La mediterraneit\u00e0 del poema omerico \u00e8 stata, peraltro, ben riconosciutada chi lo ha riattualizzato a partire da contesti culturali distanti come quello caraibico: vedi ad esempio il poema di D. WALCOTT, <em>Omeros <\/em>(tr. it. di A. Molesini, <em>Omeros<\/em>, Milano, Adelphi,2003), e il romanzo <em>Los pasos perdidos <\/em>di A. CARPENTIER (tr. it. di A. Morino, <em>I passi perduti<\/em>,Palermo, Sellerio 1995).6 A proposito di questo concetto mi permetto di rinviare al mio libro <em>Ulisse tra due mari.Le riscritture novecentesche dell\u2019Odissea nel Mediterraneo e nei Caraibi<\/em>, Isernia, Cosmo Iannone 2006, e nello specifico alle pp 14-19; <em>foundational fiction <\/em>\u00e8 un\u2019espressione usata daHOMI K. BHABA in <em>Nation and Narration, <\/em>London\/NewYork, Routledge, 1993, p. 5; tr. it.<em>Nazione e Narrazione<\/em>, Roma, Meltemi, 1997.7 Vedi la testimonianza diretta di uno dei riscrittori italiani dell\u2019<em>Odissea<\/em>, lo scrittore,recentemente scomparso, Luigi Malerba: nel breve Post Scriptum al suo romanzo <em>Itaca per<\/em> <em>sempre<\/em>, egli fa infatti riferimento alla performance di un cantastorie greco incontrato sull\u2019Isola di Corf\u00fa, un incontro che fece da importante stimolo alla composizione del suo romanzo. Cfr. L. MALERBA, <em>Itaca per sempre<\/em>, Milano, Mondadori, 1997, p. 183-185.8 Mi riferisco ovviamente all\u2019omonima pi\u00e8ce saviniana, del 1925, ripubblicata da Adelphi nel 1989.9 Vedi a questo proposito la voce \u201cMarinaio\u201d di C. SPILA, per il <em>Dizionario dei temi letterari<\/em>,a cura di R. CESERANI, M. DOMINICHELLI, P. FASANO, Milano, UTET, 2007, pp. 1422-1429. Una originale sovrapposizione tra il mito di Ulisse e quello di Sindbad \u00e8 stata attuata da Stefano Benni e Paolo Fresu in <em>Sagrademari. La storia di Odisseo Sinbad perduto in mare <\/em>(il testo di questo lavoro letterario-musicale in lingua sarda \u00e8 consultabile all\u2019indirizzo www.stefanobenni.it\/inediti\/sagrademari.html). 10 Come \u00e8 stato giustamente osservato da Cristiano Spila con riferimento a Walter Benjamin, il marinaio \u00e8 uno dei principali \u201cmaestri del racconto\u201d (cfr. C. SPILA, \u201cMarinaio\u201d,cit., p. 1423).11 Cfr. E. LEED, <em>La mente del viaggiatore: dall\u2019Odissea al turismo di massa<\/em>, Bologna, Il Mulino, 1992, p. 14.&nbsp;Difatti, o meglio paradossalmente, mentre Spila, nella sua voce del DTL sopra citata,non usa mai la dizione \u201ctema\u201d in riferimento ai \u201csuoi\u201d marinai, essa risulta pur sempre come uno dei temi schedati dai curatori del Dizionario. Non credo infatti che nel caso di <em>Moby Dick<\/em> di Melville n\u00e9 in quello della <em>Ballata del vecchio Marinaio <\/em>di Coleridge, per indicare solo due testi esemplari, si possa ragionevolmente sostenere che si tratti di opere in cui venga sviluppato il tema del marinaio. Piuttosto, i temi in essi trattati sono quelli della ribellione metafisica (Melville) e della vita come perpetua erranza, vista come redenzione (Coleridge), come lo stesso Spila sostiene. N\u00e9, credo, un attento studioso di tematologia come Mario Domenichelli sarebbe del resto d\u2019accordo nel creare una tale, facile, equazione.13 Vedi M. DOMENICHELLI, \u201cI temi e la letteratura europea\u201d, in M. DOMENICHELLI, P. FASANO,M. LAVAGETTO, N. MERLA (a cura di), <em>Letture e riflessioni critiche<\/em>, vol. I degli <em>Studi di Letterature<\/em> <em>Comparate in onore di Remo Ceserani<\/em>, Roma, Vecchiarelli editore, 2003, pp. 125-143.14 Cfr. ivi, p. 131. La citazione da Segre \u00e8 tratta dal suo <em>Avviamento all\u2019analisi del testo<\/em> <em>letterario<\/em>, Torino, Einaudi 1985, p. 348. Per una presentazione critica della storia della tema-18,tologia a partire dalla <em>Stoffgeschichte <\/em>di stampo positivista e della discussione delle principali correnti internazionali emerse pi\u00f9 recentemente vedi il fondamentale contributo di A.TROCCHI, \u201cTemi e miti letterari\u201d, in A. GNISCI (a cura di), <em>Letteratura comparata<\/em>, Milano,Bruno Mondadori, 2001, pp. 63-86.15 Cfr. M. DOMENICHELLI, <em>art. cit<\/em>., p. 132.16 Ivi, p. 133.17 \u00abLa g\u00e9ocritique est ensemble une th\u00e9orie et une m\u00e9thodologie innovante qui permet l\u2019\u00e9tude des repr\u00e9sentations esth\u00e9tiques des espaces humains. Elle sonde en particulier le lien entre le r\u00e9f\u00e9rent et ses repr\u00e9sentations. La g\u00e9ocritique repose sur trois pr\u00e9misses th\u00e9oriques distinctes mais compl\u00e9mentaires: la spatio-temporalit\u00e9, la transgressivit\u00e9 et la r\u00e9f\u00e9rentialit\u00e9\u00bb,cfr. B. WESTPHAL, \u201cG\u00e9ocritique\u201d, in <em>La Recherche en Litt\u00e9rature g\u00e9n\u00e9rale et compar\u00e9e en<\/em> <em>France en 2007. Bilan et perspectives<\/em>, \u00e9tudes r\u00e9unies par A. TOMICHE et K. ZIEGER, Valenciennes,Presses Universitaires de Valenciennes, 2007, pp. 325-345. Per approfondimenti teorico-metodologici vedi inoltre B. WESTPHAL, \u201cPour une approche g\u00e9ocritique des textes:esquissse\u201d, in <em>La G\u00e9ocritique mode d\u2019emploi<\/em>, \u00e9d. B. WESTPHAL, Limoges, Presses Universitaires de Limoges, 2000, \u00e9d. 9-39; lo stesso articolo \u00e8 stato ripreso nella <em>Biblioth\u00e8que comparatiste<\/em>,www.vox-poetica.org Per l\u2019area mediterranea, si veda inoltre <em>Le Lieu et son mythe. Une g\u00e9ocriqtique m\u00e9diterran\u00e9enne<\/em>,\u00e9d. B. WESTPHAL, Limoges, Presses Universitaires de Limoges, 2002.18 Tr. it. <em>Letteratura europea e Medio Evo Latino<\/em>, Firenze, La Nuova Italia, 1992.19 Per l\u2019analisi critica e l\u2019esemplificazione antologica di tale concetto si veda il fondamentale contributo di F. SINOPOLI, <em>Il mito della letteratura europea<\/em>, Roma, Meltemi, 1999.20 Faccio riferimento al libro di M. BERNAL, <em>Atena nera<\/em>, Milano, Pratiche, 1997.Notevole anche il libro di S. MARCONI, <em>Reti mediterrane. Le censurate matrici afro-mediorientalidella nostra civilt\u00e0<\/em>, Roma, Gamberetti, 2003.21 Intorno alla necessit\u00e0 etica di superare l\u2019eurocentrismo, non solo sul piano degli studi letterari, sono state indicate diverse vie da A. GNISCI in <em>Via della Decolonizzazione europea<\/em>,Isernia, Cosmo Iannone, 2004, in <em>Mondializzare la mente. Via della Decolonizzazione europea<\/em> <em>n. 3<\/em>, Isernia, Cosmo Iannone, 2006 e in <em>Decolonizzare l\u2019Italia<\/em>, Roma, Bulzoni, 2007.22 Per Flammarion, Paris. La traduzione italiana (della quale purtroppo non si segnala l\u2019autore) \u00e8 apparsa nel 2001 per e\/o, Roma, sotto il titolo <em>Marinai perduti<\/em>.23 L\u2019opera di Izzo \u00e8 disponibile in traduzione presso la stessa casa editrice romana.24 Per la comprensione della poetica dell\u2019autore marsigliese, fortemente influenzata dall\u2019opera del poeta-marinaio marsigliese L. Brauquier, rimando soprattutto alla raccolta di tredici brevi scritti (ai quali si aggiunge un testo tratto dalla raccolta di racconti <em>Vivere stanca<\/em>,Roma, e\/o, 2007) intitolata <em>Aglio, menta e basilico. Marsiglia, il noir e il Mediterraneo<\/em>,Roma, e\/o, 2006. Da segnalare anche il ben informato articolo di L. SULIS, \u201cJean-Claude Izzo\u201d, in \u00abPulp libri\u00bb, n. 65, gennaio\/febbraio 2007, pp. 61-65.25 Cfr, J.-C. Izzo, <em>Marinai perduti<\/em>, cit., p. 11.26 Ivi, p. 9.97 27 Ivi, p. 238.28 Ivi, p. 116. Il corrispettivo testuale si trova in P. MATVEJEVIC \u00b4, <em>Il Mediterraneo. Nuovo<\/em> <em>Breviario<\/em>, cit., p. 18. Altri riferimenti pi\u00f9 o meno diretti ad idee ricorrenti negli scritti di Matvejevic\u00b4 sono alle pp. 122 (\u00abL\u2019Atlantico o il Pacifico sono dei mari di distanza. Il Mediterraneo \u00e8 un mare di prossimit\u00e0. L\u2019Adriatico d\u2019intimit\u00e0\u00bb) e alle pp. 214 (in cui si d\u00e0 l\u2019elenco delle parole greche per definire il mare).29 Ivi, p. 238.30 <em>Marinai perduti <\/em>\u00e8 ricchissimo di riferimenti musicali, tra cui le canzoni del cantautore italiano Gianmaria Testa. Le musiche di Testa accompagnano anche la pi\u00e8ce teatrale intitolata <em>Rien \u00e0 signaler (una finestra sul Mediterraneo)<\/em>, libero adattamento dello stesso romanzo di Izzo da parte di S. Gandolfo e F. Beccacini, il cui debutto sotto la regia di S. Gandolfo ha avuto luogo dal 24 al 26 luglio 2008 a Borgio Verezzi.<em>Marinai ignoti, perduti (e nascosti)<\/em>31 \u00abL\u2019ebbrezza stessa della luce non fa che esaltare lo spirito di contemplazione. L\u2019ho scoperto a casa mia, a Marsiglia. Vicino alla baia des Singes, ben oltre il porticciolo di Les Goude, all\u2019estremit\u00e0 orientale della citt\u00e0. Ore e ore a guardar passare nello stretto di Les Croisettes le barche di ritorno dalla pesca. \u00c8 qui, e in nessun altro posto, che queste mi sembrano,mi sembreranno sempre, la pi\u00f9 belle. Ore e ore ad attendere quel momento, pi\u00f9 magico di qualsiasi altro, in cui un cargo entrer\u00e0 nella luce del sole al tramonto sul mare e vi scomparir\u00e0 per una frazione di secondo. Il tempo di credere che tutto \u00e8 possibile\u00bb; cfr. J.-C. IZZO, \u201cIl Mediterraneo e le sue felicit\u00e0 possibili\u201d, in Id., <em>Aglio, menta e basilico<\/em>\u2026, cit.,pp. 17-18.32 L\u2019ultima edizione di questo romanzo \u00e8 del 2004, per Milano, Oscar Mondadori. A questa edizione si rimanda sia per le citazioni che seguono, sia per la bibliografia critica alle pp.XIV-XVII, a cui si aggiunga un rimando al ricco volume collettaneo di I. ROMERO PINTOR (ed.), <em>Vincenzo Consolo: punto de uni\u00f3n entre Sicilia y Espan\u02c7a. Los treinta an\u02c7os de <\/em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, Valencia, Universidad de Valencia, 2007.33 Vedi il fondamentale saggio di C. SEGRE, intitolato appunto \u201cLa costruzione a chiocciola nel <em>Sorriso dell\u2019ignoto marinaio <\/em>di Vincenzo Consolo\u201d, gi\u00e0 prefazione all\u2019edizione einaudiana dello stesso romanzo del 1987, e ora raccolto in ID., <em>La polifonia nella letteratura<\/em> <em>del Novecento<\/em>, Torino, Einaudi, 1991, pp. 71-86.34 Mi riferisco al contributo di V. CONSOLO a I. ROMERO PINTOR (ed.), <em>op. cit<\/em>., dal titolo \u201cAntonello da Messina\u201d, pp. 51-61. Riprendendo una sua polemica con Roberto Longhi intorno alla questione dell\u2019identit\u00e0 del personaggio ritrattato da Antonello da Messina,Consolo sposa l\u2019ipotesi che si tratti di Giovanni Rizo di Lipari, un notabile dell\u2019isola \u00abdi cui non si escludono interessi marinari\u00bb (p. 57).35 Cfr. L. RITTER SANTINI, <em>Ritratti con le parole<\/em>, Bologna, Il Mulino, 1994, pp. 9-10.36 Cfr. V. Consolo, <em>Il Sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>, cit., p. 25.37 Ivi, p. 23.38 Cfr. la postfazione dello stesso Consolo alla riedizione del suo romanzo, \u201cNota dell\u2019autorevent\u2019anni dopo\u201d, ivi, pp. 169-170.39 Ivi, p. 8.104 40 Vedi a questo proposito: ivi, pp. 112-113.42.41 \u00abQuesta planimetria metaforica verticalizzavo poi con un simbolo offertomi dal malacologo Mandralisca, quello della conchiglia, del suo movimento a spirale (archetipo biologico e origine di percezione, conoscenza e costruzione, com\u2019\u00e8 nella Spirale delle calviniane <em>Cosmicomiche<\/em>; arcaico segno centrifugo e centripeto di monocentrico labirinto, com\u2019\u00e8 in Ker\u00e9nyi e in Eliade)\u00bb, cfr. \u201cNota dell\u2019autore vent\u2019anni dopo\u201d, ivi, p. 170.42 Ivi, p. 115.106 <em>Marinai ignoti, perduti (e nascosti)<\/em>43 Cfr. ID., \u201cLo spazio in letteratura\u201d, in ID., <em>Di qua dal faro<\/em>, Milano, Mondadori, 2001,p. 263.44 Cfr. ID., \u201cLa retta e la spirale\u201d, in ID., <em>Di qua dal faro<\/em>, cit., p. 259.45 Il romanzo, dal titolo originale <em>Harisata al zhilal. Don Kishot fi l-jazai\u2019r<\/em>, \u00e8 stato tradotto nel 1999 da W. Dahmash, per la piccola e meritevole casa editrice Mesogea di Messina.Non sono segnalati la data e il luogo dell\u2019edizione originale.46 Ivi, p. 29.47 Ivi, p. 31.48 Ivi, p. 15.51 Per la storia e le caratteristiche della lingua franca e del <em>sabir<\/em>, vedi G. V. ERNST, M-D.GLEBGEN, CH. SCHMIDT, W. SCHWEICKARD (Hrsg.), <em>Romanische Sprachgeschichte. Ein internationales<\/em> <em>Handbuch zur Geschichte der romanischen Sprachen \/ Histoire linguistique de la<\/em> <em>Romania. Manuel international d\u2019histoire linguistique de la Romania<\/em>, Berlin\/New York,Mouton\/de Gruyer Verl., 2003, pp. 1100-1105.52 Cfr. W. LAREJ, <em>op. cit<\/em>., p. 179.53 Cfr. V. CONSOLO, \u201cLo spazio in letteratura\u201d, cit., p, 263.54 Faccio riferimento alla pi\u00e8ce di F. PESSOA, <em>Il marinaio. Dramma statico in un atto<\/em>, tr.it. di A. Tabucchi, Torino, Einaudi, 1996, alla famosa \u201cOde marittima\u201d (in <em>Poesie di \u00c1lvaro<\/em> <em>de Campos<\/em>, tr. it. di A. Tabucchi, Milano, Adelphi, 1993) al racconto lungo di J. SARAMAGO,<em>Il racconto dell\u2019isola sconosciuta<\/em>, tr. it. di P. Colle e R. Desti, Torino, Einaudi, 2003.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>NORA MOLL Il Mediterraneo di Vincenzo Consolo, Marinai ignoti, perduti (e nascosti).ean-Claude Izzo e Waciny Larej Sapienza Universit\u00e0 di Roma Hommes perdus d\u2019autres ports, qui portez avec vous la conscience du monde Louis Brauquier O Mediterraneo, doce, sem mist\u00e9rico, classico, ummar par bater De incontro a esplanadas olhadas de jardins pr\u00f3ximospor est\u00e1tuas brancas! 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