{"id":2016,"date":"2020-08-31T11:14:57","date_gmt":"2020-08-31T11:14:57","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2016"},"modified":"2020-08-31T11:14:57","modified_gmt":"2020-08-31T11:14:57","slug":"citta-e-ruine-di-citta-retablo-di-vincenzo-consolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2016","title":{"rendered":"Citt\u00e0 e \u2018RUINE\u2019 DI CITT\u00c0: Retablo di Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-left\"> CINZIA GALLO<br> <br> \u00a0Nel 1999 Consolo scriveva: Voglio rievocare un tempo in cui in Sicilia, giovani o non pi\u00f9 giovani [\u2026] convenivano in un luogo per incontrarsi, conoscersi o meglio riconoscersi. Disegnavano o ridisegnavano, quei viaggiatori, nei loro movimenti da un luogo a un altro, [\u2026] una nuova mappa della Sicilia, una nuova topografia dello spirito 1. Assegnava cos\u00ec grande importanza, valenza reale e simbolica, confermata da quasi tutte le sue opere, al viaggio e ai luoghi. Come del resto osserva Papotti, \u00abIl ruolo della letteratura nell\u2019interpretazione degli spazi urbani [\u2026] affonda direttamente [\u2026] nell\u2019 azione interpretativa\u00bb 2 . Se la breve citazione, posta in epigrafe, da La caduta di Costantinopoli di Ducas &#8211; che richiama L\u2019Olivo e l\u2019olivastro, in cui Costantinopoli \u00e8 emblema delle citt\u00e0 siciliane in decadenza &#8211; va interpretata in senso simbolico, il viaggio del cavaliere Clerici, per \u00abscoprire l\u2019anticaglie e disegnar su pergamene [\u2026] templi e colonne e statue di cittate ultrapassate\u00bb3 , a prima vista in linea con il gusto per l\u2019antiquaria tipicamente settecentesco, \u00e8, innanzitutto, un percorso reale in cui \u00abi luoghi sono [\u2026] degli scenari per avventure che valgono 1 anche in se stesse\u00bb 4 e che dimostrano un \u00abbisogno di radicamento\u00bb5 , cio\u00e8 \u00abuna ricerca di elementi di riconoscibilit\u00e0, sui quali appoggiare logiche di reciproca appartenenza fra luoghi e persone\u00bb6 ; tutto questo risponde al disagio, al senso di spaesamento dei protagonisti del nostro testo, le cui coordinate storiche sono immediatamente individuabili, bench\u00e9 non del tutto corrette 7 . Il rilievo dato alla citt\u00e0, d\u2019altra parte, si pu\u00f2 collegare alle teorie di Mario Pagano secondo cui esse sono costituite per la felicit\u00e0 degli uomini, \u00abper vivere pi\u00f9 sicuri e con pi\u00f9 agio, ma ben anche pi\u00f9 virtuosamente\u00bb 8 . Certamente, per Consolo, incarnano tali principi le citt\u00e0 del passato, \u00abruine\u00bb 9 di citt\u00e0, secondo il processo evolutivo, di impostazione vichiana, fatto proprio da Pagano mentre Palermo e i vari luoghi visitati da Clerici sottolineano i caratteri e i difetti del doppio presente a cui si riferisce Consolo, che dichiara, in un\u2019intervista: \u00abil Manzoni scriveva del Seicento per parlare dell\u2019 Ottocento. Io ho voluto parlare del settecento per dire del nostro tempo contemporaneo\u00bb10. Porta Termini, la Magione, Longarini, strada Merlo, i colli, la Marina, il Monte, il Capo, il Borgo raffigurano infatti, con una precisione sempre costante in Consolo, una Palermo reale, dove si svolge la qu\u00eate, ariostescamente inappagata, ad attestare i limiti delle capacit\u00e0 umane, di Rosalia da parte di Isidoro, e che ha, quali centri vitali, piazze, chiese e mercati, luoghi in cui si consuma la vita sociale dell\u2019uomo. E se la religione \u00e8, illuministicamente, superstizione, come attesta la 4 L\u2019oratorio di via Immacolatella, in cui ci si ritrova al principio e alla fine della vicenda, contiene gli stucchi di Procopio Serpotta, figlio del pi\u00f9 noto Giacomo, e personaggio della fabula, morto nel 1756, mentre \u00e8 del 1760 il matrimonio fra Cesare Beccaria e Teresa Blasco, che Fabrizio Clerici menziona. 8 vendita che Isidoro compie di \u00abbolle dei Luoghi santi, [\u2026] preservativi di [\u2026] infortuni d\u2019ogni risma nel corso dei viaggi\u00bb11 , le piazze sono affollate da un\u2019umanit\u00e0 degradata corrispondente alla folla \u00abd\u2019accattoni, finti storpi o affetti da morbi repugnanti\u00bb12 che si accalca, a richiamare Parini, dietro le porte dei palazzi e delle cappelle, e verso cui l\u2019io narrante Isidoro ha un atteggiamento di disprezzo, a dimostrare la sua fede inautentica, che si allarga al \u00abbailamme della Cala\u00bb 13, a cui a poco a poco si assimila, dopo aver mostrato il disorientamento di chi ha lasciato, diremmo, la propria \u2018citt\u00e0 implicita\u2019, e quindi il disagio del Novecento. La chiesa di San Lorenzo, invece, approdo della seconda qu\u00eate che, con moto circolare da ricondurre all\u2019immagine-metafora calviniana della chiocciola, della spirale (paragonabili pure all\u2019uovo, alla serpe, per Pagano simboli egizi), si svolge attraverso vicoli, piazze, strade \u00abdel Borgo, della Kalsa\u00bb14, mostra, fra le fini sculture del Serpotta, delle statue di donna e, in particolare, una con la scritta VERITAS, dalle fattezze simili a quelle di Rosalia, ad indicare come la verit\u00e0 sia solo apparenza, sia estremamente soggettiva, secondo le novecentesche teorie relativistiche. A questa statua se ne aggiungeranno altre, durante il percorso, stabilendo un primo legame con Il secolo dei lumi di Alejo Carpentier 15, in cui le ville dei ricchi proprietari dell\u2019Avana hanno delle statue mitologiche, status symbol. Anche la citt\u00e0 a cui Carpentier assegna, all\u2019inizio, grande spazio, appare simile a quella consoliana: il \u00abgigantesco lampadario barocco\u00bb16 ricorda il gusto barocco delle sculture del Serpotta, come pure i \u00abprovinciali pregiudizi\u00bb17 della societ\u00e0 dell\u2019Avana si collegano a quelli denunciati da Consolo. Nella seconda sezione, Peregrinazione, in cui Fabrizio Clerici 11 inizia il suo \u00abgiornale di viaggio\u00bb18 , dedicandolo a Teresa Blasco (figlia di una siciliana e di uno spagnolo), per soddisfare il desiderio di conoscenza della terra degli avi \u2013 cio\u00e8 delle proprie origini, proprio di ogni individuo \u2013 Palermo e Milano sono costantemente messe sullo stesso piano, per polemizzare subito, attraverso i luoghi e gli oggetti, contro chi detiene il potere. Non so-lo, difatti, gli uomini laceri, affamati che gli vanno incontro non gli sembrano differenti da quelli che si notano nelle \u00abstrade mal-sicure del comasco o per le valli scure bergamasche\u00bb19, ma gli strumenti di tortura presenti nella nave, esempi di una giustizia \u00abfera e disumana\u00bb20, i luoghi di Palermo e, soprattutto, \u00abl\u2019 immensa cattedrale\u00bb21, con il suo splendore, rappresentato con macchie di colore, costituiscono \u00abl\u2019apparecchio d\u2019un imponente Spettacolo di Fede\u00bb 22 , a sottolineare polemicamente il divario fra apparenza e realt\u00e0 a cui allude, pure, \u00abil teatro dei burattini\u00bb, il \u00absalone trasformato in teatro\u00bb 23 de Il secolo dei lumi. Gli espliciti riferimenti all\u2019Illuminismo (ai Verri, a Beccaria, a una concezione meccanicistica), sottolineano come l\u2019uomo sia al centro dell\u2019 interesse e dell\u2019impegno di Consolo che, manzonianamente, commenta, alludendo al Settecento e al Novecento: \u00abpeggiori di quanto ne pensiamo sono i tempi che viviamo!\u00bb24. Si spiega cos\u00ec come egli insista a contrapporre, sempre tramite i luoghi, il quadro di miseria e di degrado fornito da \u00abcani e porci e gatti e topi, [\u2026] le teste e i lacerti umani infissi nelle pertiche o dentro nelle gabbie, a monito degli \u00f2mini, e a fiero pasto d\u2019 uccelli e di randagi\u00bb25 (ritroviamo immagini simili ne Il secolo dei lumi26), al \u00abparadiso\u00bb 27 costituito dal duomo di Monreale, con i suoi mosaici intarsiati di pietre preziose, e quindi si soffermi sulla cittadina di Alcamo. Qui le abitazioni aperte su cortili e, fuori le mura, sopra un\u2019altura, la casa, grandissima, del cavalier Soldano Lodovico, nella cui corte si aprono stalle, fondachi, cantine, magazzini in cui ferve il lavoro e, il giorno successivo, nella piazza antistante il castello, una grande fiera, rappresentano la vita nella sua infinita variet\u00e0, nella sua consistenza reale e illusoria, a nascondere le miserie quotidiane. Tale compresenza, che Consolo in Filosofiana definir\u00e0 \u00abfollia\u00bb 28 , attesta il volto composito del Settecento, paragonabile alla propensione verso il fantastico, l\u2019immaginario che nutre Esteban, protagonista de Il secolo dei lumi. Analogamente, a tali scene di estrema vitalit\u00e0 e dinamismo si accompagnano quelle di numerosi fanciulli, \u00abcenciosi e magri\u00bb29 che, ricordando Parini, raccolgono i gusci di lumache (immagine chiave in Consolo) scartati da Isidoro e Clerici, da accostare ai ragazzi di \u00abalcuni quartieri popolosi e infetti di Milano\u00bb30, citt\u00e0 sempre polemicamente presente, per mostrare l\u2019 identit\u00e0 della condizione umana, qui, per\u00f2, maggiormente nascosta dall\u2019ostentato sfarzo dei ricchi come il Soldano, il cui palazzo, pieno di oggetti preziosi e ricercati, \u00e8 definito, significativamente, un \u00abmuseo\u00bb31, per testimoniarne l\u2019assenza di 25 CONSOLO 1992, pp. 30-31. 26 \u00abSi fece mostrar la spiaggia dove quei frustrati conquistatori delle Antille avevano impalato alcuni bucanieri francesi [&#8230;]. C\u2019erano ancora scheletri, ossa, crani, sui pali piantati accanto al mare: trafitti dal legno come insetti infilzati da un naturalista, i cadaveri avevano attratto tanti avvoltoi [&#8230;] che la costa, [&#8230;] sembrava coperta da una ribollente lava&#8230;\u00bb vita, come nella frutta martorana che imita quella fresca32 e nella poesia paludata, artefatta dell\u2019Accademia de\u2019 Ciulli Ardenti. La struttura della citt\u00e0 di Alcamo mette in risalto come questa \u00abvita [\u2026] dolente e indecorosa\u00bb33, verso cui Clerici prova disgusto, si celi, dietro le apparenze, in tutti i ceti. Clerici ed Isidoro, difatti, salendo nella parte pi\u00f9 alta del Castello, osservano \u00abincantati il brulich\u00eco e il muoversi incessante [\u2026] della folla degli \u00f2mini e animali della fiera\u00bb nella piazza sottostante, \u00abl\u2019 apparire lesto [\u2026] dal fondo del diritto Corso verso la piazza [\u2026] d\u2019un drappello in gara di barberi cavalcati [\u2026] da giovini e focosi cavalieri\u00bb34 . Al tempo stesso, per\u00f2, la loro attenzione \u00e8 catturata dalla tortura inferta, per ordine del figlio del Soldano, a quattro fanciulle, colpevoli solo di aver ceduto alle sue voglie, a denunciare sopraffazioni e privilegi. Ma \u00abi letticari\u00bb35 di Alcamo, che abbandonano Fabrizio e Isidoro dopo l\u2019assalto di tre briganti, attestano come in tutti i ceti ci sia malvagit\u00e0 e come tutti gli uomini, in ogni tempo e in ogni luogo, agiscano sotto la spinta dell\u2019 interesse personale. Clerici asserisce lucidamente: [\u2026] s\u00f2spico che nobiltate, onore, valore, ingegno, fascino, eleganza, ogni virt\u00f9 infine, potere o grazia non sorgano dall\u2019 essere ma solo dall\u2019 avere, [\u2026] tutto il mio onore e valore e sicurezza poggiavano avanti in una borsa unta piena di monete, e ora, privo di quella, sono il pi\u00f9 vile tra gli \u00f2mini [\u2026]. E voi, voi, signora, [\u2026] cosa sareste mai senza la protezione e il nome del nobile padre vostro colonnello, senza la cospicua dote della madre, se foste stata una qualunque bella ma povera fanciulla [\u2026]? Sareste cos\u00ec apprezzata e corteggiata da\u2019 pi\u00f9 ricchi e nobili rampolli di Milano, dal Beccaria, dai Verri e tutti gli altri? E voi apprezzereste loro, se fossero poveri e deboli come son io qui al momento, [\u2026]?Ammette per\u00f2 che talvolta gli umili, in quanto disinteressati, possono guardare non all\u2019 apparenza ma all\u2019intima essenza degli uomini e giudicarli tutti \u00abdegni di stima e di rispetto, in qualsiasi condizione e traversia\u00bb 37 , secondo i principi egalitari dell\u2019 Illuminismo. E\u2019 chiaro, dunque, che Consolo ha scelto il Settecento perch\u00e9 epoca pi\u00f9 consona alla sua battaglia contro ogni forma di ingiustizia ma anche alle contrastanti peculiarit\u00e0 dell\u2019uomo (Clerici sottolinea, grazie all\u2019 anafora: \u00abcome siamo strane, come siam contraddittorie, come siam sempre incerte noi creature umane!\u00bb38). Un pastore che vive solitario nel territorio dell\u2019antica Segesta e per il quale \u00abogni vita \u00e8 sacra, [\u2026] ogni ospite \u00e8 uguale a un sovrano\u00bb39, esprimendo la superiorit\u00e0 rousseauiana della natura sulla civilt\u00e0, comunica un senso di pienezza vitale, un\u2019ebbrezza grazie a cui \u00e8 possibile \u00abamare nel modo pi\u00f9 sublime, predire ogni evento del futuro oppur divinamente poetare\u00bb 40 . Si chiarisce cos\u00ec a Clerici il significato del viaggiare, dello scrivere, della vita: Diciamo per vedere le vestigia, i resti del passato, della cultura nostra e civiltate, ma la causa vera \u00e8 lo scontento del tempo che viviamo, della nostra vita, di noi, e il bisogno di staccarsene, morirne, e vivere nel sogno d\u2019\u00e8re trapassate, [\u2026] che nella lontananza ci figuriamo d\u2019oro, poetiche, come sempre \u00e8 nell\u2019irrealt\u00e0 dei sogni, sogni intendo come sostanza de\u2019 nostri desideri. Mai sempre tuttavia il viaggio, come distacco, come lontananza dalla realt\u00e0 che ci appartiene, \u00e8 un sognare. E sognare \u00e8 vieppi\u00f9 lo scrivere, lo scriver memorando del passato come sospensione del presente, del viver quotidiano. E un sognare infine, in suprema forma, \u00e8 lo scriver d\u2019un viaggio, e d\u2019un viaggio nella terra del passato 41. L\u2019 artista, difatti, \u00e8 \u00ablontano dalla vita, dalla gente\u00bb42. Consolo condanna qui, e lo ribadir\u00e0 nella terza sezione 43, la societ\u00e0 contemporanea per la scarsa sensibilit\u00e0 nei confronti dell\u2019arte, cos\u00ec come, ne Il secolo dei lumi, viene deplorata la \u00abcitt\u00e0 indifferente e senz\u2019anima, estranea a tutto quanto fosse arte o poesia, dedita al commercio e alla bruttezza\u00bb44. Il tempio, \u00abporta [\u2026] verso l\u2019 eternitate e l\u2019 infinito\u00bb45, sottolinea invece l\u2019importanza di una fede autentica, poich\u00e9 solo attraverso la fede negli dei o in Dio l\u2019uomo vive: Fabrizio lo disegna inserendolo fra alberi, \u00abgreggi, pastorelle danzanti, pastori intenti a soffiar nelle siringhe\u00bb46, un contesto in cui si concretizza il desiderio di \u2018sospensione del presente\u2019, fatto di menzogne e finzioni, come Clerici afferma a Selinunte. Stigmatizzando ancora ogni forma di sopraffazione, Clerici dichiara per\u00f2 che, riguardo la violenza e le guerre, dovrebbe sempre valere \u00abla finzione\u00bb47 . Un\u2019ulteriore lezione di vita \u00e8 data da don Carmelo Al\u00f2si, un vecchio leopardianamente consapevole che la \u00abdura vita scema\u00bb i voli della fantasia e che \u00abi sogni, le chimere restano nel ricordo e nella nostalgia\u00bb 48 : ha saputo difatti coniugare il desiderio giovanile di viaggiare e di conoscere il mondo con quello di stare a contatto con la natura ed \u00e8 arrivato alla vecchiaia felice, perch\u00e9 essa \u00ab\u00e8 malattia quando in giovinezza nulla s\u2019\u00e8 innestato, e si rimane [\u2026] soli e infelici\u00bb 49 . Egli d\u00e0 anche l\u2019 esempio, secondo le concezioni fisiocratiche settecentesche, di una perfetta divisione del lavoro, citando Mazzara, paese dei vivai, 42  Leggiamo, infatti, in Veritas: \u00absiamo castrati tutti quanti vogliamo rappresentare questo mondo: il musico, il poeta, il cantore, il pintore&#8230; Stiamo ai margini, [&#8230;] e talvolta, con invidia, con nostalgia struggente, allunghiamo la mano per toccare la vita che ci scorre per davanti\u00bb (p. 152). 44 in cui \u00abTutti lavora-no e vivono per essi, \u00f2mini, donne e figli appena crescono\u00bb50. Ed anche, Vita, lungo la strada per Salemi, \u00e8 un \u00abLuogo di delizie oppur del sale\u00bb51: Casette basse, in pietra viva e calce, con sopra l\u2019architrave della porta, a mo\u2019 di verde cielo o tetto, una pergola fitta sostenuta dalle travi, da cui pendevano grappoli bianchi [\u2026] che chiamano zibibbo. E avanti agli usci, sul lindo acciottolato, le donne stendevano, [\u2026] il frumento, l\u2019 orzo, le fave, i ceci, le cicerchie, le lenticchie. I bimbi intorno, con tabelle giocando, cr\u00f2tali e crepundi, ventole di canne, fugavano gli uccelli52. A contatto con \u00abil mare magno di ruine\u00bb 53 di Selinunte, Fabrizio \u00e8 cos\u00ec cosciente della fragilit\u00e0 dell\u2019uomo, dalla vanit\u00e0 e del profondo mistero della vita, della fallacia delle presuntuose aspirazioni umane, simboleggiate da Milano 54 , criticata, con scoperta allusione al presente di Consolo, attraverso espliciti richiami al v. 53 (\u00abSecol superbo e sciocco\u00bb) della Ginestra leopardiana. Le citt\u00e0 del passato, difatti, rappresentano \u00abil pudore, la trepidazione, il sentimento, [\u2026] la verit\u00e0 del mondo\u00bb55, contrariamente al presente, \u00abfalsit\u00e0, laidezza, brutalit\u00e0 e follia\u00bb56, in cui \u00aba la soperchieria non c\u2019\u00e8 fine, non c\u2019\u00e8 fine alla 50 \u00abO gran pochezza, o inanit\u00e0 dell\u2019 uomo, o sua fralezza e nullit\u00e0 assoluta! [\u2026] O secol nostro superbo di conquiste e di scienza, secolo illuso, sciocco e involuto! Arrasso, arrasso, mia nobile signora, arrasso dalla Milano attiva, mercatora, dalla stupida e volgare mia citt\u00e0 che ha fede solamente nel danee, ove impera e trionfa l\u2019impostore, il bauscia, il ciarlatan, il falso artista, el teatrant vacant e pien de vanitaa, il governante ladro, il prete trafficone, il gazzettier potente, il fanatico credente e il poeta della putrida grascia brianzola. Arrasso dalla mia terra e dal mio tempo, via, via, lontani\u00bb (p. 98). Consolo alluderebbe qui alla Milano degli anni Ottanta del Novecento, dominata da Craxi e da intellettuali quali Giovanni Testori e Giorgio Strehler. 55 miseria e alla fame\u2026\u00bb 57 . La storia dell\u2019uomo \u00e8, allora, un \u00abmiscuglio d\u2019animalit\u00e0 e di ragione, di tenebra e di luce, di barbarie e civilt\u00e0\u00bb58. Contestando Montesquieu, Consolo attesta tutto il suo pessimismo sulla natura umana: Ah, lasciamo, lasciamo di dire qui quanto l\u2019uomo \u00e8 stato orribile, stupido, efferato. Ed \u00e8, anche in questo nostro che sembra il tempo della ragione chiara e progressiva. L\u2019 uomo dico in astratto, nel cammino generale della storia, ma anche ciascun uomo al concreto, [\u2026] Vive sopravvivendo sordo, cieco, indifferente su una distesa di debolezza e di dolore, calpesta inconsciamente chi soccombe59. Viene perci\u00f2 spontaneo pensare, con queste ulteriori riserve sull\u2019Illuminismo (ricordiamo pure il ridicolo ritratto del poeta Calvino, \u00abacceso giacobino\u00bb60), al Secolo dei lumi, in cui \u00e8 descritta la degenerazione delle idee della rivoluzione francese. Una statua testimonia i grandi valori del passato, di quell\u2019\u00abAntichitate\u00bb61 che l\u2019abitante dell\u2019 isola di Mozia sconosce, ad indicare come essi siano ormai smarriti nel presente. Quando questa statua di marmo, di fronte a cui i moziesi rimangono affascinati, \u00e8 gettata in mare perch\u00e9 troppo pesante, Consolo lascia intendere come essa rappresenti \u00abfilosofia, scienza, arte, poesia, bellezza\u2026\u00bb62 , subalterne rispetto alla vita, secondo le utilitarie idee illuministiche (\u00abPrima viene la vita, quella umana, sacra, inoffendibile, e quindi viene ogni altro: filosofia, scienza, arte, poesia, bellezza\u2026\u00bb 63 ) e il materialismo novecentesco. Non a caso, infatti, essa \u00e8 scaraventata in mare durante la navigazione verso Trapani, \u00abporta importantissima d\u2019ogni incrocio e scambio\u00bb64 , sulla cui banchina viene scaricata un\u2019infinit\u00e0 di merci che Consolo enumera come sua abitudine, esempio di un \u00abvirtuosismo del malinconico\u00bb65. Trapani, dalla passeggiata che Clerici compie per le sue vie con la guida di don Sciav\u00e8rio, cos\u00ec da \u00abevitare che [\u2026] usi, costumi, edifici, luoghi perdano [\u2026] la loro \u201cleggibilit\u00e0\u201d\u00bb66, d\u00e0 perci\u00f2 l\u2019impressione di una citt\u00e0 ricca, simbolo dell\u2019 intraprendenza e del lavoro umano: Traversammo cos\u00ec quel rione intricato come un laberinto, pieno di bei palazzi, di chiese, di reclusori, di conventi, di spezierie, di mercerie, di logge, botteghelle; [\u2026] \u00abVedete queste case a forma di pignatte pel c\u00f9scus?\u00bb [\u2026] indicando le case strette e alte, a uno, a due, a tre piani, quasi sempre incompiute e in progresso. \u00abSono quelle de\u2019 nostri naviganti [\u2026] \u00f2mini accorti che [\u2026] fabbricano a mano a mano la casa per i figli, un piano sopra l\u2019 altro, come le pignatte sovrapposte per cuocere al vapore il semolino\u00bb67. Ma questo fasto, la vita dedita ai divertimenti degli abitanti, sono solo un\u2019apparenza, e la religiosit\u00e0 pura esteriorit\u00e0, come don Sciav\u00e8rio sottolinea, ricorrendo all\u2019enumerazione e all\u2019anafora 68 , e come un improvviso terremoto fa notare. L\u2019uomo, dunque, campeggia in tutta la sua provvisoriet\u00e0 e contraddittoriet\u00e0: Clerici, secondo cui nella propensione per i commerci vi \u00e8 \u00abil gusto, il bisogno anzi d\u2019incontrarsi, di parlarsi e di conoscersi dei carovanieri ne\u2019 deserti\u00bb69, avverte un senso di insoddisfazione che esprime attraverso il desiderio di ritornare nella sua citt\u00e0. La vanit\u00e0 della sua ricerca \u00e8 perci\u00f2 attestata dal rientro a Palermo, con il movimento ariostescamente circolare che riproduce l\u2019immagine della spirale-chiocciola, riportando in via Immacolatella, nell\u2019oratorio della Compagnia di San Lorenzo, che contiene le sculture del Serpotta. Il bisogno di 65 \u00abSapeste il numero di chiese, di conventi, di cappelle, sapeste la nostra divozione per le feste, del Venerd\u00ec Santo, del Celio, di sant\u2019Alberto, dell\u2019 Annunziata&#8230;\u00bb (p. 135). 69 radicamento di Fabrizio si esprime nella gioia di ritrovare, nel quartiere di Fieravecchia, tra le varie botteghe di \u00abmercanti, osti, cantinieri, panettieri, orefici, marmorari, setaioli\u00bb70 lombardi, qui emigrati \u2013 anche da generazioni \u2013 ad attestare come l\u2019uomo sia sottoposto ad uguali esigenze e spinte in tutti i luoghi e come la Sicilia non sia un mondo a s\u00e9. Incontra, in particolare, un uomo che conosceva fin da bambino, proveniente da Stazzona, che, pur orgoglioso della sua fiorente bottega di panniere, non ha dimenticato i legami con la terra di origine. Ma Clerici, che non ha ancora trovato il suo radicamento, consapevole della sua condizione di incertezza, di contraddittoriet\u00e0, pensa ad altri viaggi (\u00abDopo la Sicilia, forse mi recher\u00f2 in Ispagna o ancora pi\u00f9 lontano, di l\u00e0 dell\u2019 Oceano, nel Nuovo Mondo\u00bb 71 ), desiderando prolungare il tempo sospeso ed irreale. Interpreta, cos\u00ec, il disagio dell\u2019uomo contemporaneo di fronte alla realt\u00e0.<br> <br> <br> <br> TRAINA 2001, p. 12. 2 PAPOTTI 2014, p. 37. 3 CONSOLO 1992, p. 11. CINZIA GALLO<br> TRAINA 2001, p. 26. 5 LA PORTA 2010, p. 10. 6 PAPOTTI 2014, p. 38. 7<br> PAGANO 1936, p. 22. 9 CONSOLO 1992, p. 97. 10 RUSTICO 2005-2006, p. 161. CITT\u00c0 E \u2018RUINE\u2019 DI CITT\u00c0: RETABLO Di VINCENZO CONSOLO<br> CONSOLO 1992, p. 11. 12 CONSOLO 1992, p. 11. 13 CONSOLO 1992, p. 15. 14 CONSOLO 1992, p. 17. 15 CARPENTIER 1999. 16 CARPENTIER 1999, p. 15. 17 CARPENTIER 1999, p. 34. CINZIA GALLO<br> 18 CONSOLO 1992, p. 23. 19 CONSOLO 1992, p. 26. 20 CONSOLO 1992, p. 26. 21 CONSOLO 1992, p. 30. 22 CONSOLO 1992, p. 30. 23 CARPENTIER 1999, pp. 21-42. 24 CONSOLO 1992, p. 29. CITT\u00c0 E \u2018RUINE\u2019 DI CITT\u00c0: RETABLO DI VINCENZO CONSOLO<br> (CARPENTIER 1999, p. 169). 27 CONSOLO 1992, p. 31. 28 TEDESCO 1993, p. <br> CONSOLO 1992, p. 96. 43  75. 29 CONSOLO 1992, p. 50. 30 CONSOLO 1992, p. 51. 31 CONSOLO 1992, p. 38. CINZIA GALLO<br> 36 32 CONSOLO 1992, p. 39. 33 CONSOLO 1992, p. 51. 34 CONSOLO 1992, p. 52. 35 CONSOLO 1992, p. 60. 36 CONSOLO 1992, p. 61. CITT\u00c0 E \u2018RUINE\u2019 DI CITT\u00c0: RETABLO DI VINCENZO CONSOLO<br> 37 CONSOLO 1992, pp. 61-62. 38 CONSOLO 1992, p. 136. 39 CONSOLO 1992, p. 68. 40 CONSOLO 1992, p. 65. 41 CONSOLO 1992, p. 70. CINZIA GALLO<br> CARPENTIER 1999, p. 28. 45 CONSOLO 1992, p. 73. 46 CONSOLO 1992, p. 77. 47 CONSOLO 1992, p. 85. 48 CONSOLO 1992, p. 93. 49 CONSOLO 1992, p. 91. CITT\u00c0 E \u2018RUINE\u2019 DI CITT\u00c0: RETABLO DI VINCENZO CONSOLO<br> CONSOLO 1992, p. 92. 51 CONSOLO 1992, p. 87. 52 CONSOLO 1992, p. 86. 53 CONSOLO 1992, p. 97. 54<br> CONSOLO 1992, p. 104. 56 CONSOLO 1992, p. 104. CINZIA GALLO<br> 57 CONSOLO 1992, p. 106. 58 CONSOLO 1992, p. 115. 59 CONSOLO 1992, p. 116. 60 CONSOLO 1992, p. 137. 61 CONSOLO 1992, p. 118. 62 CONSOLO 1992, p. 125. 63 CONSOLO 1992, p. 125. 64 CONSOLO 1992, p. 126. CITT\u00c0 E \u2018RUINE\u2019 DI CITT\u00c0: RETABLO DI VINCENZO CONSOLO<br> GUARRERA 1997, p. 9. 66 PAPOTTI 2014, p. 39. 67 CONSOLO 1992, pp. 130-131. 68<br> CONSOLO 1992, p. 128. CINZIA GALLO<br> . Bibliografia CARPENTIER 1999 = A. CARPENTIER, Il secolo dei lumi, Palermo, Sellerio 1999. CONSOLO 1992 = V. CONSOLO, Retablo, Milano, Mondadori 1992. GUARRERA 1997 = C. GUARRERA, Introduzione a A. SCUDERI, Scrittura senza fine. Le metafore malinconiche di Vincenzo Consolo, Messina, Il Lunario 1997. LA PORTA 2010 = F. LA PORTA, Uno sguardo sulla citt\u00e0. Gli scrittori contemporanei e i loro luoghi, Roma, Donzelli 2010. PAGANO 1936 = M. PAGANO, Saggi politici, Bologna, Cappelli 1936. 70 CONSOLO 1992, p.144. 71 CONSOLO 1992, p.146.<br><br>Roma, UniversItalia editrice, 2015<br><br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"133\" class=\"wp-image-2017\" style=\"width: 150px;\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/claudl1600.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/claudl1600.jpg 1600w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/claudl1600-300x265.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/claudl1600-1024x905.jpg 1024w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/claudl1600-768x679.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/claudl1600-1536x1357.jpg 1536w\" sizes=\"(max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><br><br><br><br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>CINZIA GALLO \u00a0Nel 1999 Consolo scriveva: Voglio rievocare un tempo in cui in Sicilia, giovani o non pi\u00f9 giovani [\u2026] convenivano in un luogo per incontrarsi, conoscersi o meglio riconoscersi. 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