{"id":2004,"date":"2016-03-08T10:06:41","date_gmt":"2016-03-08T10:06:41","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2004"},"modified":"2020-05-26T10:58:30","modified_gmt":"2020-05-26T10:58:30","slug":"le-parole-non-sono-pietre-la-scrittura-plurale-di-vincenzo-consolo-fra-sperimentalismo-e-meridionalismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=2004","title":{"rendered":"Le parole (non) sono pietre: la scrittura plurale di Vincenzo Consolo, fra sperimentalismo e meridionalismo"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"987\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Consoloborgesedwtg-987x1024.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2005\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Consoloborgesedwtg-987x1024.jpeg 987w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Consoloborgesedwtg-289x300.jpeg 289w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Consoloborgesedwtg-768x797.jpeg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Consoloborgesedwtg.jpeg 1398w\" sizes=\"(max-width: 987px) 100vw, 987px\" \/><figcaption>Foto di Giovanna Borgese<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p> Le parole (non) sono pietre: la scrittura plurale di Vincenzo Consolo, fra sperimentalismo e meridionalismo Sperimentalismo ed eticit\u00e0: l\u2019(in)attualit\u00e0 di Consolo Pu\u00f2 destare sorpresa, vista la loro estrema complessit\u00e0 linguistica, ma i libri di Vincenzo Consolo sono stati tradotti in molte lingue: francese, inglese, tedesco, olandese, polacco, portoghese, spagnolo, catalano. In spagnolo addirittura alcune opere sono state tradotte due volte: in castellano continentale e nello spagnolo dell\u2019America Latina; lo stesso \u00e8 accaduto per il portoghese, con una seconda traduzione in portoghese brasiliano. Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio 1 \u00e8 stato tradotto persino in arabo. Consolo \u00e8 insomma scrittore di indubbia caratura internazionale, conosciuto in molti paesi. Per avviare il discorso su di lui, mi appogger\u00f2 all\u2019auctoritas di Cesare Segre, autore di Un profilo di Vincenzo Consolo che precede l\u2019edizione dei Meridiani Mondadori da me curata: un profilo che \u00e8 stata l\u2019ultima fatica del grande critico e filologo saluzzese, scomparso nel 2014. Scrive Segre: \u00ab Consolo \u00e8 stato il maggiore scrittore italiano della sua generazione \u00bb 2 , quella degli anni Trenta (Consolo \u00e8 nato nel 1933 ed \u00e8 scomparso pochi anni fa, nel 2012). Non voglio contraddire ci\u00f2 che dice Segre, che ha certo ragione, ma dire che \u00ab Consolo \u00e8 lo scrittore pi\u00f9 grande della generazione degli anni Trenta \u00bb soltanto rischia di essere un po\u2019 riduttivo. Diciamo allora, senza mezzi termini, che Consolo \u00e8, in assoluto, uno dei massimi scrittori italiani del Secondo Novecento. Proviamo a restare ancora un poco sulle generali. Consolo \u00e8 anzitutto un autore di altissima qualit\u00e0 artistica. Il suo stile, di straordinario spessore, ha un\u2019immediata riconoscibilit\u00e0, un inconfondibile marchio di fabbrica, ed \u00e8 dotato di una densit\u00e0, complessit\u00e0 e originalit\u00e0 straordinarie. Spesso Consolo ha parlato di una lingua in qualche modo \u00ab inventata \u00bb, e addirittura di una sua ferma intenzione di \u00abnon scrivere in italiano\u00bb, di allontanarsi dalla piattezza della lingua comunemente parlata, mescidando lingue, registri e sottocodici, in un amalgama che si distende lungo una gamma amplissima di varianti diacroniche e diatopiche. Nel racconto autobiografico I linguaggi del bosco 3 , tratto da Le pietre di Pantalica, Consolo racconta di quando, a cinque anni, per leggeri problemi di salute &#8211; era infatti troppo magro e un po\u2019 malaticcio \u2013 era stato portato per qualche mese in montagna, nella casa di famiglia al bosco della Miraglia. Qui egli vive un\u2019amicizia, che \u00e8 quasi una infantile ma serissima storia d\u2019amore, con Amalia, una ragazzina dodicenne del posto: non si pu\u00f2 certo parlare di amore in senso stretto, per\u00f2 i due si piacciono, e, per farla breve, sono sempre in giro insieme. Consolo racconta di come Amalia gli rivelasse il bosco, facendogli scoprire un mondo variegato e coloratissimo, fatto di cose, ma anche di parole: gli insegna come si chiamano gli alberi, gli arbusti, le erbe, i fiori, gli animali, e glielo insegna, fatto molto importante, non solo in siciliano, ma anche in sanfratellano, una lingua provenzale parlata in alcuni paesi del nord della Sicilia,<br>*<br> 1 V. CONSOLO, Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, Torino, Einaudi, 1976 (1a ed.); Milano, Mondadori, 1987 (2a ed., introduzione di C. Segre); ora in V. CONSOLO, L\u2019opera completa, a cura e con un saggio introduttivo di G. TURCHETTA e uno scritto di C. SEGRE, Milano, Mondadori (I Meridiani), 2015, pp. 123-260. 2 C. SEGRE, Un profilo di Vincenzo Consolo, in V. CONSOLO, L\u2019opera completa, cit., p. XI. 3 V. CONSOLO, I linguaggi del bosco, in V. CONSOLO, Le pietre di Pantalica, Milano, Mondadori, 1988 (1a ed.); 1990 (2a ed. Oscar , a cura e con introduzione di G. TURCHETTA) ; ora in in V. CONSOLO, L\u2019opera completa, cit., pp. 606-612. 2 <br>**<br>nella zona dei monti Nebrodi, subito a ridosso della costa di Sant\u2019Agata di Militello, dove Consolo \u00e8 nato. In molti casi, per\u00f2, Amalia inventava le parole, costruendo un proprio personale linguaggio: Dietro i porci e le capre al pascolo, fu lei a rivelarmi il bosco, il bosco pi\u00f9 intricato e segreto. Mi rivelava i nomi di ogni cosa, alberi, arbusti, erbe, fiori, quadrupedi, rettili, uccelli, insetti&#8230; E appena li nominava, sembrava che da quel momento esistessero. Nominava in una lingua di sua invenzione, una lingua unica e personale, che ora a poco a poco insegnava a me e con la quale per la prima volta comunicava. Ma Amalia poi conosceva altri linguaggi: quello sonoro, contratto, allitterato con cui parlava alle bestie; conosceva il sampieroto, col quale comunicava con la famiglia; conosceva il sanfratellano e il siciliano coi quali comunicava cogli estranei. In quella sua lingua d\u2019invenzione, che s\u2019era forgiata nelle lunghe ore del pascolo, nella solitudine del bosco, chiamava per esempio sossi i maiali, beli le capre, scipe le serpi, aleppi i cavalli, fr\u00e0uni gli alberi, golli le ghiande, cici gli uccelli, f\u00e8ibe le volpi, zimpi le lepri e i conigli, lammi le mucche&#8230;4 In questo modo Consolo delinea evidentemente una sorta di mise en abyme della propria poetica e della propria scrittura, mostrandoci appunto la costruzione di un linguaggio altro, analogo in qualche modo al suo: come Amalia dava alle cose \u201caltri\u201d nomi, anche Consolo costruisce una lingua che \u00ab chiama \u00bb sempre le cose in modo diverso da come le \u00ab chiamiamo \u00bb nella lingua di tutti i giorni. Prima di tornare a parlare del suo stile e della sua scrittura, voglio sottolineare che Consolo \u00e8 molto importante anche perch\u00e9 ha un eccezionale spessore intellettuale. Si rileggano per esempio i saggi del suo volume Di qua dal faro 5 , che chiude il Meridiano. Il titolo evoca polemicamente un modo di dire dei Borboni, che con l\u2019espressione \u00abDi l\u00e0 dal faro\u00bb designavano appunto la Sicilia, vista dal continente, e pi\u00f9 specificamente da Napoli, come la parte del loro regno collocata al di l\u00e0 del faro di Messina: una regione a cui guardavano evidentemente con sufficienza e distacco. La prospettiva \u00abdi qua dal faro\u00bb implica invece uno sguardo partecipe, ma al tempo stesso, mentre sottolinea la centralit\u00e0 della Sicilia, intende sottolineare anche la necessaria apertura verso il Mediterraneo tutto: la Sicilia, dunque, in qualche modo come mondo \u201caltro\u201d e per\u00f2 anche emblematica di un mondo pi\u00f9 vasto. Si tratta di un libro di saggi dove si trovano anche tante \u201cstorie\u201d straordinarie: come per esempio la ricostruzione della storia dell\u2019estrazione dello zolfo, una grande vicenda economica e antropologica della storia italiana, o quella della pesca del tonno. Ma questo libro \u00e8 solo una piccolissima parte della vasta produzione del Consolo saggista, poich\u00e9 ci sono ancora decine di saggi che non sono stati mai raccolti in volume: nel prossimo futuro mi piacerebbe lavorare a un\u2019edizione degli altri scritti saggistici di Consolo. Pensiamo per esempio ai numerosi saggi dedicati alla storia dell\u2019arte, di cui era un grande conoscitore: a Antonello da Messina, a Caravaggio, ma anche a innumerevoli artisti contemporanei, per i quali in numerosi casi ha scritto prefazioni per i cataloghi delle loro mostre. Consolo, grande intellettuale, ha avuto anche un\u2019attivit\u00e0 giornalistica di straordinaria ampiezza e intensit\u00e0: rimando per questo alla bibliografia da me <br>*<br>4 V. CONSOLO, I linguaggi del bosco, cit., p. 610. Corsivi nel testo. 5 ID. Di qua dal faro, Milano, Mondadori, 1999; ora in V. CONSOLO, L\u2019opera completa, cit., pp. 987-1260. 3 curata per il Meridiano 6 . <br>**<br>E pensare che alcuni critici hanno scritto che Consolo era \u201cpigro\u201d: una insostenibile falsit\u00e0! \u00c8 vero solo, semmai, che egli ha scritto un numero relativamente limitato di libri propriamente di letteratura: ma questo \u00e8 avvenuto proprio perch\u00e9, quando scriveva \u00ab letteratura \u00bb impiegava anni a costruire quelle prodigiose macchine espressive, che chiameremo ora, assai provvisoriamente, i suoi \u201cromanzi\u201d. Ma mentre si dedicava alle scritture letterarie, egli scriveva anche pezzi giornalistici, a un ritmo che ha dell\u2019incredibile. Nella bibliografia del Meridiano Mondadori ho cercato di fare un censimento (quasi) totale di tutti i suoi scritti, anche \u00ab militanti \u00bb e d\u2019occasione: le bibliografie, si sa, non sono mai complete, ma spero di essermi avvicinato abbastanza all\u2019 esaustivit\u00e0. Ma che cosa si vede da quest\u2019attivit\u00e0? Si guardi per esempio al volumetto pubblicato da Sellerio, Esercizi di cronaca 7 , che raccoglie solo una selezione degli articoli pubblicati sul quotidiano di Palermo \u00ab L\u2019Ora \u00bb . Possiamo cogliere gi\u00e0 come Consolo fosse costantemente presente nella vita pubblica e nella vita politica, ma ben salvaguardando la sua specificit\u00e0 di intellettuale, secondo un modello che, a ben vedere, deriva proprio dalla cultura francese: pensiamo per esempio a \u00c9mile Zola o allo stesso Jean-Paul Sartre. Consolo era un intellettuale sempre pronto a parlare della realt\u00e0, del presente, della quotidianit\u00e0. Vorrei fra l\u2019altro segnalare che nel 2017 uscir\u00e0 presso Bompiani, per le cure di Nicol\u00f2 Messina, un volume che raccoglie un\u2019ampia selezione degli scritti di Consolo sulla mafia: per un siciliano, certo, scrivere sulla mafia \u00e8 un grande dovere morale. In questo grande scrittore c\u2019\u00e8 quindi sempre una straordinaria tensione etica, che \u00e8 anche, dato senso,  a una tensione politica. A suo modo Consolo ha sempre fatto politica, per quanto in maniera molto diversa e lontana da quella dai politici\u2026 Il suo eccezionale spessore artistico e intellettuale rende sempre pi\u00f9 necessaria sua una pi\u00f9 stabile e pi\u00f9 percepibile \u00abcanonizzazione\u00bb &#8211; per usare un termine classico della storiografia e della teoria letteraria -, che gli consenta di diventare parte integrante e ben riconosciuta del senso comune della letteratura. Anche per questo era necessaria un\u2019edizione come quella dei Meridiani Mondadori, che, oltre a raccogliere tutti i suoi libri principali, fosse corredata di ampie note e di apparati critici capaci di aiutare nella comprensione dei testi. Ma degli apparati parleremo pi\u00f9 avanti. In prima approssimazione vorrei dire che Consolo \u00e8, un po\u2019 paradossalmente, uno scrittore \u00ab attuale \u00bb anche e proprio per la sua \u00ab inattualit\u00e0 \u00bb, e che questa sua (in)attualit\u00e0 ha a che vedere con la sua idea di letteratura. Consolo \u00e8 ossessionato, da un lato, dalla necessit\u00e0 di dire la storia &#8211; perch\u00e9 per lui bisogna parlare della storia, del passato, del presente, della storia tutta -, ma dall\u2019altro mostra anche la fine della fiducia nell\u2019engagement, cio\u00e8 proprio di un modo di essere intellettuale che Sartre ha reso poco meno che proverbiale. Anche questo \u00e8 un paradosso, e apparentemente una contraddizione; ma nella scrittura di Consolo le contraddizioni sono vitali, e prendono avvio da un\u2019irriducibile contraddizione di partenza: bisogna parlare, ma sapendo che le parole hanno limiti cos\u00ec severi che diventa quasi avere la tentazione di tacere. Proprio su questa irrisolvibile duplicit\u00e0 Consolo costruisce quella sua originalissima unione di sperimentalismo ed eticit\u00e0 che ne rappresenta la pi\u00f9 acuta e flagrante specificit\u00e0. Vi sono tanti scrittori sperimentali e tanti scrittori etici &#8211; per dirla in un modo un po\u2019 rapido e sommario &#8211; ma \u00e8 quasi impossibile, trovare una cos\u00ec stretta congiunzione tra due atteggiamenti <br>*<br>&#8211; 6 In V. CONSOLO, L\u2019opera completa, cit., pp. 1481-1517. 7 V. CONSOLO, Esercizi di cronaca, a cura di S. GRASSIA, Prefazione di S. S. NIGRO, Palermo, Sellerio, 2013. 4 <br>**<br> che non vanno molto d\u2019accordo. Detto in modo ancora molto sommario: di solito lo sperimentatore sembra sempre proiettato soprattutto verso le forme, laddove lo scrittore etico, e tanto pi\u00f9 lo scrittore \u00ab politico \u00bb, verso i contenuti. Spesso Consolo \u00e8 stato accusato di \u201cformalismo\u201d: un\u2019accusa veramente ingiusta e poco fondata. Come si evince anche dal sottotitolo di questo intervento, Consolo \u00e8, da un lato, uno scrittore che attinge alla tradizione meridionalistica, cio\u00e8 agli scrittori, ai saggisti e agli studiosi, a volte anche ai politici, che hanno scritto del Meridione d\u2019Italia, della sua storia, della sua miseria, dell\u2019oppressione, della distanza tra l\u2019Italia del Sud e le altre parti pi\u00f9 ricche d\u2019Italia; ma al tempo stesso \u00e8 uno scrittore molto vicino a quello che possiamo chiamare il \u201cmodernismo\u201d, cio\u00e8, in tre parole, allo sperimentalismo non avanguardistico: questo \u00e8 un altro suo tratto forte, che serve anche a ricordarci quanto egli sia stato, nonostante la convergenza di date (il suo romanzo d\u2019esordio, La ferita dell\u2019aprile, \u00e8 del 1963), lontano dalla Neoavanguardia, con cui anzi polemizzava aspramente, in riconoscibile sintonia con le critiche ad essa rivolte da Pier Paolo Pasolini. Vi proporr\u00f2 ora un esempio molto caratteristico della forza di Consolo, della sua originalit\u00e0 e della sua irriducibile, e produttiva, duplicit\u00e0. Tutti abbiamo presente ci\u00f2 che sta succedendo in Europa e nel mondo: dove migliaia, centinaia di migliaia, milioni di persone migrano, si spostano e spesso muoiono nel tentativo di emigrare. Moltissimi, tragicamente, soccombono nel canale di Sicilia e al largo delle coste dell\u2019Egeo, uccisi \u201cdall\u2019acqua\u201d. Ecco, Consolo, in tempi molto lontani, ha cominciato a cogliere questo movimento che oggi \u00e8 sotto gli occhi di tutti e che ha preso proporzioni cos\u00ec ampie da diventare uno degli argomenti centrali in discussione nell\u2019agenda politica dell\u2019Unione Europea. Se ne parla tutti i giorni, e ci si scontra su questo: i muri, le quote, i soldi alla Turchia e ricatti di Erdogan, gli imbarazzi politici della Merkel. Consolo ha capito prestissimo la rilevanza assoluta del fenomeno incombente delle migrazioni nella tarda modernit\u00e0, anche e proprio nell\u2019area mediterranea: gi\u00e0 negli anni Ottanta ha scritto infatti spesso di migranti che morivano in acqua, specie nord-africani. Ecco cos\u00ec che possiamo ben percepire il Consolo che guarda al presente, alla storia, al Meridione nostro e al Meridione del mondo, cogliendo con eccezionale profondit\u00e0 quello che sta succedendo, prima di tanti altri. Ma se guardiamo a questa sua percezione da un altro lato, ci accorgeremo che Consolo ha anche un\u2019ossessione letteraria, che lo rincorre fin dai primissimi racconti (si veda Un sacco di magnolie, 19578 ) e poi ricorrer\u00e0 per tutta la sua carriera di scrittore: l\u2019immagine del morto in acqua e \u201cper acqua\u201d, non solo perch\u00e9 ha davanti una certa realt\u00e0, ma anche perch\u00e9 ha sempre in mente l\u2019immagine della Death by water della Waste Land di Thomas Stearns Eliot, sezione IV, con la figura di Phlebas il fenicio, morto nell\u2019affondamento della sua nave. L\u2019ossessione letteraria (formale, se volete), fa insomma tutt\u2019 uno con la profondit\u00e0 e la lucidit\u00e0 nello scandaglio del reale (dei \u201ccontenuti\u201d): Consolo \u00e8 anche questo, con un\u2019intensit\u00e0 che ben pochi possono vantare. E ci sarebbe peraltro da insistere \u2013 la critica non l\u2019ha fatto abbastanza \u2013 sulle radici propriamente modernistiche, in senso letterario, di Consolo, e quindi non solo su quelle meridionali, di cui si parla pi\u00f9 spesso. Vorrei ricordare, ad esempio, che il suo primo romanzo, un<br>*<br> 8 Ora in V. CONSOLO, La mia isola \u00e8 Las Vegas, a cura di N. MESSINA, Mondadori, Milano 2012, pp. 7-10. 5 <br>**<br>romanzo di formazione, La ferita dell\u2019aprile 9 , parla di un ragazzo che cresce in una scuola di preti del Nord della Sicilia, in un luogo mai nominato ma che assomiglia molto alla Barcellona Pozza di Gotto dove Consolo effettivamente frequent\u00f2 le scuole medie, e in un mondo che parla una lingua che non gli appartiene. Il protagonista viene infatti da San Fratello, e ha come lingua madre il gi\u00e0 citato sanfratellano: egli impara il dialetto siciliano, l\u2019italiano e anche un po\u2019 di francese, che studia a scuola. Intravediamo quindi una questione della lingua, in cui prende corpo una questione d\u2019identit\u00e0. Ma anche, e questo certo non \u00e8 stato sottolineato abbastanza dalla critica, in La ferita dell\u2019aprile \u00e8 evidente ancora una volta il richiamo alla letteratura modernista: non solo nel vistoso richiamo ancora ad Eliot, al suo April is the cruellest month (celeberrimo attacco di The burial of the dead, sezione I di The Waste Land), attraverso la mediazione di Basilio Reale, ma anche e soprattutto a Joyce, il cui A portrait of the artist as a young men presenta non poche analogie tematiche e narrative, a cominciare proprio dal tema principale, l\u2019educazione di un giovane in una scuola di preti. D\u2019altra parte, gi\u00e0 in questo primo Consolo c\u2019\u00e8 molto dialetto, e, per farla breve, non \u00e8 per lui possibile rinunciare a nessuna delle due componenti, ovvero il Meridione e la grande letteratura modernista europea, o limitarne il peso. Resta inoltre tutta da studiare un\u2019altra interessante questione, ovvero il ruolo di Pavese nella formazione di Consolo. Pavese, significativamente citato nell\u2019 epigrafe del capitolo finale, poi espunto, di La ferita dell\u2019aprile 10 , fa da mediatore, come traduttore e non solo, per molti scrittori italiani verso la letteratura di lingua inglese e americana. Sicuramente, ad esempio, ha un peso importante nell\u2019avvicinare Consolo e tanti altri scrittori italiani a William Faulkner. Sono ancora tutti da approfondire i rapporti tra Faulkner e la letteratura italiana (ma anche di altre nazioni, a cominciare da quella Sudamericana: si pensi per esempio a quanto di Faulkner arriva a Garcia Marquez). Tutto ci\u00f2 conferma l\u2019eccezionalit\u00e0 della congiunzione, in Consolo, tra la dimensione meridionale costante, ossessiva, e una non meno costante, rigorosa prospettiva di sperimentalismo modernista, non avanguardistico. Fatte queste premesse, nel mio discorso seguir\u00f2 quattro piccole tappe: la Sicilia; la poetica di Consolo &#8211; perch\u00e9 nella sua poetica risiedono le radici e le ragioni della sua grandezza -; alcuni aspetti formali della sua scrittura, delle strutture dei suoi testi e della lingua; infine spiegher\u00f2 a grandi linee com\u2019\u00e8 articolata l\u2019edizione delle sue opere da me curata per i Meridiani Mondadori. L\u2019ossessione della Sicilia Consolo ha sempre in mente la Sicilia, ne parla sempre. Ma che Sicilia \u00e8? Ancora una volta la contraddizione \u00e8 vitale: da un lato \u00e8 una Sicilia costruita con un\u2019attenzione documentaria, storica, e una cura di una severit\u00e0 rara: possiamo dire, da questo punto di vista, che Consolo \u00e8 un vero storiografo. Frequentando per tanto tempo le sue carte ho potuto vedere bene in che modo arrivava ad ogni sua scrittura letteraria, raccogliendo documenti e materiali vari per anni. Per esempio nel Sorriso dell\u2019ignoto marinaio (la cui costruzione ha richiesto tredici anni <br>*<br>9 V. CONSOLO, La ferita dell\u2019aprile, Milano, Mondadori, 1963 (1a ed.); Torino, Einaudi, 1977 (2a ed.); Milano, Mondadori 1989 (3a ed., con introduzione di G.C. Ferretti).; ora in V. CONSOLO, L\u2019opera completa, cit., pp. 3- 122. 10 Cfr. G. TURCHETTA, Da un luogo bellissimo e tremendo, introduzione a V. CONSOLO, L\u2019opera completa, cit., p. XXXVIII, e Id., Note e notizie sui testi, ivi, p. 1293.  6 di lavoro) <br>**<br>si parla della rivolta contadina di Alc\u00e0ra Li Fusi, del maggio 1860, repressa poi nel sangue, ma a sua volta assai cruenta. Consolo l\u2019ha ricostruita non solo studiando i libri di storia, ma andando in archivio, ritrovando tutte le carte di quella vicenda: tant\u2019\u00e8 vero che, per fare un esempio concreto, si \u00e8 procurato tutti i certificati di morte di coloro che furono fucilati alla fine della prima parte del processo contro i rivoltosi. Alla fine del Sorriso dell\u2019ignoto marinaio troviamo infatti proprio un certificato di morte, quello del bracciante Peppe Sirna: \u00e8 anzitutto un documento autentico, ma certo ha anche la funzione simbolica di farci percepire il contrasto terribile fra la nuda povert\u00e0 di un certificato di morte, che \u00e8 quasi un nulla, e la vigorosa intensit\u00e0 della vita in corso, che abbiamo percepito quando, nel cap. V, la rappresentazione passa proprio attraverso la focalizzazione interna su Peppe Sirna. Consolo lavora cos\u00ec sempre: da un lato lavora come un vero storico, che mette insieme i documenti con un\u2019attenzione ligia al rigore della ricostruzione; dall\u2019altro, la Sicilia che egli rappresenta \u00e8 sempre \u201caltro\u201d, nel senso che \u00e8 una metafora dotata di una profonda forza di generalizzazione. Secondo me, si potrebbe dire della Sicilia di Consolo qualcosa di simile a ci\u00f2 che \u00e8 stato detto da Italo Calvino a proposito della Lucania rappresentata in Cristo si \u00e8 fermato a Eboli di Carlo Levi, un libro peraltro fondamentale per la formazione di Consolo. Nel romanzo di Levi si parla della miseria, dell\u2019oppressione dei pi\u00f9 deboli e della rabbia contadina che a volte esplode in rivolte selvagge e sanguinose. Calvino sostiene che la Lucania di Carlo Levi \u00e8 servita da modello per tanti altri Sud del mondo: non a caso questo romanzo \u00e8 stato tradotto e letto in America Latina, in Asia, ed \u00e8 diventato un libro di riferimento per altre lotte, per altre rivoluzioni 11 . Ma anche la Sicilia di Consolo \u00e8 una grande rappresentazione del Sud del mondo, di ci\u00f2 che succede attraverso i processi di modernizzazione che distruggono il mondo contadino e che vediamo all\u2019opera in Italia ma anche in tante altre nazioni, soprattutto extra-europee. C\u2019\u00e8 un avvenimento che si ricorda poco e che apparentemente ha poco o nulla a che fare con la letteratura: nel 2008, per la prima volta, gli abitanti del mondo che vivono in citt\u00e0 sono diventati pi\u00f9 numerosi di quelli che vivono nelle campagne. Si tratta di un cambiamento enorme, epocale: in tutta la storia dell\u2019uomo gli abitanti delle campagne sono sempre stati di pi\u00f9 rispetto a quelli delle citt\u00e0, mentre ora assistiamo al fenomeno inverso. Consolo ci parla proprio di come i processi di modernizzazione stiano distruggendo molte civilt\u00e0 e mettano a rischio la sopravvivenza del pianeta stesso, ma in lui non vi \u00e8, come spesso accade negli intellettuali, il pianto, la nostalgia, la lamentela su un mondo che era pi\u00f9 bello, anche se egli costantemente critica senza nessuna indulgenza questa modernizzazione. Ricordiamo che l\u2019idea di Consolo di scrivere mescolando tante lingue \u00e8 anche l\u2019idea di conservare, attraverso le parole, le culture, i punti di vista sul mondo, i modi di vita che sono dentro quelle parole. Nella scrittura di Consolo vi \u00e8 una grande preoccupazione, oltre che storica, anche antropologica: egli desidera mostrare come cambia la cultura e, cogliendo i processi di cambiamento della Sicilia, coglie emblematicamente anche i cambiamenti del mondo tutto. Come molti altri intellettuali siciliani, Vincenzo Consolo ha rappresentato la Sicilia andando a vivere al Nord, e in particolare a Milano, come Verga, Vittorini, Quasimodo e tanti altri. Rappresentare la Sicilia da lontano ha significato anche vivere l\u2019ossessione della Sicilia nei termini, consapevolmente contraddittori (un\u2019altra contraddizione produttiva) di necessit\u00e0 <br>*<br>11 I. CALVINO, La compresenza dei tempi (1967), in C. LEVI, Cristo si \u00e8 fermato a Eboli, Torino, Einaudi, 1945, poi 2010, p. XI. 7 <br>**<br>del ritorno, ma anche di impossibilit\u00e0 del ritorno. Significativamente, egli ha reinventato il mito di Ulisse alla sua maniera, parlandoci di un Ulisse che non ha pi\u00f9 un\u2019Itaca dove tornare, della qu\u00eate ormai impossibile di una patria essenziale che non esiste pi\u00f9: questa impossibilit\u00e0 ha come causa evidente proprio i processi di modernizzazione. A questo allude, per esempio, una delle pi\u00f9 celebri poesie di Giuseppe Ungaretti, Girovago: \u00abin nessuna parte di terra \/ mi posso accasare\u00bb. Consolo \u00e8 ossessionato da questa sua patria che non \u00e8 pi\u00f9 quella di prima, che non \u00e8 pi\u00f9 patria: ma, una volta di pi\u00f9, parlando della Sicilia ci parla di noi tutti, di come ci spostiamo e di come non riusciamo pi\u00f9 a ricostruire la nostra identit\u00e0: perch\u00e9 ormai la nostra identit\u00e0 \u00e8 un processo che si costruisce giorno per giorno, e non \u00e8 pi\u00f9 possibile affidarsi a un\u2019appartenenza originaria. Parlando della Sicilia Consolo ci racconta una storia drammatica, anche perch\u00e9 molte volte i cambiamenti sono parsi offrire delle possibilit\u00e0 di rinnovamento, di liberazione, che poi per\u00f2 sono andati perdute, che hanno deluso. Nelle sue opere egli ha messo a fuoco tre momenti fondamentali di questa parabola storica in tre romanzi storici, che a posteriori ha collocato in una trilogia. Nel Sorriso dell\u2019ignoto marinaio (1976) parla del Risorgimento italiano, di quello che ha rappresentato, come grande speranza ma anche grande delusione, straordinaria occasione perduta. Il Risorgimento infatti ha rappresentato l\u2019illusione di un grande cambiamento non solo politico, ma anche sociale ed economico: il potere, infatti, non si sposter\u00e0 di molto rispetto al periodo precedente. In Nottetempo casa per casa (1992, Premio Strega 12) Consolo parla dei primi anni Venti e della nascita del fascismo, in un periodo caratterizzato dall\u2019irrazionalit\u00e0 e dalla violenza, che hanno segnato non solo la storia italiana ma anche gran parte della storia europea. E nel romanzo Lo spasimo di Palermo (199813) ci racconta un terribile presente, quello dei primi anni Novanta del Novecento, delle stragi di mafia del 1992, ovvero il presente dalla mafia (non soltanto siciliana), della corruzione, della complicit\u00e0 fra potere politico e potere criminale, della necessit\u00e0 di denunciarlo e anche della difficolt\u00e0 di uscire da una situazione sempre pi\u00f9 drammatica. Al di qua e al di l\u00e0 della Storia, per Consolo la Sicilia \u00e8 per\u00f2 anche una densa metafora dell\u2019ambivalenza della vita. La Sicilia \u00e8 infatti, lo sappiamo, una terra bellissima, dove, per farla breve, c\u2019\u00e8 tutto quello che si potrebbe desiderare per essere felici: straordinari monumenti, della Magna Grecia e della romanit\u00e0, del Medioevo, del Barocco; una natura rigogliosa; e inoltre la Sicilia \u00e8 pure un posto, perdonate la banalit\u00e0, ma\u2026 perch\u00e9 non dirlo?, dove si mangia benissimo. In Sicilia c\u2019\u00e8 tutto, e quindi da un lato potrebbe essere il migliore dei mondi possibili; ma per altri versi \u00e8 un mondo esemplarmente e tragicamente violento e corrotto, pieno di orrori, addirittura proverbiale, nel mondo intero, per la mafia, quella criminalit\u00e0 organizzata cos\u00ec importante che tutte le criminalit\u00e0 organizzate del mondo vengono chiamate \u00abmafie\u00bb, in analogia con quella siciliana. Pensiamo ora al romanzo Retablo 14 , in cui vi sono dei meravigliosi incontri tra amici, e nuove amicizie che nascono, e al tempo stesso assistiamo alla rappresentazione di un orrore senza fine: leggiamo per esempio la scena delle prostitute a<br>*<br> 12 V. CONSOLO, Nottetempo, casa per casa, Milano, Mondadori, 1992; ora a in V. CONSOLO, L\u2019opera completa, cit., pp. 647-755. 13 V. CONSOLO, Lo Spasimo di Palermo, Milano, Mondadori, 1992; ora a in V. CONSOLO, L\u2019opera completa, cit., pp. 873-975. 14 V. CONSOLO, Retablo, Palermo, Sellerio, 1987; ora a in V. CONSOLO, L\u2019opera completa, cit., pp. 365-475. 8<br>**<br> cui per punizione viene tagliato il naso 15. Una violenza atroce, quella delle mutilazioni come pena legale, che si praticava nel mondo passato, certo: ma anche che continua ad accadere ancora oggi in non poche parti del mondo\u2026 La Sicilia appare dunque in Consolo come un luogo in cui vi \u00e8 tutto il male e tutto il bene, ed \u00e8 di conseguenza anche per questo un\u2019immagine della vita tutta, un luogo \u00abbellissimo e tremendo\u00bb, per riprendere un\u2019espressione di Consolo stesso 16 . La Sicilia \u00e8 metafora della vita, della sua bellezza straordinaria e della sua terribile violenza, che convivono; ma \u00e8 importante aggiungere che Consolo non cade mai in un vizio tipico dei letterati &#8211; non solo italiani, ma di quelli italiani di sicuro: quello di mettere tutto in \u00abun tempo senza tempo\u00bb, di parlare della violenza e della tristezza come di qualcosa di eterno, di un destino senza fine. In questo Consolo \u00e8 davvero radicalmente diverso dal Tomasi di Lampedusa del Gattopardo, che consapevolmente contestava: egli non dice mai che la storia non cambia, che \u00abcambia tutto\u00bb perch\u00e9 \u00abnon cambi niente\u00bb. Tutt\u2019al contrario, Consolo ci ricorda in continuazione che i cambiamenti sono sempre storicamente determinati, che non c\u2019\u00e8 un male metafisico eterno. E che quindi noi dobbiamo continuare a combattere. Sempre. La poetica di Consolo Partendo da lontano potremmo farci una domanda molto difficile a cui dar\u00f2, di necessit\u00e0 in modo rapido, varie risposte: \u00abChe cos\u2019\u00e8 la letteratura?\u00bb O meglio: \u00abChe cos\u2019\u00e8 questo discorso cos\u00ec particolare, che continuiamo a sentire come un discorso cos\u00ec fragile e allo stesso tempo cos\u00ec necessario?\u00bb Il grande sociologo francese Pierre Bordieu ha scritto un libro straordinario, Les r\u00e8gles de l\u2019art (1992), per mostrare che cosa ha significato nella cultura dell\u2019Occidente definire una specificit\u00e0 del \u00abcampo\u00bb della letteratura. Quello che noi sentiamo come \u00abletteratura\u00bb, infatti, lungi dall\u2019essere una tipologia testuale ben delimitata da millenni, come di solito crediamo, nasce e si definisce nel secondo Ottocento, da un movimento che mette radici gi\u00e0 nel Romanticismo. Qualcuno ha tentato di definire la letteratura secondo i suoi tratti linguistici: \u00e8 stato il sogno degli Strutturalisti e, ancora prima, dei Formalisti russi, che hanno aspirato ad un\u2019identificazione e a una definizione scientifica della specificit\u00e0 della letteratura; ma non ce l\u2019hanno fatta, perch\u00e9 la letteratura pu\u00f2 essere scritta in tutti i modi possibili, come mostra ad abundantiam il romanzo. C\u2019\u00e8 poi una definizione che potremmo chiamare di tipo retorico, quella di un grande teorico italiano, purtroppo scomparso abbastanza giovane, Franco Brioschi (1945-2005): egli mette a fuoco la letteratura come un linguaggio, o meglio delle pratiche discorsive legate ad una situazione comunicativa particolare, spiegando che \u00abla letteratura \u00e8 ci\u00f2 che chiamiamo letteratura\u00bb. A prima vista si tratta di una tautologia, ma in realt\u00e0 non lo \u00e8, perch\u00e9 rinvia ad una specificit\u00e0 comunicativa, al fatto che i discorsi che noi identifichiamo con l\u2019etichetta generica \u201cletteratura\u201d sono una variet\u00e0 dei discorsi di \u201criuso\u201d (un termine che Brioschi riprende dal grande filologo tedesco Heinrich Lausberg), che assume la sua qualit\u00e0 specifica, la sua letterariet\u00e0, in virt\u00f9 di un contesto comunicativo, e storico, che gliela attribuisce. Il grande sociologo della letteratura francese Robert Escarpit, invece, pensava \u2013 in modo molto vicino alla definizione di Brioschi \u2013che ci\u00f2 che noi intendiamo come letteratura \u00e8 <br>*<br>15 Ivi, p. 400. 16 V. CONSOLO, Viaggio in Sicilia, in Id., Di qua dal faro, Milano, Mondadori, 1999; in Id., L\u2019opera completa, cit., p. 1224. 9<br>**<br>l\u2019immagine sociale che una certa epoca si fa della letteratura: un\u2019immagine che ci viene consegnata dai testi che definiscono il canone condiviso. Nel suo sempre illuminante Qu\u2019est-ce que la litt\u00e9rature? (1947) Jean-Paul Sartre afferma che \u00ab\u00e9crire est d\u00e9voiler le monde, et en m\u00eame temps le proposer comme un devoir \u00e0 la g\u00e9n\u00e9rosit\u00e9 du lecteur\u00bb. \u00c8 un\u2019immagine profondamente etica della letteratura, secondo la quale la letteratura non solo svela sempre qualcosa al lettore, ma anche gli impone, nel disvelamento, la necessit\u00e0 di tentare di cambiare quel mondo. E per Consolo, che cosa significa \u00abletteratura\u00bb? Cerchiamo di capire dov\u2019egli si collochi, perch\u00e9 in questa collocazione sta molto della sua grandezza. Per lui, da un lato la letteratura esiste solo come letteratura stricto sensu, nel senso che \u00e8 importante distinguere tra le scritture giornalistiche e la scrittura d\u2019invenzione, appunto la \u201cletteratura\u201d, ovvero fra gli articoli ch\u2019egli stesso scrive quasi tutti i giorni e i libri costruiti attraverso una fatica di molti anni. Per Consolo la \u201cletteratura\u201d \u00e8 il linguaggio spinto sino alle sue estreme possibilit\u00e0. Si ha \u201cletteratura\u201d quando, cio\u00e8 solo quando vi \u00e8 una pressione sul linguaggio, una tensione, un\u2019aspirazione violenta, che \u00e8 al tempo stesso formale e morale. Consolo cerca sempre di dare al linguaggio il massimo di densit\u00e0 formale, attraverso quella che io chiamo la pluralizzazione del linguaggio, cio\u00e8 la moltiplicazione, esibita, dei suoi vari strati, ai quali si sforza di attribuire sistematicamente una speciale densit\u00e0 linguistico-retorica una speciale intensit\u00e0. Da un altro lato per\u00f2 questo linguaggio preme verso una verit\u00e0, una capacit\u00e0 di dire il reale che, unita alla densit\u00e0 formale, vorrebbe far s\u00ec che le parole fossero dense, al limite, come le cose. Quindi da un lato Consolo vuole che le parole siano come cose, magari addirittura, per citare ancora una volta Carlo Levi, che le parole siano come pietre. En passant, Le parole sono pietre 17 \u00e8 il libro di Carlo Levi sulla Sicilia: tre narrazioni di storie vere siciliane, che Consolo cita spesso e a cui fa spesso riferimento esplicito, o implicito, come nel titolo Le pietre di Pantalica. Da un lato quindi le parole vogliono essere come cose e, per renderle pi\u00f9 dense, Consolo le \u201cmoltiplica\u201d, le pluralizza in tanti modi; ma le parole non sono cose, non sono pietre: e quindi Consolo ci dice allo stesso tempo che la \u201cletteratura\u201d, perdonate la citazione molto mainstream, \u00e8 per definizione una \u00abmission impossible\u00bb. \u00c8 infatti necessario caricare le parole sino a farle diventare pi\u00f9 che parole, azioni e cose: ma bisogna farlo sapendo che non \u00e8 possibile&#8230; Proprio qui, a ben vedere, sta la grandezza di Consolo: cio\u00e8 sia in questo sforzo di caricare all\u2019estremo le parole, ma anche nella costante, coesistente consapevolezza dei limiti invalicabili della parola. Sono pochi gli scrittori che come Consolo hanno spinto verso la grande letteratura, che comunque resiste come ideale di riferimento, ma continuando al tempo stesso a rivelarci la miseria della letteratura stessa, anche della pi\u00f9 alta. In Consolo \u00e8 costante la coscienza e la problematizzazione dei limiti della parola. Proprio perch\u00e9 la parola ha dei limiti irriducibili, che vanno sottolineati, si genera nelle sue opere un discorso che \u00e8 anche costantemente meta-linguistico, in cui le parole non sono solo quello che sono, ma diventano anche discorso su se stesse. In Consolo, percepibilmente, c\u2019\u00e8 inoltre anche una costante tensione meta-letteraria: la sua \u00e8 una letteratura che si domanda sempre \u00abche cos\u2019\u00e8 la letteratura?\u00bb; e la sua narrativa \u00e8 meta-narrativa, e mette costantemente in discussione la narrazione e le sue strutture ingannevolmente continue. Il sorriso dell\u2019ignoto 17 C. Levi, Le parole sono pietre. Tre giornate in Sicilia, Torino, Einaudi, 1955; poi ivi, 1979, con prefazione di V. Consolo, e anche, col titolo Carlo Levi, in Di qua dal faro, cit., pp. 1227-1233. 10 marinaio, per esempio, \u00e8 un romanzo ma anche un anti-romanzo, cos\u00ec come \u00e8 un romanzo storico e un anti romanzo-storico: \u00e8 quindi, se vogliamo, sia ci\u00f2 che vuole essere sia ci\u00f2 che sa di non poter essere. Mentre sta scrivendo un romanzo-storico, inoltre Consolo sa bene che il romanzo-storico \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 una contestazione della Storia, come ben sapeva Alessandro Manzoni, nume tutelare indiscutibile dell\u2019idea consoliana del romano storico-metaforico; ma intanto egli contesta il romanzo-storico che sta facendo insieme alla storiografia ch\u2019esso mette in discussione: come dire che in ogni momento egli fa un certo tipo di discorso, ma intanto gli toglie subito il terreno da sotto i piedi, lo svuota, lo demistifica. Se la parola \u00e8 sempre problematizzata, proprio mentre egli la spinge verso le sue massime capacit\u00e0 espressive, ci\u00f2 accade anche perch\u00e9 Consolo ci d\u00e0 la percezione profonda e costante del fatto che ogni discorso \u00e8 detto da qualcuno, che la parola \u00e8 radicata in un soggetto e che quindi non esistono discorsi che si fanno \u2018da soli\u2019, perch\u00e9 la lingua \u00e8 sempre \u00abin situazione\u00bb, come ci ha insegnato Michail Bachtin, e dopo di lui la pragmatica e la linguistica degli Speech Acts. Non esiste una lingua astratta, perch\u00e9 le parole derivano da persone che le hanno dette o scritte, e questo significa che le parole sono dotate di una capacit\u00e0 di verit\u00e0 legata, e non \u00e8 una contraddizione, proprio al fatto che derivano da qualcuno che le utilizza in relazione ad una specifica esperienza di vita. In altri termini, in ogni parola c\u2019\u00e8 un vissuto che si afferma: e quindi per Consolo anche il pi\u00f9 cattivo, il pi\u00f9 stupido e il pi\u00f9 infame degli uomini ci dir\u00e0 delle verit\u00e0 perch\u00e9 ci parler\u00e0 di qualcosa che ha davvero vissuto; e la sua verit\u00e0 far\u00e0 tutt\u2019uno con i limiti invalicabili della sua parzialit\u00e0, della sua non-verit\u00e0. Nel terzo capitolo del Sorriso dell\u2019ignoto marinaio, per esempio, c\u2019\u00e8 la rappresentazione dall\u2019interno di un personaggio terribile, Frate Nunzio: un reazionario, un violento, un maniaco sessuale, che appartiene alla Chiesa ma al tempo stesso ne fa di tutti i colori, arrivando addirittura ad uccidere una ragazza e a stuprarla dopo morta&#8230; Nelle narrazioni, in genere, come ha spiegato Wayne Booth, raramente si rappresenta il punto di vista dei personaggi spregevoli, perch\u00e9 quando si presenta il punto di vista di qualcuno ci si avvicina alle sue ragioni, alle sue motivazioni. Ma Consolo ci mostra anche il pi\u00f9 cattivo, il pi\u00f9 infame, ci mostra che \u00e8 possibile metterlo in scena, perch\u00e9 cos\u00ec svela e offre alla nostra comprensione una realt\u00e0 esistenziale. L\u2019ossessione di radicare il discorso dentro qualcuno che parla \u00e8 anche un modo di mettere in scena la concreta verit\u00e0 nell\u2019esistenza. Da un altro lato per\u00f2, proprio perch\u00e9 le parole sono sempre di qualcuno, Consolo ci mostra che le parole sono sempre una mistificazione; qui sta l\u2019altro lato della mission impossibile consoliana: \u00abdevo dire la verit\u00e0, ma se la verit\u00e0 \u00e8 sempre di qualcuno, non potr\u00e0 mai essere una verit\u00e0 assoluta, e quindi devo anche criticarla, demistificarla\u00bb. La complessit\u00e0 del discorso che Consolo fa sulla parola \u00e8 grandissima, come possiamo vedere bene nel capitolo VI del Sorriso dell\u2019ignoto marinaio, in cui troviamo la voce del protagonista principale, il barone Enrico Pirajno di Mandralisca, figura storica realmente esistita, che si dedicava ad attivit\u00e0 intellettuali nobili, disinteressate, e forse anche inutili, o comunque di utilit\u00e0 assai limitata: egli era infatti un grande studioso di lumache, un malacologo, e la lumaca diventa simbolo portante del libro, come figura di inutile complicazione, di mescolanza di geometria e caos, come equivalente del labirinto. Mandralisca si trova a confrontarsi con la violenza della Storia ed \u00e8 chiamato in qualche modo ad impegnarsi, ma non riesce a farlo sino in fondo o, quanto meno, coglie i limiti della propria azione. Consolo rappresenta il barone mentre mette in discussione il proprio discorso, che si presenta anche e proprio come  11 discorso di un intellettuale, che non riesce ad incidere sulla realt\u00e0 storica. Consolo fa cos\u00ec quindi chiaramente una mise en abyme, mettendo in discussione anche il proprio discorso di intellettuale e di scrittore. Al tempo stesso egli imita lo stile di un erudito dell\u2019Ottocento, uno stile un po\u2019 retorico, pomposo, complicato, con una sintassi e un lessico complessi e un po\u2019 involuti. Il passo a cui faccio riferimento \u00e8 una lettera (un testo di fiction che ha l\u2019apparenza di un genere di non fiction) in cui il barone Mandralisca, di Cefal\u00f9, che \u00e8 anche colui che nella realt\u00e0 storica ha acquistato il Ritratto d\u2019ignoto di Antonello da Messina, conosciuto anche come Il ritratto dell\u2019ignoto marinaio, scrive a Giovanni Interdonato, a sua volta personaggio storico reale e militante molto attivo nella vicenda Risorgimentale. Mandralisca scrive dopo la rivolta di Alc\u00e0ra Li Fusi, dove la rabbia dei contadini era esplosa al punto da portarli a massacrare tutti i \u201cnotabili\u201d che si erano trovati sulla loro strada: i padroni, le autorit\u00e0 locali, i benestanti, i preti, ma anche i bambini\u2026 Siamo di fronte quindi a una violenza terribile, da un lato giustificata da secoli di oppressione, ma dall\u2019altro assurda e cieca, come succede spesso in queste rivolte (come accadeva nelle jacqu\u00e9ries, ovvero nella contro-rivolta contadina e realista degli anni della Rivoluzione francese). Ecco le parole di Consolo, che imita uno stile in cui non crede e ci fa vedere, anche nello stile, la necessit\u00e0 di demistificare: Nelle more del giudizio che dovr\u00e0 emettere codesta Corte nei riguardi degli imputati, villani e pastori  , scansati alla fucilazione cui soggiacquero tredici d\u2019essi in Patti, dietro sentenza di quella Commissione Speciale, il d\u00ec 18 dell\u2019agosto scorso, quali in catene e quali latitanti, questa memoria non suoni invito istigativo a far pendere i piatti della bilancia della Giustizia sacra da una parte o dall\u2019altra, ma sia intesa quale mezzo conoscitivo indipendente, obiettivo e franco, di fatti commessi da taluni che hanno la disgrazia di non possedere (oltre a tutto il resto) il mezzo del narrare, a voce o con la penna, com\u2019io che scrivo, o Voi, Interdonato, o gli accusatori o contro parte o giudici d\u2019essi imputati abbiamo il privilegio. E cos\u2019\u00e8 stata la Storia sin qui, egregio amico? Una scrittura continua di privilegiati. A codesta riflessione sono giunto dopo d\u2019aver assistito a\u2019 noti fatti. Or io invoco l\u2019Esser Supremo, l\u2019Intelletto o la Ragione o Chiunque Altro ci sovrasti, a che la mente non vacilli o s\u2019offuschi e mi regga la memoria nel narrare que\u2019 fatti per come sono andati. E narrar li vorrei siccome narrati li aver\u00eca un di quei rivoltosi protagonisti moschettati in Patti, non dico don Ignazio Cozzo, che gi\u00e0 apparteneva alla classe de\u2019 civili e quindi sapiente nel dire e nel vergare, ma d\u2019uno zappatore analfabeta come Peppe Sirna inteso Papa, come il pi\u00f9 giovine e meno malizioso, ch\u00e9 troppe sono, e saranno, le arringhe, le memorie, le scritte su gazzette e libelli che pendono dalla parte contraria agli imputati: sar\u00e0 possibile, amico, sar\u00e0 possibile questo scarto di voce e di persona? No, no! Ch\u00e9 per quanto l\u2019intenzione e il cuore sian disposti, troppi vizzi ci nutriamo dentro, storture, magagne, per nascita, cultura e per il censo. Ed \u00e8 impostura mai sempre la scrittura di noi cosiddetti illuminati, maggiore forse di quella degli ottusi e oscurati da\u2019 privilegi loro e passion di casta. Osserverete: ci son le istruzioni, le dichiarazioni agli atti, le testimonianze&#8230; E bene: chi verga quelle scritte, chi piega quelle voci e le raggela dentro i codici, le leggi della lingua? Uno scriba, un trascrittore, un cancelliere. Quando un immaginario meccanico istrumento tornerebbe al caso, che fermasse que\u2019 discorsi al naturale, siccome il dagherrotipo fissa di noi le sembianze. Se pure, siffatta operazione sarebbe ancora ingiusta. Poi che noi non possediamo la chiave, il cifrario atto a interpretare que\u2019 discorsi. E cade acconcio in questo luogo riferire com\u2019io ebbi la ventura di sentire un carcerato, al castello dei Granza Maniforti, nel paese di Sant\u2019Agata, dire le ragioni nella parlata sua sanfratellana, lingua bellissima, romanza o mediolatina, rimasta intatta per un millennio sano, incomprensibile a me, a tutti, comecch\u00e9 dotati d\u2019un moderno codice volgare. S\u2019aggiunga ch\u2019oltre la lingua, teniamo noi la chiave, il cifrario dell\u2019essere, del sentire e risentire di tutta questa gente? Teniamo per sicuro il nostro codice, del nostro modo d\u2019essere e parlare ch\u2019abbiamo eletto a imperio a tutti quanti: il codice del dritto di propriet\u00e0 e di possesso, il codice politico dell\u2019acclamata libert\u00e0 e unit\u00e0 d\u2019Italia, il codice dell\u2019eroismo come quello del condottiero Garibaldi e di tutti i suoi seguaci, il codice della poesia e della scienza, il codice della giustizia o quello d\u2019un\u2019utopia sublime e lontanissima&#8230; E dunque noi diciamo Rivoluzione, diciamo Libert\u00e0, Egualit\u00e0, Democrazia, riempiamo d\u2019esse parole fogli, gazzette, libri, lapidi, pandette, costituzioni, noi, che que\u2019 valori abbiamo gi\u00e0 conquisi e posseduti, se pure li abbiamo veduti anche distrutti o minacciati dal Tiranno o dall\u2019Imperatore, dall\u2019Austria o dal Borbone. E gli altri, che mai hanno raggiunto i dritti pi\u00f9 sacri e elementari, la terra e il pane, la salute e l\u2019amore, la pace, la gioja e l\u2019istruzione, questi dico, e sono la pi\u00f9 parte, perch\u00e9 devono intender quelle parole a modo nostro? Ah, tempo verr\u00e0 in cui da soli conquisteranno que\u2019 valori, ed essi allora li chiameranno con parole nuove, vere per loro, e giocoforza anche per noi, vere perch\u00e9 i nomi saranno interamente riempiti dalle cose.  12 Che vale, allora, amico, lo scrivere e il parlare? La cosa pi\u00f9 sensata che noi si possa fare \u00e8 quella di gettar via le chine, i calamari, le penne d\u2019oca, sotterrarle, smetter le chiacchiere, finirla d\u2019ingannarci e d\u2019ingannare con le scorze e con le bave di chiocciole e lumache, limaccia, babbal\u00f9ci, fango che si maschera d\u2019argento, bianca luce, esseri attorcigliati, spiraliformi, viti senza fine, nuvole coriacee, riccioli barocchi, viscidumi e sputi, strie untuose\u2026 \u00bb 18 . Ci sono coloro che hanno il diritto di prendere la parola e coloro che non riescono a raccontare la propria storia: e la letteratura sar\u00e0 quindi anche un modo di dare voce a chi non pu\u00f2 parlare. Ma \u00e8 importante notare il lato critico dei personaggi consoliani, ossia mettere in discussione il loro discorso proprio nel momento stesso in cui lo pronunciano. Appare anche, s\u00ec, il sogno di dire le cose come stanno, ma \u00e8 un sogno impossibile, perch\u00e9 il barone di Mandralisca parler\u00e0 fatalmente come un barone, anche se barone progressista, \u201cdi sinistra\u201d. Ricordiamo che Peppe Sirna, detto Papa, \u00e8 un bracciante agricolo, analfabeta, di cui, come accennato, si rappresenta nel cap. v il punto di vista, contrapposto poi alla sua morte, e di cui Consolo inserisce nell\u2019ultima Appendice il vero certificato di morte. Significativamente, \u00abimpostura\u00bb \u00e8 un termine che ricorre spesso in un\u2019opera di Leonardo Sciascia a cui Consolo guarda sovente, e soprattutto per Il sorriso: Il consiglio d\u2019Egitto. Le parole non sono solo parole, dice anche chiaramente Mandralisca, che da questo piunto di vista \u00e8 un porta-parola dell\u2019autore, ma rinviano ad una situazione culturale, ad un modo di sentire e ad emozioni che sono culturalmente e socialmente determinate. Il barone Mandralisca sogna un giorno in cui \u00able parole siano intieramente riempite dalle cose\u00bb: ma Consolo ci fa intuire che questo \u00e8 un sogno impossibile\u00bb. Allo stesso tempo, bisognerebbe scongiurare il rischio di smettere di scrivere, di parlare. In Consolo c\u2019\u00e8 insomma sempre una tensione verso l\u2019assoluto della parola che confina con l\u2019afasia: qualcosa che, mutatis mutandis, lo avvicina al rischio dell\u2019afasia e della pagina bianca in Mallarm\u00e9, o alla tentazione di buttar via la penna, di smettere di scrivere, perch\u00e9 non ce n\u2019\u00e8 pi\u00f9 bisogno o comunque non serve a niente, come ha fatto a Rimbaud, che smise di scrivere poesie, andando a fare il mercante di cannoni. Pu\u00f2 parere strano questo accostamento per il \u201cmeridionalista\u201d Consolo: eppure egli fa stare insieme, fa convivere l\u2019impegno e la tentazione del silenzio, proprio perch\u00e9 mette in discussione il senso delle parole, di qualsiasi parola. Per lui \u00e8 quindi necessario essere consapevoli dei limiti della parola e per\u00f2 anche combattere contro questi limiti. E come? Proprio con la strategia di moltiplicazione, di pluralizzazione: cui \u00e8 dedicata la terza parte del mio discorso. La parola plurale \u00c8 possibile combattere i limiti della parola o, meglio, provare a combatterli &#8211; perch\u00e9 questi limiti comunque resteranno -, ma bisogna spingerli oltre se stessi, in un certo senso \u00ablanciare il cuore oltre l\u2019ostacolo\u00bb: lo lanceremo, non ce la faremo, ma \u00e8 necessario, bisogna farlo, altrimenti non ci sar\u00e0 letteratura. Consolo si pone il problema dei limiti della parola, facendoci capire che esso \u00e8 intimamente legato alla questione degli intellettuali. In lui c\u2019\u00e8 infatti, non a caso, una presenza molto profonda del pensiero di Gramsci, un autore che ha posto costantemente la \u00abquestione degli intellettuali\u00bb, ovvero del loro ruolo storico, specie in rapporto alle peculiarit\u00e0 della storia italiana, e alla necessit\u00e0 di abbandonare la posizione <br>*<br>18 Cfr. V. CONSOLO, Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio (cap. VI), in V. CONSOLO, L\u2019opera completa, cit., pp. 215- 217. 13 <br>**<br>dell\u2019intellettuale tradizionale, orgoglioso di far parte di una casta, per diventare intellettuale organico, partecipe di un progetto politico. Ma torniamo alla strategia consoliana di pluralizzazione, cercando di capire la complessit\u00e0 di Consolo, che opera a tanti livelli, non solo al livello stilistico. Per esempio a livello di genere, poich\u00e9 i generi nei suoi testi (salvo forse in La ferita dell\u2019aprile) sono sempre rimescolati. Lunaria, ad esempio, \u00e8 un libro che parla nuovamente della Sicilia, in particolare di Palermo, di una Palermo settecentesca un po\u2019 storica e un po\u2019 inventata, di una Palermo bellissima e corrotta. Quest\u2019ambivalenza, lo sappiamo, vale per tutta la Sicilia: e poi anche per la vita tutta, \u00abbellissima e terribile\u00bb allo stesso tempo. Lunaria \u00e8 la storia fantasiosa di un momento drammatico, in cui cade sulla terra un pezzo della luna. La luna, ammalatasi a causa della corruzione del mondo, perde un pezzo, che cade in una remota contrada, lontana dalla corte di Palermo, dove \u00e8 ambientata inizialmente la rappresentazione: una contrada dove vivono dei contadini che portano in s\u00e9 ancora un\u2019autenticit\u00e0 emotiva, sentimentale; quindi non a caso la luna sceglie di cadere proprio l\u00ec: \u00e8 un segnale proprio dell\u2019intima verit\u00e0 dei suoi abitanti, dell\u2019autenticit\u00e0 di questi contadini, in qualche modo riconosciuta da un evento cosmico emblematico. Il vicer\u00e9, allo stesso tempo uomo di potere e intellettuale problematico, porter\u00e0 la propria corte proprio l\u00ec dov\u2019\u00e8 caduto il pezzo di luna, che verr\u00e0 raccolto e riappiccicato al suo posto. La contrada verr\u00e0 allora chiamata Lunaria. Ma ecco invece un\u2019immagine della bellissima e corrotta Palermo: Ecco il pi\u00f9 bel promontorio del mondo, corona di Ruggeri e di Guglielmi, ecco la grotta ove s\u2019adagia l\u2019Odalisca santa, la vergine romita, avida d\u2019omaggi, d\u2019allusioni, di maschili moventi sfigurati, sospiri, ardori, ceri esorbitanti\u2026 Declina, si scioglie quella roccia all\u2019Arenella, all\u2019Acquasanta: ed ecco il feudo senza barone, il regno di nessuno, la piana che palpita di scaglie, mobile strada per le Spagne, per le Afriche, per oltre le Colonne, la porta delle Nuove Indie\u2026 Da dove vengono, dove vanno tanti uccelli bianchi, tanti fiocchi, tanti vascelli del sogno? Che predano, quali speranze portano? (Esce dal suo nascondiglio e si sposta davanti al terzo balcone.) E qui \u00e8 il corpo grande, la maschera della giovine disfatta, la rossa, la palmosa, la bugiarda\u2026 Ah la processione di cupole smaglianti, giare andaluse, lozas doradas, le facciate di zuccheri, cannelle, mandorlate, la pampill\u00f3nia dei marmi nelle chiese, e i monasteri d\u2019ombre, bocce ove crescono lieviti malsani, e i conventi turpi, Ost\u00e9rii di supplizi, cani ch\u2019alimentano roghi disumani, vampate di barbarie\u2026 E i superbi palazzi de\u2019 superbi, in gara eterna col Nostro, con Noi, con gli D\u00e8i\u2026 E i giardini, le fontane, le peschi\u00e8re, impensabili ville sopra i Colli, alla Bagar\u00eca, pietrificazioni d\u2019orgogli, d\u2019incubi, follie, sonni, echi snaturati di Cube, di Zise, di Fav\u00e0re\u2026 Ah citt\u00e0 bambina, ah vanit\u00e0 crudele, ah fermento cieco, serpaio, covo di peste, di vaiolo, esplosione di furie, ribellioni! Ah carnezzeria feroce, stazzo di lupi, tana di sciacalli!\u2026 Ignorancia, altaneria, loc\u00f9ra, tumba de verdad, cuna de matanza!\u00bb 19 La struttura del testo \u00e8 teatrale, con le dramatis personae, le scene e le didascalie; ma, al tempo stesso, siamo davanti a una fiaba, che per\u00f2 \u00e8 anche un testo molto poetico, in gran parte scritto in versi20. Quindi Lunaria \u00e8 teatrale e non \u00e8 teatrale, \u00e8 una fiaba, ma allude anche alla storia, \u00e8 poesia e allo stesso tempo ha una dimensione saggistica, che la rende affine a un conte philosophique. E qui gli esempi potrebbero continuare. Si pensi a un libro come L\u2019ulivo e l\u2019olivastro: \u00e8 un saggio o una narrazione? A che genere appartiene? I testi di Consolo sono quindi caratterizzati quasi sempre da un\u2019alta complessit\u00e0 a livello di genere, da un addensamento, una pluralizzazione anche sul piano macro-strutturale. Vi \u00e8 poi, ma lo sapevamo gi\u00e0, <br>*<br>19 V. CONSOLO, Lunaria, Torino, Einaudi, 1985; ora in Id., L\u2019opera completa, cit., pp. 276-277. 20 Recentemente Etta Scollo, una cantante siciliana che vive e lavora in Germania, ha musicato i testi in versi di Lunaria, facendone un disco bellissimo: Nella gioia luminosa dell\u2019inganno, Jazzhouse, 2013. La Scollo si occupa di repertorio siciliano classico, come quello di Rosa Balistreri, per esempio. 14 una grande complessit\u00e0 a livello di lingua, tanto che si \u00e8 parlato di \u00abplurilinguismo\u00bb per la lingua di Consolo; ma Cesare Segre obiettava giustamente che \u00abplurilinguismo\u00bb \u2013 come ci ha spiegato anzitutto Bachtin, che Segre riprende \u2013 \u00e8 anche \u00abpolifonia\u00bb, cio\u00e8 pluralit\u00e0 di prospettive, e dunque non si tratta soltanto di molte lingue, ma di diverse prospettive sul mondo. Per questo \u00abraccogliere le parole\u00bb, come fa Consolo, significa cercare di preservare la \u00abbiodiversit\u00e0\u00bb del linguaggio, la sua variet\u00e0, e dunque quella delle culture che lo impiegano. In Consolo vi \u00e8 una moltiplicazione anche a livello di tono: di solito si \u00e8 insistito sul lato tragico di Consolo, che si fa pi\u00f9 unilaterale nelle ultime opere, quando il suo linguaggio e la sua prospettiva hanno iniziato a farsi pi\u00f9 cupi. Per\u00f2 mi sembra importante sottolineare quanto c\u2019\u00e8 di ironico e persino di comico in Consolo e quanto la sua rappresentazione mescoli continuamente l\u2019alto e il basso: come per esempio nel personaggio di Vito Parlagreco, un contadino che parla solo dialetto, a dispetto del suo cognome&#8230;. Vito fa una riflessione d\u2019intonazione leopardiana, e si chiede: \u00abMa che siamo noi? Che siamo?\u00bb si chiedeva Vito Parlagreco, masticando pane e pecorino con il pepe. \u00abFormicole che s\u2019ammazzan di travaglio in questa vita breve come il giorno, un lampo.\u00bb 21 Una riflessione altissima, metafisica ed esistenziale, fatta da un personaggio di modestissima condizione e di ancor pi\u00f9 modesta caratura intellettuale, mentre mangia pane e pecorino: ma il suo formaggio e la sua condizione di persona ignorante, di bracciante, si mescolano visibilmente con le sue nobili interrogazioni, cambiandone profondamente il tono. Ancora: in Consolo vi \u00e8 una costante mescolanza di poesia e di prosa. Qui la critica ha lavorato molto ed \u00e8 stato notato spesso che i testi di Consolo possono essere riscritti mettendo in molti luoghi gli \u2018a capo\u2019 e quindi creando dei versi, che sono gi\u00e0 presenti nella ritmica, anche \u2018per l\u2019occhio\u2019. Spesso, significativamente, si hanno delle sequenze di endecasillabi e settenari, che certo alludono proprio al modello della canzone leopardiana. Ma questi versi, comunque, non sono propriamente versi, tranne in Lunaria o in qualche altro luogo, perch\u00e9 a rigore restano comunque prosa. In questo senso penso che Consolo condivida l\u2019aspirazione a fare una prosa narrativa che sia completamente poesia, aspirazione che era di Vittorini, per certi versi un maestro per Consolo: anche se, absit iniuria verbis, la qualit\u00e0 della scrittura di Consolo \u00e8 a mio avviso superiore a quella di Vittorini. Ancora: spesso Consolo fa entrare in conflitto, in calcolata contraddizione, diverse voci. Citer\u00f2 qui soltanto Retablo, in cui si raccontano e s\u2019intrecciano pi\u00f9 storie d\u2019amore. Retablo \u00e8 un termine spagnolo che indica una \u00abpala d\u2019altare\u00bb: e il libro \u00e8 costruito proprio come una pala d\u2019altare, con un capitolo breve all\u2019inizio e uno breve di analoghe dimensioni alla fine, e con in mezzo una parte molto pi\u00f9 ampia, proprio a simulare la proporzione fra le parti di un polittico. Nel primo capitolo, il primo \u201cquadro\u201d del retablo, vi \u00e8 il racconto di Isidoro, disperato, che rimpiange la sua amata Rosalia; alla fine troveremo il racconto speculare di Rosalia, che ci rivela come, anche se si prostituiva, ha sempre amato solo Isidoro. Deve lasciarlo, ma lo ama. Al centro vi \u00e8 un altro romanzo d\u2019amore, assai pi\u00f9 ampio, che ha come protagonista Fabrizio Clerici, che \u00e8 anche il narratore principale. Abbiamo quindi tre protagonisti e tre narratori, che si alternano e alludono anche a una struttura pittorica: ma Fabrizio Clerici era anche un pittore vero, contemporaneo e amico di Consolo, di cui nell\u2019edizione Sellerio sono 21 V. CONSOLO, Filosofiana, in Le pietre di Pantalica, cit., p. 541. 15 anche riprodotti dei quadri. Bisogna ammettere che un difetto serio del Meridiano \u00e8 quello di non aver potuto aggiungere le immagini e le copertine di tutti i libri, che erano parte integrante dell\u2019operazione artistica, e che inoltre ribadiscono l\u2019interesse di Consolo per la storia dell\u2019arte e la pittura in particolare, che si fanno spesso parte integrante della sua scrittura. Ma c\u2019\u00e8 ancora un\u2019ulteriore complicazione, perch\u00e9 in realt\u00e0 Fabrizio Clerici d\u00e0 costantemente la parola ad altri personaggi che, a loro volta, raccontano delle lunghe storie e diventano, come direbbe Genette, narrateurs de deuxi\u00e8me d\u00e9gr\u00e9, quindi ancora altre voci. Inoltre, se c\u2019\u00e8 la Rosalia numero uno, ovvero quella dell\u2019ultimo capitolo, l\u2019amata di Fra\u2019 Isidoro \u2013 un frate che poi deve allontanarsi dal convento -, c\u2019\u00e8 anche un\u2019altra Rosalia, Rosalia Granata, che pure, nel capitolo Confessione 22 , racconta una storia in cui si parla di amori controversi con preti e che viene presentata come se fosse fisicamente scritta sul retro, sul verso delle pagine che Fabrizio Clerici sta scrivendo. Quindi c\u2019\u00e8 una pagina scritta in carattere tondo e una, dietro, scritta in carattere corsivo, come un secondo racconto, perch\u00e9 Fabrizio dice che sta usando una carta che \u00e8 gi\u00e0 stata usata: dove si assiste a uno sfondamento del testo nella realt\u00e0, a un\u2019uscita nella materialit\u00e0 della scrittura e della costituzione fisica del testo, che \u00e8 poi un\u2019altra maniera di cercar di andare oltre i confini della parola, di segnalarceli e, allo tempo stesso, di vincerli. La mescolanza tra scrittura e pittura \u00e8 un\u2019altra forma di pluralizzazione, di sfondamento, come per esempio il riferimento costante nel Sorriso dell\u2019ignoto marinaio al Ritratto d\u2019ignoto di Antonello da Messina, a cui assomiglia in modo incredibile uno dei personaggi, Giovanni Interdonato, di cui conosciamo l\u2019aspetto fisico, appunto perch\u00e9 scopriremo, assieme a Mandralisca, che \u00e8 identico al ritratto di Antonello da Messina. Consolo ci sta cos\u00ec spingendo, con una sorta di \u201cviolenza\u201d semiotica, al di fuori del testo, che pure resta fatalmente un testo. E potrei citare ancora come ne Lo spasimo di Palermo si parli del cinema, mettendo in gioco un altro codice semiotico. Consolo continua quindi a mescolare i vari codici e a fare questo gioco teatrale in molte sue opere, come in La ferita dell\u2019aprile o in Retablo, in cui si parla di spettacoli teatrali e se ne mostra la messa in scena, ricordando intanto, con una prospettiva barocca, molto spagnola ma non meno siciliana, che la vita \u00e8 un teatro, e forse addirittura che \u00abla vita \u00e8 sogno\u00bb. Il richiamo a Calder\u00f3n de la Barca e a Cervantes \u00e8 esplicito: infatti in Retablo viene messo in scena un intermezzo (un entrem\u00e9s) di Cervantes, mentre il resoconto narrativo dice esplcitamente che la vita in qualche modo \u00e8 recitazione e illusione. L\u2019edizione di Consolo nei Meridiani In questa edizione dei Meridiani ho cercato di dare il pi\u00f9 possibile la parola a Vincenzo Consolo e negli apparati ho usato tutto quello che ho potuto trovare di sue dichiarazioni. L\u2019ho anche intervistato e interrogato per circa tre mesi, nell\u2019autunno del 2011: e qui vorrei ricordare con grande affetto e intensit\u00e0 la sua generosit\u00e0 e il suo coraggio, poich\u00e9 persino negli ultimi mesi di vita continuava a rispondere senza sosta alle mie sollecitazioni, ai miei dubbi. Anche per me \u00e8 stato difficile, e non nascondo che quel lavoro mi dava una grande angoscia: ma Consolo era anche certo contento che stessimo lavorando insieme all\u2019edizione completa delle sue opere. Sono stati mesi affascinanti e terribili, durante i quali sino a poche settimane prima della morte egli continuava a riflettere sul suo lavoro e a spiegarlo; e anche, voglio sottolinearlo, sino a pochi giorni prima della morte continuava a scherzare. 22 V. CONSOLO, Retablo, cit., pp. 416-422, alle pagine pari.  16 Certo, negli ultimi anni si era incupito; ma Consolo certo non \u00e8, come ho gi\u00e0 sottolineato prima, solo uno scrittore che sa adoperare esclusivamente il tragico: egli \u00e8 stato un uomo molto spiritoso e vivace, e anche la sua scrittura, a ben guardaare, ce lo mostra cos\u00ec. Cos\u00ec ho potuto dargli la parola anche attraverso le molte risposte che mi ha dato direttamente, soprattutto domande su singole parole. In seguito ho raccolto le numerose lettere che ha scritto ai traduttori, rispondendo alle loro infinite domande: perch\u00e9 Consolo, certo, \u00e8 difficile e i traduttori avevano tanti dubbi. Gli scrivevano moltissimo e Consolo rispondeva con lettere che vanno dalle due alle venti pagine circa, in cui rispondeva una per una a tutte le loro domande, di nuovo con cortesia e generosit\u00e0 straordinarie. Nel Meridiano si trova spesso la sigla LT, che significa \u00ablettere ai traduttori\u00bb, senza per\u00f2 l\u2019indicazione ogni volta del nome del traduttore a cui Consolo aveva risposto, perch\u00e9 sarebbe stata una scelta editorialmente troppo macchinosa. Per\u00f2 ho raccolto tutte queste sue risposte, in modo che la stragrande maggioranza delle questioni poste dal testo al lettore \u00e8 di fatto chiarita dalle sue stesse parole, in modo da non lasciare dubbi. Ho poi costruito, con la Cronologia, una biografia di Consolo, che prima mancava totalmente: la sua vita forse non ha grandissimi eventi, ma ci sono tantissime cose interessanti. Qui vorrei anzitutto ricordare che Consolo si \u00e8 laureato in Giurisprudenza. \u00c8 comprensibile che abbia scelto questo corso di laurea, certo, perch\u00e9 in Meridione, dove non ci sono grandi industrie, moltissimi studiano per ottenere una laurea in Giurisprudenza, cos\u00ec da fare poi l\u2019avvocato o il magistrato o il notaio. Ma per Consolo \u00e8 stato un po\u2019 diverso, forse un po\u2019 pi\u00f9 complicato: perch\u00e9 il padre, il nonno e il bisnonno di Consolo, da tre o quattro generazioni, erano commercianti di alimentari. Essi raccoglievano un eccellente olio di Sicilia, che veniva usato per \u2018tagliare\u2019 e integrare la scarsa produzione di un olio ligure di una grande azienda, quella dei Fratelli Costa, che fingevano di vendere olio di Liguria. La Sicilia, quindi, come spesso accadeva, era sfruttata da quelli del Nord, che ne traevano lauti guadagni. La famiglia Consolo raccoglieva dunque l\u2019olio che andava alla grande azienda Costa, che peraltro esiste ancora. Per\u00f2 ad un certo punto i Consolo hanno pensato di creare la loro l\u2019azienda invece di far guadagnare tanti soldi a industriali liguri: e a quel punto hanno deciso che il settimo dei nove figli di Calogero, Vincenzo, avrebbe dovuto seguire studi universitari di chimica. Ma questi voleva studiare Lettere e poich\u00e9 la famiglia, soprattutto gli zii, avrebbero voluto impedirgliele, perch\u00e9 li consideravano \u00abstudi da femmine\u00bb, alla fine Giurisprudenza viene scelta come una mediazione: Vincenzo avrebbe dovuto diventare l\u2019esperto legale dell\u2019azienda di famiglia. Mi permetter\u00f2 ora di raccontarvi ancora qualche aneddoto divertente della vita di Consolo e dei suoi familiari. Ecco il primo: a Sant\u2019Agata di Militello, cittadina del Nord nella provincia di Messina, in realt\u00e0 un po\u2019 pi\u00f9 vicina a Palermo che a Messina, davanti alle isole Eolie, i Consolo avevano un negozio di alimentari, dove vendevano olio, granaglie varie e pasta, che allora veniva venduta sfusa. C\u2019era la pasta di prima, di seconda e di terza qualit\u00e0, quest\u2019ultima comprata dai pi\u00f9 poveri. Al negozio dei Consolo si recava sempre il barone Lucio Piccolo, poeta, diventato molto noto per un articolo su di lui scritto da Eugenio Montale, anche se la sua notoriet\u00e0 sarebbe poi stata superata di molto da suo cugino, Giuseppe Tomasi di Lampedusa. I Piccolo erano molto ricchi, avevano una propriet\u00e0 straordinaria e anche una grande, bellissima villa a Capo d\u2019Orlando, Villa Vina: propriet\u00e0 che poi gli furono praticamente rubate da amministratori disonesti. Il barone Piccolo andava a far la spesa dai Consolo, o  17 meglio faceva andare il suo autista, Peppino, poich\u00e9 lui non usciva mai dall\u2019auto imponente con cui si faceva portare in giro, una Lancia Lambda, forse perch\u00e9 noblesse oblige\u2026 o forse anche perch\u00e9 c\u2019era la puzza di pesce che lo disturbava \u2013 dice Consolo stesso. Peppino comprava cinquanta chili di pasta di seconda qualit\u00e0, e il nonno di Consolo continuava a domandarsi perch\u00e9 il barone Piccolo, cos\u00ec ricco, acquistasse pasta di seconda qualit\u00e0; era scandalizzato, perch\u00e9 gli sembravano troppo tirchi. Un giorno chiese a Peppino il perch\u00e9 e questi rispose: \u00abMa no, quella \u00e8 per i cani\u2026\u00bb. Secondo scandalo: allora i baroni Piccolo erano troppo spendaccioni\u2026, e sprecavano pasta comunque buona che sarebbe stata pi\u00f9 opportunamente da dare ai cristiani! Un altro aneddoto divertente della biografia di Consolo e della Cronologia riguarda l\u2019acquisto del primo televisore. I Consolo non erano ricchi, per\u00f2 stavano bene in quanto commercianti e quindi acquistarono presto un televisore, e, come accadeva allora, invitavano spesso amici e parenti a guardare i programmi RAI. Una sera la famiglia era riunita intorno alla tavola e tutti mangiavano con la televisione accesa: tranne la zia Rosina, di anni novanta, che non mangia quasi nulla e se ne resta tutta triste ed intimidita in disparte. Alla fine della serata esclama: \u00abMa che vergogna! Mangiare davanti a tanti estranei\u2026 \u00bb. Un altro aneddoto. Un giorno Vincenzo e sua moglie Caterina &#8211; che voglio ringraziare infinitamente per l\u2019ospitalit\u00e0 e la generosit\u00e0, perch\u00e9 per tre anni e mezzo mi ha accolto con affetto e disponibilit\u00e0 impareggiabili \u2013 hanno finalmente ospite a cena Leonardo Sciascia, che era il migliore amico di Vincenzo. Caterina vuole fare bella figura, e, essendo originaria della zona di Bergamo, in pi\u00f9 residente a Milano, decide di preparare una cena alla milanese \u2013 risotto con lo zafferano e cotoletta alla milanese -. Sciascia mangia tutto con appetito e gusto e alla fine sentenzia: \u00abPer\u00f2 se non mangio la pasta mi sembra di non aver mangiato\u2026! \u00bb. Per tornare agli apparati dell\u2019edizione, e per terminare, nella parte finale del Meridiano c\u2019\u00e8 anche un Glossario, ovvero una raccolta lemmatica delle parole ricorrenti che possono creare delle incomprensioni; anche in questo caso una buona parte delle parole mi \u00e8 stata illustrata e chiarita dallo stesso Consolo. Le Note e notizie sui testi, che sono frutto di un lavoro davvero molto lungo e approfondito, forniscono una ricostruzione ampia e sistematica della storia di tutti i testi del Meridiano. Voglio segnalare, fra le altre, la ricostruzione della storia redazionale ed editoriale di La ferita dell\u2019aprile, il libro d\u2019esordio, attraverso cui Consolo assume piena consapevolezza di essere davvero uno scrittore e combatte contro chi vuole fargli cambiare troppo, snaturando il suo stile, cos\u00ec laboriosamente costruito: \u00e8 una battaglia importante e decisiva, di cui ora ho ricostruito tutto il percorso, attraverso le varianti e attraverso le lettere. Un\u2019altra sezione delle Note e notizie sui testi che ci offre dati finora non conosciuti \u00e8 quella in cui mostro la genesi di Le pietre di Pantalica, un libro nato come reportage storico-giornalistico sul processo ai frati estorsori di Mazzarino, per una collana sui processi celebri diretta da Giulio Bollati e Corrado Stajano, e poi diventato in corso d\u2019opera un progetto di romanzo-storico sulla cittadina di Mazzarino: ma anche questo progetto \u00e8 stato nuovamente riorganizzato, anche se \u00e8 stato in parte compiuto, e ancora se ne percepiscono le linee portanti nella struttura del libro cos\u00ec come lo leggiamo ora, specie nelle prime due parti. L\u2019edizione Mondadori \u00e8 poi corredata da una vastissima Bibliografia. In conclusione, vorrei comunque sempre ricordare, financo con insistenza, come in Consolo troviamo una continua tensione verso la vita, per il gusto del vivere: forse non \u00e8 cos\u00ec banale ricordare quante volte egli parli di cibi, di dolci; per me, curatore, \u00e8 stato fra l\u2019altro un grande e non sempre facile lavoro trovare tutte le spiegazioni dei diversi dolci, dei vari formaggi, dei materiali per preparare e cucinare. Sono convinto che tutto ci\u00f2 ha a che fare con una percezione sensuale, piena di godimento della vita. Consolo \u00e8 uno scrittore problematico, drammatico, ma dobbiamo anche sentire in lui tutta questa vitalit\u00e0, questa voglia di farci sentire appunto che questo luogo che \u00e8 il mondo \u00e8 tremendo, ma \u00e8 anche bellissimo. Vorrei finalmente davvero chiudere, leggendo l\u2019inizio di Retablo, in cui il fraticello Isidoro parla della sua Rosalia. Due brevi commenti linguistico-letterari prima di leggere il testo. Consolo costruisce un attacco di romanzo in cui c\u2019\u00e8 un nome di donna a partire dal quale produce vari giochi linguistici: si tratta di una reinvenzione, non certo solo una riscrittura, dell\u2019attacco di Lolita in Nabokov, dove c\u2019\u00e8 tutta una serie di giochi linguistici sul nome di Lolita. Qui Consolo gioca su Rosalia, che \u00e8 Rosa, il fiore, e Lia, che cio\u00e8 \u201clega\u201d (dal verbo \u201cliare\u201d che significa \u201clegare\u201d); ma va aggiunto che Rosalia \u00e8 la Santa Patrona di Palermo e di Rosalia si parla ricordando non solo lei come santa, ma anche la cripta, la grotta di Santa Rosalia, a Palermo, dove c\u2019\u00e8 una teca di cristallo con una sua statua molto venerata. Di questa grotta parla a lungo Goethe nel suo Viaggio in Italia, cui Consolo fa chiaramente riferimento: il che ci ricorda anche che Retablo \u00e8 anche un libro di viaggio, che riprende la grande tradizione della letteratura di viaggio Sette-Ottocentesca: Rosalia. Rosa e lia. Rosa che ha inebriato, rosa che ha confuso, rosa che ha sventato, rosa che ha r\u00f3so, il mio cervello s\u2019\u00e8 mangiato. Rosa che non \u00e8 rosa, rosa che \u00e8 datura, gelsomino, b\u00e0lico e viola; rosa che \u00e8 pomelia, magnolia, z\u00e0gara e cardenia. Poi il tramonto, al vespero, quando nel cielo appare la sfera d\u2019opalina, e l\u2019aere sfervora, cala misericordia di frescura e la brezza del mare valica il cancello del giardino, scorre fra colonnette e palme del chiostro in clausura, coglie, coinvolge, spande odorosi fiati, olezzi distillati, balsami grommosi. Rosa che punto m\u2019ha, ahi! con la sua spina velenosa in su nel cuore. Lia che m\u2019ha liato la vita come il cedro o la lumia il dente, liana di tormento, catena di bagno sempiterno, libame oppioso, licore affatturato, letale pozione, lilio dell\u2019inferno che credei divino, lima che sordamente mi corrose l\u2019ossa, limaccia che m\u2019invischi\u00f2 nelle sue spire, lingua che m\u2019attass\u00f2 come angue che guizza dal pietrame, lioparda imperiosa, lippo dell\u2019alma mia, liquame nero, pece dov\u2019affogai, ahi!, per mia dannazione. Corona di delizia e di tormento, serpe che addenta la sua coda, serto senza inizio e senza fine, rosario d\u2019estasi, replica viziosa, bujo precipizio, pozzo di sonnolenza, cieco vagolare, vacua notte senza lume, Rosalia, sangue mio, mia nimica, dove sei? T\u2019ho cercata per vanelle e per cortigli, dal Capo al Borgo, dai Colli a la Marina, per piazze per chiese per mercati, son salito fino al Monte, sono entrato nella Grotta: lo sai, uguale a la Santuzza, sei marmore finissimo, lucore alabastrino, ambra e perla scaramazza, m\u00e0ndola e vaniglia, pasta martorana fatta carne. Mi buttai ginocchioni avanti all\u2019urna, piansi a singulti, a scossoni della cascia, e pellegrini intorno, \u201cmeschino, meschino&#8230;\u201d, a confortare. Ignoravano il mio piangere blasfemo, il mio sacrilego impulso a sfondare la lastra di cristallo per toccarti, sentire quel piede nudo dentro il sandalo che sbuca dall\u2019orlo della tunica dorata, quella mano che s\u2019adagia molle e sfiora il culmo pieno, le rose carnacine di quel seno&#8230; E il collo tondo e il mento e le labbruzze schiuse e gli occhi rivoltati in verso il Cielo&#8230; Rosalia, diavola, mag\u00e0ra, cassariota, dove t\u2019ha portata, dove, a chi t\u2019ha venduta quella ceraola, quella vecchia bagascia di tua madre?<br>*<br>23 23 V. CONSOLO, Oratorio, (incipit) di Retablo, cit., pp. 369-370. 19 <br>**<br>Riflessioni e domande del pubblico : Laura Toppan : Nello Spasimo di Palermo il personaggio di Gioacchino afferma : \u00ab invidiava i poeti, e maggiormente il veneto, rinchiuso nella solitudine di una Pieve saccheggiata, tu possa del Montello questo mondo, le tue egloghe, amico, il tuo paesaggio avvelenato, il metallo del cielo che vibrava, la puella pallidula vagante, la tua lingua prima balbettante, la tua seconda scoscesa, questo cominciava a dirgli, pensandolo da quella sponda del suo Mediterraneo devastato\u201d. \u00ab Il veneto \u00bb \u00e8 Andrea Zanzotto, rinchiuso nella sua Pieve di Soligo, attento ai cambiamenti epocali e alla trasformazione del paesaggio, come Consolo che, da Milano, \u00e8 attento alle trasformazioni della \u2018sua\u2019 Sicilia. \u00c8 interessante notare che Consolo si definiva un \u00ab archeologo della vita \u00bb e Zanzotto \u00ab un botanico di grammatiche \u00bb. In queste espressioni possiamo ritrovare uno stesso modo di concepire il lavoro letterario. E lo sperimentalismo linguistico e di generi che Consolo attua in prosa, Zanzotto lo raggiunge in poesia. L\u2019affinit\u00e0 tra i due grandi autori la si riscontra anche nella loro apertura europea e sarebbe interessante forse andare pi\u00f9 a fondo di questa consonanza. Giorgia Bongiorno : D : Un altro \u00ab meridonialista europeo \u00bb \u00e8 Gesualdo Bufalino. Che tipo di rapporto o di contrasto c\u2019era tra Consolo e Bufalino? R : Non si amavano molto, non c\u2019era molta simpatia. Consolo sentiva Bufalino come uno scrittore un po\u2019 troppo professore. C\u2019\u00e8 un apprezzamento abbastanza tiepido, anche se c\u2019\u00e8 una foto che gira molto con loro due e Sciascia che ridono: +una foto scattata in occasione della collaborazione per il volumetto Trittico. Complessivamente era un autore che Consolo non riusciva ad amare; ma non penso che vi fosse competizione. Anche Bufalino \u00e8 certo testimone della forza della tradizione siciliana: qualcuno ha detto che \u00e8 la regione d\u2019Italia che ha prodotto la miglior letteratura del Novecento; altri hanno invece detto \u00ab s\u00ec, ma la Sicilia non \u00e8 Italia; la Sicilia \u00e8 la Sicilia\u00bb. Secondo me \u00e8 vero e allo stesso tempo non \u00e8 vero: pensiamo per esempio al titolo di una raccolta di racconti di Consolo, La mia isola \u00e8 Las Vegas, dove il racconto eponimo racconta di un siciliano mafioso che dopo la seconda Guerra Mondiale spera che gli americani si prendano la Sicilia e ne facciano la 51esima stella degli Stati Uniti, cos\u00ec si potrebbe farne finalmente una specie di immensa bisca, come Las Vegas. Consolo era consapevole dell\u2019importanza di molti scrittori siciliani e quindi anche di Bufalino, ma lo avvertiva come troppo \u00abletterato\u00bb, nel senso che in lui non avvertiva cos\u00ec tanta pressione verso la vita. Secondo me \u00e8 importante insistere su questo punto per capire sino in fondo Consolo. Egli ha avuto infatti una vita intellettuale ricchissima, anche dal punto di vista dei contatti e delle amicizie, come per esempio Jos\u00e9 Saramago o Milan Kundera. S\u00e9bastien Ortoleva (studente) : D : Dal punto di vista dei rapporti con altri autori, com\u2019era il rapporto che Consolo aveva con Sciascia ? R : Consolo ha sempre avuto un\u2019ammirazione grandissima per Sciascia, sia come intellettuale che come persona, per\u00f2 ha sempre pensato che il modello di letteratura di Sciascia non fosse quello \u2018giusto\u2019, perch\u00e9 troppo comunicativo, pi\u00f9 vicino alla saggistica, pi\u00f9 denotativo, e che invece fosse necessario fare \u2018altra\u2019 letteratura. Dal punto di vista della pratica letteraria quindi  20 Consolo ha sempre contestato il suo grande amico, in modo esplicito, ma sempre \u2018amoroso\u2019, perch\u00e9 l\u2019affetto per lui \u00e8 sempre rimasto grande. L\u2019ha difeso infatti anche nei momenti pi\u00f9 difficili, per esempio all\u2019indomani dell\u2019uscita dell\u2019articolo I professionisti dell\u2019anti-mafia (gennaio 1987 sul \u00ab Corriere della Sera \u00bb) &#8211; un articolo molto problematico di cui si discute ancora oggi &#8211; in cui Sciascia parla male dei magistrati anti-mafia, del pool di Borsellino e di Falcone, e soprattutto di quest\u2019ultimo. Sciascia parlava, in modo un po\u2019 sprezzante, di coloro che hanno fatto carriera occupandosi di mafia\u2026 Sciascia fu difeso da Consolo, ma altri non furono d\u2019accordo e in effetti bisogna dire che l\u2019articolo fece fare dei passi indietro al lavoro del pool. Questo dimostra che Consolo difendeva Sciascia anche nei momenti in cui sarebbe stato meglio non difenderlo, per\u00f2 lo contestava anche, ovvero contestava quel modello di letteratura troppo comunicativa, rappresentata appunto da Sciascia e anche da Calvino. Per Consolo infatti questo tipo di letteratura non riusciva a \u00abcaricare\u00bb abbastanza il linguaggio come lui voleva fare, tanto che Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio, il suo secondo romanzo, il suo massimo libro, forse il suo capolavoro, di eccezionale complessit\u00e0, comincia proprio con una polemica con Sciascia. Si ricorda il quadro di Antonello da Messina e un episodio che Consolo reinventa ma che in qualche modo \u00e8 storicamente vero, ossia quello di una ragazza che ha sfregiato con un punteruolo un po\u2019 di questo sorriso (e questo danno \u00e8 ancora visibile). Forse l\u2019ha fatto, come racconta Consolo, perch\u00e9 era innamorata di colui che assomigliava proprio al ritratto dell\u2019ignoto, cio\u00e8 Giovanni Interdonato, e forse perch\u00e9 il suo amato si faceva vedere troppo poco, dato che era sempre a combattere per il Risorgimento e l\u2019unificazione d\u2019Italia. Ma lo stesso Consolo ha affermato che quell\u2019attacco al quadro di Antonello &#8211; quadro di cui parla anche Sciascia in un famoso saggio, L\u2019ordine delle somiglianze, e che viene citato all\u2019inizio del Sorriso \u2013 e in quel sorriso sembra poter riconoscere qualcuno che conosciamo, anche se si tratta di una persona che non sappiamo chi sia\u2026 Consolo cita Sciascia, ma poi, quando vuole citare il ritratto sfregiato di cui parla Sciascia, fa un\u2019ironia sul Sorriso che \u00e8 nel ritratto dell\u2019Ignoto, polemizzando proprio con Sciascia. Ancora una volta Consolo ha scelto, programmaticamente, una via lontana da quella di Sciascia, e l\u2019ha fatto anche quando lo cita, poich\u00e9 nel Sorriso ci sono molti rinvii a Il Consiglio d\u2019Egitto e a Morte dell\u2019inquisitore. Consolo non voleva una letteratura tutta razionale, e l\u2019idea di sfregiare il quadro per amore corrispondeva alla vitalit\u00e0, alla passione che Consolo in Sciascia non trovava poi tanto. Il progetto di stile di Consolo \u00e8, se non opposto, molto lontano quindi da quello di Sciascia. Nell\u2019Archivio ho ritrovato tutte la corrispondenza relativa all\u2019edizione del primo romanzo: essa mostra un processo molto importante di questo giovane scrittore che sta acquisendo la consapevolezza di essere uno scrittore e combatte per difendere la propria opera. Consolo si rivolge anzitutto a Basilio Reale, un importante intellettuale \u2013 a sua volta poeta e soprattutto psicanalista \u2013 cha \u00e8 stato colui che ha portato il manoscritto alla Mondadori, e attraverso questo carteggio e anche altre lettere \u2013 per esempio gli interventi dei lettori editoriali \u2013 si pu\u00f2 ricostruire tutto l\u2019iter della pubblicazione. Ma c\u2019\u00e8 ancora molto da fare, perch\u00e9 per il momento mi sono limitato a fare solo una sintesi per spiegare lo stato di questi dattiloscritti: possediamo non soltanto il dattiloscritto della prima versione, che possiamo confrontare con quella finale, ma anche due dattiloscritti uguali: in uno ci sono le note dell\u2019amico Basilio Reale che suggeriva cambiamenti, nell\u2019altro ci sono sia gli interventi suggeriti da Raffaele Crovi, editor alla Mondadori, sia le controcorrezioni di Consolo. Questi a volte cambiava in base alle richieste dell\u2019editore, a volte effettuava delle scelte ancor pi\u00f9 radicali. C\u2019\u00e8 quindi il dattiloscritto, ci sono le varianti interlineari, quelle a margine e quella sul verso dei fogli dattiloscritti, dove Consolo riscrive il pezzo a penna. Attraverso questi documenti preziosi si pu\u00f2 vedere com\u2019egli costruisse piano piano la misura ritmica, perch\u00e9 alle volte scrive un testo quasi identico: copia alcune righe ma cambia qualche pezzetto, cerca la misura giusta: \u00e8 lo spettacolo del \u201cfarsi in diretta\u201d della scrittura. 21 Inoltre nelle carte delle Pietre di Pantalica ho trovato un racconto totalmente inedito, di cui anche Caterina Consolo ignorava l\u2019esistenza: un racconto che \u00e8 un segno del progetto cambiato e di una parte di questo progetto, un racconto che c\u2019\u00e8 nell\u2019apparato del Meridiano e si intitola L\u2019emigrante. C\u2019\u00e8 un certo Vito \u2013 probabilmente il Vito Parlagreco di cui parlavamo prima \u2013 che sta emigrando a Milano. Poi forse Consolo ha ritenuto che spingere anche verso l\u2019emigrazione lo allontanava troppo da quel territorio siciliano in cui doveva restare la rappresentazione. Per\u00f2 questo ritrovamento \u00e8 davvero molto interessante: c\u2019\u00e8 un racconto, non dimenticato ma messo da parte, dell\u2019emigrante che arriva a Milano e vede dal suo punto di vista soggettivo la citt\u00e0. <br><br><br>Conf\u00e9rence du Professeur Gianni TURCHETTA de l\u2019Universit\u00e9 Statale de Milan qui s\u2019est tenue \u00e0 Nancy, le 8 Mars 2016 sous invitation et organisation de Laura Toppan, MCF en Italien (transcription de la conf\u00e9rence enregistr\u00e9e et du dialogue avec le public par Laura Toppan) <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le parole (non) sono pietre: la scrittura plurale di Vincenzo Consolo, fra sperimentalismo e meridionalismo Sperimentalismo ed eticit\u00e0: l\u2019(in)attualit\u00e0 di Consolo Pu\u00f2 destare sorpresa, vista la loro estrema complessit\u00e0 linguistica, ma i libri di Vincenzo Consolo sono stati tradotti in molte lingue: francese, inglese, tedesco, olandese, polacco, portoghese, spagnolo, catalano. 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