{"id":1999,"date":"2015-08-30T06:40:58","date_gmt":"2015-08-30T06:40:58","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1999"},"modified":"2020-05-05T06:43:38","modified_gmt":"2020-05-05T06:43:38","slug":"consolo-e-la-spagna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1999","title":{"rendered":"Consolo e la Spagna"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\">Cervantino contro i padri illuministi: Consolo e la Spagna<\/h1>\n\n\n\n<p>Sciascia, Moravia, Calvino, usciti dal fascismo e dalla guerra, avevano scelto la Francia dei lumi come cultura di elezione: Vincenzo Consolo opponeva loro il dissesto del mondo e la dolce follia rappresentati dai classici spagnoli, in primis Cervantes<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><a href=\"https:\/\/static.ilmanifesto.it\/2015\/08\/06\/milano1988-lo-scrittore-vincenzo-consolo.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/static.ilmanifesto.it\/2015\/08\/06\/milano1988-lo-scrittore-vincenzo-consolo.jpg\" alt=\"Vincenzo Consolo nel 1998\"\/><\/a><figcaption>\u00a0Vincenzo Consolo nel 1998 foto Giovanna Borgese <\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Vincenzo Consolo aveva il viso levigato come un ciottolo marino. Un viso bello e lucente. Nel parlare la statura della sua persona, certo non alta, aumentava. E un sorriso pieno di sottintesi si faceva strada, e tu lo guardavi e ne eri contagiato. Forse Vincenzo sorrideva per gioco, e quel gioco veniva voglia di farlo anche a te.<br>Se gli stavi vicino, seduto con lui allo stesso tavolo, non potevi non sentirne l\u2019energia; cos\u00ec tanta che ti sembrava a volte che il suo corpo tremasse, soprattutto le mani. I suoi furori civili emergevano netti. E capivi che oramai non si sentiva a casa da nessuna parte. Per\u00f2 la sua vera casa era chiaro dove fosse: in Sicilia, non c\u2019era nessun dubbio. Ma lui si era fatto maestro dei dubbi, e per anni aveva viaggiato come se fosse stato in una fuga continua.<br>Ma non si pensi solo alla fuga di chi scappa, di chi non riesce a stare in nessun luogo; si pensi anche alla figura musicale della fuga. Quella che lui cercava era una polifonia geografica, dentro la quale i luoghi si versavano l\u2019uno nell\u2019altro, e il Nord e il Sud perdevano i loro connotati primari e ne assumevano altri, dai quali lo scrittore traeva una vasta gamma di sonorit\u00e0 e di ritmi. Manzoni e Verga si davano la mano.<br>Il viso di Consolo somigliava al ritratto di ignoto di Antonello da Messina. Si tratta di un piccolo quadro, piccolo come spesso piccole sono le pitture di un artista che aveva tutte le qualit\u00e0 per esser considerato anche un miniaturista. Il quadro se ne sta a Cefal\u00f9, nel museo Mandralisca; ha una sala tutta per s\u00e9, e quando gli capiti dinanzi ti guarda con occhi ambigui; sembra che ti segua; forse sta prendendoti per i fondelli.<br>Per arrivare dinanzi al suo sguardo malandrino, hai attraversato alcune sale, e soprattutto ti sei fermato ad ammirare la collezione di conchiglie che il barone Mandralisca, fervente malacologo, era stato capace di radunare in pochi metri quadri. Mandano barbagli nella stanza in cui sono esposte, e gli occhi si perdono nel gioco di curve che li movimenta. La figura della spirale si fa avanti con prepotenza e la linea retta deve retrocedere (si tratta, si sa, di temi cari al saggismo e alla narrativa di Consolo).<br>\u00c8 tale l\u2019identificazione visiva che lo scrittore stabil\u00ec tra s\u00e9 e il ritratto di Antonello che a volte viene il ghiribizzo di lasciarsi trasportare nel flusso di un anacronismo fruttuoso e pensare che sia stato proprio lo scrittore di Sant\u2019Agata di Militello a posare per lui.<br>Parlando di Antonello e del barone Mandralisca siamo gi\u00e0 entrati, quasi senza volerlo, tra le pagine del secondo libro di Consolo, quel\u00a0<em>Sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>\u00a0che fu il frutto di una lunga elaborazione e che venne definito da Leonardo Sciascia come un parricidio.<br>Eh s\u00ec, da qual momento Consolo aveva scelto una sua strada che lo distanziava dall\u2019illuminismo linguistico del suo maestro: punto di vista plurimo, stratificazione linguistica, prosa ritmica, inserti di materiali documentali, e soprattutto un modo di considerare la Storia come un\u2019enorme cava dalla quale estrapolare materiali da sottoporre alla traduzione della letteratura.<br>Tutto questo era anche il risultato di uno spostamento dello sguardo: dalla Francia prediletta da Sciascia (ma anche da Calvino, che fu sempre un altro suo punto di riferimento) alla Spagna. L\u2019irrequietezza geografica di Consolo lo aveva fatto approdare al paese del Chischiotte; i suoi pendolarismi tra l\u2019illuminismo milanese (a Milano era andato a vivere quando aveva deciso di spostarsi dalla Sicilia) e il ribollire paesaggistico di una Sicilia girata in lungo e in largo durante i periodici ritorni, lo avevano portato a un\u2019esplorazione fatta per strati ellittici.<br><strong>Un incontro a Messina<\/strong><br>Della sua predilezione per la Spagna, Vincenzo parl\u00f2 anche durante un lungo incontro pubblico che avemmo a Messina. Sentiamo cosa disse a proposito.<br>\u00abDevo dire che gli scrittori della generazione che mi ha preceduto, parlo di scrittori di tipo razionalistico, illuministico, come Moravia, come Calvino, come Sciascia, avevano scelto la strada della Francia. Erano passati attraverso la Toscana rinascimentale, soprattutto dal punto di vista linguistico, e oltrepassando le Alpi, com\u2019era gi\u00e0 avvenuto a Manzoni, erano approdati alla Francia degli illuministi. La loro concezione del mondo rifletteva proprio questo reticolo della lingua, e non solo della lingua, quella che Leopardi chiama la lingua geometrizzata dei francesi. Questo lo si vede nella lingua cristallina, limpida, che hanno usato questi scrittori. Io mi sono sempre chiesto del perch\u00e9 questi scrittori, che hanno vissuto il periodo del fascismo e il periodo della guerra, abbiano optato per questo tipo di illuminismo, di scritture illuministiche e di concezione illuministica del mondo. Io ho pensato che appunto, avendo vissuto il fascismo e la guerra, speravano, era una scrittura di speranza la loro, speravano che finalmente in questo paese si formasse, dopo la caduta del fascismo e la fine della guerra, una societ\u00e0 civile con la quale comunicare. Era la concezione utopica anche di Manzoni, quando immagina che in questo paese finalmente si potesse parlare un\u2019unica lingua. I panni che sciacquava in Arno erano panni che aveva portato gi\u00e0 umidi dalla Senna, e mentre li sciacquava in Arno, immaginava una lingua ideale, la lingua attica che era l\u2019italiano comune.<br>Quelli della mia generazione, che hanno visto succedersi al regime fascista un altro regime, quello democristiano, hanno dovuto prendere atto che questa societ\u00e0 non era nata, che la societ\u00e0 civile alla quale lo scrittore poteva rivolgersi non esisteva, quindi la mia opzione non \u00e8 stata pi\u00f9 in senso razionalistico, ma in senso, diciamo, espressivo. E quindi il mio itinerario mi portava non pi\u00f9 alla Francia, ma verso la Spagna.<br>La Spagna, appunto, partendo dalla dolce follia, dalla follia simbolica, dalla follia metaforica del cavaliere errante del Don Quijote, e quindi attraverso tutti i poeti del Siglo de Oro, e quindi anche la letteratura spagnola che Vittorini ci indicava in quegli anni, scrittori non solo sudamericani come Rulfo, o scrittori spagnoli come Cela, o come Ferlosio, tanti altri scrittori del secondo dopoguerra che avevano vissuto il periodo del franchismo. Quindi la mia educazione, sia di contenuti che stilistica, \u00e8 di tipo spagnolo\u00bb.<br><strong>Le segrete dell\u2019Inquisizione<\/strong><br>La Spagna in Sicilia significa anche Inquisizione. Consolo lo sapeva benissimo. E anche lui, come Sciascia, aveva voluto ficcare i suoi occhi nelle segrete di Palazzo Steri a Palermo. Era l\u00ec che aveva avuto sede il terribile tribunale e l\u00ec erano stati incarcerati i prigionieri. Alle pareti rimangono i loro segni, e spesso sono molto pi\u00f9 che segni o semplici graffiti. Si tratta infatti di narrazioni murali, di poesie, di piccoli affreschi monocromi, di grida silenziose.<br>Consolo non poteva non essere attratto da quello che pu\u00f2 considerarsi il documento pi\u00f9 sconcertante di come si provi a mantenersi umani in un regime disumano. Basta riaprire Retablo \u2013 e riaprirlo seguendo la pista spagnola che gi\u00e0 il titolo mette in rilievo in modo cos\u00ec palese \u2013 per imbattersi nelle prime pagine in una duplicit\u00e0 di sguardo: da una parte c\u2019\u00e8 la descrizione dell\u2019arrivo del pittore lombardo Clerici nel porto di Palermo: \u00abIn piedi sul cassero di prora del packet-boat Aurora, il sole sul filo in oriente d\u2019orizzonte, mi vedea venire incontro la cittade, quasi sognata e tutta nel mistero, come nascente, tarda e silenziosa, dall\u2019imo della notte in oscill\u00eco lieve di cime, arbori, guglie e campanili, in sfavill\u00eco di smalti, cornici e fastigi valenciani, matronali cupole, terrazze con giare e vasi, in latteggiar purissimo de\u2019 marmi nelle porte, colonne e monumenti, in rosseggiare d\u2019antemurali, lanterne, forti e di castell\u2019a mare, in barbagl\u00eco di vetri de\u2019 palagi, e di oro e specchi di carrozze che lontane correvano le strade\u00bb.<br>Dall\u2019altra, nel bel mezzo di quest\u2019incanto, la presenza inquietante di \u00abistromenti strani e paurosi. Istromenti giudiziali di tortura e di condanna, gabbie di ferro ad altezza d\u2019uomo, tine che si rivelano per gogne, e ruote infisse al capo delle pertiche, e letti e croci, tutti di ferro lustro e legno fresco e unto\u00bb. Tra questi spicca il \u00abpi\u00f9 tristo\u00bb: \u00ablo stipo d\u2019una gran porta issato su un palchetto, porta di grossi travi incatramati, vuota contro la vacuit\u00e0 celestiale, alta sul ciglio della prora, le grosse boccole pendenti per i capi ch\u2019ogni piccola onda o buffo facea sinistramente cigolare\u00bb.<br>Incanto e tormento: parole che si slanciano a carezzare il paesaggio e parole che sono costrette a documentare l\u2019orrore macchinale di questi obbrobriosi oggetti atti alla tortura. Mai come in\u00a0<em>Retablo<\/em>, che usci nel 1987 come numero 160 della collana di Sellerio intitolata a \u00abLa memoria\u00bb, lo scrittore si abbandona al fluire giocoso e serissimo delle parole, al loro sommovimento sintattico, al gusto per la spirale che il barone Mandralisca aveva esaltato nel suo museo di Cefal\u00f9. E sempre al centro della narrazione c\u2019\u00e8 un viaggio, un andare e un cercare insieme dei due protagonisti: Fabrizio Clerici (i disegni del \u00abvero\u00bb Clerici adornano il libro) e Isidoro. E di nuovo si rinnova il tacito modello duale di Don Chischiotte e del suo scudiero Sancio Panza, in un processo di \u00abinfinita derivanza\u00bb, che mescola le epoche e che mette le persone le une dinanzi alle altre, e tutte alla ricerca de El retablo dela maravillas cervantino, usato alla stregua di un velo di Maya: \u00abvelo benefico, al postutto e pietoso, che vela la pura realt\u00e0 insopportabile, e insieme per allusione la rivela; l\u2019essenza, dico, e il suo fine il trascinare l\u2019uomo dal brutto e triste, e doloroso e insostenibile vallone della vita, in illusori mondi, in consolazioni e oblii\u00bb.<br><strong>Amore e movimento<\/strong><br>Entrambi i viaggiatori consoliani sono innamorati di donne che non li corrispondono: Isidoro, addirittura, vive in una sorta di deliquio continuo per la sua Rosalia. L\u2019amore li spinge al movimento, a un ennesimo attraversamento della Sicilia, in parte coincidente con quello di Goethe, in parte dissimile. E anche ne L\u2019olivo e l\u2019olivastro avverr\u00e0 qualcosa di simile. Ma non pi\u00f9 in un tempo retrodatato, piuttosto tra le rovine della contemporaneit\u00e0; e tali sono, in alcuni casi, queste rovine, che lo scrittore decide di \u00absaltare\u00bb a pi\u00e8 pari Palermo, la capitale corrotta, il luogo del delitti, lo sprofondo del paese. Ma ci torner\u00e0, ci torner\u00e0 con Lo Spasimo di Palermo. E di nuovo sapr\u00e0 individuare il luogo emblematico, quella chiesa senza tetto, dove gli alberi sono cresciuti cercando il cielo. Chiesa di grande bellezza, a segnare un confine dentro il quartiere della Kalsa.<br>Ogni volta \u00e8 cos\u00ec: Consolo si \u00abconsola\u00bb proiettando se stesso in un manufatto esterno a lui; ne cerca le rassomiglianza; ne estrapola il dna visivo e se lo inocula.<br>In questo senso fa pensare al grande scultore che compare in Retablo, al \u00abcavalier Serpotta\u00bb. Chi abbia visitato i suoi oratori palermitani, sa bene di che genio si tratti. Bianchissime figure danzano le loro forme in sequenza. Sono modellate all\u2019infinito, con una tecnica che disdegna il marmo, e fa uso di un materiale pi\u00f9 malleabile. Si tratterebbe di stucchi, ma il Serpotta \u00e8 stato capace di rafforzarli facendo cadere nei punti nevralgici una polverina di marmo.<br>Ma non fa solo figure umane, santi e sante; raffigura anche la battaglia di Lepanto, nella quale aveva combattuto Cervantes. Le navi hanno le vele fatte d\u2019oro, e sembrano anticipare le svelte e filiformi figure di Fausto Melotti.<br>La battaglia viene rappresentata \u00abin discesa\u00bb, rendendo possibile all\u2019occhio dell\u2019osservatore di gustarne i dettagli e di avere una visione d\u2019insieme. A ben pensarci, Consolo adotta nella scrittura una tecnica simile a quella del Serpotta. Modella la lingua con agilit\u00e0, conoscendone le verticalit\u00e0, usando i depositi di lessico scartati dal tempo. E quando \u00e8 necessario fissa il tutto con una polverina marmorea.<br>Ma torniamo a Cervantes. Per lo scrittore siciliano contava non solo l\u2019opera; lui considerava Cervantes \u00abuna figura straordinaria, oltre alla grandezza dello scrittore e del poeta, perch\u00e9 era quello che aveva sofferto la prigionia nei Bagni di Algeri. Aveva scritto due opere, I Bagni di Algeri e Vita in Algeri, proprio mentre era prigioniero, e poi anche nel Don Chisciotte c\u2019\u00e8 un lungo capitolo intitolato \u201cIl prigioniero\u201d, che \u00e8 autobiografico, dove racconta la sua esperienza. L\u00ec era stato prigioniero con un poeta siciliano, si chiamava Antonio Veneziano. Si erano incontrati, questi due ingegni, questi due poeti, nella prigione di Algeri, e Veneziano era stato riscattato prima perch\u00e9 pensavano che fosse un uomo di poco valore, mentre avevano intuito che Cervantes doveva costare molto e quindi il suo riscatto avvenne successivamente. In seguito i due ebbero uno scambio di versi, e lo spagnolo scrisse le Ottave per Antonio Veneziano. Cervantes, che aveva partecipato alla battaglia di Lepanto, ed era stato a Messina, si era imbarcato a Messina, mi era caro anche per questa congiunzione tra Sicilia e Spagna\u00bb.<br>Leggere Cervantes significava anche spostare il baricentro della narrazione. Dai racconti marini, \u00abdove la realt\u00e0 svanisce, e dove c\u2019\u00e8 l\u2019irruzione della favola e del mito\u00bb, che avevano visto nascere i poemi omerici, al romanzo del viaggio. \u00abCervantes sposta il viaggio, fa dell\u2019andare, del peregrinare, una cifra che poi adott\u00f2 Vittorini con\u00a0<em>Conversazione in Sicilia<\/em>. Ecco, Cervantes \u00e8 stato quello che ha spostato il viaggio dal mare alla terra, ed \u00e8 una terra di desolazione, di dolore \u2013 la Mancia \u2013 che diventa metafora del mondo\u00bb.<br><strong>Gli anni ammutoliti<\/strong><br>E quella terra di desolazione, con il tempo si estende, e lo stesso Mediterraneo che per lo scrittore era stato \u00abuno dei luoghi civili per eccellenza, dove c\u2019era stato un grande scambio di cultura, una grande commistione, una reciproca conoscenza\u00bb, si contamina, diventa guerresco, riaffiorano le guerre di religione, risorgono i nazionalismi.<br>Sono gli anni in cui lo scrittore si ammutolisce. Continua a viaggiare, ma il suo sguardo ha perso in prensilit\u00e0. L\u2019arte della fuga perde i suoi caratteri musicali e diventa un andare da una Milano che si desidera abbandonare a una Sicilia che si fa sempre pi\u00f9 fatica a riconoscere. Il mondo \u00e8 diventato casa d\u2019altri. Il velo di Maya gli \u00e8 stato levato per sempre, pensa tra s\u00e9 e s\u00e9. Forse comincia a dubitare della stessa letteratura, che vede prostituirsi in facili commedie di genere.<br>Per\u00f2 \u00e8 sempre dalla letteratura che trae i suoi esempi; \u00e8 da l\u00ec che riparte. A Messina, alla fine del nostro colloquio \u2013 che ho poi trascritto in un mio libro di viaggi siciliani, intitolato\u00a0<em>In fondo al mondo. Conversazione in Sicilia con Vincenzo Consolo<\/em>, ed edito da Mesogea \u2013 disse con il sorriso da ignoto marinaio affiorante sul volto levigato come un ciottolo marino: \u00abMi piace sempre ricordare una frase che Calvino mette in bocca, ne Il castello dei destini incrociati, a Macbeth\u00bb. La frase suona cos\u00ec: \u00abSono stanco che Il Sole resti in cielo, non vedo l\u2019ora che si sfasci la sintassi del Mondo, che si mescolino le carte del gioco, i fogli dell\u2019in-folio, i frantumi di specchio del disastro\u00bb.<br><br> <em><a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/archivio\/?fwp_author=Silvio%20Perrella\">Silvio Perrella<\/a><\/em> <br> Il Manifesto Alias Domenica Edizione del <a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/edizione\/il-manifesto-del-30-08-2015\/\">30.08.2015<\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cervantino contro i padri illuministi: Consolo e la Spagna Sciascia, Moravia, Calvino, usciti dal fascismo e dalla guerra, avevano scelto la Francia dei lumi come cultura di elezione: Vincenzo Consolo opponeva loro il dissesto del mondo e la dolce follia rappresentati dai classici spagnoli, in primis Cervantes Vincenzo Consolo aveva il viso levigato come un &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1999\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Consolo e la Spagna<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1,2,144,4],"tags":[660,622,14,86,706,336,318,246,77,58,423,468,600,202,15,376,32,99,528,57,459,29,705,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1999"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1999"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1999\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2001,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1999\/revisions\/2001"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1999"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1999"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1999"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}