{"id":1997,"date":"2017-02-07T15:37:50","date_gmt":"2017-02-07T15:37:50","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1997"},"modified":"2020-04-27T15:56:34","modified_gmt":"2020-04-27T15:56:34","slug":"vincenzo-consolo-poeta-della-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1997","title":{"rendered":"VINCENZO CONSOLO POETA DELLA STORIA"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\"> di Carmelo\u00a0Aliberti<\/h2>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><\/h1>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><\/h1>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/terzomillennio2009.files.wordpress.com\/2017\/02\/consolo-ape_2915649_315414.jpg?w=560\" alt=\"consolo-ape_2915649_315414\" class=\"wp-image-3618\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Il nome di Vincenzo Consolo \u00e8 stato associato, ormai quasi definitivamente, a quelli di Leonardo Sciascia e Gesualdo Bufalino, con i quali ha condiviso un lungo sodalizio intellettuale. Consolo \u00e8 convinto che \u201cnon si possano scrivere romanzi perch\u00e9 ingannano il lettore\u201d, perci\u00f2 le sue creazioni narrative sono protese al setacciamento dell\u2019ovulo della parola, alle alchimistiche operazioni di orchestrazione lessemo\u2013stilematiche e sintattico-ritmiche al fine di far sprigionare dalla solfeggiata andatura del periodo, il soffio segreto dell\u2019elegia. Infatti la sua prosa riecheggia di sonorit\u00e0 liriche, ricca di figure retoriche, allitterazioni, assonanze, paronomasie che, nello scandire i momenti evocativi della memoria e i temi scottanti dell\u2019attualit\u00e0, particolarmente della storia siciliana, si innalza ai vertici della poesia, con una chiarezza razionale di stampo illuministico.<\/p>\n\n\n\n<p>Vincenzo Consolo nasce a S. Agata di Militello (Messina) il 18 febbraio del 1933 da padre borghese e da madre popolana. Visse l\u2019infanzia durante gli anni della Seconda guerra mondiale, turbato dalle crudelt\u00e0 del conflitto e dalla lotta partigiana, per cui insieme alla famiglia si trasfer\u00ec in campagna, dove, tuttavia, continu\u00f2 a riecheggiare l\u2019eco dei bombardamenti, scompigliando anche gli incontri gioiosi dei bambini, compagni di gioco del nostro e vittime innocenti della guerra. Tornato al paese natale, dopo lo sbarco degli alleati, le dolorose vicende di quegli anni fornirono allo scrittore il materiale per comporre il suo primo romanzo. Dopo aver frequentato gli studi presso i salesiani, consegue la licenza liceale al \u201cValli\u201d di Barcellona P.G. (ME). Quindi si iscrive alla Cattolica di Milano dove, dopo essere stato costretto ad interrompere gli studi per far fronte alla leva obbligatoria, si laurea in Giurisprudenza a Messina con una tesi in Filosofia del diritto; svolge poi encomiabilmente l\u2019apprendistato di notaio tra il paese natale e Lipari. Presto, per\u00f2, prevale in lui la vocazione letteraria, sfociata nella composizione del suo primo romanzo \u201c<em>La ferita dell\u2019aprile<\/em>\u201d. Il testo \u00e8 ambientato negli anni della \u201cguerra fredda\u201d in un paese della Sicilia settentrionale, e narra le lotte politiche del Secondo dopoguerra, filtrate nel racconto in prima persona del protagonista, un ragazzo che studia in un istituto religioso in un paese di contadini e di pescatori, dove i \u201ccarusi\u201d spiano la vita della piccola comunit\u00e0 patriarcale, attraversata dalla tragedia esistenziale. Trasferitosi a Milano nel 1968, le acque del suo mare, tra le coste siciliane e le Eolie e il paesaggio e la storia delle vittime della civilt\u00e0 contadina e dello stupro della tragedia siciliana, offrono le ragioni profonde della trama del suo capolavoro \u201c<em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>\u201d (1976), con cui Vincenzo Consolo \u00e8 conosciuto dal grande pubblico. La genesi del libro non \u00e8 stata continua; infatti la stesura, per volere dell\u2019autore, fu interrotta dopo i primi due capitoli che furono pubblicati, in edizioni numerate, con un\u2019iscrizione di Renato Guttuso, ma l\u2019attenzione suscitata, indusse Consolo a completare l\u2019opera, con l\u2019aggiunta di altre sette sezioni, dopo dieci anni, su pressante invito dell\u2019editore Einaudi. Il romanzo presenta una struttura complessa ed \u00e8 ambientato nella Sicilia degli anni 1856 \u2013 1860, cio\u00e8 negli ultimi anni del regime borbonico, a ridosso della spedizione dei mille e della rivolta contadina di Alcara li Fusi (maggio 1860), repressa nel sangue dai garibaldini di Bixio.<br>Il protagonista realmente esistito, \u00e9 facilmente collegabile al contesto di una rigorosa storicit\u00e0, in cui si dipana anche la vicenda del Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il barone Enrico Piraino di Mandralisca, protagonista del romanzo di Consolo, e il principe Fabrizio Salina, protagonista del Gattopardo, sono entrambi aristocratici illuminati e assistono al passaggio dallo stato borbonico a quello unitario nazionale; al radicale pessimismo di don Fabrizio, di idee democratiche e patriottiche, ma lontano dalle vicende politiche e chiuso nelle sue ricerche scientifiche, si contrappone l\u2019illusionistica speranza del Mandralisca, dapprima umbratilmente serpeggiante negli accadimenti ribellistici, ma progressivamente sempre pi\u00f9 palese, fino all\u2019epifania finale, paradigmata dalle epigrafi che scandiscono la tragedia dei martiri \u2013 eroi, innalzata e premessa ipotetica della redenzione della plebe siciliana. Il romanzo di Consolo \u00e8 caratterizzato da due metafore fondamentali: \u201cIl sorriso dell\u2019ignoto marinaio\u201d, ironico e pungente simbolo dell\u2019apparente rifiuto aristocratico verso ogni forma di impegno, e la chiocciola, concretizzazione simbolica del labirinto della storia, dalle ampie entrate e dall\u2019uscita sinuosa, speculare emblematicit\u00e0 del percorso delle vicende umane. L\u2019opera \u00e8 caratterizzata da moduli narrativi complessi, espressi in terza persona e con proiezioni in spazi neutri, la \u201clettura e la \u201cmemoria\u201d, redatte e osservate dal protagonista, con scene corali, ora inflesse in enigmatiche articolazioni, ora riflesse sui tabulati della tragedia, sono declinate con contrapposti regimi narrativi, connotati dalla lingua brillante del Mandralisca, e dalle molteplici inflessioni popolari, sopra cui si staglia la cesellatura linguistica dello scrittore che dispiega galassie paesaggistico \u2013naturali e implosive oscillazioni emotive, in scansioni descrittive di aureo impianto lirico \u2013 semantico. La scelta dei molluschi si traduce, come si \u00e8 detto, in metafora della vita, in cui si condensano sia le tematiche del libro, che le strutture linguistiche e lessicali. Altro personaggio chiave \u00e8 Giovanni Interdonato, come il Mandralisca realmente vissuto, protagonista gradualmente emergente da una sorta di baluginante ambiguit\u00e0, fino alla chiarificazione del suo ruolo di mente nel movimento di liberazione della Sicilia.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo aver chiarito le corrispondenze semantiche tra il sorriso di costui, incontrato su una nave diretta dalle Eolie a Cefal\u00f9, i rapporti con il Mandralisca e con altri elementi della nobilt\u00e0 siciliana destinata al declino, affiorano alla ribalta della storia i contadini della sua terra, protagonisti della sanguinosa rivolta di Bronte, tutti processati per strage, ma alla fine tardivamente assolti per interessamento dell\u2019Interdonato, con segrete interferenze plasmatiche del barone Mandralisca, rivelatosi determinante nell\u2019indicazione e decrittazione dei documenti apposti in appendice, che imprimono chiarezza alle iniziali sinuosit\u00e0 della progressione storico \u2013 narrativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Enrico Mandralisca non \u00e8 un nobile, ottusamente custode degli interessi di classe, \u00e8 consapevole del nuovo corso della storia, non ripiega narcisisticamente nelle bolge della nostalgia, ma sostiene, con modalit\u00e0 correlate al sussulto degli eventi i rivoluzionari che intendono liberare la Sicilia dalle ataviche sedimentazioni di sudditanza, per renderli protagonisti del proprio destino esistenziale e storico.<\/p>\n\n\n\n<p>Il barone sa che la storia \u00e8 una \u201cscrittura continua di privilegiati\u201d e vorrebbe raccontarne una dove i contadini sono i protagonisti della stessa, ma si accorge che la scrittura dei \u201ccosiddetti illuminati\u201d \u00e8 sempre \u201cun\u2019impostura\u201d, perch\u00e9 questi si rifanno alle idee astratte di Libert\u00e0, Eguaglianza, Democrazia, Patria, che i vinti non sono in grado di capire; solo quando essi conquisteranno da soli quei valori, i discendenti saranno capaci di definirli con parole nuove. Il nobile intellettuale conclude con il riconoscimento dell\u2019inutilit\u00e0 della scrittura e della necessit\u00e0 assoluta dell\u2019azione, perci\u00f2, ritiene utile lasciare tutti i suoi beni a favore di una scuola, per i figli dei popolani in modo che imparino a scrivere e narrare la loro storia, per poterne capire gli orrori e coscientemente lottare contro le sopraffazioni subite per conquistare la libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche nel romanzo successivo \u201c<em>Retablo<\/em>\u201d (1987) il racconto scivola su diversi piani narrativi e quadri storici staccati, come le scene variegate di una narrazione continua. Si narra dell\u2019impossibile amore di due protagonisti, il pittore girovago milanese in viaggio in Sicilia, Fabrizio Clerici, e il prete siciliano Isidoro, per due donne, da cui rimarranno sempre lontani. Lo sfondo \u00e8 una Sicilia lontana, preziosa, agreste. La lingua \u00e8 ben studiata, con la strategica posizione di lessemi e stilemi idonea ad omogeneizzare lo spazio tra sequenze descrittivo \u2013 narrative e pause sono re con l\u2019elencazione paesaggistico \u2013 oggettuale, in un intrico d\u2019espressioni secondarie e subordinate condensate in una ampia tavolozza di immagini, situazioni e frammenti realistici, riprodotti con spiralizzante bulinatura neo \u2013 post \u2013 barocca, che imprime al romanzo una virtuosistica e profondamente vitalistica unit\u00e0, al di l\u00e0 degli apparenti oscillamenti strutturali e nominali.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Lunaria<\/em>\u201d (1985) \u00e8 un originale testo dialogato, sotto forma di favola destinata al palcoscenico che nella Sicilia del \u2018700, riscopre il mito della caduta della luna. Il testo inizia nel primo Novecento, quando un anziano barone, in odore di irreversibile declino storico, scrive poesie in cambio di pane, ispirandosi soprattutto alla lun. Dopo anni, il manoscritto del barone, attraverso il ritrovamento di un giovane di Palermo, perviene a Consolo che lo rielabora in testo teatrale, dove mito, storia e poesia, risultano riplasmati sincronicamente nella metrica e nell\u2019ambientazione epocale della Palermo settecentesca, governata da un vicer\u00e9. Il centro narrativo \u00e8 caratterizzato appunto dalla \u201ccaduta della luna\u201d, che richiama a \u201c<em>L\u2019esequie della luna<\/em>\u201d di Lucio Piccolo e alle pagine leopardiane delle \u201c<em>Odi<\/em>\u201d. Ma in Consolo i ritagli testuali delle correlazioni si dispiegano nel ventaglio della teatralizzazione della vita che diventa ansia e vertigine, panico, terrore, di fronte all\u2019eternit\u00e0 e all\u2019iniquit\u00e0 fatuamente terapizzata dall\u2019uomo con inganni e illusioni, che non cancellano il male della Storia. Per cui, alla fine, il vicer\u00e8, tra riecheggiamenti leopardiani e intonazione pirandelliana, \u00e8 costretto, di fronte all\u2019impossibilit\u00e0 della Materia a dischiudersi: \u201cNon sono pi\u00f9 il vicer\u00e9. Io l\u2019ho rappresentato solamente (<em>depone lo scettro, si toglie la corona e il mantello<\/em>). E anche voi avete rappresentato una felicit\u00e0 che non avete. Vero re \u00e8 il sole, tiranno indifferente. E\u2019 finzione la vita, melanconico teatro, eterno mutamento. Unica solida la cangiante terra, e quell\u2019Astro immacolato l\u00e0, cuore di chiara luce, serena anima [\u2026] sipario dell\u2019eterno\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui la lucreziana giostra dei mutamenti fonomenologici si fonde all\u2019originario immobilismo aristocratico paradigmato dalla mobilit\u00e0 dei registri logico \u2013 strutturali, pirandelliani, e avvolti nell\u2019angosciosa indifferenza del lirismo leopardiano. Il motivo della luna i rivela ora ingrediente logico del percorso narrativo consoliano; infatti, innalzato in aree di sublimit\u00e0 lirico \u2013 razionale in \u201cLunaria\u201d, era gi\u00e0 presente nella opera adolescenziale \u201cTriangolo e luna\u201d, distrutto dallo scrittore.<\/p>\n\n\n\n<p>A differenza degli scrittori citati, la luna, nell\u2019opera di Consolo, oltre alla insita accezione semantico \u2013 filosofica, diventa anche occasione di polemica contro ogni forma di imbrigliante istituzione, anche linguistica, utilizzata anche con l\u2019obiettivo di creare un linguaggio letterario originale. Con tale opera, ridotta a forma dialogica di livello alto, e perci\u00f2 non teatralmente rappresentabile, Consolo ha inteso rappresentare il tramonto di una cultura e di una civilt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle \u201c<em>Pietre di Pantalica<\/em>\u201d (1988) la storia della Sicilia, riemersa dal sipario della preistoria, e indagata fino ai crudeli anni recenti, dove la scrittura, immersa a captare tracce esaltanti del passato, preme all\u2019interno della sottile rifrangenza delle reliquie e lo scrittore, nella memorabile pagina de suo diario, risulta testimone straziato del precipitare della sua isola verso ogni forma di dissacrazione di carattere morale e umana, che assurge a metafora della crudelt\u00e0 e dell\u2019iniquit\u00e0 del mondo. Ritornano le riflessioni pessimistiche e una storica catena di sconfitte, ma anche una rinnovata sfida della ragione, a cui \u00e8 riconducibile il nucleo sotterraneo dell\u2019anima e l\u2019identit\u00e0 genetica dello scrittore.<\/p>\n\n\n\n<p>Un particolare successo ha riscosso la pubblicazione del romanzo \u201c<em>Nottetempo, casa per casa<\/em>\u201d (1992). In questo romanzo, Consolo affronta la storia dell\u2019Italia, alle origini del fascismo, nei primi anni Venti. Qui il giovane intellettuale Pietro Marano, turbato dalle tensioni del primo dopoguerra, aderisce al movimento anarchico \u2013 socialista e, dopo aver subito le violenze delle squadracce del regime, attenta con una bomba al palazzo del barone don Ciccio, corrotto sostenitore del fascismo. La dura repressione costringe Pietro ad allontanarsi dalla Sicilia e, lasciato il movimento anarchico, mentre abbandona la sua terra, in seguito ad una operazione di profonda riflessione, ripudia ogni forma di violenza, purtroppo generatrice in quel tempo di efferatezza, di crudelt\u00e0 e di sopraffazioni. Nella quiete dell\u2019esilio, recuperata una lucida razionalit\u00e0, decide di ritrovare attraverso il racconto, le vere ragioni di tanto orrore. In questo nuovo romanzo, si registra in Consolo, una visione diversa della storia. Se la scelta finale del protagonista del \u201cSorriso dell\u2019ignoto marinaio\u201d era l\u2019azione, ora lo scrittore ritiene che solo la letteratura pu\u00f2 ricostruire, attraverso il disordine doloroso degli eventi, il vero senso della storia e dei suoi orrori. \u00c8 il trionfo della letteratura, attraverso cui soltanto si pu\u00f2 ridare senso alla morte e ad ogni forma di aberrazione e di irrazionalit\u00e0. \u00c8 il romanzo corale di una intera civilt\u00e0, dove nobili e contadini, artigiani, disertori ed emigranti, anarchici e squadristi, animano le umane vicende di una Sicilia che sta per essere travolta da tanto dolore e da tanto degrado umano. Lo scritto, anche se ambientato in un\u2019epoca precedente, riflette anche la premonizione dello scrittore di un ritorno del crollo delle ideologie e il preludio di una nuova era di oscurantismo culturale, condizione da cui sono nate sempre nella storia le involuzioni istituzionali verso la tirannide.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>\u201d (1994) \u00e8 un libro al di fuori dei consueti canoni di scrittura. Il protagonista non ha un nome, ma pu\u00f2 essere individuato, nonostante l\u2019uso della terza persona, nell\u2019Io narrante dello stesso Consolo. Due sono i grandi temi, apparentemente divergenti, ma che in realt\u00e0 costituiscono un motivo unico del viaggio del narratore per la Sicilia, sulla scia del naufragio collettivo; come \u201c<em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>\u201d, nati dallo stesso tronco, hanno destini diversi, cos\u00ec il primo percorre i luoghi epici di Omero e dei Malavoglia, alla scoperta di civilt\u00e0 millenarie, comunit\u00e0 immaginarie e mestieri perduti, e rappresenta l\u2019ulivo (che richiama al mito dell\u2019Odissea, quando Ulisse, distrutto dal vano peregrinare, si rifugia nell\u2019isola dei Feaci e si ristora sedendosi sotto un albero di ulivo, accanto a cui cresce l\u2019olivastro), simbolo di una Sicilia innalzata al sistema della ragione, che rievoca amori e passioni. L\u2019olivastro (a volte scatenamento di matta bestialit\u00e0) rappresenta, invece, quella moderna dello sfacelo architettonico, ambientale e sociale, la nuova Sicilia, flagellata da episodi di rimbarbarimento, di perdita di identit\u00e0, di orrori, di inquinamento, come quello provocato dalla costruzione della raffineria di Milazzo, dove prima sorgevano sterminati campi di gelsomino. Ad una terra che soffre il dramma storico della disoccupazione e vive nell\u2019eterna tensione della pi\u00f9 assoluta precariet\u00e0 e dell\u2019inappagamento, si contrappone un Nord, dove la tendenza a ridurre l\u2019uomo a mero strumento di produttivit\u00e0, ha ridotto gli spazi di libert\u00e0 ed ha creato altre condizioni di infelicit\u00e0, come traspare in questi anni, senza alcuna possibilit\u00e0 di finzione. La Sicilia dalle due anime, rappresentata tra viaggio della memoria e discesa nel labirinto della piet\u00e0, viene riscattata dall\u2019immagine della negativit\u00e0 assoluta, nella riaccensione finale della straziante utopia, che fiorisce negli interstizi della catastrofe storica e della selvatica bestialit\u00e0 dell\u2019isola mediante l\u2019illusione della salvezza attraverso la cultura, creditata dalla civilt\u00e0 greca e ancora viva nella forza del pensiero. Ora il linguaggio \u00e8 percorso da una pi\u00f9 accentuata tensione poetica che sembra accarezzare gli stupri storici e ecologici, con cui la Sicilia ha pagato il prezzo di un\u2019illusoria industrializzazione, con lo scempio del suo incantevole paesaggio, che continua a vibrare nei ritmi del melodico periodare.<\/p>\n\n\n\n<p>Il romanzo \u201c<em>Lo spasimo di Palermo<\/em>\u201d (1992) \u00e8 un \u201cn\u00f2stos\u201d, il racconto di un ritorno, quello del protagonista, lo scrittore Gioacchino Martinez, ai luoghi odioso \u2013 amati della sua infanzia e della giovinezza, Palermo e la Sicilia. Ambientato nel periodo dalla fine della guerra ai nostri giorni, su una linea di evoluzione cronologica del pensiero di Consolo, l\u2019opera contiene al suo interno, il romanzo della Sicilia e dell\u2019Italia \u2013 tra Milano e Palermo \u2013 dell\u2019ultimo mezzo secolo, in un flusso della memoria tra i mali della storia individuale e collettiva fino alle ben note cronache, dell\u2019assassinio di un giudice, a cui si contrappone la storia letteraria d\u2019Italia, caratterizzata da tanta letteratura siciliana. Emblema del romanzo \u00e8 la chiesa di S. Maria dello Spasimo, oltraggiata nei secoli ed ora restaurata, ed il quadro di Raffaello ivi dipinto, che mostra lo sgomento della Vergine di fronte a Cristo in ginocchio sotto la croce, in un simbolico atteggiamento di implorazione e di piet\u00e0 per la perdizione dell\u2019uomo di questi anni, che ha smarrito la rotta dell\u2019identit\u00e0 di nobile creatura. C\u2019\u00e8 il romanzo di Gioacchino Martinez e suo padre, ucciso dai nazisti, il romanzo di Gioacchino e suo figlio, esule a Parigi per la sua adesione al terrorismo politico, c\u2019\u00e8 il romanzo d\u2019amore di Gioacchino e Lucia, dolcissimo e disperato fino all\u2019annegamento nella follia. C\u2019\u00e8 il fluire romanzesco della vita verso l\u2019oblio, da cui si salva la voce immortale della poesia, ricantata nelle pagine dei pi\u00f9 grandi scrittori, consegnati dalla memoria all\u2019immortalit\u00e0 del futuro, in una sorta di utopistica sopravvivenza della sublimit\u00e0 della letteratura, di cui Consolo avverte di essere fibra consustanziale, gi\u00e0 preannunciata in \u201c<em>Nottetempo, casa per casa<\/em>\u201d. Ne deriva una struttura, lontana da un prefissato schema narrativo, ma formatosi per sovrapposizione di circolari frammenti, disorganicamente ricomposto in una sfuggente dimensione spazio \u2013 temporale. Sui fotogrammi di violenze, sopraffazioni e fratture della storia di una pena lacerata, dilaga il regno del silenzio, in cui galleggia il protagonista \u2013 scrittore schiacciato dall\u2019inefficienza pragmatica e dalla vacuit\u00e0 della parola, evirata di ogni vitalismo propulsivo. Emerge sul destino sociale e sul racconto del dolore e del silenzio, l\u2019operazione della scrittura sperimentale del protagonista, che, per\u00f2, si interrompe con l\u2019ultima esperienza della sua vita. Allora decide di tornare alla sua isola, dove muore, come un Ulisse ucciso dai Proci, cio\u00e8 dai pirandelliani \u201cgiganti della montagna\u201d, senza volto e senza ragione, metaforicamente i sacri mostri del nostro tempo, che hanno devastato storia, memoria e tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono gli anni straziati della violenza del terrorismo e della mafia, in cui Gioacchino, dopo aver tentato la rivolta, nell\u2019ambito della scrittura distruggendo le convenzioni letterarie, responsabili dello \u201csfascio\u201d sociale, \u00e8 condannato alla sconfitta, anche della scrittura. Anche la chiusura del romanzo, con l\u2019uccisione del giudice Borsellino, nel luglio del 1992, risulta desolatamente pessimistica e sancisce la sconfitta della ragione di fronte alle barbarie della societ\u00e0 post \u2013 moderna.<\/p>\n\n\n\n<p>La narrativa di Consolo, come quella di Sciascia, \u00e8 pervasa da un forte sentimento civile che vede l\u2019intellettuale misurarsi con i pi\u00f9 sconvolgenti eventi della storia e misura la possibilit\u00e0 di incidenza della letteratura sugli ingorghi delle vicende della nostra Sicilia. Ma se lo scrittore nel suo ultimo romanzo abbandona l\u2019intreccio del romanzo, rimpiange di non avere il dono della poesia, attraverso le cui forme di comunicabilit\u00e0 \u00e8 possibile ritrovare ed esprimere la logica del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal punto di vista strutturale, i romanzi di Consolo risultano molto intrecciati sia sul piano spazio-temporale, che sulla linearit\u00e0 della fabula, su cui s\u2019intrecciano documenti e citazioni, flussi di coscienza e lacerti di un intenso lirismo, in cui le oscillazioni interiori del personaggio diventano le occasioni poetiche dello scrittore.<\/p>\n\n\n\n<p>Il lettore non \u00e8 guidato da un trasparente filo conduttore, ma tra le geometriche rappresentazioni delle cose e dei sentimenti, nel sedimentarsi di fratture logiche e spiralizzazioni immaginifiche, sorrette da una straniante tecnica-linguistica orchestrata da un lucido razionalismo descrittivo di stampo illuministico, pu\u00f2 trovare un collegamento tra spazio letterario e spazio comunicativo, tra procedimento logico e dialogico della narrazione, un modo di superamento delle diverse innovazioni artistiche, infarcite di stilemi e lessemi arcaico-letterarie-dialettali, che risentono della lezione di Gadda, sempre tesa al sublime e al tragico, binomio inscindibile che solo nella poesia ritrova la sua armonica funzionalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>La vocazione intellettuale di Consolo si manifesta fin dal 1952 quando si allontana dalla Sicilia per andare a studiare Giurisprudenza presso l\u2019Universit\u00e0 Cattolica di Milano, dove nella creazione letteraria affiora la cultura meridionalistica e neorealista come avviene per altri scrittori conterranei della diaspora.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel suo primo soggiorno milanese egli coltiva dentro di s\u00e9 un modello di letteratura rappresentato dalla realt\u00e0 contadina e una tipologia espressiva di stampo sociologico e di facile comunicativit\u00e0 ma gi\u00e0 ne \u201c<em>La ferita dell\u2019aprile<\/em>\u201d e nella produzione successiva, a partire dal \u201cSorriso dell\u2019ignoto marinaio\u201d, s\u2019impone una scelta di scrittura iperletteraria, attraverso sui, da un lato lo scrittore si colloca accanto alla sperimentazione di Gadda e di Pasolini, dall\u2019altro include l\u2019utopia vittoriana di giustizia che rimarr\u00e0 antagonistica con gli sviluppi involutivi della storia della sua Sicilia.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora incomincer\u00e0 quella costante discesa di un siciliano nelle drammatiche pieghe dolorose della sua terra vilipesa nella sua dignit\u00e0 e nei suoi diritti dal sedimentarsi di regimi oppressivi, per cui il viaggio rappresenta il tema archetipico del \u201cnostos\u201d ricorrente anche nelle opere successive, come nelle \u201c<em>Pietre di Pantalica<\/em>\u201d, dove il viaggio si manifesta come immersione totale dell\u2019anima fino alle pi\u00f9 ataviche radici della storia siciliana, alla riscoperta di una identit\u00e0 italiana, eterna ed assoluta, fino all\u2019\u201c<em>Olivo e l\u2019olivastro<\/em>\u201d e alla storia disperata del popolo siciliano, scandita ne \u201c<em>Lo spasimo di Palermo<\/em>\u201d, dove la rivisitazione di una tragedia storica viene letta nei protagonisti, trucidamene seppelliti nei gorghi di un tempo di spaventosi orrori.<\/p>\n\n\n\n<p>Come ha sottolineato lo stesso Consolo, la sua narrativa riveste \u201cromanzi di ritorno all\u2019isola\u201d e deve essere interpretata come resoconto di un\u2019esperienza di viaggio; \u201c<em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>\u201d, infatti, \u00e8 un diario, tra narrativa e saggistica, in sintonia con la concezione estetica di Consolo, del ritorno doloroso in una Sicilia, \u201cterra di tanti mali\u201d, del passato, mescolati alla devastazione dei valori umani del presente, ma anche utero materno, in cui si agitano nuove ostinate speranze, assieme all\u2019urgenza di nuovi doveri, ma dove l\u2019ulisside consoliano conclude il suo viaggio, senza ritrovare pi\u00f9 simboli per l\u2019umana redenzione, perch\u00e9 la terra della memoria \u00e8 stata radicalmente devastata dallo scempio di tanti Proci imbestialiti, che l\u2019hanno ridotta a rovine.<\/p>\n\n\n\n<p>La conclusione di una Sicilia irredimibile, dove l\u2019isola pu\u00f2 essere paragonata alla Troia incendiata di Omero, rappresenta anche l\u2019incupirsi della visione consoliana, che coinvolge l\u2019intera storia italiana, infatti, lo scrittore Gioacchino Martinez, per sfuggire allo sfacelo politico e socio-culturale di una invisibile Milano, dove si era recato alla ricerca di nuovi spazi di civilt\u00e0, come Vittorini di \u201c<em>Conversazione in Sicilia<\/em>\u201d, \u00e8 ridisceso nella natia Palermo, ora mortalmente imprigionata nella spirale della violenza e del malaffare.<\/p>\n\n\n\n<p>In questi ultimi anni lo scrittore tace. La sua vana creativit\u00e0 sembra essersi prosciugata nella inguaribile ferita della sua isola. Tuttavia, non si arresta la sua attivit\u00e0 pubblicitaria, in cui continua a denunciare le devianze e la barbarie dell\u2019Italia contemporanea.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua pena di vivere, tuttavia, scorre in maniera autobiografica nelle pagine del testo \u201c<em>Madre Coraggio<\/em>\u201d (in cui viene evocata idealmente la madre di Vittorini), Consolo scrive: \u201cE qui, al sicuro, nel mio Paese, nella mia casa, appena tornato dal viaggio in Israele\/Palestina, per le atroci notizie che arrivano, per le telefonate giornaliere con Piera un\u2019italiana sposata a un palestinese, chiusa nella sua casa di Ramallah, priva di luce, di acqua, sento l\u2019inutilit\u00e0 di ogni parola, la sproporzione tra questo mio dovere di scrivere, di testimoniare della realt\u00e0 che abbiamo visto, delle persone che abbiamo incontrato e la grande tragedia che si stava svolgendo laggi\u00f9\u201d<a href=\"https:\/\/terzomillennio2009.wordpress.com\/2017\/02\/07\/vincenzo-consolo-poeta-della-storia-di-carmelo-aliberti\/#_ftn1\">[1]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo negativismo storico si \u00e8 esteso ai popoli dell\u2019intero pianeta, ma la necessit\u00e0 di testimoniare sopravvive intatta per poter consegnare al futuro dell\u2019umanit\u00e0 la memoria di un tempo apocalittico.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019attuale silenzio narrativo dello scrittore \u00e8 stato interpretato come convinzione dell\u2019impossibilit\u00e0 della letteratura di poter redigere un\u2019immagine credibile del mondo, per il fatale estinguersi dell\u2019utopia che nella tradizione letteraria siciliana si \u00e8 opposta all\u2019omologazione delle riflessioni e della stessa scrittura, travolgendo gli eroi verghiani, vittoriniani e sciasciani. Infatti, nella nuova generazione di scrittori, sembra aprirsi ad un dialogo con le letterature nazionali e internazionali, dove dato esistenziale e denuncia disillusa del gattopardismo convivono armonicamente nell\u2019attuale classe dirigente siciliana, verso la quale Consolo ha espresso, sia in letteratura, sia nella sua attivit\u00e0 pubblicistica e nel suo impegno personale, il suo disgusto e la sua convinta condanna.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>BIBLIOGRAFIA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda la bibliografia degli scritti di e su (anche stranieri) Vincenzo Consolo, si veda il numero monografico di \u201cNuove Effemeridi\u201d, viii, 1995\/i, 29, a lui dedicato, che contiene una foltissima e significativa antologia della critica.<\/p>\n\n\n\n<p>Di seguito, diamo la prima edizione delle opere:&nbsp;<em>La ferita dell\u2019aprile,&nbsp;<\/em>Milano 1963;&nbsp;<em>Per un po\u2019 d\u2019erba ai limiti del feudo,&nbsp;<\/em>in AA.VV.,&nbsp;<em>Narratori di Sicilia,&nbsp;<\/em>a cura di L. Sciascia e S. Guglielmino, Milano 1967;&nbsp;<em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio,&nbsp;<\/em>Torino 1976;&nbsp;<em>Un giorno come gli altri<\/em>, in AA.VV.,&nbsp;<em>Racconti italiani del Novecento,&nbsp;<\/em>a cura di E. Siciliano, Milano 1983;&nbsp;<em>Lunaria,&nbsp;<\/em>Torino 1985<em>; Retablo,&nbsp;<\/em>Palermo 1987;&nbsp;<em>Le pietre di Pantalica,&nbsp;<\/em>Milano 1988,&nbsp;<em>Catarsi<\/em>&nbsp;(1989), in AA.VV.,&nbsp;<em>Trittico,&nbsp;<\/em>cit.;&nbsp;<em>Nottetempo, casa per casa,&nbsp;<\/em>Milano 1992;&nbsp;<em>Ner\u00f3 metallic\u00f3<\/em>, Genova 1994;&nbsp;<em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro,&nbsp;<\/em>Milano 1994. Importante, il libro-intervista&nbsp;<em>Fuga dall\u2019Etna,&nbsp;<\/em>Roma, 1993. Questi gli scritti critici pi\u00f9 importanti, a esclusione dei tanti interventi giornalistici: G. Finzi&nbsp;<em>Strutture metriche nella prosa di Consolo,&nbsp;<\/em>in \u201cLinguistica e Letteratura\u201d, iii, 1978; M. Fusco,&nbsp;<em>Questions \u00e0 Vincenzo Consolo,&nbsp;<\/em>in \u201cLa Quinzaine litteraire\u201d, 31 marzo 1980; L. Sciascia,&nbsp;<em>L\u2019ignoto marinaio,<\/em>&nbsp;in<em>&nbsp;Id, Cruciverba,&nbsp;<\/em>Torino 1983; G. Amoroso,&nbsp;<em>Narrativa italiana 1975-1983. Con vecchie e nuove varianti,&nbsp;<\/em>Milano 1983; M. Fusco, R\u00e9<em>cit et histoire,&nbsp;<\/em>Universit\u00e9 de Picardie 1984; A.M. Morace,&nbsp;<em>Consolo tra esistenza e storia.<\/em>&nbsp;<em>La ferita dell\u2019aprile,&nbsp;<\/em>in<em>&nbsp;Id., Spettrografie narrative,&nbsp;<\/em>Roma 1984; F. Gioviale,&nbsp;<em>V\u00ecncenzo Consolo: la memoria epico-lirica contro gli inganni della storia,&nbsp;<\/em>in<em>&nbsp;Id., La narrativa siciliana<\/em>&nbsp;<em>d\u2019oggi, successi e prospettive,&nbsp;<\/em>Palermo 1985; G. Pampaloni<em>, Modelli ed esperienze narrative della prosa contemporanea,&nbsp;<\/em>in AA.VV.,&nbsp;<em>Storia della letteratura italiana. Il Novecen<\/em>to, tomo 2, Milano 1987; C. Segre, introduzione a&nbsp;<em>Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio,&nbsp;<\/em>Milano 1987; G. Amoroso,&nbsp;<em>Vincenzo Consolo,&nbsp;<\/em>in AA.VV.,&nbsp;<em>La realt\u00e0 e il sogno. Narratori<\/em>&nbsp;<em>italiani del Novecento,&nbsp;<\/em>a cura di C. Mariani e M. Petrucciani, vol. i, Roma 1987; N. Tedesco, \u201c<em>Retablo\u201d: Consolo tra restauro della memoria e ira&nbsp;<\/em>(1988), in&nbsp;<em>Id., La scala a<\/em>&nbsp;<em>chiocciola,&nbsp;<\/em>Palermo 1991; N. Zago,<em>&nbsp;C\u2019era una volta la Sicilia. Su \u201cRetablo\u201d e altre cose<\/em>&nbsp;<em>di Consolo&nbsp;<\/em>(1988), in&nbsp;<em>Id., L\u2019ombra del moderno,&nbsp;<\/em>cit.; N. Tedesco, \u201c<em>Le pietre di Pantalica\u201d. L\u2019irrequietudine e la carta della letteratura,<\/em>&nbsp;in&nbsp;<em>Id., Interventi sulla Letteratura italiana. L\u2019occhio e la memoria,&nbsp;<\/em>cit.; G. Amoroso,&nbsp;<em>Narrativa italiana 1984-1988,&nbsp;<\/em>Milano 1989; N. Tedesco<em>, Ideologia e linguaggio nell\u2019opera di Vincenzo Consolo,&nbsp;<\/em>in AA.VV.,&nbsp;<em>Beniamino Joppolo e lo sperimentalismo siciliano contemporaneo,&nbsp;<\/em>a cura di D. Perrone, Marina di Patti 1989; G. Turchetta,&nbsp;<em>Consolo: Pietre e macerie. Il teatro del mondo e la nave degli<\/em>&nbsp;<em>orrori,&nbsp;<\/em>in \u201cLinea d\u2019ombra\u201d, gennaio 1989; G.C. Ferretti, introduzione a&nbsp;<em>La ferita dell\u2019aprile,&nbsp;<\/em>Milano 1989; N. Di Girolamo,&nbsp;<em>Il viaggio sentimentale di Vincenzo Consolo,&nbsp;<\/em>in \u201cArenaria\u201d, agosto-settembre 1990; F. Di Legami,&nbsp;<em>Vincenzo Consolo. La figura e l\u2019opera,&nbsp;<\/em>Marina di Patti 1990; C. Segre,&nbsp;<em>Teatro e racconto su frammenti di luna,&nbsp;<\/em>in<em>&nbsp;Id, Intrecci di voci,&nbsp;<\/em>Torino 1991; S. Perrella,&nbsp;<em>Tra etica e barocco,&nbsp;<\/em>in \u201cL\u2019Indice\u201d, maggio 1992; M. Onofri,&nbsp;<em>Vincenzo Consolo: Nottetempo, casa per casa,&nbsp;<\/em>in \u201cNuovi Argomenti\u201d, 3<sup>a<\/sup>&nbsp;serie, 1992, 44, ottobre-dicembre; M. Onofri,&nbsp;<em>L\u2019umano e l\u2019inumano nascono dallo stesso<\/em>&nbsp;<em>ceppo,&nbsp;<\/em>in \u201cL\u2019Indice\u201d, dicembre 1994; J. Farrell<em>, Metaphors and false histories,&nbsp;<\/em>in AA.VV.,&nbsp;<em>Italian Writers of the Nineties,&nbsp;<\/em>a cura di L. Pertile e Z. Baranski, Edinburgh 1994; J. Farrel<em>, Translator\u2019s afterword&nbsp;<\/em>in<em>&nbsp;Id., The Smile of the Unknown Mariner,&nbsp;<\/em>Manchester 1994; A. Scuderi,&nbsp;<em>Scrittura senza fine. Le metafore malinconiche di Vincenzo Consolo,<\/em>&nbsp;Enna 1997.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/terzomillennio2009.wordpress.com\/2017\/02\/07\/vincenzo-consolo-poeta-della-storia-di-carmelo-aliberti\/#_ftnref1\">[1]<\/a>&nbsp;V. Consolo,&nbsp;<em>Viaggio in Palestina<\/em>, Roma, Nottetempo, 2003, p. 70.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Carmelo Aliberti<\/strong><\/em><br><br> \u00a0il\u00a0<a href=\"https:\/\/terzomillennio2009.wordpress.com\/2017\/02\/07\/vincenzo-consolo-poeta-della-storia-di-carmelo-aliberti\/\">7 febbraio 2017<\/a>\u00a0Terzo millennio rivista letteraria<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Carmelo\u00a0Aliberti Il nome di Vincenzo Consolo \u00e8 stato associato, ormai quasi definitivamente, a quelli di Leonardo Sciascia e Gesualdo Bufalino, con i quali ha condiviso un lungo sodalizio intellettuale. Consolo \u00e8 convinto che \u201cnon si possano scrivere romanzi perch\u00e9 ingannano il lettore\u201d, perci\u00f2 le sue creazioni narrative sono protese al setacciamento dell\u2019ovulo della parola, &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1997\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">VINCENZO CONSOLO POETA DELLA STORIA<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1,144],"tags":[52,336,318,246,74,23,77,598,58,117,204,142,70,17,703,202,704,356,200,139,35,19,32,36,73,90,185,260,20,38,105,83,154,459,29,133,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1997"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1997"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1997\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1998,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1997\/revisions\/1998"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1997"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1997"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1997"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}