{"id":1984,"date":"1979-03-08T14:37:00","date_gmt":"1979-03-08T14:37:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1984"},"modified":"2020-05-05T06:57:21","modified_gmt":"2020-05-05T06:57:21","slug":"il-fosso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1984","title":{"rendered":"IL FOSSO"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Di Vincenzo Consolo<\/p>\n\n\n\n<p>Disse che duro o non duro, il terreno, s\u2019aspettava che il cielo si smuoveva, che pioveva, passava agosto, settembre, forse ottobre: e l\u2019uva poi, e l\u2019ulivo?- Domani scavo \u2013 disse.- La terra chi la leva, le pietre? \u2013 disse la madre \u2013 Io e Serafina abbiamo l\u2019estratto; e il pane.- Il galantuomo \u2013 disse indicando il ragazzo con la testa. Punt\u00f2 contro il petto la ruota d\u2019un pane duro d\u2019otto giorni e ne tagli\u00f2 una fetta. Serafina fece la mossa con i pugni che spingono la carriola con la terra, il ragazzo le punse sotto il tavolo la coscia col coltello e subito gli arriv\u00f2 una scoppola sorda.- Ihi ihi ihi\u2026 &#8211; fece il vecchio sbavando pane cotto dalla bocca.Il padre scost\u00f2 il piatto, arrotol\u00f2 il trinciato, lecc\u00f2 sulla cartina e se n\u2019and\u00f2 all\u2019aperto.- Ma\u2019, questa qua la sventro.- Serafina, sbarazza la buffetta.- O ma\u2019, questa qua la sventro.- Chiamati tuo figlio \u2013 disse forte la madre verso la porta.- Ihi ihi\u2026 &#8211; fece il vecchio salendo accroccato la scala pel solaio.&nbsp;&nbsp;&nbsp; Fuori era chiaro, e la strada di polverazzo, di l\u00e0 della chiudenda, era pi\u00f9 chiara, e gli alberi avevano le ombre lunghe stese ai piedi come fosse il sole che calava. Era invece la luna che saliva, si vedeva il lustro sul tetto della stalla e per le cime degli ulivi.&nbsp;&nbsp;&nbsp; Arriv\u00f2 Diego che faceva sempre finta di passare e si fermava dietro la chiudenda finch\u00e9 il padre non gli diceva d\u2019entrare. Subito afferrava un ceppo e l\u2019accostava al muro come gli altri, accendeva la sigaretta e cominciava col soldato nella Grecia.Disse: &#8211; In Grecia abbeverano l\u2019ulivo.- Vah \u2013 fece il padre.- L\u2019abbeverano, l\u2019abbeverano.- Vah, vah.Disse anche che c\u2019erano fossi d\u2019acqua per tutta la campagna, tanti fossi neri dall\u2019anguille, ah quante anguille. E vah vah faceva il padre, sempre vah, sorridendo con la bocca chiusa.Dalla porta venne fuori Serafina e travers\u00f2 il cortile per andare nella stalla. Ritorn\u00f2 con un panaro vacante in una mano e cammin\u00f2 incontro a loro, tutta la luce della porta sopra la faccia e la vestina, gli occhi torvi e le gambe pesanti come fosse impastoiata.- Bruhunci\u2026 &#8211; fece il ragazzo quando gli fu vicina. Lei non si scompose, solo gli diede in testa un colpo di panaro. Era una cosa che la faceva montare questo che le diceva che della vacca aveva il pelo rosso e il pettone.Raccontava ancora Diego che nelle case nuove attaccano sull\u2019arco della porta ghirlande di fogliame, chi sa, forse di quercia, che levano il malocchio, e poi la festa fanno, ah la festa, con quelle dispinnis che ballano e non pare, col busto sempre fermo, e fanno girare l\u2019uomo su se stesso veloce come str\u00f2mbolo, stretta nel pugno \u2018na punta di mappina.Diego ce l\u2019aveva sempre due solchi sulla faccia, ma ora rideva tutto aggrinzato, coi denti lunghi che gli uscivano di bocca.- Io alla casa metto mano a marzo \u2013 disse poi posato.- Buono fai \u2013 disse il padre.- E subito mi sposo, il tempo che s\u2019asciughi.- Eh \u2013 disse il padre \u2013 L\u2019et\u00e0 ce l\u2019hai, e il pensiero del soldato, ha\u2019 voglia, ormai te lo levasti.&nbsp;&nbsp;&nbsp; Diego era partito e ora saliva spedito per la strada, stretta e bianca come le pezze di lino che tesseva Serafina. A ogni chiusa, i cani ribellavano e gli abbaiavano feroci. Rispondevano i cani delle campagne attorno, poi anche quelli pi\u00f9 lontani.- Serafina si marita \u2013 disse il padre.- Me la levo davanti \u2013 disse il ragazzo.- Bardasso sei ancora \u2013 disse il padre.&nbsp;&nbsp; Ora i cani s\u2019erano quetati ed era segno che Diego era arrivato a Sanguinera. Ora silenzio c\u2019era e la luna a picco sul cortile. Veniva da dentro lo sbattere del crivo sulle palme che la madre facendo cernendo la farina e, dal solaio, il rantolo affogato del vecchio che dormiva.Il padre arrotol\u00f2 il trinciato e, quando accese, la sua faccia si confondeva col muro, ferma, con gli occhi che guardavano lontano, oltre la fiamma che aveva sulla bocca. Il vecchio per primo lasciava il pagliericcio, s\u2019alzava ch\u2019era fuori ancora scuro. D\u2019inverno o di stagione tossiva e scatarrava, sbatteva le scarpe, l\u2019orinale, si faceva cadere il bacile dalle mani: come non dormo io, nemmeno i cani. Il vecchio sorrideva maligno quando vedeva il ragazzo rizzarsi sopra il letto, buttare all\u2019aria la roba e vociare. Faceva: &#8211; Ihi ihi\u2026 -. Quella condanna di dormirgli accanto finiva, finiva mai? Poi si metteva a frugare sotto il letto, a cercare le verghe di canna, di salice o calipso, e se n\u2019andava fuori, sulla loggia, ad intrecciar panari. Questo voleva: fin dall\u2019alba tutti in movimento, e lui l\u00e0 sopra, assiso sulla loggia, con tra le mani l\u2019intreccio delle verghe, bearsi delle donne e trafficare gi\u00f9 in cortile, il padre per la campagna, il ragazzo a governare la vitella. E quella testa di lana sopra la faccia di mattone era una cosa fissa nella loggia, come i meloni, le cocuzze, le cipolle, le reste d\u2019aglio pendenti dalla trave.- Ihi\u2026 &#8211; fece quando il ragazzo gli pass\u00f2 di sotto col primo carico di terra sulla carriola. La madre e Serafina erano gi\u00e0 sedute davanti alla caldara che bolliva sul treppiede e tagliavano i pomodori e li buttavano dentro.- Aha\u2026 &#8211; gli fece Serafina quando il ragazzo le pass\u00f2 vicino.- Bruhunci\u2026 &#8211; Aha aha\u2026 &#8211; Sanguinera Sanguinera, testa di morto Diego Pirrera.- Ora sparla, ma\u2019, ora sparla!- L\u00e0 arroccasti? \u2013 grid\u00f2 il padre.- Va\u2019, travaglia! \u2013 disse la madre. Aveva fatto chiss\u00e0 quanti viaggi, le gambe le braccia gli dolevano, e il padre picchiava forte, sempre uguale, la canottiera verde americana e il fazzoletto al collo pel sudore. Ma il fosso era ancora a niente, solo una buca per seppellire un cane: terra rossa, cretosa, che quand\u2019\u00e8 asciutta diventa come pietra. Le donne avevano setacciato i pomodori e ora l\u2019estratto era nei piatti, nelle insalatiere, sopra le tavole, sparsi per il cortile ad asciugare. Il vecchio gesticolava dalla loggia, mugolava, con le dita unite della mano faceva segni insistenti verso la bocca aperta. Il padre s\u2019arrabbi\u00f2 con Serafina: &#8211; La zuppa gliela porti, s\u00ec o no?Serafina salt\u00f2 nella cucina e poi sal\u00ec da fuori sino alla loggia, per la scala a pioli contro il muro. Il vecchio si sporse e, svelto, afferr\u00f2 la tazza con le mani secche. Una volta che finirono l\u2019estratto, le donne cominciarono a pensare per il pane. Portarono fuori la madia piena di farina cernuta dalla sera, misero l\u2019acqua, il lievito e il sale e si misero a impastare. Serafina era impastatora nata, flag flag facevano i suoi pugni grossi nella pasta.Venne il padre e s\u2019assett\u00f2 sul ceppo, le gambe aperte, le spalle contro il muro. Si lev\u00f2 la coppola e la mise sul ginocchio, si sciolse il fazzoletto attorno al collo e s\u2019asciug\u00f2 la faccia.- Mangiamo? \u2013 disse.- Aspetta, prima mettiamo a letto \u2013 disse la madre.Serafina prepar\u00f2 il letto sotto l\u2019ulivo vecchio del cortile, con due trespoli, le tavole e una tovaglia sopra.La madre si mise a fare i pani, con una sveltezza che pareva un\u2019incanto: ruotava veloce la mano sulla pasta, schiacciava un poco, rivoltava la mano, e il pane le appariva sulla palma, tondo e perfetto. Serafina correva svelta, dalla madia al letto, dove andava a riporre i pani, a tre a tre in fila. Copr\u00ec alla fine i pani con una tela, un\u2019altra tela bianca, molto spessa.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Dopo mangiato, il padre si mise a fare il conto di quanta calce, mattoni, cemento ci sarebbero voluti.- Assai sono \u2013 disse la madre \u2013 Che devi fare un pozzo?- Uh\u2026 &#8211; fece il vecchio battendo un pezzo di pane duro sopra la tavola.- Pi\u00f9 tardi inforniamo \u2013 gli grid\u00f2 la madre in un orecchio.Le donne si misero a girare per la stanza, a entrare e uscire per la porta, ammucchiare in cortile le frasche per il forno.&nbsp;&nbsp;&nbsp; Al tavolo rimasero il padre che riempiva la cartina, il ragazzo che scavava la navetta pel telaio di Serafina e il vecchio che guardava fisso verso la porta, verso l\u2019ulivo, dove c\u2019era il letto bianco sotto la luce forte di quell\u2019ora.Il vecchio d\u2019un tratto lo sentirono rantolare, come di notte, la testa abbandonata sopra il petto. Il padre subito gli prese il polso e poi lo tocc\u00f2 per tutto il braccio, fino alla spalla secca, per dove lo scosse, adagio.- Pa\u2019 \u2013 lo chiam\u00f2 \u2013 O pa\u2019.- Uh \u2013 fece il vecchio, e s\u2019alz\u00f2 a fatica e s\u2019incammin\u00f2 piano per la scala. Il padre lo segu\u00ec con gli occhi fino a quando non lo vide sparire l\u00e0 sopra, nel solaio. Poi guard\u00f2 il ragazzo, il padre, gli guard\u00f2 la faccia, la mano col coltello che scavava quel pezzo di castagno; e la sua mano si guard\u00f2, sopra la tavola, la sigaretta tra le dita.- A travagliare \u2013 disse alzandosi.L\u2019ulivo poggiava sulla pietra il piede largo di bozze e nodi e groppi e fasce di cordoni. La pietra mostrava verso la casa una faccia colore dell\u2019ulivo, con macchie nere e muffe e muschi verdi ch\u2019erano cavalli e mostri pel ragazzo fin da bambino seduto sulla soglia a contemplare. L\u2019ulivo poteva avere dduecent\u2019anni e da quel tempo cresceva sulla pietra: che un giorno l\u2019ulivo diventa pietra e la pietra si scioglie e si disperde il vecchio lo diceva nel tempo che parlava, com\u2019\u00e8 vero che l\u2019uomo si fa terra. L\u2019ulivo aveva il sole sopra il tronco: il tramonto, per di l\u00e0 della collina, nei mesi di stagione, s\u2019adagiava sulla forca delle braccia ed arrossava la faccia della casa, la loggia sopra, la stalla, il timpo e gli alberi, ogni cosa. Il vecchio finalmente, dopo aver dormito tanto tempo, era tornato nel suo posto sulla loggia. Ora era anche lui una cosa che avvampava, sulle gambe il fondo tondo di panaro con la raggiera lunga delle verghe ancora da piegare.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La madre tolse la lastra, si par\u00f2 gli occhi con la mano sulla fronte e infil\u00f2 la testa nella bocca nera del forno.- Serafina, &#8211; disse svelta voltandosi \u2013 dammi la pala, prepara la cesta.Il vecchio butt\u00f2 sul lastrico la raggiera e si sporse in avanti per guardare. Il padre oramai era sotto terra fino alla vita e il piccone l\u2019aveva abbandonato.Ora toglieva le pietre a una a una dal fondo di quel fosso e le poneva sul bordo: erano piastre rosse, tonde, levigate.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La madre sfornava a uno a uno i pani e Serafina li poneva nella cesta. Poi parce una conca fumante al centro del cortile quella cesta di pane che spandeva odore buono per tutta la campagna. Il sole dall\u2019ulivo era calato sotto la pietra, sotto la collina, e solamente il cielo aveva ancora una luce un poco accesa, mentre gli alberi e la terra pigliavano un colore bruno, come quello della sansa nel frantoio. &#8211; Va\u2019 a chiamare tuo padre \u2013 disse la madre al ragazzo.Lo trov\u00f2 disteso lungo dentro il fosso, la faccia all\u2019aria, un braccio sopra gli occhi.- Pa\u2019 \u2013 lo chiam\u00f2.- Oh \u2013 disse il padre mettendosi a sedere \u2013 Mi riposavo. Solo qui c\u2019\u00e8 fresco.- Ma\u2019 dice che ci mangiamo il pane caldo.- Dammi una mano \u2013 gli disse il padre. Si sedettero sui ceppi, attorno al pane nella cesta, col piatto vacante sulle gambe. Pass\u00f2 la madre con l\u2019olio e ne vers\u00f2 un poco nei piatti; poi ci mise il sale, l\u2019origano, il peperone rosso pestato nel mortaio. C\u2019era ormai nel cortile un colore di cinisia spenta, come quella ammucchiata sotto il forno. E c\u2019era silenzio e ogni cosa ferma la fila dei cipressi ch\u2019era limite nel ciglio del vallone l\u2019ulivo sulla pietra fermo il nibbio con le ali aperte l\u2019aria e loro, il pane con l\u2019olio nelle mani. Disse il padre: &#8211; Di mio padre vi scordate sempre.- \u00c8 vero \u2013 disse la madre battendosi la fronte con la mano. &#8211; Gli porto il mio \u2013 disse il padre, e per la scala a pioli contro il muro arriv\u00f2 con. La fronte fino alla loggia.- Il pane \u2013 gli disse, e stese il braccio. Ma il vecchio non rispose, fermo, gi\u00e0 nell\u2019ombra.- Il pane caldo \u2013 insist\u00e8 il padre.Il vecchio apr\u00ec la bocca senza denti, e di l\u00e0 gli usc\u00ec un respiro che forse voleva essere parola.Il padre scavalc\u00f2 il parapetto e si chin\u00f2 sul vecchio e lo nascose tutto.- P\u00e0 \u2013 chiam\u00f2 il padre \u2013 O pa\u2019!- ! g\u00e8esu \u2013 risucchiarono le donne, congiungendo le mani, in piedi sul cortile.<\/p>\n\n\n\n<p>DI QUESTI FOGLI CHE RACCOLGONO UNA PROSA DI VINCENZO\nCONSOLO E UNA INCISIONE ORIGINALE DI LUIGI GUERRICCHIO NUMERATA E FIRMATA\nDALL\u2019AUTORE SONO STATI TIRATI DALLA STAMPERIA SCIARDELLI DI MILANO NOVANTANOVE\nESEMPLARI CONTRASSEGNATI CON NUMERI ARABI E DIECI CON NUMERI ROMANI<\/p>\n\n\n\n<p>RACALMUTO \u2013 MARZO 1979  <br><br>  <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/92341863_1037669053271894_3852521076793802752_n-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1985\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/92341863_1037669053271894_3852521076793802752_n-768x1024.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/92341863_1037669053271894_3852521076793802752_n-225x300.jpg 225w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/92341863_1037669053271894_3852521076793802752_n-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/92341863_1037669053271894_3852521076793802752_n.jpg 1536w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"795\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/1979\/03\/92721464_220686325683660_8152367490001797120_n-795x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1994\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/1979\/03\/92721464_220686325683660_8152367490001797120_n-795x1024.jpg 795w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/1979\/03\/92721464_220686325683660_8152367490001797120_n-233x300.jpg 233w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/1979\/03\/92721464_220686325683660_8152367490001797120_n-768x989.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/1979\/03\/92721464_220686325683660_8152367490001797120_n-1193x1536.jpg 1193w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/1979\/03\/92721464_220686325683660_8152367490001797120_n.jpg 1590w\" sizes=\"(max-width: 795px) 100vw, 795px\" \/><figcaption> LUIGI GUERRICCHIO <\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Vincenzo Consolo Disse che duro o non duro, il terreno, s\u2019aspettava che il cielo si smuoveva, che pioveva, passava agosto, settembre, forse ottobre: e l\u2019uva poi, e l\u2019ulivo?- Domani scavo \u2013 disse.- La terra chi la leva, le pietre? \u2013 disse la madre \u2013 Io e Serafina abbiamo l\u2019estratto; e il pane.- Il galantuomo &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1984\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">IL FOSSO<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12,9],"tags":[142,32,699,609,459,291,29,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1984"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1984"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1984\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1995,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1984\/revisions\/1995"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1984"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1984"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1984"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}