{"id":1979,"date":"2015-09-09T11:14:00","date_gmt":"2015-09-09T11:14:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1979"},"modified":"2020-03-27T11:19:41","modified_gmt":"2020-03-27T11:19:41","slug":"letteralolivo-e-lolivastro-di-vincenzo-consolo-tra-finzioni-e-funzioni-della-letteraturatura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1979","title":{"rendered":"L\u2019olivo e l\u2019olivastro di Vincenzo Consolo tra finzioni e funzioni della letteraturatura"},"content":{"rendered":"\n<p>In <em>L\u2019Italianistica oggi: ricerca e didattica, <\/em>Atti del XIX Congressodell\u2019ADI &#8211; Associazione degli Italianisti (Roma, 9-12 settembre 2015), a cura di B. Alfonzetti, T. Cancro, V. Di Iasio, E. Pietrobon, Roma, Adi editore, 2017<\/p>\n\n\n\n<p>CINZIA GALLO<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019olivo e l\u2019olivastro <em>di Vincenzo\nConsolo tra finzioni e funzioni della letteratura<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro (1994) costituisce una\ntappa importante nella ricerca espressiva di Consolo, che asserendo, in\napertura, \u00abOra non pu\u00f2 narrare\u00bb, pone subito in evidenza la distinzione fra\nscrivere e narrare e il tema dell\u2019\u00abafasia\u00bb. Come dichiara, infatti, un\u2019\nintervista, \u00abCi sono momenti in cui la disperazione \u00e8 tale che non trovi pi\u00f9\ninterlocutori [\u2026]. Ci sono due tipi di afasia: quella del potere, che per\ndefinizione non vuole comunicare, e quella dell\u2019artista che si oppone a questo\npotere\u00bb. In primo piano \u00e8, perci\u00f2, la funzione civile dello scrittore che,\nper\u00f2, mette in pericolo \u00abil corpo letterario del racconto\u00bb. Da qui il carattere\nibrido del nostro testo: i diciassette capitoli si snodano, quasi indipendenti\nl\u2019uno dall\u2019altro, in una sorta di collage, fra narrazione, diario di viaggio,\npoesia, saggio, digressioni, descrizioni. Analogamente, il gioco citazionistico\n&#8211; con ricorso, anche, alla memoria interna (l\u2019allusione a Lunaria, ed altri\ntesti consoliani)-, la tecnica dell\u2019accumulo, la finzione letteraria &#8211; con le\nvarie voci narranti -, rappresentano un\u2019ulteriore riflessione sull\u2019 autoreferenzialit\u00e0\ndella letteratura. L\u2019olivo e l\u2019olivastro fornisce, dunque, un chiaro esempio di\nmetaletteratura.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro <\/em>(1994) rappresenta una\ntappa importante nella ricerca ideologica edespressiva di Vincenzo Consolo. Gi\u00e0 il titolo mostra l\u2019intreccio di\nfinzioni e funzioni su cui si basa. Ne <em>Lo\nspazio in letteratura<\/em>, del 1999, Consolo spiega, difatti:<\/p>\n\n\n\n<p>Anche chi qui\nscrive, nella sua vicenda letteraria, [\u2026] \u00e8 risalito, soprattutto nei due\nultimi libri, <em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em> e\n<em>Lo Spasimo di Palermo<\/em>, all\u2019archetipo\nomerico, a quell\u2019<em>Odissea<\/em> da cui siamo\npartiti. Lo spazio, in questi due romanzi, si dispiega fra due poli, Milano e\nla Sicilia. Ma l\u2019<em>Odissea<\/em> , sappiamo,\n\u00e8 una metafora della vita, del viaggio della vita. Casualmente nasciamo in\nun\u2019Itaca dove tramiamo i nostri affetti, dove piantiamo i nostri olivi, dove\nattorno all\u2019olivo costruiamo il nostro talamo nuziale, dove generiamo i nostri\nfigli. Ecco, noi oggi, esuli, erranti, non aneliamo che a ritornare a Itaca, a\nritrovare l\u2019olivo. Lo scacco consiste nel fatto che sull\u2019olivo ha prevalso\nl\u2019olivastro, l\u2019olivo selvatico. 1<\/p>\n\n\n\n<p>Il testo omerico, dunque, costituisce, secondo la terminologia\ngenettiana, un vero e proprio \u2018ipotesto\u2019 per Consolo, che organizza, attraverso\ndelle particolari finzione narrative, la funzione ideologico-civile a cui ha\nsempre mirato, come precisa in <em>Memorie:<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La prosa dunque della narrazione nasce per me da un contesto storico e\nallo stesso contesto si rivolge. Si rivolge con quella parte logica, di\ncomunicazione che sempre ha in s\u00e9 il racconto. Che \u00e8, per questa sua origine\nper questo suo destino, un genere letterario \u201csociale\u201d. Sociale voglio dire\nsoprattutto perch\u00e9, in opposizione tematica e linguistica al potere,\nresponsabile del malessere sociale [&#8230;] il narratore vuole rimediare almeno\nl\u2019infelicit\u00e0 contingente. 2<\/p>\n\n\n\n<p>Il\nsecondo capitolo de <em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>\npresenta perci\u00f2 Ulisse che, dopo essere approdato, \u00abSpossato, lacero, [\u2026] in\npreda a smarrimento, panico [\u2026]\u00bb, nella terra dei Feaci, \u00abtrova riparo in una\ntana\u00bb posta \u00abtra un olivo e un olivastro\u00bb3 (O, 17). Il carattere simbolico di queste piante<\/p>\n\n\n\n<ul><li>subito chiarito da Consolo:<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul><li>spuntano da uno stesso tronco questi due simboli\ndel selvatico e del coltivato, del bestiale e dell\u2019umano, spuntano come\npresagio d\u2019una biforcazione di sentiero o di destino, della perdita di s\u00e9,\ndell\u2019annientamento dentro la natura e della salvezza in seno a un consorzio\ncivile, una cultura (O, 17-18).<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0,\ntutta la vicenda di Ulisse \u00e8 ripercorsa in senso simbolico: non solo \u00abdiventa\nmetafora che consente a Consolo di ritrovare nel mito e nella letteratura un\nsenso drammatico e<\/p>\n\n\n\n<ol><li>V.CONSOLO, <em>Lo\nspazio in letteratura<\/em>, in <em>Di qua dal\nfaro<\/em>, Milano, Mondadori, 1999, 270.<\/li><\/ol>\n\n\n\n<ul><li>CONSOLO, <em>Memorie<\/em>, in <em>La mia isola \u00e8 Las Vegas<\/em>, Milano, Mondadori, 2012, 136.<\/li><li>Tutte le\ncitazioni dal nostro testo, indicato con la lettera O, sono tratte da: V. CONSOLO, <em>L\u2019olivo e<\/em> <em>l\u2019olivastro<\/em>, Milano, Mondadori, 1994.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>complesso\ndell\u2019esistenza personale e collettiva\u00bb,4 ma costituisce un\u2019esortazione, per tutti gli uomini, alla lucidit\u00e0,\nalla ragione, a non cadere in errori generati da vicende esterne o interiori.\nMentre, difatti, la terra dei Feaci, con \u00abil rigoglioso giardino, la [\u2026]\nfastosa reggia, la saggia [\u2026] regina, [\u2026] l\u2019accogliente corte, il popolo amico;\ne l\u2019esercizio in loro della ragione, l\u2019amore per il canto, la poesia\u00bb,\nrappresenta \u00abuna citt\u00e0 ideale, un regno d\u2019armonia\u00bb (O, 18), il viaggio di\nUlisse in seguito alla disfatta di Troia \u00e8 \u00abil luogo dove il reale, il\nconcreto, si sfalda, vanifica, e insorge l\u2019irreale, s\u2019installa il sogno,\nl\u2019allucinazione: il genitore dei mostri, immagini delle nostre paure, dei\nnostri rimorsi\u00bb (O, 19). Ulisse si \u00e8 reso colpevole, difatti, di aver costruito\nil cavallo con cui Troia \u00e8 stata distrutta, perci\u00f2 \u00abil racconto del viaggio di\nritorno fatto da Odisseo \u00e8 quello della colpa e espiazione, della catarsi\nsoggettiva\u00bb.5 La vicenda di Odisseo,\ndunque, \u00e8 \u00abMetafora di quel che riserva la vita a chi \u00e8 nato per caso nell\u2019<em>isola dai tre angoli<\/em>: epifania crudele,\nperiglioso sbandare nella procella del mare, nell\u2019infernale natura; salvezza\npossibile dopo tanto travaglio, approdo a un\u2019amara saggezza, a una disillusa\nintelligenza\u00bb (O, 22). Consolo esprime allora il disorientamento del siciliano,\nsimbolo di tutti gli uomini, attraverso varie figure retoriche (enumerazioni,\nantitesi, anafore, chiasmi), ponendo termini aulici accanto ad altri pi\u00f9\ncomuni, mettendo in evidenza la sua propensione verso quella forma espressiva\nche egli stesso definisce \u00abpoema narrativo\u00bb (O, 48).<\/p>\n\n\n\n<p>Il\nnostro testo, difatti, esprime all\u2019inizio (\u00abOra non pu\u00f2 narrare\u00bb [O, 9])\nl\u2019impossibilit\u00e0 di narrare, cio\u00e8 di portare avanti, di condurre una \u00abscrittura\ncreativa\u00bb.6 Appunto per questo non\nc\u2019\u00e8, ne <em>L\u2019olivo<\/em>, \u00abuna chiara diegesi,\nn\u00e9 all\u2019interno dei singoli capitoli, n\u00e9 che li colleghi fra di loro: invece, la\nnarrazione procede seguendo una serie di immagini \u2018poetiche\u2019, largamente\nconnesse, del passato\u00bb.7\nFra queste, solo il meccanico terremotato racconta la propria storia in prima\npersona, come accadr\u00e0 alla fine del quattordicesimo capitolo, quando il\nviaggiatore esprimer\u00e0 il proprio disorientamento; le altre figure, chiaramente\nautobiografiche, di emigranti, parlano in terza persona, in quanto, \u00abnella\nmodernit\u00e0 le colpe non sono pi\u00f9 soggettive, sono oggettive, sono della storia\u00bb:\ndi conseguenza \u00abl\u2019introspezione non \u00e8 necessaria\u00bb.8 Consolo, allora, da una\nparte arricchisce i suoi <em>exempla<\/em> con\ncitazioni autoriali (Dante, Pisacane, Ungaretti, per esempio), dall\u2019altra d\u00e0\nnuovo significato all\u2019 antitesi classica fra citt\u00e0 e campagna. A Messina, Roma,\nMilano, tutte rappresentate negativamente, si contrappone la \u00abBellissima\nToscana contadina\u00bb, simbolo dei valori \u00abdel lavoro, della fatica umana\u00bb e\nperci\u00f2 \u00abcivilissima\u00bb (O, 13). L\u2019esplosione della raffineria di Milazzo,\nricordata nel terzo capitolo, \u00e8 l\u2019esempio, invece, di come l\u2019intervento\ndell\u2019uomo, sull\u2019ambiente, non sia stato sempre positivo. La raffineria \u00e8\ninfatti in contrasto con \u00abil castello, le mura saracene, sveve e aragonesi, i\ntorrioni [\u2026] la grotta di Polifemo, [\u2026] il porto, il Borgo, le chiese, i\nconventi. [\u2026] la vasta piana [&#8230;] ricca di agrumi, ulivi, viti, orti. Ricca di\ngelsomini\u00bb (O, 24) fra cui si aggirava il ragazzo, recatosi a visitare i\nparenti nelle Eolie (altra proiezione autobiografica, in quanto Consolo ha\nrealmente una sorella sposata con un notaio di Lipari, come appare nel quarto\ncapitolo), aspettando il treno che l\u2019avrebbe riportato a casa. Narrare allora,\ncon chiara allusione a <em>Il Narratore<\/em>\ndi Benjamin, \u00absignifica socializzare esperienze ricordate. La narrazione [\u2026]\n\u201cattinge sempre alla memoria\u201d e la memoria [\u2026] \u00e8 \u201cmadre della poesia\u201d, che [\u2026]\n\u00e8 [&#8230;] l\u2019espressione di verit\u00e0 condivisibili riguardo la nostra umana\ncondizione\u00bb.9 In altre parole, il\n\u00abnarratore benjaminiano [\u2026] impartisce conoscenza e cerca<\/p>\n\n\n\n<ul><li>M. LOLLINI, <em>Intrecci mediterranei. La testimonianza di\nVincenzo Consolo, moderno Odisseo<\/em>, in \u00abItalica\u00bb, 82, 1 (Spring 2005),\n24-43: 25.<\/li><li>V. CONSOLO &#8211; M. NICOLAO, <em>Il viaggio di Odisseo<\/em>, Milano, Bompiani,\n1999, 21.<\/li><li>J. FRANCESE, <em>Vincenzo\nConsolo<\/em>, Firenze, Firenze University Press, 2015, 4.<\/li><li>Ivi, 27.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul><li>CONSOLO &#8211; NICOLAO, <em>Il viaggio&#8230;<\/em>, 22.<sup><\/sup><\/li><li>FRANCESE, <em>Vincenzo Consolo<\/em>, 86. Lo stesso Consolo spiega il termine\n\u00abnarrazione\u00bb richiamandosi a Benjamin: \u00abDico narrazione nel senso in cui l\u2019ha\ndefinita Walter Benjamin in <em>Angelus Novus<\/em>.\nDice in sintesi, il critico, che la narrazione \u00e8 antecedente al romanzo, che\nessa \u00e8 affidata pi\u00f9 all\u2019oralit\u00e0 che alla scrittura, che \u00e8 il resoconto di\nun\u2019esperienza, la relazione di un viaggio. \u201cChi viaggia, ha molto da\nraccontare\u201d dice. \u201cE il narratore \u00e8 sempre colui che viene da lontano. C\u2019\u00e8\nsempre dunque, nella narrazione, una<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>attivamente di\ntrasformare il presente raccontando un passato personale eppur condivisibile,\npassato che, per analogia, pu\u00f2 guidare il suo pubblico verso il futuro\u00bb.10 L\u2019obiettivo \u00e8 raggiunto\nattraverso quella che Consolo definisce \u00abnarrazione poematica\u00bb, che comporta da\nuna parte \u00abla frantumazione del flusso diegetico attraverso l\u2019inserzione di\nincisi, [&#8230;] immagini\u00bb, dall\u2019altra l\u2019uso di \u00ab<em>exempla,<\/em> eventi elevati a metafora\u00bb.11 Ecco, allora, che Consolo, rifacendosi a quella\nche Genette chiama funzione di attestazione, menziona alcuni passi dell\u2019 <em>Enciclopedia Italiana Treccani<\/em>, della <em>Enciclopedia sistematica del regno vegetale<\/em>,\ndel testo <em>Flora sicula. Dizionario\ntrilingue illustrato<\/em>, per mettere in rilievo le origini arabe del\ngelsomino, simbolo, cos\u00ec, del sincretismo culturale della Sicilia ma anche\ndella bellezza incontaminata della pianura di Milazzo. Quella che lo storico\nGiuseppe Piaggia, infatti, ritiene \u00abuno de\u2019 pi\u00f9 incantevoli teatri dell\u2019intera\nSicilia\u00bb, in cui cresceva il gelsomino, \u00abpascolavano gli armenti del Sole\u00bb,\nricordati nell\u2019<em>Odissea<\/em>, \u00e8 diventata\n\u00abuna vasta e fitta citt\u00e0 di silos, di tralicci, di ciminiere che perennemente\nvomitano fiamme e fumo, una metallica, infernale citt\u00e0 di Dite che tutto ha\nsconvolto e avvelenato: terra, cielo, mare, menti, cultura\u00bb (O, 28). Affiora\ncos\u00ec in primo piano la funzione ideologica: come i compagni di Ulisse sono\npuniti per aver ucciso le vacche del Sole, cos\u00ec i superstiti dell\u2019esplosione\ndella raffineria di Milazzo si augurano che \u00able neri pelli dei compagni\nstriscino, svolazzino nelle notti di rimorsi e sudori dei petrolieri, urlino le\nmembra di dolore e furore nei sogni dei ministri\u00bb (O, 28). Sotto questo segno\nsi conclude, anche, il quarto capitolo (\u00abAltre tempeste, altre eruzioni, piogge\ndi ceneri e scorrere di lave, altre incursioni di corsari investirono e\ndistrussero le sue Eolie, le <em>Planctai<\/em>,\nle isole lievi e trasparenti, sospese in cielo, ferme nel ricordo\u00bb [O, 32]),\ngrazie all\u2019anafora, ai parallelismi, all\u2019antitesi (\u00absospese\u00bb &#8211; \u00abferme\u00bb).\n\u00ablievi, [\u2026] sospese in cielo\u00bb (O, 29) sono apparse le isole anche all\u2019inizio\ndel capitolo, a suggerire la struttura circolare, propria di Consolo, su cui \u00e8\ncostruito <em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>: alla\nfine, difatti, rivedremo il meccanico di Gibellina che ripeter\u00e0: \u00abSono nato a\nGibellina, di anni ventitr\u00e8\u00bb (O, 9, 147). Le assonanze (\u00ablievi\u00bb \u2013\n\u00abtrasparenti\u00bb; \u00absospese\u00bb &#8211; \u00abferme\u00bb), d\u2019altra parte, sottolineano l\u2019importanza\ndegli aggettivi, uniti in quelle enumerazioni che formano la \u00abritrazione\nmusicale\u00bb caratteristica del poema narrativo (\u00abun ibrido, un incontro di logico\ne di magico, di razionale-comunicativo e di lirico -poetico\u00bb12). Grazie all\u2019\nenumerazione, poi, il ricordo personale si fonde con la memoria di una civilt\u00e0,\nattraverso la finzione del resoconto di un viaggio, in perfetta consonanza con\nil narratore descritto da Benjamin (\u00abil narratore \u00e8 pre-borghese, \u00e8 colui che\nriferisce un\u2019esperienza che ha vissuto, \u00e8 soprattutto quello che viene da\nlontano, che ha compiuto un viaggio\u00bb13). Gli esempi sono innumerevoli, in questo\nsenso. Osserviamo quanto accade ad Augusta:<\/p>\n\n\n\n<p>Il vento di\nBorea, sceso dalle anguste gole del Peloro, lo sospinse alla costa dei coloni\nvenuti da Micene, Megara Nisea, Calcide, Corinto, tra Megara Hyblea e Thapsos,\nlo port\u00f2 nel golfetto pi\u00f9 in l\u00e0 di punta Izzo, nel <em>t\u00e9menos<\/em> di smarrimento e allucinazione, d\u2019incanto e rapimento\n<\/p>\n\n\n\n<p>, dove, nella luce aurorale d\u2019un agosto, al giovane studioso di\ndialetti ionici, apparve, emergendo dal mare, la creatura sublime e brutale,\nadolescente e millenaria, innocente e sapiente, la sirena silente [omoteleuto]\nche invade e possiede, trascina nelle immote dimore [assonanza], negli abissi\nsenza tempo, senza suono (O, 33).\n\n<\/p>\n\n\n\n<p>In altri casi\nle immagini del mito, inserite in metafore, combinate con altre figure\nretoriche (anafore, enumerazioni), servono a rafforzare la degenerazione del\npresente:<\/p>\n\n\n\n<p>Corre sulla strada\nper Siracusa, lungo la costa bianca e porosa di calcare, ai piedi del tavolato\ndegli Iblei, va oltre Tauro, Br\u00f9coli, Villasmundo, va dentro l\u2019immenso inferno\ndi ferro e fiamme, vapori e fumi, dentro fabbriche di cementi e concimi, acidi\ne diossine, centrali termoelettriche e raffinerie, dentro Melilli e Priolo di\ncilindri e piramidi, serbatoi di<\/p>\n\n\n\n<p>lontananza\ndi spazio e di tempo\u201d. E c\u2019\u00e8, nella narrazione, un\u2019idea pratica di giustezza e\ndi giustizia, un\u2019esigenza di moralit\u00e0\u00bb (<em>I\nritorni<\/em>, in <em>Di qua dal faro<\/em>,\n144).<\/p>\n\n\n\n<ol><li>Ivi, 64.<\/li><li>Ivi, 71.<\/li><li>CONSOLO, <em>L\u2019invenzione della lingua<\/em>, in \u00abMicroMega\u00bb, 5 (1996), 115<\/li><\/ol>\n\n\n\n<p>nafte, oli,\nbenzine, dentro il regno sinistro di Lestrigoni potenti, di feroci giganti che\ncalpestano uomini, leggi, morale, corrompono e ricattano, dev\u00eca per Agosta,\nl\u2019Austa sul chersoneso fra due porti, Xifonio e Megarese, nell\u2019isola congiunta\nalla terra da due ponti. La citt\u00e0 dei due Augusti, il romano e lo svevo, chiusa\nnel superbo castello, nei baluardi, nelle mura, circondata da scogli con forti\ndai nomi sonanti, \u00c1valos, Garc\u00eda, Vittoria, crollati per terremoti e guerre e\nsempre ricostruiti, varcata la Porta Spagnola, gli appare nella luce cinerea,\nnella tristezza di un\u2019Ilio espugnata e distrutta, nella consunzione\ndell\u2019abbandono, nell\u2019avvelenamento di cielo, mare, suolo (O, 34).<\/p>\n\n\n\n<p>Attraverso\nun inciso (\u00abCome sempre le guerre\u00bb), poi, il narratore d\u00e0 valore generale alla\nsingola esperienza, che pone sullo stesso piano lo scempio causato dagli uomini\ne quello determinato dalle calamit\u00e0 naturali:<\/p>\n\n\n\n<p>Contro lo sfondo di caserme mimetiche e hangar vuoti e forati da\nraffiche e schegge, contro lo scenario fermo di un\u2019ultima guerra di follia e\nmassacro, come sempre le guerre, erano le nuove macerie del terremoto d\u2019una\nnotte di dicembre che aveva aperto tetti, mura di case, chiese, inclinato\ncolonne, paraste, mutilato statue, distrutte e rese fantasma le case della\nBorgata (O, 34).<\/p>\n\n\n\n<p>Sono\nallora le citt\u00e0 del passato, come asserito anche in <em>Retablo<\/em>, a rappresentare gli aspetti positivi, i valori smarriti al\npresente, con palese richiamo all\u2019 \u00abinversione storica\u00bb14 di Bachtin. Lo\nsottolineano le anafore, le enumerazioni, il poliptoto, le metafore:<\/p>\n\n\n\n<p>Ama quella sua\ncitt\u00e0, non vede quelle mura dirute, quelle chiese puntellate da travi, quelle\ncase deserte, quel porto, quel mare oleoso invaso da petroliere, quella\ncampagna intorno di ulivi e mandorli neri, quelle spiagge caliginose e\naffollate di bagnanti, quell\u2019orizzonte, quello sky-line di tralicci, di tubi,\ndi silos. Amano [poliptoto], lui e lo zio professore, pensionato della scuola,\nla citt\u00e0 del passato, antecedente a quella dei Romani, a quella che il gran\nFederico mun\u00ec di castello e privilegi, la remota citt\u00e0 che conoscono in ogni\npietra, in ogni vicenda, su cui insieme scrivono una notizia, una guida: amano\nun sogno, un mondo lontano, lontano [anadiplosi] dall\u2019orrore presente (O, 35).<\/p>\n\n\n\n<p>Rappresentano\ndunque, questi moduli espressivi, l\u2019unica possibilit\u00e0 in un periodo di crisi. I\nrapporti \u00abtra parola e realt\u00e0 nella societ\u00e0 contemporanea\u00bb15 sono del resto discussi\nnel sesto capitolo, di chiaro orientamento metaletterario, che ripropone, in\napertura, la situazione gi\u00e0 presentata in <em>Catarsi<\/em>.\nAnche qui, infatti, Pausania dichiara di essere \u00abil messaggero, l\u2019 <em>\u00e1nghelos<\/em>\u00bb, a cui \u00ab\u00e8 affidato il dovere\ndel racconto: conosco i nessi, la sintassi, le ambiguit\u00e0, le malizie della\nprosa, del linguaggio..\u00bb (O, 39). Ma Empedocle, analogamente che in <em>Catarsi<\/em>, definisce \u00abogni parola [&#8230;]\nmisera convenzione\u00bb (O, 41), per cui pronuncia \u00abparole d\u2019una lingua morta, \/ di\ncorpo incenerito, privo delle scorie \/ putride dello scambio, dell\u2019utile \/ come\nla lingua alta, irraggiungibile, \/ come la lingua altra, oscura, \/ della Pizia\no la Sibilla \/ che dall\u2019antro libera al vento mugghii, foglie&#8230;\u00bb (O, 44).\nQueste posizioni, d\u2019altra parte, porteranno Consolo a dichiarare, in <em>I ritorni:<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ma oggi, in\nquesta nostra civilt\u00e0 di massa, in questo mondo mediatico, esiste ancora la\npossibilit\u00e0 di scrivere il romanzo? Crediamo che oggi, per la caduta di\nrelazione tra la scrittura letteraria e la situazione sociale, non si possano\nche adottare, per esorcizzare il silenzio, i moduli stilistici della poesia;\nridurre, per rimanere nello spazio letterario, lo spazio comunicativo, logico e\ndialogico proprio del romanzo. 16<\/p>\n\n\n\n<ol><li>M.BACHTIN, <em>Estetica\ne romanzo<\/em>, Einaudi, Torino 1979, 294.<\/li><\/ol>\n\n\n\n<ol><li>M.ATTANASIO, <em>Struttura-azione di poesia e narrativit\u00e0\nnella scrittura di Vincenzo Consolo<\/em>, in \u00abQuaderns d\u2019Itali\u00e0\u00bb, 10, 2005, 26.<\/li><\/ol>\n\n\n\n<ol><li>CONSOLO, <em>I ritorni<\/em>, 145.<sup><\/sup><\/li><\/ol>\n\n\n\n<p>E ne <em>Lo\nSpasimo di Palermo:<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Abborriva il\nromanzo, questo genere scaduto, corrotto, impraticabile. Se mai ne aveva\nscritti, erano i suoi in una diversa lingua, dissonante, in una furia verbale\nch\u2019era finita in urlo, s\u2019era dissolta nel silenzio. Si doleva di non avere il\ndono della poesia, la sua libert\u00e0, la sua purezza, la sua distanza\ndall\u2019implacabile logica del mondo. 17<\/p>\n\n\n\n<p>Consolo concludeva, in tal modo, un discorso\niniziato precedentemente, in <em>Fuga\ndall\u2019Etna<\/em> e in<\/p>\n\n\n\n<p><em>Nottetempo,\ncasa per casa<\/em>. Nel primo,\naveva asserito:<\/p>\n\n\n\n<p>Il romanzo [\u2026] sta degenerando [\u2026] Si stampano tanti romanzi oggi, e pi\u00f9\nse ne stampano pi\u00f9 il romanzo si allontana dalla letteratura. Un modo per\nriportarlo dentro il campo letterario penso sia quello di verticalizzarlo,\ncaricarlo di segni, spostarlo verso la zona della poesia, a costo di farlo\nfrequentare da \u2018felici pochi\u2019. 18<\/p>\n\n\n\n<ul><li>in <em>Nottetempo,\ncasa per casa<\/em>:<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul><li>\u00e8\npossibile ancora la scansione, l\u2019ordine, il racconto? E\u2019 possibile dire dei\nsegni, dei colori, dei bui e dei lucori, de grumi e degli strati, delle\napparenze deboli, delle forme che oscillano all\u2019ellisse, si stagliano a\ndistanza, palpitano, svaniscono? E tuttavia per frasi monche, parole difettive,\nper accenni, allusioni, per sfasature e afonie tentiamo di riferire di questo\nsogno, di questa emozione. 19<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Modello,\nallora, della nuova forma narrativa sono <em>I\nMalavoglia<\/em>, privi di \u00abintreccio [&#8230;] di romanzesco\u00bb (O, 48). I suoi moduli\nespressivi corrispondono a un dolore assoluto:<\/p>\n\n\n\n<p>Un poema narrativo, un\u2019epica popolana, un\u2019odissea chiusa, circolare, che\nd\u00e0 il senso, nelle formule lessicali, nelle forme sintattiche, nel timbro\nmonocorde, nel tono salmodiante, nei proverbi gravi e immutabili come sentenze\ngiuridiche o versetti di sacre scritture, Bibbia, Talmud o Corano, d\u00e0 il senso\ndella mancanza di movimento, dell\u2019assenza di sviluppo, suggerisce l\u2019immagine\ndella fissit\u00e0: della predestinazione, della condanna, della pena senza rimedio\n(O, 48).<\/p>\n\n\n\n<p>Ma,\nsecondo Consolo, al presente la situazione \u00e8 degenerata: la speculazione\nedilizia ha fatto sparire \u00able casipole, le barche, i fariglioni. [&#8230;] gli\nscogli, la rupe del castello di Aci, il Capo Mulini, l\u2019intero orizzonte\u00bb (O,\n49), in contrapposizione a Vizzini, luogo carico di memorie verghiane. Si\nverifica, di conseguenza, la \u00abfine del poema\u00bb, con un \u00abturbin\u00eco di parole,\nsuoni privi di senso, di memoria\u00bb (O, 49). Un esempio \u00e8 l\u2019accumulo di termini\nche descrivono il procedere del viaggiatore lungo la costa catanese:<\/p>\n\n\n\n<p>Va dentro il\nfrastuono, la ressa, l\u2019anidride, il piombo, lo stridore, le trombe, gli\ninsulti, la teppaglia che caracolla, s\u2019accosta, frantuma il vetro, preme alla\ntempia la canna agghiacciante, scippa, strappa anelli collane bracciali, scappa\nridendo nella faccia di ceffo fanciullo, scavalca, s\u2019impenna, zigzaga fra spazi\ninvisibili, vola rombando, dispare. Va lungo la nera scogliera, il cobalto del\nmare, la palma che s\u2019alza dai muri, la buganvillea, l\u2019agave che sboccia tra i\nmassi, va sopra l\u2019asfalto in cui sfociano tutti gli asfalti che ripidi scendono\ndalle falde in cemento del monte, da Cibali Barriera Canalicchio Novalucello,\noltrepassa Ognina, la chiesa, il porto d\u2019Ulisse, coperti da cavalcavie rond\u00f2\nsvincoli raccordi motel palazzi &#8211; urlano ai margini venditori di pesci, di\nmolluschi di nafta -, oltrepassa la rupe e il castello di lava a picco sul\nmare, giunge al luogo dello stupro, dell\u2019oltraggio (O, 46-47).<\/p>\n\n\n\n<ol><li>V. CONSOLO, <em>Lo\nSpasimo di Palermo<\/em>, Milano, Mondadori, 1998, 105.<\/li><\/ol>\n\n\n\n<ol><li>V. CONSOLO, <em>Fuga dall\u2019Etna. La Sicilia e Milano, la\nmemoria e la storia<\/em>, Roma, Donzelli, 1993, 60-61.<\/li><\/ol>\n\n\n\n<ol><li>V. CONSOLO, <em>Nottetempo,\ncasa per casa<\/em>, Milano, Mondadori, 1992, 68-69.<\/li><\/ol>\n\n\n\n<p>Che Catania sia \u00abpietrosa e inospitale, emblema\nd\u2019ogni luogo fermo o imbarbarito\u00bb (O, 58),<\/p>\n\n\n\n<ul><li>dimostrato dalla scarsa\nattenzione riservata, gi\u00e0 dai suoi stessi contemporanei, a Verga, che viene\ncos\u00ec a rappresentare l\u2019intellettuale esule nella sua stessa citt\u00e0, un \u00abinferno\n[&#8230;.] che sempre e in continuo fu coperta dalle lave, squassata e rovinata dai\ntremuoti\u00bb (O, 57). Da qui la \u00absfida spavalda e irridente\u00bb (O, 57) degli\nabitanti, che rivolgono, invece, la loro attenzione a Rapisardi, \u00abil\nversificatore vuoto e roboante\u00bb (O, 58). Quando, perci\u00f2, Catania organizza una\ncerimonia per festeggiare gli ottant\u2019anni di Verga, costui vede ben chiare \u00able\ndue facce [&#8230;] di quella odiosamata sua citt\u00e0, di quel paese: la maschera\nottusa, buffona e ruffiana della farsa e quella furba e falsa della retorica,\ndell\u2019eroismo teatrale e decadente\u00bb (O, 62). E non \u00e8 certamente un caso che sia\nPirandello a rendersi conto dell\u2019estraneit\u00e0 di Verga, che un sapiente uso\ndell\u2019aggettivazione, delle figure retoriche (anafore, metafore, enumerazioni)\nsottolineano, costituendo un ulteriore esempio di scrittura poematica:<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Pirandello lo\nosserv\u00f2 ancora e gli sembr\u00f2 lontano, irraggiungibile, chiuso in un\u2019epoca\nremota, irrimediabilmente tramontata. Temette che n\u00e9 il suo, n\u00e9 il saggio di\nCroce, n\u00e9 il vasto studio del giovane Russo avrebbero mai potuto cancellare\nl\u2019offesa dell\u2019insulsa critica, del mondo stupido e perduto, a quello scrittore\ngrande, a quell\u2019Eschilo e Leopardi della tragedia antica, del dolore, della\ncondanna umana. Pens\u00f2 che, al di l\u00e0 dell\u2019esterna ricorrenza, delle formali\nonoranze, in quel tempo di lacerazioni, di violenza, di menzogna, in quel\ntramonto, in quella notte della piet\u00e0 e dell\u2019intelligenza, il paese, il mondo,\navrebbe ancora e pi\u00f9 ignorato, offeso la verit\u00e0, la poesia dello scrittore.\nPens\u00f2 che quel presente burrascoso e incerto, sordo alla ritrazione, alla\ncastit\u00e0 della parola, ebbro d\u2019eloquio osceno, poteva essere rappresentato solo\ncol sorriso desolato, con l\u2019umorismo straziante, con la parola che incalza e\nche tortura, la rottura delle forme, delle strutture, la frantumazione delle\ncoscienze, con l\u2019angoscioso smarrimento, il naufragio, la perdita dell\u2019io.\nPens\u00f2 che la Demente, la sua Antonietta, la suor Agata della <em>Capinera<\/em>, la povera madre, il fratello\nsuicida di San Secondo, ogni pura fragile creatura che s\u2019allontana, che\nsparisce, non \u00e8 che un barlume persistente, segno di un\u2019estrema sanit\u00e0 nella\nmalattia generale, nella follia del presente (O, 67).<\/p>\n\n\n\n<p>.<\/p>\n\n\n\n<p>Difatti,\nse, come \u00e8 noto, Consolo individua una differenza fra la cultura della parte\norientale dell\u2019isola, in cui collochiamo Verga, interessata ai temi\ndell\u2019esistenza, della natura, e quella della parte occidentale, di cui \u00e8\nrappresentante Pirandello, orientata ai problemi della storia, sono questi,\nadesso, ad essere considerati pi\u00f9 urgenti. Nel decimo capitolo, perci\u00f2, il\nviaggiatore, giunto a Caltagirone, incontra la sua amica Maria Attanasio, un\nvero e proprio modello di intellettuale e scrittrice. Vive in disparte \u00abdal\nmondo\u00bb, in quanto, consapevole degli aspetti negativi della sua terra, \u00abcome tutti\ni poeti ama un altro mondo, un altro paese\u00bb (O, 71). Analogamente alla\nprotagonista del suo romanzo <em>Correva\nl\u2019anno 1698 e in citt\u00e0 avvenne il fatto<\/em> <em>memoriabile<\/em>,\nMaria, allora, \u00abs\u2019era mascherata da uomo, da poliziotto, per combattere\nl\u2018incuria, ildisordine\namministrativo, il sopruso mafioso\u00bb (O, 75), che si riflettono nella\nconformazione della citt\u00e0, in linea con la grande importanza che Consolo\nattribuisce, sempre, alla geografia, agli spazi. \u00abAl di qua del paese saraceno,\ngiudeo, genovese e spagnolo, [&#8230;] \u00e8 sulla piana un altro paese speculare di\ncemento: quartieri e quartieri uniformi di case nuove e vuote, deserte. [&#8230;]\nmostruosit\u00e0 nate dalla cultura di massa, [&#8230;]\u00bb (O, 70). La condanna di questa,\nche ha provocato la perdita della memoria, della storia, testimoniate dalle\nceramiche delle facciate di edifici pubblici e privati &#8211; a rivelare il\ncarattere visivo-figurativo20\ndella scrittura consoliana, \u00e8 senz\u2019appello, grazie, sempre, alle figure\nretoriche utilizzate:<\/p>\n\n\n\n<ul><li>Infatti, \u00ab[\u2026] la historia\nde la escritura de Vincenzo Consolo puede reconstruire idealmente a partir de\nuna percepci\u00f3n crom\u00e1tica desarrollada en una p\u00e1gina in\u00e9dita, [\u2026] El narrador\nincipiente [\u2026] estar\u00eda ofreciendo ya una de las claves de construcci\u00f3n \u2013 y de\nlectura \u2013 de su obra futura: \u201cPensate a un quadro\u201d\u00bb (M.\u00c1. CUEVAS, <em>Ut Pictura: El imaginario iconogr\u00e1fico en la obra de Vincenzo Consolo<\/em>,\nin \u00abQuaderns d\u2019Itali\u00e0\u00bb, 10 (2005), 63-77: 64). Lo stesso Consolo, del resto,\ndichiara in un\u2019intervista: \u00abSempre ho avvertito l\u2019esigenza di equilibrare la\nseduzione [&#8230;] della parola con la visualit\u00e0, con la visione di una\nconcretezza visiva\u00bb (D. O\u2019CONNELL,\n<em>Il dovere del racconto: Interview with\nVincenzo Consolo<\/em>, in \u00abThe Italianist\u00bb, 24: II, 2004, 251)-<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Sembra cos\u00ec,\nquesto piccolo paese nel cuore della Sicilia, il plastico, l\u2019emblema del pi\u00f9\ngrande paese, della vecchia Italia che ha generato dopo i disastri del\nfascismo, nei cinqant\u2019anni di potere, il regime democristiano, la trista,\nalienata, feroce nuova Italia del massacro della memoria, dell\u2019identit\u00e0, della\ndecenza e della civilt\u00e0, l\u2018Italia corrotta, imbarbarita, del saccheggio, delle\nspeculazioni, della mafia, delle stragi, della droga, delle macchine, del\ncalcio, della televisione e delle lotterie, del chiasso e dei veleni. Il\nplastico dell\u2019Italia che creer\u00e0 altri orrori, altre mostruosit\u00e0, altre\nciclopiche demenze (O, 71).<\/p>\n\n\n\n<p>I\ndanni della cultura di massa, verso cui Consolo \u00e8 sempre molto critico,21 sono chiari a Gela, dove\nun ragazzo, \u00abnutrito\u00bb di una \u00abdemente cultura\u00bb, di \u00ablibri di vuote\nchiacchiere\u00bb, \u00abdella furbastra e volgare letteratura sulla degradazione e la\nmarginalit\u00e0 sociale\u00bb, come appare nei \u00abserials televisivi, [&#8230;] <em>Piovra 1, Piovra 2, Piovra 3<\/em>&#8230;\u00bb,\ndimenticando \u00abogni cognizione del giusto e dell\u2019ingiusto, della piet\u00e0 e della\nferocia, ogni fraterno affetto\u00bb (O, 80-81), ha ucciso il fratello per futili\nmotivi. Il verbo \u2018nutrire\u2019, ripetuto in anafora, \u00e8 ovviamente usato in funzione\nantifrastica, in quanto \u00e8 evidente che la cultura ha perso ogni aspetto\nformativo e solo la scrittura poematica pu\u00f2 alludere a tale degenerazione\n(\u00abDire di Gela nel modo pi\u00f9 vero e forte, dire di questo estremo disumano,\nquest\u2019olivastro, questo frutto amaro, questo feto osceno del potere e del\nprogresso, dire del suo male infinite volte detto, dirlo fuor di racconto, di\nmetafora, \u00e8 impresa ardua o vana\u00bb [O, 77]). Riprendendo infatti quanto asserito\nin <em>Memorie<\/em> (\u00abin questo ibrido\nletterario che \u00e8 il racconto\u00bb, la \u00abparte logica [ &#8230;] pu\u00f2 invadere per\naltissima febbre civile tutta la colonnina, [&#8230;] con [&#8230;] rischi mortali per\nil corpo letterario del racconto\u00bb,22 Consolo adesso dichiara: \u00abMa oltre Gela o\nMilazzo, Augusta o Catania, \u00e8 in questo tempo per chi scrive un mortale rischio\ntradire il campo, uscire dal racconto, negare la finzione e il miele\nletterario, riferire d\u2019una realt\u00e0 vera, d\u2019un ritorno amaro, d\u2019un viaggio nel\ndisastro [O, 77]). L\u2019intellettuale, difatti, al presente non \u00e8 ascoltato.\nConsolo, di conseguenza, svela le cause del malessere di Gela attraverso una\nprosa che adotta, ancora una volta, l\u2019andamento ritmico della poesia (grazie\nall\u2019anafora, all\u2019enumerazione, alla metafora, all\u2019allitterazione) e in cui\nconvivono termini aulici (\u00abobliato\u00bb), anche di memoria montaliana (\u00abcocci\u00bb,\n\u00abmuraglia\u00bb), con altri pi\u00f9 comuni:<\/p>\n\n\n\n<p>Da quei pozzi,\nda quelle ciminiere sopra templi e necropoli, da quei sottosuoli d\u2019ammassi di\nmadrepore e di ossa, di tufi scanalati, cocci dipinti, dall\u2019acropoli sul colle\ndifesa da muraglie, dalla spiaggia aperta a ogni sbarco, dal secco paese povero\ne obliato part\u00ec il terremoto, lo sconvolgimento, part\u00ec l\u2019inferno d\u2019oggi. Nacque\nla Gela repentina e nuova della separazione tra i tecnici, i geologi e i\ncontabili giunti da Metanopoli, chiusi nei lindi recinti coloniali, palme\npitosfori e buganvillee dietro le reti, guardie armate ai cancelli, e gli\nindigeni dell\u2019edilizia selvaggia e abusiva, delle case di mattoni e tondini\nlebbrosi in mezzo al fango e all\u2019immondizia di quartieri incatastati, di strade\ninnominate, la Gela dal mare grasso d\u2019oli, dai frangiflutti di cemento, dal\nporto di navi incagliate nei fondali, inclinate sopra un fianco, isole di\nruggini, di plastiche e di ratti; nacque la Gela della perdita d\u2019ogni memoria e\nsenso, del gelo della mente e dell\u2019afas\u00eca, del linguaggio turpe della siringa e\ndel coltello, della marmitta fragorosa e del tritolo (O, 78-79).<\/p>\n\n\n\n<ul><li>In un\u2019intervista del 2007,\nConsolo osserva che con la mutazione antropologica \u00abteorizzata da Pasolini. Il\nnostro Paese si modernizzava velocemente, subendo per\u00f2 i modelli importati\ndall\u2019esterno. Da qui un asservimento culturale, linguistico negli usi, nei\ncostumi e nei consumi. [&#8230;] Da qui la perdita di ogni forza espressiva e di\nogni verit\u00e0 storica\u00bb (\u00abConsolo \u2018Le ombre della nostra cultura\u2019\u00bb. Intervista.\nlaRepubblica.it,<\/li><li>novembre 2007, 1). Tre anni\nprima, del resto, ha ricordato con piacere come \u00abil poeta ed etnologo Antonino\nUccello, [&#8230;] nel momento della grande mutazione antropologica, vale a dire\ndella fine della civilt\u00e0 contadina\u00bb, sia riuscito a raccogliere \u00abantichi canti\npopolari\u00bb (Consolo, Pino Veneziano e la canzone popolare, Milano 19 luglio\n2004, pinoveneziano.altervista.org\/consolo_e_fo.html). Critiche alla\ntelevisione sono anche contenute in <em>La\npallottola in testa<\/em> (<em>La mia isola \u00e8\nLas Vegas<\/em>, 157-162).<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul><li>CONSOLO, <em>Memorie\u2026<\/em>, 136.<sup><\/sup><\/li><\/ul>\n\n\n\n<p><sup><br>\n<\/sup><\/p>\n\n\n\n<p>Ed\n\u00e8 proprio l\u2019importanza attribuita alla storia e alla memoria a tenere lontano\nConsolo dal postmodernismo, come ha puntualizzato Norma Bouchard.23 Consolo immagina allora\nche dalle rovine del tempio di Atena, che quindi si pongono come depositarie e\ncustodi di autentici valori, si elevino alcuni versi dell\u2019<em>Agamennone<\/em> di Eschilo (\u00ab<em>Quale\nerba cresciuta<\/em> \/ <em>nel veleno, quale\nacqua<\/em><\/p>\n\n\n\n<ul><li><em>sgorgata dal fondo del mare <\/em>\/<em> hai\ningoiato.<\/em>..\u00bb [O, 81]). Analogamente, le citazioni che,nell\u2019undicesimo capitolo, descrivono Siracusa24 non possono essere\nricondotte al gioco citazionistico del postmodernismo, ma mettono in evidenza\ncome questa citt\u00e0, \u00abd\u2019antica gloria\u00bb, rappresenti \u00abla storia dell\u2019umana civilt\u00e0\ne del suo tramonto\u00bb (O, 84). Siracusa, descritta con la consueta tecnica\ndell\u2019accumulo (\u00abMolteplice citt\u00e0, di cinque nomi, d\u2019antico fasto, di potenza,\nd\u2019ineguagliabile bellezza, di re sapienti e di tiranni ciechi, di lunghe paci e\nrovinose guerre [chiasmo], di barbarici assalti e di saccheggi\u00bb [O, 83]),\noppone, alla decadenza del presente, i valori della storia e della poesia, in\nquanto costituisce la \u00abpatria d\u2019ognuno [&#8230;] che conserva cognizione\ndell\u2019umano, della civilt\u00e0 pi\u00f9 vera, della cultura\u00bb (O, 84). Appunto per questo\nConsolo ricorda il soggiorno a Siracusa di importanti personaggi (Maupassant,\nVon Platen), i quali, spinti \u00aba viaggiare per quel Sud mediterraneo che,\nnell\u2019abbaglio, nella mitologia poetica, aveva ereditato dalla Grecia la\nBellezza\u00bb, vi trovano una citt\u00e0 \u00abdell\u2019infinito tramonto e dell\u2019abbandono\u00bb (O,\n102). \u00c8 proprio il verbo \u2018trovare\u2019, ripetuto in anafora, ad attestare lo scarto\ntra le aspettative di Von Platen, che cerca \u00abcome consolazione al suo male,\nrimedio al suo scontento, solo bellezza ed armonia greca\u00bb (O, 103), e la\nrealt\u00e0:<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Trova vento e\ntempesta quell\u2019inizio d\u2019inverno a Siracusa, la tramontana che sferza il mare\ndel porto Grande, piega i ficus della passeggiata Adorno, i papiri del Ciane,\nillividisce la facciata barocca del Duomo d\u2019Atena e di Santa Lucia, le colonne\ndei templi, le pareti delle latomie. Trova solitudine e disperazione, consunto\ndalla febbre, dal vomito, dalla dissenteria, trova la morte nella povera\nlocanda Aretusa di via Amalfitania (O, 103).<\/p>\n\n\n\n<p>Due\nsecoli prima, del resto, pure Caravaggio ha giudicato Siracusa un \u00abammasso di\nmacerie\u00bb, un \u00abfosso di miseria e d\u2019abbandono\u00bb (O, 90). La pochezza\nintellettuale della citt\u00e0 \u00e8 dimostrata dal discorso del vescovo di fronte al\nquadro di Santa Lucia commissionato a Caravaggio, discorso perfettamente in\nlinea con l\u2019idea consoliana del racconto come genere \u00abibrido\u00bb,25 in cui le enumerazioni si\ncombinano con le anafore (\u00abnon possiamo\u00bb, \u00abnostro-nostra\u00bb), con l\u2019anadiplosi\n(\u00abperdoni, perdoni\u00bb):<\/p>\n\n\n\n<ul><li>La Santa\nnostra Lucia ci perdoni, perdoni la nostra stoltezza e il nostro inganno. Noi\nnon possiamo ora celebrare, avanti a questo scempio, a quei brutali ignudi\nincombenti sull\u2019altare, al cadavere reale della donna, a una santa priva di\nnimbo, a quello squarcio sanguinoso sul suo collo, ai fedeli impiccioliti, al\nvescovo nascosto&#8230;, non possiamo celebrare il santo sacrificio della Messa,\nnon possiamo benedire questo quadro. L\u2019artista capisca e si studi\nd\u2019aggiustare&#8230; (O, 94-95).<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>La reazione di\nCaravaggio, che sembra ricordare Fabrizio Clerici di <em>Retablo<\/em> per il suo legame con il paggio Martino e per aver visto\nuna \u00abturba d\u2019infelici, accattoni e infermi\u00bb26 (O, 91) nelle strade della citt\u00e0, \u00e8 di uscire\n\u00abnella piazza vasta, nella luce del mattino\u00bb (O, 95): vastit\u00e0 di spazi e<\/p>\n\n\n\n<ul><li>\u00abIt is\nimportant to point out that even though Consolo\u2019s novels exhibit many of the\nrhetorical devices that we have come to associate with postmodern writing\npractices, they also remain fundamentally distinct from dominant, majoritarian\nforms of postmodernism\u00bb (N. BOUCHARD, <em>Consolo and the Postmodern\nWriting of<\/em> <em>Melancholy<\/em>, \u00abItalica\u00bb,\n82, 1 [Spring 2005, 5-23: 10-11]).<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul><li>\u00ab\u2019<em>I\u2019 son\nLucia; \/ lasciatemi pigliar costui che dorme; \/ s\u00ec l\u2019agevoler\u00f2 per la sua via\u2019<\/em>\u00bb\n(Purgatorio, XI, 55-57), (O,<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>83); \u00ab<em>Calava a Siracusa senza luna \/ La notte e\nl\u2019acqua plumbea \/ E ferma nel suo fosso riappariva, \/ Soli andavamo<\/em> <em>dentro la rovina, \/ Un cordaro si mosse dal\nremoto <\/em>(G. UNGARETTI,<em> Ultimi cori per la terra promessa<\/em>, in<em> Vita d\u2019un uomo. Tutte le poesie<\/em>, a cura di L. PICCIONI, Milano, Mondadori, 1982,\n281), (O, 84).<\/p>\n\n\n\n<ul><li>CONSOLO, <em>Memorie\u2026<\/em>, 136.<sup><\/sup><\/li><li>Clerici\nincontra, per le strade di Palermo, \u00abuna folla d\u2019accattoni, finti storpi o\naffetti da morbi repugnanti\u00bb (CONSOLO, <em>Retablo<\/em>, Milano, Mondadori,\n2000, 11).<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>luce, in\nsostanza, in contrapposizione alle tenebre dell\u2019ignoranza.27 Ma, al presente, la\ndegenerazione \u00e8 tale che gli spazi, i luoghi non riescono pi\u00f9 ad influire sul\nmodo di pensare. Se, perci\u00f2, ad Avola, \u00abLa vasta piazza quadrata, il centro del\nquadrato inscritto nell\u2019esagono, lo spazio in cui sfociano le strade del mare,\ndei monti, di Siracusa, di Pachino, fu sempre il teatro d\u2019ogni incontro,\nconvegno, assemblea, dibattito civile, la scena dove si proclam\u00f2 il progetto,\nsi liber\u00f2 il lamento, l\u2019invettiva\u00bb (O, 110), adesso essa \u00e8 \u00abvuota, deserta,\nsfollata come per epidemia o guerra\u00bb (O, 112). Responsabile \u00e8 l\u2019omologazione,\nl\u2019avvento della cultura di massa: tanti giovani, \u00abcon l\u2019orecchino al lobo, i\nlunghi capelli legati sulla nuca, che fumano, muti e vacui fissano la vacuit\u00e0\ndella piazza come in attesa di qualcuno, di qualcosa che li scuota, che li\nsalvi. O li uccida\u00bb (O, 112). Tutte le costruzioni umane, dunque, anche quelle\nche insistono nello spazio, testimoniano la crisi: il viaggiatore che giunge a\nSiracusa, di conseguenza, ritiene giusto che le lacrime della Vergine, \u00abnel\npresente oscuro e allarmante, si siano unite, solidificate nel cemento di una\nimmensa lacrima\u00bb [il santuario della Medonna delle Lacrime] (O, 100).\nL\u2019impressione negativa causata dal degrado, dall\u2019incuria in cui versano gli\nedifici di Noto \u00e8 rafforzata, ancora una volta, dalle enumerazioni,\ndall\u2019accurata scelta di aggettivi, sostantivi, verbi:<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo tufo\ndorato si \u00e8 corroso, sfaldato, le sue architetture di stupore si sono\nincrinate, i fregi son crollati per vecchiezza, inquinamento, incuria, per le\ninfinite, ricorrenti scosse del suolo. [&#8230;] chiese e palazzi e conventi\npericolanti, imbracati, puntellati da fitti tubi di ferro, da tavole e travi,\ninvasi nelle fenditure, nelle crepe, nei l\u00e0strici, nelle logge evacuate, da\ncespugli di rovi, da edere, fichi selvatici. [&#8230;] un liceo, un vasto edificio\nsulla via principale puntellato da travi. Dentro era tutto disfatto, corroso,\ndivorato dal cancro, invaso dalle erbe, sepolto dalla polvere del tufo (O,\n116-117).<\/p>\n\n\n\n<p>I luoghi, per\u00f2,\nmettendo in modo il meccanismo della memoria, consentono di tramandare dei\nprincipi che dovrebbero far riflettere. Il viaggiatore, infatti, ricordando,\ndavanti al mare, un viaggio compiuto in Africa, fino ad Utica, dove il ricordo\ndei versi di Dante fa sentire ancora vivo l\u2019esempio di Catone, come altri\n\u00abluoghi antichi e obliati, bagnati da quel Mediterraneo, [&#8230;] Tindari,\nSolunto, Camarina, Eraclea, Mozia, Nora, e Argo, Thuburbo Majus, Cirene, Leptis\nMagna, Tipaza&#8230; [&#8230;] Algeri, dove don Miguel scriveva l\u2019ottava [&#8230;] per il\npoeta Antonio Veneziano\u00bb, sente di odiare \u00abla sua isola terribile, barbarica,\nla sua terra di massacro, d\u2019assassinio, odia il suo paese piombato nella notte,\nl\u2019Europa deserta di ragione\u00bb (O, 105). Quest\u2019immagine \u00e8 amplificata dapprima\nattraverso l\u2019anafora, l\u2019enumerazione, il richiamo al sacrificio di Ifigenia,\npoi con la citazione di un passo del <em>Lamento\ndella citt\u00e0 caduta<\/em> di Ducas, presente pure, come epigrafe,28 in <em>Retablo.<\/em> Questo esempio di memoria interna, insieme ai riferimenti\na <em>Lunaria,<\/em>29 a <em>Lo Spasimo di Palermo<\/em>, a <em>Il\nsorriso dell\u2019ignoto marinaio<\/em>, a <em>Le\npietre di Pantalica<\/em> attesta i profondi legami esistenti fra le varie opere\ndi Consolo, la loro sostanziale unitariet\u00e0 oltre che una riflessione sull\u2019\nautoreferenzialit\u00e0 della letteratura. A questa, in sostanza, spetta mantenere\nin vita un patrimonio di idee destinato, altrimenti, a tramontare. Il\nviaggiatore nota, difatti, non solo che la vecchia madre ha dimenticato tutto\nil \u00abcarico di pene, di ricordi\u00bb (O,<\/p>\n\n\n\n<ol><li>della sua esistenza, ma\npure che la casa dove era cresciuto con la sua famiglia \u00e8 stata abbattuta per\nfar posto a un nuovo quartiere. Nato in un paese \u00abai piedi dei N\u00e8brodi\u00bb (O,\n122), egli, dietro cui \u00e8 ormai facile scorgere lo stesso Consolo, decide di\nviaggiare, di andare \u00abverso occidente, verso i luoghi della storia\u00bb (O, 123),\nche attestano il sincretismo culturale sempre<\/li><\/ol>\n\n\n\n<ul><li>Cfr., sul motivo della luce\nnei testi di Consolo, P. CAPPONI,\n<em>Della luce e della visibilit\u00e0.\nConsiderazioni in<\/em> <em>margine all\u2019opera\ndi Vincenzo Consolo<\/em>, in \u00abQuaderns d\u2019Itali\u00e0\u00bb, 10, 2005, 49-61.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul><li>L\u2019importanza, la funzione delle epigrafi sono\nchiarite da Consolo in <em>Le epigrafi<\/em>, (<em>Di qua dal faro<\/em>,198-202).<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul><li>A Noto,\nil viaggiatore ricorda di avere assistito, \u00abanni prima alla rappresentazione di\nun\u2019operetta barocca, una favola in cui si narrava d\u2019un vicer\u00e9 malinconico e\nd\u2019una luna che si sfalda e che cade. \/ <em>Ma<\/em>\n<em>la Luna, la Luna la Luna \/ la maculata\nLuna \u00e8 dissonanza, \/ \u00e8 creatura atonica, scorata, \/ caduta dalla traccia del\nsuo cerchio, \/ vagante negli spazi desolanti<\/em>\u00bb (O, 117). Questi versi sono,\nappunto, in<em> Lunaria <\/em>(Torino, Einaudi,\n1985,52).<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>molto caro al\nnostro autore. Egli si innamora, infatti, di Cefal\u00f9, in cui le radici arabe e\nnormanne sono perfettamente fuse, \u00absiccome accanto e in armonia stavano il gran\nDuomo o fortezza o castello di Ruggiero e le casipole con archi, altane e\nfinestrelle del porto saraceno, del Vascio o la Giudecca\u00bb30 (O, 124). A Cefal\u00f9 trova\nil ritratto dell\u2019Ignoto, \u00abche un barone, un erudito, amante d\u2019arte, aveva\ntrovato nelle Eolie e insieme poi ad una sua raccolta aveva lasciato in dono al\nsuo paese\u00bb (O, 124). Il percorso compiuto dal quadro, \u00abdal mare verso la\nterra\u00bb, descritto in apertura de <em>Il sorriso\ndell\u2019Ignoto marinaio,<\/em> sembra perci\u00f2 coincidere con quello del viaggiatore,\ncio\u00e8 \u00abdall\u2019esistenza alla storia, dalla natura alla cultura\u00bb (O, 124), alla\ngrande storia di Palermo. Ma la crisi, il decadimento \u00e8 tale che il quadro di\nAntonello non pu\u00f2 pi\u00f9 costituire un punto di riferimento: esso \u00e8 diventato,\nsemmai, \u201cLe pitture nere\u201d di Goya. Arrivato a Palermo, allora, il viaggiatore\ndecide di non fermarsi. Se, al solito, le enumerazioni marcano questa\nraffigurazione negativa, riprendendo quanto affermato ne <em>Le pietre di Pantalica<\/em>31 (\u00abNon volle fermarsi in quel luogo\ndell\u2019agguato, del crepitio dei kalashnikov e del fragore del tritolo, delle\nmembra proiettate contro alberi e facciate, delle strade di crateri e di\nsangue, dell\u2019intrigo e del ricatto, delle massonerie e delle cosche, in quel\nluogo dell\u2019Opus Dei, degli eterni Gesuiti del potere e dei politici di retorica\ne spettacolo, della plebe pi\u00f9 cieca e feroce, della borghesia pi\u00f9 avida e\nipocrita, della nobilt\u00e0 pi\u00f9 decaduta e dissennnata\u00bb), un\u2019interrogativa rileva\ncome, ormai, il disfacimento sia generale (\u00abMa \u00e8 Palermo o \u00e8 Milano, Bologna,\nBrescia, Roma, Napoli, Firenze?\u00bb [O, 125]). Nemmeno i luoghi delle antiche\ncivilt\u00e0, allora, possono dirsi custodi di antichi, autentici valori: Segesta \u00e8\n\u00abdissacrata\u00bb dagli incendi dolosi, dalle \u00abcomitive chiassose\u00bb (O, 126), cos\u00ec\ncome lo \u00e8 il teatro greco di Siracusa, ne <em>Le\npietre di Pantalica<\/em>. Analogamente, Trapani, \u00abcitt\u00e0 d\u2019un tempo degli scambi,\ndel porto affollato di velieri, della rotta per Tunisi e Algeri, della civilt\u00e0\ndei commerci, di banchi, di mercati, di r\u00e0bati e giudecche, di botteghe\u00bb, \u00e8\nadesso \u00abcaduta nel dominio delle logge, delle cosche mafiose pi\u00f9 segrete e pi\u00f9\nferoci\u00bb (O, 129). Dimostra questi concetti, sottolineati da assonanze\n(banchi-mercati- r\u00e0bati; giudecche -botteghe) ed allitterazioni, l\u2019omicidio del\ngiudice Ciaccio Montalto, tanto pi\u00f9 grave in quanto il giudice \u00ab<em>crea<\/em> una verit\u00e0, quella giuridica,\ndefinitiva e incontrovertibile, di fronte alla quale la verit\u00e0 storica non ha\npi\u00f9 valore\u00bb (O, 132). E a testimoniare lo stravolgimento di valori e principi,\nil viaggiatore vede, in una stanza del museo, di un luogo, cio\u00e8, che di per s\u00e9\ncustodisce le memorie del passato, una ghigliottina, rimasta in funzione fino\nagli anni successivi all\u2019unificazione italiana. Gli appare quale\n\u00abrappresentazione della giustizia assurta a crudele astrazione, a geometrica\nfollia, a demente iterazione rituale, a terrifica recitazione\u00bb (O, 130): ci\u00f2\nsignifica attribuire una motivazione storica alla contemporanea degenerazione\ndella Sicilia. Consolo, del resto, si mostra attento ai fatti di Bronte,32 alle rivolte di Cefal\u00f9, di\nAlc\u00e0ra Li Fusi. Solo dalla letteratura, dunque, potrebbe giungere una salvezza,\ncome sar\u00e0 evidenziato ne <em>Lo Spasimo di<\/em>\n<em>Palermo<\/em>. Perci\u00f2, se scrittori come\nHugo, Camus guardano con \u00abraccapriccio\u00bb (O, 130) allaghigliottina, Consolo immagina che, ad Erice, mentre gli\nscienziati \u00abParlano e parlano, enunciano teorie, scoperte, espongono programmi,\n[&#8230; ] contrastano come gli antichi cerusici al capezzale del malato\u00bb (O, 134),\nil suo amico Nino De Vita scriva \u00abpoemi in vernacolo alto, in una pura,\nclassica lingua simile all\u2019arabo, al greco, all\u2019ebraico\u00bb (O, 135), poemi,\nquindi, che scavano in verticale nella storia della Sicilia, \u00abbarbarica\u00bb (O,\n141) al presente. Infatti, mentre Michele Amari ricorda che l\u2019arrivo degli\nArabi \u00abdiede risveglio, ricchezza, cultura, fantasia\u00bb (O,<\/p>\n\n\n\n<ol><li>alla Sicilia, Mazara, in\nseguito agli aiuti economici ricevuti dal Governo negli anni Sessanta del\nNovecento, ha fatto registrare tantissimi casi di razzismo contro Arabi e Neri.\nI fatti di cronaca si mescolano cos\u00ec alle memorie del passato, personali e\ncollettive, dando vita ad un<\/li><\/ol>\n\n\n\n<ul><li>Il\nparticolare significato che Consolo attribuisce a Cefal\u00f9 \u00e8 spiegato ne <em>La corona e le armi<\/em> (<em>La mia isola \u00e8<\/em> <em>Las Vegas<\/em>, 98-102).<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul><li>Qui Consolo ha scritto:\n\u00abQuesta citt\u00e0 \u00e8 un macello, le strade sono <em>carnezzerie<\/em>\ncon pozzanghere, rivoli di sangue coperti da giornali e lenzuola. I morti\nammazzati, legati mani e piedi come capretti, strozzati, decapitati, evirati,\nchiusi dentro neri sacchi di plastica, dentro i bagagliai delle auto,\ndall\u2019inizio di quest\u2019anno, sono pi\u00f9 di settanta\u00bb (<em>Le pietre di Pantalica<\/em>, Milano, Mondadori, 1995, 132).<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul><li>Cfr. <em>E poi arriv\u00f2 Bixio, l\u2019angelo della morte<\/em>,\nin <em>La mia isola \u00e8 Las Vegas<\/em>, 103-110.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>testo che si\npone \u00abfuori da ogni vincolo di genere letterario\u00bb.33 Alla letteratura, per\u00f2,\ncontinua a guardare Consolo. Sono infatti \u00abi racconti scritti di Tomasi di\nLampedusa e quelli orali di Lucio Piccolo di Calanovella\u00bb a guidare il\nviaggiatore nell\u2019ultima tappa del suo viaggio, un vero e proprio \u00abitinerario di\nconoscenza e amore, lungo sentieri di storia\u00bb (O, 143). Ancora, tra le macerie\ndi Gibellina, vede Carlo Levi, sente \u00able sue parole di speranza rivolte ai\ncontadini intorno\u00bb (O, 144), vede Ignazio Buttitta, Leonardo Sciascia, tutti\nscrittori che concepiscono la loro attivit\u00e0 in funzione civile. 34 Non sempre, per\u00f2, i nuovi\ntempi lo consentono. Gi\u00e0 Consolo si<\/p>\n\n\n\n<ul><li>chiesto: \u00abCos\u2019\u00e8 successo a\ncolui che qui scrive, complice a sua volta o inconsapevole assassino? Cos\u2019\u00e8\nsuccesso a te che stai leggendo?\u00bb (O, 81). Sotto il segno di una finzione, che\n\u00e8 mezzo per affermare la funzione civile della letteratura, si conclude,\nallora, il nostro testo. Consolo immagina che, \u00absopra il colle che fu di\nGibellina\u00bb (O, 148), si rappresenti la tragedia di Masada nell\u2019interpretazione\ndi Giuseppe Flavio, a suggellare la volont\u00e0 di difendere i valori autentici del\nconsorzio civile dall\u2019attacco omologante della societ\u00e0 di massa, del degrado\nportato avanti da un falso sviluppo tecnologico, incarnato dai romani \u00abcon tute\ndi pelle, [&#8230;] caschi, [&#8230;] motociclette\u00bb (O, 149):<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul><li>Da gran tempo avevamo\ndeciso, o miei valorosi, di non riconoscere come nostri padroni n\u00e9 i romani n\u00e9\nalcun altro all\u2019infuori del dio&#8230; In tale momento badiamo a non coprirci di\nvergogna&#8230; Siamo stati i primi a ribellarci a loro e gli ultimi a deporre le\narmi. Credo sia una grazia concessa dal dio questa di poter morire con onore e\nin libert\u00e0&#8230; Muoiano le nostre mogli senza conoscere il disonore e i nostri\nfigli senza provare la schiavit\u00f9&#8230; (O, 148).<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>\u00abNarra una\nvoce\u00bb (O, 148): solo cos\u00ec, cio\u00e8, salvaguardando la propria <em>humanitas<\/em>, gli uomini possono creare letteratura, la cui funzione\npropria \u00e8 \u2018politica\u2019. Consolo lo dichiara esplicitamente:<\/p>\n\n\n\n<p>Ma: cos\u2019\u00e8 la\nletteratura, la narrativa soprattutto, con la sua scrittura in prosa pi\u00f9 o meno\ndi comunicazione, immediatamente o mediatamente, se non politica? Politica nel\nsenso che nasce, essa letteratura, da un contesto storico e sociale e ad esso\nsi rivolge? E si rivolge, naturalmente, con linguaggio suo proprio, col\nlinguaggio letterario (leggeremmo, se no, trattati di storia, perorazioni\npolitiche, relazioni giornalistiche &#8230;). Linguaggio che fa s\u00ec che il fatto\nnarrato sia quello storico, sia quello politico, ma insieme sia altro oltre la\nsignificazione storica; altro nel senso della generale ed eterna condizione\numana. Linguaggio che muovendo dalla comunicazione verso l\u2019espressione attinge\nquindi alla poesia. 35<\/p>\n\n\n\n<ul><li>G. FERRONI, <em>Il\ncalore della protesta<\/em>, in \u00abNuove Effemeridi\u00bb, VIII, 29 (1995\/I), 174.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul><li>Si\nevince dalle pagine che Consolo dedica a questi scrittori negli articoli\nriuniti in <em>Di qua dal faro<\/em> e ne <em>Le<\/em> <em>pietre\ndi Pantalica.<\/em><\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul><li>CONSOLO, <em>Uomini\nsotto il sole<\/em>, in <em>Di qua dal faro<\/em>,\n229.<\/li><\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In L\u2019Italianistica oggi: ricerca e didattica, Atti del XIX Congressodell\u2019ADI &#8211; Associazione degli Italianisti (Roma, 9-12 settembre 2015), a cura di B. Alfonzetti, T. Cancro, V. Di Iasio, E. Pietrobon, Roma, Adi editore, 2017 CINZIA GALLO L\u2019olivo e l\u2019olivastro di Vincenzo Consolo tra finzioni e funzioni della letteratura L\u2019olivo e l\u2019olivastro (1994) costituisce una tappa &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1979\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">L\u2019olivo e l\u2019olivastro di Vincenzo Consolo tra finzioni e funzioni della letteraturatura<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":539,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7,4],"tags":[374,590,658,463,139,185,153,464,145,260,651,20,40,29,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1979"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1979"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1979\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1982,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1979\/revisions\/1982"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/539"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1979"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1979"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1979"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}