{"id":1976,"date":"2006-03-13T10:23:00","date_gmt":"2006-03-13T10:23:00","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1976"},"modified":"2020-03-13T10:45:35","modified_gmt":"2020-03-13T10:45:35","slug":"nicolo-messina-lunaria-dietro-le-quinte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1976","title":{"rendered":"Nicol\u00f2 Messina, Lunaria dietro le quinte"},"content":{"rendered":"\n<p>NICOL\u00d2 MESSINA<\/p>\n\n\n\n<p>UNIVERSITAT DE GIRONA<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio posto fu per anni su una\npoltrona davanti al poeta [\u2026]<\/p>\n\n\n\n<p>VINCENZO CONSOLO, Le pietre di Pantalica1 \u00c8 manifesto il debito di Lunaria con L\u2019esequie della luna di Lucio Piccolo2. Nella Nota che funge da Postfazione al libro,Consolo lo ammette, anzi lo dichiara apertamente e svela anche il processo che da quell\u2019opera l\u2019avrebbe portato al suo cuntu:\u201cDi quella prosa di Lucio Piccolo, de L\u2019esequie della luna s\u2019era innamorato un giovane palermitano, Roberto And\u00f2, voleva farne un\u2019opera teatrale e si rivolse a me per lavorare a quel progetto3. Con lui discussi allora impostazione scenica, soluzioni teatrali,consultai libri e mi trovai poi inevitabilmente di fronte alla scrittura, solitaria avventura, alla creazione cio\u00e8 di un pianetino 1 CONSOLO, V. (1988: 141): Le pietre di Pantalica, Milano: Mondadori (d\u2019ora in poi Pantalica).2 PICCOLO, L.: \u00abL\u2019esequie della luna\u00bb, Nuovi Argomenti, N. S. 7-8 (1967): 152-169; nunc:L\u2019esequie della luna e alcune prose inedite, ed. G.[IOVANNA] MUSOLINO, \u00abAcquario\u00bb, Milano:All\u2019insegna del pesce d\u2019oro, 1996. Si cita dalla princeps, purtroppo infestata di refusi(d\u2019ora in poi Esequie).3 Il progett\u00f2 si aren\u00f2, ma nel 1991 a Gibellina, nella rassegna delle Orestiadi, and\u00f2 in scena L\u2019esequie della luna, Narrazione fantastica di R. AND\u00d2 da L. PICCOLO, Musica di F.[RANCESCO] PENNISI. L\u2019opera poetica di Piccolo ha ispirato anche altri allestimenti teatrali,tra cui: Il raggio verde\u2026 o dell\u2019esequie della luna, di Ninni BRUSCHETTA (con Pino Censi);Cerchio di melodie per Lucio Piccolo, di e con Pino CENSI, prodotto dal Centro Culturale Mobilit\u00e0 delle Arti e rappresentato al Teatro Comunale di Marsala il 14 ottobre 2004 e al Teatro Quadro di Citt\u00e0 Giardino (Siracusa) il 15 e il 16 dello stesso mese.180 indipendente che, come quello di Piccolo, ruotasse attorno a Leopardi\u201d4. Il processo scrittorio fu cos\u00ed di contaminatio ed amplificatio di varie fonti: non solo Piccolo e la fonte comune a Piccolo e Consolo, il Leopardi dell\u2019Odi, Melisso: io vo\u2019 contarti un sogno5 e di tanti altri indimenticabili Idilli lunari, ma anche, indietro nel tempo, e con una citazione letterale, l\u2019Ariosto della luna meta del \u201cprotoastronauta\u201d Astolfo6.Il sempre puntuale Cesare Segre \u2013in un saggio di Intrecci di voci\u2013 registra con precisione i non pochi passi in cui Lunaria riecheggia L\u2019esequie. Perci\u00f2 stesso, per il dettaglio, baster\u00e0 rimandare a questo studio, sia per trovarci la collatio delle due opere,sia per derivarne un regesto delle consonanze7. Di pi\u00fa; da par suo, efficacemente, Segre tiene anche ad indicare dove e come Consolo va oltre: il sogno, si direbbe, non solo sognato, ma per giunta rappresentato del Vicer\u00e8, quale persona, cio\u00e8 latinamente \u2018maschera\u2019, attore. Si scorge, insomma, nel cuntu l\u2019ombra di Calder\u00f3n de la Barca, ma in buona compagnia, viene da aggiungere,di Pirandello: un La vida es sue\u00f1o che approda a Sei personaggi o piuttosto all\u2019apparente delirio di un Enrico IV8.Milano: Mondadori (1996: 134). Si cita da ambedue le edizioni: il primo rimando sar\u00e0 a Lunaria1, il secondo (tra parentesi) a Lunaria2.5 Registrato con i titoli Il sogno (1819) e Spavento notturno (1826); in ultimo, finito acefalo tra i Frammenti (XXXV, 1835 e infine XXXVII, 1845). Del cadere degli astri Leopardi si era occupato anche nel Saggio sopra gli errori popolari degli antichi (capp. IV e X).6 ARIOSTO, L.: Orlando furioso, XXXIV, 73, 3-8 in Lunaria, pp. 47-48 (67). Per la presenza lunare nella letteratura, non solo italiana, ben a proposito TRAINA, G. (2001: 73), Vincenzo Consolo, \u00abScritture in corso\u00bb, Fiesole (Firenze): Cadmo, rimanda alla documentata recensione di H.[\u00c9CTOR] BIANCIOTTI, \u00abVincenzo Consolo de la Sicile \u00e0 la Lune\u00bb, Le Monde (22 aprile 1988), ora in versione tradotta in Nuove Effemeridi, VIII, 29 (1995: 107-109).7 SEGRE, C. (1991: 87-102): \u00abTeatro e racconto su frammenti di luna\u00bb, in Id., Intrecci di voci.La polifonia nella letteratura del Novecento, \u00abEinaudi Paperbacks 214\u00bb, Torino: Einaudi.Il saggio \u00e8, insieme a quello proemiale, l\u2019unico inedito tra i dieci che compongono la raccolta e sembra perci\u00f2 scritto ex professo per Intrecci.8 Pirandello s\u2019intravede d\u2019altronde in almeno due passi dietro una parafrasi o citato direttamente.Da un lato, cfr. Lunaria, p. 48 (68): \u00abHai guardato nello squarcio, anche tu hai visto dietro le scene del teatro?\u00bb e PIRANDELLO, L. (1973: 467) Il fu Mattia Pascal, cap.XII (Tutti i romanzi, ed. G. MACCHIA, con la collab. di M.[ARIO] COSTANZO, I, \u00abi Meridiani\u00bb,Milano: Mondadori): \u00abSe, nel momento culminante, proprio quando la marionetta che 181 Tuttavia, ci\u00f2 detto, per questo nostro curiosare dietro le quinte di Lunaria (e en passant per chiarire il senso del titolo e l\u2019oggetto di queste pagine), preme qui e subito sottolineare come quest\u2019opera sia nel corpus di Consolo soltanto l\u2019espressione letteraria pi\u00f9 risolta del riconoscimento del magistero di Piccolo, ma certo non l\u2019unico suo atto di riconoscenza. Ci si limiter\u00e0 cos\u00ec ad alcune manifestazioni \u2013precedenti e successive a Lunaria\u2013 di quella che si potrebbe definire con il Contini esegeta di Montale \u00abuna lunga fedelt\u00e0\u00bb9. \u00c8 una fedelt\u00e010 che si materializza in una fitta rete di giochi intertestuali: in primo luogo, naturalmente, Consolo-Piccolo (per\u00f2 al riguardo le cose andrebbero per le lunghe, sarebbe esteso il terreno da dissodare e al momento non ne verrebbero che intuizioni impressionistiche, nulla di fondato e verificabile), ma anche Consolo-Consolo, quindi una intertestualit\u00e0 tutta interna alla sua prosa e i cui segni \u00e8 dato intravedere chiari dove subito chiunque frugherebbe, nel trittico Il barone magico di Le pietre di Pantalica11, ma anche meno evidenti nella storia del capolavoro consoliano, Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio12.Di fatto, Lucio Piccolo sembra in Consolo una presenza carsica:una sorta di corrente che affiora, scompare, riaffiora. Visto dall\u2019osservatorio del Sorriso, che \u00e8 quasi una trincea dalla quale si rappresenta Oreste \u00e8 per vendicare la morte del padre sopra Egisto e la madre, si facesse uno strappo nel cielo di carta del teatrino, che avverrebbe? Dica lei.\u00bb Dall\u2019altro, in Lunaria, pp. 60-61 (83): \u00ab\u201callunga un formidabile calcio alla giara, che rotola gi\u00fa per il sentieruolo tra le grida di tutti. Poi si sente il fracasso della giara che si spacca urtando contro un albero\u201d.\u00bb \u00e8 citazione virgolettata dell\u2019intera didascalia della scena finale di PIRANDELLO, L.: \u2019A giarra (1916) e La giara (1925).9 CONTINI, G. (1974): Una lunga fedelt\u00e0. Scritti su Eugenio Montale, Torino: Einaudi.10 La frequentazione \u00e8 cos\u00ed ricordata in Pantalica, p. 141: \u00abIl mio posto fu per anni su una poltrona davanti al poeta, che sedeva con le spalle alla finestra sempre chiusa, anche d\u2019estate (la luce filtrava fioca nella sala attraverso le liste della persiana). L\u00ec, due, tre volte la settimana si faceva \u201cconversazione\u201d, ch\u2019era un lungo monologo di quell\u2019uomo che \u201caveva letto tous les livres\u201d, come scrisse Montale, ch\u2019era un pozzo di conoscenza,di memoria, di sottigliezza, di ironia.\u00bb E pi\u00fa avanti, p. 149: \u00abLo frequentai per tanti anni,fino a quando non decisi di lasciare la Sicilia. Ma ogni volta che ritornavo nell\u2019Isola, non mancavo d\u2019andare a trovare il poeta.\u00bb11 Pantalica, pp. 133-1a49.12 Un profilo dei momenti chiave del decantarsi dell\u2019opera in (mihi liceat): MESSINA, N.: \u00abPer una storia di Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio di Vincenzo Consolo\u00bb, Quaderns d\u2019Itali\u00e0 10 (2005: 113-126).182 spera \u2013da editori\u2013 di uscire indenni, il filo rosso di Il barone magico si dipana dall\u2019ip\u00f2stasi unica dell\u2019omonimo, cronologicamente alto, articolo su L\u2019Ora13 al pi\u00f9 basso trittico di Pantalica, e tra il primo punto e l\u2019altro s\u2019incrocia e s\u2019intreccia con il farsi del dettato multiforme del libro che impose Consolo all\u2019attenzione generale.In principio, dunque, \u00e8 l\u2019articolo apparso su L\u2019Ora con quattro inediti del barone di Calanovella, tra cui proprio un frammento delle Esequie14. Il testo viene recuperato, sfoltito e tesaurizzato ad altro fine, ora decisamente commemorativo15, in quel dattiloscritto intitolato Carte per gioco, che rappresenta un seme non destinato a germogliare, un rogetto di cui costituisce il \u00abTerzo Tempo \u2013 Magico (o poetico)\u00bb: la terza carta, allora, come le altre,non certo \u2018ludica\u2019, \u2018per celia\u2019, nuga o nugella, ma \u00e0 jouer, to play,13 CONSOLO, V. (1967: 9).14 Il quarto degli inediti, intitolato esattamente \u00abEsequie della luna\u00bb e presentato come:\u00abBalletto in tre tempi di Lucio Piccolo di Calanovella per le musiche di Emanuele d\u2019Astorga \u00bb, \u00e8 un brano del \u00abII Tempo: Fantastico o Conventuale\u00bb, con limiti testuali: \u00ab[\u2026] era lei che scivolava sullo smalto delle fronde delle muse [\u2026] tutt\u2019altro che una giovinetta,\u2013aprile calmo gi\u00e0 insediato\u2013 tra la malvetta e il garofano.\u00bb, che qualche mese dopo (luglio &#8211; dicembre) si sarebbe potuto leggere in Esequie, pp. 165-166, di cui aiuta peraltro a emendare due refusi: foses [p. 165] : fosse; suricolari [p. 166] : auricolari. L\u2019idea del balletto \u00e8 carezzata e perseguita da Piccolo, il quale era buon conoscitore dei pi\u00f9 noti compositori primonovecenteschi e ambiva a far musicare la sua operetta da Gian Francesco Malipiero, il suo preferito. Da ultimo, cfr. TEDESCO, N.: \u00abI versi di Lucio Piccolo come armonie musicali. Cos\u00ec la poesia divent\u00f2 politonale\u00bb, La Repubblica, ed. Palermo (Mercoled\u00ec 27 luglio 2005): XIII: \u00ab[\u2026] alla formazione di Piccolo concorrono gli studi musicali che egli intraprese e port\u00f2 avanti fino ad un certo punto della sua vita: la scrittura di un testo liturgico, un Magnificat, di stile malipieriano, a detta di Gioacchino Lanza Tomasi, mescolava interessi per epoche diverse. A questo proposito, va tenuto presente il particolare rapporto di studio che nel tempo egli istitu\u00ec con alcuni musicisti degli anni Dieci, Venti e Trenta, precisamente con Alfredo Casella, Ildebrando Pizzetti, Goffredo Petrassi, Franco Alfano e in particolar modo con Gian Francesco Malipiero le cui opere quasi tutte possedeva. Quel Malipiero che cur\u00f2 Monteverdi, altro interesse musicale del poeta nostro che leggeva e rileggeva l\u2019Orfeo. Ma il rapporto con Malipiero si svolse oltre questi anni iniziali e a questo compositore si pens\u00f2 per mettere in musica le \u201cEsequie della luna\u201d, forse per il ricordo dei \u201cPoemetti lunari\u201d del 1918 del musicista veneziano.In una lettera a Gioacchino Lanza Tomasi [\u2026], per la verit\u00e0 Lucio accenna pure alla possibilit\u00e0 che il balletto venga musicato da Sylvano Bussotti.\u00bb Si noti inoltre che Emanuele d\u2019Astorga \u00e8 il musicista siculo-spagnolo studiato da Chino Martinez, protagonista del consoliano Lo spasimo di Palermo (Milano: Mondadori, 1999).15 Basta leggere la dedica: \u00abIn ricordo del barone\/ Lucio Piccolo di Calanovella\/ autore dei Canti Barocchi\u00bb, curiosamente quasi identica (unica variante: \u00abIn ricordo del cavaliere ecc.\u00bb) a quella di \u00abIl sorriso dell\u2019ignoto marinaio\u00bb, Nuovi Argomenti, N. S., n. 15 <\/p>\n\n\n\n<p>(1969: 161-174). Il testo avr\u00e0 allora nella morte di Piccolo\n(26 maggio 1969) e nella prima uscita del Sorriso (luglio-settembre 1969) i\nsuoi termini a quibus.183 quindi da \u2018giocare\u2019 ed \u2018eseguire\u2019, da \u2018recitare\u2019 come\nun copione o \u2018suonare\u2019 come uno spartito, nel quale a Piccolo si attaglia il felicissimo\npseudonimo di \u00abbarone Merlino\u00bb, un hapax rimasto purtroppo tale. La prima di\nqueste Carte sarebbe il Sorriso della lezione di Nuovi Argomenti [1969],\naumentata per\u00f2 dell\u2019\u00abAntefatto\u00bba tutti noto e della prima delle due Appendici\ndel futuro capitolo I (\u00abPrimo Tempo &#8211; Narrativo\u00bb). La seconda consiste invece\nin una serie gi\u00e0 programmaticamente16 grezza di materiali documentari diretti e\nindiretti: certificati, bollettini, stralci di pamphlets contemporanei alla\nstrage di Alcara Li Fusi e ai suoi postumi (\u00abSecondo Tempo &#8211; Storico\u00bb), cio\u00e8\nall\u2019evento storico catalizzatore delle dinamiche del Sorriso17.Il progetto di\nCarte per gioco, per\u00f2, non si realizza e, con un buon margine di\napprossimazione, \u00e8 dato supporre che nel frattempo (fine di questi anni\nSessanta \u2013 prima met\u00e0 anni Settanta)Consolo dovesse riprendere e sviluppare in\nquel che sar\u00e0 il capitolo II del Sorriso gli appunti sparsi delle pagine\niniziali di un primo Quaderno in cui lo spazio scenico \u00e8 Cefal\u00f9, con il Duomo e\nlo scampanio delle sue chiese, il fervore della marina, e in primo piano si\nprospetta l\u2019arrivo di un naviglio (un S. Bartolomeo che si trasformer\u00e0 poi in\nS. Cristoforo) e con una zoomata non si scorge per\u00f2 Enrico Pirajno, come i\nlettori del Sorriso si aspetterebbero,ma un tale marinaio Onofrio Palomara\n(sic, sar\u00e0 poi ribattezzato Giovannino), l\u2019accompagnatore del deuteragonista\nGiovanni Interdonato, nascosto sotto le mentite spoglie del mercante Gaetano Prof\u00edlio.\nInsomma, \u00e8 proprio la carrellata d\u2019apertura di L\u2019albero delle quattro arance\n(cap. II). Allora, con la conoscenza che si ha adesso del libro, posto che\nquesto Quaderno tramanda, in una 16 Non \u00e8 da escludere. Risale agli anni\nSessanta-Settanta il sorgere dell\u2019attenzione consoliana per i tedeschi del\nGruppo 47, gli \u00abanalitici\u00bb Hans Magnus Enzensberger, Alexander Kluge ed altri,\ndi cui lo scrittore aveva dovuto leggere pagine sul Menab\u00f2 vittoriniano (9, 1966)\ne nelle traduzioni dei primi anni Settanta. Cfr. la testimonianza diretta in\nCONSOLO,V. (1993: 49): Fuga dall\u2019Etna. La Sicilia e Milano, la memoria e la\nstoria, \u00abInterventi \/ 7\u00bb, Roma: Donzelli, ed anche C.[ARLA] RICCARDI, \u00abInganni\ne follie della storia \u00bb, in PAPA, E. (ed.) (2004: 91), Per Vincenzo Consolo.\nAtti delle giornate di studio in onore di Vincenzo Consolo (Siracusa, 2-3\nmaggio 2003), San Cesario di Lecce: Manni.17 Nel regesto dei testimoni\ndell\u2019edizione critico-genetica del Sorriso il dattiloscritto \u00e8 stato denominato\nDs 11.184 lezione di getto che sar\u00e0 solo lievemente ritoccata, il celeberrimo passo\nin cui Consolo descrive il sorriso dell\u2019inquietante marinaio incontrato sulla\nnave dal Mandralisca nell\u2019ouverture del cap. I, \u00e8 come se nel magma creativo\niniziale le materie narrative dei futuri primi due capitoli non fossero\ndecantate, si confondessero e non fossero ancora esattamente delineate le\nsequenze temporali interne del Sorriso (il prima e il poi, i protagonisti, le\nmotivazioni delle due scene marinare, dei due viaggi Lipari-Cefal\u00f9: l\u2019uno poi fissato\nal 1852 e l\u2019altro al 1856). Ed \u00e8, volando d\u2019ipotesi in ipotesi,come se questo\nfosse il possibile incipit del libro, con un Interdonato destinato da Consolo\nad arrivare a Cefal\u00f9, non a portare al Mandralisca il dono della Kore, ma a\n\u201cconsegnargli\u201d il ritratto di Antonello, per mitigare le pene e le furie della\nfidanzata Catena Carnevale o, con maggiore fondamento testuale, a regalargli il\nnettare delle Eolie, giacch\u00e9 l\u2019Autore titola i due attacchi: \u00abI \/ La Malvasia\u00bb\ne \u00abCapitolo I \/ \u2013La malvasia di Lipari\u2013\u00bb18.Un secondo affioramento di Piccolo\nnella storia del Sorriso \u00e8 rappresentato dalle quasi \u201cprove di penna\u201d, non pi\u00fa\ndi un flash di avvio di stesura di un quid indefinito in cui si presagisce\nl\u2019incipit di una rimembranza del poeta, forse un articolo commemorativo,o\nqualcosa di simile, a giudicare dalla possibile datazione dei due Quaderni in\ncui le note albergano insieme alle attestazioni autografe superstiti, nel\nprimo, dei futuri capitoli III Morti sacrata,IV Val D\u00e8mone, V Il v\u00e8spero e di\ninterpolazioni del cap. I; e, nel secondo, dei capitoli IV e VI Lettera di\nEnrico Pirajno a Giovanni Interdonato19. Negli appunti volanti si accenna al\nprimo incontro Piccolo \u2013 Sciascia avvenuto a Villa Vina di Capo d\u2019Orlando,\ndimora dei Calanovella, nel giorno capitale della celebrazione della prima\nmessa in italiano (7 marzo 1965)20.18 Il Quaderno \u00e8 stato registrato con la\nsigla Ms 1. I due avvii sono traditi rispettivamente dai ff. 3 e 4.19 I\ncosiddetti Ms 3 e Ms 4 potrebbero precedere la stessa ed. Manus\u00e8 del 1975 e, in\nforza del tenore di questi appunti, datarsi post 1965 (la messa) e 1969 (26\nmaggio, morte di Piccolo). Cfr. MESSINA, N. \u00abPer una storia \u2026\u00bb cit., p. 124.20\nIn particolare, i due autografi riportano rispettivamente, Ms 3, f. 17v, un\nprimo appunto:\u00abData cambio di liturgia (dal latino in italiano) \u2013 7 marzo\n(domenica) 1964 [sic].\/ &#8212;\/185 Il fiume qui \u2013siamo nella prima met\u00e0 degli anni\nSettanta\u2013 si risommergerebbe per sfociare, da un lato, e prima, in quel chiaro omaggio\nche \u00e8 Lunaria, con tutta l\u2019intenzione di emulare L\u2019esequie e l\u2019ambizione di\nvoler trasformare in atto quel che in potenza sarebbe nella prosa piccoliana.\nQua e l\u00e0, infatti, nel testo che per il poeta \u00e8 \u00abrelazione\u00bb e \u00abracconto\u00bb21, ma\nanche \u00abballetto\u00bb22, si scorgono quasi delle didascalie da canovaccio da\nrappresentare:Ora sarebbe utile che non fossero pi\u00f9 le parole a cercar di far muovere\nil Vicer\u00e8, ma che si muovesse lui da s\u00e8 medesimo.[Esequie, p. 155].La\nnarrazione del Villano viene immaginata come la proiezione d\u2019una lanterna\nmagica dell\u2019ottocento23: disegni a mano, colori d\u2019ametiste, di rubini, di\nzaffiri e di topazi simili a quelli delle corone nei racconti di fate.La\ndescrizione verr\u00e0 quindi fatta in quadri. [Ib., p. 160].La [scl. la luna] si\npu\u00f2 rappresentare come quei disegni infantili:un cerchio la faccia e semplici\nlinee gli arti. [Ib., p. 161].La Fontana della Nocera \u00e8 in centro, ma la\nvisione o scenario si \u00e8 molto ampliata, si scorgono aie, casali, vallette, ecc.\n[Ib.,p. 161].Dall\u2019altro lato, e poi, Piccolo rispunta nel trittico di Le pietre\ndi Pantalica, pi\u00fa volte citato, che adatta e ingloba l\u2019articolo di presentazione\ndegli inediti e lacerti del necrologio firmato da Consolo per lo stesso\ngiornale24, e in cui non poche sono le spie Incontro Piccolo &#8211; Sciascia \/ dopo\n16 secoli che nella [ex abrupto explicit]\u00bb; f. 20, un secondo appunto: : \u00abIl\nEra il giorno del 196 [spazio intenzionato], domenica, la prima domenica in cui\nsi celebra la messa in italiano, dopo [explicit]\u00bb; e Ms 4, f. guardia 1v, altri\ndue appunti: \u00ab7 marzo 1965 -\/ 1\u00aa domenica di [q]Quaresima\/\/ \/\/ \u00c8 il giorno in\ncui si celebra per la prima volta dopo &#8211; &#8211; &#8211; &#8211; &#8211; &#8211; secoli, la messa in\nitaliano. [explicit]\u00bb. Cfr.Pantalica, p. 142: \u00abL\u2019incontro di Piccolo con\nSciascia avvenne una domenica, il primo giorno in cui, dopo secoli, nelle\nchiese si celebrava la messa in italiano\u00bb.21 Esequie, pp. 166 e 169.22 Cos\u00ed\nvengono definite L\u2019esequie in CONSOLO, V. (1967: 9).23 Sarebbe un chiaro\nanacronismo, se il riferimento non s\u2019intendesse come un inciso didascalico.24\nCONSOLO, V. \u00abCon Lucio Piccolo a Capo d\u2019Orlando. Ricordo del poeta scomparso\u00bb,\nL\u2019Ora (Marted\u00ec 27 \u2013 Mercoled\u00ec 28 Maggio 1969). In particolare, vi si rimemora\nl\u2019ultimo incontro avuto con Piccolo nel quale il barone racconta un aneddoto di\nrisonanze iberiche: \u00abL\u2019ho 186 intertestuali con il Sorriso25, in una dinamica\ndi autocitazioni che fa venire in mente la scrittura e i modi di contaminatio\nmusicale di un Bach. Solo qualche esempio. Si collazionino:Sulla destra, vicino\na una finestra, tre poltrone di broccato e velluto controtagliato dai braccioli\nconsumati attorno a un avolinetto.Al muro, un monetario siciliano di ebano e\navorio;pi\u00fa in l\u00e0, un grande tavolo quadrangolare con le gambe a viticchio e con\nsopra panciuti vasi Ming blu e oro, potiches verdi e bianche, turchesi e rosa\ndella Cocincina, draghi, galli e galline di Jacobpetit. Di fronte, sulla\nsinistra, una grande vetrina con dentro preziose ceramiche ispano-sicule, di\nDeruta, di Faenza.Negli angoli, colonne con sopra mezzibusti di antenati. Sopra\nle porte che si aprivano verso il resto della casa, medaglioni del M\u00e0lvica,\nbassorilievi in terracotta incorniciati da festoni di fiori e di frutta a\nimitazione dei Della Robbia. E ancora, per tutte le pareti, ritratti a olio di\nantenati o quadretti a ricamo o fatti dalle monache coi fili di capelli.\n[Pantalica, p. 141].e:Il salone del barone Mandralisca aveva quasi ormai\nl\u2019aspetto d\u2019un museo. I monetar\u00ee d\u2019ebano e avorio, i com\u00f2 Luigi sedici, i canap\u00e8\ne le poltrone di velluto controtagliato, i tondi intarsiati,i medaglioni del\nM\u00e0lvica26, tutto era stato rimosso e ammassato nell\u2019ingresso e nello studio,\nlasciando sopra la seta delle pareti i segni chiari del loro lungo soggiorno in\nquel salone. Restavano solo le consolle coi piani di peluche che sostenevano\nvasi di Cina blu e oro, potiches verdi e bianche, turchesi e rosa della\nCocincina.E porcellane di Meissen e Mennecy, le frutta d\u2019alabastro,visto,\nl\u2019ultima volta, nello scorso aprile. Mi diceva di un suo recente viaggio a\nRoma,ultima grande avventura di un uomo che viveva nella solitudine. Mi\nraccont\u00f2 del suo incontro con Rafael Alberti&lt;:&gt; \u201cIn un primo momento il\npoeta spagnolo era diffidente.Sentiva in me l\u2019odore dei miei terribili antenati\nMoncada. Ma quando cominciammo a parlare di poesia spagnola, quando si accorse\nche conoscevo ed amavo la poesia spagnola,allora ci intendemmo\u201d.\/ Mi parl\u00f2 di\naltre cose, di molte altre cose. Mi disse ancheche non stava molto bene, la\nsalute non andava bene. E vidi, per la prima volta, sul suo volto, una\nincrinatura di tristezza\u00bb.25 Per la pi\u00fa facile accessibilit\u00e0, si cita da Il sorriso\ndell\u2019ignoto marinaio, \u00abOscar classici moderni 193\u00bb, Milano: Mondadori, 2004\n(d\u2019ora in poi Sorriso), riedizione dell\u2019ultima licenziata dall\u2019A.: Il sorriso\ndell\u2019ignoto marinaio. Romanzo, \u00abScrittori italiani\u00bb, Milano:Mondadori, 1997.26\nNella sua edizione scolastica del Sorriso (Torino-Milano: Einaudi-Elemond\nScuola, 1995:18, n. 74), Giovanni TESIO annota cos\u00ed: \u00abil barone Giuseppe\nM\u00e0lvica che, sotto il patrocinio di Ferdinando I, fond\u00f2 nel 1781 una fabbrica\ndi maioliche artistiche, in localit\u00e0 La Rocca di Palermo, sulla strada che\nconduce a Monreale.\u00bb187 fagiani chiocce e gallinacci di jacob-petit27, orologi\ndi bronzo dorato e fiori di cera sotto campane di vetro. [Sorriso, p. 18].Nella\ndescrizione degli ambienti principali delle case dei due baroni sono singolari\nle coincidenze, dovute forse alla presenza di analoghi arredi in certe dimore\npatrizie. Ma come escludere che gli interni ideali di Palazzo Mandralisca\npossano essere stati modellati da Consolo sull\u2019immagine realmente sperimentata\ndel salone della Villa dei Piccolo?E ancora si confronti:Mi favoleggiava del\nlibro28 Lucio Piccolo, e di grandi che per quelle contrade erano passati\nlasciando impronte, segni poetici e regali.Come Ruggero il Normanno che, dopo\nvittoriosa battaglia contro i saraceni, lascia per voto al convento di Fragal\u00e0\nil suo stendardo.O Federico di Svevia, che al castello de\u2019 Lancia, in Brolo,\nama Bianca e genera Manfredi (\u201cbiondo era e di gentile aspetto\u201d). E Piccolo\nchiedeva: \u00abNon nota lei, non nota che da queste parti aleggia ancora il vento\ndi Soave?\u00bb [Pantalica, p. 145].con:Al castello de\u2019 Lancia, sul verone29,\nmadonna Bianca sta nauseata30.Sospira e sputa, guata l\u2019orizzonte. Il vento di\nSoave la contorce31. Federico confida al suo falcone Deonomastico, dal nome del\ncreatore di queste porcellane. Diversa (jacobpetit) la lezione delle edd. 1995,\n1976, 1975 e dei Dss 4, 3 e 2. Identica a quella di Pantalica ( Jacobpetit), la\nlezione dell\u2019ed. 1969.28 Si tratta di C.[ARLO] INCUDINE, Naso illustrata.\nStoria e documenti di una civilt\u00e0 municipale (1882), rist. anast., Milano:\nGiuffr\u00e8, 1975.29 Lemma poetico per antonomasia. L\u2019eco leopardiana risuona\nchiara, e. g.: D\u2019in su i veroni del paterno ostel lo \/ Porgea gli orecchi al\nsuon della tua voce (A Silvia, 19). Lo sguardo di Bianca si perde\nnell\u2019orizzonte vuoto per l\u2019assenza e la lontananza del suo innamorato.Il\nsospiro, reazione tra le pi\u00fa umane in simili circostanze, sar\u00e0 pure e comunque,\nper i personaggi qui coinvolti, da ricondurre tra i topoi dei canti di se\nparazione e lontananza di quel tempo e luogo. Tra tutti, e pi\u00fa consono a quel\nparticolare ambiente cortese,come non ricordare: Gi\u00e0 mai non mi conforto \/ n\u00e8\nmi vo\u2019 ralegrare; \/ le navi sono al porto \/ e vogliono collare di Rinaldo\nd\u2019Aquino, o: O dolze mio drudo, e vat\u00e8ne dello stesso Federico II?30 Bianca\nLancia d\u2019Agliano, di cui si \u00e8 invaghito Federico II Hohenstaufen, ha le nausee tipiche\ndella gravidanza: porta in grembo Manfredi, il monarca con il quale soccomber\u00e0 il\nprogetto di unit\u00e0 e afferma zione imperiale del padre.31 Citazione dantesca.\nNel ventre di Bianca si agita il frutto del seme di Federico II, per Dante il\nterzo ed ultimo monarca svevo (Soave, So\u00e0via &lt;Schwaben \u2018Svevia\u2019). Cfr. Par.3,118-20:\nQuest\u2019\u00e8 la luce della gran Costanza \/ Che del secondo vento di Soave &lt;Enrico\nVI&gt; \/ Gener\u00f2 il terzo e l\u2019ultima possanza.32 \u00c8 nota la passione\ndell\u2019imperatore per la caccia al falcone, tanto da essere considerato autore\ndel Tractatus de arte venandi cum avibus. O Deo, come fui matto quando mi\ndipartivi l\u00e0 ov\u2019era stato in tanta dignitate E s\u00ed caro l\u2019accatto e squaglio\ncome Nivi&#8230;33 [Sorriso, pp. 6-7].A quanto si vede, i luoghi sono propizi alle\nrievocazioni poetiche,nella fattispecie due-trecentesche, e Consolo e Piccolo\ns\u2019incontrano sul sintagma dantesco.Gli echi interessano anche la toponomastica\ndelle due opere:Qui era un tempo la citt\u00e0 antica d\u2019Agatirno, una delle citt\u00e0\nlungo questa costa che, coi loro nomi comincianti in A (Abacena,Alunzio,\nApollonia, Amestrata, Alesa\u2026) fanno pensare ai primordi,alle origini della\ncivilt\u00e0. [Pantalica, p. 147].Dietro i fani, mezzo la costa, sotto gli ulivi\ngiacevano citt\u00e0. Erano Abacena e Agatirno, Alunzio e Apollonia, Alesa&#8230; Citt\u00e0\nnelle quali il Mandralisca avrebbe raspato con le mani, ginocchioni,fosse stato\ncerto di trovare un vaso, una lucerna o solo una moneta. Ma quelle, in vero,\nnon sono ormai che nomi, sommamente vaghi, suoni, sogni34. [Sorriso, p. 7].I\ndue brani sembrano postulare un rapporto &nbsp;bidirezionale: da antiquiore a recenziore e\nviceversa, se si considera che l\u2019ultimo ne varietur consoliano sostituisce nel\nSorriso del ventennale [1997]all\u2019originaria coppia Alunzio \u2013 Calacte quella\nAlunzio \u2013 Apollonia derivata da Pantalica35.33 \u00c8 la canzone fridericiana Oi\nlasso! non pensai di cui si citano alcuni versi della st. 3(ed. Panvini, XLIII,\n12,21-25). L\u2019attribuzione \u00e8 per\u00f2 incerta (Panvini 1962), perch\u00e9 i mss discordano:\nper il Vaticano Latino 3793 l\u2019autore sarebbe Rugierone di palermo, per il Laurenziano-Rediano\n9, Rex Federigo.34 Non pu\u00f2 passare inosservato che alcuni di questi toponimi\nvolteggiano anche in una delle tirate finali del Vicer\u00e9. Cfr. Lunaria, p. 61\n(84): \u00abDov\u2019\u00e8 Abacena, Apollonia, Agatirno,Entella, Ibla, Selinunte? Dov\u2019\u00e8\nNinive, Tebe, Babilonia, Menfi, Persepoli, Palmira? Tutto \u00e8 maceria, sabbia,\npolvere, erbe e arbusti ch\u2019hanno coperto i loro resti. Malinconica \u00e8 la\nstoria.\u00bb \u00c8 l\u2019orizzonte da terra desolata di tante altre pagine consoliane, in\ncui la civilt\u00e0 soccombe ciclicamente alla forza della natura e alle aggressioni\nautodistruttive dell\u2019uomo.Si rileggano almeno quelle del Cap. I del Sorriso con\n\u201ccerniera\u201d testuale Quindi Adelasia,regina d\u2019alabastro [pp. 10-11].35 Per\nl\u2019esattezza, il binomio \u00e8 Alunzio e Calacte nelle edd. 1995, 1987, 1976, 1969,\nnelle bozze dell\u2019ed. 1975 e nei dattiloscritti preparatori denominati Dss 4, 3,\n2. La lezione preferita dall\u2019ed. 1997 e confermata da quella del 2004, oltre a\nconcordare con la serie di Pantalica, p. 147, sembra quasi rispondere alla\nsollecitazione implicita nel commento di G. TESIO, ed. cit., p. 6, n. 9:\n\u00abFantastici e stranianti suonano anche i nomi sonori dei luo189 Concludendo, in\nquesto fugace scrutare dietro le quinte di Lunaria,l\u2019opera senz\u2019altro pi\u00f9 piccoliana\ndi Consolo, si sono intraviste tracce del decantarsi della commemorazione pi\u00fa\ncompiuta del poeta, il trittico di Pantalica, e ne sono stati anche rilevati i punti\nche hanno forse avuto pi\u00fa a che vedere con la storia del Sorriso.Ora, stando\nalla nostra incompleta escussione dei documenti del Fondo Consolo, di questo\ntrittico, del suo farsi, non si pu\u00f2 dire che, oltre quelle indicate, emergano\naltre pezze d\u2019appoggio testimoniale. Tuttavia, sorprese, si sa, non se ne\npossono escludere,nell\u2019assoluto ecdotico. E nel relativo consoliano, lo scrigno\ndelle carte del Fondo personale milanese pu\u00f2 sempre riservarne,sorprese, a chi erto\npossa e sappia guardarci dentro, Catharina et Vincentio faventibus36.ghi\nevocati, ai quali l\u2019occhio sognante del Mandralisca si abbandona (tutti nomi,\ntranne uno, curiosamente inizianti con la prima lettera dell\u2019alfabeto).\u00bb Non\nsono da escludere per\u00f2, insieme al riuso del segmento di Pantalica, l\u2019omaggio\nda parte dell\u2019A. all\u2019erudizione enciclopedica del Mandra lisca, ma anche la\nparodia della meticolosit\u00e0 e precisione scientifiche e un po\u2019 pedanti di chi,\ncome il protagonista, tutto vede e ripone nella sua memoria come volumi ben\nordinati sugli scaffali della propria biblioteca. E cosa c\u2019\u00e8 di pi\u00fa ordinato di\nun elenco alfabetico? Qui forse basterebbe solo il ritocco di una doppia inversione:\nAbacena e Agatirno, Alesa e Alunzio, Apollonia\u2026, che per\u00f2 avrebbe soppresso l\u2019effetto\ndel doppio settenario suggerito dai binomi prescelti.36 Ancora un\u2019altra\nmanifestazione di fedelt\u00e0 si pu\u00f2 scorgere nello scritto consoliano che accompagna\nl\u2019edizione del centenario della nascita del poeta: PICCOLO, L. (2001): Canti barocchi\ne Gioco a nascondere, Milano: Scheiwiller, in cui si puntano di nuovo le luci sul\nritratto del 1967.190\n\n<\/p>\n\n\n\n<p>BIBLIOGRAFIA <br>\nCONSOLO, V. (1967): \u00abIl barone magico. Quattro inediti di Lucio Piccolo, il\npoeta siciliano dei \u201cCanti barocchi\u201d, presentati da Vincenzo Consolo \u00bb, L\u2019Ora,\nLibri, Venerd\u00ec 17 febbraio: 9.CONSOLO, V. (1969): \u00abCon Lucio Piccolo a Capo\nd\u2019Orlando. Ricordo del poeta scomparso\u00bb, L\u2019Ora, Marted\u00ec 27 \u2013 Mercoled\u00ec 28\nMaggio. CONSOLO, V. 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