{"id":1924,"date":"1990-12-21T09:37:48","date_gmt":"1990-12-21T09:37:48","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1924"},"modified":"2019-12-19T10:14:49","modified_gmt":"2019-12-19T10:14:49","slug":"deserto-in-piazza-e-mezzodi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1924","title":{"rendered":"Deserto in piazza. E&#8217; mezzod\u00ec"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">Ai primi paratori che in su le strade stendono archi di luminarie, montano cieli, gallerie d\u2019abbagli; ai primi festoni d\u2019agrifoglio e palle, ai primi abeti stralucenti dentro\u00a0e fuori stande, upim, rinascenti,ai cordami d\u2019oro e argento,alle scie e ai lampi, agli \u201cintimi\u201dscarlatti,\u00a0e ai pellami, ai panettoni e ai cioccolati,ai\u00a0whisky e agli spumanti, ai lotti, alle riffe, alle beneficenze, ai pippibaudi\u00a0e alle carr\u00e0, a tutti i primi segni che dal cielo, dalla terra,dai muri, dalle vetrine e dai vetri opalescenti di tiv\u00f9 urlano\u00a0e t\u2019assillano\u00a0(\u201cMa come, \u00e8 gi\u00e0 arrivato?!\u201d), mi prende una malinconia, un\u2019ansia che m\u2019impedisce ogni decisione,ogni programma. Natale!\u00a0\u00c8 tempo di tornare. Gi\u00f9 al paese. Uffah! Sono vent\u2019anni ormai\u00a0che dura questa storia. Comincia per prima la mia consorte, subito tornati dalle\u00a0ferie,dura, costante, a dirmi: \u00abBisogna prenotare il wagon\u00a0lits, due cabine\u00a0di seconda\u00bb. Ogni mattina, per tutto\u00a0settembre, ottobre, novembre\u00a0e parte di dicembre. Arreso,mi decido. Mi reco alla Centrale.Una fila e una ressa che vien subito di girar le spalle e di scappare.Dopo ore, finalmente\u00a0davanti all\u2019impiegato. Che mi ride, beffardo:\u00abNiente.N\u00e9 di seconda n\u00e9 di prima. Fino al venti di gennaio.Vuole?\u00bb. E ghigna. M\u2019impone allora mia moglie di telefonare\u00a0Deserto in piazza. \u00c8 mezzod\u00ec\u00a0al dottor Petruso, il mio compaesano, e chiedergli\u00a0se ancora una volta pu\u00f2 aiutarci, tramite l\u2019autorit\u00e0 del suo ufficio, a trovare qualcosa,cuccette o anche solo posti a sedere. Un cacchio! Un viaggio\u00a0alla ventura, all\u2019assalto\u00a0d\u2019un treno speciale, carichi tutti e quattro\u00a0di valigie e di pacchi di regali. \u00ab\u00c8 l\u2019ultima volta, l\u2019ultima! Mai pi\u00f9!\u00bb\u00a0urlo, all\u2019impiedi nel corridoio. E i due figli ridono. Se apro la portiera\u00a0e li butto gi\u00f9 dal treno, i due imbecilli, lo so cosa scrivono sui\u00a0giornali: \u201cGesto d\u2019un folle. Padre snaturato\u201d.Con dodici ore di ritardo, scendiamo dal treno in un\u2019alba gelida.Davanti alla stazione non c\u2019\u00e8 corriera, taxi, non c\u2019\u00e8 parente, amico o conoscente che ci possa portare su a quel disastrato paese arroccato\u00a0sopra il monte: un deserto,e il freddo e il vento che ci sferzano\u00a0e ci mordono. Arriva poi verso mezzogiorno un abusivo, assonnato,strafottente\u00a0e pretende per la corsa, nella sua Mercedes funeraria,una cifra che non si chiederebbe a New York.\u00a0Il paese, appena sopportabile d\u2019estate, anche se privo\u00a0d\u2019acqua,fogne, anche col traffico, la polvere e il chiasso,in inverno \u00e8 d\u2019una\u00a0desolazione senza scampo: freddo, livido, inospitale. Con la campagna\u00a0intorno arida e brulla, punteggiata da scheletri di eucalipti,gravata dai fumi e dai miasmi che il vento africano, dalle ciminiere\u00a0del gran complesso petrolchimico l\u00ec sulla costa, spinge sull\u2019 altipiano . Quass\u00f9 dove una volta cresceva rigoglioso il grano, pascolavano mandrie, stillava il miele.Esco prima di pranzo per una passeggiata, anche per togliermi di\u00a0dosso il freddo della casa, che, appena costruita\u00a0(abusiva, s\u00ec, come\u00a0le altre qui in paese, ma so io i sacrifici\u00a0che m\u2019\u00e8 costata.<br \/>\nE aggiungi\u00a0le bustarelle, il pizzo,l\u2019imposizione\u00a0del geometra, dell\u2019appaltatore),gi\u00e0 si scrosta tutta, trasuda umido, fiorisce di muffe, di salnitro.\u00a0Esco, e sono solo nel centro della via principale come un eroe\u00a0western, solo in questo paese evacuato, fra mezzo a case\u00a0con porte\u00a0e finestre sbarrate. Bisogna aspettare il tardo\u00a0pomeriggio, quando\u00a0le prime luci palpitano in sul crepuscolo,\u00a0perch\u00e9 la gente cominci\u00a0a circolare, si aprano botteghe,circoli, salegiochi.\u00a0E il paese subito s\u2019affolla di placide signore impellicciate,di signori pallidi ed emaciati per ansie o insonnie prolungate, di sinistri\u00a0ragazzotti in pelli nere caracollanti sopra motociclette. \u00c8 a quell\u2019 ora\u00a0che nella tonda piazza, fra la chiesa e il municipio, fra le sedi dei partiti e i circoli, si sussurrano cifre da capogiro, da fortune, da patrimoni\u00a0centenari: vinti o persi in una notte al tavolo clandestino\u00a0di poker, chemin de fer o paesana zecchinetta.Il Natale scorso, mentre passeggiavo, sereno e svagato,la mia\u00a0signora al braccio e i due figli ai lati, proprio in quella piazza, ecco\u00a0che vedo irrompere improvvisa, sbucata\u00a0non si sa da dove, una\u00a0muta di giovani di pellame nero e di lucente casco. E subito sento esplodere un concerto\u00a0di spari, ad assoli, a raffica. Il deficiente mio,spilungone\u00a0com\u2019\u00e8, saltella spiritato, batte le mani e grida felice:<br \/>\n\u00abI\u00a0botti, i botti!\u00bb; \u00abSta\u2019 zitto, stronzo!\u00bb gl\u2019intima la sorella. Schizzan\u00a0fuori dal circolo, urlando, tre uomini che si tengono\u00a0la pancia con\u00a0le mani, stramazzano per terra. Il sangue,a fiotti, fa laghi sull\u2019asfalto.La moglie mi sviene tra le braccia. Intanto, scoppiano di qua e\u00a0di l\u00e0, lanciati da piccoli\u00a0banditi, castagnole. E insieme, dai grappoli\u00a0di altoparlanti\u00a0in cima al campanile, calano dolci sulla terra le\u00a0note di Tu scendi dalle stelle&#8230;<\/p>\n<p>Vincenzo Consolo<\/p>\n<p>&#8220;Corriere della sera&#8221;, 21 dicembre 1990<br \/>\nLa mia isola \u00e8 Las Vegas 2012<br \/>\n<a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/presepi_Tripi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1925\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/presepi_Tripi-300x186.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"186\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/presepi_Tripi-300x186.jpg 300w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/presepi_Tripi.jpg 739w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ai primi paratori che in su le strade stendono archi di luminarie, montano cieli, gallerie d\u2019abbagli; ai primi festoni d\u2019agrifoglio e palle, ai primi abeti stralucenti dentro\u00a0e fuori stande, upim, rinascenti,ai cordami d\u2019oro e argento,alle scie e ai lampi, agli \u201cintimi\u201dscarlatti,\u00a0e ai pellami, ai panettoni e ai cioccolati,ai\u00a0whisky e agli spumanti, ai lotti, alle riffe, &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1924\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Deserto in piazza. 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