{"id":1917,"date":"2019-10-16T09:23:42","date_gmt":"2019-10-16T09:23:42","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1917"},"modified":"2020-02-07T10:10:50","modified_gmt":"2020-02-07T10:10:50","slug":"vincenzo-consolo-un-critico-darte-sui-generis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1917","title":{"rendered":"Vincenzo Consolo: un critico d\u2019arte sui generis"},"content":{"rendered":"<p>*<br \/>\nRosalba Galvagno<br \/>\nVincenzo Consolo: un critico d\u2019arte sui generis<br \/>\nIndipendentemente dalle splendide ekfraseis dispiegate nei romanzi, \u00e8 possibile\u00a0 delineare un ritratto di Vincenzo Consolo critico d\u2019arte, grazie anche ad alcuni dei suoi scritti apparsi su cataloghi, brochures, giornali di recente raccolti dal critico e poeta Miguel \u00c1ngel Cuevas,tra i quali figura anche un Autoritratto dello scrittore,una sorta di carme figurato o di calligramma o ancora, secondo la terminologia della teoria visuale di William Mitchell, una image-text,con la quale quasi\u00a0impercettibilmente e con cruda ironia il soggetto-ritrattato passa dalla somiglianza\u00a0con un uovo o una pera o un limone a quella con una maschera funerea, per\u00a0approdare al ritratto fotografico, \u00abche \u00e8 la morte\u00bb, come si legge nell\u2019explicit del\u00a0componimento poetico:<br \/>\nA<br \/>\nun<br \/>\nUovo, a una pera o meglio<br \/>\na un limone assomiglia il mio volto.<br \/>\nMa del limone sembra abbia solo il lunare<br \/>\npallore, e le rughe e i pori, non l\u2019acre o l\u2019acidulo<br \/>\ndentro.<br \/>\nD\u2019un limone, s\u00ec, ch\u2019abbia l\u2019umore, sia ormai avvizzito.<br \/>\nChe delle due fessure o ferite della sua buccia mostri occhi<br \/>\npenosi che guardano ma sembra non vedano. Se si chiudono<br \/>\nquelle fessure, se s\u2019imbiancano gli occhi potrebbe anche<br \/>\nassomigliare il mio volto a una maschera, di quelle che si<br \/>\ncavavano una volta col gesso dai volti distesi, resi ormai<br \/>\nfermi dal rigore assoluto.<br \/>\nHa ragione quel tale che disse che la foto \u00e8 la Morte?<\/p>\n<p>Cuevas ha ricostruito, grazie ad un lavoro certosino, il particolare modo di Consolo di\u00a0riprendere e variare certi suoi testi matriciali o architesti considerati minori \u2212 come\u00a0questi scritti d\u2019occasione dedicati agli artisti \u2212 ma che non lo sono affatto, anzi, essi\u00a0permettono di individuare la strategia occultante della scrittura di Consolo, attraverso\u00a0quella che il curatore chiama l\u2019ecfrasi nascosta.\u00a0In L\u2019ora sospesa si possono leggere, oltre all\u2019Autoritratto, altri due frammenti lirici,<br \/>\nBlu e La Palma celeste, quest\u2019ultimo costituito da strofe e dedicato al pittore Enrico\u00a0Muscetra, il primo invece \u00e8 una prosa lirica dedicata alla pittura di Marcello Lo\u00a0Giudice, del quale tre quadri accompagnavano il testo di Consolo nel volume Opera\u00a0di luce\u00a0e dal quale citiamo qualche frammento in cui ricorrono, accanto ad altri\u00a0colori, il \u00abblu\u00bb con le varianti dell\u2019\u00abazzurro\u00bb, il \u00abcolore dell\u2019origine\u00bb, del\u00a0\u00ablapislazzulo\u00bb e del \u00abcobalto\u00bb, riferiti ad un \u00abimperioso\u00bb fiume:<br \/>\nPer isole di calce, passaggi di carminio, per sprazzi gialli e sfumature verdi, ai bordi, sul ciglio d\u2019un ignoto\u00a0mondo, del pi\u00f9 profondo azzurro, ci muoviamo. [\u2026]. Denso, compatto come lapislazzulo precipita, scorre\u00a0tra sponde d\u2019oro, argini di smalti. Ci prende e ci trascina questo fiume imperioso nella Venezia e<br \/>\nSamarcanda del racconto, della favola, nell\u2019oriente di splendori, nella Bisanzio al culmine del fasto e della\u00a0grazia. Si ritrae e stempera l\u2019azzurro, ristagna e vortica tra scialbature, muschi, biacche. [\u2026]. Tracima ora\u00a0dagli argini, scorre per invisibili passaggi, colma ogni vuoto, abisso, s\u2019addensa a strati, spegne ogni luce,<br \/>\nriflesso, culmina nella notte del mondo, nel blu pi\u00f9 cupo. Compiamo questo viaggio dentro le quinte mobili e\u00a0fugaci, dentro l\u2019illusione, l\u2019inganno, la mal\u00eca dei colori, fra l\u2019apparenza della pittura. Dentro l\u2019avventura\u00a0dell\u2019azzurro, del colore dell\u2019origine, dell\u2019infinito spazio e dell\u2019eterno, del\u00a0dolce colore d\u2019oriental zaffiro.<br \/>\n[\u2026]. Una mano d\u2019istinto e di irruenza sembra abbia predisposto questo gioco, la mano d\u2019un pittore che rapito\u00a0dall\u2019incanto del colore, dall\u2019energia primigenia del cobalto, abbia superato, per il nostro rapimento, il nostro\u00a0incanto, la superficie della tela, il confine del suo spazio, sia andato, per illuminazione, naufragio, oltre ogni\u00a0grammatica, ogni sintassi\u00bb.\u00a0Si riconosce in questo brano scritto per le tele di Marcello Lo Giudice, definito pittore\u00a0\u00abtellurico\u00bb da Pierre Restany, non solo il ritmo inconfondibile e la tensione lirica\u00a0della prosa consoliana, ma soprattutto quella \u00abicasticit\u00e0\u00bb che, con termine mutuato\u00a0dallo stesso Consolo, Miguel \u00c1ngel Cuevas ha identificato essere la posta in gioco\u00a0del delicato e complesso rapporto tra scrittura e immagine nell\u2019opera dello scrittore di\u00a0Sant\u2019Agata di Militello. Per il momento mi preme suggerire che per la sua icastica\u00a0energia, Blu, oltre ad evocare esplicitamente l\u2019oriente, o meglio un certo oriente che\u00a0di frequente ritorna nella scrittura di Consolo, illumina circa l\u2019origine e l\u2019importanza<br \/>\nfantasmatica di questo tema (dell\u2019oriente), proprio perch\u00e9 inserito in un testo<br \/>\ncosiddetto d\u2019occasione:L\u2019ora sospesa parla [\u2026] di pittori scultori fotografi architetti, e delle loro opere. Ma Vincenzo Consolo non \u00e8\u00a0un critico d\u2019arte; nel laboratorio consoliano ogni scritto d\u2019occasione pu\u00f2 diventare occasione di scrittura, se\u00a0non altro sul proprio mestiere di scrittore. Qui, appunto, risiede l\u2019interesse del libro: segna le tappe di\u00a0un\u2019intera opera; mostra le modalit\u00e0 della scrittura e della manipolazione autoriale della stessa; offre,soprattutto dei romanzi maggiori dell\u2019autore, le prime forme di alcune delle pagine pi\u00f9 alte; ricostruisce \u2013 ma\u00a0sar\u00e0 il lettore futuro ad operare o meno questa ricostruzione \u2013 il retroterra dal quale parte in buona misura la\u00a0poetica consoliana.\u00a0Leggere L\u2019ora sospesa offrir\u00e0 anche la possibilit\u00e0 di rileggere tutto Consolo. Con la sola eccezione del primo\u00a0romanzo, La ferita dell\u2019aprile, il lettore riconoscer\u00e0 nelle sue pagine momenti e presenze che avr\u00e0 gi\u00e0\u00a0incontrato negli spazi degli altri libri dell\u2019autore. Oppure, al contrario, potr\u00e0 significare la prima soglia, il\u00a0primo ingresso per il lettore nuovo. Consolo fa quindi delle autentiche prove di scrittura coi suoi esercizi d\u2019occasione,\u00a0tanto \u00e8 vero che molti dei testi raccolti specialmente nella seconda sezione del\u00a0volume, non a caso intitolata Bozze di scrittura, verranno ulteriormente utilizzati\u00a0nelle grandi opere di finzione, pi\u00f9 o meno modificati, con spostamenti e\u00a0condensazioni, non senza essere stati riproposti in altre diverse sedi editoriali.\u00a0Qualche esempio: Guida alla citt\u00e0 pomposa confluir\u00e0 in Lunaria (1985), Paludi e\u00a0naufragi in Retablo (1987), L\u2019ora sospesa in nottetempo, casa per casa (1992), I\u00a0Barboni in Lo spasimo di Palermo (1998).<br \/>\nMarina a Tindari, scritto per una mostra di Michele Spadaro\u00a0confluir\u00e0 parzialmente\u00a0ne Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio (1976). Esiste inoltre una versione metrica di\u00a0Marina a Tindari di Sergio Spadaro, fratello dell\u2019artista, pubblicata nell\u2019opuscolo\u00a0intitolato Intorno alla \u00abMarina\u00bb di V. Consolo.\u00a0Citiamo la splendida ekfrasis\u00a0iniziale: Il sole raggiante sopra la linea dell\u2019orizzonte illuminava la rocca prominente, col santuario in cima, a picco\u00a0sopra la grande distesa di acque e di terra. Era questa spiaggia, un ricamo di ori e di smalti. [\u2026]. Luceva\u00a0sulla rena la madreperla di mitili e conchiglie e il bianco d\u2019asterie calcinate. [\u2026]. Un\u2019aria spessa, umida, con\u00a0lo scirocco fermo, visibile per certe nuvole basse, sottili e sfilacciate, gravava sopra la spiaggia. Qual\u00a0cosmico evento, qual terribile tremuoto avea precipitato a mare la sommit\u00e0 eccelsa della rocca e, con essa,<br \/>\nl\u2019antica citt\u00e0 che sopra vi giaceva? Un\u2019altra magnifica evocazione dell\u2019oriente si legge in Pittore di una citt\u00e0 tra sogno e\u00a0nostalgia, che apre la III sezione de L\u2019ora sospesa, intitolata Vedute su Antonello. I\u00a0tre scritti che la compongono sono infatti i primi incunaboli su Antonello da Messina,\u00a0il pittore amatissimo sul quale Consolo ci ha lasciato delle pagine indimenticabili\u00a0consegnate ai testi maggiori, primo fra tutti Il sorriso dell\u2019ignoto marinaio. In Pittore\u00a0di una citt\u00e0 tra sogno e nostalgia (confluito in Vedute dello stretto di Messina 1993,\u00a0Di qua dal faro 1999, L\u2019olivo e l\u2019olivastro 1998), si incontra ancora, come dicevamo,\u00a0l\u2019allusione a un Oriente nel quale Consolo ama iscrivere la citt\u00e0 di Messina:\u00a0Citt\u00e0 di luce e d\u2019acqua, aerea e sicura, riflessione, inganno, Fata Morgana e sogno, ricordo e nostalgia.\u00a0Messina che non esiste. Esistono miti e leggende, Cariddi e Colapesce. [\u2026] Ma forse, [Ibn-Gubayr e Idrisi,\u00a0due autori arabi] raccontano di un\u2019altra Messina d\u2019Arabia o d\u2019Oriente. Perch\u00e9 nel luogo dove si dice sia<br \/>\nMessina, rimane qualche pietra, meno di quelle d\u2019Ilio o di Micene. [\u2026]<br \/>\nMa a Messina, dicono le storie, nacque un pittore grande, di nome Antonio D\u2019Antonio. E deve essere cos\u00ec se ne parlano le storie. [\u2026] E dipingeva anche la citt\u00e0, con la falce del porto, i colli di San Rizzo, le Eolie vaganti come le Simplegadi, e le mura, il forte di Matagrifone, la Rocca Guelfonia, i torrenti Boccetta,Portalegni, Zaera, e la chiesa di San Francesco, il monastero del Salvatore, il Duomo, le case, gli orti\u2026 Nel secondo testo del trittico dedicato ad Antonello, Lasci\u00f2 il mare per la terra. L\u2019esistenza per la storia, s\u2019incontra invece una delle pi\u00f9 celebri opposizioni della poetica consoliana, quella tra \u00abesistenza\u00bb e \u00abstoria\u00bb come suggerisce il titolo stesso del pezzo. Si trova in questo precedente articolo di giornale un\u2019altra interessante divisione, quella tra gli scrittori \u00abmarini\u00bb (i siciliani orientali) e gli scrittori \u00abterrestri\u00bb(i siciliani occidentali), declinata nel pi\u00f9 ampio contesto di una divisione geografica letteraria e linguistica dell\u2019isola (Messina, Catania, Vizzini da un lato, e Palermo,Girgenti, Racalmuto dall\u2019altro), nella quale Consolo iscrive tre grandi scrittori siciliani, D\u2019Arrigo, Lampedusa, Sciascia:Nel palcoscenico del teatro siciliano \u2013 schema, paradigma d\u2019un pi\u00f9 vasto teatro \u2013 abbiamo sempre pensato\u00a0che citt\u00e0 come Messina e Catania, fortemente compromesse con la natura per terremoti e eruzioni, abbiano\u00a0da sempre avuto questa sorte: di regressione, di frustrato, continuo tentativo di risalita, di abbandono e di\u00a0resa. Ci siamo cos\u00ec spiegati \u2013 semplicisticamente, schematicamente, com\u2019\u00e8 di chi non possiede scientifici<br \/>\nstrumenti \u2013 i differenti modi d\u2019essere dei siciliani orientali e occidentali, degli artisti, degli scrittori delle due parti, che per comodit\u00e0 abbiamo chiamati marini e terrestri, simboleggiando nel mare l\u2019esistenza (che invenzione!) e nella terra la storia. E ci siamo accorti che molti conti tornavano, che nelle sue ampie,rudimentali caselle facilmente scivolavano, da una parte, fenomeni di Messina, Catania, Vizzini, dall\u2019altra, fenomeni di Palermo, Girgenti, Racalmuto. Messina, poi, ci sembr\u00f2 precisamente rappresentata, qualche anno fa, nella sua natura acquorea, nei suoi miti e nei suoi simboli, nella sua storicit\u00e0, nella sua esistenzialit\u00e0 precaria, nella sua irrealt\u00e0 e nel suo inganno di Fata Morgana, dal libro Horcynus Orca di Stefano D\u2019Arrigo. Rappresentata ed espressa soprattutto nel linguaggio. Un linguaggio di trepidazione, di paura. Che procede verso la realt\u00e0 per accumulo e lenta progressione \u2013 per chiarimenti, ritorni, soste, ripetizioni, diminutivi, vezzeggiativi \u2013 senza mai raggiungerla. E dovrebbe essere un bel divertimento per un linguista mettere a confronto per esempio il linguaggio apodittico, sentenzioso, \u2018mascolino e mafioso\u2019 dei palermitani con quello trepidante , sfuggente, laconico e \u2018femmineo\u2019 dei messinesi (o con quello furbesco, levantino,buffonesco e ambiguo dei catanesi); o mettere a confronto il linguaggio approssimato, accumulato e\u00a0fermentato di D\u2019Arrigo con quello preciso, asciutto, definitivo di un Lampedusa, mettiamo, o di uno\u00a0Sciascia; del lirismo e del pathos dell\u2019uno con lo storicismo e l\u2019ironia degli altri\u2026\u00a0Nello scritto A occidente trovai l\u2019\u00abIgnoto\u00bb viene ribadita l\u2019opposizione tra esistenza\u00a0(o natura) e storia, vengono descritte con rapidi e precisissimi tratti storici e\u00a0urbanistici le diverse stratificazioni di Palermo, viene apertamente dichiarato\u00a0l\u2019innamoramento per Cefal\u00f9 (\u00abM\u2019innamorai di Cefal\u00f9\u00bb), e infine viene raccontata la\u00a0scoperta dell\u2019Ignoto di Antonello nel Museo Mandralisca del quale dice: \u00abFu questo\u00a0piccolo, provinciale, polveroso e cadente museo Mandralisca il mio primo museo\u00bb,tutti temi cari a Consolo che migreranno in altri suoi testi. Si pu\u00f2 inoltre enucleare,\u00a0disseminata in quasi tutti questi scritti per artisti, una sorta di compendio della poetica di Vincenzo Consolo.Nel saggio dedicato al pittore Rino Scognamiglio, si fa riferimento ad esempio,<br \/>\ninsieme ad altri autori, a un testo famosissimo di Freud, Il delirio e i sogni nella \u00abGradiva\u00bb di Wilhelm Jensen (1907).15 Mi era gi\u00e0 capitato di imbattermi in un Consolo freudiano a proposito dell\u2019analisi di un suo stupendo racconto La grande vacanza orientale occidentale, e ho avuto la sorpresa di imbattermi ancora in una citazione freudiana, esplicita questa volta, concernente quella che mi piace definire la pulsione archeologica di Consolo, che \u00e8 stata, com\u2019\u00e8 noto, anche quella del padre della psicoanalisi. Desidero citare a proposito di questa passione di Consolo per le antiche rovine un bellissimo e commovente aneddoto narrato da Sebastiano Burgaretta: Ho avuto l\u2019onore e la gioia di essere stato tra i suoi amici costanti lungo il tempo (L\u2019olivo e l\u2019olivastro, p.107), di averlo accompagnato spesso in giro nel Siracusano tutto e di averlo visto intenerirsi fino alle lacrime sulle rovine della greca Eloro, che andava accarezzando lievemente con le mani, come stesse accarezzando delle persone, quelle che, ebbe a dirmi, andando via da quel luogo e scusandosi per le lacrime che gli erano spuntate agli occhi, erano passate e vissute tra quelle pietre\u00bb. Ora, non avendo trovato su Internet nessuna immagine dell\u2019opera dell\u2019artista,probabilmente per mia imperizia, mi sono affidata interamente all\u2019ekfrasis di Consolo, per figurarmi l\u2019arte di Rino Scognamiglio. D\u2019altronde si \u00e8 rivelato un utile esercizio per mettere alla prova l\u2019\u00abicasticit\u00e0\u00bb della scrittura consoliana. L\u2019incipit dello scritto Per Rino Scognamiglio evoca gi\u00e0 imponenti resti archeologici:La vita occultata da magma e cenere, ammassi, strati d\u2019eruzioni ignorate, crolli oscuri e silenti, da scorie, accumuli lenti, di sabbie desertiche: un mondo sepolto, Ur Ilio Micene Babilonia Pompei. [\u2026]. Schliemann, Dostoevskij e Kafka, Freud\u2026 Viaggiatori, archeologi di giovani sogni, nascoste pene e gioie, d\u2019antica vita bloccata, pietrificata in gesti, smorfie, cave sagome d\u2019Ercolano e Pompei, gessi di Segal, ci hanno riportato memorie del sottosuolo che hanno sciolto e sconvolto le dure croste, gli illegittimi, chiusi orizzonti. Norbert Hanold, nel racconto di Jensen, s\u2019imbatte per caso nella fanciulla di marmo, Gradiva, l\u2019avanzante, e la cerca in delirio nella citt\u00e0 sepolta. Incontra Zoe, la vita, alla casa di Meleagro, il ramoscello di asfodelo in una mano. \u201cNaturam expellas furca, tamen usque recurret\u201d (\u201canche se la cacci con la forca, la natura continua a tornare\u201d) ammonisce Orazio.18 E Freud dice di Hanold \u201cUn pezzo d\u2019antichit\u00e0, il bassorilievo d\u2019una donna, \u00e8 quello che ha strappato il nostro archeologo dal suo distacco dall\u2019amore, sollecitandolo a pagare alla vita il debito che con essa abbiamo contratto con la nostra nascita\u201d.Abbiamo rimosso, seppellito, creato i sottosuoli. Il sottosuolo in ognuno di noi, come quello di Hanold, e i\u00a0sottosuoli delle forme, dell\u2019uomo, della civilt\u00e0, della storia. [\u2026] Solo i poeti, gli scrittori di fantasia, gli artisti ci hanno fatto sospettare, pi\u00f9 con le immagini che con le idee, pi\u00f9 con l\u2019implicito che con l\u2019esplicito, quello che dell\u2019uomo s\u2019era perduto, la parte dell\u2019uomo che non possiamo conoscere attraverso la scienza e l\u2019ideologia.\u00a0E in pittura, cosa sono le Bagnanti drappeggiate e distese su lidi mediterranei, le serene Maternit\u00e0 in pepli\u00a0romani di Picasso, se non vagheggiamenti, ricordi di stagioni \u2018umane\u2019 e felici? E i bassorilievi, le arcaiche e\u00a0stupefatte figure, i loculi e le grotte di Sironi, se non la riscoperta del sepolto?\u00a0Reperti. E reperti. Forme-reperti troviamo anche nei quadri di Rino Scognamiglio. Sembrano queste tele del pittore marchigiano, immagini di un sottosuolo ritrovato attraverso un\u2019operazione\u00a0di scavo verticale: come se una immaginaria lama o un immaginario filo d\u2019acciaio abbia tagliato in due parti\u00a0la forma, la realt\u00e0 nascosta.Un altro testo dalla sorprendente eco freudiana \u00e8 quello, variamente riprodotto,dedicato a Fabrizio Clerici (I \u00abCorpi di Orvieto\u00bb di Fabrizio Clerici), un artistaprediletto da Vincenzo Consolo, che ne ha fatto il protagonista del romanzo Retablo, uscito nella prima edizione einaudiana del 1987 proprio con alcune illustrazioni dello stesso Clerici.\u00a0I \u00abCorpi di Orvieto\u00bb di Fabrizio Clerici comincia curiosamente con un piccolo e\u00a0suggestivo racconto dedicato alle origini, e alle memorie di queste origini, di Luigi\u00a0Pirandello, a partire dalle quali Consolo si interroga su quelle stesse di Fabrizio\u00a0Clerici per cercare di decriptarne in qualche modo il destino artistico: \u00abQuali sono\u00a0state le percezioni, le impressioni, al di l\u00e0 di ogni memoria, di Fabrizio Clerici?\u00bb.\u00a0Segue quindi una puntuale biografia dell\u2019artista, punteggiata anche da splendide\u00a0citazioni leopardiane (dalla Ginestra e dal Gallo silvestre), per spiegare, infine, le\u00a0scelte artistiche proprie di Clerici, che come nessun\u2019altro, scrive Consolo:ha saputo accusare la Madre della nostra caduta, della nostra ferina mutazione, della nostra ottusa ferocia.Su questo terreno di umano dolore, di piet\u00e0, di orrore durante una notte di tenebre spesse, di violenza, \u2013 [\u2026]\u00a0\u2013 e da un ultimo incontro con la signorelliana Divina Commedia nascevano le straordinarie tavole, i disegni\u00a0dei Corpi di Orvieto. Il corpo umano, l\u2019uomo, la meraviglia del mondo, che nel Giudizio Universale del\u00a0Duomo di Orvieto, nel miracolo della cappella di San Brizio, il Signorelli ha esaltato nella virginale armonia, nella luminosa innocenza di una resurrezione [\u2026]\u00a0La chiave di lettura del poema di Signorelli da parte di Clerici fu l\u2019incontro fortuito del suo sguardo con un\u00a0particolare di una delle pareti affrescate. \u00abNel piccolo spazio di un rettangolo un tavolo rovesciato, tra\u00a0cavalieri armati che lottano fra loro e un gruppo di dame terrorizzate in quel caos imperante, diventa simbolo\u00a0della violenza circostante e assume cos\u00ec funzione di protagonista della rappresentazione di quella mischia\u00bbracconta [Clerici].La violenza, l\u2019orrore: Clerici coglie in quell\u2019aleph nascosto, quasi invisibile il sentimento che mosse la mano\u00a0di Signorelli a Orvieto, il suo rimandare a violenze, orrori medievali, a quelli d\u2019ogni passato e d\u2019ogni futuro; coglie il dolore, la crisi di quell\u2019uomo, di quell\u2019artista per la morte del figlio, la crisi di quel mondo d\u2019armonia attica che fu il Rinascimento. [\u2026] In un prezioso diario dell\u2019estate del 1981, nella sua casa presso Siena, il pittore ci racconta la fatica, il\u00a0travaglio, la pena nel dipingere quella sequenza orvietana. [\u2026]. Egli legge \u2013 [\u2026] \u2013 brani, frammenti del\u00a0grande libro signorelliano e li fa suoi, li trasferisce nella cripta sotto il suolo della memoria, li riporta alla luce, alla scansione del tempo, alla sua poetica, li dispone nel suo spazio. Segue una ekfrasis minuziosa di \u00abquesta pittura orvietana di Clerici [\u2026] dove tutto si\u00a0mostra conchiuso e compatto, d\u2019improvviso venuto da un\u2019obliata distanza, da\u00a0un\u2019ignota curva del tempo\u00bb, per concludere alla fine:<br \/>\nSiamo in questa clericiana sequenza pittorica dei Corpi di Orvieto, e nel coro (corpo?) dei disegni, siamo per Signorelli, come prima per B\u00f6cklin, nella pittura dentro la pittura. Siamo nel dramma barocco, nel Sogno di\u00a0 Calder\u00f2n, nel teatro dentro il teatro dell\u2019Amleto, nella rappresentazione luttuosa, [\u2026]. E dove il mondo si copre di tenebra per un\u2019eclisse totale di sole.Ora, come dicevo, anche questo magnifico testo su Clerici mi ha evocato temi freudiani, forse grazie alla celebre dimenticanza del nome del pittore Signorelli che Freud racconta per la prima volta in un breve saggio del 1898 intitolato Meccanismo psichico della dimenticanza (poi confluito in Psicopatologia della vita quotidiana), che altro non \u00e8 che una profonda riflessione sulla memoria psichica, tema capitale per Consolo, presente anche nelle pagine dedicate ai Corpi di Orvieto: da quale memoria\u00a0nascono i corpi di Signorelli, di Clerici, o l\u2019arte di Pirandello con cui comincia questo\u00a0racconto? Rispondo a questa interrogazione con le parole stesse di Consolo, che a sua\u00a0volta cita Vasari per spiegare da dove nascono i corpi di Luca Signorelli, la cui\u00a0spiegazione coincide in modo impressionante con quella di Freud intorno alla sua\u00a0dimenticanza del nome Signorelli, e cio\u00e8 dalla evocazione della morte:\u00a0Essendogli stato ucciso in Cortona un figliolo che egli amava molto, bellissimo di volto e di persona, Luca\u00a0cos\u00ec addolorato lo fece spogliare ignudo, e con grandissima costanza d\u2019animo, senza piangere o gettar\u00a0lacrima, lo ritrasse, per vedere sempre che volesse, mediante l\u2019opera delle sue mani, quello che la natura gli\u00a0aveva dato e tolto la nimica fortuna. Vorrei chiudere questo excursus sui saggi di Consolo dedicati ad artisti con una\u00a0citazione tratta dallo scritto Faber audace, dove Consolo per introdurre lo scultore\u00a0Nino Franchina, \u00abil vulcanico artigiano, il fabbro della valle del Fit\u00e0lia\u00bb, risale alle\u00a0origini zingaresco-tortoticiane dell\u2019artista: Da quel paese, da quella valle trae le sue origini lo scultore Nino Franchina. Non vogliamo per questo relegare lo scultore a una cifra \u2018siciliana\u2019, tutt\u2019altro. Vogliamo solo dire che\u00a0Franchina, venendo dal contesto dei Nebrodi, in cui flebili sono i segni della storia, forti quelli della natura,<br \/>\navendo visto i neri antri delle forge, i mantici che suscitano scintille dai carboni, i fabbri battere sull\u2019incudine i ferri incandescenti, essendo stato in luoghi marginali, vuoti e inospitali, [\u2026], essendo appartenuto a questa dimora vitale, a questo tempo arcaico e immoto, \u00e8 sfuggito, sin dal suo nascere d\u2019artista, a ogni memoria storica, a ogni condizionamento della tradizione, a ogni conformazione d\u2019accademia o di gruppo. [\u2026]. La valle del Fit\u00e0lia per Franchina \u00e8 stata l\u2019estremit\u00e0 e l\u2019estraneit\u00e0 che lo ha fatto rimbalzare nel centro della cultura e del dibattito. [\u2026] La Sammarcota (la donna di San Marco d\u2019Alunzio, portatrice di pietre della fiumara) \u00e8 un\u2019arcana figura, priva di ogni segno storico, di ogni polemica sociale; Immagini dell\u2019uomo e Forma, sono pietre modellate dalle acque del torrente Furiano (nel nome \u00e8 la sua natura).Che dire di questo profondissimo rapporto di Consolo con le pietre trasfigurate dall\u2019arte?<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/CCI05042018_0002.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1659\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/CCI05042018_0002-212x300.jpg\" alt=\"\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/CCI05042018_0002-212x300.jpg 212w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/CCI05042018_0002-768x1085.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/CCI05042018_0002-725x1024.jpg 725w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/CCI05042018_0002.jpg 1398w\" sizes=\"(max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/a><\/p>\n<p>1V. CONSOLO, L\u2019ora sospesa e altri scritti per artisti, a cura di Miguel \u00c1ngel Cuevas, Valverde, Le Farfalle (collana<br \/>\nturchese &#8211; Saggistica), 2018. Le citazioni sono tratte da questo volume che \u00e8 corredato da una densa introduzione<br \/>\nintitolata L\u2019arte a parole e da preziose note che indicano con impeccabile precisione le variazioni di ciascun testo a<br \/>\nseconda della diversa collocazione editoriale. Di Miguel \u00c1ngel Cuevas valga il puntuale profilo tracciato da Sebastiano<br \/>\nBurgaretta nella recensione alla traduzione spagnola de La Sicilia passeggiata (Sicilia paseada, Granada, Ediciones<br \/>\nTraspi\u00e9s, 2016) pubblicata nel sito ufficiale di Vincenzo Consolo curato da Claudio Masetta Milone: \u00abDocente di<br \/>\nLetteratura italiana all\u2019Universit\u00e0 di Siviglia, critico letterario, traduttore e raffinato poeta, particolarmente legato alla<br \/>\nSicilia, dove ha insegnato e risieduto lungamente, e alla sua cultura letteraria e antropologica. Cuevas ha tradotto<br \/>\ndall\u2019italiano allo spagnolo opere di Luigi Pirandello, Maria Attanasio, Angelo Scandurra e di altri. Ha anche tradotto<br \/>\ndallo spagnolo all\u2019italiano versi di Jos\u00e9 \u00c1ngel Valente nonch\u00e9 sue stesse poesie. Di Consolo \u00e8 attento studioso e<br \/>\ncuratore per edizioni spagnole. Sull\u2019opera dello scrittore siciliano ha scritto vari saggi e ne ha tradotto La ferita<br \/>\ndell\u2019aprile e Di qua del faro; ha tradotto, curato e pubblicato in Spagna e successivamente pubblicato anche in Italia<br \/>\nConversazione a Siviglia, volume nel quale sono raccolti i testi degli interventi che Vincenzo Consolo tenne nella citt\u00e0<br \/>\nandalusa nel 2004, quando fu invitato a partecipare a delle giornate di studio sulla sua opera, organizzate dall\u2019Universit\u00e0<br \/>\ndi Siviglia su iniziativa dell\u2019Istituto di Italianistica\u00bb. S. BURGARETTA, L\u2019illusione di Consolo e la Sicilia paseada<br \/>\nhttp:\/\/vincenzoconsolo.it &#8211; 21 maggio 2018.<br \/>\n2<br \/>\nW. J. T. MITCHELL, Picture Theory. Essays on Verbal and Visual Representation, Chicago-London 1993, The<br \/>\nUniversity of Chicago Press, p. 95.<br \/>\nCONSOLO, L\u2019ora sospesa e altri scritti per artisti, cit., p. 131. Questa poesia fu pubblicata nel volume di Stefano<br \/>\nBaroni, Vanitas. Maschere e volti della cultura contemporanea (Siena, Alsaba Grafiche), per la mostra fotografica<br \/>\nomonima al Bagno Principe di Piemonte, Viareggio, Agosto 1999.<\/p>\n<p>Un progetto di MARCO NEREO ROTELLI, Firenze-Siena, Maschietto-Musolino, 1995, pp. 24-28. 5<br \/>\nCONSOLO, L\u2019ora sospesa e altri scritti per artisti, cit., pp. 121-122, corsivi nostri eccetto il verso di Dante, Pur. I, 13.<br \/>\nM. \u00c1. CUEVAS, L\u2019arte a parole: intertesti figurativi nella scrittura di Vincenzo Consolo, in V. CONSOLO, \u00abDiverso \u00e8 lo<br \/>\nscrivere\u00bb. Scrittura poetica dell\u2019impegno in Vincenzo Consolo, a cura di Rosalba Galvagno, Introduzione di Antonio Di<br \/>\nGrado, Avellino, Sinestesie, 2015, p. 18.<br \/>\nGalleria Giovio, Como, aprile 1972.<br \/>\nVercelli 1972, edizione fuori commercio di 100 copie.<br \/>\nCONSOLO, L\u2019ora sospesa e altri scritti per artisti, cit., p. 25.<br \/>\n10 Ivi, pp. 101-102.11 \u00abIl Messaggero\u00bb, 18-11-1981.12 Ivi, pp. 104-105.<br \/>\n13 Ivi, p. 112.14 Ivi, p. 116. 21 Ivi, p. 86. 22 Ivi, p. 84. 23 Ivi, p. 93.<br \/>\n24 Ivi, pp. 90-91.\u00a0V. CONSOLO, L\u2019ora sospesa e altri scritti per artisti, cit., pp. 55-57. 20 Ivi, pp. 82-85\u00a0Cfr. W. JENSEN-S. FREUD, Gradiva, Traduzione e note di Raffaele Oriani, Prefazione di Mario Lavagetto, Edizioni Studio Tesi, 1992.\u00a0Cfr. R. GALVAGNO, La grande vacanza orientale-occidentale, in Geografie della modernit\u00e0 letteraria, Atti del XVII\u00a0Convegno Internazionale della MOD, Perugia 10-13 giugno 2015, a cura di Siriana Sgavicchia e Massimiliano Tortora,<br \/>\nPisa, Edizioni ETS, 2017, tomo II, pp. 209-219.17 BURGARETTA, L\u2019illusione di Consolo e la Sicilia paseada, cit. 18 Epist. I, 10, 24. 30-31\u00a032<br \/>\nOBLIO VIII, 30-31<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>* Rosalba Galvagno Vincenzo Consolo: un critico d\u2019arte sui generis Indipendentemente dalle splendide ekfraseis dispiegate nei romanzi, \u00e8 possibile\u00a0 delineare un ritratto di Vincenzo Consolo critico d\u2019arte, grazie anche ad alcuni dei suoi scritti apparsi su cataloghi, brochures, giornali di recente raccolti dal critico e poeta Miguel \u00c1ngel Cuevas,tra i quali figura anche un Autoritratto &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1917\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Vincenzo Consolo: un critico d\u2019arte sui generis<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7,144],"tags":[487,86,336,318,77,497,509,117,474,30,512,683,260,154,508,436,110,40,642,199,29,203,18,684],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1917"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1917"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1917\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1951,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1917\/revisions\/1951"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1917"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1917"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1917"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}