{"id":1912,"date":"2018-01-03T08:49:31","date_gmt":"2018-01-03T08:49:31","guid":{"rendered":"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1912"},"modified":"2019-10-03T11:42:50","modified_gmt":"2019-10-03T11:42:50","slug":"1912","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1912","title":{"rendered":"Tragedie siciliane : La Tauride di Vincenzo Consolo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/scansione0005.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1517\" src=\"http:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/scansione0005-152x300.jpg\" alt=\"\" width=\"152\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/scansione0005-152x300.jpg 152w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/scansione0005-768x1514.jpg 768w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/scansione0005-519x1024.jpg 519w, https:\/\/vincenzoconsolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/scansione0005.jpg 815w\" sizes=\"(max-width: 152px) 100vw, 152px\" \/><\/a><\/p>\n<p>*<\/p>\n<p>Addolorata Bellanova<\/p>\n<p>TRAGEDIE SICILIANE: LA TAURIDE DI VINCENZO CONSOLO<\/p>\n<p>Nel 1982 viene rappresentata nel teatro di Siracusa, per la regia di Lamberto\u00a0Puggelli, l\u2019<em>Ifigenia fra i Tauri<\/em>.1 La traduzione della tragedia, commissionata\u00a0dall\u2019INDA, \u00e8 frutto del lavoro di stretta collaborazione tra Vincenzo\u00a0Consolo e Dario Del Corno: uno scrittore moderno e un filologo.2 Volendo\u00a0perci\u00f2 proporre delle osservazioni sulle modalit\u00e0 di lavoro del primo e sul\u00a0suo specifico contributo al risultato finale si incorre inevitabilmente in pi\u00f9 di\u00a0una difficolt\u00e0.\u00a0Si possono comunque individuare delle tracce significative del lavoro di\u00a0Consolo e si pu\u00f2 inoltre riflettere sulle conseguenze che questa traduzione\u00a0ha avuto nella produzione dello scrittore.\u00a0Intanto, alcune premesse. A fronte delle indiscutibili professionalit\u00e0 e\u00a0competenza del filologo, gi\u00e0 espresse nel confronto con vari testi dell\u2019antichit\u00e0\u00a0classica e nello studio del teatro antico, quali competenze ha Consolo\u00a0nella traduzione e, nello specifico, nella traduzione dalle lingue classiche?\u00a0Quali competenze ha per affrontare il testo arduo della tragedia\u00a0euripidea?\u00a0Sar\u00e0 meglio specificarlo subito: Consolo non \u00e8 un traduttore e non \u00e8 un\u00a0grecista. Le sue nozioni di greco risalgono alla formazione ricevuta da ragazzo presso il liceo di Barcellona Pozzo di Gotto. Ma l\u2019incontro adolescenziale\u00a0con la lingua e la letteratura antica deve essere stato per lui estremamente\u00a0significativo. In particolare Consolo ama ricordare il fascino delle tragedie\u00a0classiche messe in scena al teatro di Siracusa 3 e confessa una grande passione\u00a0per Omero e per gli storici greci.4 Inoltre pur nell\u2019imperfetta padronanza eitesti che il suo \u00abgrecuccio\u00bb5 gli permette, la frequentazione delle opere ricordate,oltre che la consapevolezza della sua identit\u00e0 siciliana e mediterranea,gli fa maturare una grande sensibilit\u00e0 nei confronti del mondo antico. Gi\u00e0\u00a0prima di quest\u2019opera di traduzione, Consolo ha ben chiaro quanto sia importante\u00a0il legame tra la Sicilia e la cultura greca, nonch\u00e9 il valore fondante che\u00a0la civilt\u00e0 sorta nella Grecia antica ha avuto per l\u2019intero Mediterraneo. Inoltre,\u00a0anche se nelle prime opere mancano riferimenti espliciti al mondo antico, vi\u00a0si pu\u00f2 riconoscere gi\u00e0 la spiccata propensione al plurilinguismo, la volont\u00e0\u00a0di scavare e recuperare la memoria delle lingue mediterranee, quindi anche,\u00a0in qualche modo, la memoria del greco, aspetto che caratterizzer\u00e0 poi tutta\u00a0la sua produzione.\u00a0Queste osservazioni preliminari evidenziano il limite delle competenze\u00a0tecniche di Consolo relativamente alla lingua del testo di partenza. Sottolineano\u00a0per\u00f2 anche la sua spiccata sensibilit\u00e0 nei confronti della cultura greca\u00a0e chiariscono la sua cifra stilistica, ovvero la grande ricchezza linguistica, in\u00a0contrasto con la tendenza omologante contemporanea (in particolare bersaglio\u00a0polemico \u00e8 la lingua televisiva). Ci\u00f2 ha il suo peso nel risultato finale\u00a0della traduzione dell\u2019<em>Ifigenia<\/em>, rappresenta cio\u00e8 l\u2019apporto propriamente consoliano\u00a0al lavoro sul testo.\u00a03 Consolo ha modo di conoscere la citt\u00e0 e di innamorarsene proprio in occasione di una\u00a0gita scolastica per le rappresentazioni teatrali, come racconta nell\u2019articolo <em>Siracusa, il mio primo\u00a0<\/em><em>talismano<\/em>, in \u00abL\u2019Unit\u00e0\u00bb, 14 settembre 1989.\u00a04 \u00abE mi ricordai del tempo [\u2026] in cui per Omero, i tragici, per Erodoto, Diodoro, Tucidide,\u00a0ero preso dalla passione per l\u2019antico [\u2026]\u00bb (Vincenzo Consolo, <em>Maloph\u00f2ros<\/em>, in Id., <em>Le pietre\u00a0<\/em><em>di Pantalica<\/em>, Milano, Mondadori, 2012, pp. 83-94, a p. 91). Diverse le versioni dell\u2019<em>Odissea <\/em>possedute\u00a0e consultate da Consolo, come testimoniano le citazioni dalla traduzione di Giovanna\u00a0Bemporad e da quella di Aurelio Privitera (ad esempio in Vincenzo Consolo, <em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>,\u00a0Milano, Mondadori, 2012, pp. 3, 14, 15, 17, 22, 34).\u00a05 L\u2019uso di questo termine lascia evincere la consapevolezza che l\u2019autore ha delle sue limitate\u00a0competenze nella comprensione del greco antico (Vincenzo Consolo, <em>Le pietre di Pantalica<\/em>,\u00a0in Id., <em>Le pietre di Pantalica<\/em>, cit., pp. 125-138, a p. 127).<\/p>\n<p><em>Qualche nota sulla traduzione\u00a0<\/em>Veniamo alla traduzione. Come si sa, alla versione del mito che racconta\u00a0del sacrificio della figlia di Agamennone, necessario perch\u00e9 le navi achee\u00a0salpino alla volta di Troia, la tragedia di cui l\u2019autore si occupa insieme a\u00a0Del Corno preferisce l\u2019altra, altrettanto nota, secondo la quale Ifigenia non\u00a0muore ed \u00e8 trasferita dalla dea Artemide nella lontana terra dei Tauri, mentre\u00a0sull\u2019altare acheo viene sgozzata una cerva. Nonostante sia salva, la figlia\u00a0del re dei re ha un destino tragico: \u00e8 infatti condannata a vivere in un luogo\u00a0inospitale. La Tauride \u00e8 terra sconosciuta, il mare \u00e8 tempestoso, gli abitanti\u00a0uccidono esseri umani in onore degli d\u00e8i. La distanza di Ifigenia dalla popolazione\u00a0locale \u00e8 enfatizzata dal suo ruolo di sacerdotessa. Poca cosa \u00e8 la\u00a0compagnia delle schiave greche. Il dolore dell\u2019essere lontana dalla propria\u00a0patria \u2013 dove si stanno svolgendo eventi ignoti, forse sciagure \u2013 \u00e8 complicato\u00a0dall\u2019arrivo di Oreste, fratello bambino nella memoria, ora cresciuto e perci\u00f2\u00a0irriconoscibile, straniero e quindi vittima ideale sull\u2019altare dei barbari. L\u2019intreccio\u00a0\u00e8 risolto in maniera romanzesca con l\u2019agnizione tra fratello e sorella e\u00a0la partenza dalla terra selvaggia, mediante l\u2019appoggio della dea Atena.\u00a0A parte una diffusa tendenza a esplicitare i riferimenti del mito sostituendo\u00a0epiteti, perifrasi o termini generici,6 colpisce nella versione di Consolo\u00a0e Del Corno la volont\u00e0 di realizzare una traduzione poetica, attraverso\u00a0l\u2019uso di una lingua non colloquiale, arcaizzante e ricca dal punto di vista\u00a0retorico, a tratti anche pi\u00f9 del testo di partenza, che enfatizza la solennit\u00e0\u00a0della tragedia.\u00a0In particolare si nota un elevato numero di anastrofi, che conservano\u00a0quelle euripidee o sono apporto originale della traduzione: ad esempio,\u00a0all\u2019 inizio del primo monologo di Ifigenia, \u00abe Atreo gener\u00f2\u00bb traduce \u1f10\u03be \u1f27\u03c2\u00a0\u1f08\u03c4\u03c1\u03b5\u1f7a\u03c2 \u1f14\u03b2\u03bb\u03b1\u03c3\u03c4\u03b5\u03bd, ovvero \u00abda lei nacque Atreo\u00bb (v. 3);7 \u00abAttento sto\u00bb, nella\u00a0prima battuta di Pilade, traduce \u1f41\u03c1\u1ff6 (v. 68) che poteva essere reso pi\u00f9\u00a0letteralmente con \u00abSto attento\u00bb, \u00abguardo\u00bb;8 \u00abgli altari, le bianche colonne\u00a0dei templi \/ di sangue umano s\u2019arrossano\u00bb9 introduce l\u2019inversione nel testo\u00a06 Ad esempio l\u2019espressione \u00abUlisse\u00bb piuttosto che \u00abfiglio di Laerte\u00bb per la traduzione del 533 (Euripide, <em>Ifigenia fra i Tauri<\/em>, cit., p. 30); \u00abSimplegadi\u00bb invece che \u00abazzurre rupi\u00bb per il 746 (<em>ivi<\/em>, p. 43) o ancora \u00abAlcione\u00bb per \u00abuccello\u00bb al v. 1089 (<em>ivi<\/em>, p. 62). In questi riferimenti,\u00a0come in quelli che seguono, segnalo la pagina per una pi\u00f9 comoda consultazione del testo:\u00a0nella traduzione di Consolo e Del Corno manca infatti l\u2019indicazione dei versi.\u00a07 <em>Ivi<\/em>, p. 7.\u00a0\u00a08 <em>Ivi<\/em>, p. 9.\u00a0\u00a09 <em>Ivi<\/em>, p. 23.<br \/>\n\u03c4\u1f73\u03b3\u03b3\u03b5\u03b9 \/ \u03b2\u03c9\u03bc\u03bf\u1f7a\u03c2 \u03ba\u03b1\u1f76 \u03c0\u03b5\u03c1\u03b9\u03ba\u1f77\u03bf\u03bd\u03b1\u03c2 \/ \u03bd\u03b1\u03bf\u1f7a\u03c2 \u03b1\u1f37\u03bc\u03b1 \u03b2\u03c1\u1f79\u03c4\u03b5\u03b9\u03bf\u03bd (vv. 404-406) che\u00a0alla lettera andrebbe reso con \u00absangue umano bagna gli altari e le colonne\u00a0del tempio\u00bb.10 Effetto arcaizzante ha anche l\u2019introduzione dell\u2019ipallage nella\u00a0traduzione \u00abquando poi si aprir\u00e0 l\u2019occhio scuro della notte\u00bb,11 assente nel testo\u00a0greco (v. 110 \u1f45\u03c4\u03b1\u03bd \u03b4\u1f72 \u03bd\u03c5\u03ba\u03c4\u1f78\u03c2 \u1f44\u03bc\u03bc\u03b1 \u03bb\u03c5\u03b3\u03b1\u1f77\u03b1\u03c2 \u03bc\u1f79\u03bb\u03b7\u03b9, \u00abquando si schiuder\u00e0\u00a0l\u2019occhio della notte scura\u00bb).\u00a0Ci troviamo di fronte ad una traduzione che difficilmente pu\u00f2 definirsi\u00a0letterale e che a tratti trasforma decisamente la sintassi del testo di partenza.\u00a0\u00c8 forse abilit\u00e0 poetica piuttosto che acribia filologica quella che traduce i 201-202 \u03c3\u03c0\u03b5\u1f7b\u03b4\u03b5\u03b9 \u03b4\u2019 \u1f00\u03c3\u03c0\u03bf\u1f7b\u03b4\u03b1\u03c3\u03c4\u2019 \/ \u1f10\u03c0\u1f76 \u03c3\u03bf\u1f76 \u03b4\u03b1\u1f77\u03bc\u03c9\u03bd con \u00abAtroce zelo un\u00a0demone \/ dimostra contro di te\u00bb,12 mentre con una maggiore fedelt\u00e0 al testo\u00a0greco il passo andrebbe reso \u00abUn demone sollecita per te \/ eventi non desiderabili\u00a0\u00bb oppure, come traduce Albini nell\u2019edizione Garzanti, \u00abun demone\u00a0affretta contro di te \/ eventi cui vorresti sottrarti\u00bb.13\u00a0In queste scelte si pu\u00f2 riconoscere la penna di Consolo? In realt\u00e0, anche\u00a0se la tentazione di ricondurle alla sua grande ricerca linguistica pu\u00f2 avere un\u00a0senso, non possiamo affermarlo con certezza.Lo stesso dicasi per la scelta di una serie di termini che afferiscono alla\u00a0sfera semantica della pazzia e che possono essere conseguenza della sensibilit\u00e0\u00a0particolare che Consolo ha per il problema della malattia psichica.\u00a0Ricordiamo che il tema sar\u00e0 centrale negli ultimi romanzi (la famiglia del\u00a0protagonista Petro Marano in <em>Nottetempo, casa per casa<\/em>, del 1992; la moglie di\u00a0Chino Martinez ne <em>Lo Spasimo di Palermo<\/em>, uscito nel 1998). Per il v. 211 leggiamo\u00a0\u00abimmolata alla follia del padre\u00bb14 ma \u00e8 piuttosto \u00abvergogna\u00bb, \u00abonta\u00bb, e,\u00a0solo raramente, \u00abdemenza\u00bb, il significato di \u03bb\u1f7d\u03b2\u03b1\u03b9. Anche nella traduzione\u00a0dei vv. 932 e 933 (l\u2019argomento \u00e8 il tormento causato a Oreste dalle Erinni) la\u00a0scelta dei termini \u00abconvulsioni\u00bb e \u00abattacchi\u00bb non \u00e8 scontata.15 Lo stesso dicasi\u00a0per l\u2019uso di \u00abfollia\u00bb al v. 991 (\u03c0\u1f79\u03bd\u03c9\u03bd),16 o per \u00abpazzia\u00bb al v. 1031 (\u1f00\u03bd\u1f77\u03b1\u03b9\u03c2),17\u00a0che sono un rafforzamento del testo greco dove piuttosto si parla di \u00absofferenza,\u00a0fatica\u00bb. Va per\u00f2 ricordato che la figura di Oreste tormentato dalle\u00a010 La traduzione proposta per un confronto \u00e8 quella di Albini nell\u2019edizione Garzanti: Euripide,\u00a0<em>Ifigenia in Tauride-Baccanti<\/em>, trad. di U. Albini, Milano, Garzanti, 1989, p. 140.\u00a011 Euripide, <em>Ifigenia fra i Tauri<\/em>, cit., p. 11.\u00a0 12 <em>Ivi<\/em>, p. 14.\u00a0\u00a013 <em>Ivi<\/em>, p. 128.\u00a0\u00a014 <em>Ivi<\/em>, p. 14.\u00a015 <em>Ivi<\/em>, p. 53.\u00a016 <em>Ivi<\/em>, p. 56.\u00a017 <em>Ivi<\/em>, p. 58. Erinni, a cui si riferiscono per lo pi\u00f9 i passi ricordati, ha molto a che fare con\u00a0la follia. Perci\u00f2, anche se c\u2019\u00e8 da parte di Consolo una spiccata attenzione per\u00a0il tema, la scelta di termini che enfatizzano la pazzia pu\u00f2 essere frutto di una\u00a0decisione condivisa.\u00a0Diverso \u00e8 il caso di tre interventi singolari che innestano nella traduzione\u00a0arcaizzante tracce piuttosto evidenti di sicilianit\u00e0, rispondendo in maniera\u00a0netta al proposito consoliano di recupero delle lingue perdute o a rischio.\u00a0Il primo \u00e8 nel lungo discorso di Ifigenia al coro. Dopo il sogno angosciante\u00a0che le ha fatto presumere la morte di Oreste, sogno su cui quasi si\u00a0apre la tragedia, la donna dichiara la sua intenzione di fare sacrifici per il\u00a0fratello. I versi 159-166 sono resi in questo modo nella traduzione di Consolo\u00a0e Del Corno:\u00a0[\u2026] Per lui\u00a0voglio bagnare la terra di offerte,\u00a0versare dalla coppa dei morti\u00a0il latte di brade giovenche,\u00a0lo spesso vino di Bacco\u00a0e il miele ambrato delle api: mistura cons\u00f2lo dei morti.18\u00a0L\u2019originale <em>cons\u00f2lo <\/em>traduce \u03b8\u03b5\u03bb\u03ba\u03c4\u03ae\u03c1\u03b9\u03b1, che ha il significato letterale di \u00abche\u00a0mitiga, che lenisce\u00bb e si riferisce alle offerte liquide da versare per il fratello\u00a0morto. Il termine non va inteso come italiano arcaico per \u2018consolazione\u2019,\u00a0piuttosto vi si deve riconoscere un rimando all\u2019uso funerario, tipico dell\u2019Italia\u00a0meridionale e quindi della Sicilia, dell\u2019offerta di cibo alla famiglia di un morto.\u00a0Ma al di l\u00e0 della traduzione non certo usuale, la scelta di cons\u00f2lo fa pensare a\u00a0una \u03c3\u03c6\u03c1\u03b1\u03b3\u03af\u03c2 vera e propria per l\u2019evidente evocazione del nome dell\u2019autore.\u00a0Netto contributo di Consolo \u00e8 anche l\u2019uso del termine <em>nutr\u00edco<\/em>, sicilianismo\u00a0che traduce \u1f10\u03c0\u03b9\u03bc\u03b1\u03c3\u03c4\u1f77\u03b4\u03b9\u03bf\u03bd (v. 231)19 ovvero \u2018lattante\u2019 (anche in questo\u00a0caso \u00e8 Ifigenia che parla, ricordando il fratello ancora bambino). E neppure\u00a0\u00e8 casuale la preferenza della parola <em>zagara <\/em>(\u00abzagara sacra dell\u2019ulivo d\u2019argento\u00a0\u00bb), al posto di un pi\u00f9 letterale \u2018virgulto\u2019 o \u2018germoglio\u2019 (\u2018virgulto del\u00a0glauco ulivo\u2019, \u2018fiore dell\u2019ulivo azzurro\u2019) per \u03b8\u03b1\u03bb\u03bb\u03cc\u03bd (v. 1101),20 scelta che si\u00a0fonda su un uso raro, specialmente siciliano, del termine zagara, di solito\u00a0riferito al fiore degli agrumi, anche per le infiorescenze degli alberi di olivo.\u00a0\u00a018 <em>Ivi<\/em>, p. 13.\u00a0 19 <em>Ivi<\/em>, p. 15.\u00a0\u00a020 <em>Ivi<\/em>, p. 62.\u00a0<em>\u00a0<\/em><\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><em>La forza dei nuclei tematici euripidei<br \/>\n<\/em>Lungo sarebbe il discorso a proposito dell\u2019influenza della tragedia antica sull\u2019ideologia di Consolo,21 sempre pi\u00f9 evidente con il passare degli anni. Ma in questo caso ci occupiamo specificamente degli effetti prodotti dalla meditazione profonda sul testo dell\u2019<em>Ifigenia fra i Tauri<\/em>. L\u2019esperienza vissuta con Del Corno \u00e8 definita \u00abvivificante\u00bb in <em>Le pietre\u00a0<\/em><em>di Pantalica<\/em>, testo eponimo della raccolta del 1988, che proprio con il racconto della rappresentazione dell\u2019<em>Ifigenia <\/em>a Siracusa si apre. In pi\u00f9 Consolo aggiunge: \u00abAvevo provato una sensazione di ritorno, ritorno alla giovinezza, al grecuccio del liceo sepolto dentro di me, ritorno alla terra natale, alla cultura d\u2019origine, all\u2019origine della cultura\u00bb.22 La traduzione di un testo antico dunque, e specificamente la traduzione dell\u2019<em>Ifigenia<\/em>, acquista un grande significato per lo scrittore. In particolare sono i nuclei tematici dell\u2019opera antica ad assumere un grande peso nell\u2019 opera consoliana. Il lavoro di riflessione sui temi \u00e8 gi\u00e0 testimoniato dal breve testo <em>Tradurre\u00a0<\/em><em>l\u2019Ifigenia<\/em>, scritto a quattro mani con Del Corno, per accompagnare la traduzione. Opponendosi alla definizione di tragedia a lieto fine, abbastanza ricorrente a proposito dei drammi euripidei (si veda l\u2019intervento provvidenziale del <em>deus ex machina<\/em>), i due traduttori riconoscono piuttosto nell\u2019<em>Ifigenia fra i\u00a0<\/em>21 Consolo valorizza la via lirica del coro tragico, perch\u00e9 ritiene che questa sia l\u2019unica rimasta,venute meno le possibilit\u00e0 di comunicazione reale con il pubblico. A proposito si veda\u00a0<em>Per una metrica della memoria<\/em>, relazione tenuta dall\u2019autore nel gennaio del 1996 presso il Centro Studi sul Classicismo di San Gimignano, nel quadro delle attivit\u00e0 accademiche dell\u2019Istituto italiano per gli Studi Filosofici di Napoli. Il testo ha trovato varie collocazioni, ad esempio Vincenzo Consolo, <em>Per una metrica della memoria<\/em>, in \u00abCuadernos de Filolog\u00eda Italiana\u00bb, iii (1996),249-259. Alla luce di questa considerazione del coro tragico, vanno interpretati gli \u201ca parte\u201d,frequenti soprattutto in <em>Nottetempo, casa per casa <\/em>e in <em>Lo Spasimo di Palermo<\/em>. Sulla questione \u00e8 utile anche consultare Alessandro Di Prima, <em>La strategia del coro. Intervista a Vincenzo Consolo<\/em>,in \u00abVersodove\u00bb, iv (2001), 13, pp. 68-71. Gli ultimi romanzi adottano inoltre epigrafi da tragedie antiche (epigrafe dall\u2019<em>Antigone <\/em>sofoclea al IV capitolo di <em>Nottetempo<\/em>, epigrafe iniziale dal <em>Prometeo incatenato <\/em>eschileo a <em>Lo Spasimo di Palermo<\/em>). Tragedia o metatragedia pu\u00f2 dirsi poi <em>Catarsi <\/em>del 1989<em>. <\/em>La critica ha spesso accennato alla questione. Pi\u00f9 specifici ad esempio Luca Canali, <em>Che schiaffo la furia civile di Consolo<\/em>, in \u00abL\u2019Unit\u00e0\u00bb, 7 ottobre 1998; Carla Riccardi,\u00a0<em>Inganni e follie della storia: lo stile liricotragico della narrativa di Consolo<\/em>, in <em>Atti delle giornate di studio\u00a0<\/em><em>in onore di Vincenzo Consolo<\/em>, a cura di E. Papa, San Cesario di Lecce, Manni, 2004, pp. 81- 111; Domenico Calc<br \/>\n, <em>Vincenzo Consolo<\/em>. <em>Le parole, il tono, la cadenza<\/em>, Catania, Prova d\u2019autore, 2007, pp. 65-66. 22 Consolo, <em>Le pietre di Pantalica<\/em>, cit., p. 127.\u00a0<em>Tauri <\/em>\u00abuna tragedia di personaggi senza futuro\u00bb. Solo a \u00abuna vuota e immota sopravvivenza fisica\u00bb possono aspirare Ifigenia e Oreste, perch\u00e9 essi sono bloccati nella loro identit\u00e0 di esclusi: Ifigenia rimarr\u00e0 per sempre incatenata al suo destino di vergine sacerdotessa:di esclusa, di diversa, di relegata, non importa se fra i selvaggi abitatori della Tauride, o sulle sacre terrazze di Brauron; Oreste infine liberato dagli spettri del matricidio \u2013 nel cui tormento e nel disperato movimento era tuttavia la sua grandezza \u2013 sar\u00e0 impegnato forse solo a cancellare il ricordo del suo furore.23 E sono per di pi\u00f9 ancorati al loro passato, all\u2019attimo del sacrificio Ifigenia, a quello del delitto Oreste. Il loro esilio, che non \u00e8 solo esilio nella Tauride,ma esilio dalla vita, \u00e8 condiviso dalle donne del coro. Le ancelle, espulse dalla civilt\u00e0 greca in una terra barbara, inospitale, rischiano la perdita della loro identit\u00e0 culturale. Per salvarsi ricorrono alla memoria. Da questa scaturisce il canto, ovvero l\u2019alto lirismo corale, in netta contrapposizione alla lingua, al mondo dei barbari (Toante, il mandriano, la guardia). Nei confronti del testo tragico, e di ogni altra tragedia antica, i traduttori riconoscono un debito di cultura e civilt\u00e0 da parte della cultura e della civilt\u00e0 del presente. E non mancano di individuare l\u2019attualit\u00e0 del tema dell\u2019esilio e della perdita di identit\u00e0:24 Che di tutto questo la traduzione sia riuscita a salvaguardare e ad evocare qualche accenno, \u00e8 la speranza di chi ad essa ha lavorato, con amore: trovando in questo lavoro la soddisfazione di rileggere quel passato che ha orientato la nostra storia, e scoprendo la terribile attualit\u00e0 di questa, come di ogni altra tragedia. Il nostro \u00e8 tempo di esuli da patrie e identit\u00e0 culturali perdute, di lingue cancellate; \u00e8 tempo di immobilit\u00e0 e di futuri deserti, di rimpianto per le mancate realizzazioni.25<br \/>\n23 Vincenzo Consolo, Dario Del Corno, <em>Tradurre l\u2019Ifigenia<\/em>, nel libretto di scena di Euripide,\u00a0<em>Ifigenia fra i Tauri<\/em>. 24 Proprio alla comprensione dell\u2019importanza di tale tema saranno da ascrivere alcune scelte di traduzione, che enfatizzano la\u00a0 condizione dell\u2019esilio: ad esempio \u00abterra estrema, desolata \u00bb invece che \u2018ignota, inospitale\u2019, pi\u00f9 letterale ma meno forte nella connotazione della Tauride, per \u1f04\u03b3\u03bd\u03c9\u03c3\u03c4\u03bf\u03bd \u1f10\u03c2 \u03b3\u1fc6\u03bd \u1f04\u03be\u03b5\u03bd\u03bf\u03bd al v. 94 (Euripide, <em>Ifigenia fra i Tauri<\/em>, cit., p. 10); oppure \u00abmare fatale agli stranieri\u00bb al posto di \u2018mare inospitale\u2019 per \u03c0\u1f79\u03bd\u03c4\u03bf\u03bd \u1f04\u03be\u03b5\u03bd\u03bf\u03bd al v. 341 (<em>ivi<\/em>,\u00a020). 25 Consolo, Del Corno, <em>Tradurre l\u2019Ifigenia<\/em>, cit. In <em>Le pietre di Pantalica<\/em>, sull\u2019esilio, Consolo aggiunge:mi era apparsa, questa, come la tragedia dell\u2019emigrazione, dell\u2019esilio. Esilio d\u2019Ifigenia e delle donne del coro da una terra umana, civile, in una terra disumana, barbara; tragedia della regressione e dello smarrimento,della perdita della propria cultura e della propria lingua, della perdita dell\u2019identit\u00e0. E Ifigenia e le donne del coro non fanno che sciogliere canti di nostalgia per la patria perduta, di dolore per la condizione in cui sono cadute.<br \/>\n26 Questi sono, dunque, i nuclei di significato forti rintracciati nella tragedia antica. I personaggi euripidei e la terra straniera vengono accolti come simboli nell\u2019opera di Consolo, e diventano uno strumento per parlare della contemporaneit\u00e0. \u00c8 prima di tutto l\u2019autore a essere lontano dalla patria: lontano dalla Sicilia per la sua scelta di vivere al Nord, ma anche lontano da un altro tipo di patria, quella ideale della cultura e della civilt\u00e0, ormai negata dal presente. Ne scaturisce la condanna ad una Tauride senza speranza. Ma \u00e8 anche in generale l\u2019uomo contemporaneo a vivere l\u2019esperienza dell\u2019esilio in una realt\u00e0 che snatura, che priva dell\u2019identit\u00e0 negando i valori, la civilt\u00e0. Tauride, dunque, \u00e8 la Milano della realt\u00e0, che ha tradito l\u2019utopia ispirata negli anni della giovinezza da Vittorini e dagli altri scrittori emigrati: la citt\u00e0 del Nord, che era parsa valida alternativa all\u2019immobilismo dell\u2019isola con la sua promessa di vitalit\u00e0 culturale, si \u00e8 rivelata, agli occhi dell\u2019intellettuale migrante, gretta, inospitale, luogo di perdita della memoria, campo fertile per l\u2019attecchimento di ideologie razziste.27 La Sicilia a sua volta assume nella distanza i tratti di un\u2019Argo del desiderio, sospirata, ma in cui sarebbe meglio non tornare mai: la tragedia euripidea, non a caso, si ferma alla fuga dalla terra straniera e tace sul ritorno, che non pu\u00f2 che essere tragico, perch\u00e9 la reggia ha subito troppi lutti, ha visto troppi orrori e, perci\u00f2, tra le sue mura la ricomposizione dell\u2019identit\u00e0 sar\u00e0 impossibile. Il simbolo euripideo si sovrappone a quello omerico di Itaca, che \u00e8 per antonomasia la patria della nostalgia. Ma se nel poema epico il ritorno di 26 Consolo, <em>Le pietre di Pantalica<\/em>, cit., p. 127. 27 L\u2019accostamento \u00e8 esplicito in Id., <em>Fuga dall\u2019Etna. La Sicilia e Milano, la memoria e la storia<\/em>, Roma, Donzelli, 1993, p. 62. Ma Consolo sottolinea lo straniamento generato dalla grande citt\u00e0 del Nord in molte altre occasioni, in particolare nelle pagine di <em>Retablo <\/em>o de <em>Lo Spasimo\u00a0<\/em><em>di Palermo<\/em>. Ulisse \u00e8 scandito dalle tappe rassicuranti del sostegno di Atena e dei fedeli,del riconoscimento della cicatrice, dell\u2019intesa del talamo, fino alla sconfitta dei Proci, cos\u00ec non \u00e8 per Consolo: la Sicilia pu\u00f2 essere Itaca, come pu\u00f2 essere Argo, solo nella distanza,28 quindi nel ricordo che idealizza e preserva l\u2019immagine del passato; nel momento dell\u2019approdo la patria si rivela diversa,stravolta, preda dei pretendenti, nuova terra d\u2019esilio. \u00c8 diventata Tauride, dunque, terra straniera, perch\u00e9 non esiste pi\u00f9 la civilt\u00e0 di un tempo: non \u00e8 pi\u00f9 possibile ricomporre l\u2019identit\u00e0 nel ritorno perch\u00e9 tutto \u00e8 orrendamente mutato. La violenza e la sopraffazione, il miracolo economico \u00abindecente\u00bb 29 hanno cambiato il paesaggio, i rapporti umani, hanno annientato i segni di sapienza e cultura locali. Non si ritorna pi\u00f9 nei luoghi da cui si \u00e8 partiti, perch\u00e9 quelli non sono pi\u00f9 i luoghi che noi abbiamo lasciato. Non si \u00e8 pi\u00f9 di nessun luogo.30 Le Itache non esistono, i luoghi del ritorno non esistono. Una volta che li si \u00e8 abbandonati \u00e8 impossibile tornare. Il n\u00f3stos non \u00e8 un\u2019esperienza semplice. Quando si va via, succede qualcosa nel tempo in cui si \u00e8 lontani,e non si pu\u00f2 mitizzare ci\u00f2 che si \u00e8 lasciato. E tornando si ritrova il peggio del peggio\u2026 I cambiamenti che ho trovato tornando in Sicilia, non sono certo miglioramenti. Quel libro [<em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>] vuole essere una registrazione del mio dolore per la perdita della Sicilia, per il processo generale di imbarbarimento\u2026 Io ho sempre desiderato di lavorare, magari in forma teatrale, intorno ad un personaggio, Ifigenia\u2026 Penso a questa donna, che il padre voleva uccidere, presa e portata in un luogo barbaro,lei che, figlia di un re, viene da Argo\u2026 E invece va a fare la sacerdotessa in Tauride dove deve compiere anche sacrifici umani. Per vent\u2019anni ci rimane,subendo, proprio a livello culturale, una regressione terribile\u2026 E le resta quest\u2019immagine di Argo, questa nostalgia\u2026 l\u2019idea di coloro che ha 28 Si veda a proposito della forza di questo simbolo quanto afferma Jank\u00e9l\u00e9vitch in\u00a0<em>L\u2019irreversible et la nostalgie <\/em>(Vladimir Jank\u00e9l\u00e9vitch, <em>L\u2019irr\u00e9versible et la nostalgie<\/em>, Paris, Flammarion, 1983, pp. 370-371). Secondo il filosofo, anche l\u2019eroe omerico \u00e8 deluso nell\u2019approdo a Itaca, che pure ha tanto desiderato. Il suo dramma, lo stesso che appartiene a tutti coloro che vivono lontano dalla propria terra, consiste in un sentimento di nostalgia perenne,non sanabile, a causa del cambiamento che il tempo ha prodotto nella patria e nell\u2019 individuo. L\u2019Itaca in cui torna Ulisse, infatti, \u00e8 diversa da quella che l\u2019eroe ha abbandonato partendo per la guerra di Troia. A nulla serve che, stando a quello che il mito racconta, i nemici vengano sconfitti, il vincolo coniugale sia ribadito, l\u2019equilibrio ristabilito: non si torna indietro. 29 L\u2019espressione \u00e8 di Consolo (<em>Il miracolo indecente<\/em>, in \u00abL\u2019Unit\u00e0\u00bb, 9 novembre 2003). 30 Id., <em>Fuga dall\u2019Etna\u2026<\/em>, cit., p. 69. lasciato. Quando torna per\u00f2 la madre \u00e8 stata assassinata, il padre pure, e non trova nemmeno pi\u00f9 i suoi ricordi\u2026 Secondo me niente si pu\u00f2 ricucire una volta che \u00e8 stato strappato\u2026 Il dolore del ritorno pu\u00f2 essere insopportabile. Meglio star fuori.31<br \/>\n<em>Tauride in Sicilia\u00a0<\/em>Cercher\u00f2 di mostrare, attraverso esempi concreti tratti dall\u2019opera di Consolo, quali esiti abbia avuto la traduzione della tragedia in termini di riuso dei simboli da essa veicolati. Mi riferisco in particolare a Argo e Tauride.Un primo caso \u00e8 rintracciabile nel gi\u00e0 citato <em>Le pietre di Pantalica<\/em>, che si apre con la rievocazione della messa in scena della tragedia <em>Ifigenia fra\u00a0<\/em><em>i Tauri <\/em>di Euripide all\u2019interno del teatro di Siracusa32, e propone, alternando toni lirici e saggistici, una riflessione sulla forza simbolica degli elementi tragici per esprimere la contemporaneit\u00e0, in particolare quella siciliana.La sacralit\u00e0 poetica dei versi euripidei in scena \u00e8 esemplificata da Consolo attraverso la citazione di due passi: nel primo \u00e8 Ifigenia che parla e rievoca il sacrificio voluto dal padre (vv. 361-371), il secondo invece \u00e8 una delle manifestazioni di nostalgia del coro, che accompagna la decisione della sacerdotessa di fuggire con Oreste e Pilade (vv. 1094-1101).33 Il confronto tra la solennit\u00e0 dei versi antichi e la misera scenografia urbana genera amarezza e indignazione:31 Monica Gemelli, Felice Piemontese, <em>Vincenzo Consolo <\/em>(intervista), in <em>L\u2019invenzione della\u00a0<\/em><em>realt\u00e0. Conversazioni sulla letteratura e altro<\/em>, Napoli, A. Guida, 1994, pp. 29-48, a p. 47. 32 Del teatro Consolo offre una descrizione suggestiva in apertura del testo (<em>Le pietre di\u00a0<\/em><em>Pantalica<\/em>, cit., p. 125). A proposito si veda Paola Capponi, <em>Della luce e della visibilit\u00e0. Considerazioni\u00a0<\/em><em>in margine all\u2019opera di Vincenzo Consolo<\/em>, in \u00abQuaderns d\u2019Itali\u00e0\u00bb, (2005), 10, pp. 49-61, a\u00a057. 33 \u00abNo, no, quest\u2019orrore mai potr\u00f2 cancellarlo! \/ Quante volte protesi le mani al viso del padre, \/ alle ginocchia; e m\u2019aggrappavo implorando. \/ \u201cPadre, padre! Che nozze nefaste \/ apparecchi per me; e mentre mi uccidi, \/ la madre e le donne di Argo cantano per me \/ l\u2019imeneo, e tutta la reggia risuona di flauti: \/ ma io muoio, e sei tu a darmi la morte. \/ Morte era dunque il mio sposo, non Achille Pelide, \/ che tu mi avevi promesso. E sul carro \/ a nozze di sangue mi hai tratta, snaturato!\u201d\u00bb; \u00abIo, alcione senz\u2019ali, con te \/ gareggio nel lamento \/ di nostalgia per l\u2019Ellade in festa, \/ per Artemide propizia ai parti \/ che sui pendii del Cinto ha dimora \/ presso la palma frondosa, \/ l\u2019alloro splendente \/ e la zagara sacra dell\u2019olivo d\u2019argento \u00bb. I due passi sono citati in Consolo, <em>Le pietre di Pantalica<\/em>, cit., p. 128. La traduzione \u00e8 da Euripide, <em>Ifigenia fra i Tauri<\/em>, cit., pp. 21 e 62. in questi alti momenti e in altri, nel teatro greco di Siracusa era tutto un clamore di clacson di automobili, trombe di camion, fischi di treni, scoppiettio di motorette, sgommate, stridore di freni, grattare di marce, un sibilare acuto di sirene antifurto, un gracchiare d\u2019altoparlante d\u2019un vicino lunapark \u2026 Attorno al teatro, dietro la scena, dietro il fondale di pini e cipressi il paesaggio sonoro di Siracusa era orribile, inquinato, selvaggio, barbarico, in confronto al quale, il fragore del mare inospitale contro gli scogli della Tauride era un notturno di Chopin.34 La Siracusa di un tempo, bellissima, emblema di sublime grazia, vera civilt\u00e0, citt\u00e0 per lo pi\u00f9 silenziosa in cui l\u2019udito era sollecitato solo dai richiami dei venditori ambulanti, che per la sua luce e la sua compostezza ha fatto innamorare il giovane Consolo nel 1950, ora non esiste pi\u00f9. Al silenzio di un tempo si oppone lo squallore sonoro del presente,35 rispetto al quale \u00abil fragore del mare inospitale contro gli scogli della Tauride era un notturno di Chopin\u00bb. A ci\u00f2 si aggiunge la miseria visiva: appena oltre il teatro, \u00abstrade, superstrade, tralicci, ciminiere serrano la citt\u00e0\u00bb36 e, ancora oltre, \u00abun paesaggio di ferro e di fuoco, di maligni vapori, di pesanti caligini\u00bb,37 ovvero le raffinerie di petrolio e le industrie chimiche di Melilli e Priolo, mentre il centro storico, \u00abla bellissima citt\u00e0 medievale, rinascimentale e barocca, la citt\u00e0 ottocentesca e quella dell\u2019inizio del Novecento \u00e8 completamente degradata: una citt\u00e0 marcia, putrefatta\u00bb,38 e i luoghi pi\u00f9 belli e unici sono andati perduti.39 Alla tragedia antica rappresentata, dunque, corrisponde un\u2019altra tragedia, quella reale, che scaturisce dall\u2019impero industriale e dalla trascuratezza moderna che colonizzano la Sicilia e imbarbariscono ci\u00f2 che un tempo era modello di equilibrio e bellezza: \u00e8 la tragedia della dissoluzione di una civilt\u00e0 di cui la Siracusa del passato era simbolo. Il ritorno alla patria d\u2019elezione \u2013 quella in cui Consolo aveva pensato di andare a vivere \u2013 \u00e8 devastante, della scoperta che dell\u2019immagine del ricordo non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nulla. Siracusa 34 Consolo, <em>Le pietre di Pantalica<\/em>, cit., pp. 128-129. 35 Fernando Gioviale, <em>L\u2019isola senza licantropi. \u2018Regressione\u2019 e \u2018illuminazione\u2019 nella scrittura di\u00a0<\/em><em>Vincenzo Consolo<\/em>, in <em>Scrivere la Sicilia. Vittorini ed oltre<\/em>. Atti del Convegno di Siracusa 16-17 dicembre 1983, Siracusa, Ediprint, 1985, pp. 123-132, a p. 124. Sullo squallore che caratterizza persino Siracusa Consolo si esprime anche in <em>Flauti di reggia o fischi di treno<\/em>, in \u00abIl Messaggero \u00bb, 19 luglio 1982, testo riutilizzato con alcune variazioni in <em>Le pietre di Pantalica<\/em>. 36 Consolo, <em>Le pietre di Pantalica<\/em>, cit., p. 129. 37 <em>Ibidem.\u00a0<\/em>38 <em>Ibidem<\/em>. 39 \u00abLe <em>Latomie <\/em>non sono pi\u00f9 che cave aride e polverose, l\u2019<em>Orecchio di Dionisio <\/em>un insignificante cunicolo, la <em>Fonte Aretusa <\/em>una pozzanghera fetida, il <em>Fiume Ciane <\/em>un rigagnolo avvelenato dove il suo famoso papiro sta lentamente morendo\u2026\u00bb (<em>ibidem<\/em>). \u00e8 idealmente accostata all\u2019Argo del sogno e della nostalgia di Ifigenia, un luogo che non esiste pi\u00f9 perch\u00e9 stravolto dall\u2019orrore dell\u2019omicidio. La terra straniera \u00e8 sicuramente luogo inospitale di sofferenze e di nostalgia, ma l\u2019Argo \u00e8 ancora pi\u00f9 barbara della Tauride. Ah Ifigenia, ah Oreste, ah Pilade, ah ancelle della sacerdotessa d\u2019Artemide, quale disinganno, quale altro dolore per voi che tanto avete bramato la patria lontana! V\u2019auguro, mentre veleggiate felici verso la Grecia, che venti e tempeste vi sospingano altrove, che mai possiate vedere Argo, distrutta durante il vostro esilio, ridotta a rovine, a barbara terra, pi\u00f9 barbara della Tauride che avete lasciato. Vi resti solo la parola, la parola d\u2019Euripide, a mantenere intatta, nel ricordo, quella vostra citt\u00e0.40 L\u2019apostrofe amara ai personaggi della tragedia \u00e8 in realt\u00e0 meditazione sulla propria vicenda personale. Vi si accompagna l\u2019affermazione della sacralit\u00e0 della parola, della letteratura, della memoria, che \u00e8 fonte di valori contro l\u2019insipienza che avanza e che \u00e8 forse l\u2019unica opportunit\u00e0 di preservare ci\u00f2 che sta irrimediabilmente svanendo.41 Una riflessione dai toni simili \u00e8 in <em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro <\/em>dove l\u2019esule, ovvero lo stesso Consolo, che vuole cantare la perduta Siracusa afferma di cercare versi da parodo tragica che siano dotati del tono grave di Ungaretti e di tutti gli altri poeti che si sono confrontati con la citt\u00e0. \u00abCalava a Siracusa senza luna la notte e l\u2019acqua plumbea e ferma nel suo fosso riappariva, 40 <em>Ivi<\/em>, p. 130. 41 Si veda a proposito Mario Minarda, <em>La lente bifocale. Itinerari stilistici e conoscitivi nell\u2019opera\u00a0<\/em><em>di Vincenzo Consolo<\/em>, Gioiosa Marea, Pungitopo, 2014, p. 106. All\u2019affermazione del valore della poesia si accompagna, anche in virt\u00f9 di un giudizio scettico e pessimista sulla realt\u00e0, il dubbio a proposito del senso della traduzione e della messa in scena di una tragedia antica oggi. Ci\u00f2 lo porta persino a commentare le scelte registiche, in particolare la scelta di esibire nel finale la dea Atena, <em>deus ex machina<\/em>, in una gabbia appesa ad un\u2019autogru: \u00abSe proprio voleva essere attuale, perch\u00e9 il regista non ha fatto calare dal cielo, pendente da un elicottero d\u2019argento, la dea Atena, perch\u00e9 non giungere, come il barone di M\u00fcnchhausen, a cavallo di un missile, d\u2019uno di quelli che stanno installando qui, nella vicina Comiso? E non si chiamano appunto, questi missili, missili di teatro, del teatro d\u2019Europa?\u00bb (Consolo, <em>Le pietre di Pantalica<\/em>, cit., p. 26). L\u2019amaro sarcasmo punta il dito non contro regista e trovata scenica in s\u00e9 quanto piuttosto su una contemporaneit\u00e0 scottante. Cos\u00ec la tragedia antica e quella contemporanea finiscono con il sovrapporsi mentre Consolo richiama un\u2019altra sciagura, quella della base missilistica di Comiso su cui si concentra poi in <em>Comiso <\/em>(Id., <em>Comiso<\/em>, in Id., <em>Le pietre di Pantalica<\/em>, cit., pp. 139-144). soli andavamo dentro la rovina, un cordaro si mosse dal remoto\u00bb. Il tono scarno e grave, ermetico e dolente vorrebbe avere d\u2019Ungaretti o tutti i doni degli innumerevoli poeti per sciogliere, muovendo il passo come in parodo sopra le lastre di una piccola piazza, contro il tufo chiaro delle case, in vista, oltre la balaustrata che cinge la fontana, il forte d\u2019Aretusa, del porto Grande e del Plemmirio, della foce dell\u2019Anapo e del Ciane, in vista del bianco tavolato degli Iblei, sciogliere un canto di nostalgia d\u2019emigrato a questa citt\u00e0 della memoria sua e collettiva, a questa patria d\u2019ognuno ch\u2019\u00e8 Siracusa, ognuno che conserva cognizione dell\u2019umano, della civilt\u00e0 pi\u00f9 vera, della cultura. Canto di nostalgia come quello delle compagne di Ifigenia, schiave nella Tauride di pietre e d\u2019olivastri. Ch\u00e9 questa \u00e8 oggi la condizione nostra, d\u2019esiliati in una terra inospitale, cacciati da un\u2019umana Siracusa, dalla citt\u00e0 che continuamente si ritrae, scivola nel passato, si fa Atene e Argo, Costantinopoli e Alessandria, che ruota attorno alla storia, alla poesia, poesia che da essa muove, ad essa va, di poeti che si chiamano Pindaro Simonide Bacchilide Virgilio Ovidio Ibn Hamdis esule a Majorca.42 Il richiamo ai versi ungarettiani di <em>Ultimi cori per la terra promessa<\/em>, che non a caso erano scelti anche come epigrafe al testo di <em>Le pietre di Pantalica\u00a0<\/em>(\u00abSoli andavamo dentro la rovina\u00bb), enfatizza l\u2019amarezza delle immagini tragiche. In una ideale tragedia che abbia come scenografia i luoghi simbolo della citt\u00e0, la poesia ungarettiana pu\u00f2 forse avere la forza di una parodo della nostalgia, pu\u00f2 cio\u00e8 descrivere una condizione di sofferenza certamente personale ma che riguarda tutti coloro che rimpiangono \u00abla civilt\u00e0 pi\u00f9 vera, la cultura\u00bb. L\u2019espressione del dolore di quest\u2019esilio richiama di nuovo i personaggi e le immagini euripidee e il modello della parodo \u00e8 fornito dal coro di donne greche dell\u2019<em>Ifigenia fra i Tauri<\/em>.43 La solitudine \u00abdentro la rovina\u00bb dei versi di Ungaretti attualizza lo sradicamento della Tauride euripidea e la 42 Id., <em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>, cit., p. 74. Sul passo si veda Roberta Delli Priscoli, <em>Il mare, l\u2019isola,\u00a0<\/em><em>il viaggio negli ultimi libri di Vincenzo Consolo<\/em>, in <em>I cantieri dell\u2019italianistica. Ricerca, didattica e organizzazione\u00a0<\/em><em>agli inizi del XXI secolo. <\/em>Atti del XVIII congresso dell\u2019ADI, Padova 10-13 settembre 2014, a cura di G. Baldassari, V. Di Iasio, G. Ferroni, E. Pietrobon, Roma, Adi Editore, 2016,\u00a01-10, alle pp. 3-5.43 Dopo il prologo e dopo l\u2019uscita di scena di Oreste e Pilade, Ifigenia rientra accompagnata dal coro. Questa sezione rappresenta il nucleo centrale della prima parte della tragedia:Ifigenia \u00e8 travolta dal lutto (pensa di aver perduto suo fratello) e prevede nuove sciagure, le schiave greche sono costrette a intonare canti barbari (\u00abCanto in risposta ai tuoi canti. \/ accompagner\u00f2 la mia padrona \/ con barbara cadenza in modo asiatico\u00bb; Euripide, <em>Ifigenia fra i\u00a0<\/em><em>Tauri<\/em>, cit., p. 14) ma sono solidali con lei, ne condividono la nostalgia e il lamento, deprecano l\u2019inospitalit\u00e0 del mare della Tauride, ricordano con amarezza la patria che sono state costrette ad abbandonare.La meditazione si fa universale nell\u2019accostamento ad altri luoghi del passato e del Mediterraneo mentre Siracusa incarna \u00abla storia dell\u2019umana civilt\u00e0 e del suo tramonto\u00bb.44 Qualche pagina pi\u00f9 avanti la Tauride euripidea di nuovo viene utilizzata per parlare del degrado contemporaneo. Dalla meditazione sulla citt\u00e0 di Siracusa scaturisce il racconto di una visita al di l\u00e0 del mare, lungo la costa africana. Tra i ricordi del passaggio alle rovine di Utica \u2013 \u00abbassi muretti,pavimenti d\u2019umili mosaici, qualche vasca, nudi ed esposti, in mezzo a tutta la vastit\u00e0 deserta intorno\u00bb \u201345 pi\u00f9 del riferimento quasi inevitabile al Catone latino e a quello dantesco, colpisce la memoria delle piantine di un basilico profumatissimo che cresce in abbondanza tra le pietre e i mosaici e che viene poi offerto in dono da un vecchio arabo sorridente. Un particolare apparentemente senza importanza, che per\u00f2, mentre riporta dall\u2019aulico piano storico letterario a quello pi\u00f9 concreto e tangibile degli usi e della gastronomia, definisce il prezioso patrimonio di piccole cose del Mediterraneo: Tra le pietre e i mosaici era un soave esalare di profumo di basilico riccio e fitto dentro vasche, vasi di terracotta. Era il profumo delle estati dei pomodori, delle cipolle, dei cetrioli, del basilico che i vecchi, uscendo per le strade sul tramonto, freschi e bianchi nelle camicie di cotone, mettevano all\u2019orecchio; era di una intensit\u00e0 tale che si torceva nel profumo dolce e speziato della cannella.46 L\u2019Utica di Consolo \u00e8 rovine e basilico. Ma tutto il Mediterraneo in qualche modo \u00e8 Utica. Tutto il Mediterraneo \u00e8 fatto di \u00abpiccoli luoghi antichi e obliati\u00bb come Utica, in cui la natura si intreccia in maniera straordinaria con la memoria del passato.47 Proprio per questo, per la dimenticanza, per 44 Consolo, <em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>, cit., p. 73. Identica espressione in Id., <em>La dimora degli Dei<\/em>, in Vincenzo Consolo, Giuseppe Voza, Salvatore Russo, <em>La terra di Archimede<\/em>, con fotografie di M. Jodice, Palermo, Sellerio, 2001, pp. 3-16, a p. 14. Significativo in <em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro <\/em>\u00e8 l\u2019accostamento della decadenza di Siracusa alla caduta di Costantinopoli: nel testo infatti \u00e8 inserito un passo della <em>Historia turco byzantina <\/em>di Ducas (Consolo, <em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>, cit., p. 93) che contiene un lamento per la fine della citt\u00e0. Siracusa in preda al degrado dei moderni barbari dunque \u00e8 come Costantinopoli in mano ai turchi. 45 Consolo, <em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>, cit., p. 91.46 <em>Ivi<\/em>, pp. 91-92.47 I mosaici e il basilico di Utica sono gi\u00e0 ricordati in un passo di <em>Maloph\u00f2ros<\/em>, in un elenco di caratteristici e rapidi ritratti di piccoli luoghi carichi di passato, dalla Sicilia alla Grecia al Nord Africa: \u00abCi sono ormai posti remoti, intatti, non dissacrati, posti che smemorano del presente, che rapiscono nel passato? Io avevo provato questo rapimento a Tindari, affacciato alla balaustra della terrazza sul vertiginoso precipizio sotto cui si stende la spiaggia sinuosa l\u2019incuria e l\u2019anonimato di tanti tesori, la meditazione diventa amara: nell\u2019enumerazione di antiche citt\u00e0, nell\u2019anafora del verbo \u00abricordare\u00bb, Consolo si trasforma in un \u00abpresbite di mente\u00bb tutto rivolto verso il passato, si trasforma in \u00abinfimo Casella\u00bb tutto proteso verso qualcosa che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9: Ricord\u00f2 i piccoli luoghi antichi e obliati, bagnati da quel Mediterraneo, ricord\u00f2 Tindari, Solunto, Camarina, Eraclea, Mozia, Nora e Argo, Thuburdo Majius, Cirene, Leptis Magna, Tipaza\u2026 Ricord\u00f2 la spianata delle moschee davanti al porto, il bagno d\u2019Algeri [\u2026]. Pens\u00f2 d\u2019essere divenuto un confuso uomo, un presbite di mente che guarda al remoto ormai perduto, si ritrae in continuo dal presente, vecchio e scontento, di non essere in quel mondo che ombra, sagoma di nebbia, spirito lento, anima ancora carica di spoglia,nostalgia, infimo Casella smarrito sulla marina che arditamente intona versi alti, canta \u00abAmor che ne la mente mi ragiona\u00bb. No, non pi\u00f9. Odia ora. Odia la sua isola terribile, barbarica, la sua terra di massacro, d\u2019assassinio, odia il suo paese piombato nella notte, l\u2019Europa deserta di ragione. Odia questa Costantinopoli saccheggiata, questa Alessandria bruciata, quest\u2019Atene, Tebe, Milano, Orano appestate, questa Messina, Lisbona terremotate, questa Conca d\u2019oro coperta da un sudario di cemento, il giardino delle arance insanguinate. Odia questo teatro dov\u2019\u00e8 caduta la piet\u00e0, questa scena dov\u2019\u00e8 stata sgozzata Ifigenia, quest\u2019Etna, questa Tauride di squadracce dove si consumano merci e vite, si svende onore, decenza, lingua, cultura, intelligenza\u202648 sa coi laghi marini, e sulla strada verso il teatro e il ginnasio, dove davanti alle casupole costruite coi blocchi di arenaria dei ruderi stavano vecchine, tutte nere e con bianchi fazzoletti damascati in testa, a filare come le Parche. L\u2019avevo provato a Segesta, seduto sui gradini del tempio, in faccia all\u2019orrido da cui saliva il gorgoglio delle acque del K\u00e0ggera; nel tragico silenzio di Micene, rotto dal suono di campani di greggi invisibili; nella sperduta piccola Utica, fra gli umili mosaici e il basilico che odorava di cannella; e qui a Selinunte, la prima volta che vi giunsi, in treno appunto, tantissimi anni avanti\u00bb (Id., <em>Maloph\u00f2ros<\/em>, cit., p. 89). Dello stesso tono la precedente osservazione sulle \u00abstazioncine solitarie remote, di luoghi antichi,sacri, come quella di Segesta, di Cartaghe-Hannibal, di Pompei o di Olimpia\u00bb che sanno essere \u00abcommoventi, hanno ormai anche loro qualcosa di antico, di sacro\u00bb (<em>ivi<\/em>, p. 88). Omaggio ai \u00abpiccoli luoghi antichi e obliati\u00bb sono per lo pi\u00f9 gli interventi apparsi su \u00abL\u2019Espresso\u00bb tra il 1981 e il 1982, dedicati a centri poco noti, come Miraglia, Valverde, Galati o Filosofiana. Il tono di questi articoli \u00e8 per\u00f2 di solito quasi giocoso, un invito al godimento delle bellezze e delle ricchezze sconosciute. Come luogo antico e fuori dai soliti canali turistici \u00e8 presentata anche Dion, stesa nella pianura ai piedi del Monte Olimpo (Id., <em>Ner\u00f3 Metallic\u00f3<\/em>, Roma, La lepre edizioni, 2009, pp. 31-32).48 Id., <em>L\u2019olivo e l\u2019olivastro<\/em>, cit., pp. 92-93. Il riferimento a Casella evidenzia il legame che Consolo sente con il passato, con ci\u00f2 che non esiste pi\u00f9. Ma la sovrapposizione non \u00e8 perfetta: il richiamo alla canzone <em>Amor che ne la mente mi ragiona <\/em>\u00e8 immediatamente contraddetto dal \u00abNo, non pi\u00f9. Odia ora\u00bb e il canto non ha nulla della dolcezza<br \/>\ndel regno del Purgatorio, ma piuttosto una rabbia infernale, un tono che pretenderebbe \u00abrime aspre e chiocce\u00bb.Dai toni nostalgici Consolo passa a quelli indignati di un coro antico e professa odio prima nei confronti della sua Sicilia, diventata \u00abterribile, barbarica,terra di massacro\u00bb, una Tauride percorsa da \u00absquadracce\u00bb, poi verso l\u2019Europa e verso l\u2019intero Mediterraneo. Il dramma in atto ha proporzioni gigantesche e il riferimento ai simboli della tragedia euripidea sancisce la gravit\u00e0 della speculazione edilizia, dell\u2019azione mafiosa: sulla cavea \u00e8 stata sgozzata Ifigenia, si \u00e8 prodotto cio\u00e8 il sacrificio dei sacrifici, la morte della sacerdotessa che Artemide aveva voluto salva, la morte dell\u2019esiliata e, con lei, la morte di ogni forma di giustizia, cultura, rispetto. Il presente \u00e8 una Tauride senza speranza. Ai simboli euripidei Consolo ricorre anche in <em>L\u2019ape iblea. Elegia per Noto<\/em>,testo teatrale del 1998,49 in cui all\u2019elogio nei confronti della citt\u00e0 che seppe rialzarsi dal disastroso terremoto del 1693 con la prodigiosa fantasia del barocco si sostituisce l\u2019amarezza di fronte al degrado contemporaneo. Proprio per evidenziare la decadenza, l\u2019incuria, Consolo introduce il lamento in prima persona di una Ifigenia smarrita, prima esiliata \u00abnel fragore industriale\u00bb, che \u00e8 quello del polo siracusano, quindi di ritorno ad un\u2019Argo di arnie e miele dove per\u00f2 non trova n\u00e9 arnie n\u00e9 miele, ma una \u00abcitt\u00e0 \/ perduta, ottenebrata\u00bb, \u00abuna Sarajevo \/ di lenta erosione\u00bb,50 un luogo cio\u00e8 in cui non \u00e8 possibile la ricomposizione dell\u2019identit\u00e0: L\u2019Atride snaturato, la sorte avversa,band\u00ec lontano,in terra stranea inospitale, regno d\u2019ogni crudezza, scialo.Nei recessi bui, nel fragore industriale,bramai ognor la casa,conca di memoria brace di speranza.49 Uscito nel 2002, nel volume <em>Oratorio<\/em>, insieme a <em>Catarsi <\/em>(Id., <em>Oratorio<\/em>, Lecce, Manni, 2002).50 <em>Ivi<\/em>, p. 57.Vergine indurita, torno ora in Argo, all\u2019alta reggia, alla chiara pietra, all\u2019arnia, al miele. Torno e, oh, cieca m\u2019aggiro nella citt\u00e0 perduta,<\/li>\n<li>\u00a0 ottenebrata, chiese, conventi vacui, deserte, mute le piazze.51Il mito della figlia di un Agamennone snaturato evidenzia la tragedia di Noto. Il riferimento forza la tradizione nel descrivere il ritorno di Ifigenia che per\u00f2 nulla realizza della tanto sospirata speranza: se al polo industriale ben si adatta l\u2019immagine di Tauride dell\u2019esilio, gli Iblei di api e miele invece non possono pi\u00f9 essere la patria del sogno, l\u2019alveare della memoria, e sono piuttosto un\u2019Argo deludente. Nella amara scoperta dell\u2019involuzione della propria patria, alla tragedia di Ifigenia si sovrappone quella di Antigone. La mancanza di cura del patrimonio culturale si configura come un\u2019azione sacrilega, empia, come l\u2019atto di un \u00abCreonte\u00a0 dissennato\u00bb, che mette al di sopra delle leggi divine la sua autorit\u00e0 di despota.Chiusa nel mio nero,sola sulla scalea,piango per l\u2019oltraggio,l\u2019ingiustizia, l\u2019empiet\u00e0 d\u2019un Creonte dissennato.52 Quest\u2019uso dei simboli tragici antichi per parlare di drammi siciliani ne testimonia la forza, intatta nonostante i secoli. Dell\u2019esperienza \u201cvivificante\u201d della traduzione dell\u2019<em>Ifigenia fra i Tauri <\/em>Consolo conserva figure e modelli, capaci di commentare il contemporaneo,53 in una prospettiva che privilegia 51 <em>Ivi<\/em>, pp. 57-58.\u00a0 52 <em>Ivi<\/em>, p. 58. 53 La Di Legami (Flora Di Legami, <em>Vincenzo Consolo<\/em>, Marina di Patti, Pungitopo, 1990,\u00a048-49) sottolinea soprattutto che per Consolo la scelta della tragedia pi\u00f9 romanzesca dell\u2019antichit\u00e0 equivale ad un ripetuto interrogarsi sulla natura e sul significato del narrare. L\u2019Ifigenia euripidea dunque sarebbe per l\u2019autore anche metafora della condizione straniata dell\u2019intellettuale a tu per tu con una parola sempre pi\u00f9 svuotata di senso, in esilio come Ifigenia e Oreste. Si veda anche Minarda, <em>La lente bifocale\u2026<\/em>, cit., pp. 104-106: il critico evidenzia i luoghi noti, quindi la Sicilia, Milano, il Mediterraneo, e che si allarga facilmente al mondo intero.Al di l\u00e0 dell\u2019interesse tematico c\u2019\u00e8 il riconoscimento della grandezza formale della poesia antica, la ricchezza di una lingua perduta, in grado di veicolare un complesso di valori. Ci\u00f2 spinge Consolo a usare i versi euripidei anche per commentare gli eventi di Palermo, la strage di via d\u2019Amelio. Il buio della lunga notte dell\u2019infelice paese, lo strazio per le esequie funebri delle vittime, richiama le parole della poesia vera, la sola che dia \u00abluce e sollievo nei momenti pi\u00f9 bui e insostenibili\u00bb,54 ovvero alcuni versi dall\u2019<em>Ifigenia\u00a0<\/em><em>fra i Tauri<\/em>.Vorremmo usare parole alte, degne, essendo le nostre fatalmente povere,consunte, parole prese dai libri delle antiche religioni o dai poemi immortali,dalle tragedie greche, per poter commentare gli eventi di Palermo, lamentare lo strazio per le esequie funebri dei cinque uomini giusti dilaniati dal tritolo insieme a un giudice giusto, e non per infiorare pietosamente, come si fa con le corone, la realt\u00e0 tremenda, ma perch\u00e9 le parole ispirate e pure dei salmi o dei grandi poeti ci sembrano quelle che al di sopra di tutte diano luce e sollievo nei momenti nostri pi\u00f9 bui e insostenibili. \u00abStrazio da strazio nasce, \/ poich\u00e9 le alate cavalle volsero il corso \/ e il sole altrove sospinse \/ l\u2019occhio sacro del giorno\u00bb, recita un coro di Euripide.55 Le parole dell\u2019<em>Ifigenia <\/em>commentano i fatti \u2013 lo strazio sorto dalle limitazioni in merito ai funerali per le vittime \u2013 e rappresentano l\u2019ultimo baluardo possibile contro la perdita dell\u2019identit\u00e0. Ecco spiegato allora il senso della traduzione di una tragedia greca nel presente, quando il mondo antico muore e sembra che non debba restare \u00abneanche una vuota, dorata carcassa, come quella della cicala scoppiata nella luce d\u2019agosto\u00bb.56 Come le donne greche del coro dell\u2019<em>Ifigenia fra i Tauri <\/em>che cercano di salvare la loro identit\u00e0 attraverso la memoria, Consolo ricorre alla poesia antica contro la Tauride del presente: \u00e8 la sua tragedia siciliana. come il dramma del riconoscimento identitario tra i fratelli diventi nell\u2019opera di Consolo il dramma collettivo del riconoscersi a stento nei disagi del presente. 54 Vincenzo Consolo, <em>La lunga notte di questo infelice paese<\/em>, in \u00abL\u2019Unit\u00e0\u00bb, 23 luglio 1992, ora in Id., <em>Cosa loro<\/em>, a cura di N. Messina, Milano, Bompiani, 2017, pp. 117-120, a p. 117. 55 <em>Ibidem<\/em>. 56 Id., <em>Le pietre di Pantalica<\/em>, cit., p. 132.__ 1 Euripide, <em>Ifigenia fra i Tauri<\/em>, trad. di V. Consolo e D. Del Corno, Istituto Nazionale del Dramma Antico, XXVII ciclo di spettacoli classici (27 maggio-4 luglio 1982), Siracusa, INDA,\u00a0Nello stesso libretto anche le <em>Supplici <\/em>di Eschilo, tradotte da Scevola Mariotti e Giuseppe Di Martino. 2 Secondo Giusto Monaco, allora direttore dell\u2019INDA, il duplice contributo, con competenze e sensibilit\u00e0 differenti, \u00e8 garanzia di un felice risultato: \u00abPer ci\u00f2 che riguarda le traduzioni, il felice risultato dell\u2019esperimento fatto nel ciclo precedente ha suggerito di confermare il metodo dell\u2019affidamento di ciascun dramma a due autori, un filologo e uno scrittore di teatro moderno\u00bb, in Giusto Monaco, <em>Tra rigore culturale e aperture sociali<\/em>, breve articolo che accompagna il libretto con le tragedie. Gi\u00e0 negli anni precedenti infatti la traduzione dell\u2019opera messa in scena era stata il risultato della collaborazione di due professionalit\u00e0 differenti: nel 1980 Umberto Albini e Vico Faggi avevano tradotto le <em>Trachinie <\/em>di Sofocle, Vincenzo di Benedetto e Agostino Lombardo <em>Le Baccanti <\/em>di Euripide. La scelta viene confermata nel 1984 con il <em>Filottete\u00a0<\/em>di Maricla Boggio e Agostino Massaracchia.Da\u00a0Levia Gravia quaderni annuali (2018)<\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>* Addolorata Bellanova TRAGEDIE SICILIANE: LA TAURIDE DI VINCENZO CONSOLO Nel 1982 viene rappresentata nel teatro di Siracusa, per la regia di Lamberto\u00a0Puggelli, l\u2019Ifigenia fra i Tauri.1 La traduzione della tragedia, commissionata\u00a0dall\u2019INDA, \u00e8 frutto del lavoro di stretta collaborazione tra Vincenzo\u00a0Consolo e Dario Del Corno: uno scrittore moderno e un filologo.2 Volendo\u00a0perci\u00f2 proporre delle osservazioni &hellip; <a href=\"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/?p=1912\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Tragedie siciliane : La Tauride di Vincenzo Consolo<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1,4],"tags":[679,336,318,368,58,365,681,366,367,139,680,19,682,260,20,459,29,59,18],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1912"}],"collection":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1912"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1912\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1915,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1912\/revisions\/1915"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1912"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1912"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/vincenzoconsolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1912"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}